Febbraio 17th, 2017 Riccardo Fucile
SE APPROVA IL PROGETTO RISCHIA DI PERDERE PEZZI DELLA MAGGIORANZA E SMENTISCE LE PROMESSE, SE LO BOCCIA RISCHIA UNA CAUSA MILIONARIA
Mentre si infittisce il giallo delle polizze e Virginia Raggi promette di denunciare il suo ex fedelissimo
Salvatore Romeo, è il nodo stadio a tenere banco.
Alla rivolta della maggioranza grillina che fiuta l’inganno di una giravolta sulla linea del no, dopo l’annuncio di un preaccordo su Tor di Valle, fa da contraltare una manifestazione pro sindaca indetta per oggi.
Un sit-in dalle 16 alle 19 davanti al Campidoglio all’insegna dello slogan “Virginia non sei sola”. Un bagno di folla per rintuzzare gli attacchi e riaffermare la leadership fiaccata dall’inchiesta e dalle polemiche sul nuovo impianto sportivo.
Per gli ortodossi, quello della giunta Raggi è un vero voltafaccia al quale non intendono rassegnarsi e chiedono l’annullamento della delibera comunale che dà il via libera all’arena.
Pur frenando, rispetto alle dichiarazioni del suo vice, Luca Bergamo che era apparso decisamente ottimista, la sindaca ha avallato l’operato dei delegati alla trattativa ma ora starebbe considerando una concessione al fronte dei duri.
Riepilogando: sul tappeto c’è il sì con il rischio di pedere pezzi, dall’altro il no con il concreto pericolo di esporre l’amministrazione e i singoli a una causa con conseguenti danni che la Roma ha già ventilato.
Per questo, al tavolo delle trattative con gli imprenditori, il Comune ha chiesto di rivedere le cubature, con conseguente riduzione del cemento.
Un lavoro di lima che però mette a repentaglio l’intero pacchetto. A ogni opera che interessa i privati fa da bilanciamento infatti un lavoro pubblico nell’interesse della città . Meno cemento per i privati significa dunque meno opere.
E questo metterebbe in pericolo l’efficacia della delibera che non prevedeva ulteriori margini di trattativa
Per sfilarsi, il Comune dovrebbe percorrere la strada dell’annullamento della delibera che, stando al parere richiesto dai duri dell’M5S metterebbe al riparo da eventuali richieste di risarcimento danni.
Prima di esplorare questa ipotesi la sindaca vorrebbe però il conforto dell’avvocatura capitolina. Ossia un bollo ufficiale che le consentirebbe di disdettare ogni dialogo sullo stadio e di dormire sonni tranquilli in caso di eventuale rivalsa della Roma.
Ora, se per i legali interpellati dal cosiddetto tavolo Urbanistica, l’organismo consultivo grillino sulla materia, la strada sempra assolutamente liscia, per l’avvocatura non sarebbe affatto così.
E la questione potrebbe innescare un nuovo braccio di ferro tutt’altro che indolore tra la politica e la burocrazia capitolina.
Ovviamente, se lo stadio saltasse, si arriverebbe al paradosso di conseguire il medesimo risultato ricercato dall’assessore Berdini, dimessosi un istante dopo l’annuncio del preaccordo con la Roma su cubature di gran lunga più elevate da quelle che lui stesso era disposto a tollerare.
Ma quella dell’annullamento, ammesso che si voglia gettare via tutto, rimane dunque l’unica strada percorribile.
E non c’è parere che possa mettere al riparo dall’eventualità che sindaco e amministratori vengano chiamati a rispondere in prima persona del danno causato alle imprese impegnate nel progetto.
Tuttavia la fibrillazione grillina è un terrmometro della posta in gioco e del banco di prova che attende Raggi e i suoi
A conti fatti è un’ulteriore grana per i favorevoli allo stadio che allontana quantomeno il momento della stretta finale al tavolo della conferenza dei servizi del 3 marzo
Per Raggi un fine settimana giocato sulla caccia agli assessori per rimpolpare la giunta e scaricarsi dei dossier Urbanistica e Lavori pubblici e soprattutto trovare un escamotage per chiudere in un modo o nell’altro il capitolo stadio senza rischiare l’ennesima sconfessione.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 17th, 2017 Riccardo Fucile
AUTOGOL DI GRILLO: “NON DECIDONO I PARLAMENTARI”… BRAVO, ALLORA PERCHE’ NON FAI DECIDERE AGLI ISCRITTI CON UNA VOTAZIONE SUL BLOG?…. O DECIDONO SOLO GLI AFFARISTI ?
“Questa è Roma e io non ci sto a vederla martoriata per soddisfare la volontà di qualche imprenditore. Bisogna annullare subito la delibera che stabilisce la pubblica utilità . Mi auguro che l’amministrazione capitolina faccia la scelta giusta e chieda al proponente di avanzare dunque un nuovo progetto che rispetti la legge e la Capitale”. Con questo post su Facebook la deputata romana del M5s Roberta Lombardi.
L’uscita dell’esponente della linea ortodossa a Cinque Stelle arriva nella giornata in cui, alle 16 in Campidoglio, è annunciato un sit-in di sostegno alla sindaca Raggi con lo slogan “Virginia non sei sola”.
E a tutti replica Beppe Grillo con un post sul blog: “Sullo stadio della Roma decidono la giunta e i consiglieri. I parlamentari pensino al loro lavoro”.
E lo stesso Grillo, ancora in convalescenza dopo un piccolo intervento subito la scorsa settimana, potrebbe anticipare a lunedì prossimo il suo ritorno a Roma per definire la questione stadio e per incontrare la sindaca Raggi nei giorni seguenti.
Nella direzione dell’annullamento della delibera approvata nella consiliatura precedente, quando il sindaco era Ignazio Marino – va la richiesta di Raggi un parere all’Avvocatura comunale per mettere il Campidoglio al riparo da una richiesta di risarcimento danni da parte della Roma.
Dopo le dimissioni di Paolo Berdini dall’Urbanistica soprattutto per i contrasti sulla vicenda stadio, e mentre prosegue il casting grillino alla ricerca dei suoi sostituti anche ai Lavori pubblici, alla fine la linea vincente potrebe risultare proprio quella di Berdini, nonostante tre giorni fa il vicesindaco Luca Bergamo si fosse detto ottimista sulla realizzazione dell’impianto a Tor di Valle.
Molto più lungo e diretto il post di Lombardi: “Un milione di metri cubi e uno stadio, un solo stadio. Grattacieli, business park, l’equivalente di oltre 200 palazzi in una zona disabitata da secoli. Sapete perchè? Perchè è a fortissimo rischio idrogeologico. Se non è questa una grande colata di cemento, allora cos’è?” .
E ancora: “Sono sempre stata schietta e ho sempre fatto della coerenza un valore imprescindibile. Non solo in politica, ma nella vita. E anche questa volta lo dico senza mezzi termini: questo non è un progetto per la realizzazione di uno stadio, questo è un piano di speculazione immobiliare che una società statunitense vuole portare avanti ad ogni costo in deroga al nostro piano regolatore, nell’esclusivo interesse di fare profitto sulle nostre spalle. E noi non possiamo permetterlo”.
Il richiamo è al Campidoglio: “Siamo arrivati al governo della Capitale garantendo che avremmo segnato un punto di discontinuità con il passato. Questo progetto, approvato dall’ex giunta Marino, non è realizzabile. Lo dico da romanista convinta, come sanno molti di voi, ma qui dobbiamo fare tutti uno sforzo in più e capire che si sta parlando della nostra città . Dove siamo cresciuti, dove continueremo a crescere e dove cresceremo i nostri figli. Questa è Roma e io non ci sto a vederla martoriata per soddisfare la volontà di qualche imprenditore”.
All’attacco del progetto del nuovo stadio si lancia anche il Codacons, che ha annunciato di voler presentare un esposto all’Autorità Anticorruzione e di aver inviato un’istanza d’accesso per verificare la correttezza di tutti i pareri relativi al progetto. “Su un’opera così importante e dall’impatto immenso sulla città non possono essere solo i tifosi a decidere – afferma il presidente Carlo Rienzi – i dubbi sul progetto sono numerosi. La tesi di Raggi circa una possibile causa milionaria in caso di stop allo stadio non sta in piedi. Anche per le Olimpiadi, infatti, la precedente amministrazione aveva già varato atti formali, ma ciò non ha impedito alla giunta Raggi di bloccare il progetto. Siamo favorevoli al nuovo stadio, ma solo a condizione che l’opera non calpesti la sicurezza, l’ambiente e gli interessi della città “.
Intanto sulla vicenda Tor di Valle è intervenuto anche Vittorio Sgarbi, intervistato questa mattina su Radio Cusano Campus. “Il Totti che vuole lo stadio non è uno sportivo, è un amico dei delinquenti – ha detto il critico – evidentemente, avendo il presidente della squadra che è interessato alla speculazione, lo difende. Vuoi lo stadio? Chiedi il Flaminio. Non è che una città così importante si rovina per far fare lo stadio agli americani con un’operazione speculativa che prevede due o tre grattacieli. Roma non può essere distrutta dagli speculatori, chi è d’accordo con Totti non è romanista, non è romano, ma è un barbaro. Quello è un progetto immondo, è l’azione più devastante fatta a Roma dopo il sacco di Roma. Questo è il secondo sacco di Roma. Un grande calciatore come Totti non può essere servo di un americano, dev’essere libero. La mia sfida va avanti, altrimenti chiamo l’Isis e gli faccio mettere le bombe sotto i grattacieli. Già hanno fatto saltare le torri gemelle, sarà il destino di queste due, sono un’esca per terroristi”.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 16th, 2017 Riccardo Fucile
E NON SI TROVA IL NUOVO ASSESSORE ALL’URBANISTICA… PER LO STADIO LA BASE GRILLINA VUOLE LA CONSULTAZIONE SUL BLOG
Ancora stallo in Campidoglio nella ricerca del nuovo assessore all’Urbanistica dopo le dimissioni
irrevocabili di Paolo Berdini.
Il sindaco Virginia Raggi cerca un sostituto che per il momento non si trova e il rischio è che si ripeta ciò che è successo con il posto del titolare del Bilancio rimasto vacante per diverso tempo.
In più, a pesare sulla scelta, c’è il dossier Stadio della Roma, su cui i consiglieri capitolini del Movimento 5 Stelle sono riuniti in una sorta di assemblea permanente per decidere la linea da seguire. Ma un punto di caduta appare essere ancora lontano.
Dopo le dimissioni di Berdini, che ha sbattuto la porta puntando il dito proprio contro l’impianto a Tor di Valle, ora la maggioranza si trova a dover prendere una decisione sul da farsi e in pochi giorni. Un indirizzo condiviso non c’è.
Da un lato ci sono i consiglieri cosiddetti “ambientalisti”, che non sarebbero soddisfatti dalla revisione del progetto presentata martedì dai proponenti al tavolo delle trattative, in quanto il taglio delle cubature sarebbe troppo lieve.
Sono almeno dieci i consiglieri contrari, ma la pattuglia appare destinata a crescere. Tra questi, secondo quanto si apprende, ci sarebbero Pietro Calabresi, Daniele Diaco e Roberto Di Palma.
Il punto però è che con loro c’è buona parte della base M5S vicina alle questioni che riguardano la salvaguardia del verde.
Dunque, se è vero che la maggior parte dei consiglieri è con Virginia Raggi a favore della chiusura dell’accordo con la società , seppur con diverse sfumature, è anche vero che i 5Stelle si trovano a dover fare i conti con gli iscritti che chiedono tra l’altro una consultazione sul blog.
Non è escluso che molti di loro partecipino al sit-in organizzato per martedì sotto il Campidoglio da Italia Nostra contro lo Stadio e per la salvaguardia del paesaggio.
Per il momento le ipotesi in campo restano due.
La prima, è portare avanti la trattativa raggiungendo un punto di caduta sulla riduzione di cemento e poi valutare la necessità di una variante urbanistica.
Questo atto secondo un’idea che circola tra alcuni consiglieri comunali M5S non sarebbe per forza necessario, in quanto la delibera (approvata nell’era Marino) che sancisce l’utilità pubblica del progetto potrebbe essere interpretata anche come variante al Piano regolatore.
La seconda ipotesi è approvare una delibera che annulli l’utilità pubblica, come richiesto dalla base in fibrillazione in questi giorni.
Sui possibili risvolti delle diverse mosse sono stati chiesti e si attendono pareri legali dall’avvocatura capitolina.
Tutto il percorso appare più complicato in mancanza dell’assessore all’Urbanistica, che ancora per qualche giorno non ci sarà .
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 16th, 2017 Riccardo Fucile
LO STADIO E’ SOLO IL 14% DELLE CUBATURE PREVISTE, L’86% E’ DEDICATO AD APPARTAMENTI ED ALBERGHI
Partiamo da queste parole: “Lo stadio della Roma (quando se lo compra) è un regalo al costruttore quando se lo compra. Punto (il calcio è solo una scusa)”. A scrivere queste parole non è stato uno dei molti ambientalisti che si è opposto, giustamente aggiungiamo noi, allo stadio della Roma, ma il sindaco di Roma, Virginia Raggi, in un tweet del 18 dicembre 2014.
Dunque, se il M5S era dichiaratamente ostile allo stadio, tanto da votare contro la delibera presentata ai tempi della giunta Marino nel 2014, cosa è cambiato da allora? La tesi per giustificare l’opera è la seguente: noi non c’entriamo, ce la siamo ritrovata tra le mani e se non andiamo avanti rischiamo cause milionarie.
Verrebbe da dire che anche ai tempi delle Olimpiadi di Roma si minacciavano cause milionarie da parte del comitato promotore e dallo stesso Giovanni Malagò, presidente del Coni, il quale evocò esplicitamente la fattispecie del danno erariale, stimato per 20 milioni di euro.
Ma questo non scoraggiò la giunta Raggi dal votare contro le Olimpiadi di Roma.
Due pesi e due misure, questo pare evidente.
Nei giorni scorsi i deputati pentastellati, che oramai presenziano quotidianamente gli schermi televisivi a tutte le ore, affermano chiaramente che lo stadio della Roma è un loro obbiettivo, e che si farà , come ha dichiarato di recente Alessandro Di Battista. Era nel programma del M5S?
Come noto, la Rete non dimentica niente e qualcuno si è preso la briga di andare a leggere il programma elettorale del M5S a Roma presentato nel 2016.
Al di là delle generiche linee programmatiche, in nessun punto si parla dello stadio della Roma, e le priorità del M5S per la città erano piuttosto diverse: si parla di valorizzazione delle aree verdi e potenziamento delle piste ciclabili, e a pagina 25 dove sono elencate le politiche sociali l’obiettivo è “il superamento e la chiusura graduale dei campi rom”, proposito disatteso poichè la giunta Raggi ha dato il via al bando per lo stanziamento dei fondi per i sei campi rom ancora attivi, e allo stesso tempo ne ha autorizzato la costruzione di uno nuovo.
Attenzione, anche qui non è fake news, ma atti ufficiali del Campidoglio che chiunque può reperire dal sito del comune di Roma.
Lo diciamo perchè ormai chiunque osi contraddire la parola del M5S o di Beppe Grillo, viene minacciato di querele, quindi prima o poi ci si aspetta di finire nella black list scritta da Di Maio; accade anche questo ai tempi del ministero della Verità a 5Stelle.
Ora veniamo al discorso delle cubature dello stadio della Roma: attualmente l’86% è ancora dedicato ad alberghi ed appartamenti, mentre il 14% allo stadio.
La Raggi dichiara che sta lavorando per “trovare una via di mezzo”. Di grazia, che vuol dire via di mezzo?
Se lo stadio non corrisponde ai criteri di pubblica utilità , non si fa, punto, come disse la stessa Raggi nel 2014.
Se anche le cubature degli alberghi e dei palazzi fossero ridotte del 25%, come si ipotizza, resta il fatto che lo stadio è opera marginale in questo progetto.
Qui si vuole costruire un intero quartiere attorno allo stadio, evidentemente.
Sul blog di Grillo scrivono che “non ci sarà assolutamente nessuna colata di cemento”. Forse nell’ingegneria edilizia del M5S avranno trovato il modo per fare palazzi di Tetra Pack, ma ci risulta che sia ancora il cemento il materiale ancora utilizzato nelle costruzioni.
Quindi, è del tutto chiaro che siamo di fronte ad una speculazione edilizia che serve a far guadagnare fondamentalmente tre soggetti: Unicredit, la banca creditrice con il proprietario del terreno, Luca Parnasi, per l’appunto il proprietario del terreno, e James Pallotta, proprietario del futuro stadio della Roma.
Non c’è nessuna pubblica utilità , ed è una delle più grandi speculazioni immobiliari che Roma ricordi da 25 anni, come ha sostenuto l’assessore all’Urbanistica, Paolo Berdini, che per questo ha dato le sue dimissioni irrevocabili.
Nemmeno le giunte Rutelli-Veltroni arrivarono a tanto.
A questo punto non è ardito chiedersi cosa garantisce che il M5S non andrà al governo con il Pd dopo le elezioni politiche, anche se al momento esclude qualsiasi alleanza?
Se gli impegni elettorali vengono traditi così palesemente a livello locale, perchè dovrebbe andare diversamente a livello nazionale?
Dichiarano un obbiettivo, e poi fanno l’esatto contrario. E se lo scrivi, ti querelano , è questo il messaggio che diffonde il M5S.
E ora si passa dalla stampa persino alla rete. Querele per siti web, come ieri formiche.net, e non solo per giornali, querele per tutti.
Questa si chiama intimidazione e nessuno in politica si era mai spinto a tanto.
Paolo Becchi
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 16th, 2017 Riccardo Fucile
SGOMBERATA LA SEDE DEL COMITATO
“La sindaca Raggi affossa una delle 5 stelle, quella dell’acqua pubblica”. È l’accusa del Forum dei Movimenti protagonista della campagna referendaria del 2011 e che da anni lotta per la ripubblicizzazione del servizio idrico in tutta Italia.
La stella dell’acqua pubblica “cade” a Roma stamattina, quando i vigili inviati dal dipartimento patrimonio del comune fanno capolino al Rialto, lo spazio occupato in via Sant’Ambrogio.
L’edificio ospita anche la sede romana del Comitato Acqua Pubblica e il Forum ambientalista, e viene sgomberato, spiegano dal Forum, “impedendo l’accesso a tutti coloro che da anni quotidianamente fanno vivere uno spazio altrimenti abbandonato”.
Ed è subito polemica, visto che l’acqua pubblica è uno dei significati delle cinque stelle del Movimento di Beppe Grillo, insieme a mobilità sostenibile, sviluppo, connettività e ambiente.
“Gli uffici stanno agendo sull’onda di vecchie determine dirigenziali”, spiega Simona Savini, attivista del comitato romano per l’acqua pubblica. “La nostra era del 2015”. Queste determine “riguardano gli spazi di Roma che si trovano in una situazione simile alla nostra: magari non hanno avuto una concessione, o l’hanno avuta e non è mai stata finalizzata. Una storia che parte da lontano, dalle giunte precedenti”.
L’accusa, però, da parte di alcuni è anche per questa amministrazione: perchè i cinque stelle si dicono contro gli sgomberi, ma a Roma negli ultimi mesi gli sgomberi non sono mancati.
Perchè l’acqua pubblica è un pilastro del programma grillino, ma la sede degli attivisti viene sgomberata. “È qui che si è fatta la storia del movimento dell’acqua che ha portato alla vittoria del referendum del 2011”, si legge in una nota del Forum dei movimenti per l’acqua pubblica. Vittoria “spesso rivendicata dalla stessa giunta Raggi e dal Movimento 5 stelle. Evidentemente la loro prima stella si è prosciugata”.
L’assessore “ha ribadito che la sua volontà politica non è quella di sgomberare questi spazi”, conferma Simona Savini dal Forum dopo l’incontro avuto nel pomeriggio proprio con Mazzillo. “Noi, però, siamo stati sgomberati oggi e non rientriamo in questa memoria. Non solo: lo stesso assessore ci ha detto di non essere convinto dell’efficacia della memoria stessa. Non è convinto che gli uffici la riterranno sufficiente per annullare le determine dirigenziali già fatte e quindi per gli sgomberi già decisi dai dirigenti”.
Nel 2011, quando oltre 26 milioni di italiani hanno detto no alla privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici locali, la sindaca di Roma Virginia Raggi ha fatto campagna referendaria attiva per l’acqua pubblica.
Ma oggi, dicono gli attivisti, il bilancio della sua amministrazione per Roma è di “immobilismo”.
Acea, la multiutility che fornisce il servizio idrico e di cui Roma Capitale è azionista di maggioranza con il 51%, “sta agendo come meglio crede”, aggiunge Simona Savini.
“È partita alla conquista dell’acqua del centro Italia, realizzando quel progetto renziano di privatizzazione del servizio idrico che eravamo riusciti a bloccare fino ad adesso. In assenza di atti politici concreti da parte della giunta”.
Un esempio? “Ha acquisito la parte privata di Acqualatina, passando sopra alla volontà di intere comunità locali visto che i comuni – con sindaci anche M5S – avevano fatto una delibera per ripubblicizzare, senza che il socio di maggioranza, il Comune di Roma, compiesse degli atti concreti”.
O “inconcreti”: “Nonostante le nostre richieste, la sindaca Raggi non ha mai fatto dichiarazioni pubbliche. Dicono che il rischio sarebbe quello di far ballare il titolo in borsa e di essere denunciati per aggiotaggio”.
Dal M5S non si sbottonano. “Ovviamente gli uffici competenti agiscono in base alla legge e alle norme di riferimento: Corte dei conti e procura potrebbero chiedere conto di eventuali danni erariali”, giacchè le situazioni come quella della sede del Forum per l’acqua pubblica era “non formalizzata”.
E su Acea? “È una società quotata in borsa. Presto ci sarà un indirizzo politico, visto che c’è un piano di riorganizzazione di tutte le partecipate”.
Dal Forum si dicono “arrabbiati”, ma non si sentono traditi. “Non ci eravamo sposati con nessuno. Forse sono gli elettori e i deputati Cinque Stelle a sentirsi traditi, visto che molti hanno votato il movimento di Grillo proprio per quella stella del loro simbolo”, conclude Simona Savini.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 16th, 2017 Riccardo Fucile
L’ENNESIMA POLIZZA POCHE ORE DOPO L’AVVISO DI GARANZIA ALLA SINDACA… CHE PARTITA STANNO GIOCANDO?
L’inchiesta per abuso di ufficio della Procura di Roma che tiene insieme la sindaca Virginia Raggi, il
suo ex capo della segreteria Salvatore Romeo e l’ex capo del personale del Campidoglio Raffaele Marra squarcia un nuovo velo di segretezza.
E la storia prende ora un ennesimo giro.
Due i fatti nuovi.
Il primo: le polizze sulla vita accese da Salvatore Romeo “a beneficio e insaputa” di Virginia Raggi sono tre. Non due, come noto sin qui. E la terza, di 8 mila euro, è stata accesa da Romeo il 26 gennaio scorso, quarantotto ore dopo la notifica dell’avviso a comparire alla Raggi.
Il secondo: Salvatore Romeo era titolare di una cassetta di sicurezza che venne completamente svuotata il 19 dicembre 2016, un lunedì. Primo giorno utile dopo l’arresto di Raffaele Marra, entrato a Regina Coeli con l’accusa di corruzione il venerdì precedente, il 16 dicembre.
E dunque, che significato hanno queste due nuove circostanze? In che modo autorizzano a leggere o rileggere i rapporti tra tre dei “quattro amici al bar” che per otto mesi hanno avuto le chiavi della città ?
Quale partita si sta giocando? Chi è vittima, se ce ne è una, e chi carnefice?
Per provare ad afferrare un filo e abbozzare qualche parziale risposta, conviene tornare al momento in cui questa storia conosce il suo ennesimo twist: la notte dell’8 febbraio scorso, quando Salvatore Romeo entra alle 19 negli uffici della Procura di Roma, da cui uscirà alle 2 del mattino. “Ho passato giorni migliori”, dice.
E ora si capisce il perchè. Il Procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Francesco Dall’Olio hanno in mano un atto acquisito dai nuovi accertamenti della squadra mobile di Roma che li sconcerta.
E’ appunto una terza polizza vita del modesto valore di 8 mila euro accesa da Romeo con beneficiaria Virginia Raggi. Stesse modalità delle altre due (risalenti al gennaio 2016, sei mesi prima dell’elezione della Raggi a sindaca di Roma e della nomina di Romeo a suo capo della segreteria) e dunque identica impossibilità della “ignara” beneficiaria (la Raggi) di riscuotere il premio in circostanze diverse da quelle della morte dell’assicurato. Ma dal tempismo apparentemente “irragionevole”, al limite dell’autolesionismo.
Dunque – domandano i pm a Romeo – per quale diavolo di ragione era stata accesa quella terza polizza in un momento in cui l’indagine della Procura aveva acceso un faro sulle precedenti due e la Raggi si preparava per giunta ad affrontare il suo interrogatorio? Per metterla in difficoltà ? Per alzare una cortina di fumo?
Romeo mette a verbale una risposta buona per chi vuole crederci. “Ho acceso la terza polizza per affetto verso Virginia Raggi. E lo volevo fare in un momento per lei particolare”.
Come se volesse dare ad intendere che in quella sua decisione non avesse giocato neppure per un attimo la considerazione che non era esattamente quello il momento per dimostrare “vicinanza” con una bella assicurazione già oggetto di indagine.
Che accendere polizze sulla vita ad insaputa della Raggi equivalesse al rito di un cero ex voto.
Dunque? C’è una seconda ipotesi. Più raffinata.
Che la mossa di Romeo, in quell’ultima settimana del gennaio scorso, sia studiata. E lo sia per precostituirsi la spiegazione che lui stesso si prepara a dare ai pm, secondo la quale quell’accendere assicurazioni a beneficio di ignari “amici” e “persone stimate” sia una prassi così innocua e “seriale” che aveva ritenuto di doverla e poterla proseguire anche nel pieno di un’inchiesta che lo coinvolgeva insieme alla beneficiaria (la Raggi) e che aveva quale suo oggetto proprio l’esame della natura e del fine di quelle polizze. Decisive per comprendere l’esistenza o meno di un conflitto di interesse.
Se così fosse, se Romeo cioè manovra non per dabbenaggine, ma perchè ossessionato dalle sue polizze, bisognerebbe capire il perchè. Per complottare a danno della Raggi?
Per proteggerla insieme a se stesso? Per proteggere se stesso e qualcun altro?
E su questo, quella notte dell’8 febbraio, c’è una seconda circostanza che eccita la curiosità dei pm. Una cassetta di sicurezza.
Le indagini patrimoniali della Squadra Mobile hanno infatti scoperto che, dal 2011, collegata a un conto corrente di cui Romeo è titolare, c’è una cassetta di sicurezza di cui lo stesso Romeo ha indicato come “comodataria” (utilizzatrice) una sua amica.
Di più: hanno scoperto che quella cassetta di sicurezza è stata aperta e svuotata del suo contenuto la mattina del 19 dicembre 2016, un lunedì, primo giorno utile di apertura della banca dopo una data che in questa storia conta.
Il 16 dicembre, un venerdì, quando Raffaele Marra, che di Romeo è il fratello siamese in questa storia, viene arrestato per corruzione per la compravendita di favore di un appartamento del costruttore Scarpellini.
Di fronte alla contestazione dei pm, Romeo farfuglia.
Non è in grado di indicare cosa contenesse quella cassetta, nè la singolare coincidenza della sua apertura nel primo momento utile successivo all’arresto di Marra.
Ma conferma la circostanza che ad averne le chiavi è l’amica indicata come comodataria. Nel cuore della notte, l’abitazione della donna viene perquisita e lei stessa interrogata. Anche lei – a quanto risulta – non è in grado di spiegare alcunchè.
Nè, tantomeno di indicare con esattezza cosa quella cassetta contenesse nel momento in cui l’ha svuotata. Se dei “documenti”, come dice genericamente. O anche del denaro.
E, soprattutto, che provenienza avessero gli uni e gli altri e che fine abbiano fatto.
Da qui ora si riparte.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 15th, 2017 Riccardo Fucile
UNA CAMPAGNA ELETTORALE FONDATA SUL NO PER POI PRENDERE PER I FONDELLI CHI L’HA VOTATA… ATTIVISTI CINQUESTELLE IL 21 FEBBRAIO CONSEGNERANNO UNA LETTERA DI PROTESTA ALLA SINDACA
Sullo stadio della Roma la situazione comincia a farsi incandescente.
E così gli attivisti grillini cominciano a mettere sotto pressione Virginia Raggi (o almeno questa è la loro intenzione).
Per il 21 febbraio è stato fissato un evento dai componenti del Tavolo Urbanistica per andare a consegnare una lettera alla sindaca che raccoglie le doglianze degli attivisti e la famosa delibera per togliere il pubblico interesse all’opera:
Cara Virginia,
sulla vicenda stadio state prendendo una cantonata
Oltre a non seguire quanto è stabilito nel programma e quanto dichiarato in campagna elettorale e soprattutto il supporto tecnico del Tavolo Urbanistica, che ha evidenziato varie illegittimità nella procedura sin qui espletata dalla vecchia Giunta, state continuando nell’errore!
Il procedimento speciale descritto dal art. 1, comma 304, della legge n. 147 del 2014 chiaramente dice che non sono possibili modifiche “sostanziali” in conferenza di servizi senza addivenire ad un annullamento della delibera di pubblico interesse e ricominciare l’iter.
La stampa riporta che avete raggiunto un accordo con una riduzione del 25% di cubatura e corrispondenti opere pubbliche, cosa che determina una palese modifica sostanziale della delibera di pubblico interesse.
Per questo motivo ti chiediamo di “aprire la busta” e ascoltare le nostre ragioni
P.S. Martedì una rappresentanza di attivisti verrà a consegnarti la busta
E intanto nelle bacheche degli attivisti cominciano a circolare le dichiarazioni del 2014 della sindaca
La capogruppo del Pd in Campidoglio Michela Di Biase ha annunciato un’interrogazione alla sindaca sul ruolo dell’avvocato Luca Lanzalone: “Dall’intervista odierna che l’ex assessore Paola Muraro ha rilasciato al quotidiano ‘La Stampa’ abbiamo appreso che la nomina del direttore generale di Ama ‘fu fatta da Casaleggio attraverso tale avvocato Luca Lanzalone’. Alle trattative con l’A.S. Roma e ai tavoli tecnici per la rimodulazione del progetto dello stadio della Roma lo stesso avvocato genovese rappresenta l’amministrazione. All’avv. Luca Lanzalone il Campidoglio, sempre secondo notizie di stampa, sembra aver affidato il compito di passare al setaccio tutti gli atti dell’ex vice capo di gabinetto e capo del personale Raffaele Marra. Siamo in presenza di una sorta di eminenza grigia cui appare essere stato affidato il compito di tutore del Sindaco o la sua rappresentanza in contesti decisionali particolarmente rilevanti per la città . Peraltro a tutt’oggi non risulta che all’avvocato Lanzalone sia stato assegnato un incarico di consulenza o che con il suo studio sia stato stipulato un contratto di assistenza alla prima cittadina da parte dell’amministrazione capitolina. E’ per i suddetti motivi che oggi stesso abbiamo presentato una interrogazione urgente al Sindaco per conoscere le modalità di pubblica rilevanza con i quali sono stati assegnati incarichi o attività di consulenza all’avvocato Luca Lanzalone e l’entità dei compensi, qualora siano previsti, riconosciuti per lo svolgimento di tale attività ”.
(da “NextQuotidiano“)
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Febbraio 15th, 2017 Riccardo Fucile
DOV’E’ L’INTERESSE PUBBLICO? NELL’INTERESSE LEGITTIMO, MA PRIVATO, DI PARNASI E DI UNICREDIT ?
Cinque Stelle, rivoluzione o bluff? Adesso finalmente lo capiremo. 
Quando arrivi al potere — come a Roma e Torino — la verità viene fuori. Ecco, lo vedremo dalla vicenda dello Stadio. Quel progetto voluto, bisogna ricordarlo, dal centrosinistra. Appoggiato dal centrodestra. Ma adesso la parola finale spetta al Movimento Cinque Stelle.
E allora verrà fuori se il sindaco di Roma è Virginia Raggi o Francesco Totti.
Passi per lo stadio, ma poi ci sono quei grattacieli disegnati dall’archistar Daniel Libeskind, che accetta di mettere la sua firma su operazioni immobiliari contestatissime (ne ha già fatto le spese Milano con le torri di City Life).
Ma questa è l’Italia. Questa è Roma.
Ora Virginia Raggi e il Movimento Cinque Stelle dovranno dimostrarci chi sono davvero: se avranno a cuore prima di tutto l’interesse pubblico oppure quelli dell’imprenditore Parnasi o della banca Unicredit.
Se sapranno finalmente dire NO ai signori del mattone e alle banche oppure se quando ci ballano 1,5 miliardi alla fine cederanno come hanno fatto finora gli altri.
Se avranno in mente un modello di sviluppo diverso per Roma che non sia il cemento e centri commerciali. Senza anima, senza qualità .
No, il punto non è lo stadio. Ma quelle torri, quel milione di metri cubi. Forse il più grande progetto d’Europa.
Il punto è la definizione di “pubblico interesse” che qualcuno vorrebbe dare al progetto. Per una colata che è uguale a quelle che hanno cementificato Roma e le sue periferie dagli anni Sessanta.
Dov’è il pubblico interesse? Interesse pubblico o interesse — legittimo, ma privato — di Parnasi e Unicredit?
Vedremo cosa decideranno Raggi e il Movimento: speriamo non pensino di cavarsela tagliando qualche piano ai grattacieli.
Allora tanto valeva lasciar lavorare indisturbati il Pd, il centrodestra e i loro amici costruttori.
Se passerà questo progetto, pur se un po’ ridotto, allora potremo rivolgere alla Raggi e al Movimento quella battuta del film gli Intoccabili: “Sei solo chiacchiere e distintivo”
Ferruccio Sansa
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 15th, 2017 Riccardo Fucile
ROMA SI E’ DISFATTA, SI E’ SMESSO DI PENSARLA E DI DISEGNARLA… TUTTI SI SENTONO PADRONI DEL TERRITORIO PER SVENDERLO A INTERESSI PARTICOLARI
Quando si ascoltano Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio e Virginia Raggi promettere che, sì, lo stadio della Roma si farà , viene da pensare che ci sia una maledetta linea d’ombra, nella vita pubblica italiana.
Quella linea è l’elezione a una carica pubblica.
Quando la varca, il cittadino subisce una mutazione radicale nel linguaggio, nell’etica, nella scala delle priorità . Perfino nella logica.
Non è più un cittadino, ormai: diventa il pezzo di un potere immutabilmente uguale a se stesso, chiunque lo incarni.
La città (non solo Roma) si è disfatta, è diventata invivibile, a tratti mostruosa, perchè si è smesso di pensarla e di disegnarla.
Si è rotto il legame tra la comunità degli uomini e la città materiale: la prima ha cessato di immaginare e modellare la seconda.
Il taglio delle finanze locali, l’ignoranza e la corruzione delle classi dirigenti hanno delegato a pochi grumi di interesse privato (palazzinari e banche, in sostanza) lo sviluppo delle città , secondo questa logica perversa: “io amministratore permetto a te speculatore di prenderti un pezzo di spazio pubblico, se in cambio mi fai quei servizi, quelle urbanizzazioni, quelle infrastrutture necessarie alla comunità che io non ho i soldi per fare, nè la voglia di pensare”.
È la fine dell’urbanistica, e dunque la fine della città pubblica.
Questa abdicazione è stata compiuta indifferentemente da destra e da sinistra.
Un simbolo di questa continuità perfetta è stata la figura di Maurizio Lupi: assessore allo Sviluppo del territorio, edilizia privata e arredo urbano del Comune di Milano nella giunta di Gabriele Albertini e poi ministro delle Infrastrutture dei governi Letta e Renzi.
La linea Lupi è quella della Legge Obiettivo di Berlusconi del 2001: che resuscita, peggiorata, nello Sblocca Italia di Renzi (e Lupi, appunto) nel 2014.
Il motto delle due leggi era lo stesso: “padroni in casa propria”.
Parole che volevano solleticare i cittadini, ma che di fatto descrivevano perfettamente le figure di amministratori che si sentono padroni del territorio solo per svenderlo ad interessi particolari.
Un pensiero unico che tende ad inghiottire tutti: basti pensare ad Enrico Rossi, che mentre si candida a guidare il Pd e il Paese con idee socialiste, impone ai cittadini della Maremma un’autostrada che essi non vogliono.
Ora è il turno dei 5 Stelle.
In campagna elettorale il loro slogan (sommario, ma efficace) era: riprendiamoci il governo della città . Non come 5 stelle, come cittadini.
Ed è su questo che hanno avuto il voto di moltissimi romani di sinistra. La prima cosa che i vincitori avrebbero dovuto fare una volta entrati in Campidoglio era dunque ritirare la delibera 132/2014: quella con cui la giunta Marino aveva stabilito che il progetto dello stadio – un progetto della Roma (la società , non la città ), che prevede un milione di metri cubi di cemento con destinazione prevalente a uffici per ospitare multinazionali e attività commerciali – fosse “di pubblico interesse”.
Era una battaglia difficile, ovviamente: una battaglia che si poteva vincere solo spiegando molto chiaramente agli elettori la situazione, chiedendo pubblicamente l’appoggio dei romani contro chi minacciava – e minaccia – di mettere in ginocchio la città attraverso cause miliardarie.
D’altra parte, tutti sappiamo che per invertire la rotta pluridecennale della privatizzazione delle città occorre una clamorosa rottura della continuità : una rottura che affermi il primato della politica e del bene comune sugli affari e sugli interessi privati.
Ma è successo tutto il contrario: e ora ci si viene a dire che lo stadio si farà , vedremo con quante torri e quanta speculazione attorno.
I 5 Stelle vengono quotidianamente passati al microscopio da chi si aspetta (o magari si augura) di poterli dichiarare uguali a tutti gli altri nella corruzione.
Ma quello che sta emergendo è qualcosa di diverso, forse di peggiore.
E cioè che essi rischiano di essere uguali agli altri nella subalternità allo stato delle cose: in un difetto, e non già in un eccesso, di radicalità .
Perchè chiunque varca quella famosa linea d’ombra senza una visione, senza un progetto, senza sapere quale città e quale politica vuole, non riuscirà a cambiare niente.
Anzi, ne sarà inesorabilmente cambiato.
Tomaso Montanari
(da “La Repubblica“)
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