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PD: VERSO IL “CONGRESSO PROVVISORIO”

Giugno 15th, 2013 Riccardo Fucile

UNA PAROLA CHIARA SU DATA, SEDE, RELAZIONI E LINEA POLITICA

Dove va il Pd? Ne sapremo di più al prossimo congresso provvisorio, che si terrà  in campo neutro (in Svizzera o a San Marino) in un giorno di ottobre sul quale non c’è ancora un accordo: verrà  probabilmente sorteggiato di fronte a un notaio.
In quella sede si cercherà  di trovare un compromesso su dove celebrare il congresso effettivo e in quale data.
Le varie componenti del partito hanno in mente soluzioni diverse.
IL CONGRESSO
Sarà  il ventiquattresimo congresso secondo i bersaniani, che contano anche i 20 del Pci e i successivi di Pds e Ds; l’ottavo congresso secondo i dalemiani, che contano solo i congressi, non importa di quale partito, ai quali ha partecipato D’Alema; il primo secondo Matteo Renzi, che considera i precedenti falsati dalla sua assenza; sicuramente l’ultimo secondo gli analisti politici più realistic
LA SEDE
Veltroni propone Indianapolis, nel cui magnifico Rodeo Center ha partecipato all’ultima convention democratica, rimanendo molto colpito dall’ingresso del senatore Brad Kennedy in groppa a un grosso bovino inferocito.
«La folla dei delegati era entusiasta — racconta — perchè ha subito riconosciuto nel senatore un autentico interprete dello spirito americano. E poi i soccorsi sono stati immediati».
Gli emissari di Veltroni assicurano comunque di essere disponibili anche a ripiegare su una sede italiana, purchè ci siano i palloncini.
Bersani considera del tutto inutile polemizzare sulla sede e in una lettera aperta a “Repubblica”, per dimostrare la sua neutralità  sulla questione, propone «una qualunque cittadina lungo il corso del fiume Trebbia».
Napolitano, pur nel suo delicatissimo ruolo extrapartitico, ha discretamente fatto sapere che gli piacerebbe molto che il congresso del Pd si tenesse al Quirinale e che ai lavori partecipasse anche il Pdl, «nello spirito costruttivo, non disgiunto da una fattiva dimostrazione di maturità  politica e di responsabilità  istituzionale, che ha contraddistinto la fase delle larghe intese».
D’Alema ha chiesto come unica condizione che la sede prescelta abbia almeno un paio di botole segrete e ampi tendaggi dietro i quali nascondersi per parlottare; in alternativa, e in segno di distensione, chiede una Sala Trame dove complottare alla luce del sole.
LE RELAZIONI
Oltre alla relazione introduttiva del segretario Guglielmo Epifani, che avrà  per titolo “La sfida del futuro: la sinistra alle porte del Duemila”, sono previsti molti interventi autorevoli. Pier Luigi Bersani, che non ne può più della maschera popolaresca che gli ha cucito addosso Maurizio Crozza, ha affidato al filosofo Emanuele Severino il compito di scrivergli una relazione dal titolo “Technè e Mimesis: l’uomo postmoderno sospeso tra la lacerazione nihilista e la comunità  degli essenti”. D’Alema farà  avere il suo intervento solo a pochi amici fidati, che avranno poi il compito di farlo circolare segretamente tra i congressisti.
I giovani turchi, guidati da Fassina, non prevedono interventi del loro leader per evitare i soliti equivoci con la stampa, che attribuisce a Fassino almeno la metà  delle dichiarazioni di Fassina; poco probabile che intervengano al congresso gli altri componenti della corrente, che sono Finocchiara, Bersano e Veltrone.
I giovani dalmati (la corrente dei centouno che hanno impallinato Prodi) interverranno al congresso in forma anonima, a volto coperto, e presenteranno un loro documento politico, votandogli contro.
LA LINEA POLITICA
Tra i pochi, nel Pd, che considerano necessario averne una, fa spicco il segretario Epifani, che insiste nel considerare prioritaria la lotta per le otto ore delle mondine. Napolitano, con grande discrezione, «e senza voler interferire — si legge in una nota — nel sereno dispiegarsi delle diverse opinioni e nella fervida dialettica delle attività  congressuali», chiede che non si proceda alla nomina del nuovo segretario del Pd senza avere consultato anche Berlusconi.

(da “La Repubblica”)

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INTERVISTA A CIVATI: «AI GRILLINI NON HO PAGATO NEANCHE UN CAFFE’»

Giugno 15th, 2013 Riccardo Fucile

“METTANO UN CARTELLO COME SUI BUS: NON PARLATE AL DISSIDENTE”

Civati di qua, Civati di là . Il suo nome, negli ultimi tre mesi, lo abbiamo sentito tante volte. Sempre affiancato alle parole “pontiere” e “grillino”.
Naturale, dunque, pensare a lui appena il capogruppo Cinque Stelle Riccardo Nuti denuncia una “compravendita” a danno dei suoi parlamentari.
Civati, ce l’hanno con lei
Io non ho mai pagato nemmeno un caffè.
Eppure la frase di Nuti è chiarissima: “È in atto una compravendita morale e politica ad opera di persone esterne al MoVimento”.
Devono stare attenti a usare certe parole. Non perchè io li quereli, figuriamoci. Ma magari a un magistrato può venire in mente di indagare. Siamo tutti giovani e ingenui, ma siamo pur sempre parlamentari della Repubblica.
Parlano di infiltrati e di un piano contro il governo.
Nascondono con questi toni da spionaggio e guerra fredda un problema politico molto banale. Nessuno ha suggerito alla Gambaro o a Currò o a Zaccagnini cosa dire. Lo possono confermare anche loro. Sono semplicemente persone che hanno dignità  ed opinioni.
E parlano con lei.
Sì, certo, e sono uno dei pochi. Ma non ho mai dato consigli, figuriamoci ai senatori. Li ho conosciuti ai tempi di Rodotà , quando si discuteva dell’elezione del capo dello Stato.
Dice ancora Nuti: “Presto faremo i nomi dei parlamentari che sono in contatto costante con i nostri”.
Faccio io una domanda ai Cinque Stelle: potete emanare una norma di regolamento spiegandoci con chi possiamo parlare? Alcuni vanno perfino in televisione, adesso: quelli che non ci vanno non possono parlare con nessuno? Mettano un cartello in Parlamento, come sull’autobus: “Non parlare al dissidente”.
Le viene da ridere?
Vorrei che questa storia rientrasse nel buon senso. Qui basta fare una riflessione per finire nel girone degli antipatici, per non dire peggio. Almeno i parlamentari degli altri gruppi potrebbero lasciarli stare.
Di lei Grillo ha detto: “Civati? Lo vorresti adottare o, in alternativa, lanciargli un bastone da riporto”. Quelli come lei sono “maestrini che vedono la pagliuzza negli occhi del M5S” e “non hanno coscienza della trave su cui sono appoggiati”.
In quello stesso post attaccava anche Rodotà  e la Gabanelli, mi sento in buona compagnia. Ma da quel giorno, devo ammettere, nei miei confronti noto sguardi piuttosto tesi tra i deputati più ortodossi.
L’accusa è semplice: ci sarebbe stata una cena in cui i dissidenti grillini vi avrebbero chiesto informazioni su come formare un gruppo autonomo. Lei c’era?
No. E poi secondo lei usano il Pd come un centro servizi? Il problema è politico: non è a chi si chiede come si fa un gruppo, il problema è che qualcuno lo chieda.
Un membro dello staff di comunicazione del Senato, Daniele Martinelli, l’ha definita uno “scilipotatore”, una “esca di quel sistema che se la fa sotto per il Movimento”.
Guardi, voglio capire dove vogliono andare a parare. Mi permetta un consiglio a mezzo stampa: vi rendete conto che vi siete autoesclusi dal dibattito?
Forse è quello che vogliono.
Allora stanno minacciando fantasmi.
Li sentirà  ancora?
Se il confronto si può aprire in maniera un po’ meno brutale io sono qua. E a quel punto ci sarebbero anche tanti altri del centrosinistra.

Paola Zanca

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PD, SFIDA FRA CORRENTI: BERSANIANI IN TRINCEA

Giugno 14th, 2013 Riccardo Fucile

VELTRONI LANCIA RENZI SEGRETARIO: “E IL LEADER SIA CANDIDATO PREMIER”

Saranno le scelte di Matteo Renzi a spostare gli equilibri del Pd.
Il corpaccione del partito è in movimento. Lunedì si riunisce la commissione per il congresso, formalmente inizia il percorso per eleggere il nuovo segretario e lo scontro sulle regole (primarie aperte a tutti o solo per gli iscritti; leadership debole e premiership forte) è la cartina di tornasole della sfida politica.
Un movimento scomposto, che vede l’offensiva di Bersani, l’ex leader; documenti e lettere inviati al segretario Epifani per denunciare (il correntismo) o per marcare le differenze: la riunione di Areadem, corrente di Dario Franceschini.
Correnti e spifferi, le chiama Renzi.
E verrebbe voglia di rovesciare il tavolo? «La tentazione a volte c’è perchè non si sa chi fa scacco matto…
«Comunque, «indifferente» – così si dichiara il “rottamatore” – a tutte queste riunioni di ex («ex segretario, ex ds»), perchè lui è per «next», il futuro prossimo.
Il sindaco fiorentino per orasi limita a dire che il Pd dovrebbe aprire le finestre, fare entrare «aria nuova e gente nuova», restituendo un po’ di speranza, invece di inutili discorsi che poi portano alla sconfitta. Non scioglie la riserva sulla sua candidatura come successore di Epifani.
A tirare la volata a Renzi è Walter Veltroni.
Dopo il gelo in fase rottamazione, tra Veltroni e il sindaco è ripreso il feeling.
«Renzi si candidi – esorta il fondatore del Pd – e il segretario democratico resti anche il candidato premier, è bene non cambiare lo Statuto».
Aggiunge, poi: «Le primarie siano aperte e Matteo sia più profondo, non bastano le battute».
In questo mosaico di posizionamenti, Franceschini a sua volta apre al sindaco fiorentino: «Le regole vanno concordate con Renzi», osserva. Nel vertice mattutino con Piero Fassino, Antonello Giacomelli, Marina Sereni e Ettore Rosato, il ministro per i Rapporti con il Parlamento non rompe con Bersani però non condivide l’impostazione che i bersaniani voglio dare al congresso.
La prima faglia si aprirà  lunedì con l’elezione del presidente della commissione per il congresso: Bersani e Epifani punterebbero su Zoggia, che è a capo dell’organizzazione del partito.
Ipotesi che scatena la protesta dei “giovani turchi”, la sinistra del partito.
«Zoggia non èneppure pensabile, proprio perchè ha già  un altro ruolo», attacca Francesco Verducci. «Almeno sul percorso troviamo equilibrio – invita Giacomelli, vice presidente dei deputati del Pd – . I documenti di queste ore? Poco convincenti, sinceramente. Siamo preparatissimi sull’organizzazione di competizioni interne ma l’attitudine al confronto di idee è un po’ arrugginita».
Pentito sulla rottamazione, Renzi? «No, casomai pentito diavere fatto troppo poco, perchè oltre ai politici bisogna rottamare le politiche, nel senso delle scelte politiche…
Invece di ascoltare i consigli di D’Alema di non esporsi troppo mediaticamente, ieri sera il sindaco è in tv, al Tg2, e detta due o tre cose che contribuiscano a fare uscire il Pd dall’afasia sull’agenda del governo.
Anche Epifani bacchetta sulle cose da fare. Il segretario su Facebook chiede al governo Letta di trovare soluzioni su «lavoroper i giovani, l’Imu e no all’aumento dell’Iva».
E si prepara sabato all’incontro con i socialisti europei a Parigi e con Hollande.
Tutta la sinistra riprende respiro e iniziative.
Oggi si riunisce “Rinnovamento della sinistra” con Nichi Vendola e Maurizio Landini. Domani mattina al Capranichetta il nuovo “Movimento 139” del sindaco di Palermo Leoluca Orlando e di Felice Belisario.

Giovanna Casadio
(da “La Repubblica“)

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LA CARICA DEI SINDACI RENZIANI: “ORA IL PARTITO DEVE DARGLI SPAZIO”

Giugno 12th, 2013 Riccardo Fucile

DA TREVISO AD AFRAGOLA, CON UNA FORTE PRESENZA IN TOSCANA… COME CAMBIA LA MAPPA DEGLI AMMINISTRATORI VICINI AL ROTTAMATORE

Si potrà  dire, come fanno i suoi fan, che è anche merito suo.
O che al contrario è lui, Matteo Renzi, il primo beneficiato da un centrosinistra vincente.
Fatto sta che il voto amministrativo, che spinge ovunque sul podio i sindaci sostenuti dal Pd, è anche il voto che segna l’affacciarsi di un numero sempre maggiore di sindaci renziani.
Vince la sinistra e vince anche il sindaco di Firenze: se due settimane fa Achille Variati ottiene il bis a Vicenza, dal ballottaggio escono adesso Giovanni Manildo a Treviso ed Emilio Del Bono a Brescia.
Escono Simone Uggetti a Lodi e, in Toscana, Bruno Valentini a Siena, che riconquista per un soffio la città  sconvolta dallo scandalo Monte dei Paschi e per prima cosa ringrazia proprio Renzi.
Piccoli Rottamatori crescono.
Sempre in Toscana, terra d’elezione di Renzi, Leonardo Betti sbaraglia il ballottaggio di Viareggio.
A pochi chilometri da Palazzo Vecchio, sede del governo fiorentino, altri due nuovi volti renziani: Alessio Calamandrei ad Impruneta ed Emiliano Fossi a Campi Bisenzio, entrambi eletti al primo colpo.
Così a Gavorrano, nel grossetano, dove ha avuto la meglio Elisabetta Iacomelli.
A San Donà  di Piave si laurea sindaco Andrea Cereser, mentre a Salsomaggiore Terme, dove il sindaco Renzi è andato durante la campagna elettorale, è Filippo Fritelli.
In Liguria Alessio Cavarra espugna Sarzana al primo turno, mentre a Velletri si conferma Fausto Servadio e a Melito, nel napoletano, s’impone Venanzio Carpentieri, ad Afragola Domenico Tuccillo, a Imola Daniele Manca.
Mentre nelle elezioni siciliane, dopo aver concluso il primo turno in testa, a Siracusa va al ballottaggio Giancarlo Garozzo. A Comiso ci andrà  Filippo Spataro.
“Il Pd sta cambiando, arrivano nuovi sindaci”, ha non a caso rivendicato giorni fa lo stesso Renzi.
Che può adesso aggiungere i sindaci 2013 a quelli già  in servizio.
Da Andrea Ballarè, eletto a Novara nel 2011 a Federico Berruti di Savona, anche lui in carica da due anni.
A Forli c’è Roberto Balzani, a Faenza Giovanni Malpezzi, nella città  di Bersani, Piacenza, c’è Paolo Dosi, a Rimini Andrea Gnassi, a Lecco Virginio Brivio, a Belluno Iacopo Massaro, che un anno fa vinse sulla candidata di un Pd che non volle fare le primarie.
E poi ancora Giancarlo Piva a Este, Federico Vantini a San Giovanni Lupatoto, Nicola Garbellini a Canaro.
Mentre a Cernusco sul Naviglio c’è Eugenio Comencini, a Giffoni Paolo Russomando, a Pizzo Calabro Gianluca Callipo, a Villapiana, Roberto Rizzuto, a Recanati Francesco Fiordomo, ad Alghero Stefano Lubrano.
E’ un esercito in costruzione. A cui si può aggiungere la presidente del Friuli-Venezia-Giulia Debora Serracchiani, che condivide molte cose con Renzi.
E perfino il suo vice Sergio Bolzonello, ex sindaco di Pordenone: “C’è un numero crescente di sindaci e amministratori che si schiera con noi, che partendo dall’esperienza del territorio chiede con sempre maggior forza di rinnovare il Pd”, rivendica la deputata Simona Bonafè.
Come dire, che nella sempre più probabile corsa congressuale di Renzi, la carica arriverà  proprio dagli amministratori.
Sono numeri però, quelli dei sindaci renziani, che non trovano riflesso nelle cariche di partito: non un segretario regionale (in Toscana Renzi ha candidato il deputato Dario Parrini) e solo Luca Lotti è entrato come renziano doc nella segreteria di Epifani (enti locali).
Mentre nella commissione congresso figura solo Lorenzo Guerini.
Il sindaco di Firenze può comunque contare sulla sua pattuglia di 53 parlamentari, con cui si tiene in contatto giornalmente: da Matteo Richetti a Roberto Giachetti, da Paolo Gentiloni a Ivan Scalfarotto, da Dario Nardella ed Ernesto Carbone alla stessa Bonafè. Ma la scalata al Pd si organizza anzitutto dai territori.

Massimo Vanni

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ASSE BERSANI ED EX POPOLARI: “ABBIANO VINTO NOI, RENZI NON ESAGERI”

Giugno 12th, 2013 Riccardo Fucile

DOCUMENTO DEI BERSANIANI: IL SEGRETARIO VA ELETTO TRA GLI ISCRITTI

Frenare Renzi. O meglio, stoppare la sua corsa verso la segreteria del Partito democratico. Dopo le elezioni amministrative, una parte del Pd fa la prima mossa.
E per farla deve rompere l’asse Bersani-Letta-Franceschini che oggi regge il Pd.
La corrente dell’ex segretario marcia (per il momento) da sola presentando un documento anti-Renzi.
Lo firmano solo i fedelissimi di Bersani: Maurizio Martina in rappresentanza del Nord, Stefano Fassina (Centro) e Alfredo D’Attorre (Sud).
I lettiani stanno a guardare mantenendo una totale neutralità .
Gli ex Ppi, i franceschiniani, non si schierano ma non si sottraggono ad alcune manovre che puntano a rallentare il sindaco. Enrico Letta osserva. Da lontano.
Amico di tutti, schierato con nessuno.
E se il congresso del Partito democratico avrà  candidature contrapposte, cioè se Renzi avrà  uno o più sfidanti, tanto meglio.
Non perchè il premier voglia parteggiare per qualcuno, ma perchè lui avrà  così la possibilità  di ritagliarsi, da Palazzo Chigi, il ruolo di baricentro del Pd.
«Non mi faccio coinvolgere nel congresso», ripete a tutti il Letta.
In nessun modo il presidente del Consiglio ha favorito l’iniziativa del suo amico “Pierluigi”.
Ma l’ipotesi di un candidato alternativo a Renzi (oltre a Gianni Cuperlo, già  in campo da tempo) gli permette nuovi margini di manovra.
L’obiettivo vero resta quello di un patto con il sindaco.
Ma anche questo traguardo è più facile di fronte a una sfida interna al Pd combattuta sul serio. Soprattutto dopo le elezioni ammini-strative.
Che secondo lui hanno rafforzato l’esecutivo delle larghe intese e il suo presidente del Consiglio. In un modo o nell’altro, il futuro segretario del Pd dovrà  fare i conti con Enrico Letta. E viceversa.
Anche i bersaniani sfruttano l’onda del voto per i sindaci.
La scelta di tempo per la presentazione del documento (che verrà  pubblicato oggi online) non è casuale. «Abbiamo vinto noi la sfida dei sindaci. Adesso Matteo non può esagerare».
Non lo è nemmeno il sorriso di Bersani, il suo ritorno alla battaglia politica contro «il personalismo, contro i partiti proprietari ».
In parole povere, contro Renzi.
E contro il nuovo alleato di Renzi: Massimo D’Alema, nemico giurato dell’ex leader del Pd.
I bersaniani non possono rimanere a guardare, non vogliono rimanere stretti nella morsa del dalemiano Cuperlo e dell’avversario delle primarie Renzi. Perciò il documento non basta. Serve un candidato.
Che sarebbe stato individuato in Nicola Zingaretti. Corteggiato a lungo in queste settimane, il governatore del Lazio ha detto no. Per ora.
A Zingaretti guardano in molti.
Un gruppo di deputati giovani e trasversali, da Massimiliano Manfredi a Dario Ginefra, hanno apprezzato le parole del governatore contro le correnti, per un Pd che si ricostruisce sui parlamentati eletti con le primarie.
I Giovani Turchi vogliono giocare fuori dai rigidi schemi delle componenti.
«Siamo liberi di pensare con la nostra testa», dice Matteo Orfini.
La militarizzazione dei bersaniani apre ai “turchi” nuovi orizzonti. Ma la corsa del presidente del Lazio è una chimera.
E allora si ritorna al punto di partenza: c’è Renzi in pista, praticamente senza avversari. Ma i pericoli possono anche non essere in carne e ossa.
Possono nascondersi nelle regole del congresso, come ha denunciato il sindaco. Ieri i renziani sembravano impazziti a Montecitorio.
Vedono grandi manovre sui meccanismi di elezione del segretario.
Sospettano che dietro ci sia Dario Franceschini perchè una regola di cui si vocifera è mutuata dalla Margherita: pesare in maniera diversa il voto degli iscritti e il voto dei cittadini e degli amministratori locali. Insomma, non “una testa un voto”, non primarie aperte.
La prima riunione della commissione per le regole è lunedì.
Con una grana che rischia di spaccarla prima ancora di cominciare.
Il vertice ha deciso di chiamare a presiederla Davide Zoggia, ex braccio destro di Bersani. Una soluzione che piace anche ai franceschiniani.
Ma si ribellano in molti: renziani e giovani turchi, minacciando clamorose dimissioni. La richiesta è semplice: eleggere il presidente.

Goffredo De Marchis
(da “La Repubblica“)

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ZINGARETTI SEMPRE PIU’ TENTATO DALLA CORSA PER LA GUIDA DEL PARTITO

Giugno 11th, 2013 Riccardo Fucile

LO STOP DI D’ALEMA ALLE REGOLE ANTI RENZI

Massimo D’Alema ormai si tiene ben lontano dalle beghe del Pd.
Va alle riunioni di Direzione sempre più di rado e non interviene più da lunga data. Con una buona dose di civetteria sostiene di preferire altre occupazioni: la Fondazione Italianieuropei, i convegni dei socialisti sparsi per il mondo, la vendita delle prime bottiglie del «suo» vino.
Ma in realtà , l’ex presidente del Consiglio continua a tenere un occhio attento sul Partito democratico.
E ultimamente lo ha messo in allarme l’atteggiamento del fronte anti-renziano, che sta tentando di cambiare regole, statuto, norme per sbarrare la strada al sindaco di Firenze. «Non inventiamoci problemi inesistenti, non mettiamoci alla ricerca del cavillo: il nostro elettorato non ci capirebbe, e avrebbe ragione».
Perchè impazzire per riscrivere il codice interno del Pd al solo fine di stabilire che da ora in poi segretario e candidato premier non devono coincidere? Già , perchè?
La domanda è retorica e, ovviamente, D’Alema ha già  la risposta: è il modo per dissuadere Renzi e convincerlo a lasciar perdere la corsa alla leadership del partito.
Ma non funziona così.
L’ex premier in questo si è convinto che avesse ragione Renzi: così facendo si «allontanano i potenziali elettori».
E c’è un altro argomento, che riguarda sempre questa materia, che infastidisce non poco l’ex presidente del Consiglio.
Si sta parlando dei tentativi dei bersaniani (che ormai rappresentano una corrente armata che si riunisce con regolarità  con il suo leader) di imporre delle regole rigide per l’elezione del segretario.
«La platea che deve eleggere il nuovo leader – è invece l’opinione di D’Alema – deve essere la più larga possibile e il congresso deve essere aperto».
Non a caso Enzo Amendola, astro nascente del dalemismo, neo deputato e neo componente della segreteria di Guglielmo Epifani, nella riunione di ieri del nuovo organismo dirigente ha posto dei problemi proprio su questo fronte
Ciò non significa, ovviamente, che D’Alema abbia già  sposato la candidatura alla segreteria di Renzi.
Però l’ex premier si rende conto che la vittoria del Partito democratico non deve far dimenticare le difficoltà  del Pd.
E in questo senso sarebbe esiziale dare l’impressione che a Largo del Nazareno si pensi solo ad arroccarsi e a cercare di far passare l’ennesimo candidato di apparato.
La strada di Renzi non è spianata.
Anche se ufficialmente lui nega, Nicola Zingaretti è in pista.
Il presidente della regione Lazio ieri ha fatto delle affermazioni che la dicono lunga sulle sue intenzioni future: «Ci vuole una rottamazione democratica dei dirigenti nazionali del partito».
Insomma, non è escluso che a settembre Zingaretti possa presentare la sua candidatura.
Il suo amico e sponsor di una vita Goffredo Bettini dice di tifare per Renzi, ma sono in molti a credere che in realtà  stia pensando di fare con Zingaretti quello che ha fatto con Marino a Roma.
In attesa di capire come finirà  la partita della segreteria nel Pd si analizza il voto amministrativo.
Non tutti al Partito democratico sembrano condividere le convinzioni e l’euforia elettorale del patto di sindacato interno.
Al di là  delle dichiarazioni rilasciate davanti ai taccuini dei cronisti e alle telecamere dei Tg, c’è una fetta del Pd che, pur essendo (ma potrebbe essere altrimenti?) contenta del risultato, valuta i pro e i contro di questo voto amministrativo.
Che viene ritenuto da alcuni renziani «destabilizzante» per il governo, perchè mette Alfano in difficoltà , vista la portata della sconfitta del Pdl.
E le dichiarazioni del vicepremier su Letta sembrano dare ragione a questa lettura.
Ma c’è un altro aspetto del voto su cui, secondo Renzi e i suoi, il Pd dovrebbe «interrogarsi» perchè «l’astensionismo è il vero vincitore di queste elezioni».
Però la convinzione (e la paura) del sindaco è che anche questa volta il partito farà  finta di niente.

Maria Teresa Meli
(da “il Corriere della Sera“)

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CARISSIMO EPIFANI, QUANTO CI COSTI

Giugno 8th, 2013 Riccardo Fucile

LEADER DEL PD SI AUMENTà’ LO STIPENDIO IN CGIL PER AVERE UN ASSEGNO DI ANZIANITà€ PIÙ ALTO

Il tesoriere del Pd, Antonio Misiani, passa le sue giornate a far di conto.
Il finanziamento ai partiti potrebbe diminuire, il personale è in fermento, si parla di cassa integrazione.
Così, quando ha saputo che sarebbe arrivato Guglielmo Epifani alla segreteria del partito ha provveduto a blindarsi. Niente macchina per il leader, nessuna spesa straordinaria, utilizzo esclusivo delle “risorse interne”.
L’ex segretario della Cgil ha così dovuto lasciare la storica portavoce al sindacato e avvalersi dell’ufficio stampa del gruppo e del partito.
Come tutti gli altri deputati, assicura al Fatto Misiani, “anche lui dovrà  versare i 1.500 euro al partito” come ha sempre fatto Bersani.
Il tesoriere non sa ancora se il neo-segretario abbia regolato la sua posizione, ma non ha dubbi “che lo farà ”.
Il problema è che Epifani in Cgil si dice che sia costoso.
Come tanti, del tutto legittimamente, non ha problemi, ad esempio, a sommare alla cospicua indennità  parlamentare — 13.191 euro e rotti al mese — ai 5.037,38 euro lordi di pensione Inps frutto, come tiene a specificare lui stesso, “di 42 anni di contributi”. A questi, in realtà , aggiunge 428,34 euro mensili di pensione integrativa sottoscritta dalla stessa Cgil.
Non c’è nulla di illecito. “Vuol dire che pagherà  più tasse”, dicono i suoi collaboratori.
Vantare un reddito così elevato è solo una questione di opportunità .
Ad esempio potrebbe rendere più difficile proporre una legge per vietare il cumulo di redditi per chi svolge incarichi pubblici: un calcolo approssimativo parla di circa 2 miliardi di euro risparmiabili immediatamente.
Resta che l’ex segretario Cgil costa.
La sua pensione, circa 3.200-3.400 euro netti, è un bel po’ più alta della media dei“colleghi”.
Sul sito di Open-Polis, che pubblica i redditi dei parlamentari che lo consentono, ci sono le dichiarazioni di altri dirigenti sindacali, come Paolo Nerozzi e Achille Passoni.
Le loro pensioni oscillano tra i 2.200 e i 2.600 euro netti.
Il predecessore di Epifani, Sergio Cofferati, oggi europarlamentare — e dunque obbligato a presentare i redditi a Bruxelles — dichiara una pensione inferiore ai 2.400 euro netti al mese.
Circa mille in meno del segretario Pd.
Il Segreto di Epifani sta in un momento della sua segreteria, il 2004, quando furono cambiati i parametri di riferimento degli stipendi dei dirigenti Cgil.
La tabella salariale del sindacato di Corso Italia è complicata, i livelli dirigenziali sono 18 e vanno dal segretario generale (AS) al funzionario di prima nomina (E).
Ognuno ha un parametro di riferimento su cui vengono calcolate la paga di livello e l’indennità  di mandato.
Nel 2004 Epifani aveva un parametro 279,73, una paga base, lorda, di 2.926 euro e un’indennità  di 1.473 euro.
Totale, 4.399 euro lordi al mese.
L’anno successivo, però, ottiene uno scatto da favola, il 18 per cento: il parametro passa a 330 e la paga complessiva a 5.183,69.
Lo scatto, circa 800 euro mensili in un solo anno, permette di ottenere sostanziosi aumenti negli ultimi anni lavorativi decisivi per chi, ai fini pensionistici, può ancora avvalersi del sistema retributivo.
La pensione è infatti commisurata alla media degli ultimi dieci stipendi annuali. I dirigenti della segreteria confederale, al contrario, hanno soltanto uno scatto del 6 per cento, quelli mediani del 4,3.
Da quel rinnovo in poi, però, dalle tabelle retributive di Corso Italia scompare il rigo AS, quello che riguarda il segretario generale. Sul cui stipendio non esistono quindi dati consultabili.
Quello attuale di Susanna Camusso, a detta dei suoi collaboratori, è di circa 3000 euro netti. Più basso della pensione percepita da Epifani.
I costi del segretario Pd, però, non si fermano qui.
Quando ha lasciato la segreteria a Susanna Camusso, per lui è stata allestita l’Associazione Bruno Trentin, per un costo di circa 500 mila euro l’anno, dotata di segreteria, una portavoce, due autisti alle dipendenze del presidente e un’indennità  per il medesimo.
Questo è avvenuto però in un anno in cui la Cgil ha dovuto ridurre di 96.000 euro la voce “Studi, ricerche e formazione”: dai 2 milioni 746 mila del 2010 ai 2 milioni 649 mila del 2011.
Segno che il costo aggiuntivo della nuova associazione si è scaricato sul resto delle attività  e nonostante il sindacato abbia storicamente collocato i segretari generali uscenti alla Fondazione Di Vittorio.
Lanuova struttura, lo scorso 4 giugno, ha annunciato la propria fusione con gli altri istituti di ricerca della Cgil, Ires e Isf, per dare vita “a un unico centro di iniziativa sindacale, sociale e politica, di ricerca e di formazione”.
Nei due anni alla guida dell’Associazione, Epifani ha continuato a percepire un’indennità  di mandato pur essendo andato in pensione dal gennaio 2011.
Dalle tabelle retributive al 2010 si tratta di 3966,10 lordi mensili, circa 2 mila euro netti.
Ecco perchè al Pd continuano a fare i conti.

Salvatore Cannavò
(da Il Fatto Quotidiano“)

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INTERVISTA A CIVATI: “MATTEO TEME LETTA E DI RESTARE IN MEZZO AL GUADO”

Giugno 7th, 2013 Riccardo Fucile

“ERA CONTRARIO AI DOPPI INCARICHI, MA SPESSO CAMBIA IDEA”

Transatlantico, divanetto rosso, Pippo Civati è circondato da un po’ di colleghi. Discutono della pancia agitata dello strano condominio di centrosinistra in cui si trovano.
Lui, Civati, è appena tornato da un incontro con Stefano Rodotà . Si sentono spesso col Professore. Idee comuni. Immaginano un partito che stia più vicino agli elettori. Soprattutto che stia più a sinistra. «Rispetto a questo è facile no? ». Gioca. Ma neanche troppo.
E diventa immediatamente serio quando il discorso scivola su Matteo Renzi, che una volta era suo amico – parlavano lo stesso linguaggio rottamatorio e che oggi è diventato concorrenza diretta.
Chi lo guida il partito domani? Il rivale è strafavorito. Eppure.
Civati, Renzi vuole fare il segretario.
«Due settimane fa era pieno di dubbi. Non sapeva come muoversi. Adesso dice che la carica non sarebbe incompatibile con quella di sindaco di Firenze. Sostiene spesso cose molto diverse tra loro. Un tempo, ad esempio, era molto preoccupato dall’idea dei doppi incarichi»
Perchè oggi non lo è più?
«Pensa alla premiership. E ha paura che Letta allunghi il passo. In questo caso la sua corsa diventerebbe più complicata. Era la grande speranza, adesso ha paura di rimanere in mezzo al guado».
Come sarebbe il partito di Renzi?
«Boh. A me interessa immaginare come sarebbe il partito di Civati».
Dica.
«Alternativo al centrodestra. Ma in modo netto. E’ uno dei motivi per cui oggi io ho qualche problema nel Pd. Un partito di cui Renzi non sembrava volersi occupare. E’ anche per questo che ci allontanammo».
Il presidente della Regione Lazio, Zingaretti, sostiene che Epifani non avrebbe potuto scegliere diversamente il nuovo gruppo dirigente, ma che è arrivato il momento di finirla con le conventicole.
«Benvenuto tra di noi. E’ bello che se ne accorga adesso. Le scelte che fa Epifani sono esattamente in linea con quelle che ha fatto il partito negli ultimi due mesi. Il problema politico è sul tappeto da un pezzo».
Vero. Ma il problema politico riguarda anche lei. Perchè sulla proposta Giachetti di riforma elettorale prima ha detto sì e poi si è adeguato alle direttive del gruppo?
«Per mostrare anche plasticamente le contraddizioni quasi irrisolvibili che ci sono al nostro interno. Una situazione che si è cristallizzata dopo l’intervento del Capo dello Stato alla Camera».
Anche lei è convinto che Napolitano faccia il capo del governo oltre che il Presidente della Repubblica?
«Mi pare che nessuno possa negare l’influenza fortissima che il Presidente esercita sul governo e sul Parlamento».
Le riesce la fusione a freddo con un pezzo di M5S?
«Non ho mai fatto scouting. Non comincerò ora. La parte dialogante del Movimento è piena di ingenuità . E la parte più aggressiva del gruppo, a cominciare da Grillo, attaccando tutti finisce poi per non attaccare nessuno. Hanno avuto un’occasione storica. E l’hanno sprecata».

(da “La Stampa“)

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CORRENTI PD, IL “PATTO DI SINDACATO” ANTI-RENZI PER FERMARNE LA CORSA ALLA SEGRETERIA

Giugno 7th, 2013 Riccardo Fucile

BERSANI CERCA RINFORZI… GIOVANI TURCHI PIU’ VICINI A D’ALEMA

«Al governo abbiamo mandato i democristiani, il partito l’abbiamo dato ai socialisti, e io me ne sto fuori».
Mentre la direzione del Pd martedì sera proseguiva stancamente al Nazareno, Massimo D’Alema scherzava nei capannelli in terrazza, dove si discuteva di alleanze e patti tra correnti in vista del congresso democratico.
Nel partito stremato, il “traghettatore” Epifani ha adottato la strategia del “minor danno”, cioè una nuova segreteria all’insegna di quella che ha definito «collegialità ». Una bella spartizione tra le correnti.
Perchè proprio le correnti sono risorte a nuova vita.
L’obiettivo non è solo la conta congressuale ormai iniziata, ma anche bloccare l’ascesa di Renzi alla segreteria.
Come? Con un nuovo “patto di sindacato” tra correnti appunto, che vede ora saldarsi un “correntone” Letta-Franceschini (ex Popolari) e l’area Bersani-Epifani.
Il sindaco “rottamatore” non sa ancora se scendere o meno nella mischia per la leadership del partito. Prende tempo.
Sta valutando i pro e i contro: fanno sapere i renziani, tra i quali c’è chi lo invita alla prudenza e chi (Dario Nardella) lo sollecita a prendersi il partito.
«Ammesso poi che glielo facciano fare!», avverte Paolo Gentiloni.
Per ora, su una cosa Renzi sa di potere contare: sul “patto di sindacato” tra correnti che non lo vedono proprio di buon occhio.
«Non tramo, nè tremo», ha detto, spavaldo.
Il quesito è: sarà  più forte, il “rottamatore”, facendo il capo partito; o facendo il capo partito perderà  l’appeal che ha tra i delusi centristi, dei 5Stelle, del Pdl?
Oggi il Pd è una barca difficile da raddrizzare, dopo la tempesta delle elezioni politiche e le difficili acque delle larghe intese con Berlusconi
Il premier Enrico Letta a proposito di Renzi ufficialmente dice: «Sono amico e tifoso di Matteo, penso potrebbe fare bene il segretario del Pd. Come lo sta facendo bene Epifani».
Il neo segretario tiene il timone.
Le grandi manovre già  vedono saldarsi l’asse tra Areadem, la corrente di Franceschini, e i lettiani.
Scomposizioni e ricomposizioni. I bersaniani ad esempio, mai avevano sentito l’esigenza di pesare come in questo momento e stanno gettando la rete per consolidare la loro corrente.
Pronti a unirsi ex ds e ex Popolari in funzione anti Renzi? Davide Zoggia, bersaniano di ferro, è stato messo in segreteria e avrà  il posto (che fu di Stumpo) all’organizzazione, delega-chiave in vista del congresso.
L’avrebbe voluto Renzi per il suo giovane braccio destro Luca Lotti, che va invece agli enti locali. Un’altra poltrona decisiva è per Matteo Colaninno all’Economia, là  dove c’era Stefano Fassina.
L’imprenditore equilibra il sindacalista Epifani.
Un mix. Ironie feroci per il bilancino delle correnti.
Antonello Giacomelli, toscano, non rinuncia alla battutaccia: «A essere pignoli, si dovrebbe segnalare l’assenza di un rappresentante, possibilmente donna, del movimento dei kolkhoz che pure ha, nella tradizione del collettivismo socialista, un suo significato… «.
Matteo Orfini, leader dei “giovani turchi” parla della deriva correntizia.
«Qua, pure per prendere un bicchiere d’acqua bisogna appartenere a una corrente», si lamentano deputate outsider. Malumori sulle nomine nelle commissioni bicamerali: «Sempre gli stessi, a chi troppo e a chi niente», è la polemica.
Beppe Fioroni, popolare, è invece piuttosto soddisfatto, ormai lontano da quell’asse con Veltroni e anti Bersani: «In avvicinamento a qualcuno? No, è la mia area che cresce».
Apparentati Renzi e Veltroni che sembravano tifare entrambi per Chiamparino alla segreteria, ma la candidatura sembra tramontata.
«Il Pd a me pare come quei malati che dopo una crisi grave sono in convalescenza e vuole evitare scossoni – rimarca Gentiloni – Però la convalescenza non può durare all’infinito, se no diventa letargo». E intanto la commissione per il congresso in 40 giorni dovrà  proporre le nuove regole.
I “giovani turchi”, che con D’Alema sostengono la candidatura di Cuperlo alla segreteria, puntano a primarie aperte.
L’unica concessione a cui sono disposti è che il ruolo del segretario e quello del premier si divarichino: converrà  a Renzi?

Fabrizio Caccia
(da “il Corriere della Sera”)

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