Settembre 1st, 2018 Riccardo Fucile
IN UN ANNO ATTIVATI 368.000 STAGE, MA LE PROSPETTIVE DI LAVORO NON CI SONO
In Italia nel 2017 sono stati attivati quasi 368.000 tirocini extracurriculari, il doppio dei 185.000
del 2012.
Molti fanno capo al programma Ue Garanzia giovani, varato con l’obiettivo di inserire i giovani che non lavorano e non studiano, ma che in molti casi finisce per finanziare situazioni di sfruttamento, senza sbocchi nè prospettive di lavoro.
Repubblica racconta oggi che Michele Tiraboschi di ADAPT ne ha raccolte alcune
«Etichettare come Garanzia giovani un annuncio che al massimo potrebbe andar bene per un lavoro socialmente utile degrada lo strumento, – denuncia – e suscita nei giovani risentimento verso le istituzioni. Le nuove linee guida sui tirocini intensificano i controlli, ma la verità è che chiunque può utilizzare un tirocinante per un anno per i lavori più umili senza alcun progetto formativo alle spalle e pagandolo un terzo del dovuto. Si va dal bidello all’addetto alle pompe funebri, ma ci sono anche le richieste di professionisti abilitati, nonostante il divieto posto dalla legge».
La pioggia di tweet del professor Tiraboschi ha suscitato la reazione risentita di Sonia Palmeri, assessore al Lavoro della Campania, regione chiamata in causa per i troppi annunci di tirocini “truffa”: «Non tutti possono partecipare a corsi di alta formazione, ci sono tanti giovani che hanno bisogno di una chance, e il programma di Garanzia giovani lo è stata per moltissimi di loro. – dice – Oltre 22.000 le assunzioni solo in Campania, di cui oltre il 50% a tempo indeterminato al termine dello stage. Lo stage ha l’obiettivo di conoscere il mondo del lavoro e di farsi conoscere, io stessa ho iniziato così»
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 17th, 2018 Riccardo Fucile
SFRUTTAMENTO NEL MANTOVANO, SEI ARRESTI: TROVATE AL LAVORO 42 PERSONE, DI CUI 24 IN NERO
Tre euro all’ora, giornate lavorative di 12-13 ore, alloggi in camper e roulotte fatiscenti con un bagno a disposizione per 25 persone.
E’ quanto hanno scoperto i Carabinieri di Mantova che hanno arrestato sei persone, responsabili del reato di caporalato. Non succede in Puglia ma in Lombardia e precisamente nella provincia di Mantova in due campi vicini tra i comuni di Asola e Piubega dove in un blitz condotto ieri i militari hanno trovato al lavoro 42 persone, tra cui 24 senza un contratto regolare, in condizioni di sfruttamento.
Ascoltati dai carabinieri, i lavoratori, tutti stranieri richiedenti asilo, hanno spiegato di essere impiegati nella coltivazione delle zucchine per 12-13 ore al giorno con una paga oraria di 3 euro.
Gran parte di loro erano alloggiati in un’area allestita dall’italiano arrestato, proprietario dei due terreni.
Le sei persone arrestate sono state portate nel carcere di Mantova. I militari, al loro arrivo, hanno chiuso tutte le vie di fuga e hanno così potuto bloccare e identificare tutti i 42 lavoratori, che venivano guardati a vista da 3 bengalesi incaricati di vigilare sui richiedenti asilo, tutti in regola per quanto riguarda la permanenza in Italia.
Il blitz rientra nell’ambito dei controlli straordinari nel settore agricolo predisposti dall’arma dei carabinieri. Il prefetto di Mantova Lombardi ha espresso al colonnello Federici, comandante provinciale dei carabinieri, il suo vivo apprezzamento per l’operazione ai cui hanno partecipato militari di varie stazioni del mantovano.
(da agenzie)
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Agosto 10th, 2018 Riccardo Fucile
DOPO LE PROMESSE DI LEGA E M5S IN CAMPAGNA ELETTORALE, ORA 41.000 PRECARI SARANNO SENZA LAVORO
Per i 50mila diplomati magistrali il Decreto Dignità dà solo supplenze brevi. 
Dei 6.669 contratti a tempo indeterminato firmati nel 2017-18 grazie all’ammissione provvisoria alle graduatorie, non se ne salverebbe uno e delle circa 2.600 supplenze annuali neppure.
Al loro posto solo 9.300 supplenze fino al 30 giugno 2019. E gli altri 41.000 precari illusi da tante promesse che rappresentano l’81% del totale? Per loro niente.
Tutto parte, scrive oggi Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, dalla sentenza del Consiglio di Stato che aveva stabilito che l’ammissione provvisoria alle Gae (le graduatorie ad esaurimento per le assunzioni) dei diplomati magistrali abilitati a insegnare prima che diventasse obbligatoria la laurea, andava bocciata.
Con conseguente esclusione dei precari che avevano insegnato nelle scuole per anni. All’epoca Salvini e Di Maio avevano promesso che avrebbero trovato una soluzione e il Decreto Dignità era il mezzo adatto per cominciare a metterla in campo.
Ma il risultato non è un granchè, come dimostra il dossier di Tuttoscuola citato nella tabella del Corriere: 6669 erano i contratti a tempo indeterminato e 2600 le supplenze annuali, ben ventimila le supplenze fino al 30 giugno e quelle brevi.
Di queste, le prime due vengono azzerate nel 2018-2019, rimangono 9300 supplenze fino al 30 giugno e 20mila supplenze brevi. Gli altri rimangono a casa.
E poi c’è la questione del «concorso straordinario» riservato ai maestri abilitati con la laurea «in scienze della formazione primaria» necessaria dal 2002 e ai diplomati magistrali senza quella laurea ma «abilitati entro l ‘anno scolastico 2001/2002».
Nonostante le promesse elettorali non ci sono prove scritte ma solo orali, non si accertano le competenze linguistiche ed informatiche e il peso della prova è inferiore a quello dei titoli già conseguiti.
«I titoli culturali, la laurea, la specializzazione professionale, i corsi d’aggiornamento valgono meno della metà dei titoli di servizio: massimo 20 punti contro 50».
A farla corta: «Questi criteri favoriscono coloro che, con un’età più avanzata, sono da molti anni nella scuola, mentre penalizzano i giovani laureati che non possono aver prestato numerosi anni di servizio». Il tutto in un sistema scolastico che, come è noto, vede l’età media dei docenti a 53 anni e 3 mesi nella scuola primaria e addirittura 54 in quella dell’infanzia.
Potrebbero essere da 86 a 92 mila i candidati a questo concorso. Per il 67% nati al Sud, dove però ci sono solo il 36% delle cattedre disponibili. E il totale degli assunti rischia di sedersi sulla cattedra anche dopo undici anni.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 7th, 2018 Riccardo Fucile
NEL 2010 ERANO 4.000 , ORA SONO APPENA 1.945… ALL’ORIGINE DELLO SFRUTTAMENTO CI SONO I MANCATI CONTROLLI PERCHE’ HANNO DIMEZZATO I CONTROLLORI, ALTRO CHE LE BALLE CHE CI PROPINANO
I numeri senza l’interpretazione perdono di valore. 
Così accadrebbe se si leggessero in modo semplicistico i dati del lavoro nero dal 2010 al 2017 elaborati dall’Ispettorato nazionale del lavoro per la Nuvola del lavoro.
I lavoratori in nero nel 2010 erano 57.186 e l’anno scorso 38.775.
Ma questa non è una notizia.
Contestualmente sono diminuite le ispezioni, i cosiddetti accessi ispettivi, dai 148.694 del 2010 ai 142.357 nel 2017.
Ma anche questa non è una notizia completa.
Nel 2017 di quei 142.357, 20.117 sono accertamenti non ispettivi ma amministrativo-contabili, cioè verifiche, ad esempio, sugli ammortizzatori sociali.
La cifra che riconsegna una giusta formulazione alla lettura dei numeri è quella del numero degli ispettori, 4.000 nel 2010 fino ai 1.945 nel 2017, come unità adibite alle ispezioni.
Non si può dire che siano diminuiti i lavoratori in nero, data la forte riduzione degli ispettori. Ma si può certamente dire che le ispezioni sono una tutela per chi lavora e che, al fianco di esse, sono necessarie nuove formule contrattuali che semplifichino i rapporti di lavoro. Si deve agire su più fronti. Sono ambiti che meritano l’attenzione della politica perchè l’economia e l’occupazione abbiano lo spazio che meritano.
(da “il Corriere della Sera”)
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Agosto 7th, 2018 Riccardo Fucile
LA PAGA DI UN BRACCIANTE E’ TRA 20 E 30 EURO AL GIORNO PER 8-12 ORE DI LAVORO… E I MIGRANTI PER IL VIAGGIO SUI FURGONI PAGANO 5-10 EURO… LA PAGA E’ LA META’ DI QUELLA LEGALE
Dopo la mattanza dei braccianti africani, il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, agita la clava dei “controlli a tappeto” sulle aziende agricole.
È lo stesso che qualche settimana fa annunciava di volere cambiare la legge dello Stato contro il caporalato in vigore dal 3 novembre 2016: “Invece di semplificare, complica”, è stato il suo ragionamento.
Da Cgil e Libera, l’invito a migliorarla, quella legge. E i numeri parlano.
Quelli dell’ultimo rapporto sulle agromafie dell’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai, la sigla di categoria del più grande sindacato italiano, in particolare. Eccoli.
L’orario medio va da 8 a 12 ore di lavoro al giorno. Nessuna tutela e nessun diritto garantito dai contratti e dalla legge trovano applicazione.
Con la paga media “che si aggira tra i 20 e i 30 euro al giorno”, dicono il segretario generale Cgil Puglia, Pino Gesmundo, e quello della Flai, Antonio Gagliardi.
Un lavoro a cottimo che, per il singolo bracciante vale, un compenso di tre o quattro euro per ogni cassone di pomodori: più o meno 375 chili di prodotto.
“È un salario inferiore di circa il 50 per cento rispetto a quanto previsto dai contratti. E i lavoratori sotto caporale — rimarcano i due segretari — devono pagare anche il trasporto a secondo della distanza, cinque euro in media”.
Ma quanto vale quel cassone per l’azienda agricola che lo rivende alle industrie di trasformazione?
“Mediamente tra i 28 e i 30 euro, al netto dello scarto di prodotto”, risponde il segretario della Cgil di Foggia, Daniele Calamita. Il calcolo è presto fatto.
Sui piazzali delle industrie, il cassone viene venduto a un prezzo che oscilla fra i sei e i nove centesimi al chilo: moltiplicato per 375, il risultato varia da 22,50 a 33,75 euro.
Per il caporale, invece, l’incasso può toccare anche i 100mila euro nel giro di tre mesi. A dirlo a Repubblica era stata la segretaria nazionale di Flai Cgil, Ivana Galli. “Due rapidi conti: hanno dei pullmini da 15 a 30 posti, fanno quattro o cinque viaggi al giorno tra andata e ritorno, 15 euro a persona trasportata, per tre mesi. Quindi, 15 per 15 per 5 per 90 fa 100mila euro in tre mesi”.
Un affare, il caporalato. Con un danno economico “tra i 3,4 e i 3,6 miliardi”, nel complesso. Parola di Galli.
Numeri dietro i quali c’è il racket delle mafie pugliesi, secondo sindacati e Regione Puglia. Una delle ragioni per cui la legge regionale, che — fra l’altro — puntava a sottrarre il trasporto dei braccianti ai caporali, con un servizio pubblico, non ha funzionato.
L’ha spiegato il governatore della Puglia, Michele Emiliano, dopo la strage di lunedì 6 agosto: “Le risorse per garantire un trasporto più sicuro dei lavoratori dell’agricoltura ci sono, le ha stanziate proprio la Regione. Ma per predisporre un servizio di trasporto pubblico è necessaria la collaborazione delle aziende agricole. Con la massima trasparenza, devono farne richiesta comunicando numero di lavoratori, orari di lavoro, tragitti di percorrenza. Questo non avviene mai, non è mai avvenuto sino ad oggi”, ha ammesso il presidente.
Perchè? “Molte aziende agricole della provincia di Foggia sono soggette al racket mafioso dei caporali che, in caso di predisposizione di mezzi di trasporto da parte delle aziende con il finanziamento pubblico, impediscono a queste ultime di trovare la manodopera, indispensabile per non perdere il prodotto al momento della maturazione”.
(da “La Repubblica”)
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Agosto 6th, 2018 Riccardo Fucile
SONO 12 I MIGRANTI SFRUTTATI MORTI SULLA STRADA: TORNAVANO DAI CAMPI
Dodici persone, tutte migranti, sono morte nell’incidente stradale avvenuto oggi pomeriggio, lungo la statale 16 all’altezza dello svincolo per Ripalta, nelle campagne di Lesina.
Un furgone con targa bulgara con a bordo tutti passeggeri extracomunitari, si è scontrato frontalmente con un camion carico di pomodori.
A precisare il numero delle vittime sono i carabinieri man mano che estraggono i corpi dalle lamiere. Come abbiamo scritto su questi furgoni che portano i migranti ai campi viaggiano anche in 20, stipati, in piedi.
Una dinamica che richiama esattamente l’altro incidente mortale avvenuto sabato 4 agosto tra Castelluccio dei Sauri e Ascoli Satriano dove sono deceduti 4 braccianti agricoli africani.
Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e i carabinieri di San Severo. Anche in questo caso risultano difficili le operazioni di riconoscimento dei cadaveri. Pare che le vittime avessero terminato da poco il turno di lavoro nei campi di Capitanata.
Il trasporto dei braccianti in mano al racket. “Chi ventila l’ipotesi di rivedere la legge contro il caporalato dovrebbe rispondere di questo innanzitutto alla sua coscienza. Di nuovo oggi, e ancora in Puglia, siamo costretti a registrare un massacro, la morte di altri giovanissimi braccianti in un incidente contro un tir che trasportava pomodori appena raccolti”.
Lo sottolinea la senatrice Teresa Bellanova già sindacalista della Federbraccianti Cgil rilevando che “le prime notizie parlano di un impatto violentissimo tra un furgone con targa bulgara carico di uomini di nazionalità africana e il tir, e descrivono una scena terribile”.
“Saranno naturalmente forze dell’ordine e magistratura a fare luce, ci auguriamo quanto prima, sulla dinamica e sulla situazione delle vittime – aggiunge la parlamentare del Pd – di certo, emerge con fortissima evidenza la necessità – già da noi abbondantemente evidenziata – che il trasporto dei braccianti immigrati venga organizzato con il concorso pubblico-privato per garantire sicurezza e tutela e soprattutto sottrarre ai caporali questo formidabile strumento di ricatto e di controllo. Con altrettanta chiarezza emerge con ancora più forza – conclude Teresa Bellanova -la necessità di una Legge che ha come obiettivo la tutela e la dignità dei lavoratori, migranti e non, agricoli e non e la salvaguardia delle imprese sane, troppo spesso vittime della distorsione del mercato e della concorrenza sleale”.
I sindacalisti: Salvini, vieni a vedere cos’è il lavoro nero.
“E’ grande la preoccupazione dopo l’ennesimo incidente mortale occorso a extracomunitari impegnati nei campi del Foggiano. Il Governo assuma una posizione chiara, il ministro Salvini scenda in Puglia per rendersi conto di che cosa accade per le strade in questi giorni di grandi raccolte e convochi immediatamente un tavolo di crisi” lo dichiara il segretario generale della Uila di Puglia, Pietro Buongiorno. “Anzichè pensare di trovare un salvacondotto per le aziende che continuano ad operare in nero, mediante il ripristino dei voucher – aggiunge il sindacalista Uil – il Governo deve attuare tutti gli strumenti possibili per sostenere il pieno rispetto dei Contratti di lavoro e delle Leggi. Bisogna intensificare i controlli sulle strade, non e’ pensabile che le foto dei furgoni rubati, carichi di braccianti irregolari, assoldati da caporali a disposizione di aziende compiacenti, facciano il giro del mondo sul web, ma gli stessi furgoni siano invece invisibili ai controlli degli organi preposti, sempre ammesso che i controlli sulle strade siano sufficienti. Aspettiamo il ministro Salvini in Puglia, venga a vedere con i suoi occhi la triste realtà – conclude Buongiorno – dobbiamo tutti insieme intervenire urgentemente per salvaguardare la parte sana dell’agroalimentare pugliese e cercare di debellare la parte malata, perchè le cronache pugliesi non si macchino di altro sangue innocente”.
(da Globalist)
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Agosto 4th, 2018 Riccardo Fucile
A CAUSA DEI PALETTI DEL DECRETO DIGNITA’ A UN UTENTE NON E’ STATO RINNOVATO IL CONTRATTO DI LAVORO…E SIAMO SOLO ALL’INIZIO
Uno degli 8mila lavoratori che rischiano di restare a spasso per l’irrigidimento delle maglie sui contratti a termine disposto dal decreto Dignità – secondo le discusse stime della stessa Relazione tecnica – emerge su Twitter e diventa subito un caso.
“Buonasera Ministro @luigidimaio, ci tengo a farle sapere che, anche grazie a lei e al suo decreto dignità , oggi mi hanno confermato che da settembre sarò finalmente un disoccupato. Non è che per caso @Tboeri aveva ragione? Ma tanto io aspetto il suo reddito di cittadinanza, no?”.
Il cinguettio amaro arriva nel tardo pomeriggio di mercoledì da parte dell’utente Tony Nelly (pseudonimo che già indica una scelta di campo), giovane sorridente “procrastinatore seriale” (la sua auto-definizione sul social), sul cui profilo campeggiano i colori dell’arcobaleno e la scritta “PRIDE”.
Il vicepremier Luigi Di Maio e il presidente dell’Inps, Tito Boeri, sono gli interlocutori chiamati in causa.
Con un chiaro riferimento alla polemica che è stata alimentata dalla relazione tecnica dell’Istituto nella quale si faceva presente che la stretta sui meccanismi di rinnovo dei contratti a termine e l’aumento delle tutele per gli assunti stabili in caso di licenziamento illegittimo avrebbero potuto portare un saldo negativo di assunzioni
Scorrendo i tweet più recenti di Tony Nelly, non mancano i commenti critici nei confronti di alcune prese di posizione del governo che lasciano intendere il suo scetticismo verso l’esecutivo gialloverde.
Riflessioni alternate alla questione del contratto. “Stasera con questo timorino che fra poco più di un mese potrei rimanere senza lavoro e allora mi mangio una coppa del nonno”, il messaggio del 26 luglio. E il 2 agosto arriva l’amara conferma di quel “timorino”
Il suo messaggio genera soprattutto comprensione e solidarietà . In molti gli augurano di trovare presto un nuovo impiego e molti altri temono che il suo sia un esempio che presto verrà seguito da molti.
“Sono dispiaciuta e ti capisco. Mia figlia probabilmente seguirà la tua scia a dicembre”, dice Loretta e Tony – sempre molto cortese – la rincuora: “Grazie e spero di no per la figlia, spero le andrà meglio!”.
Anche Monica è preoccupata: “Temo che ta dicembre toccherà la stessa sorte anche a me :(“. Molti attaccano il decreto parlando di “governo del licenziamento” e ringraziando ironicamente Di Maio per casi come questi.
Qualche utente si chiede se la connessione tra il Dignità e il mancato rinnovo sia stata esplicitata dall’azienda. Domanda ad esempio Sailor Gender dopo aver condiviso la sua solidarietà : “Ti hanno fatto capire che era anche dovuto al fatto che il Decreto Dignità li obbligava ad assumerti a tempo indeterminato?”.
La risposta arriva a stretto giro: “La mia responsabile ha precisato che, oltre a questioni di riorganizzazione aziendale, la nuova norma ha creato incertezza e l’ufficio del personale tende a essere molto prudente e che, cito, “chiaramente un tempo indeterminato ingesserebbe troppo l’azienda””.
E poco più avanti la ulteriore precisazione, a chi invoca la fine del precariato, che il Dignità dovrebbe agevolare: “È (anche) a causa di questo decreto se rimarrò a casa. Non è impedendo di fatto i tempi determinati che le aziende si metteranno a fare indeterminati. Quindi no, questo decreto, per come è ora, è una piaga per il lavoro”.
Non manca la bagarre politica e chi invece difende il testo. “Dovrebbe prendersela con il suo (ex) datore di lavoro. Se l’avesse confermato l’azienda sarebbe fallita? Non credo”, suggerisce Loris. Al quale lo stesso Tony replica: “Ovvio che no. Ma le aziende non sono enti caritatevoli e, soprattutto nelle grandi aziende, conta poco il buon lavoro che uno può aver fatto. Ci sono diverse logiche sottese, fra cui il budget. Ma se anche le norme non aiutano in tal senso, laddove possono, tagliano il personale”.
La storia circola e in poco tempo i “like” e i “retweet” al post superano quota 4mila, i commenti si moltiplicano. A distanza di qualche giorno, resosi conto di aver sollevato un vero e proprio caso, Tony Nelly commenta: “Non pensavo che questo tweet potesse avere questa eco. Ringrazio coloro che mi hanno fatto gli auguri, sono certo che, anche con un po’ di fortuna, il lavoro si trovi. Ringrazio anche coloro che mi hanno insultato in varie forme e modi, perchè mi fanno capire che sono nel giusto”.
(da “La Repubblica”)
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Agosto 2nd, 2018 Riccardo Fucile
LA PRIMA PAGINA DI ROMALAVORO: COSA BISOGNA FARE? PER ORA NIENTE, VISTO CHE NON ESISTE
Qualche giorno dopo l’affermazione del MoVimento 5 Stelle alle elezioni politiche del 4 marzo i
giornali raccontarono di alcune richieste ai CAF per il reddito di cittadinanza, mentre le ricerche su Google della parola si impennavano.
Qualche tempo dopo cominciarono a circolare anche falsi moduli per la richiesta del reddito di cittadinanza che qualcuno avrà sicuramente compilato e rispedito.
Come spesso succede, la realtà ha superato la fantasia.
Il settimanale RomaLavoro, che raccoglie offerte di lavoro a Roma e in Italia, ha pubblicato il suo numero doppio estivo con uno strillo in prima pagina dal fascino inconfondibile: “Prossima iniziativa del nuovo governo — Reddito di Cittadinanza — Indennità euro 780 al mese — i requisiti — cosa bisogna fare”.
In realtà i requisiti presenti nella proposta di legge sul reddito di cittadinanza sono quelli dell’epoca: essere maggiorenni; essere disoccupati o inoccupati; avere un reddito da lavoro inferiore a 780 euro (la famosa soglia di povertà ) o percepire un assegno pensionistico più basso di tale soglia.
Per quanto riguarda “cosa bisogna fare”, invece, la risposta è semplicissima, per ora: niente.
La legge non solo non è stata approvata ma non è stata nemmeno presentata anche perchè il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha annunciato un pool di studio per il provvedimento (e per la flat tax), ma ha anche avvertito che i parametri dei conti pubblici difficilmente riusciranno a sostenere uno sforzo economico come quello necessario per la misura.
Ciò nonostante Di Maio ed altri esponenti del governo stanno chiedendo a via XX Settembre di inserire una misura che rappresenti l’inizio del percorso del reddito di cittadinanza già nella Legge di Stabilità 2019. Il che è possibile, ma è anche probabile che si comincerà con la riforma dei centri per l’impiego, primo passo necessario per far funzionare la proposta di legge targata M5S.
Il governo potrebbe però anche decidere di potenziare il reddito di inclusione, che oggi ha 2 milioni e mezzo di aventi diritto ma è tuttora arrivato a meno di un milione di persone.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 1st, 2018 Riccardo Fucile
DALLE CAUSALI AL “CANNONE” SUL TEMPO DETERMINATO
Per il vicepremier Di Maio è un decreto che consente di evitare che i “giovani vengano abusati”
da quelli che chiama “prenditori”, per un fronte vastissimo invece è semplicemente un modo sbagliato per far fronte ad un problema che esiste.
Il lungo dibattito parlamentare che si è svolto sul cosiddetto decreto Dignità ha messo in luce molteplici crepe e falle, da Pd a Forza Italia a LeU si sono trovati a concordare su errori marchiani e scritture maldestre.
L’ex ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha parlato di “decreto punitivo”; il responsabile del Pd per l’economia Marco Leonardi ha messo in luce “l’eterogenesi dei fini, dove ci sono obiettivi condivisibili affrontati con strumenti sbagliati”.
In inedita sintonia il forzista Brunetta e l’esponente di Liberi e Uguali Epifani si sono accoratamente appellati al governo perchè vengano cambiati alcuni commi dagli effetti devastanti.
Perchè è sbagliato il decreto dignità ? E quali danni potrà provocare?
Ecco i sette errori messi in luce dal dibattito.
Primo errore: i precari non stanno solo nei contratti a tempo determinato. Con l’intento di combattere l’odiosa condizione del precariato si è sparato con il cannone contro i contratti a tempo determinato. E’ vero che possono andare da pochi giorni fino a 36 mesi e che possono essere rinnovati eludendo la legge cambiando mansioni o inquadramento, ma è anche vero che i contratti a termine non sono il Far West: esistono da sempre, non sono una invenzione della deregulation globalista, rappresentano il 15 per cento del mercato (circa 3 milioni di unità ) e sono dotati di tutte le garanzie (Inps, Inail e indennità di disoccupazione). Il precariato selvaggio sta più nei voucher (il cui uso è esteso dal decreto), nelle finte partite Iva e nei cococo che non hanno previdenze. Su questi problemi non si è agito, anzi si rischia che i contratti a termine tornino ad essere cococo.
Secondo errore: il problema non è bloccare i contratti a termine ma favorire la transizione al tempo indeterminato. In realta la cifra rilevante ai fini di un sano mercato del lavoro è il coefficiente di trasformazione di contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato. Il buon lavoro che si ottiene.
Oggi in Italia il 20 per cento dei contratti determinati transita virtuosamente nel tempo indeterminato: è poco perchè la media europea è del 30 per cento.
Quindi se si vuole prosciugare il bacino del “precariato” bisogna incentivare la trasformazione e non bloccare una delle porte di ingresso nel mondo del lavoro che è costituita dal tempo determinato. Invece il decreto “spara con il cannone”, come dice Marco Leonardi, sul tempo determinato e disincentiva il tempo indeterminato, aumentando i costi per il licenziamento innalzando il numero delle mesilità per le indennità .
Terzo errore: ci voleva più prudenza e gradualità . Anche ammesso che si volesse scoraggiare il ricorso da parte delle aziende ai contratti a tempo determinato, non era questo il momento giusto. L’economia internazionale ed italiana sta ripiegando (dai dazi alla fine del denaro facile della Bce) dunque le aziende sono più prudenti, si muovono in un orizzonte previsivo più ridotto, e assumere a tempo determinato può essere una alternativa a non assumere per niente.
Quarto errore: cancella posti di lavoro.
Secondo l’Inps di Tito Boeri, sul quale sono caduti gli strali del governo gialloverde, ogni anno saranno distrutti 8.000 posti di lavoro a tempo determinato. Il calcolo è prudenziale perchè concede che sugli 80 mila contratti che superano i 24 mesi (la nuova soglia massima che oggi è di 36 mesi) solo il 10 per cento rimanga disoccupato e il restante 90 per cento o venga confermato oppure trovi un altro lavoro. Non viene calcolato il numero dei contratti sopra i 12 mesi che, con l’introduzione delle causali legate al rinnovo, non avranno una conferma. Secondo alcuni calcoli si arriverebbe almeno al doppio: una perdita di circa 20 mila posti di lavoro.
Quinto errore: i dubbi sul periodo transitorio. Dal 14 luglio, giorno in cui il decreto Di Maio è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, sono cominciati a decorrere gli effetti. Cosa significa? Significa che i contratti che man mano vengono a scedenza se hanno raggiunto i 24 mesi non possono più essere rinnovati (il tetto dei 36 mesi è stato modificato), mentre quelli che hanno superato i 12 mesi possono essere rinnovati solo a condizione che siano indicate le cosiddette causali.
Nell’incertezza molte imprese, soprattutto nell’alimentare, stanno procedendo a non rinnovare i contratti. Si parla di alcune migliaia di contratti sopra i 12 mesi che in questi giorni non vengono rinnovati. Il decreto, spostando al 31 ottobre gli effetti del provvedimento, ha solo congelato molti mancati rinnovi: il problema, sebbene ridotto, si ripresenterà a novembre.
Sesto errore: la confusione delle clausole. Le clasusole sono delle condizioni che vengono introdotte per rinnovare il contratto dopo i dodici mesi.
Nel decreto ce ne sono tre: l’azienda deve dimostrare di avere esigenze non programmate, temporanee e significative. Secondo quanto si è detto in Parlamento, da più parti politiche, la vaghezza di questi requisiti aprirà la strada ad un enorme contenzioso tanto più che sono stati elevati i tempi per ricorrere. Soprattutto, come ha sottolineato l’ex segretario della Cgil Guglielmo Epifani, la “significatività non è misurabile”.
Inoltre, come ha detto Debora Seracchiani del Pd, in un puntuale intervento, la vicenda delle causali è già regolata dall’80 per cento dalle parti, liberamente, nei contratti di lavoro. Perchè intervenire? Ha ben osservato il Pd Stefano Lepri: “Decreto dirigista e rigidista”. Persino Brunetta ammette. “Faccio il professore di materie lavoristiche da anni e oggi in Parlamento ho imparato cose che non sapevo, spero che il ministro abbia la stessa umiltà , almeno per il bene del paese”.
Settimo errore: un favore alle agenzie che “affittano lavoro”. Sono le grandi multinazionali che Di Maio spesso pretende di combattere, ma scoraggiando il tempo determinato e allargando dal 20 al 30 per cento la possibilità per le aziende di ricorrere al lavoro in affitto, di fatto ci guadagneranno Manpower e le altre. Così come aumenterà il ricorso ai voucher o al nero.
(da “La Repubblica”)
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