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BOCCHINO: “TRANSFUGHI A CACCIA DI POLTRONE, STA CON NOI CHI HA LO STOMACO FORTE”

Febbraio 18th, 2011 Riccardo Fucile

“ASCOLTO GENTE DI VALORE COME URSO, ALTRI SONO SOPRAVVALUTATI”… “CHI SE NE VA E’ PERCHE’ HA RICEVUTO UN’OFFERTA DI QUELLE, PER DIRLA CON ‘IL PADRINO’, CHE NON SI PUO’ RIFIUTARE”…”IN UN ANNO FAREMO IL PARTITO: 200.000 ISCRITTI, 11O RESPONSABILI PROVINCIALI ELETTI DALLA BASE”

Il progetto politico è «intatto», la linea è «chiara» e «c`è il leader».
Che chiedere di più dalla vita?
A sentire Italo Bocchino, Futuro e Libertà  non è a pezzi.
Quelli che lasciano la barca «non fuoriescono per ragioni politiche, ma per la poltrona».
E comunque sia non ce l`hanno con lui, con Bocchino: «Hanno solo cercato di condizionare Fini seguendo la vecchia logica dei colonnelli dentro An. Ma è roba vecchia, non ha funzionato. Fini ormai guarda avanti, si rivolge a chi sta fuori dal Palazzo. Ha fatto un`altra Fiuggi e voi non ve ne siete accorti».
Scusi Bocchino, non è che alla fine rimarrete in quattro: Fini, lei, Granata e Briguglio?
«Saremmo comunque già  troppi. Ne serve solo uno, Fini. E` lui che porta i voti. E poi abbiamo sempre più parlamentari di Vendola, che non ce li ha, e dell`Udc».
Ammetterà  che è una mezza catastrofe un partito che perde pezzi all`indomani del congresso di fondazione.
«E un falso problema. Non è questione di numeri. Chi se ne va è perchè ha ricevuto un`offerta di quelle che, per dirla con` Il Padrino”, non si possono rifiutare. In molti temono la fine della legislatura, ogni tacchino vuole rinviare il Natale. Senza contare che Berlusconi è un maestro nel promettere future candidature che poi non mantiene. Ma il nostro progetto politico è intatto. Per la fine dell`anno Fini avrà  il partito che gli serve: 200 mila iscritti, 110 presidenti provinciali eletti dalla base, 20 coordinatori regionali scelti dagli iscritti…».
Non neghi la botta d`immagine.
«E` una partita complessa, recupereremo. Se qualcuno non ha lo stomaco forte ne prendiamo atto».
Un esodo a pochi giorni dal battesimo dovrebbe farvi riflettere.
«Guardi che stanno fuoriuscendo per le poltrone, non per la linea politica. Il congresso si è aperto con tre relazioni e tutte definivano il profilo di Fli alternativo alla sinistra. Fini ha chiuso su questa linea all`unanimità ».
Allora è lei il problema.
«No, assolutamente. Certo, si è discusso del posto di capogruppo che lasciavo…».
Sta dicendo che è stata la scelta di Benedetto Della Vedova a far saltare i nervi?
«Non la sua persona ma il segno di discontinuità  che rappresenta.Fini ha fatto un`altra Fiuggi e nessuno se ne è accorto. E` finita l`epoca dei colonnelli che condizionavano il Capo».
Per la verità  a Fiuggi tutti gli davano retta.
«A Fiuggi se ne andò Rauti che contava molto di più di Pontone, Menardi e Rosso».
Baldassarre, ago della bilancia sul federalismo, vacilla.
«Non penso che se ne vada ma, al caso, tutti i gruppi devono essere rappresentati in commissione».
Com`è andato l`incontro con Urso?
«Ci siamo fatti una bella chiacchierata. Urso è una persona di qualità , al contrario di altri che sono corteggiati in maniera eccessiva rispetto a quello che valgono.
E` giusto ascoltare il suo mal di pancia. Altra cosa è pensare che Fini possa subire veti».
Dopo le allusioni del presidente della Camera al potere finanziario di Berlusconi, Ferrara chiede l`intervento di Napolitano.
«Lasciamo perdere. Consiglio a Ferrara di scrivere un`enciclopedia su Berlusconi».
La vostra performance ha messo di buon umore il premier.
«Il massimo che può ottenere è l`accanimento terapeutico. Attaccato alle macchine, può resistere un anno in più. E intanto noi facciamo il partito».

Alessandra Longo
(da “La Repubblica“)

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ALTRI DUE SENATORI DI FUTURO E LIBERTA’ DIRETTI AL LETTONE DI PUTIN: LA DESTRA PUTTANIERA ASSOLDA NUOVI E ATTEMPATI GIGOLO’

Febbraio 17th, 2011 Riccardo Fucile

FINI “E’ UN MOMENTO DIFFICILE, MA FLI RESTA: E’ IL POTERE FINANZIARIO DI BERLUSCONI CHE FA CRESCERE LA   MAGGIORANZA”…”NOI PARLIAMO ALL’ITALIA, NON CI VENDIAMO, IL VOTO CI DIRA’ CHI HA VINTO”

“Sarebbe davvero inutile negare l’evidenza: il progetto di Futuro e Libertà  vive un momento difficile, sta attraversando la fase più negativa da quando, con la manifestazione di Mirabello, ha mosso i primi passi”.
Gianfranco Fini non nega le tensioni che scuotono il suo partito.
E affida ad un articolo, che sarà  pubblicato domani sul “Secolo d’Italia”, il suo ragionamento facendo capire che, fallita la spallata parlamentare del 14 dicembre, Fli guarda ormai alle elezioni e a rafforzarsi nel territorio.
“Le polemiche e le divisioni esplose dopo l’assemblea costituente hanno creato sconcerto in quella parte di pubblica opinione che ci aveva seguito con attenzione e ovviamente fanno gioire i sostenitori di Berlusconi, che già  immaginano di allargare la fragile maggioranza di cui godono alla Camera”. Un’ipotesi che il presidente della Camera giudica “verosimile”, vista l’aria che tira nel Palazzo “e le tante armi seduttive di cui gode chi governa e dispone di un potere mediatico e finanziario che è prudente non avversare direttamente”.
Per il leader di Fli “la ritrovata baldanza dei gerarchi del Pdl sono fenomeni tutti interni al ceto politico, sentimenti di chi teme per il proprio status di ministro o di parlamentare o di chi aspira a divenire sindaco, assessore o per lo meno consigliere comunale”.
Per questo Fini chiede al suo partito “di parlare agli elettori più che agli eletti”. Fissando come orizzonte temporale le elezioni: “Solo quando si apriranno le urne, accada tra poche settimane o tra due anni, sapremo se avremo vinto la nostra battaglia”.
Avendo chiaro in testa l’ambito di riferimento politico: “Ci riconosciamo e intendiamo agire nell’ambito dei valori e della cultura politica del centrodestra, senza alcuna ambiguità  nè tantomeno senza derive estremiste o sinistrorse”.
A lasciare il partito è sicuramente Pontone, mentre sta riflettendo sul da farsi Saia.
Da parte nostra esprimiamo un concetto che sosteniamo da tempo: nessuno li ha obbligati a lasciare il Pdl per aderire a Fli e Fli non ha affatto cambiato linea come loro sostengono.
Semplicemente Fini sta interpretando la base del partito che vuole vedere il traditore della destra italiana Silvio Berlusconi ricoverato a psichiatria o in fuga ad Antigua, in ogni caso in condizioni di non nuocere più a un mondo umano fatto di persone oneste.
Liberi loro di fare gli attempati gigolo o di ambire alla onoreficenza del “collare del gran puttaniere”: si vendono per poco, anche perchè valgono poco.
Andate in pace…

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UNA COLOMBA FINIANA NON FA PRIMAVERA: UN SENATORE DI MENO, TANTA SALUTE DI PIU’

Febbraio 17th, 2011 Riccardo Fucile

CHI HA LAVORATO PER SFALDARE IL GRUPPO FLI AL SENATO, SI RITROVERA’ UN GRUPPO UNICO DEL TERZO POLO CON VENTI SENATORI GUIDATO FORSE DA PISANU…FINI: “VADANO PURE, TANTO NON LI RICANDIDO NEMMENO”… L’ACCATTONE MOFFA PRENDE LA PORTA IN FACCIA PURE DAI RADICALI

Ieri è suonata forte la grancassa dei “culi flaccidi” alla notizia che “il gruppo di Futuro e Libertà  al Senato si era sfaldato”: al momento della votazione del decreto milleproroghe infatti quattro senatori finiani hanno votato contro, uno si è astenuto, uno (Menardi) ha votato a favore, quattro sono risultati assenti.
In realtà , assenti giustificati a parte, il caso riguarda il senatore di Cuneo Guseppe Menardi, prossimo al ritorno al partito del bunga bunga, la cui defezione porterebbe al venir meno dei 10 componenti minimi richiesti per poter fare gruppo al Senato.
Da qui la irrefrenabile gioia del partito degli accattoni che ogni giorno lavora per comprarsi qualche parlamentare, con scarsi esiti peraltro, in modo da non perdere anzitempo le poltrone.
Ma vediamo la motivazione addotta da Menardi: “Non condivido un’alleanza di “tutti contro Berlusconi” che ci esclude dal campo del centrodestra”.
Menardi è inorridito al pensiero di una alleanza che intanto non esiste, ma che per   lui deve essere un incubo notturno.
L’ipotesi, solo l’ipotesi, badate bene, di un fronte comune con la sinistra per liberarsi di questo governo, lo scandalizza.
Ma come mai non lo ha scandalizzato dividere per due anni la compagnia della Lega, l’unico partito antinazionale e xenofobo che dovrebbe essere quanto di più distante dalla sua solida cultura di destra?
Come mai altrettanta indignazione non l’ha mostrata quando i leghisti hanno usato il tricolore per pulirsi il culo?
Su, diccelo Menardi, esempio di corenza e di virtù.
O forse non è lo stesso Menardi che a Mirabello aveva detto: “La rottura con il Pdl è inevitabile, noi siamo per una destra repubblicana, sul modello gollista”.
Forse la stessa, caro Menardi, che in Francia ha rifiutato ogni rapporto con Le Pen, mentra qua il Pdl si fa ricattare ogni giorno da Bossi?
O vogliamo dimenticare cosa avevi dichiarato, caro Menardi, uscendo dal Pdl pochi mesi fa?
Non ricordi? Ti aiutiamo noi: “Il Pdl non ha dato seguito alla mission che era stata annunciata al momento della sua fondazione”
Per questo ci ritorni ora?
Per domostrare la tua coerenza?
Sistemato Menardi, passiamo al gruppo: non esiste alcun problema.
Si formerà  e ci stanno già  lavorando Fini e Casini, il gruppo del Terzo Polo con 9 senatori Fli, 4 Udc, 5 rutelliani e 2 Mpa.
Contatti in corso anche con Musso e la Poli Bortone.
Corre anche voce che il colpo a sorpresa potrebbe essere l’adesione di Pisanu in qualità  di capogruppo.
Oltre venti senatori per la gioia dell’accattone Moffa che ieri mattina aveva annunciato l’adesione al governo dei sei radicali, salvo essere sputtanato in serata da Pannella con un gelido: “Noi non entriamo”.
L’unica cosa certa è che Fini non ha alzato nemmeno il telefono per cercare di conciliare con Urso, Viespoli e Ronchi: “Quei tre, per quanto mi riguarda, vadano pure, tantro non li ricandido nemmeno”.
Chi l’ha avvicinato, ha definito Fini determinato e “spietato”, deciso a dar un segno di cambiamento al partito e a porsi come riferimento di una nuova destra, anche nel metodo.
Finito il tempo dei colonnelli e dei ricatti, ormai si guarda avanti.
E, come ha sottolineato Granata, il Sel Vendola non ha rappresentanti in Parlamento, ma viene accreditato di un 9% di consensi, quindi il problema non si pone.

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FUTURO E LIBERTA’ A GENOVA UGUALE A IMMOBILISMO E PERSONALISMI?

Febbraio 16th, 2011 Riccardo Fucile

GLI SPAZI POLITICI LASCIATI APERTI DA UN PDL SPACCATO NON VENGONO OCCUPATI DA FLI: E’ ORA CHE QUALCUNO DENUNCI L’INCONGRUENZA… MENO CENETTE E PIU’ PRESENZA NEI QUARTIERI: SE QUALCUNO ASPETTA SOLO DI MONETIZZARE LA SUA SCELTA SENZA FARE POLITICA, DIVIDENDOSI TRE CARICHE PUBBLICHE, POTEVA RIMANERE NEL PDL… UN PARTITO LOCALE MINIMALISTA NON HA NE’ FUTURO NE’ LIBERTA’

Siamo restii da tempo a entrare nelle vicende genovesi, avendo per scelta il nostro sito preferito assumere un respiro nazionale, ma non riteniamo più possibile tacere su un argomento che ci preme sottolineare.
Genova assiste a uno sfaldamento della maggioranza di centrosinistra che governa da tempo immemorabile il Comune, con accuse reciproche tra il sindaco Vincenzi e il suo partito di appartenenza, il Pd.
Contestualmente il Pdl è dilaniato da polemiche interne, da regolamenti di conti tra le varie correnti, con continui riposizionamenti su sponde diverse.
L’anno prossimo ci saranno le elezioni comunali e non vi è nulla di certo: il sindaco uscente, la Pd Marta Vincenzi, non sa se avrà  o meno l’appoggio del suo partito e potrebbe anche correre da sola con una   lista civica.
Altrettanto farà  l’ex Pdl Enrico Musso con una sua lista che sta strutturando da tempo e che vedrà  presenze trasversali (e l’appoggio di Fli).
Il Pdl non ha ancora un candidato ed è arrivato persino a valutare l’ipotesi di appoggiare un esponente della Lega ( partito a Genova ad appena il 9%) per togliersi ogni responsabilità .
Un quadro di sfascio generalizzato che ben si presterebbe all’azione politica incisiva di un “partito nuovo” come dovrebbe essere “Futuro e Libertà “.
Ma a sei mesi dalla nascita, il bilancio è il seguente: manifesti affissi in città  zero, attività  politica sul territorio zero , presenze negli ultimi mesi nel dibattito politico cittadino zero, riunioni organizzative zero.
A bilancio, tre cene conviviali con esponenti nazionali.
Ma sfugge forse a qualcuno che non si tratta qua di gestire una sezione del Rotary o di permettere a qualche signora di sfoggiare l’abito da sera, qua si parla di “partito politico”.
E fa specie che la sua classe dirigente preferisca una presenza minimalista, quasi una scelta di campo che comporti automaticamente la medaglietta da onoreficenza per future cariche pubbliche nazionali.
Ua filosofia improntata al berlusconismo puro: “tanto i voti li porterà  Fini, inutile fare sforzi”.
Trattandosi di dirigenti non ancora prossimi al ricovero in casa di accoglienza, almeno in termini anagrafici, sarebbe opportuno che costoro si rendessero conto che i voti vanno conquistati palmo a palmo, strada per strada, casa per casa.
Possibilmente parlando di politica ed esponendo le tesi di Futuro e Libertà  non nei circoli del golf o negli ammezzati, ma rivolgendosi all’opinione pubblica della città .
Renderebbero un servizio al partito, visto che da quel partito ambiscono ricevere anche onori e non solo oneri.
Che senso ha strutturare un partito con un responsabile regionale (non di Genova, tra l’altro), unico autorizzato a parlare?
Che senso ha un coordinatore cittadino che non può o vuole aprire bocca da mesi?
Che senso ha non intervenire per porre fine a una frattura interna che di fatto sta bloccando ogni attività  da mesi?
Che senso ha leggere sul giornale che si dovranno attendere otto mesi per arrivare a un congresso locale che fissi l’organigramma e sentire dichiarazioni di reciproche diffide a nominare nel frattempo un responsabile provinciale?
E per un anno Futuro e Libertà  non dovrebbe quindi fare politica a Genova?
Un partito nazionale dato tra il 6% e il 7% che fa nel frattempo?
Che fanno coloro che vorrebbero aderire?
Contano le pecore?
Ma che sistema delirante è mai questo?
In un periodo di vuoto pneumatico di idee e di militanza del centrodestra locale, una forte struttura organizzata avrebbe un terreno immenso da coltivare e battere, non solo menù da esaminare.
Eppure nessuna voce si alza, tutti intenti a coltivare le proprie amicizie per contendersi una futura segreteria.
Non lamentiamoci poi dei casi Viespoli se localmente si stanno riproducendo tanti piccoli cloni senatorizi.
Futuro e Libertà  per decollare ha bisogno di contenuti e questi programmi devono essere veicolati tra la gente comune.
Per farlo occorre una ” forma organizzazione” al servizio dei simpatizzanti e dei cittadini, occorre una presenza visiva, occorre rabbia e carica, sudore e lucidità  propagandistica.
Non sfilate di modelli per tutte le stagioni, in attesa di avere il posto a “teatro Montecitorio” assegnato in prima fila.
Non può esistere un “partito fantasma” dove chi si avvicina per dare una mano   viene allontanato al motto “meglio essere in pochi a gestire” così non si deve rendere conto a nessuno.
Se a Roma dormono e a Genova sonnecchiano, invece che gestire un partito era meglio che prendessero la direzione di un albergo stagionale in Riviera.
Ci sarebbe stato sicuramente meno Futuro, ma più Libertà  di sentirsi a proprio agio in costume da bagno.

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FUTURO E LIBERTA’: LE COLOMBE VOLANO BASSO E TORNANO AL NIDO, FINI HA VINTO

Febbraio 15th, 2011 Riccardo Fucile

SE LA CAVANO CON UN “RESTIAMO, MA IL PARTITO SIA DI DESTRA”… NON C’ERA BISOGNO CHE LO SPIEGASSERO LORO, LO SANNO TUTTI DA ANNI… VIESPOLI FA L’ATTO DI RASSEGNARE LE DIMISSIONI DA CAPOGRUPPO… IL GRUPPO ALL’EUROPARLAMENTO INVITA ALL’UNITA’ E A LASCIAR DA PARTE AMBIZIONI PERSONALI

Nessuna fuoriuscita da Fli, malgrado la delusione per le nomine fatte da Gianfranco Fini ai vertici del partito, ma a patto che Futuro e Libertà  resti nel perimetro del centrodestra.
E’ questo, a quanto si apprende da alcuni partecipanti, l’esito della riunione svoltasi al Senato e durata tre ore tra le colombe dello schieramento.
Il malumore per le conclusioni dell’assemblea costituente del partito svoltasi domenica a Milano non restano però senza conseguenze.
Uno degli esponenti simbolo del malcontento, il presidente dei senatori Pasquale Viespoli, si è dimesso infatti dall’incarico.
“Mi sono dimesso dalla carica di capogruppo di Futuro e Libertà  – ha chiarito – per due ordini di motivi: perchè a suo tempo sono stato “nominato”; perchè l’organigramma definito successivamente all’assemblea costituente non è corrispondente al mandato che ho ricevuto dal gruppo del Senato in quella sede e con il posizionamento strategico di centrodestra emerso dall’Assemblea stessa”.
In pratica basterà  insistere un po’ perchè Viespoli torni al suo posto, nessuno se ne vuole andare, altrimenti lo avrebbe già  fatto.
Un po’ di sceneggiata napoletana non guasta.
La riunione delle colombe si era svolta proprio nell’ufficio di Viespoli.
Materia del contendere è soprattutto l’organigramma, del quale fanno parte, tra gli altri, Italo Bocchino vicepresidente del partito e Benedetto Della Vedova capogruppo alla Camera.
I tentativi di mediazione svolti ieri dallo stesso presidente della Camera Gianfranco Fini sembrano quindi aver scongiurato almeno per il momento la minaccia di una possibile scissione.
La componente moderata dello schieramento, oltre a non condividere alcuni aspetti della polemica con Silvio Berlusconi (ma perchè non sono rimasti con Berlusconi allora? n.d.r.), si sente marginalizzata dalle scelte del leader e in particolare ha vissuto come un affronto l’esclusione dell’ex coordinatore Adolfo Urso da tutte le cariche di rilievo.
Ma i fedelissimi di Fini minimizzano: “Non appena all’interno di un partito si apre un confronto seppur vivace subito appaiono all’orizzonte gli avvoltoi della politica, sempre i soliti pronti a veder divisioni, frammentazioni, e rotture dappertutto”, spiega il deputato di Fli Aldo Di Biagio.
I parlamentari europei di Fli si sono invece incontrati a Strasburgo ed hanno espresso “preoccupazione per la mancata unità  del partito emersa a seguito degli assetti conclusivi dell’assemblea costituente di Milano che hanno ingenerato contrasti”.
A seguito della riunione hanno quindi rivolto un appello al presidente della Camera e a tutta la classe dirigente perchè valutino “l’opportunità  imprescindibile di superare ogni contrasto per ridisegnare, nel rispetto della dialettica interna, quel assetto unitario ed equilibrato del partito necessario ad un incisivo rilancio dell’azione politica del Fli”.
“La situazione politica, economica e morale dell’Italia ed i nuovi tragici scenari europei ed internazionali che caratterizzano l’attuale momento – sottolineano ancora gli europarlamentari futuristi – non consentono e non permettono divisioni e polemiche che indeboliscono la crescita, lo sviluppo, l’identità  del Fli e la sua azione politica, proprio nel momento in cui gli italiani guardano al nuovo partito con speranza e fiducia”.
Parole sagge da distillare a chi pensava di anteporre ambizioni personali a un progetto politico.

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FINI NON CAMBIA IDEA: “SERVE UNA GUIDA CERTA E HO FATTO LA MIA SCELTA”

Febbraio 15th, 2011 Riccardo Fucile

“SONO ELETTO DAL 100% DEGLI ISCRITTI A FUTURO E LIBERTA’, AVRO’ IL DIRITTO DI DECIDERE CHI DOVRA’ GOVERNARE IL PARTITO?” … ALLA BASE DELLA DIVISIONE, QUESTIONI LOCALI E LE SOLITE AMBIZIONI PERSONALI

«Piccole questioni, presto si risolveranno».
Gianfranco Fini si tiene per un giorno lontano da Montecitorio e dalla guerra dei nuovi colonnelli di Fli.
Ventiquattr’ore dedicate per intero a Elisabetta e alle figlie, dopo le fatiche, le soddisfazioni ma anche le tante amarezze che gli ha riservato il congresso fondativo alla Fiera di Milano.
Ma la testa è dentro il groviglio di veti e controveti dei senatori “moderati”, ai quali il leader non intende cedere.
Lo racconta a chi gli ha parlato più volte ieri. «Essendo stato eletto dal cento per cento degli iscritti a Fli – è il suo ragionamento – avrò pure il diritto di decidere chi dovrà  governare il partito. Io ho fatto una scelta: mi sono autosospeso. Non potrò essere io a reggere, ma abbiamo bisogno di un partito vero e di una guida certa e decisa».
E su questo punto, ribadirà  ai “dissidenti” che lo sentiranno e lo vedranno oggi, non intende fare marcia indietro.
Non si torna a una guida collegiale, a un coordinamento allargato, in ogni caso non si torna indietro sulle decisioni già  prese.
Meglio perdere qualche pedina, se sarà  il sacrificio richiesto, ma dar vita a un partito «vero e compatto».
Perchè c’è una guerra da combattere, fuori il recinto ristretto di Futuro e Libertà .
Fini sa che in questa disputa tutta interna c’è molto di personale, ci sono le insofferenze caratteriali nei confronti di Bocchino da parte di una fetta del partito, c’è «una cosa tutta campana tra il nuovo reggente e Viespoli» per dirla con qualcuno dei finiani.
Ma i senatori sul piede di guerra – da Viespoli a Saia, da Valditara a Menardi –vogliono portare a casa qualcosa dalla riunione di oggi annunciata in pompa magna.
Non usciranno in massa da Fli, questa l’ipotesi più attendibile dopo il febbrile giro di consultazioni di ieri.
I dieci senatori firmeranno un documento fortemente critico nei confronti delle scelte imposte da Fini.
Chiederanno una parziale correzione di rotta, una gestione «più collegiale» del partito appena nato.
Si dichiareranno insoddisfatti dell’ufficio di presidenza e della scelta di Della Vedova quale capogruppo alla Camera.
Eppure, è proprio la designazione dell’ex radicale il segno di rottura, di discontinuità  col passato targato An, quella sulla quale il presidente della Camera ha voluto scommettere a ogni costo.
Sebbene lo stesso deputato fosse disposto, viste le fibrillazioni, a fare un passo indietro.
Se Fini è rimasto alla finestra, ieri Bocchino, Menia e altri hanno lavorato alla ricucitura.
Sanno di poter contare al Senato su colleghi che comunque non lasceranno Fli e che peseranno nella riunione di oggi a Palazzo Madama.
Così Francesco Pontone, ex amministratore di An, e Mario Baldassarri, presidente della commissione Finanze: «Gli organigrammi contano, nella fase di transizione sarebbe stato meglio mantenere lo status quo, Fini ha deciso altrimenti. Ma conta di più il fatto di avere una strategia chiara e decisa e su questo il presidente è stato inequivocabile».
Fughe e rotture da scongiurare anche secondo Maria Ida Germontani, che spera «non accada nulla di drammatico, d’altronde Viespoli è un politico di esperienza».
Capo dei dissidenti, è vero, ma pur sempre titolare di una carica di tutto rispetto, presidente dei senatori, che perderebbe se anche uno solo dei suoi si defilasse.
Anche Urso, nuovo portavoce, è tornato ieri a lavorare a pieno regime alla presidenza della fondazione di FareFuturo che non intende lasciare.
Il fatto è che fuori, i berlusconiani hanno cominciato la caccia ed era inevitabile.
A guidare il pressing, neanche a dirlo, l’ex finiano Silvano Moffa, ora a capo dei “responsabili”.
Ha sentito Viespoli, ha sentito Urso.
Per adesso per lui porte chiuse.
Ma non nega le trattative, fa propaganda e allude: «Non mi stupirei se molti di loro, proprio quei nomi ll, facessero la stessa scelta che ho fatto io. Si può avviare una riflessione seria con coloro che pensavano di vedere un altro film» (lui di film da comparsa, da Rauti a Fini, ne ha già  visti parecchi in effetti…ndr)

Lopapa Carmelo
(da “La Repubblica“)

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FINI, DAI RETTA A NOI: BASTA COI BORDELLI, FUORI I COLONNELLI

Febbraio 14th, 2011 Riccardo Fucile

CIRCONDATI DI GIOVANI, DI MILITANTI CHE AMANO L’ITALIA E NON LA POLTRONA: A CERTI SOGGETTI HAI CONCESSO FIN TROPPO… LA BASE DI FUTURO E LIBERTA’ STA CON LE TESI DI GRANATA E BOCCHINO E CONTRO LA FINTA DESTRA AFFARISTICO-RAZZISTA BERLUSCONIANA, ALTRO CHE COLOMBE CHE RAPPRESENTANO SOLO SE STESSE (E NON SI FANNO CONTARE)

Dall’assemblea Costituente di “Futuro e Libertà ” sono emerse luci ed ombre. Di positivo il radicamento di Fli sul territorio, la volontà  di dibattere di politica della sua media classe dirigente, la crescita di una generazione di giovani estranei alla logica partitocratica, la volontà  di Fini di liberarsi di lacci e lacciuoli correntizi, “vere metastasi” che quel mondo umano sembra destinato a portarsi dietro (come tutti i partiti).
Di sobrio, ma non certo innovativo o dirompente, va segnalato il discorso conclusivo di Fini incentrato su una efficace analisi della società  contemporanea, su una abile anche se tardiva provocazione uso media ( la sfida a Berlusconi a dimettersi insieme) e sulla collocazione “a destra” di Futuro e Libertà .
Capitolo a parte il richiamo alla fine del correntismo interno che merita da solo la sufficienza.
Partiamo dalla collocazione di Futuro e Libertà : per tre giorni qualcuno si è sentito in dovere di ribadire che “Fli sta a destra e non tratterà  mai con la sinistra”.
Così facendo si è andati dietro a quei quattri cialtroni di pidiellini che lo usano come argomento diffamatorio da mesi (tipo il “kompagno Fini”), veicolandolo attraverso i loro quotidiani di regime e la manovalanza delle macchiette nostalgiche alla Storace (ovvero dei servi dei servi).
Ma, caso strano, argomento utilizzato anche da qualche esponente di Futuro e Libertà  per una lotta interna a chi rivendicava autonomia comportamentale.
Qualcuno che “teme” che Fli possa spostarsi troppo a sinistra, tanto per capirci.
Una questione che poteve essere liquidata con i seguenti argomenti in pochi minuti:
1) Se cercate comunisti, socialisti e piduisti, cari peracottari pidiellini, cercateli a casa vostra e non rompete i coglioni: chiedete per referenze a Bondi, Cicchitto, Tremonti, Berlusconi, Brunetta, ecc.
2) Chi non è di destra è il Pdl, rappresentando una deriva affaristico-razzista che ha tradito persino il proprio programma, oltre che essersi venduto la destra italiana alla Lega solo per salvare il culo del premier dai bunga bunga dei suoi processi.
3) Chi non è coerente è chi parla di meritocrazia, come la Gelmini, ma ha sostenuto gli esami di Stato a Reggio Calabria perchè a Brescia erano più difficili, chi ha cambiato cinque partiti in due anni come i “responsabili”, alias il partito dei venduti, chi   come Lupi e Formigoni hanno respirato l’incenso delle sagrestie per finire a difendere dei corrotti e dei puttanieri, tanto per limitarci a qualche esempio.
4) Essere di destra non vuol dire affogare i clandestini, sputare sul tricolore, mettere in discussione l’unità  nazionale, favorire le regione più ricche e discriminare gli italiani.
Questo vuol dire solo rappresentare la feccia e gli egoismi del nostro Paese.
Non abbiamo sentito dire una parola da coloro che hanno posto la pregiudiziale “mai a sinistra”: non li abbiamo mai sentiti affermare con altrettanta chiarezza “mai con la Lega”.
Eppure questa affermazione “di destra vera” dovrebbe costituire la discriminante culturale e ideologica di un sano partito di destra.
Al massimo qualche buffetto alle “intemperenza leghiste”, qualche accenno al “federalismo malfatto”, nessuna presa di posizione netta del tipo: “dove c’è la Lega, noi saremo dall’altra parte”.
A questi “finti destri” che si qualificano ancora di “scuola almirantiana” vorremmo solo ricordare le battaglie che la destra di un tempo fece per tutelare l’unità  nazionale: a questi cialtroni, se fosse vivo, Almirante manderebbe una diffida legale dal’usare il suo nome.
No, l’importante è non “andare a sinistra”, è non fare “alleanze temporanee” per far crollare la finta destra berlusconiana, guai.
Meglio tenersi i gran sultani di Puttanopoli, i ministri-cavallo che scalciano i giornalisti, le donne ex verticali finite prone, i coordinatori inquisiti, i sottosegretari sospettati di essere mafiosi, i ministri corrotti.
Ma andiamo all’appello di Fini che annuncia: “basta coi colonnelli, non voglio ripetere l’esprienza di An, le correnti sono la metastasi dei partiti, stavolta i collaboratori li scelgo io”.
Ecco la prima fila degli Urso, dei Ronchi, dei Viespoli scattare in piedi nell’applauso uso telecamere, salvo poi litigare per due poltroncine.
Senatori che minacciano di uscire dal partito, discussioni che vanno avanti per ore, organigrammi che cambiano in continuazione:
Che putridume è mai questo?
Sono mesi che alcuni senatori annacquano ogni decisione di Fini.
Ora si permettono di porre un veto su Bocchino, l’unico che televisivamente buca il video?
Se ci dovessero essere elezioni anticipate chi meglio rappresenterebbe Futuro e Libertà ?
La passione e la battaglia per la legalità  di Fabio Granata o la soporifera dialettica di Urso che riesce a farsi mettere sotto persino da quella stampella d’armadio della Biancofiore?
La battuta pronta e l’analisi di Bocchino o il ritmo da “tazzariella ‘è cafè” di Viespoli?
In ogni caso il vice di Fini deve rappresentare il partito e la sua base militante: allora perchè non è stato fatto votare dall’assemblea?
Chi si è opposto a questo atto democratico?
Non a caso le colombe che avrebbero al massimo preso il 20% dei voti (e siamo larghi).
Ci voleva la pazienza di Fini ad offrire loro 4 posti sui 6 che contano per sentirsi poi anche ricattare “se scegli Bocchino, noi usciamo dal partito”.
Se fossimo in Fini gli avremmo già  indicato la porta, accompagnandoli a calci nel culo.
Basta con le mediazioni quotidiane, si affidi il partito a gente onesta, disinteressata e capace, si aprano sedi, si faccia politica sul territorio, si dia spazio ai giovani e alle donne.
Fli non decollerà  mai finchè sarà  rappresentato da arrivisti, ricattatori e “prudenti”.
Se si apre una fase nuova ci vuole una mentalità  nuova: chi ci sta bene, altrimenti fuori dai coglioni.
E’ cosi che aumentano i voti, non rincorrendo quattro bertucce.

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BAGARRE SU BOCCHINO REGGENTE: LE COLOMBE MINACCIANO L’ADDIO

Febbraio 14th, 2011 Riccardo Fucile

URSO E VIESPOLI GUIDANO LA PROTESTA, FINI SBOTTA: “LASCIATEMI SOLO”… OGGI RIUNIONE DEI SENATORI DISSIDENTI, LA SOLITA FAIDA DI CHI PENSA DI VIVERE DI RICATTI E DI POLTRONE, SALVO NON FARSI CONTARE….FINI: “QUA CI STIAMO GIOCANDO IL FUTURO DELLA DESTRA IN ITALIA E QUESTI STANNO A LITIGARE PER DUE POLTRONCINE”

Doveva essere il giorno della sua rinascita.
Nuovo partito, nuova sigla, nuova avventura.
In poche ore, Gianfranco Fini si ritrova invece risucchiato nel suo passato: nella faida dei colonnelli.
Volti e nuovi nomi, ma la dannazione è la stessa.
Stavolta col rischio di far saltare tutto per aria proprio all’atto di nascita di Futuro e Libertà . Il presidente (autosospeso) impone Italo Bocchino suo vice e reggente plenipotenziario.
Sfida le resistenze della”colombe”Viespoli, Urso, Ronchi e di alcuni senatori. Di più.
Sceglie a sorpesa il laico, ex radicale, Benedetto Della Vedova capogruppo a Montecitorio al posto di Bocchino, «per segnare l’apertura a esperienze diverse dalle nostre origini».
Ma sarà  la goccia che scatenerà  la “rivolta”.
Tre giorni di congresso non bastano a comporre i dissidi interni. Inconcludente perfino il lungo “caminetto” di sabato notte al Principe di Savoia.
I dissidenti non accettano «l’opa di Bocchino sul partito», nemmeno a ridosso dell’intervento di chiusura, quando Fini ha l’urgenza di annunciare dal palco il nuovo organigramma.
Il vero congresso, così, si apre alle 15 in Fiera, quando gli operai stanno già  smontando la scenografia e i delegati sono partiti.
Ennesimo vertice tra i big.
Dal palco Fini era stato risoluto: «È di tutta evidenza che non potrò esercitare il ruolo di presidente, mi autosospenderò – spiega il leader alla platea – ma proprio perchè dobbiamo organizzare il partito non si devono ripetere gli errori del passato: ci vuole una governance definita».
Non si torna a correnti e colonnelli.
«Questa volta dirò di meno ma farò di più, non è pensabile un bilancino o la paralisi» è l’avvertimento.
L’idea di un coordinamento collegiale non gli piace affatto.
«Serve un ufficio di presidenza, un vicepresidente che avrà  il compito di coordinare, poi un portavoce e una segreteria in cui non ci sarà  un solo parlamentare» scandisce dalla tribuna.
Nel frattempo, Briguglio, Granata, Menia, Moroni e Buonfiglio hanno raccolto una quindicina di firme di altrettanti deputati per un documento di sostegno a Bocchino. Niente da fare.
E la frattura permarrà  anche nel vertice post congresso.
Urso lascia la sala riunioni del retropalco indispettito.
Alle 17 Fini ha un volo privato che lo attende da Linate e sbotta: «Andatevene via tutti, lasciatemi da solo con Bocchino e Menia».
La tensione è alle stelle.
Trapela la notizia che Urso è il nuovo capogruppo, gli animi si rasserenano. Sarà  un bluff.
Solo nel tardo pomeriggio, i diretti interessati apprenderanno il nuovo organigramma dal comunicato ufficiale, appena rientrati a Roma.
E scatta la rivolta dei dissidenti.
Viespoli e Urso fanno sapere di essere «sconcertati» dal tandem Bocchino-Della Vedova. E passano al contrattacco.
Il capogruppo al Senato convoca i colleghi di Palazzo Madama per oggi e preannuncia le dimissioni da presidente.
Lui, Saia, Menardi, Valditara, Pontone sono a rischio addio.
Anche Baldassarri è in rotta.
Urso indice per oggi pomeriggio una conferenza stampa. «Ho abbandonato il governo, non ho paura di rinunciare adesso auna poltroncina» dice ai suoi: non sarà  portavoce.
In fibrillazione anche i coordinatori regionali di Campania, Sicilia, Piemonte, Veneto. Un terremoto.
Berlusconi gongola: «Si azzannano già  per le poltrone, Fli implode».
Proprio quello che Fini avrebbe voluto scongiurare: «Vanno via? Sarebbe da irresponsabili – è il rammarico serali coi fedelissimi–Qui ci stiamo giocando tutto, siamo usciti dal governo e ora litigano per due incarichi».
Aveva detto che le correnti sono metastasi, lo ripete e non intende tornare indietro

Lopapa Carmelo
(da “La Repubblica“)

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FINI VOLTA LE SPALLE AI COLONNELLI E VA TRA I RAGAZZI

Febbraio 14th, 2011 Riccardo Fucile

LA SVOLTA: FINITO L’INTERVENTO, FINI BLOCCA IL TENTATIVO DEI COLONNELLI DI SALIRE SUL PALCO PER LA FOTO DI GRUPPO, SI DIRIGE VERSO I GIOVANI DI FUTURO E LIBERTA’ E CANTA CON LORO L’INNO NAZIONALE….IL SEGNALE E’ CHIARO, MAI PIU’ BEGHE PER LE POLTRONE: “NON VOGLIO CHI STA IN POLITICA PER UN POSTO IN PARLAMENTO”

L’hanno visto molto bene anche quelli che erano seduti nell’ultima fila. Gianfranco Fini ha appena chiuso il suo intervento, allontana i due microfoni e il maxischermo manda l’immagine di Andrea Ronchi, l’ex ministro, che è il più lesto a farsi avanti.
Come a Mirabello, come a Bastia Umbra, come sempre, ormai è un rito.
I parlamentari che salgono sul palco, si stringono al leader, qualcuno sgomita per mettersi proprio accanto, in posa per le foto mentre intonano Fratelli d’Italia.
E invece questa volta no.
Ronchi si ferma, l’inquadratura coglie un certo imbarazzo.
Fini per la prima volta non li ha aspettati.
Ha voltato le spalle ai colonnelli e se n’è andato in fondo al palco.
A cantare con i ragazzi del suo Fli.
Di più.
Finito l’Inno di Mameli saluta solo il vecchio Mirko Tremaglia e se ne va.
Nei congressi di partito ci sono riti che durano più delle sigle, dei nomi che cambiano.
Al padiglione 18 della Fiera di Rho Gianfranco Fini ha cancellato anche questo.
E non è dietrologia immaginare che questa novità  abbia un certo collegamento con quel che è avvenuto, o non avvenuto, al congresso.
Ad esempio il mancato accordo, tra i parlamentari, sul nome del coordinatore. Fini non può fare a meno dei suoi deputati e senatori, ovvio. Ma in questo primo congresso di Futuro e Libertà  ai colonnelli preferisce i soldati semplici, la truppa.
L’hanno eletto presidente all’unanimità , manco un astenuto.
Per i convenuti al Padiglione 18 Fini è l’unico leader.
Ma a sentire gli umori della platea in questo Fli appena nato c’è qualcosa che ancora non funziona.
Alle 10 del mattino, aspettando il mezzogiorno di Fini, in una saletta dietro il palco un gruppo di delegati si è sfogato con Luca Bellotti, deputato di Rovigo. Avevano saputo che sul coordinatore non c’era l’accordo.
E dunque: «Caro Bellotti, guardate che voi parlamentari vi siete persi qualche puntata. Noi che siamo sul territorio siamo molto più avanti di voi. Non si è mai visto un congresso che non nomina il coordinatore del partito».
Se è per questo, nemmeno la Direzione.
Così si capiscono meglio un paio di frasi che Fini lascia cadere sulle prime file del Padiglione 18, quelle del suo Stato Maggiore.
«Per non riprodurre il peggior difetto del passato dico che ho fatto meno del dovuto e farò di più: nel Coordinamento della Segreteria non ci saranno nè parlamentari nè consiglieri eletti nei comuni o nelle regioni; e nei gruppi dirigenti ci sarà  anche chi non ha mai avuto in tasca la tessera di Alleanza Nazionale».
E ancora: «Non saremo un soggetto politico da nomenklatura, non voglio chi sta in politica per una candidatura al Parlamento o un posto in un Consiglio di Amministrazione. I nostri ragazzi dovranno tirarci per la giacca…».
Ed ecco che alla fine, dopo 90 minuti di comizio, Gianfranco Fini va proprio in mezzo a Gianmario, Giuseppe, Michele, Peppino, i ragazzi di Futuro e Libertà .
«E’ stato un bel segnale», dice Gianmario Mariniello, che però è un collaboratore di Italo Bocchino, il mancato coordinatore ricompensato con la vice-presidenza, e dunque sospettabile di partigianeria.
«No – precisa lui – è un bel segnale perchè Fini fa capire che questo partito, per essere davvero nuovo e diverso, deve superare le vecchie logiche e le vecchie abitudini».
Una era quella dei colonnelli che salgono sul palco con il leader.
Ma se baruffano tra loro no, stiano al loro posto.
E Fratelli d’Italia se lo cantino in platea.

Giovanni Cerruti
(da “La Stampa“)

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