Febbraio 7th, 2014 Riccardo Fucile
GLI ALTRI VOLTI NUOVI DELLA COMMISSIONE PER I RAPPORTI CON LE ALTRE FORZE DI CENTRODESTRA
Silvio Berlusconi ha scelto Mariarosaria Rossi come capo dello staff della presidenza di Forza Italia.
Quella della senatrice, vicinissima al Cavaliere, non è l’unica nomina decisa oggi dall’ex premier.
“Con l’approssimarsi delle elezioni amministrative – si legge in una nota diffusa dal partito – il presidente Silvio Berlusconi ha affidato la responsabilità dei rapporti con le altre formazioni del Centro-destra in ordine alle alleanze elettorali ad una commissione presieduta da Altero Matteoli e composta da: Alessandro Cattaneo, Raffaele Fitto, Osvaldo Napoli e Saverio Romano”.
Con queste prime nomine, è iniziato in maniera evidente il promesso rinnovamento all’interno di Forza Italia che tante polemiche aveva sollevato anche recentemente con prese di posizioni polemiche nei confronti do alcune scelte del Cavaliere.
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Febbraio 6th, 2014 Riccardo Fucile
DA ALFANO A CASINI, DA MARONI A GASPARRI: TUTTI ALLINEATIPER TORNARE AL GOVERNO
La nostalgia c’entra poco.
La memoria va a Pinuccio Tatarella e al 1994, all’armonia e alla grande alleanza di centrodestra per dire che vincere si può ancora.
Grazie all’Italicum di Renzi, e soprattutto alla voglia matta di tornare al governo di Casini, La Russa, Gasparri e Maroni.
C’erano vent’anni fa, ci sono oggi e vogliono esserci anche domani.
Ecco Pier Ferdinando Casini. Uno sulla scena da sempre, da Arnaldo Forlani a Silvio Berlusconi, da Monti contro Silvio e poi di nuovo col Cavaliere.
Cambiano le Repubbliche, ma lui è presente.
“Perchè — spiega — c’è un elemento di novità nella politica italiana. Il terzo polo esiste ma è quello di Grillo, un populismo retorico e antieuropeo”.
Prima di prendere la parola e di sedersi accanto a quelli del ’94 (assente ingiustificato Gianfranco Fini, assente perchè in attesa degli eventi il Cavaliere), Pier ha chiarito che non è “il servo di Berlusconi”.
Bisogna essere realisti e “la legge elettororale spinge a una sfida a tre. Lo spazio per procedere in ordine sparso non c’è”.
Lui, Casini, più sveglio degli altri, lo ha capito prima di tutti.
Bobo Maroni raccoglie la palla. La Lega è pronta, gli ultimi sondaggi fanno ben sperare. La partita è tutta da giocare.
“Siamo pronti a discutere, le nostre posizioni non sono incompatibili”.
Al governatore lombardo bastano pochi secondi per elencare il suo programma, un po’ di più per lanciare un messaggio chiaro: “Questa coalizione può tornare a vincere”. Alleanza quindi, grande ritorno al centrodestra che fu, Lega compresa.
Perchè i sondaggi parlano chiaro: Berlusconi da solo non vince, senza di lui Alfano, La Russa e company sono nessuno, insieme si può.
“Forza Italia è il terzo partito del Paese, il centrodestra la prima coalizione, quella vincente, lo dicono i sondaggisti”.
Angelino Alfano si gioca le sue carte migliori. Si sente l’ago della bilancia, e sa che quella del Cavaliere è una forza debole.
“Dobbiamo trovare il modo — manda a dire all’uomo che lo giudicò senza quid — di recuperare l’incolmabiledifferenza tra Pd e Forza Italia”.
Compito certamente “complicato”, ma “bisogna mettersi d’accordo”. Come? Innanzitutto facendo “le primarie di coalizione”.
Perchè “senza di noi cade il governo Letta. Senza di noi il centrodestra non vince”. Maurizio Gasparri prende appunti, più tardi dovrà riferire al Cavaliere parole e umori. Fa il duro, “Casini ha capito, gli altri capiranno”. Mostra i muscoli, “Forza Italia ha il 25% dei voti, senza di noi non si vince”.
Poi concede quasi tutto. Le primarie? Si faranno. La Lega vuole le macro-regioni? Le avrà . “Perchè io sono per una coalizione larga”.
Insomma, rieccoli, come nel ’94, pronti a vincere sfruttando tutti gli errori di Renzi e del Pd. Rimane solo il povero Ignazio La Russa.
Anche lui, come dice Gasparri, “capirà ”, è sicuro, per il momento fa l’offeso.
Dice che ha dovuto fare dodici telefonate a Verdini per parlare della legge elettorale, mentre “Renzi è venuto nella sede di Fratelli d’Italia”.
E allora “chi non è buono per il re non è buono per la regina. Io ho una cultura per cui da ragazzo ero molto affascinato dalla bella morte. Quindi se dobbiamo essere solo dei portatori d’acqua per gli altri allora meglio andare da soli…”.
No, da soli non andranno. Silvio li aspetta come vent’anni fa.
Per portare indietro l’orologio e vincere.
Enrico Fierro
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 3rd, 2014 Riccardo Fucile
FU ARRESTATO PER AVER FALSIFICATO DOCUMENTI DEL PARCO E DEL COMUNE DI RIOMAGGIORE, IL PROCESSO E’ IN CORSO
L’europarlamentare Franco Bonanini, ex sindaco di Riomaggiore ed ex presidente del Parco delle Cinque Terre, è pronto a entrare nel gruppo del Ppe.
Un primo passo verso la ormai probabile candidatura dell’esponente politico — eletto a Strasburgo nelle liste del Pd — da parte di Forza Italia.
La voce circolava da giorni in città , e oggi ha trovato conferme.
Domani a Strasburgo Bonanini terrà una conferenza stampa nella quale spiegherà i motivi del suo passaggio con il centrodestra europeo.
A quel punto, dovrebbe anche formalizzarsi la proposta di Forza Italia, all’interno della cui formazione l’ex presidente del Parco potrebbe presentarsi come “indipendente”, con una formula peraltro già avvenuta ai tempi della candidatura nel Pd.
Bonanini, ricordiamo, venne eletto deputato all’Europarlamento nel luglio 2009, grazie a oltre 40mila preferenze, ma per un solo giorno: un riconteggio dei voti nel collegio di Siena finì per assegnare il suo seggio a Roberto Gualtieri.
Primo dei non eletti del Pd, Bonanini salì a Strasburgo dopo le politiche del 2013, con la rinuncia al seggio da parte di Gianluca Susta (eletto al Senato con Scelta Civica).
A quel punto, Bonanini si era già “smarcato” dai democratici. Attualmente è membro titolare della Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e membro sostituto della Commissione per i trasporti e il turismo.
Bonanini, 61 anni, personaggio carismatico, si dimise il 29 settembre del 2010 dalla presidenza di un Parco che, sotto la sua gestione, ha avuto un autentico boom in termini di visitatori e investimenti, dopo l’arresto con l’accusa di aver falsificato documenti del parco e del Comune di Riomaggiore.
Il processo, denominato “parcopoli” è in corso in tribunale, alla Spezia.
(da “il Secolo XIX”)
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Gennaio 30th, 2014 Riccardo Fucile
TROPPI GLI SCONTENTI DELLA NOMINA DI TOTI: CON FITTO E LA VECCHIA GUARDIA SONO SCINTILLE
«Io chiudo un accordo storico con Renzi, mi intesto le riforme, mi riapproprio del mio ruolo di protagonista della politica e questi litigano per incarichi e poltrone».
È quasi fuori di sè Silvio Berlusconi, a fine giornata.
Da Palazzo Grazioli è appena uscita una delegazione di dirigenti guidata da Raffaele Fitto e composta da Maurizio Gasparri, Altero Matteoli, Saverio Romano, Gianfranco Rotondi, Daniele Capezzone. E sono scintille, ancora una volta, nello studio al primo piano.
La mattinata il Cavaliere l’aveva trascorsa al fianco di Denis Verdini, in contatto telefonico col quartier generale dei democratici per chiudere la partita sulla riforma elettorale con Matteo Renzi e Maria Elena Boschi.
Telefonata a più riprese, poi l’intesa finale sulla soglia al 37.
Berlusconi al termine è soddisfatto, canta vittoria: «Tutti i piccoli, a destra, se vorranno sopravvivere dovranno unirsi e allearsi con noi» è la facile profezia.
Ma già in quelle ore, a rovinargli la mattinata, la nuova intervista con cui Fitto, a Repubblica, si lancia all’attacco del nuovo «consigliere politico» Giovanni Toti, sollecitando a Berlusconi la nomina dell’ufficio di presidenza previsto dallo statuto del partito.
A ruota, nel giro di poche ore, decine di parlamentari intervengono in sostegno del collega pugliese.
Capezzone, Romano, Rotondi, Sisto, Martinelli. Altri fedelissimi come Michaela Biancofiore quasi insorgono: «Basta lealisti e areatori (riferimento a chi come Toti invoca “aria fresca”,ndr)siamo tutti berlusconiani ».
Ma la miccia ormai è innescata con la notizia che lo stesso Toti sarebbe stato ospite in serata a Porta a Porta.
Consacrazione finale al ruolo di vertice al quale il capo lo ha destinato.
«Quasi quasi chiuderei il portone e non li farei entrare» confida Berlusconi velenoso a Verdini e a altri, dopo aver incassato l’accordo sulla riforma e aver saputo che quelli sarebbero venuti a trascinarlo negli affari di partito che ormai lo annoiano e lo indispongono alquanto.
Il confronto con Fitto, Capezzone e gli altri dura due ore e mezzo e si accende presto. Gasparri e Matteoli rivendicano un riconoscimento per la loro area di provenienza (ex An).
Ma è soprattutto l’ex governatore pugliese, con gli altri, ad alzare il tiro.
Portano al padrone di casa una rassegna stampa completa delle uscite di Toti, gli ribadiscono che «parla come se fosse lui il capo», che non può dettare la linea.
Il Cavaliere minimizza: «Ma no, è solo un consigliere, non gli ho affidato alcun ruolo politico, è solo uno dei miei uomini più fidati a Mediaset che mi sta dando una mano ». Loro ripetono che non si può «bistrattare l’intera classe dirigente, come se non fossimo stati al tuo fianco in questi anni».
Chiedono che tutto questo venga riconosciuto attraverso la nomina a breve dell’ufficio di presidenza che dovrebbe affiancare il leader. E non piuttosto del comitato ristretto pensato a quanto sembra da Berlusconi, da affidare magari alla guida di Toti.
Il capo a quel punto si inalbera e taglia corto: «Nominerò l’ufficio di presidenza presto, forse nelle prossime ore» ma la chiude lì.
Finito il “corpo a corpo” coi parlamentari confesserà che lui invece quel comitato lo ha davvero in testa: «Non voglio rottamare nessuno, ma bisogna rinnovare, come stiamo iniziando a fare».
Sullo sfondo c’è il timore della vecchia guardia che il pallino delle candidature passi proprio a quel comitato e a Toti.
La partita si gioca lì, sul terreno più delicato. A Berlusconi i «ricatti» non piacciono.
E quella visita, dirà poi, in quel senso l’ha interpretata. Una pistola posta sul tavolo in un momento assai delicato.
Fitto è a capo di almeno 17 deputati, poi ci sono gli altri. Nessuno minaccia di andar via. Ma la settimana prossima la legge elettorale si vota in aula e a scrutinio segreto in alcuni passaggi.
In tanti in Forza Italia avrebbero gradito le preferenze, al posto del listino bloccato. Berlusconi sull’intesa si gioca parecchio.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 29th, 2014 Riccardo Fucile
IL GOVERNATORE CHIODI SI E’ FATTO RIMBORSARE IL PREZZO DELLA CAMERA DOPO AVER PASSATO LA NOTTE CON LA DONNA CHE OTTENNE UN INCARICO IN REGIONE SU 21 CONCORRENTI… ALTRI DUE ASSESSORI BECCATI
I carabinieri del nucleo investigativo di Pescara, su mandato della procura, indagano sulle missioni istituzionali della giunta regionale.
Analizzano così i rimborsi e le ricevute del governatore. E scoprono che la notte del 15 marzo 2011 soggiorna all’albergo Del Sole: Chiodi paga in contanti 340 euro e poi chiede il rimborso – di 357 euro – all’ufficio regionale.
Gli investigatori si presentano all’albergo Del Sole, in zona Pantheon, e chiedono al gestore il registro degli ospiti.
E il registro – stando agli atti d’indagine – è chiaro: nella stanza 114, quella notte, Chiodi non ha dormito da solo. Ha ospitato una donna.
Il punto è che Chiodi – annotano gli inquirenti – ha omesso di dichiarare, chiedendo il rimborso in Regione, di aver ospitato la donna in camera.
Il soggiorno della signora, quindi, è stato pagato – o meglio: rimborsato – con soldi pubblici. E su questo episodio, il 4 febbraio, Chiodi dovrà rispondere alle domande dei pm Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli, che lo accusano di truffa, falso e peculato.
Tre mesi dopo, alla signora registrata nella stanza 114, viene affidato un importante incarico pubblico. La nomina avviene a luglio. Con decreto dei ministeri. E avviene proprio su indicazione della giunta regionale guidata da Chiodi.
Non si tratta di un incarico privato: è una selezione con bando pubblico.
Il bando pubblico viene pubblicato sul bollettino ufficiale della Regione, che lo approva il 20 dicembre 2010, e la signora della stanza 114 presenta la propria candidatura.
Per l’incarico pubblico previsto dal bando, sono giunte ben 22 candidature.
E il “gruppo di lavoro” istituito dalla Regione provvede all’istruttoria: solo 12 candidati – si legge nei documenti regionali – sono in “possesso dei requisiti”.
La signora della stanza 114 è tra loro. Ma è necessaria un’ulteriore “scrematura ” poichè i posti a disposizione sono soltanto due.
La commissione regionale, il 6 aprile, decide di “rimettere” alla giunta il compito di individuare i designati: la giunta guidata da Chiodi, quindi, dovrà scegliere soltanto due nomi su una rosa di 12 candidati. E tra loro c’è proprio la donna che, pochi giorni prima, ha dormito nella stessa stanza con il governatore.
Il 16 maggio – due mesi dopo quella notte trascorsa in albergo – la giunta, con una delibera, designa la signora per il ruolo indicato. Ruolo che diventerà definitivo – un incarico quadriennale – con la nomina vergata dal ministero del Lavoro: di fatto, quella del ministero, è però soltanto una “ratifica”.
È stata la giunta Chiodi a individuare, tra i due candidati prescelti, la signora della stanza 114. E non si tratta dell’unica donna che, dormendo con un esponente della giunta Chiodi, si ritrova ad avere un ruolo con la Regione.
Ma non è l’unico caso.
L’assessore Nazario Pagano (Forza Italia), presidente del Consiglio regionale, ha ospitato nelle sue camere d’albergo – pagando con soldi pubblici – ben quattro donne tra i 35 e i 45 anni. Anche Pagano è indagato dalla procura di Pescara per falso, truffa e peculato.
Una delle donne ospitate da Pagano, qualche anno dopo, è entrata in affari con la Regione Abruzzo, prestando il proprio lavoro, come dimostra una fattura del Consiglio regionale, datata 21 dicembre 2012, per l’importo di 943 euro.
Soldi liquidati, con delibera del Consiglio regionale, il 6 febbraio 2013.
Ricordiamo poi il caso dell’assessore dell’ex assessore Luigi De Fanis che, secondo la procura di Pescara, profondamente invaghito di Lucia Zingariello, le aveva proposto un contratto molto particolare: prevedeva quattro prestazioni sessuali ogni mese per uno stipendio di tremila euro.
Un contratto scritto a penna, su un foglietto, poi strappato e recuperato dalla stessa Zingariello, che l’ha consegnato agli inquirenti.
Molti sospetti, nei mesi scorsi, hanno riguardato l’assessore Alfredo Castiglione, la cui compagna gestisce una scuola di danza.
La squadra mobile di Pescara ha inviato un’informativa alla procura de L’Aquila: secondo gli investigatori, la scuola di danza, in questi anni avrebbe ricevuto finanziamenti per 55 mila euro. In alcuni casi – secondo gli investigatori della squadra mobile – si sarebbe trattato di finanziamenti pubblici.
Di certo, c’è che la compagna di Castiglione, con soldi rimborsati dalla Regione, ha trascorso un fine settimana nell’hotel Victoria Terme di Tivoli.
Anche in questo caso, al momento del rimborso, era stato omesso il doppio pernottamento: Castiglione aveva dichiarato di aver soggiornato da solo, alla modica cifra di 512 euro, tra il sabato e la domenica dell’11 agosto 2010.
I carabinieri, giunti in albergo, hanno verificato che aveva soggiornato anche la moglie e, interrogando il gestore, hanno scoperto che quella spesa poteva giustificarsi soltanto per l’uso dell’annesso centro benessere e centro estetico.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 29th, 2014 Riccardo Fucile
LA PASCALE HA UN POTERE ORMAI AUTONOMO E INCASSA IL PLAUSO O QUANTOMENO IL SILENZIO DELLE ALTRE
Nei modi più inattesi si esprime la crisi del patriarcato, ma anche la sua estrema resistenza. Con tale
ridondante preambolo si può resistere a una lettura grevemente sessista del caso Pascale-De Girolamo; come pure, con trascurabile sacrificio narrativo è possibile dar conto del dibattito sviluppatosi al riguardo tra le donne di Forza Italia facendo a meno di altri scontati format di genere tipo Eva contro Eva, rivalità da harem, lite da cortile, disputa fra lavandaie, piazzata vajassa, per non dire rumoroso gallinaio o silente cesto di vipere.
Di post-politica semmai si tratta, per quanto i modelli di quest’ultima risalgano, parecchio in là nel tempo, a quello stile cortigiano che il berlusconismo maturo ha coltivato con pervicacia e di cui ora raccoglie i frutti, non esattamente freschi e profumati – ma tant’è.
Per cui la giovane favorita del vecchio Re, al secolo (XXI) Francesca Pascale, si è conquistata un suo potere ormai quasi autonomo e con l’incoraggiamento e la collaborazione di alcune dame – non a caso per designarle si utilizza una formula tanto lontana dalle ideologie quanto ancorata all’irrazionale come «cerchio magico» – sbarra il passo a qualsiasi concorrenza.
Nel caso della povera Nunzia, oltretutto, l’aspirante regina lo fa nel modo più diretto, crudo e semplice, in nome della fedeltà mostrata da lei e dalle altre nei momenti più «dolorosi» che hanno afflitto Sua Maestà Silvione.
A questo punto, e quindi nella giornata di ieri, passato e presente, monarchia e democrazia, sfera pubblica e sentimenti personali, realtà e immaginazione comunque si aggrovigliano in un quadro che, come non di rado accade in Italia, un po’ fa ridere, un po’ fa impressione e tutte e due le cose insieme.
Tale effetto misto, per dire, risuona tra le righe delle parole dell’onorevole Giammanco (la «Gabry » del bigliettino imperiale spedito in coppia con Nunzia nella prima seduta della XVI legislatura: (clicca qui) ) che stabilisce una impegnativa corrispondenza tra lo sfogo di Francesca, identificata con «la stragrande maggioranza dei nostri elettori».
D’altra parte, sempre dal punto di vista del linguaggio e dei suoi utili specchietti appare significativo che nella nota dell’onorevole Santelli, invero più problematica, Berlusconi venga qualificato di sfuggita non come il presidente, il nostro leader, la nostra guida, il nostro padre (eh sì, anche questo appellativo è risuonato fra le pieghe del dibattito), ma come «il suo compagno».
Suo, s’intende, di Pascale, promossa al rango di interprete della volontà generale del partito e definitiva protagonista della sua vicenda.
La quale Pascale ha ieri incassato il plauso e l’apporto, in taluni casi anche lievemente melodrammatico, di Maria Stella Gelmini, Elena Centemero, Maria Rizzotti, Deborah Bergamini, Eva Longo e anche quello di Sandra Mastella, che con Nunzia deve avere qualche conticino in sospeso nel feudo di Benevento.
Nulla invece hanno detto Carfagna, Ravetto, Mussolini e la pitonessa Santanchè. Ma anche nel caso del loro silenzio sarebbe arduo rintracciarne motivazioni che abbiano a che fare con quella che con pigra ostinazione si continua a definire: «politica».
In compenso, o meglio a integrazione, sempre ieri è squillata ben oltre i consueti decibel la campana pro-Pascale di Michaela Biancofiore, un’altra singolare figura che non sfigurerebbe nei due studi dello storico Norbert Elias: «La società di corte» (Mulino, 2006) e anche, sia pure con qualche riserva, ne «La civiltà delle buone maniere» (Mulino, 1988).
L’onorevole è in effetti così addentro alle vicissitudini di palazzo Grazioli da fomentare il culto del cane Dudù.
L’altra sera alla radio è arrivata a garantire il sexual drive eterosessuale dell’animaletto, pure accennando all’erezione del medesimo – «Eccome se l’ho vista, urca!» – suscitata dalla cagnolina di Michaela, a nome Puggy.
E se pure non è muovendo da questo grazioso particolare il modo corretto per concludere una noterella che partiva dalla crisi del patriarcato, varrà la pena di segnalare che nella dichiarazione di Biancofiore c’era ieri un passaggio in cui all’anziano sovrano si attribuiva «una visione probabilmente più alta della nostra».
Ma come «probabilmente»? Probabilmente un corno, avrà pensato il re.
Nunzia infine ha risposto. Appassionata e a tratti pure maliziosa, forse.
Dice che Francesca l’accusa a vanvera per «guadagnarsi un posto in Paradiso».
Anche il materialismo mistico è una caratteristica di questo tempo.
Il Regno dei Cieli, in realtà , non sta a Palazzo Grazioli – e ad Arcore pare che sia tornata a comandare Marinella, storica segretaria.
Filippo Ceccarelli
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Gennaio 28th, 2014 Riccardo Fucile
“GOVERNO DI SCOPO CON RENZI PER FARE LA LEGGE ELETTORALE”, MA ROMANI LO GELA: “NON E’ ALL’ORDINE DLE GIORNO”
Da soli quattro giorni Giovanni Toti è diventato ufficialmente consigliere politico di Forza Italia. 
Ma se finora l’ex direttore di Tg4 e Studio Aperto si era limitato ad apparire a fianco del Cavaliere sul balcone di villa Paradiso, oggi si concede per la prima volta in qualità di consigliere politico e, in un’intervista a Il Corriere della Sera, spiega i suoi piani per il governo e con il piglio del leader incaricato dice: “Prima si va al voto e meglio è, perchè questo governo non è in grado di dare risposte al Paese. La soluzione migliore sarebbe un governo di scopo per fare la legge elettorale: si vota e chi vince imposta e fa le riforme, a partire da quella del lavoro. Abbiamo fatto un governo con un esponente del Pd una volta, non sarebbe un problema una formula di questo tipo, se l’obiettivo è chiaro”.
Un’ipotesi subito bocciata dal capogruppo al Senato di Forza Italia Paolo Romani: “Governo di scopo? Non è all’ordine del giorno”.
In risposta alle polemiche che lo vogliono contrapposto alla vecchia guardia, da Denis Verdini a Raffaele Fitto passando per Daniela Santanchè, Toti dice di non sentirsi calato dall’alto: “Io cooptato? Questo è un partito in cui i ruoli sono stati sempre scelti da Berlusconi — osserva Toti — Non me ne frega niente degli incarichi, di fare il segretario o il coordinatore unico: mi interessa esserci quando Berlusconi chiede di far entrare aria fresca in un partito che, con un allargamento a persone nuove senza alcuna rottamazione, deve competere con il Pd, che il suo cammino di rinnovamento lo sta facendo a grandi passi”.
Non manca la stoccata agli “infedeli” del Nuovo centrodestra: “Hanno sbagliato moltissimo: umanamente, rompendo con Berlusconi in un momento drammatico; politicamente, perchè hanno indebolito la posizione dei moderati nel governo; strategicamente, visto che con l’accordo Renzi-Berlusconi si va verso un inevitabile e forte bipolarismo”, dichiara Toti che però lascia la porta aperta a un possibile ricongiungimento — se guardo ai sondaggi vedo che il centrodestra vince solo se è unito. E se penso a Berlusconi, lo penso come il federatore dei moderati italiani. L’obiettivo è vincere. Bisognerà ritrovare un dialogo con tutte le anime del centrodestra, Ncd ma anche Fratelli d’Italia e Lega nord”.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 28th, 2014 Riccardo Fucile
“HA VOLTATO LE SPALLE A SILVIO NEL MOMENTO PIU’ DELICATO”
È come se Francesca Pascale avvertisse sulle spalle tutto il peso dell’ortodossia berlusconiana. Per
farla rispettare, chiusa nel fortino di Arcore, è pronta a opporsi a clamorosi ritorni: «De Girolamo — ragiona a voce alta — ha voltato le spalle a Berlusconi nel momento più difficile. Che segnale sarebbe se lei tornasse nel partito, soprattutto per quelli che sono rimasti in Forza Italia? La verità è che io, se penso a chi ha tradito, provo totale disgusto».
Assieme all’amica senatrice Maria Rosaria Rossi, la fidanzata accompagna e consiglia l’ex premier. Pesano parecchio, alla corte di Arcore.
Filtrano i contatti di Berlusconi con il mondo esterno, dettano la linea. Questa: «De Girolamo e gli altri ministri del Nuovo centrodestra hanno tradito chi li ha inventati politicamente. È come tradire il padre. Non erano nessuno. E, d’altra parte, neanche oggi lo sono».
Francesca e Nunzia non hanno mai legato davvero. Cresciute entrambe in Campania, berlusconiane cristalline, hanno vantato a lungo fedeltà e devozione al Fondatore.
Fino al momento dello strappo, spartiacque di una storia: «Non si tratta solo di una questione politica — è l’opinione della compagna del Cavaliere — ma anche umana. Hanno abbandonato Berlusconi nel passaggio politicamente più complicato».
Anche oggi Francesca accompagnerà Berlusconi a Roma. Rientreranno nella Capitale, dopo un lunedì speso assieme ai vertici delle aziende e ai figli Marina e Piersilvio.
Lei, intanto, continua a mettere in guardia il leader azzurro. E a sussurrargli: «Hanno cercato di prendere in giro il Presidente per troppo tempo, l’obiettivo era quello di non fare cadere il governo. E questo perchè, altrimenti, sarebbero caduti loro ».
Quando si infuria, poi, Pascale è ancora più dura: «Non gli è mai interessato nulla dell’Italia. Quei giovani ministri sono il tipo peggiore di giovani, quelli che non fanno bene a questo Paese».
La porta, insomma, sembra sbarrata. Non solo per Nunzia, almeno ad ascoltare i ragionamenti informali della fidanzata del premier: «Per carità , Alfano è un bravo ragazzo. Ma se Berlusconi non avesse alzato la manina, chi mai l’avrebbe eletto segretario?Io, comunque, non l’ho mai sentito davvero come il mio segretario ».
Lui, il Cavaliere, non sembra ancora aver preso una decisione. Giorni fa ha ricevuto una missiva vergata personalmente da De Girolamo. Intensa, politicamente e umanamente.
Ci ha pensato su, perchè la tentazione di dare una lezione ad Alfano — strappandogli un ex ministro — è forte. Ma il segnale, tra gli uomini di san Lorenzo in Lucina, sarebbe devastante.
Come spiega in queste ore la senatrice Rossi: «Sul territorio braccia spalancate ai quadri del Ncd. Quanto ai vertici, se si fanno delle scelte si portano avanti. Se uno va via e chiude la porta, poi quella porta resta chiusa».
Eppure, qualche indizio a favore di un clamoroso colpo di scena va comunque messo agli atti. A nessuno è sfuggito, venerdì scorso a Montecitorio, il pranzo tra l’ex ministro dell’Agricoltura e due berlusconiane doc come Gabriella Giammanco e Annagrazia Calabria.
È stata l’ex ministra a organizzare l’incontro, in nome di un’antica amicizia. Soprattutto con Giammanco, che però resta parecchio cauta: «Nunzia è mia amica, ma va detto che è in una posizione scomoda e ha fatto una scelta discutibile. Alla fine deciderà Berlusconi».
Un tweet firmato Stefania Prestigiacomo, poi, ha riaperto i giochi: «De Girolamo ha la mia stima e la esorto a tornare da noi. Meritava ben altra difesa da parte di Alfano e Letta. Due pesi e due misure ».
Senza contare il legame solido che lega Nunzia a Jole Santelli, un’altra rimasta in FI e membro di diritto del cerchio magico frantumato dalla scissione nel Pdl.
Tra gli altri azzurri, però, si respira aria pesante. Il Mattinale, emanazione del Brunetta pensiero, si schiera: «Non siamo l’ambulanza che raccoglie i feriti del governo. Ncd in frantumi». E Renata Polverini: «Nulla contro Nunzia, ma non ci si comporta così. Non è giusto, soprattutto per chi è rimasto ».
Si vedrà . Di certo la politica ha delle regole. E, come va ripetendo Pascale, queste regole non vanno sfidate: «Io avrei già difficoltà a vedere un’alleanza con il Nuovo centrodestra, figurarsi se qualcuno volesse addirittura tornare nel partito. Alfano e gli altri di Ncd non riesco più neanche a salutarli… ».
La strada, per De Girolamo, resta tutta in salita
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 27th, 2014 Riccardo Fucile
NEL MIRINO IL RUOLO ACCORDATO A TOTI
«Il 2014 sarà il nostro nuovo 1994 e torneremo a vincere per noi, per i nostri figli, per la nostra Italia. Viva l’Italia, viva la libertà ». È con un videomessaggio che Silvio Berlusconi decide di festeggiare i vent’anni della sua discesa in campo.
Un modo dimesso per il Cavaliere, che da giorni ha annullato i festeggiamenti previsti a Milano per via delle spaccature nel partito dopo l’ascesa di Giovanni Toti al suo fianco.
Ma Berlusconi, pur non rinunciando a denunciare i «quattro colpi di Stato» subiti, si mostra più ottimista che mai, dicendo che i festeggiamenti ci saranno il 27 marzo, ventennale della prima vittoria di Forza Italia.
Il Cavaliere dopo l’accordo con Renzi sull’Italicum e i giorni di riposo a Villa Paradiso, sul Lago di Garda, viene descritto di ottimo umore dai suoi.
Perchè ora il Cavaliere si sente di nuovo al centro della scena politica.
L’analisi che condivide con i suoi suona così: «Noi l’accordo sulla legge elettorale lo vogliamo davvero e se va in porto divento fondatore della Terza Repubblica. Altrimenti o si vota col proporzionale e resto determinante per fare un governo oppure salta tutto e non vota e a quel punto tornei a governare, ma con Renzi»
Ma la realtà ieri ha mostrato anche un volto più problematico per Berlusconi.
I guai sono arrivati dal Sud, da Bari e Napoli. Nel capoluogo pugliese Raffaele Fitto ha riunito circa 5 mila persone per festeggiare il ventennale ma il Cavaliere non si è presentato alla kermesse.
Così Fitto ha fatto emergere i malumori che agitano la vecchia guardia affermando che «nominare esclusivamente gente dall’esterno (leggi Toti, ndr) mortificherebbe e umilierebbe una classe dirigente che ha una forza e competenza cresciute molto in questi anni».
Fitto rivendica di non voler partecipare «a una gara per gli incarichi» e in effetti in questi mesi ha rifiutato tutte le poltrone che gli sono state offerte nel partito.
L’ex ministro evidenzia la «lealtà » della vecchia nomenklatura ma chiede al Capo: «Ascolta il nostro impegno».
Ma il Cavaliere, oltre a non recarsi a Bari, nemmeno telefona alla kermesse.
Dallo staff dell’ex premier si fa sapere che non è stato un gesto di ripicca verso Fitto, ma che lo stesso ex ministro non abbia voluto un intervento al telefono perchè ritenuto inadeguato rispetto alla portata dell’evento.
Fatto sta che in serata invece il Cavaliere chiama una festa di Cosenza.
Ma c’è un’altra spina nel fianco di Berlusconi, Nicola Cosentino.
L’ex sottosegretario che si sentì «pugnalato» dal Cavaliere quando lo espulsero dalle liste delle politiche per consegnarlo direttamente al carcere, ora torna in campo, con aggressivo slancio. Porta quasi tremila dei suoi sostenitori in mattinata alla Stazione Marittima insieme al senatore D’Anna e ai consiglieri appena confluiti in Forza Campania, partito sconfessato dallo stesso Berlusconi settimana scorsa.
Chiede visibilità , Cosentino. E punta ad essere eletto al Parlamento europeo, persino duellando con il suo ex sodale Luigi Cesaro che gli contende quel posto: ma Cosentino può ormai contare solo sul sostegno di Denis Verdini, con cui si è visto spesso a Roma da quando è stato definitivamente scarcerato.
E alla sua prima uscita politica tra la folla, dopo la scarcerazione, manda un messaggio al Cavaliere: «Mi chiedete se l’ho perdonato. Beh, sono del parere che un padre può fare uno sgarbo al figlio, ma un figlio non dovrebbe mai fare uno solo sgarbo al padre».
Alberto D’Argenio e Conchita Sannino
(da “La Repubblica”)
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