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INCUBO BALLLOTTAGGI PER BERLUSCONI: “IN QUEL CASO MANCHERA’ LA SPINTA DELLE LISTE”

Maggio 13th, 2011 Riccardo Fucile

TIMORI NON SOLO PER MILANO, MA ANCHE PER NAPOLI, DOPO AVER CONCORDATO CON COSENTINO IL CONDONO EDILIZIO… IL GIOCO SPORCO DELLA LEGA: AD APRILE IL CARROCCIO AVEVA VOTATO IL DECRETO CHE IMPEDIVA LE DEMOLIZIONI, ORA FINGE INDIGNAZIONE

La coperta è corta.
Berlusconi copre gli abusivi campani per dare una mano al candidato Lettieri ma scopre i leghisti nel nord.
“Ma con Bossi – ha assicurato – ci parlerò e mi spiegherò. Abbiamo trovato un accordo sulla Libia, figuriamoci se non lo troviamo su Ischia”.
Ottimismo solo obbligato a tre giorni dal voto, come quello di Paolo Bonaiuti: “Troveremo anche questa volta una “quadra” che faccia salve le esigenze di tutti”.
Eppure i due leader ieri non si sono parlati e nel Pdl aumentano i sospetti su quest’ennesimo strappo leghista.
Quasi che il Carroccio, sussurrano a via dell’Umiltà , stia “accumulando pretesti” per una rottura nazionale se le elezioni dovessero andare male.
E anche stavolta dietro a Bossi i berlusconiani scorgono la figura di Giorgio Napolitano, che qualche mese fa fece eliminare dal decreto Milleproroghe proprio il condono edilizio per i campani.
Milano e Napoli dunque.
È in queste due piazze che Berlusconi si gioca il resto della legislatura.
E in entrambe la situazione, ammettono nel quartier generale berlusconiano, è meno tranquilla di come appare, anche per la debolezza del candidato sindaco. A Milano le liste di centrodestra corrono qualche frazione di decimale sopra il cinquanta per cento, un margine troppo risicato per escludere il ballottaggio. Un’eventualità  a cui il Cavaliere guarda con grande preoccupazione: “Al ballottaggio non ci saranno più le liste – ha spiegato ai suoi – e Letizia correrà  da sola”.
Nel capoluogo lombardo ci sono nove circoscrizioni, fanno i calcoli a via dell’Umiltà , e ci sono 7 liste a sostegno della Moratti con 40 candidati ciascuna. È un esercito di 2500 aspiranti consiglieri che pompa voti a più non posso.
Ma dal 16 maggio, in caso di ballottaggio, questi militanti si fermeranno, lasciando Moratti da sola contro Pisapia.
A quel punto anche l’impensabile, la perdita della città -simbolo del berlusconismo, diventerebbe possibile.
Uno scenario non molto diverso da quello di Napoli, nonostante Berlusconi, riadattando una sua vecchia battuta, ieri abbia scherzato in privato sulla propensione al voto dei napoletani: “Non credo saranno tanto coglioni da rivotare chi li ha portati a quel disastro”.
Eppure i più attenti nel Pdl invitano alla prudenza, perchè sarà  anche vero che Lettieri distanzia di più quindici punti i suoi due sfidanti.
Ma sotto il Vesuvio tutto è possibile.
“De Magistris – confidano – è un osso duro, un uomo d’ordine. Se dovesse andare lui al ballottaggio le cose si complicano”.
In ogni caso quel provvedimento annunciato ieri da Berlusconi serve e serve prima del ballottaggio.
“Dieci giorni fa – rivela Amedeo Laboccetta – Nicola Cosentino ed io siamo andati dal premier a palazzo Grazioli e abbiamo avuto il suo impegno a risolvere una questione che riguarda 67 mila famiglie. Il capo del governo ha preso un impegno e lo manterrà , Calderoli o non Calderoli”.
Per la verità  già  ad aprile, ricevendo a via del Plebiscito i sindaci campani di centrodestra (l’occasione venne immortalata con un video pirata e la barzelletta sulla mela), Berlusconi aveva garantito un decreto per bloccare le demolizioni. Ora è arrivato il momento di pagare dazio.
L’atteggiamento apparente di chiusura dei leghisti sulle case abusive provoca un moto di stizza nel Pdl al Nord, dove la “competition” tra i due partiti è serrata. “Quando si va a votare – osserva il milanese Massimo Corsaro – come al solito i leghisti pensano solo a loro stessi. Stavolta cercano di speculare agitando la solita storia dei terroni che si fanno le case abusive, senza farsi troppi scrupoli. Sono costretti ad alzare i toni perchè hanno subito una battuta d’arresto il 17 marzo, quando hanno polemizzato sull’unità  d’Italia e i cittadini non li hanno capiti”.
Anche sulla questione della case abusive, ricordano nel Pdl, i leghisti giocano una partita sporca.
“Ora sono contrari ma lo scorso aprile il decreto che impediva le demolizioni lo votarono anche loro”.

Francesco Bei
(da “La Repubblica“)

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LA PANCIA DEL PDL IN RIVOLTA: “BASTA SPARATE DI BOSSI”

Maggio 11th, 2011 Riccardo Fucile

GALAN: “LA LEGA HA IL 10%, NOI IL 30%”… COME AVEVA DENUNCIATO FINI A SUO TEMPO, LA DERIVA LEGHISTA DEL PDL STA PORTANDO ALLA SUA DISTRUZIONE…IN CAMBIO DELLO SCUDO AI SUOI PROCESSI E PER SALVARSI DALLA GALERA, IL PREMIER SI E’ VENDUTO IL PARTITO A BOSSI … ORA QUALCUNO COMINCIA AD ACCORGERSENE

«Le parole di Bossi sono insostenibili, insopportabili. Adesso dobbiamo ingoiare il rospo ma dopo le elezioni Berlusconi dovrà  mettere i puntini sulle “i”».
La pancia del Pdl ha i crampi.
Per adesso silenzio, non una parola contro Bossi che ha rivendicato la golden share nella maggioranza.
«Diciamo la verità  – ha detto l’altra sera il Senatùr – la Lega ha quasi in mano il Paese. Berlusconi può fare, ma deve avere l’accordo della Lega».
I dirigenti del partito di ogni ordine e grado ora non posso reagire a viso aperto.
A pochi giorni da un voto molto importante, determinante per le stesse sorti del governo come va ripetendo lo stesso Berlusconi, non possono polemizzare. Solo frasi di circostanza.
Chi invece non ha peli sulla lingua è il ministro per i Beni Culturali, Giancarlo Galan, che con il Carroccio ha il dente avvelenato da un pezzo (da quando ha dovuto cedere la presidenza veneta al leghista Zaia). «Bossi ha il 10-11%, il Pdl ha il 30%, quindi la Lega ha un quarto del potere».
Ieri sera Bossi ha solidarizzato con i guai giudiziari del premier: «Io non sono così d’accordo con i magistrati, certo hanno esagerato: per un poveraccio che deve fare il premier diventa difficile portare avanti le riforme se deve andare in tribunale per tutte le stupidaggini».
E ancora: «Berlusconi ha molte difficoltà  a fare il premier, perchè è imprigionato con tutte quelle vecchie leggi che ci sono, imprigionato nel suo compito di fare le leggi».
Ma il quadro non cambia.
Avrà  pure un quarto del potere, ma con la sua falange parlamentare Bossi decide vita e morte di Berlusconi (ieri ha annunciato richieste di nuovi posti per i suoi).
E attraverso il legame a doppio filo con il ministro dell’Economia Tremonti ha di fatto in mano il Paese e le sue casse.
Basta chiedere lumi a senatori e deputati del Pdl, a cominciare da quelli del Sud: senza il fazzoletto verde nel taschino della giacca ottengono poco o niente.
E allora Berlusconi pensa a se stesso, a risolvere i suoi problemi giudiziari, mentre il Pdl può pure essere dissanguato dal Carroccio.
Un partito merce di scambio pur di arrivare a fine legislatura con il vento in poppa e farsi riconfermare candidato alla premiership oppure aprirsi la strada verso il Quirinale.
«E’ un conto senza il classico oste», spiega un ministro Pdl che al suo futuro ci tiene e non lascerà  facilmente campo libero ai leghisti.
Intanto, spiega questo ministro, Bossi ha rivelato che esiste un patto segreto con il responsabile dell’Economia quando avverte Berlusconi che «bisogna vedere se gli presta Tremonti per la successione».
Ma ha pure scatenato il panico dentro la sua stessa Lega: per motivi e aspettative diverse, Maroni e il cerchio ristretto della famiglia Bossi non favoriranno certo l’ascesa dell’inquilino di via XX settembre a Palazzo Chigi. Conclusione: adesso si ingoia il rospo, ma dopo le elezioni sarà  il Pdl a chiedere a Berlusconi di frenare Bossi e le sue «manie di grandezza».
Una cosa del genere, che per la verità  finora il premier non ha mai fatto e sono molti i dubbi che lo farà  in futuro, presuppone un’affermazione elettorale.
Soprattutto al Sud. «Parliamoci chiaro – dice Osvaldo Napoli – per vincere veramente a Berlusconi non basta riconfermare Milano. Deve vincere a Napoli. Senza i voti del Sud non vince nessuno».
Il ragionamento preoccupatissimo che molti dei berlusconiani fanno è che senza una risposta orgogliosa il rischio è la demotivazione dei quadri dirigenti locali, i quali potrebbero avere la tentazione di passare con il terzo Polo in vista delle politiche.
«Se il Cavaliere non mette un freno a Bossi e non si occupa del partito ci troveremo con le iniziative di Scajola moltiplicate per dieci. Alla fine non si salverà  nemmeno lui perchè non si è mai visto un presidente del Consiglio del Nord e un presidente della Repubblica pure del Nord».
Negli ultimi tre anni il Pdl ha perso quasi tre milioni di voti finiti nel buco nero dell’astensionismo o alla Lega.
Come recuperarli?
Sabato basterà  la parata del Milan?
Chissà  se su quel pullman dei campioni d’Italia ci salirà  pure Berlusconi.
Alla vigilia del voto, sicuramente da qualche parte il vero presidente del Milan sbucherà .
Con tutti quei soldi che ci ha messo…

Amedeo La Mattina
(da “La Stampa“)

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DE MAGISTRIS OTTIENE, CON I VOTI DEL PDL, L’IMMUNITA’ PARLAMENTARE A STRASBURGO, LA STESSA CHE A PAROLE COMBATTE IN ITALIA

Maggio 11th, 2011 Riccardo Fucile

IL PARLAMENTO EUROPEO CONCEDE L’IMMUNITA’ ALL’EX PM IN UNA CAUSA DI DIFFAMAZIONE INTENTATA CONTRO DI LUI DA MASTELLA… LA STRANA COERENZA DI CHI PREDICA BENE E POI RAZZOLA MALE

Via libera all’immunità  parlamentare per Luigi de Magistris.
La sessione plenaria del Parlamento europeo ha approvato la richiesta dell’eurodeputato dell’Idv, per usufruire dell’immunità  parlamentare nella causa per diffamazione che gli è stata intentata da Clemente Mastella, anche lui eurodeputato (Udeur/Ppe) e come de Magistris in corsa per la poltrona di sindaco di Napoli.
L’approvazione è stata a larga maggioranza per alzata di mano.
De Magistris non era presente a Strasburgo.
L’11 aprile scorso la commissione giuridica aveva dato parere positivo a favore di de Magistris.
Nel dicembre 2009 Mastella aveva incaricato i suoi legali di agire contro de Magistris per il risarcimento dei «gravissimi danni subiti in ragione dell’operato dell’ex pm di Catanzaro» nella gestione «dell’inchiesta giudiziaria Why Not». All’epoca Mastella aveva chiesto un risarcimento di un milione di euro.
Ironico il commento di Clemente Mastella: «L’ex pm, invece di esercitarsi nell’insulto gratuito, invece di attaccare il Cavaliere, dovrebbe ringraziarlo pubblicamente. Quando Berlusconi verrà  a Napoli, de Magistris dovrà  farsi trovare in prima fila ad applaudirlo, per dirgli: grazie di cuore . Oggi, infatti, con i voti determinanti dei parlamentari del Partito popolare europeo, l’Asssemblea di Stasburgo ha votato ed approvato la sua richiesta di immunità  parlamentare, richiesta avanzata dall’ex Pm per sfuggire ad una mia querela, dopo che l’inchiesta Why Not si e’ rivelata una bufala, uno stratagemma per fare carriera politica».
«L’ex pm continua a scappare ed a farsi scudo dell’immunità  di parlamentare europeo – continua Mastella – la stessa immunità  che lui ed i suoi amici di partito continuano a condannare come un intollerabile privilegio. Complimenti, complimenti davvero per una così bella faccia tosta. Un chiaro esempio di doppia morale, che gli elettori sapranno sicuramente apprezzare».
Luigi de Magistris, candidato sindaco a Napoli, commenta così l’ok dell’europarlamento all’immunità : «Ad aprile la commissione giuridica ha dato parere positivo, oggi lo stesso parere è stato dato dal Parlamento europeo. Niente è cambiato e non ho intenzione di farmi trascinare in qualsiasi triviale gazzarra pre elettorale. Del resto, ho già  detto che non ho mai usufruito di scudi e immunità  nei procedimenti penali, e nelle cause civili, con le quali mi viene richiesto un risarcimento economico per le opinioni da me espresse, ho semplicemente fatto ricorso ad un diritto stabilito dalla Costituzione e dalla normativa europea. Le opinioni dei parlamentari sono insindacabili, come è giusto che sia e come ha confermato il Parlamento Ue».
Resta il fatto che lui e l’Idv in Italia sono contro la Casta e contro l’immunità , mentre a Strasburgo l’ex pm chiede e ottiene, per giunta con i voti del Pdl, lo scudo europeo in una causa di diffamazione.
Avrebbe fatto meglio per coerenza a farsi processare: la dignità  per noi non ha prezzo.
Forse per lui sì.

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IL COMPLEANNO DA 30.000 EURO DELLA SENATRICE PD ROBERTA PINOTTI: UNO SCHIAFFO ALLE FAMIGLIE GENOVESI IN DIFFICOLTA

Maggio 10th, 2011 Riccardo Fucile

PREPARA LA CORSA A SINDACO DI GENOVA NELLA CORNICE ESCLUSIVA DI VILLA ROSETTA A MULINETTI… OLTRE 250 INVITATI PER QUELLO CHE LA STAMPA DEFINISCE UN “GRANDE EVENTO MONDANO E POLITICO”… LA DITTA DI CATERING CHE GESTISCE LA VILLA E I COSTI DELLA CENA…E’ QUESTA LA SINISTRA DEI LAVORATORI, DEI PRECARI E DEGLI INDIGENTI?

Non sarà  propriamente una cena per pochi intimi e neanche una festa tra cassa integrati.
Non sarà  rivolta ai giovani precari e alle donne disoccupate che spesso cita nei suoi interventi politici.
Non avrà  come location la Sala Chiamata del porto o le aziende in crisi del ponente genovese.
Il prossimo compleanno della senatrice genovese del Pd Roberta Pinotti che festeggerà  i suoi “primi 50 anni” sta assumendo la dimensione di un grande evento mondano e politico.
Una lunga lista di invitati eccellenti del mondo politico e imprenditoriale renderanno omaggio il 20 maggio alla senatrice che potrebbe lanciare così la sua candidatura a sindaco di Genova.
Non a caso tra i 250-300 invitati non figura l’attuale sindaco della città , Marta Vincenzi, stesso partito, ma in rotta di collisione con la Roberta e una buona parte della nomenklatura piddina genovese.
E’ indicativo il luogo prescelto per la festa di compleanno: la splendida Villa Rosetta a Mulinetti, a pochi chilometri da Recco, con vista mozzafiato sul mare.
Un luogo da Vip, un ambiente ricercato ed esclusivo, prescelto per matrimoni e cerimonie dall’alta borghesia genovese.
Leggendo il quotidiano locale, il Secolo XIX, viene evidenziato che la villa è un lascito della famiglia Queirolo Caffarena all’opera Don Orione e che in passato è stata pure sede distaccata del Centro di Solidarietà .
Probabilmente al Secolo XIX è stata passata la notizia per dare una immagine in fondo edulcorata, quasi che si fare una festa in quel luogo corrisponda a una opera pia.
In realtà  la completa gestione della villa è stata da tempo affidata a una ditta specializzata di catering che stabilisce i relativi prezzi, certamente adeguati alla cornice e al servizio, ma non proprio proletari.
A parte l’affitto della location esiste poi un tariffario per la cena, con relativi orari di impegno del personale.
Il compleanno della Pinotti dovrebbe alla fine costare intorno ai 30.000 euro alla luce dei 250-300 invitati, forse anche qualcosa di più, dato che si parla di 100 euro a persona, esclusi gli extra servizi.
Fermo restando che ognuno è libero di impegnare le cifre che vuole e può, sarebbe interessante conoscere il parere della base elettorale del Pd che rincorre il voto dei ceti popolari e di tante famiglie genovesi che non riescono ad arrivare alla fine del mese.
E’ questa la sinistra dei precari, dei lavoratori, di chi spera nel cambiamento?
Sono questi i vezzi e le abitudini della casta politica di riferimento?
In momenti difficili come questi, è opportuno far veicolare un messaggio di opulenza e sprechi che rappresentano uno schiaffo per tanti genovesi indigenti?
Che città  vuole rappresentare la Pinotti e il Pd?
Quella dei salotti buoni o quella del popolo?

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FUTURO E LIBERTA’ A GENOVA MANIFESTA DAVANTI AL TRIBUNALE: “SE RUBY NON PUOI GOVERNARE”

Maggio 9th, 2011 Riccardo Fucile

GENOVA: IN OCCASIONE DELLA GIORNATA DELLA MEMORIA CONTRO LE VITTIME DEL TERRORISMO, PRESIDIO DI FLI STAMANE DAVANTI A PALAZZO DI GIUSTIZIA…RACCOLTE OLTRE 350 FIRME DI SOLIDARIETA’ ALLA MAGISTRATURA, PRESENTI TV E STAMPA

“Gli italiani devono continuare a essere uguali davanti alla legge e i giudici devono continuare a esercitare il loro ruolo in nome del popolo e nel pieno della loro indipendenza”.
E’ uno dei passaggi della petizione che, in occasione della Giornata della Memoria per i magistrati vittime del terrorismo, Futuro e Libertà  ha raccogliendo questa mattina davanti al tribunale del capoluogo ligure.
Il documento, «per il rispetto della legalità  e della costituzione», è stato redatto perchè «il governo Berlusconi – si legge in un volantino distribuito da   una ventina di attivisti che indossano magliette con su scritto “Se Ruby non puoi governare” – sta cercando di ledere, in maniera pesante e palese, l’autonomia e l’indipendenza della magistratura».
Al termine del presidio una delegazione di Fli Genova ha partecipato alla cerimonia ufficiale in ricordo delle vittime nell’aula Coco di Palazzo di Giustizia, unico partito presente con una propria rappresentanza.

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ECCO PER COSA SI DIMETTONO I POLITICI ALL’ESTERO: ANCHE PER AVER PAGATO CON SOLDI PUBBLICI UNA BARRA DI TOBLERONE

Maggio 9th, 2011 Riccardo Fucile

DA NOI NON SE NE VANNO NEANCHE DOPO DUE CONDANNE PER MAFIA… UNA SERIE DI CASI PER CUI I POLITICI STRANIERI SI SONO DIMESSI….LA FORMAZIONE PROTESTANTE INCIDE, MA SOPRATTUTTO IL FATTO CHE ALTROVE ESISTONO REGOLE, DA NOI NO

Cadono per lussuria, gola, superbia, ma anche per molto meno.
Raffiche di sms dal telefono di servizio a una spogliarellista (Ilkka Kanerva,
ministro degli esteri finlandese).
Una partita pantagruelica di sigari rimborsati a pie’ di lista (Christian Blanc, ministro per lo sviluppo francese).
Spiritosaggini con i giornalisti (Minoru Yamagida, ministro della giustizia giapponese).
Se sei un politico, altrove, basta e avanza per dimetterti.
Nell’ultimo mese hanno abbandonato almeno in due.
Il senatore repubblicano del Nevada John Ensign per una tresca con una sua dipendente sulla quale il comitato etico indaga da quasi due anni.
E il deputato indonesiano Arifinto, il cui Partito della prosperosa giustizia islamica aveva ispirato una draconiana legge anti-pornografia, beccato in aula a guardare un film a luci rosse.
A marzo ha lasciato Seiji Maehara, ministro degli esteri giapponese, reo di aver accettato 500 euro da una vecchietta che si è scoperto poi essere cittadina sudcoreana (la legge lo vieta per evitare interferenze straniere nella politica nazionale).
E Karl-Theodor zu   Guttenberg, la cause celèbre.
Nobile, bello, ministro delle difesa tra i preferiti del governo Merkel. Sino a quando la Sà¼ddeutsche Zeitung rivela che ha copiato parte della tesi di dottorato. Lui prima rinuncia al titolo di studio. Poi presenta le dimissioni. Con la faccia del samurai che si avvia al seppuku politico.
A scartabellare gli archivi dei giornali non passa mese senza che casi analoghi si verifichino.
Ingigantendo, per contrasto, l’allegra anomalia italiana di un premier ancora impassibilmente sulla poltrona dopo essere scampato alla giustizia per amnistie, prescrizioni e cambiamenti di legge in extremis.
Esagerano loro o sottovalutiamo noi?
E, soprattutto, a cosa si deve questa differenza culturale?
Intanto c’è un elemento religioso. «Per il cattolicesimo, filtrato dal senso comune, mai nulla è così grave da determinare una seria crisi di coscienza» spiega Sergio Fabbrini, direttore della School of government della Luiss, «basta una confessione per poter ricominciare da capo. Nei paesi protestanti questo azzeramento è molto più difficile. Il rapporto con dio è individuale, ogni persona — politici inclusi — risponde per se stessa. Perciò quelle opinioni pubbliche sono molto meno accomodanti della nostra».
Così, quando al presidente tedesco Horst Koehler in visita a Kabul nel maggio scorso scappa detto che «un Paese concentrato sull’export deve rendersi conto che sviluppi militari sono necessari per proteggere i nostri interessi» i tedeschi, contrari alla guerra in Afghanistan, lo crocifiggono .
Per arrivare all’estremo di Rhodri Glyn Thomas, ministro della cultura gallese, che   ha gettato la spugna per essere entrato fumando un sigaro acceso in un pub dov’era vietato, a poche settimane dalla gaffe di aver svelato il vincitore di un importante premio letterario.
«La grande differenza» dice ancora Fabbrini, autore del recente “Addomesticare il principe”, «sta nell’idea di leader. L’Italia, da sempre allergica alle èlite, ne vuole uno “come noi”, non c’è discontinuità  tra chi comanda e chi è comandato. All’estero no: lo vogliono “diverso da noi”. Obama, Clinton, Kennedy vengono dal circuito Harvard-Yale.
Abituati a parcheggiare in terza fila, passare col giallo e così via, preferiamo qualcuno che replichi i nostri difetti civici. Ma a quel punto chiederne la testa diventa impensabile».
Differenze confessionali, avversione per la classe dirigente: tutto necessario ma ancora non sufficiente a spiegare l’italica «sindrome SuperAttack» al potere.
Perchè nella pur pia Spagna il ministro della giustizia Mariano Fernandez si dimette nel febbraio 2009 sul semplice sospetto che possa aver cercato di interferire nelle indagini del giudice Baltasar Garzà³n sui membri dell’opposizione.
O quello dell’economia portoghese Manuel Pinho fa le valige nel luglio 2009 dopo aver dato ostentatamente del cornuto al capo del partito comunista per una divergenza di opinioni.
«Il dato cultural-antropologico esiste ma per spiegare il nostro eccezionalismo va ricordato» sostiene Alessandro Campi, direttore della Fondazione FareFuturo, «che mentre gli altri sistemi politici hanno regole, scritte e non, oltre le quali è impensabile andare, il nostro è da questo punto di vista un Paese totalmente destrutturato, con i meccanismi di sanzione saltati negli ultimi anni. La dialettica democratica richiede un’opinione pubblica vigorosa che si alimenti di una libera informazione. Ma se questa, e quasi tutto il resto, appartiene o è controllata da una sola persona, come nella deriva berlusconiana, chi dovrebbe innescare la reazione?».
Dai protestanti mutiamo giusto la natura diretta della relazione con la divinità , dirottandola però sul leader.
Il politologo Gianfranco Pasquino data lo spostamento nel 1994.
«Quando il candidato democratico Gary Hart si dimette sulla notizia che ha un’amante lo fa per non danneggiare il suo partito. Idem nei tanti esempi di cui lei parla. La discesa in campo di Berlusconi però cambia il rapporto degli elettori con la politica: non passa più attraverso il partito ma si salda direttamente al capo carismatico. Aggiungete poi il sistema uninominale che li blinda e vi accorgerete che da noi chiedere conto a un politico è impossibile».
La vice-premier svedese Mona Sahlin nel ’95 si fece da parte per aver pagato coi soldi pubblici una barra di Toblerone.
Le sembrava un peccato capitale.
Il senatore Marcello dell’Utri reputa evidentemente veniale una doppia condanna per associazione mafiosa.
Per non parlare delle pinzillacchere di 16 dibattimenti penali da cui è rocambolescamente passato il suo amico di sempre.
Nell’annunciare il suo passo indietro per difendersi in tribunale da varie accuse di corruzione l’allora premier israeliano Ehud Holmert dirà  «Sono orgoglioso di essere cittadino di un Paese in cui il primo ministro può essere inquisito come tutti».
Chissà  che emozione essere cittadini di un Paese con un presidente del consiglio così.
Inimmaginabile.

(da “PNE Presi dalla rete”)
Riccardo Stagliano

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L’INDEGNO SPETTACOLO LA RUSSA SCILIPOTI, CARICATURE DEL MACHO IN CRISI TESTOSTERONICA E DELL’EGO-PUNTURISTA ESIBIZIONISTA

Maggio 8th, 2011 Riccardo Fucile

IL MINISTRO INSULTA LE DONNE, IL SECONDO DELIRA IN TV, TIPICI ESPONENTI DEL GOVERNO DEI TAROCCATORI, DEI MISURATORI DI CULI E DEI SOTTOSEGRETARI ALL’ASTA…PARLARE PER UNA VOLTA DI DONNE INTELLIGENTI E LUMINOSE, BELLE O BRUTTE CHE SIANO, GLI E’ IMPOSSIBILE: IL LORO MODELLO DI STAGE E’ QUELLO DELLE MANTENUTE DELL’OLGETTINA

Venghino signori, venghino!
Questo è il governo dei lord inglesi, dei taroccatori e dei misuratori di culi, degli indagati, dei sottosegretari all’asta, questo è il centrodestra delle first ladies che si fanno pagare la campagna elettorale da Paperone.
E questo è anche — da stasera — il governo dei ministri con il culto della galanteria anglosassone: “Le donne elette con noi — dice infatti a una cena per Letizia Moratti il ministro Ignazio La Russa — non sono mai state brutte come quelle della sinistra”.
Venghino signori, venghino.
Tra festini, bunga bunga e alte prediche a favore della famiglia, invettive contro quegli sconsacrati pervertiti dell’Ikea.
Venghino: quell’onorevole che sta urlando come un energumeno in uno studio televisivo — per esempio — quel vanaglorioso che parla di sè in terza persona, quello che strepita e che urla, insomma, è l’onorevole Domenico Scilipoti.
Ovvero l’uomo che ha barattato l’agopuntura con la propria dignità , e che ha coniugato disinvoltamente i feroci proclami dipietristi di un tempo con le mollezze levantine del responsabilismo di oggi.
È l’uomo che non conosce la frontiera del ridicolo, e che usa Paracelso come un randello: “Camurri vergognati! Vergognati!”.
Cos’era successo?
L’onorevole Scilipoti del programma di Camurri (lo splendidamente risorto Mi manda Raitre) era solo ospite.
E non accettava il racconto che si stava facendo in studio, ovvero quello di una persona colpita dal tumore che era stato curato con la medicina alternativa senza nessun profitto.
L’onorevole responsabile che parla di sè in terza persona (forse ancora scottato per non essere stato infilato nell’infornata di sottosegretari al nulla foraggiati a spese nostre) ha letteralmente sbroccato, insultando il conduttore del programma: “Lei è uno speculatore, lei vive sulle disgrazie degli altri, lei si deve vergognare”.
Mentre La Russa diceva: “Dicono che Berlusconi fa eleggere solo le donne belle — sosteneva prendendo la parola dal palco dell’hotel Quark al termine della cena — non è vero, ci sono alcune elette non belle anche da noi, ma certo non raggiungono l’apice della sinistra, di donne di cui non faccio il nome”.
E così, la concatenazione apparentemente solo causale dei due eventi, di poco successiva alla classifica dei lati “B” delle parlamentari annunciata con tono ridanciano dal responsabile della comunicazione del Pdl Mazzuca, non a una suffragetta di sinistra, ma a una furibonda Alessandra Mussolini (“se solo ci provano a farla uscire stamperò sui muri le lunghezze umilianti dei loro microchip!”), così questa concatenazione diventa un segno dei tempi.
Così come l’insulto dell’onorevole La Russa, — come una voce dal sen fuggita — è il lapsus che rivela l’idea della donna che ormai albeggia all’ombra del Pdl, il partito che mette in quarta fila i suoi dirigenti per far posto alle gambe delle hostess (è successo al congresso), che candida le veline solo con la quarta e con la coppa larga, che difende i residence delle mantenute come se fossero una conquista della Democrazia e che esalta le buste da settemila euro alle ragazze che si fanno palpare nelle notti di Arcore come se fossero un prodotto della meritocrazia, uno stage conquistato a pieni voti.
A questi lampi di cattivo gusto, a questa estetica della canottiera siliconata (canottiera labiale, s’intende) rispose meravigliosamente Rosy Bindi quando disse a Silvio Berlusconi: “Non sono una donna a sua disposizione!”.
A questo governo in cui convivono gli antichi pregiudizi e la cialtroneria dei parvenues, non bisogna rispondere con il sorriso, con il colpo di gomito, e nemmeno con le veline di sinistra, che sono politicamente corrette, che fanno le deputate senza ruttare, e che si fanno raccomandare e inseminare con discrezione.
Al governo dell’agopuntura e del supercafonismo si può rispondere soltanto mandando nel prossimo Parlamento un plotone di donne: belle e brutte, precarie e cassintegrate, preparate e lontane dalle segreterie, intelligenti e luminose.
Venghino, signori, venghino: questo è il governo dei tombeur de femmes volgari, e degli sciamani agopunturisti che odiano le donne, con l’ego arroventato.
Questo governo di machi ipododati e grotteschi in crisi testosteronica, ancora non lo sa, ma ha scritto oggi il proprio epitaffio.

Luca Telese

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IL DEPUTATO RAZZI USA LA SCORTA PER FARSI PORTARE LE RACCHETTE DA TENNIS

Maggio 8th, 2011 Riccardo Fucile

L’EX DEPUTATO IDV, PASSATO AI RESPONSABILI, UN MUTUO DA PAGARE COME GIUSTIFICAZIONE, OGNI GIOVEDI’ SI IMBARCA A FIUMICINO CON VOLO PER ZURIGO, DOVE RISIEDE…E LA SCORTA, ASSEGNATAGLI DA MARONI, GLI PORTA LE RACCHETTE

E’ arrivato a Fiumicino giovedì pomeriggio per imbarcarsi sul volo Swiss Air delle 14.50 diretto a Zurigo, dove risiede.
Raggiunto il gate, si è fatto consegnare il trolley e le racchette da tennis dai due uomini della scorta che gli sono stati assegnati a marzo.
Sotto gli sguardi esterrefatti degli altri passeggeri e degli addetti della compagnia aerea che però sono abituati ad assistere alla scena che, pare, si ripeta ogni settimana.
Del resto l’onorevole Antonio Razzi, ex dipietrista passato nella maggioranza il 14 dicembre per sostenere il governo Berlusconi, a Zurigo ci vive.
Nato nella provincia di Chieti, Razzi è stato eletto alla Camera nella circoscrizione estero Europa ed è per “i miei elettori”, ha spiegato nei giorni scorsi, che ha proposto l’abolizione dell’Ici per gli italiani all’estero.
“Lasciare l’Ici sulla prima casa sfitta a carico degli italiani residenti all’estero è una spiacevole e incomprensibile discriminazione”, ha detto.
Omettendo però che lui è proprietario di un immobile in Abruzzo che è diventato il simbolo nei mesi scorsi della compravendita parlamentare: il Pdl, infatti, gli offrì di pagargli il mutuo acceso per pagare quella abitazione in cambio della sua fiducia al governo.
E lo raccontò lui stesso.
Da quando si è iscritto al gruppo dei venduti, accogliendo le richieste del partito degli accattoni, gode di una scorta, assegnatagli come status symbol, non certo per reali esigenze di sicurezza.
Anche perchè non se lo fila nessuno.
Al massimo, il rischio che corre può essere relativo a qualche pallina da tennis vagante.
Le sue preziose racchette ora sono al sicuro: sono le uniche al mondo che godono di un servizio scorta a carico del contribuente italiano.

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IL GOVERNO HA PAURA DI UN NUOVO VOTO DI FIDUCIA: ACCUSATO DI RIBALTONISMO E ACCATTONAGGIO MOLESTO

Maggio 7th, 2011 Riccardo Fucile

DIVENTA PERICOLOSO LO SCONTENTO DEI “RESPONSABILI” CHE NON SONO STATI PREMIATI DAL RIMPASTO… E OGGI BERLUSCONI CHIEDERA’ UNA COSA NUOVA: LE DIMISSIONI DI FINI, IL SUO INCUBO

Allegria….!!!!!
Non se lo aspettavano, dalle parti del governo, che il capo dello Stato li accusasse, così platealmente, di aver fatto un ribaltone.
Men che meno che chiedesse un nuovo voto di fiducia e lo mettesse dritto nelle mani del nemico, ovvero Gianfranco Fini.
E soprattutto, in un momento come questo, con le elezioni alle porte, i referendum subito dopo e la Lega che non vede l’ora di mettere Tremonti a Palazzo Chigi.
Napolitano ha giocato uno scherzo brutto, bruttissimo a Berlusconi.
Adesso c’è l’incubo di un passaggio parlamentare di fiducia, che dire scivoloso è poco e di veder bloccate le possibilità  di allargare ulteriormente il governo con un progetto di legge di superamento della Bassanini.
Insomma, uno schiaffo.
Nel nome — certo — delle regole che, com’è noto, nel Pdl digeriscono malissimo.
E, infatti, la prima reazione del partito del Cavaliere è stata una risposta diretta, quasi sguaiata, vergata dai capigruppo delle Camere con parole di sfida aperta al Colle: “Numerosi voti di fiducia, a partire da quello della svolta del 14 dicembre — ecco il testo della nota pidiellina — hanno chiarito il quadro politico, con ripetute verifiche nelle sedi parlamentari. Le nomine di governo sono giunte dopo queste diverse votazioni e nel pieno ed assoluto rispetto delle norme costituzionali e delle prerogative del capo dello Stato”.
Come a dire: non c’è alcuna necessità  di una nuova fiducia.
Peccato che non sia affatto così.
Fino ad oggi Iniziativa Responsabile si era limitata a dare il proprio appoggio parlamentare al governo, ma nel momento in cui i suoi componenti entrano a far parte dell’esecutivo , è chiaro che si è davanti a un cambio della maggioranza.
Che necessita di un voto di fiducia; quelle ottenute precedentemente non contano.
Una realtà  urticante per Berlusconi.
Al Cavaliere il fatto che possa essere nuovamente Fini a decidere delle sorti del suo governo lo manda letteralmente fuori dai gangheri.
E probabilmente oggi, al Palasharp di Milano, non mancherà  di attaccare la terza carica dello Stato e la sua partigianeria politica, chiedendone nuovamente le dimissioni.
A questo punto è probabile che Fini e Schifani si sentano nel weekend per concordare una linea comune.
Una partita delicatissima soprattutto sui tempi.
A seconda del momento che verrà  scelto per la verifica (prima o dopo i ballottaggi delle amministrative) il termometro potrebbe essere più o meno a favore della maggioranza.
La Lega sta aspettando di vedere come finirà  a Milano per decidere il da farsi anche se ieri sera Bossi ha lanciato una sponda al Cavaliere: “Non serve un passaggio in Parlamento”. Pare il contrario.
Le prossime ore, dunque, saranno determinanti per capire come andrà  a finire.
Inutile dire che sia il Pd con Bersani (“aspettiamo sereni le valutazioni di Fini e Schifani”) che Fli con Bocchino e l’Idv con Donadi si sono dichiarati pienamente in sintonia con le corde quirinalizie.
Non, ovviamente, i Responsabili: “Un intervento del Colle improprio e intempestivo”, ha sentenziato il capogruppo Luciano Sardelli.
Ma anche Francesco Pionati ieri sera era furibondo dopo aver ‘irritato’ i vertici Pdl per ”l’eccessiva insistenza” di trovare un piazzamento.
All’appello manca anche Maria Grazia Siliquini per la quale si sta pensando a un ”cda” e Antonio Razzi, ma a loro si devono aggiungere esponenti Pdl, come Anna Maria Bernini, e della Lega, come Matteo Brigandì.
Per lui si starebbe pensando a un ‘posto’ a Via Arenula.
E anche nel Pdl malumori non mancano come dimostra la presa di posizione di Mario Baccini e Pino Galati: ”Berlusconi non ha mantenuto gli impegni”.
Il premier, insomma, ha ottimi motivi per temere un nuovo voto di fiducia come la peste.

Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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