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EXPO, SALA AMMETTE IL FLOP: SOLO 1,9 MILIONI DI VISITE A MAGGIO, IL 50% IN MENO DI QUELLE PREVENTIVATE

Maggio 30th, 2015 Riccardo Fucile

LE PREVISIONI PIÙ PESSIMISTE ERANO DI 3,6 MILIONI DI INGRESSI, QUASI IL DOPPIO

Ora anche il gran capo di Expo ammette il flop: “È abbastanza realistico il dato di 1.900.000 visitatori dall’inaugurazione a oggi”, dice Giuseppe Sala, confermando la cifra diffusa ieri da Federalberghi.
Ma come? Pochi giorni fa era stato fatto filtrare il “primo successo” dell’esposizione universale: 3 milioni di visitatori del mese di maggio. Non era vero.
Le previsioni ufficiali per il primo mese erano comunque più alte: 4.200.000 ingressi nei documenti Expo più ottimistici, 3.600.000 in quelli più cauti.
Tutto sbagliato: siamo sotto i 2 milioni e ora ad ammetterlo è il Grande Timoniere dell’esposizione. Il Fatto è gufo? No, troppo “expottimista ”
Dunque erano perfino troppo generose ed expottimiste anche le cifre calcolate dal Fatto quotidiano, 2.500.000 visitatori, con la valutazione che fossero il 30 per cento in meno rispetto alle previsioni. È peggio.
Siamo in realtà  vicini al meno 50 per cento.
Questo spiega l’incredibile embargo, ancora vigente, dei numeri che riguardano non soltanto gli ingressi al sito, ma anche i biglietti del metrò e la raccolta della spazzatura.
La resa dei conti è ancora lontana, anche perchè si può sempre sperare che, dopo il primo mese nero, la situazione migliori.
Ma qualcuno già  ha cominciato a protestare con Sala e a chiedergli conto di alcuni errori: sono i Paesi (soprattutto l’Oman e la Russia), le organizzazioni e gli operatori confinati nell’area Est del sito, tra il cardo e l’ingresso Roserio.
La protesta dei “confinati ”: l’Ingresso Est non funziona
Inferociti gli espositori a pagamento, come la Birra Moretti e la Fiera di Bologna. Questa ha dato a Expo 7 milioni di euro per poter gestire l’area che va dall’Ingresso Est fino all’Albero della vita.
Le urla del presidente di FieraBologna si sono sentite fin da fuori del luogo dove è avvenuta una burrascosa riunione in cui i “confinati” del settore Est hanno rinfacciato a Sala un’altra promessa non mantenuta: quella secondo cui il 35 per cento dei visitatori di Expo sarebbe entrato dall’Ingresso Est, venduto come uno dei più ricettivi, con i suoi oltre trenta tornelli.
Dall’Ingresso Est invece non entra quasi nessuno, perchè i visitatori arrivano in maggioranza (in metrò e in treno) dalla parte opposta, dall’Ingresso Ovest, un chilometro e mezzo più in là , e pochissimi arrivano alla zona dove sorge la Collina Mediterranea, sempre deserta, lo spazio di Slow Food e il Parco della Biodiversità .
La Fiera di Bologna ha fatto in Expo un investimento consistente per realizzare e gestire il Parco della Biodiversità , che è quel che resta del vecchio progetto dell’Orto Planetario, la prima idea che era stata pensata per l’esposizione. Resta l’area più “educativa” e coerente con il tema di Expo 2015, “Nutrire il pianeta, energia per la vita”.
FieraBologna ospita anche spazi commerciali, tra cui lo Shop Natura Sì e Alce Nero Pizza Bio. Clienti zero.
Si possono consolare con un cliente eccellente, il commissario Sala, che spesso mangia lì la pizza biologica, forse contando proprio sul fatto che non sarà  disturbato Il flop assoluto dell’Ingresso Est, oltre a scatenare le proteste di Paesi ed espositori, pone più di un problema.
Quello dei parcheggi, per esempio. Sono costati parecchi milioni di soldi pubblici, ma sono utilizzati solo al 10 per cento, cioè sono vuoti al 90.
Pochissimi visitatori vanno a Expo in auto, perchè i parcheggi sono non solo costosi (12,50 euro), ma anche lontanissimi, ad Arese, e costringono chi arriva a lasciare l’auto e poi fare 20 minuti di viaggio in navetta, prima di arrivare al famoso Ingresso Est.
I pullman delle scuole e dei pensionati potrebbero invece arrivare comodamente fino al parcheggio a pochi metri dell’Ingresso Est.
Ma sono dirottati per lo più all’ingresso Sud, quello di Cascina Merlata, obbligando bambini e anziani a fare centinaia di metri e molte scale in salita e in discesa, sotto il sole, prima di raggiungere i tornelli (e vedere l’unico marchio che svetta: quello di McDonald’s).
Il superponte da 100 milioni per poche decine di taxi Il terzo problema è un vero scandalo: il superponte.
È costato 100 milioni di euro e scavalca le autostrade per collegare Milano all’Esposizione universale. Ma è precluso alle auto, che devono fare altre più arzigogolate strade per arrivare fino ai parcheggi di Arese.
Possono passarci solo i taxi, che sono poche decine al giorno: è la corsia preferenziale più costosa al mondo.
Comunque la bassa affluenza è nutrita da errori di concezione del sito e della viabilità  per raggiungerlo.
A protestare, per ora, sono i padiglioni segregati e i poveri espositori bolognesi.
Ma Sala è sereno. Si consola con i biglietti venduti, 11 milioni secondo le sue dichiarazioni, addirittura 15 milioni secondo Matteo Renzi, che non si fa battere da nessuno.
Sono biglietti distribuiti ad agenzie di viaggio e grossi dealer, non ancora ai visitatori in carne e ossa.
Sul numero degli ingressi del primo mese, invece, resta ancora il segreto di Fatima. Pressato dalle richieste, il commissario Expo ha promesso che le cifre saranno date dopo il 2 giugno, quando arriverà  in visita il presidente del Consiglio.
Ma già  l’ammissione di ieri (1,9 milioni) inchioda Sala a un numero che neanche i gufi avevano immaginato.

Gianni Barbacetto
(da “il Fatto Quotidiano”)

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EXPO, OSTELLO DA INCUBO, VOLONTARI IN FUGA

Maggio 28th, 2015 Riccardo Fucile

ABBANDONATA LA STRUTTURA, TRASLOCO A CASCINA MERLATA

Non hanno nemmeno disfatto la valigia.
Arrivati negli stanzoni, passati per i bagni, dopo una rapida ricognizione ai piani, in un’improvvisata assemblea il gruppo dei volontari di Expo ha deciso: «Qui non ci fermiamo». «Condizioni inaccettabili»: hanno bocciato così la struttura che doveva ospitarli per le due settimane del turno all’Esposizione.
Ostello della Gioventù «Piero Rotta», quartiere Qt8.
Un edificio anni Sessanta, nel circuito Aig, l’associazione Alberghi per la gioventù.
Ultima ristrutturazione durante la giunta Moratti (che aveva previsto un finanziamento di 800 mila euro), un intero piano rimesso a nuovo con tanto di bollino «eco», era il 2011.
«Ma gli altri piani sono ancora fatiscenti», la protesta dei volontari. I loro commenti (simili alle recensioni sui siti dei viaggiatori): «Troppo sporco. Nelle camere e nei locali comuni».
«Le condizioni dei bagni sono pessime. Sanitari vecchi, wc rotti, docce otturate, buchi nei muri». «E le stanze, piccole per sei posti, con i letti a castello in ferro e i materassi inesistenti non hanno nemmeno le prese per ricaricare il telefonino».
Si erano lamentati già  i primi volontari entrati in servizio il primo maggio, ma loro avevano resistito.
Il secondo gruppo si è rifiutato di fermarsi.
La società  Expo, che aveva provveduto alla sistemazione, li ha spostati tutti, cinquanta persone, studenti e anche stranieri, nei nuovissimi locali dell’Expo Village a Cascina Merlata.
«Un cinque stelle, al confronto», dicono entusiasti. Oggi prende servizio, fino a metà  giugno, il terzo gruppo di volontari e nessuno dei fuori sede dormirà  al Piero Rotta.
«Sono state utilizzate ancora le stanze dell’Expo Village», dicono gli organizzatori. Soluzione definitiva? «No. Ci era stato segnalato un guasto, un bagno inattivo, e abbiamo trovato questa collocazione in attesa della riparazione», la risposta degli uffici di Expo.
E sulle proteste per le condizioni generali dell’ostello: «Per la ricerca di strutture adeguate ci siamo avvalsi dei servizi di Carlson Wagon Italia che ha identificate Gogol, Hostello New Generation, Colours e Ostello e il Piero Rotta. Quest’ultimo fa parte di Aig e Hostelling international, che ne certificano gli standard».
Intanto, spostati i gruppi dei volontari, le camerate nell’ostello di via Salmoiraghi sono rimaste vuote.
«C’è ampia disponibilità », dicono al telefono. «Sono occupate le stanze ristrutturate, le altre sono libere. Dieci euro a persona, camere da sei. Il posto non manca».

Federica Cavadini
(da “il Corriere della Sera”)

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FLOP EXPO, SALA NON RIESCE A SMENTIRE

Maggio 27th, 2015 Riccardo Fucile

VIETATO SAPERE: I CONTI NON TORNANO

A Milano l’aria che tira è la seguente: il commissario di Expo Giuseppe Sala si rifiuta di dare i numeri dei visitatori e per non farli calcolare fa mettere sotto embargo anche i dati dei biglietti del metrò e della raccolta della spazzatura.
I giornali sanno che il primo mese non è andato bene, ma non vogliono incrinare il clima di sostegno patriottico al Grande Evento, altrimenti si entra nel novero dei gufi.
Un giornale — il Fatto quotidiano — rompe quest’embargo nazionale da tempi di guerra, allinea fatti ed elementi critici, chiede trasparenza sui dati e offre — come dovrebbe fare qualunque giornale libero — un suo conteggio non autorizzato: gli ingressi sono almeno del 30 per cento sotto le previsioni, 60 mila nei giorni feriali, 140 mila il sabato, non più di 100 mila la domenica. Apriti cielo.
Il nostro giornale è accusato di attività  antinazionale, di danneggiare l’Evento Planetario.
Partono le rassicurazioni e le contromisure. Va tutto bene. Anzi benissimo.
Sala “incassa il primo successo”, scrive un importante quotidiano, che fa balenare anche la possibilità  che il commissario straordinario di Expo possa addirittura diventare il prossimo sindaco di Milano.
Il “primo successo” incassato sarebbero i 3 milioni di visitatori del mese di maggio.
Non sappiamo se davvero sono stati 3 milioni, anzi al Fatto risulta che non siano più di 2 milioni e mezzo.
Ma se è vero, è davvero un successo? Proviamo a fare i conti.
Chiunque può capire che 3 per 6 (i mesi di Expo) fa 18 e 18 milioni è ben al di sotto dei 24 promessi. Il 25 per cento in meno.
I mesi, però, non sono tutti uguali: confrontiamo allora le dichiarazioni di Sala (mai ufficiali, sempre lasciate filtrare) con le previsioni di Expo che sono precise non solo mese per mese, ma giorno per giorno.
Per maggio, erano previsti 4.200.000 visitatori. Dunque Sala ammette già  di essere 1.200.000 ingressi sotto le previsioni.
Se consideriamo poi i visitatori calcolati dal Fatto (ovvero 2.500.000), sono 1.700.000 in meno.
Non siamo gufi: speriamo che i mesi prossimi vada meglio.
Tifiamo per Expo, anche perchè come cittadini dovremo pagare i suoi debiti. Però tra poco finiranno le scuole e dunque si esaurirà  l’afflusso di scolaresche che in queste settimane ha rimpolpato gli ingressi.
Speriamo allora che si facciano vivi gli stranieri. Finora non si sono visti .
La situazione a Milano è incomparabile con la settimana della moda o quella del design, in cui gli hotel sono al completo, i ristoranti pieni, i taxi introvabili.
A maggio la città  è stata tranquilla, l’effetto Expo non s’è visto.
Anche per le prossime settimane non sono previsti voli speciali negli aeroporti di Linate, Malpensa e Orio al Serio.
Dell’annunciato milione di cinesi che doveva precipitare su Milano non c’è traccia.
Ieri, il segretario della Cgil Susanna Camusso ha chiesto trasparenza: “Per un evento come Expo i numeri scompaiono”.
Dopo l’articolo del Fatto, anche due consiglieri comunali — il radicale Marco Cappato e il Cinque Stelle Mattia Calise — hanno chiesto di conoscere le vere cifre: “Il nostro delegato Expo Gianni Confalonieri”, ha risposto il presidente del Consiglio comunale Basilio Rizzo, “mi ha risposto che la società  Expo ritiene di non fornirli. Non capisco il perchè: sono abbastanza solido psicologicamente per reggere a qualsiasi notizia”.
Gli espedienti per ingrossare i numeri — l’ingresso serale dopo le 19 a 5 euro anzichè 39 e il prolungamento dell’orario fino a mezzanotte nei weekend — fanno infuriare i commercianti milanesi.
“Negozi, bar e ristoranti stanno per ora subendo il cannibalismo di Expo”, ha dichiarato il loro presidente Lino Stoppani: “Registriamo consistenti cali di fatturato per il nomadismo serale verso Expo dei milanesi”.
Sala lascia scrivere della sua possibile candidatura a sindaco, naturalmente smentendo, ma solo a metà : “Io non so se voglio fare il sindaco, nè se sono in grado. So che non voglio pensarci adesso”.
Ma i commercianti milanesi, importanti al momento del voto, cominciano a non volergli bene.

Gianni Barbacetto
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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EXPO, LA VERITÀ NASCOSTA DEL FLOP DEI VISITATORI

Maggio 24th, 2015 Riccardo Fucile

IL COMMISSARIO NON RIVELA GLI INGRESSI REALI… AL “FATTO” NE RISULTANO SOLO 60 MILA NEI FERIALI, 140 MILA IL SABATO… SEGRETI PURE I BIGLIETTI DEL METRà’ E LA SPAZZATURA RACCOLTA

È l’Expo dei numeri segreti.
I tornelli certificano gli ingressi con assoluta precisione, giorno per giorno, ora per ora. Eppure, quanti sono i visitatori?
Resta un mistero, custodito meglio del terzo segreto di Fatima.
Il commissario Giuseppe Sala ha spiegato che deve evitare lo “stress” e non vuole cadere nella “trappola dei numeri”, perchè “c’è il rischio di esaltarsi o deprimersi, mentre io voglio che il mio team rimanga concentrato sulle cose da fare”.
In realtà , le cose da fare cambiano a seconda del numero dei visitatori. Ma lui niente: annuncia soltanto quanti biglietti sono stati venduti, “unico dato certificabile”.
Finora sono 11 milioni, dice contento.
Ma sono pacchetti parcheggiati in gran parte presso tour operator o grandi distributori, non ancora acquistati davvero da visitatori in carne e ossa.
I tornelli invece i numeri veri li sanno e li comunicano in tempo reale alla centrale operativa di via Drago, che controlla minuto per minuto ogni sospiro di Expo.
Ma non li rendono pubblici, per evitare lo “stress” a Sala e al suo team.
C’è di più: a Milano in questi giorni sono segretati perfino il numero dei viaggiatori sul metrò e i dati sulla spazzatura asportata, perchè potrebbero essere usati per calcolare gli ingressi Expo.
C’è un embargo patriottico da tempi di guerra. Sappiamo soltanto che gran parte dei visitatori arriva all’esposizione con la linea M1 del metrò.
Proprio per questo alla società  Atm — che gestisce il servizio e sa benissimo quanti passeggeri ogni giorno sbarcano alla fermata Rho-Fiera-Expo — è stato ordinato di tenere acqua in bocca: vietato comunicare i dati.
Gli unici numeri in circolazione sono quelli delle trionfali, benchè ufficiose, proclamazioni dei primi giorni: “200 mila visitatori nel giorno d’apertura, malgrado la pioggia”, è stato fatto filtrare ai giornali.
Ancor meglio il 2 maggio: “220 mila ingressi”.
Ma sono cifre senza alcuna conferma ufficiale. Secondo le previsioni, i 24 milioni di visitatori attesi in sei mesi dovrebbero essere raggiunti ipotizzandone circa 100 mila nei giorni feriali, 200 mila il sabato e nei giorni festivi.
Anzi, ci sono documenti Expo che formulano previsioni precise, giorno per giorno.
Ecco quelle delle prime settimane: 1 maggio, 250 mila; 2 maggio, 180; 3 maggio, 180; 4 maggio, 70; 5 maggio, 70; 6 maggio, 80; 7 maggio, 80.
E così via, fino ai 180 mila ipotizzati per ieri 23 e per oggi 24 maggio.
Secondo quanto risulta al Fatto Quotidiano, la realtà  è inferiore almeno del 30 per cento. Va abbastanza bene il sabato, male la domenica.
Gli ingressi sarebbero attorno ai 60 mila nei feriali, circa 140 mila il sabato e non più di 100 mila la domenica.
A mettersi le mani nei capelli hanno già  cominciato i gestori dei parcheggi e dei ristoranti interni al sito.
Sono disperati perchè temono di non rientrare delle spese a causa dell’afflusso di pubblico molto più basso del previsto.
Preoccupata è soprattutto Arriva, società  italiana delle ferrovie tedesche che ha vinto l’appalto per la gestione dei parcheggi: secondo le previsioni, il 50 per cento dei visitatori sarebbe dovuto arrivare in auto, con incassi per 11 milioni, invece i parcheggi sono vuoti al 90 per cento.
E Arriva è già  in rosso perchè deve comunque garantire per tutto il giorno un costoso servizio di navette per portare chi ha parcheggiato fino ai tornelli d’ingresso.
La situazione è così preoccupante che Sala, il quale aveva lanciato finora appelli accorati perchè la gente usasse i mezzi pubblici, il 14 maggio ha cambiato messaggio: “Venite in macchina”.
E ora lancia l’idea di rendere il parcheggio gratuito. Ma così Expo dovrà  pagare ad Arriva 3 milioni di penale.
Erano previsti anche 500 autobus al giorno, ma non ne arrivano più di 200.
I treni di Tre-nord erano pronti a trasportare 42 mila passeggeri al giorno, ne portano invece solo 6 mila.
Poi c’è Trenitalia. Racconta entusiasta che il numero di viaggiatori che raggiungono Milano con le Frecce è cresciuto del 20 per cento: “È l’effetto Expo”.
Peccato però che nello stesso comunicato dia le cifre di Torino (+70 per cento), Bologna (+25), Venezia (+21), Genova (+20): tutte più alte o uguali a Milano.
Quanto agli aerei, “nessun volo aggiuntivo per Expo”, rispondono dagli aeroporti di Linate, Malpensa e Orio al Serio.
Non c’è alcuna traccia, per ora, neppure dei voli speciali che dovrebbero portare a Milano il promesso milione di cinesi.
Sala dice di non guardare i dati per non essere sottoposto a stress. In realtà  li guarda e, proprio per questo, ha cercato di correre ai ripari lanciando la formula dell’ingresso serale: chi entra dopo le 19 paga solo 5 euro , invece dei 39 euro del biglietto pieno, e nei weekend la chiusura è spostata alle 24.
Grande successo: Expo è diventata un’alternativa alla “movida” milanese, con gran rabbia di molti gestori di bar e ristoranti in città , sui Navigli o a Brera, che si vedono sfilare i clienti dalla concorrenza dell’esposizione.
I visitatori serali fanno numero, ma non visitano i padiglioni, si limitano per lo più a bere birra e mangiare hamburger.
Faranno bene alla contabilità  finale degli ingressi, ma non ai bilanci (pagano solo 5 euro), nè alle iniziative di Expo in città .
In compenso costringono a un superlavoro non previsto Atm per i trasporti, la Polizia locale per la sicurezza e l’Amsa per la pulizia e la gestione dei rifiuti
Sui numeri, comunque, restano amplissimi i margini d’incertezza.
Eppure sarebbe semplice por fine a ogni dubbio: basterebbe comunicare ogni giorno il numero dei visitatori.
A meno che non si debba cercare di nascondere un flop.

Gianni Barbacetto
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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EXPO, “NON CI PAGANO”: E I LAVORATORI BELGI SE NE VANNO A CASA

Maggio 17th, 2015 Riccardo Fucile

IL PRIMO SCIOPERO: UNA VENTINA DI ADDETTI AL RISTORANTE HANNO INCROCIATO LE BRACCIA E ALLA FINE HANNO FATTO I BAGAGLI… ACCUSE ALLA ORGANIZZAZIONE ITALIANA

Lo stufato è sempre fiammingo ma a cucinarlo, d’ora in poi, potrebbero essere sostituti italiani reclutati in fretta e furia.
La notizia viene battuta con un certo “gusto” dai siti in lingua belga e arriva dritto da Expo, il grande evento mondiale sul cibo.
Una ventina di addetti al servizio ristorazione, secondo diverse fonti, avrebbero deciso di scioperare e poi di far fagotto tutti insieme per tornarsene a casa, lasciando soli ai fornelli lo chef pluristellato Benoà®t Gersdorff e il vicecommissario.
Nel padiglione che fa capo a Bruxelles, dunque, si registra forse la prima, clamorosa, defezione di lavoratori venuti dall’estero per partecipare all’olimpiade dell’alimentazione sostenibile.
Il primo sciopero sul suolo di Expo
Erano in protesta da giorni. Lamentavano problemi di organizzazione del servizio.
I malumori sono poi esplosi quando hanno capito che il loro contratto non copriva parte del lavoro svolto dal 15 aprile fino al 1 maggio, data ufficiale di apertura dell’Expo.
La busta paga riportava anche un lordo di 1.200 euro anzichè il netto che — a detta loro — sarebbe stato concordato al momento dell’ingaggio.
“Probabilmente si è trattato di un errore”, ammette il vice commissario Marie Noà«lle Higny. Fatto sta che tutti i dipendenti in cucina e sala da pranzo giovedì hanno smesso di lavorare. Per ovviare al problema, i funzionari hanno proposto un euro in più l’ora come compensazione e 300 euro per 12 giorni di formazione.
Il clima però si era ormai fatto pesante e venerdì sera la funzionaria belga ha preso atto che trattenerli era impossibile: in venti su trenta se ne vanno, mettendosi in tasca una manciata di banconote come rimborso e prendendo la strada per Bruxelles. “Hanno accettato un assegno di formazione di 300 euro e hanno scelto di tornare a casa, nonostante le trattative in corso”, ha detto precisando che “i contratti sono stati attivati fino all’1 maggio, ma andiamo in cerca di una soluzione giuridica per pagare i quindici giorni precedenti. Tuttavia, questo richiede tempo perchè dobbiamo organizzare con il segretariato italiano”.
Contratti, silenzi e salsicce belghe made in Italy
Di tutto questo in zona Expo poco o nulla trapela.
La notizia fa però gola a Bruxelles, dove divampano le polemiche. “Niente più della bandiera belga”, titola ad esempio l’edizione online della radio tv nazionale RTBF. L’emittente ha raggiunto il personale registrando cosi le ragioni del malcontento: mancanza di organizzazione, di controllo sulle scorte e ritardi nella consegna della merce.
Parla di “bugie” la vice commissario Higny, ma poi ammette le difficoltà  e l’imbarazzo.
Ora le tocca però trovare il modo di garantire il ricco menù che viene presentato ai visitatori come “specialità  nazionale“, e che in realtà  potrebbe non essere esattamente tale.
Uno degli addetti in partenza l’ha spiegato così: “Ci avevano detto che se avessimo lasciato saremo stati prontamente rimpiazzati da sostituiti italiani reclutati localmente. Sono loro che prepareranno lo stufato fiammingo e Waterzooi?”.
La cucina fiamminga made in Italy non sarebbe però una vera novità .
Il giorno dell’inaugurazione del Padiglione non è stato possibile trasportare la salsiccia belga dal capannone che stava lì a 100 metri: fu sostituita da salumeria italiana. Il vice commissario, forse per scrollarsi dall’imbarazzo, accusa ora l’organizzazione italiana: “La logistica è organizzata molto male e questo provoca malumori e stress da mesi. Non siamo gli unici a lamentarsi di questo. Presto la direzione dell’Expo, composta da tutti i commissari, si riunirà  per affrontare il problema di approvvigionamento”.
La piccola defezione potrebbe diventare anche il primo grattacapo per il commissario generale di Expo, Antonio Pasquino.
Entro fine mese il funzionario distaccato dalla Farnesina presenterà  un report in cui verranno indicati i Paesi che applicano i contratti più sfavorevoli e meno rispettosi del contratto italiano del settore fieristico, utilizzato per i dipendenti diretti di Expo.
Una rilevazione dovuta al fatto che tra le eleganti vele bianche del decumano e le colorate installazioni dell’Esposizione vanno in scena tutte le formule possibili e immaginabili di gestione del lavoro, con variazioni di salario tra un padiglione e l’altro che arrivano fino al 30%.
Una situazione su cui Pasquino si è impegnato a fare chiarezza.
Qualcun altro, nell’attesa, ha optato per la valigia.

Thomas Mackinson
(da “il Fatto Quotidiano“)

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SULLA VIA CRUCIS DI EXPO CERCANDO UN PO’ D’ACQUA

Maggio 10th, 2015 Riccardo Fucile

DUE CHILOMETRI A PIEDI PER RAGGIUNGERE I PRIMI PADIGLIONI… POCHE PANCHINE E CESTINI, ZERO FONTANELLE… C’È CHI SI SENTE MALE DAL CALDO, POCHISSIMI I SERVIZI

Ha rispettato i tempi di apertura: il primo maggio. Le buone notizie per Expo finiscono qui.
Oltre l’ingresso, quando si arriva in questa estrema periferia milanese, c’è il nulla.
Per intravedere qualche padiglione si devono percorrere circa due chilometri a piedi. Bisogna attraversare un ponte sopraelevato su strade e ferrovie. A metà  un signore si sente male. Lui e la moglie cercano una panchina. Non ce ne sono. Non gli resta che accasciarsi a terra. La signora chiama il 118.
“Capita ogni giorno”, minimizza il personale medico del presidio allestito a Expo. “Un colpo di calore, stia tranquillo”, gli dicono adagiandolo sulla lettiga.
La moglie chiede dove trovare dell’acqua.“Tra i padiglioni”.
Ma la ricerca è forse volutamente in linea con il progetto: in una cattedrale nel deserto abbeverarsi non può essere facile. E infatti non lo è.
Quant’è difficile riuscire a dissetarsi
Degli oltre 200 ristoranti e punti vendita nell’area di circa quattro chilometri, solo una ventina vendono acqua. E i distributori gratuiti sono pochi, ne incrociamo quattro ma l’organizzazione dice che ce ne sono 12. Ben nascosti.
Visibili, invece, i quattro info point. Il primo è appena superato il ponte. E qui c’è anche qualche panchina. Anzi: le uniche sono qui. Ma sotto il sole.
Gli alberelli che dovrebbero fare ombra sono stati piantati troppo di recente. Sulle panchine si riposano i volontari. Che sembrano più turisti che guide. Angelo e Maria, per dire, sono due pensionati di 68 e 63 anni. Si danno un gran da fare.
“Io parlo tedesco, mio marito inglese e siamo pochi a conoscere lingue”, dice lei.
Non hanno dubbi sul perchè valga la pena lavorare gratis: “La prima settimana abbiamo visitato i padiglioni, ce ne sono alcuni veramente bellissimi” e poi, aggiunge Angelo, “non siamo obbligati a esserci sempre e per sei mesi”.
Mi mettono la piantina di Expo in mano e mi suggeriscono di arrivare al padiglione di Slow Food “è bellissimo”.
Lo indicano ma è troppo lontano, non si vede. “Vada in fondo, lo trova”.
In fondo è a un altro chilometro e mezzo dal padiglione zero, quello che dovrebbe essere l’ingresso ufficiale a Expo posto all’inizio di un corso che chiamano “decumano” e attraversa tutta l’esposizione.
Lungo questa camminata si intravedono da entrambi i lati tutti i padiglioni.
Brasile, Cile, Kazakistan, Russia. È tutto asfalto.
Ma l’intero percorso è sovrastato da gigantesche vele che garantiscono ombra. Di panchine neanche a parlarne, così come le indicazioni: zero.
Una professoressa di una scuola media di Rovigo aggiunge un’altra mancanza: spazi pic-nic o aree verdi per i bambini.
“Sa dove possiamo far fare merenda?”, chiede a un volontario. E la risposta è un silenzio pensoso seguita da: “O lontano da qui o intorno all’albero della vita dove trova dei seggiolini”.
L’albero della vita, simbolo incompiuto di Expo, è attorniato da sedute rosse rotanti in equilibrio instabile che si rivelano una delle attrazioni più quotate perchè è una sorta di gioco: prova a sedertici. Ma i bimbi apprezzano. Il gioco. Le maestre meno l’assenza di aree verdi.
Di scolaresche qui ne arrivano tantissime. È uno dei pochi dati certi che Expo ha tra le mani: le visite delle scuole sono tutte organizzate in anticipo.
Eppure riusciamo a estorcere un numero approssimativo: tra i due e i quattro mila studenti al giorno. Di dati la società  non vuole darli.
L’amministratore delegato Giuseppe Sala preferisce non divulgarli per evitare analisi ritenute inutili.
Eppure, a ormai una settimana dall’inaugurazione, sarebbe necessario fornire qualche cifra anche per confrontarla con le stime.
Di persone comunque ce ne sono. L’area è vastissima. Ci sono padiglioni letteralmente presi d’assalto, come quello Inglese, mentre altri sono deserti. Ma più che per reali meriti per la teoria delle masse di Freud: si segue la calca.
Anche perchè non ci sono indicazioni, così come non si sa cosa si troverà  all’interno delle singole esposizioni.
Ogni padiglione è un uovo di pasqua. A sorpresa. Alcuni sono ancora vuoti. Come quello dell’Unione Europa, fino a venerdì transennato e con ancora operai e ruspe al suo interno.
Ieri miracolosamente terminato e inaugurato per il National day alla presenza del presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz.
Le aree di Oman, Indonesia e Turkmenistan sono ancora da concludere. Erano in carico all’Italia e i Paesi hanno già  protestato .
Anche la Sicilia ha avuto da ridire. Lo stesso padiglione Italia ha ancora una parte incompleta e inagibile: il tetto cui si accede dal ristorante.
C’è una guardia a fermare chiunque tenti di passare. E si capisce il perchè: la vista da qui è bellissima. Se si guarda all’esterno. Bel terrazzo panoramico,     peccato sia inarrivabile
All’interno lo sguardo è costretto a incrociare impalcature, pavimenti ancora da fare, quadri elettrici e tubi in bella mostra e da concludere.
Per carità : prima o poi anche questo ultimo piano sarà  terminato e si potrà  accedere al terrazzo. Così come prima o poi arriveranno le panchine, saranno installati più punti acqua. E prima o poi l’area sarà  disseminata di cestini per i rifiuti, arriverà  anche una segnaletica per i padiglioni con informazioni e indicazioni precise.
Così come saranno rese operative le navette elettriche, magari a chiamata, e non ci sarà  solamente il bus che passa regolarmente l’area esterna ai padiglioni e va a senso unico: se salti una fermata devi rifare l’intero giro.
Insomma: prima o poi sarà  tutto perfettamente funzionante e funzionale.
E poi insomma Expo a Milano quando mai ricapiterà ? Quindi per ricordo moltissimi visitatori vogliono comprare un souvenir.
Magari la maglietta che hanno i volontari, il loro zainetto, il cappellino, una tazza con scritto Expo 2015. Insomma: un gadget.
Ma è inutile cercare il negozio: non c’è. O meglio: lo spazio è indicato come “temporany shop” ma è un telo bianco attaccato alle transenne dietro le quali non è ancora stato costruito nulla.
La gara d’appalto vinta da Rinascente è finita al Tar su ricorso di Coin e il tribunale ha costretto Expo a rifarla in fretta e furia.
È finita con una sorta di accordo: uno vende all’esterno e l’altro all’interno.
Se non si chiudeva così, all’italiana, il negozio non avrebbe visto la luce prima della fine di Expo.
Ma anche lui aprirà  e venderà  gadget. Prima o poi.

Davide Vecchi
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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EXPO, MOLTI PADIGLIONI DEI PAESI POVERI SONO IN ALTO MARE

Maggio 7th, 2015 Riccardo Fucile

DIVERSE AREE TEMATICHE NON SONO STATE ANCORA APERTE PER “SCARSA ASSISTENZA DA PARTE DEGLI ORGANIZZATORI”

Accanto alla giraffa in legno l’addetto dello spazio della Guinea tiene la testa sul bancone. Sembra dormire.
Del resto qui hanno aspettato tutta la notte gli oggetti da esporre.
Ma a cinque giorni dal via dell’Expo gran parte del carico non è ancora arrivato.
E l’accoglienza poco ortodossa dei visitatori? Niente di male, tanto qui al cluster di frutta e legumi arrivano in pochi, come negli altri cluster, le aree tematiche condivise da più paesi.
Lo stesso problema della Guinea c’è l’ha lì accanto la Repubblica Democratica del Congo: “Quello che è già  esposto è stato portato con una valigia — spiega Ruggiero Martino, responsabile Promozione e servizi alle imprese della Camera di commercio Italafrica — il resto degli oggetti da esporre sono a pochi chilometri da qui, al deposito della Db Schenker. Ma non sappiamo quando ce li porteranno”.
Db Schenker è il corriere cui Expo ha affidato l’appalto per i trasporti da molti Paesi partecipanti fin dentro al sito di Milano-Rho.
Anche i due ragazzoni del Camerun parlano di problemi di responsabilità  di Expo: i loro scaffali sono ancora vuoti, cosa non rara nei pochi spazi aperti nell’area dedicata a cacao e cioccolato.
Nei cluster la festa di Expo non è ancora iniziata.
Qui non ci sono le code che invece si vedono fuori da molti padiglioni. Quello del Brasile per esempio, dove la gente aspetta di camminare su un enorme letto fatto di amache.
O quello del Messico, dove un ragazzo invita a fermarsi chi passa per il decumano: “Non vi preoccupate, la coda dura solo pochi minuti”.
Nei cluster tutto questo arriverà . Il commissario unico Giuseppe Sala invita tutti a essere comprensivi e la butta sulle difficoltà  dei Paesi stessi: “Il problema — sostiene — è che questi   Paesi, che spesso non sono ricchi e vengono da molto lontano, stanno
facendo fatica per fare arrivare gli allestimenti. Noi li stiamo aiutando”.
Qualcuno in effetti ammette le proprie responsabilità .
Nello spazio del Senegal, cluster delle zone aride, hanno uno scaffale già  pieno di borse e su quello che manca non danno la colpa a nessuno: “La responsabilità  dei ritardi è nostra”.
Così in quello del Venezuela (cereali e tuberi), dove le installazioni con ologrammi sono pronte e mancano solo le brochure informative: “Non sono ancora arrivate, ma Expo non c’entra”.
Solo che poi, girando un po’, si finisce alle Comore, cluster ‘Isole, Mare e cibo’, e anche qui si lamentano dell’organizzazione di Expo, visto che la loro merce è ancora ferma in Tanzania.
“La nostra inaugurazione sarà  dopo il 20 maggio”, dicono. Parole che rischiano di rendere vane quelle di Sala, che promettono invece i cluster “tutti aperti entro dieci giorni”.
Di lavoro da fare ce n’è ancora molto. “Sono arrivati a pulire solo oggi”, si lamentano nell’area del Gambia (frutta e legumi).
Loro hanno affittato gli attrezzi della cucina da un’azienda segnalata da Expo, ma nessuno si è ancora fatto vivo per installarglieli: “E’ due gironi che chiamiamo per avere un appuntamento, ma non riusciamo a farli venire”.
Dove si dovrebbero esporre cereali e tuberi diversi spazi sono ancora chiusi. “Resina fresca, vietato l’accesso”, è l’unica informazione che dà  un cartello appeso alla porta del Congo.
Il cluster messo meglio è quello del riso, oggi l’hanno pure inaugurato.
Nello spazio della Cambogia tutto pare ok: un buddha nero accoglie i visitatori nella prima stanza, poi si passa in quello che ricorda un bel negozio di souvenir.
Ma a pochi passi sono ancora vuoti tutti gli scaffali di Sierra Leone e Myanmar.
Il Bangladesh sembra a posto ma, se chiedi all’operation manager Md Abdul Matin, ti spiega che per ora non possono cucinare i loro piatti tipici perchè i cuochi non sono ancora arrivati: “L’ambasciata italiana in Bangladesh non ha ancora concesso i visti. Non c’è nessuna priorità  per Expo. Alle altre esposizioni questo non capitava”.
E anche qui alcuni oggetti da esporre non ci sono ancora, “per colpa del corriere di Expo”, dice.
Le lamentele tocca farle presenti a Sala, lì fuori per l’inaugurazione: “Molti hanno portato le merci al corriere non imballate — sostiene — il corriere le trasporta, non deve imballarle. Il problema però non è di chi è la responsabilità . Adesso bisogna muoverci e stiamo cercando di fare arrivare tutto il prima possibile”.
Per questo Expo sta organizzando per diversi paesi trasporti via aerea anzichè via mare. “Che ci siano problemi ci sta, non posso dipingere un mondo perfetto. Vediamo le cose positive”.
E di cose positive se ne vedono. Come i visitatori che a naso in su ammirano i padiglioni, comprese tantissime scolaresche.
O come i militari che hanno portato in spalla tre disabili perchè in mattinata s’è rotto un ascensore.
Già , gli ascensori. Ce ne sono duemila nel sito. In uno di questi il primo giorno è rimasto bloccato il vice ministro Andrea Olivero. Cose che capitano.
Quello della Guinea Equatoriale, si lamenta il direttore dello spazio Jeronimo Nsue Asumu Nchama, è fuori uso sin dall’inizio: “Stamattina sono venuti i tecnici. Ma ancora niente”.

Luigi Franco
(da “il Fatto Quotidiano“)

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EXPO, TUTTI IN FILA ALLA RICERCA DEL VIAGGIO GASTRONOMICO: “MA I PREZZI SONO ALTI”

Maggio 5th, 2015 Riccardo Fucile

5 EURO UN TOAST, 1,5 EURO UN CAFFE E MENU A 90 EURO

È come camminare lungo una gigantesca tavola sempre apparecchiata. Con tutti i sapori del mondo.
Cibi e piatti di ogni latitudine e profumi che arrivano dai chioschi disseminati ai lati delle strade e dai più sofisticati ristoranti, dalla tigella da portar via a 2 euro ai menù stellati che possono arrivare a costarne 90.
E, in fondo, i primi visitatori che hanno affollato i padiglioni di Expo cercano anche quello: l’avventura gastronomica.
Ma immergersi nelle diverse cucine e sedersi al tavolo di uno spazio di un Paese può costare tanto. Forse troppo
Così, sarà  che molti si aspettavano “degustazioni gratuite”, sarà  che bisogna mettere in conto anche il costo del biglietto d’ingresso (39 euro quello standard) e dei trasporti, ma con l’avvio sono arrivate anche le prime polemiche sui prezzi.
Che all’Esposizione che vuole nutrire il pianeta si rischi che i visitatori si debbano portare il pranzo al sacco?
È come una città , Expo. Nei giorni di punta, secondo i calcoli della società  di gestione, grande come Messina: 250mila persone.
Una città  che deve e vuole mangiare: 26 milioni di pasti in sei mesi, la stima.
Secondo Coldiretti, solo in questo primo weekend di apertura e di febbre da Expo, sarebbero stati preparati 800mila tra colazioni, pranzi e cene.
C’è solo l’imbarazzo della scelta: tra ristoranti e take away, food truck e baracchini sono quasi 200 gli indirizzi dove mangiare. Dall’alto al basso.
Anche il commissario Giuseppe Sala dice: «Bar e ristoranti hanno avuto una fatturazione fuori dalle loro dimensioni anche rispetto alle loro aspettative ».
Ma anche per i turisti è arrivata qualche sorpresa.
E prezzi simili a quelli di Milano città , non proprio abbordabili.
Fino al caffè espresso, un euro e cinquanta in versione take away al chiosco sloveno. Massimo e Giorgia da Reggio Emilia, per dire, passeggiano con una birra in mano. «Mangiare a Expo? Troppo caro. Abbiamo speso 14 euro a testa per un piatto di pasta, una bottiglia di vino bianco 17 euro. Ci marciano un po’».
Una famiglia di quattro persone arrivata da Torino si lamenta sulla via del ritorno: «Dopo aver controllato molti ristoranti abbiamo scelto quello della Turchia: ci sembrava il più abbordabile, ma abbiamo ordinato per due e speso 44 euro».
Ma quanto costa, davvero, questo giro del mondo gastronomico in 140 Paesi? Partiamo dai sapori nostrani, quelli dei 20 spazi regionali di Eataly.
Per una tappa in Liguria con trofie al pesto si spendono 12 euro, un fritto misto 14 e il risotto cacio e pepe alla lombarda 13.
Pochi passi e siamo in Spagna. Impossibile non cedere alla tentazione delle tapas . Per degustare il prosciutto iberico seduti si pagano 35 euro, 12 per una tortilla (tre fettine) di patate 12. Una paella, invece, costa 16 euro.
In Messico promettono di far scoprire i veri sapori della loro cucina. «Offriamo qualità  e non a caro prezzo: lo scontrino medio si aggira sui 25 euro», dicono.
Ma solo per il piatto più esotico, mole carretaro, anatra e purè di carote con banana croccante, se ne vanno 18 euro.
Il mantra è quello, la qualità  e la diversità  costa.
Lo spiega anche il direttore del ristorante del padiglione brasiliano: «Sì, qualcuno si è lamentato dei prezzi ma non siamo a un festival latino-americano ».
Qui per un menù completo churrascaria ci vogliono 45 euro.
Presto, però, arriverà  un menù aperitivo meno caro.
Il punto è (anche) quello. Certo, ci sono sempre le tradizioni coreane (con qualche problema di traduzione), dove ci si può limitare a un involtino “di coreani” con piadina e verdure a 6 euro.
Ma per un’insalata di manzo con cetrioli e champignon e cipolla bielorussa si devono mettere in conto 14 euro, per un arroz de marisco nello spazio dell’Angola 16.
E, per arrivare ai sapori dell’Uruguay, ecco gli antipasti da 9 a 15 euro e la griglia da 5 a 36
Il top, a Expo, sono i menù degustazioni di Identità  golose: ogni settimana uno chef stellato – l’avvio con Massimo Bottura – diverso, ma lo stesso prezzo: 75 a pranzo bevande incluse. Non da tutti.
E allora si parte alla ricerca dei chioschi, per ora un po’ defilati.
Perchè in fondo mangiare con non troppo si può. È quello che hanno fatto Lorenzo ed Ekaterina: «Per due studenti Expo costa troppo: 29 euro il biglietto, 5 euro la metropolitana e poi c’è da mangiare».
E così sono andati in uno degli spazi comuni: 10 euro per toast, patate e bibita.
Se ci si accontenta di un panino con il salame e di una bibita si può chiudere la pratica pranzo con 5 euro.
Nei tipici food truck degli Stati Uniti, un sandwich con i gamberetti, un sacchetto di patatine e una bottiglietta d’acqua costa 15 euro.
Allo stand dell’Emilia i primi piatti si pagano 9 euro, mezzo Lambrusco 7,50.
Alla boulangerie francese, si può uscirne con 5 euro (“ croque baguette ”, ma toccare il ristorante è un’altra storia).

Alessia Gallione
(da “La Repubblica”)

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GRANDE RISPOSTA DEI MILANESI: 15.000 IN PIAZZA CON LE SCOPE PER RIPULIRE LA CITTA’

Maggio 3rd, 2015 Riccardo Fucile

PISAPIA: “IN PIAZZA LA MILANO CHE UNISCE E CHE REAGISCE”… OCCASIONE PERSA PER LA DESTRA CHE NON SA DARE L’ESEMPIO: CI SONO MOMENTI IN CUI SERVE FATICARE, NON ACCENDERE FIACCOLE

Appena dopo che i black bloc s’erano spogliati di armi e tute nere, i milanesi erano scesi, ramazza alla mano, per ripulire.
La risposta della città  agli incappucciati, che hanno rovinato per alcune ore la festa di Expo 2015, prosegue anche oggi.
Da piazzale Cadorna, dove c’è l’Expo Gate uno degli obiettivi mancati dai violenti, parte la manifestazione “Nessuno tocchi Milano”.
Il corteo diretto alla Darsena, che sta percorrendo le strade pacificamente mentre gli addetti dell’Amsa ripuliscono i muri dalle scritte, è formato da 15mila persone.
L’appello era arrivato proprio dal Comune: “Tutti i cittadini sono invitati a scendere in strada per ripulire la città  dai vandalismi compiuti da alcuni manifestanti. Ci concentreremo su quattro punti: l’istituto delle Orsoline e il Museo Archeologico in via De Amicis. Mentre in piazzale Cadorna e in piazza XXIV Maggio sarà  presente anche l’Associazione antigraffiti. Ai volontari verranno forniti pennelli e guanti”.
Megafono alla mano il primo cittadino ha ringraziato i milanesi: “Questa è la festa della Milano che unisce, della Milano che reagisce, che dice no a ogni sopruso e ogni violenza. Questa è una piazza bellissima. Noi crediamo al futuro della nostra città ”. “Milano nessuno la deve toccare perchè Milano si ribella — prosegue -. È un messaggio a tutto il Paese e a tutto il mondo e ne siamo orgogliosi. Ho ricevuto una bellissima telefaonata dal presidente Mattarella. Mi ha detto che è ammirato, entusiasta della risposta data da Milano, ha detto che debbo e dobbiamo essere orgogliosi perchè siamo esempio per tutto il paese”.
“Milano non si arrende, Milano guarda avanti senza dimenticare. Milano sarà  capitale del dibattito sull’eguaglianza sociale. Non ci hanno rovinato la festa ci hanno dato più forza per continuare”.
Per l’inaugurazione di Expo “abbiamo organizzato feste bellissime, restituito la Darsena alla città , abbiamo dato una nuova casa alla Pietà  Rondanini e ieri — prosegue — dal Castello sono passato cinque volte perchè era pieno di persone felici. Voglio ringraziare tutte le persone che in questi giorni hanno avuto uno scatto d’orgoglio per la città  è che adesso sono qui per dire no, no a chi ha cercato di rovinarci la festa. Milano sarà  al centro del mondo per sei mesi e noi siamo orgogliosi e vogliamo dire che la città  nessuno la deve toccare perchè altrimenti si ribella“.
In piazza tanti giovani, famiglie con bambini, anziani pronti a ripulire la città  dai graffiti, con attrezzatura fornita dall’Amsa.
A dare una mano è arrivato anche il cantautore Roberto Vecchioni: “La violenza non è giustificabile in alcun modo — ha detto — quello che hanno fatto a Milano è come una coltellata a un innocente”.

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