Destra di Popolo.net

APPROVATA LA RISOLUZIONE DELL’ ONU, SARKOZY DA’ VIA LIBERA ALL’ATTACCO: AEREI FRANCESI GIA’ SUI CIELI DELLA LIBIA

Marzo 19th, 2011 Riccardo Fucile

SARKOZY: “IL COLONNELLO HA IGNORATO IL NOSTRO AVVISO, ASSICUREREMO IL RISPETTO DELLA RISOLUZIONE DELL’ONU: I NOSTRI CACCIA STANNO GIA’ IMPEDENDO I RAID SU BENGASI”….”I MILITARI DI GHEDDAFI   SI RITIRINO NELLE CASERME: SIAMO PRONTI AD ATTACCARE ANCHE LE FORZE DI TERRA”

Muammar Gheddafi «è ancora in tempo per evitare il peggio, conformandosi senza ritardi e senza riserve» alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.
Al termine del vertice sulla Libia che si è tenuto a Parigi, e che ha dato ufficialmente il via libera ad un’azione militare contro il Raìs, il presidente francese Nicolas Sarkozy concede così al leader libico l’ultima possibilità  di scongiurare l’offensiva militare.
«La porta della diplomazia si riaprirà  solo quando la sua aggressione finirà  – ha spiegato il leader francese -, la nostra determinazione è totale. Ognuno è messo davanti alle sue responsabilità .
Il leader libico e «tutti coloro che sono ai suoi ordini – si legge nella dichiarazione finale del vertice di Parigi – devono immediatamente porre fine agli atti di violenza contro i civili, ritirarsi da tutte le aeree in cui sono entrati con la forza, rientrare nelle loro caserme, e consentire un pieno accesso umanitario».
“Già  da adesso le nostre forze aeree si opporranno ad ogni aggressione contro il popolo di Bengasi. Abbiamo già  impedito attacchi aerei sulla città . Altri aerei sono pronti a intervenire contro i blindati che aggrediscono civili disarmati”, ha aggiunto Sarkozy al termine del vertice internazionale straordinario sulla Libia a Parigi.
Dopo l’approvazione della risoluzione Onu, l’ultimatum al Colonnello della comunità  internazionale: “Il cessate il fuoco sia effettivo”.
Aerei francesi sorvolano la Libia e Bengasi. Sarkozy: “Pronti ad attaccare anche le truppe di terra”.
L’intervento militare delle forze alleate in Libia è sostanzialmente già  iniziato. A spiegarlo è stato lo stesso Sarkozy, parlando brevemente alla fine del summit e spiegando che caccia francesi stanno già  impedendo gli attacchi aerei del Colonnello contro Bengasi (teatro sabato di violenti scontri). Il presidente francese ha anche aggiunto che l’aviazione è pronta a colpire i tank del Colonnello che assediano la città .
I «Rafale» francesi sono in volo sulla Libia da ore senza incontrare ostacoli.
Unità  navali americane dispiegate nel Mediterraneo, nel frattempo, si stanno preparando a bombardare la contraerea e le piste di atterraggio degli aeroporti e delle basi in Libia, nel quadro delle operazioni finalizzate alla creazione della «no fly zone» sui cieli del Paese, operazioni che verranno condotte da aerei di Paesi europei e arabe, spiegano fonti americane ed europee citate dal Washington Post.
Aerei provenienti da Francia, Gran Bretagna, Danimarca e Emirati arabi uniti stanno cominciando a convergere sulle basi in Italia e intorno all’Italia, si precisa.
Il comando e il controllo dell’operazione sarà  assunto dagli Stati Uniti dalla loro base di Napoli.

argomento: Berlusconi, criminalità, denuncia, emergenza, governo, Libia, PdL, Politica, povertà, radici e valori, Sicurezza | Commenta »

FINALMENTE L’OCCIDENTE SI E’ MOSSO: FRANCIA E GRAN BRETAGNA PRONTE A BOMBARDARE SUBITO IL CRIMINALE GHEDDAFI

Marzo 18th, 2011 Riccardo Fucile

L’ONU HA APPROVATO LA RISOLUZIONE SU NO-FLY ZONE… AUTORIZZATE “TUTTE LE MISURE NECESSARIE” PER PROTEGGERE I CIVILI IN LIBIA… L’ONU IMPONE IL CESSATE IL FUOCO ANCHE CON L’USO DELLA FORZA

Con 10 voti a favore, 5 astenuti (Russia, Cina, Brasile, India e Germania) e nessun voto contrario il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato la risoluzione che autorizza l’imposizione di una no-fly zone sulla Libia «con tutti i mezzi a disposizione», incluso il ricorso all’uso della forza.
Obiettivo l’immediato «cessate-il-fuoco e la fine completa delle ostilità ». Questa frase è stata inserita su richiesta della Russia, che voleva l’approvazione di un testo diverso da quello messo a punto, nella versione finale, dalla delegazione della Francia.
I temi chiave su cui si sono confrontati i membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu sono: No fly zone; protezione dei civili, da subito, a Bengasi; divieto di voli commerciali da e per la Libia; rafforzamento dell’embargo d’armi, ma escludendo esplicitamente una «forza occupante» il Libia.
La Gran Bretagna, poco prima dell’approvazione del documento, aveva annunciato che l’aeronautica britannica era pronta a sferrare la prima ondata di raid entro poche ore.
La risoluzione vieta «tutti i voli nello spazio aereo con l’obiettivo di proteggere i civili». Il divieto non si applica «ai voli il cui unico obiettivo è umanitario».
Gli Stati, che «potranno agire a livello nazionali o tramite organizzazioni regionali», vengono autorizzati a mettere in atto la no fly zone.
Le operazioni dei jet militari andranno intraprese «dopo aver notificato il segretario generale (dell’Onu) e il segretario generale della Lega Araba».
Il testo autorizza l’uso di «tutte le misure necessarie» per «proteggere i civili e le aree civili popolate sotto minaccia di attacco in Libia, compresa Bengasi», citata esplicitamente per permettere un intervento prima dell’arrivo delle forze di Muammar Gheddafi.
Il Palazzo di Vetro dovrà  essere «informato immediatamente delle misure intraprese dagli Stati» a questo scopo.
In questo passaggio, rispetto alla prima versione, è stato aggiunto un inciso importante che «esclude una forza occupante» nel Paese africano.
La bozza impone misure ancora più dure per fermare le armi che arrivano ai soldati di Gheddafi e «al personale mercenario armato», autorizzando ispezioni in «porti e aeroporti, in alto mare, su navi e aerei».
Riguardo le sanzioni contro il regime, la bozza aggiunge nuovi nomi rispetto a quelli contenuti nella risoluzione 1970, approvata qualche giorno fa.
In particolare, vengono inseriti l’ambasciatore della Libia in Ciad e il governato di Ghat (nella Libia del Sud), perchè «coinvolti nel reclutamento dei mercenari» da altri Paesi dell’Africa.
Vengono bloccate una serie di entità  finanziare libiche quali la Central Bank of Libya, la Libyan Investment Authority, la Libyan Foreign Bank, oltre che la Libyan National Oil Company.
Tutti i voli di tipo commerciale da e per la Libia vengono vietati, esattamente come quelli militari, per fermare l’afflusso di denaro nelle casse del Colonnello o l’arrivo di nuovi mercenari.
Gli Stati Uniti sono favorevoli a nuove misure internazionali nei confronti nella Libia nella misura in cui non prevedano l’invio di truppe nel paese, ha detto il sottosegretario di stato William Burns per cui «è difficile prevedere» la reazione di Russia e Cina sulla risoluzione Onu.
Gli Stati Uniti temono tuttavia che Gheddafi possa «tornare al terrorismo e all’estremismo violento» se riuscirà  a schiacciare la rivolta in corso in Libia. «Prima l’Onu arriverà  ad un accordo» sulla crisi libica e «meglio sarà » ha scritto il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, in un messaggio postato su Facebook nel quale definisce anche «inaccettabile» una vittoria di Gheddafi ed afferma che «la Nato è pronta ad agire per proteggere la popolazione civile dagli attacchi del regime».
La Francia vuole che vengano effettuate operazioni militari nelle ore successive all’eventuale approvazione delle risoluzioni Onu.
«Ci stiamo preparando ad agire» dopo che l’Onu avrà  adottato le sue risoluzioni. Lo ha detto ai cronisti il ministro degli esteri francese, Alain Juppe, in una pausa dei lavori al Palazzo di vetro delle Nazioni Unite a New York.
La Francia e i paesi partner, ha spiegato Juppe, stanno pianificando le azioni che seguiranno le decisioni dell’Onu.
Dal canto suo l’Unione europea non ha alcuna intenzione di «riprendere più i contatti con il regime di Gheddafi».
Lo ha detto Michael Mann, portavoce della rappresentante per la Politica estera europea, Catherine Ashton.
«Ci basiamo sulle decisioni del Consiglio europeo di venerdì scorso – ha precisato Mann – non pensiamo di riprendere il dialogo».

argomento: emergenza, Esteri, Europa, Libia, radici e valori, Sarkozy | 1 Commento »

“PRONTI A COLPIRE LA LIBIA DA SOLI”: SARKOZY HA LE PALLE, FRATTINI LE RACCONTA SOLO

Marzo 11th, 2011 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE FRANCESE E IL PRIMO MINISTRO INGLESE CAMERON SI SCHIERANO PER AIUTARE GLI INSORTI PRIMA CHE I CIVILI SIANO TUTTI MASSACRATI DA GHEDDAFI…FRATTINI SI PRECIPITA A PRECISARE: “NOI NON PARTECIPEREMO”… IL GOVERNO DEGLI ACCATTONI ASPETTA DI VEDERE PRIMA CHI VINCE: SE VENGONO TRUCIDATI OGNI GIORNO DEI GIOVANI COMBATTENTI PER LA LIBERTA’ SE NE FOTTONO, ALTRO CHE POPOLO DELLA LIBERTA’

La Francia va avanti da sola, spacca il fronte dell’Ue riconoscendo il Consiglio degli oppositori di Gheddafi e fa balenare l’idea di andare in Libia per «raid aerei mirati».
Nella serata di ieri anche il primo ministro inglese Cameron si è allineato alla posizione della Francia.
L’Europa si interroga sul da farsi, lo fa anche con gli Stati Uniti in seno al Patto Atlantico, e si risponde d’essere pronta a tutto, a proclamare una «no fly zone» come a mandare le navi davanti al Golfo della Sirte, purchè ciò sia legittimato dal Consiglio di Sicurezza Onu.
La politica del “prendere tempo” però non paga: tra pochi giorni Gheddafi riprenderà  il controllo della Libia e continuerà  a massacrare il proprio popolo, forte dell’aviazione e di migliori armamenti.
Sarkozy avrà  modo di spiegarsi oggi ai colleghi leader dell’Unione, convocati in conclave straordinario a Bruxelles.
Ma già  in serata, una lettera congiunta Francia e Gran Bretagna in cui si diceva che «Muammar Gheddafi e il suo clan devono andarsene per evitare ulteriori sofferenze al popolo libico», dava il senso di come l’asse si stia spostando sulla linea dell’Eliseo.
Stesso concetto espresso nella bozza del vertice.
Ma nella lettera Parigi e Londra fanno un passo in avanti: chiedono alla Ue di riconoscere subito l’opposizione e promettono impegno per la creazione di no fly zone a protezione dei ribelli.
La posizione italiana è diversa da quella francese, «certe decisioni è meglio discuterle nel quadro Ue».
E Frattini precisa che l’Italia “non parteciperà  a eventuali bombardamenti mirati” contro le forze di Gheddafi.
Il coraggioso governo nostrano prima aspetta di vedere chi vince, come al solito.
Il governo, aggiunge Frattini, è stato il primo a inviare mandare una missione umanitaria a Bengasi, dove ora riaprirà  il consolato: «Gli altri valutino cosa abbiamo fatto e seguano l’esempio».
Per Frattini in pratica il nostro compito non è quello di prendere decisioni da nazione sovrana, ma solo quello di adempiere al ruolo della Croce Rossa o dei becchini.
L’Italia ipotizza al massimo di mettere a disposizione i propri aeroporti.
«Ai bombardamenti non abbiamo mai pensato – precisa il ministro della Difesa Ignazio la Russa – è esclusa ogni operazione terrestre».
Che fare se Gheddafi dovesse prevalere?
L’Ue ha ancora la ricetta per l’emergenza e per questo guarda a Oriente.
Se capitasse il peggio, si fa capire, potrebbe essere la Lega Araba a fornire la scorciatoia per rompere gli indugi.
La sponda dell’Unione Africana – organizzazione presieduta da Gheddafi nel 2009 – invece è saltata.
Nessun appoggio a un intervento militare, dicono in serata dalla Ua che invece ha costituito un comitato di cinque capi di Stato che si recheranno in Libia per tentare di porre fine alle ostilità .
Tutti che si nascondono dietro mille giustificazioni e pretesti, onore a Sarkozy (e a Cameron) che almeno hanno fatto capire che un governo di destra, di fronte a un criminale internazionale, le palle deve mostrale, non solo raccontarle come è d’uso in Italia.

argomento: Berlusconi, Costume, criminalità, denuncia, emergenza, Esteri, Europa, governo, Libia, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »

COME L’ITALIA HA VENDUTO DI NASCOSTO A GHEDDAFI LE ARMI CON CUI STA MASSACRANDO IL PROPRIO POPOLO

Marzo 10th, 2011 Riccardo Fucile

UN ARSENALE PER IL CRIMINALE: L’AFFARE MESSO A PUNTO NEL GIUGNO 2009 DURANTE LA VISITA DI GHEDDAFI IN ITALIA…7.500 PISTOLE, 1.900 CARABINE, 1.800 FUCILI, UNA FORNITURA DA 8 MILIONI DI EURO…L’EUROPA TENUTA ALL’OSCURO DELL’AFFARE TRA SILVIO E IL RAIS, LA SCOPERTA A MALTA

Altro che limette per le unghie di cui ha continuato a parlare per giorni il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, per buttarla in ridicolo e sviare il forte sospetto che l’Italia avesse fornito negli ultimi tempi tante armi micidiali a Gheddafi.
Buona parte di quegli ordigni con cui il raìs fa massacrare gli insorti in realtà  sono italiani, venduti a Tripoli alla fine del 2009 e fabbricati dalla Beretta di Gardone Val Trompia.
Si tratta di un vero e proprio arsenale: 7.500 pistole, 1.900 carabine e 1.800 fucili consegnati nelle mani del capo del Settore di pubblica sicurezza del Comitato popolare del dittatore nordafricano.
Cioè, in pratica, i giannizzeri del raìs. Valore della fornitura, circa 8 milioni di euro.
Quelle esportazioni negli atti ufficiali vengono qualificate come armi di “non specifico uso militare”, poco più che fuciletti da caccia, insomma, una dicitura forse usata per poter sfruttare al meglio le incongruenze della legislazione italiana sulle esportazioni di armi, rigorosa per quelle militari, molto più blanda per le altre.
Tra gli oltre 11 mila pezzi inviati alla Libia, però, ci sono perfino centinaia e centinaia di fucili di un particolare modello da 13 anni in dotazione ai marines americani, l’M4 Super 80 ad anima liscia, un’arma progettata per uso bellico e prodotta dalla Benelli, antica fabbrica di Urbino controllata dal gruppo Beretta.
Anche gli altri oggetti consegnati a Gheddafi presentano caratteristiche che con la caccia a lepri e fagiani hanno poco a che vedere.
Ci sono, per esempio, le pistole PX4 calibro 9 semiautomatiche, con un peso ridotto di soli 800 grammi e un caricatore di 10 colpi che con un elemento supplementare può arrivare a 15.
E poi le carabine CX4, anche queste calibro 9, su cui possono essere montati sistemi di puntamento ottico e laser.
L’affare delle armi fu affrontato il 10 giugno 2009, in un’occasione considerata a suo modo storica dal governo italiano per quanto riguarda i rapporti con la Libia, il giorno in cui il raìs arrivò a Roma, accolto con tutti gli onori da Silvio Berlusconi, accompagnato da un codazzo di auto e furgoni blindati, decine e decine di guardie del corpo e gli fu consentito di piantare la sua tenda berbera nel giardino di villa Pamphili.
La consegna di fucili e pistole avvenne a tambur battente pochi mesi dopo. Quattro container di armi furono sistemati a bordo di una nave che dal porto di La Spezia fece scalo a Malta per dirigersi infine verso le coste libiche.
La fornitura fu effettuata con modalità  che, per una serie di circostanze fortuite emerse nel tempo, hanno ingenerato una sfilza di sospetti, fino all’emersione di una verità  che le autorità  italiane di governo fino all’ultimo hanno sostanzialmente negato.
La ricostruzione di tutte le tappe dell’affare delle armi alla Libia è stata effettuata con precisione da un ricercatore della Rete italiana per il disarmo e redattore di Altreconomia, Francesco Vignarca.
Il 24 febbraio Vignarca si è accorto insieme ad un collega che in un rapporto del 13 gennaio della Gazzetta dell’Unione europea era riportata una fornitura di armi alla Libia da parte di Malta per un importo veramente considerevole: 79 milioni di euro.
La gigantesca partita era catalogata sotto la colonna ML 1, cioè armi leggere ad anima liscia di calibro inferiore a 20 millimetri, automatiche di calibro 12,7 millimetri e accessori e componenti vari.
Le autorità  maltesi interrogate a proposito, non avevano negato la toccata nel porto della Valletta di una nave con container pieni di armi, anzi avevano fornito una serie di particolari, specificando che quel materiale non era roba loro, ma proveniva dall’Italia e come destinazione finale aveva la Libia.
Immediatamente alcuni avevano pensato a fucili e pistole prodotte dalla Beretta, ma il gruppo bresciano aveva smentito nettamente l’invio a Tripoli di un carico per un importo simile.
Le autorità  maltesi avevano aggiunto, inoltre, che la consegna era stata regolarmente effettuata dopo una telefonata di verifica con l’ambasciata italiana in Libia.
Di quella fornitura, però, non c’era traccia nè nelle comunicazioni italiane all’Unione europea nè nel rapporto ufficiale del Servizio di coordinamento della produzione di materiali di armamento della presidenza del Consiglio. Solo nelle tabelle dell’Istat, l’istituto di statistica, era registrata un’esportazione complessiva verso la Libia del valore di 8 milioni di euro di armi italiane definite per uso civile.
Sembrava un giallo in piena regola che nel frattempo è stato risolto.
Le autorità  portuali maltesi hanno confermato la loro versione, ammettendo, però, di essere incorse in un grossolano errore di “trascrizione”, cioè di aver registrato il carico con uno zero in più, 79 milioni di euro mentre invece l’importo esatto sarebbe 7,9.
Sul versante italiano si è appurato che dietro la dicitura statistica di esportazioni verso la Libia di armi per uso civile, si celavano forniture di pistole, carabine e fucili di tipo bellico.

Daniele Martini
(da “Il Fatto Quotidiano“)

argomento: Berlusconi, Costume, denuncia, economia, Esteri, governo, Libia, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »

GHEDDAFI: “LA LEGA MI CHIESE UN AIUTO PER LA SECESSIONE”, C’E’ UN TESTIMONE CHE CONFERMA : “NON ARMI, MA SOLDI PER COMPRARE UN QUOTIDIANO”

Marzo 9th, 2011 Riccardo Fucile

BOSSI HA REPLICATO “ASSURDO, ABBIAMO GLI UOMINI E LE ARMI SI FANNO IN LOMBARDIA”…UNA DELEGAZIONE LEGHISTA COMPOSTA DAL DEPUTATO BELARDINELLI E DA PINO BABBINI NEGLI ANNI ’90 ANDO’ A TRIPOLI IN VESTE UFFICIALE PER CHIEDERE 300 MILIARDI PER ACQUISTARE “IL GIORNO”… TORNARONO CON UNA CAMPIONATURA D’AGLIO

Gheddafi che la butta lì, nell’intervista alla tv francese: «La Lega mi ha chiesto aiuto».
E Umberto Bossi che replica dal Transatlantico di Montecitorio: «Ma vi pare… Abbiamo tantissimi uomini e le armi si fanno in Lombardia. Gheddafi è un gatto che sta affogando e si arrampica. La storia insegna che chi spara sulla sua gente finisce male. Ricordate Umberto I, fu ucciso».
Risposta secca, che dovrebbe chiudere la partita con Bossi vincitore.
E invece potrebbe essere un pareggio.
Vero che Bossi non ha mai chiesto armi.
Però ha le sue ragioni anche il Colonnello.
Almeno una richiesta ci fu. Soldi. «Anni Novanta», è la data fissata da Roberto Bernardelli, allora parlamentare leghista e consigliere comunale a Milano.
E così comincia il racconto riportato da pagina 379 di «Umberto Magno», il libro di Leonardo Facco pubblicato l’anno scorso da Aliberti editore.
Il racconto in presa diretta di un’impresa che si avvia con grandi onori e ambizioni, sfiora più volte il comico e finisce con un fallimento.
Con Bernardelli, albergatore milanese che negli Anni 80 s’era inventato il Partito dei Pensionati, anche Pino Babbini, il primo autista di Bossi, pure lui consigliere comunale.
Era la «delegazione africana».
«Babbini riuscì ad ottenere le credenziali per andare in Libia – racconta Bernardelli -. Partimmo da Linate e atterrammo a Djerba. Insiema a noi c’era una specie di alpino, un valligiano del Bergamasco che doveva farci da interprete, dato che aveva lavorato per anni in quel Paese. Motivo della nostra missione? Dovevamo farci dare i soldi da Gheddafi per acquistare «Il Giorno», l’ex quotidiano dell’Eni che in quegli anni era stato messo in vendita.
Due Mercedes nere che ci aspettavano sotto l’aereo.
Ci portarono a Tripoli, dove probabilmente pensavano che fossimo due ministri. A Babbini diedero una suite, a me un’altra, roba di gran lusso».
L’obiettivo era incontrare il Colonnello.
«Ma ci fecero incontrare il ministro degli Esteri, persona colta che parlava perfettamente italiano. Babbini, che si rivolgeva a me in milanese, iniziò una specie di comizio finchè lo obbligai a calare gli assi. Avanzò al ministro la richiesta di acquistare “Il Giorno” in cambio dell’appoggio leghista contro l’embargo della Libia. Mi lasciò sbigottito la cifra abnorme che venne richiesta, roba tipo 300 miliardi delle vecchie lire. Il ministro non fece una piega e iniziò lo scambio di doni. Pezzo forte due spillette di Alberto da Giussano in oro, una per Gheddafi».
Diffidenti, però, i due leghisti più l’alpino bergamasco della «Delegazione africana».
Ancora Bernardelli: «Babbini, mentre stava per consegnare al ministro il gingillo da donare al Colonnello, mi guarda e in milanese mi disse: ”Ma queschì ghe ‘l dà  a Gheddafi”».
Non hanno mai saputo se il Colonnello abbia davvero ricevuto il gingillo d’oro, o l’altro omaggio, il libro «Quattro Gatti sul Po» pubblicato nel 1996 dall’Editoriale Nord.
Ma quella sera nelle suite con guardie del corpo fuori dalla porta era cominciata una notte di ansia e angoscia.
«Ovviamente arrivò la ferale notizia che non ci avrebbero dato i soldi – aggiunge Bernardelli-. Babbini ci restò male. Non sapendo come chiudere il colloquio, tirò fuori il progetto di un albergo costruito a Sesto San Giovanni e propose ai libici l’acquisto dell’edificio. Anche lì il ministro storse il naso. Preso dallo sconforto, tentò poi di instaurare un rapporto di tipo commerciale, citando la zona della Sirte…».
Niente, il libico non ci sente.
E Bernardelli la ricorda così: «Siam partiti per cercare di avere i soldi per acquistare un giornale e siamo tornati in Italia con una campionatura d’aglio!». Anche Gheddafi non ha dimenticato.

Giovanni Cerruti
(da “La Stampa“)

argomento: Bossi, Costume, Esteri, LegaNord, Libia, Politica, radici e valori | 1 Commento »

BOCCHINO: “LA VERA DESTRA SIAMO NOI: A DIFESA DELLA SCUOLA PUBBLICA E DEGLI INSEGNANTI SOTTOPAGATI”

Febbraio 28th, 2011 Riccardo Fucile

“OCCORRE RICONOSCERE DIRITTI ALLE COPPIE DI FATTO: BASTA IPOCRISIE, META’ DEL GOVERNO E’ COMPOSTO DA COPPIE DI QUESTO TIPO”…”MENTRE BERLUSCONI BACIAVA L’ANELLO A GHEDDAFI, FINI CHIUDEVA LE PORTE DI MONTECITORIO AL RAIS”… “ADOZIONI ANCHE AI SINGLE O E’ FORSE MEGLIO CHE LASCIARLI MORIRE DI FAME IN AFRICA?”…”ANCHE BARBARA BERLUSCONI ORA E’ SINGLE, PERCHE’ NON POTREBBE ADOTTARE UN BAMBINO AFRICANO?”

L’assemblea costituente di Futuro e libertà  che abbiamo tenuto a Milano ha fatto emergere una linea politica chiara e precisa che la campagna mediatica successiva ha cercato di non far comprendere agli elettori.
Fli si è proposto come il nuovo centrodestra, il vero centrodestra, colmando il vuoto lasciato dal fallimento del Pdl.
Fini è stato chiaro nel dire che il partito che costruiremo dev’essere ciò che il Pdl non è stato, quel grande contenitore nazionale, popolare, moderato, riformista e liberale alternativo alla sinistra, in cui si possano riconoscere culture plurali all’insegna della vera partecipazione e della democrazia interna.
Questa linea è stata poi rafforzata dalla decisione di uscire dal berlusconismo che ci ha caratterizzato per molti anni e dall’antiberlusconismo che ci ha visti protagonisti negli ultimi mesi.
La nostra missione è il post-berlusconismo, la costruzione del centrodestra che dovrà  battere elettoralmente la sinistra dopo l’uscita di scena dell’attuale presidente del consiglio.
Se questa è la linea che ci siamo dati intendiamo richiamare l’attenzione dell’elettorato di centrodestra e in particolare di destra sulle ultime vicende di cronaca politica.
Cominciamo dalla Libia.
Su questo argomento è emerso con chiarezza che il vero centrodestra e la vera destra sono rappresentati da Fini e da Fli.
Mentre Berlusconi baciava la mano a Gheddafi, con tanto di applausi dei suoi plaudatores provenienti da An, Fini si distingueva chiudendo le porte della Camera dei deputati alle sceneggiate bizzarre del dittatore africano, ricalcando la linea distinta e distante che già  aveva tenuto da ministro degli Esteri.
Veniamo adesso all’attacco del premier alla scuola pubblica.
Possono il centrodestra italiano e la destra nazionale immersa culturalmente nell’Italia di Giovanni Gentile screditare così il grande patrimonio educativo, istruttivo e culturale rappresentato dalla nostra scuola?
Possono il centrodestra italiano e la destra nazionale mortificare così il popolo di insegnanti sottopagati che ogni giorno forma i nostri figli?
Il vero centrodestra, quello di Fini e di Fli, sta dalla parte della scuola pubblica, così come prevede la Costituzione, senza nulla togliere alla scuola privata, che in parte svolge una funzione molto positiva.
In Italia esistono tre tipi di scuole private.
Quella cattolica va sostenuta e rispettata per quanto di buono fa, poi c’è la scuola privata che funge da diplomificio a pagamento e che andrebbe chiusa e, infine, la scuola privata per i figli dei ricchi, utile a farli diventare di norma ignoranti, ma poliglotti.
E adesso veniamo ai gay. Ha ragione da vendere Berlusconi quando dice che mai dovranno esserci i matrimoni tra omosessuali e noi siamo d’accordo. Cosa diversa è porsi i problemi dei diritti delle coppie di fatto in generale, visto anche che oltre la metà  del governo è composta da persone che hanno vissuto o vivono nell’ambito di una coppia di fatto.
Per concludere l’adozione ai single.
Va detto che l’ipotesi che un bimbo cresca con un solo genitore è purtroppo prevista in natura ed è stata molto diffusa quando le donne morivano di parto e gli uomini in guerra.
Forse su questo argomento un supplemento di riflessione andrebbe fatto, chiedendosi se è meglio affidare un bambino a un single o lasciarlo morire di fame in Africa.
Anche perchè i single non sono dei disadattati.
Anche Barbara Berlusconi oggi è single e certamente un bambino che domani morirà  di fame in Africa starebbe meglio a casa sua, all’insegna di quella solidarietà  che dovrebbe appartenere al centrodestra e alla destra.

Italo Bocchino

argomento: Berlusconi, Bossi, Costume, denuncia, destra, emergenza, Fini, Futuro e Libertà, Giustizia, governo, Lavoro, Libia, PdL, Politica, radici e valori, scuola | Commenta »

LA POLITICA DI BERLUSCONI NEL MAGHREB; UN FLOP TOTALE

Febbraio 26th, 2011 Riccardo Fucile

ERA IL MIGLIOR AMICO DI GHEDDAFI, HA PUNTELLATO BEN ALI IN TUNISIA, HA SOSTENUTO MUBARAK FINO ALL’ULTIMO… SI E’ AFFIDATO A DITTATORI PER IMPEDIRE GLI SBARCHI DI 30.000 IMMIGRATI QUANDO CON ALTRI MEZZI NE ENTRANO 300.000 L’ANNO…ADESSO L’ITALIA STA PER PAGARNE IL PREZZO

Serviranno soldi e autorevolezza.
Due strumenti indispensabili per trattare con i futuri governi di Tunisia ed Egitto. Proprio ciò che manca all’Italia.
Gli sbarchi a Lampedusa e sulle coste della Sicilia di tunisini ed egiziani sono la prima linea di un fallimento. I soldi scarseggiano, altro che “piano Marshall” del Maghreb.
E l’autorevolezza, se mai ne avevamo ancora, è stata sepolta sotto i festini bunga bunga di Arcore.
Immaginate la reputazione di Silvio Berlusconi: lui che va al Cairo a trattare con la fama di aver fatto passare una prostituta minorenne per nipote del rais deposto Hosni Mubarak.
Oppure l’affidabilità  del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, in missione a Tunisi in nome di un Paese che ha armato con storditori elettrici e tecnologia da 007 la polizia dell’odiato presidente Zine El Abidine Ben Alì.
Perfino un documento riservato della Protezione civile, scoperto da “L’espresso”, già  il 9 dicembre 2010 segnala a Palazzo Chigi l’impreparazione a una eventuale emergenza a Lampedusa: “Fortuna vuole che attualmente arrivano pochi barconi, sei o sette negli ultimi quattro mesi”, scrive l’Ufficio gestione emergenze, “ma se dovessero improvvisamente aumentare ci troveremmo del tutto impreparati e impossibilitati a dare una pronta risposta alla gestione dell’emergenza”.
Più o meno la stessa frase riappare in un nuovo appunto, “Aggiornamento situazione Lampedusa”, firmato il 25 gennaio scorso dal direttore dell’Ufficio gestione emergenze, Fabrizio Curcio.
Quarantasette giorni dopo la prima lettera e sette anni dopo la dichiarazione dello stato di emergenza, proclamato il 23 dicembre 2003 e prorogato al 31 dicembre 2010 al costo di decine di milioni, eravamo ancora impreparati.
Dal 2001 il governo italiano è sceso a patti con le peggiori dittature del Mediterraneo.
Abbiamo puntellato il regime di Ben Alì con le trattative del 2003 e del 2004 in cambio del blocco delle partenze clandestine per l’Italia.
E il traffico di immigrati si è spostato in Libia.
Allora, dal 2004 al 2009, abbiamo firmato contratti economici e di polizia con l’altro dittatore della regione, Muhammar Gheddafi.
E i viaggi della speranza si sono trasferiti a Est. Nel frattempo ci siamo rivolti all’Egitto, ottenendo accordi per il rimpatrio dei cittadini egiziani sorpresi in Italia senza i documenti in regola, gli unici effettivamente espulsi.
E ci siamo accontentati.
Abbiamo ignorato la voglia di democrazia di milioni di persone.
Abbiamo finto di non sapere delle migliaia di morti in mare tra quanti cercavano la nostra democrazia.
Abbiamo calpestato le fosse comuni nelle quali il regime di Tripoli ha nascosto i cadaveri arrivati a riva ( leggi).
Sarebbe bastato guardare meglio l’anno di nascita dei tiranni amici per preoccuparsi un po’ di più: 1936 per Ben Alì, stessa età  di Berlusconi; 1942 per Gheddafi; 1928 per Mubarak.
E poi porsi una domanda: cosa succederà  dopo di loro?
Limitare quello che sta accadendo nelle ultime due settimane tra le coste tunisine e Lampedusa a una questione di immigrazione, sarebbe riduttivo.
Le fughe in massa dalla Tunisia su barche e pescherecci sono la reazione a anni di repressione della libertà .
Proprio quello che il governo Berlusconi, e la maggior parte dei cittadini italiani che gli hanno dato consenso, hanno fatto finta di non vedere.
Una bomba a orologeria che ora è esplosa.
E siamo solo all’inizio.
La prospettiva di altri arrivi in massa è più che fondata.
Persone che approfittano della situazione di caos per raggiungere l’Europa.
Tra loro molti poliziotti di Ben Alì che dopo le manifestazioni, per paura, si sono tolti la divisa e ora cercano asilo.
A Chaffar, spiaggia storica delle partenze per Lampedusa, si racconta che esistono due tipi di tunisini: quelli emigrati in Italia e quelli che vorrebbero emigrare in Italia.
Un progetto che gli accordi di polizia tra Roma e Tunisi di sette anni fa hanno solo rinviato.
“Un parametro indicatore di quello che succederà “è il valore dell’euro.
Prima della fuga in Arabia Saudita di Ben Alì le banche cambiavano 190 dinari per 100 euro e per la stessa somma il mercato nero chiedeva 194 dinari.
Oggi gli euro sono introvabili in banca e cento euro valgono ben 250 dinari. Significa che migliaia di tunisini stanno cambiando soldi per partire”.
E alle porte ci sono gli arrivi dalla Libia…

Fabrizio Gatti
(da “L’Espresso“)

argomento: Berlusconi, governo, Libia, Politica, radici e valori | Commenta »

LE ULTIME ORE DEL MACELLAIO DI TRIPOLI: GLI SONO RIMASTI SOLO I MERCENARI CHE SPARANO SU DONNE E BAMBINI

Febbraio 25th, 2011 Riccardo Fucile

IL CUORE DEL POPOLO LIBICO E’ PIU’ FORTE DEL GENOCIDIO ORDINATO DAL COMPAGNO DI MERENDE DI SILVIO…. NON BASTANO MIGLIAIA DI MORTI PER FERMARE LA RIVOLUZIONE POPOLARE IN NOME DELLA LIBERTA’….TRIPOLI IN FIAMME, IL FOLLE NEL BUNKER

Tripoli è alla battaglia finale.
Dopo i sanguinosi combattimenti della notte a Misurata, infatti, sono in corso scontri a fuoco in varie aree della capitale libica, con le forze di Gheddafi che hanno sparato sui manifestanti.
Ci sono morti e feriti, anche se la tv di Stato lo nega.
Intanto l’aeroporto internazionale di Mitiga, a Tripoli è caduto nelle mani dei manifestanti.
Secondo la tv araba Al Jazeera i militari che sono presenti al suo interno hanno aderito alla rivolta contro Muammar Gheddafi.
Secondo il presidente della Comunità  del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) Foad Aodi, anche uno dei figli di Gheddafi sarebbe passato dalla parte degli insorti.
Sarebbero circa 50mila i manifestanti che dal quartiere periferico di Tajura si stanno dirigendo verso il centro di Tripoli.
Lo riferiscono testimoni citati dalla tv satellitare Al-Arabiya.
Intanto nella Piazza Verde della capitale libica qualche migliaio di persone sta manifestando in sostegno al regime di Muammar Gheddafi.
La manifestazione dei sostenitori di Gheddafi è seguita in diretta dalla tv di stato libica.
«Abbiamo un piano per far cadere Tripoli – ha detto al Wall Street Journal Tareq Saad Hussein, uno dei sette colonnelli che a Bengasi hanno preso il comando della rivolta, conquistando la seconda città  del Paese – non ci fermeremo fino a quando non avremo liberato tutto il Paese».
Secondo l’emittente araba Al Jazeera gli insorti libici si sarebbero di nuovo assicurati il controllo di al Zawia a ovest di Tripoli sulla costa.
Voci riferiscono di nuove dimissioni nello staff del dittatore e di alcuni figli del Colonnello già  all’estero.

argomento: Berlusconi, criminalità, denuncia, Europa, Giustizia, Libia, Politica, radici e valori | Commenta »

CACCIA AL TESORO DI GHEDDAFI: LA GUERRA DI SPARTIZIONE IN FAMIGLIA

Febbraio 24th, 2011 Riccardo Fucile

NON SOLO PETROLIO, TUTTI GLI AFFARI DELLA “GHEDDAFI SPA”: DUE FONDI DI INVESTIMENTO DELLA FAMIGLIA DETENGONO UN PORTAFOGLIO DA 70 MILIARDI …ALTRO CHE GOVERNO DEL POPOLO, SONO SOLDI RUBATI AI LIBICI E FINITI NELLE SUE TASCHE

La caccia al tesoro silenziosamente è già  partita.
E, che siano custodite in conti bancari segreti nel Golfo o in Europa, è certo che le opache fortune accumulate in 41 anni di regime dalla famiglia Gheddafi sono enormi.
Non solo perchè, sedendo sulle ottave riserve di oro nero del pianeta, la natura è stata generosa con il Colonnello.
Ma anche perchè il dittatore è stato un abile re Mida che, con l’aiuto dei figli, ha fatto fruttare i petrodollari in una ragnatela di lucrosi interessi che vanno ben al di là  dell’energia: abbracciano una fetta considerevole dell’economia nazionale, e non solo.
Da cablogrammi inviati negli anni dall’ambasciata americana di Tripoli emerge il ritratto di un Paese gestito come feudo personale da Muhammar e parenti.
In particolare, un dispaccio dall’eloquente titolo di “Gheddafi Inc.”, del maggio del 2006, sostiene che la famiglia ha “diretto accesso a investimenti nel settore del gas e del petrolio, delle telecomunicazioni, dello sviluppo di infrastrutture, hotel, mass media e distribuzione di beni al consumo”.
Altro che solo petrolio, quindi, anche se “si ritiene che tutti i figli di Gheddafi e i suoi favoriti abbiano redditi derivanti dalla National Oil Company e dalle sussidiarie” del settore.
E che una significativa parte del guadagni del greggio (il 95% dell’export) siano finiti nelle casse personali dei Gheddafi lo conferma anche Tim Niblock.
Esperto di Paesi arabi all’Università  di Exter, Niblock ha rilevato una discrepanza di parecchi miliardi tra i proventi del petrolio e le spese del governo.
“Difficile però – sostiene – fare una stima della ricchezza di famiglia”.
Un altro cablo della diplomazia Usa parla di 32 miliardi.
Fatto sta che altri fiumi di soldi ai Gheddafi sono arrivati dalla creazione dei due fondi di investimento: la Lybian investment authority (Lia) e la Lybian arab foreign investment company (Lafic).
Entrambi detengono un vasto portafoglio stimato in 70 miliardi: un capitale “torbido” secondo un’esperta della banca Nomura.
Eppure la sua natura non ha spinto le società  europee, tanto meno quelle italiane, a sbarragli la strada.
Lia detiene, tra le altre cose, il 2,5% di Unicredit; l’altro fondo il 7,5% della Juventus.
Gli asset sono del governo, ma a volte gli investimenti della Lia portano la sigla della Gheddafi Spa.
È successo nel 2009, quando Saif, il figlio laureato a Londra, comprò per 11,8 milioni di euro una villa con otto camere e piscina a Hampstead.
Oppure nel 2008, quando il Colonnello, in Italia per il G8, si infatuò del borgo reatino di Antrodoco e promise di investire 16 milioni in un complesso alberghiero.
Sempre lui, secondo il professor Niblock, avrebbe finanziato il presidente dello Zimbabwe Mugabe e una tribù del Darfur negli anni ’90.
La ricchezza della Gheddafi Spa è sì sconfinata, ma anche contesa.
Un cablo del marzo 2009 rivela una guerra intestina tra gli otto rampolli con dettagli sufficientemente “squallidi per una soap opera”.
Una delle battaglie fratricide fu per il controllo della produzione locale della Coca-Cola. A
scannarsi furono Saif, con interessi nei media, Mohammed, il primogenito, e Saad, il calciatore mancato.
Oggi su un punto saranno d’accordo: spedire gli ultimi proventi in segreti off-shore.
Prima che arrivino le sanzioni di Europa e Onu.

Valeria Fraschetti
(da “La Repubblica“)

argomento: Costume, criminalità, denuncia, economia, emergenza, governo, Libia, Politica | Commenta »

« Previous Entries
Next Entries »
  • Destra di Popolo.net
    Circolo Genovese di Cultura e Politica
    Diretto da Riccardo Fucile
    Scrivici: destradipopolo@gmail.com

  • Categorie

    • 100 giorni (5)
    • Aborto (20)
    • Acca Larentia (2)
    • Alcool (3)
    • Alemanno (150)
    • Alfano (315)
    • Alitalia (123)
    • Ambiente (341)
    • AN (210)
    • Animali (74)
    • Arancioni (2)
    • arte (175)
    • Attentato (329)
    • Auguri (13)
    • Batini (3)
    • Berlusconi (4.297)
    • Bersani (234)
    • Biasotti (12)
    • Boldrini (4)
    • Bossi (1.222)
    • Brambilla (38)
    • Brunetta (83)
    • Burlando (26)
    • Camogli (2)
    • canile (4)
    • Cappello (8)
    • Caprotti (2)
    • Caritas (6)
    • carovita (170)
    • casa (247)
    • Casini (120)
    • Centrodestra in Liguria (35)
    • Chiesa (276)
    • Cina (10)
    • Comune (343)
    • Coop (7)
    • Cossiga (7)
    • Costume (5.587)
    • criminalità (1.403)
    • democratici e progressisti (19)
    • denuncia (14.532)
    • destra (573)
    • destradipopolo (99)
    • Di Pietro (101)
    • Diritti civili (276)
    • don Gallo (9)
    • economia (2.332)
    • elezioni (3.303)
    • emergenza (3.079)
    • Energia (45)
    • Esselunga (2)
    • Esteri (784)
    • Eugenetica (3)
    • Europa (1.314)
    • Fassino (13)
    • federalismo (167)
    • Ferrara (21)
    • Ferretti (6)
    • ferrovie (133)
    • finanziaria (325)
    • Fini (823)
    • fioriere (5)
    • Fitto (27)
    • Fontana di Trevi (1)
    • Formigoni (90)
    • Forza Italia (596)
    • frana (9)
    • Fratelli d'Italia (291)
    • Futuro e Libertà (511)
    • g8 (25)
    • Gelmini (68)
    • Genova (543)
    • Giannino (10)
    • Giustizia (5.787)
    • governo (5.804)
    • Grasso (22)
    • Green Italia (1)
    • Grillo (2.941)
    • Idv (4)
    • Immigrazione (734)
    • indulto (14)
    • inflazione (26)
    • Ingroia (15)
    • Interviste (16)
    • la casta (1.394)
    • La Destra (45)
    • La Sapienza (5)
    • Lavoro (1.316)
    • LegaNord (2.413)
    • Letta Enrico (154)
    • Liberi e Uguali (10)
    • Libia (68)
    • Libri (33)
    • Liguria Futurista (25)
    • mafia (543)
    • manifesto (7)
    • Margherita (16)
    • Maroni (171)
    • Mastella (16)
    • Mattarella (60)
    • Meloni (14)
    • Milano (300)
    • Montezemolo (7)
    • Monti (357)
    • moschea (11)
    • Musso (10)
    • Muti (10)
    • Napoli (319)
    • Napolitano (220)
    • no global (5)
    • notte bianca (3)
    • Nuovo Centrodestra (2)
    • Obama (11)
    • olimpiadi (40)
    • Oliveri (4)
    • Pannella (29)
    • Papa (33)
    • Parlamento (1.428)
    • partito del popolo della libertà (30)
    • Partito Democratico (1.034)
    • PD (1.188)
    • PdL (2.781)
    • pedofilia (25)
    • Pensioni (129)
    • Politica (37.586)
    • polizia (253)
    • Porto (12)
    • povertà (502)
    • Presepe (14)
    • Primarie (149)
    • Prodi (52)
    • Provincia (139)
    • radici e valori (3.685)
    • RAI (359)
    • rapine (37)
    • Razzismo (1.410)
    • Referendum (200)
    • Regione (344)
    • Renzi (1.521)
    • Repetto (46)
    • Rifiuti (84)
    • rom (13)
    • Roma (1.125)
    • Rutelli (9)
    • san gottardo (4)
    • San Martino (3)
    • San Miniato (2)
    • sanità (306)
    • Sarkozy (43)
    • scuola (354)
    • Sestri Levante (2)
    • Sicurezza (454)
    • sindacati (162)
    • Sinistra arcobaleno (11)
    • Soru (4)
    • sprechi (319)
    • Stampa (373)
    • Storace (47)
    • subappalti (31)
    • televisione (244)
    • terremoto (402)
    • thyssenkrupp (3)
    • Tibet (2)
    • tredicesima (3)
    • Turismo (62)
    • Udc (64)
    • Università (128)
    • V-Day (2)
    • Veltroni (30)
    • Vendola (41)
    • Verdi (16)
    • Vincenzi (30)
    • violenza sulle donne (342)
    • Web (1)
    • Zingaretti (10)
    • zingari (14)
  • Archivi

    • Febbraio 2026 (289)
    • Gennaio 2026 (653)
    • Dicembre 2025 (627)
    • Novembre 2025 (668)
    • Ottobre 2025 (651)
    • Settembre 2025 (662)
    • Agosto 2025 (669)
    • Luglio 2025 (671)
    • Giugno 2025 (573)
    • Maggio 2025 (591)
    • Aprile 2025 (622)
    • Marzo 2025 (561)
    • Febbraio 2025 (351)
    • Gennaio 2025 (640)
    • Dicembre 2024 (607)
    • Novembre 2024 (609)
    • Ottobre 2024 (668)
    • Settembre 2024 (458)
    • Agosto 2024 (618)
    • Luglio 2024 (429)
    • Giugno 2024 (481)
    • Maggio 2024 (633)
    • Aprile 2024 (618)
    • Marzo 2024 (473)
    • Febbraio 2024 (588)
    • Gennaio 2024 (627)
    • Dicembre 2023 (504)
    • Novembre 2023 (435)
    • Ottobre 2023 (604)
    • Settembre 2023 (462)
    • Agosto 2023 (641)
    • Luglio 2023 (605)
    • Giugno 2023 (560)
    • Maggio 2023 (412)
    • Aprile 2023 (567)
    • Marzo 2023 (506)
    • Febbraio 2023 (505)
    • Gennaio 2023 (541)
    • Dicembre 2022 (525)
    • Novembre 2022 (526)
    • Ottobre 2022 (552)
    • Settembre 2022 (584)
    • Agosto 2022 (585)
    • Luglio 2022 (562)
    • Giugno 2022 (521)
    • Maggio 2022 (470)
    • Aprile 2022 (502)
    • Marzo 2022 (542)
    • Febbraio 2022 (494)
    • Gennaio 2022 (510)
    • Dicembre 2021 (488)
    • Novembre 2021 (599)
    • Ottobre 2021 (506)
    • Settembre 2021 (539)
    • Agosto 2021 (423)
    • Luglio 2021 (577)
    • Giugno 2021 (559)
    • Maggio 2021 (556)
    • Aprile 2021 (506)
    • Marzo 2021 (647)
    • Febbraio 2021 (570)
    • Gennaio 2021 (605)
    • Dicembre 2020 (619)
    • Novembre 2020 (575)
    • Ottobre 2020 (638)
    • Settembre 2020 (465)
    • Agosto 2020 (588)
    • Luglio 2020 (597)
    • Giugno 2020 (580)
    • Maggio 2020 (618)
    • Aprile 2020 (643)
    • Marzo 2020 (437)
    • Febbraio 2020 (593)
    • Gennaio 2020 (596)
    • Dicembre 2019 (542)
    • Novembre 2019 (316)
    • Ottobre 2019 (631)
    • Settembre 2019 (617)
    • Agosto 2019 (639)
    • Luglio 2019 (654)
    • Giugno 2019 (598)
    • Maggio 2019 (527)
    • Aprile 2019 (383)
    • Marzo 2019 (562)
    • Febbraio 2019 (598)
    • Gennaio 2019 (641)
    • Dicembre 2018 (623)
    • Novembre 2018 (603)
    • Ottobre 2018 (631)
    • Settembre 2018 (586)
    • Agosto 2018 (362)
    • Luglio 2018 (562)
    • Giugno 2018 (563)
    • Maggio 2018 (634)
    • Aprile 2018 (547)
    • Marzo 2018 (599)
    • Febbraio 2018 (571)
    • Gennaio 2018 (607)
    • Dicembre 2017 (578)
    • Novembre 2017 (633)
    • Ottobre 2017 (579)
    • Settembre 2017 (456)
    • Agosto 2017 (368)
    • Luglio 2017 (450)
    • Giugno 2017 (468)
    • Maggio 2017 (460)
    • Aprile 2017 (439)
    • Marzo 2017 (480)
    • Febbraio 2017 (420)
    • Gennaio 2017 (453)
    • Dicembre 2016 (438)
    • Novembre 2016 (438)
    • Ottobre 2016 (424)
    • Settembre 2016 (367)
    • Agosto 2016 (332)
    • Luglio 2016 (336)
    • Giugno 2016 (358)
    • Maggio 2016 (373)
    • Aprile 2016 (307)
    • Marzo 2016 (369)
    • Febbraio 2016 (335)
    • Gennaio 2016 (404)
    • Dicembre 2015 (412)
    • Novembre 2015 (401)
    • Ottobre 2015 (422)
    • Settembre 2015 (419)
    • Agosto 2015 (416)
    • Luglio 2015 (387)
    • Giugno 2015 (396)
    • Maggio 2015 (402)
    • Aprile 2015 (407)
    • Marzo 2015 (428)
    • Febbraio 2015 (417)
    • Gennaio 2015 (434)
    • Dicembre 2014 (454)
    • Novembre 2014 (437)
    • Ottobre 2014 (440)
    • Settembre 2014 (450)
    • Agosto 2014 (433)
    • Luglio 2014 (436)
    • Giugno 2014 (391)
    • Maggio 2014 (392)
    • Aprile 2014 (389)
    • Marzo 2014 (436)
    • Febbraio 2014 (386)
    • Gennaio 2014 (419)
    • Dicembre 2013 (367)
    • Novembre 2013 (395)
    • Ottobre 2013 (446)
    • Settembre 2013 (433)
    • Agosto 2013 (389)
    • Luglio 2013 (390)
    • Giugno 2013 (425)
    • Maggio 2013 (413)
    • Aprile 2013 (345)
    • Marzo 2013 (372)
    • Febbraio 2013 (293)
    • Gennaio 2013 (361)
    • Dicembre 2012 (364)
    • Novembre 2012 (336)
    • Ottobre 2012 (363)
    • Settembre 2012 (341)
    • Agosto 2012 (238)
    • Luglio 2012 (328)
    • Giugno 2012 (287)
    • Maggio 2012 (258)
    • Aprile 2012 (218)
    • Marzo 2012 (255)
    • Febbraio 2012 (247)
    • Gennaio 2012 (259)
    • Dicembre 2011 (223)
    • Novembre 2011 (267)
    • Ottobre 2011 (283)
    • Settembre 2011 (268)
    • Agosto 2011 (155)
    • Luglio 2011 (207)
    • Giugno 2011 (263)
    • Maggio 2011 (273)
    • Aprile 2011 (248)
    • Marzo 2011 (255)
    • Febbraio 2011 (233)
    • Gennaio 2011 (253)
    • Dicembre 2010 (237)
    • Novembre 2010 (187)
    • Ottobre 2010 (159)
    • Settembre 2010 (148)
    • Agosto 2010 (75)
    • Luglio 2010 (86)
    • Giugno 2010 (76)
    • Maggio 2010 (75)
    • Aprile 2010 (66)
    • Marzo 2010 (79)
    • Febbraio 2010 (73)
    • Gennaio 2010 (74)
    • Dicembre 2009 (74)
    • Novembre 2009 (83)
    • Ottobre 2009 (90)
    • Settembre 2009 (83)
    • Agosto 2009 (56)
    • Luglio 2009 (83)
    • Giugno 2009 (76)
    • Maggio 2009 (72)
    • Aprile 2009 (74)
    • Marzo 2009 (50)
    • Febbraio 2009 (69)
    • Gennaio 2009 (70)
    • Dicembre 2008 (75)
    • Novembre 2008 (77)
    • Ottobre 2008 (67)
    • Settembre 2008 (56)
    • Agosto 2008 (39)
    • Luglio 2008 (50)
    • Giugno 2008 (55)
    • Maggio 2008 (63)
    • Aprile 2008 (50)
    • Marzo 2008 (39)
    • Febbraio 2008 (35)
    • Gennaio 2008 (36)
    • Dicembre 2007 (25)
    • Novembre 2007 (22)
    • Ottobre 2007 (27)
    • Settembre 2007 (23)
  • Febbraio 2026
    L M M G V S D
     1
    2345678
    9101112131415
    16171819202122
    232425262728  
    « Gen    
  • Leggi gli ultimi articoli inseriti

    • I SERVER ITALIANI SONO UN COLABRODO. SEI HACKER VENTENNI SONO INDAGATI DALLA PROCURA DI MILANO PER ACCESSO ABUSIVO A SISTEMA INFORMATICO E SOSTITUZIONE DI PERSONA: HANNO “BUCATO” IL SITO DEL VIMINALE, SI SONO APPROPRIATI DELLE CASELLE DI POSTA DI DUE POLIZIOTTI E UN CARABINIERE E HANNO RICHIESTO INFORMAZIONI FINANZIARIE A COLOSSI BIG TECH COME GOOGLE, MICROSOFT, AMAZON
    • CHE FINE FARA’ MATTEO SALVINI? TUTTI ASPETTANO L’OFFENSIVA DI ATTILIO FONTANA, MASSIMILIANO FEDRIGA E LUCA ZAIA (MA IL REGISTA È MASSIMILIANO ROMEO, POTENTE SEGRETARIO DELLA LEGA LOMBARDA)
    • ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA “NON È UN VOTO SU GIORGIA”, MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE
    • MANCANO AMBULANZE IN CALABRIA, MEZZI BLOCCATI DA MESI E ATTESE FINO A 30 MINUTI: COME GOVERNANO BENE I SOVRANISTI
    • PER LA PRIMA VOLTA UN TRIBUNALE ITALIANO, A BARI, HA CONDANNA UN GRUPPO DI MILITANTI DI CASAPOUND APPLICANDO LA LEGGE SCELBA, CHE VIETA LA RIORGANIZZAZIONE E LA MANIFESTAZIONE DEL DISCIOLTO PARTITO FASCISTA
    • LUCA ZAIA VICESEGRETARIO DELLA LEGA? E’ UN’IPOTESI CHE CIRCOLA NEL CARROCCIO MA L’EX GOVERNATORE DEL VENETO NON VUOLE UN RUOLO DI RAPPRESENTANZA MA OPERATIVO, CON DELEGHE DI PESO
  • Commenti recenti

    • Log In

      • Accedi
      • Feed dei contenuti
      • Feed dei commenti
      • WordPress.org
    • Credits: G.I





    Usiamo i cookie anche di terze parti autorizzate. Continuando a navigare su questo sito, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.
    PreferenzeCONTINUA
    Manage consent

    Privacy Overview

    This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
    Necessary
    Sempre abilitato
    Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. These cookies ensure basic functionalities and security features of the website, anonymously.
    CookieDurataDescrizione
    cookielawinfo-checbox-analytics11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics".
    cookielawinfo-checbox-functional11 monthsThe cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional".
    cookielawinfo-checbox-others11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other.
    cookielawinfo-checkbox-necessary11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary".
    cookielawinfo-checkbox-performance11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance".
    viewed_cookie_policy11 monthsThe cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data.
    Functional
    Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
    Performance
    Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
    Analytics
    Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
    Advertisement
    Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.
    Others
    Other uncategorized cookies are those that are being analyzed and have not been classified into a category as yet.
    ACCETTA E SALVA