Agosto 7th, 2018 Riccardo Fucile
I MANIFESTINI NEL CENTRO STORICO DI GENOVA CON IL DIVIETO DI CIRCOLARE ANCHE CON LE “ORRIDE BORSINE DA SUPERMERCATO”… LA PRESA IN GIRO DELLE RIDICOLE ORDINANZE DEL COMUNE CHE VIETANO TRA UN PO’ ANCHE DI RESPIRARE
Il manifesto è comparso nel centro storico, all’apparenza in tutto e per tutto simile alle comunicazioni ufficiali del Comune di Genova, con tanto di stemma, ma ad una lettura più attenta si scopre che l’ordinanza è semplicemente uno scherzo, perchè si parla del divieto assoluto dalle 9 alle 19 di emettere e diffondere “rumori e odori fastidiosi e molesti quali flatulenze ed eruttazioni, nonchè ogni atto sconsiderato di esplorazione nasale artificiale”.
E ancora: divieto alla circolazione “di orride borsine da supermercarto o simili”, come pure “linguaggi che, per oscenità del contenuto o per implicita cacofonia fonetica, possano risultare molesti all’udito dei visitatori. Sono da intendersi proibite, quindi, ingiurie, bestemmie, dialetti e lingue nazionali di Paesi non comunitari”.
La vigilanza, sempre secondo il manifestino-burla, è affidata alle pattuglie anti-degrado, la sanzione un’ammenda da 200 a 2000 euro fino alla revoca della cittadinanza.
Si tratta di una presa in giro dell’assessore-sceriffo, Stefano Garassino e delle ordinanze per il decoro che stanno imperversando con la giunta di centro-destra, ma i genovesi possono stare tranquilli, nessuno minaccia di togliere loro la residenza.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
“E’ MIO PRECISO OBBLIGO GIURIDICO SEGNALARE AGLI AMMINISTRATORI ILLEGITTIMITA’ DEGLI ATTI”… LA NOTA SI ‘E RESA NECESSARIA DOPO DIVERSI PRECEDENTI A RISCHIO PROCURA E CORTE DEI CONTI
Un invito a evitare di proporre delibere avventurose e in ogni caso a sottoporle almeno 48 ore prima, al vaglio della figura a cui «per legge compete un ruolo di garanzia» e che ha il «preciso obbligo giuridico (le tre parole sono sottolineate, ndr) di segnalare agli amministratori le illegittimità contenute negli emanandi provvedimenti al fine di impedire atti e comportamenti illegittimi forieri di danno erariale».
Giusto il tempo di insediarsi ed è questa la lettera che il neo segretario generale del Comune di Genova, Antonino Minicuci, ha scritto a tutte le strutture di Palazzo Tursi.
Un richiamo piovuto dopo alcuni “incidenti” avvenuti in giunta e per la consuetudine di diversi assessori di proporre i provvedimenti più delicati “fuori sacco”, ossia senza inserirli all’ordine del giorno.
Un modo di procedere che ha fatto più volte incartare le delibere più “tirate”, a rischio bocciatura in caso di ricorso, o candidate a finire nel mirino di Procura o Corte dei conti.
Costringendo a rimandarle, rimaneggiarle o correggerle in corsa.
E non solo da quando Minicuci ha sostituito il collega Luca Uguccioni, che a causa di un rapporto difficile con il sindaco Marco Bucci – sommato a motivazioni personali – ha optato per il trasferimento a Forlì, rinunciando a una parte cospicua del compenso.
(da “Il Secolo XIX”)
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Luglio 20th, 2018 Riccardo Fucile
LA GIOVANE ASSESSORA IN ROTTA DI COLLISIONE CON LA LEGA … ANIMO LIBERAL, ATTENTA AI DIRITTI CIVILI E CONTRARIA A FORME DI RAZZISMO: HA RESISTITO FIN TROPPO
“Chi ha seguito la mia attività politica e amministrativa lo sa: spesso ho infranto veti,
calpestato interessi speciali ed è vero, ho fatto arrabbiare qualcuno ma ho provato sempre a perseguire l’interesse generale. Ma oggi più che mai comprendo quanto mi veniva spesso detto: per mantenere determinati ruoli, bisogna dimostrarsi flessibili. Accettare e affrontare alcune dinamiche che fanno parte delle regole del gioco.Ho provato a farlo, ma in questo, evidentemente, non sono risultata efficace. Questo non significa che mi senta migliore o peggiore di altri politici o amministratori. Mi sento semplicemente diversa e probabilmente inadatta a questo contesto politico. Sono felice, gratificata e grata per l’opportunità . Ma il mio compito, in questa Giunta, è finito. Per il resto, io mi fermo qui. Tornerò a essere un politico “di passione”, e non di professione, come scriveva Max Weber. Grazie alle tante persone che mi stanno scrivendo in queste ore, a chi ha scelto di darmi fiducia. E’ anche per voi che ho preso questa decisione. ”
Elisa Serafini, ormai ex assessore alla Cultura del Comune di Genova, questa mattina ha affidato a un messaggio via Facebook il perchè delle dimissioni presentate ieri.
Serafini non entra nel merito delle questioni che sono state ipotizzate per il suo addio ma parla di valori come ‘coerenza’, ‘coscienza’ e ‘verità ‘.
Allora è il caso di fornire qualche spiegazione.
Elisa è stata eletta nella lista del Sindaco Bucci, fuori dalla spartizione tra Lega, Forza Italia e Fdi, è di area liberale ed europeista, non è nè razzista nè omofoba, ha dei valori di riferimento a cui non rinuncia per una poltrona.
Tanto per scendere nel dettaglio: Elisa era favorevole a dare il patrocinio del Comune al GayPride come scegno di civiltà , era contraria alla squallida delibera per vietare l’apertura di nuovi negozi etnici, aveva manifestato dissenso quando un assessore di Fdi si era fatto “scortare” da militanti neonazisti al cimitero di Staglieno per rendere omaggio ai caduti della Rsi, era per l’apertura dei locali della movida e contraria alle politiche da bunker e coprifuoco di un certo becerume “benpensante”.
Senza contare che aveva partecipato alla “marcia per l’Europa” del 13 maggio, a Milano, organizzato dal Comitato Ventotene (di area forzista e radicale), guidando con tanto di megafono l’allegro corteo e suscitando le ire dei leghisti.
Una persona con cui puoi anche avere una visione diversa in alcune iniziative culturali, ma sicuramente non abituata alla corte dei miracolati leghisti e relative ruote di scorta della Giunta Bucci.
Elisa hai resistito fin troppo, grazie per il segnale che hai dato a chi non ha ancora portato il cervello all’ammasso.
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Maggio 7th, 2018 Riccardo Fucile
L’AGGRESSIONE FUORI DA UN PUB DI GENOVA … IL TURISTA ELVETICO SI ERA RIFIUTATO DI OFFRIRE DA BERE
Una militante genovese di Casapound, Monica Deiana, 22 anni, è stata denunciata dalla Digos alla procura di Genova per un’aggressione avvenuta venerdì sera fuori da un locale di Boccadasse, il Derry Pub di via Cavallotti.
Secondo quanto appreso la vittima, un cittadino svizzero di 25 anni, si trovava fuori dal locale quando è stato avvicinato da un gruppetto di tre persone che gli ha chiesto se offriva loro da bere.
La più insistente sarebbe stata proprio la ragazza che al diniego del giovane lo avrebbe tempestato di domande a sfondo politico fino a mostragli una foto di Hitler dicendogli se lo conosceva.
In base a quanto riferito dal giovane straniero, che ha riportato una ferita al viso refertata al pronto soccorso dell’ospedale Galliera, la sua reazione perplessa avrebbe scatenato la violenza.
Uno dei giovani lo avrebbe afferrato per il collo scaraventandolo a terra mentre Deiana lo avrebbe colpito con una bottigliata in faccia. Per lei è scattata la denuncia per lesioni aggravate.
Proseguono le indagini della Digos per identificare l’altro aggressore, anche in questo caso si tratterebbe secondo gli investigatori di un militante del partito di estrema destra.
La ventiduenne denunciata era presente, seppur con ruolo marginale, all’aggressione del 12 gennaio scorso a un antifascista genovese.
(da “Genova24″)
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Maggio 5th, 2018 Riccardo Fucile
FORZA ITALIA: “HA SBAGLIATO, SE VUOLE COMMEMORARE LA RSI CI VADA A TITOLO PERSONALE”… IL CONSIGLIERE DELLA MELONI VOLEVA ELIMINARE ANCHE IL DIVIETO DI PRECEDENTI PENALI PER ENTRARE NELLA PROTEZIONE CIVILE E SI ACCOMPAGNA A “LEALTA’ E AZIONE”
«È stato inopportuno. Non si può fare del revisionismo perchè la storia è la storia. E non si può continuare a giustificarsi. Chiediamo scusa alla città perchè abbiamo sbagliato».
Mario Baroni, consigliere delegato alla valorizzazione del patrimonio comunale, esponente di Forza Italia, ha una posizione netta.
Lei sarebbe andato a commemorare in nome del Comune le vittime di Salò?
«Figuriamoci, non ci penso nemmeno. Anche perchè da quello che risulta, Gambino a Staglieno era per i fatti suoi, ma con la fascia tricolore. Il sindaco non sapeva niente. Se vuole fare certe cose, le faccia pure, ma in forma privata. Uno può andare in chiesa a pregare per chiunque perchè la fede è una questione personale. Non è accettabile andare per Rsi, addirittura fare un’orazione…»
Si dice che tre quarti della maggioranza si sia schierata contro Gambino nella riunione di ieri mattina.
«È stato ripreso pesantemente, è vero, anche perchè continuava a insistere che aveva fatto la cosa giusta. Mi è stato chiesto di preparare un documento per rispondere a un probabile articolo 55, ma non ci penso nemmeno, se vuole lo può fare il nostro capogruppo».
Ma il sindaco come l’ha presa?
«Malissimo perchè questa storia sta creando seri problemi al lavoro della giunta. Noi pur sostenendo il sindaco e il suo lavoro, e vorrei che mi facesse ribadire che Bucci avrà sempre il mio appoggio, ci dissociamo dalla scelta di Gambino.
Continuava a ripetere che le vittime sono tutte uguali.
Anche se nessun gruppo produrrà un documento che spieghi la posizione di ogni partito, Gambino ha detto che andrà avanti da solo e ribadirà che bisogna voltare pagina dopo tanti anni. Non capisce proprio. Dire che le vittime sono tutte uguali, che dobbiamo essere solidali, non è il mio pensiero. Gambino non arriva a capire la delicatezza di certe questioni. Una città di 500 mila abitanti, dovrebbe avere dei rappresentanti politici di un livello più alto».
Ma il sindaco Bucci vuole un documento congiunto.
«Io con la Lega e Fratelli d’Italia non ho nulla da spartire. La maggioranza non è un pensiero unico. Comunque, se si fa un documento, bisogna prepararlo parlandone, approfondendo la questione, e non così, su due piedi».
Ma come è stato possibile che Gambino si sia preso la libertà di andare alla commemorazione in nome del Comune?
«Non riesco a rispondere a questa domanda perchè la riunione che abbiamo fatto era incentrata sul casino che è scoppiato dopo. L’uso della fascia tricolore deve essere rappresentativo della città , non del proprio pensiero. È importante capire certe cose, ma Gambino non le afferra».
Gambino l’hanno scorso era già andato a commemorare la Rsi ed era sorto lo stesso problema. Ultimamente nella revisione del regolamento per ingaggiare i volontari di protezione civile, ha cancellato che non è necessario non avere precedenti penali, ma poi ha dovuto inserire che serve un’autocertificazione.
Troppa leggerezza?
«Deve capire che siamo al servizio dei cittadini. Si deve riflettere quando si agisce», conclude Mario Baroni.
(da “La Repubblica”)
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Aprile 20th, 2018 Riccardo Fucile
“MODELLO LIGURIA? LUI E’ SOLO IL PROGRAMMA DI NIENTE”
Dopo le polemiche dei giorni scorsi, le accuse a distanza e le “frecciate” reciproche, attacco frontale
di Claudio Scajola contro il governatore della Regione Liguria, Giovanni Toti, sulla questione della candidatura dell’ex ministro a sindaco di Imperia : «Per restare nel linguaggio della savana che a lui piace tanto, dirò che per me Toti è un facocero (una sorta di cinghiale africano, ndr)», ha detto Scajola ai microfoni di Telenord.
Ancora: «Io non lo avevo mai conosciuto, e si è opposto alla mia candidatura alle elezioni europee di 5 anni fa. Poi, nel corso degli anni, mi ha sempre insultato e calunniato a distanza. Io mi sono controllato e non ho mai risposto. Adesso replico: sarò il sindaco di Imperia e farò il mio mestiere e il mio dovere. Lui faccia il suo, e ognuno vada per la sua strada. Gli sta bene la frase che lui ripete: “Il modello di niente”».
(da “il Secolo XIX”)
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Aprile 15th, 2018 Riccardo Fucile
DEI SETTE MILIONI PROMESSI AL QUARTIERE DAL SINDACO BUCCI NEI GIORNI DELLA “RIVOLTA CONTRO I PROFUGHI” NON HANNO VISTO UN EURO… E DA SETTE MILIONI TEORICI SONO GIA’ DIVENTATI TRE IPOTETICI
Ricordate i 7 milioni per Multedo?
Quelli che il sindaco Marco Bucci aveva promesso al quartiere, in termini di investimenti e riqualificazione, il 18 ottobre 2017, per rincuorare i cittadini nei giorni complessi dell’arrivo dei migranti all’ex asilo Contessa Govone.
Per chiedersi che fine abbiano fatto, quei soldi, c’è persino chi ha creato una pagina Facebook sarcastica
Il problema è che i 7 milioni sarebbero già diventati 3. Perchè 4 mancanti, che qualcuno pensava potessero arrivare dalla Regione Liguria, dalla Regione non arriveranno.
Almeno non nel 2018, nè nel 2019.
A tornare sull’argomento, durante l’ultimo consiglio regionale, è stato il consigliere Pd Giovanni Lunardon, con un’interrogazione a cui ha risposto la vicepresidente Sonia Viale.
Il consigliere di minoranza ha chiesto se fosse che il Comune di Genova aveva fatto pervenire una richiesta di finanziamento per interventi sugli spazi pubblici e sulla piscina di Multedo e se la Regione avesse stanziato, e dal quale capitolo, 4 milioni a fondo perduto.
Sonia Viale ha escluso che siano state finora prese decisioni in merito con l’ultima variazione di bilancio.
E fino ad oggi dei 7 milioni promessi neanche un cent ha raggiunto Multedo.
Potrebbe essere un motivo per scendere di nuovo in piazza per protestare stavolta contro la giunta leghista di Genova, ma chissà come mai stavolta nessuno protesta…
Forse perchè allora la protesta era fomentata proprio da qualche esponente della becerodestra locale come abbiamo ampiamento dimostrato in precedenti articoli sul ruolo di certi capipopolo che ora stanno zitti per interesse?
(da agenzie)
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Aprile 15th, 2018 Riccardo Fucile
L’ASSESSORE LEGHISTA ALLA (IN)SICUREZZA DEL COMUNE DI GENOVA, EMBLEMA DEL FALLIMENTO DI UNA GIUNTA BECERA
E’ utile provare a mettere in fila le cose. Perchè, anche se non appare, un pensiero di fondo c’è. Ed è quello di fare,
per dirla alla genovese, tanto “sciato” a fronte di una sostanziale assenza di risultati.
Perchè in un anno di mandato l’assessore Garassino porta a casa assai poco
L’ annunciata “ tolleranza zero” si è ridotta a un ben più modesto “effetto zero”.
Basta l’elenco di alcune delle questioni che in tempi non tanto lontani sono state tra le più gettonate dall’allora opposizione di Tursi e da buona parte dell’informazione cittadina
Il mercatino di Corso Quadrio assunto come emblema dell’illegalità è stato semplicemente trasferito a Bolzaneto acquisendo nel solo spostamento il carattere della legalità .
Sottoripa, dove transita un milione di turisti, affonda nel degrado.
Via Prè continua a rappresentare il modello di una difficile convivenza. Per non parlare della Maddalena. Spaccio e prostituzione non hanno allargato la morsa con cui tengono molti dei vicoli in pugno.
La movida, compreso urla, suoni e deiezioni umane, continua fino all’alba nella sovrapposizione tra la legittimità di “vivere la notte” e il consumo/abuso di alcool e stupefacenti.
Le iniziative contro gli esercizi non in regola sono di fatto quelle varate dalla giunta precedente.
I migranti continuano a raccogliere l’elemosina senza che si sia varato un piano capace di trasformare l’accoglienza in integrazione.
E ancora: nessuna nuovo intervento su Sampierdarena e tantomeno sulle periferie, norme anti- azzardo al palo.
Dunque delle promesse elettorali e dell’allarme sicurezza così tanto enfatizzato cosa è rimasto ad oggi? Nulla.
Quali idee nuove per garantire realmente un più alto decoro urbano? Nessuna. Insomma se si dovesse trarre da tutto ciò una valutazione delle capacità di governo della Lega e della corrispondenza tra urla e fatti la conclusione non potrebbe che essere assai sconfortante.
Giovano comunque all’assessore Garassino sia una certa compiacenza mediatica sia l’evidente contiguità politica con tanti veri o presunti comitati di cittadini che sono scivolati in un improvviso silenzio.
In questo anno dunque non è cambiato niente nel bene o nel male? Non è neppure così.
Perchè ciò che è profondamente mutata è la logica narrativa, lo spostamento dal piano della realtà a quello del simbolico, la pratica dell’annuncio assunto come realizzazione.
La muscolarità del linguaggio diventa rassicurazione verso gli elettori che il “ vento è cambiato”. Che la stagione del “politically correct” si è finalmente conclusa, che il buonismo è stato mandato in soffitta.
Da qui la sfilza di provvedimenti inapplicabili e costituzionalmente discutibili, l’imbarazzante elogio dei “calci in culo”, i concioni sui “diritti e doveri” indirizzati a coloro che di diritti ne godono ben pochi, l’assoluta inconsapevolezza con cui vengono affrontate questioni, come la non relazione tra povertà e malattia, che sono parte della storia moderna dell’Occidente.
Di fatto, per usare un’espressione giovanilistica, tanta “ fuffa”. Ma non solo.
Perchè c’è oggettivamente un arretramento culturale che non sta tanto nella critica di un solidarismo astratto che non vede come le vittime del degrado e dall’assenza di regole condivise siano spesso i cittadini più fragili, ma nel ruolo stesso dell’istituzione che a fronte della propria impotenza e inadeguatezza sa solo indicare “ capri espiatori” e nemici sociali.
Cancellando le ragioni dell’inclusione, delle pari opportunità , del recupero di chi il destino ha messo ai margini della comunità .
Ecco di gradini in questo senso ne sono stati discesi tanti negli ultimi mesi. Nè serve una contrapposizione del tutto estemporanea come quella sorta di “ je suis clochard” che ha animato la protesta di alcuni gruppi contro le minacciate sanzioni a chi per sua sfortuna è davvero costretto a rovistare nella spazzatura.
Perchè ciò che è in discussione non è l’opportunità /necessità di conservare il decoro degli spazi urbani, di evitare aree “ off limits”, di valorizzare la dimensione pubblica, cioè per tutti, di piazze, giardini, panchine, palazzi.
Addirittura di produrre bellezza a fronte dei tanti sentimenti di insicurezza e disagio. Questo è la base di un’etica della responsabilità che dovrebbe appartenere non solo alle istituzioni ma a tutti i cittadini
La questione è il come.
Trasformare problemi sociali in temi di ordine pubblico non solo è il modo peggiore ma anche, e ne abbiamo quotidiana dimostrazione, il più inefficiente.
Utile per un titolo di giornale o per un talk show stile “bava alla bocca”, ma del tutto incapace di cambiare davvero le cose. Al massimo si raggiunge l’obiettivo di spostare il degrado un po’ più in là . Con buona pace di quelli che ci vivono.
Quando invece proprio sulla sicurezza reale e percepita si dovrebbe disegnare un nuovo impegnativo piano che riguarda l’insieme delle azioni comunali, dai lavori pubblici ai servizi sociali, alla scuola, alla cultura, alla polizia municipale.
E la loro integrazione con l’associazionismo civico e le forze dell’ordine. Tutt’altra strada da quella fatta e annunciata in questo anno.
Luca Borzani
(da “La Repubblica”)
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Aprile 10th, 2018 Riccardo Fucile
IL RIDICOLO DASPO URBANO E I CLOCHARD PORTATI DI FORZA IN OSPEDALE, SIAMO AL DELIRIO … I SANITARI: “NON C’ERA MOTIVO PER CONDURLI IN OSPEDALE, IMMEDIATAMENTE DIMESSI”
«Chi vive per strada è povero. Non è un criminale nè un malato».
La stoccata della Comunità di Sant’Egidio arriva al termine della prima giornata di applicazione, in città , delle misure anti degrado adottate dal Comune. Il cosiddetto Daspo urbano.
Lo scontro si è acceso su un intervento dei vigili del nucleo Centro Storico, quelli impegnati in prima linea nel monitoraggio anti degrado nelle zone della città considerate di interesse turistico, o degne di tutela per la presenza di scuole, musei o verde pubblico.
Succede tra via dei Cebà e largo delle Fucine, a Piccapietra. La pattuglia si imbatte in due clochard. Hanno entrambi 50 anni, quello che accade indigna Sant’Egidio e preoccupa l’ospedale Galliera.
In nome del decoro, gli agenti, si avvicinano ai due, non scatta nessun provvedimento di”espulsione” e nemmeno viene data loro una sanzione.
Ma i vigili chiamano un’ambulanza e li fanno accompagnare all’ospedale. Perchè? «Abbiamo ricevuto diverse segnalazioni da parte dei commercianti di Piccapietra sulla difficile convivenza con i clochard che si accampano notte e giorno in zona – ha spiegato l’assessore alla Sicurezza Stefano Garassino – si tratta comunque del salotto della città , non può essere anche un accampamento di senzatetto».
Entrambi i clochard vengono visitati, poi dimessi in pochi minuti.
Intanto lo scontro si accende, con la direzione sanitaria del Galliera che annuncia verifiche. «Sappiamo che due persone sono state accompagnate al pronto soccorso – ha detto Giuliano Lo Pinto, direttore sanitario del Galliera – Le loro condizioni non sembravano però giustificare l’accompagnamento in ospedale. Domani (oggi per chi legge, ndr) cercheremo di capire quanto accaduto, in caso chiederemo spiegazioni». Più dura la reazione della Comunità di Sant’Egidio. «I dormitori aperti durante l’inverno hanno chiuso lo scorso 31 marzo. Non ci sono bagni pubblici nè spogliatoi. Anche a chi vive per strada, che è povero e non malato, piacerebbe avere maggior decoro. Mandare via i poveri non è però la soluzione».
E’ l’ultimo capitolo (per ora) della gestione delirante della “sicurezza” della becerodestra leghista in città .
(da agenzie)
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