Settembre 14th, 2018 Riccardo Fucile
LA FAVOLETTA CHE IL PRIVATO E’ MEGLIO DEL PUBBLICO, POI IL PRIVATO PENSA AI PROFITTI E IL PUBBLICO NON CONTROLLA
Il ponte Morandi crollato a Genova è la fotografia della storia degli ultimi 30 anni del nostro Paese: la favoletta raccontata per anni che il privato era meglio del pubblico, con i regali elargiti alle grandi aziende che hanno privatizzato i profitti e socializzato le perdite. E i disastri.
E non mi stupisce, ma rattrista che sulle macerie di quel ponte in queste settimane si sia innescata una guerra furibonda, nelle istituzioni e nella politica, solo alla ricerca di un qualche riflettore o passaggio tv.
Il solito salotto, i soliti modellini, le solite facce. Questo è tutto ciò che resta dopo “trenta” giorni dal disastro di Genova.
Dichiarazioni roboanti, dichiarazioni di guerra all’accumulazione di guadagni a scapito delle persone, promesse di rivoluzione.
Nelle ore immediatamente successive alla tragedia le parole del governo correvano veloci addirittura la revoca della concessione. Ricordate il presidente del Consiglio che afferma, non aspetteremo i tempi della giustizia? Si parlava addirittura di nazionalizzazione.
E, devo dirlo, davanti al dramma del crollo e a tutto quello che quel crollo ha scoperchiato sul terreno del rapporto tra pubblico e privato, affermazioni in buona parte condivisibili. Ma dopo le parole ci sono i fatti.
E nei fatti, non c’è ancora un commissario, non c’è alcuna decisione su chi costruirà , con quali soldi e cosa.
Non c’è alcuna certezza sul destino degli sfollati. Non c’è nemmeno la revoca.
Resta una foto ricordo, con un modellino e un salotto.
Un film già visto fin troppe volte.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 13th, 2018 Riccardo Fucile
SUL NOME DEL COMMISSARIO PER LA RICOSTRUZIONE E SUL RUOLO DI AUTOSTRADE M5S E LEGA NON SONO RIUSCITI ANCORA A TROVARE UN’INTESA
Un accordo al ribasso che ha prodotto un decreto mezzo vuoto: senza cifre e senza il nome del commissario per la ricostruzione. A Consiglio dei ministri in corso, iniziato con ritardo, nessuno tra i ministri aveva la certezza che il provvedimento venisse approvato. E infatti l’ordine del giorno della riunione recitava così: “Esame preliminare”. Alla fine è stato approvato “salvo intese”, quindi con la possibilità di modificarlo ancora.
I punti su cui non c’è un accordo sono tanti.
Tra questi il nome del commissario per la ricostruzione, il governo avrà dieci giorni di tempo per decidere chi sarà .
E poi il ruolo che avrà Autostrade per l’Italia nella ricostruzione del Ponte. Da un lato il Movimento 5 Stelle punta alla linea dura, ma i ricorsi della società che ancora oggi ha la concessione sono dietro l’angolo. Dunque la Lega a questo proposito si pone più trattativista.
A riunione in corso piombano le parole presidente della Regione Liguria e commissario per l’emergenza Giovanni Toti: “Il Governo vuole mettere un commissario per la ricostruzione del ponte Morandi. Non sappiamo ancora chi sarà ma abbiamo chiesto di poter scegliere quale figura sarà . Non vogliamo monopolizzare la Regione, ma abbiamo diritto da liguri e da genovesi di avere voce in capitolo”.
Fino a un attimo prima della riunione si intrecciavano telefonate tra il premier Giuseppe Conte, il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli e Giovanni Toti per trovare un accordo che, a quanto pare, a meno di ventiquattro ore dalla commemorazione delle 43 vittime del crollo del ponte a un mese dalla morte, ancora non c’è.
O per lo meno non c’è del tutto, tanto che il decreto risulta essere mezzo vuoto.
(da “Huffingtonpost“)
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Settembre 13th, 2018 Riccardo Fucile
“SAREMO FELICI DI SEDERCI INTORNO A UN TAVOLO”
Autostrade per l’Italia non molla la presa sul Ponte Morandi di Genova e insiste sulla sua
partecipazione nella ricostruzione, malgrado il Governo ribadisca che verrà esclusa.
Oggi il Consiglio dei ministri affronterà il decreto Genova e potrebbe procedere all’affidamento diretto dei lavori sul Ponte a Fincantieri.
Il presidente di Atlantia e di Autostrade per l’Italia, Fabio Cerchiai, in un’intervista a Gazzettino e Messaggero, spiega che “saremmo felici di sedere attorno a un tavolo” e condividere “ciò che può rendere più facile risolvere i problemi di Genova”.
“Secondo la convenzione, Autostrade ha l’obbligo e il diritto di provvedere nel tempo più breve possibile alla ricostruzione del ponte. Così come il ministero dei Trasporti ha l’obbligo di documentare le eventuali violazioni del concessionario, cosa che fino ad oggi non ha fatto”
uanto alla concessione, Cerchiai sottolinea la necessità di rispettare diritti e doveri da entrambe le parti.
“Circolano molte ipotesi sui contenuti di quel decreto e il governo ha tutto il diritto di assumere decisioni. Sempre naturalmente che ciò avvenga nel rispetto dei diritti e dei doveri sanciti nel contratto di concessione e delle norme vigenti” [..]
“Si tratta di materia complessa, non a caso a Cernobbio il premier Conte ha precisato che le eventuali decisioni sull’argomento non dovranno esporre il governo a rischi rilevanti”. […] “Non posso interpretare le parole del presidente Conte. Penso si riferisse ai rischi legali che potrebbero risultare, qualora il governo dovesse non rispettare quanto previsto dalla Convenzione. In tal caso non potremmo restare inerti, dovremmo tutelarci”.
Autostrade apre però alla collaborazione di Fincantieri.
“Siamo aperti ad ogni contributo che possa aiutare a ricostruire il ponte prima e meglio. Fincantieri è benvenuta” […] Ma “cambiare per decreto regole sulle quali i grandi investitori internazionali fanno affidamento per i loro investimenti, aprirebbe un capitolo pericoloso sul piano della credibilità del Paese”
(da agenzie)
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Settembre 11th, 2018 Riccardo Fucile
IL DECRETO GENOVA E IL TENTATIVO DI AGGIRARE LA NORMATIVA VIGENTE… E NEL DECRETO NESSUN TRACCIA DI NAZIONALIZZAZIONE DI AUTOSTRADE
Il via libera per affidare direttamente la ricostruzione del ponte di Genova a Fincantieri è
all’esame della commissione europea. E i primi dubbi iniziano ad emergere.
In sostanza si sta valutando se l’affidamento a Fincantieri (controllata al 71,6% da Fintecna, finanziaria del ministero dell’Economia) possa costituire un aiuto di Stato.
Per questo i contatti tra Roma e Bruxelles sono frenetici. Una delegazione tecnica del ministero dei Trasporti ha incontrato lo staff politico (i gabinetti) dei tre responsabili europei di concorrenza, trasporti e mercato interno.
Poco prima a Bruxelles c’è stato un primo incontro per verificare proprio se sia possibile derogare al Codice degli Appalti, come vorrebbe fare il governo, e assegnare immediatamente senza gara la ricostruzione del ponte Morandi a un soggetto pubblico come Fincantieri.
La direttiva Ue sugli appalti pubblici del 2014 prevede ‘in situazioni eccezionali’ la possibilità di aggiudicare appalti con procedura negoziata senza previa pubblicazione, bisogna dunque vedere se il crollo del ponte di Genova sia compatibile con questo punto poichè la legislazione europea sugli appalti pubblici in linea generale prescrive invece gare aperte per evitare qualsiasi discriminazione.
In mattinata, non a caso, il ministro Toninelli aveva lanciato un avvertimento: “Nessuno oggi può ritenere non eccezionale un caso abnorme come il crollo del ponte di Genova”. Resta però il problema che Fincantieri è controllata da Fintecna, finanziaria del ministero dell’Economia.
Al momento si tratta ancora ma il ministero dei Trasporti sta già studiando anche una strada alternativa per aggirare i dubbi della commissione. Si pensa a una procedura ristretta a tre, quattro o cinque soggetti, viene spiegato.
Tutto però dipenderà da come sarà scritta la norma nel ‘decretone’ che sarà presentato venerdì durante il consiglio dei ministri, ovvero se e quali società , oltre Fincantieri, saranno in possesso dei criteri richiesti.
Autostrade italiane dovrà pagare la ricostruzione e sarà il soggetto appaltatore, poichè le concessioni non saranno revocate a stretto giro e neanche della nazionalizzazione ci sarà traccia nel decreto di venerdì.
Attorno a questo punto si è consumato lo scontro tra M5s da una parte e Lega e il governatore Giovanni Toti dall’altra. Gli annunci fatti dai grillini sull’onda dell’emotività hanno trovato la frenata del Carroccio.
Alla fine si andrà avanti sulla strada procedura di caducazione o decadenza della convenzione, ma ci vorranno diversi mesi. Nessuna revoca immediata e come ha detto oggi il sindaco Bucci: “Il mio unico obiettivo è ricostruire il ponte in fretta e con la maggiore qualità possibile”.
Dello stesso avviso il governatore Giovanni Toti: “Se battaglie nazionali dovessero ritardare di un’ora la costruzione del ponte, ci troverebbero ferocemente contrari perchè prima va ridato il ponte ai genovesi, poi si può discutere di concessioni e di altre cose”. E nel frattempo Autostrade resterà il soggetto appaltatore.
Nel provvedimento saranno invece inseriti aiuti per il pagamento dei mutui a famiglie e imprese, attraverso le agevolazioni fiscali. E la nomina del commissario straordinario per la ricostruzione.
Nei prossimi giorni il ministro convocherà tutti i concessionari delle infrastrutture, chiedendo un programma dettagliato degli interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione, con specifica quantificazione delle risorse destinate a realizzare un programma di riammodernamento delle infrastrutture.
La commissione d’inchiesta sul crollo del ponte consegnerà invece i risultati “tra il 15 e il 18 di settembre”. Nel frattempo però i lavori per la ricostruzione del ponte saranno affidati con il decreto di venerdì e molto dipenderà dalla trattativa con Bruxelles.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 7th, 2018 Riccardo Fucile
NELL’ELENCO VERTICI DI AUTOSTRADE, FUNZIONARI DEL MINISTERO DELLE INFRASTUTTURE E DEI PROVVEDITORATI
Sono una ventina gli indagati per il crollo del Ponte Morandi a Genova tra i vertici delle
Autostrade e del ministero delle Infrastrutture.
Secondo l’ipotesi della procura di Genova erano consapevoli dei pericoli ma non hanno pianificato alcun intervento di manutenzione straordinaria. Anzi. Hanno autorizzato l’apertura di cantieri per lavori di minima entità mettendo così a rischio la sicurezza degli operai, oltre che di automobilisti e abitanti delle case circostanti. Nell’elenco, tra gli altri, i nomi del presidente di Autostrade Fabio Cerchiai e dell’amministratore delegato Giovanni Castellucci.
E, ancora, il direttore operativo centrale Paolo Berti, quello delle manutenzioni Michele Donferri Mitelli, il direttore del Primo Tronco Stefano Marigliani, il responsabile del progetto di retrofitting Paolo Strazzullo, Mario Bergamo ex direttore delle manutenzioni di Autostrade che per primo nel 2015 disse che era necessario intervenire sul Morandi, Riccardo Rigacci e Federico Zanzarsi, dirigenti del primo tronco.
Per il Mit figurano nell’elenco il direttore della direzione generale per la vigilanza Vincenzo Cinelli e Mauro Coletta, ex direttore prima di Cinelli e i funzionari Giovanni Proietti e Bruno Santoro; il capo ufficio ispettivo territoriale Carmine Testa, il provveditore delle Opere pubbliche di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta Roberto Ferrazza e i dirigenti del provveditorato Alessandro Pentimalli e Salvatore Bonaccorso.
Infine gli ingegneri della Spea Engineering, la società controllata del gruppo Atlantia, che realizzò il progetto di rinforzo, Massimiliano Giacobbi, Massimo Bazzarelli (coordinatore attività progettazione ufficio sicurezza), e Emanuele De Angelis.
Tra i reati contestati c’è quello di omicidio stradale: il procuratore capo Cozzi ha chiarito che è basato sul fatto che la sicurezza stradale oltre al rispetto dei comportamenti previsti dal codice della strada comprende «anche quello delle regole di sicurezza delle infrastrutture su cui si viaggia».
(da agenzie)
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Settembre 4th, 2018 Riccardo Fucile
NELL’ELENCO DELLA GDF DIRIGENTI DEL MINISTERO DI TONINELLI, DELLA SOCIETA’ AUTOSTRADE E SPEA
La Guardia di finanza ha consegnato alla procura di Genova un elenco di persone che potrebbero avere avuto responsabilità per il crollo di ponte Morandi a Genova il 14 agosto scorso, con 43 morti
Sono 13 nomi di coloro che si sono occupati del progetto di ristrutturazione del viadotto dal 2015, ma potrebbero diventare 25 se i magistrati decidessero di andare indietro nel tempo.
Un elenco di dirigenti sia del ministero delle Infrastrutture che della società Autostrade, concessionaria per l’A10, di cui il cavalcavia sul Polcevera faceva parte. Le persone che secondo la Gdf sapevano della pericolosità del viadotto Morandi in Autostrade sono: Fabio Cerchiai (presidente), Giovanni Castellucci (Ad), Paolo Berti (direttore centrale operazioni), Michelle Donferri Mitelli (direttore maintenance e investimenti), Stefano Marigliani (direttore primo tronco)
“Al Mit consapevoli dei ritardi” ci sono tre di Spea engineering, controllata da Autostrade che avrebbe dovuto eseguire la ristrutturazione ai tiranti: Antonio Galatà (amministratore delegato), Massimo Bazzarelli (coordinatore attività progettazione ufficio sicurezza), Massimiliano Giacobbi (responsabile progetto “retrofitting” dei tiranti)
Cinque i funzionari pubblici, tre della Direzione generale per la vigilanza sulle concessioni autostradali (Roma): Vincenzo Cinelli (capo), Bruno Santoro (responsabile controlli qualità servizio autostradale), Giovanni Proietti (capo divisione analisi e investimenti).
Infine il Provveditore alle opere pubbliche di Liguria e Piemonte Roberto Ferrazza e il capo ufficio ispettivo territoriale Carmine Testa
Secondo la ricostruzione delle Fiamme Gialle i 13 sarebbero stati a vario titolo a conoscenza, almeno da qualche anno, delle criticità che interessavano il ponte crollato. Al momento non è stata trasmessa alcuna notizia di reato. La procura del capoluogo ligure però valuterebbe l’abuso di ufficio, l’omissione in atti di ufficio e altre ipotesi di reato
Intanto i periti dei pm hanno consegnato una prima relazione sulle probabili cause del crollo attribuendole a un “cedimento strutturale all’antenna del pilone 9, il punto in cui i tiranti si congiungono all’estremità del sostegno. E studiando i carteggi tra le varie diramazioni del ministero delle Infrastrutture, gli investigatori hanno individuato come almeno in un’occasione i dirigenti del Mit avessero palesato la certezza che sul restyling del Morandi i tempi si stessero dilatando oltremisura.
(da Globalist)
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Agosto 17th, 2018 Riccardo Fucile
SOLO 18 SU 38 I FAMILIARI DELLE VITTIME DEL PONTE MORANDI CHE HANNO ACCETTATO I FUNERALI DI STATO: “LI CAPISCO, C’E’ RABBIA”
A sostegno della decisione delle famiglie che hanno rifiutato i funerali di Stato intervengono anche alcuni religiosi: padre Mauro Brezzo è il cappellano dell’ospedale San Martino di Genova, che in questi giorni di dolore sta dando conforto ai familiari delle vittime.
“Sono pochi quelli che aderiscono ai funerali di Stato. Tanti non vogliono fare la passerella, e li capisco. Se invece di spendere i soldi per venire qui li avessero dati a questa povera gente, sarebbe stato meglio”, ha affermato al Sir.
Per don Massimiliano Moretti, parroco di Genova che sta dando il suo sostegno ai familiari delle vittime la decisione di alcuni di loro di rifiutare le esequie di Stato è segno di “una fortissima disaffezione verso la politica. E questo è un campanello d’allarme forte e chiaro che deve arrivare ai nostri politici. E’ necessario che la politica riprenda in mano il governo del Paese, un Paese che soffre, e che si attrezzi a convergere sul bene comune, senza continuare a fare campagna elettorale”.
È preoccupato per la sua Genova e ha paura per il futuro della città e dei cittadini: “Qui abbiamo una città con la spina dorsale spezzata. E siccome le attività del porto sono in costante crescita, se questa vicenda non si risolverà , dal punto di vista infrastrutturale, in tempi brevi, verrà messa in crisi tutta l’economia del capoluogo regionale”.
Rispetta la decisione dei familiari che hanno deciso rifiutare i funerali di Stato il cardinale Angelo Bagnasco, che domani lì celebrerà : “Ognuno ha fatto le proprie scelte, nelle quali nessuno ha il diritto di entrare”, ha detto ai microfoni di Skytg24. In questi giorni, però, ha sottolineato, non c’è spazio per la rabbia: “Questo è il momento del dolore, della pacificazione dei cuori. Tutto il resto viene dopo ed è compito della magistratura accertare le responsabilità “.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 17th, 2018 Riccardo Fucile
IN CORSO IL SEQUESTRO DA PARTE DELLA PROCURA DELLA PARTE SOVRASTANTE DI PONTE
La rottura di uno strallo “è un’ipotesi di lavoro seria”. Così Antonio Brencich, docente
dell’università di Genova e membro della commissione dei Trasporti e delle Infrastrutture che deve accertare le cause del crollo, ha risposto ai giornalisti a Genova.
Brencich ha fatto un breve sopralluogo nella zona del ponte crollato ma non è voluto entrare nel merito del lavoro della commissione.
“La voce che gira è che il collasso sia stato attivato dalla rottura di uno strallo ci sono testimonianze e video che vanno in questo senso”.
Il docente ha invece smentito che possa essere stato un eccesso di carico a provocare il crollo del ponte Morandi: “La pioggia, i tuoni, l’eccesso di carico sono ipotesi fantasiose – ha detto – che non vanno prese neanche in considerazione”.
La speciale commissione ispettiva istituita dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, che ieri ha avviato un’istruttoria su Autostrade per l’Italia si riunisce oggi in Prefettura.
La commissione è composta dall’architetto Roberto Ferrazza, provveditore alle opere pubbliche per il Piemonte, Liguria e Val d’Aosta, con funzioni di presidente, dai professori Ivo Vanzi, componente esperto del Consiglio superiore dei lavori pubblici e Antonio Brencich, professore associato dell’Università degli studi di Genova, dagli ingegneri Gianluca Ievolella, consigliere di supporto al presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, Michele Franzese e Bruno Santoro, dirigenti tecnici della direzione generale per la vigilanza sulle concessionarie autostradali.
Intanto è in corso ora il sequestro da parte della Procura della parte di ponte soprastante, non i detriti in basso e sono stati nominati consulenti due ingegneri di Genova e Milano, Renato Buratti e Piergiorgio Malerba, dalle ultime informazioni i dispersi da cercare sono ancora una decina.
(da agenzie)
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Agosto 17th, 2018 Riccardo Fucile
I FAMILIARI DI 17 VITTIME RIFIUTANO IL RITO UFFICIALE, ALTRI 7 DEVONO ANCORA DECIDERE… CI VADA SOLO MATTARELLA, STIANO ALLA LARGA GLI AVVOLTOI DEL GOVERNO
Nella conca del padiglione Jean Nouvel, alla Fiera di Genova, ieri erano 14 le bare schierate per la benedizione. Non saranno molte di più domani per i funerali di Stato alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella e officiati dall’arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco.
Hanno preferito esequie private i famigliari di 17 delle 38 vittime (accertate) del crollo del Morandi, quella lingua di autostrada sospesa su Genova, che era contemporaneamente uno dei simboli della città e l’unico collegamento di una Liguria ora divisa a metà , un arco spezzato.
I famigliari di altre 7 vittime non hanno ancora sciolto la riserva sui funerali di Stato. E al cerimoniale della Prefettura di Genova non resta che gestire con diplomazia l’imbarazzo di una cerimonia dimezzata dalla rabbia e dalla sfiducia.
La collera scorre a fiumi nelle parole dei parenti dei quattro giovani di Torre del Greco che hanno trovato la morte sulla strada delle vacanze.
«È lo Stato che ha causato questo, non si devono permettere di farsi vedere: la passerella di politici è stata vergognosa» si dispera Nunzia, la madre di Gerardo Esposito.
Si affida ad un post Roberto, il padre di Giovanni Battiloro: «Mio figlio non diventerà un numero nell’elenco dei morti causati dalle inadempienze italiane, farò in modo che ci sia giustizia per lui e per gli altri: non dobbiamo dimenticare. Non vogliamo un funerale farsa, ma una cerimonia a casa, nella nostra chiesa a Torre del Greco. È un dolore privato, non servono le passerelle. Da oggi inizia la nostra guerra per la giustizia, per la verità : non deve accadere più».
Così al posto delle quattro bare dei ragazzi campani, ci saranno solo le loro fotografie.
(da “il Secolo XIX“)
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