Dicembre 17th, 2016 Riccardo Fucile
ESCE LA GRADUATORIA DEL CONCORSO INTERNO PER I CAPITRENO DELLA ROMA VITERBO E ARRIVA LA SORPRESA
“È arrivato a compimento l’iter del concorso interno in Atac per l’assunzione di 15 capitreno per la ferrovia Roma-Viterbo. La procedura era stata annullata alla fine dello scorso mese di giugno dall’allora Dg Marco Rettighieri, per sospette anomalie.
Con una disposizione firmata ieri dall’amministratore unico Manuel Fantasia, sono stati comunicati i nomi dei 15 in graduatoria.
Al primo posto dell’elenco c’è Alfredo Campagna, conducente di tram e presidente M5S del Municipio XIV”.
A renderlo noto è il sindacato Faisa Confail Lazio.
“Dopo tutto questo caos che sta succedendo a Roma — dichiara Claudio De Francesco, segretario Faisa Confail Lazio — i manager di Atac nominati dalla giunta stessa fregandosene di tutto pensano a fare delle nomine. Proprio ieri, ad esempio, è uscita la graduatoria del concorso interno per i capitreno della Roma Viterbo che l’ex dg Rettighieri annullò e porto in procura.
E la cosa ancora più sorprendente, è vedere al primo posto della lista un esponente della maggioranza che guida il Campidoglio, per di più una persona che ha incarichi amministrativi guidando un municipio, risultando in azienda stessa in distacco continuativo.
A questo punto, o il concorso viene nuovamente annullato, oppure viene il sospetto che avesse ragione l’allora dg Rettighieri a fermare la procedura per possibili anomalie”. “Prima delle nomine, inoltre, ci sono questioni più urgenti — conclude il sindacalista — ad esempio a tutt’oggi ancora stiamo aspettando i turni per le festività quando al Natale mancano ormai pochissimi giorni, impedendo ai cittadini di conoscere le modalità del servizio di trasporto con un congruo anticipo e impedendo ai lavoratori di programmare il tempo da passare in famiglia sotto le feste”.
La strana vittoria di Campagna non passa inosservata:
“Della serie ‘non ci posso credere’, direbbero ‘Aldo, Giovanni e Giacomo. E noi di Fdi ci chiediamo intanto cosa sarebbe accaduto se a vincere l’avviso pubblico fosse stato un esponente appartenente al centrodestra? A quale criterio di trasparenza e rettitudine si sarebbero appellati i 5 Stelle?
«Altro che Menna&Salamone, altro che Marra, siamo davanti ad un professionista vero degli scatti di carriera a nostre spese che avevamo ingiustamente sottovalutato. Ah ovviamente essendo il nostro non Presidente non è che va a fare veramente il capotreno, rimane in aspettativa, il suo stipendio lo paghiamo direttamente dal Municipio, semplicemente ora il suo stipendio sara più alto. Bisogna quindi rivedere anche quanto ci costa la nostra non giunta municipale al mese. Ma era giusto, dopo i folgoranti risultati dei primi sei mesi un aumento ci voleva! », scrive su Facebook l’ex candidato PD al XIV Julian Colabello.
Alfredo Campagna da candidato presidente al XIV Municipio apparve in un’esilarante intervista nella quale sembrava non conoscere a puntino, diciamo, il suo stesso programma.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 17th, 2016 Riccardo Fucile
QUANDO SI E’ RESA CONTO CHE IL GRUPPO M5S IN COMUNE SI SAREBBE SPACCATO SE AVESSE ROTTO CON GRILLO, INVECE DI DIMETTERSI PER DIGNITA’ HA PREFERITO MANTENERE LO STIPENDIO
Virginia Raggi ha ceduto all’ultimatum di Beppe Grillo che chiedeva lo smantellamento del «raggio magico» romano, cioè la catena di fedelissimi di cui faceva parte Raffaele Marra, in carcere per corruzione.
Così, dopo 5 ore di summit in Campidoglio con i fedelissimi, la sindaca sembra intenzionata a far uscire dall’amministrazione capitolina Daniele Frongia e Salvatore Romeo.
Il primo dovrà lasciare il posto di vicesindaco e molto probabilmente anche il M5S, stesso destino che attende il secondo, capo della segreteria personale di Raggi, il dipendente comunale promosso con un giro di nomine su cui indaga la procura e che secondo l’ex capo di gabinetto Carla Raineri comandava di fatto all’interno del Campidoglio assieme a Marra.
Anche il fratello di quest’ultimo, ex vicecomandante dei vigili, trasformato nei mesi scorsi in dirigente del Turismo nonostante i dubbi dell’Anac, dovrà abbandonare l’incarico ottenuto grazie all’asse familiare.
Raggi ha deciso di assecondare le richiese del leader anche perchè i consiglieri non sembravano pronti a seguirla in muro contro muro.
Il comico genovese ha fatto capire anche di essere pronto a ritirare il simbolo M5S nel caso in cui Raggi non facesse un passo indietro .
I romani che hanno votato la Raggi ora si troveranno una giunta decisa dalla collina di Sant’Ilario, in quel di Genova.
Con una sindaca commissariata che nn ha avuto la dignità di dimettersi.
(da agenzie)
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Dicembre 17th, 2016 Riccardo Fucile
“VIA IL RAGGIO MAGICO”… PRONTO IL POST SUL BLOG CHE AVREBBE MESSO LA RAGGI FUORI DAL MOVIMENTO… MA ALLA FINE PREVALE LA LINEA ATTENDISTA
Pronti a commissariare Virginia Raggi. Il post sul blog per sospendere la sindaca era già pronto, ma ha vinto la prudenza incarnata – fin da ieri – da Davide Casaleggio.
“Abbiamo visto le carte e pare che lei non sia coinvolta e non stia per essere indagata come temevamo ieri sera – rivela una fonte – così le chiederemo di fare pulizia allontanando il raggio magico. Sta resistendo su Frongia, ma non è più tempo di resistere”.
Alle cinque e mezzo del mattino, Beppe Grillo esce dall’hotel Forum diretto alla stazione Termini. Il treno per Genova parte alle 6.
L’insolita sveglia all’alba lo aiuta a dribblare i giornalisti. E’ stata una notte lunga, per Roma.
Alle undici di sera, la sindaca Virginia Raggi ha convocato in Campidoglio i consiglieri. Inizia la conta: chi è con me, chi contro.
Dopo l’arresto di Raffaele Marra per corruzione, tre giorni dopo le dimissioni dell’indagata Paola Muraro, dieci consiglieri erano pronti a mollare la sindaca.
Poi l’idea dell’ultimatum: via le deleghe a Frongia e Romeo, ricominciare daccapo, con l’altra ala a comandare.
In un pomeriggio estenuante – chiusi nella stanza d’albergo di Beppe Grillo – Roberto Fico (che, fa sapere Maria Latella via Twitter, oggi non sarà a L’Intervista su SkyTg24), Luigi Di Maio, Roberta Lombardi, Nicola Morra, Paola Taverna e poi Carla Ruocco e di nuovo Morra, oltre a qualche consigliere romano capitanato dal capogruppo Paolo Ferrara, hanno ragionato sul da farsi.
E questa volta, il fondatore ha dovuto dare retta agli ortodossi. A chi – come Fico, Ruocco, Lombardi, Taverna – dice dai tempi della notizia di Paola Muraro indagata che qualcosa a Roma non sta funzionando.
Che nel cerchio ristretto della sindaca ci sono troppe opacità .
L’unico a tacere è Luigi Di Maio. Mentre Alessandro Di Battista si inabissa: scompare dai radar per un giorno intero.
Non scrive, non posta, non twitta, non va in tv nè raggiunge Grillo. Scomparso.
A notte, il capo politico dei 5 stelle sembra convinto: c’è il rischio di nuovi avvisi di garanzia, forse per la stessa sindaca a causa della promozione a rischio di illegittimità del capo della segreteria politica Salvatore Romeo. O per Romeo stesso.
Non si può rischiare di essere travolti da un nuovo scandalo giudiziario senza reagire. Così, i 5 stelle sono pronti a togliere il simbolo alla giunta Raggi, a sospendere lei dal Movimento e a chiedere ai consiglieri di farla cadere.
A resistere – oltre al silenzio di Luigi Di Maio – è Davide Casaleggio, che ieri, da Milano, invitava alla prudenza. Ma l’abisso tra Virginia Raggi e i 5 stelle appare ormai incolmabile.
“Chiedere scusa non basta”, dicevano ieri Paola Taverna e Carla Ruocco.
E Roberto Fico contestava senza farsi problemi la versione della sindaca: “No, non credo che Marra fosse uno dei tanti tecnici del Campidoglio”. Non lo era.
Raffaele Marra è l’uomo che Virginia Raggi voleva come vicecapo di gabinetto, ma che – denunciò a suo tempo l’allora capo Carla Raineri – agiva come il dominus assoluto del Campidoglio.
Quello attraverso cui passavano ogni delibera e ogni decisione.
Spinta dagli oppositori interni e da Grillo, Raggi lo aveva spostato a capo del personale: 27mila dipendenti. Un ruolo delicatissimo.
E lui, senza farsi intimorire dalle critiche, non si fa scrupolo a promuovere il fratello Renato a capo della direzione del Turismo. Un parente, contro ogni norma vigente di buona amministrazione.
Più volte Grillo ha chiesto a Virginia Raggi di levare di mezzo un collaboratore ingombrante, ex braccio destro di Alemanno e di Franco Panzironi.
Più volte si era sentito rispondere: “Ha la mia totale fiducia”.
Aveva perfino chiamato uno a uno i consiglieri, per chiedere: “Com’è? Come lavora?”.
E loro, in quel frangente, per paura che tutto potesse crollare, avevano risposto: “Ma sì, ci aiuta, non c’è da preoccuparsi”.
In estate, Luigi Di Maio aveva indicato una via al Movimento: lasciare alla sindaca onori e oneri. Non interferire con le sue scelte, per non essere schiacciati.
Lasciarla libera, quindi. Beppe Grillo gli ha dato ascolto. Adesso qualcuno ne chiede conto al vicepresidente della Camera: il deputato Giuseppe Brescia ieri scriveva durissimo contro chi ha giocato al “piccolo stratega” senza esserne capace.
A tutti i livelli dei 5 stelle, ormai, in molti dicono: “Luigi ha la responsabilità politica di questa situazione”.
E preparano la resa dei conti.
(da “La Repubblica”)
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Dicembre 17th, 2016 Riccardo Fucile
L’INCHIESTA SULLE NOMINE IN CAMPIDOGLIO POTREBBE TRAVOLGERLA
Non c’è solo Raffaele Marra a turbare gli scarsi sonni della sindaca Virginia Raggi. 
In un momento in cui il MoVimento 5 Stelle sta decidendo se sostenere o meno la sindaca togliendole l’uso del simbolo l’inchiesta sulle nomine in Campidoglio potrebbe costituire la classica goccia che fa traboccare il vaso.
Ieri, infatti, mentre Marra finiva in carcere e la sindaca usciva dal bunker del Campidoglio solo per leggere un comunicato concordato con Grillo, per quasi quattro ore, il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Francesco Dall’Olio hanno ascoltato l’ex capo dell’Avvocatura del Campidoglio, Rodolfo Murra, protagonista di un confronto al vetriolo proprio con Marra e la Raggi a proposito della promozione — con considerevole aumento di stipendio — di Salvatore Romeo.
Murra ha confermato di avere subito pressioni.
Dopo le acquisizioni documentali dei giorni scorsi in Campidoglio, ieri i pm sono passati al secondo step dell’inchiesta sulle nomine irregolari di funzionari e dirigenti capitolini, proposte e siglate dalla prima cittadina pentastellata.
L’interrogatorio di Murra in qualità di testimone potrebbe quindi chiudere il cerchio tracciato dall’esposto di Carla Romana Raineri e proseguito con quello di Fratelli d’Italia, che mette all’indice il comportamento di Marra e della sindaca e, soprattutto, lo stipendio del dipendente grillino Romeo che non a caso la sindaca ha successivamente ridotto.
La nomina infatti finisce in giunta il 9 agosto senza passare al vaglio dell’allora capo di gabinetto; il suo contratto viene inserito all’interno della delibera sullo staff e il trattamento economico non viene esplicitato.
Il dato di fatto è che Romeo, dipendente del Comune, diventa dirigente in base alla decisione della sindaca che si basa evidentemente soltanto sulla sua fedeltà .
A questo proposito entra in scena Murra, a cui la sindaca si rivolge per sapere se sta utilizzando la procedura giusta per l’assunzione di Romeo.
Convoca l’avvocato nella sua stanza e nella riunione Murra trova la Raggi, Romeo, e una giovane penalista amica della sindaca.
Lui si rifiuta di dare la sua approvazione: arriva poi anche il parere di Aristide Police, che è comunque negativo. Ciò nonostante la sindaca procede. E poi annulla tutto.
A questa vicenda si somma quella dell’esposto del sindacato dei dirigenti regionali sulla nomina di Renato Marra, fratello di Raffaele.
Secondo l’esposto il 9 novembre Marra junior avrebbe dovuto astenersi dal controfirmare la delibera che ricolloca il congiunto, già vicecomandante dei vigili, alla direzione Turismo del Comune,con tanto di aumento di stipendio: circa 20mila euro in più in busta paga.
La questione potrebbe travolgere direttamente la prima cittadina, che si è intestata la paternità dell’atto, sostenendo che il fedelissimo Marra si fosse solo limitato a una controfirma.
L’ha dichiarato addirittura in una memoria difensiva siglata dal responsabile anticorruzione del Campidoglio, Maria Rosa Turchi, e inviata all’Anac nei giorni scorsi.
Quel documento, ora, potrebbe trasformarsi in un boomerang per la prima cittadina. Perchè, commenta il Messaggero oggi, il rischio è che emerga una falsa dichiarazione: «Nell’atto c’è infatti scritto che la Raggi, da sola, si sarebbe occupata dell’analisi dei curricula dei dirigenti: 1500 pagine di schede e documenti. Un lavoro certosino, compiuto tra il 28 ottobre e il 9 novembre. Nello stesso periodo — di soli 12 giorni- la sindaca è anche volata in Polonia per il viaggio della Memoria».
La procura ha già ascoltato Alessandro Solidoro, che il primo settembre ha lasciato il suo posto di amministratore unico dell’AMA e Marcello Minenna, superassessore al Bilancio e alle Partecipate, anche lui dimissionario, insieme al direttore generale di Atac Marco Rettighieri e all’amministratore delegato Armando Brandolese.
La vicenda è andata naturalmente ad intrecciarsi con quella di Paola Muraro.
Il rischio è che arrivi un avviso di garanzia a far crollare il castello di carte di una giunta e di una maggioranza che già hanno scarsa fiducia in Virginia.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 17th, 2016 Riccardo Fucile
IL CONSIGLIERE COMUNALE GRILLINO PIETRO CALABRESE EVOCA I TEMPI DI SILVIO E DI MUBARAK
C’è chiaramente un complotto dei magistrati contro Silvio Berlusc.. ehm Virginia Raggi.
A scoprirlo il consigliere comunale del MoVimento 5 Stelle Pietro Calabrese che poi lo illustra al Messaggero.
Il complotto deve essere variamente articolato perchè, pensate un po’, secondo il consigliere prende i primi passi dall’indagine su Paola Muraro per finire con Raffaele Marra, ma, come sappiamo, la Muraro venne indagata PRIMA di essere nominata assessora dalla Giunta Raggi.
Quindi i magistrati devono avere doti di preveggenza e capacità di leggere il futuro che nemmeno Grillo a prima vista sembrerebbe possedere.
Leggiamo il ragionamento del consigliere:
Calabrese, secondo lei è in atto un complotto della magistratura contro di voi?
«Dico solo, nel massimo rispetto per le autorità giudiziarie, che ormai, da quando abbiamo vinto il referendum e abbiamo il vento in poppa a livello nazionale, c’è stata un’escalation».
Addirittura
«Certo: prima l’avviso di garanzia alla Muraro, poi l’inchiesta sulle nomine ora l’arresto di Marra».
Ma perchè la sindaca ha difeso così a oltranza Marra?
«Io so solo che era una dirigente capace e tecnicamente preparato, è stato lui a sbloccare il salario accessorio dei dipendenti capitolini».
Insomma, le prove del complotto sono lampanti e inoltre non vi sembra che Virginia Raggi somigli un sacco a Mubarak?
Proprio per questo, ne siamo sicuri, il consigliere si presenterà al più presto davanti ai magistrati per rendere dichiarazioni con nomi e cognomi degli autori del complotto. Giusto per non dare l’impressione di inventare balle per buttarla in caciara.
(da “NextQuotidiano“)
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Dicembre 17th, 2016 Riccardo Fucile
GLI ORTODOSSI SFIDUCIANO LA RAGGI E ACCUSANO DI MAIO CHE (COME DIBBA) TACE…MANCA IL CORAGGIO DI SFIDUCIARLA, SI ASPETTA UN AVVISO DI GARANZIA
Il Campidoglio e l’Hotel Forum distano pochi metri l’uno dall’altro.
Oggi però lo spazio che separa la “casa” di Virginia Raggi e la residenza romana di Beppe Grillo sembra interminabile. Beppe è sempre più deluso da Virginia, sul futuro non può escludere nulla, neanche l’addio cioè il ritiro del simbolo M5S.
Ufficialmente la protegge, ma la misura è colma.
“Non possiamo permetterci di perdere Roma” dice ai suoi, ma la gestione del Campidoglio imbarazza il Movimento giorno dopo giorno.
Il futuro di Virginia è legato a un filo sottile quanto la fiducia che il leader pentastellato ripone ancora in lei.
“Le scuse non bastano”, dice Paola Taverna. Roberto Fico aggiunge: “Per me Marra non è un tecnico”, al contrario di quanto affermato dal sindaco.
L’arresto di Raffaele Marra arriva dopo le dimissioni dell’indagata Paola Muraro, e tante altre grane giudiziarie, che molti temono non siano finite qui e possano raggiungere perfino la prima cittadina.
Di questo hanno parlato Grillo, Casaleggio e Raggi durante una cena super segreta mercoledì scorso: i due capi hanno chiesto chiarimenti.
Ora in albergo il leader pentastellato apprende la notizia dell’arresto di Marra e prende il cellulare per chiamare subito la Raggi: “Te l’avevo detto, ora rimedia”. È furente. Virginia, dall’altro capo, nervosissima, scossa, praticamente in lacrime.
La sindaca vuole andare avanti, non ha alcuna intenzione di dimettersi.
Grillo glielo consente, anche perchè Roma è Roma, il Movimento non si può permettere di fallire così.
Ma Virginia resta a patto che “non saranno commessi errori d’ora in avanti e che le decisioni importanti, come le nomine, avranno l’ok dei vertici”.
Decidono la linea, viene scritto un comunicato, vidimato dal capo e così il sindaco va in scena davanti a una miriade di telecamere.
Legge un foglio, chiede scusa ai romani, al Movimento e a Grillo che appunto “aveva sollevato perplessità ”, ammette di aver sbagliato ad essersi fidata, tiene a dire però che Marra non era il suo braccio destro, ma “un dipendente qualunque”.
Lo dice nonostante rimbombi ancora una sua vecchia frase: “Se va via lui, vado via anch’io”. L’imbarazzo per l’intera vicenda la porta a parlare per un minuto e mezzo e poi ad andare via senza rispondere alle domande.
La giornata è solo all’inizio.
Le chat sono infuocate, sul blog di Beppe Grillo va in onda una sorta di web processo, fra tanti delusi e qualche strenuo difensore della sindaca.
Nel pomeriggio i consiglieri litigano a Palazzo Senatorio mentre i parlamentari litigano all’Hotel Forum.
È emergenza assoluta: i flash mob previsti a Siena e in Val di Susa per far dimenticare le vicende capitoline vengono annullati. “Impossibile nascondere i fatti e urlare onestà onestà in un momento così difficile per il Movimento”, ammette un deputato grillino che era pronto a prendere il pullman per la Toscana.
Come forse mai successo prima, a parte pochi che preferiscono parlare a taccuini chiusi, la maggior parte dei parlamentari escono alla scoperto, nonostante la consegna del silenzio imposta dai vertici.
È una reazione a catena: la spaccatura emersa sei mesi fa sul ‘caso Roma’, sulla gestione del Campidoglio e sulle nomine di Raffaele Marra e Salvatore Romeo, adesso viene fuori in tutta la sua interezza.
Roberta Lombardi entra nel quartier generale di Grillo e afferma: “Sono fiera di stare dalla parte giusta”. Era stata lei a parlare di Marra come un virus che ha infettato il Movimento. Su Facebook la pasionaria grillina affida il suo sfogo a una citazione di Martin Luther King, la cui morale è “no a vigliaccheria e vanagloria”.
Il concetto viene condiviso da Carla Ruocco, Paola Taverna e Nicola Morra. Condivisione che nel linguaggio pentastellato vuol dire molto. Roberto Fico e Carlo Sibilia, dell’ex Direttorio, hanno già parlato.
Fico ha definito la vicenda “molto grave” e chiede una riflessione, Sibilia dice che “così andiamo a sbattere”.
Parole che avranno un certo peso nel lungo incontro con Grillo, al quale hanno partecipato Fico, Lombardi, Morra e Taverna, l’ala più critica ma soprattutto ortodossa del Movimento.
Sul banco degli imputati finisce Luigi Di Maio, anche lui presente al vertice e reo, secondo chi lo accusa, di aver difeso il sindaco e sottovalutato i problemi che Raggi ha creato in Campidoglio “fidandosi delle persone sbagliate”, tra queste anche l’assessore all’ex Ambiente Paola Muraro, raggiunta da un avviso di garanzia.
Di Maio era venuto a conoscenza mesi fa dell’iscrizione nel registro degli indagati ma non disse niente al resto del Direttorio, da qui in poi una parte del Movimento gli si è rivoltata contro.
Tanto che Danila Nesci chiede che vengano presi provvedimenti, mentre Giuseppe Brescia lo definisce “un piccolo stratega”. Anche Riccardo Nuti attacca “i volti che funzionano in tv”.
Oggi alla prova della leadership Di Maio tace, così come tace Alessandro Di Battista, assente alla riunione del Forum.
Chi ha parlato viene rimproverato da Grillo: “Dobbiamo restare uniti, non possiamo farci vedere così”, avrebbe detto. Il filo diretto tra Campidoglio e Campidoglio è continuo. Tante le telefonate.
Il leader dice a Raggi che adesso “vanno verificati tutti gli atti fatti da Marra” per vedere se vi sono irregolarità .
La paura tra i grillini è che però la vicenda non sia finita qui, che presto possano venire fuori altre carte e altri avvisi di garanzia, forse per abuso d’ufficio.
Per adesso la linea è distinguere la figura di Marra da quella del Movimento 5 Stelle. Fino a prova contraria.
In quel caso anche scaricare il sindaco di Roma sarà possibile.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 16th, 2016 Riccardo Fucile
DOPO L’ARRESTO DI MARRA NON PIACE LA LINEA MINIMALISTA DI GRILLO
La pazienza è finita, anche tra i militanti della base. 
Le scuse del sindaco di Roma Virginia Raggi per aver scelto come suo collaboratore Raffaele Marra, dirigente del Comune già chiacchierato ai tempi della giunta Alemanno, non placano la rabbia degli utenti.
Sul blog di Grillo che ha rilanciato la conferenza stampa della prima cittadina, la maggior parte degli utenti non perdona l’ennesimo passo falso (dopo i casi Muraro, Minenna e Raineri) della prima cittadina.
“Purtroppo era stato già fatto notare in precedenza da molti (non solo da me che non conto nulla) che certe persone non dovevano prendere parte a questa esperienza, era prevedibile questo epilogo ora si rischia veramente grosso, forse solo le dimissioni di tutta la giunta di Roma potrebbe in parte limitare il disastro”, scrive un utente.
È solo uno tra i tanti che chiedono un passo indietro della Raggi dopo l’arresto del capo del personale del Comune di Roma, arrestato dai Carabinieri per corruzione nell’ambito di un’inchiesta sui presunti affari tra Marra e “l’immobiliarista della Casta” Sergio Scarpellini.
Scoramento, rabbia e delusione sono i sentimenti dominanti nella base. “L’Amministrazione va avanti? VATTENE SUBITO perchè Roma non può aspettare che tu Raggi diventi un sindaco capace. Stai offuscando l’immagine del movimento, la fiducia degli elettori 5S, non hai ascoltato chi da tempo ti ha avvertita che le scelte erano sbagliate, che stavi pescando nel torbido…..vai, per amore dei 5S e di Roma sparisci”.
“Siamo alla fine ragazzi – scrive Rodolfo – peccato abbiamo sognato io insieme a tantissimi che le cose potessero cambiare se il sindaco raggi non capisce che deve dimettersi immediatamente è finita. doveva spazzare via tutto tutto tutto”.
Secondo Pietro “è vero che Marra è stato arrestato per fatti che non riguardano questa Amministrazione, ma la Raggi ha garantito con la sua faccia l’integrità del personaggio. Se non dovesse fare un passo indietro sarebbe un disastro per il Movimento”.
Per Maria il sindaco di Roma dovrebbe smetterla di “fare l’Alice nel Paese delle Meraviglie, che qui non siamo tutti deficienti”. Secondo Andrea la Raggi è “indifendibile!!! Mi auguro che il M5S prenda le distanze dalla Raggi altrimenti la credibilità scenderà sotto zero!”.
La breve conferenza stampa di Virginia Raggi, durata circa due minuti senzaper le domande dei giornalisti, non ha convinto affatto i tanti militanti grillini attivi in rete: “No, Virginia, no ! Marra lo hai scelto tu, ne potevi scegliere altri 23.000 ma hai scelto lui… a casa mia si chiama responsabilità …”, commenta Max.
E un altro: “Molti di noi hanno chiesto la rimozione di Marra e Muraro, da subito, siamo stati inascoltati. Vi siete fidati? Dei cittadini onesti no e di Marra si? Basta! Dimissioni!”.
Nel mare magnum delle richieste di dimissioni sul blog di Grillo si leva anche qualche voce in difesa del sindaco: “La Raggi ha sbagliato ma non si deve dimettere, sarebbe devastante per il Movimento in vista delle politiche, errori di inesperienza che il tempo sanerà “.
“Dall’inizio – commenta Fiorenzo – voto 5S e ora sono parecchio confuso, non capisco l’atteggiamento della Raggi (ci è o ci fa) diversamente da tutti i commenti io mi sento il morale sotto i piedi, comunque fiducioso in Beppe che saprà uscirne alla grande”. Anche Adolfo ripone speranza in Grillo: “Beppe ti prego abbandonala al suo destino, in sei mesi ha fatto più danni lei al Movimento”.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 16th, 2016 Riccardo Fucile
UN DISASTRO CHE SI POTEVA MA NON SI E’ VOLUTO EVITARE
Contro chi scriveva di Raffaele Marra, di Paola Muraro sono arrivati solo insulti e indifferenza eppure bastava leggere le inchieste pubblicate per evitare il disastro.
Ora Paola Muraro si è dimessa perchè indagata, Raffaele Marra è stato arrestato per corruzione.
Un partito che è andato al potere al grido di onestà dovrebbe praticare, oltre che predicare, discontinuità .
Al primo segnale un movimento che si dice diverso dovrebbe cambiare personale politico e amministrativo, invece, a Roma, si è scelta la strada della perseveranza.
E chi persevera non può accampare scuse, Virginia Raggi, sindaca della capitale, si è dimostrata totalmente inadeguata nella selezione dei suoi fedelissimi.
Eppure nei casi in esame i segnali erano fin troppo chiari, il Movimento 5 Stelle aveva tutte le informazioni per assumere le decisioni conseguenti.
E invece? E, invece, ha deciso di derubricare a quisquilie quanto emerso sul conto di Paola Muraro, prima, e Raffaele Marra poi.
Su Muraro ho iniziato a scrivere da fine luglio evidenziando passato e relazioni. La questione non è l’indagine, ma, in sintesi, la bugia, la vicinanza ad un sistema di potere, agli uomini che di quel groviglio erano l’espressione.
Non doveva essere scelta, ma quando sono emerse le contraddizioni nel passato di Muraro, la sindaca ha continuato a difenderla piuttosto che rimuoverla.
Sul caso Marra, la vicenda è simile e, a tratti, ancor più pesante ora che l’ex uomo di Alemanno, divenuto fedelissimo di Raggi, è stato arrestato per corruzione.
A fine ottobre l’Espresso dedica la copertina a Raffaele Marra con questo titolo: “Il sindaco ombra”.
Io mi occupo dell’assenza di trasparenza e dell’impossibilità di conoscere buona parte dei finanziatori della campagna elettorale di Raggi, ma l’inchiesta principale è dedicata a Marra e la firma Emiliano Fittipaldi.
Proprio Fittipaldi, a settembre, aveva svelato i rapporti tra il costruttore Sergio Scarpellini e il fedelissimo di Raggi e in particolare l’acquisto scontato di un immobile, vicenda ora al centro dell’inchiesta della Procura di Roma.
Eppure la reazione dei grillini è stata anche in quel caso chiarissima: sottovalutare, sminuire, nascondere la polvere in ogni dove.
Bisogna menzionare nel silenzio assordante la voce della deputata Roberta Lombardi che, a luglio, lascia il mini-direttorio, e poi parla di Marra come di un virus che infetta il M5S prima di presentare una denuncia lo scorso novembre. La sua voce, però, è rimasta inascoltata.
Ora Raggi convoca in tutta fretta una conferenza stampa senza domande, un grande classico del potere che quando deve rispondere scappa.
Visto l’epilogo torna di attualità una considerazione del collega del Fatto Marco Lillo che, lo scorso luglio, a proposito di una omissione nel curriculum di Raggi, scriveva: “Virginia Raggi non ha le carte in regola per essere il candidato del M5S a Roma”. Non si è agito in tempo, ora la polvere nascosta è diventata una valanga che travolge il movimento, Raggi e il coretto ‘onestà onestà ‘.
Nello Trocchia
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 16th, 2016 Riccardo Fucile
LA CLAMOROSA QUERELA PRESENTATA DALLA DEPUTATA … ORMAI NEL M5S SARA’ BATTAGLIA SENZA ESCLUSIONE DI COLPI
Il tifone giudiziario che ha investito il Campidoglio dopo l’inchiesta dell’Espresso e l’arresto del
fedelissimo Raffaele Marra da parte della procura di Roma rischia di trasformarsi, nelle prossime ore, in un dramma politico.
Non solo nel partito romano, ma per l’intero Movimento Cinque Stelle nazionale.
“L’Espresso” ha scoperto infatti che il 22 novembre 2016, un mese dopo dopo la pubblicazione dell’ultima inchiesta del nostro settimanale , il deputato pentastellato Roberta Lombardi si è presentata in procura per depositare una durissima denuncia-querela proprio contro Marra, braccio destro della sua compagna di partito.
Un esposto di una decina di pagine di fuoco, in cui la deputata grillina chiede senza giri di parole ai magistrati di indagare sulla casa acquistata dalla moglie di Marra dalla Fondazione Enasarco (quella per cui è stata individuata la corruzione tra Marra e Scarpellini), sui rapporti tra Marra e l’altro costruttore Fabrizio Amore (oggi imputato in Mafia Capitale), sui possibili episodi illeciti della gestione delle emergenze abitative quando Marra era dirigente del dipartimento della Casa.
Il fedelissimo della sindaca di Roma Raffaele Marra, quando era direttore del Patrimonio e della Casa del Campidoglio in quota Alemanno, comprò un attico di lusso dal gruppo di Sergio Scarpellini. Ottenendo uno sconto di quasi mezzo milione di euro rispetto ai prezzi di mercato. In barba al conflitto di interessi: il costruttore, definito da Grillo «un evasore di Iva» e da Di Battista «un gentleman detto “er cavallaro”» fa business milionari con il Comune
Non solo: la Lombardi — che si è in passato occupata dei temi dell’emergenza abitativa, compreso la dismissione degli immobili Enasarco — mostra dubbi persino sulla legittimità di Marra a coprire ruoli dirigenziali in Campidoglio, ipotizzando che il concorso a cui partecipò nel 2006 fu caratterizzato da un «quadro inquietante di collusioni e favori».
La Lombardi, insieme a big del movimento come Roberto Fico, Paola Taverna e Carla Ruocco, ha mosso critiche alla Raggi e al suo staff fin dall’inizio dell’avventura della sindaca (dopo le inchieste de “L’Espresso” definì Marra « un virus che sta infettando il movimento »), ma nessuno sapeva finora che era andata dritta in procura a denunciare il consigliere della “sua” sindaca.
Un fatto politico clamoroso: non sappiamo se l’esposto della Lombardi è poi confluito nel filone d’indagine già aperto dalla procura che ha portato agli arresti odierni del dirigente di Virginia.
Di certo la notizia di una battaglia giudiziarie tra Lombardi e uomini della Raggi aprirà una faglia ancora più larga tra gli “ortodossi” del Movimento che da mesi consigliavano a Virginia di obbligare i sui fedelissimi a un passo indietro, e i seguaci della linea di Luigi Di Maio, che credevano che la sindaca andasse difesa a spada tratta contro tutto e contro tutto.
Questi ultimi, dopo gli eventi di stamattina, sono politicamente molto più deboli di prima.
Emiliano Fittipaldi
(da “L’Espresso”)
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