Marzo 23rd, 2017 Riccardo Fucile
E’ L’UNICO MODO PER CUI TRE PARTITI ACCHIAPPA-POLTRONE POTREBBERO ANDARE AL GOVERNO… E NON DITECI CHE NON ABBIANO DENUNCIATO DA TEMPO IL DISEGNO DI GRILLO
Annalisa Cuzzocrea su Repubblica oggi torna sull’ipotesi di alleanza Grillo-Salvini-Meloni — che noi
ribattezziamo “Il patto di Neanderthal” — citando una certa “simpatia” dei “vertici” M5S per l’ipotesi:
Chi ha parlato con i vertici non ha dubbi: «Mai alleanze a sinistra». E non si tratta solo di “sentimenti”, ma di calcoli. «Le nostre proiezioni ci dicono che i voti che potrebbero mancarci realisticamente li potremmo ottenere solo dalla Lega e da Fratelli d’Italia». Meglio Matteo Salvini e Giorgia Meloni di Pier Luigi Bersani? «Non dico che vogliamo andare con Salvini, ma sì, è di certo meno screditato di quegli altri. E comunque, in questi anni, ha fatto opposizione come noi».
Dice Nicola Morra: «Sa di chi fu uno degli interventi più belli contro il Jobs Act? Di Walter Tocci. Che si dimise, ma dopo un po’ è tornato a fare il bravo soldatino nel Pd. E contro la buona scuola? Della senatrice Dirindin, che fece un discorso devastante, poi però votò la fiducia. Queste persone usano la ragion di Stato di stampo machiavellico, quella per cui il fine giustifica qualsiasi mezzo. La vera apertura non ce la fanno loro, ma i milioni di elettori dei vecchi partiti che si sono svegliati e votano il Movimento».
«Sono dell’avviso – spiega Morra – che come abbiamo sempre detto, noi dobbiamo portare i punti del nostro programma, perchè la Costituzione dice che è in aula che si formano le maggioranze».
Quanto alla prima avversaria di streaming di Bersani, Roberta Lombardi è convinta che l’ex segretario pd «non abbia ancora capito come siamo fatti. Non lo aveva capito all’epoca e non l’ha capito ora. Se la sua proposta è sincera, deve spiegarci perchè in questi anni non è stato disponibile su nessuna delle nostre proposte. Se è tatticismo per spaccare il fronte guidato dal Pd, non ha capito che noi di tatticismi non ne facciamo».
D’altro canto Paolo Pagliaro ieri a Otto e Mezzo ha presentato i risultati di un sondaggio Demopolis con i dati del Barometro Politico che danno percentuali per cui sono possibili solo due maggioranze (in realtà , quasi-maggioranze) alla Camera: una è quella formata da M5s, Fratelli d’Italia e Lega Nord che porterebbe 309 deputati; l’altra è quella che vede in campo Partito Democratico, Forza Italia, MDP, AP e altri delle minoranze linguistiche:
Insomma, con l’attuale legge in vigore alla Camera (diversa da quella in vigore al Senato) soltanto con una strana alleanza post-elettorale si potrebbe raggiungere la maggioranza (o quasi, visto che dal conto sono esclusi i dodici eletti all’estero).
In attesa di modifiche e armonizzazioni, il risultato è questo.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 22nd, 2017 Riccardo Fucile
I PROCESSI PER ERESIA CHE DIVENTANO OPERAZIONI MANIPOLATIVE
A settant’anni suonati non immaginavo di dovermi imbattere nel revival di alcuni tra i più indecenti e meschini orrori novecenteschi; coniugazioni di protervia e servilismo, seppure nel canonico passaggio dalla tragedia alla farsa.
Che altro sono se non una riedizione della caccia alle streghe le pratiche retrostanti l’affermazione del Torquemada-garante Grillo che “la democrazia ha le sue regole”?
Nel caso variabili a piacere, per criminalizzare chicchessia secondo capriccio o convenienza.
Di che altro si tratta se non di logiche da processo staliniano il baluginare di accuse infamanti, eppure indicibili e mai specificate, con cui il Grande Inquisitore Grillo ha condannato al rogo la molesta Marika Cassimatis?
Sulla base del singolare assunto giuridico “fidatevi di me”.
Che altro sono se non “compagnos de route” da Guerra Fredda i commentatori che hanno legittimato il repulisti sulla base di prove inoppugnabili (seppure non controllabili), loro assicurate da autorevoli colonnelli del Movimento?
Anche se un tempo gli aderenti alla congrega degli allineati alla verità ufficiale si chiamavano Jean Paul Sartre e Gyà¶rgy Lukà cs, mentre i loro odierni epigoni esibiscono un retroterra culturale ben più modesto (e magari pop).
Essendo concittadino della strega destinata alle fiamme (seppure virtuali, ma non per questo meno ustionanti) mi sento in dovere di testimoniare in suo favore.
Non perchè abbia niente a che spartire con lei, ma per amore di verità . E di decenza, visto che non è tollerabile far passare la tesi giustificazionista dello scempio di umanità in corso, sostenendo spudoratamente che la Cassimatis sarebbe un’infiltrata dell’ultima ora; quando milita nel Movimento da un lustro, con una dedizione che in altri tempi mi spinse perfino a litigarci.
Dunque, la solita tecnica del processo imbastito su prove fasulle che ci riporta indietro di mezzo millennio, al clima che lo storico Carlo Ginzburg descrisse nel suo celebre studio “Il formaggio e i vermi”: i processi per eresia che diventavano immense operazioni manipolative delle psiche dei coinvolti, compresa quella del processato.
Che alla fine si convinceva lui stesso di essere colpevole delle malefatte ascritte.
Lo stesso massacro di verità , attuato nell’Unione Sovietica anni Trenta, con la messinscena delle grandi purghe descritte nel suo “Buio a Mezzogiorno” dallo scrittore dissidente Arthur Koestler.
Lo schema mentale è ancora e sempre lo stesso, seppure riproposto in maniera farsesca. Difatti — a quanto ne so — la presunta adepta del Satana-Pizzarotti non intende aderire a nessuna altra lista per le prossime amministrative genovesi, annichilita da quello che i suoi carnefici morali potrebbero eccepire al riguardo.
Anche se — a quanto si dice — starebbe valutando di tutelare il proprio onore battendo la strada che più di tutte lo Staff M5S paventa: l’azione giudiziaria con richiesta di danni.
Ma è lo spirito aleggiante sull’intera vicenda che andrebbe combattuto con forza (non strumentalizzato, come dimostrano di voler fare le code di paglia lunghe un chilometro dei renziani).
Per questo bisognerebbe recuperare lo spirito battagliero di un Voltaire (non quello totalitario di un Rousseau, cari Casaleggi), contro la caccia alle streghe e l’oscurantismo. Le rinascenti superstizioni secolarizzate.
“Il superstizioso sta un furfante come lo schiavo al tiranno” scriveva nel suo Dizionario filosofico il grande illuminista.
Pierfranco Pellizzetti
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 21st, 2017 Riccardo Fucile
PARLA IL LEGALE DEGLI ESPULSI CHE NON PERDE UNA CAUSA
Attivista M5s dal 2012 a marzo 2016, nell’ultimo anno l’avvocato Lorenzo Borrè ha impugnato 31 espulsioni, ottenendo 27 reintegri in via cautelare e 4 in base ad accordi extragiudiziali. Desiderio di vendetta?
“Ognuno può dire ciò che vuole — sorride — ho lasciato dopo le espulsioni di tre attivisti romani che non potevo condividere”.
Da allora ha analizzato attentamente le regole del Movimento fondato da Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo, rilevando, tra l’altro, che “la figura del garante non è prevista nè dal ‘Non Statuto’ nè nel ‘Regolamento’”.
Così come quella del ‘Capo politico’, che secondo il legale romano non sarebbe stata prevista originariamente dallo ‘Statuto’, ma solo dal ‘Regolamento’.
“E il regolamento”, aggiunge Borrè, “non è stato approvato in un’assemblea, che il diritto civile prevede composta da almeno i 3/4 dei componenti (nel caso del M5s, degli iscritti certificati, ndr): per cui tutte le decisioni adottate potrebbero crollare di fronte a un’impugnazione”.
Questioni all’ordine del giorno dopo la scelta del garante Grillo di annullare le Comunarie che avevano designato Marika Cassimatis per la candidatura a sindaco di Genova.
Borrè racconta di essere già stato contattato da alcuni iscritti genovesi per un parere. E rileva: “Il post con cui il garante Beppe Grillo annulla la votazione è passibile di ricorso”.
Ma c’è dell’altro: “All’articolo 2, il ‘Regolamento’ prevede che “alle votazioni per argomenti di interesse regionale o locale siano ammessi a partecipare solo gli iscritti residenti nell’ambito territoriale interessato. Stralciando le Comunarie e aprendo il successivo voto online a tutti gli iscritti del Movimento, Grillo ha violato quanto previsto dal ‘Regolamento’”.
Inoltre, “la genericità delle contestazioni (“comportamenti contrari ai principi del M5S”, scrive Grillo, ndr) presta il fianco ad una pronuncia di nullità per violazione del principio di difesa tutelato dalla nostra Costituzione”. Insomma, secondo Borrè le regole del Movimento 5 stelle avrebbero i piedi d’argilla.
Una soluzione?
“Basterebbe consentire l’ingresso di tutti i 150mila iscritti all’associazione nata nel 2009, a quella nata nel 2012 come soci ordinari. Questa seconda associazione, titolare del simbolo e composta solo dal presidente Beppe Grillo e dai consiglieri Enrico Grillo e Enrico Maria Nadasi, ha uno statuto perfetto. Aprendola a tutti si riporterebbe il Movimento al suo spirito originario e ogni problema sarebbe risolto”.
E il “pericolo infiltrati” più volte evocato dai vertici?
“La selezione deve farla la base, queste sono le regole della democrazia. Oppure arriviamo ad un concetto di post-democrazia, con un infinito processo alle intenzioni che nessun regolamento o statuto può legittimamente prevedere”
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 20th, 2017 Riccardo Fucile
L’ATTO DI ACCUSA DI VALTER CHIAPPINI: “IL SOGNO SI E’ TRAMUTATO IN INCUBO”
Il Movimento 5 Stelle a Sarzana si sgretola e perde il capogruppo Valter Chiappini. Rimasto l’unico
grillino attivo in consiglio comunale con 95 accessi agli atti, 40 ordini del giorno, 255 interrogazioni (surclassati totalmente tutti gli altri consiglieri), 600 apparizioni sulla stampa e tre esposti (due alla Corte dei Conti e uno alla Procura), perchè l’ex candidato sindaco Johnny Giannini da due anni vive a Londra e lo scorso mese di dicembre la procedura per la sua decadenza scattata automaticamente dopo la settima assenza non giustificata consecutiva è stata cancellata clamorosamente dalla maggioranza.
Chiappini abbandona dopo una burrascosa riunione degli attivisti di venerdì sera scorso e lo fa con una lettera aperta che pubblichiamo integralmente.
Ecco la lettera:
«Esco da un sogno trasformato in incubo. – scrive Chiappini – Non è facile per me, che faccio della parola data e degli impegni presi inderogabili vincoli di vita, trovare le parole del perchè mi autosospendo dal Movimento 5 stelle. Vorrei poter spiegare e parlare faccia a faccia con tutti i 172 che hanno scritto il mio nome sulla scheda elettorale nel 2013 e con tutti i 1400 che hanno votato a quella tornata elettorale per il Movimento a Sarzana. Non essendo possibile spero che siano in tanti quelli che leggeranno questa nota».
«Ho tenuto con le unghie, camuffando il pesante malessere che derivava dal cercare di negare a me stesso, e a chi ha creduto ed ancora crede, quanto sia cambiato il Movimento rispetto a quanto prometteva quando ho accettato la candidatura. I principi portati avanti per una vita, trovati in quelli professati dal Movimento fino dal 2007, quando sui tavoli del giardino del Barontini facevamo riunioni in “4 gatti”, sono oggi, dentro al Movimento, un cumulo di macerie, demoliti da questa pazzesca deriva che lo sta ammorbando», continua.
«Ho tenuto con le unghie, cercando di contrastarla, facendo finta che non esistesse nonostante le “liste di proscrizione” dell’ex candidato sindaco Giannini, “unto dal signore” già nel 2013, perchè nelle grazie delle “sentinelle” allora presenti sul territorio. – scrive ancora Chiappini – Ho tenuto con le unghie nonostante gli “inviti” a dimettermi da parte delle “sentinelle”, che presidiano il territorio e che escono ad ogni tornata elettorale per demolire costruende liste non gradite o attaccare consiglieri democraticamente eletti ma sgraditi. Nonostante da queste arrivassero insulti e sottili minacce tanto da far tornare alla mente i “Bravi” dei promessi sposi, se ci illudiamo ancora di avere a che fare con servi in qualche modo prezzolati, o qualcosa di peggio come io penso che sia».
«Ho tenuto con le unghie quando è stata demolita la volontà della base, incredibilmente per una volta unita dopo altri tentativi fatti fallire, che votò, quasi all’unanimità con 70 voti favorevoli e 4 astenuti su 74 aventi diritto, un unico candidato Sindaco a La Spezia che faceva veramente paura al sistema, ma che è stato bocciato, con un post senza firma in calce ad un articolo sul blog del Movimento, per un peccato originale di 25 anni prima. – continua le lettera di Chiappini – Avevo chiesto, ferito e demoralizzato da questo fatto, ai gruppi del territorio, che mi convincessero a continuare. E l’hanno fatto e li ringrazio ancora ora per l’enorme stima dimostratami, ma quell’incontro, registrato dalle “sentinelle” è finito, montato ad arte, nel dossier della mia proscrizione assieme ad un altro consigliere locale proscritto».
«Ho tenuto con le unghie pur condividendo con disperazione le difficoltà dell’amico Consigliere regionale Francesco Battistini, reo di “lesa maestà ” nei confronti della capobastone regionale e deferito ai probiviri, nominati senza consultazioni, con l’imputazione, alla fine, di “libertà di pensiero” esternata ad un giornalista ed appeso ad un capestro la cui botola sarebbe stata sicuramente aperta dopo le amministrative di Genova per non “compromettere” la campagna elettorale.
Il tutto sottacendo che, da tempo, le stesse “sentinelle” che presidiano il territorio montavano ad arte dossier su di lui e su di me, accusandomi di “complicità per avere organizzato riunioni segrete e sediziose per mettere insieme cordate al fine di manipolare il voto a favore di Battistini”, quando neppure sapevamo chi votava Movimento», continua Chiappini.
«Ho tenuto con le unghie nonostante palesi dimostrazioni che uno non valeva uno, che la base non contava, che le scelte le faceva qualcuno senza discussione, giustificate con votazioni farlocche che proponevano scelte obbligate: dalla votazione on line sull’ipotesi di aggregazione col gruppo europeo di ALDE, all’ultima per confermare il “prescelto” dalla capobastone a Genova sconfitto nell’elezione del candidato Sindaco. – spiega –
Ma non riesco a passare sopra l’ultima e chiara dimostrazione di come il Movimento non sia più ciò che mi aveva fatto sognare.
Non riesco a passare sopra quello che succede solo nei paesi con regimi totalitari: l’annullamento di democratiche elezioni, pur a condizioni già capestro, perchè la vincitrice, a sorpresa, ha battuto il “prescelto unto dal Signore”.
A tutto c’è un limite.
Ed il limite è stato passato quando Venerdì sera, ad una riunione del gruppo sarzanese si è presentata “a sorpresa” la capobastone regionale, con tanto delle succitate “sentinelle”, col solo intento di provocare e filmare col cellulare le reazioni, ed oggi mi ritrovo pure sotto accusa dopo quella serata infausta».
«So bene, quindi, che il sottoscritto non sarà mai certificato alle prossime amministrative sarzanesi, reo di essere inviso dalle “Sentinelle” del territorio e dai capibastone e “condannato” per avere solidarizzato col reietto Francesco Battistini, (come lui fu solidale con chi, a Genova, portò per anni alto il nome del Movimento lavorando per esso, per il territorio ed i suoi cittadini, ma colpevole di non chinare la testa di fronte alla deriva totalitaria che stava avanzando) ed oggi accusato anche di avere programmato la “rissa” all’incontro di venerdì sera quando tutto dimostra il contrario: qualcuno ha voluto portare la storia ad un punto di rottura».
«Oggi il mio sogno di aver trovato nel Movimento la casa dei miei principi: onestà morale ed intellettuale (prima che pratica), trasparenza, partecipazione, potere al popolo, si è trasformato in un incubo da cui voglio uscire nel rispetto della parola data ai miei concittadini.
Mi autosospendo, quindi, dal Movimento 5 stelle, ma continuerò ad onorare l’impegno in consiglio comunale fondando il gruppo “Sarzana in Movimento” con lo stesso programma e gli stessi principi che, sulla carta, sono quelli fondanti e che io non ho mai cambiato.
Nei confronti dei miei amici, del gruppo, che mi ha supportato e dato la forza di tenere duro in questi anni di sacrifico ed impegno, e dei miei concittadini che hanno i miei stessi principi, non cambia nulla: io ci sono e mi aspetto che anche loro ci siano. Indipendentemente dalla casacca che vorranno indossare, perchè non è la giacca che fa l’uomo, ma quello che ha dentro», conclude Chiappini.
(da “il Secolo XIX”)
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Marzo 20th, 2017 Riccardo Fucile
ROUSSEAU E LE LEGGI INUTILI: LAVORO A KM ZERO, POMPE FUNEBRI DI STATO, DOPPIA ORA LEGALE
Continua la saga delle Lex Iscritti inventate dagli attivisti del M5S e pubblicate sul “sistema operativo” del MoVimento 5 Stelle.
E’ lo strumento messo a disposizione del popolo a 5 Stelle per proporre fantasiosi disegni di legge che poi nessuno dei portavoce eletti in Parlamento prenderà seriamente in considerazione.
Su Rousseau però gli attivisti del partito di Grillo continuano a sfornare proposte di legge a getto continuo, perchè se è vero che uno vale uno (mica tanto vero però) allora anche le leggi possono essere fai da te e non è necessaria una particolare competenza. Se non fossero a 5 Stelle queste proposte di legge sarebbero delle bellissime battute per uno spettacolo di Grillo.
Mentre gli utenti continuano a credere di aver qualche potere in seno al MoVimento e a votare le migliori proposte di legge su Lex Iscritti siamo giunti già alla settima tornata di leggi e leggine con le quali i 5 Stelle continuano a tentare di mettere in ordine il nostro Paese.
Anche questa volta le sorprese non mancano e visto che fra una settimana scatterà l’ora legale cosa c’è di meglio per cominciare con la proposta avanzata da un docente di corsi scolastici sul risparmio energetico che propone di istituire la seconda ora legale per un risparmio energetico a costo zero?
L’idea è quella di introdurre una seconda ora legale (ma chiamiamola pure ora dell’onestà ) a partire dalla seconda domenica di maggio e fino alla prima domenica di agosto in modo da sfruttare maggiormente l’energia solare.
Il bello di questa proposta — che a quanto risulta porterebbe di due ore avanti le lancette dell’orologio — è che poi si tornerebbe all’ora legale per un paio di mesi e poi di nuovo all’ora solare e sarebbe un po’ come vivere nel futuro (almeno per qualche ora).
È ora la volta della “Legge La Maturità ” ovvero la legge che vuole agevolare i giovani alla maturazione economico-sociale.
Questa a dirla tutta ci voleva proprio, quante volte ci siamo lamentati che la scuola italiana non prepara adeguatamente alla vita e al mondo del lavoro? Quante volte abbiamo scritto che l’alternanza-scuola lavoro non funziona poi così bene se si riduce ad impiegare gli studenti per fare fotocopie e preparare il caffè alla macchinetta?
Ecco trovata la soluzione: un nuovo servizio di leva, ma senza armi:
Al termine del percorso scolastico delle scuole superiori viene richiesta la partecipazione alla vita sociale nel Comune di residenza di 12 mesi;scegliendo di prestare il servizio sociale presso una delle attività nella quale il Comune è responsabile a garantire il servizio alla comunità ;nettezza urbana,vigile urbano.cimitero.ospedale.protezione civile,centri sociali.attività pro-loco.uffici comunali dedicati al cittadino….. Sarà previsto copertura sanitaria,contributiva e riconosciuto un compenso mensile. Rilascio di ‘Attestato di Maturità ‘ per l’iscrizione Università ,ufficio collocamento e da presentare ai Concorsi Pubblici e alla domanda di assunzione.
Dodici mesi di servizio civile retribuito da prestare nel Comune di residenza al termine del quale verrà rilasciato un attestato di maturità con il quale lo studente potrà finalmente iscriversi all’Università o trovare un lavoro vero! Geniale, perchè nessuno ci ha pensato prima?
Ah già , è sufficiente aver superato l’Esame di Stato e per il resto c’è il servizio civile. Una proposta simile è quella che mira a creare la figura dell’immigrato cooperante ovvero quell’immigrato che si “ripaga” l’accoglienza svolgendo lavori socialmente utili, cosa che per altro viene già fatta in molti comuni dove sono presenti richiedenti asilo.
Il lavoro in Italia, si sa, è un vero problema soprattutto per chi non ce l’ha o per chi viene pagato poco.
Ma dal momento che uno vale uno e che una delle 5 Stelle è la tutela dell’ambiente dall’inquinamento cosa c’è di meglio che introdurre il concetto di lavoro a km zero? Proprio come i prodotti alimentari bio a km zero si ridurrebbe così il pendolarismo (finalmente troveremo da sedere sul treno) e l’inquinamento dovuto alle auto in circolazione.
Ma come fare? Semplice:
Istituzione di due nuovi strumenti. Il primo ‘Work Exchange’ permetterà ai lavoratori di scambiarsi il posto di lavoro con il consenso delle imprese e attraverso incentivi statali. Nel secondo lo Stato monitorerà per ogni impresa con dipendenti il cosiddetto ‘baricentro dei lavoratori’ calcolato sulla base delle rispettive residenze e proporrà alle imprese stesse di trasferirsi in prossimità di esso.
Insomma se io lavoro distante da casa ma c’è un lavoratore che lavora vicino a casa mia io e lui potremmo scambiarci il posto di lavoro (tanto è facilissimo trovare una persona che svolge la nostra stessa identica mansione nella ditta dietro casa).
Ma non sarebbe meglio allora scambiarci direttamente casa? Io vado ad abitare a casa sua che è vicino alla mia azienda e lui nella mia che è vicino alla sua.
E per tutti quelli che lavorano nelle zone industriali o artigianali che dovrebbero essere localizzate fuori dai centri abitati come si fa? Mistero.
Volete vivere il brivido della democrazia digitale come lo hanno sperimentato i cittadini di Genova che hanno visto annullare il loro voto dopo la vittoria di una candidata che non stava tanto simpatica a Grillo?
Forse un giorno potrebbe non essere necessario iscriversi al MoVimento e basterà essere cittadini italiani.
Grazie alla proposta di Riccardo Guerrera (che è diversa da quella molto più sensata che prevede di introdurre una tutela online per i dati sensibili degli individui) infatti sarà finalmente dare un valore legale alle petizioni online e addirittura sarà possibile “introdurre l’obbligo di discussione e votazione per le leggi di proposta popolare in Parlamento” che però già stato inserito nella Riforma Costituzionale Renzi-Boschi bocciata il 4 dicembre. Ops.
I 5 Stelle amano spesso ripetere di non essere nè di destra nè di sinistra, ma come definire la proposta di statalizzare il servizio di onoranze funebri se non come la collettivizzazione del caro estinto?
Eppure è così, per combattere le mafie e il “business miliardario” dei soliti noti cosa c’è di meglio che togliere ai privati la “gestione dei defunti”. L’attivista si interroga su come sia possibile che lo Stato abbia ceduto alla libera impresa l’esercizio di questo business così lucroso.
Ad oggi in Italia, la gestione dei defunti è in mano a singoli privati. Questo, se si riflette attentamente dovrebbe far pensare, ma perchè?
Perchè un’attività così redditizia (dato che ahimè tutti ci passeremo prima o poi) è data ai privati?
Milioni e milioni di euro che non entrano nelle casse dello stato. Dato che, nella maggior parte dei casi, c’è più o meno alle spalle una famiglia mafiosa o comunque una collusione volontaria o non con la criminalità organizzata (vedi inchieste a Catania o Palermo ad esempio, dove esponenti poco chiari elargivano mazzette a infermieri già alle porte dell’ospedale per fare riferimento alla ditta in questione nell’eventualità che il parente ricoverato fosse deceduto in ospedale).
Ognuna delle ditte di onoranze funebri ha un proprio tariffario. Può fare il bello e il cattivo tempo.
A mio avviso, se diventasse un lavoro statale, con dei concorsi pubblici per fare quel determinato lavoro, si avrebbe un servizio più limpido, senza ombre di chi gestisce la cosa, un tariffario unico e soprattutto un introito per lo stato considerevole.
Dalla lotta contro Uber e la liberalizzazione delle licenze dei taxi a quella contro gli autisti di carri funebri il passo è più breve del previsto e potrebbe essere accorpata con la legge sulla regolamentazione dei forni crematori avanzata da un utente che fa parte dell’ennesimo comitato “no forno”.
Numerose sono le proposte di legge per tutelare il benessere degli animali. Alcune sembrano scritte direttamente da Michela Vittoria Brambilla, come quella che mira a proibire la vendita di cani e gatti nei negozi di animali al fine di porre un freno alla piaga dell’abbandono degli animali perchè “molto spesso vengono regalati a persone che non amano completamente gli animali e che poi li abbandonano destinando loro un destino crudele in canile nelle migliori delle ipotesi e la morte nelle peggiori”. Insomma dal momento che chi compra un animale in un negozio lo fa per regalarlo (?) a persone che non lo vogliono meglio proibire la vendita di animali nei negozi.
Il problema dell’abbandono degli animali però è culturale e qualcuno si è posto il problema di come finanziare gli interventi educativi per insegnare agli italiani che abbandonare gli animali domestici è sbagliato.
Invece che farlo tassando i proprietari degli animali (cosa che farebbe pensare che cani e gatti sono “dei lussi”) meglio invece tassare il pet-food (ovvero i mangimi, ovvero i proprietari degli animali):
tassare il giro d’affari del pet-food, per reperire i fondi per promuovere il possesso responsabile, tassa giusta ed equa per natura, più ami gli animali, più cibo compri, più contribuisci a promuovere il possesso responsabile.
Tutti i gattari e i canari che nutrono gli animali senza prestare cure sanitarie e senza preoccuparsi di controllarne l’attività riproduttiva, tutti quegli amanti degli animali che vogliono trarre vantaggio emotivo ed affettivo senza però assumersene la responsabilità a 360 gradi, sono la vera causa del randagismo ed essi sfuggirebbero da un eventuale tassa sulla proprietà . Ad oggi alcune multinazionali stanno già promuovendo il possesso responsabile poichè sanno che è una loro responsabilità nei confronti della società e perchè la cultura del possesso responsabile fortifica il loro mercato, la tassa non verrà ostacolata da un settore industriale consapevole dell’importanza di promuovere la cultura del pet.
Il proponente non si rende conto che “tassare il giro d’affari” significa tassare i proprietari e non certo le multinazionali del settore (sempre loro!), ma in fondo stiamo parlando di persone che fanno proposte di legge su Rousseau.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 20th, 2017 Riccardo Fucile
LA CANDIDATA PREPARA LE CARTE PER IL TRIBUNALE ALLO SCOPO DI FAR ANNULLARE LA DECISIONE DELLA SUA IMMOTIVATA ESCLUSIONE DALLA LISTA
Marika Cassimatis si prepara a una conferenza pubblica dove rispondere alle domande sul suo caso. Ma soprattutto sul suo profilo facebook non ha dubbi, e si autodefinisce “candidato sindaco del M5S alle prossime Comunali” nonostante Beppe Grillo l’abbia cacciata venerdì scorso.
E il motivo di queste dichiarazioni è uno: la professoressa si prepara a portare in tribunale il MoVimento 5 Stelle per far annullare la decisione del garante politico che l’ha esclusa in base ad accuse che non ha mai sottoposto all’opinione pubblica nè alla candidata, tenendole per sè in nome della #trasparenzaquannocepare che ha contraddistinto e caratterizzato tutta la vita politica del M5S e questi ultimi tempi in particolare.
A muoversi, come da pronostici, dovrebbe essere l’avvocato romano Lorenzo Borrè, che patrocina le cause degli espulsi e ha già ottenuto in alcuni casi il loro reintegro: a Napoli, ad esempio, in 23 sono stati riammessi.
In tutto sono 31 gli espulsi dal M5S in giro per l’Italia difesi da Borrè.
Quello di Marika Cassimatis a Genova potrebbe diventare il suo trentaduesimo caso, come scrive oggi il Corriere della Sera: Borrè si è già studiato le modalità con cui Grillo ha cancellato la candidatura a sindaco della professoressa.
L’aver chiamato al voto on line militanti di tutta Italia per elezioni relative al solo Comune di Genova – secondo il legale – solleva forti problemi di legittimità .
«Bisognerebbe approfondire la validità della clausola di riserva e, se ritenuta valida, se il comportamento della Cassinatis integri o meno quelle violazioni dei principi del movimento richiamati nella clausola. Io la decisione la impugnerei», aveva detto qualche giorno fa Borrè.
E in effetti sono tante le perplessità sulla decisione di Grillo.
Anche procedurali,: Beppe ha affidato la scelta di partecipare alle amministrative con il secondo classificato o non partecipare agli attivisti di tutta Italia invece che solo ai genovesi:
Un punto che va contro l’articolo 2 del regolamento del Movimento («Alla votazione per argomenti di interesse regionale o locale sono ammessi al voto solo gli iscritti residenti nell’ambito territoriale interessato»).
I militanti «ortodossi» della Lanterna chiedono chiarimenti via web. Nel Movimento fanno muro e spiegano che la natura del voto è cambiata. «Grillo in realtà non ha violato il regolamento: si tratta di ratificare una scelta del garante e quindi ne hanno diritto tutti», precisano i Cinque Stelle.
E ancora: «Nessuno rinnega la democrazia diretta. Abbiamo riscontrato in ritardo un problema e agito di conseguenza».
Ma le difese d’ufficio (e il silenzio degli eletti sulla vicenda) non bastano a chiudere la discussione interna.
Il dietrofront su Cassimatis ha lasciato strascichi anche in Parlamento. Con Di Battista (e non solo lui) eufemisticamente perplesso. «Così si crea un grave precedente», il ragionamento dei dubbiosi. E anche chi si schiera con il leader condividendone la scelta, si pone delle domande sulla modalità .
Si teme che il «caso Genova» possa essere ripreso da qualsiasi gruppo mettendo a rischio le votazioni future.
Intanto ieri Francesco Battistini, consigliere regionale ligure uscito poco più di due settimana dal MoVimento e a ridosso del ‘caso’ Marika Cassimatis, è tornato a farsi sentire alla Costituente di Alternativa Libera, diretta da Massimo Artini e che, a Roma, ha riunito gran parte degli ex grillini: dai pizzarottiani di Parma ai liguri, dai fuoriusciti emiliani ai parlamentari come Maria Mussini: “Dire che Cassimatis è una dissidente è falso, lei si è sempre impegnata nel Movimento e in tutte le sue iniziative. E la votazione fatta a tutti gli iscritti è stato un colpo di mano e allargare a tutta Italia una votazione locale viola lo Statuto”, attacca Battistini che confessa: “per andarsene un po’ di coraggio ci vuole, io ho ricevuto minacce di morte, offese. Ma dalla convention di Palermo tutto ci ha fatto capire che il M5S va verso una deriva autoritari, con cerchi magici in ogni Regione.
Ma l’effetto domino annunciato da Cassimatis ieri — che tra l’altro ha creato un apposito hashtag — potrebbe davvero portare alla nascita di un qualcosa di più che una corrente dissidente interna al movimento.
Tanto che, annunciano Il Corriere della sera e La Repubblica, per i prossimi giorni i dissidenti potrebbero anche decidere di organizzare una protesta davanti alla villa di Grillo sulle colline di sant’Ilario.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 20th, 2017 Riccardo Fucile
IL NUOVO REGOLAMENTO COMUNALE CONTINUA A GARANTIRE ASSURDI PRIVILEGI AL BACINO ELETTORALE GRILLINO
Andrea Coia, consigliere del MoVimento 5 Stelle e presidente della commissione Commercio in Campidoglio, ha presentato il nuovo regolamento comunale per il commercio su strada che dovrà essere approvato dalla commissione stessa e dall’assemblea capitolina.
Nei mesi scorsi Coia si era contraddistinto per la sua vicinanza ai “mutandari” (così vengono chiamati a Roma) delle bancarelle, ma aveva trovato in Giunta l’ostilità dell’assessore Meloni.
Adesso però la giunta ha poco da decidere e sarà l’opposizione a dare battaglia, come racconta Repubblica Roma:
«Il documento riduce le multe contro chi contravviene alle regole» attacca la consigliera radicale del I Municipio, Nathalie Naim.
La proposta di Coia fa infatti riferimento alla legge nazionale, in base a cui le sanzioni previste per gli ambulanti infedeli è di oltre 1.200 euro. Poi però con una tabella dei vari reati o abusi viene indicato un tariffario relativo alle contravvenzioni che risulta di valore inferiore.
«Ad esempio – spiega Naim – gli ambulanti che vendono una merce diversa rispetto a quella consentita ricevono una sanzione che va dai 25 ai 500 euro, così come chi utilizza bancarelle realizzate con materiali diversi da quelli previsti o coperture non autorizzate».
Inoltre, la prassi vuole che, nella maggior parte dei casi, le sanzioni applicate siano il doppio del valore minimo: quindi se il minimo della multa prevista è di 25 euro, l’ambulante “furbetto” riceverà una contravvenzione di appena 50 euro (riducibili del 30 per cento se viene pagata subito).
Altro nodo è quello relativo alle cosiddette “concessioni anomale”, ovvero bancarelle che hanno una licenza ma che, negli anni, è risultata in contrasto con le leggi nazionali e i regolamenti comunali (magari perchè non rispetta il codice della strada o perchè si trova a ridosso di monumenti).
In base al vecchio regolamento tali concessioni dovevano essere riesaminate da una commissione municipale, che poteva anche revocarle.
«La proposta di regolamento dei 5 Stelle prevede invece che siano tutte condonate – denuncia Naim – perchè entro 90 giorni dovranno essere riconvertite in posteggi fissi». Il documento all’esame della commissione Commercio del Comune con l’articolo 49 introduce poi il “principio di equivalenza”, presente anche nella legge regionale. In pratica, si stabilisce che una bancarella se viene spostata per motivi di decoro o sicurezza non può essere delocalizzata in una zona di più basso valore commerciale.
Quindi, ad esempio, un ambulante che lavora in via Condotti non può essere spostato a Tor Sapienza.
«Per anni – sottolinea la consigliera radicale del I Municipio – ci siamo battuti affinchè la Regione abolisse questo principio e ora i 5 Stelle vogliono introdurlo anche nel regolamento comunale».
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 19th, 2017 Riccardo Fucile
IL COMICO STAVOLTA HA TROVATO IN BONIFAZI UNO TOSTO: “PIU’ ANDIAMO A FONDO SUL BLOG PIU’ SCOPRIAMO COSE INTERESSANTI”
Oggi Beppe Grillo ha replicato a Francesco Bonifazi, tesoriere del Partito Democratico che ieri aveva parlato di indagini sul “profilo fiscale” di Grillo su Facebook minacciando di andare a vedere “se Beppe ha tutte le carte a posto”.
La replica, firmata da MoVimento 5 Stelle si è circostanziata in poche righe e in un copincolla di un articolo del Tempo che parla dell’udienza di Salvatore Buzzi durante il processo di Mafia Capitale.
La parte più interessante della vicenda è però la controreplica di Bonifazi su Facebook, dove si parla di un esposto alla magistratura riguardo la titolarità del blog di Grillo: «L’ex comico Beppe Grillo fa capire di subire il colpo sulla titolarità del suo blog, questione che sembra banale ma che apre molte questioni giuridiche. Noi che abbiamo la fedina penale pulita, a differenza di Beppe Grillo, possiamo gridare “onestà ” a testa alta. Grillo mi attacca dicendo che faccio ridere: non so cosa trovi di così divertente nei nostri esposti. Ma se lui si diverte, evviva. Sorridere fa sempre bene. Al prossimo esposto, caro Beppe»
Ieri sempre Bonifazi aveva fatto altre allusioni interessanti riguardo la vicenda: «Più studiamo l’affaire della titolarità del blog e più scopriamo cose interessanti. E per chi come noi sta particolarmente attento al profilo fiscale ci sono molte sorprese interessanti. Non arrivo a dire come ha fatto Berlusconi che Grillo ha evaso le tasse. Ma certo che su questa storia siamo ancora all’inizio. Sarà divertente».
A leggere tra le righe pare di capire che il Partito Democratico stia preparando un esposto alla magistratura riguardo la titolarità del blog di Beppe Grillo in connessione alla “questione fiscale”, ed evidentemente al pagamento delle tasse sui guadagni del blog.
(da agenzie)
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Marzo 19th, 2017 Riccardo Fucile
SE NE VANNO UN CENTINAIO DI MILITANTI….PRONTA LA LISTA DEI DISSIDENTI… BOVIO: “NON MI FACCIO DIFFAMARE DA CASALEGGIO”
A Sant’Ilario, la collina dei vip dove l’orizzonte è di ulivi e mare e abita Beppe Grillo, regna il silenzio:
il Blog ha parlato, nulla da aggiungere.
Ma sotto, nella Genova che ha visto nascere e crescere il comico poi diventato leader, il suo Movimento è scosso da un terremoto.
Nel Meet Up genovese si prepara una uscita “di massa” di circa ottanta attivisti. Che potrebbero portarsi via anche il programma elaborato dai “gruppi di lavoro” per le prossime elezioni comunali, affidandolo ad un’altra lista.
«Effetto Domino», dice Marika Cassimatis, la professoressa di geografia diventata suo malgrado un simbolo per i dissidenti del M5S di tutta Italia dopo che Grillo le ha tolto il diritto ad essere la candidata del Movimento a sindaco di Genova, per issare sul piedistallo il secondo arrivato alle “comunarie”, Luca Pirondini.
Gli addii di consiglieri e semplici attivisti si susseguono come uno stillicidio: un comunicato dal Municipio Valpolcevera, entroterra ex industriale della città , «Non ci fidiamo più, addio», via tre consiglieri. Un altro dalla Valle Stura: «Chiudiamo la pagina del Meet Up, ormai un muro di gomma ci separa dal vertice».
E sulla pagina Facebook della candidata “ritirata” si danno appuntamento i 28 candidati a consigliere che Beppe Grillo aveva bollato come inaffidabili e contrari ai principi del Movimento.
«La lista è stata eliminata con gravi accuse generalizzate. Il mio percorso di 4 anni e mezzo è trasparente. – scrive ad esempio Giorgio Bovio, portuale, uno dei candidati – Quindi pretendo che oltre alle accuse venga immediatamente reso pubblico che il mio nome non ha niente con comportamenti poco consoni al movimento. Non mi faccio certo diffamare da chicchessia. Che sia Beppe Grillo o Davide Casaleggio». Cassimatis, per il momento, tiene calme le acque: «Ci riuniremo e vogliamo sapere quali siano le accuse che ci vengono rivolte. Ci aspettiamo una spiegazione da Grillo: io ero già in campagna elettorale, avevo incontrato il sindaco di Livorno Nogarin per farmi consigliare».
Ma altri candidati consiglieri vanno oltre e si sono rivolti ad un legale. Non uno qualunque: Lorenzo Borrè, che a gennaio aveva presentato un maxi ricorso contro il nuovo regolamento del Movimento e l’anno scorso, a Napoli, aveva ottenuto la riammissione per via giudiziaria di un gruppo di espulsi.
«Ci sono gli estremi per chiedere al giudice un’impugnativa sulla decisione di escludere la lista Cassimatis che ha vinto legittimamente le Comunarie», dice il legale.
Una parte dei fuoriusciti si limita a lamentarsi on line e il bersaglio principale, più che Grillo, è la portavoce regionale Alice Salvatore, accusata di essere la vera «mandante» del Metodo Genova e del dietrofront che ha portato alla candidatura di Pirondini.
In rete fanno circolare un “selfie” datato 2014 della consigliera con il sindaco di Parma Federico Pizzarotti.
I consiglieri del gruppo regionale si trincerano verso un silenzio stampa imposto da Roma. Ma il malcontento è a livelli di guardia e dopo l’addio, nelle scorse settimane, del consigliere Francesco Battistini, anche Gabriele Pisani potrebbe prendere la porta.
Intanto, però, un altro fronte dei fuoriusciti si organizza guardando soprattutto all’esperienza di Parma di Federico Pizzarotti.
Sono gli attivisti vicini a Paolo Putti, l’ex capogruppo del M5S che a gennaio aveva rotto con Grillo per fondare “Effetto Genova”.
Putti ha condiviso la “Carta dei principi” del gruppo parmense. E sta lavorando, ormai apertamente, per presentare una lista civica alle prossime elezioni comunali genovesi: «Vogliamo trovare persone di buon livello pronte a metterci le competenze. Non è facile ma stiamo trovando tanta disponibilità », dice.
Mentre il portavoce Battistini, fuoriuscito dal gruppo regionale, sarà oggi all’assemblea di Alternativa Libera, il gruppo fondato da una decina di parlamentari che sono stati espulsi o sono usciti dal Movimento.
Il progetto di un network di gruppi di ex M5S in Liguria è al momento solo un embrione e potrebbe collegarsi all’esperienza di Parma come ad altre simili a Livorno, Lucca e in Lombardia.
Ma dalla collina di Sant’Ilario si è mossa una slavina di dissenso che sta travolgendo il M5S ligure ed è arrivata sino al Parlamento.
Ignorarne gli effetti, come sembrano intenzionati a fare i vertici, non la farà scomparire.
(da “La Stampa”)
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