Agosto 12th, 2019 Riccardo Fucile
LA MAGGIORANZA DEGLI ELETTI A PALAZZO MADAMA CONTRARI A SALVINI SUL CALENDARIO DEI LAVORI … LEGA. FI E FDI SI FERMANO A 136
Se domani si votasse in Aula sul calendario del Senato, potrebbero essere presenti 102
senatori M5s su 107, 45 Dem su 51 e 12 senatori del Misto: in totale 159 parlamentari, contro i 136 voti potenziali di Lega, Fi e Fdi.
Sono questi, a quanto si apprende, i numeri aggiornati secondo calcoli del Pd, al netto di chi non riesce a rientrare dalle vacanze.
Il nuovo asse di M5s, Dem, Leu più altri del Misto, potrebbe approvare il suo calendario e programmare l’informativa di Conte non prima della prossima settimana.
La capigruppo.
L’obiettivo è definire il percorso della crisi di Governo, ma potrebbe non bastare la giornata di oggi. Alle 16 è prevista al Senato la conferenza dei capigruppo e gli occhi sono puntati sulla presidente di Palazzo Madama, Elisabetta Casellati. In una nota, la seconda carica dello Stato chiarisce però da subito che se non ci sarà unanimità fra i presidenti dei senatori dei partiti non sarà lei, ma l’Aula del Senato a doversi pronunciare.
La convocazione dell’Assemblea, nell’ipotesi in cui il calendario dei lavori non venga approvato in capigruppo all’unanimità , non costituisce forzatura alcuna, ma esclusivamente l’applicazione del regolamento” dichiara il presidente del Senato: “L’art. 55, Comma 3, prevede infatti che sulle proposte di modifica del calendario decida esclusivamente l’Assemblea, che è sovrana. Non il presidente, dunque”… “In un momento cosi’ delicato per il paese, l’unico metro possibile da adottare a garanzia di tutti i cittadini è il rispetto delle regole”.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 7th, 2019 Riccardo Fucile
LE SOLITE MINACCE DELLA LEGA: “CI SARANNO CONSEGUENZE”…. IL M5S REPLICA: “LEGA INCIUCIO CON IL PD”
In un clima incandescente tra Lega e 5Stelle, il Senato vota le mozioni sulla Tav. Quella del
Movimento, contraria all’opera, è stata bocciata con 181 no e 110 sì. Approvati invece tutti i documenti favorevoli alla Torino-Lione.
Ma il capogruppo del Carroccio Massimiliano Romeo avverte l’alleato: “Ci saranno conseguenze politiche”. “È crisi?”, è la domanda per Romeo alla fine della seduta: “Sono valutazioni che fa Salvini”, è la risposta.
Il ministro M5S Danilo Toninelli – sempre più nel mirino del ministro dell’Interno – replica: “Ho votato no, vado avanti sereno”.
I lavori sono cominciati alle 9, partendo dal documento del Movimento: quello politicamente più “pesante” perchè punta a bocciare l’opera, nonostante il via libera arrivato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
“È un’idea vecchia di 30 anni”, è stato l’esordio della senatrice M5S Elisa Pirro. Ma ci sono anche altre 5 mozioni: 4 favorevoli alla Torino-Lione (Pd, Fi, +Europa e Fdi), una contraria (Leu).
Tutti i riflettori sono però puntati sulla Lega che con il capogruppo Massimiliano Romeo lancia un avvertimento. “Diremo sì a tutte le mozioni pro Tav, anche quella del Pd”, premette. E poi affonda il colpo: “La mozione M5s impegna il parlamento e non il governo, ma la questione politica resta. Se fate parte del governo dovete essere a favore della Tav. Se votate no ci saranno conseguenze”.
Quella del Movimento, contraria all’opera, è stata bocciata con 181 no e 110 sì. Approvati invece tutti i documenti favorevoli alla Torino-Lione.
I lavori sono cominciati alle 9, partendo dal documento del Movimento: quello politicamente più “pesante” perchè punta a bocciare l’opera, nonostante il via libera arrivato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. “È un’idea vecchia di 30 anni”, è stato l’esordio della senatrice M5S Elisa Pirro. Ma ci sono anche altre 5 mozioni: 4 favorevoli alla Torino-Lione (Pd, Fi, +Europa e Fdi), una contraria (Leu). Tutti i riflettori sono però puntati sulla Lega che con il capogruppo Massimiliano Romeo lancia un avvertimento. “Diremo sì a tutte le mozioni pro Tav, anche quella del Pd”, premette. E poi affonda il colpo: “La mozione M5s impegna il parlamento e non il governo, ma la questione politica resta. Se fate parte del governo dovete essere a favore della Tav. Se votate no ci saranno conseguenze”.
I 5 stelle fin dalla mattina gridano all’inciucio: “La cosa più ridicola è che la Lega li sostiene dopo che il Pd ha presentato una mozione di sfiducia su Salvini. L’inciucio è servito! Aprite gli occhi!”, scrive il Movimento su Facebook. Poi, in aula, interviene il capogruppo Stefano Patuanelli e prova a circoscrivere la spaccatura: “La cosa surreale è dimenticarsi che questa è una repubblica parlamentare, non un premierato”. Come dire, la mozione impegna solo le Camere, senza conseguenze per il governo.
Bocciata la mozione M5S, contraria alla Tav, il Senato ha approvato tutte quelle favorevoli: il documento del Pd con 180 sì, 109 contrari e un astenuto. La mozione Bonino con 181 sì, 107 no e un astenuto. Quella di FdI è passata con 181 sì, 109 no e un astenuto. Infine quella di FI ha preso un voto in più ottenendo 182 voti favorevoli, 109 no e 2 astenuti.
(da agenzie)
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Agosto 3rd, 2019 Riccardo Fucile
“DI FATTO HA L’APPOGGIO ESTERNO DI FDI E DI QUEL CHE RESTA DI FORZA ITALIA”
Gli occhi sono puntati sul decreto sicurezza bis, eterna bandiera di Matteo Salvini e fonte di
malessere per i Cinquestelle (almeno per una parte del Movimento, come provano i 17 voti mancati nel passaggio del testo alla Camera).
Lunedì approderà in aula a Palazzo Madama ed Elena Fattori, senatrice M5S da sempre critica soprattutto sulla linea dura del Viminale in materia di migranti, si prepara allo strappo.
La fiducia sul provvedimento sembra ormai certa, il ministro dell’Interno la reclama. Ma questo non cambia l’orientamento di Fattori. “La fiducia non la voto”, dice.
Anche se dovesse mettere a rischio la tenuta del governo?
“Il governo non è a rischio. Avrà una maggioranza bulgara”.
Ci saranno senatori di Forza Italia e di Fratelli d’Italia che lasceranno l’aula per abbassare il quorum?
“Beh, di fatto questo è un governo di centrodestra con l’appoggio esterno della destra più estrema di Fratelli d’Italia e la tolleranza di quello che resta di Forza Italia”.
Lei lascerà l’aula o voterà no?
“Sulla liturgia devo ancora prendere una decisione”.
Qual è l’aspetto peggiore, secondo lei, di questo decreto?
“Il reato di salvataggio delle vite in mare”.
E le pene più dure per i reati commessi durante le manifestazioni?
“Io ho proposto un emendamento opposto. Ovvero un inasprimento degli stessi reati compiuti al di fuori delle manifestazioni che invece per loro natura sono più soggette all’alzarsi dei toni. Tra l’altro quando intervengono a questi eventi gli agenti sono addestrati e protetti da caschi e scudi. Molto più gravi i reati equivalenti al di fuori di queste situazioni controllate”.
Lei non è stata espulsa, a differenza di altri suoi colleghi senatori. Come mai?
“Mi auguro che sia cresciuta la ‘tollerenza’ ma temo non andrà così dopo questo ulteriore strappo. Se non sarò espulsa continuerò a combattere per il Movimento a cui gli italiani hanno dato fiducia a marzo e che sicuramente non aveva tutto questo in programma. Altrimenti vuol dire che quel Movimento che in tanti abbiamo contribuito a far crescere non esiste più”.
E se dovesse finire fuori dal Movimento, cosa farà ?
“Fuori dal Movimento non mi ci potrà mettere nessuno. Semmai fuori dal partito di Luigi Di Maio, che è cosa ben diversa”.
Lei ha già espresso solidarietà nei confronti degli attacchi subiti dal nostro giornale e in particolare dal videomaker Lo Muzio. Pensa che l’escalation di aggressività manifestata da Salvini in questi ultimi giorni continuerà ?
“Non mi sembra che qualcuno dei suoi colleghi ministri sia disposto a frenarlo. Per questo credo che il governo durerà “.
(da “La Repubblica”)
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Agosto 3rd, 2019 Riccardo Fucile
QUANDO I GRILLINI GRIDAVANO ALLO SCANDALO PER LA SOSPENSIONE ESTIVA E CHIEDEVANO DI LAVORARE ANCHE A FERRAGOSTO
Dopo l’ultima seduta prima delle ferie estive i deputati potranno godere di 38 giorni di ferie,
avvicinandosi al record di vacanze più lunghe detenuto dalla scorsa legislatura, in particolare nell’estate 2017 quando le ferie di deputati e senatori toccarono quota 40 giorni.
L’Aula di Montecitorio tornerà a riunirsi lunedì 9 settembre, e l’ordine del giorno sarà la riforma costituzionale per ridurre il numero dei parlamentari.
Le Commissioni, invece, riprenderanno i lavori una settimana prima, il 2 settembre.
Il record opposto, ovvero di vacanze sobrie, si è verificato nel 2013 quando i giorni di sospensione furono solo 27.
L’Aula del Senato, invece, sarà ancora impegnata con tre sedute per l’approvazione definitiva del decreto Sicurezza bis e le mozioni sulla Tav. Palazzo Madama chiuderà i battenti da giovedì 8 agosto.
Il lungo periodo di sospensione ha suscitato la reazione delle opposizioni. “Si doveva consentire a Salvini di continuare a scappare dal Parlamento. Così hanno deciso di interrompere i lavori prima del consueto. E sono gli stessi che gridavano nel passato contro le ‘ferie’ dei deputati”.
“È una precisa esigenza di questa maggioranza – dichiara il deputato questore Gregorio Fontana – di non parlare di qualche cosa che mandi a pezzi l’attuale assetto politico che tiene in piedi il governo. Penso che Lega e M5S siano ben contenti di questo periodo di ferie”. “Una volta – ricorda Fontana – i grillini quando erano all’opposizione gridavano allo scandalo quando c’era la sospensione estiva e chiedevano di lavorare anche a Ferragosto. Invece adesso che sono al governo hanno cambiato idea”.
Se l’anno in corso può essere considerato l’anno delle ferie record della XVII legislatura, il 2013 va ricordato invece come l’anno della “sobrietà “, con soli 27 giorni di ferie per deputati e senatori, che diventano ancor meno se si calcola il rientro nei Palazzi per le sedute delle commissioni, che di norma riprendono l’attività almeno una settimana prima delle due Assemblee. Del resto, il 2013 è stato un anno di passaggio, con l’avvio della nuova legislatura e sotto la guida a palazzo Chigi di Enrico Letta, dopo il rigore e l’austerità impresse dal governo Monti.
Sempre ripercorrendo i calendari di Camera e Senato, si può notare come la durata delle ferie estive dei parlamentari abbia subito un andamento per così dire in crescendo. Nell’estate del 2014 deputati e senatori si sono goduti il meritato riposo per 30 giorni: i lavori del Parlamento si conclusero l’8 agosto, con il primo via libera del Senato alle riforme costituzionali del governo Renzi, riprendendo l’8 settembre sempre con l’avvio dell’iter parlamentare delle riforme alla Camera.
Nel 2015 i giorni di ferie salgono a 35 (sempre considerando solo la ripresa delle sedute delle due Aule, e non anche l’avvio dei lavori delle commissioni), con il ritorno al lavoro l’8 settembre.
Due anni fa, nel 2016, i giorni di ferie crescono ancora arrivando a toccare quota 38 giorni, con ripresa dell’attività il 12 settembre per la Camera e il 13 settembre per il Senato. Si arriva così al record del 2017, con la cifra tonda di 40 giorni di ferie.
(da agenzie).
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Luglio 18th, 2019 Riccardo Fucile
“ALL’INVITO A VENIRE IN AULA NON HA MAI RISPOSTO”
“Dopo aver inoltrato al governo la richiesta avanzata da alcuni gruppi che il ministro Salvini venga in Aula a riferire non ho ricevuto alcuna risposta rispetto alla sua disponibilità . Prendo atto a questo punto del diniego del Viminale. Lo ritengo una mancanza di rispetto istituzionale nei confronti del Parlamento“.
Lo dice il presidente della Camera Roberto Fico intercettato dai cronisti a Montecitorio.
Oggi, per l’ennesima volta, l’altro vicepremier, Luigi Di Maio, aveva ribadito la necessità che il ministro dell’Interno vada di fronte alle Camere per rispondere e chiarire la vicenda dell’incontro nell’albergo moscovita a cui ha partecipato il suo ex portavoce Gianluca Savoini.
Posizione che i Cinquestelle continuano a ripetere: “Ma questo — dice Di Maio al Corriere della Sera — sarebbe valso anche per qualsiasi esponente del Movimento 5 Stelle. Avremmo chiesto lo stesso. Andare in Aula tra l’altro è anche un’occasione per dire la propria”.
Di Maio ha ribadito il concetto su facebook: “Se da giorni sto dicendo che il ministro dell’Interno è meglio che vada a riferire in Parlamento non è per la colpevolezza anzi, sono stato vicepresidente della Camera per cinque anni e so bene che quando si hanno le proprie ragioni si spegne tutto un’ora dopo, se non ci si va si alimentano i sospetti”
Per il momento solo il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha dato la disponibilità a riferire al Senato la prossima settimana, il 24 luglio. “Io sono il presidente del Consiglio, sono la massima autorità di governo” ha spiegato ieri ai giornalisti. Una mossa in nome della “trasparenza” — come anche lo stesso Conte ha ripetuto per tre-quattro volte in una settimana — che assomiglia a un atto politico mette in evidenza la differenza di “stile” rispetto al ministro dell’Interno.
Incalzato dai giornalisti che gli hanno chiesto se oltre alla sua informativa ci sarà quella di Salvini, il premier si è limitato a replicare: “Io il 24 sarò il Aula“.
Ma al Corriere della Sera Salvini ha risposto quasi con sarcasmo su questo punto. “Che ne sa il premier dei presunti finanziamenti alla Lega?”.
“D’altronde — aveva detto Salvini — Conte ribadisce ogni giorno che è il presidente del Consiglio. Io non mi alzo la mattina dicendomi: ‘Matteo, sei ministro dell’Interno’.
Il leader della Lega dice che di fidarsi delle persone che gli sono vicine, riferendosi a Savoini e a Claudio D’Amico (collaboratore del ministro che invitò Savoini al ricevimento di Putin a Villa Madama.
(da agenzie)
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Luglio 16th, 2019 Riccardo Fucile
L’INTERVENTO ALLA CAMERA IN LINGUA RUSSA: “SALVINI E’ RICATTATO DA PUTIN?”
“Sono uno storico, insegno storia della Russia all’università di Tor Vergata, e mi scuso con la presidente della Camera di avere parlato in russo. Ma pensavo di intervenire di fronte alla Duma, visto che il ministro dell’Interno ignora il Parlamento italiano”. Andrea Romano, deputato dem, prende la parola a Montecitorio per chiedere che Salvini riferisca su Moscopoli. Lo fa in russo.
Romano, lei conosce il russo?
“Insegno storia russa all’università di Tor Vergata. Ho scritto libri sulla storia dell’Unione sovietica e spesso ho visitato la Russia”.
Ma nel Parlamento italiano non si può usare una lingua straniera?
“No, certo. Ma era una provocazione politica”.
Cioè?
“Visto che Salvini fa finta di non capire, come deputati del Pd chiediamo che il ministro dell’Interno venga qui a riferire sui suoi rapporti con Mosca e sul ruolo di Savoini e i soldi alla Lega. Dal momento che in italiano non capisce, proviamo col russo”.
E cos’altro ha detto in russo?
“Alla fine ho chiesto scusa a Maria Edera Spadoni che presiedeva la seduta della Camera, dicendo: mi sembrava di parlare davanti alla Duma…”.
Farete pressing voi del Pd per portare il ministro a informare sui soldi russi?
“Il segretario Zingaretti e il capogruppo al Senato Andrea Marcucci parleranno con la presidente Elisabetta Alberti Casellati insistendo sulla richiesta che Salvini venga alle Camere, domani Graziano Delrio e sempre il segretario dem porranno la questione al presidente Roberto Fico. Salvini scappa ed è disposto a concedere i due minuti di question time. No. Deve riferire in Parlamento in modo esaustivo”.
Voi quindi chiedere una informativa dettagliata?
“Abbiamo depositato la richiesta di una informativa. Noi, come ho detto anche in russo e poi tradotto in italiano, poniamo una sola domanda: il ministro dell’Interno italiano è ricattato dalla Russia di Putin?”.
Lo chiedono anche le altre opposizioni?
“Non lo chiede Forza Italia, che sente evidentemente il richiamo del “lettone” di Putin, quello regalato a Berlusconi, più di quanto non senta l’esigenza di tutelare gli interessi dell’Italia. Sul tema Putin, i forzisti sono sensibili”.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 16th, 2019 Riccardo Fucile
SUI FONDI RUSSI I DEM VOGLIONO ANCHE CONTE IN AULA
Ostruzionismo sui lavori parlamentari fino a quando Matteo Salvini non si presenterà in Aula a
riferire sui presunti finanziamenti russi alla Lega.
Il Partito democratico ha iniziato la sua “battaglia per la verità ” contro il vicepremier leghista “e non basterà un question time per chiarire”.
I dem infatti chiederanno la calendarizzazione di un’informativa del ministro dell’Interno: “Vogliamo che in Aula ci sia anche il presidente del Consiglio e che ci sia un vero dibattito parlamentare, soprattutto sulla collocazione dell’Italia nello scacchiere internazionale”.
Con queste premesse Nicola Zingaretti incontra prima la presidente del Senato Elisabetta Casellati e poi il presidente della Camera Roberto Fico. “Sulla vicenda Salvini-Russia – scrive il segretario Pd su Facebook – non molliamo e porteremo avanti una battaglia per la verità . Salvini venga in aula per una discussione approfondita senza reticenze dopo le omissioni e reticenze perchè gli italiani devono sapere la verità ”.
Lo scontro è entrato nella sua fase più calda. Il clima a Montecitorio si surriscalda.
Per i dem è la battaglia delle battaglia e non hanno alcuna intenzione di arretrare. D’ora in avanti tutte le mosse saranno volte a inchiodare il ministro dell’Interno. Ci si muove su due piani, quello istituzionale, quindi i colloqui con la seconda e la terza carica dello Stato, e quello di lotta.
I deputati del Pd sono agguerriti. In Aula sollevano cartelli e foto che ritraggono insieme Salvini e Gianluca Savoini, il presidente dell’Associazione Lomardia-Russia, che avrebbe trattato il trasferimento di questi fondi.
A seguire un inedito intervento di Andrea Romano in lingua russa. Ed è bagarre. In questo contesto prende la parola il capogruppo FdI, Francesco Lollobrigida, che, nel ricordare i rapporti tra il vecchio Pci e l’Unione Sovietica, appella i deputati dem con la parola “servi”.
Arriva il turno di Roberto Giachetti: “Un deputato – si lamenta rivolgendosi alla Presidenza – non può chiamare suoi colleghi servi, non una volta che può scappare, ma ben cinque volte, senza essere censurato formalmente”.
Emanuele Fiano prende la parola e va alla sostenza dei fatti: “Il ministro dell’Interno ha mentito al Paese e scappa dal Parlamento come nel caso della nave Diciotti e non basteranno certo tre minuti al question time per spiegare anni di rapporti con la Russia”.
Perchè infatti il question time prevede che il ministro chiamato in Aula risponda alla domanda, posta in un minuto, in un tempo massimo di tre minuti e poi chi pone il quesito ha diritto solo a una controreplica di due minuti. Tempi contingentati dunque che per il Partito democratico non sono sufficienti per affrontare un affare ritenuto enorme e attorno al quale il dem rivolto già otto domande.
Tra queste: “Perchè Salvini ha mentito sull’invito di Savoini alla cena con il presidente Putin? Quali rapporti intercorrono tra il Ministro dell’Interno e il Partito Russia Unita, con il quale lo stesso, allora solo segretario della Lega, concluse un protocollo d’intesa nel quale è previsto un partenariato confidenziale tra i due partiti? Quando Savoini partecipa con o senza il Ministro a incontri ufficiali o meno in Russia con rappresentanti di quel paese e di quei partiti, lo fa a titolo personale o in sua rappresentanza?”.
E altre domande ancora perchè attorno a questi quesiti ruota, secondo il Pd, la sicurezza dell’Italia.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 14th, 2019 Riccardo Fucile
SE PRESENTASSERO UN EMENDAMENTO, POTREBBE PASSARE E METTERE IN IMBARAZZO IL M5S
Il MoVimento 5 Stelle ha rilanciato la legge sul conflitto d’interessi dopo che Di Maio ha saputo che Salvini e Berlusconi si erano sentiti al telefono per ragionare sul Che fare? dopo le elezioni europee.
Ma l’ideona di Di Maio & Co. potrebbe costituire un boomerang, visto che qualcuno ha pensato che tra i conflitti d’interesse da combattere c’è anche quello di un certo Davide Casaleggio.
E a pensarlo è stato chi è eletto con i grillini, racconta oggi Il Fatto:
Qualche problema il Movimento ce l’ha in casa propria, visto che il conflitto d’interessi fa riemergerei dissidenti, pochi ma combattivi alla Camera. Al punto da minacciare un emendamento alla legge che tira in ballo nientemeno che la Casaleggio Associati, ossia l’azienda di Davide Casaleggio, patron della piattaforma web del M5S Rousseau.
Così ecco Gloria Vizzini: “Bisogna vedere se il conflitto di interessi coinvolga Casaleggio, un privato che influenza le decisioni di un gruppo parlamentare e gestisce una piattaforma web che determina le scelte dei parlamentari”.
E a Radio Cusano Campus morde anche la senatrice Elena Fattori: “Abbiamo una piattaforma che decide le sort del Parlamento, detenuta da una srl privata”.
Certo, voi direte, quando si tratta di far cadere il governo i dissidenti sono talmente pochi che non si capisce perchè Davide non debba dormire sonni tranquilli. E invece no.
Pensate per un attimo a questo scenario: uno del M5S deposita un emendamento alla legge particolarmente severo da discutere in parlamento: qui potrebbe ricevere l’appoggio del Partito Democratico (per ovvi motivi di opposizione) e di Forza Italia (idem) ma anche della Lega, desiderosa di vendicarsi per lo sgambetto dell’intera legge.
Risultato? M5S in minoranza, emendamento approvato e legge che i grillini non possono più modificare perchè altrimenti farebbero un favore a Casaleggio.
Non male, no?
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 28th, 2019 Riccardo Fucile
LA BATTAGLIA CONTRO LA DIFFUSIONE DI IMMAGINE PRIVATE RINVIATA PERCHE’ LEGA E M5S NON TROVANO UN ACCORDO… L’INTERVENTO DELLA PRESTIGIACOMO E L’ALLEANZA TRASVERSALE
La maggioranza gialloverde al Senato non trova un accordo sul revenge porn, ossia la diffusione per vendetta di immagini private, e alla Camera un emendamento di Laura Boldrini (Leu) sul tema viene bocciato per 14 voti.
Scoppia la polemica, con la madre di una ragazza morta suicida per i video intimi diffusi in Rete in lacrime a Palazzo Madama nell’attesa di un provvedimento in memoria di sua figlia, e le parlamentari di Forza Italia e Pd occupano l’aula di Montecitorio, con la sospensione della seduta.
Resoconto di una giornata difficile.
Prima era stato bocciato l’emendamento Boldrini, nonostante la richiesta unitaria dell’opposizione di approvarlo per puntava a inserire nel ddl Codice rosso una nuova tipologia di reato legata al revenge porn: i sì erano arrivati a 218, i no 232.
Poi nel pomeriggio l’intervento durissimo di Stefania Prestigiacomo per Forza Italia: “Oggi stiamo scrivendo una bruttissima pagina di storia parlamentare, abbiamo vissuto in passato momenti esaltanti in quest’aula quando, grazie all’operosità e all’intelligenza innanzitutto delle donne di tutti gli schieramenti ma anche con il supporto dei colleghi, abbiamo saputo rinunciare a primogeniture in nome dell’approvazione di valori che sono oggi pilastri nel nostro ordinamento giuridico. Ricordo il giorno in cui abbiamo approvato la legge che modificava il reato di violenza sessuale da reato contro il costume a reato contro la persona. Tutte le donne parlamentari firmarono quel progetto di legge indipendentemente dai partiti: la prima firma era Finocchiaro, la relatrice della legge, con il consenso di tutti, era Alessandra Mussolini. Oggi invece in nome dell’egoismo e in nome di una ostinazione incomprensibile noi stiamo rinunciando alla possibilità di dare seguito ad atti votati da quest’aula perchè ricordo che nel mese di novembre abbiamo approvato una mozione a prima firma Carfagna che invocava un intervento della maggioranza e del governo su un tema come questo. In questo momento stiamo disattendendo ad un impegno assunto da quest’aula all’unanimità “.
Poco dopo le parlamentari d’opposizione hanno occupato i banchi del governo e la seduta è stata sospesa.
E su Twitter anche Maria Elena Boschi del Pd interviene: “Alla Camera Lega e M5S stanno bocciando tutti gli emendamenti che introducono il revenge porn. Dove è la ministra Bongiorno? Se ha a cuore davvero le donne vittime di violenza, faccia cambiare idea al suo governo”.
Alla fine la conferenza dei capigruppo della Camera ha deciso: il ddl Codice Rosso slitta a martedì 2 aprile.
(da agenzie)
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