Aprile 2nd, 2014 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DEL CLUB AZZURRO DI ROMA NORD DOPO I MAXI SCONTI DAI VETERINARI LANCIA LA NUOVA INIZIATIVA: “VOTO DI SCAMBIO? NO, AIUTO AGLI ANZIANI IN DIFFICOLTA'”
“Tutti i tesserati al nostro Club Forza Silvio possono usufruire di protesi dentali scontate al 50%”.
E’ la promessa di Vincenzo Leli, presidente del Club Forza Silvio XV Municipio, Roma nord, quartiere ritenuto tra quelli agiati, già noto per il progetto sul risparmio nelle cure veterinarie per gli animali domestici “azzurri”.
“Abbiamo deciso di affrontare seriamente le richieste di chi popola il nostro territorio, sempre più alle prese con la crisi, e di portare quindi avanti iniziative a sostegno non solo dei numerosi anziani, ma anche di tutte quelle persone che in difficoltà economica non riescono a curare i denti” spiega Leli.
Che aggiunge: “Abbiamo stipulato un accordo con uno studio odontoiatrico per offrire agli iscritti del nostro circolo dei prezzi abbordabili come mai prima d’ora sull’acquisto di dentiere e protesi mobili. Basta che gli anziani si presentino da noi. Il benessere psico-fisico è un diritto di tutti, a prescindere dalle possibilità economiche che si hanno a disposizione in tempi di forti difficoltà finanziarie. E poi la solidarietà si deve attuare con i fatti”
Ma non le sembra un voto di scambio?
“Assolutamente no, è solo per aiutare la gente del nostro quartiere che non ce la va a tirare avanti”, ne è convinto il presidente del club, 37 anni, dipendente Ama, “venite a vedere con i vostri occhi quante persone ci bussano per chiedere aiuti economici e benefici concreti”.
(da “Huffigntonpost“)
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Aprile 1st, 2014 Riccardo Fucile
INTERVISTA A PAOLO ROMANI, CAPOGRUPPO A PALAZZO MADAMA
Presidente Romani, Renzi, leggendo le sue dichiarazioni ha affermato: “Non so quali film veda
Romani”.
Risposta: “Adoro i film di guerra, soprattutto quelli sul Vietnam, da Hamburger hill a Platoon. E poi Full metal jacket… Straordinario”.
Paolo Romani è uomo di spirito, sorride sornione mentre gioca sulla metafora (dei film e soprattutto del Vietnam) per spiegare all’HuffPost quale accoglienza troverà in Senato la bozza di riforma illustrata da Renzi: “Il Senato? Cosa succede in Senato si vedrà . So quello che succedeva in Vietnam, quando i vietcong facevano le gallerie sotto il terreno calpestato dai soldati americani e il 29 aprile del ’75 entrarono vittoriosi nell’ambasciata americana di Saigon”.
Della battaglia di palazzo Madama il capogruppo di Forza Italia ne ha parlato lunedì sera ad Arcore con Berlusconi: “Il Vietnam era una guerra dove nessuno sapeva dove fosse il nemico. Ora non è obbligatorio essere vestiti col pigiama nero dei Vietcong, ma Renzi ha lo stesso problema”.
Fuor di metafora: Forza Italia voterà la proposta di riforma del Senato presentata da Renzi così come è?
Assolutamente no. Al di là della questione dell’elezione diretta o no dei Senatori, è inaccettabile che, ad esempio, la Lombardia sia rappresentata da due senatori eletti dai consigli regionali e da due senatori eletti dai sindaci. Per un totale di quattro, esattamente come la Valle D’Aosta. Ed è inaccettabile che quello che viene proposto come un Senato di garanzia rispetto alle autonomie sia composto dai medesimi membri delle autonomie.
Sta dicendo che il controllore è al tempo stesso il controllato?
Esatto, questo non funziona.
Cosa proponete voi?
Più semplicemente che gli elettori delle regioni eleggano i loro rappresentanti al Senato nello stesso giorno in cui eleggono i consigli regionali. Rappresentanti che non godrebbero di alcuna indennità . Il che evidentemente non comporta nessun costo aggiuntivo, se non una scheda elettorale in più. Questo consentirebbe di avere un Senato di garanzia.
Se ho capito bene, per voi il Senato deve essere tutto elettivo.
Certo, e il sistema che le ho sinteticamente spiegato è figlio di un sistema monocamerale. Veda, in un sistema monocamerale, la Camera politica è una, l’altra è di garanzia. Sulla base di queste considerazioni c’è un terzo elemento della proposta Renzi su cui siamo contrari. E riguarda l’elezione del presidente della Repubblica.
Prego.
Non ci giro attorno: noi siamo contrari che il Senato elegga il capo dello Stato. Per come è congegnato il meccanismo fa sì che col 30 per cento riesci ad eleggere un presidente della Repubblica del tuo colore. Mi spiego: alla Camera l’Italicum ha il premio di maggioranza, al Senato, per come lo vuole Renzi, entrano sindaci e amministratori che in questo momento sono per la maggior parte del Pd e il gioco è fatto.
Quale è la vostra di proposta?
Un capo dello Stato eletto dai cittadini e comunque non eletto dal Senato. Guardi, non si tratta di posizioni improvvisate. L’impianto con cui ci confronteremo con Renzi è praticamente lo stesso della riforma che varammo nel 2006: riduzione dei parlamentari, elezione diretta del capo dello Stato, rafforzamento dei poteri dell’esecutivo con possibilità di revocare i ministri. Anzi, su questo siamo rimasti colpiti del fatto che Renzi non abbia detto nulla, dopo alcune anticipazioni giornalistiche non smentite che annunciavano la sua volontà di rafforzare i poteri del governo.
Presidente Romani, ricapitoliamo che la materia è ostica. Provo a fare una sintesi: se Renzi vi dice “prendere o lasciare”, voi votate contro. Siete invece pronti a un confronto sulla base delle cose che mi ha detto: un altro tipo di Senato e una nuova forma di governo.
Promosso. E questo ragionamento che abbiamo fatto riguarda il merito della riforma. Poi però, anzi prima, facciamo una obiezione di metodo: secondo l’accordo che Berlusconi e Renzi hanno sottoscritto al Nazareno era stabilito che prima si chiudesse la legge elettorale e poi si sarebbe dovuto discutere di riforme.
Che cambia?
Cambia, eccome. Non vorremmo che un governo per la terza volta non votato dai cittadini possa prolungare la propria permanenza a palazzo Chigi per mancanza di una legge elettorale.
Cioè lei dice: quando voleva tirare giù Letta, Renzi sentiva l’esigenza di fare la legge elettorale, ora che a palazzo Chigi c’è lui…
Esatto. E dico: noi stiamo tenendo fede al patto sottoscritto. È Renzi che lo ha cambiato. Le racconto come andò quell’incontro: si parlò a lungo di legge elettorale e proprio quel pomeriggio accettammo il ballottaggio che per noi è sempre stato indigesto, parlammo del 117 e accennammo alla riforma del Senato. Ma sul tema Berlusconi e Renzi si riproposero un approfondimento. Quindi ci fu un’istruttoria, c’è stato un approfondimento, ora serve un nuovo incontro tra Berlusconi e Renzi.
Renzi però ha tirato dritto mostrando di aver intenzione di ascoltare le vostre richieste.
Insistiamo. Sa bene che in quell’incontro si stabilì che, in caso di rinegoziazione, sarebbe servito un nuovo incontro.
Mi perdoni Romani, ma a me pare che Renzi da quell’orecchio non senta.
Guardi, noi siamo stati molto responsabili: abbiamo accettato l’Italicum, abbiamo approvato la legge elettorale a doppio regime proprio perchè il Pd aveva problemi ai tempi del cosiddetto emendamento Lauricella. Ora, apprezziamo la determinazione di Renzi nel processo riformatore, ma ricordo al premier, che sindaco lo è stato e sindaco d’Italia lo vuole diventare, che le possibilità di pressione di un sindaco sono superiori a quelle di un premier…
Tradotto: Renzi non ha numeri.
Beh, visti i numeri… Ma comunque sono fiducioso. Guardi, le faccio vedere una cosa, così le regalo un retroscena. Durante la conferenza stampa ho mandato questo sms a Delrio, che era seduto vicino a Renzi: “Caro Graziano, spero solo di non vedere un film sbagliato, siamo anche noi per le riforme, ma sul Senato c’è bisogno di un approfondimento”.
A questo punto, le chiedo la risposta.
(Romani mostra il telefonino). Eccola: “Ok bene”.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 1st, 2014 Riccardo Fucile
LA CUGINA STA CON “FORZA CAMPANIA” DI COSENTINO, L’EX MINISTRO CON FORZA ITALIA
Mara contro Mara.
Lo scontro interno a Forza Italia, in casa Carfagna, diventa una questione di famiglia. Accade infatti che alla presentazione del simbolo di Forza Campania formato da sette consiglieri “cosentiniani” in rotta con il Governatore Stefano Caldoro, c’era anche Maria Rosaria Carfagna, detta Mara, cugina dell’ex ministro delle Pari opportunità . Maria Rosaria Carfagna spiega la sua scelta: “Io sono stata nel Pdl e di quel partito non ho condiviso questo tipo di metodo. Che continua anche in Forza Italia”.
Quando il giornalista le chiede se ne ha parlato con la cugina, lei risponde: “Non abbiamo parlato ultimamente. Non abbiamo litigato, ma dal punto di vista politico non abbiamo la stessa condivisione di percorso. E poi — aggiunge — non ci sarebbe neppure occasione di parlarne. Lei ormai non vive più a Salerno”.
Il battesimo ufficiale di Forza Campania si è tenuto ieri, 31 marzo all’hotel Romeo di Napoli.
Il partito di Berlusconi resta la casa madre dalla quale i sette consiglieri, sottolineano più volte, non si sono separati.
La distanza è con i vertici del partito regionale, guidato dal coordinatore regionale Domenico De Siano.
Era presente Cosentino, già sottosegretario all’Economia nel Governo Berlusconi, rimasto in platea ad ascoltare gli interventi dei membri del gruppo consiliare che al presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, chiedono un “coinvolgimento necessario” e un patto di fine legislatura sulle scelte di governo dell’ultimo anno di presidenza.
Chissà come reagirà Mara Carfagna….
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Marzo 30th, 2014 Riccardo Fucile
“LA PASCALE? A NOI NON FREGA NIENTE”
Lo scorso 26 gennaio il re incontrastato della scena era lui.
Alla stazione marittima di Napoli, in una sala convegni strapiena, il suo ritorno alla politica dopo le vicende giudiziarie era stato salutato da centinaia di supporters in festa.
Baci, strette di mano, intervento dal palco e poi conferenza stampa per rispondere alle domande dei giornalisti.
Oggi, invece, nella sala molto più piccola ma altrettanto gremita del lussuoso Hotel Romeo, Nicola Cosentino ha scelto di restare quasi in disparte.
Entrato di corsa nell’albergo per assistere alla presentazione del simbolo di Forza Campania, il nuovo gruppo regionale di sette consiglieri in rotta con il presidente Caldoro e rigorosamente cosentiniani, l’ex sottosegretario all’Economia ha deciso di lasciare la scena agli onorevoli a lui fedeli.
“Sono venuto solo per sentire”, si lascia scappare entrando nella sala prima di commentare il nuovo simbolo che compare sugli schermi a led: “A me piace, non vedo somiglianze col simbolo di Forza Italia”.
Se non fosse seduto in prima fila, quella riservata ai giornalisti, quasi non ci si accorgerebbe che c’è.
Anche perchè dei sei consiglieri presenti (Luciana Scalzi, segretaria di Denis Verdini e consigliera regionale campana non c’è) lo nominano solo Ianniciello e la Ruggiero, che gli riconoscono un ruolo guida nella formazione del nuovo gruppo.
Fino ai loro (ultimi) interventi, si era solo parlato di politica regionale e del dissenso dei sette nei confronti della scelte dell’amministrazione Caldoro, dalla quale di fatto dicono di sentirsi del tutto esclusi.
“Ma restiamo comunque in Forza Italia, dove vogliamo portare la meritocrazia e il dialogo che ci sono stati negati”.
Nessun riferimento diretto alla Pascale, che nelle scorse settimane aveva parlato di un Cosentino imbarazzante per il partito in Campania, nè a Domenico De Siano, il nuovo coordinatore regionale scelto, pare, proprio dalla nuova compagna di Berlusconi e del tutto sgradito alla base cosentiniana del partito.
Sembrano quasi argomento tabù, e si capisce pure perchè.
Appena si chiede ai consiglieri di parlare di loro sbottano: “A noi non frega niente della Pascale, e neppure di De Siano”, urla Pasquale Giacobbe, “noi vogliamo nei territori la politica con la p maiuscola. E Nicola Cosentino ci darà una mano su questo!”.
E dei giudizi della Pascale su Cosentino? “Non ci interessa neppure dei giudizi degli altri, quello è un argomento sicuramente trattato frettolosamente o male da qualche giornalista”.
Insomma, la pista da battere è quella dei dissidi con l’amministrazione Caldoro, a prescindere da Cosentino.
Eppure, qualche giorno fa, il senatore Vincenzo D’Anna — uno dei cinque cosentiniani di Palazzo Madama — aveva dato tutt’altra interpretazione dei fatti: “La candidatura di Nicola Cosentino alle prossime elezioni europee sarebbe stata l’occasione per recuperare la ferita che ha portato alla nascita di Forza Campania. Nicola avrebbe sfondato il muro delle 150mila preferenze”.
E quando lo si fa notare a Cosentino, lui finalmente interviene dalla platea: “Ma chi ha mai detto che voglio candidarmi alle europee?”.
Non l’ha sentito D’Anna? “Ma la conferenza stampa la sta facendo con me o con loro?”.
E’ di nuovo Giacobbe, allora, a prendere la parola: “Cosentino ha già chiarito in tante interviste che lui non è candidato alle elezioni europee, l’ha detto non una volta, ma cento volte, e vuole serenamente approfondire e andare avanti nel processo con grande serenità , però nessuno gli può impedire di fare politica”.
E i centocinquantamila voti di cui parlava D’Anna a chi andranno alle europee? “Andranno a Forza Italia o rimarranno bagaglio di questo gruppo di consiglieri regionali i quali andranno fino in fondo se non ci sarà la condivisione in politica”. Come dire: se i nomi in lista non li si sceglie insieme, Forza Italia quei voti può pure scordarseli.
Stesso discorso per le prossime amministrative: “Nel caso in cui nei comuni al voto non ci sia un nome condiviso, ci saranno lista e candidati autonomi con la sigla Forza Campania”.
Insomma, se di strappo con Forza Italia non si può (ancora) parlare, di ultimatum sì.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 30th, 2014 Riccardo Fucile
DAL CAPPELLO A CILINDRO ESCE LA CAMPAGNA DI ADOZIONE DI ANIMALI ABBANDONATI… MA QUANDO ERA AL GOVERNO CHE HA FATTO PER ELIMINARE IL RANDAGISMO?
Un “papà e una mamma” per migliaia di cani e gatti abbandonati in giro per l’Italia. 
A due mesi dalle Europee Silvio Berlusconi tira fuori dal cilindro la carta “animalista” per provare ad allargare il bacino degli elettori e conquistare la simpatia dei “10 milioni” di italiani che hanno in famiglia un cagnolino o un gattino.
Il Cavaliere annuncia la sua strategia parlando ad un club Forza Silvio di Roma e spiega di aver tratto ispirazione addirittura da un brano di Madre Teresa di Calcutta, “scoperto questa notte”.
“Se impariamo ad amare gli animali “come meritano, saremo molto vicini a Dio”, è la lezione di Madre Teresa, che Berlusconi prontamente cerca di trasformare in un “jolly” elettorale.
La macchina dei club Forza Silvio, è l’esortazione del Cavaliere, deve mettersi in moto anche per trovare dei “genitori adottivi” ai “150mila cani” abbandonati nei canili.
Canili che, tra l’altro, “costano alla collettività 260 milioni all’anno”, sottolinea il leader di FI.
In questo modo, è l’idea dell’ex premier, i tanti amanti degli animali “non potranno che guardarci con una rinnovata simpatia e anche questo aiuterà il popolo dei moderati a diventare forza e maggioranza politica”.
E Berlusconi corona la sua mossa postando, su Facebook, il brano di Madre Teresa con una foto del cane di casa, Dudù, ad una convention di Forza Italia.
L’idea, però, non sembra entusiasmare gli animalisti, a cominciare dall’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente (Aidaa) che, mettendo in guardia da strumentalizzazioni elettorali, rileva come quello dei cani abbandonati – al quale vanno aggiunti i “750.000 randagi” – sia un problema che merita “misure concrete”.
A meno che Berlusconi “non venga da noi a fare il dog sitter”, osserva con ironia l’associazione, che per ben due volte si è offerta di ospitare proprio il Cavaliere nel caso in cui, il 10 aprile, venga affidato ai servizi sociali.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 30th, 2014 Riccardo Fucile
E FORZA ITALIA VA IN PROFONDO ROSSO
Se tollera ormai pochissimo dirigenti e parlamentari forzisti, è anche perchè li considera sanguisughe attaccate ai suoi conti bancari personali.
Ma adesso basta, tuona Silvio Berlusconi anche in questi giorni.
«Io per le Europee non firmo più un assegno – è sbottato – Hanno passato il tempo a litigare tra loro anzichè impegnarsi a trovare quattrini».
Uno sfogo che prende spunto dal nuovo regime che archivia il finanziamento pubblico. E l’emergenza è dietro l’angolo, come gli ha fatto notare Denis Verdini, dato che per una buona campagna per le Europee occorrerebbe 20-30 milioni di euro. Chi metterà mano al portafogli?
Forza Italia è rinata con la kermesse del 16 novembre 2013 e risulta già zavorrata da 72 milioni di disavanzo ereditato dai bilanci precedenti e dall’eredità Pdl.
Per coprire quei rossi l’ex Cavaliere ha già firmato fideiussioni per 87 milioni di euro. Una storia che si ripete.
Ancora nel 2013, per saldare i debiti del “fu” Pdl, staccava assegni per 14,8 milioni. Ecco perchè ha perso le staffe quando Sandro Bondi, amministratore forzista, Gregorio Fontana, responsabile tesseramento, e l’uomo dei conti Rocco Crimi gli hanno portato l’elenco dei parlamentari che da tempo non versano più la quota da 800 euro mensili.
Praticamente tutti i deputati e senatori.
Un buco che solo nell’anno della legislatura appena iniziata ammonterebbe già a 1 milioni di euro.
E pochissimi hanno versato i 25 mila euro che sulla carta erano necessari per potersi candidare alle Politiche 2013.
Sono partite quindi in batteria decine di lettere di “recupero credito” in stile Equitalia per recuperare in alcuni casi fino a 50 mila euro.
«Caro amico/ a – è l’incipit della missiva a firma Bondi – dalla verifica effettuata risulta che il credito nei Tuoi confronti ammonta ad Euro…»
Si ricorda il «dovere morale» verso il movimento, quindi si prega «di voler provvedere al più presto al saldo residuo dei Tuoi versamenti».
Stavolta i 68 deputati e 60 senatori forzisti non avranno scampo, archiviati i tempi in cui la “Tv della libertà ” gestita da Michela Vittoria Brambilla poteva accumulare un buco da 800 mila euro (coperti dalle casse di Forza Italia) che poi ne ha determinato la chiusura a fine 2012.
«Conto di chiudere il bilancio Pdl in pareggio, quando a luglio ci arriverà l’ultima tranche di finanziamento pubblico, benchè dimezzata, da 5-6 milioni» spiega Maurizio Bianconi, tesoriere del partito sciolto.
«Resta il problema dei dipendenti, ridotti da 80 a una trentina, speriamo di risolvere in maniera indolore ».
È la crisi che bussa anche alle porte del Palazzo, ammette il tesoriere, «perchè noi partiti produrremo pure merda, ma siamo a tutti gli effetti aziende».
Berlusconi non sente più ragioni, vuole che i suoi si diano da fare, ora che la nuova legge, oltre a cancellare il finanziamento pubblico, fissa anche un tetto a quello privato da 100 mila euro.
Due le strade studiate a Palazzo Grazioli in molteplici riunioni avute in queste settimane.
La prima porta al tesseramento. Gregorio Fontana ne è il responsabile nazionale: «Quindici giorni fa il presidente ha lanciato con una lettera sul sito l’operazione. Iscriversi al Pdl costava 10 euro, noi pensiamo che l’adesione a Fi non possa essere svilito da una somma così irrisoria, vogliamo persone che ci credano e si impegnino. Avremo tre categorie di iscritti: il volontario azzurro che contribuirà con un minimo di 50 euro, il socio sostenitore, da 100 a 500 euro, e il benemerito, da 500 in su. Subito dopo – continua il deputato lombardo – saranno convocati i congressi locali per eleggere i coordinatori».
Partito leggero ma soldi veri.
E i club? «Anche i presidenti e i loro direttivi avranno l’obbligo di iscriversi al partito – conclude Fontana – ed è la conferma che non vi è alcuna divaricazione tra noi e loro ».
E poi c’è la seconda via, che passa per il rastrellamento di finanziamenti privati.
La responsabile Fundraising è Daniela Santanchè.
«Ho appena consegnato il progetto nelle mani di Berlusconi – racconta – Abbiamo fatto un gran lavoro con Antonio Palmieri, responsabile Internet: a giorni partirà il sito dedicato alla raccolta fondi, ci ispiriamo al modello Obama, con varie tipologie di contribuzione ».
Poi, ogni eletto nazionale o locale avrà un budget ideale da raccogliere, spetterà a lui darsi da fare.
In cantiere, anche aste su Ebay per inviti a cena con politici forzisti.
La buona riuscita, coi venti di antipolitica che imperversano, sarà tutta da dimostrare.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Marzo 29th, 2014 Riccardo Fucile
IL CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA ERA ACCUSATO DI PECULATO: AL TELEFONINO, RICEVUTO IN COMODATO COME ASSESSORE ALL’EXPO, RISPONDEVA LA FIGLIA
Il capogruppo al Senato di Forza Italia, Paolo Romani, è stato condannato a un anno e quattro mesi per lo scandalo delle maxi bollette telefoniche.
L’accusa, pronunciata dal gup Alfredo De Lillo, è di peculato.
L’ex ministro allo Sviluppo economico dell’ultimo governo Berlusconi è finito sotto accusa per un uso troppo “disinvolto” del telefonino che il Comune di Monza gli aveva dato in comodato, per il suo incarico di assessore all’Expo, tra il 2011 e i primi mesi del 2012.
In questo periodo, secondo l’accusa, l’ex ministro aveva accumulato oltre 3mila euro di bolletta.
Componendo il numero di Romani rispondeva la figlia, che gentilmente indicava all’interlocutore il numero dove trovare il padre.
Il politrico ha anche risarcito i costi delle bollette al Comune di Monza, ma il giudice dell’udienza preliminare non ha riqualificato il reato nell’ipotesi più lieve di peculato d’uso, come chiesto dall’avvocato difensore.
“La sentenza è figlia di un’epoca di caccia alle streghe“, ha commentato il legale, Raffaele della Valle, annunciando che “faremo senz’altro appello”.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 29th, 2014 Riccardo Fucile
DAI CONDOMINI ALLE ASL, MINI GRUPPI SENZA SEDI… BERLUSCONI: “OGNUNO CONVINCA 4.000 ELETTORI”…MA L’EX DEL DEBBIO: “NEGATIVO IL CERCHIETTO MAGICO CHE LO CIRCONDA”
Sono l’ultima arma per la sopravvivenza. Berlusconi annuncerà a giorni la «missione compiuta»
dei 12 mila club “Forza Silvio”.
Piccoli, agili, ramificati ovunque, negli uffici ministeriali e nelle asl, nei condomini e nei centri commerciali.
Soprattutto tenuti a rispondere – tramite il coordinatore Marcello Fiori – solo a lui. Niente gerarchie, addio comitati di presidenza, zero burocrati forzisti, solo giovani, gente impegnata nel sociale, professionisti e impiegati, molte donne.
Macchine sul modello Caf, pronte a trasformarsi in cellule di propaganda elettorale.
Ogni club col compito di contattare col porta a porta i 4 mila elettori di cinque sezioni elettorali
«Nel partito devono capire che dobbiamo rinnovare, come ha fatto Renzi: dobbiamo diffondere il più possibile i club» si raccomandava ancora ieri il leader incontrando a Palazzo Grazioli dirigenti forzisti sempre più spaesati.
È una corsa contro il tempo, in vista del 25 maggio, con lo spettro del “terzo polo”. L’ultimo sondaggio targato Swg per il Pd mummifica Forza Italia per la prima volta al 18,8 per cento, sotto la fatidica quota 20, comunque dietro Pd al 35 e M5s al 21.
Ecco perchè ha deciso di voltare pagina e alla svelta.
«A ieri le domande per l’apertura di un club erano 10.849 e altri 279 ci sono arrivate dall’estero, da italiani a Pechino o in Australia, perfino in Vietnam» elenca soddisfatto Marcello Fiori: nel suo studio che è il vero quartier generale della sede forzista di Piazza San Lorenzo in Lucina.
Piglio manageriale, classe 1960, un passato ai vertici della Protezione civile, al Comune di Roma e all’Acea.
Con Giovanni Toti, è lui il paladino del berlusconismo 2.0, per questo temuto, invidiato e in parte detestato dalla vecchia guardia.
«Il presidente ha pensato a un partito leggero, all’americana, i club ne sono espressione – spiega – Come dice lui, saranno Forza Italia tra la gente».
Quella prediletta, non quella dei palazzi, ormai in via di «rottamazione ». La chiave, la trovata che Berlusconi spera sia vincente come lo furono i club di vent’anni fa, ruota attorno alla solidarietà e all’assistenza.
Per tramutare poi l’operazione simpatia in consenso elettorale. «Vogliamo dare radici popolari alla vita politica, solo con gesti concreti potremo recuperare credibilità » ragiona ancora Fiori. Club in tutte le università ma anche in zone di “frontiera” in Val di Susa per i coraggiosi “pro-Tav” piuttosto che a Lampedusa.
Ma come funzionano? Chi ne fa parte? E soprattutto, perchè in giro, per strada, non se ne vede nemmeno uno
«Ogni club deve essere formato da cinque persone, che dovranno diventare 25 nell’arco di sei mesi – continua il coordinatore – Un presidente affiancato da nove vice, ognuno con la sua competenza specifica. Ora partiranno le convention regionali, per mobilitarli tutti». Il voto è alle porte.
Gli intoppi burocratici sono stati enormi in questi mesi, l’obiettivo 12 mila era dato quasi per raggiunto da Berlusconi già alla convention nazionale dell’8 dicembre a Roma. Invece è successo che molti volenterosi che hanno chiesto di aprirne uno via web hanno scoperto che occorreva registrarsi all’agenzia delle entrate, versare 200 euro e dotarsi di un codice fiscale.
L’operazione stava per fallire. Fiori minimizza, dice che quei problemi ora sono superati. «I club sono un’associazione che dopo tre mesi viene affiliata a Forza Italia, devono essere dotati di codice fiscale e per questo occorre depositare gli atti costitutivi all’Agenzia delle entrate. Teniamo alla trasparenza. Ma il club è un’onlus, l’atto va depositato, non può essere obbligatoria la registrazione, l’Agenzia ha chiesto soldi in maniera illegittima fino a poco tempo fa, scoraggiando alcuni. Ora, dopo una serie di chiarimenti, speriamo di aver superato il problema».
E le sedi? «I club nascono nell’era post finanziamento pubblico, non possiamo chiedere ai nostri iscritti di aprirne una e pagare un affitto, si incontrano in un circolo o in parrocchia ».
Cristian Leccese, 31 anni, lavoratore in coop, ha creato a dicembre il club “Per il bene di Gaeta”. «Con altri ragazzi abbiamo organizzato delle raccolte tramite banco alimentare, affidando poi la distribuzione dei prodotti alla Caritas piuttosto che alle parrocchie – racconta – Alle persone, meno si parla di politica, meglio è. Proviamo ad aiutare, poi certo apparteniamo a un partito, ma basso profilo politico ».
Francesca Crispino ha lavorato per anni nello staff di Berlusconi, oggi giovane madre ha dato vita al club “Mamme per la libertà ”.
«Siamo una decina, raccogliamo via Fb tutte le segnalazioni delle madri che hanno problemi per il reinserimento nel mondo del lavoro e i riscontri sono trasversali, da destra a sinistra ».
Simone Foglia, 35 anni, impiegato di banca, ha aperto un club nell’enclave un tempo rossa della Garbatella a Roma. «Noi una sede l’abbiamo, siamo trenta, forniamo assistenza legale, consulenza fiscale, ma collaboriamo con le parrocchie per iniziative di solidarietà ».
E confluisce nella costellazione dei club anche l’Esercito di Silvio di Simone Furlan. «Avevamo raggiunto gli 800 reggimenti, il presidente ci ha chiesto di trasformarli in club, ne sono nati almeno 400» dice l’imprenditore padovano, 38 anni, entrato nell’ufficio di presidenza di Fi.
«Restiamo però operativi, sorta di protezione civile per Berlusconi, pronti a intervenire in sua difesa, ci stiamo organizzando per una mobilitazione coi club il 10 aprile o quando il Tribunale di Milano deciderà su di lui: porteremo in piazza una manifestazione pacifica». Basterà tanta mobilitazione per salvare il partito?
A sentire berlusconiani della prima ora come Paolo Del Debbio, ieri in radio alla Zanzara, sarà difficile. Voterebbe per Renzi? «Francamente sì. Non per sfiducia in Berlusconi, ma per chi sta intorno a lui – dice il cofondatore forzista e ex conduttore di Quinta colonna sulle reti Mediaset – Non so se magico, ma un cerchio c’è. Magari un cerchietto, ma è quello composto da tutte quelle donne lì. Io non le conosco, non le frequento e la cosa non mi dispiace. Coperta di Linus, gli fanno caldo. Berlusconi non è nella sua stagione migliore».
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Marzo 28th, 2014 Riccardo Fucile
ESCLUSI DALLA CORSA ALLE EUROPEE COSENTINO E SCAJOLA… PER IL CAPO E IL SUO CERCHIO MAGICO UNA SCONFITTA MASCHERATA DA COMPROMESSO
Arrivato all’ennesimo momento della verità , tra falchi e cerchio magico, Berlusconi se la cava, come riferisce un partecipante reduce dalla riunione, “con un colpo al cerchio e uno alla botte”. Un classico del berlusconismo che si fa concavo e convesso.
Palazzo Grazioli, le quattro del pomeriggio. L’ex Cavaliere riunisce nel suo parlamentino il nuovo comitato di presidenza di Forza Italia.
Più di sessanta azzurri tra prima (con diritto di voto) e seconda fascia (senza).
Il compromesso sulle liste per le Europee è questo: “Se qualcuno tra gli attuali parlamentari alla Camera o al Senato si vuol candidare, una volta a Strasburgo, si dovrà dimettere”.
Raffaele Fitto, uno dei cosidetti big portatori di voti, interviene subito dopo: “Per me va bene, se mi candido, mi dimetto”
Il braccio di ferro con i falchi di Denis Verdini finisce con questa soluzione.
Lo sherpa di B. per le riforme aveva messo nero su bianco la necessità di candidare i notabili per evitare un flop. Berlusconi aveva ribattuto, preceduto dalla fidanzata napoletana, con un no secco, invocando un presunto rinnovamento a favore della linea movimentista Toti-Fiori.
Alla resa dei conti, però, B. ha concesso qualcosa. Sì a Fitto, anche se resta il no a Cosentino. A Napoli, nonostante le smentite, domenica mattina è previsto il debutto di Forza Campania, partitino scissionista dei cosentiniani
Sul lodo Fitto si è anche votato. Un altro partecipante racconta che non c’è stata alcuna differenza tra i presenti: “Il presidente ha chiesto a tutti di votare, anche a quelli nominati come semplici partecipanti e non membri”.
Un motivo c’è. La pace, meglio la tregua interna è passata all’unanimità . Nessuno si è messo contro.
Anche se sono state almeno due le assenze polemiche.
La prima è quella di Gianfranco Rotondi, premier del governo ombra del centrodestra. In un tweet ha annunciato: “Non partecipo al comitato di presidenza di Forza Italia, sono impegnato a innaffiare le piante”. Da notare che ieri, a Roma, pioveva.
Seconda assenza quella della siciliana Stefania Prestigiacomo, offesa per essere stata inserita nella seconda fascia nonchè infuriata per la promozione del suo corregionale Gibiino nella prima cerchia
Nel suo intervento, Berlusconi ha ovviamente affrontato la “persecuzione giudiziaria” nei suoi confronti (sotto accusa “le toghe rosse di Magistratura democratica”) e ha dettato l’ambiguo slogan per le elezioni del 25 maggio: “Più Italia in Europa, meno Europa in Italia”.
Ambiguo perchè Forza Italia, accreditata di un terzo posto dopo Pd e Grillo, tenterà di intercettare il vento anti-euro con una campagna critica che però non si spingerà fino in fondo. Tra le priorità di B. anche la possibilità della Bce di stampare moneta per gli Stati in difficoltà . Sulle alleanze per le amministrative è stato ecumenico: “Si vince se il centrodestra è unito”. Chiaro il riferimento a Ncd, il partito di Angelino Alfano.
Da qui a ipotizzare , però, un fronte comune anche alle Europee ce ne vuole. A parole, B. mostra per la prima volta i muscoli al premier: “Il patto sulle riforme non si tocca, ma l’opposizione deve essere più dura altrimenti finiremo per essere nè carne nè pesce”.
Dopo Berlusconi, a chiedere la parola sono stati appena in tre. Fitto, appunto.
E poi l’ex an Altero Matteoli e Antonio Martino, tra i fondatori di Forza Italia.
Ieri ricorreva pure il ventesimo anniversario della prima vittoria di B. alle politiche, quella contro la gioiosa macchina da guerra del centrosinistra di Achille Occhetto. In silenzio tutti gli altri.
A partire da Verdini, il nemico numero del cerchio magico formato da Francesca Pascale, Maria Rosaria Rossi, Giovanni Toti e Marcello Fiori.
Presenti questi ultimi tre ma non la fidanzata.
Prima di entrare il neoazzurro Clemente Mastella ha liquidato così le polemiche sulla Pascale: “Lei alla riunione? Mi pare una stronzata, detto con franchezza”.
L’ex Guardasigilli su cui inciampò e cadde il governo Prodi quasi certamente sarà in lista al sud. Non tutti sono felici dentro Forza Italia: “Dire di sì a Mastella e no a Cosentino e Scajola non ha senso”.
Senza dimenticare che Fitto si è salvato con la clausola capestro delle dimissioni da Roma.
Fabrizio D’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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