Agosto 5th, 2015 Riccardo Fucile
SOLDI PUBBLICI CHE DOVRANNO PAGARE I CITTADINI: LA DIFFERENZA TRA USCITE CERTE ED ENTRATE DA VERIFICARE… PEGGIO DI HANNOVER 2000
Manca un miliardo e mezzo. È costata 2,4 miliardi di fondi pubblici, saranno recuperati soltanto 860 milioni.
Così Expo Milano 2015 si candida al record di maggiore insuccesso nella storia delle esposizioni universali dell’ultimo mezzo secolo.
A metà percorso, a tre mesi dalla fine, le cifre non sono definitive, ma cominciano a essere chiare.
Le uscite:per la costruzione del sito sono stati spesi, a fondo perduto, 1 miliardo e 200 milioni,più extra-costi per una cinquantina di milioni; i costi di gestione sono di 960 milioni; per i terreni sono stati spesi 160 milioni.
Totale: 2,4 miliardi di euro.
Le entrate previste: 200 milioni da biglietti; 380 milioni da sponsor e royalties; 280 milioni ricavati (si spera) dalla rivendita dei terreni.
Totale: 860 milioni.
Uscite (2,4 miliardi) meno entrate (860 milioni ) f anno 1,540 miliardi di euro che mancano all’appello e dovranno essere messi dai contribuenti.
La situazione ricorda quella di Hannover 2000, l’Expo ricordata come il flop del millennio: 18 milioni di visitatori invece dei 40 milioni previsti.
Presi dal panico, gli organizzatori misero in campo un’arma non convenzionale, Veronica Feldbusch, il sogno erotico del tedesco medio, reclutata come testimonial in una mega-campagna pubblicitaria.
Non bastò e l’esposizione chiuse con 1,2 miliardi di deficit.
Da noi si mettono in campo stratagemmi di marketing più austeri: 3,5 milioni di euro stanziati dal ministero dell’Istruzione per convincere le residue scolaresche recalcitranti a recarsi a Rho alla riapertura delle scuole; biglietti gratis ai pensionati in agosto, in piena canicola, a spese dell’Inps; ticket regalati la sera a chi sosta nei costosissimi parcheggi dell’esposizione.
Tutto ciò servirà forse a far crescere il numero dei visitatori, ma non a raddrizzare i conti.
Così si pensa già a come arginare il deficit: i tecnici Expo passeranno l’agosto a fare l’inventario di arredi e attrezzature alienabili per cercare di fare un po’ di cassa a fine evento.
IL BILANCIO DI GESTIONE
Cerchiamo dunque di chiarire, innanzitutto, il bilancio di gestione. Costi e ricavi dell’evento si sarebbero dovuti pareggiare, senza pesare sulle casse pubbliche.
Nella versione ufficiale, cioè quella del commissario Giuseppe Sala e stampa al seguito, la gestione dell’evento costa 800 milioni.
Si sarebbe dovuto raggiungere il pareggio con 24 milioni di biglietti al costo medio di 22 euro l’uno, totale 528 milioni, più 300 milioni da sponsorizzazioni (stand affittati alle aziende)e royalties(diritti sugli incassi di ristoranti e merchandising).
Ma gli ingressi non vanno come previsto.
Le stime sono state dunque riviste dalla stessa Expo, che ora parla di 20 milioni d’ingressi al prezzo medio di 19 euro, totale 380 milioni. Più 380 milioni di sponsorizzazioni (aumentate chissà come).
Farebbero 760 milioni: ma è pura fantasia.
Secondo gli ingressi reali pubblicati dal Fatto Quotidiano (5,4 nei primi tre mesi) è realistico ipotizzare 11 milioni di biglietti venduti nei sei mesi, con un ricavo (se il prezzo medio dichiarato da Expo è vero) di poco più di 200 milioni.
Aggiunti ai 380 milioni di sponsor e royalties (se i dati sono veri) fanno 580 milioni. Le spese di gestione sono molto più alte: non 800 milioni, come dichiarato da Expo, ma 960 milioni.
Una parte, infatti, non figura come spese di gestione perchè, finanziata con fondi statali, è stata contabilizzata come investimenti in infrastrutture, vale a dire in conto capitale—circostanza che ha fatto alzare il sopracciglio ai magistrati contabili.
Nei conti, insomma (960 milioni di uscite, 580 di entrate), mancano 380 milioni.
Si finisce in rosso anche a credere alle stime di Expo.
Se davvero venderanno 20 milioni di biglietti al prezzo medio di 19 euro, incasseranno 380 milioni che sommati ai 380 milioni di sponsor e royalties fanno 760 milioni: comunque 200 in meno delle uscite.
L’AFFARE DEI TERRENI.
C’è poi il “peccato originale”di Expo, il primo della storia realizzato su terreni privati: valevano 20 milioni, ma Arexpo, la società controllata da Regione e Comune, dai privati le ha comprate a 160 milioni, indebitandosi con una cordata di istituti di credito capeggiata da Banca Intesa.
Puntava a rivenderli, infrastrutturati, a 340 milioni.
L’asta del novembre 2014 è però andata deserta e ora si sta cercando disperatamente una soluzione per il futuro dell’area.
Alle vendite immobiliari , quando non si presenta nessuno, si riprova abbassando il prezzo: per i terreni di Expo si parla già di un ribasso di 60 milioni, che portano il prezzo di base a 280 milioni.
A Milano ci sono 500 mila metri quadrati di immobili invenduti nel solo terziario, non era dunque difficile prevedere l’esito della vicenda.
La cosa non è sfuggita alla Corte dei conti, che nella relazione su Expo del dicembre 2014 scrive: “Le dimensioni e i rischi commerciali del progetto sembrano scoraggiare il mercato, che già di per sè soffre una difficile crisi nelle operazioni di sviluppo,come quella che Arexpo si appresta a concludere”.
A FONDO PERDUTO.
Si è parlato poco, finora, dell’investimento per la realizzazione del sito di Rho. Sono 1,214 miliardi: 737 milioni pagati dallo Stato, 477 dagli enti locali (Regione Lombardia, Provincia e Comune di Milano, Camera di commercio).
La cifra non tiene conto degli extra-costi: varianti, riserve e penali chieste dalle imprese.
Le ultime stime li davano a 180 milioni. È materia di contenzioso, roba da avvocati. Al Padiglione Italia, che ha una contabilità separata, sono già stati riconosciuti 29 milioni di extra-costi, che sommati ai 63 messi a budget portano il conto a 92.
Ma va detto che quell’accordo è stato fatto a un mese dall’inaugurazione, con Expo che trattava con l’incubo dell’opera incompiuta.
Gianni Barbacetto e Marco Maroni
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 23rd, 2015 Riccardo Fucile
L’INCREDIBILE SPIEGAZIONE DEL COMMISSARIO SUL FLOP DELLE ENTRATE
È tutta colpa del caldo, se non si può sapere quanti sono i visitatori. 
Così almeno prova a spiegarla il commissario Giuseppe Sala.
Davanti alla più autorevole delle platee: nientemeno che il consiglio d’amministrazione di Expo spa.
Martedì 21 luglio, riunione del cda. La presidente Diana Bracco, i tre consiglieri e i tre sindaci ascoltano la relazione dell’amministratore delegato Sala sui nove punti all’ordine del giorno.
Il più “caldo” riguarda “l’andamento ingressi, dopo l’articolo apparso sul Fatto Quotidiano”. Cioè dopo la pubblicazione su questo giornale dei dati dei primi due mesi,di molto inferiori alle dichiarazioni del commissario: 1 milione e 800 mila visitatori in meno di quelli dichiarati da Sala a maggio e giugno.
Almeni il consiglio d’amministrazione può sapere la verità ?
No, risponde di fatto Sala, che inizia una confusa spiegazione sui tornelli bloccati dal Generale Estate. “La polemica del Fatto non mi riguarda” , dice.
Poi spiega che con il caldo estivo i computer collegati ai tornelli vanno in tilt e non registrano più gli ingressi.
E che la calura spesso impedisce anche la lettura elettronica del codice a barre sui ticket nei cellulari.
Non solo: “In alcune fasce orarie”, spiega Sala, “quando le code ai tornelli si allungano, o quando arrivano scolaresche o gruppi numerosi, faccio sospendere l’obliterazione elettronica per rendere più veloci gli ingressi”.
Conclusione: “I presenti non coincidono con i registrati”.
Così nessuno saprà mai quanti sono davvero i visitatori di Expo.
La spiegazione del commissario suona strana per più d’un motivo. Strana la vulnerabilità elettronica dei tornelli (ma come li hanno progettati, visto che sono costati ben 4,8 milioni di euro? Non hanno previsto che d’estate fa caldo?).
Strano che Sala non tenga conto degli ingressi, visto che una parte dei suoi emolumenti è legata ai risultati ottenuti.
Ma ancor più strano e anomalo è il fatto che il commissario si assuma la responsabilità di sospendere il controllo elettronico ai tornelli, impedendo così alla società e ai suoi azionisti (governo,Comune di Milano,Regione Lombardia, Camera di commercio) di avere i numeri esatti degli ingressi e di mantenere un monitoraggio costante dei visitatori anche per ragioni di sicurezza.
Gli altri punti rilevanti dell’ordine del giorno riguardavano l’assemblea nazionale del Pd che si è tenuta sabato 18 luglio nell’auditorium dell’esposizione universale (con polemiche perchè il consiglio d’amministrazione di Expo spa non ne era stato informato); l’avvio di transazioni con aziende che hanno lavorato per il Palazzo Italia (P&I, Nemesi, Castelli, Stylcomp) e che chiedono compensi maggiori di quanto pattuito; i rapporti con Arexpo (la società pubblica proprietaria delle aree ) e le bonifiche dei terreni.
Gianni Barbacetto
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 19th, 2015 Riccardo Fucile
ARRIVANO I SALDI: “VIENI IN AUTO, ENTRI GRATIS”… TRE MILIONI DI EURO LA PENALE
Niente sembra facile per questa Expo, tranne parcheggiare.
Visto l’afflusso di visitatori, così lontano dalle stime iniziali, tra le quattro aree attrezzate e i 22.550 posti disponibili c’è solo l’imbarazzo della scelta.
E ora c’è pure l’incentivo: a chi scarta i mezzi pubblici, la società Expo2015 offre in omaggio il biglietto d’ingresso serale del valore di cinque euro, con buona pace delle politiche di contenimento dello smog delle giunte Moratti e Pisapia.
Ma tocca anche capire cosa muove la generosa gratuità dell’ingresso per chi arriva in auto (il ticket parcheggio costa 12 euro), ultima carta “acchiappa-visitatori” di una manifestazione che si regge su numeri sempre più incerti.
Alla fine dei conti, i parcheggi di Expo agli italiani sono costati un sacco di soldi. Stabilire con esattezza quanti è impresa molto difficile.
Bisogna tornare indietro nel tempo di cinque anni, al Dpcm dell’1 marzo 2010 (scarica) che individuava le “opere essenziali” del dossier di candidatura di Milano del 2008.
In una tabella venivano indicati il fabbisogno di posti previsto, i costi e i tempi di realizzazione di quattro grandi aree in zone perimetrali al sito: due collocate a Rho, una ad Arese e una a Baranzate per un totale di 17mila posti auto e mille posti per bus.
Accanto alla colonna dei “costi” un totale di 71 milioni di euro, una cifra enorme.
Ma era la colonna dei sogni, perchè alla voce “fondi statali disponibili” c’era uno “zero” tondo tondo.
Il fatto è che a lungo si era sperato in un contributo attivo dei costruttori, immaginandoli pronti ad accollarsi costi e rischi dell’impresa di accogliere i visitatori in auto.
Presto si scoprirà però che era un’ipotesi irrealistica e che i parcheggi diventeranno la prima vera grana di Expo.
Gli investitori privati si sfilano perchè colpiti dalla crisi e perchè non vedono chiare garanzie sui ritorni economici e sulla monetizzazione delle strutture dopo il 2015.
Tre anni dopo il governo emana il decreto del 6 maggio 2013 (scarica) che nomina il commissario unico delegato del Governo per Expo e riepiloga il dettaglio degli investimenti per le opere infrastrutturali: i costi per realizzare le aree di parcheggio salgono a 84 milioni, ma le risorse pubbliche stanno ancora a zero, mentre “le cifre sono suscettibili di variazione in base all’apporto dei privati”, che non ci sarà mai.
Regione Lombardia a quel punto è costretta a sconfessare le sue stesse previsioni, ammettendo “l’impossibilità di localizzare i parcheggi remoti così come indicati nel dossier di candidatura”.
Il problema diventa poi lampante il 5 novembre 2013, a poco più di un anno dall’avio dell’evento, in occasione di un Tavolo Expo Lombardia alla presenza del governo (ministri Lupi e Orlando, insieme al sottosegretario all’Expo Maurizio Martina), del governatore della regione Roberto Maroni con il suo vice Mario Mantovani e il vicesindaco di Milano Lucia De Cesaris (che ha lasciato la giunta proprio questa settimana).
E’ emersa allora con chiarezza “l’impossibilità di coinvolgere i privati nella realizzazione dei parcheggi” che da progetto avrebbero dovuto essere costruiti in prossimità dei padiglioni.
Si deve attrezzare di corsa un piano B, a costi ridotti e tempi possibili.
Le ipotesi di localizzazione del dossier finiscono nel cassetto, ne spuntano di nuove, fondate stavolta sulla localizzazione di parcheggi remoti oltre il territorio dei Comuni immediatamente adiacenti all’area Expo, ponendo come criterio di selezione un tempo di accesso al sito contenuto in 20-25 minuti.
Si ripiega allora su parcheggi connessi al sito col treno (Rho Fiera) e su altri da connettere con navette, possibilmente su aree già di proprietà pubblica o oggetto di trasformazione.
La nuova soluzione chiama in causa i singoli comuni in un affastellamento di accordi di programma, atti integrativi, varianti di progetto e delibere di spesa che rendono praticamente impossibile tirare la riga dei consuntivi.
Viene spianata l’area ex Alfa di Arese, a circa 10 km dalla manifestazione, sotto 31mila mq di cemento che offrono 11mila stalli.
Altri 10mila posti arrivano dal parcheggio di Fiera Milano, 1500 dal parcheggio Trenno e via dicendo. Ma sapere quanto si è speso per farlo è impossibile.
Siccome però Expo era già un successo planetario prima che iniziasse, si pensò che neppure quelli bastavano.
Il Direttore generale Giuseppe Sala, sempre a fine 2013, propone una variante in corso d’opera (scarica): oltre ai parcheggi previsti, suggerisce di realizzarne un altro a Cascina Merlata, a 500 metri dai cancelli, che permettesse di raggiungere l’area espositiva con una passerella da percorrere a piedi.
I fondi vengono stanziati con il “Destinazione Italia”, un decreto last-minute emanato il 23 dicembre 2013 (n. 145). Si tratta di 900 posti in tutto e per realizzarli vengono stanziati 31 milioni di euro, 34mila euro a posto (vuoto). Tutti a carico dei contribuenti.
LE PENALI
Se poi i parcheggi non si riempiono c’è un altro conto da pagare.
La società pubblica dovrà sborsare altri soldi. Il bando per la gestione delle aree, vinto dal gruppo Arriva (partecipato da Deutesche Bahn), vincola infatti Expo Spa a garantire la differenza dei mancati incassi sotto una determinata soglia di guadagno.
Il budget dei costi di gestione delle aree di Arese, Merlata e del servizio di navette da quelle di Trenno e Fiera Milano arriva a circa 11 milioni di euro.
Se non saranno coperti dagli incassi dei parcheggi, dice la clausola contrattuale, sarà cura della Spa pubblica integrare per 3 milioni di euro.
Da qui, l’offerta dell’ultimo minuto degli organizzatori al motto: “Cari visitatori: non pagate l’ingresso, pagate il parcheggio”. Purchè paghiate.
Ecco perchè parcheggiare all’Expo sarà anche facile, ma di “gratis” non c’è proprio nulla.
Thomas Mackinson
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 16th, 2015 Riccardo Fucile
IL “FATTO” PUBBLICA I NUMERI VERI DEGLI INGRESSI ALL’EXPO, GIORNO PER GIORNO
Il commissario Giuseppe Sala continua a mentire sui numeri Expo. 
“C’è trasparenza totale”, dichiara. Ma su quanti sono i visitatori c’è il buio più fitto. Pubblichiamo dunque i file degli ingressi giorno per giorno di maggio e giugno. Dimostrano la falsificazione dei dati.
Sala ha dichiarato che a maggio erano 2,7 milioni, invece sono 1.927.600 (772.400 in meno).
A giugno 3,3 milioni, invece sono 2.258.450 (1.041.550 in meno).
I dati che pubblichiamo sono comunque “expottimisti”, perchè i tornelli registrano democraticamente anche chi lavora nel sito, gli addetti ai padiglioni, i volontari, i vigilanti e gli omaggi: sono almeno 10 mila persone al giorno, circa 300 mila ingressi al mese.
Tolte queste, i visitatori veri, quelli che pagano un biglietto, non sono più di 1,6 milioni a maggio e 1,9 a giugno: non più di 3,5 milioni nei primi due mesi di Expo.
Dopo i primi dati diffusi dal Fatto quotidiano, mentre i giornaloni restavano zitti e facevano finta di non vedere e non sentire, la politica si è decisa a chiedere a Sala la verità sugli ingressi Expo, un dato difeso come si trattasse di un segreto politico-militare.
Il presidente del Consiglio comunale di Milano, Basilio Rizzo, ha scritto una lettera al prefetto, chiedendo quanti siano davvero i visitatori.
Alle richieste di trasparenza si sono via via aggiunti i rappresentanti di Forza Italia e di Alleanza nazionale.
Ora si sta muovendo anche la Lega: l’avvocato Domenico Aiello, che rappresenta Regione Lombardia nel consiglio d’amministrazione di Expo spa, uomo di fiducia del presidente Roberto Maroni, ha chiesto di mettere all’ordine del giorno del prossimo cda, il 21 luglio, anche “l’andamento ingressi (articolo apparso sul Fatto, in ordine alla polemica del consigliere Rizzo)”.
Che cosa risponderà Sala al rappresentante della Regione, che con il Comune di Milano è il grande azionista di Expo?
Continuerà a dire che va tutto bene? Negherà i dati veri anche al cda?
Maroni mostra segni d’insofferenza nei confronti di Sala anche a proposito di altre tre questioni, sulle quali ha chiesto di fare chiarezza nel prossimo consiglio d’amministrazione: quella delle bonifiche (non fatte?) dei terreni Expo, come denunciato in una lettera al presidente della Regione inviata dal gruppo Cinquestelle al Pirellone; quella dell’affidamento senza gara a Oscar Farinetti (Eataly) dei ristoranti regionali dell’esposizione; e quella dell’assemblea nazionale del Pd che si terrà dentro Expo.
Sala ha già risposto sull’assemblea Pd: “I regolamenti non prevedono alcun divieto di ospitare all’interno del sito espositivo, in idonea location, il congresso di un partito. Non vi è pertanto la base legale per rispondere negativamente alla richiesta, dal momento che saranno applicate le tariffe normalmente corrisposte per i numerosissimi soggetti che hanno già organizzato o programmato appuntamenti nel corso dei sei mesi dell’Esposizione Universale. Tutti i partecipanti inoltre acquisteranno regolarmente i biglietti di ingrasso ad Expo 2015”.
Così: Sala scrive freudianamente “ingrasso” invece che “ingresso”.
Poi cita i già avvenuti o programmati convegni di Confindustria, Coldiretti, Confagricoltura, Consob e Caritas.
E rivela che il Pd pagherà per l’auditorium 20 mila euro al giorno, per gli allestimenti e il catering tratterà “direttamente con il gestore dello spazio (Fiera Milano-Mico)”.
E i biglietti li acquisterà “da nostri rivenditori”. Non dice però a quanto.
Intanto i supersconti continuano.
Biglietti addirittura gratis per chi ha un imponibile inferiore ai 10 mila euro, con accredito attivo da ieri sul sito dell’Inps.
Trenitalia partecipa alla promozione offrendo agli accreditati biglietti a metà prezzo su Frecce o Intercity per Milano. “I visitatori”, ha dichiarato Sala, “non sono inferiori alle attese”.
Veramente arduo da dimostrare, visto che le previsioni erano di 4,1 milioni per maggio e 4,7 per giugno.
Luglio sta andando anche peggio. E l’imbarazzo sta contagiando anche gli amministratori pubblici (Atm trasporti, Ansa rifiuti, Trenord treni regionali…) costretti a organizzare i servizi sulla base di dati drogati.
Grave soprattutto la situazione di Trenord, che ha ridotto i servizi ai pendolari per mandare a Expo treni che arrivano e ripartono sempre vuoti.
Gianni Barbacetto
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 15th, 2015 Riccardo Fucile
TUTTI ZITTI PER COPRIRE IL FLOP DELLE PRESENZE
“I numeri nel dettaglio non li diamo”. Niente da fare, le bocche rimangono ultra cucite. 
Questa volta il segreto impossibile da violare è sui visitatori che arrivano a Expo in treno.
La settimana scorsa il commissario unico Giuseppe Sala ha sostenuto in un comunicato che la rete ferroviaria è utilizzata da circa il 30% dei 6,1 milioni di persone che secondo lui sono entrate nel sito di Milano-Rho a maggio e giugno.
Un dato gonfiato, perchè gli ingressi totali sono stati intorno ai 4 milioni, come ha rivelato il Fatto Quotidiano.
Ma Michele Mario Elia, amministratore delegato del gruppo Ferrovie dello Stato, è corso subito in aiuto di Sala: “Si parlava di 20 milioni di visitatori e per noi
si indicava un 30%. Tra Trenord e il parco Trenitalia siamo in linea con le previsioni”. La sua dichiarazione però chiarisce ben poco sul numero effettivo di persone arrivate in treno.
Innanzitutto la previsione sugli ingressi, e quindi sulle persone che arrivano al sito, era di 24 milioni, maggiore dunque dei 20 milioni di visitatori citati da Elia, perchè Expo ha supposto che alcuni visitatori potessero andare all’esposizione più di una volta. Così per i primi due mesi erano previsti 7.610.000 ingressi.
Ora, il 30% di 7.610.000 è 2.283.000, un numero addirittura più ottimistico di quello di Sala.
Al commissario unico, infatti, risulterebbero calcolatrice alla mano 1.830.000 arrivi via ferrovia, mettendo insieme Trenord, i cui treni grazie al passante ferroviario sono quelli più numerosi, Trenitalia, Italo, che per ammissione della stessa azienda dà un apporto trascurabile, e pure le compagnie francesi e svizzere.
Che Elia abbia esagerato nel dare ragione a Sala?
“Intendeva dire che in treno sono arrivati 1,7-1,8 milioni di visitatori, confermando il numero di Expo”, rispondono da Ferrovie dello Stato, la holding pubblica che controlla Trenitalia.
Bene, ora danno una forbice che rivede leggermente al ribasso la stima di Sala.
Ma è così difficile avere il numero preciso?
Anzi, è possibile avere il dato spacchettato e sapere quanti passeggeri sono arrivati con Trenitalia e quanti sono arrivati con Trenord?
“L’azienda non darà ulteriori numeri”, rispondono da Ferrovie dello Stato.
E perchè? “Non forniamo numeri nel dettaglio”.
Analoga la posizione di Trenord, a sua volta partecipata da Trenitalia e da Ferrovie Nord Milano (controllata da Regione Lombardia): “I dati li abbiamo dati a Expo. E non li diamo a nessun altro”.
Punto e basta, discorso chiuso. Alla faccia della trasparenza.
Così al momento l’unica certezza è sul numero di arrivi in metropolitana, diffusi dall’assessore milanese Pierfrancesco Maran a conferma di un precedente comunicato dell’azienda di trasporto Atm: 1.563.000 persone scese dai vagoni della linea 1 nei primi due mesi di esposizione.
“Quello dei passaggi ai tornelli dell’Atm è l’unico dato concreto”, commenta il presidente del consiglio comunale di Milano Basilio Rizzo. “Visto che altri tornelli sono al sito, perchè non ci danno il dato sugli ingressi giorno per giorno? Se non ce li hanno, è ancora peggio: vuol dire che in uno dei luoghi più controllati d’Italia in realtà non c’è alcun controllo”.
Rizzo, che da settimane si batte per avere maggiore trasparenza, ha scritto al prefetto per chiedere i numeri reali e ne fa anche una questione di buona amministrazione, visto che numeri inferiori alle attese imporrebbero di correre ai ripari.
Cosa vera anche per Atm: “Se i dati sono questi, che senso ha continuare a mantenere un servizio sovradimensionato con costi assai elevati? — si domanda — tanto più che quello investito è denaro pubblico”.
Luigi Franco
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 8th, 2015 Riccardo Fucile
RIZZO: “E’ OFFENSIVO CHE NON CI COMUNICHINO I DATI DEI VISITATORI, VISTO CHE HANO SPESO SOLDI PUBBLICI”
“I numeri dei visitatori comunicati da Expo non tornano. La mancanza di trasparenza dimostrata
sinora è un fatto grave”.
Basilio Rizzo è il presidente del consiglio comunale di Milano. Storico esponente della sinistra milanese, ha sempre messo al centro della propria attività politica la denuncia dei principali casi di corruzione e malaffare che hanno colpito la città , sin dai tempi dello scandalo delle aree d’oro, il primo in cui fu coinvolto il costruttore Ligresti.
Da settimane Rizzo si batte perchè il commissario unico di Expo Giuseppe Sala comunichi i dati senza omissioni (una richiesta rilanciata anche dall’assessore Pierfrancesco Majorino).
“Chiedere trasparenza non è un capriccio, perchè consentirebbe a noi amministratori di conoscere qual è la reale situazione, che incide sui bilanci pubblici. E di correre in tempo ai ripari, se necessario”.
Sala parla di 6 milioni di visitatori nei primi due mesi. Perchè è un numero irragionevole?
Atm (l’azienda di trasporto milanese, ndr) ha scritto in un comunicato che in media di sabato scendono alla fermata di Rho Expo del metrò intorno ai 30mila passeggeri. Il sabato è il giorno di maggiore affluenza e la maggior parte dei visitatori arriva in metrò. In treno invece arriva poca gente e i parcheggi sono desolatamente vuoti, tanto che si sono dovuti inventare l’ingresso serale gratuito per chi arriva in auto. Partendo da queste considerazioni non si arriva certo ai dati comunicati ufficialmente da Expo, a meno che tutti gli altri visitatori vengano paracadutati sul sito.
Quanti sono allora i visitatori?
Se prendiamo il dato Atm, una stima ragionevole degli ingressi di chi è arrivato in metrò nei primi due mesi è di 1,6 milioni. Se anche li moltiplicassimo per tre ipotizzando che il grosso del flusso arrivi in treno, pullman o con mezzi propri, siamo sotto ai numeri che dà Expo.
Un flop, insomma.
In realtà sono convinto che il successo o il fallimento di Expo non dipenda dal numero dei visitatori. Ma dai contenuti, che per il momento sono mancati: la centralità del tema della nutrizione non c’è ed Expo è diventata una fiera campionaria.
Anche se il successo non dipende dai visitatori, sui numeri Expo è tutt’altro che trasparente. C’è voluto addirittura un mese per avere il primo dato ufficiale, quello su maggio. E ora la sua credibilità è in dubbio.
La teoria per cui non comunicano i dati è offensiva. Dicono di non darli perchè i numeri vanno interpretati, non vogliono che si creino timori. È come se ci fosse il ministero della cultura popolare che stabilisce che cosa i cittadini possano sapere e che cosa non possano sapere. Hanno stabilito che i dati li possono avere solo gli illuminati. È una mancanza di rispetto verso l’intelligenza dei cittadini.
Sembra un mancanza di rispetto anche verso l’intelligenza degli amministratori, visto che non li danno nemmeno a lei che li chiede da settimane.
Già , come se fossi un suddito, anzichè un rappresentante dei cittadini. Una persona da educare, un minus habens a cui si possono dire solo alcune cose. Eppure conoscere i dati sugli ingressi non è un capriccio, ma un’esigenza di trasparenza e di buona amministrazione. Se va fatto il 3 per 2 dei biglietti perchè entra meno gente del previsto, dobbiamo iniziare a farlo subito. Altrimenti dobbiamo trovare risorse altrove.
Dicono però che la gente sia contenta di andare all’Expo.
Anch’io quando andavo alla fiera campionaria ero contento. Però dobbiamo chiederci quanti soldi pubblici abbiamo speso per organizzare questo tipo di Expo.
Soldi pubblici che ora si rischia di non recuperare più?
Dagli ingressi dipende anche il bilancio di Expo e di conseguenza quello del Comune. Chi pagherà l’eventuale deficit? I cittadini milanesi. La stessa frequenza dei treni del metrò è stata tarata sul numero di visitatori previsto. Ma se ora arriva meno gente, l’amministrazione dovrebbe saperlo. In modo da intervenire in tempo, per evitare che si sprechi altro denaro pubblico.
Luigi Franco
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 4th, 2015 Riccardo Fucile
ALLO IAMB DI BARI (IN DOPPIA VESTE DI GIUDICE E PREMIATO NELLE GARE PER IL PIANO DI SVILUPPO SOSTENIBILE DA ESPORRE A PADIGLIONE ITALIA) ASSEGNATI I LAVORI A CHIAMATA DIRETTA
Un contratto da 1,3 milioni di euro assegnato senza gara. 
Per Expo la storia si ripete.
Oscar Farinetti non è l’unico a essersi assicurato un appalto senza confrontarsi con altri concorrenti.
Lo stesso beneficio è toccato anche al Politecnico di Milano e all’Istituto agronomico mediterraneo di Bari (Iamb), interessato di recente dalle indagini sulla Xylella fastidiosa, il batterio che ha colpito gli ulivi del Salento.
Ai due enti sono state infatti affidate l’ideazione e la gestione di Feeding knowledge, uno dei progetti finalizzati a riempire di contenuti lo slogan “nutrire il pianeta, energia per la vita”.
Tutto regolare? Qualche dubbio viene, a vedere la parsimonia con cui i soggetti coinvolti forniscono informazioni sui dettagli economici dell’accordo.
Partiamo però dal progetto.
Iamb e Politecnico hanno lavorato alla raccolta e alla divulgazione delle ‘best practice’ sviluppate in giro per il mondo in ambito di sicurezza alimentare.
In tutto ne sono state individuate più di 700, poi messe a gara per scegliere quelle migliori da esporre al Padiglione Zero, uno degli spazi più importanti del sito di Milano-Rho. Come già raccontato da ilfattoquotidiano.it, la gara ha avuto come protagonista indiscusso lo stesso Iamb, che non si è limitato a svolgere il ruolo di organizzatore, ma è stato anche arbitro e giocatore.
Ben sei membri sui 18 della commissione di pre-valutazione provenivano infatti dallo Iamb e dal Ciheam, l’organismo intergovernativo di cui lo Iamb è la struttura operativa italiana.
Sui 18 progetti vincitori, inoltre, tre avevano come promotore o partner lo Iamb, che in tutto ne ha presentati una trentina.
Un conflitto di interessi che ha portato una delle aziende escluse dalla premiazione, la pugliese Emitech, a presentare una denuncia in procura a Milano.
A questo aspetto se ne aggiunge un altro: l’affidamento dei lavori a Iamb e Politecnico è avvenuto senza alcun bando pubblico.
Eppure l’importo è piuttosto consistente: 1,3 milioni di euro. Un numero a cui ilfattoquotidiano.it è arrivato con una certa fatica.
Inutile infatti chiedere il valore del contratto a Iamb e Politecnico. Cosimo Lacirignola, segretario generale del Ciheam, l’ha buttata sul “rispetto istituzionale verso Expo.
Sono loro a dover dare questa informazione. Alla cifra che le daranno, aggiunga un 20%, la quota di cofinanziamento che spetta a noi”.
Parole a cui è seguita poche ore dopo un’email dell’ufficio stampa del Ciheam, che invece rivolgeva il proprio rispetto “nei confronti dell’autorità giudiziaria”, in virtù “della (da lei riferita) tendenza di indagini da parte dei ‘pm di Milano’”.
Analoghe le argomentazioni usate come schermo dal Politecnico: “La risposta dovrebbe darla Expo. O in seconda battuta lo Iamb, visto che il nostro ruolo è stato defilato”.
Una risposta, alla fine, Expo l’ha data. Dopo un po’ di insistenza, però. E dopo una prima nota che ometteva qualsiasi riferimento ai dettagli economici del contratto.
Ma come mai un progetto da 1,3 milioni di euro è stato affidato senza gara?
“L’accordo in questione è un contratto di ricerca a rimborso costi”, risponde la società di Giuseppe Sala, sostenendo che tale tipologia è esclusa dall’applicazione del Codice dei contratti pubblici.
Per giustificare la scelta, Feeding knowledge viene definito “un programma di ricerca, finalizzato a creare gli strumenti tecnologici e cognitivi che consentano di migliorare l’accesso e lo sviluppo delle conoscenze per la ricerca e l’innovazione nell’ambito della sicurezza alimentare”.
Sarà . Ma dal Politecnico fanno sapere di essersi limitati allo sviluppo della piattaforma informatica che fa da contenitore alle best practice, un lavoro di “consulenza tecnica”.
E perchè anche quella dello Iamb non è stata considerata una consulenza?
La domanda rimane aperta, con una sola certezza: di bandi pubblici non ce ne sono stati. E non vale come giustificazione il fatto che Iamb e Politecnico non siano aziende private. Nei mesi scorsi infatti l’Autorità nazionale anticorruzione di Raffaele Cantone ha vietato ad Arexpo, la società proprietaria delle aree Expo, di affidare all’università degli Studi di Milano e allo stesso Politecnico una consulenza sul destino del sito a esposizione conclusa, imponendo la pubblicazione di un bando da 90mila euro.
Nel caso di Feeding knowledge il valore del contratto è pure ben più consistente.
L’Anac però fa sapere di non poter entrare nel merito della questione, dal momento che l’accordo è stato siglato a luglio 2012.
Prima cioè che il governo incaricasse Cantone di vigilare sugli appalti di Expo.
Luigi Franco
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 2nd, 2015 Riccardo Fucile
L’APERTURA SERALE A BASSO PREZZO FA CROLLARE IL FATTURATO DEL 30%
La luna di miele non è neppure iniziata. 
Tanto che, due mesi dopo l’inizio di quel matrimonio destinato a durarne sei, per i gestori di ristoranti e locali di Milano, “Expo e la città sembrano separati in casa”, con il primo coniuge che “stressa l’aspetto affaristico della manifestazione “, e il secondo che “subisce, quasi indifferente, incapace di recuperare il forte ruolo che, invece, gli compete”. Uno scontro frontale.
È questa l’accusa che arriva, durissima, dai commercianti milanesi: che l’evento non solo non stia producendo gli effetti sperati, ma anzi avrebbe ripercussioni negative sugli affari. Ad eccezione di piazza Duomo e della nuova Darsena, in “tutte le altre realtà , comprese alcune zone della movida, i locali hanno visto una diminuzione di fatturato anche del 30 per cento”, in media del 18,3, scandisce il presidente Epam (l’associazione dei pubblici esercizi) Lino Stoppani.
E la colpa sarebbe “dell’apertura serale di Expo “, che sta “avendo un effetto letale sulle nostre attività “. Un evento “troppo commerciale”.
Un po’ meglio andrebbe agli alberghi, con risultati positivi ma non come sperato.
I ristoratori non hanno mai digerito l’Expo by night: la possibilità con un biglietto serale molto conveniente – 5 euro invece di 34 – di entrare dopo le 19.
Un effetto movida ampliato dopo che il commissario Giuseppe Sala ha spostato nel week end le lancette dalle 23 a mezzanotte.
Un’ora in più di spettacoli e affari per i ristoranti dei padiglioni.
Gli ingressi serali rappresenterebbero ormai circa il 15 per cento delle presenze giornaliere.
È anche così che Expo ha archiviato i primi due mesi con “oltre sei milioni di visite”, ha annunciato Sala.
Dai 2,7 milioni di ingressi di maggio ai 3,4 di giugno. Numeri che, per ora, non permettono di immaginare il traguardo finale dei 24 milioni di biglietti.
Ma il commissario festeggia: “Expo è un successo e il livello di soddisfazione è molto alto”.
Anche il premier Matteo Renzi dice: “Expo sta andando benissimo”.
Sala si è inventato iniziative per aprire a tutti e il più possibile le porte: dalle promozioni per i parcheggi alle visite gratis per gli anziani poveri ad agosto.
Tutte criticate dai commercianti. L’affondo dei gestori: “Il Comune non può rimanere insensibile e neutrale”.
Perchè il problema riguarderebbe “la città che deve contrastare le invasioni di una Organizzazione che ha usato fondi pubblici e quindi non può continuare ad avere una caratterizzazione privatistica del business “.
Ma il Comune, con l’assessore al Commercio Franco D’Alfonso, replica: “La città è viva. Aspettiamo i numeri veri”.
Alessia Gallione
(da “La Repubblica“)
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Giugno 27th, 2015 Riccardo Fucile
A PALAZZO ITALIA DEVONO INTERVENIRE I VIGILI DEL FUOCO CON L’ASCIA
Tra tutti gli intoppi possibili, è successo forse il peggiore. 
Il premier italiano Matteo Renzi e il presidente della Repubblica del Kazakistan Nursultan Nazarbayev sono rimasti chiusi in ascensore, per diversi minuti, dentro Palazzo Italia.
A liberarli i vigili del fuoco, in presidio costante dentro Expo, che sono intervenuti armati di ascia per evitare che l’intoppo si trasformasse in un vero incidente diplomatico.
L’ episodio è caduto verso le 14, proprio al termine del business forum italo-kazako in cui grandi aziende dei due Paesi hanno siglato contratti commerciali per 600 milioni di dollari.
A confermare quanto accaduto, scherzandoci su, anche il commissario unico di Expo 2015 Giuseppe Sala: “Come succede nelle case di ognuno di noi, ogni tanto gli ascensori si bloccano. E noi abbiamo avuto la fortuna che si sia bloccato proprio con Renzi e Nazarbaev dentro. È il bello della diretta”.
E pure Renzi ci ha scherzato sopra: “Abbiamo stretto i rapporti con il Kazakistan…”, ha detto, un paio d’ore dopo l’episodio.
Proprio il capitolo commerciale – con la presenza tra gli altri dell’ad dell’Eni Claudio Descalzi – aveva creato una certa tensione intorno al vertice italo-kazako, più della norma degli incontri diplomatici di Expo.
Di certo l’incidente non avrà giovato.
Ma la giornata non è stata però solo dedicata agli affari e proprio Renzi ha voluto, nel suo discorso, rimarcare altre priorità : “Prima del business viene un altro motivo di unione e cooperazione. Italia e Kazakistan condividono un’idea di lotta al terrorismo, pace universale, ascolto e inclusione culturale. E in questo momento c’è bisogno che tutti i Paesi dell’area euro-asiatica cooperino per la pace contro il terrorismo e il fanatismo che in queste ore e in questi giorni ha fatto i danni che conosciamo, tra Tunisia, Francia e Kuwait”.
(da “La Stampa”)
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