Aprile 14th, 2017 Riccardo Fucile
OVVIAMENTE LA CAUSA CIVILE SU LISTA E SIMBOLO ERA INDIPENDENTE DALLA QUERELA PER DIFFAMAZIONE
La procura della Repubblica di Genova ha chiesto l’archiviazione della denuncia contro Beppe Grillo
e Alessandro Di Battista, accusati di diffamazione da Marika Cassimatis, nell’ambito della controversia sull’esclusione della stessa Cassimatis dalla candidatura a sindaco di Genova, pur avendo vinto le “comunarie”
Un provvedimento che Il Secolo XIX aveva anticipato nei giorni scorsi, prima ancora che la difesa di Grillo presentasse una memoria difensiva in cui sostanzialmente si accostavano le frasi scritte da Grillo per motivare l’esclusione con la normale dinamica della battaglia politica che prevede critiche anche severe.
Ora tocca al giudice decidere se accettare l’archiviazione o disporre un supplemento di indagine.
Cassimatis non aveva digerito le righe nel post che la liquidava nonostante la vittoria alle comunarie online: «Ripetutamente e continuativamente – era scritto a proposito di lei e dei suoi più diretti sostenitori – hanno danneggiato l’immagine del MoVimento 5 Stelle, dileggiando, attaccando e denigrando i portavoce e altri iscritti, condividendo in pubblico contenuti e linea dei fuoriusciti dal MoVimento stesso; appoggiandone le scelte dopo che si sono tenuti la poltrona senza dimettersi e hanno formato nuovi soggetti politici vicini ai partiti».
Lo stesso addebito era stato mosso da Cassimatis a Di Battista, che in un’intervista al Corriere della Sera aveva sentenziato: «Ci sono persone non in linea con la nostra lotta… piuttosto che correre il rischio di ritrovarseli nel gruppo misto qualche settimana dopo si prende questa decisione (cioè silurarli, ndr)». In sostanza Cassimatis veniva associata all’idea preventiva del tradimento: «La prima cosa che devi tutelare è il Movimento in quella vasca di squali», diceva Di Battista.
Il sotituto procuratore Walter Cotugno ha evidentemente ritenuto che queste frasi rientrino nell’alveo della critica e non della diffamazione.
Una tendenza giurisprudenziale che ormai si è fatta strada da tempo in Italia per evitare che qualsiasi lite politica intasi i tribunali per anni è quella di far rientrare anche accuse pesanti come “diritto di critica”.
Resta comunque aperta quella in sede civile, che finora ha invece visto prevalere le ragioni della Cassimatis.
(da “il Secolo XIX”)
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Aprile 13th, 2017 Riccardo Fucile
MEZZO MILIONE DI ISCRITTI, MA SOLO 120.000 POSSONO VOTARE… E SI TEMONO CORDATE
È da un po’ che alla Casaleggio Associati guardano sconfortati i numeri delle votazioni alle primarie online del M5S.
Monza è il caso più eclatante: prima di ritirarsi, Doride Falduto era diventata la candidata sindaco con appena 20 preferenze.
A Verona Alessandro Gennari ne ha racimolati ben 85. A Genova Marika Cassimatis, la vincitrice poi ripudiata da Beppe Grillo, aveva battuto Luca Pirondini 362 a 338. Un totale di 700 votanti per la quinta città per abitanti d’Italia, circa 600 mila. «Troppo pochi voti», vanno dicendo Davide Casaleggio, Beppe Grillo e chi dell’ormai mitologico Staff (scritto con la S maiuscola) ha il compito di compulsare le cifre della macchina elettorale.
Nel mondo dei 5 Stelle bastano un pugno di clic per decretare se un attivista indosserà l’abito buono del deputato e cambierà la sua vita. «I voti sono così pochi perchè sono pochi ad averne diritto» si ripetono i vertici da giorni, da quando, dopo Genova, si stanno scervellando su come migliorare i metodi di selezione.
Casaleggio e Grillo hanno individuato in questa carenza di elettori un problema e una prima possibile soluzione: «Aumentare la quantità dei voti, per aumentarne la qualità ». Come?
Il segreto è nella cassaforte del consenso che la Casaleggio ha in mano. Ed è nella forbice di differenza tra gli iscritti semplici e gli iscritti certificati, quelli cioè che possono esprimere il proprio voto sui quesiti online e candidarsi.
I semplici iscritti al blog sono circa 500 mila, hanno mandato tutta la documentazione e sono in attesa di un responso.
Gli iscritti certificati sono meno, circa 120 mila.
Perchè questa differenza? Perchè il lavoro di certificazione è faticoso e ha bisogno di uomini, tempo e soldi.
Il M5S, però, ha rifiutato i rimborsi elettorali, mentre le donazioni languono. E così i grillini si devono accontentare di una sola persona nell’associazione Rousseau, a cui la Casaleggio ha affidato la gestione del M5S, che svolge questo compito: radiografare le vite degli attivisti, partendo dalle carte di identità , perdendosi nei labirinti biografici di ognuno alla caccia di qualche pecca penale, appartenenze politiche e scelte del passato che possono rivelarsi compromettenti.
Nel M5S hanno presente quali siano le controindicazioni della «cliccocrazia» a bassa intensità : che a fare il deputato, il sindaco, il consigliere può finirci chiunque.
Ma tra gli effetti collaterali meno graditi ce n’è anche un altro che si è svelato in tutta la sua imprevedibilità proprio a Genova, dove l’analisi degli strateghi grillini, però, è contaminata da tesi sospettose.
La storia è nota ed stata ricostruita attraverso fonti del M5S: Alice Salvatore, la zarina ligure, consigliere regionale in quota Luigi Di Maio, che ha fatto e disfatto le regole per le candidature locali, dopo l’inattesa vittoria di Cassimatis, ha convinto Grillo che la vincitrice aveva prevalso grazie a un pacchetto controllato di voti.
Risultato? Il Movimento che cerca un metodo di selezione adatto ad assicurare candidati fedelissimi, quindi più controllabili, ha capito che con «numeri così bassi di votanti potrebbero esserci ancora altre sorprese negative».
Insomma, sospettano che basterebbero parentele e amicizie a veicolare il voto contro candidati magari più allineati. Aumentare i voti, secondo loro, sterilizzerebbe questi tentativi.
Detto ciò, Grillo e Casaleggio vogliono mantenere lo spirito open source del M5S. Sono le gioie e i dolori della cosiddetta democrazia orizzontale che ha i suoi paradossi: può creare un distillato di puro carrierismo politico che i 5 Stelle vorrebbero diluire con una patente di attivismo più solida, in modo da scremare gli imbucati da chi ha l’incrollabile fede nella parola di Grillo.
Ilario Lombardo
(da “La Stampa”)
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Aprile 13th, 2017 Riccardo Fucile
IMPOSSIBILE CORRERE CON UN ALTRO CANDIDATO, ORA SOLO TENTATIVI DI BOICOTTARE LA CASSIMATIS… TUTTO COME PREVISTO, GRILLO NON VUOLE CHE I GENOVESI MANDINO IL M5S AL BALLOTTAGGIO
“Ormai stiamo metabolizzando il fatto che alle elezioni genovesi non ci saremo “, racconta un alto in
grado dei Cinque Stelle.
L’epilogo del pastrocchio che ha portato l’organizzazione stessa del M5S dentro un’aula di tribunale, con molta probabilità e salvo miracoli degli avvocati, è questo: sotto la Lanterna il Movimento non si presenterà .
La storia è nota. A sorpresa Marika Cassimatis aveva vinto le comunarie online; allora il blog la destituì (“Fidatevi di me”, scrisse Beppe Grillo) perchè considerata una piccola Federico Pizzarotti, in favore del fedelissimo Luca Pirondini; così lei fece ricorso e un giudice tre giorni fa ha invalidato la decisione del “garante” perchè contraria allo statuto stesso del M5S.
Tecnicamente quindi, ad oggi, Cassimatis è la candidata grillina. “Ma non c’è una sola possibilità che corra con noi”, dicono un po’ tutti nel Movimento.
Come peraltro ribadito su beppegrillo. it il giorno stesso del pronunciamento del magistrato Roberto Braccialini.
Ora però il problema è un altro: come boicottare Cassimatis senza incappare nuovamente in ricorsi e carte bollate?
I legali della professoressa di Geografia sono consapevoli di aver addentato la preda laddove è più debole, cioè nelle falle e nelle contraddizioni della struttura stessa del M5S.
Per questo nei prossimi giorni invieranno un invito bonario al comico a ritirare la sospensione dai Cinque Stelle di Cassimatis, comunicata con una mail dello staff giovedì scorso, il giorno prima della discussione del ricorso presentato dalla docente contro la sua esclusione.
Nel caso in cui Grillo non dovesse rispondere positivamente all’avviso bonario, allora l’avvocato Lorenzo Borrè impugnerà la decisione davanti al tribunale civile per annullare la sospensione. Quindi un’altra causa ancora.
Per non finire impigliati in tutte queste complicazioni giurisprudenziali, un terreno franosissimo dove non vi è certezza, il male minore del M5S è quindi quello di sacrificare la partita genovese e il candidato Luca Pirondini.
Il quale, non a caso, non proferisce parola da domenica scorsa.
Non sarà semplice togliere il simbolo del M5S a Cassimatis, però. Visto che anche in quel caso i legali della candidata sono già pronti a ricorrere.
Allora una possibile tecnica è quella di dilazionare i tempi il più possibile, complicando tutti i passaggi burocratici necessari alla presentazione della lista del M5S capitanata da Cassimatis.
Una sorta di auto- ostruzionismo dei vertici, perfettamente legale, ma unica arma rimasta a parte quella – finora spuntata – di controbattere sul piano legale.
Intanto quella che è considerata la responsabile politica dell’harakiri, la consigliera regionale Alice Salvatore, su Facebook cita Confucio: “È nel momento più freddo dell’anno che il pino e il cipresso, ultimi a perdere le foglie, rivelano la loro tenacia”. Fu lei a proporre e imporre il “metodo Genova”, contestato sistema di elezione di secondo livello utilizzato solo nel capoluogo ligure per garantire una squadra coesa al candidato; metodo che, con la vittoria di Cassimatis, si trasformò in un boomerang.
Fu sempre lei – dicono le malelingue – a convincere Grillo a disconoscere la votazione online, sottovalutando la portata politica (e giudiziaria) del caso.
Si racconta che il comico, nonostante l’affetto verso quella che è considerata una prediletta, sia parecchio irritato. Ed è un eufemismo.
Chissà se basterà una confuciana tenacia a risollevare le sorti del M5S genovese.
(da “La Repubblica“)
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Aprile 13th, 2017 Riccardo Fucile
CASSIMATIS “SOSPESA” DAL GESTORE SENZA NOME… SECONDO I LEGALI CHI SI CANDIDA ACCETTA CON IL CLIC UN TESTO MUTUATO DALLE AZIENDE WEB CHE DA’ AI DUE CAPI POTERI ASSOLUTI
Un groviglio di articoli e commi, regolamento, statuto e codice etico, codicilli nei quali alla fine è certamente arduo orientarsi, anche dal punto di vista giuridico.
A Genova gli avvocati di Grillo – che si riservano ora un reclamo, e in extremis il ritiro del simbolo – contro la Cassimatis le hanno tentate tutte: a partire dall’assenza di «interesse soggettivo ad agire» da parte della ricorrente.
Il 17 marzo Grillo «scomunicò» la candidata vincitrice delle votazioni online del 14 marzo. Lei fece ricorso al tribunale civile.
Solo dopo – il 6 aprile, la causa era già in piedi – il Collegio dei Probiviri M5S (tre parlamentari di nome Riccardo Fraccaro, Nunzia Catalfo, Paola Carinelli, nessuno dei quali noto alle cronache per distinguo con la linea della Casaleggio) ha sospeso Cassimatis.
L’atto è stato usato dalla difesa di Grillo per sostenere che lei, in quanto sospesa, non è più nel Movimento, e non è quindi titolata ad agire.
Era andata bene con Venerando Monello e il suo ricorso contro il contratto della Raggi a Roma, ma non è andata bene stavolta: il giudice non ha minimamente accolto questa parte della strategia della Casaleggio.
Nella difesa vi è qui una prima falla: gli avvocati citano il Collegio dei probiviri grillini, che tuttavia, nel provvedimento di sospensione della Cassimatis, scrisse – grossolanamente – «vista la comunicazione del gestore del sito del Movimento 5 stelle, a questo collegio pervenuta, sospendiamo…».
Chi è il gestore del sito ufficiale del M5S, www.movimento5stelle.it? Trasparenza, zero.
Il sito cita però nei credits della pagina il blog www.beppegrillo.it, e spiega «i contenuti di questo sito sono rilasciati sotto licenza (creative commons)».
In sostanza, i probiviri scrivono che una sospensione viene varata «vista la comunicazione del gestore». Il titolare dei dati del blog di Grillo è la Casaleggio associati; il gestore è, principalmente, un suo dipendente, oggi all’Associazione Rousseau.
I legali di Grillo stanno dicendo – in maniera politicamente rilevante – che, su punti chiave, non decide neanche Grillo, ma «il gestore»? E chi è?
Il secondo elemento difensivo è che il capo M5S ha invalidato la votazione che scelse Cassimatis perchè, dice, arrivata senza il preavviso di 24 ore (stesso argomento usato dalla Cassimatis per far invalidare il successivo voto, che «elesse», si fa per dire, il rivale Pirondini). I giudici l’hanno ritenuto irrilevante.
Il terzo punto è importantissimo: la Casaleggio sa di avere un pesante baco nei testi grillini (sparsi in tre luoghi: regolamento, statuto, codice etico), esattamente nelle ultime due righe dell’articolo 2 del regolamento M5S: «Le decisioni assunte dall’assemblea nella scelta dei candidati sono vincolanti per il capo politico».
È un principio assembleare vero: dunque pericolosissimo. È in base a questo, nella sostanza, che Cassimatis vince il ricorso.
Sennonchè, la vittoria riconosce anche quel regolamento; che invece era stato definito «nullo giuridicamente» a Napoli.
È un aspetto notevole, di questa guerra. La Casaleggio, nella causa persa, incassa insomma un riconoscimento (da un tribunale) del contestato testo che è alla base delle espulsioni. Perde sul garante, e su votazioni già avvenute, ma da oggi in poi si potrebbe organizzare prima del voto.
La figura del garante, attenzione, esiste: è stata aggiunta, ma solo nel Codice etico grillino.
Nel codice, però, il garante può escludere dei candidati solo per motivi di pendenze penali in corso; non per astratte valutazioni sulla loro moralità .
Solo che poi Grillo e la Casaleggio fanno votare ai candidati anche una form (un modulo) su Internet in cui è scritto che il garante «può escludere dalla candidatura in ogni momento e fino alla presentazione della lista presso gli uffici del Comune». Sostengono gli avvocati di Grillo, «mutuando la normativa dei contratti conclusi online» (quelli dell’e-comerce, in cui «il clic vale come consenso»).
È questa la statuizione formale più alta, finora, dell’applicazione di regole del diritto commerciale alla politica in Italia.
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
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Aprile 13th, 2017 Riccardo Fucile
NUTI, DI VITA E MANNINO ORA RISCHIANO IL PROCESSO, MA IL PARTITO DEGLI ONESTI NON LI HA ANCORA SOSPESI
In una notte furono ricopiate centinaia di firme, per riuscire a presentare in tempo la lista del
Movimento Cinque Stelle per le Comunali 2012.
La procura di Palermo chiede un processo per lo stato maggiore dei grillini in Sicilia guidato dal deputato nazionale Riccardo Nuti: la richiesta di rinvio a giudizio firmata dalla sostituta procuratrice Claudia Ferrari riguarda 14 persone.
Oltre a Nuti, ex capogruppo grillino alla Camera, rischiano un processo le deputate nazionali Giulia Di Vita e Claudia Mannino, l’attivista all’epoca candidata Samantha Busalacchi, poi Pietro Salvino (marito di Claudia Mannino) e Riccardo Ricciardi (marito della deputata Loredana Lupo, che non è coinvolta nel caso).
Indagata anche la deputata regionale Claudia La Rocca, che sin dall’inizio dell’inchiesta ha accettato di collaborare con la procura di Palermo svelando tutti i retroscena di quella notte del 3 aprile 2012; ha collaborato anche l’altro deputato regionale Giorgio Ciaccio, pure lui nella lista degli indagati.
Chiesto il processo pure per altri tre candidati del 2012, Giuseppe Ippolito, Stefano Paradiso, Toni Ferrara e Alice Pantaleone, poi per l’avvocato Francesco Menallo, ex militante M5S, e per il cancelliere Giovanni Scarpello, che attestò l’autenticità delle firme.
Due i capi d’imputazione.
Nel primo viene contestato agli attivisti M5S di aver materialmente falsificato le firme, o comunque di averne beneficiato (Nuti).
L’ altra accusa riguarda il cancelliere e l’ avvocato. I reati contestati riguardano la violazione del testo unico regionale in materia elettorale.
L’inchiesta è nata quattro mesi fa con l’esposto di un attivista del movimento, Vincenzo Pintagro. La Digos ha convocato molti firmatari della lista, che hanno disconosciuto la firma. Una perizia grafologica ha confermato i falsi.
Mentre i deputati M5s citati in procura si sono trincerati dietro la facoltà di non rispondere e si sono persino rifiutati di sottoporsi a un saggio grafico. Solo dopo la chiusura delle indagini, hanno accettato di farsi interrogare e di rilasciare il saggio. Nuti ha anche depositato in procura una fotografia che lo ritrae a una manifestazione per l’autismo nelle ore in cui sarebbero state costruite le firme false. Era il 3 aprile 2012.
Il grande pasticcio sarebbe stato consumato nella sede del meetup di via Sampolo. Secondo la procura, Nuti avrebbe comunque beneficiato delle firme false, per questo anche per lui è scattata la richiesta di rinvio a giudizio.
(da agenzie)
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Aprile 13th, 2017 Riccardo Fucile
IMMINENTE UNA PRESA DI POSIZIONE DEL GOVERNO DELLA ROMANIA E DELL’UNIONE EUROPEA
Scuse e le dimissioni da vicepresidente della Camera per Luigi Di Maio dopo le frasi sul 40% dei
criminali provenienti dalla Romania.
La richiesta viene da Marian Mocanu, presidente del consiglio direttivo di Europei per l’Italia:
La battuta di Luigi Di Maio contro la comunità rumena e contro la Romania sono la spia di una sub cultura razzista per troppo tempo accettata o derubricata a “eccessi verbali”. Nelle sue parole,come sempre, traspare il poco rispetto per una comunità laboriosa che vive e lavora in Italia nel rispetto delle leggi italiane e conta più di un milione di persone. Le sue parole hanno anche il torto di essere un’affermazione non documentata cosa molto grave per un vicepresidente della Camera dei Deputati. Questa spirale va ora stroncata.
Ci auguriamo che già alla prossima seduta della Camera sia posta la richiesta di far dimettere questo signore, quantomeno dalla carica di vicepresidente e che siano disertate le sedute da lui eventualmente presiedute.
Per raggiungere questo obiettivo abbiamo deciso di inviare una lettera pubblica per chiedere le dimissioni di Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera dei Deputati.
Nel passato anche il parlamento europeo ha duramente censurato parole e atteggiamenti razzisti ed è successo quando alcuni europarlamentari sono stati messi alla porta dal gruppo. Non vi è ragione alcuna perchè l’Italia non faccia lo stesso, anzi di più.
Visto il quanto, ormai si è arrivati a un incidente diplomatico dove tutti hanno da perdere, infatti è imminente l’intervento governativo da Bucarest, e peggio ancora per Di Maio è anche molto probabile una presa di posizione dell’UE.
(da “NextQuotidiano“)
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Aprile 13th, 2017 Riccardo Fucile
GRAMELLINI SUL “CORRIERE”: “DI MAIO VA CAPITO, CREDEVA DI POTER DELEGARE IL PENSIERO A DAVIDE CASALEGGIO, POI L’HA ASCOLTATO IN TV…”
Massimo Gramellini sul Corriere della Sera oggi si dedica a Luigi Di Maio e alla divertente gaffe sui
rumeni criminali.
Secondo il rubrichista il problema del MoVimento 5 Stelle è proprio la solitudine di Di Maio:
Ma mettiamoci nei suoi panni: tra un post imperdibile su Facebook e una comparsata riverita in tv, dove lo trova il tempo per leggere fino in fondo un testo di senso compiuto?
Non è da questi particolari che si giudica un aspirante premier. Lo si riconosce, direbbe il poeta, dal coraggio e dalla fantasia. Cioè dalla visione politica.
Può darsi che mi sia distratto a leggere le statistiche sui criminali rumeni, ma è proprio una visione «dimaiesca» della società che mi manca.
Per citare le prime quisquilie che vengono in mente, come Di Maio immagina di muoversi su euro, immigrazione e alleanze internazionali, al di là del trasferimento retorico di ogni rogna alla cliccocrazia della Rete?
Fin qui si credeva che da quelle parti la delega al pensiero spettasse al figlio di Casaleggio. Ma, dopo averlo visto in seduta ipnotica dalla Gruber, è emersa la drammatica solitudine di Di Maio.
Al quale rimane, come ultima carta, la faccetta pulita da nipote prediletto di tutte le nonne. Anche se non più delle loro badanti, quelle sì in prevalenza rumene.
(da agenzie)
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Aprile 12th, 2017 Riccardo Fucile
LA FUGA DELLE IMPRESE ITALIANE IN ROMANIA SAREBBE COLPA DELLA UE? PECCATO CHE AVVENNE PRIMA CHE LA ROMANIA ENTRASSE IN EUROPA
Qualche giorno fa a Ivrea, durante il convegno SumO1 organizzato dalla Fondazione Gianroberto Casaleggio e dal MoVimento 5 Stelle per ricordare la figura del guru scomparso un anno fa, il procuratore aggiunto di Messina Sebastiano Ardita ha spiegato che in virtù delle frontiere aperte e della “debolezza” del nostro sistema penale il nostro Paese importa criminali dagli altri paesi dell’Unione.
In particolare Ardita ha riportato alcuni dati relativi al fatto che in Italia è presente il 40% dei criminali romeni.
Luigi Di Maio ha colto la palla al balzo per spiegare che questo è il segnale che la politica della UE è sbagliata perchè noi importiamo i criminali romeni mentre loro importano le nostre imprese.
Nel suo intervento, assai impreciso a dire la verità , Ardita spiega che in un sistema “a porte aperte” ovvero dove è garantita la libera circolazione delle persone, il nostro paese è svantaggiato perchè i criminali prima di spostarsi valutano le condizioni giuridiche del paese ospitante.
Secondo Di Maio inoltre il nostro sistema giudiziario inefficiente sfavorisce l’arrivo di imprese straniere (che è vero) mentre le nostre imprese scappano dove i sistemi giudiziari sono più efficienti, come ad esempio in Romania.
Ecco cosa ha detto Ardita ad Ivrea
I fenomeni criminali organizzati, quelli che hanno un obiettivo economico valutano sempre il rischio penale come uno degli argomenti fondamentali per decidere dove andare a delinquere. Per esempio c’è il problema della cosiddetta importazione di criminalità : l’Italia in un sistema a frontiere aperte avendo un sistema penale che non è poi così forte con chi commette crimini rischia di importare criminalità . Qualche anno fa — ma la situazione non è cambiata — il ministro rumeno degli interni, se non sbaglio, ci comunicò che di tutti i mandati di cattura europei che riguardavano cittadini rumeni il 40% proveniva dall’Italia. Questo significa che quattro rumeni su dieci che avevano deciso di andare a delinquere avevano scelto il nostro Paese come luogo dove andare a delinquere.
A cosa si riferisce Ardita? A quali dati?
Per scoprirlo bisogna fare un salto indietro nel tempo, precisamente al febbraio 2009 quando i rapporti tra Romania e Italia erano tesi perchè, soprattutto sui giornali, si parlava dei romeni come di un popolo di pericolosi criminali e di ladri.
È utile far notare che appena due anni prima, nel 2007, la Romania era entrata a far parte dell’Unione Europea e che quindi da quel momento i cittadini (e le imprese, e i capitali) romeni ed italiani potevano muoversi liberamente tra i due paesi.
Nel febbraio del 2009 il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini e il suo omologo romeno Christian Diaconescu avevano cercato di trovare una soluzione al problema favorendo una maggiore collaborazione tra i due stati per fermare i criminali senza però limitare la libera circolazione dei cittadini (che è garantita dai trattati europei).
In quel contesto l’allora ministro della Giustizia (e non degli interni) Cătălin Predoiu aveva snocciolato alcune cifre a proposito dei criminali romeni in Italia.
Su circa un milione di cittadini romeni presenti all’epoca nel nostro Paese nel 2009 nelle carceri italiane si trovavano circa 2.700 cittadini romeni in attesa di giudizio o condannati in via definitiva (ovvero lo 0,27% dei cittadini romeni presenti in Italia in quel periodo) e sempre sul territorio italiano si trovava anche il 40% dei romeni ricercati con mandato internazionale ovvero quei cittadini romeni già ricercati in patria che erano fuggiti all’estero per scappare al carcere.
Perchè Predoiu aveva messo a disposizione quei dati?
Il motivo è abbastanza semplice: se gli italiani accusavano i romeni di essere delinquenti il Governo di Bucarest rispondeva (come riportano i giornali locali dell’epoca) spiegando che il problema era nel fatto che il nostro sistema giudiziario era lento.
Bucarest infatti disse che nel 2007 e 2008, solo per quanto riguarda l’italia, i tribunali rumeni avevano emesso 468 mandati d’arresto europei ma che magistrati italiani ne avevano eseguiti solo 296, rifiutando di arrestare 46 persone, mentre per altri 126 casi il governo romeno non aveva (nel 2009) ancora ricevuto una risposta.
Ora torniamo al presente, innanzitutto non è vero che “quattro romeni su dieci hanno scelto il nostro Paese come luogo nel quale delinquere” come ribadisce Di Maio oggi. Perchè questo significa che tutti i romeni sono delinquenti e che il 40% dei romeni vive in Italia.
Dal momento che in Italia vive attualmente oltre un milione di cittadini romeni e che la Romania ha 20 milioni di abitanti è evidente che qualcosa nei conti dell’onorevole Di Maio non torna.
In Italia però avevano trovato rifugio il 40% dei ricercati rumeni con mandato internazionale, che non sono nemmeno il 40% di tutti i criminali romeni a volerla dire tutta.
E le cifre all’epoca parlavano di 468 mandati d’arresto europeo inoltrati dai tribunali romeni a quelli italiani: meno di 500 persone ma Di Maio e Ardita parlano di un’invasione di criminali.
E del resto ci sarebbe anche da discutere che cifre che erano valide nel 2009 e che si riferivano presumibilmente anche ad un periodo antecedente all’ingresso della Romania nella UE possano essere le stesse ancora oggi, nel 2017 a quasi dieci anni di distanza.
Di Maio suggerisce inoltre di fare come i romeni: “scoraggiano i delinquenti e attirano le imprese” e qui il ragionamento dell’Onorevole a 5 Stelle inizia letteralmente a collassare sotto il suo stesso peso.
Per “fare come i romeni” dovremmo quindi esportare i criminali costringendoli a fuggire all’estero (ammesso e non concesso che sia questo quello che hanno fatto i romeni)?
In secondo luogo è vero che le imprese non investono nel nostro Paese (anche se la CGIA nel 2015 certificava un aumento degli investimenti rispetto al 2014) perchè la giustizia non funziona ma non è il problema dei reati contro la proprietà o la criminalità organizzata a preoccuparle ma la farraginosità della nostra burocrazia, per il rischio fiscale, per gli esiti imprevedibili degli accertamenti fiscali, per i costi d’impresa e la difficoltà di fare affari nel nostro paese.
C’è però anche un’altra cosa che Di Maio — così preoccupato a dare la colpa alla UE — non dice ovvero che quando le imprese italiane (soprattutto dalla locomotiva del Nord Est) delocalizzavano in Romania il paese non era nemmeno nella UE (si era alla fine degli anni Novanta primi anni Duemila) ed era perchè lì i costi erano più bassi (fino a sette volte inferiori).
In parole povere si pagavano meno i lavoratori (romeni) rispetto a quelli italiani, e ora la Romania non tira poi così tanto.
Non c’entrava nulla la bontà del sistema giudiziario romeno, e le proteste dei cittadini romeni contro la corruzione dilagante che hanno incendiato Bucarest negli ultimi mesi dovrebbero far capire che nemmeno la dilagante corruzione rappresenta un vero ostacolo.
Ma al solito Di Maio non sa di cosa parla, nemmeno quando ci presenta “dati inopinabili”.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 12th, 2017 Riccardo Fucile
LA LETTERA DEL DIPLOMATICO CHE AMA L’ITALIA DOVREBBE FAR RIFLETTERE CERTI IGNORANTI
Dallo spazio pubblico ci è pervenuto un messaggio, che al di là delle opinioni personali, offende tanti miei concittadini di buona volontà .
Sono preoccupato quando le parole feriscono molte famiglie miste come sono state anche ad Amatrice o Rigopiano, oppure quando i bambini possono essere messi in uno stato di umiliazione, loro che sono i più deboli e indifesi, che vanno tutelati nella loro dignità e identità nazionale, nonchè europea.
Le parole possono indurre fiducia, trasmettere emozioni e speranza o far crollare sogni. “Pronunciare una frase significa svolgere un’azione che può distruggere o edificare”, come sosteneva John Austin.
Le parole, anche se in un certo contesto, possono offendere senza che questo sia il fine voluto da parte di chi le pronuncia.
La comunità romena è ben integrata, apprezzata per la sua presenza nel tessuto sociale italiano, per il contributo in vari campi.
Molti dei miei onesti cittadini sono sui cantieri e i datori di lavoro li apprezzano e vogliono continuare a collaborare con loro, altri portano sollievo e assistenza a tante persone sole e immobilizzate, altri, medici e infermieri fanno arrivare la speranza e il sorriso ai malati, altri che sono ingegneri, insegnanti, ricercatori, studenti, artisti, portano il loro contributo allo sviluppo del paese che hanno scelto per affinità culturale e spirituale.
Conosco giovani musicisti con doppia cittadinanza che hanno vinto premi per l’Italia. La memoria storica purtroppo è corta e si vede in tutta l’Europa.
Mi fa piacere ricordare che se oggi c’è una numerosa comunità romena in Italia, questo fenomeno può essere letto anche come “il rovescio della medaglia” perchè da fine Ottocento e soprattutto durante il periodo tra le due guerre la Romania di oggi era uno dei luoghi che portava fortuna a tanti italiani pagati addirittura in monetine d’oro. Le numerose imprese italiane presenti in Romania, come la comunità romena in Italia, sono un perno per le nostre relazioni ben radicate nella storia comune.
Personalmente ho scelto l’Italia per studiare, spinto dall’amore per la storia, l’arte, l’affinità e il legame particolare che abbiamo con Roma, da cui l’unico popolo e paese al mondo che la porta nel suo nome è la Romania.
Qui ho scoperto la profondità del pensiero e del vivere di Don Sturzo, Alcide De Gasperi, Spinelli, Pier Giorgio Frassati, figure a cui mi sono affezionato e chi mi conosce può confermare che non sono affermazioni formali.
Al di là della dialettica politica interna che non mi riguarda, credo che i messaggi positivi possono dare di più, che la collaborazione e la volontà comune possono portare dei risultati.
Dobbiamo fidarci l’uno dell’altro e cercare di risolvere insieme i problemi che ci perturbano e di saper distinguere tra chi sta da parte del bene e da parte del male.
Il dialogo e la conoscenza aiutano tanto. Ciascuno di noi dipende in qualche modo dall’altro e questa interdipendenza può essere trasformata in un valore, il valore della solidarietà .
Possiamo raggiungere obiettivi se ci fidiamo gli uni degli altri. Ciò che ci unisce è molto più profondo da quanto ci può dividere.
Cultura, tradizioni, spiritualità , emozioni e speranze sono molto comuni alla sensibilità dei nostri popoli. La Romania insieme all’Italia desidera un’Europa più forte e dinamica, il cui progetto può essere letto in termini di beneficio per gli europei.
Sono onorato di essere l’ambasciatore della mia gente, sensibile e con fede in Dio, della cui Pasqua festeggeremo insieme a breve.
Sono onorato di essere rappresentante del mio paese in Italia, terra dell’arte, della bellezza, di Leonardo, Petrarca, Dante, Leopardi (insieme al poeta nazionale romeno Eminescu riconosciuti come gli ultimi romantici), Cavour (di cui uno degli amici era il poeta e ministro degli affari esteri dei Principati Danubiani, Vasile Alecsandri), Giovani XXIII° (fine conoscitore della spiritualità dell’Europa Orientale)
. E sono anche io uno di quei tantissimi romeni che tifano con emozione per gli “azzurri” nelle gare calcistiche internazionali.
La mia speranza va verso un’Italia e una Romania che possano rappresentare un modello di integrazione e di amicizia fra cittadini europei, in un’Europa che tutti noi vogliamo chiamare la nostra casa, “la nostra Patria comune” come la voleva De Gasperi.
Con questi sentimenti mi rivolgo a tutti gli amici italiani, invitandoli a scoprire la profondità dell’anima del popolo romeno.
Un sentito augurio a tutti di passare con serenità la Santa Pasqua!
George Gabriel Bologan
Ambasciatore di Romania in Italia
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