Aprile 17th, 2014 Riccardo Fucile
A FIGLINE VALDARNO RENZI SI CANDIDA CON BERLUSCONI… TANTO LONTANO DALLA REALTA’?
Renzi si candida con Berlusconi. 
E i manifesti oltre che in tutta la cittadina di Figline Valdarno, fanno il giro della Rete.
Ma il Renzi candidato non è ovviamente il premier, bensì Roberto Renzi, già consigliere comunale azzurro a Figline e ora pronto a lanciarsi nella candidatura a sindaco.
La frase scelta sul simbolo? «Berlusconi per Renzi».
Sulla sua pagina Facebook, Roberto Renzi scrive anche che «la vita è come una foto, se sorridi viene meglio».
Ed effettivamente un sorriso scappa, eccome…
Roberto Renzi così ha spiegato la decisione di candidarsi: «Ho accettato molto volentieri. Dopo nove anni di consiglio comunale, ritengo di essere pronto per questa nuova avventura. E’ un lungo viaggio, denso di problemi, ma vista la maturità espressa dalla nuova comunità con l’accantonamento dei campanilismi, e la realizzazione del comune unico, sarà senz’altro un onore e non un onere partecipare alla storia fondativa per la nuova comunità , sarà un periodo ricco di investimento tutti rivolti verso il futuro, oggi puntiamo al ballottaggio, e lo facciamo con un nuovo simbolo che vi presento e col quale chiederemo il vostro appoggio il 25 maggio».
Data delle elezioni amministrative ma anche delle Europee…
(da “il Corriere della Sera”)
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Aprile 16th, 2014 Riccardo Fucile
UTILIZZO’ 600.000 EURO DEL GRUPPO PER L’ACQUISTO DI UNA POLIZZA VITA A LUI INTESTATA
Maurizio Gasparri è stato rinviato a giudizio dal gup Cinzia Parasporo per l’uso illecito di
600mila euro, destinati al funzionamento dell’attività del Pdl e investiti, invece, nel marzo del 2012 per l’acquisto di una polizza vita a lui intestata personalmente con l’indicazione dei suoi eredi legittimi quali beneficiari in caso di morte dell’assicurato.
Il processo prenderà il via il prossimo primo ottobre davanti ai giudici della decima sezione penale del tribunale di Roma.
Il senatore di Forza Italia dovrà rispondere di peculato, come contestato dal procuratore capo Giuseppe Pignatone, dagli aggiunti Nello Rossi e Francesco Caporale e dai pm Alberto Pioletti e Giorgio Orano.
Per i magistrati, l’attuale vicepresidente del Senato ha usato in modo illegittimo fondi pubblici destinati al funzionamento delle attività del gruppo parlamentare.
E anche se la somma di 600mila euro, per l’attivazione della polizza “Bnl Private Selection”, è stata poi restituita con due bonifici di 300mila euro ciascuno, rispettivamente il 20 febbraio 2013 e il 12 marzo 2013 a seguito di specifiche richieste della Direzione Amministrativa del Pdl, il peculato è un «reato istantaneo» che si consuma nel momento in cui avviene l’appropriazione del denaro.
Il dibattimento servirà a chiarire, poi, che fine abbiano fatto i 10.697,68 euro, riscattati in anticipo da Gasparri il primo febbraio 2013: la somma sarebbe l’equivalente degli interessi maturati con la sottoscrizione della polizza.
Dal canto suo, la difesa del senatore del Pdl (oggi assente) ha spiegato al giudice che la vicenda ruota attorno a un investimento suggerito dalla banca e fatto nell’interesse del gruppo parlamentare.
(da “La Stampa“)
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Aprile 14th, 2014 Riccardo Fucile
IL CERCHIO MAGICO “BASTONA” I CRITICI… LA PASCALE MALTRATTA PURE LA BIANCOFIORE
E adesso il “tradimento” è diventato una psicosi. Che avvolge il bunker berlusconiano. 
È bastato che le agenzie battessero della stretta di mano tra Angelino e Paolino che ad Arcore sono saltati i nervi.
È poco importante il ruolo che andrà ad occupare Bonaiuti, che presumibilmente sarà di rapporti con la stampa. E ancora meno importante quanti voti ha (nessuno).
È importante che pure l’ombra ha mollato il Capo. E l’ha mollato perchè “epurato da cerchio magico”.
Praticamente tutti, dentro Forza Italia, sottoscrivono le parole che l’ex portavoce ha consegnato al Messaggero in merito alle epurazioni da parte del cerchio magico.
Ecco, “chi sarà il prossimo?” è la domanda che rimbalza tra i parlamentari.
Perchè il tappo è saltato. E non è un caso che sia tornato a scorrere il veleno nelle dichiarazioni dei big di Forza Italia verso Alfano.
Per la prima volta Angelino sta intercettando la diaspora.
I numeri sono tutt’altro che irrilevanti. La conta dell’ultimo week end dice che sul territorio il Nuovo centro destra è cresciuto parecchio: un centinaio i consiglieri regionali, ben 4000 gli amministratori locali, 12mila circoli aperti: “Ormai — dice Sergio Pizzolante — si è invertito l’aspetto magnetico. E da Forza Italia ne arriveranno altri”.
Difficile che ci possa essere una frana prima delle europee. Ma il malessere è davvero a livello di guardia. Quello che sta accadendo in queste ore è una rivolta silenziosa verso il cerchio magico. Paolo Bonaiuti ne è stato il portavoce.
Berlusconi è assente, frastornato dal caso Dell’Utri, costretto a piombare a Roma per chiudere liste che gli fanno “schifo”.
Negli ultimi giorni ha incassato parecchi no da imprenditori che avrebbe voluto coinvolgere in nome del rinnovamento. Segno che Forza Italia non è più attrattiva. Attorno a lui Giovanni Toti e le due “badanti” Rossi e Pascale proseguono nell’operazione di isolarlo dal resto del mondo.
L’altro volto della psicosi da tradimento che aleggia nel Palazzo è il bastone del cerchio magico verso il dissenso.
Raccontano i ben informati che una ramanzina è arrivata anche a una amazzone come Micaela Biancofiore, una che si farebbe bruciare viva per Berlusconi.
In tempi di “badantocrazia”, come dicono forzisti maliziosi, sono suonate come un affronto le frasi della sua intervista a Repubblica: “Se qualcuno, senza avvertirlo, ha spedito a casa le cose che Paolo (Bonaiuti) aveva in ufficio ha mancato di cultura del tatto e del merito”. Apriti cielo. La Pascale non ha affatto gradito.
E allora si capisce in questo clima perchè uno come Bondi non abbia nemmeno voglia di parlare. È surreale pensare che possa separare il suo destino da quello di Berlusconi. Ma è certo che sta vivendo con sofferenza questo momento.
Nell’ultima intervista che ha dato al Foglio, di fatto, ha recitato il de profundis di un’epoca.
E non è un mistero che sia rimasto colpito, anzi ferito dalla messa da parte di Marinella, la storica segretaria a cui tutta la vecchia guardia era legata da stima e affetto.
Sono proprio i collaboratori della prima ora a non reggere più questa situazione. Magari non andranno con Alfano, ma sono disgustati dall’andazzo di corte.
E considerano Berlusconi irriconoscibile. Giorgio Lainati, ad esempio, uno che sta con Berlusconi dal ’94 e che organizzò il suo primissimo evento pubblico all’Eur, ha passato gli ultimi giorni assieme a Bonaiuti, condividendone le motivazioni della scelta.
Altri, aspettano il risultato delle Europee. Paolo Russo, Cicu, furono a un passo dal seguire Alfano ai tempi dello strappo dello scorso anno. Ora covano dubbi sul futuro di Forza Italia.
Chi chiama Arcore, trova il muro del cerchio magico. Alfano, invece, prepara tappeti rossi per i vecchi compagni di partito.
Sorridente, una parola buona per tutti pare aver appreso da Berlusconi l’importanza dei rapporti umani per non far scappare la gente.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 14th, 2014 Riccardo Fucile
TRA LE DUE ANIME DEL CENTRODESTRA, UN DISFACIMENTO PERSINO DEI RAPPORTI UMANI
Nel centrodestra in rovina – le macerie politiche, i fondatori braccati dalla magistratura – sono
adesso i giorni di un doloroso e spettacolare disfacimento di rapporti umani.
Il compiacimento istituzionale di Angelino Alfano alla cattura di Marcello Dell’Utri, ha eccitato rancori fin lì trattenuti.
Altero Matteoli ieri parlava di «cattivo gusto» per il «modo trionfalistico» con cui il ministro dell’Interno aveva annunciato la conclusione della latitanza.
Il presidente dei senatori, Paolo Romani, ha aggiunto che «una persona con un po’ di coraggio si sarebbe risparmiata quella vanteria».
Non sono nemmeno toni di fiamma, ma di scoramento da fine impero, a parte il ringhio di Mariastella Gelimini per la quale Angelino si è «coperto di vergogna».
Un clangore di spade che accompagna il passaggio di Paolo Bonaiuti da Forza Italia al Nuovo centrodestra, passaggio che propone vent’anni di flashback, le centinaia di foto del Grande Portavoce chino e sorridente su Silvio Berlusconi, le centinaia di note da lui stese in nome del capo.
E il flashback del rottamato che si vede recapitare a casa dalla sede forzista gli scatoloni con dentro due decenni di lavoro.
«Una decisione difficile, sofferta, anche a lungo rinviata», ha detto ieri Bonaiuti, che i velenosi pettegolezzi d’area indicano come l’ultima vittima del cerchio magico.
Anzi, la penultima: vedremo perchè. Dentro questi venti mortiferi ha velocemente perduto i lampi e il garbo da ragazzo anche Giovanni Toti, molto aspro con Bonaiuti: «Mi sembra di essere su Scherzi a parte».
Eppure Bonaiuti non aveva impegnato una sola sillaba contro l’ex direttore, al contrario di Claudio Scajola che in un’intervista al Corriere della Sera l’ha sprezzantemente scostato: «Quel Toti l’ho visto solo alla tv».
Vecchi sodali di Berlusconi increduli di essere messi da parte, e qualche volta cercano riparo in formazioni attigue e già accusate di tradimento; giovani reggenti che mettono in piedi una disperata guardia pretoriana; relazioni pluridecennali che evaporano dentro fuochi di cinismo raggelante anche per chi è abituato alle impietose regole della politica.
Mara Carfagna ha annunciato di non candidarsi alle Europee perchè «la nostra gente non ci perdonerebbe altri scontri, liti e contrapposizioni».
Significa – pare di capire – un atto di cortesia a Raffaele Fitto, la cui candidatura sarebbe di conseguenza stata avvilita. Sono uno che dice sempre a Berlusconi quello che pensa, dice in giro Fitto, e per questo non mi ha mai amato.
Si diceva che Bonaiuti è la penultima vittima del cerchio magico.
L’ultima è Sandro Bondi. Anche se nel suo caso il termine “vittima” è impreciso: già da tempo nauseato, e al riparo nelle campagne piemontesi, qualche giorno fa Bondi ha spedito una lettera di dimissioni da amministratore nazionale di Forza Italia; lui sostiene si tratti di una questione tecnica, poichè il ruolo richiede capacità manageriali di cui dice di essere privo; ma gli amici sostengono che non sopporti più le trincee scavate attorno a palazzo Grazioli e l’addio di Marinella, la storica segretaria di Berlusconi cui era molto legato, non ha certo contribuito a sollevargli il morale.
Le ipotesi di riavvicinamento fra FI e Ncd, fondate su segnali evidenti, sono oggi disastrosamente indebolite dall’incrudelire delle faide.
Infatti Gaetano Quagliariello e Beatrice Lorenzin (sbrigativa nel definire il caso Dell’Utri un capitolo come tanti nella storia del centrodestra) hanno piuttosto invitato i senza terra di Forza Italia al trasloco verso Alfano.
Cioè verso un partito che rappresenta, ha replicato la Gelmini, «un futuro vuoto, un presente precario, e un passato rinnegato».
Su che basare una riconciliazione se ieri, intanto che Berlusconi attende una decisione sul suo destino di condannato e Dell’Utri un trasferimento in galera, Renato Schifani ha ritenuto tempistico augurarsi la fine della «contrapposizione tra politica e giustizia: il confronto va ricondotto nei termini del rispetto reciproco»?
E’ uno Schifani che sogna «un arrivederci a un futuro incontro su posizioni paritarie e non di subalternità ».
Detto a chi è in ginocchio, ha persino un senso.
Mattia Feltri
(da “La Stampa”)
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Aprile 14th, 2014 Riccardo Fucile
“SONO ANDATO PER L’ULTIMA VOLTA AD ARCORE PER AFFETTO, VERGOGNOSO CHE QUALCUNO ABBIA SCRITTO CHE L’HO FATTO PER AVERE QUALCOSA”
La fine era scritta, ma, come in tutte le storie lunghe e vissute intensamente, arrivarci è stato duro, brutto e doloroso.
Paolo Bonaiuti – per 18 anni uomo della comunicazione, praticamente l’ombra di Silvio Berlusconi – lascia ufficialmente Forza Italia.
Lo fa con una breve nota all’Ansa nel primo pomeriggio, ma le decisioni erano prese, e i tre giorni passati a parlarsi, rinfacciarsi, riprovarci, arrabbiarsi tra lui e il leader azzurro non hanno nulla tolto e nulla aggiunto a un epilogo scontato, ma che lascia strascichi pesanti nel centrodestra.
E che acuisce lo scontro sempre più virulento tra Forza Italia e Nuovo Centrodestra. Perchè Bonaiuti, oggi, incontrerà ufficialmente Alfano per decidere quale ruolo andare a rivestire nel partito dei suoi ex e ora ritrovati colleghi – si parla di un coordinamento della comunicazione – e perchè il passaggio suscita l’ira dell’ex premier, che si sente tradito dopo «avergli dato tanto, tutto».
Bonaiuti se ne va con una «decisione difficile, sofferta, anche a lungo rinviata», ma «pienamente motivata e già da tempo da divergenze politiche e da incomprensioni personali che si sono approfondite nell’ultimo anno».
Se ne va facendo gli auguri a Berlusconi con «l’affetto dei 18 anni in cui ho lavorato ogni giorno al suo fianco».
Queste le parole messe nero su bianco, ma, quelle che sgorgano in una giornata che sembra non finire mai, sono calde: «Non c’è un momento che non tengo con me, mi porto dietro tutto, Je ne regrette rien , vorrei dire con la Piaf».
I momenti belli, quelli che i suoi avversari di oggi gli rinfacciano perchè «ha avuto tantissimo da Berlusconi, gloria e onori». E quelli degli ultimi mesi, scanditi da silenzi lunghissimi, da una distanza politica e umana siderale.
Ad accompagnare la fine ci sono dunque le asprezze, i piatti rotti, le recriminazioni. Berlusconi non parla, ma il suo umore è ben espresso dai fedelissimi: «Mi sembra di stare su Scherzi a parte, tutta questa storia ha del surreale e del grottesco», dice Giovanni Toti, ricordando quanto la vicinanza a Berlusconi sia stata essenziale a Bonaiuti per la sua carriera politica.
Concetto che rende chiaro perchè – dall’una e dall’altra parte – non poteva essere accolto l’appello estremo di Mara Carfagna a stare uniti, a non perdere «una risorsa» del partito come Bonaiuti.
Troppo tardi, tutto è avvenuto troppo tardi. Tardive le telefonate venerdì scorso di Berlusconi a Bonaiuti per convincerlo «ad aspettare martedì, ci vediamo e ne parliamo a voce quando vengo a Roma».
Tardivo l’invito ad Arcore, dove l’ex portavoce è andato «per affetto, era giusto lo facessi, e non certo per chiedere in cambio qualcosa».
Tardive le (poche) offerte che avrebbero giustificato un rientro e un passo indietro: una candidatura alle Europee in buona posizione, un ruolo non meglio specificato da «capo della formazione del partito», uno da ufficioso consigliere privato come lo è sempre stato Gianni Letta: «Te ne vai con Alfano? Mi fai questo sgarbo perchè ti è stata data una brutta stanza vicino ai bagni? Ti sembra un motivo, dopo tutto quello che ho fatto per te? Ma che roba è, Paolo!».
«Me ne vado perchè di questo partito non condivido più gestione, toni, parole d’ordine, modi, linea… E non ci sto a margine per uno strapuntino dopo che, per 18 anni, sono stato accanto a te sempre, in ogni decisione!».
«Non è vero che ti ho fatto fuori. Tu non venivi più alle ultime riunioni, ho pensato che volessi prenderti il tuo tempo, che fossi stanco».
«Ma se io sono stato in rianimazione in ospedale e tu non mi hai fatto neanche una visita…».
Si sono lasciati dopo tre ore a tu per tu, tra toni alti e tentativi. Sì e no. «Pensaci». «Vediamo». «Forse». «Ma».
Si sono lasciati sabato sera, sulla porta di Arcore, con Berlusconi che chiedeva di «rifletterci ancora una notte. Aspetta, non fare comunicati domenica. Me lo devi, ti chiedo solo questo».
E Bonaiuti aveva accettato, confortato anche da «tantissimi messaggi di amici», amici di sempre e colleghi come Verdini, che, per sms, lo invitava a «non fare il bischero».
Ma la mattina «certe ricostruzioni false di quello che ci siamo detti», l’attacco durissimo dei giornali berlusconiani, Giornale e Libero , con le accuse di tradimento, le parole di Romani e di Toti hanno reso ovvio quello che era apparso inevitabile fin dall’inizio: l’ufficializzazione dell’addio.
E si capisce quanta sia la rabbia oggi di Berlusconi, pur convinto che, alla fine, «anche questa roba si supererà e si dimenticherà in fretta».
Quanto dura sarà la battaglia. Quanto difficile il cammino. Quanto pesante il clima. Ma, se sono state vere le emozioni di 18 anni, veri devono essere anche il rancore e la delusione che lasciano.
Solo l’indifferenza renderebbe più sopportabile, anche se più amara, questa separazione.
Ma, in tempi così duri, l’indifferenza è un lusso che nessuno nel centrodestra si può permettere.
Paola Di Caro
(da “il Corriere della Sera”)
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Aprile 13th, 2014 Riccardo Fucile
NESSUN DELFINO DA LANCIARE E I DELUSI GUARDANO A RENZI
L’ex ministro di Forza Italia ne ha viste tante negli ultimi anni, ma non nasconde che tutto è cambiato, con un misto di eccitazione e di disperazione: «Per noi questa campagna elettorale sarà la prima volta. La prima volta senza Silvio Berlusconi candidato. La prima volta senza il suo serbatoio di voti. E la prima volta senza una linea politica».
E non c’è dubbio su quale dei tre handicap di partenza sia il più grave. Un capo interdetto si può sopportare, un impedimento temporaneo può essere arginato, una schizofrenia politica in un partito abituato da venti anni a essere gestito come una monarchia assoluta, quella no, rischia di diventare letale.
Schizofrenia è la parola che descrive lo stato d’animo delle truppe rimaste fedeli al Cavaliere Basta seguire le piroette quotidiane del più fedele e combattivo di tutti, il capogruppo alla Camera Renato Brunetta.
L’altro giorno, per esempio, l’ex ministro si sveglia e comincia a picchiare duro sul governo e su Matteo Renzi. Ultimatum, toni sprezzanti verso il ministro delle Riforme, «la signorina Maria Elena Boschi».
Un fuoco di fila che va avanti fino a metà pomeriggio, quando da Arcore arriva il contrordine compagni: vietato litigare con il premier, le riforme si votano, anche quella che elimina il Senato e che sta scatenando la rivolta tra i senatori forzisti, il patto del Nazareno tra i due leader tiene.
Il dialogo tra Silvio e Matteo non si è mai spezzato, assicurano entrambi i fronti. Sì, ma con quale Berlusconi parla Renzi?
L’ex premier è diviso in due su tutto. Esistono addirittura due diversi uffici stampa che si contendono la sua comunicazione con l’esterno. Paolo Bonaiuti è rimpianto da tutti, a gestire le uscite del Cavaliere sono ora due squadre: nella prima gioca la portavoce del partito Deborah Bergamini, la seconda schiera l’onnipresente Denis Verdini con il deputato Luca D’Alessandro, da anni addetto stampa del partito.
E gli effetti si vedono.
«La riforma del Senato è inaccettabile e indigeribile», spara Silvio Uno alle 19.38 del 4 aprile. «Forza Italia resta sostenitrice della necessità di riformare il Senato, a partire da quanto stabilito nel cosiddetto patto del Nazareno», fanno dire a Silvio Due meno di un’ora dopo con una nota, alle 20.27.
Il 7 aprile la scena si ripete: «Salta tutto», trapela da Arcore a pranzo. Macchè, «non mi rimangio la parola data, avanti con le riforme», fa dietrofront Berlusconi a cena.
Nel frattempo, tra stop and go, indecisioni e baruffe ai vertici, Maurizio Gasparri è sulla linea del resistere resistere resistere, Paolo Romani è più moderato, le ex ministre come Mariastella Gelmini e Mara Carfagna hanno indossato i giubbotti da combattimento, ad avere le idee chiare su cosa fare sono gli elettori azzurri: fuggire, andare via, abbandonare il Titanic berlusconiano alla sua deriva.
I numeri sono impietosi: alle elezioni politiche del 2008 il Pdl aveva raccolto oltre 13 milioni e 700mila elettori, alle europee di un anno dopo i voti erano stati quasi undici milioni, alle politiche del 2013 sono scesi a 7 milioni e 300mila, oggi dopo la scissione dell’Ncd di Angelino Alfano l’ex corazzata azzurra supera di poco i cinque milioni di voti, sotto il 20 per cento.
Tra i notabili azzurri, però, le previsioni sono ancora più drammatiche e c’è una percentuale che fa paura: quota 15 per cento.
Una cifra che segnerebbe l’estinzione politica del berlusconismo, simile a quanto accadde venti anni fa quando dopo Tangentopoli la Dc si ritrovò nel giro di pochi mesi con un terzo dei voti che raccoglieva da decenni.
All’epoca il grosso dell’elettorato abbandonò la Balena bianca ormai spiaggiata per rivolgersi al nuovo campione dell’Italia moderata, Silvio Berlusconi.
Oggi il fenomeno si ripete, ma non è ancora chiaro chi raccoglierà i transfughi di Silvio.
Un ex elettore di Forza Italia su cinque voterà per il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, un quarto dichiara di volersi astenere, almeno per ora, in attesa di una nuova casa politica. Ed è lì, in quel bacino di consensi, che si annida la tentazione di rifugiarsi nel campo avversario, votare per Renzi e se necessario perfino per il Pd.
Un passaggio netto, da destra a sinistra, mai avvenuto nella Seconda Repubblica dei due schieramenti contrapposti, in cui il dissenso dell’elettorato veniva segnalato al massimo con il non-voto.
Ma reso possibile dall’attitudine di Renzi a fare da solo il catch-all-party, il partito pigliatutto: a sinistra, al centro, nell’anti-politica, a destra, specialmente, perchè lì l’emorragia è più grave.
Nella ridotta berlusconiana sfogliano sondaggi devastanti. Il secondo posto dopo il Pd, irraggiungibile sopra il 30 per cento, è saldamente presidiato dal movimento di Grillo, Forza Italia è il terzo partito e anche i più ottimisti scommettono che il risultato finale assomiglierà a una catastrofe: anche in caso di rimonta il duello con M5S si consumerà in un pugno di voti, per pochi decimali.
«Sì, è vero, la banda di oscillazione del risultato di Forza Italia oscilla tra il 15 e il 25 per cento», ammette un’esperta macchina da voti come il pugliese Raffaele Fitto, probabile capolista di Forza Italia nella circoscrizione Sud che va dall’Abruzzo alla Calabria, decisiva per il derby con gli ex amici dell’Ncd di Alfano.
Dieci punti che ballano e che prescindono dall’impegno personale del Cavaliere in campagna elettorale. Sta franando l’intero apparato azzurro.
Le regioni del Nord che regalavano ai candidati berlusconiani milioni di voti e costituivano il dna del partito, il tratto identitario,«il forza-leghismo», lo chiamava Edmondo Berselli, sono un buco nero che inghiotte ogni speranza di rimonta.
In Piemonte, dove si vota per la regione dopo la sentenza che ha annullato le elezioni precedenti in cui aveva vinto il leghista Roberto Cota, il centrodestra corre spaccato tra Gilberto Pichetto, candidato di Forza Italia e Lega, e l’ex berlusconiano Guido Crosetto, oggi in Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni.
Nel Nord- Est, in Veneto e in Friuli, i consensi perduti diventano una voragine, l’ex ministro Giancarlo Galan senta aria di flop e dice no alla candidatura, la lista dei rifiuti si allunga a dismisura, il capolista non c’è.
Eppure fino a qualche anno fa in Veneto gli azzurri berlusconiani sembravano un’armata invincibile.
Nella circoscrizione Centro correrà il veterano Antonio Tajani (è dal 1994 che non si sposta dalle istituzioni europee), ma alle sue spalle sta nascendo una lista debolissima, in cui i tradizionali portatori di voti, ex democristiani, ex socialisti, ex An, si sono dileguati.
Nel Sud c’è da arginare la tempesta campana, il gruppo di Nicola Cosentino sbaragliato dopo l’arresto del suo capo indiscusso, nelle isole è caccia al candidato: anche l’ex ministro Saverio Romano ha detto di no, troppo rischiosa la sfida.
E poi nessuno può garantire che il sacrificio sarà ricompensato. Prima c’era Berlusconi, ma ora Silvio non c’è più.
Galan dice no, Romano pure, Claudio Scajola che avrebbe accettato è stato pregato dal nuovo intimo di casa Arcore Giovanni Toti di farsi da parte.
Una sfilza di diserzioni, eppure l’unica possibilità di trainare un risultato vicino al venti per cento sarebbe far competere i consiglieri regionali e i sindaci, i signori delle preferenze.
E invece si tirano indietro perfino gli ultimi arrivati, i legionari dell’esercito di Silvio guidati da Simone Furlan. L’esordio alle elezioni europee, con le circoscrizioni che abbracciano più regioni e l’obbligo di prendere le preferenze, non è il terreno più agevole per un debutto elettorale. Anche se poi la vera partita si gioca lontano dalla periferia, a Roma, nella schermaglia tra Berlusconi e Matteo Renzi.
È l’indecisione nei confronti del governo ad avvelenare Forza Italia, divisa tra falchi e colombe, come quando c’era il governo di Enrico Letta, ma con un capovolgimento di posizioni.
Verdini, che un anno fa era tra i più decisi sostenitori delle elezioni anticipate e dell’urgenza di far cadere Letta, si è trasformato nel principale alleato di Renzi.
Un asse che scatena i sospetti, a sinistra e a destra. «Pichetto è una candidatura debole, inventata da Verdini per far vincere Sergio Chiamparino, il nome più gradito al premier», tuona il gigante Crosetto.
È Verdini il garante delle riforme, l’interlocutore numero uno di Palazzo Chigi, chissà se a nome di Berlusconi o a titolo personale. Ed è su di lui che si accaniscono gli altri notabili azzurri che temono di appiattirsi su Renzi.
«Intendiamoci, qualcosa dobbiamo fare, ma nei prossimi sei-sette mesi Renzi resterà fortissimo, potrà dire quello che vuole e la gente gli crederà », ragiona un berlusconiano della prima ora.
«Quando andiamo in giro a difendere il Senato elettivo corriamo il pericolo di essere presi a sediate, il nostro elettorato se potesse cancellerebbe anche la Camera e forse pure il Quirinale. Se ci tiriamo fuori dalle riforme facciamo una mossa suicida, non ci sarà perdonato dal nostro elettorato».
Ma anche restare fermi e applaudire ogni trovata renziana è un pericolo mortale per ciò che resta di Forza Italia. Per questo bisogna risvegliare il leader scomparso da mesi dal panorama politico, convincerlo a combattere l’ultima battaglia contro i nemici più insidiosi, Renzi e Grillo che presidiano tutti gli spazi del campo, mentre un maestro del posizionamento elettorale come Berlusconi fatica a trovare uno slogan, una linea, una parola chiave.
Non è più l’epoca in cui il Cavaliere candidato sulle schede valeva da solo dieci punti, l’incognita però è decifrare quanto vale questo centrodestra del dopo-Berlusconi, senza più Berlusconi.
Una guerra che va oltre il tema di qualche settimana fa, lo scontro con i governativi di Alfano per l’egemonia dei moderati.
Perchè per il Cavaliere la partita è diventata esistenziale, sopravvivere. Dopo venti anni il grande crollo, la disgregazione dell’impero berlusconiano, è appena all’inizio. Finora il consenso elettorale ha consentito a Berlusconi di restare sulla scena, nonostante le scissioni e le condanne.
Se anche gli elettori dovessero definitivamente abbandonarlo della sua creatura politica non resterebbe più nulla e i voti berlusconiani prenderebbero un’altra direzione.
Renzi è pronto ad accoglierli.
Marco Damilano
(da “l’Espresso”)
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Aprile 13th, 2014 Riccardo Fucile
QUASI RAGGIUNTA L’INTESA COI POPOLARI DI MAURO PER LE EUROPEE, SI PREVEDE IL PASSAGGIO DI ALCUNI DEPUTATI DI FORZA ITALIA AL NCD… MA LA PARTITA GROSSA SI GIOCHERA’ DOPO LE ELEZIONI
La zattera inizia a crescere e da grande vuole fare la nave. 
Mentre Berlusconi continua a perdere pezzi, Alfano fa proseliti. Prima l’Udc. Ora ha quasi conquistato i Popolari di Mario Mauro.
A giorni sono dati in arrivo due-tre senatori di Fi, dove nell’Ncd si prevede uno smottamento quando l’ex Cav finirà ai servizi sociali.
E in futuro potrebbe arrivare anche Enrico Letta, il pesce più ambito nel mare dei moderati cui sta pescando Alfano, che ha un’attenzione anche all’area polare del Pd. Non a caso si è parlato fino all’ultimo di un’apparizione dell’ex premier alla Fiera di Roma, dove si celebra in questi giorni l’Assemblea costituente dell’Ncd. Inizialmente nel panel era anche previsto un suo intervento.
Poi Letta, come sempre, ha ceduto alla prudenza e non si è presentato neanche con la delegazione del Pd, che è andata a omaggiare l’alleato di governo venerdì.
Che Letta e Alfano si piacciano si sa. E oltre un anno al governo assieme non ha fatto che consolidare il loro legame. Se sono rose fioriranno. Ma solo dopo le Europee, e in base al risultato che farà l’Ncd.
Alle Politiche semmai. Ma ne deve passare ancora di acqua sotto i ponti…
Intanto, complice la malasorte altrui – la cattura dell’ex senatore azzurro Marcello Dell’Utri di cui il destino ha voluto fosse proprio Alfano, in qualità di capo del Viminale, ad annunciare la cattura a Beirut e la richiesta di estradizione – comincia a farsi notare l’ex delfino di Berlusconi.
Anche Oltralpe, dove ha incassato l’endorsement del leader dell’Ump Jean-Francois Copè: «Noi confidiamo nel successo dell’Ncd e nella sua capacità di riunire la destra e il centrodestra sotto la leadership di Angelino Alfano».
È proprio questo lo scopo del leader dell’Ncd, che oggi ha lanciato un appello gli azzurri delusi. E non solo a loro, ma a tutti i moderati, per la costruzione di un grande partito di centrodestra che prenda il posto di Forza Italia.
Obiettivo immediato: dare vita a un gruppo unico al Senato, che ha l’ambizione di diventare il più grande di Palazzo Madama, ovviamente dopo quello del Pd che conta 108 parlamentari.
Alfano punta a raggiungere quota 50 unendo ai suoi 32 senatori gli 11 centristi più i transfughi di Forza Italia, che nell’immediato arriveranno col contagocce: «Due, tre sono già con noi», confidava ieri nel padiglione 6 della Fiera di Roma un’autorevolissima fonte del Ncd, «ma poi quelli di Fi ci pregheranno di venire con noi».
Barbara Romano
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Aprile 13th, 2014 Riccardo Fucile
L’EX PORTAVOCE VITTIMA DEL CERCHIO MAGICO”…IL GELO DEL CAVALIERE: “AUGURI”
«Va bene, Paolo, ora ti saluto. Ti faccio i migliori auguri se andrai nel Nuovo Centrodestra. E
mi raccomando, quando lo vedi, salutami Angelino».
La vita è fatta di cose che cominciano e che poi finiscono.
Ma il modo in cui è finita la ventennale collaborazione tra Silvio Berlusconi e Paolo Bonaiuti, fino a qualche mese fa, non potevano immaginarlo nè l’uno nè l’altro. All’ora di pranzo i due sono faccia a faccia nello studiolo di Arcore.
L’ex portavoce, che ieri l’altro aveva chiesto un «ultimo incontro» al Cavaliere, varca in gran segreto il cancello di villa San Martino che fuori il sole è alto, ed è una bella giornata di primavera.
Ma basta che i due inizino a parlarsi, e dentro cala il gelo.
L’amarezza di Berlusconi
È amareggiato, Berlusconi. Convinto che «Paolino», il giornalista a cui per vent’anni ha affidato il ruolo di portavoce, abbia tenuto botta quando «c’erano i tempi d’oro» e lo stia abbandonando «proprio in un momento di difficoltà ».
Ne aveva parlato anche coi figli e con gli amici più stretti, lamentandosi di «com’è strana a volte la vita». E di com’è strano, aveva aggiunto confrontandosi al telefono con alcuni deputati romani, «che Bonaiuti se ne vada proprio nel partito di Alfano e Cicchitto, due di quelli che neanche volevano farlo sedere al tavolo quando c’erano le riunioni del Pdl».
Con queste premesse, difficile che il faccia a faccia tra i due porti a qualcosa di buono. E i presagi più oscuri, quando Bonaiuti accede al salone di Arcore, prendono forma subito.
Epilogo «ingiusto»
L’elenco di doglianze che il senatore forzista oppone al «Presidente» è molto lungo. Perchè è addolorato pure Bonaiuti, dilaniato anche umanamente da un epilogo che considera «ingiusto» per tutto quello che ha fatto per l’ex premier.
Nell’elenco avrebbe trovato spazio anche il modo in cui è maturato il suo allontanamento dalla stanza di bottoni berlusconiana, «col mio ufficio di Palazzo Grazioli che teoricamente doveva essere sgomberato, e invece è stato dato a Giovanni Toti».
Berlusconi ascolta. Probabilmente ribadisce quello che aveva detto in altre occasioni, e cioè che «era necessaria la spending review interna» affidata a Maria Rosaria Rossi, e che la nuova versione del «Mattinale» gestita da Renato Brunetta «funziona anche a costi più ridotti».
C’è un momento del colloquio, però, in cui la storia avrebbe potuto virare, prendere un’altra strada.
Succede quando Bonaiuti si dimostra disponibile a ripensarci, forse a dare la sua disponibilità per una candidatura alle Europee con Forza Italia, di certo a dirsi pronto per entrare nell’ufficio di presidenza del partito in una casella in cui è previsto il diritto di voto.
Ma Berlusconi, stando a quello che avrebbe poi raccontato ad alcuni parlamentari, chiude tutte le porte.
Con quei freddi «migliori auguri per la tua carriera nel Nuovo Centrodestra». A cui aggiunge, in calce, il sarcastico «salutami Angelino».
Le liste
Il resto di un sabato segnato da un lungo addio, per Berlusconi, è tutto nel lavoro sulle liste per il 25 maggio. Negli appunti dell’ex premier c’è il terzetto che guiderà il Nord Ovest, capitanato da Giovanni Toti, con Lara Comi e Licia Ronzulli.
Poi il blocco dell’Italia centrale, guidato da Antonio Tajani, in cui figura anche Melania Rizzoli.
Nel Nord Est, dietro Elisabetta Gardini, spunta l’imprenditore Mattia Malgara mentre al Sud, capolista Raffaele Fitto, oltre agli uscenti dovrebbe essere candidato anche il caporal maggiore Jonny D’Andrea, ferito in Afghanistan nel 2011 e medaglia d’oro al valore militare.
Le incognite non mancano. Non è escluso che l’ex premier provi a convincere Mara Carfagna e Giancarlo Galan, che al momento escludono la loro candidatura.
C’è ancora tempo. E se ne riparlerà oggi, forse, quando ad Arcore potrebbe arrivare il gotha del partito.
(da “il Corriere della Sera”)
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Aprile 13th, 2014 Riccardo Fucile
L’ANNUNCIO AFFIDATO ALL’ANSA: “DECISIONE SOFFERTA MA PIENAMENTE MOTIVATA E A LUNGO RIMANDATA”
«Lascio Forza Italia». Alle 16.03 la rottura tra Paolo Bonaiuti, storico portavoce di Silvio Berlusconi e già suo sottosegretario a Palazzo Chigi, e il partito del Cavaliere si consuma ufficialmente, dopo giorni di annunci e di polemiche.
L’annuncio è affidato all’agenzia Ansa che batte un lancio di sole tre parole.
In una nota Bonaiuti parla di una «decisione difficile, sofferta, anche a lungo rinviata». Una scelta che, tuttavia, sarebbe «pienamente motivata» e «già da tempo» da «divergenze politiche e da incomprensioni personali che si sono approfondite nell’ultimo anno».
«Resto nel centrodestra – aggiunge il senatore – per dare una mano a una ricomposizione a breve di tutte le forze di quest’area in direzione riformista e moderata».
L’approdo sarebbe il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, particolare questo che ha scatenato le ironie dello stato maggiore di Forza Italia, a partire dal consigliere politico Giovanni Toti («Lui e Schifani sarebbero il nuovo? Ditemi che siamo su Scherzi a parte…») e fino ad arrivare allo stesso leader che in un faccia a faccia ad Arcore si sarebbe congedato con un gelido messaggio di auguri.
Dal canto suo Bonaiuti usa parole di rispetto per il suo vecchio leader e amico: « A Silvio Berlusconi un augurio dal cuore, con la sincerità e con l’affetto dei diciotto anni in cui ho lavorato ogni giorno al suo fianco».
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