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CUPERLO SI DIMETTE DA PRESIDENTE DEL PD: RISPETTO A RENZI, ALTRA CLASSE

Gennaio 21st, 2014 Riccardo Fucile

PUBBLICHIAMO IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA DI DIMISSIONI DI GIANNI CUPERLO

Ho scritto al segretario Matteo Renzi. Per comunicargli che mi dimetto da presidente dell’assemblea nazionale del PD. Ecco il testo della lettera:
Caro Segretario,
dal primo minuto successivo alle primarie ho detto due cose: che quel risultato, così netto nelle sue dimensioni e nel messaggio, andava colto e rispettato, e che da parte mia vi sarebbe stato un atteggiamento leale e collaborativo senza venir meno alla chiarezza di posizioni e principi che, assieme a tante e tanti, abbiamo messo a base della nostra proposta congressuale.
Ho accettato la presidenza dell’Assemblea nazionale con questo spirito e ho cercato di comportarmi in modo conseguente. Prendendo parola e posizione quando mi è sembrato necessario, ma sempre nel rispetto degli altri a cominciare da chi si è assunto l’onere e la responsabilità  di guidare questa nuova fase.
Nella direzione di ieri sono intervenuto sul merito delle riforme e sul metodo che abbiamo seguito. Ho espresso apprezzamento per l’accelerazione che hai impresso al confronto e condiviso il traguardo di una riforma decisiva per la tenuta del nostro assetto democratico e istituzionale. Non c’era alcun pregiudizio verso il lavoro che hai svolto nei giorni e nelle settimane passate. Lavoro utile e prezioso, non per una parte ma per il Paese tutto.
Ho anche manifestato alcuni dubbi — insisto, di merito — sulla proposta di nuova legge elettorale. In particolare gli effetti di una soglia troppo bassa — il 35 per cento — per lo scatto di un premio di maggioranza. Di una soglia troppo alta — l’8 per cento — per le forze non coalizzate e di un limite serio nel non consentire ancora una volta ai cittadini la scelta diretta del loro rappresentante. Dubbi che, per altro, ritrovo autorevolmente illustrati stamane sulle pagine dei principali quotidiani da personalità  e studiosi ben più autorevoli di me.
Infine ho espresso una valutazione politica sul metodo seguito nella costruzione della proposta e ho chiuso con un richiamo a non considerare la discussione tra noi come una parentesi irrilevante ai fini di un miglioramento delle soluzioni.
Nella tua replica ho ascoltato la conferma che le riforme in discussione rappresentano un pacchetto chiuso e dunque — traduco io — non emendabile o migliorabile pena l’arresto del processo, almeno nelle modalità  che ha assunto. Sino ad un riferimento diretto a me e al fatto che avrei sollevato strumentalmente il tema delle preferenze con tutta la scarsa credibilità  di uno che quell’argomento si è ben guardato dal porre all’atto del suo (cioè mio) ingresso alla Camera in un listino bloccato.
E’ vero.
Per il poco che possano valere dei cenni personali, sono entrato per la prima volta in Parlamento nel giugno del 2006 subentrando al collega Budin che si era dimesso. Vi sono rientrato da “nominato” nel 2008 e nuovamente nel listino da te rammentato a febbraio di un anno fa.
La mia intera esperienza parlamentare è coincisa con la peggiore legge elettorale mai concepita nella storia repubblicana. Sarebbe per altro noioso per te che io ti raccontassi quali siano stati la mia esperienza e il mio impegno politico prima di questa parentesi istituzionale.
Però la conosco io, e tanto può bastare.
Quanto al consenso non so dire se in una competizione con preferenze ne avrei raccolte molte o poche. So che alcuni mesi fa, usando qualche violenza al mio carattere, mi sono candidato alla guida del nostro partito.
Ho perso quella sfida raccogliendo però attorno a quella nostra proposta un volume di consensi che io considero non banali.
Comunque non è questo il punto.
Il punto è che ancora ieri, e non per la prima volta, tu hai risposto a delle obiezioni politiche e di merito con un attacco di tipo personale.
Il punto è che ritengo non possano funzionare un organismo dirigente e una comunità  politica — e un partito è in primo luogo una comunità  politica — dove le riunioni si convocano, si svolgono, ma dove lo spazio e l’espressione delle differenze finiscono in una irritazione della maggioranza e, con qualche frequenza, in una conseguente delegittimazione dell’interlocutore.
Non credo sia un metodo giusto, saggio, adeguato alle ambizioni di un partito come il Pd e alle speranze che questa nuova stagione, e il tuo personale successo, hanno attivato.
Tra i moltissimi difetti che mi riconosco non credo di avere mai sofferto dell’ansia di una collocazione.
Ieri sera, a fine dei nostri lavori, esponenti della tua maggioranza hanno chiesto le mie dimissioni da presidente per il “livore” che avrei manifestato nel corso del mio intervento.
Leggo da un dizionario on line che la definizione del termine corrisponde più o meno a “sentimento di invidia e rancore”.
Ecco, caro Segretario, non è così.
Non nutro alcun sentimento di invidia e tanto meno di rancore. Non ne avrei ragione dal momento che la politica, quando vissuta con passione, ti insegna a misurarti con la forza dei processi. E io questo realismo lo considero un segno della maturità .
Non mi dimetto, quindi, per “livore”. E neppure per l’assenza di un cenno di solidarietà  di fronte alla richiesta di dimissioni avanzata con motivazioni alquanto discutibili.
Non mi dimetto neppure per una battuta scivolata via o il gusto gratuito di un’offesa. Anche se alle spalle abbiamo anni durante i quali il linguaggio della politica si è spinto fin dove mai avrebbe dovuto spingersi, e tutto era sempre e solo rubricato come “una battuta”.
Mi dimetto perchè sono colpito e allarmato da una concezione del partito e del confronto al suo interno che non può piegare verso l’omologazione, di linguaggio e pensiero.
Mi dimetto perchè voglio bene al Pd e voglio impegnarmi a rafforzare al suo interno idee e valori di quella sinistra ripensata senza la quale questo partito semplicemente cesserebbe di essere.
Mi dimetto perchè voglio avere la libertà  di dire sempre quello che penso.
Voglio poter applaudire, criticare, dissentire, senza che ciò appaia a nessuno come un abuso della carica che per qualche settimana ho cercato di ricoprire al meglio delle mie capacità .
Auguro buon lavoro a te e a tutti noi.

Gianni

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PREFERENZE: LA SINISTRA PD VA ALLA BATTAGLIA IN AULA

Gennaio 21st, 2014 Riccardo Fucile

LA TENTAZIONE DI UN ASSE IN PARLAMENTO CON CHI DISSENTE: L’ARROGANZA DI RENZI NON PAGA… E’ COMICO CHE PROPRIO NARCISO-RENZI ACCUSI GLI ALTRI DI CERCARE RILIEVO MEDIATICO

«È stato un attacco grave e personale, ma io non mi dimetto». Per uno solitamente dialogante e dai modi gentili come Gianni Cuperlo, l’uscita di scena mentre parla il leader equivale alla celeberrima scarpa sbattuta da Nikita Kruscev sul tavolo dell’Onu: facendo le debite proporzioni, è comunque la massima espressione di dissenso.
Lo strappo della minoranza era annunciato, ma l’epilogo della direzione pd è l’inizio di una battaglia inevitabile.
Si giocherà  voto per voto, magari in asse con Ncd e centristi, per modificare in Parlamento l’Italicum di Renzi e Berlusconi.
L’annuncio della rottura è tutto nei gesti di Cuperlo, che all’improvviso si alza dal tavolo della presidenza, volta le spalle a Renzi e fila via verso l’uscita, mentre il segretario «con amicizia» lo bacchetta: «Gianni, avrei voluto sentirti parlare di preferenze quando vi siete candidati nel listino senza fare le primarie…».
Un affondo che scatena la rabbia di cuperliani e bersaniani, fa scattare dalla seggiola anche l’ex viceministro Stefano Fassina («Inaccettabile!») e chiude in un ristorante del centro amato da Bersani la metà  dei 34 che si erano astenuti sulla relazione.
Una cena di crisi dove Zoggia, D’Attorre e gli altri discutono fino a notte per convincere Cuperlo a far rientrare l’ipotesi di dimissioni del presidente del Pd.
«Ne stiamo ragionando tutti insieme», conferma Fassina alle 20.28 e smentisce come «assolutamente infondata» la voce che sia stato lui a pressare il presidente perchè si dimettesse.
I cuperliani pensano che Renzi lo abbia «provocato» proprio per spingerlo a mollare l’incarico, per questo l’idea del passo indietro rientra che è notte.
«Cuperlo lasci la presidenza del Pd – attaccava nel pomeriggio la senatrice Rosa Maria Di Giorgi -. Il livore e l’astio che hanno caratterizzato il suo intervento contro il segretario rendono evidente che non è in grado di garantire la terzietà  di un ruolo di garanzia». Una posizione che Pina Picierno, a nome della segreteria, dirà  a sera di non condividere.
La scelta dell’ala sinistra di astenersi non dice quanto alto sia il livello dell’arrabbiatura e si spiega con le divisioni della minoranza: se Cuperlo avesse scelto di votare contro la relazione del leader, i Giovani turchi di Matteo Orfini non lo avrebbero seguito.
E però la contrarietà  è forte. Alla sinistra non è piaciuto il metodo, è dispiaciuto (molto) il fatto che Silvio Berlusconi abbia varcato la soglia del Nazareno e, soprattutto, non è andato giù il contenuto della bozza di legge elettorale.
All’ora di pranzo gli animi nella sala Berlinguer della Camera, dove si è riunito il «correntino» di minoranza, erano parecchio infuocati.
L’intenzione è quella di non andare alla guerra, ma di discutere nel merito, per ottenere (dopo il doppio turno) anche le preferenze.
Per contenere i toni si decide di non far parlare i più duri come Fassina, lasciando la parola davanti al parlamentino al solo Gianni Cuperlo.
Ma in direzione Renzi va giù duro, insinua che la minoranza si prepari a usare «strumentalmente» l’argomento delle preferenze per ottenere «un’eco mediatica», esprime «gratitudine» al Cavaliere e ammonisce con forza Cuperlo e compagni, per la «subalternità  culturale» e la «ostilità  pregiudiziale» verso l’ex premier.
Argomento, quest’ultimo, che infastidisce i bersaniani quanto un dito nell’occhio, prova ne siano gli hashtag coniati dalla pasionaria Chiara Geloni durante la direzione, da #primarieteetuasorella a #volevoignorarlomanonciriesco.
La premessa di Cuperlo è che la minoranza non vuole restare «ferma immobile sulle gambe», nè intralciare la riforma.
Anzi, vuole essere «protagonista» della nuova Repubblica: «Ma la proposta non è ancora convincente, non garantisce rappresentanza adeguata nè ragionevole governabilità , con le liste bloccate non permette agli elettori di scegliersi i parlamentari…».
E poi, cala l’asso l’ex sfidante delle primarie, «temo che sussistano profili di dubbia costituzionalità  e farsi riscrivere per la seconda volta la legge dalla Corte è uno scenario non auspicabile, nè ragionevole».
Massimo D’Alema sceglie di non parlare dal palco, Veltroni media tra Renzi e Letta e Franco Marini, che pure alle primarie aveva sostenuto Cuperlo, apre alla riforma di Renzi.
Cuperlo, invece, ha da eccepire anche sulla soglia del 35 per cento per accedere al premio di maggioranza, «troppo bassa». E non accetta che Renzi abbia impugnato i tre milioni di voti delle primarie per affermare, in sostanza, che la legge elettorale si farà  come dice lui: «Bene, allora è inutile convocare la direzione… Funziona così un partito? Io temo di no, credo di no, spero di no!».
Ora l’opposizione vuole un referendum tra gli iscritti e si prepara a lanciare una campagna di comunicazione, per chiedere primarie per legge e spiegare agli elettori che la nuova legge gli impedirà  di scegliersi i rappresentanti.
«La replica di Renzi è stata ingenerosa – commenta l’ex ministro Cesare Damiano -. Il nostro atteggiamento è costruttivo, mi pare non si possa dire altrettanto del segretario. Il suo modello elettorale apre una grave ferita e in Parlamento bisognerà  fare una battaglia».
Tra di voi si teme che il leader voglia spingervi alla scissione, è così? «Io non so quale sia il suo obiettivo -risponde Damiano – ma una minoranza quando non è d’accordo lo dice, si vuol negare anche questo?».

(da “il Corriere della Sera”)

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CAFONAL RENZI: ATTACCO PERSONALE A CUPERLO CHE SI ALZA E SE NE VA, VOCI DI SUE DIMISSIONI

Gennaio 21st, 2014 Riccardo Fucile

ACCUSARE CUPERLO DI INCOERENZA QUANDO FINO A POCO TEMPO FA RENZI ERA IL PIU’ ACCESO SOSTENITORE DELLE PREFERENZE E DELL’ISOLAMENTO DEL CAVALIERE E’ DAVVERO L’EMBLEMA DI UN VOLTAGABBANA

Matteo Renzi presenta alla direzione Pd la sua proposta di legge elettorale rettificata, con il doppio turno anti-larghe intese. Ma la minoranza non ci sta e si apre lo scontro. “Il modello non convince e presenta dubbi di costituzionalita”, dice il numero uno dell’opposizione interna, il presidente Gianni Cuperlo.
Poco prima delle 20 la relazione di Renzi viene messa ai voti: i botta e risposta di fuoco non scalfiscono il risultato.
La proposta passa con 111 placet e 34 astenuti.
Il presidente Cuperolo, in realtà , lascia la direzione prima del voto mentre Renzi esterna la propria critica poco rispettosa rispetto ad alcune considerazioni espresse da Cuperlo poco prima: “Se Gianni vuole replicare, per correttezza”, ha detto il segretario, ma Cuperlo sta già  lasciando da sala.
“Mi dispiace che Cuperlo vada via”, aggiunge Renzi ma ormai la frittata è fatta.
Tutto avviene a cavallo dell’intervento di chiusura di Renzi.
Dopo le durissime parole di Cuperlo, esponenti dei ‘giovani turchi’ e dell’area dalemiana si riuniscono e concordano di chiedere non un voto contrario ma solo l’astensione, più in linea con la riunione che l’area aveva tenuto a Montecitorio nel primo pomeriggio.
A mediare con il presidente dell’assemblea va Davide Zoggia.
Dopo il voto, testimoni riferiscono che Stefano Fassina, furente, avrebbe chiesto a gran voce le dimissioni di Cuperlo: “Ora si deve dimettere”.
Qualche minuti più tardi, però, lo stesso Fassina smentisce “categoricamente” (anzi, dice di essere uscito dalla sala prima del voto), e punta il dito contro l’attacco “inaccettabile” di Renzi a Cuperlo.
A seguire, però, la minoranza si riunisce: bersaniani e ‘giovani turchi’ vogliono valutare assieme la situazione dopo “l’attacco personale” rivolto dal segretario al presidente del partito e l’ipotesi di dimissioni circola tra i cuperliani.
Secondo quanto riferito, nessuna decisione dovrebbe essere presa stasera, si attende forse un chiarimento con lo stesso Renzi, ma molti starebbero ragionando sull’opportunità  di mantenere un incarico di vertice di fronte all’atteggiamento avuto dal segretario.

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DIREZIONE PD, CUPERLO A RENZI: “LA SUA PROPOSTA NON CONVINCE, UN PARTITO NON SI GUIDA DA SOLO”

Gennaio 21st, 2014 Riccardo Fucile

“AVEVAMO PROMESSO AGLI ITALIANI CHE AVREMMO RIDATO LORO LA POSSIBILITA’ DI INDICARE LE PREFERENZE, NON CHE AVREMMO FATTO LE PRIMARIE”

Parte col piede sbagliato la proposta di Matteo Renzi sulla legge elettorale.
“Non convince” per vari aspetti: è questo il messaggio che la minoranza Pd ha lanciato durante la direzione del Partito democratico.
Il primo a parlare è il presidente dell’assemblea dei democratici Gianni Cuperlo, che rileva possibili “profili di dubbia costituzionalità “, in particolare sul premio di maggioranza.
Dubbi solo in parte fugati dall’introduzione del doppio turno: “Alzare quella soglia e portarla al 40%, secondo me è un tema da porre”.
Ma i rilievi di Cuperlo sono anche sulla questione preferenze: “Le primarie le abbiamo già  fatte alla vigilia delle ultime elezioni. Ma avevamo promesso, anche con qualche solennità , che avremmo restituito a milioni di italiani la facoltà  di scegliere con le preferenze e non che avremmo nuovamente fatto le primarie. Tra le due cose c’è una certa differenza, a meno che non si stabilisca per legge che tutti siano tenuti a fare le primarie”
Con l’Italicum, aggiunge il presidente del Partito democratico, “non è risolto il tema delle segreterie che decidono la composizione del Parlamento”. Soprattutto, “dobbiamo essere animati da una seria disponibilità  all’ascolto. Dobbiamo farlo qui e fuori di qui e penso sia saggio accelerare una forma di consultazione degli iscritti”.
Quanto all’incontro tra Renzi e il Cav, Cuperlo parla di “piena rilegittimazione politica del capo della destra” Silvio Berlusconi: “Una cosa è discutere con un leader di una forza politica, altro è stringere un patto politico su questioni di rilevanza costituzionale con un esponente che non era più egemone nel suo campo”.
Infine lancia una stoccata al segretario sul suo modo di guidare il partito: “Si dice che è tutto deciso con il voto delle primarie dell’8 dicembre? che altrimenti è come fare esplodere la macchina e boicottare la storica riforma istituzionale? se si dice questo è inutile convocare la direzione tra quindici giorni. Andate spediti e ci rivediamo a una nuova direzione che riconvoca le primarie la prossima volta. Funziona così un partito? io spero di no. E credo di no”.
Critiche arrivano anche dal bersaniano Alfredo D’Attorre: “Se l’accordo Berlusconi resta sulle liste bloccate, la mia previsione è che il gruppo rischia di spaccarsi”.
Intervistato per Piazzapulita, annuncia che presenterà  un emendamento “per sostituire le liste bloccate con le preferenze e i collegi”, anticipa che “una parte voterà  a favore, una parte voterà  contro” ma soprattutto il deputato bersaniano descrive così il campo in casa Pd: “Su questa cosa delle liste bloccate, detto tra noi, sono d’accordo soltanto i renziani del cerchio stretto, che pensano di essere tutti tutelati dalle liste bloccate, e un nucleo ristretto di franceschiniani. Franceschini pensa di fare l’accordo con Renzi e di tutelare i suoi. Tutti gli altri, non sono d’accordo. Io – conclude – non credo che si possa votare una legge elettorale che restituisce un parlamento fatto tutto di nominati” e su questo “stiamo facendo una battaglia a viso aperto, vigliaccate ne abbiamo avute fin troppe”.

(da “Huffington Post“)

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IRRIDUCIBILI PD PRONTI ALLA BATTAGLIA: “RISPETTO PER LA NOSTRA GENTE”

Gennaio 20th, 2014 Riccardo Fucile

“GLI ELETTORI DELLE PRIMARIE HANNO SCELTO RENZI MA NON PERCHE’ FACCIA COME GLI PARE”

«Come si fa ad avere una “profonda sintonia” con un pregiudicato? Si può capire una momentanea convergenza…». La minoranza del Pd, il “correntino”, darà  battaglia oggi nella direzione che Renzi non ha voluto rinviare e che voterà  sul “sistema ispanico” modificato.
Questa volta sull’onda dell’indignazione per il Cavaliere “sdoganato”, ricompare l’opposizione interna. Divisa, per la verità , in spifferi di correnti.
Perchè gli irriducibili sono soprattutto i bersaniani.
Mentre i “giovani turchi” e Gianni Cuperlo, lo sfidante di Renzi alle primarie, sono più cauti.
In trincea c’è Stefano Fassina, l’ex vice ministro dell’Economia che si è dimesso dopo il “Fassina chi?” di Renzi
I bersaniani Alfredo D’Attorre, Nico Stumpo, Danilo Leva chiedono a gran voce un referendum tra gli iscritti e oggi presenteranno un documento in direzione.
Anche se per il referendum ci vuole la maggioranza delle firme.
«Il segretario si appella al voto delle primarie dell’8 dicembre attacca D’Attorre — però se passano le liste bloccate come è annunciato è un tradimento del popolo delle primarie perchè significa riesumare il Porcellum. La gente ha eletto Renzi non per fare quello che gli pare».
E comunque, annuncia D’Attorre, lui non voterà  mai in Parlamento una riforma che restituisce un para-Porcellum, nemmeno nel nome della disciplina di partito.
Oggi in direzione ci sarà  Massimo D’Alema che dovrebbe intervenire.
Intanto sulla rivista della sua fondazione “Italianieuropei”, scrive che la segreteria di Renzi e l’avvento di una nuova generazione nel Pd costituiscono una speranza, però il neo segretario non ceda a «tentazioni elitarie».
Ma soprattutto D’Alema avverte Renzi: «Fare cadere il governo Letta e votare nel 2014 rimetterebbe in gioco Berlusconi ».
Il Cavaliere in una mossa sola è riuscito a mandare in tilt i Democratici.
Anche Bersani, l’ex leader, è in disaccordo sull’incontro Renzi-Cavaliere. Ricevendo in ospedale la visita del segretario ieri, gli ha raccomandato di tenere in conto «la sensibilità  della nostra gente».
I militanti dem sono furenti. Però un inatteso assist a Renzi arriva dai “giovani turchi”.
Francesco Verducci, il portavoce, twitta: «Il berlusconismo è durato così a lungo grazie all’anti berlusconismo ». Matteo Orfini parla di «atteggiamento laico» necessario: «Il modello elettorale spagnolo corretto in senso tedesco è da valutare nel merito. Il nostro “no” chiaro è sulle liste bloccate e pensiamo che ci voglia l’accordo nella maggioranza di governo. Ma le parole di Alfano lasciano ben sperare ».
E su Berlusconi? «No   all’antiberlusconismo becero, non ho condiviso l’uscita di Fassina, ma neppure quanto ha detto Gianni… ».
I cuperliani, così divisi, si incontreranno stamani alle 13, prima della segreteria. E riunioni di corrente sono in vista, da Areadem ai Popolari. Pippo Civati, l’altro sfidante di Renzi alle primarie, mette in guardia dagli «abbracci mortali»: «Ma sono ridicole le critiche di quelli che sono stati nel governo con i berlusconiani, vediamo piuttosto il merito».
Partono i botta e risposta.
Antonello Giacomelli, ex coodinatore della segreteria di Franceschini, ironizza: «Più cautela nei giudizi da chi è stato nel governo», da Fassina cioè.
Il lettiano Francesco Sanna sostiene che dell’incontro con Berlusconi bisogna farsene una ragione come del resto Letta fu costretto alle “larghe intese”.

Giovanna Casadio
(da “La Repubblica”)

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PRONTI A DIRE NO A RENZI: DIREZIONE PD DI FUOCO, SENZA PREFERENZE LA MINORANZA VOTERA’ CONTRO LA LEGGE ELETTORALE

Gennaio 19th, 2014 Riccardo Fucile

L’OPPOSIZIONE INTERNA CHIEDE UN REFERENDUM DA SOTTOPORRE AGLI ISCRITTI

Sulle liste bloccate e l’impossibilità  di scegliere il proprio rappresentante in Parlamento, la minoranza del Pd è pronta a dare battaglia.
Anche votando contro alla proposta sulla riforma della legge elettorale che il segretario Matteo Renzi presenterà  lunedì pomeriggio alla direzione del partito. All’indomani dell’incontro tra il sindaco di Firenze e Silvio Berlusconi, in cui pare si sia trovata “profonda sintonia” su un modello spagnolo modificato proprio con liste bloccate e senza preferenze, in casa democrat sale la temperatura.
E i 35 che la scorsa settimana si erano astenuti potrebbero decidere, in un incontro in programma prima prima della direzione, di dire no al loro leader.
Lo afferma in modo chiaro all’HuffPost l’ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano: “Se la proposta di Renzi in direzione prevede le liste bloccate e non dà  la possibilità  agli elettori di scegliere il proprio rappresentante anche tramite le preferenze, io credo che si debba votare contro”.
E aggiunge: “La soluzione delle ‘parlamentarie” adottata la volta scorsa dal Pd non può più funzionare, anche perchè i soliti noti vanno nei listini sottraendosi così a qualsiasi voto democratico”.
Lo stesso pensa il bersaniano Alfredo D’Attorre: “Do per scontato un voto contrario – dice ad HuffPost – se si propongono liste bloccate che sono inaccettabili”.
L’ex responsabile per le Riforme continua: “Mi pare che siamo davanti a una doppia capitolazione: il Pd abdica al doppio turno e alla scelta dei propri parlamentari”. D’Attorre non risparmia una stoccata a Renzi: “Non credo che il segretario abbia ottenuto 2 milioni di voti alle primarie per riformare la legge elettorale con un mini Porcellum”.
Riprende l’idea di consultare gli iscritti sul sistema di voto, lanciata già  da Stefano Fassina, l’ex responsabile Giustizia Danilo Leva: “Bisognerebbe chiedere a loro cosa ne pensano – dice -. Renzi non ha ottenuto un mandato in bianco e ha l’onere di indicare un percorso unitario: quello del segretario è un lavoro complicato”.
Mentre non si sbilancia sul voto contrario in direzione: “Dobbiamo ancora valutare – spiega – lo faremo prima dell’inizio della direzione”.
Critico anche il presidente dell’assemblea del Pd, Gianni Cuperlo: “Credo che sia importante e irrinunciabile – evidenzia – restituire ai cittadini elettori la possibilità  di scegliere il loro rappresentante”.
Lo sfidante di Renzi alle ultime primarie aggiunge: “Il segretario si è limitato ad indicare i criteri ispiratori di governabilità  e a togliere il potere di veto a quello che lui, se non sbaglio, ha definito i piccoli partiti: vedremo in sede di direzione il testo e il merito”.

(da “Huffingtonpost“)

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BASE PD IN RIVOLTA: “CON IL CAVALIERE SUL PALO DELLA LAP DANCE?”

Gennaio 18th, 2014 Riccardo Fucile

“AVEVI DETTO CHE AVRESTI ASFALTATO BERLUSCONI. FORSE INTENDEVI CON LA SALIVA?”

I militanti democratici si mobilitano sul web contro la visita di Silvio Berlusconi a largo del Nazareno, sede nazionale del Pd.
Il faccia a faccia tra Matteo Renzi e il leader di Forza Italia scatena la protesta degli elettori di centrosinistra che prendono d’assalto i social network democratici.
A cominciare dalla pagina facebook del segretario democratico.
“Le regole del futuro della nazione le scrivi con uno che dovrebbe stare in galera o ai domiciliari? Auguri, mai più Pd”, è il messaggio che arriva ad esempio da Gaetano Ferrari.
Dello stesso tenore la stragrande maggioranza degli interventi, dove spiccano quelli dei renziani delusi. Come Maria Rosa Badagliacca, che fa un appello al segretario: “Scrivo direttamente a lei e non al Pd, perchè non voglio riconoscere quale volontà  del partito che ho votato fino ad oggi, quella di stringere qualsivoglia accordo con un bieco pregiudicato. Mi sono illusa che il nostro partito cominciasse a parlare veramente di progetti politici, invece di perpetuare il ventennale sterile antiberlusconismo. Ma questo non significa andarci necessariamente a braccetto”.
Una lettera a Renzi porta la firma di Elettra Montagnari, che esprime in forma colorita lo scetticismo verso la riuscita della trattativa: “Caro Matteo Renzi, segretario del mio ex partito. Oggi alle 16 diciamo addio alle nostre ultime speranze di cambiamento. Non capisci che il berlusca è capace di mangiarti al Nazareno e cacarti in Francia?”. Maurizio Pighi è fortemente polemico con l’iniziativa di Renzi: “Incontrerai anche qualche capo mafioso, visto che anche loro rappresentano un pezzo d’Italia?”.
Non meno dura la contestazione di Vincenzo Gorgone: “Sono un iscritto Pd e pago la tessera perchè credo nella politica per cambiare. Non capisco la tua ostinazione a parlare con Berlusconi, condannato e interdetto in via definitiva dai pubblici uffici. Uno a cui è stato ritirato il passaporto. Così offendi noi cittadini onesti che votiamo Pd”.
Protesta in chiave storica, quella di Massimo Paglino che si affida alla memoria e cita una dichiarazione di Renzi del 15 settembre 2013: ‘se andiamo al voto, berlusconi lo asfaltiamo’, dice il leader dem.
Commento caustico: “asfaltarlo? sì, con la saliva”.
Stefano Mereu è di poche parole: “Che vergogna, non ti voto più”, lascia scritto sulla bacheca del segretario pd.
Non mancano però i commenti a favore, che tuttavia sono in netta minoranza.
A parte i sostenitori di Renzi alle primarie, che polemizzano con l’opposizione interna al partito, risaltano i commenti isolati di elettori che non fanno parte del bacino tradizione dei democratici. “Non ho mai votato per il Pd, ma se continua così le garantisco il mio voto!”, scrive ad esempio Elia Valdemarca.
Ma sono voci sparute, in un profluvio di interventi molto critici, pubblicati a ritmo continuo. “Tu eri quello che criticava gli altri esponenti del Pd perchè parlavano con Berlusconi. Dicevi: ‘Basta parlare con lui perche’ è game over’.Ed oggi ritieni imprescindibile andare a parlare con un condannato in via definitiva”, ricorda Gianmarco Franceschini.
L’incontro Renzi-Berlusconi dà  nuova linfa all’antiberlusconismo militante. Oggi si affida molto di più all’ironia. Come fa Mariano Occhionero, che commenta caustico: “Silvio in visita al Pd? e dove lo tenete il palo della lapdance?”

(da “Huffingtonpost”)

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SUL SISTEMA SPAGNOLO RENZI HA UN OSTACOLO: I PARLAMENTARI PD

Gennaio 15th, 2014 Riccardo Fucile

GLI ELETTI DELL’ERA BERSANI TEMONO, CON LISTE BLOCCATE, CHE IL SEGRETARIO LI FACCIA FUORI PER NOMINARE I SUOI

Il tema sul tappeto ora è uno solo. Matteo Renzi deve fare un accordo sulla legge elettorale su cui convergano gli altri partiti e, soprattutto, il gruppo del Pd.
Il tema non è nuovo, ma ieri grazie alla sentenza della Consulta che ha riportato l’Italia nella Prima Repubblica nel Transatlantico di Montecitorio è esploso con incredibile potenza in conversazioni allarmate e confidenze preoccupate tra compagni di partito e di sventura.
A leggere la sentenza, infatti, se la Corte non ostacola il ritorno al Matterellum, pure non risparmia critiche al rapporto tra governabilità  e rappresentanza nel sistema in vigore per le politiche del 1994, 1996 e 2001.
Insomma, la preferenza degli ermellini sembra andare al cosiddetto sistema spagnolo: un proporzionale con pesanti effetti maggioritari, frutto di piccole circoscrizioni con brevi liste bloccate, che consentono cioè agli elettori secondo le parole della Consulta di conoscere chi si candida a rappresentarli
Questo sistema, come si sa, va bene tanto a Matteo Renzi (è uno dei tre proposti agli altri partiti) che a Silvio Berlusconi, mentre è assai malvisto dal Ncd di Angelino Alfano, dai montiani e pure dai neodemocristiani. Non solo.
Spiega Roberto D’Alimonte, politologo spesso ed erroneamente presentato come voce del sindaco di Firenze: “Il modello spagnolo non garantisce, neanche con il 15 per cento di premio, la maggioranza assoluta a una delle due maggiori formazioni”, mentre “il modello Mattarellum, con il doppio turno di lista (proposto ieri da Scelta civica, ndr), potrebbe essere politicamente più fattibile e più costruttivo sul piano di una maggioranza di governo”.
E soprattutto, aggiungiamo noi, ha più chance di ottenere i voti democratici in Parlamento: i gruppi del Pd sono infatti quelli usciti dalla vittoria di Bersani alle primarie del 2012 e ora se restassero le liste bloccate, pur in salsa iberica il timore degli interessati è di essere fatti fuori in favore di persone più vicine a Matteo Renzi.
E pure in fretta: se l’intesa è sullo spagnolo, si può fare solo con Silvio Berlusconi e il M5S.
Il risultato più probabile, dunque, sarebbe il voto.
Anche per sminare una certa ansia da elezioni diffusasi ieri tra le sue truppe nel palazzo, il segretario del Pd ha gettato una ciambella di salvataggio al presidente del Consiglio: “Un patto” che tenga insieme legge elettorale, riforme e modifica del Titolo V della Costituzione. Con questo, “anche le preoccupazioni di Letta verrebbero meno perchè a farlo ci mettiamo almeno un anno”, ha detto ieri pomeriggio rispondendo alle domande che gli arrivano via Twitter sul sito del partito.

Marco Palombi
(da “il Fatto Quotidiano“)

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CHIAMPARINO SETTEPOLTRONE

Gennaio 14th, 2014 Riccardo Fucile

L’EX SINDACO COME IL DIAMANTE: E’ PER SEMPRE

Dunque, semprechè il centrodestra non riesca a resuscitare Cavour o Giolitti o Einaudi (che peraltro difficilmente accetterebbero di mischiarsi a questa banda), Sergio Chiamparino sarà  il prossimo presidente della Regione Piemonte.
Le elezioni saranno una pura formalità , così come le eventuali primarie del Pd (che probabilmente non si faranno, in barba allo statuto): nessun rivale interno può vantare la sua notorietà , la sua rete di potere e la stampa genuflessa ai suoi piedi.
Il Reuccio della Mole ha già  ricevuto l’investitura del segretario Matteo Renzi, che lo volle accanto a sè due anni fa alla Leopolda e l’anno scorso lo fece votare dai suoi nei primi scrutini delle presidenziali contro Marini.
E questa è la prima stranezza: ma come, il Rottamatore che ha liquidato D’Alema e Veltroni vuole rifilare ai piemontesi questo vecchio dinosauro, più anziano sia di D’Alema sia di Veltroni, che oltretutto da due anni fa il banchiere come presidente della Compagnia di San Paolo, cioè della fondazione che controlla Intesa, il primo gruppo bancario italiano?
D’Alema è nato nel 1949, Veltroni nel ’55, Chiamparino nel ’48. Tutti e tre hanno iniziato a fare politica nel Pci nei primi anni 70 come consiglieri comunali: Max nel ’71 a Genova, Uòlter nel ’76 a Roma, Chiampa nel ’75 a Moncalieri.
Chiamparino Settepoltrone ha poi collezionato quelle di: segretario regionale della Cgil, segretario provinciale del Pds, consigliere comunale a Torino, deputato del Pds (dal 1996, dopo l’umiliante trombatura del ’94 a Mirafiori contro il berluschino Meluzzi), sindaco dal 2001 al 2011 e, appunto, banchiere elegantemente nominato da Piero Fassino, suo successore a Palazzo di Città .
È stato dalemiano, poi veltroniano (responsabile Riforme della segreteria Veltroni e ministro del suo “governo-ombra”), poi franceschiniano, infine renziano. Immunizzandosi dalla rottamazione.
E così, se il Piemonte voterà  a maggio — cioè se il Consiglio di Stato non sospenderà  nè annullerà  la sentenza del Tar che ha mandato a casa Roberto Cota detto “Mutande Verdi” ed eletto con firme false — Torino completerà  il suo tragicomico ritorno al passato.
Cioè sarà  l’unica metropoli d’Italia dove il tempo non passa mai, comandata dalla stessa classe dirigente di 30 anni fa. Mentre il resto del Paese si prepara alla Terza Repubblica, Torino è ancora impigliata nella Prima.
Nel 1984, mentre lo scandalo Zampini (una delle prime Tangentopoli) terremotava la giunta rossa Pci-Psi, coinvolgendo anche il capogruppo del Pci Giancarlo Quagliotti e il ras del Psi Giusy La Ganga, Fassino era consigliere comunale e Chiamparino capo del dipartimento economico del partito.
Nel ’93 i loro nomi fecero capolino nella Tangentopoli doc, per l’appalto del nuovo ipermercato LeGru nella rossissima Grugliasco (mirabile inciucio fra coop rosse e Standa berlusconiana), accanto a quelli del compagno Primo Greganti e del manager Fininvest Aldo Brancher.
Sia Sergio sia Piero furono interrogati come testimoni. Non è dato sapere a che titolo si occupassero di centri commerciali. Ma, nonostante i sospetti e qualche accusa non riscontrata, non risultarono aver intascato soldi.
Chiamparino, che aveva accettato in dono un telefonino da un faccendiere, mise la mano sul fuoco sul compagno Domenico Bernardi, sindaco di Grugliasco: “Se ha preso tangenti, sono un cretino”.
Un mese dopo Bernardi fu arrestato e confessò una mazzetta di 65 milioni di lire. Intanto Quagliotti e La Ganga venivano condannati per le tangenti Fiat.
Ora Quagliotti è il braccio destro di Fassino e La Ganga è un suo fedelissimo in consiglio comunale. Tutti convertiti al renzismo.
Tra un po’, dopo essersi scambiati la carica di sindaco, Sergio & Piero siederanno sulle due poltrone più alte di una città  che pare irrimediabilmente ibernata agli anni 80.
Condannata a rivivere continuamente un passato che non passa, anche grazie al centrodestra più ridicolo mai visto persino in Italia.
Chiamparino è come il diamante: è per sempre.

Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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