Giugno 26th, 2015 Riccardo Fucile
UNA VITA DA PORTABORSE DEL GOVERNATORE LOMBARDO, DI SANITA’ NON HA ALCUNA ESPERIENZA, FORSE E’ STATA SCELTA PER QUELLO
Il dado è quasi tratto e la partita è ormai chiusa. 
Sonia Viale, leghista della primissima ora, fondatrice del Carroccio in Liguria e ora segretario nazionale della Lega Nord Liguria, sarà il nuovo assessore alla Salute della Regione.
Lo ha deciso il governatore della Lombardia Roberto Maroni di cui è stata capo della segreteria tecnica (sic) al ministero dell’Interno. Ovviamente c’è il via libera del “grande capo” Matteo Salvini.
La Liguria ormai è il piedaterre delle regioni lombardo-venete dove saranno inviati anche un paio di tecnici per intervenire sulla Sanità pubblica.
Viale non perderà la poltrona di vicepresidente della giunta, alla destra del governatore Toti, che le era stata promessa subito le elezioni.
Numero due della giunta e numero uno della sanità , tanto per ricalcare i doppi incarichi della giunta Burlando.
Non sarà da sola sul ponte di comando della sanità , anche perchè ne capisce poco: sarà affiancata da un direttore generale di grande esperienza che sarà consigliato ovviamente da Maroni – domani sarà a Bocca di Magra – e che arriverà dalla Lombardia.
Cambia l’ordine, ma non un risultato: sarà una sanità modello-lumbard, con una probabile alleanza tra le due Regioni (oltre al Veneto guidata dal leghista Luca Zaia) e un’apertura alle strutture private (quella politica che ha generato gli scandali del San Raffaele, tra l’altro).
In tutto questo, la presenza o meno di Toti appare irrilevante: ormai siamo alla giunta in punta di ginocchiere.
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Giugno 24th, 2015 Riccardo Fucile
I SENEGALESI LIGURI FONDANO UNA COOPERATIVA DI SERVIZI
La pulizia dei fiumi, la riqualificazione dei terreni e delle case abbandonate ma anche la pulizia e il decoro del centro storico.
Gli obiettivi di tanti genovesi e anche di chi, ormai, si sente in tutto e per tutto parte della città .
La cooperativa senegalese “Manco” in traduzione italiana “Insieme”, creata da un gruppo di cinquanta ragazzi arrivati dall’Africa e presentata ieri al Museo del mare con il contributo del Consorzio SPera e della onlus Medici in Africa, rappresenta il primo caso di aggregazione riconosciuta di gruppi di migranti.
Un passaggio di un progetto per dare forma giuridica e organizzativa alle associazioni nate spontaneamente sul territorio.
«Noi teniamo a Genova, qui ci viviamo tutti da anni e vogliamo evitare, con il nostro contributo, altri eventi come lo scorso autunno, altre alluvioni — spiega in perfetto italiano Demba Ndiaye, quarantenne presidente della cooperativa avvolto nel vestito tipico senegalese -. Abito a Campomorone e lavoro alla Coop di Busalla. La cooperativa “Manco” per noi vuol dire anche la possibilità di impegnarci per l’integrazione e per il decoro».
Negli occhi ha le immagini di Ventimiglia, «una ferita aperta» che lo fa tornare indietro negli anni.
L’arrivo a Milano da Dakar, gli studi, poi il trasferimento a Genova, al seguito della sua compagna, ora diventata moglie e madre di due figli.
«Vivo qui da oltre dieci anni non posso non sentirmi genovese — ripete sorridendo Demba Ndiaye -. Desideriamo cominciare in fretta, già sabato abbiamo una riunione in Regione per capire da che parte iniziare. Voglio dare il mio contributo alla città . È un posto bellissimo e i genovesi sono aperti e accoglienti. Non si deve dare retta alle minacce o alla paura. Io credo che chi viene in un paese nuovo deve imparare a rispettare le regole. Chi invece non lo fa deve essere punito».
Dal Bisagno al Polcevera, passando anche per i torrenti più piccoli eppure più pericolosi, il gruppo è pronto ad impegnarsi durante tutta l’estate.
Ora la speranza degli organizzatori e delle anime della cooperativa è di vedere crescere l’azione e il numero di membri all’interno della folta comunità senegalese, duemila in tutta la Liguria, circa un migliaio a Genova.
Numeri che non riescono a racchiudere le tante storie di migranti arrivati spesso per caso in una città che ora sentono loro.
E che vogliono contribuire a mantenere pulita e in sicurezza.
Alberto Maria Vedova
(da “il Secolo XIX”)
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Giugno 23rd, 2015 Riccardo Fucile
IN AUDIZIONE AL SENATO IL GABIBBO BIANCO SI METTE GLI INFRADITO: “QUALCUNO DEVE METTERE I PIEDI SULLA SABBIA LIBICA”
«A questo punto le Regioni, ma non solo, chiedono al governo quali siano le politiche complessive che intende porre in atto per arginare i flussi degli arrivi nel nostro Paese»: lo ha detto in commissione Schengen il governatore della Liguria, Giovanni Toti.
«Il rischio che si corre è quello di frenare l’acqua con la forchetta. Invece – ha spiegato ancora il governatore – servono da parte dell’esecutivo interventi mirati, soprattutto sulla Libia, con la quale bisogna capire se si possano o meno fare degli accordi, ipotesi che io non credo sia percorribile».
Toti ha poi spiegato che a suo giudizio «l’Ue e l’Onu non stanno rispondendo alle richieste avanzate dall’Italia, fa male dirlo perchè avremmo voluto più solidarietà da Bruxelles e una maggiore attività sui territori africani da parte delle Nazioni Unite.
«Personalmente sono favorevole a un intervento in Libia, anche da soli nel senso dell’Italia, perchè qualcuno gli scarponi sulla sabbia deve pur metterli», ha aggiunto il governatore della Liguria.
«La parola “hub” resta per la maggior parte delle regioni un auspicio senza nessun radicamento di realtà », ha poi aggiunto Toti, a proposito dell’accoglienza, mentre dopo gli ultimi sbarchi è assai probabile che la Liguria, malgrado la contrarietà del governatore, debba ospitare nuovi arrivi.
E ancora sulle parole del cardinale Bagnasco: «Al cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, chiedo un’analisi più ampia e non focalizzata sulle sole politiche di accoglienza delle Regioni» ha detto Toti. «Ci vorrebbe una maggiore prudenza, anche se il cardinale Bagnasco – ha affermato Toti – fa decisamente il suo mestiere.
Siamo d’accordo: ci vorrebbe maggiore prudenza prima di sparare certe corbellerie.
E anche sul fatto che Bagnasco fa il suo “mestiere”, altri putroppo non sono capaci di fare il loro.
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Giugno 17th, 2015 Riccardo Fucile
MALUMORI IN FORZA ITALIA: GLI ACCORDI ERANO TRE POLTRONE A TESTA, MA C’E’ CHI E’ IN CRISI DI ASTINENZA
Il Gabibbo bianco ci ha preso gusto: scendere da Novi Ligure e vedere il mare non solo nei fine settimana, per chi era abituato a fare due passi in via Girardengo è una occasione da non perdere.
Se Parigi val bene una messa, ammirare piazza De Ferrari dal palazzo della Regione val bene indossare la canottiera padana a prova ascellare di Dove.
E Toti sa che deve accontentare truppe fameliche, soprattutto chi è da anni in crisi di astinenza dalla greppia del potere e che, anche negli anni del governo Berlusconi, masticava amaro nel vedere Belsito maramaldeggiare nel partito, parcheggiare la Porsche Cayenne negli spazi riservati della Questura e far pedinare giornalisti scomodi.
Hanno provato a lenire il dolore pasteggiando a ostriche e champagne al cafè de Turin di Nizza, a chiedere rimborsi Viacard quando erano in tutt’altro luogo, si sono fatti rimborsare decine di pranzi, cene e viaggi in locali turistiche, ma non è la stessa cosa che essere assessori.
Ora qualcuno finirà sotto processo per peculato ma prima della sentenza di primo grado, volete mettere due anni da leoni ?
Ed ecco l’assalto al miracolato Toti che in realtà non ha vinto, se non perchè hanno perso gli altri.
Il Gabibbo bianco di Mediaset ha prima tentato di far aumentare di tre unità i consiglieri per accontentare chi preme alla porta.
Gli è andata giustamente male e ora ha soli sette assessorati a disposizione.
L’accordo era tre alla Lega, tre a Forza Italia e uno ad Area Popolare, ma dato che contano gli ideali gli alleati non si accontentano.
Ora la Lega ne vuole 5 su 7, Fdi 1 e Area Popolare 1.
E in Forza Italia rischiano di trovarsi con un pugno di mosche e iniziano i nervosismi.
Le ultime sono un indagato leghista per peculato alle Infrastutture (è il massimo della garanzia), un altro indagato leghista per peculato alla presidenza del Consiglio regionale, un sindaco leghista di un paesino sperduto di 319 abitanti all’Urbanistica, due tecnici di area leghista alla sanità e al bilancio (così si procede a passo spedito a favore dei privati), una collaboratrice di Maroni alla vicepresidenza.
Gli altri posti liberi sarebbero così assegnati: il welfare a Forza Italia, mentre per il turismo chi meglio di un milanese di Fratelli d’Italia che la Liguria la visita da turista?
Dimenticavamo: Ilario Cavo resterebbe a terra, ma Toti le ha garantito un posto nel suo staff.
Magari si fa fare una felpa dal fornitore di Salvini con la scritta “staff”, basta accontentarsi nella vita.
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Giugno 14th, 2015 Riccardo Fucile
QUAGLIARELLO: “RICORDATEVI CHE IL SEDICESIMO CONSIGLIERE LO ABBIAMO NOI”… ED E’ GIA RISCHIO RIBALTONE
Povero Gabibbo bianco: neanche il tempo di insediarsi e prima gli respingono l’incauto ricorso per
avere tre consiglieri gratis in più, ora arriva Quagliarella a ricordargli che, se Ncd si schierasse all’opposizione, Toti andrebbe sotto 15 a 16, e addio Giunta.
Quindi meglio dargli l’assessorato che peraltro gli era stato promesso.
Le parole di Quagliarello sono chiare: “Nel centrodestra, con metodi veterocomunisti, qualcuno continua a darci dei traditori, ma in Liguria esprimiamo il sedicesimo consigliere”.
Tradotto: ad Area popolare spetta un assessore, Toti non pensi di fare il furbo.
Ma i posti sono pochi (sette) e Toti non sa più a che santo votarsi: la Lega ne vuole tre (premio per avere due inquisiti), Forza Italia pure (ma di inquisiti eletti ne ha uno), Fratelli d’Italia strilla per uno (con un inquisito).
Da dove si può far uscire un posto per Area popolare (capolista inquisito) ?
Restano le poltrone di sottogoverno, in attesa magari che un inquisito venga condannato e decada per la Legge Severino.
Sensazione diffusa: Toti entro un anno bucherà la gomma e resterà a piedi.
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Giugno 11th, 2015 Riccardo Fucile
LA LIGURIA AVRA’ COSI’ QUALCHE INDAGATO PER PECULATO IN MENO, BASTANO GIA’ QUELLI CHE CI SONO
Giovanni Toti è stato proclamato ufficialmente presidente della Regione Liguria dall’Ufficio elettorale regionale presso la Corte d’Appello di Genova.
Lo si apprende in ambienti di Palazzo di Giustizia.
L’ufficio elettorale regionale della Liguria ha proclamato eletti anche i sei consiglieri componenti del ‘Listino’ del presidente. Si tratta di Sonia Viale (Lega Nord), Giacomo Giampedrone, Stefania Pucciarelli (Lega Nord), Andrea Costa (Area Popolare), Ilaria Cavo, Gianni Berrino (Fratelli D’Italia).
Per la definizione completa del nuovo Consiglio regionale manca la proclamazione dei consiglieri eletti
Il Consiglio regionale uscito dalle urne assegna al momento 16 seggi alla maggioranza di centrodestra (15 più il presidente), composta da Lega Nord, Fi e Fratelli d’Italia, e 15 all’opposizione, composta da Pd, M5S e Rete a Sinistra.
L’ufficio elettorale regionale ligure ha confermato che non può essere superato il numero di trenta consiglieri regionali più il presidente.
E’ quanto si apprende dall’ufficio elettorale che si è riunito per valutare le memorie presentate dal centrodestra e quelle in opposizioni del Pd e del M5S. Il centrodestra può ora presentare ricorso al Tar.
Il centrodestra ricorrerà subito contro la decisione dell’ufficio elettorale ligure che ha ribadito che il numero di consiglieri regionali non possa superare quota 30. Lo ha riferito l’avvocato Daniele Granara, il quale ha spiegato che adesso ci sono trenta giorni per presentare il ricorso.
In caso di bocciatura anche da parte del Tar, il centrodestra farà ricorso al Consiglio di Stato, ha detto Granara. Per quanto riguarda i trenta consiglieri eletti sono gli uffici circoscrizionali provinciali a doverli proclamare e questo potrebbe avvenire fra domani e lunedì.
Sul tema è intervenuta anche Raffaella Paita con un comunicato:”L’ufficio elettorale centrale regionale ha respinto la richiesta di Toti di poter avere 3 consiglieri in più o, al limite, di sottrarre alla minoranza consiglieri democraticamente eletti. Il tentativo maldestro di modificare le regole da parte di un centrodestra che sa che avrà grossi problemi di governabilità non è passato. Si apre un nuovo scenario sulla vittoria elettorale e sul futuro del governo della Regione: Toti è stato proclamato Presidente, ma la sua maggioranza ha un solo consigliere in più. Questo renderà difficile se non impossibile governare la Regione. Noi non faremo mai da spalla o da stampella a questa maggioranza risicata.”
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Giugno 10th, 2015 Riccardo Fucile
TOTI ALLE PRESE CON LA NUOVA GIUNTA REGIONALE: PARTITI A CACCIA DI POLTRONE E INDAGATI CHE CORRONO PER ASSESSORATI
Non sono certi i migranti la prima preoccupazione di Giovanni Toti, neo presidente miracolato
della Regione Liguria: sulla composizione della nuova Giunta regionale si stanno infatti scatenando gli appetiti dei partiti di centrodestra, in crisi di astinenza da anni.
Se la Corte sui ricorsi deciderà che i consiglieri devono restare trenta e respingerà il ricorso di Toti per avere una maggioranza più ampia, come peraltro logica e giurisprudenza inducono a pensare, il presidente avrà appena sette assessori da nominare.
Una sicura è la leghista Sonia Viale come vice, esperta in pubbliche relazioni e da sempre molto vicina all’indagato Maroni.
Un assessorato chiave è la Sanità che, sul modello Lombardia, tenderà a dare maggiore spazio alle convenzioni con privati: non a caso si parla di “tecnici” di area Forza Italia-Lega, in linea con la filosofia formigoniana che tanti scandali ha prodotto da quelle parti.
Alle infrastrutture e ai porti o un altro presunto tecnico o un leghista indagato per peculato che, essendo esperto di alpinismo (ha scalato persino i ponteggi di Galleria Mazzini), il mare lo conosce bene, avendolo visto dall’alto.
Ma affittando alloggi a Fincantieri, almeno un raccordo con il mondo marittimo lo si può trovare.
Alla caccia (l’ambiente è altra cosa) potrebbe andare un leghista savonese sponsorizzato da un altro leghista indagato per peculato, da sempre rappresentante della lobbie dei cacciatori.
All’urbanistica si parla di un farmacista, esperto nel dosare i rapporti di forza in Forza Italia e conquistarne la leadership locale. In rappresentanza della Riviera, da sempre terra di accordi trasversali per far eleggere tutto e l’incontrario di tutto.
Alla protezione civile, dopo i disastri paitiani, si sta pensando a sostituire la indagata Raffaella con qualcuno che abbia più titoli di lei: l’ideale pare sia l’indagato Bertolaso.
Infine il turismo, su cui si sta consumando una tragedia sotto il solleone: il posto sarebbe stato promesso a Fratelli d’Italia.
Ma tra l’unico consigliere indagato per peculato e un paio di aspiranti alla poltrona si è scatenata una lotta senza quartiere per il posto allo sgabello di bagnino con vista sul turismo e allora la Meloni starebbe pensando che l’ideale sarebbe l’europarlamentare Carlo Fidanza, residente a Milano, altro pendolare paracadutato in Liguria.
Almeno farebbe il viaggio assieme al Gabibbo bianco sulla Milano-Serravalle e si terrebbero compagnia.
Liguria, terra di conquista: chiunque vinca, è sempre un insuccesso per i liguri e un affare per le lobbies.
Dimenticavamo, esiste anche un eletto di area Ncd: se Toti non dà un assessorato anche a loro, magari al capolista, ovviamente indagato per peculato pure lui, rischia di andare sotto ancor prima di cominciare.
Avanti, c’è posto per te.
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Giugno 4th, 2015 Riccardo Fucile
LE PRIME MOSSE DEL GABIBBO BIANCO: CHIEDERE TRE CONSIGLIERI IN PIU’ PER ACCONTENTARE LE FAMELICHE TRUPPE, CREARE PURE I SOTTOSEGRETARI E RECUPERARE INDAGATI… CHI MEGLIO DI MARONI INDAGATO PUO” DARGLI CONSIGLI?
Operazione governabilità al via. Ed è il centrodestra di Giovanni Toti a scatenare l’offensiva
attaccando la legge elettorale della Liguria e chiedendo tre seggi supplementari «al fine di garantire che il rapporto dei seggi tra la coalizione vincente e le opposizioni sia almeno del 55%», come prevede la normativa elettorale nazionale dalla quale discende appunto quella ligure.
In questo modo il centrodestra potrebbe contare non più su 16 consiglieri, compreso il presidente, ma su 19.
Beffa, tremenda beffa perchè la legge alla quale si appella Toti è il famoso “Tatarellum” e la Liguria è l’ultima regione ad applicarla, bloccata dai veti incrociati dei partiti, dalle convenienze politiche del momento.
Ieri il neo governatore ligure ha conferito mandato al costituzionalista Daniele Granara di rappresentare la sua lista davanti alla commissione elettorale regionale istituita in Corte d’Appello.
L’audizione è in programma venerdì. Le richieste sono due e alquanto originali.
La prima: attribuire alla lista Toti, che ha ottenuto il 34,44% dei voti validi, 18 seggi oltre al presidente.
La seconda è subordinata: se non c’è l’attribuzione dei tre seggi in più, garantire comunque la governabilità «con il 55% dei seggi attribuiti al consiglio», il che significherebbe sottrarne uno al centrosinistra.
Facendo due conti a rimetterci sarebbe il quarto eletto di Genova, ovvero il segretario regionale del Pd Giovanni Lunardon.
La questione è complicatissima.
La tesi di Granara e del centrodestra è che poichè la Liguria non ha mai cambiato la legge elettorale nazionale con il suo complesso sistema di premi di maggioranza, questa va applicata completamente.
Anche in quella parte (comma 3 della legge 43/1995) in cui mira ad assicurare la governabilità nel caso in cui la coalizione vincente non superi il 40% dei voti validi e non ottenga con le sue forze almeno il 55% dei seggi. È esattamente il caso ligure.
E in merito all’esecutivo regionale, l’idea di Toti è questa.
«Lo Statuto della Regione Liguria non va bene: 7 assessori sono pochi, servono anche alcuni sottosegretari da impiegare negli assessorati più corposi».
Così Giovanni Toti, neo governatore della Liguria, a proposito della riorganizzazione e degli assetti della Liguria.
Il presidente, che si insedierà nel palazzo di De Ferrari nei prossimi giorni, ha in mente il modello della Lombardia dove oltre gli assessorati lo statuto prevede anche i sottosegretari.
«Serve anche un sottosegretario alla presidenza della Regione, una figura che funzioni come coordinatore» ha aggiunto. Secondo Toti la modifica dello Statuto della Regione Liguria potrebbe essere fatto rapidamente. «Non penso che il Pd sia in disaccordo. Se non ricordo male anche Raffaella Paita prevedeva una figura simile immaginando un capo di segreteria».
Nel toto-giunta anche Bertolaso
«Non ho fatto nemmeno un nome», giura Giovanni Toti, «ovviamente ho delle idee ma tutto verrà discusso con gli alleati», taglia corto, prima di entrare ad Arcore dove lo attende Silvio Berlusconi.
Il neo presidente non vuole ancora mettersi nella palude del toto-giunta, ma consiglieri, alleati, simpatizzanti e pure gli avversari fanno circolare le ipotesi e le richieste più varie.
Lo schema generale, comunque, dovrebbe essere quello di tre assessori in quota Lega e tre per Forza Italia più uno per Fratelli d’Italia.
In queste quote, però, rientreranno anche i “tecnici” che dovrebbero andare alla Sanità e al Bilancio oppure alla Protezione civile.
Per quest’ultimo ruolo gira il nome clamoroso dell’ex commissario nazionale Guido Bertolaso, all’epoca vicino al governo Berlusconi.
Potrebbe essere lui il “supercommissario” con delega sulle opere anti-alluvione ma da Toti, come detto, non arriva alcuna conferma.
(da “il Secolo XIX”)
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Maggio 29th, 2015 Riccardo Fucile
E’ TESTA A TESTA TRA LA PAITA E ALICE SALVATORE, TOTI NON SFONDA
La preoccupazione di Renzi in queste ore di vigilia elettorale non è la Campania dove in fondo
De Luca può vincere (e allora Renzi si intesterà la vittoria) o anche perdere (in questo caso addosserà la responsabilità alla Bindi e al mancato passo indietro del sindaco di Salerno), ma la Liguria della renziana doc Raffaella Paita.
Un segnale? Renzi avrebbe dovuto concludere la campagna elettorale in Liguria, ma alla luce degli ultimi sondaggi riservati a sue mani, ha preferito non metterci la faccia e ha mandato le tre ministre Pinotti, Boschi e Madia.
Perchè, secondo varie fonti, negli ultimi giorni la tendenza è cambiata: se prima era una lotta Paita-Toti, ora le cose stanno mutando per l’avanzata di Alice Salvatore, a seguito della quale Toti è ormai fuori gioco e la grillina è a un soffio da Raffaella.
Considerate che Renzi scalò la segreteria del Pd proprio in quanto l’unico capace di frenare l’avanza dei Cinquestelle: perdere la Liguria a vantaggio di Grillo sarebbe ancor peggio che essere sconfitti dal centrodestra.
Ma i segnali che arrivano dalla Liguria destano nel Pd molta preoccupazione: è notorio che la Paita non sia amata dalla base Pd (in provincia di Genova perse le primarie contro Cofferati), è considerata un prestanome di Burlando priva di carisma e la lista del civatiano Pastorino non a caso le ha portato via un 10-12% di voti della sinistra storica.
Fino a 15 giorni fa i sondaggi la davano intorno al 30%, appena due punti sopra Toti, con la Cinquestelle Salvatore al 24%.
Ma se Toti oltre quella percentuale non può andare, la Alice sì: i grillini in Liguria sfondarono in passato il muro del 30% e per vincere stavolta potrebbe bastare anche un 28-29%. Se qualcuno fosse perplesso ricordiamo che il televoto di Sky dopo il primo confronto a quattro ha visto a sorpresa stravincere proprio la Salvatore con il 37% di gradimento (molto staccati Toti e la Paita). Un segnale che è indicativo del trend in atto. Come si spiega? Con il fatto che Grillo è rimasto dietro le quinte e ha dato spazio a questa ragazza 32enne che “buca” il video, sa comunicare come nessun altro e ha grinta da vendere.
Potrà bastare per vincere? Molto dipemderà dalla percentuale di astenuti e dal voto disgiunto, ma la Paita ha il suo fiato sul collo, mentre Toti sta preparando le valigie per tornare all’Europarlamento e chiudere la sua presenza in Liguria.
Il centrodestra non sfonda e la provvidenziale candidatura di Musso con Liguria Libera ha azzoppato ogni velleità .
La presenza di Pastorino da una parte e di Musso dall’altra dovrebbero far comprendere alle coalizioni maggiori che si deve cambiare registro.
Altrimenti non resta che meravigliarsi di Alice e di un boom che terremoterebbe l’impero fondato da Burlando e Scajola.
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