Aprile 6th, 2017 Riccardo Fucile
IL CONVEGNO PER RICORDARE IL PADRE E LA NUOVA STRATEGIA DI EGEMONIA… UN NETWORK DI RAPPORTI PER UN MOVIMENTO DI LOTTA E DI GOVERNO
Davide Casaleggio si ritaglia un ruolo sempre meno da “informatico” (come disse Di Maio) e
sempre più da leader:
Da alcuni mesi ha aperto una pagina pubblica Facebook (da imprenditore, e ha toccato quota 11.263 like) e ora, in vista del convegno «Capire il futuro» in programma sabato a Ivrea per ricordare il padre Gianroberto scomparso un anno fa, ha deciso di sbarcare in tv.
Un passaggio obbligato, quello televisivo, un po’ per sostenere la manifestazione in memoria del padre – le donazioni sono al momento a quota 42 mila euro su un obiettivo di 100 mila –, un po’ per sgretolare l’aura di riservatezza che si è costruito in questi anni (finora ha rilasciato solo due interviste, oltre alla lettera pubblicata sul Corriere lunedì).
Un passo da inquadrare in un contesto più vasto, perchè il convegno in programma sabato rappresenta solo un tassello della nuova visione del Movimento, un Movimento «di lotta e di governo», come dicono scherzando (ma non troppo) alcuni Cinque Stelle.
Il convegno Capire il Futuro insomma, insieme alla lettera al Corriere della Sera, diventano parte di una strategia di egemonia:
E la figura di Casaleggio diventa in quest’ottica accora più fondamentale per costruire un network, una rete – che per una volta tanto nulla ha a che fare con il web – di rapporti, di legami con imprenditori e professionisti. Un progetto nel solco di Gianroberto che segna anche una svolta necessaria per dare credibilità e progettualità ai pentastellati in ottica governativa. E in questa nuova veste di «skipper» Casaleggio jr fa affidamento su un team rodato.
Oltre a consultarsi con Grillo, ha dalla sua un nucleo compatto di consiglieri, stimati anche da Grillo: da Pietro Dettori, braccio destro anche nella gestione del blog, a Max Bugani e David Borrelli, membri dell’Associazione Rousseau.
A Ivrea l’imprenditore sarà il primo a parlare dal palco e in futuro i suoi interventi dovrebbero diventare più assidui. Il Movimento, insomma, sta cercando di cambiare assetto. Se Davide si sta ritagliando un ruolo più strategico, Grillo rimane il cuore (anche mediatico) dei Cinque Stelle.
Il fondatore sta programmando un ritorno alle origini, un tour nei comuni guidati dal Movimento e nei meet up delle principali città italiane.
Un modo per recuperare il contatto con i territori. È proprio su questa linea, in vista delle Politiche, tra i pentastellati si sta discutendo sulla possibilità di introdurre una nuova figura: i referenti regionali.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 6th, 2017 Riccardo Fucile
ADRIANO MELONI AVEVA INQUADRATO UNA DIPENDENTE CON UN CONTRATTO A PROGETTO MENTRE LE SPETTAVA UN CONTRATTO A TEMPO INDETERMINATO
Stefano Parola su Repubblica Roma oggi racconta una storia che riguarda l’assessore al lavoro e al
turismo del Comune Adriano Meloni.
Si tratta di una condanna civile in primo grado inflitta alla Sunrise Travel, la società di cui è amministratore dal 2008.
La vicenda inizia nel 2010, quando Martina, torinese con ottime competenze linguistiche, comincia a lavorare per la Sunrise Travel.
È un’azienda che fa da tramite tra le agenzie di viaggio e i grandi siti di prenotazione. Il suo contratto è di collaborazione a progetto e viene rinnovato per quattro volte. Lei può lavorare quasi sempre da casa (pur con determinati orari da seguire) e le viene affidato un pacchetto clienti piuttosto corposo.
Il problema nasce quando Martina va in maternità e chiede l’indennità alla gestione separata dell’Inps: «Mi aspettavo di ricevere l’80 per cento dello stipendio, invece mi arrivava molto meno. Ho scoperto che accadeva perchè mi venivano versati meno contributi del dovuto», racconta.
Insomma, Meloni aveva inquadrato la dipendente con un contratto a progetto mentre le spettava un contratto a tempo indeterminato secondo la sentenza di primo grado del tribunale:
Sembra solo un errore formale, invece lo stesso fenomeno si verifica pure durante la sua seconda maternità .
«Nel 2014 ho iniziato a fare pressione per farmi versare almeno tutti i contributi. Invece a gennaio 2015, prima di rientrare al lavoro, sono stata allontanata con un sms in cui mi veniva detto che avevamo perso il mio cliente principale».
A questo punto Martina, senza più un lavoro, porta la questione in tribunale e fa causa alla Sunrise.
Siccome non si riesce a trovare un accordo tra le parti, si fa il processo e si va a sentenza.
Il giudice Fabrizio Scarzella emette il suo verdetto l’11 febbraio 2016 e dichiara «la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato e pieno tra le parti dal 23 giugno 2010 al 17 gennaio 2015».
Insomma, Martina avrebbe dovuto essere assunta a tempo indeterminato e non soltanto con quel “cocopro” che porta la firma proprio di Adriano Meloni, che della Sunrise Travel è amministratore, rappresentante legale e socio al 50 per cento.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 6th, 2017 Riccardo Fucile
EVVIVA LA GENUINITA’… ALLA VIGILIA DEL CONVEGNO DI IVREA STASERA DALLA GRUBER CON IL GIOCO DI SPONDA
Secondo piano di Palazzo Madama. Alle otto e mezzo di sera Davide Casaleggio lascia, scortato da Rocco Casalino, gli uffici del Senato dopo oltre quattro ore di prove tv.
E sembra provato, non risponde alle domande ma fa solo un mezzo sorriso.
Rimane concentrato in vista del suo debutto televisivo, che sarà domani sera a “Otto e mezzo” su La7.
Lo intervisterà Lilli Gruber e in studio ci saranno anche il giornalista Gianluigi Nuzzi e il sociologo Domenico De Masi, che sabato interverranno entrambi all’evento “Sum #01 – Capire il futuro”, organizzato a Ivrea dalla Fondazione Gianroberto Casaleggio.
Davide Casaleggio sempre più spesso, negli ultimi mesi, ha incontrato i parlamentari negli uffici del Movimento 5 Stelle, ma questo pomeriggio, intorno alle 16, è entrato nella stanza di Rocco Casalino, capo comunicazione e soprattutto responsabile di tutte le interviste tv, per imparare come si sta davanti a una telecamera.
Con la prova tv, il figlio del fondatore M5S rompe l’ultima barriera, quella della visibilità .
Non più un lavoro sottotraccia nella stesura del programma ma un ruolo da protagonista in prima persona frutto delle difficoltà di leadership all’interno del Movimento.
Il passaggio è di quelli importanti nella storia dei grillini. Adesso M5S vuole accreditarsi come forza di governo e parlare anche e soprattutto con l’establishment italiano, non più solo ai cittadini e agli attivisti.
A questi ultimi ci pensano i frontman Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio.
Il ragionamento che viene fatto ai piani alti del Movimento riguarda il fatto che, se davvero si vuole conquistare Palazzo Chigi, è necessario un volto che sappia come parlare ai poteri che contano, che metta insieme – come succederà sabato – il managing director di Google, il segretario del gruppo italiano della Trilateral e Greenpeace. Davide Casaleggio, che ora ha deciso di metterci la faccia, si occuperà nei prossimi mesi anche di tutto questo.
Segno che, con l’inesorabile avvicinarsi delle elezioni, i vertici M5S hanno affiancato ormai definitivamente all’animo movimentista quello più governista, fatto di convegni, programmi, rapporti con un certo establishment. E quindi anche di interviste tv.
La chiave di svolta all’interno del Movimento non sfugge al Pd: “C’è un capo, è Casaleggio, il figlio del fondatore. Non il mister congiuntivo Di Maio, o il povero Di Battista”, ironizza Matteo Renzi individuando, nell’esposizione di Casaleggio, la delegittimazione di Di Maio e Di Battista.
E non è un caso che il primo, appena uscito dal Gemelli dopo 5 giorni di ricovero, pubblichi un post in pieno stile candidato premier. “Abbiamo un Paese da cambiare, con un programma che guarda al futuro dell’Italia per i prossimi 20 anni. Io non ho nessuna intenzione di mollare, neanche di un millimetro”, scrive Di Maio annunciando la sua presenza a Ivrea.
Rimane distante tuttavia l’obiettivo dei 100mila euro, che la Fondazione Casaleggio si è prefissato di raccogliere.
Forse la presenza in tv darà una spinta alle donazioni, che per ora sono ferme a 42mila euro. Così come Casaleggio ne approfitterà per far conoscere la Fondazione e per portare quante più persone e personalità possibili a Ivrea.
Non solo parlamentari M5S o attivisti della prima ora.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 5th, 2017 Riccardo Fucile
ALI LISTI MAMAN: “MANCA UN PROGRAMMA E UN CONFRONTO, SOLO SLOGAN”… E SUI SOCIAL I TRINARICIUTI CINQUESTELLE LO PRENDONO A INSULTI RAZZISTI
Il candidato simbolo dell’accoglienza del M5S al Consiglio comunale di Palermo si ritira, non risparmiando critiche al movimento sul programma e sui social viene pesantemente insultato. Con commenti anche razzisti. Lo riporta l’AdnKronos.
A Palermo Alì Listi Maman, volto simbolo dell’integrazione e delle politiche dell’accoglienza, ma di nazionalità italiana, si è ritirato dalla lista di M5S per le Comunali di Palermo.
“Nel movimento non c’è confronto – ha lamentato l’ormai ex candidato – il programma, a due mesi dal voto non c’è, ridotto e sostituito con slogan banali e di deboli significato”.
“Mettiti sopra un barcone, tu e i tuoi connazionali e andatevi a riprendere il vostro, invece di scappare come topi”, scrive un utente Facebook. Un altro scrive: “Vai a combattere nel tuo paese e non venire a rompere i co..ni nel nostro”.
Un’altra scrive: “Non credo neppure a una parola di quello che ha detto e scritto, chissà perchè è stato emarginato”.
Un altro attacca l’ex candidato scrivendo: “Ogni scusa è buona per screditare il M5S ma ormai solo i boccaloni credono alle illazioni di regime pilotate dai poteri forti”. Un altro lo insulta: “Ma vai a cag… e vatti a fare prendere in giro dal Pd”.
Alì Listi Maman è stato fra i candidati più votati alle Comunarie di fine dicembre. Il suo sfogo è stato raccontato sui social.
“A nulla è valso l’entusiasmo e la partecipazione che hanno accompagnato la presentazione delle mie proposte, frutto di tanto lavoro e dedizione e che considero valide e ragionate – scrive su Fb Ali Listi Maman – Non voglio entrare nel merito, in questo mio particolare momento di dispiacere, degli episodi e dei particolari accaduti che mi hanno fatto maturare il dissenso che con dolore sto manifestando, ma desidero esprimere tutta la mia delusione per un Movimento che di fatto mi ha emarginato, ignorando il contributo possibile offerto con le mie proposte e mostrando un sostanziale disinteresse verso un mio fattivo coinvolgimento nel programma politico da presentare ai cittadini palermitani. Un programma politico che necessariamente, specie per una città piena di problemi come Palermo, deve rivelarsi innovativo e articolato in proposte precise e fattibili e che, a poco più di due mesi dal voto, paradossalmente non c’è, ridotto e sostituito in slogan banali e di debole significato”.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 5th, 2017 Riccardo Fucile
SABATO L’EVENTO CINQUESTELLE CON OSPITE IL SEGRETARIO DELLA TRILATERAL E ALTRI POTERI FORTI… IL MAGISTRATO GRECO NON CI SARA’
“Sum #01, Capire il futuro” è la convention che si terrà sabato negli spazi dell’Officina H
dell’Olivetti di Ivrea per ricordare Gianroberto Casaleggio.
Ci saranno quindi il direttore dell’Ispi Paolo Magri (già protagonista di pranzi contestati da alcuni puristi delle origini con Luigi Di Maio), il sociologo Domenico De Masi, il fondatore di FacilityLive Giampiero Lotito.
E poi il pm Sebastiano Ardita, Carlo Freccero del Cda Rai, l’ad di Google Italia Fabio Vaccarono e i giornalisti Enrico Mentana e Gianluigi Nuzzi.
Mancherà , invece, come annuncia oggi il Fatto, Francesco Greco: «l’evento, presentato come un convegno sul futuro, ha assunto a suo modo di vedere una connotazione eccessivamente politica e dunque Greco scriverà agli organizzatori per annunciare il forfait».
Annalisa Cuzzocrea su Repubblica invece fa sapere che mancano ancora dei soldi per il finanziamento dell’evento: «L’obiettivo della neonata fondazione per finanziare l’evento — che è gratuito — era di 100mila euro. Le donazioni sono arrivate a 37mila e proprio per questo, da oggi, il battage mediatico dovrebbe aumentare, usando tutti i canali del Movimento».
Intanto, a proposito di poteri forti, non è sfuggita la presenza di Magri.
Basta scorrere l’elenco dei relatori al convegno Capire il Futuro che andrà in scena l’8 aprile all’Officina H per trovare, tra gli altri nomi, quello del segretario dell’Italian Group della Commissione Trilaterale oltre che direttore dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale.
Nell’aprile 2016 aveva fatto scalpore il pranzo di Luigi Di Maio all’Ispi, ovvero il think tank più autorevole sulla politica internazionale, che conta come presidente onorario l’ex capo dello Stato Giorgio Napolitano.
Oltre a Di Maio c’erano Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera, e Mario Monti.
E pensare che soltanto qualche tempo fa sul blog di Grillo Roberto Fico scriveva: «Il fondamento della dottrina della Trilaterale è la netta separazione fra potere e popolo: un pensiero antidemocratico penetrato nella società attraverso i media e realizzato progressivamente dagli esecutivi occidentali», accusando l’allora ministra Boschi di essere «pedina di interessi altri» perchè presente a un loro incontro.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 5th, 2017 Riccardo Fucile
SOLITO VIAGGIO PER CERCARE DI ACCREDITARSI CON LA SPERANZA DI INCONTRARE TRUMP… E GRILLO CI PROVA CON PAPA FRANCESCO
Quando pensano di essere a un passo dal governo i leader cercano subito di accreditarsi e di farsi conoscere da chi hanno bisogno di farsi conoscere.
E si comincia sempre da due potenze mondiali: quella politico-economica, gli Stati Uniti, quella spirituale, il Vaticano.
Beppe Grillo è pronto a incontrare Papa Francesco, il pontefice che il comico scherzando ha più volte definito «grillino», nel tentativo di assimilare la visione francescana di rottura del sistema ecclesiastico a quella del M5S nella politica italiana. In Vaticano è un rituale che conoscono bene: chi accarezza l’idea del potere prima o poi si fa vedere in Santa Sede.
Ma se per la visita ufficiale Oltretevere, fanno sapere dal M5S, i contatti tra le diplomazie grilline e vaticane sono al momento agli albori, diverso è il discorso per il viaggio Oltreoceano di Luigi Di Maio.
Questa volta si farà . E se tutto si incastrerà alla perfezione dovrebbe essere già a maggio, al massimo a settembre, se ci saranno imprevisti.
Il sogno sarebbe di farlo prima del G7 che riunirà i leader mondiali a Taormina il 26 e 27 maggio. Di Maio atterrerà a New York e si muoverà tra la Grande Mela, Boston, dove sarà ospite dell’università di Harvard, e Washington dove l’obiettivo grosso del M5S è incontrare Donald Trump in persona.
Già una volta Di Maio era stato costretto ad annullare la trasvolata negli States. La prima, a ottobre, nel pieno della crisi di Roma, quando venne travolto dalle faide del M5S.
La sua leadership fu messa in discussione dai movimentisti guidati da Roberto Fico, lui scelse il basso profilo e cancellò il viaggio, che, dopo la tappa di Israele, lo avrebbe accreditato, forse definitivamente, come prossimo candidato premier.
Da allora si può dire che il mondo è cambiato: negli Usa ci sono state le elezioni e a sorpresa ha vinto Trump, portatore di quel postmodernismo populista che ha raccolto l’entusiasmo di Grillo e delle destre sovraniste d’Europa.
Nel frattempo, in Italia, per restare alle beghe più domestiche del M5S, Di Maio non deve più subire la finzione della democrazia orizzontale, leaderless, e, piegati i suoi avversari interni, ormai si muove da candidato premier.
Il viaggio negli Usa a pochi mesi dal voto serve a rinforzare questa immagine e a farlo conoscere dall’Amministrazione Usa.
Le diplomazie sono all’opera, i primi contatti con gli ambienti governativi e l’entourage di Trump sono in corso.
Di Maio dovrebbe incontrare qualcuno della squadra, ma punta a stringere la mano a The Donald in persona. Molti dettagli sono ancora da definire e ci stanno lavorando sia uomini della Casaleggio sia i collaboratori dell’ufficio di Di Maio, a partire dal fidato consulente politico, Vincenzo Spadafora, già responsabile dello sdoganamento del deputato tra i lobbisti italiani.
A giorni invece è attesa la bozza del programma di interventi ad Harvard, la prestigiosa università dove Di Maio parlerà di democrazia diretta e della piattaforma Rousseau affidata a un imprenditore privato, Davide Casaleggio, per definire il piano di governo partecipato dagli attivisti.
Di Maio ovviamente non potrà sfuggire agli interrogativi internazionali che gli verranno posti, soprattutto dopo il voto in Francia.
Negli Stati Uniti gli chiederanno della Nato, che il M5S vuole ridimensionare, e dei rapporti con la Russia, a cui i grillini vogliono togliere le sanzioni decise dall’Ue d’accordo con Washington quando alla Casa Bianca sedeva Barack Obama.
Sono due punti del programma di Esteri che in questi giorni si vota sul blog.
Le convergenze con la dottrina Trump non sono poche e i 5 Stelle non hanno mai nascosto una certa simpatia per il presidente Usa.
Al netto dell’imbarazzo per la sua conversione al carbone, mentre Grillo vuole chiudere con i fossili, anche alla presentazione del programma energetico del M5S alla Camera, i 5 Stelle hanno usato vari distinguo per evitare di attaccare Trump e di causare incidenti diplomatici che possano compromettere i piani di Di Maio.
Ilario Lombardo
(da “La Stampa”)
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Aprile 5th, 2017 Riccardo Fucile
I CINQUESTELLE NON HANNO ANCORA DECISO SE ASSAD E’ UN DITTATORE OPPURE NO… A QUANDO UNA VOTAZIONE SUL BLOG?
Chissà se alla fine i cittadini siriani si sono organizzati in libere elezioni o hanno votato su una
piattaforma online per decidere se Bashar al-Assad è un dittatore o no. Assad dal 2000 è Presidente della Siria curiosamente è democraticamente succeduto al padre Hafez al-Assad che è stato presidente dal 1971 al 2000, anno della sua morte. Stando a quanto ha dichiarato Alessandro Di Battista, Vicepresidente della Commissione Esteri della Camera, durante una puntata di Politics nell’ottobre del 2016 è questa l’unica strada per poter stabilire se Assad è un dittatore.
Questo perchè notoriamente uno dei principi guida del MoVimento 5 Stelle per quanto riguarda la politica Estera è la non ingerenza nelle questioni degli altri paesi e il rispetto del principio dell’autodeterminazione dei popoli.
Alla domanda esplicita del direttore di RaiNews Antonio Di Bella l’onorevole Di Battista ha spiegato che se “Assad è un dittatore lo decideranno i cittadini siriani”. Una dichiarazione che restituiva finalmente dignità agli abitanti della Siria che non sono costretti a subire le decisioni della NATO o di altre potenze straniere (curiosamente però Di Battista non considerava ingerenze quelle della Russia). Peccato che molti cittadini siriani siano attualmente in fuga o dispersi nei vari centri d’accoglienza nei paesi della regione o in Europa.
Senza contare quelli che sono morti cercando di attraversare il Mediterraneo oppure sotto le bombe dell’esercito regolare, degli uomini di Daesh e delle altre forze ribelli. In che modo i cittadini siriani potrebbero esprimersi e decidere sul fatto che Assad sia un dittatore o meno?
Di Battista ad esempio non considera che la guerra civile siriana è iniziata nel 2011 dopo alcune proteste di piazza di cittadini che chiedevano riforme, diritti civili e libere elezioni.
Ma che cosa possiamo dire a Di Battista, un politico che riteneva che si potesse cercare un dialogo con i tagliagole dell’ISIS?
Possiamo dirgli che è difficile far sentire la propria voce mentre si viene massacrati o mentre si è in fuga.
Certo, la comunità internazionale ha le sue responsabilità perchè per troppo tempo ha deciso di non intervenire o di lasciare che Assad superasse costantemente tutte le “linee rosse” oltre le quali sarebbe dovuto iniziare un intervento militare deciso.
La Siria rappresenta il fallimento della politica internazionale dell’Onu e della Nato. L’unica cosa che possiamo dire a Di Battista è che mentre lui aspetta che i cittadini siriani abbiano la possibilità di esprimersi democraticamente per decidere se Assad è un dittatore o no ieri in seguito ad un bombardamento 72 civili sono morti a Khan Shaykhun una città che si trova all’interno della provincia di Idlib in mano alle forze ribelle.
Tra loro ci sono molti bambini che sono morti tra atroci sofferenti perchè nell’attacco è stato usato il gas sarin.
Non è però la prima volta che il gas e le armi chimiche causano vittime in Siria e già in passato sia Assad che le forze ribelli che gli uomini dell’ISIS hanno fatto ricorso alle armi chimiche.
Del resto è noto che l’esercito siriano avesse un arsenale di armi chimiche prima dello scoppio della guerra, arsenale che — nonostante le pressioni della comunità internazionale — non è stato distrutto.
C’è ovviamente anche chi, come Giulietto Chiesa, ci fornisce fantasiose ricostruzioni complottiste e ci spiega che quei morti in realtà sono stati provocati dai ribelli che sono ansiosi di far ricadere la colpa su Assad e su Putin che in realtà sono innocenti e vogliono solo il bene della Siria.
Ed è strano che l’onorevole Di Battista che ha sempre criticato l’intervento militare che ha deposto Gheddafi in Libia ed è contrario ad un eventuale intervento in Siria non abbia detto una parola sul fatto che la Russia non si è fatta alcun problema ad entrare in azione — in difesa dei suoi interessi strategici — nello scenario siriano al fianco di Assad.
Forse che per Di Battista i russi sono “più simpatici” o meno imperialisti?
Oppure segretamente Putin ha chiesto ai siriani se Assad era un dittatore o meno? Sarebbe davvero interessante che l’onorevole Di Battista — che molti indicano come il futuro Ministro degli Esteri del nostro Paese — ci spiegasse come mai ai russi è concesso di intervenire militarmente in Siria in appoggio di Assad.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 4th, 2017 Riccardo Fucile
ECCO COSA PUO’ SUCCEDERE SE LA CASSIMATIS VINCE IN AULA… GRILLO RISCHIA DI VEDER SALTARE IN ARIA IL SUO CONGEGNO DI SCATOLE CINESI
Il Movimento Cinque Stelle ha pochi giorni per preparare una memoria difensiva, perchè l’udienza clou si terrà venerdì, mentre in due settimane al massimo si arriverà al verdetto che potrebbe scompaginare le candidature alle elezioni per il sindaco di Genova.
E soprattutto emerge una (prima) certezza: i giudici del tribunale civile, che dovranno decidere se riabilitare la candidata Marika Cassimatis estromessa da Beppe Grillo dopo aver vinto le Comunarie, tratteranno l’affaire M5S accostandolo a un partito tradizionale, perlomeno a giudicare dalla sezione cui è stato assegnato il ricorso «urgente».
Nell’istanza che la stessa Cassimatis ha presentato tramite l’avvocato Lorenzo Borrè, si chiede di annullare sia il siluramento dell’insegnante in nome del «fidatevi di me»scritto sul blog dal comico, sia la successiva vittoria di Luca Pirondini alle Comunarie bis, poichè avrebbero violato le regole interne.
Non solo: Borrè chiede che «per motivi urgentissimi» i magistrati si pronuncino entro 50 giorni prima delle consultazioni amministrative: «La nostra assistita – viene specificato in sintesi nel dossier – può ancora candidarsi, ma deve avere il tempo di farlo».
Cosa succede se Cassimatis vince in aula?
Beppe Grillo potrebbe con ogni probabilità tirare dritto e impedirle di usare il simbolo pentastellato.
La titolarità di quest’ultimo, sulla carta, è infatti d’un movimento diverso da quello che ha buttato fuori la prof. Si tratta d’una mini-associazione registrata, per esigenze burocratiche, nel 2012 da Beppe Grillo, dal nipote avvocato Enrico Grillo e dal commercialista Andrea Nadasi, con sede a Genova.
La sua denominazione iniziale, poi corretta, presentava una “v” minuscola, al contrario della “V” classica di “MoVimento”, la maxi-associazione nata ben prima, che ha indetto le Comunarie online e infine certificato la corsa genovese di Pirondini. Ma una questione all’apparenza di forma rischia di diventare parecchio sostanziale.
Grillo, qualora Cassimatis fosse rimessa in sella dalle toghe, potrebbe sostenere che l’uso del simbolo non dipende dalla maxi-associazione, di cui lei faceva parte, ma dalla mini.
Il problema è che lui guida sia l’una che l’altra e a quel punto, gli avvocati di Cassimatis lo hanno già annunciato, scatterebbe un’accusa (civile) di conflitto d’interessi.
E potrebbero esserci ripercussioni importanti sulla gestione del medesimo simbolo – cruciale nel catalizzare il consenso – e delle liste imbastite dai fuoriusiciti grillini in varie città .
(da “il Secolo XIX”)
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Aprile 4th, 2017 Riccardo Fucile
UN BLUFF PER FAR DIMENTICARE IL NULLA CHE STA FACENDO NELLA CAPITALE… PERCHE’ I ROMANI DOVREBBERO PAGARE 10.000 EURO AL MESE ALLA RAGGI SE POI POSSONO DECIDERE COMODAMENTE DA CASA?… QUALCUNO RICORDI A VIRGINIA CHE IL SINDACO E’ GIA’ ESPRESSIONE DELLA VOLONTA’ POPOLARE
Dopo nove mesi di governo della Capitale il MoVimento 5 Stelle ha deciso di iniziare a fare sul serio
e quindi oggi l’assessora a Roma Semplice Flavia Marzano e il Presidente della commissione Roma Capitale, Angelo Sturni hanno annunciato di volere introdurre la “democrazia diretta in Rete” per consentire ai cittadini di partecipare all’amministrazione della città .
Il che, visto che in questi nove mesi i 5 Stelle non hanno risolto nessuno dei problemi che avevano annunciato di essere sul punto di risolvere (ad eccezione, forse, della composizione della Giunta) significa che i romani avranno la possibilità di decidere sul nulla.
Ma tranquilli, oggi è stata solo presentata una proposta di delibera.
Il MoVimento 5 Stelle infatti, costitutivamente lontanissimo dalla politica degli annunci che caratterizza l’azione dei governo dei vecchi partiti della ka$ta ha deciso di prendere il coraggio a due mani e annunciare di voler procedere ad un rinnovamento dello statuto capitolino per introdurre introdurre la possibilità di fare petizioni popolari online che verranno successivamente presentate in aula dagli stessi cittadini (sarà divertente sentire onesti cittadini proporre lex grilline romane), di abolire il quorum per i referendum comunali di carattere abrogativo, consultivo e propositivo (perchè in fondo la partecipazione è tutto).
Ma non è finita qui perchè i 5 Stelle “vogliono provare” ad introdurre — non si sa dove e non si sa come — il sistema del voto elettronico (come in America!).
Infine ci sono anche due cosette come l’introduzione del bilancio partecipativo, perchè a Roma gli eletti pentastellati dei vari Municipi (che dovrebbero in teoria portare le istanze dei territori in sede comunale) a volte si dimenticano di chiedere lo stanziamento dei fondi e l’inizio dell’era della partecipazione diretta con le consultazioni online.
Un concetto che Sturni ha spiegato ricordando che mentre gli altri prendono decisioni chiusi nelle stanze nel MoVimento 5 Stelle tutto ciò avviene all’interno della piattaforma Rousseau.
E scopriamo così che la conoscenza diretta del territorio del quale i portavoce sono diretta espressione, la partecipazione degli attivisti tanto sbandierata, l’ascolto delle istanze dei cittadini e — in definitiva — l’essere cittadini e non una casta non sono sufficienti per amministrare una città .
Del resto lo aveva riconosciuto anche Beppe Grillo qualche tempo fa quando invitava i romani a diventare sindaci dei loro “dieci metri quadrati” dimenticando ad esempio di tutte le volte che lui, lo Staff del MoVimento ed altri illustri portavoce a 5 Stelle sono intervenuti nelle vicende romane per indirizzare l’operato della Raggi (una su tutte l’invio a Roma del trevigiano Massimo Colomban a fare l’assessore alle partecipate).
L’alba di questa nuova era della partecipazione — che non tiene conto del fatto che in Italia il sindaco è già espressione diretta del voto popolare — è ancora di là da venire e non è nemmeno chiaro come verrà attuata.
Si sa ad esempio che una specie di “piattaforma Rousseau” comunale verrà integrata sul sito del Comune ma non si sa chi la metterà in piedi (al momento quello di Casaleggio è l’unico esperimento attivo in Italia) e chi la gestirà .
A dirla tutta non è stato nemmeno reso noto quanto costerà questo giocattolo e quanto farà risparmiare.
Di sicuro non farà risparmiare tempo agli organi istituzionali. Il fatto che sia il MoVimento 5 Stelle a proporla non è una garanzia di qualità , visto quello che è successo a Genova dove il risultato delle votazioni online è stato sovvertito dal Capo Politico che ha chiesto ai suoi di “fidarsi di lui”.
Del resto il Comune di Roma non è ancora stato in grado di far sapere come verranno spesi i soldi raccolti dall’iniziativa Roma Adotta Amatrice; si sa solo che ad un certo punto nel futuro i cittadini (solo romani? le donazioni sono arrivate da ogni parte d’Italia) per quali attività saranno destinati i 280 mila euro raccolti fino ad ora.
Ma il dubbio è che questa trovata della democrazia diretta serva solo per coprire il vuoto spinto dell’Amministrazione capitolina.
Non servono le segnalazioni o petizioni con tanto di audizione in Aula per capire quello che bisogna fare a Roma: è sotto gli occhi di tutti ma — come è successo per la speculazione di Monte Stallonara — il Comune sembra aver dimenticato i cittadini che aveva coccolato durante la campagna elettorale.
Quello di cui Roma ha un estremo bisogno ora è di una classe politica che sappia prendere delle decisioni e che abbia il coraggio di farlo davanti a tutti anche quando sono impopolari ma necessarie.
Altrimenti perchè i romani dovrebbero pagare diecimila euro Virginia Raggi per fare qualcosa che possono decidere di fare da sè comodamente da casa?
L’assessora Marzano lamenta che il portale del Comune “non è accessibile” e che lo stanno ristrutturando per renderlo più accessibile, provate a cercare i bandi di gara aperti dai vari Municipi e vi renderete conto come la trasparenza non sia il criterio guida di questa amministrazione.
Chiedete alle onlus sotto sfratto come procede la stesura del nuovo regolamento condiviso e di come le ingiunzioni di pagamento e le notifiche di sfratto non si siano fermate.
Ma che ce frega, adesso abbiamo la democrazia diretta a Roma, whoa yeah.
(da “NextQuotidiano”)
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