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BERLUSCONI: “TOCCA A MARINA SE IL VOTO SARA’ A MAGGIO”

Gennaio 4th, 2014 Riccardo Fucile

TESTATA ANCHE LA POPOLARITA’ DI TOTI E ALFANO… MA “L’USATO SICURO” E’ LA FIGLIA

Forza Italia rischia di restare acefala tra un paio di mesi, tre al più tardi.
«Non abbiamo altro tempo da perdere» si lascia sfuggire in queste ore Silvio Berlusconi. Il d-day è quando inizierà  a scontare la pena. E per quel giorno vuole sistemare le cose.
Ripescando dal cilindro l’unica, vera opzione che ha superato tutti i test dei sondaggi: la figlia Marina.
Pensava di avere più tempo. Le notizie filtrate nei primi giorni dell’anno dal Tribunale di sorveglianza di Milano, relative all’applicazione delle misure restrittive per la condanna Mediaset, fanno piombare invece una cappa minacciosa su Villa San Martino.
«Se si torna al voto a maggio — ha allora annunciato nelle riunioni natalizie di Arcore — c’è solo lei. E mia figlia lo sa»
Del resto il leader forzista ripete da giorni «al voto al voto» con un election day da tenere il 25 maggio con le Europee. Ma l’affidamento ai servizi sociali limiterà  al minimo le sue uscite pubbliche.
Altro che campagna elettorale, fosse pure solo per l’elezione dell’europarlamento. Per questo serve un piano d’emergenza.
Nel partito la preoccupazione è palpabile e cammina di pari passo con l’ostilità  verso i «nuovi» in ascesa, dal coordinatore dei club Marcello Fiori, al direttore del Tg4 e Studio aperto, Giovanni Toti.
I sondaggi parlano chiaro. La figlia Marina per ora non si muove dai box, ma la macchina elettorale pronta a supportarla sta già  scaldando i motori.
Spostamenti e uscite pubbliche dell’ex premier necessiteranno un’autorizzazione giudiziaria, la visibilità  tra 12-16 settimane sarà  compromessa.
«Me lo aspettavo, Ghedini mi aveva avvisato, ricorreranno a tutto pur di mettermi fuori gioco prima possibile » si è sfogato giovedì con Denis Verdini e lo stesso Toti seduti nel suo studio ad Arcore, e ieri con alcuni coordinatori regionali.
Ecco allora che anche la pena giudiziaria Berlusconi intende giocarsela sul palcoscenico mediatico.
«Per la sinistra sarà  un boomerang, costringeranno al silenzio il leader dell’opposizione, per noi si tradurrà  in una valanga di voti» catechizza già  i suoi. Detto questo, l’accelerazione impressa da Renzi al cammino della riforma elettorale lo ha convinto che il segretario Pd si prepari a «staccare la spina» al governo Letta- Alfano.
Una svolta che aprirebbe una voragine sulla sponda forzista: chi candidare premier? Problema che finora il capo ha imposto ai suoi di rimuovere.
Una qualsiasi investitura anzitempo lo avrebbe indebolito sotto il profilo politico, ma soprattutto giudiziario.
Adesso il quadro cambia rapidamente. Bisogna correre ai ripari. Ecco perchè in queste settimane natalizie ha fatto testare proprio Giovanni Toti e, a sorpresa, Angelino Alfano, in una prospettiva da ritorno del figliol prodigo.
I risultati dei sondaggi – da qui la preoccupazione crescente – non sono stati affatto incoraggianti.
Il direttore che di fatto non si è concesso ferie per restare ad Arcore, sogna la poltrona da vicepresidente unico del partito e lavora per organizzare le celebrazioni del ventennale del 26 gennaio, è risultato un tipo che «funziona» in tv.
Ma nulla più di quello.
Alfano non sarebbe andato meglio rispetto a quando guidava Forza italia da segretario.
Col vicepremier i contatti sono stati «affettuosi» anche in questi giorni festivi, ripresi ora sulla legge elettorale. La Santanchè sferza Angelino, invitandolo a «lasciare l’amante e tornare alla famiglia».
Ma il Cavaliere non ci pensa proprio a organizzare le primarie per coinvolgere il vicepremier. «A me interessa solo l’alleanza elettorale» assicura il Cavaliere ai dirigenti. Ma sta di fatto che in campo «c’è solo Marina».
Molto dipenderà  dalla nuova legge elettorale.
Berlusconi ufficialmente tiene le carte coperte ma, racconta chi gli ha parlato ieri, esclude fin d’ora il Mattarellum corretto: «Saremmo spettatori della sfida tra Renzi e Grillo, per noi improponibile».
Verdini invece sembra lo abbia convinto a puntare sullo spagnolo. «Un proporzionale rivisto ci consente di giocarcela ancora da protagonisti ».
Ma non è detto si vada in quella direzione. E allora l’unico «jolly» resta la figlia Marina. «Il presidente sa che se scegliesse un uomo in chiave anti Renzi, sarebbe comunque un clone – spiega un ex ministro berlusconiano dell’inner circle – l’effetto sorpresa funzionerà  solo con una donna. E il nome resta solo uno».
Quello più fidato, che salverà  il brand nel simbolo e forse lo zoccolo duro alle urne.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)

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FORZA ITALIA, ECCO I 7 CAPI REGIONALI, MENTRE TOTI STUDIA DA ANTI-RENZI

Gennaio 3rd, 2014 Riccardo Fucile

IERI VERTICE AD ARCORE CON VERDINI: VARATA LA NOMINA DEI COORDINATORI LOCALI, DALLA GELMINI IN LOMBARDIA ALL’EX OLIMPIONICO MARIN IN VENETO

Un primo passo è compiuto. Con la nomina di sette coordinatori regionali – invocati, quasi supplicati da un partito che sul territorio ha assoluto bisogno di rimettersi in moto dopo la rottura con Angelino Alfano -, Silvio Berlusconi accende la macchina di Forza Italia da oltre un mese ferma ai box
Nomine attesissime, anche se solo parziali.
Le altre, recita una nota, arriveranno «nei prossimi giorni», sia a livello regionale che nazionale.
E se sulle prime c’è da scommettere, dopo il lunghissimo incontro di ieri ad Arcore tra il Cavaliere e Verdini che ha portato alla prima tranche di promozioni sul campo, che in breve saranno varate, sulle seconde è difficile dire se Berlusconi vorrà  giocarsi la carta della sua «operazione rinnovamento» subito e in ogni caso, o se lo farà  solo quando avrà  la certezza che si sta per andare al voto.
È infatti ancora in corso il braccio di ferro tra lui e la pancia forzista sul come, quanto e chi debba rappresentare il cambiamento in un partito che teme mosse azzardate e rottamazioni. In verità  escluse dall’ex premier.
Anche nelle nomine di ieri, infatti, di rivoluzioni e tagli di teste non si è vista grossa traccia.
Ci sono conferme importanti e attese come la nomina in Lombardia di Mariastella Gelmini, gradita a tutto il partito (e salutata anche dall’alfaniano Formigoni con l’invito a confrontarsi «visto che siamo alleati»).
Ci sono scelte all’insegna del tranquillo moderatismo come quella di Sandro Biasotti in Liguria, altre di chiara indicazione di partito (ovvero di fedeli verdiniani) come Massimo Parisi in Toscana, altre ancora legate al riconosciuto merito tecnico come Sandra Savino in Friuli e Massimo Lattanzi in Valle d’Aosta, e ci sono invece novità  che dividono FI tra assolutamente favorevoli e qualche scettico come quella in Veneto di Marco Marin, deputato di prima nomina, candidato a sindaco di Padova, olimpionico di scherma molto gradito – dicono – ai moderati e alla borghesia della regione: «Sarà  utilissimo per contendere consensi e uomini ad Alfano».
C’è però anche chi fa storcere il naso a parecchi nel partito, ed è quel Claudio Fazzone, potente «colonnello» di Fondi e signore dei voti nel Lazio, che alla fine, sembra per esplicito volere del leader, ha superato al rush finale il contendente Giro.
Insomma, sul territorio il Cavaliere ha scelto di affidarsi a uomini e donne variamente «nuovi» ma tutti di partito, capaci di affrontare una campagna elettorale (sicuramente quella delle comunali) e di aprirsi, grazie ai vice, anche a forze emergenti.
A livello nazionale invece molto deve ancora giocarsi
L’uomo sul quale continua a puntare Berlusconi è Giovanni Toti, direttore di Studio Aperto e del Tg4, da tempo ormai attivo, presente, operante nelle riunioni ristrette e decisionali del partito.
Il Cavaliere lo vorrebbe anche a capo del suo movimento con un ruolo di primo piano, convinto com’è che serva dare una risposta a Renzi con volti nuovi anche ai vertici di Forza Italia.
Per questo il suo schema preferito resta quello di tre vicepresidenti, uno appunto Toti con delega per il partito e tutta l’area comunicativa, uno Tajani per gli affari internazionali e una figura femminile (Bernini, Carfagna) per i rapporti con il Parlamento.
Ma un po’ le resistenze del gruppo dirigente uscente (che insistono per non modificare lo statuto che prevede un solo coordinatore), un po’ il suo dubbio nel giocarsi le carte al momento giusto, hanno ancora frenato il varo di un nuovo organigramma.
Il problema infatti è che nessuno sa se davvero si stia andando a un’accelerazione verso il voto dopo le aperture di Renzi sulla legge elettorale e le mine lanciate al governo, o se prima del 2015 le urne resteranno un miraggio.
In questo caso, Berlusconi potrebbe attendere prima di giocarsi la carta della «rivoluzione» nuovista subito, proprio per il rischio che l’effetto freschezza svapori in fretta.
Viceversa, se «entro gennaio» si capisse che si sta procedendo a grandi passi verso il voto, ecco che verrebbero calate le carte a sorpresa.
Con Toti, ma giurano non solo lui, in posizione privilegiata, purchè – come ripete da settimane il direttore Mediaset – ci sia davvero «la possibilità  di cambiare il partito, rinnovandolo nel profondo» per renderlo competitivo con Renzi, e purchè si passi dal falchismo che ha caratterizzato molti degli ultimi passaggi a una linea liberale ma moderata capace di riconquistare tutti gli elettori che fecero vincere il centrodestra.

(da “il Corriere della Sera”)

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IL GRANDE FLOP DEI CLUB “FORZA SILVIO”: RESTANO VIRTUALI NOVE ADESIONI SU DIECI

Dicembre 31st, 2013 Riccardo Fucile

L’OBIETTIVO DI 12.000 CIRCOLI RIDOTTO A 6.000, MA ATTUALMENTE NON SAREBBERO NEANCHE 500… IL PROBLEMA E’ LA REGISTRAZIONE ALL’AGENZIA DELLE ENTRATE CHE COSTA 200 EURO

«Sono un vecchietto, ma non posso permettermi di finire la mia avventura come un perdente». Rinuncia al controdiscorso di fine anno, Silvio Berlusconi, e non certo perchè ha cambiato idea su Napolitano.
Ma l’ennesimo attacco al «governo delle tasse» e la filippica sulla «vendetta giudiziaria» ai suoi danni vengono affidati al direttore del Tg5 Mimun e a una serie di telefonate ai club, da Torino a Napoli.
Cita ancora Erasmo e dice che per cambiare «questo povero Paese e avere la maggioranza assoluta serve una follia visionaria ». Serve l’elezione «diretta del capo dello Stato» e una riforma ispirata al sistema «all’americana, con due partiti».
Il Cavaliere lascia Villa San Martino per una puntata di alcune ore a Milano.
Per il resto, la testa è sui club, non senza preoccupazione. L’operazione finora si sta rivelando un flop.
I 12 mila da aprire «entro l’anno» sono già  scesi ai seimila rivendicati ieri. E la ragione chiama in causa il coordinatore Marcello Fiori, finito a sorpresa sotto scopa. La procedura ideata per la costituzione dei club si è risolta in una trappola burocratica che avrebbe mandato su tutte le furie l’ex premier.
Ed è il motivo per il quale le poco più di 5 mila, in realtà  sono semplici adesioni via web e monopersonali, che si arenano lì almeno nel 90 per cento dei casi, come spiega non senza dispiacere chi ci sta comunque lavorando.
Il fatto è che, chi si registra al sito per creare un club, scopre subito dopo di doverlo iscrivere come associazione all’agenzia delle entrate, al costo di 160 euro più marche da bollo (per un totale di 200 euro).
Passaggio necessario per registrare un codice fiscale. Ancora, è indispensabile la soglia minima di otto persone, cinque delle quali devono essere iscritte a Forza Italia, il vice presidente, i vice, il tesoriere (costo dieci euro per uno, totale 50).
Una corsa a ostacoli insomma che al 31 dicembre ha scoraggiato i più intraprendenti, salvo eccezioni nel Lazio, in Lombardia, in Puglia, Sicilia, giusto le regioni dove i parlamentari più radicati si sono datida fare per far bella figura col capo.
Sta di fatto che l’annunciata convention milanese dei club, la due giorni del 25-26 gennaio nel ventennale della discesa in campo, con molta probabilità  si risolverà  in una celebrazione del leader, comunque in qualcos’altro.
Berlusconi ci sta lavorando, spiegano.
Di certo, gongola in questi giorni più di un alto dirigente forzista. «La missione di Fiori si sta rivelando un fiasco alla Scelli, la verità  è che se non ci siamo noi a riempire i teatri o le piazze, se non ci siamo noi a difendere il presidente nei momenti clou, non si va da nessunaparte e lui se ne sta rendendo conto » spiega uno dei big più in vista, dietro anonimato.
Altri sposano l’operazione. «Con Forza Italia e i club Forza Silvio, Berlusconi parla al cuore e alla testa degli italiani» dice Mariastella Gelmini.
Ma tutto piace assai poco ai dirigenti rimasti a bocca asciutta e in attesa di nomine ai vertici, che dovrebbero essere ufficializzate da Arcore a ridosso dell’Epifania.
«Forza Italia e Club sono due realtà  che cammineranno insieme» rassicura Berlusconi dicendo al Tg5 che di club «ce ne sono già  seimila: ognuno dovrà  prendersi carico di 5 sezioni elettorali per puntare ad altri 4 milioni di voti, delusi e grillini».
Poi parte alla carica. «Questo è stato un Natale dimesso, in un clima di paura e sfiducia, colpa di tasse e spesa pubblica a pioggia».
E ancora, «contro di me una vendetta giudiziaria scientifica». Ma lui non molla la presa, come promette nella telefonata a un club di Torino.
In serata, a un altro di San Vitaliano, nel Napoletano, denuncerà  «la situazione di stallo: stiamo per programmare un miracolo e mi sembra giusto cominciare da qui, prendendo esempio da quello di San Gennaro».
Un miracolo alla portata, «il 51 per cento deve votare per Forza Italia».

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)

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BRUNETTA PRESSA BERLUSCONI, VERDINI LO STOPPA: IL MATTARELLUM ORA SPACCA FORZA ITALIA

Dicembre 28th, 2013 Riccardo Fucile

A GENNAIO RIPRENDE LA TRATTATIVA CON RENZI… L’INCOGNITA DELLA CONSULTA

Verdini e Brunetta. Il mago dei numeri, l’inventore vero del Porcellum, contro l’economista che è diventato il primo consigliere del Cavaliere.
È tra questi due uomini che si sta giocando una delle partite più importanti per il futuro di Forza Italia, quella della legge elettorale.
Uno scontro duro, all’altezza della posta in gioco: la sopravvivenza o meno della creatura berlusconiana.
Perchè Denis Verdini ne è convinto e l’ha spiegato e rispiegato a Berlusconi. Con il Mattarellum Forza Italia rischierebbe grosso.
«È sempre stato così – ha ricordato Verdini al capo – perchè gli elettori di sinistra votavano in massa il candidato nel collegio uninominale e snobbavano le liste sul proporzionale. Mentre i nostri facevano l’opposto. Con i collegi abbiamo sempre faticato».
Per questo, secondo Verdini, fare proiezioni in base ai risultati ottenuti dalle liste alle ultime elezioni politiche è «un non senso».
Il comportamento degli elettori cambia a seconda del sistema di voto. Tanto più che stavolta ci sarebbe il terzo incomodo, cioè il Movimento 5 Stelle, che renderebbe una vera lotteria l’assegnazione dei seggi.
Nella sua perorazione anti-Mattarellum, Verdini ne ha anche evidenziato le proprietà  distorsive, ben oltre il superpremio del Porcellum.
Nell’ipotesi astratta di tre forze di identico peso – ha spiegato nell’ultima riunione dedicata al tema – basterebbe che uno dei tre partiti conquistasse un solo voto in più in ogni collegio per accaparrarseli tutti: 475 voti per 475 collegi.
«Altro che Porcellum! ».
Tutto questo ha detto e ripetuto Verdini. E sembrava aver fatto breccia in un Berlusconi solitamente molto distratto sulla materia elettorale. Ma poi ci si è messo Brunetta. Da fautore del ritorno al Mattarellum, il capogruppo forzista ha lavorato alle corde il Cavaliere.
Batti e ribatti, si è fatto strada. «Solo con il Mattarellum possiamo sperare di tornare alle urne a maggio».
E il Cavaliere, prima di Natale, è sembrato sposare ufficialmente la linea Brunetta: «Pensiamo che un accordo si possa trovare ritornando alla legge di prima e cioè il Mattarellum»
Verdini sconfitto? Non ancora.
Perchè se Brunetta discute alla Camera con Nardella e Boschi, l’ex coordinatore conosce bene sia Renzi che tutto il clan fiorentino del segretario Pd.
Rapporti consolidati che gli serviranno quando, dopo capodanno, incontrerà  il sindaco di Firenze per aprire ufficialmente il tavolo di trattativa sulla riforma elettorale.
Tra l’altro il mago dei numeri ha trovato un alleato inaspettato nel Quirinale.
Dove le tentazioni pro-Mattarellum di Renzi vengono guardate con grande scetticismo.
«Nessuno ha ancora capito cosa vuole Renzi – dice una fonte del Colle – ma se davvero punta al Mattarellum deve sapere che il 25 maggio non si potrà  mai votare. Perchè bisognerebbe ridisegnare i collegi e ci vogliono almeno un paio di mesi». Senza contare che al Viminale, dove materialmente andrebbe riscritta la mappa dei collegi, siede Angelino Alfano, un avversario irriducibile del voto anticipato.
E dunque i due pugili ritornano al centro del ring.
La battaglia tra Brunetta e Verdini adesso si è spostata sulla Corte costituzionale. Perchè il primo ha fretta, molta fretta di andare subito all’incasso prima che dal palazzo della Consulta escano le motivazioni della bocciatura del Porcellum: «Serve un’intesa che, se per eleganza arrivasse anche prima della pubblicazione (prevista entro gennaio) della sentenza della Consulta sul Porcellum, avrebbe un grande significato politico».
Verdini è di parere opposto. E l’ha chiarito a chi di dovere. «Non possiamo scrivere una legge elettorale al buio, sarebbe imprudente. Conviene leggere prima la sentenza, tanto se c’è la volontà  politica la legge elettorale si scrive in una settimana. Ad esempio sulle preferenze cosa diranno i giudici?».
In Forza Italia dicono che Verdini punti ancora al suo vecchio amore, un modello spagnolo corretto. Con liste di candidati corte e collegi piccoli, a livello di province. Liste talmente corte, con 4 o 5 candidati, da scongiurare l’introduzione delle preferenze, che Verdini vedrebbe come l’anticristo.
Anticamera di gruppi parlamentari anarchici, non più docili strumenti nelle mani del leader.
Ma oltre ai modelli elettorali e alle convenienze, tra i due contano anche le differenze di carattere. Verdini ritiene la materia elettorale di sua stretta competenza, Brunetta ha l’ambizione di occuparsi di tutto.
E lo scontro è sempre sul punto di tracimare fino al contatto fisico, come è accaduto un paio di settimane fa.

Francesco Bei
(da “La Repubblica”)

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BERLUSCONI NON TROVA VOLTI NUOVI PER FORZA ITALIA

Dicembre 28th, 2013 Riccardo Fucile

NEI CLUB MANCANO ADESIONI DI PRESTIGIO… A FINE GENNAIO LA CONVENTION

Ha passato il Natale tra famiglia e telefono, a cercare di completare il difficile puzzle delle nomine nel partito che viene rimandato di giorno in giorno.
Ma Silvio Berlusconi nemmeno sotto l’albero ha trovato in regalo una soluzione che lo soddisfi
Da oggi comincerà  ad incontrare a Villa San Martino big del partito e consiglieri fidati, per trovare suggerimenti che lo aiutino a rilanciare quella Forza Italia che ai suoi occhi non riesce a trovare la freschezza.
Perchè questo è il punto che lo immobilizza e gli fa rimandare le scelte: Berlusconi non è riuscito a trovare la formula magica di integrazione tra volti nuovi ed esperti politici per dar vita a un organigramma che regga il confronto con quello, da lui molto invidiato, del Pd renziano.
«Se nomino l’Ufficio di presidenza adesso non c’è un solo nome nuovo che posso proporre, e lo stesso vale per i coordinatori regionali», si è sfogato con i fedelissimi, stanco e scontento dicono, ma comunque al lavoro.
E non ci sono volti nuovi perchè anche l’operazione Club Forza Silvio, sulla quale comunque continua a puntare (ci sarà  una Convention nazionale il 27 e 28 gennaio a Milano), ha funzionato solo a metà .
È vero, ha confessato, che nuovi Club nascono, ma tra chi aderisce non ci sono quegli intellettuali, quei manager, quegli imprenditori che sperava arrivassero a dare una mano.
«La verità  – dice chi gli ha parlato -, è che questo tipo di personaggi oggi non è più attratto da noi, ma da Renzi. Noi non tiriamo, anche se abbiamo consensi ancora alti». E questo Berlusconi comincia a capirlo, anche se non si arrende.
Resta ancora in piedi l’idea di un partito guidato da tre vicepresidenti, uno fuori dalla politica come Giovanni Toti, uno forte in Europa come Antonio Tajani e un volto femminile apprezzato (in corsa Gelmini, Bernini, Carfagna), così come è lui stesso a dire che «su 20 coordinatori regionali, 12 li ho in testa».
E però un po’ le proteste di chi si vede escluso, un po’ la sua delusione per il quadro generale che non lo soddisfa, fanno prevedere che non si arrivi a decisioni almeno fino al nuovo anno.
In stand-by resta anche il caso Brunetta. L’attivismo del capogruppo alla Camera, sommato a un carattere non facile, ha provocato una tale ondata di malumore fra i deputati da far traballare anche il Cavaliere.
Che non è scontento di come Brunetta fa l’opposizione («È bravo, lavora tantissimo, conosce molto bene l’economia ed è efficace»), ma gli fa chiedere come sia possibile che «Renato non riesca a tenere un gruppo di soli 60 parlamentari…».
Le voci del partito danno per ancora possibile che si chieda un voto segreto sui capigruppo (che sono stati eletti per acclamazione per volere di Berlusconi), voto che vedrebbe sconfitto Brunetta e riconfermato Romani.
E questo nonostante il Cavaliere sia intervenuto tre giorni fa per smentire «qualsiasi repulisti» e riconfermare Brunetta che «non si tocca».
Ma comunque finisca, la sofferenza in Forza Italia, senza decisioni, è destinata a crescere.
Acuita dalla preoccupazione che alcuni nutrono rispetto all’ipotesi che al Cavaliere non vengano concessi i servizi sociali ma finisca agli arresti domiciliari.
Sarebbe «una tragedia», dicono i suoi, perchè «non avremmo più un leader, oltre che un candidato premier che ancora drammaticamente ci manca».
Berlusconi, dicono, non sembra preoccupato dell’evenienza, ma non è chiaro se è perchè la mette in conto o perchè la esclude.
In ogni caso, ad oggi la corsa verso il voto subito sembra interessarlo meno.
Con un partito tutto da costruire e tante incognite, è bene essere cauti.

(da “La Stampa“)

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BRUNETTA NON CI STA: “IN FORZA ITALIA MI CRITICANO? ATTACCHI ANONIMI CHE FANNO PENA”

Dicembre 27th, 2013 Riccardo Fucile

“NON MI FARANNO FUORI, AI GOSSIP RISPONDE SILVIO”

“Sono attacchi anonimi di anonimisti che mi fanno un po’ pena”. Così Renato Brunetta, capogruppo alla Camera di Forza Italia, intervistato da Repubblica, risponde alle presunte critiche sul suo operato all’interno del gruppo parlamentare azzurro.
“Di queste fantomatiche critiche mi faccio una bella risata – spiega -, come sempre ha ragione il presidente Berlusconi che proprio alla vigilia di Natale ha spazzato il gossip bollandolo come ‘maldicenze’ e confermando che non c’è nessun repulisti in vista, tanto meno su di me, che resto capogruppo”.
“Purtroppo in questi mesi non ho avuto il tempo di occuparmi di gossip visto il mio impegno, da mattina a sera, alla Camera. Per me la politica resta alta, resta fatta di idee, lavoro, fatica e scontri. I gossip e i seminatori di zizzania li lascio ai rotomerd che sono specializzati nel genere”.
“Nella storia della Repubblica – aggiunge Brunetta – non è mai successo che un governo che ha ricevuto la fiducia su un provvedimento il giorno dopo decida di farlo decadere come accaduto con il Salva-Roma. Un decreto peraltro trasformato in un ‘millemarchette’ che nulla aveva a che fare con la motivazione iniziale controfirmata dal presidente della Repubblica, il cui disappunto è quindi comprensibile. Il governo è in stato confusionale e sta minando alla base le regole del gioco istituzionale. Quando un esecutivo arriva a fare queste cose è finito”.
Urge una legge elettorale che nasca da “un grande accordo politico tra le forze oggi in Parlamento alla luce del sole”.
“Serve un’intesa che se per eleganza arrivasse anche prima della pubblicazione della sentenza della Consulta sul Porcellum – sottolinea – avrebbe un grande significato politico. Sui contenuti mi rifaccio a quanto detto da Berlusconi: si può partire dal Mattarellum per una legge maggioritaria da fare subito per andare a elezioni quanto prima, magari assieme alle europee del 25 maggio 2014”.

(da “Huffingtonpost”)

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RISSA ALLA RIUNIONE DI FORZA ITALIA: “TI HO COMPRATO I VOTI DEI DISOCCUPATI”

Dicembre 22nd, 2013 Riccardo Fucile

A CATANIA SCENE DA CAVALLERIA RUSTICANA ALLA CONVENTION DI PARTITO

A Catania l’avventura della nuova Forza Italia inizia nel peggiore dei modi.
La hall dell’albergo in cui era ospitata la convention, dove erano presenti i maggiori esponenti del partito della Sicilia orientale, si è trasformata in un ring con scene da pura cavalleria rusticana.
Sono volati schiaffi e pugni tra un collaboratore dell’ex Sindaco di Catania, Raffaele Stancanelli, e due uomini esagitati che hanno fatto irruzione nella struttura dopo l’arrivo del politico.
Uno dei due, visibilmente alterato, ha lamentato, dopo aver affermato di aver procurato “50 voti”, di aver anticipato durante le scorse elezioni amministrative “50 euro per ogni disoccupato” del quartiere popolare di Librino con lo scopo di organizzare una manifestazione elettorale a sostegno dell’ex Sindaco, poi non rieletto.
Somma che, a detta dell’uomo che si è professato “gravemente malato”, non è stata saldata. L’accusa è stata urlata per tutta la hall: “Stancanelli non ci hai pagato la manifestazione elettorale”. Fatto sta che la colluttazione è proseguita anche all’esterno dell’hotel: e c’è anche chi ha chiamato immediatamente i carabinieri.
L’uomo dopo la colluttazione ha pesantemente apostrofato l’ex Sindaco “Dice – ha esordito – che non sa niente e che mi manda i malandrini,   ora vado dalla Polizia, chiamo i Carabinieri. Non si fanno queste cose alle persone disoccupate e povere che fanno le manifestazioni e portano i voti. Una manifestazione pagata e noi sono nove mesi che aspettiamo e mi dice di parlare con “quello”? Con chi dobbiamo parlare noi? Stancanelli – ha concluso l’uomo – è andato via perchè non ha il coraggio di affrontare la verità “.
Stancanelli ha replicato a LiveSiciliaCatania “Sono pronto a sporgere querela nei confronti di chiunque tirerà  in ballo il mio nome in una vicenda in cui io sono del tutto estraneo. Non sono fatti che riguardano la mia persona”

(da “LiveSiciliaCatania“)

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FORZA ITALIA, LA RAMAZZA DI SILVIO: BRUNETTA IL PRIMO DELLA LISTA

Dicembre 21st, 2013 Riccardo Fucile

IL CAVALIERE DISPERATO ADESSO PENSA DI FAR FUORI BRUNETTA: TROPPE GAFFE, L’EX MINISTRO RISCHIA LA ROTTAMAZIONE

È trascorso poco più di un mese dalla scissione e Forza Italia è di nuovo un vulcano sul punto di esplodere.
Tanto che un Silvio Berlusconi in vena di repulisti ha deciso di imboccare anche lui la via della rottamazione. E in cima alla lista è finito anche uno dei fedelissimi del leader, il capogruppo alla Camera Renato Brunetta.
Ma da Montecitorio ai coordinamenti regionali è tutta una giostra impazzita.
Nei capannelli forzisti in Transatlantico non si parlava d’altro, mentre in aula si votava la legge di stabilità .
«Ormai lo salutano giusto in quattro», «con questa ha superato il segno» è stato il tam tam di Montecitorio su Brunetta che in un battibaleno ha raggiunto il capo, blindato poco distante da lì, a Palazzo Grazioli, già  impelagato nelle sabbie mobili dei coordinatori regionali.
Appena toccato, l’ex premier, dalle rivelazioni sul Lavitola «ricattatore» e i filmini hard, raccontano: «Altro fango che tentano di riversarmi addosso, storia assurda senza alcun fondamento» è lo sfogo.
A pesare su Brunetta, l’uno-due di questi ultimi giorni.
Il mancato rinnovo di una decina di contratti scaduti il 18 dicembre a dipendenti del gruppo (cinque assorbiti da altri gruppi, cinque finiti a casa), tra i quali anche un paio legati a Daniele Capezzone e Mariastella Gelmini.
Negli stessi giorni, il faccia a faccia del capogruppo con il democratico renziano Nardella per discutere di legge elettorale. Col Cavaliere costretto nel giro di 24 ore a investire formalmente Denis Verdini del ruolo di “ambasciatore” unico sulla riforma.
La rivolta scoppiata al gruppo da un paio di giorni ha avuto l’effetto della classica goccia, i malumori del resto non si sono mai placati dall’insediamento in aprile.
Ieri a Grazioli è stato un via vai di dirigenti per lamentare la «situazione ormai insostenibile». Berlusconi ha assicurato che a gennaio rimetterà  mano a tutto, capigruppo compresi. Intenzionato a chiedere il «sacrificio» al fedelissimo Renato.
Al Senato, Paolo Romani appena nominato sarebbe confermato da nuova votazione. «Sembra che in Forza Italia parlino in troppi e non si capisce a nome di chi – sostiene Gianfranco Rotondi – Consiglio a Silvio di donare molte museruole per Natale. Dudù ne può fare a meno, noi no».
Il clima è un po’ questo. «Tutti rottamati. Io per primo. Siamo in una fase in cui tutti dobbiamo metterci in gioco – rincara a Mix24 di Giovanni Minoli il nuovo big, il coordinatore dei club Marcello Fiori – Dobbiamo tutti ritenerci sotto esame, alla fine vedremo se ci saranno le condizioni per la conferma e di chi».
Chi attendeva la trentina di nomine del Comitato di presidenza prima di Natale è rimasto deluso. Berlusconi ha rimandato la partita.
Forse di qualche giorno, a fine anno, più probabilmente se ne riparlerà  a gennaio. In ballo c’è di tutto. Anche l’ascesa del riluttante direttore delTg4 e Studioaperto Giovanni Toti.
Berlusconi – che nel frattempo ha lanciato una campagna mediatica natalizia con tanto di mail e battage web – si è intanto arenato sulla nomina dei coordinatori regionali.
A cominciare da quella di Claudio Fazzone, uomo di Tajani (e discusso senatore di Fondi), nel Lazio. Nelle ultime ore, a sorpresa, avanza pretese su quella poltrona Maurizio Gasparri, in cerca di «riabilitazione » dopo la figuraccia della polizza coi soldi del gruppo per la quale è indagato.
Ma è caos anche in Campania, dove il prescelto Domenico De Siano, sostenuto tra gli altri dalla Carfagna, incontra l’ostilità  di Nicola Cosentino, appena uscito dal carcere.
La paralisi regna anche sulla casella siciliana. Circolano svariati nomi,
Berlusconi sarebbe tornato alla carica con Saverio Romano, infrangendosi contro l’indisponibilità  dell’ex ministro.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)

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FAIDA FORZA ITALIA IN CAMPANIA: MATCH TRA GLI IMPRESENTABILI CESARO-COSENTINO, E LA PASCALE…

Dicembre 21st, 2013 Riccardo Fucile

BERLUSCONI IMPANTANATO SULLE NOMINE

Accade pure che, per l’ennesima volta, Silvio Berlusconi rinvia le nomine di Forza Italia. E decide di non decidere.
E così in Campania, per dirne una, continua la grande faida del partito degli indagati. Per l’ambita poltrona di coordinatore regionale il prescelto era Domenico De Siano, ex sindaco del comune ischitano Lacco Ameno, e ora parlamentare.
Nel suo curriculum spicca l’indagine per presunti episodi di malcostume avvenuti nei tempi in cui era vicesindaco.
Ora è forte dell’appoggio non solo dell’ex guardasigilli Nitto Palma e di Mara Carfagna, ma soprattutto di Gigino Cesaro, detto Gigino ‘a Pupetta, il potente presidente della provincia di Napoli, noto per essere stato coinvolto in inchieste relative ai suoi rapporti col clan dei casalesi.
Ma contro ha Nicola Cosentino, che appena uscito dal carcere viene descritto dai suoi come una specie di conte di Montecristo assetato di vendetta, appoggiato dal suo referente nazionale Denis Verdini.
Per chiudere il caso si è impegnata addirittura Francesca Pascale, che si è sempre interessata alle vicende campane.
Soddisfatta per essere comparsa per la prima volta nei presepi natalizi di Napoli, di ritorno con tre statuette — una sua, una di Silvio, una di Dudù — ha invitato il Cav a non cedere a Nick ‘o mericano.
Risultato: per ora, tutto fermo.
Eccolo, il male oscuro che consuma il berlusconismo si tempi della decadenza. Paura. Paralisi nella scelta. Ricatti.
Tra il filmino che Lavitola minaccia di avere con scene hard di Berlusconi con signorine panamensi e le faide degli indagati sul territorio.
Il Cavaliere, raccontano i suoi, appare paralizzato.
Ripete lo stesso discorso, quello su magistratura democratica come le br, sulla persecuzione e sui plotoni di esecuzione. È convinto che si debba martellare contro i giudici.
Attorno lo sono meno: “Al brindisi era la sesta volta che sentivo lo stesso discorso — racconta un azzurro — ma non gli si può dire nulla
Per la prima volta la corte teme la frana: “Una volta — prosegue l’azzurro — la gente veniva con noi perchè c’era Berlusconi. Ora ci dice: vengo con te nonostante lui”.
E così diventa un problema anche nominare i coordinatori regionali di Forza Italia.
È stato Raffaele Fitto, taciturno e scontento per l’andazzo, a bloccare la nomina più imbarazzante.
Quella di Claudio Fazzone, il signore di Fondi e ras del basso Lazio. Colui che fece di tutto, con successo, per evitare lo scioglimento del comune fondano.
Il suo nome è chiacchierato perchè risultò essere nella proprietà  di terreni e fabbricati con il clan dei Tripodo (a giudizio per reati di mafia).
Il senatore è stato indagato per abuso di ufficio. Ora fa parte dell’Antimafia in quota Forza Italia.
Berlusconi si era convinto ad affidargli un incarico, tranne poi tornare indietro di fronte alla sollevazione dei suoi.
Addio decisionismo.
Il Cavaliere, ai tempi della decadenza, appare stanco, frastornato.
Annoiato dalle beghe di partito. Ecco che un giorno loda i club e quelle facce nuove da contrapporre alle vecchie cariatidi del partito, tranne poi confessare che all’iniziativa dei club ha visto facce non solo più vecchie ma pure più brutte di quelle delle vecchie cariatidi.
E nessuno degli interlocutori sa quale sia la verità . Se ce ne è una o se l’ex premier si auto-convinca delle versioni che racconta perchè, in verità , ha la testa ad altro e non sa che fare.
Succede così, paradosso di tempi cinici e duri, che pure un Giovanni Toti, il potente direttore di Tg4 e Studio Aperto, sia il protagonista di una contrattazione che, a raccontarla, ha dell’incredibile.
Berlusconi lo vorrebbe come uno dei futuri coordinatori di Forza Italia. Ma Toti, che da Berlusconi è stipendiato a Mediaset, risponde che non ha intenzione di lasciare due Tg per essere uno dei tanti.
O coordinatore unico, dice, o niente. E allora niente, per ora.
Con Berlusconi che ai suoi ha confidato: “Su Toti, mi fanno problemi a Mediaset”. Ma l’analisi su come possa accadere che Berlusconi subisca Mediaset rientra nei misteri di questo tempo.
Non è invece un mistero che le truppe spaesate che già  si vedono disperse stiano pensando a come non lasciarsi risucchiare dal melanconico e feroce male oscuro di Forza Italia.
E così Fitto e il grosso dei lealisti prova a imporre una logica politica: nomine, scadenze, riorganizzazioni, provvedimenti. Altri invece già  la danno per persa.
Negli ultimi giorni lo studio di Gianni Letta è tornato ad avere la coda come ai bei tempi. È lui il grande regista dell’operazione “ricucitura” con Alfano, viste anche le difficoltà  di Forza Italia ma anche quelle di Angelino da quando Renzi è segretario. Per la serie: due debolezze possono fare una forza.
Proprio Gianni Letta sta testando le truppe alla Camera perchè, come primo segnale di ricucitura, vorrebbe sostituire Renato Brunetta magari con Mariastella Gelmini, che dal Nuovo centrodestra non è affatto odiata. Chissà .
È chiaro che il Cavaliere di queste manovre non sa niente.
Fermo, mentre tutt’attorno frana.

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