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GIULIA BONGIORNO: “DALLA MAGGIORANZA SOLO PROVVEDIMENTI DA FAR WEST”

Aprile 17th, 2011 Riccardo Fucile

“INTESE TRA FLI E PD? NIENTE PANICO, DESTRA E SINISTRA SONO CATEGORIE SUPERATE”…”DI GIUSTIZIA MI INTENDO PIU’ DI BERLUSCONI, MA NON MI HA MAI ASCOLTATA, PARLA SOLO DEI SUOI PROCESSI”…”IL PROCESSO BREVE PRESENTA ELEMENTI DI IRRAGIONEVOLEZZA, POTREBBE ESSERE DICHIARATO INCOSTITUZIONALE”

C’è un neonato, Ian, che dorme con gli emendamenti al processo breve sotto il materasso.
Dice la madre che «il pediatra mi ha detto di farlo riposare in posizione inclinata, e così…».
La madre è Giulia Bongiorno, presidente della Commissione Giustizia della Camera, molto vicina a Fini.
In silenzio da mesi, e non solo per la maternità .
«Ora è stato il turno del processo breve, ma in precedenza la commissione Giustizia è stata occupata quasi a tempo pieno da provvedimenti analoghi. Cambia il nome, la sostanza è la stessa: si tratta sempre di provvedimenti Far West, una definizione che mi sembra rispecchi il modo in cui Berlusconi, sentendosi perseguitato dalla magistratura, si fa confezionare delle norme per farsi giustizia da sè».
Lei non lo considera perseguitato?
«Da avvocato, posso dire che la quasi totalità  degli imputati è convinta di essere vittima di complotti giudiziari e quindi l’istinto di molti è scagliarsi contro la magistratura o eludere i processi. Faticosamente, si cerca di spiegargli che esistono procedure attraverso cui si accerta una responsabilità  penale e che queste procedure devono essere rispettate; altrimenti si crea un sistema di giustizia fai-da-te inaccettabile e pericoloso. In questo senso, il premier non costituisce un’eccezione. L’unica, rischiosa differenza sta nel fatto che lui possiede gli strumenti per tentare davvero di farsi giustizia da sè. Ed è chiaro che se un leader, che dovrebbe essere anche un modello, organizza manifestazioni contro i giudici davanti ai tribunali o cerca di eludere i processi con le norme che fa produrre in Parlamento, gli imputati si sentono legittimati, o persino incoraggiati, a emularlo. Stiamo attenti al Far West».
Qual è il rischio?
«Che si produca una vera e propria degenerazione etica e sociale. Ricordiamoci di Andreotti, che quando fu condannato per omicidio a 24 anni dichiarò: “Credo ancora nella giustizia”. Senza dubbio esistono magistrati politicizzati, e persino magistrati corrotti. Esistono anche errori giudiziari commessi in buona fede. Ma queste storture devono essere corrette con le riforme: è inconcepibile inveire contro la magistratura in blocco o costringere il Parlamento a occuparsi di norme mostruose, con uno spaventoso dispendio di tempo, energia e risorse».
Com’è trattare sulla giustizia con Berlusconi?
«Quando ne ho avuto occasione, ho notato che Berlusconi parla, non ascolta. Me ne sono stupita: è evidente che di giustizia mi intendo più di lui; credevo gli interessasse conoscere la mia opinione. Sbagliavo. Io parlavo di sistema giustizia e lui portava il discorso sui suoi processi. Ritiene che il suo status di imputato lo abbia trasformato in un esperto di giustizia. Sarebbe come rompersi più volte una gamba facendo alpinismo estremo e sentirsi poi non solo legittimati a riformare la sanità , ma anche in possesso delle credenziali per farlo; oltre che perseguitati dai medici. E non va dimenticato che il tempo destinato a queste leggi è stato sottratto ad altre mai fatte e che invece avrebbero dovuto avere priorità  assoluta: quelle per rendere più efficace il sistema».
Berlusconi ha annunciato una «riforma epocale» della giustizia.
«Non ci sarà  mai: perchè non credo che il premier abbia a cuore il buon funzionamento della giustizia. Non vedrà  la luce nemmeno la riforma sulla separazione delle carriere e del Csm: dopo mille proclami siamo ancora a semplici enunciazioni di princìpi. Al contrario, si continuerà  a produrre leggine Far West».
Il processo breve passerà  al vaglio della Consulta? O è incostituzionale?
«Non mi azzardo a fare previsioni, ma il testo è sicuramente caratterizzato da irragionevolezza. Essere incensurati significa non avere sentenze definitive. Quindi, teoricamente, beneficia della prescrizione breve anche chi ha decine di processi a carico, ma è finora riuscito a sfuggire a una condanna; grazie alla fortuna o ai suoi avvocati. Vedo qualche problema anche con la Convenzione Onu sulla corruzione, perchè questo tipo di reati saranno certamente toccati dalla prescrizione breve. La Convenzione Onu invita i Paesi aderenti a fissare “un lungo termine di prescrizione”: l’opposto di quello che accadrà  in Italia».
Futuro e Libertà  ha davvero un futuro? O si sta sgretolando?
«Senza dubbio ci sono stati momenti difficili, ma se mi guardo attorno non vedo gruppi senza problemi…».
Dicevate di voler cambiare la politica, siete nel mezzo di una lite interna.
«Resto convinta che l’unico modo per riconciliare i cittadini con la politica sia cambiare. Cambiare radicalmente. E in quest’ottica di rinnovamento credo che le donne saprebbero riconquistare la fiducia delle gente comune. Purtroppo rimangono confinate ai margini delle istituzioni. Da sempre sono costrette a lottare più degli uomini per affermarsi: tutto questo è ingiusto, faticoso, sbagliato, ma ha avuto il pregio di affinare le loro capacità . Dare più spazio alle donne sarebbe anche una possibilità  di riscatto dall’umiliazione che il premier ha inflitto a tutte noi – e a tutti gli uomini che credono nella parità  e nel rispetto – con parole e comportamenti dai quali traspare un maschilismo radicato e insultante».
Lei crede ancora nella leadership di Fini? E al Terzo polo? Sarà  mai possibile un accordo con il Pd?
«Certo mi trovo più a mio agio con alcuni del Terzo polo che con altri in cui mi sono imbattuta quando sono entrata in An. So che l’ipotesi di un accordo con il Pd getta nel panico parecchi. Personalmente, reputo superate le categorie destra e sinistra e quindi per me i no pregiudiziali sono incomprensibili. Sulla legalità , io dovrei essere etichettata come di destra; ma se parliamo di procreazione assistita, in confronto a me Enrico Letta è un chierichetto».

Aldo Cazzullo
(da “Il Corriere della Sera“)

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“NON RINCHIUDERTI PARTITO NELLE TUE STANZE, RESTA AMICO DEI RAGAZZI DI STRADA”

Aprile 16th, 2011 Riccardo Fucile

EFFETTO PENNACCHI IN PUGLIA, A NARDO’ NASCE IL “POLO NERETINO” CONTRO LE CRICCHE DEGLI AFFARISTI E PER IL BENE DELLA CITTA’…I GIOVANI DI DESTRA DI “PIAZZA PULITA PER NARDO”, IDV E PD INSIEME CONTRO I VECCHI SCHEMI…AUTONOMIA, LEGALITA’ E PASSIONE A FIANCO DEL POPOLO

Un polo trasversale per il bene della città  e contro cricche ed affaristi.
Anche in Salento, a Nardò, alle prossime amministrative si assisterà  ad una sperimentazione, con una coalizione chiamata Polo Neretino, al cui interno vi è una lista civica Piazza pulita per Nardò (composta da elementi di Azione Giovani) accanto a Pd e Ivd: uniti per le esigenze del territorio ed oltre vecchi schemi.
Nella lista è presente Azione Giovani, movimento giovanile eretico, ribelle, “orfano di padre politico”.
Che ha deciso di abbandonare i riferimenti locali di An prima e di Pdl poi, per fare “la nostra politica, rigorosamente autofinanziata e libera”.
Un movimento che negli ultimi anni ha portato avanti numerose battaglie.
Come l’aver sostenuto Le radici ca tieni del gruppo reggae salentino Sud Sound System ad Atreju, festa nazionale di Azione Giovani; per aver ideato manifesti di un noto calciatore di colore con addosso la maglia della nazionale, accompagnandolo con lo slogan “un movimento per chi ha l’Italia nel cuore!”.
Senza dimenticare il viso di Giovanni Falcone ripreso come icona Pop in contraltare al murales ritraente Matteo Messina Denaro; e l’immagine di Paolo Borsellino in versione Che, così come spesso appare su bandiere e magliette.
E poi Peppino Impastato, icona dell’antimafia di sinistra, raffigurato in un manifesto, con sotto la celebre massima del poeta cubofuturista russo, Vladimir Majakovsij: “Non rinchiuderti partito nelle tue stanze, resta amico dei ragazzi di strada”.
Un cammino verso le elezioni amministrative caratterizzato dalla profonda indipendenza, rivendica Pippi Mellone, ma anche dall’autonomia, dalla legalità  e della passione.
Un nome, Polo Neretino, che significa più di una semplice sigla elettorale, perchè intende racchiudere in un unico concetto i valori di aggregazione e trasversalità  come dimostrato dal fatto che ne fanno parte neritini di centro, di centro-sinistra e di centro-destra, comprese componenti provenienti da Azione Giovani.
Un progetto che si caratterizza per una forte discontinuità  rispetto ad esperienze passate, con in lista gli stessi individui che in passato, ad esempio, avevano chiesto maggiore trasparenza sul bilancio ed una diversa gestione della macchina amministrativa e dirigenziale.
Sono stati proprio questi temi a rappresentare la prima occasione di incontro tra la coalizione delle civiche ed il Pd.

(da “Il Futurista”)

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A GALLARATE “FUTURO E LIBERTA'” SI ALLEA CON LA LEGA, INSORGONO I MILITANTI FINIANI: “QUALCUNO SI E’ VENDUTO PER UNA POLTRONA”

Aprile 14th, 2011 Riccardo Fucile

FUORI DA FLI CHI FA ALLEANZE CON I RAZZISTI E CON CHI “COL TRICOLORE SI PULISCE IL CULO”….FUTURO E LIBERTA’ DEVE AVERE UN’UNICA PREGIUDIZIALE: “MAI CON LA FECCIA LEGHISTA”…E SE A ROMA QUALCUNO PROTEGGE CERTI MANUTENGOLI LOCALI, TORNI PURE AD OCCUPARE LA POLTRONA CHE SILVIO GARANTISCE AI SERVI

«Lega becera, arrogante, che conserva nello Statuto come articolo unico la secessione. La Lega che vuole la Padania fuori dall’Italia e l’Italia fuori dall’Europa. E con Castelli che dichiara che non possiamo sparare agli emigranti…per ora. Non possiamo accettarlo, noi non vogliamo essere un supporto per i politicanti della Prima Repubblica che si vendono per una poltrona, ma ci stiamo rendendo conto che l’entusiasmo, lo spontaneismo che ci hanno guidati fin dall’inizio iniziano a essere soffocati da queste logiche di interessi».
Parole dure, quelle espresse in una lunga lettera inviata al Futurista, da parte di una giovane militante di Futuro e libertà .
La notizia che ha spinto un gruppo di giovani a protestare contro la “logica della poltrona”, è stato l’accordo elettorale — stretto a Gallarate, in provincia di Varese — tra la Lega e una lista civica messa in piedi da esponenti “finiani”: un progetto che mira a fare fuori il Pdl in occasione delle prossime elezioni amministrative.
L’accordo sarebbe stato siglato dal consigliere regionale ex An Luca Ferrazzi, responsabile provinciale di Fli, e dal coordinatore provinciale della Lega Stefano Candiani.
Nella lettera, la giovane militante esprime amarezza.
E ricorda quando l’assessore ai servizi sociali di Malnate, Barbara Mingardi, che scrisse su Facebook che “il tricolore va usato come carta igienica” (riprendendo l’ormai celebre invettiva del Senatùr).
O quando in occasione della festa della Repubblica il 2 giugno, in presenza del ministro Maroni l’inno d’Italia venne sostituito da “la gatta” di Gino Paoli, per un “evento totalmente a carico dei contribuenti italiani”.
“La società  civile rientra nei ranghi, torna a non credere più che il presidente Fini aveva teso loro una mano. Questa politica non gli piaceva prima, e continua a non piacergli”, dice sconsolata.
Questa vicenda merita una riflessione.
Mentre in Fli sta prendendo corpo, in varie parti d’Italia, una base giovanile militante e “futurista”, proiettata verso nuovi obiettivi e rinnovate metodologie operative, è innegabile che all’interno del partito permangano le incrostazioni della vecchia politica.
Personaggi che, anche a livello nazionale, non perdono occasione di richiamare il Fli al presunto dovere di fedeltà  a quella fogna a cielo aperto che è l’alleanza affaristico-razzista tra Pdl e Lega.
Personaggi che rappresentano solo le quinte colonne del “gran puttaniere”   e di quella congrega che ha sputtanato la destra italiana a livello internazionale, con conseguenze che la destra pagherà  per anni.
Un piede dentro a Fli e uno quotidianamente fuori, costoro non contano un cazzo a livello interno, ma ogni giorno stilano pagelle su ciò che è permesso e ciò che non sarebbe opportuno.
Neanche qualcuno gli avesse riconosciuto una laurea honoris causa sui valori della destra italiana.
Perchè se avessero solo seguito la prima lezione del teorico corso dell’ateneo in questione, avrebbero appreso che una destra vera non può avere nulla a che fare con puttanieri, inquisiti, corrotti, razzisti e secessionisti.
Questa è l’unica pregiudiziale che dovrebbe avere Fli nella ricerca delle alleanze alle prossime amministrative: se Terzo Polo deve essere, si abbia la coerenza di presentarsi sempre come tale.
Qualche poltrona in meno poi, non potrà  che fare bene, scremerà  la classe dirigente del partito e allontanerà  chi pensa di ricavarne qualche beneficio, monetizzando la sua scelta.
Che da Roma qualcuno scelga: o si rappresenta la base o il furbetto del quartierino gallaratino.
Se poi a qualcuno la cosa dà  fastidio, può sempre togliere il disturbo.
Possibilmente prima di essere accompagnato alla porta con metodologie meno raffinate.

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FUTURO E LIBERTA’ IERI IN PIAZZA CONTRO IL GOVERNO: OLTRE I COLORI, IN NOME DELL’ITALIA ONESTA E PULITA

Aprile 14th, 2011 Riccardo Fucile

BANDIERE TRICOLORI IN PIAZZA PER DIFENDERE LA LEGALITA’: ACCANTO AL POPOLO VIOLA ANCHE UNA RAPPRESENTANZA DI FLI, CON GRANATA, PERINA E CROPPI

Nessun imbarazzo, si era detto quando — in piazza Santi Apostoli, per la “notte bianca della democrazia” — le bandiere di Futuro e libertà  avevano sventolato accanto a quelle dell’Italia dei valori, del Pd e di Sinistra e libertà . Nessun imbarazzo, quando si tratta di difendere il nostro recinto comune, la res publica, la Costituzione, la decenza.
E allora nessun imbarazzo nemmeno ieri, quando si è replicato davanti a Montecitorio mentre in Aula la maggioranza continuava ad approvare pezzi di quel “processo breve” con cui il concetto di “legge ad personam” trova la sua massima espressione.
«Mai avremmo pensato di poter cantare l’inno nazionale assieme agli amici di Fli», grida al megafono un esponente del popolo viola.
E mentre arrivano Flavia Perina, Fabio Granata e Umberto Croppi, una militante “vendoliana” si mescola ai ragazzi del circolo romano, perchè «è tempo di andare oltre i colori in nome delle idee».   E l’idea, adesso, è soprattutto una: la difesa dell’Italia e delle sue istituzioni.
C’è rabbia, c’è voglia di farsi sentire, c’è voglia di gridare.
“Sei circondato da estetiste, ma brutto eri, schifoso sei e flaccido resti”, si legge su un cartello.
Si inneggia contro la Lega, si chiede l’intervento di Napolitano, si canta “Fratelli d’Italia”, si sventolano le bandiere di partito e i tricolori, si leva un dito medio collettivo contro la sottosegretaria Daniela Santanchè che ha la sventura di passare lì davanti.
E ci sono   i comitati delle vittime delle stragi di Viareggio (32 morti), dei terremotati dell’Aquila (309 morti), del Moby Prince (140 morti), dei morti sul lavoro, che chiedono giustizia per quelle vittime che non hanno ancora un colpevole e che – grazie allo scempio approvato in Parlamento – non l’avranno mai.
Basterebbe solo questo, per capire che è davvero ora di urlare tutti insieme la propria indignazione.
Eppure a qualcuno verrà  il mal di pancia, e ci sarà  chi rispolvererà  ancora una volta quel “fasciocomunisti” con cui si cerca, forse, di esorcizzare la paura per qualcosa di nuovo.
Paura per una nuova “emozione”, che sta chiudendo definitivamente gli anni di piombo e che spazzerà  via decenni di retorica e di guerra fredda.
Paura, soprattutto, per il seme di una politica nuova.
Che non potrà  che crescere — e si capiscono i mal di pancia di qualcuno — sulle macerie di questa mai nata Seconda Repubblica.

(da “Il Futurista“)

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FINI ALL’ATTACCO A BARI: “C’E’ CHI TORNA BELANTE NEL GREGGE DEL PDL? NOI ANDIAMO AVANTI PER LA NOSTRA STRADA”

Aprile 10th, 2011 Riccardo Fucile

ALLA CONFERENZA NAZIONALE DI GENERAZIONE FUTURO, A BARI, FINI IRONIZZA: “SE FOSSIMO COSI’ POCHI COME DICE IL PREMIER, PERCHE’ NON FA PASSARE GIORNO SENZA ATTACCARCI?”….”PERCHE’ BERLUSCONI NON HA SPESO UNA   PAROLA PER I GIOVANI PRECARI E PARLA SOLO DEI SUOI PROCESSI? INFISCHIAMOCENE DI CHI CI COLLOCA A SINISTRA”…”SI TORNI ALLA POLITICA COME MISSIONE CIVILE”

“Qualcuno è tornato per paura nel gregge del Pdl, altri hanno un perenne mal di pancia: un dato di realtà  che non deve in alcun modo preoccuparci”.
Così Gianfranco Fini chiude la prima conferenza nazionale di Generazione Futuro a Bari.
E per dimostrare che la politica non è soltanto “presunzione di essere rieletti, ma voglia di costruire a spese proprie un futuro migliore”.
E in questo appello non può che rivolgersi a chi a proprie spese ha raggiunto la Puglia.
I volontari, li chiama, che sono consapevoli dell’importanza di una nuova politica che parla dal basso.
In linea con la strada tracciata a Milano: difficile, impervia ma profondamente giusta.
“Se siamo così pochi- dice Fini- come mai Berlusconi è ossessionato da noi? Ma è possibile che se non contiamo nulla non perda spunto, tra le tante barzellette tristi che racconta, di dire che tutto quello che accade è colpa nostra?” E si chiede: “Come fanno alcuni vecchi amici a difendere ciò che ormai è l’indifendibile?”.
Soprattutto invita chi governa a gettare un occhio fuori dal palazzo, per rendersi conto delle emergenze in cui versa il Paese.
Perchè in questo Fli ha un’idea diversa dell’Italia, della politica con la P maiuscola.
A nulla serve restare con le braccia conserte, o perseguire “il garantismo peloso” che propone il premier.
Il garantismo vero, invece è quello per cui “mai più un innocente deve andare in galera, e non quello per cui mai più un colpevole deve essere condannato”. I diritti, rileva, si garantiscono quando si fanno le riforme.
Eccolo l’altro tema spinoso. Berlusconi negli ultimi dieci anni, ricorda Fini, è stato a Palazzo Chigi per otto.
Quindi non serve respingere responsabilità , quando poi, ad esempio, sotto il profilo delle tutele, la cassa integrazione occupa militarmente la società  dove la “flessibilità  ha fatto irruzione come un masso”.
E rivolto al premier gli imputa il fatto di non aver detto nemmeno una parola sui precari.
E sulle polemiche interne aggiunge: “La nostra è una traversata difficile. Alcuni sono tornati belanti dal Cavaliere”. E poi: “Infischiamocene di chi ci colloca a sinistra”.
Ma il perno del ragionamento di Fini è sulla dignità .
Senza la quale il paese non può offrire un’immagine gradevole si sè, sia al suo interno che fuori dai confini nazionali.
Una dignità  che prescinde da una contrapposizione geografica fondata sul geolocalismo della Lega, perchè “in Italia c’è un nord e un sud, non c’è la Padania”.
E allora la politica sia una “missione civile”, una spinta per controbattere anche le più formidabili forze di potere.
Che premono, che spingono.
Ma che nulla possono contro un sogno chiamato politica.
L’unico che fa muovere i popoli.

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LA SCOMMESSA DI ANTONIO PENNACCHI: INSIEME A FUTURO E LIBERTA’ PER CAMBIARE LA POLITICA

Aprile 9th, 2011 Riccardo Fucile

A “INVASIONI BARBARICHE” IERI SERA L’ANNUNCIO: CANDIDATO SINDACO SARA’ FILIPPO COSIGNANI, EX AN, “UN FASCIO DELLE BONIFICHE, ONESTO, UNO DI QUELLI CHE LEVAVANO LE TERRE AI RICCHI PER DARLE AI POVERI, ALTRO CHE BERLUSCONI”

«Quando mi girano mi intigno! Avevo proposto una lista Pennacchi-Fli in appoggio al candidato del centro sinistra. Si sono strappate tutte le vesti, allora faremo una lista Pennacchi Fli con candidato sindaco Filippo Cosignani ex consigliere An, onesto pulito, un fascio delle bonifiche, quelli che levavano le terre ai ricchi per darle ai poveri, che è un po il contrario di Tremonti e Berlusconi, non so se mi spiego…».
Dunque è deciso: il “fasciocomunista” scende in campo.
Antonio Pennacchi, ospite alle Invasioni barbariche di Daria Bignardi, annuncia che sarà  candidato a Latina con Futuro e libertà  per l’Italia.
Una lista con un suo candidato sindaco, Cosignani. E «se si andrà  al ballottaggio – spiega l’autore di Canale Mussolini – è chiaro che si appoggerà  il candidato sindaco del centro sinistra».
«L’unico modo per cercare di costruire una nuova Latina è quello di mandare a casa chi l’ha rovinata fino a oggi e soprattutto chi pensa di poterla governare dal protettorato di Fondi», dice Pennacchi.
Ed è possibile che questa scelta “locale” possa essere il laboratorio di scelte nazionali, dato che «a Latina c’è lo stesso casino di quello che c’è in Italia».
Un declino da cui si esce, prosegue Pennacchi, “ricostruendo una nuova Latina e una nuova italia”.
Con coraggio, senza ricatti identitari, perchè «il problema quì non è di destra o di sinistra, sono categorie superate, roba del Novencento, oggi in italia c’è il problema di stato e antistao, non destra e sinistra, viene a prima posto l’interessa generale o quello dei singoli o di gruppi?».
«Io non avevo nessuna intenzioni di fare politica ma quando uno si incazza si incazza: Io ho il dovere di lanciare delle idee, il paese deve darsi uno scrollata per non essere espulso dal processo generale della globalizzazione».
Punto e basta.
La lista Pennacchi si fa, e pazienza se qualcuno non gradirà : la scommessa del “fasciocomunista” è partita.

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SIENA RICCA, ROSSA E IMMOBILE: IL PD E’ SEMPRE DAVANTI A TUTTI, MA IL TERZO POLO SOGNA IL COLPO

Aprile 8th, 2011 Riccardo Fucile

UN SONDAGGIO DA’ IL 40% AL CANDIDATO DELLA SINISTRA CECCUZZI, IL 29% A CORRADI   DEL TERZO POLO, SOLO IL 20% A NANNINI DI PDL-LEGA… IL TERZO POLO CONTRO IL GRANDE ABBRACCIO SENESE TRA POLITICA, CAPITALISMO, MASSONERIA, OPUS DEI E MONTE DEI PASCHI

“Un groviglio armonioso”.
Cosl, con immagine vagamente esoterica come gli compete, Stefano Bisi, presidente del Collegio dei Venerabili della Toscana –110 Logge e 3 mila massoni del Grande Oriente d’Italia – definisce Siena, che in maggio va alle urne con altri 27 capoluoghi italiani per eleggere il nuovo sindaco.
«Un groviglio sl, ma bituminoso», controbatte Claudio Martelli, ex vicepresidente del Consiglio, ex ministro, exvicesegretario del Psi con Bettino Craxi, che, redivivo dopo molti lustri, a 67 anni si candida capolista di una formazione che porta il nome del candidato sindaco Gabriele Corradi, padre dell’attaccante dell’Udinese, insieme all’Udc, a Fli e all’Api, di Casini, Fini e Rutelli.
Il Nuovo Polo – «attenzione non Terzo» awerte lo storico ex sindaco comunista Pierluigi Piccini, che ha contribuito a metterlo insieme–promette di scardinare quel blocco di potere che vede qui uniti da decenni in un grande abbraccio politica, capitalismo, Chiesa, Opus Dei e massoneria, sotto l’ala benefica del Monte dei Paschi, terzo gruppo bancario d’Italia che si fregia del titolo di più antica banca del mondo.
In nome dell’arcidiacono Sallustio Antonio Bandini che «la dottrina della libertà  economica insegnò prima per la prosperità », come recita l’iscrizione ai piedi della statua che svetta davanti al castellare duecentesco dei Salimbeni, dove ha sede il Monte.
Città -banca, o, se volete, banca-città  o addirittura città -Stato, che Giuseppe   Mussari, assiso da presidente nella rocca sotto l’affresco della Madonna della misericordia dipinto da Benvenuto di Giovanni del Guasta, traduce in «centralità  millenaria», costruita intorno al Monte, che nei secoli passati ebbe potere di vita e di morte non solo sui dipendenti, ma anche sui clienti.
Quel che a Roma Berlusconi divide, qui il Monte e la massoneria uniscono, persino in un segreto afflato d’amorosi sensi tra il Pd, che governa da decenni nelle sua varie incarnazioni, e il Pdl.
I senesi, si sa, sono gente di contrada, un po’ anarchici, un po’ spocchiosi e anche parecchio smaliziati.
Come togliere a molti di loro dalla testa che il candidato sindaco berlusconiano Alessandro Nannini, expilotaautomobilistico, fratello della cantante Gianna e continuatore delle pasticcerie paterne, non troppo quotato politicamente, sia stato scelto da Denis Verdini che, nonostante i guai giudiziari della Cricca P3 e della sua ex banchetta fiorentina, qui comanda ancora, per favorire Franco Ceccuzzi, deputato, ex segretario del Pd locale e candidato del centrosinistra? Gli equilibri vanno preservati.
Perchè, come ci ha spiegato il sindaco uscente Maurizio Cenni con incantevole sfoggio di senesità : «Noi qui, bonini bonini, abbiamo due o tre cose su cui non ci si divide mai tra destra e sinistra: la banca, il Palio e la nostra indipendenza». Non a caso, Ceccuzzi e Nannini hanno usato quasi le stesse parole contro il ministro Michela Brambilla, la rossa pasionaria berlusconiana che aveva attaccato il Palio: «farneticante» l’uno, «insensata» l’altro.
Nella banca, in fondazione e in consiglio d’amministrazione, sono tutti equamente rappresentati su designazione della politica e tutti hanno il loro tornaconto piccolo o grande di potere.
I partiti, la Chiesa, la massoneria che qui, al tempo stesso, è partito della borghesia, come diceva Gramsci, e del ceto medio impiegatizio commerciale, come sosteneva Croce.
Tutti rappresentati tranne i gay, i quali infatti più di una volta hanno pubblicamente protestato: «A Siena siamo più noi dei cattolici, perchè la curia ha un posto in fondazione per il signor Alessandro Grifoni e noi no?».
Ma oggi la politica è moribonda, la massoneria, che il presidente della regione pd Enrico Rossi ha appena definito un benemerito centro di «spiritualità  laica», è scossa dalla guerra in corso contro il Gran Maestro del Goi Gustavo Raffi, e anche la banca non sta tanto bene.
Per non dire dell’università , altra istituzione-cardine cittadina, con 15 mila iscritti, che il ministro Tremonti vorrebbe chiudere perchè ha messo insieme qualcosa come 250 milioni di buco.
Il Maestro Bisi, assai vicino al Gran Maestro Raffi, protesta che bisogna smetterla di denigrare, come fanno la squadra nuovopolista di Corradi-Martelli-Piccini e la candidata della Sinistra per Siena Laura Vigni.
La città  è da un decennio ai primi posti in Italia per qualità  della vita,’ ottava nel reddito pro-capite (28.620 euro) e, con serena armonia, fa passeggiare dalla mattina alla sera i suoi cittadini in un circuito topo-nomastico massonico che va da Giovanni Amendola a Silvio Gigli, da Goffredo Mameli a Artemio Franchi, da Camillo Benso di Cavour a Luciano Bianchi, ex sindaco ed ex presidente del Monte, icona della convergenza di poteri, come Bisi documenta in un libro intitolato Stradario massonico di Siena, che fa il paio con La carica dei 101 e più, medaglioni dei senesi illustri di oggi.
Naturalmente, in percentuale quasi bulgara sono dirigenti, dipendenti, ex dipendenti e pensionati del Monte.
Che dal 2007 ha perso il 70 per cento del valore in Borsa e fatica ancora a digerire il boccone dell’Antonveneta, presa per 9 miliardi, più ammennicoli, dopo la saga dei furbetti del quartierino.
La Banca d’Italia ora vuole un aumento di capitale di almeno 2 miliardi, che cambierebbe gli equilibri senesi se la fondazione dovesse perdere la maggioranza, che sarà  difesa a oltranza.
A fare il controcanto, la voce solitaria di uno scrittore locale che sforna in continuazione libri di denuncia.
Si chiama Stefano Ascheri, ha collezionato un cesto di querele raccontando gli scandali senesi.
La lista è lunga: dal mega-aeroporto che si vorrebbe ad Ampugnano, a un tiro di schioppo dal centro, per il quale è indagato per concorso in turbativa d’asta il presidente del Monte, all’intervento senese per ripianare 3 milioni di scoperto di Denis Verdini nella sua ex banchetta fiorentina, dall’inchiesta sul presidente dell’Antonveneta Andrea Pisaneschi, ai presunti brogli nell’elezione del rettore dell’università , sui quali è stata interrogata anche il ministro Maria Stella Gel-mini, fino agli interessi della famiglia Monti-Riffeser, proprietaria della Nazione, del Carlino e del Giorno, che punta a una speculazione edilizia nella tenuta di Bagnaia, dove convolarono a nozze Pierferdinando Casini e Azzurra Caltagirone, figlia di Franco, vicepresidente del Monte.
Ma la vicenda più sulfurea è quella dell’incendio all’interno della curia vescovile per il quale il pm Nicola Marini ha accusato monsignor Giuseppe Acampa, quarantenne economo della diocesi, legato all’arcivescovo Antonio Buoncristiani, difeso da Mussari, che, oltre ad essere presidente del Monte, fa l’avvocato penalista.
Se fu Acampa davvero ad appiccare l’incendio, perchè lo fece se non per far sparire documenti sulla gestione di lasciti e beni della Chiesa?
E qui entra in scena anche un industriale delle scarpe del Nord-Est, Renè Caovilla, che sarebbe stato favorito dal monsignore nell’acquisto del complesso immobiliare del Commendone, ricevuto in eredità  dalla Chiesa.
Armoniosi grovigli.
«Quanto basta–secondo Martelli–per spiegare perchè, con il 45 per cento alle regionali, il primo partito di Siena è ormai quello degli astenuti, che non ne possono più di un sistema che vede complici centrosinistra, centrodestra, massoneria, potere bancario e religioso. Nulla ho contro la massoneria, se è alla luce del sole, ma qui l’intrico di poteri ha poco di trasparente».
Le ambizioni del Nuovo Polo sono superlative.
Martelli, in coro con Piccini, si dice certo che al ballottaggio andrà  il loro candidato   e non il berlusconiano Nannini, anche lui proveniente da sinistra, ed esibiscono un sondaggio che dà  il Pd Ceccuzzi a140, loro al 29 e Pdl più Lega al 20.
Velleitarie aspirazioni terzopoliste?
O davvero c’era una volta Siena la rossa col suo groviglio armonioso?

Statera Alberto
(da “La Repubblica“)

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LA “POLTRONA RESPONSABILE”: LA SILIQUINI ORA PUO DIRE “OK IL PREZZO E’ GIUSTO”

Aprile 6th, 2011 Riccardo Fucile

AVEVA TRADITO FINI ALL’ULTIMO MINUTO PER ANDARE TRA I RESPONSABILI: “NON LO FACCIO PER INTERESSE A UNA POLTRONA”…ORA E’ STATA NOMINATA DAL GOVERNO NEL CDA DI POSTE ITALIANE, UNA POLTRONA CHE PESA

“E’ lei?” domanda il cronista dell’Ansa, scorrendo l’elenco delle nomine.
“Sì, sono io. Non ho omonimi” risponde l’onorevole Maria Grazia Siliquini, di Iniziativa Responsabile, il gruppo di Scilipoti.
Ieri l’hanno nominata nel cda delle Poste Italiane per il triennio 2011-2013, una poltrona che pesa. “Quando sarò il momento lascerò lo scranno di Montecitorio” ha annunciato, prevenendo eventuali polemiche su un conflitto d’interesse.
Sessantadue anni, torinese, avvocato penalista, una certa facilità  ai disamori politici — nel ’94 fu eletta con la Lega, nel ’96 con il Ccd, nel 2001 con An — è l’ultima Responsabile ricompensata per il voto di fiducia che il 14 dicembre salvò Silvio Berlusconi.
“Deciderò all’ultimo. Andrò in bagno dieci minuti prima della chiamata in aula, mi guarderò allo specchio e deciderò”, raccontò in quella vigilia convulsa.
Lo specchio le disse di votare no alla sfiducia.
Il 30 luglio aveva lasciato il Pdl per passare con i futuristi di Gianfranco Fini. Non condivideva il modo in cui il premier vedeva le donne.
I giornali l’etichettarono come “fustigatrice delle veline”.
Aveva cambiato idea in soli cento giorni.
A Roberta Zunini del Fatto, che il 16 dicembre le chiedeva conto di quella giravolta, rispose senza battere ciglio: “Ma erano altri tempi! Ora sono apparsi all’orizzonte ben altri problemi”.
Davanti a Dino Martirano del Corriere giurò solenne: “Dicono che ho scambiato il voto per un posto di sottosegretario? Sbagliato. Non m’interessano i posti di potere”.
Anche il Tg3 la inseguì lungo piazza Montecitorio, chiedendole cosa avrebbe ottenuto in cambio, e lì l’onorevole Siliquini perse giustamente la pazienza: “Come ve lo devo dire?”
“Niente posti di potere”.
In Italia i politici responsabili cambiano idea all’incirca ogni cento giorni.

(da “Ritagli“)

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LATINA, L’ULULATO DI PENNACCHI: “PD E FLI UNITI, PE’ CACCIÀ I LADRONI”

Aprile 5th, 2011 Riccardo Fucile

LO SCRITTORE POSSIBILE CAPOLISTA AL COMUNE DI LATINA: “ALLEANZA FASCIOCOMUNISTA, PROVIAMOCI”…”GLI EREDI DI QUESTE DUE STORIE HANNO IL DOVERE DI PROVARE A CACCIARE BERLUSCONI”…”SE IO CARICO UNA PUTTANA ARRIVA LA POLIZIA E MI METTE DENTRO, AD ARCORE LA POLIZIA   CARICA LE PUTTANE E LE SCORTA DA BERLUSCONI”

“Guarda, io c’ho avuto due infarti, c’ho tre bypass… Se faccio ‘sta cosa rischio de rimanerci secco. Sarei più contento se non si facesse, così resto a casa a scrivere libri. Mia moglie spera che non si faccia: ma se ci fa ce sto… L’obiettivo è rimuovere il tumore che sta avvelenando il paese”.
Antonio Pennacchi cammina con il bastone, distribuisce qualche “vaffa” al telefono, firma autografi, parla con Camilla, angelo custode della Mondadori. Ha appena concluso una diretta internet a Repubblica (uno show in lingua intellettual-vernacolare).
Avrebbe la promozione del suo ultimo libro, Mammuth.
Ma “’sta cosa” è più forte di lui.
‘Sta cosa è l’idea di una alleanza inedita, centrosinistra più Futuro e libertà , a Latina, per cacciare “il vecchio blocco di potere dei razziatori della cosa pubblica.
‘Sta cosa è la passionaccia, il vizio della politica che torna: “Latina è una metafora, hai capito? Latina è l’Italia. Latina, come l’Italia è finita in mano ai banditi che fanno razzìa della cosa pubblica, che se fanno i cazzacci loro in spregio a ogni legge. Quindi, malgrado   questo core spappolato, malgrado i libri, se posso ‘sta cosa la provo”.
Allora Pennacchi, ti candidi?
Momento… ho detto: se si fa l’alleanza con il centrosinistra, faccio il capolista. Se Fli vuole andare per cazzi suoi faccio tutti gli auguri, ma non mi candido a capolista.
Perchè?
Ahò, l’hanno capito tutti tranne quelli d’apparato! Il Novecento è finito: i muri so’ caduti. A Latina il centrodestra fa sembrare Attila un lord.
Un esempio…
(Ride) Un esempio? Ma qui serve un libro, altro! Basta questo: hanno distrutto il cuore di Latina, la sua idea di fondo.
Cioè?
Se so’ magnati er piano regolatore, hanno smantellato le barre frangivento, hanno divorato il canale… Hanno messo, sempre, l’interesse privato davanti a quello pubblico.
Se ti toccano la città  diventi una belva.
(Ride ancora) Senti, Latina l’abbiamo fatta io e Mussolini.
Come come?
Nun fa er finto tonto! Hai capito benissimo. Lui ha tirato su la città  dal nulla, in mezzo alle paludi, io ho costruito il mito, con i miei libri. Latina/Littoria, come la chiamo io, è un compromesso che si fonda su due idee forti.
Quali?
La terra tolta ai ricchi per darla ai poveri, e l’interesse pubblico sopra l’interesse privato. Se togli queste cose, come hanno fatto, la città  si dilegua nel nulla da cui è venuta.
Cosa pensi del sindaco di centrodestra?
Volemo ride? So’ come Alì Babà  e i quaranta ladroni!
Cioè?
Se so’ divisi in due, se so’ menati come zampogne, c’hanno regalato un anno di commissario prefettizio, e mo’ so’ tornati d’amore e d’accordo per il voto. Fai un po’ tu…
Quindi, dici, bisogna unire la sinistra perbebe e la destra perbene per cacciare Ali Babà !
Ma certo. I fasci, quelli veri, so’ entusiasti! Vedi: io due idee ho messo, in 1/4 di secolo di libri. Il fasciocomunismo, e l’identità  de questa città . Ora che tutte e due si possono realizzare, per salvà  ‘sto paese, faccio tutto quello che posso per provarci.
Ci sono delle difficoltà ?
Mi hanno detto che quel povero coglione di Urso — ma non mettere coglione che pare offensivo, metti solo il povero Urso, che è più caritatevole — si è messo di mezzo, che dice: “Fermi! l’Alleanza con la sinistra è innaturale”…
E a te dispiace.
Noooh!… ma che stai a ddì? Se     il povero Urso si butta per terra nello studio di Fini e lo convince a dire niet, io sospiro di sollievo, faccio contenta mi moje e me torno a casa.
Potete vincere contro un blocco di potere radicato?
Senti, la gente non aspetta altro. Almeno di provarci: alleati con Fini, con Gesù bambino, con chi volete voi.
Dal “milazzismo” al “Pennacchismo”…
Non ce provà ! Era la metà  del secolo scorso. Il milazzismo, e non era nemmeno un’idea sbagliata, era un progetto poitico pensato mentre il comunismo e il fascismo, per i rispettivi adepti, erano il miglior mondo possibile.
E ora?
Sappiamo che il mondo migliore è tutto da inventare, ma non è il capitalismo. Gli eredi di queste due storie hanno il dovere di provare a cacciare Berlusconi.
Sei diventato antiberlusconiano? Dicevi ‘Travaglio non lo reggo’…
Ho una differenza. Non è Berlusconi che ci ha messo nella     merda in cui ci troviamo. E’ il crollo della Prima Repubblica che ci ha portato la piaga di Berlusconi, le puttane, i ladroni, eccetera, eccetera.
Ti diranno: tu che non sei mai stato moralista…
E io mica sono moralista! Io so’ morale! Vuoi un esempio? Se vado sulla Pontina e carico una puttana, arriva la polizia e mi mette dentro. Ad Arcore la polizia carica le puttane e le scorta da Berlusconi!
Ma la gente lo pensa?
Santoddìo! il paese è stufo, stu-fo! Siamo in una situazione indecente, hanno stuprato la coscienza civile: io la notte mi sogno che i francesi ci invadono e ce lo portano via…
Ma se accettano le tue condizioni, e fai il capolista, poi in consiglio ci vai Senti: io spero che il povero — scrivi povero — Urso si metta di traverso, non se ne va nulla, e io, co’ sti tre bypass sto a casa bello bello a scrivere…
E se Urso non si mette per traverso?
Allora me tocca faticà . Ma almeno ci proviamo.

Luca Telese
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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