Luglio 3rd, 2012 Riccardo Fucile
BLOCCO DEGLI STIPENDI E DELLE TARIFFE, ASSUNZIONI RIDOTTE, CONCORSI SOSPESI, SCURE SUGLI STATALI … MA IL TESTO DEVE ESSERE ANCORA SOTTOPOSTO ALL’ESAME DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Spending review, la bozza del decreto legge
Queste le misure.
BLOCCO DEGLI STIPENDI
Per due anni, dal1 gennaio 2013 al 31 dicembre 2014, lo stipendio dei dipendenti delle società pubbliche non potrà superare quello del 2011.
CONCORSI SOSPESI
Sono sospesi i concorsi per l’accesso alla prima fascia dirigenziale, «non oltre il 31 dicembre 2015».
P.A., ASSUNZIONI RIDOTTE
Le spese del personale della pubblica amministrazione vengono ridotte in questo modo: le «facoltà assunzionali» sono ridotte al 20% per tutte le amministrazioni nel triennio 2012-2014, del 50% nel 2015 e del 100% a decorrere dal 2016.
RIDUZIONE PERMESSI SINDACALI
A partire da gennaio del 2013, i permessi sindacali saranno ridotti del 10%. «I contingenti dei distacchi sindacali e dei permessi sindacali retribuiti … sono ulteriormente ridotti del 10%. La riduzione è effettuata a decorrere dal 1 gennaio 2013».
FERIE OBBLIGATE E UFFICI CHIUSI A FERRAGOSTO E NATALE
Gli uffici pubblici resteranno chiusi nella settimana di Ferragosto e in quella tra Natale e Capodanno e gli statali saranno messi in ferie.
VIETATO MONETIZZARE FERIE NON GODUTE
Gli statali non possono monetizzare ferie, riposi e permessi non goduti. La disposizione si applica anche in caso di cessazione del rapporto di lavoro per mobilità , dimissioni e pensionamento. La violazione di queste disposizioni fa scattare automaticamente un’azione disciplinare ed amministrativa per il dirigente responsabile, oltre al recupero delle somme indebitamente erogate.
PROVINCE
Al via la riduzione e la razionalizzazione delle province.
AFFITTI P.A.
Al via il blocco degli adeguamenti Istat relativi ai canoni dovuti dalle Amministrazioni per l’utilizzo di immobili in locazione passiva.
BENI ENTI TERRITORIALI
Previsto l’uso gratuito allo Stato di beni di proprietà degli enti territoriali e viceversa.
TARIFFE. Blocco delle tariffe fino al 31 dicembre 2013.
RIDUZIONE COMPENSI CAF
Il compenso scende a 13 euro per ciascuna dichiarazione elaborata e trasmessa e a 24 euro per l’elaborazione e la trasmissione delel dichiarazioni in forma congiunta. Il decreto riduce anche del 10% i trasferimenti a favore dei patronati.
AUTO BLU
Nel 2013 la spesa per le auto blu non dovrà superare il 50% di quanto speso nel 2011.
TV E RADIO LOCALI
Contributi a favore di radio e tv locali ridotti di 30 milioni a decorrere dal 2013.
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO
Riduzione delle spese di funzionamento per un totale di 15 milioni di euro al 2013.
POSTI LETTO NEGLI OSPEDALI
Circa 30mila posti letto in meno negli ospedali pubblici italiani, con un rapporto di 3,7 posti letto per mille abitanti contro gli attuali 4,2.
UNIVERSITà€
Dal 2013 il fondo per il finanziamento ordinario delle università sarà ridotto di 200 milioni.
BUONI PASTO STATALI
Non potranno superare i 7 euro a partire dal 1 ottobre prossimo.
REGIONI
Le risorse dovute dallo Stato alle regioni a statuto ordinario sono ridotte di 700 milioni per il 2012 e di 1.000 milioni a decorrere dal 2013.
FONDO SANITARIO NAZIONALE
Viene tagliato di tre miliardi in due anni: un miliardo per il 2012 e due per il 2013.
IVA. «Sospensione per l’anno 2012 dell’incremento dell’Iva e riduzione dell’incremento dell’Iva a decorrere dall’anno 2013»
SANITà€
Taglio del 5% per l’acquisto di beni e servizi da parte della sanità pubblica.
ESODATI
Vengono salvati ulteriori 55.000 lavoratori esodati rispetto ai 65 mila già interessati.
SCUOLE NON STATALI
Per le scuole non statali arrivano fondi per 200 milioni.
POLIZIA
I dipendenti delle forze di polizia di età inferiore a 32 anni, salvo casi eccezionali, devono essere utilizzati a servizi operativi.
CNR, INFN E INGV, AL VIA RIORGANIZZAZIONE
Riorganizzati il Cnr, l’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) e l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv).
URANIO IMPOVERITO
Dimezzato a 10 milioni il fondo per le .
AUTOTRASPORTO
La bozza del dl sulla spending review destina 200 milioni per il 2013.
STRADE SICURE
Arrivano 72,8 mln nel 2013.
LIQUIDATORI
I commissari liquidatori di enti pubblici potranno avere un incarico non superiore ai 3 anni, che potrà essere prorogato una sola volta per un periodo massimo di 2 anni, quindi per complessivi 5 anni.
FARMACIE
«A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto – si legge – l’ulteriore sconto dovuto dalla farmacie convenzionate (…) è rideterminato al valore del 3,65 per cento. Limitatamente al periodo decorrente dalla data di entrata in vigore del presente decreto fino al 31 dicembre 2012, l’importo che le aziende farmaceutiche devono corrispondere alle Regioni (…) è rideterminato al valore del 6,5 per cento. Per l’anno 2012 l’onere a carico del Servizio sanitario nazionale per l’assistenza farmaceutica territoriale (…) è rideterminato nella misura del 13,1 per cento».
FONDO LETTA
Il fondo Letta, istituito con la finanziaria del 2010, ha avuto una riduzione di 39 milioni nel 2012 ma verrà incrementato di 700 milioni nel 2013 (Fondo Agi).
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Luglio 2nd, 2012 Riccardo Fucile
BERSANI INVITA A TRATTARE CON LE PARTI SOCIALI… GIOVEDI IL CONSIGLIO DEI MINISTRI PER APPROVARE I RISPARMI… MA LE MISURE DIPENDERANNO ANCHE DALL’ANDAMENTO DELLO SPREAD
Pier Luigi Bersani, la scorsa settimana, lo ha detto chiaro e tondo a Monti.
In colloquio riservato a palazzo Chigi Bersani ha piantato un paletto sulla spending review: «Presidente, ti sconsiglio di fare il Consiglio dei ministri lunedì. Non daresti il tempo ai sindacati di approfondire la materia. E se hai in mente tagli lineari, non concordati con le parti sociali, noi stavolta non ti possiamo coprire».
Un analogo altolà è arrivato dal Pdl. Tanto che Fabrizio Cicchitto, premesso che «non sappiano nulla oltre quello che leggiamo sui giornali», mette in guardia il governo dal procedere con un colpo di mano: «Se pensano di arrivare in Parlamento con un pacchetto blindato e poi cavarsela con la fiducia, stavolta ballano davvero».
Il problema è che i partiti ormai sono in campagna elettorale.
E la scure del governo sul Welfare, la Sanità e il pubblico impiego rischia di essere un costo troppo grande da pagare in vista del voto.
Specie se sono vere le anticipazioni della vigilia.
Oggi “Mr. Forbici”, il consulente Enrico Bondi, consegnerà a Monti un pacchetto di tagli compreso tra i 9 e gli 11 miliardi.
E l’obiettivo del premier, per coprire le spese del terremoto, gli esodati e, soprattutto, evitare l’aumento dell’Iva a ottobre, è di arrivare almeno a 9.
Anche per costituire un margine di sicurezza nel caso i partiti e i sindacati si facessero troppo aggressivi nel percorso parlamentare dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri.
Nel governo c’è consapevolezza che «sarà dura», i partiti sono in tensione.
E c’è anche fibrillazione nell’esecutivo con i ministri più colpiti – Salute, Esteri, Difesa, Giustizia – pronti ad alzare le barricate. Tanto che ieri, scherzando, a palazzo Chigi speravano nello stellone di Prandelli: «Se vince l’Italia per una settimana possiamo fare passare qualsiasi cosa».
Quello che a molti nel governo non va giù è il fatto che la stretta finale venga decisa, come al solito, nelle chiuse stanze di via XX Settembre.
Dal viceministro Vittorio Grilli e dal capo gabinetto dell’Economia, Vincenzo Fortunato.
Lo ha confessato lo stesso Piero Giarda, autore di un corposo rapporto sulla spending review, a un capogruppo di maggioranza che nei giorni scorsi gli chiedeva qualche dettaglio sui tagli: «E lo chiedi a me?
Noi ministri siamo ancora all’oscuro come voi».
Per superare le resistenze interne alla squadra di governo, oggi Monti ha convocato a palazzo Chigi una sorta di Consiglio dei ministri informale.
Mentre domani ci sarà l’incontro decisivo, quello con i sindacati e gli imprenditori. Il premier ha deciso di tirare dritto, come sulla riforma delle pensioni: «Le parti sociali le informiamo, con loro non si tratta».
Quanto ai partiti, se sarà necessario Monti procederà a colloqui separati con i tre segretari di maggioranza.
Un vertice “ABC” non è stato ancora fissato in agenda, ma giocoforza dall’entourage del premier ammettono che sarà necessario quantomeno informare i leader delle misure in arrivo.
L’unico a sconsigliare Monti di procedere con queste consultazioni è stato Pier Ferdinando Casini.
«Se ci convochi – è stato il “suggerimento” del leader centrista al premier – ciascuno di noi sarà obbligato a chiederti qualcosa. E non potremo uscirne a mani vuote. Meglio se il governo si prende la responsabilità di decidere».
E comunque l’eventuale vertice di maggioranza verrebbe formalmente convocato per parlare del Consiglio europeo e della situazione economica alla luce dei risultati di Bruxelles.
Poi ovviamente ci sarebbe il confronto sulla spending review.
Il Consiglio dei ministri per l’approvazione del decreto probabilmente sarà convocato giovedì, dopo che Monti avrà riferito in Parlamento sul summit Ue.
Sempre che non slitti tutto alla prossima settimana. Il premier infatti ha fatto sapere di voler monitorare l’andamento dello spread che venerdì, sulla scia delle buone notizie arrivate da Bruxelles, si è abbassato di 50 punti.
È chiaro che se dovesse confermarsi il trend positivo ci sarebbe un forte riverbero sugli interessi che l’Italia paga sul debito pubblico.
Consentendo al governo di rivedere al ribasso l’importo dei tagli.
Ad ogni modo i ministri che lavorano sul dossier hanno già pronta la tattica per far approvare la manovra in tempi rapidi: «Minacceremo i parlamentari di lavorare tutto agosto, come si faceva ai tempi della Finanziaria. Alla fine il 22 dicembre veniva sempre chiusa per lo spauracchio degli onorevoli di perdersi le vacanze di Natale»
Francesco Bei e Alberto D’Argenio
(da “La Repubblica”)
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Giugno 29th, 2012 Riccardo Fucile
IL PREMIER HA OTTENUTO UN MECCANISMO DI INTERVENTO DEI FONDI SALVA-STATI A TUTELA DEI BOND DEI PAESI VIRTUOSI MA IN DIFFICOLTA’… “FELICE E ORGOGLIOSO DELLA NAZIONALE, SARO’ ALLA FINALE A KIEV”
“Il processo è stato duro, il risultato buono”. Poco dopo l’alba, a conclusione dell’estenuante trattativa al consiglio europeo, il presidente del consiglio, Mario Monti, esce tra gli ultimi dal Palazzo del consiglio.
“L’Italia è soddisfatta – dice Monti – . E’ stato un giorno difficile perchè pur riconoscendo l’importanza del pacchetto crescita l’Italia e poi la Spagna hanno messo una loro riserva d’attesa alla sigla dell’intesa. Per noi andava approvato tutto un pacchetto unitario con le misure di stabilizzazione a breve da decidere a 17. C’è stata tensione e una lunga discussione – continua – ma alla fine si è raggiunto l’accordo”.
“Le misure a breve sulla stabilizzazione della zona euro sono un fatto molto positivo per l’Eurozona e una duplice soddisfazione per l’Italia che ne ha stimolato il processo. L’Italia – spiega ancora il premier – si è battuta per queste misure, ma non abbiamo intenzione di avvalercene, tuttavia ritenevamo che fosse un meccanismo utile in linea di principio. La zona euro ne esce rafforzata. Non avrebbe avuto senso decidere su un Patto per la crescita lasciando sguarnita la zona che può pregiudicare la crescita”.
Il premier ha spiegato che al vertice non è stata presa alcuna decisione sull’eventuale aumento della dotazione per il fondo salva-Stati, ma ha sottolineato che comunque dopo la decisione di affidare all’Esm il compito di stabilizzare gli spread, l’importante è il fattore psicologico: “C’è uno sblocco mentale”, ha detto.
Alla domanda se sia in campo l’ipotesi di trasformare il fondo Esm in banca per consentire l’accesso alla liquidità della Bce, Monti ha chiarito che non se ne è parlato al vertice, ma che “tutte le ipotesi sono in campo”.
Tornando a spiegare la funzionalità del meccanismo antispread, Monti chiarisce che “la novità importante di questo nuovo sviluppo è che i Paesi che volessero beneficiare di questi interventi di stabilizzazione dovrebbero naturalmente chiederli, ma, se ricadono nel caso di osservanza di tutte le condizioni esistenti, non dovranno sottoporsi a un programma specifico, dovranno firmare un memorandum d’intesa, ma non avranno la troika e dovranno continuare ad adempiere alle condizioni che adempiono”.
Monti ha aggiunto: “Per assicurare una efficiente gestione i fondi Efsf ed Esm agiranno nel mercato come titolari di queste operazioni di acquisto e vendita di titoli, attraverso la bce come agente, che ha una familiarità con le condizioni di mercato e una capacità operativa che il fondo salva-stati non ha”.
Commentando la vittoria della Nazionale sulla Germania, Monti ha poi detto: “Sono felice e orgoglioso per il successo della Nazionale. Domenica andrò a Kiev per la finale. Di solito non faccio pronostici nè sui mercati finanziari nè sui risultati sportivi: ma un’idea ce l’ho e anche un cuore…”.
(da “La Repubblica“)
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Giugno 29th, 2012 Riccardo Fucile
APERTURA POSITIVA PER LE BORSE ASIATICHE DOPO L’ACCORDO RAGGIUNTO NELLA NOTTE TRA I LEADER EUROPEI… BUONI RISULTATI ANCHE PER LA MONETA UNICA CONTRO IL DOLLARO
L’esito del vertice Ue, in cui i leader dell’Eurozona hanno trovato l’intesa su meccanismo
anti-spread e ricapitalizzazione diretta delle banche da parte del fondo salva stati, ha inciso sullo spread e sui mercati, e ha segnato in positivo l’apertura delle borse, dall’Asia all’Europa.
Non si ferma il calo dello spread fra Bund e Btp a 10 anni che scende sotto quota 420 punti e segna meno 51 sulla chiusura di ieri, riportando i rendimenti dei nostri titoli al 5,85%.
Giù anche lo spread dei Bonos che passa a quota 475 punti.
Brindano all’accordo raggiunto le piazze finanziarie europee.
Parigi registra un progresso del 3,11%, Francoforte +2,58%, Amsterdam +2,29%, Bruxelles +1,73%, Londra +1,73%.
Piazza Affari mette le ali conl’accordo sul piano anti-spread raggiunto nella notte. Dopo la partenza col botto, l’indice Ftse Mib resta sostenuto, ma sotto i massimi, e segna ora un rialzo del 2,80%.
Volano le banche. Unicredit è riuscita solo ora ad entrare agli scambi, dopo esser finita in asta di volatilità in apertura, e sale ora del 7,36%. Intesa Sanpaolo guadagna il 6,29%. Il Banco Popolare sale del 5%, Bpm +4,38%, Mps del 3,52%.
Corrono anche i mercati asiatici.
E’ vivace Tokyo, dove il Nikkei 225 sale dell’1,82%, mentre fa un rally oltre il 2% Hong Kong.
Gli acquisti principali riguardano il comparto bancario, con Westpac Banking in rialzo dell’1,4% e in supporto dell’indice di riferimento di Sydney.
Sulla piazza giapponese corre Toyota Motor (+2,4%), comprata assieme agli altri titoli legati all’export.
Nel comparto minerario è vivace Bhp Billiton (+2,6%).
L’accordo “sembra molto significativo”, dice a Bloomberg Jonathan Garner, capo strategist di Morgan Stanley ad Hong Kong sottolineando come questa intesa eviti elementi di incertezza visti dai mercati invece sul piano per la Grecia.
Appare invece più scettico il capo della ricerca di Julius Baer in Asia, Mark Mathews, secondo il quale “l’Europa continua a fare dichiarazioni audaci, per poi attenuarle poco dopo”.
Al momento l’economista vede “solo vaghe e incoraggianti parole, che hanno prodotto eccitazione ed euforia — afferma -. Saranno quasi certamente seguite da smentite e rinvii e dalla confusione sul mercato quando capirà di esser stato nuovamente preso in giro”.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Giugno 29th, 2012 Riccardo Fucile
MONTI OTTIENE IL MECCANISMO PER FERMARE IL DIFFERENZIALE TRA I TITOLI DI STATO…. PER ARRIVARCI HA DOVUTO MINACCIARE DI PORRE IL VETO, INSIEME CON LA SPAGNA, SUL PIANO DA 120 MILIARDI PER IL RILANCIO DELL’ECONOMIA EUROPEA
Ore 5.20. Svolta nella notte a Bruxelles per i Grandi d’Europa impegnati a “salvare” l’euro.
Dopo un drammatico, tesissimo negoziato durato 15 ore con tanto di veto di Monti e Rajoy, i leader trovano l’accordo sullo scudo anti-spread imposto dall’Italia.
“La zona euro ne esce rafforzata”, racconta all’alba il presidente del Consiglio. “L’importante è lo sblocco mentale” dei partner.
I leader Ue approvano infatti le linee guida sul meccanismo pensato per stabilizzare i mercati e proteggere i Paesi colpiti dalla speculazione.
L’intesa prevede che il fondo salva-stati dell’Unione (Esm) intervenga in maniera automatica nel caso in cui gli spread di una nazione virtuosa superino una determinata soglia ancora da stabilire.
E’ un po’ come avveniva ai tempi dello Sme quando la lira poteva oscillare entro una griglia ben determinata e mai oltre.
Ma la novità è soprattutto politica: per la prima volta a memoria d’uomo l’Italia punta i piedi in un summit internazionale per valere le proprie ragioni. Non solo.
Ha dalla sua parte la Spagna, ma anche la Francia di Hollande.
Sul piano tecnico ottiene che lo scudo scatti dopo la firma di un apposito memorandum con Bruxelles, ma senza obblighi di riforme lacrime e sangue in stile Grecia monitorate dalla famigerata troika Ue-Bce-Fmi.
Una umiliazione che Monti non vuole in nessun caso subire, anche perchè il Paese ha fatto i “compiti a casa” e si sente in linea con i dettati di rigore sempre reclamati dalla Germania.
Di più: l’Italia pur essendosi battuta per ottenere questo risultato “non ha intenzione in questo momento di avvalersene”, assicura il premier lasciando il palazzo del Consiglio.
La giornata è stata lunghissima. Monti ha negoziato dalle nove del mattino, prima al telefono, poi di persona.
Contatti anche con la Merkel e i vertici delle istituzioni europee.
Ma da Berlino fino alla svolta è stato sempre e solo un “nein”.
Il Consiglio europeo di Bruxelles è iniziato alle 15.
Mentre i leader discutevano, in una sala separata negoziavano gli sherpa, per l’Italia il viceministro Vittorio Grilli. Tedeschi, finlandesi e olandesi tirano dritto. Vogliono che il Consiglio europeo si limiti ad approvare il piano per la crescita da 130 miliardi e quello per riformare l’Unione dotandola, tra diversi anni, degli strumenti necessari per contratare le crisi finanziarie.
Decisamente troppo tempo per Monti e Rajoy. Entrambi sanno che senza un intervento immediato i mercati sono pronti a punirli.
E se questo avvenisse anche la moneta unica sarebbe in pericolo.
Ce n’è abbastanza per puntare i piedi. E infatti lo fanno.
Mentre a Varsavia si gioca la semifinale tra Italia e Germania, Monti pone il veto sull’intero pacchetto Europa, comprese le misure sulla crescita che pure aveva perorato e negoziato a lungo fino all’annuncio ufficiale nel summit di venerdì scorso a Villa Madama.
Rajoy lo segue a ruota.
Il francese Hollande li appoggia, ma senza tirare troppo la corda.
La Merkel resta comunque di stucco, spiazzata. A quel punto sul tavolo dei leader arriva la bozza degli sherpa.
C’è tutto in quelle pagine e soprattutto ci sono i principi anti-speculazione destinati, nelle intenzioni, a riportare gli spread su quotazioni ragionevoli. Anche la Spagna ottiene quel che andava cercando, ovvero la ricapitalizzazione delle banche senza pesare sul bilancio dello Stato.
La Cancelliera è nell’angolo.
Capisce che il veto la costringerebbe, oggi pomeriggio, ad andare a Berlino per impegni parlamentari e a tornare domani a Bruxelles per proseguire il negoziato. Uno smacco.
Quando anche lei lascia il palazzo della Ue è terrea in volto. “Abbiamo raggiunto buoni risultati, una base su cui discutere”, è tutto quel che dice. Come lei sono all’angolo anche gli altri “falchi”: il finlandese Katainen, per esempio, e l’olandese Rutte.
Loro vogliono usare la crisi per “raddrizzare” i paesi del Sud, mantenere i propri tassi molto bassi e attrarre capitali, salvo intervenire a un millimetro dal precipizio, un minuto prima del crollo.
Un gioco al massacro per Roma, Parigi e Madrid. Inaccettabile, evidentemente, e oltretutto pericoloso perchè potrebbe sfuggire di mano in qualsiasi istante.
Ora c’è l’accordo di principio, la stesura dei dettagli passa ai ministri delle Finanze che dovranno completare il dossier.
La firma è prevista all’Eurogruppo del 9 luglio.
Ma intanto l’annuncio per i mercati c’è.
Alberto D’Argenio e Elena Polidori
(da “La Repubblica”)
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Giugno 28th, 2012 Riccardo Fucile
LE MOSSE DEL PROFESSORE PER EVITARE UN LUNEDI NERO SE FALLISSE IL CONSIGLIO EUROPEO
“Prepararsi al peggio”. Con questa parola d’ordine il premier è partito ieri alla volta di
Bruxelles per la battaglia più difficile dal giorno del suo ingresso a palazzo Chigi.
La vigilia di trattative in Europa lo induce a un moderato ottimismo, ma la sua responsabilità è anche quella di prevedere e prepararsi a un esito fallimentare del vertice Ue.
Perchè questa volta si gioca senza rete, come ha detto lo stesso Monti alla Camera.
“Non ci sono soluzioni pronte su cui i leader devono solo mettere la firma”. Si tratterà davvero, con il coltello tra i denti. E già questa mattina, prima dell’inizio del summit, Monti ha in agenda un bilaterale con Angela Merkel.
Intanto, per non sbagliare, il premier ha preallertato i ministri. Nessuno dovrà allontanarsi dalla Capitale nel week-end. “Vi prego di essere tutti reperibili”. Non si sa mai, dovesse riunirsi un Consiglio dei ministri per prendere decisioni d’urgenza.
La paura infatti è che lunedì mattina i mercati, nel caso il consiglio europeo si risolva in chiacchiere, puniscano duramente proprio l’Italia, il bersaglio più grosso.
Per domenica sera Monti ha convocato una riunione ristretta a Roma con Moavero, Grilli, Passera, Giarda e Catricalà .
Un summit formalmente chiamato a discutere nel dettaglio l’ultima versione della spending review in vista del Consiglio dei ministri di lunedì.
E tuttavia è chiaro che il vertice servirà anche a stabilire come reagire nel caso l’Italia debba affrontare da sola un’ondata speculativa in arrivo.
Ad alzare il velo sulla necessità di un “piano B” è stato Giuliano Amato, chiamato come consulente da Monti.
In un’intervista a l’Unità , due giorni fa l’ex premier ha parlato di misure per calmierare lo spread come “una drastica riduzione del debito pubblico sotto il 100 per cento”.
O l’emissione di titoli del debito a basso interesse, garantiti da un fondo in cui dovrà confluire il patrimonio pubblico.
Qualcosa in ogni caso sembra muoversi, vista da palazzo Chigi la situazione non è affatto nera.
Pier Luigi Bersani, che ha discusso a lungo con Monti martedì sera, è uscito dal faccia a faccia meno pessimista.
“La Merkel – riflette il segretario del Pd in un corridoio di Montecitorio – ha chiuso in maniera drastica sugli eurobond, dicendo che finchè campa non ci saranno mai. Perchè fare una sparata così dura su una materia che, per stessa ammissione di Hollande, per il momento non è più sul tavolo? Secondo me è il segno che si prepara a cedere sul resto”.
Bersani spera in un segnale positivo sia sul Salva-Stati sia sul Fondo di redenzione, quel meccanismo che dovrebbe mettere in comune, fra gli stati dell’eurozona, la parte del debito pubblico eccedente il 60%.
Pochi metri più in là un altro esponente della “strana” maggioranza, in contatto quotidiano con i tedeschi, annusa la stessa aria: “Ho spiegato ai nostri amici a Berlino – osserva Rocco Buttiglione – che noi non vogliamo i loro soldi, come ha scritto erroneamente la Bild. Noi vogliamo solo una difesa comune contro la speculazione: proponiamo che si attivi un meccanismo simile all’articolo 5 della Nato, che faccia scattare l’obbligo di difesa di tutta l’Alleanza se uno dei membri è sotto attacco”.
Da palazzo Chigi fanno sapere che i segnali positivi non si limitano al meccanismo abbassa-spread, quello che gli sherpa francesi hanno ribattezzato “couloir”, “il corridoio” (visto che blocca lo spread entro una banda di oscillazione prefissata). Aperture da parte del fronte del Nord Europa (Germania, Olanda, Finlandia) ci sarebbero anche sulla “golden rule”, ovvero la possibilità che taluni investimenti nazionali in grandi opere europee possano essere scomputati dal calcolo Deficit/Pil. Buttiglione già pregusta la vittoria: “Se Monti riesce a portare a casa i project-bond, la golden rule, l’uso del Salva-stati contro lo spread e il piano per la crescita, per l’Italia sarà un successo incredibile”.
A quel punto la maggioranza “strana” potrebbe anche ristrutturarsi intorno a un nocciolo duro iper-montiano e europeista.
E un primo esperimento lo si è avuto ieri alla Camera con il voto sull’Europa.
“La mozione unitaria su cui si sono ritrovati oggi Pd-Udc e Fli – ragiona il democratico Sandro Gozi – in fondo prefigura quell’arco di forze che, nella prossima legislatura, potrebbero proseguire l’opera riformatrice di Monti”.
Sempre che lunedì non crolli tutto.
Francesco Bei
(da “La Repubblica”)
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Giugno 27th, 2012 Riccardo Fucile
SPIRAGLI DI SCHAEUBLE SUL MECCANISMO PROPOSTO DA MONTI PER RAFFREDDARE IL DIFFERENZIALE SUI TITOLI
Un vertice convocato in tutta fretta per preparare il Consiglio europeo del 28 e 29 giugno. I
ministri economici di Germania, Spagna, Italia e Francia sono riuniti a Parigi per trovare un’intesa sui nodi più drammatici del futuro vertice.
E, secondo indiscrezioni, nell’incontro si è registrata “una cauta apertura” di Berlino sull’ipotesi, avanzata dall’Italia al G20 di Los Cabos, di utilizzare il fondo salva-Stati europeo per un meccanismo di stabilizzazione degli spread a favore dei paesi più virtuosi.
L’apertura arriva a poche ora dall’ennesimo no di Angela Merkel contro gli eurobond e qualsiasi ipotesi di condivisione del debito e sembra comunque rafferddare le tensioni in vistan del vertice di giovedì.
La possibilità di utilizzare l’Efsf per far scendere la febbre degli spread era stata avanzata dal governo italiano subito dopo il vertice bilaterale di Roma tra Monti e Hollande.
Inizialmente era stata “bocciata” come “aspirina” dal commissario europeo Olli Rehn, ma ora anche il ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schauble sembra disposto a ragionarne.
Quelle di ieri sera a Parigi sono state trattative intense, una sorta di rush finale delle quattro principali economie dell’eurozona, in vista del vertice dei capi di Stato e di governo dell’Ue, in programma giovedì e venerdì a Bruxelles.
Il ministro delle Finanze francese, Pierre Moscovici, ha ricevuto nella capitale i colleghi di Italia, Germania e Spagna per “preparare attivamente” il summit.
Da Bruxelles, fonti europee qualificate avevano avvertito nel pomeriggio che la riunione di Parigi sarebbe stata “cruciale” per l’individuazione di misure anti-crisi a breve termine, e non avevano escluso che l’incontro sarebbe potuto trasformarsi in una teleconferenza a livello di Eurogruppo. Ma su questo non c’è stata nessuna conferma.
La riunione “di lavoro” – che in un primo tempo doveva rimanere segreta e che si è tenuta in un luogo non rivelato alla stampa – era stata annunciata questa mattina a sorpresa dallo stesso Moscovici, intervenendo su radio France Info, e poi confermata da un comunicato diffuso nel pomeriggio dal ministero delle Finanze.
na sorta di seguito in formato ‘ridotto’ della quadrilaterale di Roma, dove i leader di Italia, Francia, Germania e Spagna hanno chiesto di mobilitare circa 120-130 miliardi di euro in favore della crescita.
I frutti dell’incontro potranno vedersi già dal minivertice che metterà invece a confronto, il presidente francese Francois Hollande e la cancelliera tedesca Angela Merkel.
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Giugno 22nd, 2012 Riccardo Fucile
IL QUOTIDIANO AMERICANO BOCCIA IL DECRETO SVILUPPO: “LE NORME SUL LAVORO FRENANO TUTTO IL PAESE”
Il giornale riferisce che il premier italiano Mario Monti ha varato un nuovo decreto sulla crescita per far risollevare «l’economia moribonda dell’Italia».
Incentivi alla ricerca, crediti di imposta per l’assunzione di alte professionalità , fino alla vendita di alcuni asset.
«Potranno queste misure risolvere i problemi dell’economia italiana?» si chiede Wsj. E si dà anche una risposta: «Solo nel senso che teoricamente è possibile svuotare il lago di Como con mestolo e cannuccia».
Di seguito il quotidiano illustra tutte le leggi e i costi che un imprenditore deve affrontare nella gestione del personale.
«Immagina di essere un ambizioso imprenditore italiano che cerca di avviare un nuovo business», scrive il Wsj, portando una serie di esempi e concludendo che non solo tutte queste protezioni e assicurazioni «sottraggono il 47,6% dalla media delle paghe italiane, secondo l’Ocse» ma anche che «tu, al posto dell’imprenditore, sei consapevole di ciò e allora si può spiegare la tentazione di restare “piccoli” e tenere quanto possibile del tuo business fuori dai bilanci.
“E questo mercato grigio e nero misura per più di un quarto dell’economia italiana». Poi la conclusione ironica: «Con un pò di fortuna comunque puoi scoprire – dice Wsj rivolgendosi all’ipotetico nuovo imprenditore italiano – una scappatoia nel nuovo decreto Sviluppo di Monti che ti consente di assumere un pò più di persone senza incorrere in troppi costi, a condizione che tutti i nuovi assunti siano disabili, provenienti dalla Sardegna, con gli occhi blu e tra i 46 e 53 anni».
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Giugno 20th, 2012 Riccardo Fucile
POTREBBERO ESSERE USATI PER COMPENSARE IL PESO DELLA SPESA PER IL DEBITO… MA IL COMMISSARIO UE RITIENE CHE NON RISOLVA LE CAUSE STRUTTURALI E LA GERMANIA PONE CONDIZIONI
L’Italia non ha bisogno di un salvataggio, sul modello di Grecia, Irlanda o Portogallo, ma con gli altri europei sta discutendo la possibilità di usare le risorse del fondo salvastati per acquistare i titoli dei paesi in difficoltà e quindi abbassare il costo dei loro interessi.
Lo ha detto il presidente del Consiglio Mario Monti, alla fine del vertice G20.
Il Financial Times aveva anticipato la notizia, scrivendo che durante i colloqui Monti aveva proposto di usare i 440 miliardi del fondo Efsf per acquistare titoli dei paesi dell’Eurozona che hanno problemi.
La cancelliera tedesca Merkel, però, era rimasta fredda.
Il Daily Telegraph ha allargato il tema, scrivendo che Italia e Spagna hanno chiesto un vero e proprio bail-out da 745 miliardi di euro.
«Questa notizia – ha chiarito Monti – è sbagliata. E’ vero invece che, tra le altre opzioni, abbiamo discusso la possibilità di usare le risorse del fondo salva stati per premiare i paesi più virtuosi, come l’Italia, con dei livelli meno abnormi di spesa per l’indebitamento. Di questo continueremo a discutere nell’incontro a quattro che avremo a Roma il 22 di giugno, e poi nel vertice europeo di fine mese».
La soluzione per la crisi europea non era attesa al G20 di Los Cabos, ma qualche passo nella direzione preferita dall’Italia c’è stato.
L’accerchiamento della Merkel ha spostato l’agenda globale verso la crescita, e il documento finale prevede anche interventi per stimolare la domanda interna. Il resto si giocherà nei prossimi dieci giorni, per adottare misure concrete al Consiglio europeo del 28.
Monti ha detto che «ci siamo molto impegnati perchè il documento del G20 riflettesse quella che è anche la posizione italiana, e cioè un maggior accento sulla crescita da porre come necessità ».
Il professore ha invitato a non fare distinzioni tra chi favorisce gli interventi strutturali o sulla domanda: «Il tema del mio discorso è stato il bisogno di un forte rilancio della crescita, ma non a scapito degli equilibri di bilancio. La nostra posizione è dare più spazio agli investimenti pubblici». Il premier ha aggiunto che ritiene «inutile perdersi in dibattiti ideologici tra chi vuole uno stimolo alla domanda e chi politiche strutturali. L’Italia favorisce politiche di offerta strutturalmente corrette, riconoscendo insieme che c’è bisogno di domanda».
La strada da seguire è quella degli «investimenti rispetto ai consumi», e chiede alla Ue che le spese per gli interventi pubblici non siano contabilizzate nel deficit.
La bozza del G20 sposa questa linea, quando dice che «se le condizioni economiche dovessero peggiorare significativamente, quei Paesi che hanno margine di manovra di bilancio sono pronti a realizzare misure fiscali discrezionali a sostegno della domanda interna».
Stesso discorso dove dice che gli europei «sono determinati a muovere speditamente verso misure per la crescita, mantenendo il fermo impegno a realizzare un consolidamento fiscale che va valutato su base strutturale».
Dunque il premier ha notato progressi, nonostante le voci di divergenze con Angela Merkel: «Ognuno in Europa, come una sorta di Gps, si muove riposizionandosi, e le decisioni saranno prese nei prossimi giorni. Un importante avvicinamento è il quadrilaterale a Roma di dopodomani», che riunirà proprio Merkel, Hollande, Rajoy e Monti.
Ma la soluzione della crisi è più Europa, come chiede Roma, anche attraverso nuove misure come la messa in campo del fondo salvastati. §
Uno scudo anti-spread è una sorta di “aspirina” che attenua il dolore ma non risolve la causa. “E’ un paracetamolo finanziario che attenua il malessere, ma non risolve le cause strutturali”: così il portavoce di Olli Rehn sulla proposta italiana di usare il fondo Salva stati Ue per evitare oscillazioni eccessive sugli spread.
“No, non posso confermare”, aveva detto in precedenza il portavoce di Rehn rispondendo ad una domanda sull’ipotesi di un accordo al G20 per utilizzare l’Esfs in chiave anti-spread: “Non c’è un piano, un quadro formale, solo idee e riflessioni”.
Freddo sull’ipotesi anche il governo tedesco secondo cui l’acquisto di bond da parte del fondo Salva stati “non potrà avvenire senza condizioni”.
La portavoce del ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble, Marianne Kothè ha poi sottolineato che gli strumenti europei anticrisi hanno regole precise che vanno rispettate.
E secondo il regolamento dell’Efsf un’operazione del genere richiederebbe ai paesi beneficiari di sottoporsi alle richieste della Troika con la sottoscrizione di un memorandum da parte dei paesi beneficiari, proprio come avvenuto con Grecia, Irlanda e Portogallo.
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