Novembre 6th, 2018 Riccardo Fucile
COME SE IN ITALIA NON ESISTESSERO AZIENDE IN GRADO DI FARLO… IL PONTE NON E’ UN BUSINESS COMMERCIALE, E’ UNA ESIGENZA DEI GENOVESI
È la Via della Seta la strada che potrebbe portare Genova a superare le emergenze. Compresa
quella del crollo del Morandi. La strategia adottata dal sindaco del capoluogo Marco Bucci e dal presidente dei porti di Genova e Savona, Paolo Signorini, è semplice: mettere sul piatto le infrastrutture di cui il capoluogo ha urgente bisogno e attirare i cinesi in un accordo commerciale .
Signorini e Bucci sono arrivati a Shanghai domenica in una missione “parallela” a quella del governo, guidata dal vicepremier Luigi Di Maio.
Nei tre giorni di permanenza hanno proposto agli investitori le grandi infrastrutture che sosterranno lo sviluppo del primo porto d’Italia.
Il sindaco, che è anche commissario, ha incontrato il colosso statale delle costruzioni, la China Communication Construction Company. La suggestione piace agli investitori orientali perchè è poco onerosa in termini economici (meno di 200 milioni), ma offre un grande ritorno di immagine.
In cima alla lista dei danni collaterali della guerra tra Autostrade e governo, c’è la Gronda. La realizzazione dell’opera era inserita nell’accordo per l’allungamento della concessione, ma se ci sarà scontro tanto vale cercare un’alternativa.
Ecco perchè anche l’opera è entrata di prepotenza sul tavolo degli incontri in Cina. Così come la diga, che potrebbe diventare la chiave per far entrare i cinesi nel porto di Genova.
Pechino vorrebbe anche i binari («Siamo la porta dell’Europa Occidentale» ha spiegato Signorini agli investitori) e sarebbe disponibile a entrare tra le aziende costruttrici e a realizzare le opere connesse al Terzo Valico.
Ma qualcuno che pensi solo a ricostruire il ponte crollato e non a fare affari c’e’ in circolazione?
(da agenzie)
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Novembre 3rd, 2018 Riccardo Fucile
L’80% % E’ CONTRARIO ALL’ANALISI COSTI-BENEFICI DI TONINELLI
Il Terzo valico è già in costruzione, la Gronda è ancora in fase di progettazione, ma per entrambe
le opere potrebbe anche arrivare uno stop.
Il Governo, infatti, ha avviato un’analisi costi-benefici delle principali grandi opere infrastrutturali e due di queste toccano da vicino la Liguria: il Terzo valico e la Gronda.
È giusto rimetterle in discussione? A questo proposito, quanto sono informati e cosa ne pensano i cittadini della nostra regione?
Il sondaggio del Secolo XIX ha coinvolto 1.048 persone su un tema tanto strategico quanto largamente dibattuto.
Il grado di informazione degli intervistati, infatti, raggiunge la quasi totalità dei residenti, con il 95,6 per cento delle indicazioni, se si tiene conto di chi dichiara di essere molto (41,2%) o abbastanza (54,4%) informato mentre decisamente residuale risulta chi lo è poco (3,6%) o per niente (0,8%).
Tale conoscenza porta con sè un posizionamento molto netto, da parte dei cittadini liguri, nei confronti delle Grandi opere e della valutazione “costi-benefici” fatta dall’attuale Governo.
Innanzitutto, a livello generale, possiamo notare come il livello di propensione nei confronti di tale azione sia pari al 35,2% a fronte di un 63,6% di contrari. Successivamente, focalizzando l’attenzione sul Terzo valico, una valutazione costi-benefici per un’opera in avanzata fase di realizzazione riscuote il favore del 19,1% degli intervistati (meno di uno su cinque) mentre la parte più rilevante del campione, pari all’80,3%, si dichiara contrario.
Scendendo ulteriormente nel particolare, possiamo rilevare come Gronda e Terzo valico godano, oggi più che mai, di un esteso consenso. Nel primo caso, il 77,3 per cento degli intervistati ritiene che questa opera sia in grado di portare più benefici che costi (a fronte di un 12,8% di persone che la pensano in maniera opposta) mentre nel secondo caso la percentuale sale addirittura al 78,4 per cento (contro un 11,5%).
Per concludere, come ci si dovrebbe comportare con il raddoppio ferroviario a Ponente: è giusto sottoporre anche questo ad un’analisi costi-benefici?
In maniera coerente rispetto alle altre domande, i risultati che emergono ci indicano un favore molto contenuto (pari al 15,3%) e un esteso fronte di contrarietà che raggiunge l’82,0%.
Tra Virgilio e Lewis Carroll, la locuzione latina “tempus fugit” sembra essere oramai largamente usata anche in Liguria.
Le risposte al sondaggio, come abbiamo avuto modo di osservare, ne rappresentano un’ulteriore cartina al tornasole.
(da “il Secolo XIX”)
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Ottobre 20th, 2018 Riccardo Fucile
CORSA ALLA SOLIDARIETA’ NELLA ZONA ROSSA: “PER CHI COME NOI NON HA PIU’ UNA CASA E’ UN ONORE AIUTARE CHI SI E’ RITROVATO FUORI DALLA SUA CASA”
Che cosa volete che siano questo sudore e questa fatica, per chi ha attraversato il deserto e
poi il mare rischiando la vita per riprendersi una vita.
Hanno nomi impronunciabili, sono loro a scriverli sul nostro taccuino, in stampatello: Bright Kyei Baffou e Abul Gaffar.
Hanno 20 anni e più nessuno a casa, solo una sorella, la sorella di Abul, che è rimasta in Ghana, da dove arrivano entrambi.
Qui al Bic, il magazzino di Filse messo a disposizione per dare dimora ai beni recuperati dagli sfollati nelle loro case, aiutano il corpo militare della Croce rossa a scaricare i furgoni in arrivo dalla zona rossa.
Nel piccolo italiano che stanno ancora imparando a scuola raccontano che «per chi come noi non ha più casa è un onore aiutare chi si è ritrovato fuori dalla sua casa».
Di solito sono in sei, stamattina qui sono in due perchè gli altri sono a scuola di italiano.
«Stiamo qui dalle 9 alle 19, ma non tutti i giorni: ci alterniamo con gli altri. Tante ore sì, ma ci hanno chiesto se volevamo farlo e abbiamo detto di sì, perchè la solidarietà è giusta».
Sorridono: anche loro sono sfollati, in fondo, no? Dopo esser scappati dalla loro casa nel 2016 sono ospiti della Croce Rossa, «la nostra nuova famiglia», a Villa Marina a Quarto.
(da “il Secolo XIX”)
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Ottobre 17th, 2018 Riccardo Fucile
E’ UNA DELLE CONDIZIONI POSTA DAL SINDACO BUCCI PER ACCETTARE LA NOMINA A COMMISSARIO… “PER LA RICOSTRUZIONE CI VORRANNO ALMENO 18 MESI”
“Potranno prendersi carico solo dei lavori di rimozione delle macerie”: Gianluca Rospi del
MoVimento 5 Stelle è il relatore grillino del Decreto Genova e così ha motivato il parere favorevole dato dal governo all’emendamento che rimette in gioco Autostrade per l’Italia su Genova.
Un ritorno in bello stile per la società dei Benetton che è riuscita, grazie ai buoni uffici con il commissario Marco Bucci, a rientrare in ballo per la demolizione di ciò che resta del Ponte Morandi secondo uno schema che cancella l’esclusione di Autostrade dalle opere “propedeutiche e connesse” alla ricostruzione del ponte (come enunciato nel comma 7 del primo articolo del decreto).
E quindi in linea di principio nulla potrà impedire al commissario straordinario (e sindaco di Genova) Marco Bucci di incaricare la concessionaria anche per la demolizione del viadotto.
Gli estensori dell’emendamento sono deputati di Forza Italia, e non a caso: è stato il governatore ligure Giovanni Toti a guidare la soluzione del caso utilizzando anche il potere di veto di Bucci, che ha accettato il ruolo di commissario straordinario in cambio di questo emendamento.
La norma andrà in vigore con l’approvazione del decreto ma per cominciare la demolizione bisognerà comunque attendere l’ok della magistratura.
E infatti ieri il presidente di Confindustria Genova, Giovanni Mondini era tornato pero’ ad auspicare il coinvolgimento di Aspi nella realizzazione del nuovo viadotto. Auspicio a cui il sindaco ha poi risposto, sollecitato dai cronisti: “Io lascio sempre tutte le porte aperte, non ne chiudo mai una. Alla fine vedremo di scegliere quella migliore”.
Ma l’ipotesi di un coinvolgimento di Aspi, come più volte ribadito dal governo, è probabilmente l’unica voce del decreto che non subirà alcun tipo di variazione.
Intanto ieri Remo Calzona, 79 anni, ordinario di “Tecnica delle Costruzioni” alla facoltà di Ingegneria alla Sapienza di Roma dal 1978, in un’intervista al Sole 24 Ore ha spento gli entusiasmi delle promesse dei ministri: «Servono almeno 18 mesi per progettare e ricostruire il Ponte di Genova crollato: tre per fare il progetto, tre per scegliere le imprese con mini-gara, 12 mesi per ricostruire. Diffidate di chi vi propone tempi più rapidi: sono irrealizzabili».
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 10th, 2018 Riccardo Fucile
SERVONO 300 MILIONI CHE NEL DECRETO NON VENGONO RICONOSCIUTI
“E’ inutile fare l’assalto alla diligenza” ed “è nota la situazione del bilancio dello Stato e inoltre il dl si discute in contemporanea con legge di stabilità . Ma il volume di danno della comunità di Genova è molto superiore a quanto previsto dal decreto. Sono dotazione che non soddisfano le esigenze larghe della comunità ligure, anche se al momento non mi sento neppure di dare al momento delle cifre esatte”: Giovanni Toti, governatore della Liguria, in audizione alla Camera sul Decreto Genova, dice chiaro e tondo che al testo scritto con il cuore dal ministro Toninelli manca il cervello.
Secondo i calcoli del commissario Mario Bucci all’appello mancano circa 300 milioni. Negli emendamenti al decreto, su cui sta lavorando il sottosegretario Edoardo Rixi, ci saranno anche le norme per far tornare in gioco le imprese di costruzioni legate alle concessionarie autostradali (tranne Autostrade), quelle per estendere la cassa integrazione, mentre sono tutte da scrivere le norme per consentire l’esproprio del ponte crollato.
Il Sole 24 annuncia che entreranno quasi 50 milioni di euro per gli sfollati, circa 20 milioni per introdurre la cassa integrazione in deroga per un anno per le aziende danneggiate dal crollo del Morandi, 60 milioni nel 2019 per l’autotrasporto (oltre ai 20 già previsti per il 2018), 50 milioni per il porto e per incentivare l’intermodalità nei prossimi tre anni.
In più è arrivata anche la bocciatura di Raffaele Cantone per le norme che escludevano le altre società : “Sono d’accordo con l’Antitrust — ha detto Cantone -: per i soggetti diversi dall’attuale concessionario, sarebbe un’esclusione di dubbia legittimità e fondata su una giustificazione (gli “indebiti vantaggi competitivi”) poco comprensibile”.
Toti è stato ancora più diretto: “Non ho proprio capito la ratio di questa norma. E poi, sarebbero esclusi quasi tutti i campioni nazionali delle costruzioni, da Salini Impregilo in giù, mi sembrerebbe una scelta sbagliata”.
(da agenzie)
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Ottobre 9th, 2018 Riccardo Fucile
“RISCHIAMO DI RESTARE FUORI DI CASA PER ANNI, SIAMO LE VITTIME DI UNO SCONTRO IDEOLOGICO”
Non si placa la preoccupazione degli sfollati dcel Ponte Morandi a Genova. Dopo la
manifestazione di lunedì, arrivano altre accuse al governo e non basta a temperare il clima l’annunciata riapertura di via Via 30 Giugno, la strada sotto ponte Morandi, per il quale ha dato via libera il gip Angela Nutini che ha accolto la richiesta del commissario per l’emergenza e presidente della regione Giovanni Toti.
Il giudice ha stabilito dunque che la strada, delimitando la zona dove ci sono i reperti, potrà riaprire. “Finchè non vediamo la strada aperta non ci crediamo, ma possiamo dire di essere moderatamente soddisfatti”.
Così commenta Emilio Rizzo uno dei portavoce del comitato Oltre il ponte, che ieri ha organizzato la manifestazione della Valpolcevera.
Via Trenta Giugno è un’arteria di collegamento tra la Valpolcevera e il centro lungo la sponda destra del torrente. Per i cittadini renderla transitabile può contribuire sensibilmente a migliorare la viabilità , togliendo dall’isolamente le attività commerciali che si trovano nella periferia nord del viadotto.
“Il sindaco Bucci – continua Rizzo – ieri ci ha parlato di venerdì, ma preferiamo non avere date o annunci fino a che non ci sono notizie certe, questo è comunque un passo avanti ma non è sufficiente, le nostre richieste per la vallata sono anche altre”.
La riapertura di altre strade, come via Fillak e via Perlasca, il potenziamento degli ospedali Celesia e Gallino e la certezza di risorse economiche per aiutare popolazione e imprese, come hanno spiegato ieri in piazza.
“Se le cose andranno per il meglio – afferma Rizzo – via Trenta Giugno sarà riaperta in entrambi i sensi di marcia, anche se con una strettoia, il sindaco ci ha spiegato di voler collegare un impianto semaforico ai sensori montati sul ponte per chiudere, eventualmente, la strada in presenza di pericoli”.
Tante le aspettative della popolazione. E tanta anche la delusione. “Per noi coinvolgere Autostrade nella ricostruzione sarebbe stato meglio”, ha detto infatti il portavoce del Comitato sfollati di via Porro Franco Ravera, ospite di Non Stop News, la trasmissione di informazione quotidiana su Rtl 102.5.
Tra l’altro, Ravera ha detto di credere che “ci sia uno scontro ideologico a Roma che si ripercuote su Genova”. Per quanto riguarda il decreto, dentro “non ci sono le misure chieste da Genova, dal sindaco. Per gli sfollati non ci sono sicurezze. Rischiamo di star fuori casa per anni”.
“In questi mesi, noi abbiamo incontrato il ministro Toninelli e sentito il premier Conte, ma siamo delusi perchè ci avevano detto che ci sarebbe stato in breve tempo un decreto, una soluzione per Genova, ma è stato un parto confuso e pasticciato, che non ha portato soluzioni, è andata buca la prima, ora non dite bugie”, ha aggiunto Ravera.
La manifestazione di ieri, con residenti e commercianti della Valpolcevera in piazza, era “un grido di soccorso della Valpolcevera dove a oggi ci sono ancora 258 famiglie in difficoltà , siamo una comunità in ginocchio”.
Ravera chiede di cambiare il decreto Genova perchè dentro non ci sono “le misure chieste da Genova, dal sindaco. Per gli sfollati non ci sono sicurezze. Rischiamo di star fuori casa per anni”.
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 9th, 2018 Riccardo Fucile
PRIMA EVITA I LAVORATORI EDILI, POI LE DOMANDE DEI GIORNALISTI, QUINDI LA CONTESTAZIONE SOTTO LA PREFETTURA E SI RINTANA IN UNA PILOTINA
La Stampa racconta oggi un retroscena curioso alla base della visita del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli a Genova ieri: il responsabile del decreto per Genova, contestatissimo, ha effettuato uno slalom di entrate e uscite per evitare le contestazioni dei lavoratori e dei cittadini:
All’arrivo, all’aeroporto, la sua auto è uscita da un ingresso laterale evitando una rappresentanza di edili della Pavimental e della Spea, le due società controllate da Autostrade, che protestavano contro la loro esclusione dalla ricostruzione del Ponte Morandi sancita dal «decreto Genova».
Al termine del vertice bilaterale con la commissaria europea Violeta Bulc, il ministro ha incontrato i giornalisti per fare le sue dichiarazioni.
Ma al momento delle domande, lui e la commissaria si sono rintanati in un’altra saletta, lasciando i giornalisti a bocca asciutta.
Il terzo dribbling alla fine dell’incontro con il governatore Giovanni Toti e il sindaco Marco Bucci: i manifestanti nella vicina piazza De Ferrari volevano arrivare alla prefettura proprio per incontrarlo e consegnargli un modellino del Morandi, «così lo porta da Vespa».
Ma Toninelli è andato in porto, per un giro dello scalo genovese su una pilotina, insieme al presidente dell’autorità portuale Paolo Emilio Signorini e ad alcuni rappresentanti del M5S genovese e ligure.
Al ritorno a terra, però, si è seduto a quattr’occhi di fronte ai rappresentanti dei comitati degli sfollati. Che lo hanno un po’ ruvidamente invitato a mettere mano al decreto «scritto con il cuore»: «Basta bugie», senza tanti fronzoli.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 8th, 2018 Riccardo Fucile
MENZOGNE PRESENTI ANCHE NEL DECRETO: IL COMMISSARIO BUCCI DENUNCIA UN BUCO DA 200 MILIONI
Gli applausi del giorno dei funerali, in meno di un paio di mesi, si sono trasformati in fischi e contestazioni.
Il passo fiero e deciso del ministro dei Trasporti Danilo Toninelli è stato azzoppato da un corteo di commercianti e sfollati di Genova che questa mattina gli è andato incontro gridando: “Non raccontateci bugie”.
E il concentrato di bugie, secondo i manifestanti, è nelle pagine del decreto che non rispetterebbe le promesse fatte sull’onda dell’emotività dopo il crollo del ponte Morandi.
Decreto criticato anche, ironia della sorte, dal commissario straordinario per la ricostruzione Marco Bucci oggi in audizione alla Camera che ha lamentato i pochi soldi stanziati e anche le promesse disattese tra cui le assunzioni che sono state dimezzate.
Davanti agli abitanti sempre più sfiduciati, il governo giallo verde sta pensando a modifiche sostanziali da apportare in Parlamento. I gruppi M5s e Lega stanno già studiando le proposte da presentare ma bisogna fare i conti con le coperture finanziarie, ci sono state già mille difficoltà affinchè la Ragioneria licenziasse il provvedimento, e con il pericolo dei ricorsi.
A conti fatti l’esecutivo ha capito che servono 200 milioni in più per rispettare gli annunci, risollevare le aziende in ginocchio, dunque non solo risarcirle ma farle anche ripartire, e far riavere agli sfollati una casa.
Bucci parla di “120 ai 140 milioni in più” di cui “90 milioni circa servono per gli sfollati mentre la demolizione del ponte viaggia sui 300/350 milioni”. Ma fonti ben informate parlano di una cifra più alta.
A proposito di demolizione c’è un problema che riguarda i tempi. “Quel che resta del ponte Morandi è ancora di Autostrade per l’Italia. O lo espropriamo o si revoca la concessione ad Aspi. Una volta che la legge spiegherà come riavere il ponte, potremo operare”, ammette il sindaco-commissario.
Una data dunque non c’è, se non quella di ottobre prossimo annunciata sul palco di Genova quando il 14 settembre scorso sono state ricordate le 43 vittime a un mese dal crollo del ponte. È sotto gli occhi di tutti che non sarà possibile ricostruire l’intera struttura in un anno e i paletti così stretti messi nero sul bianco nel decreto complicano anche l’inizio dei lavori e aumentano la possibilità di sanzioni.
Di certo nell’immediato servono i soldi per gli espropri per entrare in possesso delle aree su cui fare la ricostruzione, ma per far questo è necessario che il decreto stanzi subito le risorse. Parola di Bucci. Ecco perchè il costo lieviterà e un altro scontro con la Ragioneria è pronto ad aprirsi.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 8th, 2018 Riccardo Fucile
“RIDATECI LAVORO, STRADE, SANITA'”
La popolazione della Valpolcevera ha sfilato in corteo dal porto antico di Genova per la prima
manifestazione dal tragico crollo del Morandi.
In piazza De Ferrari all’arrivo del sindaco Marco Bucci e del presidente della Regione Giovanni Toti sono scattati i primi “buuu” e i cori “Lavoro, strade, sanità “, e anche Toti Bucci dateci le strade”.
Sono più di un migliaio di persone residenti a “nord” del disastro, di fatto isolate dallo scorso 14 agosto. Nei quartieri di Certosa, Bolzaneto, Pontedecimo e nei cinque comuni dell’alta Valpolcevera molti gli esercizi commerciali chiusi per poter aderire alla mobilitazione. Senza bandiere e simboli, le persone sfilano dietro lo striscione “Oltre il ponte. Liberate la Valpolcevera”.
“Non vogliamo bandiere o colori politici. Siamo semplici cittadini che vogliono denunciare l’isolamento del nostro territorio e proporre alcune soluzioni: siamo operai, commercianti, imprenditori, associazioni sportive” dice uno degli organizzatori, Carlo Di Bernardo.
I manifestanti all’insegna dei cori “Lavoro, strade, sanità “, si sono mossi verso piazza De Ferrari, dove hanno incontrato Toti e Bucci. A loro hanno consegnato un fazzoletto annodato.
Poi si sposteranno in Prefettura, dove sarà anche presente il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli.
All’esponente del governo verrà consegnato anche un “regalo”: si tratta di “un plastico della Valpolcevera: un muro, noi siamo dietro un muro!” hanno detto gli organizzatori. Ad accompagnare l’iniziativa anche il brano The Wall dei Pink Floyd. “Se qualcuno ci identifica con un partito, abbiamo perso. Noi siamo cittadini, gli sfollati dei servizi. Bucci, aprici le strade!” hanno urlato i manifestanti prima della partenza del corteo”.
In Prefettura a Genova, intanto, si è tenuto l’incontro tra la commissaria europea, Violeta Bulc e il ministro per le Infrastrutture Danilo Toninelli. “L’Europa è pronta a fare la propria parte per aiutare Genova – dice Bulc – Sono qui per tre ragioni importanti: onorare la memoria delle vittime e dare un tributo a tutte la famiglie che stanno soffrendo, discutere con il governo e le autorità locali della possibilità di rispondere ai bisogni della popolazione, offrire una panoramica dei mezzi e degli strumenti che l’unione europea può offrire”.
“Questa è l’Europa che ci piace, che ascolta le necessità e i bisogni del territorio”, risponde Toninelli e promette che il decreto Genova, non ancora arrivato in Parlamento, “sarà migliorato” ma invita “a non contestarlo perchè è scritto con il cuore e con la testa”. Ironico il governatore della Liguria, Giovanni Toti: “Speriamo sia scritto anche con il cervello”.
(da agenzie)
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