Novembre 4th, 2016 Riccardo Fucile
SILVIA CRESCIMANNO E DANIELE DIACO SONO STATI CANDIDATI AL MUNICIPIO XII CON VOTI CONTESTATI E “CONOSCENTI” CHE DICONO DI NON CONOSCERSI
La meravigliosa figuraccia dei grillini sui fondi ai disabili nel XII Municipio ci ha permesso di
conoscere la presidente Silvia Crescimanno e suo marito Daniele Diaco, oggi consigliere dell’Assemblea Capitolina.
I due, infatti, insieme all’assessore al bilancio del Comune di Roma Andrea Mazzillo si sono resi protagonisti di una serie di insulti a stampa e politici che hanno raccontato la sospensione dei tre servizi ad anziani (Saisa), a persone con handicap (Saish) e anziani fragili (Cedaf), due dei quali sono stati poi ripristinati.
La storia però ne ha fatta emergere un’altra che riguarda la coppia Diaco-Crescimanno e che affonda le sue radici nella campagna elettorale del 2013 e che può essere molto indicativa dell’ONESTà€, soprattutto intellettuale, con cui il MoVimento 5 Stelle ha selezionato la sua classe dirigente prima della conquista di Roma.
Allacciate le cinture: ve la andiamo a raccontare
La resistibile ascesa di Daniele Diaco al Municipio XI
Siamo alla fine del 2012 e i grillini romani si stanno organizzando per il voto che porterà Marcello De Vito a candidarsi primo cittadino.
Anche nel XII Municipio si lavora alle liste. Una prima votazione designa Enrico Lucatelli, ma in seguito al rinvio delle elezioni e su proposta dello stesso Lucatelli a distanza di qualche mese si decide di effettuare un’altra votazione.
Tra i candidati a presidente c’è Daniele Diaco — che successivamente verrà eletto consigliere municipale — insieme ad Alessandro Galletti, Enrico Lucatelli, Silvia Crescimanno ed altri.
Si vota con il Metodo Schulze: il voto consiste nello stilare una “classifica”, posizionando i candidati/mozioni secondo le personali preferenze.
È oggi utilizzato da piattaforme di e-democracy quali Liquid Feedback, usato da diversi Partiti Pirata e Agoravoting, utilizzato dal partito politico spagnolo Podemos e consiste nel dare un voto progressivo a ciascun candidato, premiando con il voto più alto il più gradito e con il voto più basso il meno sgradito: in questo modo si elegge il candidato “meno sgradito”, ovvero quello che è più vicino alle preferenze “medie” del gruppo: è lo stesso principio che ha portato all’incoronazione di Patrizia Bedori a Milano (votata però con il Condorcet).
Ci sono anche delle regole da rispettare per la candidatura: il MoVimento, ad esempio, si impone di candidare solo chi ha un certo — lungo — periodo di militanza, ma anche di non candidare persone legate da vincoli familiari nello stesso Municipio. Quando si vota il primo risulta proprio Daniele Diaco per un voto (340 contro 339) e secondo arriva Galletti, mentre Lucatelli, designato qualche mese prima, finisce al terzo posto.
Dalle minute del voto risulta che Lucatelli prende un altissimo numero di “16” — ovvero il voto più alto — ma a rovinargli il risultato finale è un 2.
Il risultato finale premia l’allora fidanzato della Crescimanno, ovvero Diaco. Il quale, sicuramente per una mera casualità , dà il voto più alto (16) alla fidanzata, come lei a lui.
«In seguito c’è stato un incontro con il gruppo municipale, il 25/03/2013, che non ha fatto altro che confermare la volontà da parte degli storici del gruppo, Dante Santacroce, Luca Marsico, Cecilia Petrassi, Alessandro Galetti a seguire Crescimanno e Diaco, di escludermi dalla candidatura a presidente di Municipio, pertanto sono uscito dalla riunione amareggiato e disamorato», ricorda oggi Lucatelli.
Il candidato e alcuni attivisti lamentano poi anche altri “problemini”.
I verbali delle votazioni non vengono postati sul Forum del M5S Roma fino al giorno precedente la presentazione della lista e in essi non si fa parola dei paletti temporali sull’attivismo, che avrebbero portato all’esclusione di Galletti dalla lista dei candidati perchè iscritto successivamente al luglio 2012.
Lucatelli ed altri lamentano la mancata pubblicazione del verbale della riunione sulle votazioni nei tempi previsti dal Comitato elettorale, la criticità delle candidature legate a vincoli familiari che se applicata avrebbe visto eliminata la votazione della Crescimanno nei confronti dell’attuale marito Diaco e la mancata esposizione di Galletti delle regole previste dal Comitato Elettorale per la candidatura del presidente di municipio che, se applicate, avrebbero escluso sia Diaco che Galletti dalla candidatura a Presidente di Municipio.
A quel punto Lucatelli pubblica un messaggio su Roma5Stelle in cui si lamenta delle regole violate e in particolare nota che Diaco e la Crescimanno “sono una coppia di fatto pertanto, eticamente e da movimento, ciò doveva essere preso in considerazione da tutto il gruppo municipale dato che la candidatura di Daniele Diaco a presidente di Municipio è risultata di un punto sopra”.
La risposta di Silvia Crescimanno, attuale presidente del Municipio XII, è un esempio di onestà , trasparenza, correttezza: “Diaco chi?“.
La Crescimanno infatti sottolinea che lei non è sposata nè convivente con “il sig. Diaco” — in effetti si sposeranno successivamente — e invita Lucatelli a evitare “modalità espressive diffamatorie” nei suoi confronti.
«Il mio disinteressamento verso il movimento è avvenuto nel momento in cui ho ricevuto questa risposta dalla Crescimanno, con la quale ho condiviso una parte del percorso nel movimento in seno al gruppo municipale nonchè un rapporto di amicizia anche con il suo attuale marito Daniele Diaco», ricorda ancora oggi Lucatelli.
La fine della storia
Diaco alla fine della votazione dichiara che si prenderà del tempo per decidere se accettare la candidatura alla presidenza del municipio oppure se passare la mano in favore di Galletti. Infine beve l’amaro calice. Cristina Maltese del Partito Democratico a giugno vince al primo turno le elezioni nel municipio, Diaco prende 7371 voti pari all’11,97% del totale. De Vito ne prende 149mila come candidato sindaco, pari al 12,43% del totale.
Il resto è storia recente. Con 111 voti Daniele Diaco, operatore olistico, esperto in medicina tradizionale cinese, auricoloterapia, floriterapia e terapia cranio-sacrale, diventa prima candidato e poi consigliere, con qualche infortunio con i parcheggi.
Al Portuense nel 2016 la presidente uscente del Pd, Cristina Maltese (43,11%) e 25.360 voti, viene battuta dalla pentastellata Silvia Crescimanno (56,89%) e 33.467 preferenze.
Non solo: nel novembre del 2013 il forum Roma5Stelle viene chiuso senza spiegazioni, per motivi sicuramente indipendenti dalla storia che abbiamo raccontato. Ma la chiusura serve anche a seppellire le tante, troppe storie e guerre intestine tra i grillini romani.
Come quella che vede protagonisti Luca Marsico, uno degli attivisti storici del Municipio XII, e Roberta Lombardi in persona .
All’epoca Marsico vuole candidarsi come sindaco e la Lombardi lo accusa di «uso spregiudicato dei media e combine per il voto», pubblicando una email in cui lui chiede ad altri (e tra i destinatari ci sono tanti dei protagonisti di questa storia…) di votare per un allargamento della base dei votanti e sostiene, proprio nel periodo dello scoppio della polemica Salsi-Favia, che “ci deve pensare la stampa a dare la spinta”.
La Lombardi quindi ha accusato Marsico di aver fatto più o meno quanto agli attivisti di Napoli Libera è costato l’espulsione. Ma qui non succede nulla.
Il tempo passa, le polemiche si chiudono, chi aveva sbagliato evidentemente chiede scusa e viene perdonato.
E questa storia, come tante dell’epoca, finisce seppellita.
Lasciando quella sensazione — come chiamarla?
Di O-NE-STà€, ecco.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 4th, 2016 Riccardo Fucile
LA PARLAMENTARE M5S CONTESTATA DA TEMPO DAGLI ATTIVISTI DELL’AQUILA, DOVE E’ STATA ELETTA… UN PARTITO DIVISO IN CORRENTI
Le dichiarazioni complottiste della senatrice abruzzese Enza Blundo (M5S) sulla storia della magnitudo “ribassata” per una delle scosse del terremoto della settimana scorsa non sono state senza conseguenze nel MoVimento.
Prima si sono dissociati i capigruppo M5S di Camera e Senato Giulia Grillo e Luigi Gaetti e ora anche una parte degli attivisti locali dell’Aquila, dopo aver criticato l’uscita della senatrice ne chiede le dimissioni e l’espulsione dal MoVimento.
A chiederlo è il Meetup Amici di Beppe Grillo dell’Aquila, guidato da Giorgio Fioravanti, che in un post pubblicato sulla pagina Facebook del MoVimento aquilano chiede che la senatrice venga espulsa dal partito, con le modalità stabilite dal nuovo regolamento recentemente approvato dagli attivisti pentastellati tramite votazione online.
Sul suo profilo Facebook Fioravanti aveva definito “oltre il limite della decenza” l’uscita della senatrice, ricordando che la colpa non è solo degli elettori aquilani ma anche dei parlamentari che “se la sono voluta tenere”.
Mentre in un commento ribadisce che già nel 2009 alle assemblee degli attivisti la Blundo “voleva dire le stesse cose se non la fermavano”, come a dire che questa forma di pensiero complottista sembra essere radicato e venire da lontano.
In un altro commento pubblicato questa volta sulla pagina del Meetup si critica il fatto che la Senatrice sia stata eletta “grazie al porcellum e a 100 preferenze online”, ovvero come tutti gli altri parlamentari a Cinque Stelle.
È evidente che questo sia un gruppo considerato “di dissidenti”.
Il meetup di cui Fioravanti è portavoce non è però l’unico attivo all’Aquila.
Esiste anche il meetup Beppegrillo.it L’Aquila, vicino alla Senatrice Blundo che invece difende la portavoce Cinque Stelle (del quale fanno parte a quanto pare anche attivisti iscritti al meetup di Fioravanti).
Infine c’è il Comitatus Aquilanus-Periferie Unite M5S che fa riferimento ad Antonio Perrotti che solitamente è più vicino alle posizioni della Blundo (che è la referente per il territorio per il M5S).
Il problema dei vari meetup aquilani è particolarmente sentito dagli attivisti che da qualche tempo si interrogano sulla possibilità di riunirli tutti in un unico meetup in vista delle prossime elezioni amministrative dove è imperativo che il MoVimento si presenti unito con una lista unica e a spingere per un’unificazione sono proprio il meetup Beppegrillo.it e il Comitatus Aquilanus.
Ed infatti la Blundo ha replicato alle accuse mosse da una parte (consistente) del MoVimento aquilano dicendo che “stiamo lavorando per unire le forze”.
Viene quindi il dubbio che, al di là della polemica sul complottismo della Senatrice dietro questo attacco alla dirigenza pentastellata ci siano proprio le lotte di potere per il controllo del M5S aquilano in vista delle amministrative della primavera 2017. Come a dire, anche il MoVimento è ormai un partito come tutti gli altri con le sue correnti (solo che si chiamano meetup).
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 3rd, 2016 Riccardo Fucile
QUALCUNO DOVREBBE SPIEGARE PERCHE’ LA RAGGI “NON PUO’ FARE A MENO” DI UN PERSONAGGIO CHIACCHIERATO E BORDER LINE
Ieri Paolo Ferrara aveva negato che Beppe Grillo avesse chiamato i consiglieri romani per
chiedere cosa pensassero di Raffaele Marra.
Oggi su Repubblica Angelo Diario, consigliere M5S a Roma, conferma che la telefonata è avvenuta: «Quella di Beppe è stata una chiamata molto breve. Mi ha chiesto soprattutto cose ne pensassi di Marra e gli ho dato un parere positivo. Ho dato un feedback positivo per le esperienze che ho avuto con lui. Sicuramente ha sentito altri consiglieri, ma non so chi e non so quanti».
Ma, a parte la credibilità delle smentite che arrivano dagli ambienti M5S, i quotidiani romani oggi raccontano di un ultimatum di Virginia Raggi proprio su Marra:
Prima del vertice di ieri sera in Campidoglio con i consiglieri e gli assessori sulla rotazione dei dirigenti, anticipando pure i sondaggi telefonici di Beppe Grillo sugli umori della maggioranza, Virginia Raggi ha lanciato l’ultimatum su Raffaele Marra davanti agli eletti M5S: «Lui non si tocca. Se va via, mi dimetto».
E se la sindaca cade – così si chiude il sillogismo – tornano a casa anche tutti i “portavoce” grillini.
Arrivata dopo le lamentele e i rimbrotti dei dissidenti per la nuova bufera sull’ex vice capo di gabinetto scatenata dall’inchiesta dell’Espresso, la minaccia sembra aver colto nel segno.
Martedì pomeriggio, quando ha alzato la cornetta e iniziato a fare il suo giro di chiamate, il creatore del Movimento si è trovato a parlare con un manipolo di consiglieri spaventati dalla prospettiva di veder terminare con tanto anticipo l’avventura a palazzo Senatorio.
Sul suo fedelissimo, come racconta Lorenzo D’Albergo su Repubblica, Virginia Raggi ha già preso da tempo una decisione: lo attende il dipartimento Commercio.
Un ruolo di rilievo, in barba alla richiesta di Beppe Grillo di rimuoverlo dalle posizioni più delicate.
E Il Messaggero conferma:
Dentro il Campidoglio descrivono Raggi come abbastanza irritata: «È l’ennesima guerra intestina». Sono quasi cinque mesi che l’amministrazione si è insediata e di tutte le nomine ufficializzate, quella di Marra è senza dubbio la più controversa, quella che ha creato uno scisma nel M5S, e non tanto tra ortodossi e pragmatici ma tra pro Virginia e contro.
Cosa è successo dopo quella telefonata che doveva essere chiarificatrice? Raggi ha radunato la maggioranza e ha minacciato le dimissioni se qualcuno dovesse intromettersi ancora e inquinare i rapporti già poco fluidi con Grillo.
Le conseguenze sarebbero lampanti: l’avventura amministrativa arriverebbe al capolinea e a casa finirebbero sindaca,consiglieri, anche i malpancisti.
L’aut aut quindi non è tanto quello di Grillo ma c’è piuttosto un ultimatum di Raggi ai consiglieri.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 3rd, 2016 Riccardo Fucile
“NON HANNO PAGATO LA FORNITURA DI MIGLIAIA DI ARANCINE MESSE IN VENDITA DURANTE ITALIA A 5 STELLE”… LO STAFF DEL M5S SI GIUSTIFICA CON LA LENTEZZA DEL SERVIZIO E CON LO SMALTIMENTO DEGLI OLI ESAUSTI”
È passato un mese e mezzo dalla festa del MoVimento 5 Stelle a Palermo e un imprenditore locale
denuncia di non essere ancora stato pagato dal comitato organizzatore a Cinque Stelle.
Lo chef Roberto Lombardo, titolare dell’arancineria “Un pò capiri” ha raccontato a Repubblica che il MoVimento deve ancora pagare le spese per la fornitura di quattromila arancine vendute durante la tre giorni palermitana di Italia a 5 Stelle a fine settembre.
Ma Roberta Lombardi, che presiede il comitato organizzatore, rigetta ogni accusa.
Il credito vantato da Lombardo nei confronti dell’organizzazione dell’evento ammonta a cinquemila euro, la metà della cifra pattuita.
Durante la manifestazione Lombardo aveva fornito personale e attrezzature ma del compenso pattuito ha visto solo l’acconto.
Inoltre, spiega sempre l’imprenditore palermitano, la sua presenza al Foro Italico di Palermo era stata stabilita in base ad un semplice accordo verbale, quindi non è stato stipulato un contratto scritto.
“Sono stato ingaggiato senza neppure un contratto, in base a un accordo solo verbale. Ho fornito personale e attrezzature, rinunciando per tre giorni alla mia normale attività . A fatica ho avuto un acconto ma dopo la manifestazione non ho visto più un euro e sono trascorsi un mese e mezzo. Ho subito pure un danno d’immagine, visto che, nello stand con la mia insegna, le arancine sono state vendute dall’organizzazione a 3,50 euro, anzichè al prezzo di due euro che io pratico nel mio negozio e che avevo consigliato. Ecco perchè ho deciso di adire le vie legali.”
Come spiegava lo stesso Lombardo in un post del 23 settembre (ovvero il giorno prima dell’inizio della kermesse a Cinque Stelle) il prezzo di vendita delle arancine era stato stabilito dal comitato organizzatore ed era superiore a quello praticato normalmente da “Un pò capiri” perchè il MoVimento aveva necessità di autofinanziarsi con la vendita di cibi e bevande (almeno questo scriveva all’epoca). Bisogna inoltre tenere presente che nell’occasione gli organizzatori si sono avvalsi anche della collaborazione di volontari anche per la distribuzione di cibi e bevande (quindi anche qui hanno risparmiato).
Del resto a parte questa differenza di vedute sul prezzo (3,50 euro invece che 2) Lombardo in quei giorni sembrava davvero soddisfatto di come stavano andando le cose.
Lo Staff del MoVimento fa sapere che tra i motivi del mancato pagamento ci sono anche alcune inadempienze da parte di Lombardo come ad esempio la lentezza nella preparazione delle arancine e lo smaltimento non corretto degli oli esausti.
Secondo Roberto Lombardo però si tratta solo di scuse accampate per non dover pagare i debiti nei suoi confronti.
Certo è che il MoVimento palermitano non ci fa proprio una bellissima figura, dal contratto che non c’è ai cinquemila euro non pagati passando per il prezzo aumentato delle arancine l’idea di utilizzare alcuni cavilli come scusa per non pagare è davvero strana perchè non essendoci un contratto sembra davvero strano appellarsi a condizioni non rispettate. E anche per quanto riguarda lo smaltimento degli oli esausti c’è da dire che — ammesso e non concesso che sia avvenuto realmente (Lombardo lo nega) — l’organizzazione ha anche la sua parte di responsabilità dal momento che avrebbe dovuto predisporre un sistema adeguato per la gestione dei rifiuti in loco. Senza contare che il MoVimento i proventi derivanti dalla vendita delle arancine li ha incassati lo stesso.
Un consiglio, per evitare problemi del genere e rapporti burrascosi con i fornitori la prossima volta meglio usare la stampante 3D e stampare le arancine in completa autonomia.
Mentre Roberta Lombardi su Facebook dice che il comitato organizzatore ha sottoscritto un contratto con un consorzio di produttori locali, a cui spettava il pagamento, un’altra tesi ancora.
(da “NetxQuotidiano”)
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Novembre 2nd, 2016 Riccardo Fucile
LA SINDACA DI TORINO PERCEPISCE UN’INDENNITA’ DOPPIA RISPETTO A QUELLA DEI SUOI COLLEGHI DI PARTITO IN PARLAMENTO: 9.123 EURO AL MESE… MALUMORE DEGLI ATTIVISTI M5S TORINESI
Mentre in Parlamento Cinque Stelle sono impegnati nella battaglia per il dimezzamento dell’indennità dei parlamentari altrove gli eletti grillini non sembrano così intenzionati a decurtarsi lo stipendio in nome della causa e degli ideali dello stipendio.
Sulla graticola è già finita la sindaca di Torino Chiara Appendino e alcuni esponenti della sua giunta, accusati di guadagnare troppo per gli standard “francescani” del MoVimento.
Quella promessa di tagliare lo stipendio di sindaco e assessori “appena insediata” che non è stata mantenuta
Repubblica qualche giorno fa faceva notare che l’indennità mensile della Appendino ammonta a poco più di novemila euro, il doppio di quella percepita dall’ex sindaco Piero Fassino che però poteva contare sul vitalizio da parlamentare e che quindi riceveva un’indennità dimezzata.
Anche la situazione del Presidente del Consiglio Comunale, Fabio Versaci, ha destato parecchia sorpresa.
Lo scorso anno Versaci ha dichiarato un reddito pari a 7.191 euro, reddito per altro percepito facendo il consiglioere di circoscrizione per il M5S (a proposito di professionisti della politica) mentre quest’anno, grazie all’indennità da Presidente del Consiglio Comunale ne guadagnerà quasi dieci volte tanto (poco più di 71 mila euro). Anche gli altri membri della giunta però — faceva notare Repubblica — sono stati miracolati dalla vittoria del M5S, gli unici che l’anno scorso dichiaravano redditi “importanti” sono stati l’assessore al Bilancio, Sergio Rolando, il vicesindaco Guido Montanari e l’assessora alla Cultura Francesca Leon (questi ultimi con reddito inferiore ai 71 mila euro l’anno).
Un bel problema per la Appendino e per il MoVimento, visto prima che le polemiche e i malumori degli attivisti del MoVimento arrivassero alla stampa la sindaca non ha mai dichiarato l’intenzione di decurtarsi lo stipendio.
La Appendino, conscia del possibile autogoal, lo ha fatto, a parole, dopo che la notizia è stata pubblicata, annunciando che il suo stipendio e quello di Versaci verranno adeguati agli standard della proposta di legge presentata da Roberta Lombardi che prevede un tetto massimo di 5mila euro lori per le indennità per i politici.
In realtà però come spiegava qualche giorno fa il capogruppo M5S in consiglio comunale Alberto Unia, non è ancora stato deciso nulla «ma da parte del presidente Versaci c’è l’intenzione di muoversi in questa direzione. Lo faremo quando avremo individuato lo strumento migliore per ridurre l’indennità , in modo da farla rientrare tra i risparmi dell’amministrazione comunale, magari attraverso un fondo specifico».
In definitiva per il momento lo stipendio della Appendino e di Versaci rimarrà quello che è, con buona pace della base pentastellata che invece vorrebbe che la sindaca fosse maggiormente fedele alla linea.
In realtà non è la prima volta che l’indennità dell’Appendino finisce sotto la lente dei suoi avversari politici (ma non solo).
A giugno vennero pubblicate tre determine comunali che stabilivano che l’azienda per cui lavorava la Appendino (la Lavatelli, di proprietà del marito) aveva diritto ad ottenere i rimborsi per l’attività prestata dall’allora consigliera in Consiglio Comunale.
Dalle carte risulta che la Lavatelli Srl abbia chiesto ed ottenuto mensilmente il rimborso (previsto per legge) dal Comune per permessi retribuiti della dipendente Chiara Appendino. assunta nel 2010 (la Appendino venne eletta in Consiglio nel 2011).
La sindaca si era difesa ricordando che questa polemica era già stata tirata fuori nel 2013 e facendo notare che lei, dal 2012 fino alla fine della passata consigliatura aveva rinunciato al gettone di presenza (circa duemila euro al mese per quattro anni) facendo risparmiare “centomila euro” (in realtà ottantamila ma poco importa) alle casse del Comune.
Bisogna però far notare che nell’occasione a giugno la Appendino aveva anche annunciato, per stroncare una volta per tutte le polemiche sul suo compenso «Taglierò il mio stipendio e quello degli assessori appena mi insedio».
Cosa che, a quasi quattro mesi dall’insediamento non è ancora avvenuta.
Ma c’è da scommettere che qualora la Appendino decidesse di mantenere questa promessa si aprirebbe un altro fronte caldo interno al M5S, questa volta però a Roma dove la sindaca Raggi non sembra avere per il momento intenzione di affrontare il problema (ma potrebbe essere costretta a farlo dalla mossa della sua collega torinese).
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 2nd, 2016 Riccardo Fucile
“INVECE CHE DA TECNICI SPECIALIZZATI DEL DIPARTIMENTO LAVORI PUBBLICI, I CONTROLLI REALIZZATI DA ASSESSORI E CONSIGLIERI M5S”: LA DENUNCIA DE “IL MESSAGGERO”
Il Messaggero riepiloga oggi nella cronaca di Roma come sta andando avanti il controllo della
situazione delle scuole romane dopo la scossa di terremoto che ha creato alcuni danni in città .
Oggi le scuole riaprono (quasi) tutte. Anche quelle che non sono state controllate dai tecnici del Comune.
Per le ispezioni post-terremoto il Campidoglio ha schierato solo 50 dipendenti richiamati dalle ferie.
E ieri si sono fatti sentire di nuovo i presidi: verifiche solo nella metà degli istituti, molti controlli avverranno con le classi aperte.
Ma soprattutto il quotidiano racconta della protesta dei genitori: «In alcuni casi i controlli sono stati realizzati da assessori e consiglieri M5S, non da tecnici specializzati del Dipartimento Lavori pubblici»
Che fosse ai limiti della mission impossible, l’operazione annunciata dalla sindaca Vrginia Raggi per controllare «tutte le scuole di ogni ordine e grado» presenti a Roma, lo si era capito già ieri.
Ma per avere la certezza basta guardare i numeri del personale disponibile a effettuare le perlustrazioni dopo il terremoto: appena 50 (cinquanta) dipendenti comunali avrebbero dovuto, in neanche 48 ore, ispezionare approfonditamente oltre 500 istituti per garantirne la staticità .
Ma su oltre 11mila addetti (10.962 nei municipi e 289 al Dipartimento Lavori pubblici) quelli rientrati dalle ferie per occuparsi dei controlli post sisma sono state poche decine: appena 2 tecnici per ciascuna delle ex circoscrizioni, più cinque squadre da 3-4 dipendenti messe a disposizione dall’ufficio centrale della Manutenzione urbana.
Che infatti ha effettuato solo 60 sopralluoghi, riscontrando nel 50% dei casi lesioni «di lieve entità ».
Ecco perchè ieri i dirigenti scolastici hanno lanciato l’allarme: «Secondo una nostra stima sono state controllate meno della metà delle scuole romane, in molti casi le verifiche non ci sono state», ha spiegato il presidente dell’Associazione nazionale Presidi di Roma, Mario Rusconi.
E mentre i presidi chiedono al Comune di pubblicare l’elenco delle scuole controllate senza ricevere risposta, il quotidiano racconta di un modo curioso di fare i controlli:
Intanto nei territori monta la protesta dei genitori degli istituti lasciati “scoperti”. E c’è anche chi denuncia che a fare i controlli, in alcuni casi, non siano stati i tecnici specializzati del Comune, ma assessori e consiglieri municipali dei Cinque stelle: «Come possiamo esser sicuri dei controlli se a farli sono stati i presidenti dei municipi con i loro assessori? Che competenze hanno? Dove sono gli esperti dei Lavori pubblici»,le domande che si sono poste ieri tante famiglie, soprattutto nei quadranti periferici della Capitale: da Colli Aniene fino a Cesano.
Nel XV municipio, per fare un esempio, tra ieri e lunedì sono state controllate più di 80 strutture.
Soltanto in 8, però, sarebbero arrivati i tecnici del dipartimento. L’ opposizione incalza: «Le famiglie ancora non conoscono — accusa l’ex presidente Daniele Torquati- gli esiti generali dei controlli».
(da “NetxQuotidiano”)
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Novembre 2nd, 2016 Riccardo Fucile
IL LEADER CHIAMA I CONSIGLIERI CAPITOLINI PER CHIEDERGLI UN’OPINIONE SUL DIRIGENTE IMBARAZZANTE CHE VORREBBE FAR RIMUOVERE…MA LA RAGGI E’ INAMOVIBILE: “SIA CHIARO, SENZA DI LUI NON VADO AVANTI”
«Pronto, sono Beppe, tu, cosa pensi di Raffaele Marra?»: da ieri pomeriggio, racconta oggi Repubblica in un articolo a firma di Giovanna Vitale, è sceso in campo Grillo.
Il capo del MoVimento 5 Stelle ha telefonato ai 29 consiglieri comunali per sondare il loro umore riguardo l’ex vicecapo di gabinetto della sindaca Virginia Raggi, finito di nuovo nella bufera e in predicato di essere spostato dalla responsabilità del personale a quella del commercio e delle attività produttive.
Il problema Marra è nuovamente scoppiato dopo un articolo de L’Espresso, dove si parla di una convenzione tra il Comune di Roma (firmata da Marra) e Fabrizio Amore (quale rappresentante legale di Arca 93 Srl), indagato poi per turbativa d’asta nell’ambito della seconda tranche dell’inchiesta Mafia Capitale.
La convenzione, siglata il 23 luglio 2009, riguarda 53 appartamenti nel residence “Borgo del Poggio”, affittati a un canone annuo di 1,4 milioni di euro.
Lo stesso giorno viene firmato un altro contratto con la sorella di Amore, rappresentante legale della Ge.im 96 Srl per altri 43 appartamenti nello stesso residence: 1,2 milioni di euro annui. Grillo telefona per farsi un’idea su come la pensa la maggioranza grillina in Campidoglio prima di agire:
Prima di tornare nella capitale, tra oggi e domani, per scomunicare una volta per sempre il dirigente comunale di rito alemanniano diventato il braccio destro di Virginia Raggi, vuol conoscere il giudizio degli eletti.
Cercare di penetrare il mistero Marra: sapere chi è davvero l’uomo che la sindaca di Roma continua a difendere a oltranza. A dispetto delle inchieste giornalistiche e delle ombre che si allungano sul suo passato, nutrito di relazioni pericolose e affari sospetti. Quelle 29 telefonate rappresentano una novità rispetto alla distanza finora mantenuta da Grillo coi livelli medio-bassi del Movimento.
Incontrati tutt’al più in occasioni ufficiali come la festa di Palermo o nel corso di assemblee plenarie tipo il blitz di una settimana fa a Palazzo Senatorio, ma mai interpellati singolarmente.
Un maxi-sondaggio, promosso in prima persona dal “garante”, che segnala la gravità della situazione.
Alla vigilia di un passaggio cruciale come il referendum del 4 dicembre, i pasticci del cosiddetto “raggio magico” in Campidoglio rischiano infatti di danneggiare la madre di tutte le battaglie.
Come pure dimostra la leggera flessione dei consensi registrata dai 5stelle in tutti i sondaggi. Grillo lo ha capito e ha deciso di correre ai ripari.
Anche perchè stavolta non sono solo i parlamentari a lamentarsi: l’altro ieri il manipolo di sei-sette dissidenti guidato dai lombardiani Marcello De Vito e Paolo Ferrara, presidente dell’Aula e capogruppo del M5s capitolino, è stato chiaro: «Vogliamo parlare con Beppe. Questa situazione non è più sostenibile. Per noi Marra deve essere spostato in una posizione più defilata, ma Virginia si oppone, approfittando della rotazione dei dirigenti intende trasferirlo dal Personale alla guida delle Attività produttive».
Il leader M5S era atteso oggi e domani nella Capitale: il suo viaggio ora è in forse ma si è sentito con la sindaca. Ma, racconta Emanuele Buzzi sul Corriere della Sera Roma, la chiacchierata non è bastata a trovare una soluzione:
Raggi, però, sembra inamovibile e al momento i Cinque Stelle navigano in alto mare. Proprio per sciogliere i dubbi (e forse anche per chiarire i programmi dei prossimi giorni) Grillo e Raggi si sono sentiti lunedì.
«Tra loro c’è stata una lunga telefonata», raccontano i rumors. Un colloquio che, però, al momento non ha prodotto risultati.
Una tappa intermedia in vista di un chiarimento probabilmente definitivo. «Dobbiamo parlare», si sono detti sindaca e garante al termine della telefonata. Raggi, infatti, avrebbe chiesto a Grillo di tener conto delle sue indicazioni facendo delle valutazioni più ampie rispetto alle critiche che sono state mosse a Marra e, indirettamente, a lei. Possibile che il confronto avvenga subito prima o subito dopo il viaggio di Raggi ad Auschwitz (con 136 studenti, in programma da domenica a martedì prossimo).
Ma c’è un problema irrisolvibile: «Sia chiaro: senza di lui non vado avanti», avrebbe detto secondo il Messaggero la sindaca a tutti quelli che le chiedevano la testa del dirigente.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 2nd, 2016 Riccardo Fucile
NIENTE PIAZZE E NIENTE DIBATTITI IN TV, IN FONDO GLI VA BENE COSI’
C’è un buco vistoso nella campagna referendaria del No, un’assenza che pesa perchè non riguarda
un partitino dello schieramento politico o un’associazione che rappresenta solo se stessa.
Il Movimento 5 Stelle è dato dai sondaggi testa a testa con il Partito democratico, vincente in un ipotetico ballottaggio con la legge elettorale Italicum, è considerato il punto di riferimento naturale di tutti gli oppositori del governo guidato da Matteo Renzi.
E dunque dovrebbe essere scontata la leadership grillina del fronte che vuole sconfiggere il premier il 4 dicembre. E invece no.
È come se questo scontro M5S non lo sentisse suo. Il Movimento lotta, si batte, ma senza troppo clamore.
Resta in un ruolo laterale, se non marginale. Sorprendente, per un soggetto politico ormai abituato in tre anni di vita a occupare il centro del ring.
Sul sito beppegrillo.it negli ultimi giorni l’unico voto che davvero ha occupato i pensieri dei capi del Movimento Beppe Grillo e Davide Casaleggio è stato quello per il regolamento e per il “non statuto” di M5S, per cui era previsto un quorum di votanti elevatissimo, il 75 per cento degli aventi diritto su 130mila iscritti.
E poi la proposta parlamentare per dimezzare l’indennità dei deputati, portata dai dal gruppo M5S nell’aula di Montecitorio e rispedita in commissione fino a data da destinarsi. Per assistere allo spettacolo, martedì 25 ottobre, si è scomodato Beppe Grillo, in tribuna sopra i seggi del Pd, meno di trenta minuti per assistere a schermaglie regolamentari, fischi, applausi e infine il rinvio scontato.
Il Comico lì, incuriosito, divertito, le mani giunte, composto, docile alle severe regole che imbrigliano gli invitati ad assistere alle sedute della Camera, se n’è andato in punta di piedi, senza nessuna concessione alla piazza, anche perchè la folla dei militanti convocata per l’occasione era ridotta a pochi intimi .
L’immagine di un Movimento non più extra-parlamentare, quasi istituzionale, con Grillo in tribuna e Luigi Di Maio a presiedere l’aula.
Anche in questo caso, il riferimento al No referendario è stato ridotto al minimo sindacale.
Più preoccupati i deputati del Pd, che temevano la trappola. Inseguire i grillini sulla strada dei tagli allo stipendio dei parlamentari? Oppure schierarsi contro, con il rischio però di indebolire l’argomento più forte con cui Renzi sta girando l’Italia per chiedere un voto favorevole al referendum: il taglio delle poltrone e la cancellazione dell’indennità per i futuri senatori-consiglieri regionali?
Tutto rinviato al dopo 4 dicembre. Fino a quella data l’agenda di Renzi e del Pd è piena.
Quella di Grillo e di M5S è vuota. Al momento non è in programma nessuna grande manifestazione di M5S a favore del No referendario, o almeno qualcosa di paragonabile allo Tsunami Tour di Grillo che nel 2013 cambiò il corso delle cose, trascinando il Movimento al risultato di otto milioni di voti alle elezioni politiche (da zero).
L’unica iniziativa resta finora il giro in moto coast-to-coast, tra spiagge, stabilimenti, bagnini e ombrelloni del deputato romano Alessandro Di Battista, modello Che Guevara: ma appartiene a una stagione finita, un’altra canzone, «un’estate fa».
Nella versione autunnale, il Movimento ha abbandonato le strade e i mercati, ha dovuto affrontare le spine del governo, lo psicrodramma di Roma con Virginia Raggi, l’addio di Federico Pizzarotti a Parma, il misto di ammirazione e sospetto che nel Movimento circonda la sindaca di Torino Chiara Appendino.
E rifiuta di farsi trascinare troppo nella battaglia referendaria. Anche nei match in tv sul referendum finora gli esponenti del Movimento spiccano per assenza.
Al punto che Renzi ha provato a sfidare Grillo al duello nel salotto di Bruno Vespa a “Porta a Porta”. Un invito speculare a quello arrivato dal fronte opposto, dal capo leghista Matteo Salvini, che ha provato a coinvolgere i grillini in una giornata del No, con tutti i leader in campo senza distinzione di partito o di schieramento. Nessuna risposta.
Nei prossimi giorni il silenzio finirà . E anche M5S si mobiliterà massicciamente per il No: nessun dubbio.
La prospettiva di far perdere Renzi vale l’impegno di qualche comizio e di qualche uscita televisiva. Ma l’assenza di questi mesi racconta qualcosa di significativo sull’identità attuale del Movimento. E sulla sua sotterranea ma visibile conversione alle tattiche e alle strategie di Palazzo, il calcolo delle convenienze di parte, l’odiato politichese.
Nella vittoria del No c’è qualcosa che conviene al M5S e qualcosa che non conviene. Conviene, naturalmente, la sconfitta di Renzi.
Le cancellerie europee temono il rovescio del premier e del Sì al referendum non tanto per il blocco del cammino delle riforme, con le attuali istituzioni l’Italia è rimasta nel club delle maggiori potenze per decenni, ma perchè la considerano l’anticamera di un possibile governo grillino. Dentro M5S, però, sono molto più prudenti.
Di Battista l’ha già detto in pubblico: se i Sì dovessero perdere, dovrebbe nascere un governo di scopo per fare una nuova legge elettorale che potrebbe contare sulla benevolenza del Movimento.
Di Maio, il vice-presidente della Camera, dato fino a pochi mesi fa come il sicuro candidato premier dei grillini alle prossime elezioni, è altrettanto circospetto. Nessuno, per ora, ha chiesto la fine anticipata della legislatura e nuove elezioni. Conviene non identificarsi totalmente con la campagna del No perchè in ogni discussione di merito l’elettorato e la base di M5S tendono a dividersi: così è stato sulle unioni civili o sull’immigrazione, così potrebbe essere anche sulla riforma della Costituzione, come dimostrano i sondaggi che danno una parte di elettori grillini tentati dal voto favorevole.
Non conviene partecipare alla campagna referendaria mescolandosi agli altri leader del No: Salvini, Renato Brunetta e Massimo D’Alema. Per fedeltà al dogma del Movimento, mai fare alleanze con altri partiti, e perchè non si partecipa a un fronte così trasversale e variegato se la vittoria non è poi così sicura.
Si sa, meglio vincere da soli che perdere insieme ad altri.
Conviene, infine, ma nessun grillino lo confermerà mai, tenere in vita la legge elettorale Italicum, piuttosto che assistere a una modifica che avrebbe l’obiettivo di rendere impossibile una vittoria elettorale di M5S, anzi, di consegnarlo all’irrilevanza parlamentare.
A differenza di Renzi, che è condannato a vincere pena la catastrofe politica, il Movimento ha due risultati a disposizione: vincere, ovviamente, ma anche arrivare secondo, egemonizzando però tutto ciò che sta all’opposizione del premier.
Il successo del Sì spingerebbe Renzi a blindare l’attuale sistema: legge elettorale a doppio turno, premio di seggi al partito che arriva primo, un largo numero di eletti per chi arriva secondo, le elezioni che si trasformano in un duello tra due listoni nazionali. In questo momento ne esistono solo due: il partito di Renzi e i Cinque Stelle.
Per questo, l’atteggiamento di M5S in questa campagna referendaria sembra ripercorrere quello tenuto da Renzi durante le elezioni amministrative. Il premier si fece vedere in campagna elettorale, a Roma e a Torino, per lo spazio di una serata: per non mettere la faccia su un risultato che prevedeva negativo per lui e per il suo partito, certo, ma soprattutto perchè riteneva di giocarsi la partita decisiva sul referendum.
Allo stesso modo i grillini si sono spesi allo stremo in primavera sulle elezioni amministrative e appaiono molto meno appassionati ora che si vota sulla riforma della Costituzione.
Il Movimento che dice no è riluttante ad assumersi la leadership del No, ancora vacante. Il Movimento che è nato nelle piazze e sulla Rete sposta le sue battaglie nelle aule parlamentari e attende il 4 dicembre con apparente noncuranza.
Il Movimento che disprezzava le alchimie della politica si muove con un occhio al No e uno al Sì, per tenere unito il suo elettorato e preparare lo scontro finale, alle elezioni politiche.
In altri tempi, si sarebbe definita posizione agnostica. M5S gioca di attesa. E il fronte del No, privato dell’onda d’urto grillina, teme di scoprirsi più debole.
Marco Damilano
(da “L’Espresso”)
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Novembre 2nd, 2016 Riccardo Fucile
A ROMA IL MUNICIPIO XII SOSPENDE L’ASSISTENZA GLI ANZIANI E ALLE PERSONE CON HANDICAP PERCHE’ E’ IN RITARDO CON GLI ATTI… MA INVECE CHE AMMETTERE LE PROPRIE COLPE SE LA PRENDONO CON LA STAMPA
Una meravigliosa figuraccia sta andando in scena nelle ultime ventiquattr’ore tra Municipio XII e
amministrazione comunale: nei panni della guest star c’è l’assessore al bilancio Andrea Mazzillo.
La storia comincia ieri, quando si diffonde la notizia che il Municipio XII ha sospeso il servizio ad anziani (Saisa), a persone con handicap (Saish) e anziani fragili (Cedaf) fino a data da destinarsi.
A testimoniarlo è la lettera ricevuta dalle aziende che se ne occupano protocollata dal Municipio XII e da Roma Capitale.
La lettera è un inno alla trasparenza e recita: «Si comunica che i servizi in oggetto sono temporaneamente sospesi sino al perfezionamento degli atti volti alla prosecuzione del rapporto».
Attenzione: la nota, in alto a destra, è protocollata 92069. Che vorrà dire tutto ciò?Vuole dire che siccome è il Municipio (la cui presidente è Silvia Crescimanno, moglie del consigliere in Campidoglio Daniele Diaco) ad essere in ritardo nella stesura degli atti necessari alla prosecuzione del servizio, il servizio va sospeso.
Ma, stranamente, la comunicazione non viene mandata alla stampa nè vengono avvertiti i cittadini delle circostanze, anche perchè bisognerebbe anche ammetterne le colpe.
Ma la notizia comincia a diffondersi lo stesso
Repubblica Roma riporta anche la dichiarazione di una delle coop che ha ricevuto la comunicazione: «Noi ovviamente speriamo che avvenga in tempi brevi», dice Fabio Magrini, presidente di Agorà , coop che per conto del Comune si prende cura dei disabili, «ma certo la situazione è grave, da questo servizio dipende spesso la sopravvivenza stessa degli utenti». Che senza operatori non sono nelle condizioni di far niente: alcuni neppure di alzarsi dal letto.
Il Municipio XII rimane silente per tutto il pomeriggio.
Nessuno spiega, nessuno parla, nessuno dice niente.
Ma alle 23:45 compare una nota su Facebook della presidente del Municipio Silvia Crescimanno: la nota non spiega nulla su quanto sta accadendo e sulla comunicazione inviata agli operatori, se la prende con gli avversari e conclude dicendo che il servizio non sarà interrotto.
“Nonostante le note stampa diffuse nel pomeriggio dai soliti personaggi della nomenclatura romana dei partiti oggi all’opposizione, si comunica che i servizi saish e saisa nel Municipio XII saranno garantiti e non ci sarà pertanto interruzione del servizio. Per quanto riguarda il servizio cedaf si comunica che mercoledì 2 novembre gli uffici provvederanno a completare la procedura necessaria per la prosecuzione del servizio. I servizi erogati alle persone con disabilità sono sempre stati al centro dell’azione della nostra attività di governo del municipio. La mancata programmazione di anni di mal governo continua a provocare gli inceppamenti della macchina amministrativa troppo spesso incastrata nella burocrazia. Questo modo di operare finirà presto.”
Ovviamente a tutti quelli dotati di senno è chiaro cosa è accaduto.
Vista la diffusione della notizia e il potenziale deflagrante, l’amministrazione si è mossa per “perfezionare gli atti volti alla prosecuzione del rapporto“, come diceva lo stesso municipio poche ore prima.
Ovviamente i commenti della presidente si riempiono delle battute di cittadini e avversari politici che ribattono a quanto raccontato.
La trasparenza e la correttezza, queste sconosciute
Ma la Crescimanno non si scusa in alcun modo dell’errore nè spiega come sia uscita dai suoi uffici la comunicazione di sospensione del servizio.
In compenso suo marito, il consigliere comunale Daniele Diaco, su Facebook pubblica gli atti che riconfermano il SAISH e il SAISA (il CEDAF rimane sospeso perchè evidentemente non c’è stato tempo di recuperare, come del resto confermato dalla Crescimanno nel suo status) spiegando che questa nota arriva “di seguito alla nota protocollata CQ 92069“, ovvero quella che abbiamo letto prima e che quindi è autentica (nel caso qualcuno volesse sostenere qualche improbabile tesi complottistica).
La nota prosegue spiegando che “è stato possibile completare gli adempimenti necessari al perfezionamento degli atti indispensabili per la prosecuzione del servizio”.
È quindi EVIDENTE a tutti che dopo la diffusione della notizia i politici grillini si sono mossi per correggere quanto prima deciso. E invece il consigliere comunale Daniele Diaco mente all’opinione pubblica e ai cittadini parlando di bugie e sciacallaggio da parte dei partiti.
Ma c’è di peggio. Perchè l’assessore al bilancio Andrea Mazzillo, che ricopre una carica istituzionalmente più elevata rispetto a un consigliere comunale e a un presidente di municipio, fa la stessa identica cosa anche se stavolta mette sotto accusa la stampa…
Ma tra le righe ammette che “c’è stato un problema amministrativo” che la presidente Crescimanno “ha risolto lavorando fino alla tarda serata di ieri e predisponendo le determine necessarie”.
Il riferimento alla tarda serata (le 23 e 45? Che vita da cani deve aver fatto finora Mazzillo!) non può non far venire in mente la luce accesa lasciata a Palazzo Venezia ai bei tempi.
Ma a stupire è l’atteggiamento di Crescimanno, Diaco e Mazzillo: di fronte a un evidente errore tecnico-amministrativo commesso nessuno si ritiene in dovere nè di dire tutta la verità nè di scusarsi con i cittadini: una volta riparato (per fortuna) tutti se la prendono con la stampa e con gli avversari politici, in una specie di campagna elettorale permanente che non ha alcuna remora di inventare falsità pur di salvare la faccia e non ammettere l’errore.
Il nuovo che è avanzato è identico alla vecchia politica.
(da “NetxQuotidiano”)
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