Marzo 4th, 2011 Riccardo Fucile
IL CASO SCOPERTO A CAUSA DEL MANCATO PAGAMENTO DI UNA RATA AL PROGETTISTA…LA TRASFORMAZIONE DI CINQUE CAPANNONI IN PERIFERIA IN UNA MEGAVILLA SENZA PERMESSI… IL COMUNE AVREBBE CONDONATO TUTTO
Il figlio del sindaco di Milano, il trentaduenne Gabriele Moratti, avrebbe trasformato
cinque capannoni alla periferia nord-ovest di Milano in una villa ispirata a quella di Batman – senza permessi – e il nuovo piano regolatore del Comune avrebbe di fatto condonato tutto.
E’ quanto sostiene L’Espresso nel prossimo numero.
Secondo la ricostruzione del settimanale, Gabriele Moratti ha comprato in via Cesare Ajraghi 30 cinque capannoni coperti da vincolo di destinazione industriale e il 4 agosto 2009 ha chiesto di accorparli in un unico laboratorio, pagando al Comune oneri per 6.687 euro.
A lavori quasi ultimati il gruppo Hi-Lite/Brera 30, specializzato in interni per case di lusso, ha accusato Moratti di non aver pagato l’ultima rata pattuita e l’architetto Gian Matteo Pavanello avrebbe ottenuto un decreto ingiuntivo per 127mila euro e avrebbe portato in tribunale carte dove sarebbe risultato che al posto dei capannoni c’era una villa, ispirata alla casa di Batman.
Poi, aggiunge L’Espresso, la proprietà ha versato 102mila euro di oneri urbanistici e il 12 agosto l’immobile è diventato commerciale.
Il Comune allora avrebbe mandato i controlli, ma senza trovare traccia della villa che, secondo Pavanello, sarebbe stata risistemata con strutture in cartongesso in vista dell’ ispezione.
Il nuovo Pgt milanese, approvato in febbraio, avrebbe inserito l’immobile di via Ajraghi in uno degli ‘ambiti di rinnovamento urbano’ in cui cadono tutti i vincoli di destinazione.
Così, se ora Gabriele Moratti rivendicasse la destinazione residenziale, secondo i calcoli dell’Espresso, vedrebbe il valore della sua proprietà aumentare di un milione di euro.
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Marzo 1st, 2011 Riccardo Fucile
IL VERBALE DELLA DEPOSIZIONE DEL POLIZIOTTO ERMES CAFARO: RUBY GLI DICE: “BERLUSCONI MI HA RIVOLTO AVANCES INTIME E MI HA DATO 15.000 EURO”…”AD ARCORE C’ERANO FESTE CON DONNE CHE SI SPOGLIAVANO”… RUBY: “IO NIPOTE DI MUBARAK? CHI VUOI CHE CI CREDA”
Ruby mi disse che il presidente “ci aveva provato” con lei», che «le aveva rivolto delle avances di tipo intimo», che «le aveva dato 15 mila euro», che ad Arcore c’erano feste «con donne che si spogliavano».
Bisogna riuscire a leggere questo sinora segreto interrogatorio del capo equipaggio della Volante «Monforte-Vittoria» Ermes Cafaro – cioè del primo poliziotto che alle ore 19 del 27 maggio 2010 ebbe la ventura di incrociare a Milano in corso Buenos Aires la ragazza denunciata per furto di 3 mila euro dalla sua ex coinquilina – per comprendere perchè il giudice Cristina Di Censo descriva Karima «Ruby» el Mahroug come una minorenne «poco controllabile», che «ben avrebbe potuto porre a rischio l’impunità » cercata dal premier attraverso la telefonata notturna ai funzionari della Questura affinchè la affidassero subito alla preannunciata consigliere regionale Pdl Nicole Minetti.
Ruby, infatti, era davvero una «bomba» pronta a «esplodere» in confidenze vertiginose al primo che passasse per strada: in questo caso, a un poliziotto in commissariato.
E in Questura già alle ore 19 sapevano benissimo che non poteva essere la nipote del presidente egiziano Mubarak.
«Io nipote di Mubarak, chi vuoi che ci creda?»
Come spesso accade, l’innesco è una battuta: il 27 maggio 2010 «in commissariato mentre sbrigavo le pratiche – testimonia dunque l’assistente di polizia Cafaro il 6 dicembre davanti al pm Antonio Sangermano – Karima mi disse che avrebbe voluto fare il carabiniere. Io ironicamente risposi che ritenevo improbabile che una cittadina marocchina senza documenti potesse accedere ai ranghi dell’Arma. Fu proprio in quel momento che la minore mi rispose che lei era una lontana parente di Mubarak e che Silvio la stava aiutando per farle ottenere i documenti. Ripetè più volte il nome “Silvio” senza che io nell’immediato ricollegassi quel nome al presidente del Consiglio». Ruby è la prima a ironizzare sulla storia di Mubarak, «ridendo disse: “Chi ci crede che una marocchina abbia la nazionalità egiziana?”, con ciò mettendo in rilievo che il riferimento a questa parentela era un escamotage per facilitare l’ottenimento dei documenti e che alla pratica ci avrebbe pensato Silvio». Ruby parla subito al poliziotto anche delle feste di Arcore.
«Ricordo perfettamente che la minore precisò che era stata accompagnata o quanto meno presentata da Lele Mora presso la residenza di Arcore», una sera in cui «c’era una festa ed era naturalmente presente Berlusconi e altre ragazze e anche persone di sesso maschile, di cui non ricordo se mi specificò i nomi. Ruby mi disse che non si era tanto divertita o comunque si era trovata a disagio, tanto che il presidente se ne accorse e le si avvicinò, chiedendole se preferiva andare via. Sempre Ruby, che era un fiume in piena, continuò a raccontare che Berlusconi, avvedutosi del disagio della ragazza, l’aveva fatta accompagnare dalla sua scorta a casa. A dire della Ruby, proprio il capo scorta le aveva consegnato una busta che lo stesso disse provenire dal presidente Berlusconi in persona. La minore raccontò che all’interno di quella busta erano contenuti 15 mila euro in contanti».
Perchè disagio?
«La ragazza disse che quella sera ad Arcore vi erano numerose donne e che alcune si erano spogliate», ma il poliziotto dice di non riuscire più a ricordarsi se «bunga bunga» fu espressione usata da lei allora o letta poi da lui sui giornali: «Quel che è certo è che mi parlò di una festa con donne che si spogliavano e di un “gioco del trenino” che definì in qualche maniera che non ricordo».
La cosa «le aveva dato fastidio» e «non aveva inteso partecipare a questo gioco», nel cui contesto «Karima mi riferì che il presidente “ci aveva provato”, lasciando chiaramente intendere che lo stesso aveva rivolto delle “avances” di tipo intimo alla Ruby, senza però specificarne il contenuto e le modalità attuative».
Ruby «aveva chiesto di andare via».
E di favorevole alla posizione del premier c’è che al poliziotto la ragazza dice subito «che il presidente non sapeva che lei fosse minorenne ed era rimasto favorevolmente impressionato dal rifiuto che lei aveva opposto alle sue “avances”, tanto che questo atteggiamento riottoso della ragazza aveva fatto nascere un’amicizia proseguita e tuttora in atto», e «tanto che Berlusconi la fece accompagnare dalla scorta e consegnare una busta con 15 mila euro dal suo capo scorta».
Un altro aspetto importante della testimonianza di Cafaro, ai fini dell’accusa a Berlusconi di concussione dei dirigenti della Questura, è che la polizia, a mezzanotte entrata in fibrillazione dopo la telefonata di Berlusconi con la «balla» su Ruby egiziana parente di Mubarak, già alle 19 sapeva invece benissimo che era marocchina, minorenne, scappata da una comunità e denunciata per furto.
Cafaro, infatti, spiega che, appena in corso Buenos Aires chiese alla ragazza le generalità , «rispose di chiamarsi El Mahroug Karima, nata in Marocco il primo novembre 1992 (data vera, ndr), danzatrice del ventre in un qualche locale milanese, e domicilio in una abitazione in via Villoresi», quella della prostituta brasiliana Michelle che aveva chiamato il premier sul suo cellulare a Parigi, che poi ospitò di nuovo Ruby benchè in teoria affidata alla Minetti, e che con Ruby il 5 giugno litigò tra reciproche accuse di meretricio.
La banca dati della polizia «mi comunicò che a carico di Karima risultava una segnalazione per allontanamento da una comunità di accoglienza in Sicilia», e «che risultava anche una precedente denuncia per furto a carico della minore
Parimenti rilevante, visto che la Questura affidò davvero alla Minetti la 17enne poi però finita di nuovo a casa della prostituta brasiliana, è il ricordo che Cafaro ha delle ben diverse disposizioni «assolutamente precise ed inequivocabili» impartite all’inizio dalla pm minorile Annamaria Fiorillo: «Dispose il collocamento presso una comunità di accoglienza, dopo che Ruby fosse stata fotosegnalata».
Se ciò non è possibile, «la prassi è trattenere il minore in Questura»: e infatti nel caso specifico «la dottoressa Fiorillo parlò della comunità La Zattera e, ove non fosse stata rinvenuta la disponibilità », come è prassi «mi autorizzò a trattenere in Questura la minore sino alla mattina successiva, quando è più facile reperire una comunità disponibile».
Tutto il contrario di quanto poi avvenne.
Al livello di lavoro di Cafaro, che è la strada, arriva da lontano l’eco dell’agitazione di Berlusconi: «Fui informato dall’assistente di polizia Landolfi, che aveva condotto la minore in Questura, che lì si erano recate delle persone per la sua situazione e che erano state fatte pressioni affinchè la ragazza fosse affidata ad una persona, di cui solo in seguito ho saputo il nome, Nicole Minetti. Landolfi mi riferì che dalla segreteria della presidenza del Consiglio erano arrivate in Questura delle telefonate, e che personale del consolato egiziano (mi sembra che Landolfi parlò di servizi segreti egiziani) si era presentato in Questura» (circostanza invece smentita dalle indagini, nessuno del consolato fu avvertito o intervenne).
Landolfi, nel lamentarsi «che gli avessi lasciato una rogna, era visibilmente impressionato dalla mole di interventi che avevano caratterizzato la vicenda della minore, tanto che scherzando mi disse: “Vuoi vedere che questa lo conosce veramente Mubarak?”».
Nell’interrogatorio il pm chiede conto a Cafaro di frasi «fuori cornetta» registrate al 113 mentre era in attesa al telefono, 6 minuti dopo mezzanotte: lo si sente mormorare «nipote di Mubarak», e dire «ora me ne vado ai servizi segreti, ho deciso».
«È evidente – risponde Cafaro – che io fuori microfono ho fatto un cenno a ciò che la minore mi aveva detto proprio in riferimento al presidente egiziano. Ho anche fatto dei riferimenti scherzosi che non hanno alcuna attinenza alla realtà , in particolare quando accenno alla eventualità che io vada a lavorare presso i servizi segreti».
Luigi Ferrarella, Giuseppe Guastella
(da “Il Corriere della Sera“)
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Marzo 1st, 2011 Riccardo Fucile
ELENA MORALI, EX DEL REALITY “LA PUPA E IL SECCHIONE” PARTECIPAVA ALLE FESTE A VILLA SAN MARTINO..E’ QUANTO EMERGE NELL’ INCHIESTA DEI PM SUL CASO RUBY DA UN COLLOQUIO TRA EMILIO FEDE E BARBARA FAGGIOLI
C’era pure l’ex “pupa” Elena Morali a villa San Martino. Ospite del premier. Delle sue
cene eleganti.
E delle sue nottate a suon di bunga bunga che, parole del Cavaliere, significa semplicemente “bere qualcosa e ballare”.
Fino ad ora il particolare era rimasto tra le pieghe delle 782 pagine di richiesta di rinvio a giudizio firmate dai magistrati Forno, Boccassini, Sangermano.
Il riferimento a Renzo Bossi viene fatto durante una telefonata tra Barbara Faggioli ed Emilio Fede.
E’ il 26 settembre 2010.
Mancano pochi minuti alle diciotto, quando una delle predilette del premier che, come Nicole Minetti, sogna una carriera politica, chiama il direttore del Tg4.
Si tratta di una telefonata di cortesia.
La Faggioli si trova in palestra con la “Nicky”.
S’informa sullo stato di salute di Fede. L’altro la rassicura: “Benino grazie, ieri avevo una sberla addosso che non finiva più”.
La Faggioli, però, insiste: “Insomma ti sei riposato”.
E allora Fede svela qualche particolare in più: “Sì, sì più o meno, fra una cosa e l’altra, poi sempre tardi a letto sono andato”.
E Lui? Lui come sta. Fede risponde: “Lui aveva un sacco di problemucci”.
Quindi i due iniziano a parlare di una delle tante serate di Arcore.
“Ma con chi è rimasto? Due?”, chiede Fede.
Allora Barbara Faggioli spiega: “In realtà è rimasto con quelle due, poi c’era la Cinzia e poi c’era l’Anna, poi io so che praticamente ieri è rimasto anche d’accordo che tornava la Maristelle, poi c’era quella, la pupa, quella che è fidanzata con Renzo Bossi che è rimasta”.
Il particolare stuzzica la curiosità di Fede.
Chi sarebbe la fidanzata del Trota? “Quella bionda”.
Fede capisce: “A sì quella che gli piace. La biondona, quella un po’ volgare”. Si tratta della slava? No, risponde la Faggioli, “è la bergamasca”.
E in effetti, le cronache rosa dell’estate scorsa raccontano del rapporto sentimentale, proprio in quel periodo, tra Renzo Bossi e tale Elena Morali, nota per la sua partecipazione al reality “La pupa e il secchione”.
La loro storia inizia nella primavera del 2010.
Tanto che intervistata da Bergamonews la ragazza ammette. “Più conosco il Trota più mi piace” .
Lei, però, ha le idee chiare e così al settimanale
Oggi dichiara: “Il mio Trota? Sarebbe un marito e un papà ideale. Io col mio lavoro starò in giro tutto il giorno. Uno dei due dovrà rinunciare alla carriera: lui. E’ un ragazzo fedele, sicuro di sè, forte e dolce. Ci siamo conosciuti un anno e mezzo fa a Miss Padania, a fine serata mi ha chiesto il mio numero e mi ha dato il suo”.
E’ metà agosto del 2010.
Poco più di un mese dopo, eccola partecipare alle feste di Arcore.
Ne parla la Faggioli con Fede.
Lo racconta la starlette Francesca Cipriani nelle ricostruzioni (basate sulle intercettazioni) dei magistrati di Milano.
E’ lei, annotano i pm, “a dire alla Faggioli che Lui aveva anche delle buste da cinque e da di piu”.
La Cipriani dice di essere rimasta contenta “perchè ha avuto quello che hanno avuto le altre e cita Ludovica Leoni ed Elena Morali, e dice di aver avuto un braccialetto d’oro con il diamante … con scritto “F” di Francesca”.
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Febbraio 28th, 2011 Riccardo Fucile
CONTRO LA “BECERODESTRA”, L’EX PARLAMENTARE DEL MSI ANNUNCIA: “PRENDO LA TESSERA DI FUTURO E LIBERTA”…”LA RUSSA COME RASPUTIN, GASPARRI UN INFORMATORE DELLA QUESTURA, MOFFA COME LA TAPPEZZERIA AL MURO”…”BERLUSCONI? UN VENDITORE DI TAPPETI CHE NON CONOSCE L’IDENTITA’ NAZIONALE”
Nei tempi del calciomercato. Nei tempi della follia, della miseria e della ferocia politica, è accaduto anche l’incredibile, quello che nessuno avrebbe osato immaginare.
Ovvero che uno dei più antichi avversari politici di Gianfranco Fini nel vecchio Movimento sociale, Tommaso Staiti di Cuddia, ex parlamentare, settantottenne, indomito polemista, fuori da qualsiasi partito, ha annunciato il grande passo: “Prendo la tessera di Futuro e Libertà , voglio stare al fianco di Fini in questa battaglia”.
Così, intervistare il salmone che corre controcorrente diventa un compito avvincente ed anche divertente.
Se non altro perchè del gruppo dirigente della ex An, Staiti conosce vita, morte e miracoli.
E anche perchè è convinto che quello di Fli sia l’unico treno per costruire in Italia la destra che non c’è mai stata: “antibigotta, libertaria e perbene”.
Scusi Staiti, ma quando abbiamo letto la notizia non ci credevamo
Eh, eh, lo capisco. Chi me l’avrebbe mai detto che sarei diventato finiano ad ottantanni…
Come se lo spiega?
Con la logica e con il carattere. Sono uno che non è mai andato una volta in soccorso del vincitore. Vedere quello spettacolo osceno dei venditori di tappeti che si offrono e che cambiano bandiera è stata per me una vera sofferenza.
Nomi, nomi
Ho letto l’intervista in cui l’on. Belotti diceva di aver fatto cabaret. Dava a se stesso del buffone per motivare la sua scelta di abbandonare Fli. Mi ha fatto pena, anche umanamente.
Eppure lei ne ha viste tante
In 60 anni di carriera politica è uno dei punti più bassi che abbia mai visto a destra
Poi lei dice che c’è anche una ragione politica
Eccome, altrimento sarei un pazzo emotivo. Ho apprezzato il coraggio di Fini. Ha avuto la forza di mettere in gioco tutto per una idea. Questo ha suscitato in me persino ammirazione.
Se ci legge, Fini penserà di avere le traveggole
Invece gli ho anche telefonato per dirglielo. Lui sta facendo adesso l’operazione politica più importante che andava fatta a destra negli ultimi 50 anni: la separazione della destra da quella che io chiamo la “Becerodestra”
E che cosa la distingue?
Se vogliamo semplificare possiamo dire così: la guerra fredda e il muro di Berlino hanno costretto a stare insieme due cose che non avevano nulla a che fare l’una con l’altra. Il bigottismo, il conservatorismo e i valori più retrogradi, con la storia di uan destra innovatrice, progressista ed evoluta sul piano civile.
E Fini ha scelto la seconda strada?
Direi proprio di sì: ci portiamo dietro due scorie insostenibili e speculari del Novecento. il luogocomunismo e la becerodestra. Il miglior interprete di quel modo di pensare è Silvio Berlusconi.
Gli ex An che stanno nel Pdl dicono che non esiste una destra al di fuori di Berlusconi
Ah si? E allora è la migliore prova che sia possibile. Vede, io ho delle responsabilità terribili su La Russa
Cioè?
Me lo ricordo quando pascolava in piazza San Babila con la fidanzata bionda e il cane lupo. Era una specie di Rasputin missino, non era amato dai camerati perchè lo consideravano un fighetta. Io credevo che avesse delle doti e lo imposi come dirigente, a Milano, in una riunione finita a sediate
E ora?
Come vorrei che mi avessero steso e quella carriera non fosse iniziata
E Gasparri lo ricorda?
E’ quello che è cambiato meno. Aveva già allora la fisiognomica e i modi dell’informatore questurile. Se c’era un angolo buio, in una sezione, lì c’era Gasparri che declinava organigrammi nell’ombra
E’ vero che ha avuto parole dure anche per Moffa, suo ex compagno di corrente?
Vere, direi. Moffa è uno che fa poliitca da mezzo secolo, con il complesso di colpa più drammatico per un politico. Si confonde con la tappezzeria del muro che ha alle spalle. Per far parlare di sè ha dovuto tradire in modo miserabile, intruppandosi in quella trovata satirica che è il gruppo dei responsabili
Ma esiste davvero la destra progressista che lei sogna?
Eccome. Forse, ora che son caduti i muri, c’è la possibilità di costruirla davvero.
Mi dica cosa non va di questa destra berlusconiana
Sa, io sono uno che Cicchitto lo vede sempre con il cappuccio nero in testa
Ma lei come si definisce?
Ateo, spiritualista, progressista e liberale. Vedrete, questa destra c’è, e prenderà più voti senza Barbareschi e Belotti che avendoli tra le sue fila
Ma è sicuro che Fli non abbia posizioni di sinistra?
Quando ho visto Berlusconi che baciava la pantofola a Gheddafi e usava le nostre frecce tricolori per regalargli il teatrino mi son vergognato di essere italiano. Berlusconi è quello. Un venditore di tappeti che non conosce l’identità nazionale. E’ ora di chiudere con la vergogna del berlusconismo una volta per tutte. E il tempo è questo.
Luca Telese
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 28th, 2011 Riccardo Fucile
LA CONSIGLIERA DI ZONA PDL SENTITA IN PROCURA: “È FALSA LA MIA SOTTOSCRIZIONE AL LISTINO DI FORMIGONI”… SI ALLARGA L’INCHIESTA SULLE IRREGOLARITA’ DELLA LISTA FORMIGONI: AL VAGLIO CENTINAIA DI FIRME
Sulle elezioni lombarde che hanno portato alla Presidenza della Regione Roberto
Formigoni, continuano a gravare ombre pesanti.
Dopo lo scandalo delle liste fermate e poi riammesse dalla giustizia amministrativa, e quello di presunte pressioni da parte di un gruppo di potere vicino alla cosiddetta P3, è ancora una volta il problema delle firme a tormentare i sogni del governatore.
Legato, però, questa volta, alla consigliera regionale più chiacchierata delle ultime settimane: Nicole Minetti.
La notizia arriva da Sara Giudice, già esponente del Pdl, che già quando si fece il nome dell’ex igienista dentale come candidata del listino bloccato di Formigoni, ebbe a protestare della scelta.
In un comunicato Sara afferma: “Il 26 febbraio 2011 sono stata convocata dalla Procura della Repubblica presso il tribunale ordinario di Milano nella persona del Pubblico Ministero Alfredo Robledo, per essere sentita, in quanto persona informata sui fatti, in relazione all’apposizione della mia firma nell’elenco della lista Regionale ‘Per la Lombardia’, listino bloccato dell’On. Roberto Formigoni”.
E spiega: “La mia firma è assolutamente contraffatta, falsa; mai avrei firmato un listino bloccato con il nome di Nicole Minetti, soprattutto dopo la campagna che feci contro di lei ancor prima che fosse eletta. Mi sento offesa e usata. Ritengo opportuno sporgere immediatamente querela contro chi ha utilizzato il mio nome e cognome in modo palesemente artefatto”.
La consigliera di zona è battagliera: “Fino ad alcuni giorni fa, il Pdl sosteneva che io non fossi mai stata iscritta nel partito, mentre invece l’anno scorso aveva pensato bene di utilizzare addirittura la mia firma in modo illegale, strumentalizzando così la mia persona. Questa è la conferma che l’elezione di Nicole Minetti e di tutto il listino bloccato di Formigoni, sicuramente per quanto attiene alla mia firma, è assolutamente illegittimo”.
La pensano così anche i Radicali, che con Marco Cappato da mesi combattono contro questa elezione-truffa.
“Da un anno aspettiamo giustizia. Formigoni non ha mai chiesto scusa per aver detto che noi avevamo manipolato i moduli e non riconosce l’evidente falsità delle cose fatte sotto il suo nome. Non è adeguato a governare la Lombardia”.
È lui che se ne deve andare, spiega Cappato: “Fa ridere chiedere le dimissioni della Minetti. Sono i responsabili politici che devono pagare”.
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Febbraio 27th, 2011 Riccardo Fucile
“IL SINDACO STA SOLO CON IL PIU’ FORTE”: INTERVISTA A BARBARA CIABO’, BATTAGLIERA CONSIGLIERA COMUNALE DI MILANO E PRESIDENTE DELLA “COMMISSIONE CASA” …. HA FATTO TIRARE FUORI TUTTI GLI ELENCHI DEL PIO ALBERGO TRIVULZIO: “IN POLITICA DA QUANDO AVEVO 16 ANNI, SENZA COMPROMESSI”… MINACCIATA DALLA SANTANCHE’ “SE ESCI DAL PDL SEI MORTA”, LE RISPONDE: “NESSUN PROBLEMA, SIAMO VOTATI AL MARTIRIO”
Dopo le case del Pio Albergo Trivulzio ora tocca a quelle del Redaelli, che gestisce
patrimoni immobiliari per i bisognosi, abitate anche dalla presidente del Tribunale di Milano, Livia Pomodoro.
E altri nomi che scottano starebbero per uscire.
A svelare il pozzo senza fondo la consigliere comunale di Fli presidente della “commissione casa” di Palazzo Marino, Barbara Ciabò, 43 anni. In politica da quando aveva 16 anni, nelle file del Msi, poi in An, fino al Pdl, giusto il tempo di rendersi conto dell’aria che tirava e di alzare i tacchi.
“Sono una donna normale, non sono mai scesa a compromessi e non ho mai partecipato ai bunga bunga”.
Ride, se la ride: “Cambiano le facce e anche gli slogan ma i metodi restano gli stessi: uso privato della cosa pubblica e mancanza di assunzione di responsabilità . È inutile che la Moratti predichi trasparenza senza praticarla. La mia commissione ha operato in totale isolamento. Il consiglio di amministrazione del Trivulzio è stato nominato dal presidente della Regione e dal sindaco che hanno il compito di controllarne l’operato e questo non è stato fatto”.
È vero che la Santanchè l’ha minacciata?
Mi ha dato un consiglio: se esci dal Pdl sei morta. Politicamente, spero. Mi era anche simpatica quando metteva in guardia le donne dal votare Berlusconi che le voleva tutte orizzontali…
Quanto tempo è rimasta nel Pdl?
Poco. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, le candidature nel listino dell’igienista dentale, del massaggiatore del Milan e del geometra di Arcore. Mi sono detta: ma io cosa c’entro? Un segnale l’avevo ricevuto alla prima convention quando ho sentito “Meno male che Silvio c’è”. Figuriamoci io abituata a cantare l’Inno di Mameli con la mano sul cuore e anche qualche lacrima!
Fini avrebbe dovuto mollare Berlusconi molto prima?
Abbiamo sopportato e supportato l’inaccettabile per senso di lealtà . Fini è sempre stato critico. Anzi dirò di più. Berlusconi pativa la sua credibilità tant’è che, dopo averlo cacciato, ha fatto di tutto per distruggerla senza riuscirci.
Ad esempio con la casa di Montecarlo?
Uno scandalo costruito dal nulla e sul nulla. Io sono sempre stata finiana in contrapposizione con il metodo autoritario-familistico e incivile di La Russa. Fini è una persona perbene e non è maschilista, contrariamente a molti uomini di destra.
Ma Fli si svuota…
Tutto onore. Il progetto continua, chi è coraggioso resta. Più perdiamo pezzi, più aumentano gli iscritti. Si tratta di omuncoli senza meriti che pur di restare abbarbicati sulle loro poltrone corrono alla corte di Arcore.
Che pensa delle parlamentari che difendono Berlusconi al di là di ogni ragione?
Sono le donne del capo che esistono perchè esiste lui. La stragrande maggioranza non ha mai fatto politica. Sono state nominate come al Grande Fratello. Non mi capacito della Meloni.
Lei non lo farebbe per Fini?
La fedeltà è condivisione, non sottomissione. Non è ripetere a pappagallo storie ridicole come la telefonata in Questura fatta nella convinzione che Ruby fosse la nipote di Mubarak.
Moratti sindaco. Un bilancio?
Si è piegata alla logica del forte a scapito del debole e alle logiche maschili. Aveva un’occasione storica: una giunta di donne libere e l’ha perduta. Se avesse preso tutte le consigliere comunali , maggioranza e opposizione, e le avesse messe al posto degli attuali assessori, sarebbe stata una giunta esplosiva. Sarà un caso che con le colleghe, al di là degli schieramenti, sulle questioni più importanti la pensiamo sempre allo stesso modo? L’uomo quando deve cooptare sceglie un altro uomo o se sceglie una donna è la moglie di, la sorella di, la figlia di, l’amante di…
Donne vittime o responsabili del maschilismo imperante?
Vittime e responsabili. Guardi quando Veronica Lario ha detto che il marito andava con le minorenni ed era malato, molte donne hanno commentato: non si fa così, i panni sporchi si lavano in casa! La Carfagna propone pene più dure per la prostituzione minorile, ma sul capo del governo che frequenta una minorenne tace.
Si aspetta di subire anche lei il metodo Boffo?
No e non perchè non siano capaci. Non ho scheletri nell’armadio seppure possono sempre ricorrere alla fantasia…
Sandra Amurri
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 18th, 2011 Riccardo Fucile
I PRIMI NOMI DEGLI INQUILINI: 5.000 EURO L’ANNO PER 128 METRI QUADRATI IN CENTRO A MILANO…TRA I LOCATARI I CONSIGLIERI COMUNALI MANCA, BUONOCORE E L’EX TESORIERE DI FORZA ITALIA
Eccoli, i primi nomi.
Tra gli inquilini del Pat ci sono ex segretari di partito, onorevoli, ex assessori e consiglieri comunali, in una girandola di nomi che comprende figli, parenti ingombranti e amici dei potenti.
Il lupo perde il pelo ma non il vizio e le case di pregio della Baggina continuano ad essere affittate a prezzi stracciati ai soliti noti, nelle pieghe di criteri per le assegnazioni che lasciano troppi margini alla discrezionalità e che le opposizioni in Comune e in Regione sintetizzano in una parola: affittopoli.
Era il 17 febbraio 1992.
I carabinieri piombarono al Pat nell’ufficio del presidente Mario Chiesa e per la Prima Repubblica fu l’inizio della fine.
Sono passati vent’anni e molte cose sono cambiate.
Ma non tutte, evidentemente.
Di certo il 17 febbraio non è una data fortunata per il Pio Albergo Trivulzio.
E di certo non è passata di moda l’abitudine di disporre del patrimonio pubblico per far piacere a qualcuno.
Oggi come allora.
Nello storico feudo nato nel 1771 per aprire le porte ai poveri.
Nel giorno in cui il garante della privacy accende il semaforo verde alla pubblicazione dei nomi, ecco che si apre un primo squarcio negli elenchi degli affittuari finora così gelosamente custoditi dal presidente del Trivulzio, Emilio Trabucchi.
E basta un rapido sguardo per capire che il direttore generale non l’ha raccontata proprio giusta ai consiglieri comunali che in commissione a Palazzo Marino, inutilmente, hanno cercato di ottenere la lista dei contratti del Pat e che si sono sentiti rispondere che, comunque, di politici tra gli inquilini non ce n’erano.
Sono più di mille gli alloggi del Pio Albergo in città , ma è sufficiente esaminarne alcuni per capire che l’identità degli affittuari da salvaguardare dalla «morbosità del pubblico» (parole di Trabucchi) non è quella del cittadino qualunque.
In via Santa Marta 15 spicca un contratto intestato dal 2003 al consigliere comunale del Pdl Guido Manca, ex assessore alla Sicurezza del centrodestra e presidente di Metroweb: canone di 5015 euro annui per 70 metri quadrati lordi.
Nello stesso palazzo ha trovato casa, sempre dalla stessa data, il nipote di Francesco Cossiga, Piero Testoni, parlamentare del Pdl eletto in Sardegna.
Il suo affitto è un po’ più caro: 8.438 euro per un’abitazione di 83 metri quadrati.
Entrambi i contratti sono scaduti nel 2008, ma non risultano oggetto di nuovo bando.
E per i contratti scaduti il Pat ha fatto sapere che è stata concordata la proroga con i sindacati con un aumento medio del 30 per cento.
Un appartamento di 45 metri in via Paolo Bassi 22 è stato invece destinato dai vertici della Baggina a un tal Alessandro Manca, forse però è solo un omonimo del figlio di Guido. Canone: 1.644 euro.
Ma l’elenco dei politici o dei loro parenti non finisce qui.
In via Moscova 25 vive in una casa di 128 metri quadrati per un affitto di 5.655 euro all’anno Luciano Buonocore, politico di lungo corso, co-fondatore del Pdl dove ha portato in dote la Destra Libertaria di cui era segretario. Attualmente è presidente del consiglio comunale di Peschiera Borromeo.
Il suo contratto d’affitto scadrà nel 2013.
Lo stabile di corso di Porta Romana 116 ha aperto invece le porte, nel 2002, a Domenico Lo Jucco.
Contratto scaduto nel 2009: per 121 metri quadrati un canone annuo di 10.242 euro.
Lo Jucco, gavetta in Publitalia al fianco di Marcello dell’Utri, è stato tra i fondatori di Forza Italia e del partito azzurro è stato anche tesoriere.
Del resto, perchè sorprendersi?
Il Pat è un’istituzione antica e antiche sono le abitudini.
Rossella Verga
(da “Il Corriere della Sera“)
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Febbraio 16th, 2011 Riccardo Fucile
LA DECISIONE DEL RINVIO A GIUDIZIO DEL PREMIER DA PARTE DEL GIP DI MILANO ACCOLTA CON SODDISFAZIONE IN QUESTURA… ORA SONO “PARTI OFFESE”: “ABBIAMO RESISTITO ALLE PRESSIONI DI CHI VOLEVA RUBY FUORI SUBITO, NON E’ STATO BELLO VEDERE CERTE SCENE”
“Lo sapevo che avevamo ragione noi, meno male: ma non per noi, per la professionalità delle Volanti di Milano, per tutti i colleghi”.
C’è soddisfazione in Questura, a Milano, tra i poliziotti che lavorano all’Ufficio prevenzione generale (quelli delle Volanti in turno la notte in cui è scoppiato il Ruby-gate) alla notizia del provvedimento di rinvio a giudizio emesso dal gip di Milano Cristina Di Censo in cui i vertici della Questura coinvolti nel rilascio di Karima El Mahroug sono citati come “parti offese” nell’ipotesi di reato relativa alla concussione che viene contestata al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
“Abbiamo resistito alle pressioni che la volevano fuori subito, commentano alcuni agenti del turno, che si scambiano sorrisi e strette di mano, e abbiamo fatto bene. Anche se non è stato bello, ammettono, vedere certe scene… ”. “Anche perchè, aggiunge uno, di tutti quei minorenni che per mancanza di posti nei centri vengono rimessi in strada il mattino dopo, e sia chiaro, con il consenso dei magistrati, o di quelli che vengono riaffidati ai parenti maggiorenni con i quali erano stati sorpresi a commettere reati, di quelli non importa niente a nessuno”
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Febbraio 13th, 2011 Riccardo Fucile
VEDERE QUEL MINISTRO COMPORTARSI COME UN TEPPISTA DI STRADA MI HA FATTO PROVARE VERGOGNA E SCHIFO PER DOVE SONO RIMASTO PER TROPPI ANNI
Adesso ve lo dico per come me la sento, senza compromessi, senza peli sulla lingua.
Voi potete non crederci, ne avete tutta la facoltà e tutto il diritto.
Potete anche prendermi a sberleffi: me li prenderò tutti, senza fiatare.
Perchè me li merito quasi tutti.
Vedendo le immagini di Ignazio La Russa (è ancora un ministro della Repubblica?) prendere a calci il giornalista di Annozero Corrado Formigli che tentava di fargli una domanda sul bunga bunga berlusconiano e sulle prostitute minorenni ho pensato di getto: finalmente sto da un’altra parte, finalmente sto dalla parte giusta.
Vedere quel ministro comportarsi come un teppista di strada mi ha fatto provare schifo e vergogna per dove sono stato, volente o nolente poco importa, per tanti anni, troppi anni.
È stato un pensiero di liberazione personale e psicologica.
Potete non crederci e io al posto vostro, forse, non ci crederei, ma la spaccatura culturale e antropologica all’interno della destra italiana non è roba di qualche mese fa.
C’era chi stava altrove anche stando lì dentro.
C’era chi si era illuso che tutto poteva essere cambiato, migliorato.
Non era vero.
È stato un grandissimo errore umano prima che politico.
Ne siamo usciti con un urlo di liberazione.
Finalmente possiamo vedere Ignazio La Russa con gli occhi di chi può dire: io non c’entro, io non c’entro più con quella gente.
Filippo Rossi
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