Aprile 30th, 2014 Riccardo Fucile
IPOTESI SUCCESSIONE DINASTICA IN CASO DI FLOP ALLE EUROPEE
Per la prima volta qualcosa è cambiato. E c’è un motivo se Silvio Berlusconi lascia intravedere l’ipotesi di una successione dinastica a favore di Marina.
L’operazione è tutt’altro che definita. E la decisione tutt’altro che presa. Tanto che nell’intervista al Corriere la Cavaliera lascia intendere che, se ci sarà , l’orizzonte di una sua discesa in campo è quello delle politiche del 2018: “un segnale – spiegano nell’inner cirle – serviva”. Ed è un segnale pesante.
La Cavaliera, per la prima volta, concede un’intervista tutta politica, con slogan ad effetto su Renzi (“altro che nuovo che avanza, è il nuovo che arretra”), documentata sulle riforme fatte e da fare: “Un’intervista — dice Raffaele Fitto — doppiamente importante, come cittadina che si batte per le garanzie e i diritti di tutti i cittadini e come figlia”.
È, insomma, un segnale partito da Arcore che significa che, anche in caso catastrofe elettorale il 25 maggio ci sarà un futuro all’insegna di un Berlusconi, anzi di una Berlusconi.
Insomma, la storia di questi venti anni non finisce nell’umiliazione a Cesano Boscone. Perchè stavolta lo spettro della disfatta avvolge davvero la campagna elettorale dell’ex premier. È come se la gioiosa macchina da guerra di questo Ventennio si fosse inceppata. Non solo i dati di ascolto delle trasmissioni televisive attestano che il marchio non tira più. Ma nemmeno i sondaggi invitano all’ottimismo.
I dati precisi sono ancora in elaborazione, ma un elemento pare certo. Dopo la prima settimana di uscite televisive Forza Italia è ancora sotto al 20.
E Berlusconi si sente “azzoppato”, anzi doppiamente azzoppato, politicamente e dal punto di vista giudiziario.
L’indole è quella del vecchio leone che non molla. Ma pesa, eccome, quella che vive come un’agibilità politica parziale. A partire dagli spostamenti che sembrano complicati nei giorni in cui ha l’obbligo di stare in Lombardia tanto che domenica, per la manifestazione a Bari con tutti i candidati, sarà costretto a registrare un videomessaggio.
E pesa Cesano Boscone, luogo di autentica sofferenza e tragedia umana, che, contrariamente alle previsioni iniziali, non potrà essere trasformato in un set elettorale, come ha spiegato Paolo Pigni, direttore generale della struttura.
Altro che barzellette, battute e gag. Il Cavaliere entrerà a contatto con la sofferenza vera, col dolore e con la malattia, esperienze che, sottolinea chi gli sta attorno, incidono sull’umore e lasciano un segno.
Ecco allora la mossa di Marina, per dire a un mondo che avverte la sensazione del cupio dissolvi ¬ ¬— candidati smarriti sul territorio, parlamentari che sussurrano un preoccupato “siamo morti”- che Cesano Boscone non è il capolinea. Attenzione.
È una mossa “tattica”, compiuta nel pieno della campagna elettorale. Tattica anche in chiave di equilibri familiari da parte di Marina, che ha voluto dare un segnale di forza e di dominio del territorio, proprio nella settimana in cui Barbara è alle prese con i guai del Milan. Non una decisione presa, dunque.
Chi conosce bene la comunicazione della famiglia Berlusconi spiega che se di vera discesa in campo si trattasse, sarebbe affidata non a un’intervista, ma a una ben più articolata operazione politico-mediatica.
Ma oltre all’uscita della Cavaliera, che sta affrontando questo momento in simbiosi col padre – i due si sentono una decina di volte al giorno, raccontano — è l’intera comunicazione ad essere sottoposta ad una virata.
Ne ha parlato Berlusconi con i vertici del suo partito, capigruppo, Verdini e l’onnipresente Deborah Bergamini. Oltre che con l’infallibile Alessandra Ghisleri. “Cambiare copione” è la parola d’ordine.
Berlusconi si convinto ad abbandonare la linea incendiaria sui giudici, per paura (che vengano revocati i servizi sociali) e per opportunità (visti i sondaggi).
Il problema si chiama Renzi. Perchè, sempre secondo i report della Ghisleri, il premier piace all’elettorato di Forza Italia. Piace lui, più del governo. Si tratta allora di “indurire” la linea sui singoli provvedimenti dell’esecutivo, evitando frontali col premier.
Il male assoluto è invece Grillo. Nelle prossime settimane sarà lui il bersaglio, o meglio il Nemico su cui motivare l’elettorato moderato. Il pericolo a Cinque stelle sostituirà il tradizionale pericolo comunista, ora che con Renzi, leader giovane e post ideologico, lo spettro rosso è diventato inservibile.
Questo almeno nelle intenzioni. E al netto di un indole difficilmente controllabile.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 27th, 2014 Riccardo Fucile
L’EX SOTTOSEGRETARIO, ORA IN CARCERE, PER OTTENERE UN INCONTRO CON IL CAVALIERE AVEVA CHIAMATO VERDINI
Quando Nicola Cosentino aveva deciso di costituire il neo partito Forza Campania, Silvio Berlusconi non ne ha voluto sapere, negandosi per mesi al telefono.
L’ex sottosegretario adesso si trova nel carcere di Secondigliano, arrestato lo scorso 3 aprile nell’ambito di un’inchiesta per estorsione aggravata dal metodo mafioso, con l’accusa di aver costretto un imprenditore a chiudere un distributore di benzina a Casal di Principe, concorrente alle aziende di famiglia.
Prima dell’arresto però aveva provato a fare pressione sugli ex colleghi, da Daniela Santanchè al senatore Vincenzo D’Anna, passando per Denis Verdini, affinchè gli facessero incontrare l’ex premier.
A rivelarlo è l’ultima informativa depositata al Riesame nell’ambito del processo in corso a Santa Maria Capua Vetere, dove Cosentino è imputato per corruzione e reimpiego illecito di capitali aggravati dalle finalità mafiose.
La Cassazione, ritenendo che Cosentino non fosse un politico ininfluente, aveva annullato la revoca delle misure cautelari decisa dal Riesame e disposto un loro nuovo pronunciamento sulla detenzione in carcere.
Nel frattempo, però, sono scattate le manette per le accuse nell’ambito dell’indagine sui carburanti dei Cosentinos’.
Agli atti della procura di Santa Maria ci sono diverse telefonate fatte da Cosentino nelle settimane precedenti all’arresto. È il 6 febbraio scorso quando contatta il senatore Vincenzo D’Anna, vice presidente del gruppo parlamentare Gal (Gruppo Autonomie e Libertà ). D’Anna, dopo aver salutato il collega, gli passa un tale Gino, ancora da identificare.
Gino: Ma tu per le Europee fai qualcosa, spero… immagino?!
Nicola: Penso di si, vediamo un po’ che dice il ‘Capo in Testa’ lì eh… non mi pare negli ultimi tempi mi voglia troppo bene! O almeno non tanto lui ma… l’entourage! Il problema è che io qua ho Dudù.. hai capito? E quindi (ride) che probabilmente non mi vuole troppo bene.
E Dudù potrebbe essere una metafora per indicare Francesca Pascale, che a detta dell’ex segretario, lo tiene lontano dall’ex premier.
Poi il telefono ritorna nelle mani di D’Anna.
D’Anna: dice che De Siano è andato da Berlusconi, che ha detto che per il momento non si tocca niente.
E che non si fanno nomine nè del vicecoordinatore nè dei coordinatori provinciali… perchè la situazione non è delle migliori… perchè lui dice che si farà il governo Renzi ed entreremo anche noi… e dura fino al 2018!
Qualche giorno dopo, il 13 febbraio, la procura intercetta una nuova conversazione con il senatore D’Anna.
Nicola: Io ti ho chiamato perchè.. questi insomma.. Il fatto che chiamano la Ruggiero, il fatto che ce ne vogliono scippare uno ad uno (…) significa che non hanno alcuna intenzione di recuperare, se non quella di dire: “Prendetevi Caserta e non ci rompete il ca…”.
Bisogna chiedere a Berlusconi un incontro. E a Berlusconi 4, 5 senatori di voi dovete chiamarlo e dirgli: “Noi ti dobbiamo parlare, adesso” (…) Devi dire: “Senti bello! Ma tu a questi. A uno gli hai dato il governo della Regione e noi non contiamo un cazzo! A quest’altro gli hai dato il partito a livello regionale. (…) Ma almeno ci vuoi dare i coordinatori provinciali o no? O ce ne dobbiamo andare da questo partito?”
Insomma Cosentino annuncia una battaglia che come dice a Vincenzo D’Anna, si deve fare con l’appoggio dei senatori, “dal momento in cui oggi i senatori valgono 10 volte tanto, rispetto ad un parlamentare”.
Il 18 febbraio viene intercettata ancora un’altra conversazione tra i due, e l’ex senatore racconta un episodio.
D’Anna: mi ha chiamato il professor Mennini, che sta dentro il collegio di difesa di Berlusconi e mi ha detto “ma che ca… hai ? Il cavaliere ti ha nominato 20 volte. Dice “Ma questo D’Anna com’è che vuole diventare renziano? Io ho detto: digli al Cavaliere che noi non siamo diventati renziani, però se lui ce ne caccia, andiamo dove cazzo vogliamo noi”.
Ma al di là del ricatto, Cosentino vuole assolutamente incontrare l’ex premier .
Così il 28 gennaio scorso contatta Daniela Santanchè. Dopo aver ribadito che “non c’è nessuna scissione” con Forza Italia, l’ex parlamentare si lamenta di essere boicottato e avverte: “Se vanno a dire che Cosentino non c’ha manco più il voto della moglie, che è finito, la gente qua si ribella! Anzi, invece di ringraziarmi, mi si attacca pure con operazioni di piccolo sabotaggio… Questa gente è nata insieme a me, non mi lascerà mai”.
La Santanchè gli consiglia di parlare direttamente con Berlusconi: “Bisogna parlare con lui, farlo ragionare, dirgli le cose!”.
E Cosentino spiega: “Non me lo passano!”. Così Cosentino si sfoga: “Non vorrei che la Bosnia che si verifica in Campania poi possa essere il preludio a una Bosnia allargata ad altri territori”.
Se la Santanchè non riesce, o forse non vuole metterlo in contatto con il Cavaliere, Cosentino ci prova tramite Denis Verdini.
Il Fatto ha pubblicato il 18 febbraio scorso le foto di un incontro tra i due a Caffè Ciampini. Ma i colleghi si erano già sentiti al telefono.
Agli atti, c’è un messaggio di Cosentino del 30 gennaio: “Caro Denis, sarebbe un bel segnale di disgelo inserire quando e se si farà , l’ufficio di presidenza, il sen. Sarro”.
Il 28 marzo, la procura intercetta una telefonata. Verdini rassicura: “Vieni a Roma domani, che alle 3 andiamo dal presidente io e te”.
Passano solo sei giorni e Cosentino viene arrestato.
Vincenzo Iurillo e Valeria Pacelli
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 26th, 2014 Riccardo Fucile
SANTANCHE’: “BERLUSCONI HA INTORNO DEI CRETINI”… NUOVI ATTI DEPOSITATI AL RIESAME DI NAPOLI
Nicola Cosentino e il drappello dei suoi fedelissimi in Senato non volevano arrendersi. Mandavano ultimatum al Cavaliere attraverso Denis Verdini.
Chiedevano la candidatura alle europee per Nicola e le poltrone dei vari coordinamenti provinciali. Nick ‘o mericano ordinava ai suoi senatori: “Andate da Berlusconi 4 o 5 di voi, ditegli o si fa così oppure significa che noi ce ne andiamo, mo’ ormai i senatori valgono dieci volte tanto. O ci date tutti i coordinatori provinciali oppure qua va a picco tutto”.
Non solo. Negli ultimi mesi elaboravano una strategia di dissenso da Forza Italia “su scala nazionale”, immaginavano un gruppo “di 24, 25 senatori” nelle chiacchierate con Raffaele Fitto, si confrontavano proprio con l’attuale capolista Fi nel Mezzogiorno, sulle fratture esplose nel partito del Cavaliere.
Trenta pagine fitte di conversazioni; tutte recentissime, datate gennaio, febbraio o marzo scorso. Cosentino al telefono con D’Anna, con l’inseparabile “socio” Denis Verdini, con Daniela Santanchè. Sono i nuovi atti depositati al Riesame di Napoli dai pm Antonello Ardituro, Francesco Curcio e Fabrizio Vanorio per dimostrare che l’ex sottosegretario Pdl deve restare in carcere e che il suo potere non è finito.
A detta del senatore Enzo D’Anna che chiedeva la vicinanza del parlamentare pugliese al caso Campania, Fitto li sosteneva e caricava, mentre ancora combatteva le resistenze del Cavaliere, e soprattutto del suo nuovo entourage, per conquistare la cima della lista sud alle europee. “Dopo il 10 aprile – avrebbe promesso Fitto, secondo ciò che riferisce D’Anna a Cosentino – Digli a Nicola che qui cambia tutta la strategia. Che, se ce ne andiamo adesso, questo ci fa passare per traditori e facciamo la fine di Alfano”. E Nicola, ascoltanto al telefono, approvava: “Ah no, quella non la dobbiamo fare”.
Numerosi gli sfoghi anche con la Santanchè, la quale gli dice: “Ma io lo so che tu sei un uomo con le p… Lo hai dimostrato con quello che hai fatto finora. Perciò allora tu devi andare lì, da Berlusconi, e devi dirgli chiaramente in faccia come stanno le cose… Perchè chi vuole bene a Berlusconi deve preservarlo da errori catastrofici, perchè se no qua tra un po’ non ci ritroveremo più nessuno. Perchè Berlusconi può anche avere intorno dei cretini, ma lui non è cretino”.
E Nicola adirato: “Ma io non riesco a incontrarlo, non me lo passano neanche al telefono … La sua corte me lo proibisce”.
In un’altra conversazione, l’instancabile Cosentino torna sull’argomento e spiega con una chiara metafora il suo allontanamento dal cerchio magico. “A Dudù non sto simpatico…dice che non mi vuole molto bene”.
E ride al telefono, alludendo in maniera inequivocabile al rapporto conflittuale che ormai lo oppone a Francesca Pascale, la first girl berlusconiana, napoletana, già consigliere provinciale a Napoli ai tempi di Cosentino “regnante”: come deputato, come leader regionale e come sottosegretario al fianco di Tremonti.
Tempi lontanissimi. Oggi è enorme, e pubblica, la distanza che separa l’allora potente proconsole campano dall’attuale fidanzata del Cavaliere. Proprio nella sua prima intervista politica a Repubblica, del 20 marzo scorso, Francesca Pascale aveva puntato il dito contro Cosentino, a suggellare il no contro l’ipotesi di un suo rientro: “Cosentino con il suo atteggiamento sta imbarazzando tutto il partito”, scandì Francesca.
Scatenando così l’ira pubblica di Cosentino.
Intanto, Nick era alla vigilia di un altro arresto e non lo sapeva.
Conchita Sannino
(da “la Repubblica“)
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Aprile 24th, 2014 Riccardo Fucile
“QUESTA LEGGE RISCHIA DI ESSERE INCOSTITUZIONALE”… GIACCHETTI (PD): “MEGLIO IL VOTO”… NON ESSENDO PIU’ IL SECONDO PARTITO, A SILVIO L’ITALICUM NON SERVE PIU’
La bordata più clamorosa arriva quando si parla di riforme: lui, l’autore del patto con Renzi, ora quasi lo affonda, o almeno esprime dubbi pericolosissimi.
«Per ora la legge elettorale è spiaggiata. Se poi andrà avanti la riforma del Senato, credo che difficilmente questa legge elettorale potrà essere costituzionale».
E ancora: «Non sarà votata entro il 25 maggio».
Una bella botta, alla vigilia delle Europee, per il governo.
E poi c’è spazio anche per un affondo rivolto ai giudici: «Una sentenza ingiusta contro la quale abbiamo fatto ricorso e chiederemo la revisione al tribunale di Brescia e sarà annullata».
Silvio Berlusconi a “Porta a Porta” torna a parlare della sentenza Mediaset. Ma non solo. Il Cavaliere spazia dalle riforme, specie quella del Senato, alle Europee, da Renzi all’assistenza agli anziani.
Un discorso a 360 gradi quello dell’ex premier a caccia di voti in vista delle Europee. Secondo gli ultimi sondaggi, infatti, il calo elettorale di Forza Italia sarebbe sempre più rapido.
È sulla riforma della seconda Aula del Parlamento che si manifesta lo scontro più duro.
Sul Senato non elettivo «non c’è nessun impegno da parte nostra», spiega Berlusconi che non accetta la scadenza del 25 maggio.
La riforma, così, «non è votabile perchè non è accettata neppure all’interno dello stesso Pd», chiarisce.
E anche dal Partito democratico c’è chi incalza il premier: «Caro Matteo – scrive il vicepresidente della Camera Roberto Giachetti in una lettera indirizzata a Renzi – quello che sta accadendo oggi tra noi, in particolare ma non solo sulle riforme, è davvero inconcepibile»: c’è chi vuole «interdire le scelte» e «guastare, indebolire, annacquare le riforme». «Allora ti domando: chi te lo fa fare? Perchè continuare? Facciamolo un bel referendum, caro Matteo. Spostiamo il dibattito nell’Italia vera, andiamo a elezioni».
E alle elezioni sta pensando anche Silvio Berlusconi.
Ecco perchè i toni utilizzati contro il premier sono cambiati.
«Si è presentato come un simpatico rottamatore – dice – Ora a poco a poco, si sta trasformando in un simpatico tassatore». Ma più della battuta può l’attacco sul decreto Irpef: «Penso che a me mai sarebbe stata consentita una mancia del genere prima delle elezioni a fini elettorali», dice l’ex Cavaliere.
Che spazia a tutto campo proprio per rivolgersi agli elettori delusi: «Il 46% di chi ha votato Grillo- dice l’ex premier – è deluso e qualche volta anche disgustato sia dai parlamentari sia dal loro comportamento, se a questo 46% si può offrire qualcosa di solido, di veramente positivo per il futuro: è possibile recuperare voti da questo 46%».
Sulla crisi di frammentazione del centrodestra, Berlusconi usa due pesi diversi.
Da un lato Alfano il cui addio è stato un «dolore personale».
Dall’altro l’uscita di Sandro Bondi, spiegata dallo stesso interessato con una lettera a La Stampa, per la quale l’ex premier non mostra segni di cedimento: «Mi creda – dice Berlusconi a Vespa – io non sono così dispiaciuto di una `perdita di pezzi’, se vanno via persone che non hanno più motivazione ideale, ma vogliono continuare il mestiere della politica e occupare dei posti e delle poltrone».
Lunedì prossimo, intanto, è atteso il debutto come assistente sociale in prova di Silvio Berlusconi.
La pena stabilita dal tribunale di sorveglianza di Milano dopo la condanna della Cassazione per frode fiscale nel caso dei diritti televisivi Mediaset. Da quanto riferito da fonti qualificate, il leader di Forza Italia è atteso in mattinata dai vertici della Fondazione Sacra Famiglia di Cesano Boscone.
A Vespa ha detto: «Forse adesso questa cosa la farà sorridere ma io potrei fare anche dei lavori in giardino e anche lavori umili…».
(da “Huffingtonpost“)
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Aprile 24th, 2014 Riccardo Fucile
IL MALESSERE ESPRESSO DA BONDI E’ MOLTO PIU’ CONDIVISO IN FORZA ITALIA DI QUANTO APPAIA
«Sandro, ma ti sembra questo il momento per parlare di fallimento?» Giusto nel giorno tetro
dell’avvio dell’esecuzione della pena, a un mese dalle Europee, alla vigilia dell’esordio tv della campagna elettorale, nelle stesse ore in cui Paolo Bonaiuti ufficializza il passaggio all’Ncd.
La telefonata di Silvio Berlusconi a Bondi nel pomeriggio è ad alta tensione.
La sortita dell’ex coordinatore forzista e pidiellino (per un decennio), la lettera di sfogo alla Stampa , raccontano abbia mandato il leader fuori dalla grazia di Dio, in mattinata. «Ma l’avete letta? È stata una pugnalata alle spalle, puro autolesionismo. Voi evitate di attaccarlo, con lui me la vedo io» ha intimato ai suoi da Arcore.
Così, in serata il senatore si è affrettato a precisare che la sua «fedeltà a Berlusconi non è in discussione» e che è «dispiaciuto e amareggiato: la mia analisi è stata male interpretata».
La tempesta però si era ormai scatenata, proprio mentre Berlusconi aveva decisamente altro a cui pensare.
Firma del decreto e avvio dei servizi sociali coi 96 minuti trascorsi all’Uepe di Milano, al fianco di Niccolò Ghedini. Ne esce provato in volto.
Tutti i sondaggi, anche quelli più clementi, danno Fi ancora sotto la soglia-spartiacque del 20 per cento.
Ecco perchè della tempesta scatenata dalla lettera di Bondi – con annessi trionfalismi di Alfano e dei suoi – Berlusconi avrebbe fatto volentieri a meno.
Nonostante una prima avvisaglia l’avesse avuta già un paio di settimane fa, quando il senatore aveva presentato una lettera di dimissioni dalla carica di amministratore e commissario, dichiarandosi inadeguato a un ruolo che dovrebbe essere ad appannaggio di una figura più manageriale.
«Le casse sono vuote e non si è voluto accollare la responsabilità di firmare provvedimenti di spesa» dicono le malelingue interne.
Sta di fatto che, tra le altre cose, è rimasta in asso la firma dei contratti dell’ottantina di dipendenti in attesa di transitare dal Pdl a Fi, da due mesi senza stipendio.
Poi l’eclissi in tv, Bondi che non si riconosce più nel nuovo entourage che circonda ormai il capo, fino all’exploit di ieri che spiazza i colleghi.
Alla Camera e soprattutto al Senato nei capannelli forzisti non si parla d’altro, mentre le truppe Ncd accolgono al suono di trombe il passaggio dell’ex portavoce Paolo Bonaiuti.
«Bondi decida, o sta nel partito o sta fuori» intima Alessandra Mussolini che esprime gli umori della pancia berlusconiana. Ma la vicenda, sostiene Daniela Santanchè, «con tutto il rispetto è nulla rispetto alla drammaticità di questa giornata, che richiederebbe ben altre riflessioni sulla nostra democrazia».
Sarà Giovanni Toti a tentare di chiudere in fretta riducendo l’uscita di Bondi come «una sua posizione personale».
Ma se in queste ore è sceso di nuovo il gelo su Forza Italia, è perchè in tanti temono quel che potrebbe accadere dopo un possibile flop al voto del 25 maggio.
«La lettera ci induce a una riflessione molto profonda» mette le mani avanti Gianfranco Rotondi, già autoproclamatosi premier del “governo ombra”.
Molti i parlamentari in posizione di sofferenza per varie ragioni.
I senatori campani, l’ex ministro Elio Vito blindatosi nel silenzio da tempo, il deputato Giorgio Lainati (dichiaratosi comunque fedele a Berlusconi). Truppe in fibrillazioni alle quali il capo detterà la linea in tv, per salvare il salvabile.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Aprile 23rd, 2014 Riccardo Fucile
LA LETTERA DI SANDRO A “LA STAMPA”
La lettera comincia così: “Gentile Direttore, la mia impressione è che il centrodestra non solo
sia diviso ma privo di una strategia per il futuro”.
Firmato Sandro Bondi, ex ministro, uomo simbolo del berlusconismo militante passato, politico e poeta.
Una lettera inviata a La Stampa, una lettera in cui Bondi non è affatto tenero con l’attuale Forza Italia ancora viva solo e soltanto grazie al carisma di Silvio Berlusconi: “Resta – scrive – un gigantesco problema che riguarda l’identità del centrodestra in Italia”.
Il motivo? Secondo l’ex ministro l’insediamento di Renzi a Palazzo Chigi e l’arrivo di Papa Francesco sul soglio pontificio hanno cambiato le cose.
Ecco il Premier appunto, Bondi non fa mancare il suo elogio all’ex rottamatore: “Rappresenta – spiega – senza dubbio la prima vera cesura nella sinistra italiana rispetto alla sua tradizione comunista”.
E per argomentarlo utilizza un’equazione: “Blair sta alla Thatcher come Renzi sta a Berlusconi”.
Dunque dato il fatto che ora “comanda” Renzi, secondo l’ex ministro è venuto il momento di accettare che la famosa e tanto invocata, da Berlusconi e dai suoi, rivoluzione liberale non c’è stata: “Non ha potuto farla – il riferimento è all’ex Cav – perchè i suoi principali alleati, da Fini a Casini, da La Russa a Bossi erano fuorchè liberali”.
E così, spiega Bondi, riconosciuto il fallimento bisogna guardare avanti.
Il che significa una cosa sola per il centro destra: scegliere se fare opposizione dura al Premier oppure incalzarlo e sostenerlo nel suo impeto riformatore e modernizzatore: “Mi piacerebbe – conclude – che Berlusconi dicesse chiaramente che se Renzi farà cose giuste lo sosterrà e che se lo criticherà e lo avverserà con fermezza solo se non manterrà fede alle sue promesse di cambiamento e di modernizzazione dell’Italia”.
(da “Huffington Post“)
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Aprile 22nd, 2014 Riccardo Fucile
IL TETTO AI FINANZIAMENTI PRIVATI OLTRE 100.000 EURO LIMITA L’EX PREMIER
«Io torno dopo un anno in televisione, critico il governo, illustro il nostro programma per
l’Europa, e l’indomani cosa scrivono i giornali? “Berlusconi contro i giudici”…». Il Cavaliere non riesce a spiegarsi l’arcano.
Inutilmente chi se ne intende un minimo ha tentato di fargli presente ciò che del resto lui già sapeva: certi aggettivi contro la sentenza, definita non solo «ingiusta» ma addirittura «mostruosa», finiscono inevitabilmente per dettare i titoli.
Si aggiunga che le proposte sull’Europa e sul resto non sono esattamente dei colpi da kappaò: in passato Berlusconi aveva fatto di meglio, e lui stesso se ne rende conto se è vero (come è vero) che ha trascorso Pasquetta in casa, ad Arcore, lavorando duro sui programmi oltre che sulla pianificazione dei prossimi appuntamenti tivù.
Ne è testimonianza un tweet della Ronzulli, europarlamentare «azzurra» di cui la Pascale non è gelosa, che ritrae Silvio seduto a un tavolo da pranzo appena sparecchiato, la penna in mano e vicino un telefono con cornetta e filo, come usava nel secolo scorso (un secondo tweet immortala il trio Berlusconi-Ronzulli-Pascale mentre si concede un «selfie», altrimenti detto «autoscatto», dietro a un gigantesco uovo di cioccolato e con un dipinto settecentesco sullo sfondo).
Che cosa abbia in serbo il Cavaliere, lo capiremo meglio tra stasera e domani, dopo la riunione romana che farà il punto sulla campagna elettorale.
Già ieri, summit con tutti gli aiutanti di campo, dal responsabile internet Palmieri al fido Gasparotti, dalla portavoce Bergamini al consigliere politico Toti, il quale è capolista nel Nord-Ovest e guai a chi nel partito gli negherà le preferenze: una nota del leader, diffusa proprio nel giorno di Pasqua, mette in guardia quanti dentro Forza Italia volessero tendere trabocchetti al nuovo «pupillo».
Giovedì Berlusconi farà ritorno da Vespa, e cercherà di migliorare la sua performance rispetto alla prima apparizione sul «Tg5».
Magistrati permettendo, conta di tenere pubblici comizi non solo a Roma e a Milano, ma pure al Sud, in Veneto e nelle Isole.
Altro tema sul tappeto: i denari.
Forza Italia è drammaticamente al verde, tra poco non ne avrà abbastanza per pagare dipendenti e affitti.
Perfino nel caso in cui Berlusconi volesse contribuire, gli sarebbe vietato in quanto la legge sul finanziamento pubblico mette un tetto di 100 mila euro alle contribuzioni private.
Daniela Santanchè, responsabile del «fund raising», ha in cantiere alcune idee innovative per incassare in fretta 2-3 milioni di euro.
Nel frattempo il peso della campagna elettorale ricadrà quasi interamente sui candidati, che a loro volta dovranno contenersi entro la soglia dei 170 mila euro di spesa.
Sembrano tanti, anzi lo sono. Sennonchè la guerra delle preferenze alle Europee si combatte su collegi di dimensioni gigantesche, per cui tutto è in scala, spese comprese.
A rimetterci per prime saranno le tipografie: quasi nessun candidato onesto potrà permettersi di coprire di manifesti le città (a Roma, per essere visti, ne servirebbero circa 10mila al giorno).
Altra categoria in perdita: i ristoratori, dal momento che le cene elettorali a sbafo diventeranno un ricordo.
Ugo Magri
(da “La Stampa”)
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Aprile 19th, 2014 Riccardo Fucile
VERONICA LARIO TUONà’ SULLE LISTE EUROPEE DELL’ALLORA MARITO… ALCUNE DI QUELLE SONO RICANDIDATE
A un’allieva di Mariastella Gelmini, che ancora scompagina le mappe per scovare il Gran Sasso, temuto covo di nutrini eversivi, non è richiesta una precisione scientifica, inconfutabile.
E Lara Comi, svezzata in Lombardia da un ministro mai rimpianto da studenti e docenti universitari, rispetta l’insegnamento che ha ricevuto.
L’europarlamentare è contesa dai programmi televisivi, forse pure per la spontanea abilità nel produrre gaffe: “Come si fa a rifugiarsi in uno scantinato, qui manca un’educazione, l’abc delle norme di sicurezza, come uno che durante il terremoto va in ascensore”, disse a una platea esterrefatta che pretendeva una risposta sugli alluvionati sardi da Lara Comi, che non c’entra nulla in apparenza con la canzone di Eugenio Finardi (“Lara vuole andare fino in fondo/Sola persa nel suo labirinto”).
Ma la giovane Lara, trent’anni a febbraio, studi in economia , mai leggera, spesso seriosa, è convinta di avere ragioni, profonde: “Comunque vorrei far notare che questo mio pensiero (ovvero programmi di educazione) è stato sostenuto anche da molti altri politici e tecnici”, cinguettò su Twitter senza battere umilmente in ritirata.
Quando Umberto Ambrosoli disertò il minuto di silenzio in Regione Lombardia, la rigida Comi, chissà se per revisionismo o per ignoranza storica, emise una sentenza inappellabile: “Non condivido il gesto”, e fu spazzata via dal professor Massimo Cacciari.
Non dismette l’espressione da sapientino eppure il sistema interno finì in frantumi appena le chiesero nozioni basilari su Tasi e Imu.
Silvio Berlusconi, per queste brillanti esibizioni, l’ha confermata nella circoscrizione Nord Ovest, dove l’assente Claudio Scajola si fa notare più dei presenti.
La Comi è presente. E anche Licia Ronzulli sta lì, pronta per il secondo mandato. Forza Italia ha immolato il raccatta-prefenze Scajola per non ostacolare il viaggio di Lara&Licia a Strasburgo.
L’ex infermiera Ronzulli, prima di riempire l’album di famiglia con decine di fotografie con la bambina in braccio, una galleria dai vagiti alle pappine, era molto attiva nell’organizzazione del dopo-cena di Berlusconi.
Senza star qui a citare le telefonate con Nicole Minetti o con Gianpi Tarantini, le corse verso villa San Martino di Arcore o le trasferte in Sardegna (con il marito, spiegherà poi), la Ronzulli è un tassello fondamentale per la strategia di redenzione di un ex Cavaliere.
S’è occupata di diritti dell’uomo, a quale tribunale s’è rivolto Berlusconi? Esatto, al tribunale per i Diritti dell’uomo.
Conclusi gli scherzi, va appuntato che la Ronzulli è indagata per falsa testimonianza nel terzo processo chiamato Ruby.
Il “ciarpame senza pudore” di Veronica Lario, che seppellì un faticoso matrimonio e la residua credibilità di un politico, è datato aprile 2009. In quei giorni, in via dell’Umiltà , sede di Forza Italia/Popolo delle Libertà , gli statisti Franco Frattini e Denis Verdini impartivano lezioni di politica a modelle, attrici, veline.
E l’ex signorina buonasera di Rai1 e protagonista di Carabinieri 7 su Canale 5 Barbara Matera, candidata al Sud, fu annientata da una contraerea. Quasi. Perchè gareggiò e ottenne 130.000 voti.
L’ex Cavaliere la difese: “È laureata in Scienze Politiche, me l’ha consigliata Gianni Letta, è la fidanzata del figlio di un prefetto suo amico”. Garantisce Gianni Letta.
A Barbara Matera non è mancato l’impegno, è tra i parlamentari italiani che frequentano di più Strasburgo e Bruxelles. E non ha collezionato gaffe nè gettoni televisivi.
Il mistero glorioso avvolge l’ascesa di Ylenia Citino, 26 anni di Catania, già corteggiatrice (pentita) di Uomini e Donne su Canale 5 e già collaboratrice di Renato Brunetta e Angelino Alfano (ufficio stampa).
Ha un merito, indiscusso: Berlusconi ha scritto la prefazione di un suo libro sui finanziamenti pubblici ai partiti. Berlusconi, l’uomo che li moltiplicava di anno in anno.
Federica de Benedetto, imprenditrice salentina, deve soltanto sperare che il Capo non veda su Youtube un memorabile scontro con Daniela Santanchè a Piazzapulita, sette mesi fa non secoli, in cui suggerì al Berlusconi condannato di “farsi da parte” e di “promuovere le primarie”: certo, anche per la figliola Marina.
Ora si comprende perchè la candidata irrinunciabile di Silvio sia Iva Zanicchi.
Icona dei (bei) tempi andati.
Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 18th, 2014 Riccardo Fucile
“QUELLI CHE HA INTORNO GLI RACCONTANO DELLE BUFALE”…”SE IL PROBLEMA E’ FAR ELEGGERE TOTI E RONZULLI POTEVANO DIRMELO, COSI’ GLI DAVO UNA MANO”
“Sondaggi negativi? Non credo che Berlusconi la pensi davvero così, è un pretesto suggerito da qualche consigliere. Le stesse cose le avevano dette Toti e Romani. Gli hanno fatto credere delle cose non vere, è stato influenzato e gli hanno raccontato delle bufale. Comunque non mi arrendo, continuerò a fare politica”.
Così l’ex ministro Claudio Scajola a La zanzara su radio 24, dopo l’esclusione dalle liste di Forza Italia alle elezioni europee.
Scajola parla mentre ha finito di raccogliere, dice “venticinque asparagi” nel suo orto. “Ma non voglio andare in pensione”, aggiunge.
E’ rimasto deluso umanamente da Berlusconi, chiedono i conduttori?: “Sì, sicuramente sono deluso da Berlusconi perchè alla fine la scelta era sua e se aveva qualche dubbio non si è confrontato con me. Non mi ha nemmeno telefonato per dirmelo, non se l’è sentita perchè non poteva raccontarmi la bufala che gli hanno raccontato. Sapeva che non reggeva in un confronto con me, non è il Berlusconi che ho conosciuto io. Ed è stato probabilmente costretto a fare questa scelta per garantire qualcuno da eleggere in questa circoscrizione. Persone che avevano paura di un mio successo elettorale. Ma se il problema è far eleggere Toti e Ronzulli potevo dare una mano, potevo essere utile. Ho ancora una capacità di mobilitazione”.
L’ex ministro ha parole dure anche nei confronti di Toti: “Sentirlo dire in televisione che il mio nome poteva essere un danno è stata una coltellata in una ferita, non me l’ha data neppure un avversario politico, nessuno. È arrivata da uno uscito ora da sotto un cavolo, uno che che fa il consigliere politico. Un’infamia”
“Non sento Berlusconi da due mesi- dice ancora Scajola- e quando ci ho parlato mi disse che la mia candidatura era una buona idea. Non capisco cos’è cambiato in questi mesi”.
“D’altra parte- aggiunge, riferendosi alle parole di Berlusconi- quali altri attacchi mediatici potevo ancora subire? E sui sondaggi ho fatto delle verifiche e sono tutti positivi, al contrario di quello che è stato detto a Berlusconi. E’ strano che nel mio partito siano garantisti con i condannati e non con me che sono stato assolto in un processo. Ho preso un calcio nel sedere dal mio partito, ma non vado con Alfano”.
(da “Huffingtonpost“)
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