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LATINA, L’ULULATO DI PENNACCHI: “PD E FLI UNITI, PE’ CACCIÀ I LADRONI”

Aprile 5th, 2011 Riccardo Fucile

LO SCRITTORE POSSIBILE CAPOLISTA AL COMUNE DI LATINA: “ALLEANZA FASCIOCOMUNISTA, PROVIAMOCI”…”GLI EREDI DI QUESTE DUE STORIE HANNO IL DOVERE DI PROVARE A CACCIARE BERLUSCONI”…”SE IO CARICO UNA PUTTANA ARRIVA LA POLIZIA E MI METTE DENTRO, AD ARCORE LA POLIZIA   CARICA LE PUTTANE E LE SCORTA DA BERLUSCONI”

“Guarda, io c’ho avuto due infarti, c’ho tre bypass… Se faccio ‘sta cosa rischio de rimanerci secco. Sarei più contento se non si facesse, così resto a casa a scrivere libri. Mia moglie spera che non si faccia: ma se ci fa ce sto… L’obiettivo è rimuovere il tumore che sta avvelenando il paese”.
Antonio Pennacchi cammina con il bastone, distribuisce qualche “vaffa” al telefono, firma autografi, parla con Camilla, angelo custode della Mondadori. Ha appena concluso una diretta internet a Repubblica (uno show in lingua intellettual-vernacolare).
Avrebbe la promozione del suo ultimo libro, Mammuth.
Ma “’sta cosa” è più forte di lui.
‘Sta cosa è l’idea di una alleanza inedita, centrosinistra più Futuro e libertà , a Latina, per cacciare “il vecchio blocco di potere dei razziatori della cosa pubblica.
‘Sta cosa è la passionaccia, il vizio della politica che torna: “Latina è una metafora, hai capito? Latina è l’Italia. Latina, come l’Italia è finita in mano ai banditi che fanno razzìa della cosa pubblica, che se fanno i cazzacci loro in spregio a ogni legge. Quindi, malgrado   questo core spappolato, malgrado i libri, se posso ‘sta cosa la provo”.
Allora Pennacchi, ti candidi?
Momento… ho detto: se si fa l’alleanza con il centrosinistra, faccio il capolista. Se Fli vuole andare per cazzi suoi faccio tutti gli auguri, ma non mi candido a capolista.
Perchè?
Ahò, l’hanno capito tutti tranne quelli d’apparato! Il Novecento è finito: i muri so’ caduti. A Latina il centrodestra fa sembrare Attila un lord.
Un esempio…
(Ride) Un esempio? Ma qui serve un libro, altro! Basta questo: hanno distrutto il cuore di Latina, la sua idea di fondo.
Cioè?
Se so’ magnati er piano regolatore, hanno smantellato le barre frangivento, hanno divorato il canale… Hanno messo, sempre, l’interesse privato davanti a quello pubblico.
Se ti toccano la città  diventi una belva.
(Ride ancora) Senti, Latina l’abbiamo fatta io e Mussolini.
Come come?
Nun fa er finto tonto! Hai capito benissimo. Lui ha tirato su la città  dal nulla, in mezzo alle paludi, io ho costruito il mito, con i miei libri. Latina/Littoria, come la chiamo io, è un compromesso che si fonda su due idee forti.
Quali?
La terra tolta ai ricchi per darla ai poveri, e l’interesse pubblico sopra l’interesse privato. Se togli queste cose, come hanno fatto, la città  si dilegua nel nulla da cui è venuta.
Cosa pensi del sindaco di centrodestra?
Volemo ride? So’ come Alì Babà  e i quaranta ladroni!
Cioè?
Se so’ divisi in due, se so’ menati come zampogne, c’hanno regalato un anno di commissario prefettizio, e mo’ so’ tornati d’amore e d’accordo per il voto. Fai un po’ tu…
Quindi, dici, bisogna unire la sinistra perbebe e la destra perbene per cacciare Ali Babà !
Ma certo. I fasci, quelli veri, so’ entusiasti! Vedi: io due idee ho messo, in 1/4 di secolo di libri. Il fasciocomunismo, e l’identità  de questa città . Ora che tutte e due si possono realizzare, per salvà  ‘sto paese, faccio tutto quello che posso per provarci.
Ci sono delle difficoltà ?
Mi hanno detto che quel povero coglione di Urso — ma non mettere coglione che pare offensivo, metti solo il povero Urso, che è più caritatevole — si è messo di mezzo, che dice: “Fermi! l’Alleanza con la sinistra è innaturale”…
E a te dispiace.
Noooh!… ma che stai a ddì? Se     il povero Urso si butta per terra nello studio di Fini e lo convince a dire niet, io sospiro di sollievo, faccio contenta mi moje e me torno a casa.
Potete vincere contro un blocco di potere radicato?
Senti, la gente non aspetta altro. Almeno di provarci: alleati con Fini, con Gesù bambino, con chi volete voi.
Dal “milazzismo” al “Pennacchismo”…
Non ce provà ! Era la metà  del secolo scorso. Il milazzismo, e non era nemmeno un’idea sbagliata, era un progetto poitico pensato mentre il comunismo e il fascismo, per i rispettivi adepti, erano il miglior mondo possibile.
E ora?
Sappiamo che il mondo migliore è tutto da inventare, ma non è il capitalismo. Gli eredi di queste due storie hanno il dovere di provare a cacciare Berlusconi.
Sei diventato antiberlusconiano? Dicevi ‘Travaglio non lo reggo’…
Ho una differenza. Non è Berlusconi che ci ha messo nella     merda in cui ci troviamo. E’ il crollo della Prima Repubblica che ci ha portato la piaga di Berlusconi, le puttane, i ladroni, eccetera, eccetera.
Ti diranno: tu che non sei mai stato moralista…
E io mica sono moralista! Io so’ morale! Vuoi un esempio? Se vado sulla Pontina e carico una puttana, arriva la polizia e mi mette dentro. Ad Arcore la polizia carica le puttane e le scorta da Berlusconi!
Ma la gente lo pensa?
Santoddìo! il paese è stufo, stu-fo! Siamo in una situazione indecente, hanno stuprato la coscienza civile: io la notte mi sogno che i francesi ci invadono e ce lo portano via…
Ma se accettano le tue condizioni, e fai il capolista, poi in consiglio ci vai Senti: io spero che il povero — scrivi povero — Urso si metta di traverso, non se ne va nulla, e io, co’ sti tre bypass sto a casa bello bello a scrivere…
E se Urso non si mette per traverso?
Allora me tocca faticà . Ma almeno ci proviamo.

Luca Telese
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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SARA GIUDICE SI CANDIDA CON IL “NUOVO POLO PER MILANO” PER DARE VOCE A CHI CREDE IN UNA POLITICA PULITA

Aprile 3rd, 2011 Riccardo Fucile

LA GIOVANE CONSIGLIERA DI CIRCOSCRIZIONE DEL PDL CHE HA RACCOLTO LE FIRME ANTI-MINETTI A MILANO SI SCHIERA CON FUTURO E LIBERTA’…”NELLA VITA CONTANO I VALORI” E SCEGLIE I VERSI DI FABRIZIO DE ANDRE’: “LE ACCIUGHE SONO LE PERSONE ONESTE CHE SI DIFENDONO DAL PESCECANE DELLA CORRUZIONE E DEL CLIENTELISMO”

“Le acciughe fan pallone…e sotto c’è l’ala lunga, se non butti giù la rete non ne prendi neanche una…”.
Ha scelto i versi di Fabrizio De Andrè Sara Giudice per presentare la sua candidatura per il Nuovo Polo per Milano, una candidatura che arriva dopo una scelta coraggiosa e provocatoria: raccogliere firme contro la consigliera regionale Nicole Minetti, candidata ‘solo’ perchè igienista dentale del Premier Sivio Berlusconi.
In 12.000 hanno sposato la sua battaglia e con il progetto ‘Milano Merita’ Sara Giudice ha deciso di scendere in campo per dare voce a tutti quelli che credono in una politica sana e pulita, che premia il merito, la creatività , il lavoro e la capacità  di saper pensare al futuro.
“Oggi nasce l’Alleanza del Merito perchè nella vita contano i valori che trasformano le strategie in idee concrete, con ingenuità  e consapevolezza di essere dalla parte giusta. Sono contenta e orgogliosa di mettere questi valori a disposizione di un progetto coraggioso che combatte contro un’amministrazione che ha fallito, da un lato, e contro una forza politica che offre obiettivamente poco per Milano, dall’altro”.
Non è un caso che la Giudice abbia scelto la metafora delle acciughe per presentarsi e presentare il suo progetto ‘Milano Merita’, un laboratorio permanente per giovani che vogliono ‘fare’ politica in maniera pulita e onesta, perchè le acciughe sono proprio le persone oneste che si difendono dal pescecane della corruzione e del clientelismo (e il grande Faber sapeva sempre quel che scriveva…).
E per questo bisogna saper scegliere i compagni di viaggio giusti per attuare una trasformazione che, partita da Milano, dovrà  estendersi a tutta l’Italia.
E la compagnia giusta scelta è quella del Nuovo Polo per Milano.
“Sara Giudice ha fatto una battaglia per la trasparenza, la stessa che ha ispirato la nascita di Fli — ha commentato il senatore Giuseppe Valditara – poteva scegliere di candidarsi nel Pdl ma ha preferito condividere una battaglia civile e avere coraggio. Da sempre la trasparenza è un grande valore del centrodestra che, però, è stato dimenticato”.
Fiero di avere al suo fianco una venticinquenne battagliera e propositiva il candidato sindaco per il Nuovo Polo per Milano, Manfredi Palmeri.
“E’ riduttivo considerare Sara come ‘anti’ qualcosa, le sue sono battaglie ‘per’, è la situazione che si è creata che non va bene. Sono stati costruiti santuari forti e chi ha provato a toccarli è stato indebolito ma è giusto che vengano premiati i meccanismi puri della politica”.
Entusiasta della candidatura l’europarlamentare di Fli Cristiana Muscardini che ha visto nel suo gesto la voglia di rappresentare una città  libera e non più condizionata da interessi personali o da gruppi di potere.
“Sara è una giovane donna coraggiosa — ha sottolineato — che i in prima persona ha osato denunciare l’arroganza dei potenti e il loro disprezzo per la democrazia. Insieme riporteremo la correttezza, la trasparenza e il merito al centro delle scelte per Milano”.

Raffaella Bisceglia
da (il “Patto sociale“)

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PENNACCHI RITORNA FASCIOCOMUNISTA: “VOGLIO LANCIARE UNA LISTA CON FUTURO E LIBERTA’ A LATINA”

Aprile 1st, 2011 Riccardo Fucile

LA PROPOSTA DEL VINCITORE DEL PREMIO STREGA AI FINIANI: “CORRIAMO INSIEME”…L’ANALISI DELLO SCRITTORE DI SINISTRA: “I VECCHI SCHIERAMENTI SONO SALTATI, OGGI LA DISCRIMINANTE E’ TRA CHI HA SENSO DELLO STATO E CHI, COME BERLUSCONI, PENSA SOLO AI FATTI SUOI: E I FASCISTI AVEVANO ECCOME IL SENSO DELLO STATO”

Da una parte Latina-Littoria, luogo dell’anima per la destra post-fascista che si riconosce in Gianfranco Fini.
Dall’altra uno scrittore, che nella città  pontina ha le sue radici e nelle terre bonificate dal Duce ha ambientato il suo capolavoro: “Canale Mussolini”, premio Strega 2010.
Antonio Pennacchi e Fli si sono annusati e si sono piaciuti: alle prossime elezioni comunali l’alchimia produrrà  una “lista Pennacchi-Fli per Latina”.
La scintilla è scoppiata la scorsa estate, quando al Lido di Venezia Fabio Granata, il pasdaran di Fli, si è presentato nella sala dove si svolgeva la premiazione del libro.
Pennacchi, da lontano, ha iniziato a indicarlo ad alta voce: “Ecco un vero fasciocomunista!”.
La sera erano già  insieme al ristorante.
Da lì è stato un susseguirsi di incontri clandestini. Da una parte Pennacchi, dall’altra i finiani Granata, ma anche Flavia Perina e Antonio Buonfiglio.
Fitti conciliaboli, discussioni sul “patriottismo repubblicano”.
Il Secolo d’Italia, il 17 marzo, giorno dell’Unità  nazionale, affida proprio allo scrittore di Latina l’editoriale di prima pagina.
Un mese fa il faccia a faccia più importante, quello tra Pennacchi e il presidente della Camera.
Giurano che nell’incontro non si sia parlato di candidature ma solo di cultura. Sta di fatto che il prossimo maggio, a Latina, l’autore di “Il fasciocomunista” (dal romanzo è stato poi tratto il film “Mio fratello è figlio unico” con Scamarcio) potrebbe impegnarsi in prima persona per la lista di Fini.
E qui, tuttavia, iniziano anche i problemi.
Perchè Pennacchi è uno scrittore ed è anche di sinistra (con trascorsi giovanili nel Msi prima della conversione marxista in “Servire il Popolo”).
Non gli piacciono i calcoli terzopolisti dei finiani, che non vogliono essere accusati da Berlusconi di essersi alleati con il Pd.
Ma è proprio questa l’idea di Pennacchi: “È vero, sto lavorando per costituire la lista Fli a Latina. Che potrebbe, se loro me lo chiedono, anche chiamarsi Lista Pennacchi-Fli. Ma ovviamente in appoggio al candidato sindaco di centrosinistra”, cioè il pd Claudio Moscardelli.
Ora, bisogna dire che a Latina il Pdl è da tempo dilaniato dal lotte intestine e scandali.
E quelli del Fli sperano di raccogliere molti delusi del centrodestra.
Ma lo scrittore non la pensa così: “I tatticismi non mi piacciono, è tempo di andare oltre questi “gestaltisti”, bisogna superare le vecchie forme che tengono ingessato il paese”.
Guardare indietro per andare avanti: “I vecchi schieramenti sono saltati, destra e sinistra non hanno più senso. L’unica differenza è tra chi pensa all’interesse generale, tra chi ha senso dello Stato, e chi, come Berlusconi, pensa solo ai fatti propri. E i fascisti avevano eccome il senso dello Stato”. Ecco l’appello dello scrittore: “È ora che i fasci veri tornino a casa, tornino a sinistra, superando la frattura del 1914. I fascisti tornino a San Sepolcro!”

Francesco Bei
(da “La Repubblica“)

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L’INTERVISTA A GIULIA BONGIORNO: “BERLUSCONI INVOCA LA GRANDE RIFORMA MA GLI FA COMODO UNA GIUSTIZIA ALLO SBANDO”

Marzo 26th, 2011 Riccardo Fucile

“LA MAGGIORANZA PUNTA SOLO A SALVARE IL PREMIER E PUNIRE I MAGISTRATI”… “CON LA RESPONSABILITA’ DILATATA SI INTRODUCE UNA SPADA DI DAMOCLE SUI MAGISTRATI, CHI POTRA’ PIU’ GIUDICARE SERENAMENTE?”

Era silente da tempo la Bongiorno. Dopo due anni di trincea come contraltare di Berlusconi sulla giustizia.
Complici, nel silenzio, l’impegno della sua gravidanza e la nascita di Ian.
Ai suoi amici, la presidente della commissione Giustizia aveva anche detto: “Che spettacolo e che stanchezza. Sempre lo stesso gioco, nessuna riforma vera per la giustizia, ma solo leggine per sistemare gli affari giudiziari di Berlusconi”.
Poi, ecco il rush impensato del Pdl, la raffica con la riforma costituzionale, il processo breve, la prescrizione breve, pure la responsabilità  civile dei giudici. Così la responsabile Giustizia di Fli ha ricominciato a parlare: «l’emendamento Pini è la prova che questa maggioranza non vuole riformare la giustizia, ma creare norme salva-premier e norme che puniscano i magistrati».
Andiamo per flash, la materia è tanta. Partendo dall’ultima creatura, la responsabilità  civile. Il Pdl dice che chi critica la norma vuole salvare la casta.
«Non è così. I giudici hanno una funzione talmente delicata che è giusto pretendere sempre la massima buona fede e la massima competenza. Se un magistrato si rivela non all’altezza del compito altissimo che è chiamato a svolgere, è giusto che paghi. E siccome per adesso il sistema dei controlli e delle sanzioni non ha funzionato si deve intervenire. L’emendamento Pini, però, non disciplina nulla, si limita genericamente a dilatare a dismisura la responsabilità  dei magistrati».
È accettabile una formula così vaga, “violazione manifesta del diritto”, per far partire una richiesta di risarcimento?
«Più che vaga, è inaccettabile. Ci si dimentica che ogni norma ha una zona grigia in cui il giudice deve poter interpretare la legge e applicarla al caso concreto. Con la spada di Damocle della responsabilità  dilatata, un’interpretazione corretta potrebbe, invece, essere considerata una manifesta violazione di legge. È ovvio che così il più equilibrato dei magistrati può temere rappresaglie».
Ma è vero che segue i principi del diritto comunitario?
«È un richiamo monco. La violazione manifesta del diritto è definita a livello comunitario con dei paletti che fanno riferimento al carattere intenzionale della violazione e alla scusabilità , o non scusabilità , dell’errore. Paletti dei quali invece l’emendamento — guarda caso — non tiene conto. In questo modo, la responsabilità  diventa sconfinata».
Il centrista Rao ne parla come della norma Ghe-Pini. Qual è la ratio, e perchè questa accelerazione rispetto alla riforma costituzionale? Berlusconi ne ha bisogno per denunciare i suoi giudici e spingere gli italiani a metterli tutti in discussione?
«Rao è un raffinato politico e in quanto tale è bravissimo nel comunicare l’essenza delle cose. Sul piano dell’immagine si sventola la “Grande Riforma”, ma io non credo che la maggioranza la voglia davvero. Forse perchè una giustizia sconquassata piace molto a chi è imputato. Di fatto, vanno avanti solo i provvedimenti il cui effetto è peggiorare ulteriormente il sistema».
Norme sempre e solo per i suoi processi. La prescrizione breve: c’è un fumus di incostituzionalità  nell’attribuire a un incensurato un simile e reiterato privilegio?
«C’è di più. C’è l’irrazionalità  di un sistema in cui, di fronte alla piaga della prescrizione, anzichè correre ai ripari e dotare il sistema di risorse per arginarla — accelerando i processi —, si creano i presupposti per renderla più facile».
Alfano rivendica totalmente di aver fatto la sua riforma della giustizia. Voi finiani avete assunto una posizione cauta e attendista. Perchè?
«Si affermano alcuni principi di grande civiltà , come la separazione delle carriere, ma al contempo arrivano dal testo segnali estremamente negativi laddove è innegabile il tentativo di trasferire alla classe politica alcune funzioni della magistratura. E se poi, in questo contesto, inizia il giochino di anticipare i provvedimenti più “graditi”, allora davvero nessuno potrà  più credere alla volontà  di riformare la giustizia per migliorarla».
Insomma, lei non crede nello spirito riformatore?
«Quello che posso dire è che, finora, la produzione normativa in tema di giustizia è stata essenzialmente una ricerca di norme “salva-premier” alternate a norme punitive della magistratura. Oggi è questo il filo conduttore della giustizia in Italia».
Finiranno mai gli scontri tra maggioranza e magistratura?
«Soltanto quando ci sarà  un premier capace di riformare la giustizia nell’interesse dei cittadini. Quindi, dobbiamo attendere un altro premier».

Liana Milella
(da “La Repubblica“)

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ACCUSAVA FINI DI “ANDARE A SINISTRA”, ORA VIESPOLI TORNA IN CAMPO A BRACCETTO DEL PD

Marzo 23rd, 2011 Riccardo Fucile

VIESPOLI HA SPACCATO PER CONTO TERZI IL GRUPPO DI FUTURO E LIBERTA’ AL SENATO DI CUI ERA CAPOGRUPPO PERCHE’   TEMEVA L’ABBRACCIO DI FINI CON BERSANI E VENDOLA…ADESSO NELLA SUA CITTA’, A BENEVENTO   SOSTIENE IL CANDIDATO DEL PD

Sono impazziti tutti?
Serve veramente un bagno di napalm alla politica italiana?
Sentite cosa succede a Benevento.
Un’alleanza anomala, tra Pasquale Viespoli, Clemente Mastella e Ciriaco De Mita, appoggerà  nella corsa alla poltrona di sindaco Carmine Nardone, esponente di punta del PD campano, storico rappresentante della sinistra, già  presidente della Provincia e parlamentare del Pds, che si presenta non come PD, ma con una serie di liste civiche e che rischia di danneggiare seriamente la battaglia del candidato del centrodestra, Roberto Capezzone.
Una battaglia già  difficile, quella contro il sindaco uscente di centrosinistra Fausto Pepe, ma che diventa ancora più complicata con Viespoli, Mastella e De Mita che appoggiano Nardone.
E’ soprattutto la scelta di Viespoli a togliere il sonno ai responsabili del PDL beneventano: l’ex capogruppo al senato di Fli, ritornato armi e bagagli in maggioranza dopo aver abbandonato i finiani, e diventato capogruppo di Coesione Nazionale, a Benevento sostiene Nardone (PD)   proprio contro il PDL.
Insomma, Pasquale ci ha fatto due balle tanto e ha spaccato e distrutto il gruppo al Senato di FLI con la giustificazione che non si poteva rischiare l’ammucchiata con Bersani e Vendola e adesso, con il credito incassato grazie alla sua piroetta da voltagabbana, va a sostenere il PD in una città , Benevento, dove ha fatto due volte il sindaco per An, vincendo sempre con percentuali bulgare attorno al 67 per cento.
E meno male che ha per settimane aveva pure fatto la morale agli altri per giustificare la sua squallida operazione.
Che coerenza Pasqualino.

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SI’ DELLA GIUNTA DELLA CAMERA AL CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE CON IL VOTO DETERMINANTE DEL PARTITO DEI VENDUTI

Marzo 23rd, 2011 Riccardo Fucile

FINISCE 11-10, GRAZIE AL VOTO DEI “RESPONSABILI” CHE IN CAMBIO HANNO OTTENUTO IL MINISTERO DELL’AGRICOLTURA PER ROMANO…UN GOVERNO SOTTO RICATTO PERENNE CHE PENSA SOLO ALL’IMPUNITA’ DEL PREMIER…DOMANI IL PARERE DELLA GIUNTA PER IL REGOLAMENTO…LA PROCURA DI MILANO: IL PROCESSO ANDRA’ AVANTI COMUNQUE

La Camera dovrebbe sollevare conflitto di attribuzione contro il tribunale di Milano.
La Giunta per le Autorizzazione di Montecitorio ha votato (11 sì Pdl-Lega-Iniziativa responsabile e 10 no, Pd, Udc, Fli, Idv) il parere favorevole.
Domani arriverà  invece il parere della giunta per il regolamento presieduta da Gianfranco Fini, quindi la decisione dell’ufficio di presidenza che dovrà  stabilire se sulla materia sarà  necessario un voto dell’aula della Camera, come richiesto dal Pdl.
Ma dalla Procura di Milano fanno sapere che il processo non si fermerebbe anche qualora la questione del conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato arrivasse davanti alla Corte Costituzionale, dopo il voto di Montecitorio.
Nel parere la maggioranza scrive che la giunta “esprime che la Camera, a tutela delle sue prerogative costituzionali, debba elevare un conflitto d’attribuzioni nei confronti dell’autorità  giudiziaria di milano, essendo stata da quest’ultima lesa nella sfera delle sue attribuzioni riconosciute dall’articolo 96 della costituzione”. In pratica, per la giunta, hanno ragione i capigruppo della maggioranza nel ritenere che il reato di cui è accusato Berlusconi (concussione per la telefonata alla questura di milano) sia di natura ministeriale, avendo agito nella sua funzione di presidente del consiglio.
Nel parere si sottolinea anche la necessità  di una presa di posizione dell’assemblea della Camera “in quanto sede ultima delle decisioni della Camera, in particolare quando tali decisioni involgono rapporti con altri poteri dello Stato, attraverso un’iniziativa coerente e conseguente rispetto alle precedenti deliberazioni da esse assunte nella seduta del 3 febbraio, sorrette da valutazioni poi del tutto ignorate dai giudici”.
Il passaggio sull’aula sede ultima la decisione è stato censurato durante la riunione da Futuro e Libertà .
Nino Lo Presti ha infatti sottolineato che questo passaggio non può impegnare nè la Giunta del regolamento, convocata per domani, nè l’Ufficio di presidenza. Si tratta “di un riferimento improprio – ha detto Lo Presti – che non è materia della Giunta”.
Il Pd invece attacca l’arrivo “in extremis” dei due Responsabili Elio Belcastro e Bruno Cesareo (senza di loro la maggioranza sarebbe andata sotto).
I due parlamentari sono arrivati nella sala della giunta per le autorizzazioni a procedere solo alle 11:30, nonostante l’assemblea fosse convocata invece dalle 9:15.
Un arrivo trafelato che non passa inosservato.
Tanto che i parlamentari dell’opposizione, tra cui Marilena Samperi del Pd, fanno notare: “I due responsabili sono arrivati nella sala della giunta quando stavano circolando le notizie della nomina di Saverio Romano a ministro dell’Agricoltura. L’affaire Ruby, già  torbido e mortificante, si arricchisce di elementi inquietanti che non fanno certo bene alle istituzioni e avvalorano la tesi di un presidente del consiglio ricattato”.

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CAMBIO DI DIRETTORE AL “SECOLO”: IL PARTITO DEL BUNGA BUNGA CACCIA FLAVIA PERINA

Marzo 22nd, 2011 Riccardo Fucile

LA GIORNALISTA AVEVA LASCIATO IL PDL E AVEVA SEGUITO FINI IN FLI… I COMPAGNI DI MERENDE DI GHEDDAFI ATTUANO LA NORMALIZZAZIONE E REPRIMONO LE VOCI LIBERE…FLAVIA ERA DA TEMPO NEL MIRINO DEI KILLER EX-AN: ORA VERRA’ SOSTITUITA DA UN ALTRO DEI TANTI SERVI DI CORTE

Drastico ma non certo inatteso cambio della guardia alla guida del ‘Secolo d’Italia.
Il Consiglio di amministrazione del quotidiano ha deciso di sostituire Flavia Perina, che dal Pdl aveva seguito Fini in Fli.
Un cambio di casacca che aveva indispettito chi nel Pdl voleva una direzione più in linea con il partito di Berlusconi.
Che la Perina non assicurava più. ‘Il cambio di linea portera’ alla morte
del Secolo. Se vogliono farne un altro giornale tipo ‘Libero’, sanno benissimo che non c’è mercato”.
Al momento non c’è ancora nessuna decisione sull’ipotesi di insediare un nuovo direttore politico.
A quanto si apprende, al timone della testata di via della Scrofa resterebbe il direttore responsabile Luciano Lanna.
“E’ stata una cacciata portata avanti con l’arroganza e la prepotenza senza idee che caratterizza, purtroppo, il cosiddetto Popolo delle libertà ” commenta la Perina.
Che racconta di aver appreso dell’esonero da una lettera “consegnata da una impiegata”.
Nel testo si afferma che l’esonero ‘ha effetto immediato’ e che il Cda ‘gradirebbe molto poterle affidare la rubrica settimanale ‘D’altro canto” che sarà  quanto prima attivata per consentire anche argomenti in dissenso rispetto alla linea editoriale”.
“La verità  – prosegue l’esponente di Fli – è che il Pdl non riesce a tollerare una voce di libertà . Hanno le tv, i grandi giornali, ma una voce libera per loro era troppo…”.
“Ben prima della frattura di Fli -ricorda Perina- questo mondo aveva manifestato la sua insofferenza per un quotidiano libero, coraggioso nell’affrontare temi scomodi, dall’integrazione ai rapporti con l’Islam, dalle veline in lista alla legalità , oltre ogni difesa d’ufficio degli assetti di potere del centrodestra. Personalmente, sono orgogliosa del lavoro che ho svolto al ‘Secolo’, insieme col condirettore Luciano Lanna e all’amministratore Enzo Raisi, ai colleghi, ai collaboratori, ai poligrafici e a tutta la struttura del nostro quotidiano”.
“Con me hanno condiviso e realizzato un progetto con pochi precedenti a destra, dimostrando – rimarca l’ex direttore – che il nostro mondo sa esprimere molto di più dell’invettiva e della retorica trombonesca che ha caratterizzato tanta stampa di destra. Un’ultima riga, a titolo di puro divertimento, voglio dedicarla all’offerta di una rubrica settimanale ‘in dissenso'”.
“In trent’anni di lavoro nelle redazioni non ho mai visto niente di più assurdo: basta questo per qualificare l’idea di libero giornale e di libero giornalismo di presunti ‘editori’ che non hanno avuto neppure il coraggio di affrontarmi in un responsabile colloquio”, conclude Perina.
Da parte nostra, una completa e totale solidarietà  a Flavia, amica di tante battaglie passate.
E una promessa agli accattoni pidiellini: non dimenticheremo.

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I FINIANI ORGANIZZANO CORSI D’ITALIANO PER STRANIERI, I BERLUSCONES PREFERISCONO RESTINO IGNORANTI

Marzo 21st, 2011 Riccardo Fucile

A GENOVA I GIOVANI FUTURISTI OFFRONO UN SERVIZIO GRATUITO PER FAVORIRE L’INTEGRAZIONE DEGLI IMMIGRATI, LA BECERODESTRA DE “IL GIORNALE” SENTENZIA: “NON E’ UNA INIZIATIVA DI DESTRA”…. PENSANO DI POTER DARE LE PAGELLE, MA SONO SOLO DEI CATTIVI MAESTRI ABITUATI A BACIARE L’ANELLO AI DITTATORI E AD ANDARE A PRANZO CON I MAGGIORENTI DI SINISTRA

In concomitanza con le celebrazioni del centocinquantesimo dell’Unità  d’Italia, i giovani di Generazione Italia hanno lanciato a Genova la campagna di iscrizioni al corso di lingua italiana, dedicata ai cittadini stranieri della città .
Spiega Paola del Giudice, una delle responsabili dei giovani Fli: “destinatari sono i cittadini stranieri maggiorenni e in possesso di regolare permesso di soggiorno. In una prima fase, che inizierà  il prossimo 28 marzo, il corso si articolerà  in alcune giornate full immersion, che si svolgeranno al mattino».
“Molti cittadini stranieri pur vivendo da molti anni in Italia e pur avendo un’importante esperienza lavorativa e scolastica, non hanno raggiunto un livello di efficienza e padronanza della lingua italiana- continua la del Giudice – il progetto si pone l’obiettivo di realizzare un’azione formativa che fornisca a questi cittadini gli strumenti adeguati per migliorare le loro competenze linguistiche”.
Il corso in particolare si propone di: migliorare il grado di conoscenza della lingua partendo dalle regole grammaticali di livello elementare e proponendo attività  focalizzate sulle quattro principali abilità  linguistiche: comprensione orale, comprensione scritta, produzione orale e produzione scritta con esercizi di grammatica, conversazione, ascolti, role play e project work.
Estendere il vocabolario quotidiano e specialistico (riferito al mondo del lavoro e della scuola) e riflettere sugli aspetti comunicativi della lingua e sul suo uso nelle diverse situazioni sociali e lavorative.
«Fli è un partito aperto a tutti, una forza di destra legalitaria che ha nell’integrazione e nel rispetto reciproco tra le diverse comunità  uno dei suoi scopi di esistere — spiega Enrico Nan, coordinatore regionale di Fli — questa iniziativa è una delle prime volte a raggiungere una vera coesione sociale tra chi ha origini diverse ma si riconosce nella nostra Italia”.

Fin qui la notizia.
Ma ecco come commenta l’iniziativa la redazione locale de “Il Giornale”: “L’evoluzione di Gianfranco Fini non termina mai, così i suoi adepti liguri continuano a studiare iniziative che tutto appaiono meno che di destra: i giovani di Futuro e Libertà  hanno aperto le iscrizioni per un ciclo di lezioni completamente gratuite per chi, anche se vive e lavora da anni in Italia, non ha ancora padronanza con la lingua”.
Per i berluscones e i legaioli della redazione non sarebbe quindi di destra “insegnare l’italiano agli immigrati”, ma pensate un po’…
Forse è di destra che restino ignoranti?
Forse è di destra non favorire la loro integrazione nel nostro tessuto sociale?
Che penoso autogol quello del quotidiano sallustiano: d’altronde non a caso la loro “becerodestra” li porta a frequentare e difendere leader democratici come Gheddafi o localmente ad andare a pranzo con esponenti di sinistra che rimettono querele dopo qualche “patto del tiramisu”, piuttosto che della crostata.
Riportiamo comunque la replica della giovane Del Giudice al quotidiano dei cattivi maestrini dalla penna rosè

“Non c’è da stupirsi se oggi c’è ancora chi pensa che in Italia essere di destra significhi non essere vicino ai temi del sociale e alle esigenze delle fasce più deboli della popolazione.
Non c’è da stupirsi se c’è chi ancora esita a credere che Futuro e Libertà  stia andando in una direzione volta all’integrazione dei cittadini extra-comunitari per un loro inserimento armonioso con la cultura e la società  italiana.
Dico che non c’è da stupirsi perchè chi oggi ci critica forse è il primo a discriminare chi è “straniero”, considerandolo a priori un cittadino di “serie B”.
Tra le righe della Bossi Fini invece non è difficile cogliere la differenza dei provvedimenti per gli immigrati clandestini e gli immigrati regolari a favore dei quali la legge prevede il rilascio del permesso di soggiorno per chi possa dimostrare di svolgere un lavoro e potersi sostenere economicamente.
A questa regola generale si aggiungono i permessi di soggiorno speciali e quelli in applicazione del diritto di asilo.
La sanatoria Bossi Fini ha sanato molto di più rispetto ai precedenti provvedimenti in materia e nel 2002 ha permesso a circa il 75,2% degli immigrati stranieri di poter regolarizzare il loro stato di permanenza.
Insomma la Bossi Fini ha coinvolto tanti immigrati quanti se ne contarono nelle tre regolazioni degli anni ’90. (fonte: terre libere.org).
Infine non dimentichiamo che tra i primi traguardi a cui mira Fli c’è il riconoscimento della “italianità ” dei figli di immigrati nati nel nostro e loro Paese.
Per concludere ricordo agli amici “sallustiani” che siamo un partito di destra e di destra rimarremo, come sempre aperti a chi ama l’Italia, a chi ogni giorno studia e lavora onestamente, senza guardare al colore della pelle e alla provenienza geografica.
Solo uniti garantiremo la rinascita culturale e civile del Bel Paese.
Andiamo avanti destinazione integrazione, destinazione civiltà !

Paola Del Giudice

argomento: Berlusconi, Bossi, Costume, denuncia, destra, Futuro e Libertà, Genova, Immigrazione, PdL, Politica, radici e valori, Stampa | 2 commenti presenti »

I PARANOICI DEL “POSIZIONAMENTO”: OLTRE QUESTA DESTRA E OLTRE QUESTA SINISTRA, CONTRO OGNI CONSERVATORISMO

Marzo 21st, 2011 Riccardo Fucile

IN FUTURO E LIBERTA’ NON SI STA PER GESTIRE RENDITE DI POSIZIONE…LA POLITICA E’ ALTRO: “E’ AVERE CAOS DENTRO DI SE’ PER PARTORIRE UNA STELLA DANZANTE”

Amici appassionati di rugby spiegano dettagliatamente che il posizionamento è una cosa essenziale, che senza posizionamento non si va da nessuna parte. Lo stesso fanno gli appassionati di calcio.
E la stessa cosa, questa è un’esperienza diretta, vale per il basket.
«Tieni la posizione!», urlava il mio allenatore.
Non gli si può non credere, quindi. Ma la questione si ferma qui.
E nessuno ci venga a dire che la stessa cosa deve valere per la politica.   Eppure, ascoltando molti interventi durante l’Assemblea nazionale di Fli di ieri, sembra che la questione “dirimente” sia ancora questa.
La domanda più frequente è stata: dove ci conviene stare?
Accantonando altre quisquilie del tipo: cosa è giusto e sbagliato? Chi siamo? Che Italia vogliamo? Che politica sogniamo?
Di fronte a un leader come Gianfranco Fini che da anni va ripetendo fino alla noia che l’importante è ragionare sul futuro dell’Italia, sulle nuove sfide, sulle nuove domande e sulle nuove risposte, c’è una classe dirigente che si attarda ancora a discutere su “dove stare”.
Poco importa se, nella gestione della res publica, “tenere la posizione” non può che essere in fin dei conti sinonimo di pigrizia mentale e conservatorismo.
Poco importa se solo le burocrazie (e gli apparati) tengono la posizione “fino alla morte”.
Poco importa se il nuovo movimento (“nuovo”) è nato proprio nella logica di abbattere lo schematismo ideologico.
Sul palco i discorsi si sono attardati ancora nella logica paranoica del “posizionamento”.
C’è chi ha parlato d’impossibile equidistanza tra centrodestra e centrosinistra. «Noi dobbiamo stare un po’ più qua perchè gli altri stanno un po’ più là ». (Strano per un partito che in Sicilia governa con il Pd).
Nessuna discussione sul merito delle questioni, solo allenatori parecchio imbolsiti che urlano con affanno: «Tenete la posizione!».
Ma la politica non è roba da mediani. È roba da fantasisti.
Soprattutto per un partito che nasce nuovo per rompere con un sistema di potere come quello berlusconiano (o no?).
E invece, sul palco lento dell’Assembla nazionale, c’era chi si incaponiva a spiegare come dover interpretare il ruolo dell’ala destra del terzo polo.
Chi, ancora, cercava linearità  con esperienze politiche morte e sepolte. Discorsi degni di un vecchio apparato di un vecchio partito di una vecchia storia.
Altro che “nati nell’89”, altro che rivolta generazionale.
Solo la strenua difesa di qualche rendita di “posizione”.
Di qualche orticello. Sempre più piccolo. Sempre più risibile.
Ma la politica è altro.
È avere un caos dentro di sè per partorire una stella danzante, per dirla con Nietzsche.
Altro che “posizionamento”.

Filippo Rossi
(da “il Futurista“)

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