Marzo 28th, 2014 Riccardo Fucile
“NON TUTTI VOGLIONO BENE A PAPA'”… EUROPEE, PASSA LA LINEA FITTO
La guerra è fredda, ma non tarderà a esplodere, come sanno tutti dentro Forza Italia.
Soprattutto se, con le misure cautelari, la stella di Silvio Berlusconi si inabisserà più velocemente di quanto lui stesso abbia preventivato.
È la guerra di successione, politico-dinastica stavolta, della quale fuori dal perimetro di Villa San Martino ad Arcore si intravedono già le scintille.
Che ne sarà della leadership dopo il 10 aprile?
E cosa dopo l’eventuale tracollo elettorale delle Europee in assenza di un Berlusconi in lista?
Chi gestirà Forza Italia quando lui sarà sotto vincoli?
La faccenda è «familiare» molto più di quanto appaia all’esterno. Barbara in queste ore – raccontano da Milano – non ha affatto archiviato il sogno di seguire le orme del padre sulla via del partito, dopo aver intrapreso quella che l’ha portata ai vertici del Milan.
«Mio padre è circondato da troppa gente che non gli vuole bene, dentro Forza Italia e purtroppo anche in azienda» va ripetendo la giovane manager a chi le chiede cosa intenda fare. Un entusiasmo e una foga che si sono infrante contro l’asse formato dai due figli di prime nozze, Marina e Piersilvio.
«Io e lei ci consultiamo ogni giorno, su tutto» sottolineava ancora ieri il vicepresidente Mediaset a proposito dell’intesa con la sorella maggiore, nell’intervista al Corriere con cui non escludeva in futuro anche un proprio impegno in politica («Mai dire mai»), stroncando invece quello dell’altra sorella, Barbara.
Eventualità picconata del resto proprio da Marina, che ha lavorato ai fianchi il padre per settimane.
La presidentessa Mondadori non vuole per il momento a «sacrificarsi» in prima persona, ma non per questo è disposta a cedere lo scettro della leadership politico-familiare alla sorella più piccola.
Non è un caso se Francesca Pascale, non più tardi di una settimana fa, intervistata da Repubblica, ha sponsorizzato una «discesa in campo» della stessa Marina.
Se attorno al patriarca si è stretto come mai in passato un «cerchio magico» composto proprio dalla Pascale, da Maria Rosaria Rossi, da Alessia Ardesi, sotto la consulenza politica di Giovanni Toti (espressione dei big aziendali Confalonieri e Crippa), è solo perchè appunto Marina e Piersilvio lo hanno consentito. Un filo li lega tutti, in questa storia.
Certo è che il tanto annunciato vertice familiare previsto domenica scorsa per riunire tutti i cinque figli nella sala da pranzo di Villa San Martino e spegnere le polemiche, è saltato. Sostituito da un doppio appuntamento che ha dato la visione plastica della spaccatura dinastica in corso.
Domenica sera hanno cenato col padre Barbara, Eleonora e Luigi, figli di Veronica.
Mentre lunedì, al consueto pranzo-briefing con le aziende, c’erano i soliti Piersilvio e Marina.
Il clima è un po’ questo, da fratelli coltelli.
Ecco allora che qualsiasi scelta compiuta adesso dall’ex premier farebbe saltare il tavolo ei delicatissimi equilibri familiari.
«Non possiamo dare l’impressione di fare investiture dinastiche» ha tagliato corto con gli uni e gli altri Berlusconi nei giorni scorsi, congelando di fatto la partita. Ci sono cose più «serie», come gli affari, da portare avanti.
Con Mediaset che giusto ora è tornata a produrre profitti (8,9 milioni nel 2013), a dispetto del rosso del 2012, e che ha acquistato i diritti della Champions League fino al 2018 per la cifra record da 700 milioni.
Sul simbolo per le Europee campeggerà il cognome, per mantenere il brand nel simbolo di Forza Italia, è stato confermato ieri nella prima riunione dell’ufficio di presidenza a Palazzo Grazioli.
Ma in pochi sono pronti a scommettere che sia rimasto il cognome (e non il nome) per lasciare uno spiraglio alla candidatura di uno dei figli in vista del 25 maggio.
«Quella carta è chiaro ormai che verrà giocata, ma non subito, alle politiche » spiega un big che frequenta la famiglia.
Per il momento, per evitare altre fratture al partito, Berlusconi cede alla linea dettata da Raffaele Fitto. Saranno consentite le candidature alle Europee anche dei parlamentari. Tenuti a dimettersi dopo l’eventuale elezione (e non prima, come pure era ipotizzato nella stesura originaria del discorso che il leader legge ad apertura).
«Abbiamo bisogno di liste forti, chi vorrà candidarsi potrà farlo» dice il leader dando il via al plebiscito dei 64 presenti su 67 (mancano Stefania Prestigiacomo, Paolo Bonaiuti e Gianfranco Rotondi).
Dal disco verde alle Europee resteranno esclusi, come già alle Politiche, Claudio Scajola e Nicola Cosentino
Certo è che il «liberi tutti» ha già aperto la corsa dei pochi che possono vantare un patrimonio elettorale da investire, pronti a blindarsi al sicuro per i prossimi cinque anni a Bruxelles, lontano dalle sabbie mobili del berlusconismo in declino.
Non solo Fitto, ma si muovono anche Saverio Romano e Gianfranco Miccichè in Sicilia, Salvatore Cicu in Sardegna e tanti altri ci stanno pensando.
L’ex Cavaliere prova a motivare i suoi, li chiama a un’«opposizione d’ora in poi più incisiva al governo Renzi, alla vigilia delle Europee».
Chi resta a Roma pensa piuttosto a quel che ne sarà di Forza Italia e di ciascuno di loro dopo il 10 aprile (o il 18 secondo alcuni), quando il Tribunale di sorveglianza di Milano deciderà su domiciliari o servizi sociali. La corsa al “si salvi chi può” è già cominciata.
Tutti si preparano al peggio.
Non solo Nicolò Ghedini e Maria Rosaria che si sarebbero divisi i compiti, eleggendo il primo domicilio ad Arcore, la seconda a Roma, per ogni evenienza.
Sulle spoglie del partito, su chi dovrà gestirlo e decidere sulle liste si è consumato uno scontro brutale tra la cerchia ristretta che marca a uomo il capo e la vecchia guardia.
Due correnti nel partito.
La prima composta dalla fidanzata Pascale e la Rossi, lo stesso Ghedini, e le menti più politiche, Giovanni Toti e il capogruppo al Senato Paolo Romani (che ieri in ufficio di presidenza ha tentato una mediazione per il momento accolta: «Diamo a Berlusconi la delega a creare liste forti »).
Il secondo gruppo è composto da Denis Verdini e Daniela Santanchè, da Fitto e Saverio Romano, ma anche da Mara Carfagna.
Hanno vinto i primi, per ora, stoppando intanto la corsa di Barbara e arginando Verdini, nonostante sia il regista dell’intesa con Renzi.
Ma la conta interna delle Europee, le prime senza Berlusconi, aprirà scenari inedit
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Marzo 27th, 2014 Riccardo Fucile
“OPPOSIZIONE DURA, SALVO CHE SULL’ITALICUM”
“Da oggi dobbiamo fare un’opposizione visibile e chiara al governo, più dura, altrimenti ci
dicono che non siamo nè carne nè pesce”.
È nel corso della riunione del parlamentino azzurro a palazzo Grazioli che Silvio Berlusconi sancisce la fine della tregua con Renzi.
Ora, si cambia: “Continueremo a dialogare sulle riforme, se siamo d’accordo con le riforme, ma senza che se le intesti solo Renzi. Sul governo, niente sconti”.
Tradotto, tranne che sull’Italicum, il premier non potrà più contare sull’appoggio che, sia pur “coperto”, che Forza Italia ha garantito in questi mesi.
Neanche sulla riforma del Senato, dove Forza Italia andrà alla trattativa con una sua proposta che non ricalca quella del Pd.
E l’atteggiamento parlamentare sui provvedimenti del governo sarà assai meno blando, come accaduto in questi mesi.
È più di una voce dal sen fuggita.
In vista delle europee, l’ex premier opta per una virata strategica profonda.
Che mette fine all’idillio di questi mesi. Perchè, è la riflessione maturata in questi giorni, a forza di dire che Renzi è il sosia di Berlusconi, il premier sta sfondando dentro l’elettorato di Forza Italia.
E ora i sondaggi sono da allarme rosso, col partito di Berlusconi pericolosamente sotto la soglia del venti per cento.
“Nè carne, nè pesce”, come ha detto Alfano qualche giorno fa: così rischia di apparire il partitone azzurro a pochi giorni dalla decisione del tribunale di Milano su domiciliari e servizi sociali.
Con l’aggiunta che il Cavaliere non potrà fare la campagna elettorale. Il rischio è che, appiattendo il partito su Renzi, il voto azzurro vada in libera uscita.
Ecco che, per la prima volta dalla nascita del governo, l’ex premier affida ai big del suo partito, nel corso dell’ufficio di presidenza, giudizi poco lusinghieri verso il segretario del Pd, dismettendo quell’aria infatuata che nelle scorse settimane non aveva nascosto: “Renzi – dice Berlusconi – sa comunicare, è bravo, ma le uniche cose che ha fatto le ha fatte grazie a noi”.
Per il resto, soprattutto sulla politica economica, i risultati, per Berlusconi, non ci sono.
Anzi c’è una buona dose di bluff: “Renzi promette soldi in busta paga, si vende come già approvati provvedimenti passarti solo in un ramo del Parlamento. Noi dobbiamo essere più duri”.
Proprio sul terreno della politica economica l’ex premier chiede un indurimento nelle prossime settimane, tarandoci la campagna elettorale per le europee: sul lavoro, ora che Renzi sta misurando le resistenze del suo partito; sulle tasse, assecondando il grido di dolore che arriva dalle categorie, a partire da Confindustria.
Ma è soprattutto sull’Europa che Berlusconi è pronto a scatenare l’arsenale della propaganda contro il governo: “Renzi — ha detto ai suoi — si è andato a prendere in Europa solo sorrisi e pacche sulle spalle. Ed è la prova di come sia andata male per l’Italia”.
Pronto lo slogan di Forza Italia per le europee: “Meno Europa in Italia, più Italia in Europa”. Una virata profonda, dunque.
Che riguarderà non solo il comportamento parlamentare di Forza Italia, ma tutto l’apparato mediatico, da Mediaset agli house organ di famiglia che finora hanno, di fatto sostenuto il governo.
Proprio in vista della grande battaglia il Cavaliere chiude la faida sulle liste con una mediazione favorevole alla vecchia guardia. I parlamentari nazionali si potranno candidare alle europee e poi, una volta eletti, dimettersi.
Il parlamentino vota compatto la delega al Capo per formale le liste.
Nel simbolo, neanche a dirlo, ci sarà il nome Berlusconi.
I bozzetti sono già pronti.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 27th, 2014 Riccardo Fucile
BERLUSCONI SCEGLIERA’ NOMI FORTI
L’umore non è certo quello adatto per festeggiare i vent’anni dalla prima vittoria elettorale
del ’94.
Silvio Berlusconi glissa sull’argomento e riunisce per la prima volta il comitato di presidenza fresco di nomina per affrontare questioni più dirimenti.
Una su tutte, la presenza o meno dei parlamentari nelle liste europee, argomento che da settimane è al centro di aspre polemiche.
Ed è proprio su questo tema che per quasi due ore si discute nel “parlamentino” azzurro riunito a palazzo Grazioli.
A prendere la parola per primo è l’ex premier che, leggendo un discorso scritto, chiede che siano i presenti ad esprimersi con un voto.
Raffaele Fitto (che non ha mai fatto mistero di volersi candidare) chiede però di parlare anche e soprattutto per rispedire al mittente le ricostruzioni apparse in questi giorni che lo descrivevano ad un passo dall’addio: ho sempre combattuto con lealtà al tuo fianco e continuerò a farlo – è stata la premessa del suo intervento – e non ho nessuna intenzione di andare via, anzi, mi sento offeso nel vedere quello che si dice su di me. Sono e resto in Forza Italia.
Parole chiare con cui Fitto ribadisce la volontà di voler correre alle europee per dare una mano al partito rendendosi anche disponibile, proprio per fugare ogni dubbio e smontare le tesi dei suoi avversari, a lasciare il suo incarico prima di iniziare la campagna elettorale: dovremmo essere qui a parlare dei 20 anni di successi – ha proseguito – ed invece si discute da settimane non di come vincere senza il nome di Berlusconi in lista, ma dei criteri per escludere le persone. Discorso che forse avremmo dovuto fare per le politiche evitando quello che è accaduto dopo.
Il rischio di arrivare ad una frattura del partito in un momento comunque delicato non è nei piani del Cavaliere che prontamente rilancia insistendo nella necessità di fare delle «liste elettorali forti e competitive».
Una soluzione per uscire dall’impasse la fornisce Paolo Romani: delegare Berlusconi alla composizione delle liste.
Proposta accolta da tutti all’unanimità , non solo degli aventi diritto al voto ma anche al resto dei presenti a cui l’ex premier ha esteso il diritto di votare.
La conclusione della riunione seppur senza divisioni non mette la parola fine alla presenza ormai consolidata di almeno due scuole di pensiero dentro Forza Italia.
Berlusconi lo sa perfettamente ma dedica il resto a parlare del programma per le europee il cui slogan sarà «Più Italia in Europa» senza dimenticare i cavalli di battaglia come l’attacco alla magistratura politicizzata.
Cuore del suo intervento è stata la richiesta fatta a tutto lo stato maggiore di lavorare al consolidamento dei club: rappresentano Forza Italia tra la gente – ha detto il Cavaliere – devono crescere sempre di più.
L’unica nota dolente è il nome che non piace al diretto interessato più propenso a ribattezzarli “comunità ” sul modello americano.
Spazio poi all’attualità con la richiesta di rispettare i patti con Renzi sulle riforme senza però fare sconti sul resto in vista anche della campagna elettorale.
Nessuna novità sul simbolo che avrà la scritta Berlusconi e lo slogan Europa.
L’ex premier ha poi fatto sapere ai presenti di aver chiamato nei giorni scorsi Napolitano per parlare della crisi in Ucraina alla luce poi dell’incontro del capo dello Stato con Obama.
(da “La Stampa“)
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Marzo 27th, 2014 Riccardo Fucile
L’EX MINISTRO E’ STATO NOMINATO NEL COMITATO DI PRESIDENZA DI FORZA ITALIA
On. Mastella, è nel comitato di presidenza di FI. L’avevamo persa di vista. 
«È un’affermazione barocca: non mi ero mai staccato dal territorio, magari in una posizione più umile e dimessa ma c’ero. L’aggressione giudiziaria che ho subito mi ha portato a essere come quelli che hanno il cuore a destra, prima o poi te ne fai una ragione».
Il cuore a destra?
«È un modo di dire: sono sempre di centro. E di questa nomina non sapevo nulla. Mi sono arrivati sms a cui rispondevo che probabilmente c’era stato un scambio di persona». Che contributo pensa di dare?
«L’esperienza. Se continuo a superare i fuochi che si appiccano nella foresta di stagione in stagione e ad affrontare e vincere gli animali feroci….».
Che bella similitudine. Complimenti.
«È per dire che non ritengo ci sia avarizia di giudizio per la vecchia guardia. Non ci sono solo ghigliottinatori».
Però un po’ stupisce la sua nomina in periodo di rottamazione e mentre lo stesso Berlusconi parla di rinnovamento.
«Voi giornalisti siete strani. Non è che avete rottamato Montanelli o Scalfari. Avevano i loro lettori…».
E lei ha ancora i voti?
«Lo vedremo. Il punto è che non si può elevare l’inesperienza a valore».
Lei è europarlamentare. Non sente un po’ nostalgia della politica romana?
«Intanto conto di ricandidarmi. Se me lo chiedono, lo faccio volentieri. E poi a Roma si respira aria viziata, mentre la mammella oggi è quella dell’Europa».
Lo avrebbe mai detto, con tanti anni di opposizione a Berlusconi, che sarebbe diventato un dirigente di Forza Italia
«Ma sono solo nel comitato di presidenza… E comunque no, non l’avrei mai detto. Certo, se non fossi stato oggetto di qualche sollecitudine giudiziaria, la mia storia sarebbe cambiata».
E quella di Prodi, di cui lei era ministro.
«Ecco, non esistono i giudici comunisti: io ero di centrosinistra».
Ma era in lite con Di Pietro sulla giustizia.
«Io ora sono europarlamentare e Di Pietro non è nulla: una nemesi».
Che cosa pensa di quello che stia succedendo dentro il suo partito?
«Ci sono delle difficoltà derivanti dalle condizioni di Berlusconi che ha tutta la mia solidarietà . Il mare è in tempesta e la nave finisce per ballare perchè il condottiero è legato…».
Oggi sulle similitudini è imbattibile.
«Intendo che, siccome Berlusconi è in difficoltà , tutti devono fare dei sacrifici e seguire le sue indicazioni. Tutti noi dobbiamo pensare che, come si dice dalle mie parti, chi è nato tondo non può farsi quadrato. Forza Italia è un partito nato così e non lo si cambia. Stiamo attenti a non ridurlo come si è ridotto il Milan».
Sarà contento Berlusconi.
«Ma io gli sono amico, anche se non sono berlusconiano. Ogni tanto ci sentiamo e gli dico come la penso. Oggi, soprattutto, capisco il suo dramma umano: fra pochi giorni rischia gli arresti domiciliari».
Che suggerimento gli dà ?
«A lui nessuno. Alla magistratura suggerisco rinviare l’esecuzione della sentenza a dopo il voto del 25 maggio, perchè non si inquini la campagna elettorale con l’ennesima questione giudiziaria».
Rinviare? Si può?
«Eh, appunto: si può?».
Mattia Feltri
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Marzo 27th, 2014 Riccardo Fucile
COSENTINIANI PRONTI A CORRERE DA SOLI ALLE AMMINISTRATIVE…. 3.400 AMMINISTRATORI PASSATI CON ALFANO… LA MINACCIA SCAJOLA
Dalla Sicilia al Piemonte un terremoto scuote Forza Italia.
Il partito si sbriciola con la leadership del capo.
Oltre 3.400 tra consiglieri e amministratori locali già fuggiti via, 94 consiglieri regionali transitati nel Nuovo centrodestra, sulla scia dei sessanta parlamentari e altri pronti a farlo dopo il 25 maggio.
Ed è un sisma che ha l’epicentro lontano da Roma, nei territori, proprio nelle regioni un tempo cassaforte del consenso forzista.
Pacchi di consensi volatilizzati con i ras che hanno cambiato casacca. E le Europee incombono, come le Regionali in Piemonte e Abruzzo e il voto in quattromila comuni, a cominciare dalle 26 città capoluogo.
Gli ultimi report consegnati ad Arcore disegnano scenari da brivido: zero vittorie nelle grandi città .
Non è un caso se Silvio Berlusconi il partito ha deciso di smantellarlo del tutto, sostituirlo coi club, il ventennale della vittoria del ’94, che cade oggi,cancellato di fatto, si commemora piuttosto con un vertice a casa sua.
I GRANAI DEL SUD SVUOTATI
La Campania vacilla, a dir poco. Nicola Cosentino, messo alla porta da Berlusconi, volta le spalle e va via.
Domenica all’hotel Mediterraneo di Napoli i consiglieri regionali della neonata Forza Campania presenteranno simbolo e logo coi quali correranno da soli alle prossime amministrative.
I «magnifici sette» consiglieri, li ha battezzati “Nick”, si affiancano alla mezza dozzina di senatori. È solo lo strappo finale che ha avuto origine quando Francesca Pascale è riuscita a imporre il senatore Domenico De Siano al posto di coordinatore.
Il governatore Caldoro e Mara Carfagna proveranno a fare da argine alla guerra dichiarata da Cosentino. «Siamo disponibili al confronto, confidiamo nel fatto che non ci saranno scissioni. Ma per le Europee abbiamo bisogno di persone credibili, leali e che portino voti, escludere chi li ha lascerebbe assai perplessi», sostiene la portavoce del gruppo alla Camera, sponsor della candidatura di Fitto nella circoscrizione Sud.
Già , l’affare Puglia. Rischia di essere l’altra grana che oggi pomeriggio, nella prima riunione del comitato di presidenza fresco di nomina a Palazzo Grazioli, Berlusconi cercherà di disinnescare.
Anche perchè l’ex governatore pugliese ha al suo fianco 15 dei 17 parlamentari della sua regione.
Se sarà candidato alle Europee, si dimetterà , guidando Fi nella circoscrizione Sud.
Se gli sarà impedito, tutto potrà accadere. Come già avvenuto nella Calabria del governatore Giuseppe Scopelliti passato al Ncd con un seguito di 239 amministratori.
E in Sicilia. Dove Forza Italia avrà gatte da pelare ora che “mister” centomila preferenze, il catanese Giuseppe Castiglione ha fatto armi e bagagli per accomodarsi da sottosegretario nei governi Letta e Renzi sostenendo la rivoluzione di Alfano e Schifani. E proprio lì, il nemico numero uno di “Angelino”, Gianfraco Miccichè, tenterà di consumare la sua vendetta da capolista forzista nella circoscrizione Isole.
IL BUCO NERO DEL NORD
I liguri, sono solo gli ultimi ad alzare la voce. Consiglieri regionali, due presidenti di provincia, sindaci, coordinatori di club hanno scritto a Berlusconi per invocare la candidatura di Claudio Scajola.
«Irresponsabile e irrealistico pensare che» l’assenza del leader dalle liste, «non avrà ripercussione nelle urne ». Il capo in realtà ha escluso la corsa dell’ex ministro, se deroga ci sarà , sarà per il solo Fitto.
Quelle centinaia di dirigenti locali forzisti hanno già la valigia in mano.
Nel cuore lombardo del berlusconismo le Europee e le amministrative rischiano di trasformarsi in una trappola, ora che i big di Cl, da Maurizio Lupi a Roberto Formigoni militano altrove.
Se porteranno nel Ncd quel blocco di voto moderato si scoprirà solo il 26 maggio.
Su Mariastella Gelmini, la nuova coordinatrice, il compito di trainare voti sul capolista Giovanni Toti, voluto a gran forza da Berlusconi per la legittimazione elettorale.
Ma è in frantumi il centrodestra anche in Piemonte, dove il vicecoordinatore forzista Osvaldo Napoli ha appena annunciato che il partito correrà in solitaria per le regionali contro Chiamparino, sostenendo Gilberto Pichetto, in rotta coi fratelli d’Italia che sponsorizzano Guido Crosetto, ex forzista.
Solo il Veneto controllato ora da Niccolò Ghedini va in controtendenza, facendo registrare il ritorno di sei consiglieri regionali.
LA GUERRA DEI NUMERI
Di fronte all’incubo debacle, il responsabile elettorale Ignazio Abrignani minimizza: «Nessun timore, siamo di fronte a una prova importante, vanno al voto 18 milioni di italiani, tenteremo accordi col Ncd laddove possibili. Il fatto è che le amministrative hanno sempre favorito la sinistra».
Questa volta con un handicap in più, saranno le prima dopo la scissione di novembre. Dore Misuraca, l’uomo dei numeri e a capo degli enti locali del Ncd, aggiorna di settimana in settimana il pallottoliere degli amministratori forzisti in transito, perchè è sui portatori di voto porta a porta che si gioca la partita.
E ad oggi sono fuoriusciti 151 in Abruzzo, 239 in Calabria, 417 campani, 159 in Emilia e 235 nel Lazio con Cicchitto, Lorenzin e Saltamartini.
E poi 546 lombardi e i 195 pugliesi andati via con Cassano e i 534 della Sicilia, piazzaforte di “Angelino”.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Marzo 26th, 2014 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DEL CLUB DEL XV MUNICIPIO DI ROMA RISPOLVERA LA VECCHIA STRATEGIA
Dentiere “a prezzi convenzionati” e veterinario gratis per gli iscritti al Club Forza Italia. 
Perchè “la gente si è allontanata dalla politica e se non ci inventiamo qualcosa per recuperarli, è finita”.
Vincenzo Leli, presidente del Club Forza Italia del XV Municipio di Roma, ovvero “il primo della capitale”, spiega a La Stampa la strategia per (ri)conquistare elettori e cittadini.
Che, una volta presa la tessera del Club, sono stati i primi a chiedere “se avevano diritto a qualche convenzione nei Caf o dal meccanico. Altri hanno buttato lì l’idea del veterinario”. Quella delle dentiere gratis è un vecchio cavallo di battaglia del Berlusconi degli esordi mentre l’idea della cura degli animali risale a tempi più recenti.
L’ex premier infatti, nei mesi scorsi, aveva apertamente parlato dell’importanza degli animali domestici per gli italiani.
E così si era fatta strada anche l’ipotesi dei circoli Forza Dudù.
Leli non si è lasciato sfuggire il suggerimento degli elettori di Forza Italia.
“Qui siamo a Roma Nord — spiega al quotidiano torinese — la zona più benestante della città ” dove “la percentuale di abitanti con animali domestici è alta”.
Quindi ha stipulato una convenzione con un “amico veterinario”.
Risultato: “La prima visita è gratis, dalla seconda gli iscritti hanno un prezzo agevolato. Così anche chi di solito non va dal veterinario, coglie l’occasione per farlo”.
Ma veniamo ai numeri. Gli animali domestici degli iscritti del Club nel XV Municipio sono circa 350.
“Guardi — spiega Leli — abbiamo 700 iscritti e da un rapido calcolo ho stimato che almeno la metà di loro ha un cane o un gatto. Pensi che su 1.800 famiglie che vivono all’Olgiata abbiamo 200 tesserati: ecco, lì posso dire con certezza che che tutti hanno un animale domestico”.
Ma le convenzioni non finiscono qui, perchè al Club stanno pensando ad altri sconti.
Obiettivo: aiutare gli anziani.
Quindi, dice Leli, “sono in contatto con alcuni studi dentistici”. Così, conclude, “i nostri iscritti avranno la dentiera a un prezzo agevolato”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 24th, 2014 Riccardo Fucile
BERLUSCONI SEMPRE PIU’ IN MANO ALLE PRESSIONI DEL NUOVO CERCHIO MAGICO…ROTTAMATA LA VECCHIA GUARDIA, ORA VERDINI PREPARA LA VENDETTA
“Mi auguro che tutti comprendano la gravità del momento e l’esigenza di rinnovarci. Uno
sforzo che dobbiamo affrontare tutti insieme mettendo da parte interessi personali, ambizioni individuali e la difesa di rendite di posizione”.
Alla fine Silvio Berlusconi si schiera. E verga personalmente una nota per annunciare la grande rottamazione della vecchia guardia di Forza Italia.
Annunciando, di fatto, che non candiderà alle europee quei big che pur lo hanno sostenuto in tante battaglie difficili.
E contestualmente nominando un ufficio di presidenza di Forza Italia dove, tra i 30 che votano, Fitto è in minoranza.
Parecchi della vecchia guardia restano come invitati.
Ed entrano la Rossi, Toti, e il resposabile dei club Fiori.
Rinnovamento e basta rendite di posizione: proprio la linea su cui da settimane lo spinge il “cerchio magico” formato da Giovanni Toti, Marcello Fiori e dal duo Rossi-Pascale.
Non è un caso che il comunicato venga inviato alle agenzie prima che ad Arcore arrivi quello che viene identificato come il simbolo della “bad company” da rottamare, ovvero Denis Verdini, proprio per una riunione sulle liste alle europee.
Riunione che si trasforma in un ring.
Chi ha sentito Verdini prima di entrare sbotta: “Aspettiamo le decisioni ufficiali, poi liberi tutti”.
Nel senso che Scajola, Fitto, Verdini non hanno alcuna intenzione di mettersi da parte porgendo l’altra guancia.
E già pensano alla grande vendetta, che consisterà nel far mancare i propri voti alle liste preparate dal cerchio magico.
Più di una fonte affidabile assicura che Denis Verdini, potentissimo uomo macchina e terminale dei portatori di voti di Forza Italia, è pronto a fermare la macchina in questa campagna elettorale.
È il controllo dell’organizzazione la vera posta in gioco di queste ore.
Anzi, dell’organizzazione nella fase dei servizi sociali, quando Berlusconi sarà limitato nella libertà .
Nei piani del nuovo cerchio magico Toti è destinato a diventare il vero numero due del partito, con Maria Rosaria Rossi e Francesca Pascale nel ruolo di plenipotenziari ombra.
E Marcello Fiori, responsabile dei Club nel ruolo di organizzatore.
Per farlo occorre togliere gli ostacoli dalle liste: “La verità — dice un big di rango – è che nelle urne Fitto arriverebbe primo e pure Scajola prenderebbe più voti di Toti, quindi li tengono fuori altrimenti il loro gioco non regge”.
In un clima di tensione e di ansia a pochi giorni dal Verdetto del tribunale di sorveglianza Berlusconi ha scelto di benedire questa operazione, sollecitato anche dall’ala Mediaset: “Se non ci metto mano io al partito salta tutto”.
Perchè il vecchio leader teme di perdere il controllo di Forza Italia di fronte a una classe dirigente eletta nelle urne, grazie a una sua forza, ora che sarà fuori gioco a causa dei servizi sociali.
In particolare, non si fida di Fitto, l’unico che ancora riesce a mobilitare il partito al Sud e custode di un serio bacino di voti.
Tanto che i due non si sentono da giorni. E preferisce correre il rischio di perdere voti piuttosto che di perdere il controllo del partito.
Perchè a questo punto tutto è possibile visto che l’ex governatore pugliese ha già fatto capire che, senza di lui, al Sud Forza Italia avrà problemi seri.
La verità è che il 10 aprile è sempre più vicino.
Paura, ossessioni, ansia di perdere il controllo delle cose e di assistere inerme alla frana: queste pulsioni avvolgono le mosse del Capo.
Non è un caso nel corso del consueto pranzo del lunedì ad Arcore con i figli e i vertici Mediaset Berlusconi ha confidato che teme davvero i “domiciliari”.
O comunque misure particolarmente rigide sulla limitazione della libertà .
La strategia degli avvocati di Berlusconi è quella di non presentare alcuna richiesta specifica al collegio dei giudici che esamineranno il caso.
Confidando che sia sufficiente l’età — l’ex premier ha 78 anni — e l’evidenza che si tratta di un leader politico, che cioè come “lavoro” fa la politica per avere un regime di servizi sociali che non impedisca di proseguire in questa attività . Non sarebbe il primo caso in cui i servizi sociali vengono scontati nell’ambito dell’attività lavorativa del condannato. E quindi, in teoria, Berlusconi potrebbe “lavorare” ad Arcore che di fatto è il suo ufficio politico.
Anche se l’elenco delle visite dovrebbe comunque essere autorizzato dal tribunale di sorveglianza. Il problema però è il ravvedimento, lo “scatto di consapevolezza”.
Se l’ex premier continua a definirsi innocente, il problema si pone.
E potrebbero scattare i domiciliari.
(da “Huffingtonpost“)
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Marzo 24th, 2014 Riccardo Fucile
LA VECCHIA GUARDIA MINACCIA: FAREMO SALTRE IL BILANCIO, IL PARTITO CHIUDE
E guerra sia. Umiliata ed emarginata, candidata a trasformarsi in una bad company da
rottamare, la vecchia guardia berlusconiana si prepara a reagire.
Contro lo strapotere del cerchio magico, minaccia di boicottare le liste azzurre alle Europee e studia clamorose ritorsioni per impedire l’approvazione del bilancio del partito e provocare una sorta di “fallimento tecnico”.
Forza Italia — così come conosciuta finora — è insomma a un passo dalla frantumazione
Il centralino di Arcore suona a vuoto, gettando nel panico i big che hanno sostenuto il Cavaliere nelle battaglie più dure.
In mezzo alla bufera, invece, chi si muove con la massima scioltezza è Francesca Pascale. La fidanzata del Cavaliere, affiancata da Maria Rosaria Rossi, è scatenata. Fa e disfa organigrammi, attacca dirigenti di peso, mette bocca — ascoltata sui rapporti politici del celebre fidanzato. E ragiona in grande.
Nelle ultime ore, per dire, ha addirittura reclamato un posto in lista per le prossime Europee. «Mi piacerebbe, perchè no?», è tornata alla carica
Un po’ come Barbara Berlusconi. La figlia di Veronica Lario ha invocato l’investitura del padre, ma è rimasta vittima del fuoco amico.
La sorella Marina non gradisce la novità , il fratello Piersilvio neanche.
E il pranzo della verità , convocato dal Cavaliere per cercare di mettere ordine nella dynasty, è slittato ad oggi.
Difficile che Barbara riesca a ottenere il via libera troppo fragili gli equilibri interni al clan ma l’ipotesi resta comunque, e nonostante tutto, ancora in piedi. «Vediamo, decide papà ».
Dentro villa San Martino, intanto, il cerchio magico lavora h 24 per plasmare la nuova era.
C’è da conquistare un partito — svuotandolo con i club “Forza Silvio” — e sconfiggere le sacche di resistenza.
Ieri, in un pranzo con Berlusconi, è stato dato il via libera a un ufficio di Presidenza nuovo di zecca. Sarà ufficializzato prestissimo e ospiterà anche esponenti della vecchia guardia.
Poco conta, perchè è stato ribadito il veto alla candidatura europea dei “big” in carica.
«Non c’è spazio per il doppio incarico. I nostri deputati e i nostri senatori ancora in carica devono restare a Roma. È un problema di serietà », ha sancito Berlusconi.
Fuori tutti, insomma. Compreso Raffaele Fitto, che si prepara a dare battaglia.
«Vogliono che io me ne vada, ma non saranno capaci di farmi saltare i nervi», ripete da giorni il big pugliese.
Lui, che al Sud governa un bacino di voti imponente, non riesce neanche a raggiungere al telefono il Capo. Nelle ultime ore, comunque, ha fiutato aria d’esclusione.
Per questo, si prepara a compattare i delusi del partito. «Se ci escludono, al Sud avranno un problema serio», ha sibilato sabato incontrando i fedelissimi calabresi.
In tempi di guerra, tutte le armi sono lecite. Per questo, l’ala dura non esclude rappresaglie “creative”.
Una, ipotizzata nelle ultime ore, passa da un blitz sul bilancio del partito. Bisogna approvarlo entro giugno e la vecchia guardia potrebbe impedirne il via libera.
Si tratterebbe di una forzatura gravissima, con l’obiettivo di trascinare l’intera Forza Italia nella polvere.
Neanche chi ha gestito con pugno di ferro un decennio di berlusconismo può uscire indenne dalla rivoluzione di Arcore.
«Quello che dovevo dire a Berlusconi, gliel’ho scritto — ripete Denis Verdini ai big depressi di un partito impazzito — Lui sa già tutto».
Sa, ad esempio, che per il dirigente toscano l’esclusione dei parlamentari dalle Europee assomiglia a un suicidio. Eppure nulla cambia.
Anche Claudio Scajola, ad esempio, non riesce a strappare un posto in lista. Su di lui pende il veto della cabina di regia di Arcore.
Nel suo caso, però, si attende davvero l’ultima parola del Cavaliere. L’ex ministro, uscito indenne dalle Aule di giustizia, continua intanto a dare battaglia: «Forse Berlusconi è un po’ troppo chiuso in casa, sarebbe bene avere organismi con cui confrontarsi».
La verità è che il 10 aprile incombe, dando forma agli incubi peggiori.
Si avvicina pericolosamente l’esecuzione della condanna penale, ma restano ancora da sciogliere alcuni nodi decisivi. «A questo punto però — avverte l’ex premier — tocca a me intervenire. Altrimenti qui davvero rischia di saltare tutto, senza di me questo partito va fuori controllo».
Chi sarà depositario del potere di firma per presentare liste e simbolo, ad esempio?
Al momento l’onere tocca a Sandro Bondi, uno dei massimi rappresentanti della corrente dei lealisti. È una terra di mezzo composta da berlusconiani come Paolo Romani, Mariastella Gelmini e Renato Brunetta ma anche da amici di una vita come Fedele Confalonieri ed Ennio Doris — che consigliano il Capo pur non militando nel cerchio magico.
Qualcuno di loro, comunque, è dato in rapidissimo avvicinamento al quadrumvirato composto da Rossi e Pascale, Toti e Fiori.
Si tratta di Antonio Tajani. Il vicepresidente della Commissione ha scalato in fretta le nuove gerarchie dei “pascaliani”.
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica”)
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Marzo 24th, 2014 Riccardo Fucile
PARTITO ANCORA AL LIVELLO DELLE POLITICHE MA SOLO FINCHE’ L’EX PREMIER RESTA AL CENTRO DELLA SCENA…E BARBARA PIACE PIU’ DI MARINA
«Secondo me, può succedere di tutto. Anche perchè la lotta interna a Forza Italia, dopo che s’è capito che Silvio Berlusconi non potrà essere candidato, è ormai percepita dall’elettorato. Se questa situazione non si ricompone…».
Quando il sondaggista Roberto Weber dice che «può succedere di tutto», in testa ha anche una cifra. Che indica come se fosse la cosa più scontata del mondo.
«Sì, se i berlusconiani non fanno quadrato, Forza Italia rischia di crollare al 12 barra 13 per cento».
Parliamo di venti e passa punti percentuali in meno rispetto all’esordio vincente del Pdl alle politiche del 2008.
E di dieci in meno rispetto alle ultime elezioni politiche, quando lo score del partito berlusconiano si fermò al 21,57% alla Camera e al 22,30% di schede valide per il Senato.
L’altalena degli ultimi sondaggi di Forza Italia, elencati istituto per istituto dall’ultima edizione del Mattinale di Renato Brunetta, ruota attorno al 22 per cento.
C’è il 21,9 che gli accredita Swg, il 24,1 di Tecnè, il 21 di Datamedia, il 23,2 di Ipsos, fino a scendere al 20,8 di Emg, per poi risalire al 21,5 di Ipr e al 22,8 di Euromedia.
Ma il «rischio tracollo», secondo Weber, è tecnicamente possibile.
Come una deflagrazione in grado di disperdere un patrimonio nel giro di poche settimane. «Berlusconi ha una sola possibilità di andare sopra il 20 per cento. Trovare il modo di far passare il messaggio che la leadership è saldamente nelle sue mani. E che questa leadership viene esercitata. Gli scontri interni al partito degli ultimi giorni, agli occhi dell’elettorato, mostrano una situazione diversa…».
E il dramma vero, sempre secondo il numero uno di Swg, «è che a Forza Italia rischia di mancare una base di consenso. Se Renzi governa bene, il Pd avanzerà senz’altro. Se invece governa male, si arricchiranno le schede a favore del Movimento Cinque Stelle, che comunque alle Europee potrebbe andare molto bene…».
Alessandra Ghisleri, che dalle parti di Arcore è sempre stata considerata «la» sondaggista di riferimento, inquadra la situazione di Forza Italia corredandola di un gigantesco punto interrogativo.
«Renzi sta provando a governare col piglio dell’immediatezza, come piace ai giovani. Grillo si sta facendo intervistare in tv, e adesso nei talk-show manda anche i migliori dei suoi, per provare a dare un’idea di concretezza e serietà . A differenza dei due competitor , però, Berlusconi non potrà adottare una strategia prima del 10 aprile».
È la fatidica data in cui il tribunale di Milano deciderà sulla pena principale che l’ex premier deve scontare.
«Da lì comincerà la vera partita di Forza Italia», sottolinea la sondaggista di Euromedia research. Impossibile, secondo la Ghisleri, provare a discutere di possibili carte di riserva.
A cominciare dall’ipotesi che Berlusconi punti su qualcuno dei suoi figli. «Questo scenario per adesso è stato smentito», ricorda.
E comunque all’ex premier «rimangono molte carte. Il fatto che Forza Italia sia decisiva per il processo di riforme è una di queste.
E la “voce” di Berlusconi, anche se dopo il 10 aprile potrebbe essere il “silenzio”, è un’altra». Più pessimista, molto di più, Weber. «Barbara va meglio della sorella Marina. Piace al 65 per cento di quelli che si dichiarano elettori di Forza Italia. Quindi molto di più della sorella maggiore…».
Ma anche la vicepresidente del Milan è lontana dall’indice di gradimento del padre.
«Molto lontana», scandisce Weber. Segno che il pallino di Forza Italia è sempre nelle mani dell’unico esponente che non potrà lanciarlo. Sempre lui.
Tommaso Labate
(da “il Corriere della Sera“)
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