Settembre 15th, 2015 Riccardo Fucile
ALLA PRESIDENZA DELLA FILSE UN RINVIATO A GIUDIZIO PER BANCAROTTA FRAUDOLENTA E IN PASSATO PRESIDENTE DELLA BANCA ALETTI DI CUI SI SERVIVA BELSITO PER GLI INVESTIMENTI IN TANZANIA… ALLA PROTEZIONE CIVILE UNO NEANCHE LAUREATO CHE NON POTREBBE RICOPRIRE QUEL RUOLO… E UN PAIO DI FAVORI A RENZI
Venerdì sera, al padiglione Peck dell’Expo a Milano, c’è stata una bella tavolata. Giovanni Toti e
Roberto Maroni hanno celebrato il matrimonio Forza Italia-Lega ligure-lombardo, con politici, imprenditori, alti funzionari di società partecipate, ma anche vecchi arnesi e riciclati.
C’erano Giorgia Meloni e Ignazio La Russa, c’era Paolo Romani, c’erano imprenditori pesanti come Gabriele Volpi e Aldo Spinelli, i presidenti di un paio di autorità portuali.
Doveva esserci anche Silvione, ma è volato in Crimea dall’amico Putin. Ubi maior. S’è mangiato insalata di pesce e pane nero, ravioli di patate di Pignone al pesto, rombo ai pinoli, si son bevuti gradevoli bianchi liguri.
Toti ha detto: «Questa cena rappresenta la Liguria che vorremmo costruire».
E in effetti. La stanno costruendo.
S’è aperta la stagione di caccia delle nomine. Filse, autorità portuale, protezione civile, società informatica della Regione, posti dove girano molti soldi, si gestisce consenso, si sperimentano patti e alleanze compensatorie romane.
Il Pd del sistema-Burlando era stato sbaragliato per essersi costruito su reti trasversali di rapporti ventennali?
Bene, ecco come esordisce Forza Italia.
Prima nomina, in Filse, la potente finanziaria della Regione (quella dove il M5S ha piazzato consigliere il commercialista amico di Grillo): Toti (ma soprattutto la Lega) ha voluto presidente Pietro Codognato Perissinotto, 68 anni, lungo curriculum, vasta esperienza di cda nel nord est, per lo più banche.
C’è un piccolo particolare, che ai rinnovatori, leghisti liguri e forzisti, non dev’esser parso influente: il neopresidente della finanziaria che guiderà gli investimenti regionali è un uomo rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta (per il crac di Fadalti, in Friuli, era stato commissario liquidatore di quell’azienda).
Toti è sicuro, «verrà assolto, è solo rinviato a giudizio». Politicamente imbarazza anche il lungo lavoro del neopresidente in Banca Aletti, nove anni, l’istituto di cui si serviva anche Francesco Belsito, ex tesoriere leghista, per i suoi investimenti in Cipro e Tanzania.
Seconda perla: Forza Italia ha voluto come amministratore unico di Liguria Digitale, la società informatica della Regione, Marco Bucci.
Bucci però è un alto dirigente di Carestream Health, una società del settore che ha in mano contratti milionari con le Asl, e tra poco parteciperà a gare d’appalto dell’Agenzia sanitaria regionale, che però è socia di Liguria Digitale.
Il sospetto di conflitto d’interessi è forte.
Il centrodestra ha dovuto votare delle delibere-papocchio per eliminare le cause di incompatibilità per dirigenti e manager d’azienda (ne rimane una).
La terza perla riguarda la Protezione civile, posto decisivo, in Liguria.
Bene, il prescelto qui è Leonardo Cerri.
E chi è? Un ripescato che già nel 2010 finì al centro di uno scandalo perchè Letizia Moratti lo indicò per la Protezione civile lombarda. I morattiani lo qualificarono, nei documenti formali, come «dottore»: ma lui dottore non è, e non potrebbe quindi neanche ricoprire il ruolo.
Senonchè, equanime, Toti guarda anche a Renzi, non solo alla Lega.
Dal centrodestra ci raccontano che vorrebbe nominare, all’Autorità portuale, il consigliere di Matteo Renzi sulla portualità , Maurizio Maresca; anche se Maresca nega.
Dulcis in fundo, ci sarebbe da piazzare Paolo Emilio Signorini, il numero due di Ettore Incalza alle Infrastrutture, il suo erede, che gli sarebbe succeduto se la struttura non fosse stata soppressa.
Toti ci pensa: leverebbe una grossa grana al governo, dando a Signorini il potente incarico di segretario generale della Regione.
E poi dicono: spazziamo via le reti di potere del Pd.
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
argomento: Genova | Commenta »
Agosto 4th, 2015 Riccardo Fucile
TRE SOTTO PROCESSO PER PECULATO IN REGIONE LIGURIA: DUE LEGHISTI E UN FRATELLI D’ITALIA… SE ENTRO UN ANNO E MEZZO FOSSERO CONDANNATI SAREBBERO SOSPESI PER LA LEGGE SEVERINO E LA GIUNTA PERDEREBBE LA MAGGIORANZA
Una mina vagante, che potrebbe complicare la strada al neo presidente Giovanni Toti e alla sua giunta di centrodestra.
La Procura ha chiesto il processo per venticinque politici nell’inchiesta sulle spese pazze in Regione fra il 2010 e il 2012, nella legislatura in cui governatore era Claudio Burlando alla testa d’una maggioranza di centrosinistra.
E però nel lungo elenco di nomi che rischiano a breve di finire a giudizio, firmato dal sostituto procuratore Francesco Pinto, ci sono tre consiglieri ri-eletti dopo le elezioni del maggio scorso: Edoardo Rixi e Francesco Bruzzone della Lega Nord, Matteo Rosso di Fratelli d’Italia.
Il primo, golden boy del Carroccio, è stato nominato assessore allo Sviluppo economico; il secondo è il nuovo presidente del consiglio regionale. 
Rosso, medico, ha rastrellato 3713 voti nel partito di Giorgia Meloni ed è uno dei consiglieri più ascoltati dal neo assessore alla Sanità , la leghista Sonia Viale.
Incombe su di loro la legge Severino, che su questo aspetto parla chiaro.
La conseguenza di una condanna anche di primo grado per peculato, è infatti la sospensione dalla carica: a quel punto, sempre ragionando in linea teorica, o ci si dimette o la maggioranza perde pezzi. Toti si dice tranquillo: «Sono già stati giudicati e assolti dagli elettori».
Tesi assai originale: se Totò Riina venisse votato dagli elettori e portato in Regione sarebbe solo per questo innocente?
O non sarebbero piuttosto collusi o imbecilli i suoi elettori?
Difficile prevedere con certezza i tempi del processo, sebbene non sia azzardato ipotizzare un giudizio di primo grado entro il prossimo anno e mezzo.
Richieste di rimborso di ogni tipo
A spulciare le spese «impresentabili», per centinaia di migliaia di euro, c’è da ubriacarsi in 125 pagine zeppe di nomi di ristoranti e negozi assortiti.
argomento: Genova | Commenta »
Luglio 17th, 2015 Riccardo Fucile
DOPO LA DENUNCIA DELLA CRIMINOLOGA BRUZZONE E DELL’AVV. GALOPPA. LA PROCURA DI TARANTO CHIEDE IL RINVIO A GIUDIZIO DELLA GIORNALISTA PER IL CASO MISSERI
Il pubblico ministero Mariano Buccoliero ha chiesto il rinvio a giudizio per Ilaria Cavo, giornalista di Mediaset e da poco nominata assessore regionale dal governatore della Liguria, Giovanni Toti, con deleghe alla Comunicazione istituzionale, politiche giovanili, scuola cultura, sport e pari opportunità .
La giornalista, entrata in politica alle ultime consultazioni regionali con la lista di Forza Italia, è accusata di diffamazione nei confronti della criminologa Roberta Bruzzone e dell’avvocato Daniele Galoppa, ex difensore di Michele Misseri, lo zio di Sarah Scazzi, uccisa e gettata in un pozzo di Avetrana il 26 agosto 2010.
Il rinvio a giudizio è stato chiesto anche per lo stesso Misseri, accusato di calunnia nei confronti dei due professionisti.
Secondo la procura ionica, il contadino di Avetrana avrebbe formulato accuse nei confronti del suo difensore e della consulente affermando di essere stato spinto a incolpare la figlia Sabrina, indagata in seguito alle sue confessioni e poi condannata all’ergastolo per omicidio insieme alla madre Cosima Serrano al termine del processo di primo grado.
Nei confronti della Cavo l’accusa è invece quella di aver rilanciato le accuse dello zio di Avetrana, condannato in primo grado a otto anni di reclusione per la soppressione del cadavere di Sarah.
L’uomo però, da tempo continua ad affermare di essere l’unico responsabile della morte della 15enne e di aver accusato la figlia Sabrina solo perchè indotto a farlo
Una versione che scatenato l’ira di Galoppa e della criminologa Bruzzone che sono così passati alla vie legali.
Nel procedimento penale, inoltre, il giudice per l’udienza preliminare Valeria Ingenito ha concesso all’avvocato Galoppa e alla consulente Bruzzone di citare come responsabili civili la Rai, la Rti per Mediaset, le Edizioni Universo e la società Rcs per il settimanale Oggi.
Nel procedimento oltre a Misseri e la Cavo è imputato per diffamazione anche l’avvocato Fabrizio Gallo.
Ma questo è solo l’ultimo dei tanti rivoli giudiziari aperti a Taranto dopo il reality horror di Avetrana: la stessa Ilaria Cavo è stata assolta in un altro procedimento per l’utilizzo di materiale fotografico che sarebbe stato, secondo l’accusa iniziale, venduto da un consulente della procura.
Sotto inchiesta sono finiti anche Cristiana Lodi, inviata di Porta a Porta, insieme alla parlamentare dell’allora Pdl Melania Rizzoli: durante una visita al carcere di Taranto la Lodi si presentò come assistente parlamentare e riportò poi il contenuto dell’incontro con Michele Misseri, all’epoca detenuto, in un pezzo su Libero. Entrambe hanno patteggiato sei mesi di reclusione usufruendo della sospensione della pena, la parlamentare ha poi trasformato la pena in una multa di circa 50mila euro.
Ora i riflettori sono pronti a riaccendersi: il 23 luglio prossimo, infatti, la corte d’appello di Taranto si ritirerà in camera di consiglio per emettere il verdetto di secondo grado.
E il gran circo mediatico tornerà con dirette ed esclusive nelle case degli italiani.
Francesco Casula
(da “il Fatto Quotidiano“)
argomento: Genova | Commenta »
Luglio 15th, 2015 Riccardo Fucile
PECCATO CHE IN CAMPAGNA ELETTORALE AVESSE PROMESSO UN TAGLIO DEGLI EMOLUMENTI CHE IN REGIONE LIGURIA VIAGGIANO SUGLI 8.000-10.000 EURO AL MESE
Lella Paita parla a nome del gruppo Pd in Regione e annuncia una opposizione a Giovanni Toti «senza sconti» ma basata sullo «sfidare la maggioranza sui contenuti: agiremo come un “Governo ombra”, perchè abbiamo idee, progetti e abbiamo una cultura di governo».
E per cominciare l’ex assessore alle infrastrutture ha attaccato punto per punto il programma del presidente.
«Si parlava di tecnici in funzioni importantissime, si parlava di apertura alla società civile. Nel giro di pochi mesi le velleità iniziali di apertura a risorse e competenze esterne si sono capovolte e sono state ovviamente e inesorabilmente rimesse nel cassetto».
Diversa la linea del Movimento 5 Stelle, dove hanno parlato tutti i consiglieri.
Più aperture di credito verso il nuovo governo ligure, ma la prima proposta alla giunta è stata rispedita al mittente
Nel suo intervento, Alice Salvatore ha chiesto conto a Toti delle dichiarazioni in campagna elettorale sui costi della politica: «Aveva detto di ridurre gli emolumenti dei consiglieri regionali, di aumentare quelli dei sindaci dei piccoli Comuni e di abolire le indennità di carica aggiuntive come le buone uscite di 80mila euro dei consiglieri uscenti».
E il consigliere M5S Marco De Ferrari ha annunciato che l’autoriduzione dello stipendio dei consiglieri del gruppo permetterà di mettere a disposizione alla fine dei cinque anni di legislatura 2 milioni di euro da destinare ad un fondo per il microcredito e ha invitato tutti i consiglieri ad aderire all’iniziativa che potrebbe portare ad un fondino di 10 milioni di euro.
Toti, da parte sua, ha confermato che sette assessori sono pochi per governare la Regione.
Ma ha chiuso a misure di riduzione degli emolumenti. «Io non ho alcuna intenzione di aumentare i costi della politica: in ogni caso non sono tre sottosegretari a dilatarli.”
«Non voglio accettare la demagogia – ha detto – abbassare gli emolumenti dei consiglieri non credo sia particolarmente etico. Credo che occorra ragionare su quanto guadagnano tutti gli esponenti politici, dai parlamentari fino ai sindaci dei piccoli Comuni».
(da “il Secolo XIX”)
argomento: Genova | Commenta »
Luglio 9th, 2015 Riccardo Fucile
A PARTE CHE IL RUOLO NON ESISTE SE NON NELLA MEGALOMANIA DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE, PERCHE’ SCEGLIERE UNO CHE INVITAVA MATACENA SOSTENENDO CHE NON SAPEVA CHE AVESSE GIA’ SULLE SPALLE UNA CONDANNA A 5 ANNI PER ASSOCIAZIONE MAFIOSA?
Giovanni Toti pare abbia bisogno di un “consigliere politico”: come Berlusconi ha nominato tale l’ex direttore di Studio Aperto, ora Toti, a sua volta, vuol fare altrettanto.
Secondo quando riporta (non smentito) il Secolo XIX il nome che circola e quello di Antonio Morabito, ex ambasciatore d’Italia nel principato di Monaco, già coinvolto nella vicenda sui rapporti tra l’ex ministro Claudio Scajola e l’imprenditore Amedeo Matacena: «Voci ne girano tante- commenta – ma non posso dire niente. Vedremo…»
L’ex diplomatico era finito sotto i riflettori per una foto – pubblicata dal settimanale Oggi – in cui compariva, a un ricevimento all’ambasciata di Monaco, accanto a Scajola, Matacena e la moglie Chiara Rizzo, residente nel Principato.
La foto fu scattata il 2 giugno 2011: allora Matacena aveva già sulle spalle una condanna in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa.
Condanna poi confermata in Cassazione: 5 anni.
«Non sono mai stato indagato in quell’inchiesta – precisa – e ho già chiarito la mia posizione»., sostiene l’ex ambasciatore.
A suo tempo però l’on Albano, membro della Commissione Antimafia – aveva scoperto che il nostro rappresentante presso la corte dei Grimaldi alla Festa della Repubblica aveva invitato a una festa in Ambasciata Amedeo Matacena, ex deputato sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa, accompagnato dall’ex ministro Claudio Scajola.
Nelle intercettazioni dell’indagine che ha coinvolto Scajola, Chiara Rizzo si rivolge all’ambasciatore per ottenere un aiuto che lo stesso Morabito ha definito assolutamente legittimo.
Ma Albano dice: “In seguito alle telefonate della signora Rizzo l’ambasciatore sollecitava altri uffici appartenenti alla struttura del Ministero degli Affari Esteri, affinchè si ponessero in azione per far incontrare lo stesso Matacena con la moglie, malgrado fosse ben noto che era ormai era considerato a tutti gli effetti, un latitante”.
Di che consigli politici possa aver bisogno Toti dall’ex ambasciatore non è chiaro: che voglia prepararsi già alla fuga dalla Liguria?
(da “il Secolo XIX”)
argomento: Genova | Commenta »
Luglio 8th, 2015 Riccardo Fucile
VARATA LA GIUNTA LIGURE: DUE INDAGATI PER PECULATO E UN’AMICA DELLA MOGLIE … MELONI INFURIATA: IL “FIDANZA”MENTO E’ STATO BOICOTTATO IN LOCO… LILLI LAURO E SENAREGA LASCIATI A BAGNO MARIA… NASCE IL GRUPPO TOTI CON TRE ADERENTI, PARI A QUELLO DI FORZA ITALIA
Toti alla fine si è rimangiato il governo “con tecnici di primo piano” alla Sanità e al bilancio e ha dovuto cedere al manuale Cencelli. E al termine della tenzone la Giunta regionale appena varata è composta solo di politici lottizzati tra i partiti di centrodestra.
Se i problemi sanitari saranno risolti da chi forse conosce il dramma delle escoriazioni alle ginocchia per il cattivo uso delle ginocchiere, il bilancio ragionale resta nelle mani del presidente che ha dimostrato di saper usare almeno per ora il bilancino.
Pazienza se su sette assessori due sono inquisiti per peculato (Rixi e Scajola) e che, in caso di condanna, tra due anni decadrebbero dalla carica: un problema relativo per i destri “duri e puri” che amano parlare di legalità solo quando riguarda i mercatini abusivi e i campi rom.
Per la Protezione civile, dopo aver fatto il nome dell’esperto Bertolaso, Toti ha ripiegato sulla soluzione più saggia: ha nominato assessore il sindaco di Ameglia, suo vicino di casa.
In caso di alluvione non accadrà come alla Paita di farsi trovare ad Albenga mentre Genova era alluvionata: in questo modo Toti salverà il mobilio grazie alla pronta segnalazione del suo dirimpettaio.
Alla comunicazione andrà l’amica di sua moglie, Ilaria Cavo: in Mediaset aveva la consorte di Toti, Siria Magri, come superiore.
Inferocita invece la Meloni che si era prodigata per “Fidanza”re alla Liguria l’ex parlamentare europeo di Fdi.
Pare che alla fine il matrimonio sia stato fatto saltare da un altro milanese, Ignazio La Russa, che non gradiva che Fidanza facesse il gran passo.
Ultima conferma: i sei esponenti di Forza Italia si divideranno per due: tre (Toti, Giampedrone e Cavo) faranno il “gruppo Toti”, gli altri quello di “Forza Italia”, con bilanci e personale separati.
Restano a bagno maria Lilli Lauro e Senarega: avrebbero dovuto subentrare a due consiglieri divenuti assessori, ma per ora nessuno molla il posto.
Prima vorranno vedere se alle prime grandinate politiche Toti riesce a salvare il mobilio.
Si illudono di subentrare in autunno, forse è meglio si coprano bene: stare fuori dall’uscio in pieno inverno è causa di bronchiti fatali.
argomento: Genova | Commenta »
Luglio 6th, 2015 Riccardo Fucile
CAVO E GIAMPEDRONE DOVEVANO DIMETTERSI DA CONSIGLIERI E LASCIARE SPAZIO ALLA LAURO, ORA PARE CI RIPENSINO… E RIXI HA PAURA DI PRENDERSI LA DELEGA AI TRASPORTI: CON L’ARIA DI CONTESTAZIONE CHE TIRA FINISCE CHE GLI SCIUPANO LA MESSA IN PIEGA
Toti e il suo cerchio magico stanno spolverando le ultime poltrone da assegnare (fatta la Giunta regionale, restano quelle in similpelle per i peones, come le presidenze delle commissioni).
Toti aveva detto: “chi farà l’assessore dovrà dimettersi da consigliere regionale”, anche perchè la maggioranza regionale è di un solo consigliere e se un assessore è impegnato sul territorio si rischia di andare sotto.
Di quelli eletti hanno subito fatto orecchie da mercante i leghisti Viale e Rixi, il forzista Marco Scajola e il fratello d’Italia Berrino.
Restavano i fedelissimi di Toti, ovvero il vicino di casa Giampedrone e l’amica della moglie, Italia Cavo.
Pareva dovessero dimettersi per lasciare il posto a Lilli Lauro, altrimenti Biasotti si suicida, e regalarne uno alla Lega .
Ma ora pare ci abbiano ripensato e hanno rinviato tutto all’autunno.
Qual’è il problema? Se la giunta cade, non sei più assessore e non prendi neanche più gli 8.000-10.000 eurini dello stipendio da consigliere, se ti sei dimesso.
Quindi nessuno molla la potrona facilmente.
Poi c’è la fuga dai problemi: la patata bollente dei trasporti regionali con le aziende pubbliche in rosso e lavoratori incazzati.
Meglio non rischiare di rovinarsi la messa in piega in qualche tumulto, deve aver pensato Rixi che non gradisce la delega.
L’ideale sarebbe Berrino (Fdi) che notoriamente di capelli da sistemare non ne ha. Ma Berrino ricorda a Toti che il turismo era stato promesso a Fdi e vuole quello: visto la percentuale di vecchie glorie nel suo partito vorrà forse favorire il turismo della terza età ?
Oggi vedremo come andrà a finire.
Di certo pare che il cerchio tragico di Toti farà gruppo a parte rispetto a Forza Italia: caso singolare che il numero due di Forza Italia faccia un “gruppo Toti” a sè, con Cavo e Giampedrone.
I maligni dicono perchè così gestiscono i fondi del gruppo da soli, senza doverli dividere con quelli di Forza Italia.
Ma non erano quelli per la famiglia tradizionale unita?
argomento: Genova | Commenta »
Luglio 1st, 2015 Riccardo Fucile
IL LEGHISTA BRUZZONE DEVE RISPONDERE DI PECULATO PER I RIMBORSI PAZZI: LA SCELTA GIUSTA PER LA CARICA ISTITUZIONALE… LA CLASSE NON E’ ACQUA: SI E’ PURE VOTATO DA SOLO… ESCLUSI INGIUSTAMENTE I GRILLINI: GLI ALTRI DUE POSTI AL PD E A FORZA ITALIA
È iniziata la decima legislatura della Regione Liguria con la riunione del primo consiglio regionale del nuovo presidente Giovanni Toti.
Il leghista inquisito per peculato Francesco Bruzzone è stato eletto presidente del consiglio regionale della Liguria, mentre Pippo Rossetti (Pd) è stato eletto vicepresidente.
Lo ha sancito il voto dell’assemblea. Per Bruzzone 16 voti a favore (centrodestra compatto, aveva a disposizione 16 voti, il leghista si è votato pure da solo), per Rossetti nove, tutti i consiglieri del Pd più il voto del consigliere di Rete a Sinistra Gianni Pastorino.
Per Alice Salvatore (M5S) sei i voti dei consiglieri pentastellati.
Il consigliere regionale di Forza Italia Claudio Muzio è stato eletto segretario dell’Ufficio di presidenza della Regione Liguria.
Muzio ha ottenuto 16 voti a favore, Alice Salvatore (M5S) ha ottenuto 6 voti, 9 le schede bianche del Pd.
L’ufficio di presidenza risulta così composto da Francesco Bruzzone, Pippo Rossetti e Claudio Muzio.
La logica avrebbe voluto che se la presidenza toccava al centrodestra, i due vice fossero un Pd e un grillino, naggiori partiti di opposizione.
argomento: Genova | Commenta »
Giugno 28th, 2015 Riccardo Fucile
ORMAI IN SIMBIOSI CON LA LEGA , VUOLE USARE LA RUSPA PER DRAGARE I FIUMI…INTANTO METTE IN GIUNTA IL SUO VICINO DI CASA E L’AMICA DELLA MOGLIE
Il centrodestra che ha vinto per miracolo le elezioni in Liguria (grazie alle divisioni della sinistra e al peggior candidato che il Pd potesse proporre) non poteva che ritrovarsi in convento per celebrare degnamente la nascita della nuova giunta regionale.
Appuntamento al monastero di Santa Croce a Bocca di Magra, con panorama sulle Apuane e il magico mare di Luni.
Le truppe liguri per l’occasione hanno ricevuto la visita anche del frate godereccio lombardo (fra Bobo) e dell’incursore lagunare (fra Renato).
Il primo ha spiegato come si fa a favorire le aziende sanitarie private in Lombardia, il secondo ha lanciato la catena di moda LoVeLi (sarebbe la solita alleanza tra Lombardia, Veneto e Liguria, quella che prima prevedeva la stessa simbiosi con il Piemonte e che ha portato sfiga a Cota, caduto su “mutande verdi”).
Ma quelle di Maroni e Brunetta non sono state le uniche apparizioni sacre materializzatesi in convento, Toti è riuscito ad andare oltre.
A un certo punto ha enunciato un elemento chiave del suo programma: “occorrono leggi più liberali per dragare i fiumi e non essere schiavi della trota iridea”.
Panico tra i leghisti che sono abituati a favorire solo chi spara ai torni.
Perplessità anche da parte di Ilaria Cavo (in quota Mediaset e amica della moglie di Toti) che ama dire “la Liguria mi ha dato tanto, è giusto che restituisca qualcosa” (ma non intende gli 8.000 euro di stipendio da consigliere, tranquilli).
Senza parole ma sempre sorridente anche il futuro assessore al welfare Giampedrone, il giovane sindaco di Ameglia che non sappiamo se sia “stato sociale”, ma per certo “è stato” (e lo è ancora) vicino di casa di Toti.
In ogni caso tutti d’accordo per le ruspe sui fiumi e la lotta dura alle trote iridee.
Peccato che nessuno faccia notare al presidente “ruspante” che l’operazione sembra fatta per favorire gli edili che così eviterebbero i maggiori costi per acquistare la ghiaia in Trentino e che la trota iridea è un pesce importato dall’America per i pescasportivi da stagno e che nei nostri corsi d’acqua non si riproduce neppure.
L’ennesima gaffe del Gabibbo bianco che peraltro una corte di miracolati è ben disposta a considerare una grande rivelazione delle sacre scritture.
In attesa del processo agli indagati in Giunta, che la processione intanto abbia inizio.
Con la moltiplicazione dei pani e delle trote iridee.
argomento: Genova | Commenta »