Febbraio 10th, 2016 Riccardo Fucile
“ME LO CHIEDONO IN TANTI, CERCHIAMO UN NOME CHE UNISCA”
Benvenuti in Italia. Purtroppo le cose sono finite come si sapeva che sarebbero finite, con uno
sbilanciamento verso il centro e la destra che toglie a Milano quell’eccezionalità in cui aveva vissuto negli ultimi anni, peraltro ormai già ridotta al lumicino. Il Partito della Nazione è approdato anche qui».
Pippo Civati, leader di Possibile, le primarie di Milano le ha osservate dalla finestra. Il momento di entrare in campo, per lui, arriva ora.
Che farà adesso, si candida?
Da domenica sera me lo stanno chiedendo in molti, ma io credo in una candidatura civica più che puramente politica, di qualcuno che faccia parte della società milanese e sia capace di unire mondi diversi, al di là delle sigle di appartenenza. Nomi ne circolano già (da Vittorio Agnoletto all’attuale presidente del Consiglio comunale Basilio Rizzo a Marco Mori, coordinatore di Possibile in città ed ex presidente di Arcigay Milano, ndr), ma è un processo tutto da costruire, insieme ai Socialisti, a Rifondazione, alla miriade di pezzi di società che non si riconoscono nell’offerta presentata fin qui, per il quale ora vanno accelerati i tempi. Entro febbraio dobbiamo mettere in campo una proposta alternativa in grado di intercettare il consenso più ampio possibile. A Roma partiremo sabato con un’assemblea che diverrà permanente: l’idea per le amministrative romane è di conciliare le componenti e le candidature, quella di Stefano Fassina e quella, che sta emergendo, di Ignazio Marino. Un processo analogo deve iniziare a ruota a Milano. Del resto, ci stiamo pensando da tempo: per noi l’esito delle primarie era scontato, nessuna sorpresa e nessun cambio di scena.
Qualcosa è cambiato, però: la vittoria di Sala potrebbe aprire grandi spazi a sinistra.
Sicuro. Il travaglio è già iniziato per tanti. Renzi ha chiarito la sua volontà di prendere voti da qualsiasi parte arrivino, sostenendo che non si debba fare gli schizzinosi. Ecco, noi vogliamo prendere tutti i voti degli schizzinosi. Ma, ripeto, la nostra proposta va costruita con la comunità locale, e inizieremo fin dai prossimi giorni. Inizia una storia diversa, non nel senso inteso l’altra sera da Majorino, che archiviate le primarie sosterrà Sala: inizia il lavoro per far nascere un progetto nuovo. Chiunque di noi potrà essere chiamato a candidarsi o comunque a ricoprire un ruolo, non ci sono automatismi
Come giudica quanto accaduto a Milano?
Un enorme pasticcio, un notevole problema gestionale con un solo possibile esito chiaro fin dall’inizio. Infatti, io ne sono rimasto fuori, per netta scelta politica.
Di chi sono le maggiori responsabilità ?
La responsabilità politica di Pisapia è oggettiva. E sta, di fondo, nel non aver preparato la sua successione in questo cambiamento di schema nazionale così clamoroso. Non voglio buttargli la croce addosso, però è proprio questo che più mi ha deluso di lui: il basso profilo che ha tenuto nei confronti di Renzi, il fatto di non essere mai critico, mai incalzante rispetto alle scelte del governo. Del resto, la sua posizione è quella che di recente ha sottoscritto insieme ai sindaci Doria e Zedda con l’appello pubblico per il centrosinistra, che prevede un’alleanza organica col Pd. Noi invece pensiamo a ricostruire la sinistra in alternativa al Pd. Ora lui sosterrà Sala, come prevedibilmente faranno tutti i soggetti coinvolti nelle primarie, compresa Sel o gran parte di essa.
Era credibile pensare che Pisapia avrebbe rotto con il Pd?
È chiaro che sarebbe stata una scelta molto pesante. La verità è che il modello che lui ha incarnato a Milano non esiste più, non c’è più quell’afflato che nel 2011 l’ha portato alla vittoria.
E dei due contendenti a sinistra, Majorino e Balzani, che dice?
Li stimo molto entrambi, ma penso che non avrebbero dovuto giocare la partita delle primarie così concepite, una volta capito che cos’è oggi il Pd.
Avrebbero dovuto lasciare il partito?
Non necessariamente. Ma credo che Majorino, in particolare, avrebbe potuto candidarsi già a maggio in modo indipendente. Ecco, quella sarebbe stata una chiave possibile che avrebbe potuto incontrare il nostro gradimento.
Laura Matteucci
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Febbraio 8th, 2016 Riccardo Fucile
SALVINI NON CI VUOLE METTERE LA FACCIA, LA MELONI NON HA NESSUNO E ALLA FINE CONVIENE PERDERE CON UN CANDIDATO INDICATO DA BERLUSCONI…E SI CERCA UN ACCORDO CON PASSERA… CON DUE SOGGETTI DEL GENERE IL CDX FARA’ IL PIENO DI VOTI NEI QUARTIERI POPOLARI
“Sala ha vinto, ma noi l’uomo giusto ce l’abbiamo: si chiama Parisi”. A sera quando è ormai chiara
la vittoria di Giuseppe Sala alle primarie del Pd, Silvio Berlusconi, in ritiro nella villa di Arcore con i familiari e amareggiato per il pareggio del Milan in casa con l’Udinese, si risolleva scandendo il nome di Stefano Parisi.
La carta che il centrodestra a ranghi uniti, con Lega Nord e Fratelli d’Italia, intende giocarsi per scalare Palazzo Marino sarà quella dell’ex city manager del capoluogo lombardo ai tempi di Gabriele Albertini. Sarà lui, infatti, a contrastare Mr Expo.
A meno di un colpo di scena, fra poche ore l’anti Sala scenderà in campo e ufficializzerà la sua candidatura a sindaco di Milano.
“Il centrodestra ripartirà da qui. Milano deve essere la start up di un nuovo progetto politico”, avrebbe confidato l’ex Cavaliere ai suoi.
Dal fortino di Arcore il capoluogo lombardo viene considerato luogo simbolo per scardinare lo strapotere di Renzi e del suo storytelling. Non a caso proprio ieri l’ex ministro Maria Stella Gelmini, coordinatrice di Fi a Milano, metteva a verbale: “Se vince Giuseppe Sala, che è il candidato del premier, allora anche le amministrative milanesi saranno un referendum su Renzi”.
Ecco allora perchè puntare su un profilo “moderato” come quello del fondatore di Chili, una sorta di Netflix italiana.
Ed ecco perchè scartare candidati “più da battaglia” come il direttore de il Giornale, Alessandro Sallusti o la pasionaria Daniela Santanchè.
Già domenica scorsa, dopo il derby fra Milan e Inter, Berlusconi aveva sottoposto la candidatura di Parisi agli alleati del Carroccio e di Fratelli d’Italia.
Nessun entusiasmo ma allo stesso tempo nessun veto sull’ex manager.
D’altro canto, spiega all’HuffPost chi ha partecipato alle trattative, “Salvini non vuole bruciare un nome leghista per pregiudicarsi la leadership. Per lui è preferibile restare nell’ombra senza misurarsi sull’uomo”.
Da via Bellerio, quartier generale della Lega, il capogruppo al Senato Gian Marco Centinaio assicura che “a noi Parisi non dispiace” e invita “i leader del centrodestra a mettersi già da domani attorno a un tavolo e a partire subito con la campagna elettorale perchè Sala non è imbattibile”.
I tre – Salvini, Berlusconi e Meloni – si vedranno già domani per fissare la strategia e per lanciare la candidatura di Parisi. Una colazione ad Arcore cui potrebbe prendere parte anche il candidato in pectore Parisi.
D’altro canto le altre ipotesi in campo, come quella dell’ex ministro Maurizio Lupi, in forza con l’Ncd ma sempre in filo diretto con Arcore, sono state scartate perchè non ritenute spendibili.
Al di là dei veti di Salvini Berlusconi ha sondato il peso dell’ex ministro delle Infrastrutture, ma secondo un report consegnatogli “Lupi viene sempre ricordato dagli elettori come quello del rolex”.
Il modello cui l’ex premier si ispira è quello di Venezia. Dove la scorsa primavera l’imprenditore Luigi Brugnaro ha scippato il capoluogo al centrosinistra con una lista civica accompagnata dalle sigle dei singoli partiti della coalizione.
Ma non finisce certo qui. Perchè ad oggi il fronte moderato ha già tre candidati in campo. Corrado Passera, ex ministro del governo Monti, è della partita con il suo movimento “Italia Unica”. Vittorio Sgarbi, qualche giorno fa, ha ribadito la sua volontà a correre come sindaco di Milano per il centrodestra.
E, infine, il terzo e ultimo è il giovane Niccolò Mardegan, ex Ncd, in corsa con una lista civica “noi per Milano”.
Allora la vera domanda è: riuscirà Parisi a passare come candidato unitario?
Al momento le primarie del centrodestra non sono sul tavolo. Anche se il senatore di Fi Augusto Minzolini, da sempre sostenitore delle primarie, ipotizza che “nel caso di Milano, essendo tutti i candidati espressione della società civile, non sarebbe peregrino pensare a una consultazione interna”.
Tuttavia il primo ad ammettere che Parisi sia un profilo unitario è proprio Mardegan: “Non nego che con una figura come Parisi ci sia l’assoluto interesse a dialogare perchè è un profilo nuova. Dico anche che Parisi è un nome che può fare sintesi”. Insomma, la candidatura di Parisi è ormai accreditata.
Certo è che venerdì sera, in un noto di ristorante del centro di Milano, ad una cena cui hanno partecipato tutto i quadri milanesi di Forza Italia, la senatrice Maria Rosaria Rossi, che interpreta sempre i desiderata di Berlusconi, ha lodato pubblicamente il valore di Corrado Passera. Non si tratterebbe di un cambio di cavallo. Ma di un possibile ticket Parisi-Passera.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 6th, 2016 Riccardo Fucile
MIRACOLO A MILANO: MOBILITAZIONE DI CINESI PER IL CANDIDATO… IL PRESIDENTE DI SEGGIO: “VOTO NON CONSAPEVOLE, OPERAZIONI SOSPETTE”…. NEL PRIMO GIORNO APPENA 7.700 VOTANTI, IL 4% SONO STRANIERI
“Una partecipazione cinese inaspettata alle primarie del centrosinistra di Milano e una serie di
operazioni sospette: non capiscono e non sanno leggere l’italiano e aprono la scheda per sapere dov’è il nome. Il sospetto che non ci fosse questa consapevolezza di cittadini che sanno cosa stanno facendo io l’ho maturato”.
A raccontarlo ai microfoni de ilfattoquotidiano.it è Carlo Bonaconsa, il presidente di seggio della sezione Luciano Lama (zona 2 — stazione centrale) dopo il primo giorno di votazioni.
Nelle scorse ore la comunità cinese della capitale della Lombardia aveva espresso il suo appoggio pubblico in lingua mandarina al candidato Pd Giuseppe Sala.
Oggi, alla prova dei seggi, ha rispettato l’impegno. “Non sono basito”, ha concluso il presidente, “avevo capito che c’era stato un endorsement per un candidato, ma non mi aspettavo un’affluenza così. Si è ripetuto qui quello che è successo in altre città ”.
Casi contestati infatti c’erano già stati in passato a Genova a gennaio 2015 per la selezione del candidato presidente alla Regione e a Napoli nel 2011 per la scelta del sindaco.
Le immagini parlano da sole: un gruppo di cinesi che conosce poche parole di italiano si incontra in un bar vicino al seggio insieme al consigliere comunale Emanuele Lazzarini e alla deputata Lia Quartapelle.
Poco prima sono stati fermati dalla cronista de ilfattoquotidiano.it e alla domanda chi voterai hanno risposto: “Non sappiamo”.
Dopo il caffè entrano e si dirigono verso le urne. Alla sezione Lama si presenta poi uno dei rappresentante dell’associazione Unione imprenditori Italia Cina: “Abbiamo incontrato Sala nei giorni scorsi”, dice.
Ma alla domanda “perchè vota il presidente Expo?” ribatte: “Può spegnere la telecamera?“.
Ma non sono gli unici casi segnalati nelle scorse ore: alcuni cinesi si sono registrati e hanno aspettato le indicazioni per votare, altri hanno fatto riferimento alla traduttrice e altri ancora giravano per la sezione chiedendo ingenuamente ai rappresentanti ai seggi per chi avrebbero dovuto esprimere la preferenza.
Nel quartiere cinese di Milano, zona Paolo Sarpi, è stato addirittura allestito un gazebo per le informazioni sulle primarie. Lì i rappresentanti della comunità danno indicazioni generali su chi votare e si offrono di portare ai seggi con macchine private chi è interessato a partecipare.
Tanti gli episodi controversi nelle sezioni. Tanto che il presidente di seggio Bonaconsa ha detto di aver preso provvedimenti per arginare il fenomeno: “Ho visto una serie di operazioni sospette che sono avvenute: alcuni cinesi assistevano, altri volevano entrare per accompagnare l’amico e insegnargli come votare. Dopo 1,2,3 operazioni sospette ho deciso che doveva entrare un cinese alla volta”.
Il rappresentante Pd ha raccontato di aver capito che i voti dei cinesi erano per Sala, perchè erano loro stessi a mostrargli le schede: “Non capiscono e non sanno leggere l’italiano. Erano così ingenui che spesso non sapevano come votare e venivano da me a chiedermi se andava bene come avevano fatto”.
Nei giorni scorsi, come riportato da Gianni Barbacetto sul Fatto Quotidiano del 4 febbraio, sul portale huarenjie.com era stato pubblicato in in lingua mandarina un articolo dal titolo: “I cinesi di Milano devono tirare fuori la loro forza”.
All’interno il racconto del colloquio con la deputata di Democrazia solidale Milena Santerini (ex Scelta civica) in cui si spiegava la vicinanza di Sala alle problematiche del mondo cinese.
Elisa Murgese
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 1st, 2016 Riccardo Fucile
“HASTA LA VICTORIA SIEMPRE”: IL MESSAGGIO SUBLIMINALE DEL CANDIDATO SINDACO DI MILANO
Beppe Sala come il “Che”. Il candidato per le primarie Pd di Milano ha pubblicato su instagram un murale che lo ritrae nelle vesti di “Che” Guevara.
All’immagine viene accompagnata la celebre frase: “Hasta la victoria siempre”.
Dopo la sconfitta dell’Inter nel derby della Madonnina per 3 a 0, quello dell’ex commissario Expo è un invito ai neroazzurri a non mollare.
Ma contiene anche un messaggio subliminale.
Sala è infatti considerato il candidato più a destra tra i concorrenti alle primarie del Pd milanese, per la sua vicinanza al segretario del Pd Matteo Renzi e per gli attestati di stima che ha ricevuto da esponenti del mondo di Comunione e Liberazione.
Non solo: l’accusa che gli viene spesso lanciata dai suoi sfidanti, emersa nuovamente nella puntata di domenica 31 gennaio di In Mezz’ora, è di essere il referente milanese del cosiddetto “partito della Nazione”.
Accuse che lui ha sempre rimandato al mittente.
E di certo la sua immagine associata al Che non può che contribuire alla sua “narrazione”.
(da “Huffingonpost”)
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Gennaio 13th, 2016 Riccardo Fucile
CRESCE IL TURISMO MONDIALE DI OLTRE IL 10%, IN ITALIA SOLO DEL 4,7%
Aumentano la presenza e la spesa dei turisti stranieri in Italia, ma del volano che Expo 2015 avrebbe
dovuto rappresentare per la Penisola c’è ben poca traccia.
A cominciare dal milione di cinesi che, stando alle previsioni dell’ex commissario Giuseppe Sala, avrebbe dovuto invadere l’Italia.
E’ questa la sintesi estrema dell’articolato aggiornamento di Bankitalia sul turismo internazionale relativo ai primi dieci mesi dell’anno.
Durante i quali, a fronte di trend di crescita dei flussi di turismo mondiale anche a doppia cifra, le spese dei viaggiatori stranieri in Italia sono solo lievemente aumentate, attestandosi a 32.135 milioni (+4,7% sul 2014).
E producendo così un avanzo di 12.970 milioni di euro (era 11.860 milioni nello stesso periodo dello scorso anno) rispetto alle spese fatte dagli italiani all’estero, ammontate a 19.164 milioni.
Nello specifico, la spesa degli stranieri arrivati nei confini nazionali per qualche giorno di villeggiatura (quindi non per affari o altri motivi) è stata pari a 21,3 miliardi di euro (+6,3% sul 2014).
Dalla classifica dei viaggiatori più ‘spendaccioni’ vengono conferme, ma anche alcune sorprese. I turisti tedeschi rimangono saldamente sul più alto gradino del podio, con 4,95 miliardi di euro spesi in Italia, seguiti da quelli statunitensi (3,91), francesi (3,18), dai sudditi della regina Elisabetta (2,72), dai viaggiatori svizzeri (2) e austriaci (1,4).
I turisti asiatici hanno speso complessivamente 2,2 miliardi di euro, ma è il Giappone a fare la parte del leone (circa 1,3 miliardi di euro), mentre la Cina non arriva a 300 milioni di spesa (292), peraltro arretrando sensibilmente rispetto al dato dell’analogo periodo dello scorso anno (389 milioni di euro).
Degno di nota è il balzo della spesa degli australiani (1 miliardo contro gli 858 milioni del 2014), mentre risulta più contenuto l’incremento sul fronte canadese (920 milioni contro 881).
Il dato dei pernottamenti conferma lo stato di buona salute del turismo italico: il numero di viaggiatori stranieri che hanno trascorso almeno una notte in albergo ha avuto un incremento (+4,5%) e i pernottamenti per vacanza sono aumentati del 5,8% (da 189,8 a 192,9 milioni).
Numeri in linea e in alcuni casi addirittura inferiori a quelli misurati sui primi otto mesi dall’ultima indagine della ‘European Travel Commission’ su un panel di paesi europei. Che però non hanno avuto il traino di una esposizione mondiale.
A ben guardare, poi, da alcune delle oltre cento tabelle presenti nell’analisi di via Nazionale emerge la certificazione, almeno parziale, del flop di Expo 2015 come elemento catalizzatore di turismo per l’Italia.
E soprattutto per la Lombardia, dove Regione e sistema camerale avevano addirittura dato vita ad una società ad hoc per favorire ‘lo sviluppo turistico della Lombardia in occasione dell’anno di Expo’.
Gli organizzatori di Expo hanno sempre parlato di una stima, mai smentita, pari a circa otto milioni di visitatori stranieri che avrebbe dovuto essere calamitati dall’evento. Milioni aggiuntivi, naturalmente, rispetto ai flussi turistici che tradizionalmente sono ospitati dall’Italia.
Ebbene, stando ai dati elaborati da Bankitalia il numero di viaggiatori stranieri in Italia è sì aumentato, ma di 1,9 milioni di unità , passando da 43,2 a 45,2 milioni.
Ma il dato più clamoroso riguarda la Lombardia, che ha visto aumentare il numero di visitatori generici di appena 736mila unità (da 17,5 a 18,2 milioni).
Mentre i viaggiatori giunti in Lombardia per passare un periodo di vacanza è aumentato di appena 583mila unità , passando da 5,5 a 6,1 milioni.
Numeri, questi, che trovano conferma nel dato sulla spesa degli stranieri approdati in Lombardia fino al 30 ottobre di quest’anno e che ha avuto, nel confronto con lo stesso arco di tempo del 2014, un incremento inferiore alle aspettative: da circa 2 a 2,25 miliardi di euro. In tutto ciò, incredibilmente, non solo non è ancora dato sapere il volume di ricavi prodotto dalla vendita dei biglietti di Expo, ma soprattutto quanti stranieri hanno visitato la manifestazione e da dove provenivano.
Elementi, questi, che, chiunque si occupi di turismo sa bene quanto siano preziosi per fare una analisi oggettiva sui flussi, tentare di profilarli e calibrare al meglio le azioni di promozione e commercializzazione del brand Italia sui mercati del turismo mondiale.
Alberto Crepaldi
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 7th, 2016 Riccardo Fucile
MA L’ACCORDO CON AREXPO DICE IL CONTRARIO
“Expo non deve chiedere indietro i soldi spesi per le bonifiche”. È la novità tirata fuori da Giuseppe Sala per rispondere alla domanda sul perchè Expo non abbia sinora girato ad Arexpo, la società proprietaria delle aree dell’esposizione, i costi sostenuti per bonificare i terreni.
Eppure questi hanno superato i 6 milioni preventivati per arrivare a 73 milioni.
Ma rimanendo ai 6 milioni stimati all’inizio, l’accordo quadro siglato tra Expo e Arexpo nel 2012 prevedeva che la società guidata da Sala si rivalesse su Arexpo, che “si impegna — si legge nel documento — a rimborsare i costi sostenuti da Expo 2015 per la bonifica dei terreni entro 30 giorni dalla presentazione della richiesta di pagamento”.
Ma tale richiesta di pagamento non c’è mai stata, nonostante i lavori siano stati conclusi parte nel 2013 e parte nel 2014.
La questione non è da poco, perchè solo se i costi di bonifica vengono fatturati ad Arexpo, questa potrà poi rivalersi sui vecchi proprietari dei terreni, tra cui Fondazione Fiera Milano, che gioca un doppio ruolo in quanto è anche socio di Arexpo.
Ma se, come sinora è avvenuto, Expo non chiede nulla ad Arexpo, le bonifiche rischiano di pesare sulle casse pubbliche e sui cittadini.
Viene allora il sospetto che dietro la mancata richiesta ci sia la volontà di fare un favore a Fondazione Fiera Milano.
O si è trattato di una semplice dimenticanza da parte di Expo?
L’amministratore delegato della società e candidato alle primarie milanesi del centrosinistra si giustifica con l’esistenza di un contratto secondo cui Arexpo dovrà versare complessivamente 75 milioni a Expo per le infrastrutture realizzate sull’area e i costi sostenuti, ma nega che dovesse essere inoltrata alcuna richiesta specifica sulle bonifiche.
Eppure, l’accordo quadro dice il contrario.
Sala assicura poi di poter mettere la mano sul fuoco sull’operato di Alessandro Molaioni, un tempo vice del manager arrestato Angelo Paris e oggi colui che ha in mano i conti delle bonifiche:
“Io non vivo nella cultura del sospetto”, conclude.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 6th, 2016 Riccardo Fucile
IL TRADIZIONALE PRANZO OFFERTO DAI CITY ANGELS A CENTO SENZATETTO CON TUTTI I NOMI IN CORSA A SERVIRE AI TAVOLI
La prima foto dei tre principali candidati alle primarie del centrosinistra e, con loro, di altri
candidati a succedere a Giuliano Pisapia come sindaco di Milano.
Nel tour degli appuntamenti pubblici di questi giorni Francesca Balzani, Pierfrancesco Majorino e Giuseppe Sala si sono ritrovati nei saloni dell’hotel Principe di Savoia per il tradizionale pranzo offerto ogni anno dai City Angels a cento senzatetto.
Pettorina rosse, hanno servito risotti e parmigiana ai tavoli, scambiando battute con gli ospiti.
A servire ai tavoli anche altri due candidati sindaco, Corrado Passera e Patrizia Bedori del Movimento 5 stelle, e un possibile candidato del centrodestra, il direttore del Giornale Alessandro Sallusti.
Gran cerimoniere Mario Furlan, anima dei City Angels, che ha ringraziato tutti i volontari vip (c’era anche l’ex vicesindaco Riccardo De Corato) esprimendo solidarietà , dal palco, a Majorino, che ha ricevuto minacce per l’impegno della giunta sul tema moschee.
Ma i veri protagonisti, spiati in ogni gesto, sono stati i tre candidati alle primarie.
Strette di mano e sorrisi, ma le posizioni restano lontane.
Pesa, a pochi giorni dalla chiusura della raccolta firme, il dubbio su cosa farà Giuliano Pisapia: si schiererà o meno con la sua vice Balzani?
Commenta Sala: “A questo punto credo sia molto utile per tutti che faccia da garante. Se farà una scelta diversa la rispetteremo, però io mi auguro fortemente che lui continui a essere super partes. Siamo riusciti ad arrivare a delle primarie veramente competitive con dei candidati rappresentativi di tutti, se questo era lo scopo del sindaco è stato raggiunto”.
Stesso auspicio di Majorino, che aggiunge: “Io credo che Giuliano farà la scelta più giusta come sempre e valuterà lui”.
I due si preparano al primo confronto diretto, venerdì sera all’Anteo, e questo ha creato qualche polemica per l’assenza di Balzani.
Risponde Sala: “Ho risposto a un invito, ma comunque per i confronti bisogna aspettare di sapere quanti candidati ci saranno”.
Quando arriveranno quei confronti, in ogni caso, Balzani è pronta. Non si sbilancia su un endorsement del sindaco (“Ho sempre detto che il suo voto, che è molto importante, è da conquistare”), ma guarda alla serata dell’11, organizzata da Sel per tentare una sintesi tra Balzani e Majorino, come “l’occasione per confrontarci con Majorino sui programmi”.
Oriana Liso
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 3rd, 2016 Riccardo Fucile
“BASTA ESAMI, SONO DI SINISTRA”… “PER FARE IL SINDACO DI MILANO CI VOGLIONO LE PALLE? ALLORA PARTO BENE”
“Sì, voterei le unioni gay con il M5S. Non so cosa c’è in comune con 5 stelle, ma durante la gestione di Expo hanno partecipato e spesso ho trovato interlocutori giovani e preparati”.
Lo dice Giuseppe Sala, ex commissario unico di Expo e candidato sindaco alle primarie del Centrosinistra, ospite dell’Intervista di Maria Latella su Sky tg24, lanciato nella corsa alle primarie del centrosinistra per diventare il nuovo sindaco di Milano, per il quale si dice ‘preparato’.
Nel senso che – racconta – il sindaco Pisapia ha detto che per fare il sindaco in città come Milano ci vogliono le palle…’.se fosse quello io parto bene”.
Sala spiega che “la gente può capire cosa ho vissuto in questi anni”, come commissario di Expo, “a cosa ho dovuto resistere” e a quante “pressioni” ha dovuto far fronte.
Certo fare il sindaco “è un cambio anche per me, ne sono consapevole, ma chi fa il commissario per il governo svolge un ruolo sufficientemente politico”.
Insomma, “sto svestendo un abito e ne sto mettendo un altro, ma un po’ lo conosco”.
E in più. “Non temo le inchieste che hanno interessato Expo. Io sono un incorruttibile. Ho maneggiato miliardi quando ero direttore generale di Telecom e non ho mai tirato su neanche una penna. Dal punto di vista della incorruttibilità sono sicuro, se poi ci fossero problemi amministrativi, sono disposto a tirarmi indietro perchè amo Milano. Ma – ripete – sono sempre stato un incorruttibile”.
“Non sono il candidato di Renzi – ci tiene a ribadirlo Sala – il premier mi stima ed è una stima ricambiata”.
Quanto agli altri, “vorrei chiedere a Letta, a Prodi che cosa pensano di me…Credo che pensino tutti bene di me”.
Sala parla di un futuro ipotetico da primo cittadino, e per quanto riguarda l’emergenza smog che in questo ultimo mese ha soffocato l’aria della città , dice che – a suo giudizio – “è stato fatto quel che andava fatto. Se fossi sindaco? Continuerei a puntare sul rafforzamento del trasporto pubblico, sulle metropolitane, allungando la linea fino a Monza. Mentre non sono al momento d’accordo su un allargamento dell’area C”, ipotesi invece che vede favorevole la sua sfidante Francesca Balzani, numero due di Pisapia. Quanto al progetto di uno status speciale per Milano cui aveva parlato nei giorni della sua candidatura spiega: “Non dobbiamo chiedere soldi in più, vorremmo avere più autonomia nella gestione delle nostre risorse. Il patto di stabilità è una gabbia”.
In caso di vittoria, sceglierebbe come vice tra Balzani e Pierfrancesco Majorino?.”Credo sia corretto immaginare che il vice sindaco sia donna”.
Lo sfidante del centrodestra? “Aspetteranno dopo il 7 febbraio, eventualmente contro di me metteranno in campo Sallusti”.
Poi l’eterna questione. “Sono senz’altro di sinistra. Quando avevo 18 anni si votava o da una parte o dall’altra. Diciamo che ora sono della sinistra progressista. Non è che sono come l’ascensore che quando fa comodo la sinistra mi viene a cercare, l’esame del sangue non me lo faccio fare più e poi ci sono i programmi, deciderà la gente. La cosa più di sinistra che io ho fatto? Senza dubbio creare lavoro, tanti posti di lavoro”.
(da agenzie)
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Dicembre 28th, 2015 Riccardo Fucile
“SALVINI IGNORANTE: SI LEGGA L’ORDINANZA CHE RIDUCE IL RISCALDAMENTO, E’ LA REGIONE CHE NON FA NULLA”…”GRILLO VENGA A VEDERE I 50.000 ALBERI NUOVI CHE CI SONO A MILANO”
“Forse chi parla è troppo impegnato a fare propaganda e ha un unico interesse: non quello di risolvere i problemi ma quello di guadagnare qualche voto”.
Giuliano Pisapia non ci sta e risponde a chi critica il blocco di tre giorni della circolazione delle auto deciso per fronteggiare l’emergenza smog rivendicando quanto fatto dalla sua amministrazione.
In una intervista a Repubblica elenca i provvedimenti degli ultimi quattro anni e i successi delle politiche di sostenibilità , “tanto che – dice – dal 2002, da quando si rilevano i dati dell’aria, gli ultimi quattro sono stati comunque gli anni migliori in termini di superamento dei limiti europei di Pm10”.
Dall’Area C, alla diffusione del car sharing e del bike sharing, con bici e auto elettriche; dal potenziamento dei mezzi pubblici con la disponibilità anche dei bus notturni, alla nuova linea metropolitana; dalle zone 30 e le aree pedonali al teleriscaldamento ai 3 milioni di mq di verde in più.
Per il sindaco, “il blocco del traffico è solo una misura emergenziale che risponde a un’emergenza eccezionale; dura dalle 10 del mattino alle quattro del pomeriggio, dunque non ferma la città . Ma è un forte deterrente. E sono certo che i milanesi capiranno”.
Ma agli attacchi Pisapia replica deciso. “Salvini (che dice che il blocco è una cazzata, ndr) dimostra la sua ignoranza e non sa neppure che a Milano abbiamo un’ordinanza che abbassa il riscaldamento e che la maggior parte dei mezzi pubblici non sono inquinanti. Così come, forse perchè passa troppo tempo a sbraitare in televisione, non sa che già stiamo acquistando bus elettrici”.
A Grillo, che lo accusa di “tagliare alberi secolari mentre la gente muore”, risponde con i 50 mila nuovi alberi e i 10 mila in arrivo a fronte di quelli (qualche albero, dice) tagliati per realizzare una nuova linea metropolitana. Ma Milano da sola non può fare di più.
Pisapia chiama in causa Regione e Governo. “Non esiste un coordinamento nazionale, e nemmeno regionale. La città metropolitana, che copre un’aria vasta attorno alla città , potrebbe avere un ruolo importante. Ma non ha alcun potere e la Regione, che li ha, non fa nulla”.
Alessia Gallione
(da “La Repubblica”)
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