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BERLUSCONI CHIUDE IL TORMENTONE: “NESSUNO DEI MIEI FIGLI SARA’ CANDIDATO ALLE EUROPEE”

Marzo 23rd, 2014 Riccardo Fucile

IL PARTITO SI SPACCA SULLA LEADERSHIP… BRUNETTA: “CAOS CREATIVO”

«I miei figli non saranno in lista per le Europee. Sono tutte invenzioni della stampa». Silvio Berlusconi parla per quasi due ore alla convention dei Club Forza Silvio di Roma.
Ma la vera novità  la regala al nugolo di cronisti che lo assediano quando scende dal palco dell’auditorium del Seraphicum.
Non è vero che per usare il “brand” vincente stia facendo pressioni su Marina e Piersilvio per “scendere in campo”. Su Barbara la moral suasion non serve perchè sarebbe pronta ad accettare la sfida.
Il Cavaliere quindi sembra voglia porre un argine alle tensioni e ai malumori che agitano Forza Italia in vista della decisione sulle candidature.
Tensione palpabile che un immaginifico Renato Brunetta declassa ad «un caos creativo straordinario».
Una mossa quella dell’ex Cavaliere che serve a rassicurare dirigenti storici come Denis Verdini che hanno espresso critiche sulla gestione del partito.
Fino a fare balenare il suo abbandono del movimento. Ipotesi che Maria Stella Gelmini definisce «destituita di qualsiasi fondamento»
Il “caos creativo” però coinvolge anche Francesca Pascale, ieri assente alla convention, e il ruolo che gioca dentro Forza Italia la compagna del leader forzista. Sarebbe lei a caldeggiare la discesa in campo di Marina a scapito della vecchia guardia del partito.
Così Gianfranco Rotondi che ormai si fregia del titolo di “premier ombra” dice che «chi non ha il coraggio di criticare Silvio se la prende con Francesca». L’interventismo della Pascale piace anche a Michaela Biancofiore, che si dice d’accordo con Rotondi.
«Francesca dice la deputata forzista — con la sua intervista ad un noto quotidiano non ha fatto altro che dare voce alla pancia dei nostri elettori che spesso, troppo spesso, divergono e sono distinti e distanti dal nostro corpo dirigenziale»
Comunque oggi si potrebbe capire qualcosa di più nel “caos creatitvo” visto che sarebbe previsto un pranzo di famiglia ad Arcore per discutere della vicenda candidature.
Nel frattempo restano agli atti le dichiarazioni di Berlusconi. Quelle ai cronisti. perchè da palco l’ex Cavaliere parla di tutto, ma sciorina un repertorio vecchio.
Cita i comunisti che non cambiano mai, si diffonde a modo suo su Gramsci, Togliatti e l’egemonia.
Berlusconi evoca l’Europa e le sue politiche invita Renzi a battere i pugni sul tavolo e in caso di contrasti con Bruxelles.
«Non si va in Europa a ricevere sorrisini e pacche sulle spalle ma, se qualcosa non va, mettendo il veto agli altri capi di governo», intima a Renzi.
Scherza sul look di Renzi senza giacca e ripete per l’ennesima volta che il presidente del Consiglio italiano non ha poteri.
Dunque urge grande riforma costituzionale e il presidenzialismo.
E a proposito di referendum continua ad accusare i presidente della Repubblica di vigilare troppo su decreti legge. Naturalmente anche la Corte costituzionale è d sinistra e i magistrati, quella di Md, lavorano per l’avvento di «un socialismo giudiziario»
Poi invita a mirare ai voti di Grillo, perchè vede il suo elettorato deluso.
E anche su questo punto ribadisce la sua visione del bipolarismo accusa gli italiani di usare male le occasioni elettorali.
Dice che «noi italiani, dal 1948 ad oggi, non abbiamo mai imparato a votare. Noi votiamo sempre in modo frazionato e troppe persone nel voto seguono simpatie personali: Casini era un bel ragazzo, è un bell’uomo, lo votano perchè piace alle signore. Ma gli italiani non pensano al bene del Paese, che è dato da due forze in campo che si alternano».

Silvio Buzzanca

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VECCHIA GUARDIA IN RIVOLTA CONTRO LA PASCALE. E VERDINI E’ PRONTO A LASCIARE LA POLITICA

Marzo 22nd, 2014 Riccardo Fucile

BARBARA BERLUSCONI SEMPRE PIU’ VICINA ALLA DISCESA IN CAMPO

Un partito dilaniato da uno scontro interno senza esclusioni di colpi, una guerra di coltelli nel crepuscolo del leader, alla vigilia dell’ibernazione di un anno imposta dalla condanna: Forza Italia è sul punto di esplodere.
Tanto che persino l’uomo forte del partito, Denis Verdini, diventato il simbolo stesso dell’ultimo decennio berlusconiano, sta meditando di ritirarsi dalla vita politica.
A questo punto forse soltanto il colpo di scena rappresentato dall’arrivo della figlia Barbara Berlusconi potrebbe raddrizzare una nave che imbarca acqua sotto la linea di galleggiamento.
L’attacco di Francesca Pascale a Santanchè e Cosentino – tra le righe dell’intervista concessa ieri a Repubblica – ha portato infatti alla superficie la vera partita in gioco in vista della decisione del 10 aprile del Tribunale di Sorveglianza di Milano.
Chi controllerà  Forza Italia quando Berlusconi sarà  ai domiciliari e non potrà  nemmeno fare una telefonata ai suoi capigruppo?
È l’Organizzazione il cuore del partito. Chi ci mette le mani vince tutta la posta.
E l’Organizzazione, con il dipartimento elettorale, è ancora nelle mani di Verdini e dei suoi uomini, da Ignazio Abrignani a Gregorio Fontana.
O meglio lo sarebbe, visto che Verdini – di fatto il segretario politico – formalmente non è più nulla.
Le vecchie cariche del Pdl non sono state rinnovate, quelle nuove non prevedono più il suo ruolo, tutto è sospeso in un limbo in attesa che la guerra stabilisca nuovi equilibri.
Nemmeno il tanto discusso ufficio di presidenza esiste ancora.
Nel frattempo avanza un’organizzazione parallela, quella dei Club Forza Italia, affidati a un membro del cerchio magico come Marcello Fiori.
Perchè è questa la linea di frattura che emerge, il quadrumvirato guidato dalle due lady di ferro – la fidanzata Francesca Pascale e il capo dello staff Maria Rosaria Rossi – con il consigliere politico Giovanni Toti e Marcello Fiori.
Contro la vecchia guardia rappresentata da Verdini e da tutti quelli, come Raffaele Fitto o Claudio Scajola, che possono vantare un loro bacino di voti, una loro riconoscibilità  politica a prescindere dalla benevolenza del Capo
Lo scontro è violento. Senza attaccare direttamente Verdini, Pascale ieri ha asfaltato due esponenti considerati vicini all’ex coordinatore: Daniela Santanchè e Nicola Cosentino.
La prima ha scelto (per ora) di non rispondere. Cosentino invece ha vibrato una rasoiata che è arrivata a far sanguinare anche il Cavaliere: Rispondendo «ad alcune dichiarazioni della signorina Pascale», l’ex coordinatore campano non l’ha presa alla larga: «Se il suo l’imbarazzo riguarda il fatto che io sono indagato, allora cominciamo a guardare anche a quelli che hanno sentenze passate in giudicato. Perchè in quel caso ci sarebbe, sì, l’imbarazzo della scelta».
Denis Verdini, scelto come bersaglio dei Quadrumviri, ha fatto sapere in giro che potrebbe anche andarsene e occuparsi dei casi suoi.
«Io con la politica c’ho solo rimesso», ha confidato amareggiato agli amici.
Artefice del patto con Renzi e della riabilitazione politica del Cavaliere, Verdini pensa di non meritarsi il trattamento che gli viene riservato.
Ma certo non ha nascosto al leader le sue idee, puntualmente messe nere su bianco in un report recapitato ad Arcore.
Nel documento il “mago dei numeri” afferma che senza 10-12 candidature di peso, di gente capace di mobilitare decine di migliaia o centinaia di migliaia di preferenze, Forza Italia rischia la dèbà¢cle alle Europee.
Una visione opposta a quella di Toti e Fiori, che sperano basti il nome Berlusconi nel simbolo per risolvere ogni cosa.
Un altro che potrebbe mollare tutto è Raffaele Fitto, a cui viene impedito di candidarsi alle europee. «Mi stanno provocando – ha spiegato ai suoi – perchè sperano che sbatta la porta, ma non gli farò questo favore».
La partita delle Europee si intreccia con quella della successione del Cavaliere.
I figli maggiori, Pier Silvio e Marina, si sono ufficialmente chiamati fuori.
Barbara invece ci spera ancora e ci lavora Nelle ultime ore il movimento intorno al suo nome è aumentato, si parla di un incontro decisivo nel week-end con il padre ad Arcore.
Sul tavolo ci saranno i sondaggi fatti da Alessandra Ghisleri sul suo nome.

Francesco Bei
(da “La Repubblica”)

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BERLUSCONI E’ GIA’ AI DOMICILIARI: L’ASSALTO FINALE DELLA PASCALE E DELLA ROSSI A QUEL CHE RESTA DI SILVIO

Marzo 22nd, 2014 Riccardo Fucile

OBIETTIVO MATRIMONIO E FAR FUORI VERDINI, FITTO, SANTANCHE’ E TUTTA LA VECCHIA GUARDIA

I big azzurri lo hanno ribattezzato “l’assalto finale”, formula usata nei momenti dei conflitti più cruenti con le procure.
Solo che stavolta la formula è riferita a Francesca Pascale. Che, dopo aver conquistato la casa, ora vuole chiudere la pratica matrimonio diventando la “signora Berlusconi” ai tempi della decadenza.
E rottamare quella classe dirigente che gode di un proprio consenso, da Fitto a Scajola, per arrivare a Verdini.
Spiegano così il “pizzino” affidato alla aspirante first lady, nella sua intervista alla bravissima Conchita Sannino, firma di Repubblica nota anche per lo scoop su Noemi Letizia.
Quello che fece emergere il rapporto di Berlusconi con le minorenne.
L’inizio della fine, insomma. È la prima intervista tutta politica dell’ex velina di Telecafone, a pochi giorni dalla decisione del tribunale di Milano che limiterà  la libertà  dell’ex Cavaliere.
Nella quale Francesca auspica la discesa in campo di Marina, ora che le voci su Barbara si fanno sempre più insistenti. E nella quale critica dirigenti storici di Forza Italia come Daniela Santanchè e quei big alla Fitto che, forti del loro consenso, vogliono candidarsi alle europee.
È insomma il “comando io” di Francesca. E non è un caso che l’intemerata viene accolta nel rabbioso silenzio di tutto il partito. Perchè il gossip non conta nulla.
È l’ultimo tassello di una escalation tutta politica portata avanti con estrema lucidità  dal duo composto da Maria Rosaria Rossi e Francesca Pascale.
Una fonte autorevole, la mette così, chiedendo l’anonimato perchè tira un’aria pesante: “Francesca sta facendo di tutto per farsi sposare. E da un lato cerca l’asse con Marina dall’altro manda questo messaggio: io so, anche cose imbarazzanti. È arrivato il momento in cui dire il fatidico sì”.
L’assalto finale, appunto. Che arriva dopo le indiscrezioni sulle nozze a Lacco Ameno, uscite sul quotidiano ischitano il Golfo.
E dopo l’intervista al Fatto, il quotidiano più ostile a Berlusconi, con l’esplicita richiesta. E con annessa finta professione di umiltà : “Non lo faccio per i soldi, posso rinunciare al patrimonio”. Eventualità  praticamente impossibile dal punto di vista giuridico.
Il Fatto, dunque, quotidiano cui ha concesso interviste anche Maria Rosaria Rossi. Poi, la penna di Repubblica che diede il via alla stagione degli scandali di Berlusconi sulle minorenni.
Qualche giorno fa (il 18 marzo) su Repubblica Carmelo Lopapa ha riportato gli sfoghi preoccupati della vecchia guardia di Forza Italia: “Le due hanno sequestrato Berlusconi”. Nel senso che si sono impadronite dell’agenda, delle telefonate e filtrano le presenze a corte, garantendo l’accesso di quelle gradite.
E allontanando quelle sgradite, a partire dalle donne (anche parlamentari) più giovani e carine. Andando a scavare trapelano altri elementi.
E cioè che ormai è stato raso al suolo lo staff storico di Berlusconi. E non solo l’ufficio stampa, con Bonaiuti che ormai fa il senatore a tempo pieno.
Ma anche i titolari dei dossier più delicati. Valentino Valentini, ad esempio, grande tessitore dei rapporti internazionali di Berlusconi e in particolare di quelli russi.
Fino a qualche settimana fa non si vedeva in modo assiduo alla Camera. Ora è stato di fatto allontanato dalla cerchia ristretta dal duo Rossi-Pascale. E si è diradata la presenza sia ad Arcore che a Grazioli di Sestino Giacomoni, anche lui diventato un abituale frequentatore di Montecitorio.
Mentre il segnale della conquista definitiva della casa è stato l’allontanamento di Marinella, storica segretaria del “dottore” dai tempi di via Rovani. Rientrata dopo la gravidanza è stata allontanata.
È a casa con regolare stipendio, ma la sua presenza non era più gradita ad Arcore. Proprio Marinella, che ha rapporti di stima e amicizia con tutti i figli che ha tenuto da piccoli sulle ginocchia, ha rappresentato a loro un quadro assai preoccupato, innanzitutto a Marina.
Il quadro è quello di un Berlusconi già  ai domiciliari: ha perso molti dei collaboratori storici perchè non graditi.
Ma l’effetto Rossi, titolare delle questioni amministrative e della spending review di Palazzo, ha avuto come effetto l’allontanamento di collaboratori che ormai erano persone di famiglia.
Come il maggiordomo Alfredo, che ora ha aperto un ristorante in piazza delle cinque Lune. Era Alfredo che preparava ogni sera la tisana al “dottore” e magari faceva qualche considerazione su una parlamentare che era andata bene in tv, o su altri argomenti, con l’affetto di uno di casa.
E a qualche parlamentare che frequenta il suo ristorante non nasconde l’amarezza per l’accaduto e la nostalgia per i bei tempi andati.
Ora, l’assalto finale del duo R&P (Rossi e Pascale): far saltare i rapporti di Berlusconi con il pezzo forte della classe dirigente di Forza Italia, impedendo che possano ottenere successo Fitto, Scajola e tutti coloro che vantano di un proprio consenso fatto di preferenze e rapporti col territorio: “Se Fitto si candida — ragionava Marcello Fiori, responsabile dei Club Forza Silvio — arriva primo come preferenze. E a quel punto è il nuovo capo di Forza Italia”.
È Giovanni Toti la figura su cui punta il duo Rossi-Pascale nella fase dei servizi sociali. E questa è la manovra che sta monitorando la Rossi. Manovra ad alto rischio, su cui rischia di esplodere Forza Italia: “Si sta passando il segno — dice più di un azzurro — se Berlusconi va avanti così salta tutto”.
Per Francesca la manovra spericolata si chiama matrimonio. Per arrivare all’obiettivo vanno piegate le resistenze di Berlusconi. Che non solo non è convinto, ma comincia a manifestare una certa noia per prigionia cui è stato costretto.
Ci sono quattro persone che hanno libero accesso ad Arcore senza bisogno del permesso di quelle che nel Palazzo vengono chiamate le badanti.
E sono Marcello Dell’Utri, Gianni Letta, Cesare Previti e Fedele Confalonieri.
A loro Silvio ha detto che non ha intenzione di sposarsi. E che non si sta divertendo affatto.
I quattro, contrariamente a Berlusconi, hanno rapporti con i parlamentari.
E così la notizia circola: a Berlusconi già  manca la libertà .

(da “Huffingtonpost“)

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BERLUSCONI, NO DI PIERSILVIO, BARBARA IN PISTA

Marzo 21st, 2014 Riccardo Fucile

MA SULLA DISCESA IN CAMPO DEI FIGLI GLI AZZURRI SI SPACCANO

Pier Silvio pronuncia il suo “non possumus” di prima mattina. Niente da fare.
Il primogenito sembra abbia fatto sapere a tutti – e lo ha ribadito al padre – di non essere assolutamente disponibile a candidarsi, di stare bene alla vicepresidenza di Mediaset.
Dunque, visto anche il gran rifiuto di Marina, resterebbe in campo al momento solo l’ipotesi Barbara per avere il brand di famiglia sulla scheda elettorale.
Ma in quel brodo anarchico che è diventata Forza Italia, nell’approssimarsi della restrizione del capo (arresti domiciliari o servizi sociali), l’arrivo di un Berlusconi junior è oggetto di uno scontro interno che diventa pubblico, in tv e sulle agenzie. «Dopo tutte le aggressioni giudiziarie subite da Berlusconi — profetizza infatti Giancarlo Galan — per dovere morale uno dei figli prenderà  il posto del padre».
Ma quando mai. Renato Brunetta non è d’accordo. «Berlusconi non ha successori, succede a se stesso».
L’altro capogruppo al Senato, Paolo Romani, è ancora più esplicito: «Per il successo di Forza Italia è importante chiamarsi Silvio Berlusconi, non solo Berlusconi. Non è immaginabile un altro membro della famiglia che scende in campo».
Lo stesso leader forzista, nelle conversazioni private a palazzo Grazioli, si mostra incerto riguardo al destino politico dei figli: «Ci sto ancora riflettendo, ma preferirei risparmiarglielo».
Alla dinasty familiare si aggiunge il confronto sulle liste per le Europee, ancora molto lontano dal trovare una soluzione.
Se due giorni fa sembrava infatti scontato il via libera alla candidatura di Raffaele Fitto al Sud, gli avversari interni del pugliese – da Francesca Pascale a Giovanni Toti – hanno cominciato a rimettere in discussione quella che sembrava una decisione già  presa.
Oggi a palazzo Grazioli ci sarà  una nuova riunione con il Cavaliere e lo stato maggiore forzista. Ma sono giorni pesanti per un partito che sembra sull’orlo di una crisi di nervi, acuite dai rumors che vogliono il cavaliere dimissionario persino dalla presidenza di Forza Italia.
Per smentire il clima di cupo pessimismo dilagante scende in campo una batteria impressionante di “dichiaratori”. «Forza Italia – assicura Daniela Santanchè — non è un partito in declino». «Assicuro gufi e uccelli del malaugurio che Silvio Berlusconi sarà  in campo» alle europee, afferma Giovanni Toti.
In attesa di sapere quale sarà  la decisione del tribunale di sorveglianza di Milano, si moltiplicano le candidature delle Onlus che vorrebbero ospitare il condannato.
Le ultime due — ironia della sorte per il Cavaliere decaduto dal titolo — lavorano con i cavalli e la riabilitazione dei bambini disabili.
Sono la scuderia Unicorno di Corciano e l’Auriga di Roma. Si parla anche dell’Associazione Vittime di Malagiustizia.
Un tema che Berlusconi riprende in serata quando parla a un club di Monza: «Un partito che si dedicasse unicamente alla riforma della giustizia potrebbe ottenere dal 18 al 21 degli elettori indecisi».

Francesco Bei
(da “La Repubblica”)

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BERLUSCONI PENSA AL NOME NEL SIMBOLO, MA IL FIGLIO IN LISTA DIPENDE DAL 10 APRILE

Marzo 20th, 2014 Riccardo Fucile

IL CAV NON E’ PIU’ CAV… ANGOSCIA E PAURA LO PARALIZZANO…E QUELLA FRASE DI BETTINO: “IL PROSSIMO SARAI TU”

E adesso il 10 aprile fa davvero paura.
Quando Silvio Berlusconi accoglie lo stato maggiore del suo partito è un fiume in piena: “Io sono un cittadino che non ha fatto nulla contro il proprio paese, mi stanno facendo passare come un delinquente. Perseguiranno l’obiettivo di eliminarmi fino alla fine”. Già , fino alla fine.
Il Cavaliere non è più Cavaliere. E non solo come onorificenza. Per la prima volta sente sulla sua pelle la sensazione che il declino è iniziato. Personale. Politico.
Perchè il giorno dopo l’interdizione la frana di Forza Italia è iniziata.
Risuona, sinistra, nella sua mente quella frase che più volte gli disse Bettino Craxi da Hammamet: “Il prossimo sarai tu”.
Restano assai colpiti i capigruppo Brunetta e Romani, chiamati insieme a Verdini, Gianni Letta e Niccolò Ghedini a discutere di candidature per le europee a palazzo Grazioli.
Berlusconi li accoglie più come amici con cui sfogarsi e condividere l’angoscia del 10 aprile che come dirigenti del suo partito.
Adesso che la testa è fissa su quella data è tremendo pensare che da quel giorno non ci saranno più riunioni di questo tipo: “Non gliene frega niente delle candidature alle europee” racconta chi ha accesso a palazzo Grazioli.
Il punto di caduta sarà  che i big saranno tutti candidati, a partire da Raffaele Fitto, perchè se non corrono quelli che hanno i voti si rischia grosso.
Ma per ora non si può dire, altrimenti viene depotenziata la battaglia simbolica su Berlusconi capolista.
Per questo l’ufficio stampa smentisce la notizia data dall’Ansa sui nomi dei capilista: Fitto al Sud, Tajani al centro, Brunetta nel Nord Est e Toti nel Nord Ovest.
Ma non è questa la priorità  del Cavaliere. È la perdita della libertà  l’unico pensiero. Ogni giorno è un passo verso la fine, umiliazione dopo umiliazione.
Ieri interdetto, oggi non più Cavaliere. Domani chissà : domiciliari o servizi sociali. Con l’impossibilità  di parlare all’esterno, agire, fare la campagna elettorale.
È questo che condivide con i suoi. Perchè per la prima volta il “piano B” non c’è. L’unica certezza è la necessità  di mettere il nome “Berlusconi” nel simbolo per evitare che si realizzi lo scenario che prefigurano i sondaggi riservati, con Forza Italia al 17 per cento: “Sotto il 20 — trapela da palazzo Grazioli – si disintegra il partito”.
Ma la certezza riguarda la necessità , non la realizzazione.
Il rischio è che vengano annullate un bel po’ di voti a causa di elettori che scrivono “Berlusconi” sulla scheda”.
La soluzione sarebbe mettere un Berlusconi in lista. E qui si complica tutto dannatamente.
Perchè l’ex premier vorrebbe tenere i figli alla larga della politica: “Io — ha ripetuto ai suoi — non voglio far passare a loro quello che sto passando io”.
Anche perchè la sola ipotesi di un Erede ha prodotto la grande faida.
Con quelli di primo letto che non vogliono Barbara, “la figlia di Veronica”, che è però quella che funziona di più.
E Marina, su cui pure il Cavaliere ha fatto i suoi sondaggi, non è spendibile nell’era Renzi.
In un clima tragicomico dalla Corte viene spifferato anche il nome di “Pier Silvio”, come soluzione “terza”.
La verità  è che tutto dipende da come andrà  il 10 aprile. La discesa in campo di uno dei figli è legata alla totale perdita di agibilità : domiciliari o servizi sociali “veri”, allora figli in campo.
Nella confusione del fine impero, ora che per la prima volta il marchio non garantisce tutti, parte la corsa a improvvisate scialuppe.
E così succede che una prudente come Mariastella Gelmini dichiari che un Berlusconi sarà  in lista. Per essere smentita poche ore dopo da Giovanni Toti, all’uscita del vertice a Grazioli: “La famiglia ha sempre smentito e a me non risulta”.
C’è una confusa ansia di posizionarsi nelle mosse di un partito che teme il precipizio. Parole ripetute per decenni paiono aver perso appeal, tutto d’un colpo: “Continuerà  a guidare i moderati” assicura Toti.
Ma da quelle parti sono troppo esperti di comunicazione per non capire che stavolta non è come le altre.
Renzi è giovane, dà  l’idea di futuro, ha consenso.
Berlusconi ha il doppio di anni, appare come il passato.

(da “Huffingtonpost”)

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ELEZIONI EUROPEE, BERLUSCONI NON SI CANDIDA, TREMONTI, SCAJOLA, PASCALE (FORSE) SI’

Marzo 18th, 2014 Riccardo Fucile

TOTI CAPOLISTA NEL NORD OVEST, TREMONTI NEL NORD EST, TAJANI AL CENTRO… E PER BLOCCARE FITTO SI PENSA ALLA FIDANZATA DEL CAVALIERE

Non è vero che si candida come capolista alle Europee in tutte le circoscrizioni, non è vero che vuole infrangere la legge, non è vero — soprattutto — che benedice la raccolta delle firme per la richiesta della grazia al Capo dello Stato.
Silvio Berlusconi, mentre tutt’intorno i suoi più fedeli scudieri si agitano per cercare di tenerlo il più possibile sotto i riflettori e in attesa di conoscere il verdetto della Cassazione (oggi) sul periodo della sua interdizione, prepara la griglia delle vere candidature alle elezioni del 25 maggio.
Come riporta il Quotidiano Nazionale, dopo giorni e giorni di contatti e un lungo, difficile, colloquio avuto qualche giorno fa ad Arcore, il Cavaliere è riuscito a convincere Giulio Tremonti a tornare nei lidi di Forza Italia come capolista della circoscrizione del Nord-Est.
Il professore di Sondrio, oggi senatore del Gal, era accompagnato da Umberto Bossi che ha benedetto questo ritorno, nel nome di un asse tra la vecchia Lega e Berlusconi che non è mai venuto meno.
Certo, i tempi sono cambiati, ma quando c’è un problema da risolvere, Berlusconi può sempre contare sull’aiuto di Bossi. E anche su Tremonti.
Chi meglio di lui, in questo momento in Europa in chiave anti Merkel? La storia di Tremonti, d’altra parte, parla da sè.
Sotto di lui, in lista, comparirà  sicuramente anche il nome di Claudio Scajola.
Ecco che, dunque, risolto il primo tassello della scacchiera, altre due circoscrizioni sono andate a dama da sole.
La seconda, quella del Nord-Ovest vedrà  la candidatura di Giovanni Toti, il “delfino spiaggiato”, che dunque proseguirà  la sua luminosa carriera politica lontano dai lidi romani, e in ultimo la circoscrizione centro, dove verrà  ricandidato il commissario Ue uscente, Antonio Tajani.
Resta un unico problema, per Berlusconi: il Sud.
Perchè lì c’è solo un uomo che si può spendere e che vorrebbe essere speso come capolista di questa fondamentale tornata elettorale: Raffaele Fitto.
Ma il Cavaliere non ne vuole sentir parlare. Tra di loro, la ruggine ha raggiunto ormai livelli di non ritorno e persino Francesca Pascale, si dice nello stretto entourage di palazzo Grazioli, punta a farlo fuori.
Insomma, per l’ex governatore pugliese la bocciatura per le Europee potrebbe anche significare l’essere messo davanti ad una scelta, quella di lasciare Forza Italia; una scissione al Sud? Probabile.
Con il Cavaliere che, tuttavia, teme Fitto. Perchè qualunque nome possa mettere al suo posto come capolista, sa che l’ex governatore publiese gli farà  la guerra.
A meno che non sia un pezzo da novanta, uno “come Silvio”, capace di sbaragliare tutto e tutti, anche il “fuoco amico”.
Qualcuno ha suggerito a Berlusconi il nome di lei, della fidanzata, di “Francesca”, donna del sud e — soprattutto — donna del Capo.
Il Cavaliere, dicono, ci potrebbe pensare seriamente.

Sara Nicoli
(da “il Fatto Quotidiano“)

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LA SANTANCHE’ FA INFURIARE BERLUSCONI

Marzo 17th, 2014 Riccardo Fucile

SILVIO NON GRADISCE LA RACCOLTA FIRME PER LA GRAZIA, NON NE SAPEVA NULLA

Stavolta l’ha fatta grossa Daniela Santanchè. Talmente grossa da far andare su tutte le furie Silvio Berlusconi.
Il Cavaliere infatti, secondo quanto riferisce il Corriere della Sera, si sarebbe arrabbiato di fronte all’iniziativa della Santanchè, che ha avviato una raccolta di firme per la grazia all’ex premier da presentare al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Berlusconi a quanto pare non ne sapeva nulla.
La raccolta firme sarebbe stata concepita “a sua insaputa”. E da una personalità  come Daniela Santanchè, di certo poco incline a fare da pontiere.
“Con questa iniziativa hanno passato il segno. La Santanchè s’è indebitamente appropriata di un’idea che semmai doveva essere lanciata dai club, mica da lei”, avrebbe detto ieri sera ad Arcore.
“Secondo voi, io avrei mai affidato un appello per la mia grazia a una persona che è apertamente ostile al presidente della Repubblica? Secondo voi, io avei messo in mano questa iniziativa a una che non va d’accordo con almeno tre quarti del partito? Questa storia avrà  delle conseguenze…”.
E ancora: “La Santanchè ha cercato a tutti i costi di avere un incarico, e alla fine ha ottenuto di occuparsi della raccolta fondi… Io non l’ho mai autorizzata a fare appelli o raccogliere firme”.
Il caso Santanchè è solo l’ultimo di una serie di movimenti interni al partito che il Cavaliere non vede di buon occhio.
Si va dal varo del “governo ombra” del partito ad opera di Gianfranco Rotondi alle uscite di Denis Verdini in compagnia di Nicola Cosentino e Luciana Scalzi.
Il suo timore, secondo il Corsera, è che il partito si stia preparando in vista del 10 aprile, quando la decisione del tribunale di Milano sulla pena principale potrebbe metterlo in panchina per un po’.
Di qui la decisione – che l’ex premier avrebbe preso ieri sera – di non far candidare parlamentari di Forza Italia alle elezioni europee.

(da “Huffingtonpost”)

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STEFANIA PRESTIGIACOMO: “BRUNETTA USA IL MATTINALE PER DISPREZZARE LE DONNE”

Marzo 12th, 2014 Riccardo Fucile

LA PARLAMENTARE DI FORZA ITALIA CONTRO GLI ATTACCHI MEDIATICI DEL SUO CAPOGRUPPO

Non ci sta Stefania Prestigiacomo alla lettura che il Mattinale – il notiziario politico di Forza Italia – dà  della battaglia e della votazione sulla parità  di genere.
L’ex ministro – da tempo grande sostenitrice dell’alternanza di genere in Parlamento – ha inviato all’Huffington Post una lettera durissima nei confronti della maggioranza maschile del suo partito.
E in particolare nei confronti di Renato Brunetta, vera anima de Il Mattinale, fatto a sua immagine e somiglianza.
Prestigiacomo, lo ricordiamo, si era già  scontrata con Brunetta un paio di giorni fa, quando la deputata, prendendo la parola in aula, accusò il gruppo che gestisce il partito di “non lasciare nemmeno la libertà  di coscienza”.
Secondo Prestigiacomo, la libertà  di coscienza sventolata a parole da Brunetta & Co. si traduce in un aut-aut: “libertà  di essere d’accordo con la maggioranza (maschile) del gruppo da un lato” oppure “libertà  d’essere trattati come arpie alla famelica ricerca di uno scranno parlamentare dall’altro”.
La delusione della deputata verso la gestione del partito è totale: “Non è col disprezzo – scrive – che si costruisce il nuovo partito, non è con il sarcasmo arrogante che si conquistano i consensi, non è alimentando nuovi settarismi che si unisce e allarga la base di un partito che si dice liberale e che invece forse ha sprecato una grande occasione di libertà “.
Di seguito la lettera integrale a firma di Stefania Prestigiacomo:
La versione che il Mattinale, notiziario on line del gruppo parlamentare di Forza Italia, ha dato di ciò che è accaduto a Montecitorio nelle votazioni sulla parità  di genere, è profondamente offensiva.
Pagine, vignette, sarcasmi a ripetizione, citazioni sprezzanti in tutti gli articoli, per demolire e indurre al ludibrio dei militanti di Forza Italia una posizione che è stata civilmente e apertamente sostenuta da una parte significativa delle donne di Forza Italia.
È stato detto, a cose fatte, che c’era libertà  di coscienza. Libertà  di essere d’accordo con la maggioranza (maschile) del gruppo da un lato e libertà  d’essere trattati come arpie alla famelica ricerca di uno scranno parlamentare dall’altro.
Il tutto condito di argomentazioni grottesche come quella sulla meritocrazia che l’alternanza di genere avrebbe mortificato. Perchè se una legge impone a chi stila le liste bloccate di alternare un uomo e una donna il merito è sacrificato mentre se la legge lascia libero chi fa le liste il merito è premiato? Perchè tutti i concorsi pubblici vedono prevalere le donne mentre la politica è feudo prevalentemente maschile? I concorsi negano la meritocrazia e la cooptazione la premia?
Strumentale e dolorosa anche l’argomentazione che la nostra posizione volesse in qualche modo “minare” l’accordo sull’Italicum. Abbiamo difeso e difenderemo con energia e compattezza l’intesa sulla legge elettorale. Introdurre una norma di civiltà  e democrazia non l’avrebbe danneggiata, l’avrebbe migliorata e resa più vicina al sentire della gente. E la maggioranza della gente è donna.
Che la nostra posizione fosse minoritaria era noto, ne eravamo perfettamente consapevoli. Ma 20 anni di militanza in Forza Italia ci hanno insegnato che le battaglie in cui si crede si conducono con chiarezza e passione a prescindere dal risultato. La character assassination di chi ha tenuto posizioni in dissonanza dalla maggioranza del gruppo, indipendentemente dal fatto che fra noi ci siano persone che hanno contribuito a fare la storia del partito, amareggia e lascia basite.
Non è col disprezzo che si costruisce il nuovo partito, non è con il sarcasmo arrogante che si conquistano i consensi, non è alimentando nuovi settarismi che si unisce e allarga la base di un partito che si dice liberale e che invece forse ha sprecato una grande occasione di libertà .

(da “Huffingtonpost”)

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IL MEDIATORE VERDINI E IL SALVATAGGIO PD PER NON DISTURBARE

Marzo 5th, 2014 Riccardo Fucile

NEL GIORNO DELL’ACCORDO SULL’ITALICUM, LA GIUNTA DOVEVA VOTARE (A UN ANNO DALLA RICHIESTA DEL GIP) L’UTILIZZO DELLE INTERCETTAZIONI P3. … MA IL SENATO HA RINVIATO ANCORA

Nona seduta e nono rinvio della Giunta delle immunità  del Senato, ieri, sulla richiesta del Gip di Roma di autorizzazione all’uso di intercettazioni telefoniche di Denis Verdini, senatore, Nicola Cosentino e Marcello Dell’Utri, tutti parlamentari all’epoca dei fatti.
Tutti concordi nel riparlarne oggi, Pd compreso, ovviamente.
L’inchiesta è quella sulla presunta associazione segreta P3, finalizzata secondo l’accusa al pilotaggio di appalti e sentenze, oltre che al dossieraggio al danno di nemici politici.
La faccenda, però, è ormai antichissima e chissà  se al tribunale di Roma si ricordano ancora di quella lontana richiesta sugli ascolti dei tre pesi massimi berlusconiani: il Gip, infatti, l’ha presentata al Parlamento il lontano 12 aprile dell’anno scorso, ma a palazzo Madama ancora non hanno trovato il tempo di dire cosa ne pensano.
La presidenza del Senato, per dire, la soppesò per due mesi prima di convincersi, l’11 giugno, ad annunciarne l’arrivo all’aula e ad assegnarla alla Giunta per le elezioni e le immunità . Quest’ultima, però, forse troppo impegnata a discutere di come rinviare l’inevitabile epilogo della decadenza di Silvio Berlusconi, trovò modo di occuparsene la prima volta solo il 24 settembre 2013, oltre sei mesi dopo l’arrivo.
Di lì a dicembre, la Giunta trovò il modo di discuterne altre quattro volte, compresa l’accorata audizione di Verdini proprio alla fine dell’anno.
Votare? Macchè. Col 2014, però, il vento sembrava cambiato: Berlusconi , e pure Verdini, dunque, non erano più al governo e allora si poteva autorizzare i magistrati a usare le telefonate senza pagare prezzi politici elevati.
Tre sedute filate e finalmente la decisione di votare: appuntamento per il 4 marzo, cioè ieri.
Solo che poi c’è stato l’intoppo e non se n’è fatto niente: c’erano le concomitanti riunioni di Copasir e Antimafia – ha spiegato il senatore Andrea Augello di Ncd — meglio rimandare ancora per consentire una più ampia partecipazione dei senatori commissari.
Il Pd, democraticamente, acconsente. “Giusto, per carità  — spiega un senatore di maggioranza — ma Verdini ieri stava anche facendo da tramite tra Renzi e Berlusconi sulla legge elettorale: meglio non esacerbare gli animi e stare tranquilli”.
Nel frattempo, infatti, il Cavaliere è tornato al centro della scena e il buon Denis fa addirittura lo statista grazie al rapporto antico e amichevole col nuovo presidente del Consiglio.
Fatto l’accordo sulla legge elettorale, ora si potrebbe teoricamente procedere: si vedrà  oggi, visto che il presidente della Giunta Dario Stefà no ha convocato una nuova riunione proprio nel pomeriggio.

Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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