Destra di Popolo.net

PROPRIO I GIOVANI DICONO NO ALL’ABOLIZIONE DELL’ARTICOLO 18

Settembre 22nd, 2014 Riccardo Fucile

SONDAGGIO ISPO: PER IL 55% DEGLI UNDER 35 LA RIFORMA PEGGIOREREBBE LE CONDIZIONI DI LAVORO… ANCHE TRA TUTTI GLI ITALIANI PREVALE IL NO ALL’ABOLIZIONE

Il dibattito sull’opportunità  o meno di abolire l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori o, quanto meno, di limitarne la portata divide da molti anni il Paese.
Tutti i tentativi avanzati sin qui di eliminarlo sono falliti. E anche adesso la questione è fonte di conflitti e fratture anche — specialmente — all’interno del Pd, il partito del presidente del Consiglio.
Si tratta, in realtà , di un dibattito non solo — e non tanto — ideologico, quanto di una questione che prende spunto da una corrispondente frattura nell’opinione pubblica.
La quale, rispetto alla possibile abolizione dell’articolo 18, si spacca a metà  con una significativa accentuazione di opinione contraria.
Ad esempio, il 45% degli italiani ritiene che l’abolizione dell’articolo 18 comporterebbe un peggioramento delle condizioni di tutti i lavoratori italiani.
Questa opinione è particolarmente accentuata tra i più giovani, che si affacciano al mercato del lavoro: tra i 25-34enni supera il 55%.
Tra costoro, meno di un terzo è del parere opposto. Il disaccordo con questa affermazione raggiunge al massimo il 41% nel complesso della popolazione.
Ancora, è una minoranza, sia pure molto consistente, ad aderire ad alcuni degli argomenti espressi da quanti (politici, economisti, analisti) sono favorevoli all’abolizione.
Ad esempio, il 43% è d’accordo che l’eliminazione dell’articolo 18 renderebbe più dinamica l’economia del Paese, ma il 47%, ancora una volta, con una accentuazione significativa tra i più giovani, non è d’accordo.
E il 41% pensa che un provvedimento siffatto migliorerebbe le possibilità  di lavoro per i giovani (ma questo parere è assai più diffuso tra gli anziani che tra i giovani stessi), a fronte di una percentuale maggiore — il 47% — che non è d’accordo.
È significativo il fatto che la contrarietà  all’idea che l’abolizione dell’articolo 18 possa favorire l’occupazione dei giovani è più diffusa al Sud, ove, come si sa, i tassi di disoccupazione di questi ultimi sono molto maggiori.
Ancora, la maggioranza relativa degli italiani (47%) non pensa che l’abolizione dell’articolo 18 porterebbe più uguaglianza tra lavoratori precari e lavoratori dipendenti, a fronte del 39% che è invece di questo parere.
Tale orientamento è confermato dalla numerosità  delle adesioni all’idea che l’abolizione dell’articolo 18 “indebolirebbe i lavoratori senza apportare vantaggi per l’occupazione”, opinione sostenuta da una parte del Pd e che trova il consenso del 46% degli italiani, a fronte del 40% che dissente da questa affermazione.
Insomma, la maggioranza relativa degli italiani non ritiene che l’abolizione dell’articolo 18 possa favorire l’economia.
È vero che il 39% afferma che questo provvedimento “permetterebbe di salvare alcune aziende in crisi”, ma è vero anche che una percentuale maggiore — il 48% — è di parere opposto.
Nè gli italiani paiono ritenere che l’abolizione dell’articolo 18 sia utile per l’occupazione. Solo poco più di un terzo (36%) ritiene che sia “un provvedimento doloroso che però va accettato per contribuire a sbloccare il mercato del lavoro”, mentre più di metà  della popolazione è di parere opposto.
Solo a condizione che l’abolizione dell’articolo 18 sia accompagnata dall’introduzione di ammortizzatori sociali adeguati per i licenziati, la maggioranza relativa, il 46%, acconsente al provvedimento.
Ma anche introducendo questa cautela, il 40% è comunque contrario.
Insomma, gli italiani non sembrano favorevoli: più di metà  — il 54% — ritiene che l’eventuale abolizione dell’articolo 18 finirebbe col rendere i lavoratori dipendenti più ricattabili dal datore di lavoro.

(da “Huffingtonpost“)

argomento: Lavoro | Commenta »

SONDAGGIO IXE’, IL 64% DEGLI ITALIANI CONTRARIO ALL’ABOLIZIONE DELL’ART 18: E ORA CHI LI RAPPRESENTA?

Settembre 21st, 2014 Riccardo Fucile

SCHIERATI SOLO UNA PARTE DEI SINDACATI E I GRILLINI… RENZI STA LASCIANDO UN ENORME VUOTO A SINISTRA, TRA I NON GARANTITI E I CETI DEBOLI CHE   LA “DESTRA CHE NON C’E'” POTREBBE RAPPRESENTARE… QUELLA CHE C’E’ SA SOLO TUTELARE DA 20 ANNI GLI INTERESSI DEL GRANDE CAPITALE E DELLA FINANZA SPECULATIVA

Secondo il sondaggio realizzato dall’Istituto demoscopico Ixè, ben due italiani su tre dicono “no” all’abolizione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori.
Le opinioni raccolte dall’Istituto diretto da Roberto Weber, non lasciano spazio a dubbi.
Contrari all’abolizione il 64% degli intervistati.
Prevale altresì la percezione dell’ennesimo annuncio nella richiesta dei mille giorni avanzata da Renzi per rimettere a posto l’Italia.
Orientati sull’effetto annuncio il 61% degli intervistati.
Rispetto allo scorso anno si sente più povero il 68% degli intervistati.
Il 62% si sente pessimista sul futuro dell’Italia.
Il quadro che emerge è che ci troviamo di fronte a una potenziale bomba sociale e all’affermarsi di una maggioranza di “non rappresentati”.
In linea con la tendenza a disertare le urne o a votare per i partiti di opposizione, si può dire che quasi il 70% degli italiani non ha più un preciso riferimento politico e costituisce ormai una solida maggioranza di “incazzati e disillusi”.
Sulla vicenda dell’art 18, in particolare, emerge una forbice enorme tra l’opinione popolare e le posizioni dei partiti: Pd, centro e centrodestra sono schierati tutti per abolire l’art. 18.
Chi è contro (M5S) rappresenta in realtà  solo un terzo del bacino di consensi che raccoglie chi è favorevole a mantenere questa forma di tutela dei lavoratori.
Con un Renzi che, nominato premier come esponente della sinistra, sta lasciando enormi praterie non solo tra i suoi elettori delusi (in costante aumento) ma soprattuto tra fasce ampie di non garantiti e non votanti, sempre più sotto o vicini alla soglia di povertà .
E cosa sa fare la pseudo destra senza radici che prolifera in Italia?
Cercare di occupare quegli spazi con una coerente politica popolare e sociale che spiazzi gli avversari?
No, solo proporsi come ruota di scorta degli interessi delle multinazionali, degli speculatori e della finanza internazionale.
Magari dando addosso a quei sindacati che negli altri Paesi europei a guida centrodestra (vedi Germania) siedono nei Cda delle grandi aziende.
In Italia la destra difende Riva e Cosentino, speculatori edilizi e corrotti, evasori fiscali e affogatori di profughi.
Una destra senza passato, senza cultura e giustamente senza voti.
Composta da parassiti che non sanno mettersi in gioco e rischiare di “guardare oltre”, attaccati ad una poltrona che poi finiscono per perdere lo stesso: doppiamente stolti.
Incapaci di smascherare il più grosso bluff che il Pd potesse esprimere per raccattare voti, abiurando la propria storia.
Una destra conservatrice, bolsa, corrotta e retriva al cui confronto persino certi regimi militari risultano “progressisti”.
Che non sa neanche leggere certi risultati elettorali locali: basterebbe analizzare il successo di certi “popolari” sindaci di destra che hanno saputo mietere consensi nei quartieri più poveri per capire quale deve essere la strada.
Una destra che rappresenta paure e fobie, intrallazzi ed egoismi non è solo perdente, è la negazione della destra popolare e sociale italiana, è rinnegarne la storia, la cultura, la tradizione e la vocazione.
Ma una “destra che ancora non c’e'” deve cominciare a rottamare, usando la sciabola e non il fioretto, a studiare seriamente flussi elettorali e strategia di comunicazione: non si vive di pesca delle occasioni, occorre rivendicare una visione del mondo alternativa, un nuovo modello di sviluppo, priorità  e valori.
Con una idea forza: si governa per aiutare i più deboli a risalire la china sociale, non non per aumentare il divario tra chi è ricco e chi può dare da mangiare ai figli solo una volta al giorno.
Mai più file alla Caritas, mai più suicidi per disperazione, mai più sfruttamento del lavoro, mai più perdita della dignita’ individuale, mai più corruzione, mai più evasori che attentano alla sicurezza dello Stato, mai più tasse inique, mai più zone franche consegnate alla criminalità  organizzata.
Altro che spacciare l’abolizione dell’art 18 come un modello per garantire chi non lo è e poi proporre salari minimi inferiori alla miseria che già  percepivano da co.co.co. e non prevedere neanche l’assegno universale di sopravvivenza.
L’Europa ci chiede le riforme? Decidiamo noi quali fare, non gli speculatori internazionali o lo scout che si perde nel bosco.
Ma ci vuole anche una destra che dia l’esempio, che sudi, che soffra, che lotti, non composta da fighetti da salotti ottocenteschi portavoci delle lobby.
Una destra che non abbia paura di attaccare gli spazi anche fuori dalle mure amiche, capace di cambiare modulo in corsa e di ritornare ad entusiasmare il pubblico.
Invece che pretendere di sculettare a San Siro, si cominci a respirare la polvere dei campetti di periferia.
E’ lì che il popolo esprime i migliori talenti.

argomento: destra, Lavoro | Commenta »

DA TIZIANO RENZI SOLO LAVORATORI ATIPICI E OTTO MILIONI DI ATTIVO

Settembre 21st, 2014 Riccardo Fucile

GLI STRILLONI ERANO STUDENTI: “CI PAGAVAMO LE SIGARETTE, CI SVEGLIAVAMO ALL’ALBA, AL MASSIMO SI GUADAGNAVA 400 EURO AL MESE”

Dieci società  in trent’anni e appena un dipendente a tempo indeterminato: il figlio Matteo.
Della vita imprenditoriale di papà  Tiziano Renzi, ora sotto la lente degli inquirenti di Genova che lo hanno indagato per la bancarotta della Chil Post, colpisce anche la gestione del personale.
Dal 1984 a oggi, le dieci società  che impegnano Renzi senior fanno uso quasi esclusivo di lavoratori atipici.
Anche le sorelle di Matteo, del resto, sono tuttora inquadrate nell’azienda di famiglia, la Eventi 6, con contratti co.co.co.
E l’attuale premier è stato regolarizzato appena una settimana prima della candidatura alla poltrona sicura di presidente della Provincia di Firenze così da vedersi versare i contributi previdenziali prima da Palazzo Medici Riccardi e, una volta diventato sindaco, da Palazzo Vecchio.
Lui si è affidato alla politica, mica ai sindacati.
Nei capannoni renziani nessun problema di licenziamenti per l’articolo 18, picchetti per la tutela dei diritti, cause di lavoro e via dicendo.
Tutto dribblato alla radice.
E ora, da premier, Renzi junior vuole adottare il Jobs act, una riforma del lavoro che secondo Cgil, Cisl e Uil cancella un paio di secoli di lotte.
Lui difende la sua creatura. E attacca. “A quei sindacati che vogliono contestarci io chiedo: dove eravate in questi anni quando si è prodotta la più grande ingiustizia, tra chi il lavoro ce l’ha e chi no, tra chi ce l’ha a tempo indeterminato e chi precario?”. Insomma è colpa dei sindacati se l’esercito più numeroso d’Italia, dopo i pensionati, è quello dei precari.
Una convinzione forse maturata vedendo le attività  del padre. Proprio sui contratti atipici, infatti, sembra fondarsi il Tiziano Act.
E le società  di Renzi senior, per quanto rimanessero in vita spesso meno di due anni, avevano comunque un’attività  importante.
Alcune hanno registrato anche risultati economici di rilievo. Come la Chil Post che nel 2009 supera i 4 milioni di euro di fatturato o la Mail Service che nel 2006, prima di essere ceduta, chiude il bilancio indicando nello stato patrimoniale un attivo di 4 milioni.
La Uno Comunicazione e la Arturo, società  attive tra il 2002 e il 2008, registrano rispettivamente ricavi di 458 mila e 954 mila euro.
Insomma le aziende di lavoro ne hanno. In settori per lo più legati all’editoria: distribuzione di giornali e volantini, attività  di marketing e promozione di iniziative specifiche legate a determinati prodotti, solitamente allegati alle riviste.
Attività  che richiedono dunque molta manodopera.
Lo stesso Matteo Renzi, prima di darsi alla politica, lavorava alla Chil Post e consegnava il materiale da distribuire in vari punti di Firenze agli strilloni. In gran parte studenti universitari. Giovani.
In città  molti hanno collaborato con la Chil, alcuni sono poi diventati giornalisti di testate locali. Quelli che abbiamo rintracciato ci hanno concesso il ricordo di quell’esperienza in cambio dell’anonimato.
“Era faticoso perchè ci svegliavamo all’alba, ma per il resto era il classico lavoro da studenti e ci ripagavamo sigarette e qualche uscita di sera”. Il contratto era atipico.
Lo stipendio più alto ricevuto? “400 euro, mi sembra di ricordare, su un annetto buono di lavoro”.
Quantificare i contratti atipici firmati da Tiziano Renzi è impossibile.
Ma dai bilanci e dalle visure risulta che ha firmato un solo tempo indeterminato, al figlio Matteo.
Dalla prima società , la Speedy, creata nel luglio 1984 e poi liquidata nel 2005, alla Chil Post, ultima azienda di cui il padre del premier è stato titolare.
Nel 2007 figurano tre “addetti” alla Arturo, indicati dalla Camera di Commercio come dato “ufficioso”.
La società  gestiva un forno e la compravendita di beni alimentari, attività  che possono essere svolte solo con l’impiego di alcune specifiche figure professionali.
Lo dice la legge, in effetti, mica i sindacati.

Davide Vecchi
(da “il Fatto Quotidiano”)

argomento: Lavoro | Commenta »

INTERVISTA A COFFERATI: “ADDIO DIRITTO AL REINTEGRO, NON È PREVISTO NEPPURE IN CASO DI DISCRIMINAZIONE”

Settembre 18th, 2014 Riccardo Fucile

IL SINDACALISTA PORTO’ IN PIAZZA DUE MILIONI DI LAVORATORI IN DIFESA DELL’ART 18

Il governo, con il suo emendamento al Jobs Act, ha messo nero su bianco l’eliminazione dell’articolo 18.
Ed è riuscito a farlo senza doverlo nemmeno nominare: «Il reintegro sul luogo di lavoro non c’è più, non è previsto in nessun caso» commenta Sergio Cofferati, europarlamentare del Pd che dodici anni fa, da leader della Cgil, per difendere quel principio portò in piazza due milioni di persone. «E’ il guaio è che di questa sparizione non tutti sembrano essersene accorti».
Fatto fuori nel silenzio, dice lei. Ci spiega meglio questo passaggio
«Basta leggere con attenzione il punto dove l’emendamento introduce il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’anzianità  di servizio. Non si prevede esplicitamente il mantenimento del reintegro sul posto di lavoro, anzi si usa la stessa formula che compare in alcune delle proposte che intendono sostituire il reintegro con il risarcimento monetario. Di fatto si elimina quella parte riguardante l’articolo 18 che era sopravvissuto alla riforma Fornero».
Il ministro Poletti dice che sulla questione si deciderà  al momento dei decreti attuativi.
«La formula usata è esplicita, il reintegro è escluso. Tanto più che si tratta di un diritto indipendente dall’anzianità  lavorativa: il reintegro c’è o non c’è. Qui non c’è, nemmeno nei casi di licenziamento discriminatorio».
Questo spiegherebbe la piena soddisfazione del senatore Sacconi, che da sempre chiede l’eliminazione totale dell’articolo 18?
«Diciamo che Sacconi ha letto il testo meglio di Poletti».
Ma se è vero che ormai il reintegro riguarda pochissimi casi e la stragrande maggioranza dei lavoratori ne è esclusa, perchè accanirsi nella sua difesa
«Perchè la discriminazione non si misura con il metro della quantità , e perchè ci deve essere una norma che garantisce dignità  alla persona che lavora. Una legge che non tutela il lavoratore allontanato per motivi discriminatori è un inaccettabile passo indietro. Pensare di compensare una ingiustizia dichiarata e riconosciuta con dei soldi è indice di un impressionante arretramento culturale».
Dodici anni fa lei con questo ragionamento portò in piazza due milioni di persone, perchè oggi questo tema non scalda più gli animi?
«Perchè i valori sono più laschi».
La sinistra ne è responsabile?
«Sul lavoro si tende ormai a ragionare solo in termini di giusta mercede, di compenso adatto a garantire un certo livello di vita. E anche la sinistra ha perso di vista il ruolo sociale del lavoro, il suo peso nella realizzazione dell’individuo e nella consapevolezza della sua dignità ».
Dodici anni fa avrebbe mai pensato che quello che non è riuscito a fare un governo di destra lo sta facendo un governo di sinistra?
«C’è una pressione durissima da parte della Ue sul governo italiano affinchè faccia azioni che non sono di riforma, ma diventano simboliche — in negativo — rispetto al mondo del lavoro».
La Camusso parla dell’articolo 18 come dello scalpo preteso dai falchi della Ue, anche lei la pensa così?
«C’è molta ideologia in quelle pressioni. Cedere che eliminare quella norma possa sbloccare la creazione di posti di lavoro è irreale: lo dimostrano i numeri. Quando fermammo il governo Berlusconi, nonostante l’articolo 18, l’economia, fino al 2008 continuò a crescere. Quando, anni dopo, la Fornero intervenne su quelle norme snaturandole la corsa della disoccupazione non si placò».
Tutta colpa dei «cattivi» di Bruxelles quindi?
«A Bruxelles si può resistere. Anni fa la Ue chiese al piccolo Belgio di eliminare una legge che prevedeva un meccanismo automatico di potenziamento dei redditi più bassi. Una sorta di piccola scala mobile per intenderci, e lo dico senza rimpianti. Bene il piccolo Belgio disse di no. D’altra parte il nostro premier non ha detto, poco tempo fa, «basta diktat, sulle riforme decidiamo noi»? Ecco questa potrebbe essere una buona occasione per dimostrarlo».
Lei dice che l’abolizione dell’articolo 18 non porterebbe nessun nuovo posto di lavoro
«Al contrario, l’eliminazione del reintegro causerebbe un aumento dei licenziamenti, visto che verrebbe a cadere l’effetto deterrente che produce».
Qual è allora, secondo lei, la formula per incentivare l’occupazione?
«Per me è sempre valida la vecchia ricetta keynesiana: investimenti pubblici in grado di smuovere investimenti privati»
Con quali soldi?
«Cerchiamoli: ricorriamo agli Eurobond, applichiamo la tassazione sulle rendite finanziarie e utilizziamo quei capitali per investire in infrastrutture, che creano occupazione immediata, e innovazione. Ritorniamo a parlare seriamente di lotta all’evasione fiscale, come il governo di Prodi e di Visco fece. E ridistribuiamo ricchezza: è l’unico modo per far ripartire la domanda».

Luisa Grion
(da “La Repubblica“)

argomento: Lavoro | Commenta »

LE BALLE DI RENZI: MA CHE MODELLO TEDESCO, IN GERMANIA I LAVORATORI SONO PIU’ TUTELATI

Settembre 17th, 2014 Riccardo Fucile

IN GERMANIA C’E’ UN SUSSIDIO DI DISOCCUPAZIONE DI 12 MESI E UN REDDITO DI CITTADINANZA DI 380 EURO… IL LICENZIAMENTO DEVE ESSERE SOTTOPOSTO AL VAGLIO DEL CONSIGLIO DI FABBRICA E IL GIUDICE PUO’   ORDINARE IL REINTEGRO… I MINI JOBS SONO LIMITATI A 15 ORE SETTIMANALI

Se ne parla da molte settimane: la riforma del mercato del lavoro, ora al vaglio del parlamento con la discussione del Jobs Act, dovrà  ispirarsi al modello tedesco.
Ma di cosa si parla, concretamente, quando si prende Berlino come punto di riferimento? Di tipologie di contratti? Sistema di ammortizzatori sociali? Di vincoli in capo a chi licenzia?
I Minijob.
A suscitare l’interesse dei maggiori paesi europei, compreso il nostro, è innanzitutto la sperimentazione dei cosiddetti minijob, tipologia contrattuale introdotta nel 2003 che ha sostanzialmente permesso alla Germania di far emergere dal nero una fetta consistente di lavori fino a quel momento rimasti sommersi.
Si tratta di impieghi limitati a un massimo di 15 ore settimanali e con uno stipendio che può raggiungere al massimo i 450 euro mensili, diffusi prevalentemente nel settore dei servizi.
Un modello che ha trovato immediatamente rapida diffusione e che oggi interessa oltre sette milioni di lavoratori.
I contratti tradizionali.
Ai mini Jobs si affiancano i tradizionali contratti a tempo determinato e indeterminato dove fin da subito, superato il periodo di prova normalmente non superiore ai sei mesi, si applica per tutti la disciplina sui licenziamenti.
Vale a dire che, esclusi quelli in cui l’allontanamento dal lavoro sia giudicato legittimo, il giudice può prescrivere tanto un indennizzo quanto il reintegro nell’azienda.
Fattispecie che ha molte differenze rispetto al nuovo regime introdotto in Italia dalla riforma Fornero.
Riforma che per prima ha previsto, per i licenziamenti illegittimi, l’obbligo per il datore di lavoro di un risarcimento pari alla retribuzione da 15 a 24 mensilità . Mantenendo comunque, in alcuni casi specifici, l’onere del reintegro.
Gli ammortizzatori sociali.
Alla Germania si guarda con molta attenzione soprattutto per quanto riguarda il sistema degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive.
Vale a dire cosa accade ai lavoratori che perdono il lavoro e come lo Stato si fa carico del loro reinserimento.
Qui, rispetto a quanto accade in Italia, il modello tedesco si trova molto distante.
A partire dall’esistenza di un sussidio universale di disoccupazione, della durata massima di 12 mesi e di una sorta di reddito di cittadinanza, di importo variabile ma non superiore ai 380 euro circa.
Una rete di protezione che può funzionare solo però in stretto contatto con l’altro cardine della cosiddetta flexsecurity, e a cui punta anche il governo italiano: un efficiente sistema di politiche attive del lavoro, con una rete più efficiente di centri per l’impiego, attraverso i quali chi è senza lavoro riceve una nuova offerta di impiego che, se rifiutato, comporta un taglio sensibile dell’indennità .
I licenziamenti.
È vero poi che l’Italia è il Paese che protegge più di tutti i lavoratori grazie allo scudo “spaziale” dell’articolo 18?
A studiare la disciplina dei licenziamenti in Germania non pare esattamente così.
“In entrambi i casi è previsto il reintegro, con la differenza che viene disposta con presupposti diversi”, spiega Giovanni Orlandini, docente del diritto del Lavoro all’Università  di Siena.
Insomma, anche in Germania, il giudice può ordinare all’azienda, a fronte di un licenziamento illegittimo, la possibilità  di reintegrarlo in azienda.
“La differenza sostanziale con il nostro Paese riguarda il ruolo del giudice, che nel caso tedesco compie un’analisi molto attenta sulla concreta praticabilità  del reintegro. In Italia, invece, si fa una valutazione unicamente sul comportamento del datore di lavoro”.
C’è, però, una differenza sostanziale.
La disciplina sui licenziamenti si applica solo per la aziende con almeno 10 dipendenti (15 in Italia), nelle aziende più grandi è fondamentale il ruolo di mediazione svolto dal Consiglio di fabbrica, che deve essere obbligatoriamente informato in caso di richiesta di licenziamento da parte dell’azienda e valuta in prima istanza la fondatezza dell’iniziativa dell’impresa.

(da “Huffingtonpost“)

argomento: Lavoro | Commenta »

CI VOLEVA UN SERVO DEL MONDIALISMO PER CERTIFICARE LO SFRUTTAMENTO DEI GIOVANI: MAI PIU’ LAVORO A TEMPO INDETERMINATO

Settembre 17th, 2014 Riccardo Fucile

NON SOLO NEI PRIMI TRE ANNI MA ANCHE IN SEGUITO UN NEOASSUNTO POTRA’ ESSERE INGIUSTAMENTE LICENZIATO SENZA AVER DIRITTO AL REINTEGRO, SOLO UNA LIQUIDAZIONE IN DENARO

La bomba la lancia Maurizio Sacconi: “L’applicazione del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti avverrà  per le nuove assunzioni. Con un indennizzo proporzionato all’anzianità  e dunque senza il reintegro dell’articolo 18.A regime sarà  per tutti quello”.
Dopo l’entrata in vigore delle nuove norme sul lavoro, tutti i neo assunti non avranno dunque più diritto a riavere il proprio posto di lavoro in caso di licenziamento ingiusto, ma si dovranno accontentare di un indennizzo economico.
Questa volta non si tratta della posizione del Nuovo centrodestra, che da settimane ha innalzato il vessillo della revisione dello Statuto dei lavoratori.
È quanto è emerso dall’ultima riunione di maggioranza prima del passaggio decisivo – tra oggi e domani – della legge delega in Commissione.
Il testo indica letteralmente la “previsione, per le nuove assunzioni, del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’anzianità  di servizio”.
Che non ci si limiti ad applicarla ai primi tre anni per le nuove assunzioni, com’era apparso in un primo momento, ma la si estenda all’intera vita lavorativa di chi firmerà  il contratto dal giorno dopo dell’entrata in vigore della norma, non è una libera interpretazione di Sacconi.
Il renziano Stefano Lepri, vicepresidente del gruppo Pd a Palazzo Madama, è ancora più esplicito:.
L’emendamento del Governo depositato stamattina in commissione Lavoro è chiaro: le nuove assunzioni a tempo indeterminato, per giovani e non, saranno a tutele crescenti. L’articolo 18 continuerà  dunque ad applicarsi per chi già  ne beneficia; per i nuovi contratti, in caso di licenziamento, ci sarà  un indennizzo commisurato all’anzianità  di servizio”.
Un doppio regime, dunque, uno spartiacque fra padri e figli.
I primi certi della tutela del posto di lavoro in caso di allontanamento ingiustificato da parte del datore di lavoro, i secondi coperti solamente da un indennizzo economico.
Annamaria Parente, una delle due senatrici Democratiche che gestisce la complicata battaglia parlamentare, tenta di ammorbidire il colpo parlando di una “seconda gamba del provvedimento” costituita “dalla riforma degli ammortizzatori sociali e dell’Agenzia nazionale per l’impiego” senza la quale la riforma del lavoro è destinata a fallire.
Angelino Alfano esulta, Stefano Fassina promette battaglia: “La soluzione trovata da Renzi è la soluzione della destra. Ci opporremo a tutto questo, chiedendo che il segretario del nostro partito torni alla proposta che ci aveva fatto originariamente, che prevedeva la non applicazione per i soli tre anni di apprendistato e l’abolizione di tutte le forme contrattuali che danno vita al precariato”.
Ma, nel giro di un batter d’occhi, è dai sindacati che arriva la risposta più dura.
La Uil annuncia una propria mobilitazione nazionale, accodandosi alla Cgil, alla Fiom e alla Cisl che avevano già  programmato una scelta analoga.
Al punto che Susanna Camusso ha lanciato l’idea di una manifestazione unitaria, uno sciopero generale che paralizzi il paese e porti in piazza le folle oceaniche dei tempi che furono.
“L’articolo 18 è solo lo scalpo che Renzi deve portare in Europa”, ha picchiato duro la segretaria della Cgil davanti alla Direzione nazionale.
Per farlo, dovrà  però passare sul cadavere delle organizzazioni sindacali.

argomento: Lavoro | Commenta »

ASTI COME ROSARNO: LA PATRIA DEL MOSCATO SI BASA SULLO SFRUTTAMENTO DEI MIGRANTI

Settembre 16th, 2014 Riccardo Fucile

DIECI ORE DI LAVORO AL GIORNO, SOTTOPAGATI 5 EURO L’ORA

Vivono in tende improvvisate, senza acqua calda e con due bagni chimici per circa 150 persone.
Il lavoro è regolato da alcune cooperative.
Tutti hanno dei contratti, ma nessuno li rispetta: 10 ore di lavoro al giorno per 10 giorni, mentre sulla carta dovrebbero lavorare solo 2.
La nuova frontiera del made in Italy assomiglia pericolosamente a Rosarno o alle campagne in provincia di Foggia.
Siamo a Canelli, fra le colline dell’Astigiano, patria dello Spumante e del Moscato d’Asti: 120 milioni di bottiglie all’anno.
La vendemmia dei bianchi dura solo due settimane durante le quali serve molta manodopera, così la cittadina piemontese viene invasa da centinaia di braccianti dell’Est Europa, principalmente bulgari, che per 5 euro l’ora lavorano nelle vigne.
Ma le condizioni di vita, oltre che quelle di lavoro, sono al di sotto degli standard minimi di vivibilità 

Cosimo Caridi
(da “il Fatto Quotidiano“)

argomento: Lavoro | Commenta »

LO STIPENDIO MEDIO ITALIANO E’ 1.327 EURO, MA QUASI SETTE MILIONI SONO SOTTO I MILLE EURO

Settembre 13th, 2014 Riccardo Fucile

STUDIO FISAC: NEGLI ANNI ’70 I GIOVANI GUADAGNAVANO IL 10% IN PIU’ DELLA MEDIA NAZIONALE, ORA IL 12% IN MENO

Il salario netto mensile medio di un lavoratore italiano nel 2013 è pari a 1.327 euro. Coloro che guadagnano, pur lavorando, meno di mille euro al mese oscillano tra i sei e i sette milioni di persone.
E’ quanto emerge dal rapporto sui salari dell’Isrf Lab – curato dal segretario generale della Fisac Cgil, Agostino Megale, con la collaborazione di Nicola Cicala – dal titolo Poveri salari.
Un giovane neolaureato “peraltro mediamente precario se va bene oscilla tra gli 800 e i 1.000 euro mensili fino a trentacinque anni. Mentre oltre sette milioni di pensionati percepiscono meno di 1.000 euro mensili”.
E se il salario netto si è attestato su poco più di 1.300 euro al mese, il raffronto con quello di un lavoratore tedesco è impietoso: quest’ultimo, come si sottolinea nello studio, “guadagna in media 6 mila euro in più l’anno”.
Tra i più colpiti dalla ‘questione salariale’ ci sono i giovani. Megale nel rapporto denuncia, infatti, “come un giovane degli anni ’70 guadagnasse mediamente il 10% in più della media nazionale, negli anni della crisi invece ne porta a casa il 12% in meno.
La diseguaglianza, come emerge dal rapporto, è il frutto di una “progressiva sperequazione” di lungo periodo: “Nel 1970 un manager guadagnava venti volte di
più di un operaio mentre oggi arriviamo a picchi che superano le duecentocinquanta volte. Diseguaglianze che si sostanziano anche dall’analisi che si fa nel testo delle dichiarazioni fiscali da dove si rileva che “oltre 15 milioni di lavoratori dipendenti guadagnano poco più di 1.300 euro netti al mese in media. Di questi circa 7 milioni ne guadagnano meno di 1.000”.
Ancora secondo la ricerca, i contratti nazionali dal Duemila ai giorni nostri sono stati un argine contro l’inflazione ma non abbastanza forte per reggere il combinato disposto, peso del fisco e bassa produttività .
Il reddito disponibile familiare, tra il 2000 e il 2013, infatti, registra una perdita di circa -8.312 euro per le famiglie di lavoratori, a fronte di un guadagno di 3.142 euro per quelle di professionisti e imprenditori.

argomento: Lavoro | Commenta »

GLI AMICHETTI DI RENZI: COSI’ EATALY TAGLIA E AFFETTA I LAVORATORI

Agosto 30th, 2014 Riccardo Fucile

FIRENZE, A CASA 60 DIPENDENTI NEGLI ULTIMI SEI MESI.. OGGI LO SCIOPERO DEI DIPENDENTI: “FARINETTI SANTONE? NO, SQUALO CAPITALISTA”

Da 120 dipendenti a meno della metà  in appena otto mesi. No, non è un piano messo in atto da Sergio Marchionne per rilanciare la Fca che inchioderà  al tavolo per mesi i sindacati a discutere. No. È quanto già  accaduto a Eataly Firenze, senza neanche disturbare Cgil, Cisl e Uil perchè i contratti in questione erano di quelli atipici, senza garanzie, e la rappresentanza sindacale lì dentro non c’è.
Solo nell’ultimo mese, 13 lavoratori del supermercato di lusso sono stati lasciati a casa. E così gli “schiavi”, come si definiscono, hanno deciso di rispolverare i vecchi metodi di lotta: sciopero e picchetti. Per 48 ore.
Da questa mattina e per tutta la domenica. Certo a incrociare le braccia saranno in pochi, per timore delle possibili ritorsioni, ma quelli che sono stati già  lasciati a casa (e sono ormai quasi la maggioranza) si presenteranno fuori dal negozio a protestare e illustrare a chi si avvicina quali sono le condizioni di lavoro nel meraviglioso mondo Eataly.
Il negozio ha aperto nel dicembre 2013. Dei 120 dipendenti iniziali, una dozzina avevano contratti a tempo indeterminato, gli altri sono stati reclutati attraverso due società  interinali, Openjob e Adecco.
Al rinnovo dopo il primo mese ai “dipendenti” viene proposto un part time da 20, 24 o 30 ore, che però in realtà  è un full time: la fascia oraria prevista è dalle ore zero alle 24, da lunedì alla domenica.
Le paghe? Dai 6 agli 8 euro lordi orari. Gli stipendi variano in media tra 600 e i 1.000 euro.
Dopo quattro o sei mesi il contratto scade di nuovo. E a giugno iniziano i problemi. Molti non vengono rinnovati. L’azienda inizia a tagliare.
Sulla bacheca appare un avviso con cui Eataly riduce l’acqua ai dipendenti e comunica loro che hanno a disposizione una bottiglietta da mezzo litro al giorno.
Sull’avviso qualcuno scrive: “Siete degli schiavisti”. Q
uel ‘siete’ è Eataly ed Eataly è Natale Farinetti detto Oscar, grande sostenitore e amico del premier Matteo Renzi, che aveva intenzione di nominarlo ministro del suo esecutivo.
Farinetti è “uno di quelli che ci indica la strada”, per usare le parole precise pronunciate da Renzi per presentare Farinetti alla Leopolda 2013.
Ma aveva già  partecipato a quella del 2012. E distribuito ricette. Non di cibo ma di riforma del lavoro.
“Governo e parti sociali devono trovare un accordo più profondo per il futuro del Paese: mettere in condizione chi fa impresa di poter arricchire l’azienda e i collaboratori e di potersi liberare di chi non ha voglia di lavorare”, dice al Corriere della Sera nell’ottobre 2012.
Al Fatto Quotidiano che aveva sollevato il problema delle forme contrattuali adottate nei suoi supermercati, garantì: “Entro due anni assumiamo tutti, abbiamo dato lavoro a tremila persone”. Era il dicembre 2013.
A Firenze ne sono rimaste una sessantina. All’ingresso, però, come in tutti i santuari del buon cibo sparsi in Italia, è appeso il “Manifesto dell’armonia di Eataly”, redatto di suo pugno da Farinetti. Una sorta di decalogo motivazionale.
“Il primo modo per stare in armonia con le persone è saper ascoltare cercando spunti per cambiare o migliorare le proprie idee”, recita il punto due.
“Il denaro può allontanare dall’armonia. Bisogna avere sempre ben presente che il denaro è un mezzo e non un fine. Deve essere meritato”, si legge al punto tre.
Ma allora, si chiedono i lavoratori di Eataly, perchè l’azienda non ha mai accettato di incontrare i dipendenti?
E perchè se il denaro non è così importante le paghe sono minime?
Risposte che cercano di avere con lo sciopero di oggi e domani. Intanto hanno ricevuto il sostegno dei Cobas e la solidarietà  dell’unica opposizione presente a Palazzo Vecchio: i consiglieri Tommaso Grassi, Giacomo Trombi e Donella Verdi.
“È il nuovo modello renziano di azienda: costruire un impero, aprire negozi a ripetizione, tutto a spese della collettività  e dei dipendenti che hanno contratti da fame”, ha detto Grassi ieri annunciando che sarà  presente al presidio davanti Eataly. Infine è arrivata la Cgil cittadina che ha bollato come “inaccettabile che si viva solo di interinale” e ha proposto a Farinetti di avviare un tavolo.
Ma intanto i contratti scadono. Non è mica Marchionne.

Davide Vecchi
(da “il Fatto Quotidiano”)

argomento: Lavoro | Commenta »

« Previous Entries
Next Entries »
  • Destra di Popolo.net
    Circolo Genovese di Cultura e Politica
    Diretto da Riccardo Fucile
    Scrivici: destradipopolo@gmail.com

  • Categorie

    • 100 giorni (5)
    • Aborto (20)
    • Acca Larentia (2)
    • Alcool (3)
    • Alemanno (150)
    • Alfano (315)
    • Alitalia (123)
    • Ambiente (341)
    • AN (210)
    • Animali (74)
    • Arancioni (2)
    • arte (175)
    • Attentato (329)
    • Auguri (13)
    • Batini (3)
    • Berlusconi (4.297)
    • Bersani (234)
    • Biasotti (12)
    • Boldrini (4)
    • Bossi (1.222)
    • Brambilla (38)
    • Brunetta (83)
    • Burlando (26)
    • Camogli (2)
    • canile (4)
    • Cappello (8)
    • Caprotti (2)
    • Caritas (6)
    • carovita (170)
    • casa (247)
    • Casini (120)
    • Centrodestra in Liguria (35)
    • Chiesa (276)
    • Cina (10)
    • Comune (342)
    • Coop (7)
    • Cossiga (7)
    • Costume (5.586)
    • criminalità (1.403)
    • democratici e progressisti (19)
    • denuncia (14.531)
    • destra (573)
    • destradipopolo (99)
    • Di Pietro (101)
    • Diritti civili (276)
    • don Gallo (9)
    • economia (2.332)
    • elezioni (3.303)
    • emergenza (3.079)
    • Energia (45)
    • Esselunga (2)
    • Esteri (784)
    • Eugenetica (3)
    • Europa (1.314)
    • Fassino (13)
    • federalismo (167)
    • Ferrara (21)
    • Ferretti (6)
    • ferrovie (133)
    • finanziaria (325)
    • Fini (823)
    • fioriere (5)
    • Fitto (27)
    • Fontana di Trevi (1)
    • Formigoni (90)
    • Forza Italia (596)
    • frana (9)
    • Fratelli d'Italia (291)
    • Futuro e Libertà (511)
    • g8 (25)
    • Gelmini (68)
    • Genova (543)
    • Giannino (10)
    • Giustizia (5.787)
    • governo (5.803)
    • Grasso (22)
    • Green Italia (1)
    • Grillo (2.941)
    • Idv (4)
    • Immigrazione (734)
    • indulto (14)
    • inflazione (26)
    • Ingroia (15)
    • Interviste (16)
    • la casta (1.394)
    • La Destra (45)
    • La Sapienza (5)
    • Lavoro (1.316)
    • LegaNord (2.413)
    • Letta Enrico (154)
    • Liberi e Uguali (10)
    • Libia (68)
    • Libri (33)
    • Liguria Futurista (25)
    • mafia (543)
    • manifesto (7)
    • Margherita (16)
    • Maroni (171)
    • Mastella (16)
    • Mattarella (60)
    • Meloni (14)
    • Milano (300)
    • Montezemolo (7)
    • Monti (357)
    • moschea (11)
    • Musso (10)
    • Muti (10)
    • Napoli (319)
    • Napolitano (220)
    • no global (5)
    • notte bianca (3)
    • Nuovo Centrodestra (2)
    • Obama (11)
    • olimpiadi (40)
    • Oliveri (4)
    • Pannella (29)
    • Papa (33)
    • Parlamento (1.428)
    • partito del popolo della libertà (30)
    • Partito Democratico (1.034)
    • PD (1.188)
    • PdL (2.781)
    • pedofilia (25)
    • Pensioni (129)
    • Politica (37.800)
    • polizia (253)
    • Porto (12)
    • povertà (502)
    • Presepe (14)
    • Primarie (149)
    • Prodi (52)
    • Provincia (139)
    • radici e valori (3.685)
    • RAI (359)
    • rapine (37)
    • Razzismo (1.410)
    • Referendum (200)
    • Regione (344)
    • Renzi (1.521)
    • Repetto (46)
    • Rifiuti (84)
    • rom (13)
    • Roma (1.125)
    • Rutelli (9)
    • san gottardo (4)
    • San Martino (3)
    • San Miniato (2)
    • sanità (306)
    • Sarkozy (43)
    • scuola (354)
    • Sestri Levante (2)
    • Sicurezza (454)
    • sindacati (162)
    • Sinistra arcobaleno (11)
    • Soru (4)
    • sprechi (319)
    • Stampa (373)
    • Storace (47)
    • subappalti (31)
    • televisione (244)
    • terremoto (402)
    • thyssenkrupp (3)
    • Tibet (2)
    • tredicesima (3)
    • Turismo (62)
    • Udc (64)
    • Università (128)
    • V-Day (2)
    • Veltroni (30)
    • Vendola (41)
    • Verdi (16)
    • Vincenzi (30)
    • violenza sulle donne (342)
    • Web (1)
    • Zingaretti (10)
    • zingari (14)
  • Archivi

    • Febbraio 2026 (504)
    • Gennaio 2026 (653)
    • Dicembre 2025 (627)
    • Novembre 2025 (668)
    • Ottobre 2025 (651)
    • Settembre 2025 (662)
    • Agosto 2025 (669)
    • Luglio 2025 (671)
    • Giugno 2025 (573)
    • Maggio 2025 (591)
    • Aprile 2025 (622)
    • Marzo 2025 (561)
    • Febbraio 2025 (351)
    • Gennaio 2025 (640)
    • Dicembre 2024 (607)
    • Novembre 2024 (609)
    • Ottobre 2024 (668)
    • Settembre 2024 (458)
    • Agosto 2024 (618)
    • Luglio 2024 (429)
    • Giugno 2024 (481)
    • Maggio 2024 (633)
    • Aprile 2024 (618)
    • Marzo 2024 (473)
    • Febbraio 2024 (588)
    • Gennaio 2024 (627)
    • Dicembre 2023 (504)
    • Novembre 2023 (435)
    • Ottobre 2023 (604)
    • Settembre 2023 (462)
    • Agosto 2023 (641)
    • Luglio 2023 (605)
    • Giugno 2023 (560)
    • Maggio 2023 (412)
    • Aprile 2023 (567)
    • Marzo 2023 (506)
    • Febbraio 2023 (505)
    • Gennaio 2023 (541)
    • Dicembre 2022 (525)
    • Novembre 2022 (526)
    • Ottobre 2022 (552)
    • Settembre 2022 (584)
    • Agosto 2022 (585)
    • Luglio 2022 (562)
    • Giugno 2022 (521)
    • Maggio 2022 (470)
    • Aprile 2022 (502)
    • Marzo 2022 (542)
    • Febbraio 2022 (494)
    • Gennaio 2022 (510)
    • Dicembre 2021 (488)
    • Novembre 2021 (599)
    • Ottobre 2021 (506)
    • Settembre 2021 (539)
    • Agosto 2021 (423)
    • Luglio 2021 (577)
    • Giugno 2021 (559)
    • Maggio 2021 (556)
    • Aprile 2021 (506)
    • Marzo 2021 (647)
    • Febbraio 2021 (570)
    • Gennaio 2021 (605)
    • Dicembre 2020 (619)
    • Novembre 2020 (575)
    • Ottobre 2020 (638)
    • Settembre 2020 (465)
    • Agosto 2020 (588)
    • Luglio 2020 (597)
    • Giugno 2020 (580)
    • Maggio 2020 (618)
    • Aprile 2020 (643)
    • Marzo 2020 (437)
    • Febbraio 2020 (593)
    • Gennaio 2020 (596)
    • Dicembre 2019 (542)
    • Novembre 2019 (316)
    • Ottobre 2019 (631)
    • Settembre 2019 (617)
    • Agosto 2019 (639)
    • Luglio 2019 (654)
    • Giugno 2019 (598)
    • Maggio 2019 (527)
    • Aprile 2019 (383)
    • Marzo 2019 (562)
    • Febbraio 2019 (598)
    • Gennaio 2019 (641)
    • Dicembre 2018 (623)
    • Novembre 2018 (603)
    • Ottobre 2018 (631)
    • Settembre 2018 (586)
    • Agosto 2018 (362)
    • Luglio 2018 (562)
    • Giugno 2018 (563)
    • Maggio 2018 (634)
    • Aprile 2018 (547)
    • Marzo 2018 (599)
    • Febbraio 2018 (571)
    • Gennaio 2018 (607)
    • Dicembre 2017 (578)
    • Novembre 2017 (633)
    • Ottobre 2017 (579)
    • Settembre 2017 (456)
    • Agosto 2017 (368)
    • Luglio 2017 (450)
    • Giugno 2017 (468)
    • Maggio 2017 (460)
    • Aprile 2017 (439)
    • Marzo 2017 (480)
    • Febbraio 2017 (420)
    • Gennaio 2017 (453)
    • Dicembre 2016 (438)
    • Novembre 2016 (438)
    • Ottobre 2016 (424)
    • Settembre 2016 (367)
    • Agosto 2016 (332)
    • Luglio 2016 (336)
    • Giugno 2016 (358)
    • Maggio 2016 (373)
    • Aprile 2016 (307)
    • Marzo 2016 (369)
    • Febbraio 2016 (335)
    • Gennaio 2016 (404)
    • Dicembre 2015 (412)
    • Novembre 2015 (401)
    • Ottobre 2015 (422)
    • Settembre 2015 (419)
    • Agosto 2015 (416)
    • Luglio 2015 (387)
    • Giugno 2015 (396)
    • Maggio 2015 (402)
    • Aprile 2015 (407)
    • Marzo 2015 (428)
    • Febbraio 2015 (417)
    • Gennaio 2015 (434)
    • Dicembre 2014 (454)
    • Novembre 2014 (437)
    • Ottobre 2014 (440)
    • Settembre 2014 (450)
    • Agosto 2014 (433)
    • Luglio 2014 (436)
    • Giugno 2014 (391)
    • Maggio 2014 (392)
    • Aprile 2014 (389)
    • Marzo 2014 (436)
    • Febbraio 2014 (386)
    • Gennaio 2014 (419)
    • Dicembre 2013 (367)
    • Novembre 2013 (395)
    • Ottobre 2013 (446)
    • Settembre 2013 (433)
    • Agosto 2013 (389)
    • Luglio 2013 (390)
    • Giugno 2013 (425)
    • Maggio 2013 (413)
    • Aprile 2013 (345)
    • Marzo 2013 (372)
    • Febbraio 2013 (293)
    • Gennaio 2013 (361)
    • Dicembre 2012 (364)
    • Novembre 2012 (336)
    • Ottobre 2012 (363)
    • Settembre 2012 (341)
    • Agosto 2012 (238)
    • Luglio 2012 (328)
    • Giugno 2012 (287)
    • Maggio 2012 (258)
    • Aprile 2012 (218)
    • Marzo 2012 (255)
    • Febbraio 2012 (247)
    • Gennaio 2012 (259)
    • Dicembre 2011 (223)
    • Novembre 2011 (267)
    • Ottobre 2011 (283)
    • Settembre 2011 (268)
    • Agosto 2011 (155)
    • Luglio 2011 (207)
    • Giugno 2011 (262)
    • Maggio 2011 (273)
    • Aprile 2011 (248)
    • Marzo 2011 (255)
    • Febbraio 2011 (233)
    • Gennaio 2011 (253)
    • Dicembre 2010 (237)
    • Novembre 2010 (187)
    • Ottobre 2010 (159)
    • Settembre 2010 (148)
    • Agosto 2010 (75)
    • Luglio 2010 (86)
    • Giugno 2010 (76)
    • Maggio 2010 (75)
    • Aprile 2010 (66)
    • Marzo 2010 (79)
    • Febbraio 2010 (73)
    • Gennaio 2010 (74)
    • Dicembre 2009 (74)
    • Novembre 2009 (83)
    • Ottobre 2009 (90)
    • Settembre 2009 (83)
    • Agosto 2009 (56)
    • Luglio 2009 (83)
    • Giugno 2009 (76)
    • Maggio 2009 (72)
    • Aprile 2009 (74)
    • Marzo 2009 (50)
    • Febbraio 2009 (69)
    • Gennaio 2009 (70)
    • Dicembre 2008 (75)
    • Novembre 2008 (77)
    • Ottobre 2008 (67)
    • Settembre 2008 (56)
    • Agosto 2008 (39)
    • Luglio 2008 (50)
    • Giugno 2008 (55)
    • Maggio 2008 (63)
    • Aprile 2008 (50)
    • Marzo 2008 (39)
    • Febbraio 2008 (35)
    • Gennaio 2008 (36)
    • Dicembre 2007 (25)
    • Novembre 2007 (22)
    • Ottobre 2007 (27)
    • Settembre 2007 (23)
  • Febbraio 2026
    L M M G V S D
     1
    2345678
    9101112131415
    16171819202122
    232425262728  
    « Gen    
  • Leggi gli ultimi articoli inseriti

    • IL NO AVANTI DI 5 PUNTI. L’ISTITUTO “IXÈ” CERTIFICA IL SORPASSO DEL “NO” (TRA IL 51,3-54,3%) SUL “SÌ” (45,7-48.7%) . LA PERCENTUALE DEI CITTADINI CHE HANNO INTENZIONE DI ANDARE A VOTARE È DEL 46%
    • “LA POLITICA ECONOMICA DI TRUMP È UN FALLIMENTO MISERABILE”. JOSEPH STIGLITZ, PREMIO NOBEL PER L’ECONOMIA: “IL PRESIDENTE CERCHERÀ DI FARE TUTTO CIÒ CHE PUÒ. NON HA MAI PRESTATO MOLTA ATTENZIONE ALLA LEGGE. POTREBBE IMPORRE ILLEGALMENTE UN’ALTRA SERIE DI DAZI, CHE DARANNO ORIGINE A ELEVATI LIVELLI DI INCERTEZZA E A NUMEROSE SFIDE LEGALI”
    • ESTORSIONI, MINACCE E ARRESTI NON FATTI: LA “DOPPIA VITA” DI CARMELO CINTURRINO, IL POLIZIOTTO ARRESTATO PER L’OMICIDIO DEL PUSHER MAROCCHINO ABDERRAHIM MANSOURI A ROGOREDO
    • MIGRANTI, L’ATTACCO DEI VESCOVI AL GOVERNO: “SCELTE POLITICHE DISUMANE”
    • MENO MALE CHE C’È MATTARELLA A TENERE ALTA L’ATTENZIONE SU NISCEMI IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA È ANDATO NEL PAESE CHE DA UN MESE VIVE CON IL FIATO SOSPESO: UN CENTINAIO DI FAMIGLIE HANNO PERSO LE LORO CASE PER SEMPRE, ALTRE NON SANNO QUANDO POTRANNO RIENTRARE
    • IL GRANDE VINCITORE DEI GIOCHI DI MILANO-CORTINA SI CHIAMA GIOVANNI MALAGO’: L’EX PRESIDENTE DEL CONI (A CUI IL GOVERNO MELONI HA NEGATO LA PROROGA DEL MANDATO) SI GODE IL SUCCESSO E INVITA A NON BRUCIARE LE TAPPE SULLA CANDIDATURA OLIMPICA DI ROMA NEL 2040
  • Commenti recenti

    • Log In

      • Accedi
      • Feed dei contenuti
      • Feed dei commenti
      • WordPress.org
    • Credits: G.I





    Usiamo i cookie anche di terze parti autorizzate. Continuando a navigare su questo sito, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.
    PreferenzeCONTINUA
    Manage consent

    Privacy Overview

    This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
    Necessary
    Sempre abilitato
    Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. These cookies ensure basic functionalities and security features of the website, anonymously.
    CookieDurataDescrizione
    cookielawinfo-checbox-analytics11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics".
    cookielawinfo-checbox-functional11 monthsThe cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional".
    cookielawinfo-checbox-others11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other.
    cookielawinfo-checkbox-necessary11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary".
    cookielawinfo-checkbox-performance11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance".
    viewed_cookie_policy11 monthsThe cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data.
    Functional
    Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
    Performance
    Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
    Analytics
    Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
    Advertisement
    Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.
    Others
    Other uncategorized cookies are those that are being analyzed and have not been classified into a category as yet.
    ACCETTA E SALVA