Destra di Popolo.net

“I GRILLINI CI HANNO DELUSO, NON LI VOTEREMO PIU'”: LA RIVOLTA DEI LAVORATORI TRADITI DELLA MULTISERVIZI

Aprile 30th, 2017 Riccardo Fucile

DOPO IL DASPO PER IMPEDIRGLI DI PROTESTARE IN AULA E LE PROMESSE IN CAMPAGNA ELETTORALE

Venerdì Marcello De Vito ha dato un daspo di trenta giorni ad alcuni lavoratori di Roma Multiservizi che nei giorni scorsi avevano protestato in Aula Capitolina.
Oggi uno di questi, Massimiliano, parla con Repubblica Roma della vicenda:
«Nel 2014, sindaco Marino, abbiamo fatto di peggio, abbiamo occupato l’aula per una settimana, ma mai nessuno si era sognato di prendere un provvedimento così. Siamo delusi»
Cosa vi ha deluso?
«Nel 2014 c’era anche Marcello ad occupare l’aula insieme a noi. Da semplice consigliere di opposizione si era schierato dalla parte degli operai, ma ora che governa fa la voce grossa e se ne frega. Tra l’altro ha cercato pure di mettere zizzania tra noi e i cittadini che erano lì per i piani di zona. Ci ha messi l’uno contro l’altro».
Ma le tensioni non si potevano evitare? Le istituzioni vanno rispettate.
«La tensione degli operai scaturisce dal fatto che per troppe volte l’amministrazione ha rimandato i tavoli per risolvere la vicenda. Quando erano in campagna elettorale i 5S hanno fatto delle promesse e adesso non solo non le mantengono, ma sembrano non dare la giusta importanza alla questione. Neppure il consiglio straordinario chiesto da mesi è stato calendarizzato».
Cosa vi fa più male?
«La maggior parte degli operai li ha votati, ora molti si sono ricreduti. Si sentono presi in giro».
Cosa chiedete esattamente?
«Che Multiservizi diventi pubblica al 100%. Il parere legale che ci siamo fatti fare da un avvocato privato dice che è possibile. Il problema è che l’avvocato Lanzalone, che ha partecipato a uno dei tavoli tra noi e il Comune, sostiene il contrario. Qualche giorno dopo quell’incontro, però, abbiamo saputo che Lanzalone è diventato presidente di Acea. Ma uno che ottiene una nomina del genere direbbe pure che il cielo è verde, se glielo chiedono».

(da “NextQuotidiano”)

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DI MAIO FA SGANASCIARE: “NON MI SONO LAUREATO PER NON APPROFITTARE DEL MIO RUOLO”

Aprile 29th, 2017 Riccardo Fucile

“SONO DIVENTATO VICEPRESIDENTE DELLA CAMERA A 26 ANNI”… MA NON DICE CHE AVREBBE DOVUTO LAUREARSI DUE ANNI PRIMA E QUANTI ESAMI HA DATO

Con la modestia che si confà  a un imperatore del mondo, ieri Luigi Di Maio ha spiegato che non si è ancora laureato in giurisprudenza per non approfittare del suo ruolo di vicepresidente della Camera.
Lo ha detto durante la presentazione della biografia scritta dal giornalista Paolo Picone: “Quando il presidente della Regione Campania offende per il mestiere che ho fatto, e mi chiama Gigino webmaster, offende migliaia di persone che stanno sudando nel fare questo lavoro”, ha detto nella conferenza stampa di “Di Maio chi?”.
L’esponente del Movimento 5 stelle ha sottolineato di non aver conseguito ancora la laurea “perchè sono diventato vicepresidente alla Camera a 26 anni, e mai avrei approfittato del mio ruolo per andare a fare gli esami”.
A parte che non si comprende per quale ragione le Università  dovrebbero “favorire” un politico, fa sganasciare dalle risate il fatto che Di Maio ci prenda per fondelli, dato che il corso universitario quinquennale avrebbe dovuto essere concluso a 24 anni, quindi Di Maio era gia fuoricorso di due anni.
E perchè Di Maio in nome della trasparenza grillina non rivela quanti esami aveva dato a 26 anni su quelli totali?

(da agenzie)

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ZUCCARO, PERCHE’ NON APRI UN FASCICOLO SU QUESTO? MILITANTI M5S DI CATANIA DENUNCIANO UN TRAFFICO DI IDENTITA’ DIGITALI E PASSWORD PRIVATE

Aprile 28th, 2017 Riccardo Fucile

RIVELAZIONI DI SUPERNOVA: UN MEETUP PRETENDEVA PERSINO LA PASSWORD DELLA POSTA PRIVATA DEGLI ADERENTI PER CONTROLLARLI… ALCUNI PARLAMENTARI GRILLINI SAPEVANO E NON HANNO DENUNCIATO… SI PARLA DI TRAFFICO DI TESSERE

Militanti del Movimento che denunciano: per farci iscrivere a un meet up ci hanno chiesto tutti i dati sensibili, il codice fiscale, e persino la password delle nostre mail private.
Parlamentari del Movimento che vengono a sapere della cosa da parte di alcuni di quei militanti, e ne discutono animatamente in una chat (anzichè denunciarlo, alcuni si preoccupano che la cosa non esca fuori).
Infine un pc, con tutti i dati sensibili e le password, che sarebbe sparito e non si sa che fine abbia fatto.
Le rivelazioni di questi presunti traffici sono contenute nella nuova anticipazione di Supernova, il libro di due ex stretti collaboratori di Gianroberto Casaleggio, Nicola Biondo e Marco Canestrari, in uscita dopo l’estate.
Il capitolo appena uscito s’intitola: “Traffico di dati sensibili, identità  digitali e password private”. (sottotitolo: “A Catania spunta pure un mercato delle tessere”). L’affaire deflagra nelle chat grilline, scrivono gli autori, il 24 aprile.
«Se non escono i nomi di chi ha fatto girare questi moduli finisce a schifiu», attacca Giulia Grillo, all’epoca capogruppo uscente M5S a Montecitorio, che vuole vedere chiaro in questa storia.
«Al centro della discussione c’è un modulo prestampato», scrivono Biondo e Canestrari (e lo pubblicano).
«È un modulo di iscrizione al Movimento cinque stelle e prevede una sfilza di dati sensibili: codice fiscale, estremi del documento di identità , recapiti telefonici e mail. Viene richiesta, verbalmente ma imperativamente, anche la password della mail privata (dice un parlamentare nella chat che abbiamo potuto leggere)».
Si tratta naturalmente di qualcosa di totalmente opposto ai principi di trasparenza e onestà  del Movimento.
«Chi conosce il Movimento sa che l’unico modo di iscriversi è passare dal portale Rousseau, e che nessun meet up può raccogliere iscrizioni e dati di questo tipo – scrive Supernova -. Due parlamentari catanesi, Giulia Grillo e Nunzia Catalfo, sono state allertate da alcuni attivisti. Postano in chat il documento. Vogliono sapere chi lo ha utilizzato».
Oltre a non ottenere risposte soddisfacenti, scoprono di più.
Un attivista segnala che, circostanza inquietante, proprio in quelle ore è sparito un pc da uno dei meet up catanesi.
«Raccogliere dati sensibili senza averne titolo – ricordano Biondo e Canestrari – è un reato. Ma c’è di più. A dirlo è la stessa Catalfo: “Sembrerebbe che insieme al modulo è stata chiesta la password dell’indirizzo personale di posta. Se fosse vera questa cosa sarebbe gravissima. A nome del Movimento…”».
In chat enumerano i testimoni di questa storia, chi dice siano quattro, chi ancora di più.
Si tratta – nella stagione delle tante ombre nelle pratiche cyber nel mondo pro M5S – di una vicenda allarmante. Biondo e Canestrari spiegano: «Dati sensibili raccolti senza autorizzazione, identità  digitali che passano di mano, iscrizioni irregolari, password private. Chi detiene questo “pacchetto di dati” può, se vuole, aprire account a nome dei neo-iscritti».
In altre parole, se si possiedono persino le password delle mail personali, si possono aprire account social collegati a persone reali, magari a loro insaputa.
Cittadini, anche inconsapevoli, potrebbero anche finire con l’esser prestanomi involontari per “cyber operations”. Un caso limite, di cui – va specificato – in queste chat non si fa cenno.
Le parlamentari M5S capiscono che la storia è pesante, la richiesta di dati sensibili e di password fatta non si sa bene da chi.
Può fermarsi in Sicilia, o salire lo stivale. Uno degli attivisti catanesi più in vista, si legge in Supernova, spiega che esiste persino «un tariffario», «un mercato delle tessere parallelo per ottenere una candidatura».
Il militante osserva: «Adescano la gente ai banchetti o in sede. E poi gli presentano questo modulo per iscriversi al Movimento. E per candidarsi devono portarne 20 per il consiglio comunale e 50 per il sindaco».
Biondo e Canestrari raccontano anche di un confronto severo tra due parlamentari catanesi, su questa vicenda.
Nunzia Catalfo scrive a Giarrusso: «Mario dobbiamo verificare chi lo ha prodotto [il modulo ndr.] non il testimone che lo denuncia, perchè quello semmai lo verificherà  la magistratura».
E lui: «Testimone di che, se ci nascondi qualche cosa Nunzia non credo sia corretto». «Testimone di un illecito» (gli ribatte Catalfo la quale, scrivono Biondo e Canestrari, «è pienamente consapevole della gravità »). Mario qui qualcuno fa firmare moduli, chiede password personali a nome del Movimento». E Giarrusso: «Se lo fa è gravissimo e va subito cacciato. Ma vorrei sapere da dove vengono le notizie…».
Restano tante domande: è successo solo in un meet up catanese, o in altri meet up italiani? E soprattutto, esiste un utilizzatore finale di questi dati, password e identità  digitali?

Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa“)

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DI MAIO PREPARA IL REGIME: PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA LISTA CHE RAGGIUNGE IL 35%, COSI’ UN TERZO DEGLI ELETTORI IMPORREBBE LA PROPRIA DITTATURA A TUTTI GLI ITALIANI

Aprile 28th, 2017 Riccardo Fucile

NON BASTA: SBARRAMENTO AL 5%, COSI SI TOGLIE DALLE PALLE ANCHE L’OPPOSIZIONE… E’ LA DEMOCRAZIA DIRETTA DEI TRUFFATORI

Uno non vale più uno, anzi non conta un cazzo: per chi non fosse sintonizzato sulla lunghezza d’onda della democrazia-diretta (diretta dalla banca d’affari Grillo and Casaleggio) vale la pena di informarsi.
In serata i pupari hanno mandato avanti il burattino Di Maio per avanzare una proposta very-democratica sulla legge elettorale con cui si dovrebbe andare al voto.
Dopo aver sostenuto per mesi il ritorno al proporzionale, con una faccia da tolla ineguagliabile ora la proposta è condensabile in due proposte:
1) premio di maggioranza alla lista (non alla coalizione) che raggiunge il 35%
2) soglia di sbarramento elevata al 5% per entrare in Parlamento.
In pratica chi ottiene il consenso di un terzo degli elettori, pari al 20% dei cittadini reali (visto che il 35/40% non vota perchè schifato) prende il 51% e per 5 anni impone la sua dittatura.
Non solo: meglio fare fuori anche i partiti più piccoli (come se chi prende il 4,9% fosse poi piccolo) così non rompono i coglioni al dittatorello mai laureato e ai suoi pupari che tirano le fila.
Questa si chiama democrazia diretta alias il governo dei cittadini.
Per i coglioni che ancora pensano sia una cosa seria.

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MA DI MAIO LO SA COSA E’ IL VHF? O NON E’ MAI ANDATO PER MARE, O E’ UN IGNORANTE O E’ IN MALAFEDE

Aprile 28th, 2017 Riccardo Fucile

SE ARRIVA UNA RICHIESTA DI SOCCORSO VIA VHF C’E’ L’OBBLIGO DI INTERVENIRE… O DOVREMMO DIRE: “I CATTIVI SCAFISTI CI HANNO AVVISATO E ALLORA LASCIAMOLI MORIRE IN MARE”?

Tutti gli italiani velisti, marinai con imbarcazioni a motore, con patente nautica o che hanno semplicemente fatto una settimana di crociera-vacanza in vita loro, devono essere allibiti, meravigliati, scioccati come lo sono io, davanti a questa incredibile polemica sui taxi delle Ong che trasporterebbero i migranti, innescata dall’ineffabile Di Maio
Chi è mai stato in mare ha ben presente che tutte le imbarcazioni che vanno oltre le sei miglia dalla costa sono per obbligo dotate di un oggetto chiamato Vhf.
Il Vhf marino o Vhf nautico è un ricetrasmettitore, che può essere fisso o portatile, destinato al traffico marittimo sulle frequenze tra 156 e 164 megahertz.
Nella sostanza, funziona così: c’è un canale, il canale 16, sul quale non si può rimanere a lungo a parlare, ma si usa per le emergenze, oppure per chiedere a un’altra imbarcazione, con la quale si vuole comunicare di spostarsi a parlare su un altro canale.
Funziona così: io vedo una barca blu all’orizzonte, mi chiedo se sia il mio amico Checco, pescatore del mio paesello. Allora mando un messaggio sul canale 16 e chiedo. “Attenzione attenzione, imbarcazione blu che ti trovi a tale latitudine e tale longitudine, voglio comunicare con te, per favore spostati a parlare sul tal canale”. L’imbarcazione mi sente, e se vuol parlare con me si sposta dal canale 16 al canale su cui propongo di chiacchierare.
Così il mare è pieno di chiacchiericcio sul Vhf, gente che naviga in flottiglia che si mette d’accordo su dove fare ancoraggio la notte, su chi sbarca a fare cambusa per tutti a terra, consigli su come riparare una qualche manovra o parte del motore che crea problemi, che “cazzeggiare” e dice barzellette.
Allora immaginatevi il canale di Sicilia e le acque tra la Libia e l’Italia.
Il trafficante che parte dalla Libia ha tutto l’interesse a far raccogliere i poveracci che trasporta, perchè se muoiono in mare come facevano in massa qualche anno fa e come ancora oggi fanno quando qualcosa va male, il suo business non prospera.
Se sono, non dico furbi, ma semplicemente normodotati, vanno nei pressi di una barca delle Ong.
La chiamano sul Vhf. Gli dicono, presumo in inglese o francese, ma forse anche in bell’italiano: “Cari belli, noi stiamo per mollare un gommone di sei metri con 60 persone a bordo a tale latitudine e longitudine. Poi fate voi”.
Voi siete una Ong che ha deciso che non era tollerabile, dal punto di vista della semplice umanità , che morissero centinaia di persone davanti a Lampedusa, che bambini come Aylan Kurdi venissero sbattuti cadaveri sulla spiaggia, che di migliaia di esseri umani dispersi in mare si cancellasse per sempre la traccia, senza che i loro cari mai più ne sapessero niente: leggetevi, se volete capire, il dolore immenso di questa migrazione, “I fantasmi di Portopalo”.
Per questo avete raccolto fondi e avete armato una barca. Ora cosa dovete fare?
Cosa dovete fare quando vi arriva l’annuncio sul Vhf? Dovete dire “Oh no! Questi non li salviamo perchè i cattivi scafisti ci hanno avvisato, e staremmo facendo il loro gioco, lasciamoli morire in mare”?
Non avete altra scelta che andarli a prendere, o lasciarli morire. E se foste un’imbarcazione della marina militare sarebbe lo stesso.
E allora di cosa stiamo parlando?
Di Maio e chiunque parli di taxi delle Ong, o è ignorante come una capra e non è mai stato in mare, oppure sta inventando l’acqua calda. Sta denunciando l’ovvio.
Sta ciurlando nel manico. Sta usando artifici di parole per fare sdegnare contro le Ong chi è così ignorante che immagina che i muri esistano tra gli esseri umani.
Ma gli esseri umani parlano, comunicano, scambiano. È ovvio che in venti anni di questo andazzo nel Mediterraneo la cosa non possa funzionare che così. E non ci sono alternative, altra che farli morire. Anzi, no, sbagliato. C’è una alternativa semplice e chiara perchè tutto questo finisca, in un attimo.
A voi, italiani, vi darebbe fastidio che vi dicessero che in America, o in Tunisia, o in Svezia, non ci potete andare. Non vi danno il passaporto, non vi danno il visto, non vi permettono di comprare un biglietto di aereo o di nave, è proibito.
Siete prigionieri nel vostro paese. L’unica alternativa che avete è affidarvi ai trafficanti, fuori dalla legge, gente che vi può sequestrare o torturare, e vi impone a prezzi molto più alti di quelli che si avrebbero se si potessero usare le normali agenzie di viaggio, e fa profitti molto più gradi del normale, come li fanno i mercanti di droga e di tutte le merci proibite.
Così è per i migranti.
Noi abbiamo creato gli scafisti, noi gli permettiamo di torturare i migranti, lo abbiamo fatto negando ai migranti la libertà  di muoversi.
E non serve assolutamente a niente, perchè fino a quando c’è lavoro per loro qua da noi e c’è miseria da loro, continueranno a venire, come fanno da venti anni.
Rimuovete i divieti, date il permesso di muoversi liberamente e legalmente, con il passaporto, con il visto, con l’agenzia di viaggi.
Avrete tagliato l’erba sotto i piedi agli scafisti, la gente viaggerebbe sicura in classe economica, andrebbe liberamente dove deve.
E non abbiate paura: non verranno tutti qua. Non appena il mercato del lavoro si sarà  saturato delle abilità  che i migranti hanno da offrire, smetteranno di venire.
Avete notato come non vengono quasi più i polacchi, o gli albanesi, rispetto venti anni fa?
Non succederà  nulla di diverso da quello che già  succede, salvo far finire il business degli scafisti e le morti in mare.
Come la gente non smette di drogarsi perchè è reato, non ha smesso di bere alcol nel proibizionismo, impedirglielo non serve a nulla. Lasciamoli venire.
È la soluzione da adottare non perchè lo dice il Papa e vogliamo essere buoni e buonisti, ma perchè abbiamo capito come funziona il mondo.
La libertà  è necessaria perchè è la miglior soluzione pratica che ci indica da un paio di secoli la filosofia occidentale, non solo perchè ci pare bella.
Non abbiate paura. Lasciamoli venire. E non dovremo più pagargli il taxi.

Elisabetta Addis
Economista
(da “Huffingtonpost”)

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INTERVISTA ALL’AVV. BORRE’: “VI SPIEGO PERCHE’ GRILLO, DOPO GENOVA, NON POTRA’ PIU’ DIRE ‘FIDATEVI DI ME'”

Aprile 28th, 2017 Riccardo Fucile

“LA VERA BATTAGLIA PER LA DEMOCRAZIA NEL M5S SI GIOCHERA’ A ROMA DOVE A MAGGIO SI DISCUTERA’ DELLO STATUTO E DEL REGOLAMENTO: SE RIUSCIAMO AD ANNULLARLO CROLLA TUTTO”

L’avvocato Lorenzo Borrè ha assistito Marika Cassimatis al tribunale civile ottenendo l’annullamento del voto che sul blog incoronava Pirondini dopo aver eliminato la professoressa di geografia.
Oggi la candidata ha annunciato che non proseguirà  la battaglia legale con il MoVimento 5 Stelle per candidarsi con una lista civica.
In questa intervista rilasciata a neXtQuotidiano Borrè spiega a cosa è servita la vicenda e perchè può costituire un ottimo precedente per il giudizio di Roma, dove si discuterà  della validità  dello statuto e del regolamento di Beppe Grillo.
Avvocato, cosa abbiamo imparato dalla vicenda giudiziaria di Marika Cassimatis contro Beppe Grillo e dalla resa della candidata che aveva vinto le comunarie sul blog?
Innanzitutto non si tratta di una resa. La Cassimatis e gli altri ricorrenti escono a testa alta perchè l’ordinanza ha riconosciuto le loro ragioni e la funzione sovrana degli iscritti al M5S, gli unici titolati a scegliere i candidati grillini. In sintesi possiamo dire che dopo il caso Cassimatis il “fidatevi di me” di Beppe non è sufficiente ad escludere un candidato scelto dalla rete degli iscritti.
Eppure voi oggi non vi siete presentati all’udienza che doveva discutere il ricorso di alcuni della lista Pirondini, che vogliono annullare il voto che aveva incoronato Cassimatis perchè non c’è stato il preavviso di 24 ore prescritto dal regolamento. Un argomento che voi stessi avevate sollevato e che, curiosamente, non vale per Padova, Piacenza, Verona e Palermo dove si è votato senza preavviso ma il voto non è stato annullato.
Questo è vero, ma si tratta di considerazioni politiche. Io di mestiere faccio l’avvocato e mi piace invece sottolineare che i tribunali di Roma, Napoli e oggi Genova hanno confermato che ci sono dei principi a cui tutti devono sottostare. Si può dire che oggi sono stati i tribunali i “garanti di seconda istanza” dei principi della democrazia diretta che ispirano il M5S. Continuare la battaglia per la Cassimatis avrebbe significato ingaggiare una guerra giudiziaria senza possibilità  di portare a casa la candidatura basata sulla votazione del 14 marzo, visto che nel frattempo le condizioni che soddisfacevano il Metodo Genova sono venute meno. La Cassimatis e gli altri ricorrenti escono a testa alta dall’agone grazie all’ordinanza cautelare del Tribunale di Genova del 10 aprile, che ha riconosciuto in pieno le loro ragioni.
E comunque c’è sempre un giudizio pendente a Roma, no?
A Roma alla fine di maggio si svolgerà  la prima udienza della citazione di cinque iscritti al M5S contro lo statuto e il regolamento approvato l’ottobre scorso. Ho segnalato al tribunale 12 motivi di contestazione sui quali i giudici saranno chiamati ad esprimersi. La battaglia per la sovranità  dell’assemblea -e con assemblea intendo la presenza fisica di persone che dibattono e si confrontono dialetticamente sugli argomenti da decidere- non si ferma di certo. In caso di accoglimento totale dell’istanza entrambi i documenti dovranno essere riscritti e approvati di nuovo, ma in modo politicamente partecipato. E un’altra conseguenza sarebbe quella di veder annullate le sanzioni disciplinari fin qui disposte dal MoVimento in forza di tale Regolamento. Non mi pare poco.
A proposito, ma come mai lei, avvocato Borrè, si trova sempre in mezzo alle cause dei 5 Stelle?
La mia è una battaglia per il rispetto delle regole associative e nient’altro. Parte dei simpatizzanti del 5 Stelle — stando ad alcuni commenti — forse non se ne rendono conto, ma io mi sto battendo per i diritti di tutti gli iscritti, dall’ultimo associato in ordine di tempo fino ai Portavoce. E per quei principi che mi hanno portato, per ben 4 anni, a far parte del Movimento.

(da “NextQuotidiano”)

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IL BUCO NEL BILANCIO DI CHIARA APPENDINO

Aprile 28th, 2017 Riccardo Fucile

I REVISORI DEI CONTI: CRITICITA’ EVIDENTI, DAL FARE CASSA CON MISURE STRAORDINARIE AL BUCO DI 5 MILIONI PER L’OPERAZIONE SULL’AREA EX-WESTINGHOUSE”, I CONTI NON TORNANO

La giunta guidata dalla sindaca di Torino Chiara Appendino si appresta a varare il suo primo bilancio. Lo scorso anno infatti i 5 Stelle hanno avuto la responsabilità  solo su metà  del bilancio comunale.
La strada verso l’approvazione della manovra finanziaria cittadina però si presenta in salita dopo il parere inviato dai revisori dei conti all’assessore al Bilancio Sergio Rolando. Ad una settimana dall’approvazione del bilancio i revisori hanno chiesto all’Amministrazione di effettuare alcune modifiche sostanziali.
Una decina di giorni fa i revisori avevano già  fatto sapere al Comune che il bilancio era stato promosso “con riserva” facendo pervenire alcune osservazioni sull’utilizzo di entrate a carattere straordinario e quindi non ripetitive per pareggiare i conti.
In particolare è stata criticata la volontà  di ricorrere alle entrate straordinarie derivanti dal via libera alla costruzione di 14 tra supermercati e ipermercati.
Un’operazione che porterà  nelle casse comunale dieci milioni di euro ma che non è strutturale.
Il comitato indipendente di controllo ha anche consigliato alla giunta di “ridurre l’utilizzo degli oneri di urbanizzazione e delle sanzioni da codice della strada a copertura delle spese correnti”.
Sotto accusa qui il piano di Appendino per combattere la malasosta e la già  tanto criticata decisione di utilizzare gli oneri urbanistici per finanziare la spesa corrente, 113 milioni derivanti dalle multe e 42 milioni di oneri di urbanizzazione.
Il bilancio insomma non è da rifare, ma bisognerà  verificare l’effettiva tenuta finanziaria delle disposizioni approvate dalla giunta.
La settimana prossima il documento finanziario approderà  in Consiglio comunale ma nel frattempo i revisori hanno fatto pervenire altre osservazioni che questa volta riguardano l’esposizione debitoria del Comune.
Un altro problema è quello rappresentato dal debito fuori bilancio.
La questione è duplice e riguarda innanzitutto i 5 milioni di euro da restituire a Ream per l’operazione ex-Westinghouse.
Si tratta di denaro che il Comune di Torino aveva ricevuto come caparra dalla cassaforte delle fondazioni bancarie piemontesi che nel 2012 si era aggiudicata l’area poi ceduta alla società  Amteco-Maiora.
L’area della ex-Westinghouse continua così a creare problemi all’Amministrazione del MoVimento. Quando nel 2013 l’Amministrazione Fassino aggiudicò l’area ad Amteco per 19,7 milioni di euro ne mise a bilancio solo 14,7 prevedendo di restituire la caparra a Ream.
La cifra però venne radiata perchè il Comune — anche su pressione dei comitati guidati dal M5S — non era certo di condurre in porto l’operazione. Nel 2016 però la giunta Appendino, ansiosa di fare cassa diede il via libera alla costruzione del centro commerciale iscrivendo a bilancio 19,7 milioni e i 5 di Ream che quindi per i revisori sono un “debito fuori bilancio”.
Altra spina nel fianco sono i 29 milioni di euro di rate dei mutui non rimborsate a InfraTo per la costruzione della metropolitana.
In questo caso la colpa non è ascrivibile unicamente ad Appendino. Torino dovrebbe pagare a InfraTo 21 milioni all’anno ma ha smesso di farlo nel 2014 versandone 8 nel 2015 e 7 nel 2016. La responsabilità  di Chiara Appendino riguarda “metà ” dei soldi pagati nel 2016.
Nel bilancio preventivo della giunta Fassino erano stati iscritti a bilancio 19 milioni ma a fine anno Appendino (che si è insediata a giugno) ne versò solo 7.
Mentre le opposizioni contestano alla maggioranza pentastellata la volontà  di ripianare il bilancio mettendo le mani in tasca dei torinesi (sia utilizzando gli oneri di urbanizzazione sia con le multe per la malasosta) l’assessore al bilancio Rolando deve trovare una soluzione.
I revisori dei conti infatti hanno bocciato la possibilità  di utilizzare, per coprire la rata da 18,5 milioni da versare quest’anno a InfraTo, i 14,5 milioni frutto della vendita dell’ex-Ipab Carlo Alberto.
Quel denaro, frutto della vendita di un ex ospizio, secondo i revisori è vincolato per legge alla spesa socio-assistenziale e non può essere usato altrimenti. Rolando starebbe quindi pensando di accendere un mutuo. Il che vorrebbe dire contrarre nuovi debiti per pagare i debiti attuali.
Il capogruppo del PD Stefano Lo Russo dichiara che il mancato raggiungimento del pareggio di bilancio rappresenta “un fatto di gravità  inaudita” dovuto ad un misto di “impreparazione e arroganza della Giunta e del M5S”.

(da “NextQuotidiano”)

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CASSIMATIS SI PRESENTA CON LA SUA LISTA CIVICA: “CHIUSO CON IL M5S, AVANTI CON I CITTADINI”

Aprile 28th, 2017 Riccardo Fucile

“SODDISFATTA DI AVER DIMOSTRATO LA FUNZIONE SOVRANA DEGLI ISCRITTI, ORA PENSO A GENOVA”

La decisione è presa: Marika Cassimatis corre da sola e ha presentato la sua “lista Cassimatis Genova”.
Ci sono 33 candidati al Consiglio comunale e l’insegnante è capolista oltre che candidata sindaco.
Il logo è un’araba fenice. «Abbiamo chiuso con il M5s, andiamo avanti con i cittadini», ha detto Cassimatis.
«Il contenzioso giudiziario per noi e i nostri assistiti finisce qui – commentano i legali Alessandro Gazzolo e Lorenzo Borrè – e lo riteniamo concluso con l’ordinanza del presidente Braccialini. La rinuncia alla candidatura sotto le insegne del M5s da parte di alcuni componenti della lista fa venire meno la possibilità  di portare avanti l’iniziativa giudiziaria per vedersi riconosciuto il diritto di utilizzare il simbolo del Movimento. La Cassimatis e gli altri ricorrenti escono a testa alta dall’agone grazie all’ordinzanza cautelare che ha riconosciuto in pieno le loro ragioni e la funzione sovrana degli iscritti».

(da “il Secolo XIX”)

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COME TRAVAGLIO DISTORCE LA VERITA’ SULLA CLASSIFICA DI REPORTER SANS FRONTIERES

Aprile 27th, 2017 Riccardo Fucile

E ALLA FINE DA’ RAGIONE A RSF, MA E’ TROPPO IMPEGNATO A DIFENDERE GRILLO PER ACCORGERSENE

Oggi Marco Travaglio è riuscito a confezionare un editoriale che è un piccolo capolavoro.
Dal momento che il direttore del Fatto Quotidiano si è assunto l’arduo compito di essere il difensore d’ufficio di Beppe Grillo e del MoVimento 5 Stelle oggi gli è toccato attaccare Reporter sans frontieres per rispondere alle accuse rivolte a Grillo e al M5S.
Lo ha fatto nel modo più prevedibile: ovvero accusando Rsf di aver raccontato fake news sul conto del partito di Grillo e dei suoi rapporti con i giornalisti.
L’editoriale di Travaglio arriva giusto in tempo per fare il coro a quanto scritto da Grillo ieri sul blog.
Anzi, per certi versi è la parafrasi di quello che ha scritto il Capo Politico del MoVimento. Quasi che Grillo sia il ghost writer di Travaglio (oppure è il contrario?). Già  il fatto che l’Italia abbia risalito 25 posizioni nella classifica piazzandosi al 52° posto costituisce uno smacco per Travaglio.
Il celebre giornalista ora non potrà  più presentarsi come l’unico giornalista libero in un Paese “al 77° posto nella classifica della libertà  di stampa”.
Poco male, perchè se la classifica — che ha tutti i problemi che conosciamo — certifica che la situazione italiana è migliorata basta dire che quelli di Rfs raccontano balle.
Se ieri Grillo scriveva che Reporter sans frontieres era stata contattata “dai direttori dei giornali per cambiare la classifica” per Travaglio “Reporter Sans Frontières si è bevuta la fake news secondo cui in Italia la libertà  di stampa è minacciata da Grillo”. Curiosamente anche nel 2015 Rfs citava il MoVimento 5 Stelle tra i fattori che limitavano la libertà  di stampa in Italia, ma l’anno scorso Travaglio evidentemente era distratto.
Seguendo con precisione lo schema tracciato da Grllo sul blog Travaglio passa ad enumerare le numerose fake news delle quali è stato vittima il M5S.
La tesi è semplice: può un partito spesso accusato ingiustamente dai giornali “di regime” al tempo stesso costituire un rischio alla libertà  di stampa?
Per essere più chiaro Travaglio cita ad esempio la vicenda dell’incontro tra Raffaele Marra e Luigi Di Maio. Dimenticando di dire però che a raccontare il fatto fu proprio Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano.
E che dire di quando il 27 gennaio 2017 Travaglio preso dall’ansia di difendere la Raggi raccontò che i Poteri Forti volevano far fuori la sindaca di Roma “per poter fare le Olimpiadi a Roma”? Una balla, direbbe lui.
Naturalmente il trucco qui è far credere che Reporter sans frontieres misuri la qualità  dell’informazione quando in realtà  il rapporto si occupa d’altro.
Reporter sans Frontieres invece analizza, senza criteri di rilevazione assoluti, lo stato della libertà  per i giornalisti di fare il proprio lavoro.
La classifica va presa con le pinze perchè il punteggio non viene assegnato in maniera uniforme e si basa sulla percezione che ne hanno i referenti della Ong.
Le fake news, che pure sono un problema e che vengono spesso diffuse da portavoce pentastellati, non vengono prese in considerazione.
Dall’editoriale di Travaglio dobbiamo quindi togliere tutta la considerazione sulle “balle” contro il M5S. Cosa resta?
Restano queste righe nelle quali il direttore del Fatto, dopo aver acussato Rfs di aver abboccato alle fake news ci dice che sì, qualche problema con i giornalisti il M5S ce l’ha.
Curiosamente si tratta delle stesse considerazioni che ha fatto Reporter sans frontieres laddove scrive: “il livello di violenza contro i giornalisti (intimidazioni verbali e fisiche, provocazioni e minacce) è allarmante, soprattutto nel momento in cui politici come Beppe Grillo, del Movimento Cinque Stelle non esitano a fare pubblicamente i nomi dei giornalisti che a loro non piacciono”.
Ed è questo il capolavoro di Travaglio, riuscire a dire la verità  sul M5S facendo finta che Rfs abbia detto una balla.
Reporter sans frontieres non dice che “è tutta colpa di Grillo”, ma che l’atteggiamento di Grillo e del M5S nei confronti della stampa è dello stesso tipo di quello adottato da Donald Trump nei confronti di alcuni media “sgraditi”.
Fa piacere che Travaglio se ne sia accorto, in fondo bastava leggere l’analisi di Reporter sans frontieres per capirlo.
Ma Travaglio ha preferito leggere il post di Grillo.

(da “NextQuotidiano”)

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