Maggio 6th, 2011 Riccardo Fucile
DAL QUIRINALE ARRIVA UNA DOCCIA FREDDA PER IL GOVERNO DEGLI ACCATTONI: STOP AL RIMPASTO, I NUOVI NOVE SOTTOSEGRETARI HANNO CAMBIATO GLI ASSETTI ALLA CAMERA RISPETTO AL VOTO DEGLI ELETTORI…. NECESSARIO UN NUOVO VOTO DI FIDUCIA
Con le nuove nomine dei sottosegretari la maggioranza si è allargata, è diversa «rispetto alle componenti della coalizione che si è presentata alle elezioni politiche» e «spetta ai Presidenti delle Camere e al Presidente del Consiglio valutare le modalità con le quali investire il Parlamento delle novità intervenute nella maggioranza che sostiene il Governo».
È quanto chiede, in una nota, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
La nota dà conto del fatto che Napolitano ha ieri proceduto alla firma dei decreti di nomina di nove sottosegretari di Stato, la cui scelta rientra come è noto «nella esclusiva responsabilità del Presidente del Consiglio dei ministri». «Il Capo dello Stato ha in pari tempo rilevato che sono entrati a far parte del Governo esponenti di Gruppi parlamentari diversi rispetto alle componenti della coalizione che si è presentata alle elezioni politiche – ha concluso la nota -.
Spetta ai Presidenti delle Camere e al Presidente del Consiglio valutare le modalità con le quali investire il Parlamento delle novità intervenute nella maggioranza che sostiene il Governo.
Napolitano in sostanza chiede a Berlusconi di portare la nuova maggioranza davanti al Parlamento.
E tutto lascia pensare che il Colle gradirebbe un nuovo voto di fiducia.
Una presa di posizione del tutto inattesa e gravida di conseguenze.
Per quanto la maggioranza nelle ultime votazioni si sia dimostrata esigua ma affidabile, tornare davanti alle camere per un voto di fiducia rappresenta pur sempre un rischio che il premier avrebbe volntieri evitato.
La precisazione di Napolitano suona inoltre come una presa d’atto che Berlusconi ha dato vita a un “ribaltone”, depotenziando così uno degli argomenti più usati solitamente dalla maggioranza in polemica con l’opposizione.
Immediata la risposta del governo attraverso una nota congiunta dei presidenti dei gruppi Pdl di Senato e Camera: “Numerosi voti di fiducia — si legge — , a partire da quello della svolta del 14 dicembre, hanno chiarito il quadro politico, con ripetute verifiche nelle sedi parlamentari. Le nomine di governo sono giunte dopo queste diverse votazioni e nel pieno ed assoluto rispetto delle norme costituzionali e delle prerogative del Capo dello Stato”.
Immediate le reazioni politiche all’intervento del Quirinale.
Per Carmelo Briguglio, vicepresidente vicario dei deputati di Futuro e Libertà , Napolitano “prende le distanze dal rimpasto con cui Berlusconi ha pagato il prezzo della prostituzione politica consumata dal 14 dicembre in poi. Potrà non piacere ma il giudizio, formalmente implicito, sulla qualità politica dei nuovi sottosegretari è fin troppo chiaro. La maggioranza ne prenda atto e desista dal varare una legge per completare con altri nuovi sottosegretari un’operazione politicamente indecente”.
Concorde Massimo Donadi dell’Italia dei Valori.
“Il presidente Napolitano ha ragione: l’attuale governo è sostenuto da un’altra maggioranza rispetto a quella uscita dalle urne e Berlusconi ha il dovere di presentarsi alle Camere e chiedere la fiducia per il nuovo esecutivo. E’ un altro governo rispetto a quello del 2008″, afferma il presidente del gruppo Idv alla Camera.
”Siamo in presenza — continua Donadi — di un evidente abuso istituzionale oltre che di una vergognosa compravendita, che ha visto i posti di governo diventare merce di scambio parlamentare. Berlusconi ha ormai da anni una maggioranza a geometria variabile, quando uno esce un altro entra. Ma il governo e la politica non sono semplici somme algebriche. Per questo chiediamo a questo governo delle geometrie variabili di venire in Aula per la fiducia”.
Di governo ribaltonista parla invece il finiano Italo Bocchino.
“Il presidente Napolitano — ha detto il capogruppo alla Camera di Fli — con il suo intervento fa emergere una realtà formale e sostanziale di cui non si può non tener conto e che abbiamo più volte sottolineato. Berlusconi ha posto in essere un ribaltone parlamentare pur di far sopravvivere il suo governo, sostituendo la maggioranza scelta dagli elettori con una nuova maggioranza retta da una pattuglia di mercenari a cui ha dovuto pagare un alto prezzo in termini di poltrone a spese delle istituzioni e dei cittadini”.
Il Presidente della Repubblica ha anche affrontato con il presidente e il direttore generale della Rai – Paolo Garimberti e Lorenza Lei – le questioni relative «alla piena e tempestiva attuazione del regolamento approvato dalla Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai e alla necessaria informazione sulle modalità di svolgimento della consultazione referendaria».
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Maggio 6th, 2011 Riccardo Fucile
PAGATA LA CAMBIALE: MA NON TUTTI I RESPONSABILI SONO SODDISFATTI NEI LORO APPETITI… CI GUADAGNA ANCHE BARBARESCHI….ORA SI CAMBIA LA NORMA PER NOMINARNE ALTRI TREDICI, ALTRIMENTI SON DOLORI PER IL GOVERNO DEGLI ACCATTONI
Sostiene Domenico Scilipoti detto Mimmo: “Lo avevo detto da tempo che io non ero destinato all’organigramma, ma nessuno mi credeva. Io voglio continuare a mediare tra il popolo e il Parlamento”.
Messa così, l’uomo simbolo dei “Responsabili” che il 14 dicembre salvarono B. si staglia come leader morale dei “Disponibili”, secondo la definizione maligna dell’opposizione.
Un ossimoro di governo che corona il fatidico rimpasto che i Responsabili, in tutto ventinove in rappresentanza di sei sigle, aspettavano da ormai 142 giorni, scanditi da vani annunci e conseguenti rinvii.
Il Cavaliere ha onorato la cambiale della fiducia di dicembre nella travagliata notte di giovedì, dopo le mozioni libiche e il vertice della tregua con il Senatur. Ed è proprio l’incontro a Palazzo Grazioli con lo stato maggiore della Lega la prima scena dell’abbuffata di poltrone sancita ieri mattina dal Consiglio dei ministri.
Nove poltrone per la precisione, a fronte di dieci caselle vuote e tenendo conto dei due già passati all’incasso: il neoministro dell’Agricoltura Romano (altro Responsabile) e il sottosegretario Musumeci in quota Storace.
Ecco i nuovi sottosegretari: i finiani di ritorno Bellotti, Rosso, Catone e Polidori; la libdem Melchiorre; il pidiellino Gentile; l’ex Mpa Misiti; gli ex Pd Cesario e Villari.
A loro va aggiunto il nome dell’ex veltroniano Calearo: dato per vice-ministro si è accontentato della nomina a consigliere personale del premier.
LA notte bianca di Palazzo Grazioli comincia con l’arrivo di Umberto Bossi, reduce dalla vittoria celodurista sulla guerra a Gheddafi con scadenza.
I due, il Cavaliere e il Senatur, si rivedono dopo una settimana di tira e molla. Archiviata la pratica di Tripoli, B. affronta l’argomento rimpasto con i leghisti, insofferenti al ruolo e alle richieste della “terza gamba” dei Responsabili.
Le parole del premier costituiscono uno sfogo consegnato all’amico ritrovato: “Umberto non sai quanto mi hanno fatto penare questi qui. Richieste su richieste, anche impossibili. Ti faccio un esempio: Luca Barbareschi mi è costato tre fiction”.
Una in più di quelle riferite nel febbraio scorso, dando conto del piano fiction approvato dal cda della Rai: due serie alla Casanova di Barbareschi per un totale di 14 milioni di euro.
L’ex finiano che si commosse leggendo il manifesto di Futuro e Libertà sulle note di C’era una volta in America non è diventato sottosegretario ma giovedì è stato protagonista di una scenetta divertente a Montecitorio.
Terminato il dibattito, è stato il più lesto di tutti a correre verso il banco del governo per salutare Berlusconi. I due hanno parlato fitto per cinque minuti.
Di qui, forse, lo sfogo del Cavaliere qualche ora dopo a cena con il Senatùr. Almeno in privato l’ammissione del Cavaliere sul mercato di questi mesi c’è stata.
Il primo a parlare di una presunta compravendita dopo lo strappo finiano fu il neoconsigliere del premier Massimo Calearo, industriale veneto.
Al Riformista rivelò il prezzario della fiducia: “Da 350 mila euro a mezzo milione”. Due giorni fa, Calearo, si aggirava piuttosto nervoso a Montecitorio: “Incarichi? Chieda a chi ne avrà ”.
Invece, alla fine l’ha spuntata:da ieri è consigliere personale del presidente del Consiglio per il Commercio estero.
EGiorgio Frasca Polara, suTerra, ha già ipotizzato quale sarà uno dei primi consigli da far arrivare all’orecchio di Berlusconi.
Colazioni extralusso sui voli intercontinentali di Alitalia.
Il progetto — rigorosamente con prodotti di casa nostra — era nato ai tempi di Zaia, l’inventore del (fallimentare) McItaly, veneto come Calearo.
Poi accantonato da Galan perchè troppo costoso (sei milioni di euro l’anno) e ora di nuovo in auge con Saverio Romano all’Agricoltura.
Tra Responsabili ci si intende.
Per rimanere in tema aereo. L’ex finiana Catia Polidori passò coi Responsabili all’ultimo momento, alla vigilia del 14 dicembre: a convincerla, forse, fu l’ipotesi di equiparare le università telematiche (Francesco Polidori, cugino, è il fondatore del Cepu) a quelle non statali.
Ora che la scelta di campo si è tradotta in un posto da sottosegretario allo Sviluppo economico, si viaggia più alti: al Cepu si diventa anche piloti aerei. L’Accademia del Volo ha già aperto le iscrizioni.
Peccato non abbia ancora il via libera definitivo dell’Enac.
Il deputato Pd Meta ha presentato un’interrogazione a Matteoli, ministro dei Trasporti, per chiedergli se “non ritiene azzardato” far insegnare a guidare un aereo con il metodo Cepu.
Al termine del vertice, Bossi e i suoi vanno via da Palazzo Grazioli con una griglia che prevede solo quattro sottosegretari.
Rispetto a quello in mano ai Responsabili tre nomi sono cambiati.
Il primo è: Pionati, Belcastro, Cesario, Polidori.
Nel secondo fuori Pionati, Belcastro e Cesario, dentro Melchiorre, Rosso e Misiti. Cesario viene recuperato nella notte.
A dirigere il traffico delle poltrone con B. è il triumviro Verdini.
È lui a chiedere a Pionati di fare un passo indietro.
Nello schema che da quattro lievita a nove c’è il suo zampino.
E i delusi, che faranno?
La finiana Angela Napoli li elenca: Pionati, l’onnipresente Siliquini, Pelino, Saltamartini, Bernini, il centrista Galati in quota Baccini.
Per tenerli buoni, B. ha annunciato il ddl per allargare il governo oltre i paletti della Bassanini.
Altre dodici poltrone, cui va aggiunta quella da ministro per le Politiche comunitarie.
La prossima volta B. farà tredici.
Fabrizio d’Esposito e Paola Zanca
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 6th, 2011 Riccardo Fucile
L’EX DEPUTATO IDV, PASSATO CON I “RESPONSABILI”, SI ACCONTENTA DI UN POSTO COME CONSIGLIERE DEL MINISTRO DELL’AGRICOLTURA…. SI OCCUPERA’ DI CONTRAFFAZIONE ALIMENTARE: “ME NE INTENDO: AIUTO MIA MOGLIE IN CUCINA”
Vorrei spezzare una lancia, o almeno una pancia, a favore del povero Scilipoti, ingiustamente elevato da noi pennivendoli a simbolo del mercato delle vacche di piazza Montecitorio.
Nel rimpasto di ieri il capo dei Responsabili ha rimediato soltanto un esilarante inno di partito, composto da una sottomarca di Apicella, che sta facendo il giro di tutte le radio come antidepressivo.
Ben diverso il destino del compare Antonio Razzi, cresciuto anche lui alla corte di Di Pietro (l’ex magistrato non ha gran fiuto nella scelta degli uomini, gli vengono quasi meglio i congiuntivi). Razzi.
Quello che sei mesi fa diceva «io ho una faccia sola: come potrei farmi vedere ancora in giro, se passassi con Berlusconi?» e poi è passato con Berlusconi, faccia compresa.
Quello che denunciava «il Pdl ha persino proposto di pagarmi il mutuo» e da neo-alleato del Pdl ha presentato una proposta di legge per togliere l’Ici agli italiani residenti all’estero, cioè a se stesso.
Quello che, sistemata la casa, voleva arredarla con una poltrona, «un posticino, qualcosa per dire grazie».
E ieri il posticino è arrivato: consigliere personale del ministro dell’Agricoltura, il corresponsabile Romano.
Razzi dovrà occuparsi di lotta alla contraffazione alimentare.
Cautamente sondato sulle sue esperienze in materia, il neo-consigliere ha risposto: «Sono un buongustaio e soprattutto un buon cuoco: a tempo perso, aiuto mia moglie in cucina».
Perchè il vero tratto distintivo di questa casta di macchiette non è più nemmeno l’incompetenza.
E’ la mancanza di vergogna.
Massimo Gramellini
(da “La Stampa”)
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Maggio 6th, 2011 Riccardo Fucile
“VUOLE ERGERSI A TERZA CAMERA, NECESSARIO UN INTERVENTO LEGISLATIVO” SOSTIENE IL CAPOGRUPPO PDL…CONTINUA LA STRATEGIA DEI BERLUSCONES PER METTERE IL BAVAGLIO ALLA GIUSTIZIA
Due nuove leggi per mettere il silenziatore al Csm. E che silenziatore.
Se da un lato il Cavaliere aveva imposto di congelare, almeno fino a dopo le amministrative, il florilegio di iniziative legislative ad personam per compiacerlo , c’è stato chi ha voluto scientificamente disobbedire.
Il suo nome è Maurizio Gasparri, capogruppo pidiellino al Senato, e non nuovo a queste alzate d’ingegno.
Comunque, giusto ieri Gasparri ha avuto la piacevole sorpresa di veder entrare trionfalmente in commissione Giustizia del Senato, pronti per essere discussi, due suoi ddl (presentati qualche tempo fa) fatti apposta per mettere un bavaglio al Csm.
E per derubricarlo a mero istituto consultivo del ministro della Giustizia (ma solo su richiesta) privo anche della facoltà di aprire “pratiche a tutela dell’indipendenza e del prestigio della magistratura” che possano avere una valenza più politica che funzionale.
Insomma, un bel cerottone censorio sulla bocca dei componenti dell’organo di autogoverno della magistratura, fatto di soli due articoli, uno per ciascun ddl, che il presidente della commissione Giustizia del Senato si è rifiutato di rimandare alla riforma costituzionale della Giustizia (dove è prevista la riforma del Csm) semplicemente perchè il Pdl, tanto per cambiare, ha fretta di approvarlo.
A conti fatti, il bavaglio al Csm potrebbe arrivare in aula in parallelo con il processo breve, ovvero nelle prime due settimane di giugno.
E il rischio di vederli diventare legge in autunno, casomai proprio alla riapertura della Camera dopo le vacanze è più che concreto.
Ma questo doppio bavaglio, esattamente, come è fatto?
Nel solo articolo del primo dei due ddl (il 1833) si dice che “il Csm non può assumere iniziative che arrechino nocumento alla riservatezza, alla serenità e all’imparzialità della funzione giudiziaria e al regolare svolgimento di procedimenti pendenti”.
Tradotto: il governo vuole mettere dei paletti “stringenti” alla possibilità del Csm di correre in soccorso di magistrati presi di mira da Berlusconi attraverso i famosi ‘interventi a tutela’ che, secondo Gasparri, spesso “si risolvono — si legge nella sua presentazione della legge — come prese di posizione prive di reali effetti giuridici, idonee solo ad ingenerare polemiche e tensioni politiche non secondarie”.
Talvolta, cita sempre Gasparri, questi interventi sono anche utilizzati come “sollecitazioni di apertura di inchieste giudiziarie”.
Infine, si sottolinea come i “dibattiti pubblici o prese di posizione ufficiali dell’organo di autogoverno” abbiano spesso (non si sa come) messo a repentaglio “la serenità dei collegi giudicanti” in processi delicati.
Insomma, niente tifo per la Boccassini e compagni sottoforma di “pratiche di tutela dell’indipendenza della magistratura”.
Ma non è finita.
Il bavaglio vero arriva con il secondo ddl (il 1832) dove si vieta espressamente al Csm di esprimere “liberi pareri” su questioni che hanno attinenza “con l’ordinamento giudiziario e l’amministrazione della giustizia”, finendo per “esorbitare dalle proprie attribuzioni”.
E si specifica che il Csm sarà chiamato sì ad esprimere “liberi pareri”, ma solo su richiesta del ministro della Giustizia.
La spiegazione di Gasparri al perchè di un simile provvedimento è meritevole di menzione: il Csm “calendarizza sovente la discussione e la votazione di pareri (liberi, ndr) in coincidenza con i lavori parlamentari su disegni di legge sulla giustizia e il suo ordinamento legittimando l’impressione (sic!) di volersi ergere a Terza Camera, in concorrenza con gli organi deputati alla definizione dell’indirizzo politico”.
Insomma, il ddl di Gasparri non ci prova neppure a far finta che non sia una censura per non disturbare il manovratore; lo ammette espressamente.
Perchè “vista l’attuale situazione — si legge sempre nella spiegazione alla legge — questo intervento legislativo ordinario sembra l’unico modo per riportare i rapporti tra gli organi in questione alla loro giusta dimensione”.
E la giusta dimensione, come sempre per il Pdl, è una mordacchia.
Stavolta con tanto di ministro della Giustizia (dunque, il governo) a tenere il guinzaglio corto.
Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 5th, 2011 Riccardo Fucile
SIAMO ALLA FARSA: ADESSO OGNI DUE “RESPONSABILI” UNO E’ MINISTRO O SOTTOSEGRETARIO…OVVIAMENTE SONO I GRANDI VALORI IDEALI CHE LI HANNO CONDOTTI AL TRADIMENTO… MA BERLUSCONI NON SI SMUOVE DA QUOTA 309
Sarebbero nove i nuovi sottosegretari nominati nel corso del Consiglio dei ministri, su proposta del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nel corso della riunione a Palazzo Chigi.
Incarichi che vedranno la promozione nella squadra dell’esecutivo di altri esponenti del sedicente gruppo dei Responsabili.
Berlusconi, a quanto raccontano alcuni presenti, ha discusso la lista dei nomi con il leader della Lega Nord Umberto Bossi e il titolare dell’Economia Giulio Tremonti ricevendo da entrambi l’ok alle scelte.
Quando si tratta di comprarsi appoggi sono tutti d’accordo.
Si è così deciso di pagare il prezzo pattuito a coloro che hanno permesso al governo di andare avanti con il voto del 14 dicembre.
A quanto si apprende da fonti governative Roberto Rosso andrebbe all’Agricoltura, Luca Bellotti al Welfare, Daniela Melchiorre allo Sviluppo Economico, Catia Polidori e Bruno Cesario all’Economia, Aurelio Misiti alle Infrastrutture, Riccardo Villari ai Beni Culturali e Antonio Gentile all’Ambiente, e Giampiero Catone allo Sviluppo economico.
Con questa nuova infornata, si arriva alla farsa che metà dei traditori hanno avuto la nomina a ministro o sottosegretario, rendendo evidente i nobili valori e i motivi ideali che li hanno condotti alla scelta di appoggiare il governo degli accattoni Berlusconi-Scilipoti.
Senza contare che gli altri hanno ricevuto o conservato nomine interne come presidenze di commissioni (che vuol dire uffici, privilegi e auto blu).
Ma anche ieri, nonostante il loro appoggio, il governo si è fermato a quota 309 voti, ben lontano da quella di 316 che rappresenta la metà più uno dei deputati.
Ora i venduti “agopunturati” possono gridare: “Ok, il prezzo è giusto”
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Maggio 5th, 2011 Riccardo Fucile
IL PDL MAZZUCA E’ STATO INCARICATO DI STILARE LA SPECIALE CLASSIFICA SUI MIGLIORI LATI B DELLE DEPUTATE BERLUSCONIANE PER POI PUBBLICARLA SU “PANORAMA”… NON SI SA SE REDATTA DOPO UN APPROFONDITO ESAME O LIMITANDOSI AD UNA ANALISI SUPERFICIALE..E’ CERTO CHE LA MUSSOLINI, QUANDO GLI VIENE CHIESTO SE GRADISCE LA COLLOCAZIONE AL 5° POSTO, SI INCAZZA
In tempi di classifiche, ce n’è una davvero singolare che circola alla Camera. Riguarda le
donne del Pdl.
Anzi, a voler essere precisi, una parte assai “bassa” delle signore berlusconiane. Il famoso lato B.
A scoprirla, perchè posta di fronte a un preciso interrogativo, è Alessandra Mussolini. Che non ha certo fama di una che su certi argomenti sta allo scherzo. Eccola ieri, sulla soglia della commissione Giustizia della Camera, che incontra la Pd Paola Concia, furibonda a sua volta per l’ennesimo rinvio dell’aggravante sull’omofobia.
Duetto magnifico tra le due. Che merita una trascrizione letterale.
Protagonista una Mussolini incredula, indignata, battagliera, pronta alla vendetta. Racconta alla Concia: “Tu non crederai a cosa è accaduto. In Transatlantico mi ferma Giancarlo Mazzuca e mi chiede “ma tu vuoi essere inserita al quinto posto della nostra classifica? sai… ne scriverò su Panorama”.
E io a lui, ingenua, “classifica? di chi ha presentato più disegni di legge?” e lui “disegni di legge? macchè… io sto parlando di culi, il tuo sarebbe classificato al quinto posto”.
La Concia guarda la Mussolini esterrefatta con uno scontato “ma che mi dici? ma davvero? ma non è possibile?”.
Lei prosegue, con quell’atteggiamento tipico che ha quando annusa aria di battaglia.
Vestita semplice, tutto sul grigio, pantaloni di lino morbidi, scarpe comode ma col tacco, un top di seta, un cardigan in tinta, avvolgente, fermato con una spilla a balia.
Occhi da tigre: “Ma tu capisci Paola? Una classifica sui culi? A questo lavora il responsabile della comunicazione del Pdl alla Camera? Da pubblicare su Panorama? L’ho lasciato lì e mi sono precipitata da Bonaiuti e da Cicchitto”.
Il primo fa capire che della classifica sa qualcosa.
Il secondo strabuzza gli occhi e promette di intervenire in modo deciso.
La Mussolini prospetta alla Concia le sue prossime iniziative.
Ben due. “Sai che ho detto a Bonaiuti e a Cicchitto? Che se esce una sola riga di questa roba possono star certi che lo scrivo io un articolo sull’Espresso, ma per fare la “mia” classifica, di quanto è lungo o corto il microchip dei nostri parlamentari. Sai che risate ci facciamo? E non basta. Ho già cominciato a girare per il Transatlantico sollevando il retro della giacca dei miei colleghi, lanciare un’occhiata e dire, “no, questo è troppo piccolo”, oppure “no, questo è troppo piatto”, o ancora “no, no, no, questo è troppo grasso”.
Poi, stringendo a sè una borsa di Fendi con le “effe” d’argento, Alessandra Mussolini guarda sconsolata la Concia: “Dimmi tu, Paola, ma in che mondo viviamo?”.
Quello del Pdl, Alessandra, solo quello.
D’altronde forse tale inziativa parlamentare era scritta nel tanto spesso richiamato “programma di governo” del centrodestra, sottoscritto con gli elettori.
Che ora si rendono conto di quanti “culi” hanno portato in Parlamento.
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Maggio 5th, 2011 Riccardo Fucile
PATTI E RICATTI: GLI INTERESSI CHE UNISCONO BOSSI A BERLUSCONI, LE QUERELE RITIRATE, IL SIMBOLO VENDUTO… MENTRE I PIRLA DEL NORD CONTINUANO A ULULARE “PADAGNA LIBERA”, BERLUSCONI HA GARANTITO ALLA LEGA LA SOPRAVVIVENZA ECONOMICA… E BOSSI NON HA PIU’ LE PEZZE AL CULO
Un paio di giorni fa un ascoltatore di Radio Padania Libera aveva chiesto: “Ma è vero che Berlusconi si è comprato la Lega?”. Una telefonata bruscamente interrotta, nonostante la diretta, che apre una serie di interrogativi sul sodalizio a denti stretti, difeso a tutti i costi soprattutto in questi giorni.
Qualcosa in più di un semplice accordo politico se analizzato dal punto di vista delle difficoltà a sciogliere questa convivenza (forzata) tra i due.
Il mezzo accordo sulla Libia e lo sfogo del ministro La Russa: “Umberto capo della sinistra” sono, d’altro canto, i segni che Bossi e Berlusconi stanno tirando a campare.
Ecco allora riemergere uno dei grandi misteri delle vicende leghiste.
Quello relativo all’esistenza di un patto segreto tra i due leader: la sottoscrizione di un atto notarile e massicci finanziamenti berlusconiani al Carroccio.
Voci, ancora prive di riscontro, ma che si rincorrono soprattutto all’interno delle segrete stanza di via Bellerio secondo le quali ci sarebbe stata addirittura la compravendita da parte di Berlusconi del “marchio Lega Nord”.
Una questione ripresa dal giornalista Leonardo Facco nel suo “Umberto Magno”, edito da Aliberti e dal tesoriere dei Radicali italiani Michele De Lucia che ha curato “Dossier Bossi-Lega Nord” di Kaos Edizioni.
I rapporti extra politici tra Bossi e Berlusconi, quindi, sono di fatto un giallo nonostante tutto però ci sono delle certezze.
Partiamo con le carte, in particolare il documento, datato 28 giugno 2000, firmato dall’amministratore nazionale degli azzurri Giovanni Dell’Elce che scrive alla Banca di Roma per garantire un fido alla Lega.
“Vi diamo incarico — si legge —, di aprire a favore del Movimento politico Lega Nord, che assistiamo finanziariamente, un credito complessivo di due miliardi di lire, valido fino a nostra revoca, utilizzabile per gli scopi istituzionali e le esigenze generali del movimento”.
Prosegue poi la lettera: “Vi diamo atto che, dati i rapporti attualmente intercorrenti tra noi e il suddetto Movimento, il presente mandato di credito è utile per il conseguimento dei nostri fini istituzionali”.
Tradotto significa che Forza Italia si era impegnata a tutelare ogni eventuale manchevolezza del partito fondato da Bossi.
E forse la cosa non farà molto piacere alla base, nonostante le precisazioni fatte dallo stesso Dell’Elce e riportate da De Lucia: “Sia chiaro: non gli abbiamo dato nessun contributo, ma solo garantito un fido ed è una cosa che abbiamo fatto nella massima trasparenza”.
Sarà un caso, ma certamente una certa coincidenza c’è tra l’apertura del fido e la difficile situazione in cui versava la Lega proprio in quegli anni.
Era il tempo in cui la Padania titolava: “Berlusconi, sei un mafioso? Rispondi” mettendo in prima pagina le foto di Riina, Brusca, Bagarella, Berlusconi e Dell’Utri.
Il Senatùr non le mandava a dire al Cavaliere, tanto che di quel periodo Gianluca Marchi, primo direttore de la Padania, dice a Facco: “Con la storia del Berlusconi mafioso avevo sulle spalle qualcosa come 13 querele tra Fininvest, Dell’Utri e Confalonieri. Nel 2000, in prossimità dell’accordo fra il leader leghista e il Cavaliere, sono state tutte rimesse, ritirate”.
Un colpo di spugna e il futuro della Lega segue un altro corso.
Qualcuno considera il 1998 l’anno di svolta: quando alla Camera dei deputati la Lega Nord votò contro la richiesta di arresto di Cesare Previti uomo di fiducia di Silvio Berlusconi.
Ma la vera spina nel fianco per il popolo di Pontida è un’altra.
A ricostruirla è Rosanna Sapori già militante leghista e giornalista di Radio Padania.
Le sue parole sono state raccolte da Ferruccio Pinotti e Udo Gempel ne L’unto del Signore ma il Fatto Quotidiano l’ha incontrata a casa sua. In provincia di Bergamo dove ha aperto una tabaccheria.
La donna ha deciso di raccontare una storia della Lega che spiega molto del Carroccio di oggi e del perchè Bossi alla fine dovrà fare quello che gli dice Silvio Berlusconi.
Sapori sostiene che il premier abbia la titolarità del logo del partito della Lega. Che il mitico “spadone” di Alberto da Giussano insomma appartenga al Cavaliere.
La storia non è nuova negli ambienti padani: nel 2005 il premier avrebbe finanziato il Carroccio, a un passo dalla bancarotta e in cambio avrebbe chiesto come contropartita il simbolo.
“Niente di ciò che dico è stato inventato — spiega la diretta interessata — e la riprova è che fino ad ora nessuno si è mai permesso di smentirmi”.
Racconta Sapori che nel 2000 la Lega non aveva neppure gli occhi per piangere. Solo debiti e ipoteche pure sulle rotative del quotidiano.
A rischio c’era anche la casa di Gemonio del Senatùr.
Oltre ai costi del fare politica, Bossi e i suoi dovevano rimediare ai danni della Credieuronord (la banca padana) salvata dalla Banca popolare di Lodi di Giampiero Fiorani.
“Fiorani entrò su decisione del Cavaliere molto probabilmente consigliato da Aldo Brancher. Berlusconi a sua volta ripianò i debiti della Lega” sostiene Rosanna Sapori nella sua analisi a metà tra la politica e il giornalismo.
“Io ho avuto il coraggio di spiegare perchè Bossi si è dimostrato prigioniero di Berlusconi. So che qualcuno vorrebbe farmi pagare questa libertà di opinione. Con quella storia io ho chiuso anche se non mi sento tranquilla e per questo non voglio che scriviate dove abito. Nonostante ciò, però, sbaglia chiunque pensi che farò un passo indietro magari dicendo che mi sono confusa”.
Intanto la Lega corre ai ripari diffondendo la notizia che comunque il patto “era a scadenza” del compimento dei 75 anni di uno dei due: Berlusconi li festeggerà a settembre.
Elisabetta Reguitti
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 4th, 2011 Riccardo Fucile
I MINISTRI EX FORZA ITALIA ED EX AN UNITI CONTRO I LEGHISTI E IL MINISTRO DELL’ECONOMIA: RESA DEI CONTI RINVIATA A DOPO LE AMMINISTRATIVE.. SUL DECRETO ANTISCALATE IERI BEN 18 DEPUTATI PDL NON HANNO VOTATO PER PROTESTA… E A FINE GIUGNO FINISCONO I SOLDI PER LA MISSIONE IN LIBIA
«Berlusconi voterà la nostra mozione sulla Libia». 
La propaganda di Bossi produce un immediato effetto urticante nel Pdl, che prima subisce infastidito, poi sbanda, infine si ribella a quella che molti, sottovoce, ritengono una «genuflessione» ai diktat del Carroccio e un «commissariamento» di Tremonti sull`intero governo.
E’ Montecitorio l`epicentro della rivolta.
E basta vedere la faccia scura del sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto, dopo la riunione del mattino a palazzo Chigi, per capire l`aria che tira.
La ribellione non si limita alle parole.
La rappresaglia è immediata sul decreto antiscalate messo a punto daTremonti per impedire (invano) lo sbarco dei francesi a Collecchio.
Guidano la rivolta contro il ministro dell`Economia, considerato un tutt`uno con i leghisti, Claudio Scajola e Antonio Martino.
E alla votazione finale il decreto passa solo grazie all`astensione delle opposizioni, visto che una consistente pattuglia di 18 deputati Pdl decide di non votarlo.
Altre scintille sul decreto che stabilisce aumenti per le forze dipolizia, i militari e i vigili del fuoco, uno dei cavalli di battaglia del centrodestra.
Il ministro dell`economia riesce infatti a stoppare alcune modifiche al provvedimento, caldeggiato dal Pdl, che elargiva una «una tantum» al comparto sicurezza, evitando che le maglie si aprissero ancora di più.
Ma la conseguenza è che la rabbia contro Tremonti e la Lega non fanno che aumentare.
«Gli attacchi al ministro – profetizza uno dei suoi fedelissimi – ricominceranno subito dopo le amministrative».
Forse inizieranno anche prima, visto che il decreto Sviluppo, il prossimo campo di battaglia, fa gola a molti nel governo, che vorrebbero inserirvi misure più ampie di quelle previste a via Settembre.
Tutti nel Pdl guardano ora all`arrendevolezza del premier nei confronti del Carroccio con un misto di preoccupazione e di irritazione.
Anche perchè molti parlano di una serie di cambiali che il Cavaliere si appresterebbe a pagare all`alleato, in cambio del sostegno «fino alla fine della legàslatura».
In questo canestro rientrerebbe la direzione di Rai2 per Gianluigi Paragone, il trasferimento della Consob a Milano, il vicesindaco di Milano, oltre a uno o due sottosegretari nel rimpasto, rimandato a dopo le amministrative.
Per il momento, tuttavia, a palazzo Chigi si tira il fiato per aver scongiurato sul filo la rottura della maggioranza.
Ieri Berlusconi e Bossi si sono parlati al telefono, dopo che il summit tra Pdl e Lega aveva sancito l`accordo sulla mozione libica.
Un breve scambio di battute con l`intesa di «vedersi presto», anche se il Senatùr non sembra così impaziente di farsi ricevere dal Cavaliere.
«I problemi sono superati – dichiara ottimista Paolo Bonaiuti- e in meno di un`ora di incontro si è riusciti a trovare la quadra».
Ma nel corso del vertice il ministro La Russa, spalleggiato dai capigruppo del Pdl, ha dovuto alzare la voce per impedire che i costi della missione venissero caricati tutti «sugli stanziamenti ordinari della Difesa», come recitava il testo tirato fuori dalle cartelline dei leghisti.
«Col cavolo – si è inalberato La Russa – noi stiamo già consumando le riserve di carburante che dovevano durare per tutto il 2011. Siamo già all`osso e poi anche il Viminale deve farsi carico dei costi legati all`arrivo dei profughi e al pattugliamento davanti alla Libia».
Alla fine di un duro braccio di ferro tra Pdl e leghisti si decide di rinviare lo scontro e la mozione preciserà che andranno evitati «ulteriori aumenti della pressione fiscale».
Una formula che salva il bilancio della Difesa, ma che non garantisce sul futuro della missione.
Nel governo spiegano infatti che i 150 milioni già stanziati basteranno fino a fine giugno, ma il quesito angosciante riguarda cosa succederà dopo.
L`incubo è la Lega non voti il rifinanziamento della missione, costringendo palazzo Chigi a una precipitosa retromarcia.
Anche perchè i tagli alle altre missioni internazionali non produrranno rapidamente effetti.
«In Libano -spiegano alla Difesa- dobbiamo restare fino a fine anno».
Così l`unica speranza è che la Nato faccia fuori Gheddafi prima dell`estate.
«Speriamo che a giugno sia tutto finito», scherza Crosetto con un sorriso amaro.
Francesco Bei
(da “La Repubblica”)
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Maggio 3rd, 2011 Riccardo Fucile
DA FINTI PACIFISTI A PERACOTTARI: LA MESCHINA FIGURA DEI CIALTRONI PADAGNI …SI SONO CALATI LE BRAGHE E VOGLIONO PASSARE PER EROI, MA LA NATO NON E’ SILVIO… CON UN MISERO 10% DI VOTI, SOLO BERLUSCONI POTEVA FARSI RICATTARE DA LORO E NON PRENDERLI A CALCI NEL CULO
Il modello da sfilata padagna Reguzzoni aveva appena terminato di dire che l’accordo con il Pdl sui bombardamenti in Libia era stato raggiunto sulla base del fatto che “il governo italiano si impegnerà con gli alleati nel fissare una data per la fine della missione e poi comunicarla al Parlamento”, che dalla Nato hanno fatto immediatamente sapere che stabilre un calendario di fine operazioni è impossibile.
Due schiaffoni in pieno viso hanno così riequilibrato il barcollante senatur e il suo fido modello, leccato capogruppo alla Camera dei Lord.
Dal quartier generale di Bruxelles è arrivata infatti subito la precisazione ufficiale:”dureranno fino a quando le forze di Gheddafi non smetteranno di attaccare la popolazione civile libica”, ha tagliato corto l’ammiraglio Rinaldo Veri, responsabile delle attività navali di ‘Unified protector’.
L’Alleanza “non è in grado di fissare un termine alla durata della missione militare in Libia. La missione – si fa ancora notare – durerà il tempo che sarà necessario”.
Crolla così subito il castello di bugie dei compagni di merende del governo italiano.
Dall’opposizione arrivano commenti al vetriolo.
“Questa ‘quadra’ che avrebbe trovato la maggioranza ancora non l’ho vista ma immagino che abbiano rappattumato un po’ tutto. E’ una cosa farsesca. Il solito tentativo di mettere insieme ciò che insieme non può stare, con molte furbizie, con qualche silenzio e con una grande strumentalità “, afferma dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro.
“Tra Bossi e Berlsuconi – denuncia una nota del Terzo Polo – si è svolta una pantomima umiliante” : il Terzo Polo ha deciso per questo motivo di votare soltanto la propria mozione ed è disponibile a dare la propria astensione a quella del Pd.
“Non eravamo mai caduti così in basso – prosegue il comunicato – Di comune, nel Governo, c’è solo la confusione. Una maggioranza seria, degna di tale nome e non asservita ai ricatti isolazionisti della Lega, avrebbe dovuto favorire una sola mozione che fosse espressione unitaria dell’intero Parlamento, con la quale stringersi intorno alle nostre Forze Armate e onorare gli impegni internazionali con un ruolo da protagonista”.
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