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ITALICUM: PARTE DEL PD PREPARA MODIFICHE

Febbraio 25th, 2014 Riccardo Fucile

PROPOSTA PER ALZARE LA SOGLIA DEL PREMIO AL 40% E ADDIO ALLE LISTE BLOCCATE

Al Senato si sta muovendo un’operazione che, se portata fino in fondo, potrebbe scombinare i piani della riforma elettorale e del bicameralismo.
Un’iniziativa di una trentina di senatori del Pd che ha tutte le caratteristiche per essere condivisa da altri colleghi della maggioranza (c’è da scommettere che interesserà  pure l’opposizione).
Si tratta di evitare la trasformazione di Palazzo Madama in una Camera delle autonomie composta da esponenti degli enti locali, sindaci innanzitutto, e rappresentanti del mondo culturale.
«Via i senatori eletti, via i loro stipendi» è il mantra del premier che ieri nel suo discorso per la fiducia si è augurato di essere «l’ultimo presidente del Consiglio a chiedere a quest’aula la fiducia».
«Sono consapevole del rischio di fare questa affermazione di fronte a senatori che non meritano il ruolo di ultimi senatori, ma lo sta chiedendo il Paese, lo sta chiedendo l’Italia», ha detto Renzi. Sembrava avvertire i capponi di tenersi pronti alla loro cottura nel forno. Le resistenze si faranno sentire, ma l’iniziativa di un gruppo di senatori Democratici, che verrà  alla luce nei prossimi giorni, «vuole essere propositiva, non un’ostacolo al superamento sacrosanto del bicameralismo perfetto», spiega il senatore Francesco Russo, un lettiano doc.
«Siamo d’accordo che il nuovo Senato non sia composto da eletti e non esprime la fiducia al governo – precisa Russo – ma ci vuole più consapevolezza nella trasformazione di un tassello così importante delle nostre istituzioni. Il nostro modello è quello del Bundesrat tedesco: i componenti non sono eletti ma vengono designati dai i governi federali che in Italia sarebbero le Regioni»
Russo parla anche di modifiche alla riforma elettorale, a quell’Italicum concordato da Renzi e Berlusconi.
«Modifiche necessarie a eliminare profili di incostituzionalità  come la soglia del 37% per ottenere il premio di maggioranza. Dovrebbe essere portato al 40%.
Un altro problema sono le liste bloccate. Stiamo pensando a varie ipotesi per evitare che a decidere siano le segreterie dei partiti: le preferenze, i piccoli collegi o le primarie obbligatorie». Il lettiano Russo racconta di un malumore diffuso e trasversale nel gruppo del Pd che si è riunito ieri mattina prima che iniziasse la discussione sulla fiducia.
Si dirà  che gli amici di Letta come quelli di Bersani e di D’Alema hanno il dente avvelenato.
Sta di fatto che rimangono molte incognite. Ad esempio non è sembrato chiaro se reggerà  l’intesa Renzi-Berlusconi o se invece verrà  scavalcata dall’accordo di maggioranza, con Alfano in particolare.
Ovvero che la nuova legge elettorale verrà  applicata solo per la Camera. La conseguenza sarebbe che dovrà  necessariamente essere approvata la riforma del Senato e superato il bicameralismo.
Verdini ieri a Palazzo Madama assicurava i senatori di Forza Italia che l’intesa con il premier regge, eccome: la nuova legge elettorale verrà  approvata e sarà  pronta in caso di elezioni, di interruzione anticipata della legislatura.
Con buona pace di Alfano, secondo Berlusconi e Verdini, che invece pensa di avere firmato una polizza sulla vita.
Per la verità  le parole in aula di Renzi sembrano andare verso l’intesa con il Nuovo Centrodestra. Ha detto che «politicamente esiste un legame netto» tra riforme costituzionali (Senato e titolo V) ed elettorale. «Sono 3 parti della stessa cosa».
Per Renzi «l’Italicum è pronto per essere discusso alla Camera. Venga approvata la prossima settimana. Non si perda tempo. Se avessimo avuto l’Italicum alle scorse elezioni ci sarebbe stato il ballottaggio tra Bersani e Berlusconi e avremmo avuto un vincitore sicuro».
Ecco, il premier è una priorità , «una prima parziale risposta all’esigenza di evitare che la politica perda ulteriormente la faccia».
Berlusconi attraverso Verdini ha chiesto al premier di chiarire in sede di replica, di confermare che la legge elettorale non deve essere pensata solo per la Camera, in attesa delle riforme costituzionali. Renzi non l’ha fatto. Ha ribadito che il pacchetto delle riforme è unico.
«E’ l’unico vero modo per rispettare la straordinaria figura di Napolitano».

Amedeo La Mattina
(da “La Stampa”)

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FORZA ITALIA, FLOP IN PIAZZA A ROMA: BERLUSCONI NON SI ESIBISCE

Febbraio 21st, 2014 Riccardo Fucile

INIZIA CON DUE ORE DI RITARDO “MISSIONE AZZURRA”, INIZIATIVA PER LANCIARE I CLUB, MA I PRESENTI SONO POCHISSIMI E IL CAVALIERE RINUNCIA   A PARLARE

Lo hanno atteso (in pochi) quasi tre ore ma alla fine non si è fatto vedere.
Silvio Berlusconi (leader di FI) annulla il suo intervento sul palco di piazza San Lorenzo in Lucina, davanti alla sede romana di Forza Italia.
Salgono con due ore di ritardo Marcello Fiori (responsabile nazionale Club Forza Silvio), Annagrazia Calabria (deputata e responsabile movimento giovanile di FI) e Simone Furlan (Fondatore dell’Esercito di Silvio).
Il Cavaliere doveva lanciare “Missione Azzurra”, iniziativa che punta a creare 4 mila club di Forza Italia, ma sceglie di non parlare davanti a una piazza mezza vuota.
“Siamo così pochi perchè ormai non crediamo più in niente”, si giustifica una signora. “Evidentemente è stata pubblicizzata male”, è l’opinione di un altro.
“Una giornata con tanti impegni istituzionali” è la spiegazione “ufficiale” di Fiori nel brevissimo interventi dal palco.
”. “Sono delusa, volevo ascoltare B. — dice una signora -, ma io sono pronta ad aspettarlo tutta la vita”

Annalisa Ausilio

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L’INCONTRO SEGRETO TRA VERDINI E L’EX CARCERATO COSENTINO

Febbraio 19th, 2014 Riccardo Fucile

COSENTINIANI DEL GAL IN SOCCORSO AL GOVERNO RENZI

Roma, Caffè Ciampini, venti minuti alle nove di mattina.
Martedì 18 febbraio, primo giorno di consultazioni di Matteo Renzi (segretario Pd) per il nuovo governo.
Due plurinquisiti berlusconiani prendono un caffè e fumano. Parlano 40 minuti. Le scorte a debita distanza.
Denis Verdini (senatore e coordinatore di FI) e Nicola Cosentino (ex sottosegretario Pdl).
Il primo è lo sherpa berlusconiano per le riforme, amico e concittadino del sindaco di Firenze futuro premier.
Il secondo è il Casalese della politica, sotto processo per camorra, e soprattutto guida spirituale dei dissidenti azzurri in Campania, contro la nomina del coordinatore regionale, il senatore Domenico De Siano, amico di Francesca Pascale.
La discussione tra Verdini e Cosentino è fittissima, a tratti animata.
La sede nazionale di Forza Italia è a pochi passi. Siamo in piazza San Lorenzo in lucina, nella Capitale del potere.
Tutto immortalato da una telecamera de ilfattoquotidiano.it. Tra poche ore, prima di mezzogiorno, da Renzi andrà  la delegazione di Gal, il gruppo autonomista del Senato. Tra i convocati c’è anche Vincenzo D’Anna, cosentiniano di ferro, eletto nel Pdl e dato in prestito a Gal, insieme ad altri senatori berlusconiani.
Nel gruppo di Gal al Senato ci sono altri tre cosentiniani di ferro: Giovanni Mauro, Pietro Langella, Antonio Milio, tutti ex Pdl.
E’ la conferma che la trattativa parallela tra Renzi e Verdini, e che tanto fa spaventare e arrabbiare gli scissionisti di Alfano, va avanti.
Tutto risale a venerdì scorso, giorno di San Valentino. Il ministro ciellino di Ncd Maurizio Lupi telefona infuriato a un suo amico di Forza Italia: “Verdini sta trattando con Cosentino per formare un gruppetto di senatori azzurri e aiutare Renzi a Palazzo Madama. Vuole fotterci, ma non lo consentiremo”.
La manovra di Verdini è doppia: non rimanere fuori dalle trattative per il nuovo esecutivo (e magari chiedere garanzie per B. su giustizia e comunicazioni, al solito) ed emarginare gli odiati cugini del Nuovo Centrodestra.
Doppia trattativa, doppia maggioranza.
I senatori contattati sono undici. Tutti smentiscono. Anche Verdini e Cosentino, che specificano: “Non ci vediamo e parliamo da tempo”.
Oggi la smentita, dal vivo. In una giornata di sole a Roma.
Inoltre, l’ex sottosegretario all’Economia ed ex coordinatore del Pdl Campania era uscito dagli arresti domiciliari lo scorso novembre dopo aver passato più di 4 mesi in carcere a Secondigliano, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa nell’inchiesta sulla costruzione di un grosso centro commerciale.
La decisione della Cassazione si fondava sulla “constatazione che Cosentino non ricopriva più alcun ruolo politico e non faceva più politica e, dunque, non era necessaria la custodia cautelare”.
Poco dopo l’incontro Verdini-Cosentino al bar Ciampini, la delegazione di Gal ha incontrato alla Camera il premier in pectore, offrendogli la disponibilità  ad appoggiare il governo.
“Gal è un gruppo che ha al suo interno una certa dialettica, sarà  sviluppata con attenzione nei giorni che seguiranno, una volta letto il programma e sentita l’illustrazione che il governo farà  nelle aule del Parlamento”, ha spiegato il capogruppo in Senato Mario Ferrara.
Il cosentiniano D’Anna ha chiesto che nel suddetto programma sia centrale la riorganizzazione dei “fondi per la sanità ”.

Fabrizio d’Esposito e David Perluigi
(da “il Fatto Quotidiano”)

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DALLA PASCALE AL FALCO MINZOLINI: GLI AZZURRI INNAMORATI DI RENZI

Febbraio 17th, 2014 Riccardo Fucile

LA CALABRIA: “CON LUI CADE LA LOGICA DEL MURO CONTRO MURO”…I SORRISI DI CONFALONIERI E FERRARA

Nei cerchi di Forza Italia, più ci si avvicina al centro, cioè a Berlusconi, più si incontrano infatuati, innamorati, se non ammaliati dalla figura di Matteo Renzi.
Gente pronta a scommettere su una mano del partito, se saranno sfornati provvedimenti interessanti.
Del resto è notorio quale sia il pensiero, la stima del capo.
E quale sia la linea dettata in questi ultimi giorni dai direttori delle testate amiche
Sul Foglio di sabato Giuliano Ferrara scriveva: «Il rinnovamento promette di manifestarsi con un trentenne che ha esordito con Mike Bongiorno, che è politicamente un self made man, che non ha paura delle giacche di Fonzie, di Briatore e della De Filippi, che ha detto più volte quanto gli stiano sulle scatole gli atteggiamenti pregiudiziali di chi considera il Cav un arcinemico».
Mentre il direttore del Giornale Alessandro Sallustisi sbilanciava: «Gli servono voti veri in Parlamento che nessuno dei sui padrini può dargli. L’amico Berlusconi i voti li ha eccome e sono certo che in caso di necessità  ne farà  buon uso».
Così, nelle ore dell’incarico che segnano l’avvio dell’era Renzi, è difficile imbattersi in un dirigente di San Lorenzo in Lucina pronto a sparare a zero.
C’è chi, come Daniela Santanchè, resta in guardia: «I metodi sono surreali, speriamo almeno rispetti i patti sulle riforme ».
Detto questo, «siamo a un passaggio epocale, Renzi non è più nemico ma avversario». Denis Verdini preferisce restare nell’ombra, lui con il sindaco ha un rapporto collaudato che è stato alla base del patto sulle riforme. I sospetti su una disponibilità  dei suoi uomini al Senato, il forzista fiorentino le ha bollate come «bischerate ».
Si vedrà  tra qualche mese. Alla vecchia guardia appartiene anche Giancarlo Galan, convinto invece che «nelle ultime ore il futuro premier abbia perso buona parte della sua immagine innovativa: in noi troverà  sponda solo per alcune limitate proposte». Poi sarà  opposizione «senza sconti», per dirla con l’eurodeputato Licia Ronzulli: «Lascia pensare il suo atteggiamento spregiudicato, il suo Pd ha già  messo in ginocchio il Paese con le sue contraddizioni».
Al netto delle eccezioni, si registrano le più ampie aperture di credito, anche le più insospettabili.
Basta sentire Fedele Confalonieri, intervistato ieri dal Qn, sostenere che «l’incontro di Renzi con Berlusconi può essere un segnale di pacificazione per fare quelle riforme che rilancino finalmente il Paese».
È l’auspicio maturato ad Arcore. Nessuno ha dimenticato che quella sera dell’8 dicembre, mentre il sindaco di Firenze brindava alle primarie Pd, il suo telefonino squillava ed era Silvio Berlusconi, affiancato dalla fidanzata Francesca Pascale, dalla deputata Annagrazia Calabria e dalla senatrice Maria Rosaria Rossiche facevano scattare l’applauso e un “bravo” in coro dal ristorante romano nel quale cenavano. Aria da «apertura di credito» come dice la senatrice Annamaria Bernini «ma con giudizio: la presa della Bastiglia così rapida lascia da pensare. Speriamo rispetti almeno la parola data sulle riforme ».
Su quelle, per Daniele Capezzone, «sarà  collaborazione piena, mentre sul governo saremo all’opposizione, ma ci avviamo a essere un paese normale».
Ma sarà  anche tempo per un nuovo galateo, a sentire Augusto Minzolini. «Renzi parla in modo molto sobrio, dovremo abituarci a usare quel linguaggio. E se abbassa le tasse, non potremo non appoggiarlo, ma come potrà  governare con Formigoni e Giovanardi chi ha rottamato D’Alema e Veltroni? »
Di certo, chiarisce la vicecapogruppo alla Camera Mariastella Gelmini, «non avremo pregiudizi nei suoi confronti, ecco, opposizione responsabile, ma senza sconti». Insomma, non tutti si sono abbandonati alla sindrome da innamoramento come quella che ha folgorato la coppia Sandro Bondi/Manuela Repetti.
Il consigliere politico Giovanni Toti ieri dalla Annunziata precisava che «questo governo Fi lo contesta nel metodo e nel merito».

(da “La Repubblica“)

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PER ALFANO “BERLUSCONI E’ CIRCONDATO DA INUTILI IDIOTI”: QUESTI, INVECE CHE STARE ZITTI, REPLICANO E SI FANNO IDENTIFICARE

Febbraio 16th, 2014 Riccardo Fucile

IL CAVALIERE LO AVEVA DEFINITO “UTILE IDIOTA DELLA SINISTRA”, OGGI LA REPLICA: “ORMAI E’ IN PREDA A RABBIA E RANCORE”… “SI “RIPRENDONO” I CANI, NON LA DIGNITA’ DELLE PERSONE, PENSI A DUDU'”

È un Alfano durissimo, violento, arrabbiato contro Silvio Berlusconi e Forza Italia. Non ha digerito le parole di venerdì da Cagliari, quell’accusa di essere un “utile idiota della sinistra”.
Oggi risponde per le rime: “E’ un Berlusconi irriconoscibile per rabbia e rancore”, si è “circondato da troppi inutili idioti” e “l’alleanza con Fi ora mi sembra molto complessa”.
Angelino Alfano interviene a Roma a una convention con gli amministratori locali di Nuovo centrodestra.
Sono le ore delle consultazioni, della trattativa per la partecipazione di Ncd al primo governo Renzi.
Ore che decideranno anche il futuro del Nuovo centrodestra, che con l’Italicum com’è stato disegnato fino ad ora rischia di schiacciare gli alfaniani e sospingerli di nuovo tra le braccia del Cavaliere.
Il Ncd vorrebbe abbassare la soglia di sbarramento del 12% prevista nella bozza.
Il vicepremier, almeno per oggi, non sceglie la linea della diplomazia: “Sabato scorso ho visto un Berlusconi irriconoscibile ai miei occhi, rabbia e rancore non sono stati mai connotati del Berlusconi che conoscevo”.
E ancora: “Non siamo mai stati così distanti. Si è circondato in questi anni di troppi inutili idioti, a questi comunichiamo da oggi che migliaia di donne e uomini eletti con le preferenze nelle amministrazioni saranno per strada a spiegare che sono stati inutili idioti che hanno rovinato il sogno di Berlusconi. Il Ncd farà  la rivoluzione liberale”.
Ma non è solo una critica a Forza Italia, è anche una parziale condanna dell’azione dei governi Berlusconi: “Ci siamo rotti le scatole di sentire dire sempre le stesse cose. Sarà  bene spiegare perchè abbiamo perso contro l’oppressione fiscale, burocratica e della giustizia: forse perchè non abbiamo avuto il coraggio di osare”.
Forza Italia, secondo Alfano, deve riconoscere che “errori sono stati fatti in questi 20 anni e smetta di insultarci, noi siamo sempre stati leali in una che doveva essere una sfida di riforme e si è trasformata in una sfida di rancore”.
E ne fa anche una questione di numeri: “Forza Italia era al 38%, ora è al 22% a forza di trattare male” chi è impegnato sul cammino delle riforme.
Immancabile un riferimento al governo in procinto di nascere: “Abbiamo chiesto altri due giorni, ma non per perdere tempo, ma perchè il giorno che si parte, si parta a bomba e si realizzino gli obiettivi che questa nuova ipotetica maggioranza deve realizzare. Renzi si guardi alla sua sinistra. I freni possono venire solo da lì. “Da noi può arrivare solo un’accelerazione delle riforme. Su fisco e burocrazia abbiamo le idee chiare”.
Poi Alfano ha difeso la scelta di rimanere al governo con Letta: “Abbiamo avuto coraggio e passione per stare dalla parte giusta, la nostra parola chiave è ‘insieme’. Oggi festeggiamo i tre mesi dalla nascita del Ncd, un risultato veramente straordinario”.
A rincarare la dose ci si mettono sia Maurizio Lupi che Gaetano Quagliariello.
Sulla possibilità  che Berlusconi ‘riprenda’ i transfughi Ncd, il ministro delle Infrastrutture dice: “Riprenderci? Si riprende un cane, forse Dudù, non le persone e la dignità  delle persone”.
E continua: “Se mi trattano come una cosa io reagisco anche se lo fa il mio papà “. Il titolare delle riforme dissente ironicamente con Alfano: “Su un punto dissento: gli idioti non sono stati inutili, sono stati dannosi”.
Passano pochi minuti e alle agenzie arriva il fuoci di fila delle dichiarazioni: di chi?
Di coloro che probabilmente si sono identificati nella definizione di “inutili idioti”: non tutti hanno l’intelligenza di non replicare…
Giancarlo Galan
“Un minimo di decenza”. “Alfano ha addirittura il coraggio di parlare? (…) Una segreteria di partito conquistata semplicemente grazie a Silvio Berlusconi (…). Oggi, dopo aver spudoratamente pugnalato e tradito chi gli ha dato tutto, il segretario di Ncd ridotto ai margini delle idee politiche nazionali, tenta di salvarsi la poltrona in questo modo?”, sottolinea l’esponente di Forza Italia
Giovanni Toti
“Angelino Alfano dice che Silvio Berlusconi si è circondato da tanti inutili idioti? Dovrebbe guardarsi quando lo dice. Alfano e il Ncd hanno una responsabilità  gigantesca: hanno spaccato il fronte moderato, indebolendolo, portando l’asse del governo a spostarsi a sinistra. E’ una responsabilità  che sta sulle spalle di Ncd, sono stati la stampella di un governo di sinistra”.
Mariastella Gelmini
“E’ in difficoltà “. “Scegliendo di personalizzare lo scontro sulla base di un’espressione attribuita a Lenin, e con la quale si volevano indicare gli amici inconsapevoli dell’Urss in occidente, Alfano denuncia le difficoltà  strategiche in cui versa il suo partito (…). (la Gelmini dimentica che il termine lo aveva usato Berlusconi il giorno prima…n.d.r.)
Deborah Bergamini
“Ne risponderà  agli italiani”. “Non si può negare che da parte del presidente Berlusconi ci sia una forte amarezza per la pesante responsabilità  politica che Alfano si è assunto nell’indebolire, con la scissione e la costruzione di Ncd, il popolo del centrodestra italiano (…). Senza alcun rancore, è di questo che dovrà  rispondere. Non certo a Berlusconi, ma ai milioni di italiani che non vogliono la sinistra al governo”.
Gianfranco Rotondi
“Ad Angelino Alfano, stupito dalla rabbia di Berlusconi, giro una antica battuta di Montanelli: di certi politici non è grave che tradiscano, ma che pretendano di averne riconosciuto il diritto nel contratto”.
Osvaldo Napoli
“L’attacco di Alfano a Forza Italia e al suo presidente è il tentativo maldestro di portare la dialettica politica sul terreno dell’insulto e dello scontro (…). Sbaglia Alfano a personalizzare lo scontro con il partito che lo ha letteralmente generato. Ha fatto le sue scelte ieri, e le ha sbagliate, e per essere coerente con il primo errore si prepara a commetterne un secondo, confermando lo stesso errore di considerare Forza Italia un avversario”.
Jole Santelli
“Alfano si appresta a essere la ruota di scorta del segretario del Pd, Matteo Renzi, e pur di rimanere ospite a tavola accetta gli avanzi (…). Onestamente l’unica politica del Ncd è quella di governare a tutti i costi e con chiunque. Rispetto a Berlusconi, Angelino sembra aver preso il vizio del Pd vecchia scuola: piange mentre lo prende a pugni”.

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BERLUSCONI RIPENSA AL VOTO E TORNA LA CARTA MARINA

Febbraio 9th, 2014 Riccardo Fucile

IL TIMORE CHE SI ARRIVI AL 2018 APRE NUOVE PROSPETTIVE

Sa benissimo di non avere la palla tra i piedi, ma sa anche che – se non va in pressing – rischia la goleada.
Per questo Silvio Berlusconi, dopo i giorni del tiepido interesse nei confronti della possibile nascita di un governo Renzi, sta maturando la convinzione che l’opzione scartata in pubblico appena pochi giorni fa – quella di un voto subito, appena possibile – sia invece da rispolverare e da privilegiare rispetto alle altre.
Siano esse un governo Letta rimpastato che si consuma, un Letta bis o un esecutivo Renzi che, se nascesse, in Forza Italia temono che «mirerebbe ad arrivare al 2018».
A sentire i fedelissimi, in verità , il Cavaliere non ha mai smesso di accarezzare l’idea di una campagna elettorale per le Politiche.
L’ultima probabilmente per lui, quella del «o la va o la spacca», come ha ammesso ieri tra le telefonate a meeting azzurri in Sardegna e ad Aquileia e la puntata a sorpresa alla riunione dei Club Forza Silvio di Milano.
E questo non solo perchè competere per vincere è quello che gli piace di più, ma anche perchè il momento gli sembra improvvisamente, e di nuovo, propizio.
Tornato com’è al centro della scena, decisivo per varare una legge elettorale che potrebbe favorirlo, forte nei sondaggi, polo d’attrazione per i moderati dispersi nei vari partiti e partitini, appassionato della sua nuova creatura, i Club, per i quali ha un’idea al giorno (una delle ultime, quella di farli diventare tramite con professionisti come «dentisti, avvocati» che potrebbero «mettersi a disposizione un giorno a settimana per dare una mano ai bisognosi travolti dalla crisi»).
Ma soprattutto, Berlusconi vede ancora un ruolo per sè, oggi molto più che in un futuro anche prossimo: l’ipotesi che le misure cautelari nei suoi confronti (servizi sociali o arresti domiciliari) scattino dopo le elezioni di maggio gli permetterebbe di fare ancora campagna elettorale, mentre in caso contrario i suoi evocano un «effetto Mandela» che comunque andrebbe sfruttato nel momento di massimo impatto emotivo.
Magari puntando sulla «carta Marina» che continua a essere privilegiata da chi frequenta Arcore: «Se fosse necessario, difficile che sua figlia si sottrarrebbe».
Insomma, il voto non sarebbe affatto un tabù.
E l’innalzamento dei toni di esponenti dell’area moderata come la Gelmini («le larghe intese hanno fallito, serve subito una legge elettorale»), la Bernini (che chiede un Letta «dimissionario al Quirinale»), l’avvertimento del Mattinale di Brunetta («stupisce il silenzio di Renzi sull’operato di Grasso»), l’attacco della Santanchè a Napolitano che «è stato parte attiva della scissione del Pdl», ma anche l’invito a unire subito e senza remore «tutti i moderati» avanzato da Fitto e Gasparri non rappresentano una prova, ma disseminano il campo di indizi.
Questo però, assicurano dall’entourage dell’ex premier, non significa che ci si chiami fuori dal patto con Renzi sulla legge elettorale: «Non dipende da noi, noi vogliamo fare le riforme. Ma se Renzi e Letta vogliono fare D’Alema e Prodi, che possiamo farci?..», allarga le braccia Giovanni Toti.
L’attenzione insomma è tutta a quello che avverrà  in un Pd in cui lo scontro al vertice è aperto «a ogni esito», fin dal voto segreto sulla legge elettorale della prossima settimana.
Certo, c’è sempre la possibilità  che alla fine il quadro cambi radicalmente, che Renzi approdi a Palazzo Chigi e che Forza Italia debba acconciarsi a un patto con lui dall’opposizione, ma a quel punto Berlusconi andrebbe a trattare le sue contropartite rispetto all’appoggio sulle riforme.
Per questo in tutta la giornata il Cavaliere ha evitato ogni accenno pubblico all’ipotesi di un nuovo governo, tenendo le carte ben coperte.
Ma mandando il messaggio chiaro che le urne non lo spaventano.
Tutt’altro.

(da “il Corriere della Sera“)

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GLI ANNI D’ORO DI RENZI E VERDINI E I LORO APPUNTAMENTI FISSI DEL LUNEDI

Febbraio 8th, 2014 Riccardo Fucile

CHE SI VEDESSERO PER COMMENTARE LE PARTITE DELLA FIORENTINA?

I don’t like mondays, non amo i lunedì, cantavano i Boomtown Rats di Bob Geldof nel 1979.
Matteo Renzi era troppo giovane anche per fare il boy scout e Denis Verdini non era ancora il plenipotenziario berlusconiano che è ora.
Uno è spigliato, dicono simpatico, con quell’apparente franchezza da maledetto toscano; l’altro fa il sindaco di Firenze.
Chi l’avrebbe mai detto che avrebbero finito per vedersi spesso e, a dar retta a certe voci, proprio al lunedì
Non è una frequentazione recente, certo, dato che entrambi rappresentano diversi poteri in città : il Comune (e prima la Provincia) da una parte; qualche banca e qualche giornale dall’altra, e in una città  che non è esattamente una metropoli prima o poi ci si incontra.
Ma le parole di Silvio Berlusconi stupiscono lo stesso: “Matteo e Denis si vedono da anni ogni lunedì a Firenze”, ha detto Silvio.
E va notato quel “da anni”, che getta una luce inquietante sia sul nuovo che avanza, sia sul vecchio che avanza anche lui.
Un avanzamento incrociato, insomma.
Può essere l’età , chissà , oppure la confusione del momento, e l’anziano leader di Palazzo Grazioli potrebbe anche confondersi: magari con quei lunedì di Arcore che lui stesso passava con Bossi e il gotha della Lega, quando ancora non si sapeva di ragazzine, lauree albanesi, compravendite di diamanti e senatori.
Lunedì tristanzuoli, quelli.
Mentre sui lunedì di Renzi e Verdini nulla si sa e nulla trapela. Certo è che tra i due la conoscenza non è di oggi.
Molti dicono che la scelta di candidare per la destra Giovanni Galli a sindaco di Firenze, nel 2009, fu tutta di Verdini, e fu un aiutino mica male per il giovane rampante Renzi, che vinse a man bassa contro un candidato inconsistente.
Poi ci sono, per nulla negati nè da una parte nè dall’altra, i contatti per mettere a punto l’Italicum, affinare dettagli, limare accordi, stabilire paletti nella trattativa, con Renzi che fa Renzi e Verdini fa la controfigura di Berlusconi.
Rimane il mistero su quel “da anni”, che, se vera, sarebbe una rivelazione non da poco. E poi, magari anche sulla scelta del giorno.
Perchè il lunedì: per iniziare bene la settimana? Per commentare le partite della Fiorentina? Per ricordare gli anni dorati di Aldo Biscardi e del suo “Processo”? Difficile: perchè Verdini, pluri-indagato, alla parola “processo” è piuttosto allergico.
E perchè Renzi con i suoi tre incarichi (sindaco, segretario del Pd e capo dell’opposizione al governo Letta) dev’essere molto occupato.
Anche al lunedì.

Alessandro Robecchi
(da “il Fatto Quotidiano“)

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UN ALTRO FALLIMENTO DELL’IMPRENDITORE VERDINI, ACCUSATO DI TRUFFA PER 22 MILIONI DI EURO

Febbraio 8th, 2014 Riccardo Fucile

IL TRIBUNALE DI FIRENZE AZZERA “IL GIORNALE DELLA TOSCANA”: BUCO DI MILIONI NONOSTANTE I 12 RICEVUTI DAL FINANZIAMENTO PUBBLICO ALL’EDITORIA

Dopo la banca, il giornale.
Nuovo fallimento per Denis Verdini, l’uomo dell’Italicum, che per conto di Silvio Berlusconi media con Elena Maria Boschi, riferimento per la legge elettorale di Matteo Renzi.
Dopo l’accusa di bancarotta fraudolenta per la gestione del Credito Cooperativo Fiorentino, portato a un deficit di 14 milioni di euro in appena tre anni e costretto alla liquidazione coatta, mercoledì il tribunale di Firenze ha dichiarato il fallimento della Società  Toscana Edizioni (Ste) che pubblicava Il Giornale della Toscana, inserto locale del quotidiano Il Giornale della famiglia Berlusconi.
La Ste era stata creata da Verdini ed era amministrata da Pierluigi Picerno marito di Emma Verdini, nipote del coordinatore berlusconiano.
A fronte di 12 milioni di euro ricevuti dallo Stato come contributi all’editoria, la società  ha interrotto le pubblicazioni con circa due milioni di debiti verso creditori. Particolare la situazione di sei giornalisti, alcuni dei quali non hanno ricevuto lo stipendio per diciotto mensilità , nonostante il denaro che da Roma arrivavano alle casse della Ste, e ora vedono svanire la possibilità  di ricevere quanto gli spetta
A decidere in via definitiva del destino della Ste è stato mercoledì il tribunale fallimentare che ha rigettato la richiesta di concordato preventivo presentato dalla società . La sentenza sarà  depositata a giorni.
La cancelleria ne ha dato notizia alle parti via fax trasmettendo il dispositivo di una pagina.
Il Giornale della Toscana ha interrotto le pubblicazioni il 17 ottobre 2012 con una decisione unilaterale raggiunta senza alcun confronto neanche con il comitato di redazione.
Soltanto due mesi dopo si è appreso che da ormai un anno erano in corso delle indagini da parte della Procura di Firenze sulla gestione dei fondi per l’editoria ricevuti dalla Set.
Indagini accelerate anche dalla contemporanea inchiesta sul Credito Fiorentino di cui l’allora coordinatore del Pdl era presidente.
Il 6 dicembre 2012 a Verdini, Picerno e altre 23 persone tra cui l’onorevole Massimo Parisi e il principe Girolamo Strozzi, i pm fiorentini Giuseppina Mione e Luca Turco hanno notificato l’avviso di garanzia con l’accusa di truffa aggravata allo Stato per i contributi pubblici ricevuti negli anni tra il 2002 e il 2012.
Il processo è ancora in corso e al momento le udienze sono fissate fino a Marzo. Per tutti tranne che per Verdini. Per lui non è ancora cominciato.
L’uomo che con Renzi e Berlusconi sta scrivendo la legge elettorale si è presentato in aula lo scorso novembre, convocato dal giudice.
Verdini ha chiesto di esser interrogato dicendosi disponibile a rispondere a tutte le domande del pm, anche sulle conversazioni registrate dagli inquirenti, così da chiarire la sua posizione.
Ma purtroppo l’interrogatorio poteva avvenire solo previa autorizzazione del Senato alla Procura e al giudice di utilizzare le intercettazioni.
Peccato che il tribunale abbia chiesto l’autorizzazione nel maggio 2013 e da allora Palazzo Madama non ha ancora dato una risposta.
Così a dicembre il Gup Fabio Frangini ha dovuto stralciare la posizione di Verdini. Si attende l’autorizzazione del Senato per interrogare un parlamentare accusato di truffa aggravata allo Stato.
Truffa, hanno ricostruito gli inquirenti, che ammonta a oltre 22 milioni di euro. 12 per il quotidiano e 10 per il settimanale Metropoli, dello stesso gruppo editoriale di Verdini, periodico che è però escluso dalla sentenza del tribunale fallimentare.
I Pm fiorentini hanno ricostruito come i soldi venissero dirottati attraverso la Nuova Editoriale Scarl (società  cooperativa a responsabilità  limitata) verso altre iniziative non legate all’editoria, inoltre secondo l’accusa la cooperativa era “fittizia”, costituita anche da società  private, e aveva tratto in inganno la Presidenza del Consiglio chiedendo fondi per testate che non ne avevano diritto.
Per questo nell’aprile 2013 la procura di Firenze ha sequestrato 11 milioni di euro a Verdini e ai soci, oltre ai 10 milioni e 800 mila già  sequestrati nell’ottobre precedente : complessivamente 22 milioni.
Nel procedimento Verdini è indagato come socio di maggioranza e amministratore di fatto della Ste e della Nuova Editoriale, nonchè come dominus del Gruppo Ste, cui fanno capo altre 10 società  del settore editoriale di cui rimaste in vita solamente due radio e una concessionaria pubblicitaria.
Come finanziatore delle attività , insieme a Verdini, è indagato per truffa aggravata anche il costruttore Roberto Bartolomei, socio al 50% con Riccardo Fusi nella società  Btp, e con Fusi condannato per bancarotta fraudolenta e bancarotta per distrazione proprio per il fallimento della società  di costruzioni.

Davide Vecchi
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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MARIAROSARIA ROSSI: “SILVIO IL PIU’ GRANDE ITALIANO DI SEMPRE. IL MIO LATO A? MEGLIO QUELLO B O LO Z…”

Febbraio 8th, 2014 Riccardo Fucile

IL CAPO DELLO STAFF DI FORZA ITALIA, DETTA “LA BADANTE”, E’ PRESENZA FISSA A PALAZZO GRAZIOLI

Per i deferenti commessi di Palazzo Madama è la senatrice Rossi, per l’inner circle di Palazzo Grazioli è Mery, per gli avversari e i maliziosi è semplicemente ‘la badante’. Mariarosaria Rossi viene da Piedimonte matese, 11mila abitanti in provincia di Caserta, e arriva in Senato.
Per un soffio: dal basso dei suoi 41 anni è una ventata di gioventù tra gli arazzi e i busti di un luogo che sprizza antichità  da tutti i pori.
Per mesi tra i corridoi della Camera alta la si è vista poco. Di più da quando Silvio Berlusconi è decaduto.
Rimarrà  alla storia la sua mise nera, a nasconderne le forme generose, e il suo volto tirato mentre Pd e M5s bocciavano a ripetizione i documenti avanzati dal centrodestra che avrebbero potuto salvarlo.
Un momento che, se ce ne fosse stato bisogno, ha rinsaldato ancor più la sua vicinanza al Cavaliere.
È presenza fissa a Palazzo Grazioli, unica altra donna autorizzata ad aggirarsi in pianta stabile nella residenza romana di Silvio da Francesca Pascale.
Con la premiere dame condivide un amore canino. Lei coccola Babù, il cugino di Dudù, il barboncino della coppia reale.
Lei minimizza, per non scalfire la regalità  del cane più famoso d’Italia: “Ma no, sono solo cugini e non si assomigliano per niente. Il mio è un semplice barboncino, Dudù è Dudù”.
Lei è stata nominata “Capo dello staff presidenziale”. Una sorta di capo di gabinetto del leader.
Non un vero e proprio incarico di partito, quanto più il compito, gravoso, di selezionare accuratamente nomi, modi e tempi per l’accesso al focolare del presidente. Un compito formale, nel quale affiancherà  la sempre più potente Pascale.
“Francesca è la compagna di vita di Berlusconi – spiega la Rossi al Corriere della Sera – e l’unico potere vero che c’è tra loro è la forza dell’amore, che ogni giorno mi sorprende di più per la complicità  e l’affiatamento”.

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