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FORZA ITALIA IN BALIA DELLE ONDE TRA BRUTTI SONDAGGI E INCOGNITE CANDIDATURE

Aprile 12th, 2014 Riccardo Fucile

IL TORMENTO DI BONAIUTI VERSO IL NCD E IL NO DELLA CARFAGNA

Quando dopo 18 anni il tuo viso si è sovrapposto a quello del tuo leader, quando gli sei stato accanto e dietro e davanti in tutti i luoghi e tutte le inquadrature, e ne hai frenato le ire ed edulcorato gli eccessi e sdrammatizzato le uscite e smussato le gaffes condividendone vittorie e sconfitte, e poi un giorno ti vedi recapitati a casa sei scatoloni con tutte le tue cose, perchè quello che è stato il tuo studio a palazzo Grazioli serve ad altri e devi fare posto, non hai molte strade davanti.
E Paolo Bonaiuti, portavoce storico di Silvio Berlusconi, sta per imboccare l’unica che alla fine gli appare dignitosa. Andarsene da Forza Italia.
Sono ore convulse e di travaglio, e certamente mai dire mai, va lasciata una estrema possibilità  di ripensamento che la notte porta prima di ogni decisione cruciale.
Ma i giochi sono quasi fatti, a sera una ricucitura veniva considerata «molto difficile», mentre l’approdo del senatore – che dopo una lunga carriera giornalistica venne eletto in Forza Italia nel ’96 e divenne da subito uomo della comunicazione di Berlusconi – dovrebbe essere in tempi brevi nel Nuovo centrodestra di Alfano.
Che lo ha cercato, corteggiato, atteso e che adesso può spendersi una vittoria simbolica, politica e di immagine sul Cavaliere che turba una Forza Italia in grave difficoltà .
La rottura umana e politica di Bonaiuti con il partito del quale è stato uno dei volti più noti e presenti è la punta dell’iceberg di un disagio che minaccia di allargarsi a macchia d’olio provocando nuove scissioni e addii pesanti.
E può fare molto male a un Berlusconi (che lo sa e ha tentato di recuperare «Paolino») e che, il giorno dopo la buona notizia sul probabile affidamento ai servizi sociali, deve affrontare questo colpo, quello mediaticamente tremendo della cattua del suo ex braccio destro Marcello Dell’Utri, sondaggi ancora negativi e la grana delle liste per le Europee che vedono non solo pochissimi volti nuovi noti e attrattivi (tra gli imprenditori, presenti solo Mattia Malgara e Giampiero Samorì), ma anche le defezioni di big che potrebbero portare voti.
Ha detto no la Carfagna, è incerto Miccichè, pure Galan non è sicuro di capeggiare il Nordest (potrebbe esserci la Gardini).
Resistono ai loro posti Toti, Tajani, Fitto, ma il leader è prostrato, scuote la testa: «Dove andiamo così? Che liste sono?».
Il tutto condito dalla rottura con Forza Campania e dalla perdita di molti esponenti locali che, dicono, stanno passando con Alfano.
Giornata nera insomma ieri ad Arcore per l’ex premier, in compagnia di Toti e atteso oggi o domani al vertice decisivo sulle candidature.
Ma la valanga non arriva inattesa. Il disagio di Bonaiuti non era un mistero per nessuno, nel partito e nel Palazzo.
Lui che per anni ha fatto da calmo e sereno parafulmine in situazioni esplosive – infinite le pezze messe con i giornalisti, dalla gaffe di Berlino sulla superiorità  dell’Occidente all’editto di Sofia (celebri i suoi calci sotto il tavolo per tentare di frenare il Cavaliere), dal kapò dato al tedesco Schulz ai sorrisini sprezzanti di Merkel e Sarkozy, da Obama abbronzato alle corna a Caceres – lui che arrivava a smentire sorridendo il non smentibile, lui che nel tour della nave della Libertà  nel 2000 rimase accanto al leader per tutta la crociera nonostante una rovinosa caduta gli avesse procurato una frattura alla spalla e una al polso, lui negli ultimi mesi è stato prima lentamente poi totalmente messo da parte senza che se ne capisse davvero il perchè.
Certo la sua linea contraria alla rottura con Alfano e all’uscita dal governo e anche, in estate, l’assenza per malattia dovuta a un brutto virus, lo hanno allontanato da un leader che ha preferito scegliere come fedelissimi quello che adesso, semplificando, definiscono il suo cerchio magico.
Al suo posto sono in tanti oggi a gestire il ruolo pubblico e privato di Berlusconi: da Toti alla Bergamini alla Rossi, con la presentissima Pascale.
E Bonaiuti ha subito anche lo sgarbo di non essere inserito, nell’Ufficio di presidenza, tra i membri con diritto di voto.
L’ultima volta che ha parlato con il Cavaliere è stato prima di Natale, per capire. Berlusconi lo ha riempito di belle parole, come sa fare. Ma poi silenzio. Suo e dei vertici del partito.
Silenzio rotto ieri, quando lette le anticipazioni del Fatto sul suo possibile addio Berlusconi è tornato a cercare il vecchio amico: «Ma Paolo, ma come puoi pensare che io non ti consideri importante, ma tu lo sai quanto conti per me, ti voglio bene, ragiona, aspetta».
Una, due, tre, tante telefonate in una giornata frenetica in cui si sono attivati anche i grandi mediatori – primo Gianni Letta -, ma ancora senza arrivare a risolvere una situazione che non si può sanare con la restituzione di un peso o di un ruolo, perchè quel vuoto – che peserà  – è occupato ormai da altri.

Paola Di Caro
(da “il Corriere della Sera”)

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FORZA ITALIA, FUGA DALLE LISTE: VOLTI NUOVI E BIG DICONO DI NO PERCHE’ TEMONO LA FRANA

Aprile 11th, 2014 Riccardo Fucile

IL PARTITO PERDE ATTRAZIONE: “SIAMO MORTI”

Lo sguardo si fa cupo alla vista delle prime ipotesi di liste elettorale: “Ma che gente abbiamo. Questi nomi non sono competitivi”. Silvio Berlusconi è nero.
Perchè è chiaro che nulla sarà  più come prima. Ormai è “sotto osservazione”.
Costretto a una campagna elettorale col freno a mano: una parola fuori posto, e scattano i domiciliari.
E per la prima volta non si trova gente da mettere in lista.
Tra gli imprenditori di peso nessuno vuole prestare la propria faccia a un partito sul ciglio del precipizio giudiziario: “La verità  — dice un big azzurro — è che non siamo attrattivi. Diamo l’idea di quelli che stanno morendo”.
I nomi più noti che il Cavaliere è riuscito a coinvolgere sono Mattia Malgara, figlio di Giulio (quello che si è inventato la Chiari e Forti per intenderci) e Giampiero Samorì.
Per il resto non solo non arrivano facce nuove, ma tra le vecchie si registrano diversi no.
Perchè adesso la frana è iniziata davvero. Con i sondaggi che danno Forza Italia stabilmente sotto il 20. E col peggio che deve ancora venire.
Nessuno è certo che Silvio Berlusconi finirà  la campagna elettorale da uomo libero. Perchè è provato, ha i nervi a fior di pelle e quando si allenta il cordone sanitario che gli hanno costruito attorno le parole sono fuori controllo.
Il crollo del Capo fa paura: “Dopo di lui — trapela dalle stanze di San Lorenzo in Lucina — cadremo tutti, uno ad uno”. Insomma la diga si è aperta. Berlusconi è indebolito. Dell’Utri latitante. Le notizie sulla latitanza di Dell’Utri sono da brivido.
Per anni è stato il cuore pulsante dello Stato berlusconiano, quello economico. Ora è irreperibile alla vigilia della sentenza più temuta.
Fa sapere che è all’estero per “cura e riposo” e che non intende sottrarsi alle decisioni dei giudici. Ma in molti pensano che non rientrerà  in caso di condanna definitiva. Sette anni, carcere, per aver mediato — così scrivono i giudici dell’Appello — tra Berlusconi e Cosa Nostra.
Eccolo l’altro masso della frana, destinato ad precipitare martedì, quando su Berlusconi peserà  l’ombra dei rapporti con la mafia, mediati da Dell’Utri.
Potrebbe esserci una coincidenza temporale tra Cassazione su Marcello e la pronuncia del tribunale di Milano in merito a “come” il Cavaliere dovrà  scontare i servizi sociali.
E le liste di Forza Italia sono in alto mare.
Dai territori arrivano notizie di una faida tra bande. In Piemonte, in Campania che assomiglia a una polveriera. E i portatori di voti iniziano a fuggire.
L’ex sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza — Berlusconi lo chiamava “il mio sindaco” – se ne è andato con Alfano.
In Sicilia il grosso dei portatori di voti ha lasciato Forza Italia.
Sul territorio, il minuto dopo le europee “può succedere di tutto” ammette più di un dirigente.
È in questo quadro che Berlusconi ha chiamato i “riservisti”, messi da parte in questi mesi in nome del rinnovamento.
Giancarlo Galan, per recuperare consensi nel Veneto, che non assomiglia neanche lontanamente al granaio di Bossi e Berlusconi di qualche anno fa.
In Sicilia ha chiesto a Saverio Romano. Al centro si è affidato a Tajani.
La notizia è che per parecchi riservisti hanno declinato l’offerta sentendo aria di flop. Pare ci stia pensando Miccichè, il grande artefice del 61 a zero di 14 anni fa.
Il risultato per ora, ammettono a microfoni spenti i parlamentari di Forza Italia, è “disastroso”. Al nord-est la capolista, al momento, è la Gardini.
Al nord Ovest è Toti però che “non tira”, e che non sarà  sostenuto da pezzi importanti di Forza Italia come il vicepresidente della Regione Mantovani.
Al centro Tajani. Al Sud Fitto, unico che ha voti suoi.
Le Isole sono un mistero.
Per la prima volta manca l’entusiasmo da rimonta, come alle scorse elezioni. Nessuno crede più in Berlusconi.
A microfoni accesi non viene ancora ammesso. Ma basta chiedere due chiacchiere a microfoni spenti e il ritornello è sempre lo stesso: “Siamo morti”.

(da “Huffingtonpost“)

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IL GIOCO DELLE PARTI: “BERLUSCONI E COSENTINO SI SONO INCONTRATI E ABBIAMO AVUTO IL SI’ PER LA LA LISTA “FORZA CAMPANIA”

Aprile 11th, 2014 Riccardo Fucile

LO RIVELA AL “MATTINO” IL CAPOGRUPPO DI FORZA CAMPANIA

Silvio Berlusconi e Nicola Cosentino si sarebbero incontrati il 29 marzo scorso a Palazzo Grazioli.
E l’ex premier avrebbe dato l’ok alle liste “Forza Campania”.
Lo dice in un’intervista al Mattino Paola Raia, capogruppo in Regione del movimento fondato da iscritti a Forza Italia che non si riconoscono nei vertici del partito in Campania.
Cosa sa di quell’incontro?
Fui la prima persona che Cosentino, rientrato a Napoli, vide dopo l’incontro con Berlusconi, presente Denis Verdini. Mi raccontò del colloquio. C’è da dire che Nicola da tempo desiderava incontrare il presidente, più per un fatto umano che politico.
Cosa le disse Cosentino?
Nicola chiese a Berlusconi di smentire le indiscrezioni relative a una sua candidatura alle europee perchè, con i processi in corso, avrebbero potuto nuocergli. Cosentino era felice, mi disse che era contento di aver incontrato Berlusconi e di essersi chiarito umanamente. Mi disse che finalmente era caduto il muro costruito ad arte da chi gli ha fatto la guerra. Nicola mi riferì di aver saputo da Berlusconi che gente di Forza Italia saliva a Palazzo Grazioli per parlargli male di lui.
Parlarono anche di Forza Campania?
Certamente. Il presidente gli chiese delle ragioni del malcontento, Cosentino gli spiegò che Forza Campania era la zattera sulla quale far salire tutti gli scontenti del duo Luigi Cesaro-Domenico De Siano.
E Berlusconi?
Il presidente capì. Cosentino mi raccontò che per Berlusconi era assolutamente necessario evitare che gli scontenti lasciassero Forza Italia per andare magari nel Nuovo Centrodestra. In questa logica, Nicola mi disse che il presidente non si sarebbe opposto a liste di Forza Campania alle amministrative. Fermo restando che alle europee avremmo votato compatti Forza Italia. Cosa che faremo. Voteremo Raffaele Fitto.

(da “Huffingtonpost”)

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E’ L’ORA DELLA GRANDE FUGA DALLE LISTE DI FORZA ITALIA

Aprile 11th, 2014 Riccardo Fucile

DEFEZIONI IN VISTA PER LE ELEZIONI EUROPEE… ADDIRITTURA BONAIUTI PENSA A NCD

Se non fosse che in tempi renziani la serenità  è uno stato d’animo ambiguo e pericoloso, sarebbe questa l’espressione perfetta per il clima di ieri ad Arcore.
Silvio stai sereno. Servizi sociali, probabilmente. Non i domiciliari.
A rincuorare Berlusconi e la sua corte è stato il vaticinio della procura generale. In molti, tra i berlusconiani, avevano pronosticato: “Il pg chiederà  i domiciliari”. La misura più temuta. Invece si va prefigurando quella più morbida e blanda.
A Villa San Martino, l’ex Cavaliere ha vissuto l’attesa del Dieci Aprile con la convivente Francesca Pascale, la senatrice-badante Mariarosaria Rossi, l’immancabile barboncino Dudù (a proposito, strepitosa la battuta dell’alfaniano Cicchitto contro Toti: “B. faccia parlare direttamente Dudù”) e i figli Marina, Pier Silvio e Barbara.
Alle sette di sera, quando B. si è sentito con i legali, il volto si è disteso in una smorfia rilassata.
Sospiro di sollievo, come si dice in questi casi. Una serenità  comunque a tinte amare. Il solito monologo: “Io sono innocente, sono e resterò uno che è stato condannato ingiustamente. In ogni caso voglio vederla questa decisione, con i magistrati non c’è mai da fidarsi”.
Anche per questo l’altro leitmotiv in voga ad Arcore è “buonsenso”.
Racconta un fedelissimo: “A questo punto, la misura dei servizi sociali è l’unica cosa di buonsenso che può accadere”.
Tradotto vuol dire: il Condannato dovrà  essere messo in condizione di fare la campagna elettorale per le Europee e tentare così di arginare il crollo annunciato di Forza Italia.
Anche se c’è chi come Brunetta spera, da falco, nel martirio da domiciliari: “Berlusconi è un simbolo, e i simboli non si impediscono, non si imbavagliano , non si bloccano. I simboli, si pensi ad Aung San Suu Kyi, era bloccata a casa sua ed è diventata un simbolo mondiale, quando si tenta di zittirli e bloccarli, diventano ancora più forti”.
Per volare più terra terra (nessun riferimento a Brunetta) il vero problema posto dall’udienza di ieri è un altro. A sorpresa.
Il termine massimo di 15 giorni per la decisione dei magistrati di sorveglianza. Un macigno enorme sulla compilazione delle liste azzurre per Strasburgo.
Silvio da giorni aveva congelato tutto in attesa del suo destino. Ma aspettare due settimane non è possibile.
I moduli riempiti con i nomi vanno consegnati entro mercoledì prossimo. Non solo. Ammette un berlusconiano di rango: “Parecchi imprenditori o persone contattate ci stanno dicendo di no, altri prendono tempo per capire che cosa accadrà , se non ci diamo una scossa è la fine”.
Sulle liste, si dovrebbe tenere una riunione ad Arcore in questo fine settimana.
Alla corte berlusconiana è arrivata un’altra notizia crudele. Paolino Bonaiuti, l’ex fedele portavoce estromesso dal cerchio magico, sta trattando il suo passaggio al Nuovo Centrodestra, il partito di Alfano che oggi apre il suo congresso costituente a Roma.
Bonaiuti in Ncd sarebbe un colpo mortale d’immagine. Da mesi, l’ex portavoce si va lamentando del trattamento ricevuto dal duo Pascale-Rossi e avrebbe ripreso un intenso scambio di opinioni con Beatrice Lorenzin, ministro della Salute, da lui lanciata ai tempi di Forza Italia.
L’unico scoglio per il passaggio è la richiesta di una candidatura alle europee.
E nel Nuovo Centrodestra, rifugio di mastini delle preferenze, si chiedono: ma Bonaiuti, quanti voti ha?

Fabrizio d’Esposito

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FORZISTI CONTRO VERDINI: “ERA UN FALCO, OGGI E’ UNA COLOMBA RENZIANA”

Aprile 7th, 2014 Riccardo Fucile

E BRUNETTA GLI CHIEDE UFFICIALMENTE DI TIRARE FUORI L’ACCORDO DEL NAZARENO

E’ la nemesi dell’ex falco che, diventato colomba filorenziana, verrà  impallinato se non porta a casa un’altra riforma del Senato.
Il suo nome è Denis Verdini e non avrebbe mai immaginato, quando volava con gli artigli sguainati, che un giorno avrebbe lavorato in tandem con il principe degli smussatori, Gianni Letta, per convincere Berlusconi a scendere dall’Aventino.
L’ex Cavaliere rampante deve far sentire la sua voce al popolo, che un po’ alla volta lo sta abbandonando.
Deve far capire che lui c’è e ci sarà , anche se il 10 aprile i magistrati gli dovessero mettere la mordacchia.
Il capo ammaccato e zoppicante non vuole un Senato Profondo Rosso pieno di sindaci di capoluoghi regionali del Pd (a lui è rimasto solo Campobasso).
E non vuole che le maggioranze dei consigli regionali (in prevalenza rosse) mandino le loro truppe a Palazzo Madama.
«Ci sta fregando, ci sta intortando, ci sta fregando voti», continuano a ripetergli all’orecchio Santanchè e pitonesse varie.
E’ lo stesso ritornello che gli ripetono anche consiglieri moderati ed equilibrati come Giovanni Toti, l’attiva coordinatrice della Lombardia Mariastella Gelmini, il capogruppo Paolo Romano, che dovrà  gestire in prima linea questa vicenda della riforma del Senato.
Berlusconi si tira a fatica sulla stampella e risponde «sì, gli stiamo dando troppo sangue, ha ragione Toti quando parla di abbraccio mortale.
Ma se ci sfiliamo ora senza combattere passeremo dalla parte dei conservatori e finire associato a Rodotà  e Zagrebelsky per me sarebbe peggio del 41 bis».
Allora vola, Denis: porta con te zio Letta, e vediamo cosa sei capace di fare perchè, in casa Forza Italia, cominciano a parlare male di te. Dicono che sei tu il vero responsabile di questo «abbraccio mortale», il paradossale novello andreottiano che sta facendo di tutto per non staccare la spina delle riforme per consentire a Berlusconi di passare alla storia patria.
Come oggi suggerisce Giuliano Ferrara sul Foglio.
Dentro Forza Italia guardano con crescente sospetto a Verdini e c’è perfino chi (Renato Brunetta) gli chiede ufficialmente, in qualità  di capogruppo alla Camera di Fi, di tirare fuori l’accordo del Nazareno per dimostrare che il suo corregionario Renzi sta barando, che si è scritto la riforma nel tinello di palazzo Chigi con la Boschi.
Ma Denis questo accordo non lo tira fuori: non vuole mettere in imbarazzo Matteo. «Che affari hanno in comune, cosa li lega?».
Sono domande che prima si sentivano nel Pd, dentro Sel, si leggevano su giornali antiberlusconiani trinariciuti.
Adesso le stesse domande rimbombano assordanti in Forza Italia. Molti si danno una risposta (negativa e traffichina), e altrettanti hanno fatto breccia in Berlusconi: «Denis sta contribuendo a tenerti stretto nelle spire del pitone di Pontassieve. Basta dire “quanto è bravo Renzi, quanto è simpatico, sembra uno di noi, Berlusconi giovane”. Be’, allora perchè i nostri elettori non dovrebbero votarlo?».
Ora il fiorentino renziano dovrà  dimostrare di essere sempre il fedelissimo di Silvio e non di Matteo.
A cominciare dagli imminenti incontri con il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini.

Amedeo La Mattina
(da “La Stampa“)

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SONDAGGIO ISPO: LA COMUNITA’ DEI BLOGGER SCEGLIE MARINA BERLUSCONI PER LA LEADERSHIP DI FORZA ITALIA

Aprile 7th, 2014 Riccardo Fucile

PER LE EUROPEE RIMANE COMUNQUE PRIORITARIO IL RINNOVAMENTO E QUINDI CANDIDARE VOLTI NUOVI

La performance di Forza Italia alle prossime elezioni Europee è legata a doppio filo alle sorti del suo leader e fondatore, Silvio Berlusconi, che il prossimo 10 aprile conoscerà  i termini della sua condanna per il processo Mediaset.
I giudici dovranno decidere tra l’affidamento ai servizi sociali e la detenzione domiciliare, pene che, secondo la community Blogorà , danneggerebbero in egual misura l’immagine politica del Presidente di Forza Italia.
Qualunque sarà  la decisione del Tribunale, questa avrà  infatti un grande impatto sulla vita privata e politica di Berlusconi e, di conseguenza, su quella del suo partito.
Proprio in vista dell’imminente appuntamento elettorale delle Europee, ISPO Click ha chiesto ai blogger di indicare, tra varie strategie di leadership possibili, quale sarebbe la più auspicabile per Forza Italia.
Per il 95% degli interpellati, la soluzione ideale per il partito sarebbe la candidatura al Parlamento Europeo di volti nuovi, come, ad esempio, Giovanni Toti.
Più della metà  ritiene invece che la strada migliore sarebbe quella di candidare uno dei figli di Berlusconi (lo pensa il 60%) o i leader di Forza Italia, come Verdini o Fitto (ipotesi caldeggiata dal 58%).
Nonostante la recente interdizione di Berlusconi dai pubblici uffici, ben il 34% dei blogger ritiene che l’ex-Cavaliere dovrebbe candidarsi comunque, qualunque pena gli venga comminata.
È invece totalmente esclusa la possibilità  che a succedere al leader storico del partito possa essere la sua attuale compagna, Francesca Pascale.
Quello che emerge da questi dati è una forte voglia di novità , il desiderio di un taglio netto con il passato che il passaggio del testimone a uno dei figli o ai leader attuali di FI non potrebbe certo garantire.
Nel caso in cui Berlusconi decidesse di affidare le sorti del partito ad uno dei suoi figli, Marina sarebbe ritenuta la più adatta (38%), soprattutto per la sua esperienza e per le doti di leader carismatico, che la avvicinano alla figura paterna, seguita da Piersilvio (29%) e da Barbara (21%), ben vista per il fatto di essere giovane (fattore politicamente apprezzato dopo l’ascesa di Renzi a segretario del Pd).
Ma la giovane età  non rappresenta a priori una virtù.
Meno o assolutamente non considerata l’eventualità  di un passaggio di consegne nelle mani dei più giovani in assoluto della famiglia: Luigi (indicato dal 12%) ed Eleonora, probabilmente perchè meno noti e troppo inesperti.
Dal momento che oggi la comunicazione politica passa soprattutto da Twitter, abbiamo infine chiesto ai blogger di indicare un hashtag che possa rappresentare la sentenza del 10 aprile per Berlusconi.
Al di là  dell’ironia, ormai consueta in questa forma comunicativa (#StayStrongSilvio, #Berlusconistaisereno), emerge un duplice atteggiamento da parte del popolo del web: da un lato, una forte ostilità , indice di un’insoddisfazione nei confronti della pena prospettata, che per molti avrebbe dovuto essere più severa (#ingalera); dall’altro, un’inclinazione più positiva e propositiva, che rispecchia l’auspicio che la sentenza del 10 aprile possa davvero rappresentare l’opportunità  di un nuovo inizio per Forza Italia (#andiamoavanti, #sivoltapagina, #ripartiamo).

(da “Huffingtonpost“)

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TOTI A RENZI: “STIAMO DANDO SANGUE, ADESSO BISOGNA RIDISCUTERE L’ACCORDO”

Aprile 5th, 2014 Riccardo Fucile

RIFORME, BERLUSCONI PRONTO A ROMPERE

«Ci stiamo caricando di responsabilità  che non sono nostre. Stiamo dando sangue per riforme che non sono nostre. È il caso che i sottoscrittori dell’accordo sulle riforme tornino a sedersi attorno a un tavolo e ridiscutano perchè noi sul testo del Senato non ci stiamo: è scritto male, è tecnicamente fatto male». Giovanni Toti sta per entrare nella sede della comunità  ebraica di Milano. E’ in piena campagna elettorale per le Europee, mentre Silvio Berlusconi lascia l’ospedale e torna a casa con le stampelle per l’infiammazione al ginocchio.
In un fuori onda messo in rete da Repubblica.it, Toti dice alla Gelmini che Berlusconi è molto preoccupato per le decisioni che il tribunale di sorveglianza prenderà  il 10 aprile (arresti domiciliari o servizi sociali?).
Ma c’è anche la preoccupazione del Cavaliere di un «abbraccio mortale» con Renzi sulle riforme. Un abbraccio che sta penalizzando Forza Italia in termini di consensi.
«Non ho detto nulla di sconvolgente in quel fuori onda: sono cose che tutti sanno. Allora il punto è questo: il Senato non elettivo è fatto male e le riforme fatte male non servono. Allora tanto vale abrogare tout court il Senato e fare un vero monocameralismo. Se il Senato va chiuso tanto vale chiuderlo definitivamente, evitando di mandare i sindaci in vacanza a Roma. Sì, è proprio il caso di riaprire la discussione ai massimi livelli».
Un incontro Renzi-Berlusconi? «Ci dovrebbero essere una serie di incontri tecnici e poi la sigla politica finale». E’ chiaro che è partita la richiesta formale di un faccia a faccia tra Renzi e Berlusconi.
La sensazione netta è che il cammino delle riforme sia arrivato a un bivio pericolosissimo. Toti ha dubbi pure sulle legge elettorale: «All’inizio era una cosa ed è uscita una cosa diversa…».
La campagna elettorale per le Europee è entrata nel vivo e Fi perde voti giorno dopo giorno. Allora, dice Toti, «bisogna essere meno timidi in quanto opposizione. Per esempio perchè 80 euro per i lavori dipendenti e non per gli autonomi e le partite Iva?».
La verità  è che la doppia maggioranza crea confusione nell’elettorato del centrodestra.
Poi, è il ragionamento che tutti fanno in Fi, con il Cavaliere fuori gioco è ovvio che ci sono le condizioni per un risultato elettorale disastroso.
Allora si sta ragionando sul da farsi, su tutto, sulla collocazione politica: un’opposizione più netta e aggressiva.
Ma bisogna essere attenti sull’eventuale presa di distanza da Renzi sulle riforme. L’unica cosa che bisogna evitare, dice Toti, è di far saltare il banco, apparendo dei conservatori che vogliono difendere il Senato e lo status quo, come Grasso e Rodotà .

Amedeo Lamattina
(da “La Stampa”)

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SILVIO AZZOPPATO, FORZA ITALIA FRANA

Aprile 4th, 2014 Riccardo Fucile

A SEI GIORNI DAL VERDETTO IL PARTITO PERDE CONSENSI: BRUNETTA CONTRO RENZI, CONFALONIERI MEDIA

Nel profondo sconforto di Silvio Berlusconi, in ospedale per un problema al ginocchio, c’è qualcosa di più dell’amarezza per un’operazione politica (con Renzi) che si è arenata.
C’è la consapevolezza che una lunga agonia è iniziata.
Chi ha parlato col Capo sussurra che mai come stavolta è condivisa la sensazione che “siamo all’inizio di una lunga fine”. Con l’ex premier azzoppato, tutt’attorno aleggia la paura. Che ha terremotato ogni disegno unitario.
Forza Italia, a una settimana dal Verdetto del tribunale di Milano, si muove in modo scomposto. Proprio lo stop imposto da Confalonieri, con Ghedini e Verdini alla rottura sulla riforme è il primo atto della recita a soggetto.
La cabina di regia non c’è più. Confalonieri, con un occhio ai fatturati Mediaset è per mantenere l’interlocuzione con Renzi.
Nella prima fascia politica, dove tutti hanno gli occhi puntati sui sondaggi cresce invece la voglia di opposizione perchè “con Forza Italia tra il 16 e il 18, come adesso, siamo morti”.
E così Renato Brunetta è già  in guerra con Renzi. Scatenato, il capogruppo di Forza Italia provoca il premier (“Renzi è un grande sbruffone”) e minaccia un’escalation dopo il 10 aprile: “Conoscendo Berlusconi, dà  il meglio di sè quando è in difficoltà , quindi tremate tremate, soprattutto i nemici della democrazia, giustizialisti e furbastri, tremate tremate”.
Non è dato sapere quanto parli a nome personale o a nome del gruppo che rappresenta, visto che a microfoni spenti parecchi parlamentari considerano le affermazioni assolutamente non condivisibili. E proprie dello stile del vulcanico capogruppo. Ma nessuno consegna dichiarazioni di segno opposto ai taccuini.
Pure un moderato come Romani, legato all’ala aziendale di Forza Italia, si fa interprete del malessere dei senatori che considerato la riforma praticamente una “schifezza”, mettendo nero su bianco un sinistro avvertimento: “Sicuramente – dice al Messaggero – Berlusconi avrà  sottolineato al Capo dello stato la difficoltà  che potrebbe incontrare un percorso di riforme nel momento in cui si dovesse arrivare a una situazione di non agibilità . Ma non è stato certamente quello il tema dell’incontro”.
Parole che lasciano presagire una rottura qualora Berlusconi non dovesse ottenere quella agibilità  politica chiesta nel corso del colloqui con Napolitano.
Ma nulla è deciso. Nemmeno il grande ricatto tra riforme e salvataggio giudiziario.
Il problema è che altri stanno trattando su una linea opposta, come Denis Verdini. Su di lui si addensano sospetti di giocare una partita in parte autonoma con Renzi, tanto che per questo nel delicato incontro di giovedì è stato accompagnato da Gianni Letta.
Con gli uomini della sua rete di potere in fase declinante, a partire da Cosentino finito agli arresti, e con Berlusconi prossimo a essere azzoppato da misure restrittive, il canale con Renzi appare per molti la sua personale “polizza assicurativa” di lunga vita politica.
Nell’ora della grande slavina in molti sospettano la sua manina dietro le assenze al Senato che hanno salvato il ddl Delrio.
Impreparati alla fine del capo, impauriti da ciò che può accadere i big di Forza Italia iniziano a sussurrare l’atroce dilemma.
Un abituale frequentatore di Grazioli dice: “La verità  è che Forza Italia sta franando nei sondaggi e Berlusconi rischia di essere imbrigliato da Renzi e di morire di morte lenta. Quindi si dovrebbe rompere. Ma, se rompiamo, con Berlusconi ai domiciliari la prospettiva quale è? E poi al nostro interno ognuno ha una sua linea”.
Per ora l’unica linea certa è quella degli avvocati. Sia Ghedini sia Coppi vogliono evitare il rinvio della decisione del tribunale di sorveglianza, ipotesi accarezzata dal Cavaliere nel panico da count down.
E non chiederanno il rinvio il 10 aprile, nella consapevolezza che non sarebbe di un mese ma, visti gli arretrati del tribunale, almeno di un anno.
Ghedini non ripete altro: prima ci togliamo questi dieci mesi, meglio è. Perchè se nel frattempo arrivassero altre condanne definitive con il cosiddetto “cumulo” Berlusconi rischierebbe anche il carcere.
E allora si capisce come Berlusconi provi a dire a tutti che occorre aspettare il dieci aprile prima di ogni decisione.
Ma, attorno, è già  slavina: “Ultima chiamata a Renzi — scrive il Mattinale — cambi rotta o addio”. Verdini e la Santanchè vanno invece spiegando ai parlamentari che il Senato elettivo non era nel patto inziale del Nazareno e che con Renzi sta procedendo tutto secondo i piani.
Insomma, Forza Italia addio.

(da “Huffingtonpost”)

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FORZA ITALIA CROLLA AL 16,9%, SIAMO AL MINIMO STORICO

Aprile 4th, 2014 Riccardo Fucile

IL SONDAGGIO EXE E TUTTI I DOLORI DI BERLUSCONI

Una delle settimane più dure del ventennio.
Silvio Berlusconi fa i conti con uno dei periodi peggiori della sua vita. Questi ultimi cinque giorni sembrano rappresentare lo specchio fedele di ciò che è il Cav in questo periodo: un uomo ferito che non riesce a rialzarsi.
Da lunedì a oggi è stato uno stillicidio: il no di Napolitano alla sua richiesta di agibilità  politica, il rifiuto di Renzi di un nuovo patto per le riforme, l’arresto di Cosentino in Campania e il rischio delle ripercussioni su Forza Italia, le faide interne al suo partito.
E come non bastasse i sondaggi che lo danno in caduta libera e, dulcis in fundo, il ginocchio che lo ha costretto ieri a un controllo d’urgenza al San Raffaele di Milano.
Il tutto in vista del 10 aprile quando davanti ai giudici del Tribunale di Sorveglianza di Milano, verrà  discussa la sua richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali.
I sondaggi si diceva.
Come si sa i desideri e le intenzioni degli italiani sono una vera fissazione dell’ex Cav. Li consulta e li guarda ogni giorno. Certo non sarà  contento di sapere che la sua Forza Italia è vittima di una pericolosa discesa libera.
La caduta infatti continua e, in vista del voto delle Europee, non c’è affatto da stare tranquilli. Come ogni venerdì Agorà  manda in onda le intenzioni di voto dell’istituto dei sondaggi Ixè e, come ormai da qualche tempo a questa parte il partito di Silvio Berlusconi fa segnare l’ennesimo segno meno.
Questa volta arrivando alla poco onorevole quota 16,9 quasi due punti in meno rispetto a una settimana precedente.
Mai nella storia recente un partito guidato da Silvio Berlusconi aveva toccato – se non nel novembre 2012 quando si paventava un addio alla politica dell’ex premier – un punto così basso.
Farà  gli farà  ancor più male poi vedere che il tanto odiato Pd ha il doppio dei favori (32,8) e che il Movimento Cinque stelle è ormai diventata stabilmente la seconda forza del paese con il 25,5 scalzando Forza Italia dal secondo gradino del podio.

(da “Huffingtonpost”)

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