Dicembre 5th, 2013 Riccardo Fucile
CROLLA IL POTERE D’ACQUISTO DI OLTRE IL 9%… CIRCA 130.000 DIPENDENTI PUBBLICI IN MENO
Quasi la metà dei pensionati Inps (il 45,2%) ha un reddito da pensione inferiore ai 1.000 euro al mese, mette nero su bianco il bilancio sociale Inps 2012.
Su quasi 7,2 milioni di pensionati che non arrivano a 1.000 euro, poco meno di un terzo (2,26 milioni) non arriva nemmeno a 500 euro.
Possono invece contare su più di 3mila euro al mese poco più di 650.000 pensionati. Mentre il potere d’acquisto delle famiglie è crollato del 9,4% tra il 2008 e il 2012.
Nel complesso nei quattro anni considerati il reddito disponibile delle famiglie ha perso in media l’1,8% (-2% tra il 2011 e il 2012).
L’istituto di previdenza segnala anche l’emorragia di dipendenti pubblici nel 2012. Nell’anno passato gli statali sono diminuiti, a causa del blocco del turnover e dei numerosi pensionamenti, di circa 130mila unità (-4%) passando da 3,23 milioni a 3,1 .
GLI AMMORTIZZATORI
Altro tema dolente: gli ammortizzatori sociali.
L’anno scorso l’ammontare della spesa è stata di 22,7 miliardi di euro dei quali 12,6 di prestazioni e 10,1 di contributi figurativi.
La spesa è ripartita in 6,1 miliardi per la cassa integrazione, 13,8 miliardi per l’indennità di disoccupazione e 2,8 miliardi per l’indennità di mobilità .
Rispetto al 2011 si registra un aumento di spesa per la Cig nel suo complesso (21,7%), un incremento della spesa sia per l’indennità di disoccupazione (18,2%) che l’indennità di mobilità (17,3%).
L’ampiezza dell’utilizzo degli ammortizzatori nel 2012 emerge anche dai dati sui beneficiari: la Cig ha coinvolto in tutto più di 1,6 milioni di lavoratori, la mobilità ne ha interessati oltre 285mila e la disoccupazione nel suo complesso quasi 2,5 milioni. In totale oltre 4 milioni di lavoratori hanno percepito un ammortizzatore nel corso dell’anno.
IL BILANCIO
Così il totale delle uscite ammontano a circa 392 miliardi e, di queste, le prestazioni istituzionali, pari a 296 miliardi, coprono il 75 per cento circa di tutte le uscite.
A fronte di queste uscite, il totale delle entrate si colloca attorno a 382 miliardi, di cui 306 miliardi di entrate correnti e 20 miliardi di entrate in conto capitale.
Dei 306 miliardi di entrate correnti, 208 miliardi derivano dai contributi pagati dai datori di lavoro e dai lavoratori dipendenti e autonomi.
I trasferimenti che lo Stato e gli altri enti pubblici erogano all’istituto ammontano a circa 94 miliardi pari al 24,6 per cento di tutte le entrate.
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Maggio 15th, 2013 Riccardo Fucile
E SACCOMANNI PENSA A COME AIUTARE LE IMPRESE
Riforma delle pensioni da cambiare. Solo ritocchi per quella del lavoro.
Mentre spuntano problemi di copertura per la Cassa integrazione in deroga.
Il Consiglio dei ministri di venerdì potrebbe mettere in campo solo «un intervento tampone», ha fatto intendere ieri il ministro del Lavoro Giovannini (il governo puntava a 1,2 miliardi, si accontenterà forse di 800 milioni).
Sul fronte Imu, intanto, si studia l’esenzione anche per i capannoni industriali. «Vediamo quello che è possibile fare», assicurava ieri il ministro dell’Economia Saccomanni, mentre la Banca d’Italia certificava il nuovo record storico del debito pubblico: 2.034,725 miliardi a marzo.
Uscite flessibili, ma penalizzate.
Tradotto: andare in pensione qualche anno prima, ma con un assegno decurtato. Questo il piano del governo, scandito ieri da Giovannini, in audizione al Senato, per dare «una soluzione strutturale» alla questione “esodati”, come aveva promesso il premier Letta nel suo discorso di insediamento.
«Non è il tema di ora», ha precisato Giovannini, tuttavia «occorre ripensare alcuni meccanismi della riforma delle pensioni».
Una proposta di legge in tal senso già esiste, depositata alla Camera e a firma Damiano-Gnecchi (Pd), che prevede meccanismi di penalizzazione per chi lascia il lavoro (o è costretto a farlo) tra i 62 e i 65 anni (dall’8 al 2% in meno di pensione). Ma anche premi per chi vuole proseguire tra i 65 e i 70 (dal 2 all’8% in più).
Tagli e bonus aperti alle decisioni dei singoli, senza paletti.
Non solo dunque una proposta a protezione degli esodati, ma il tentativo di restituire ai lavoratori la possibilità di scegliere quando ritirarsi.
Nel 2013 potrà farlo chi ha 41 anni di contributi (se donne) o 42 (se uomo), oppure 66 anni per le pensioni di vecchiaia.
Il premier Letta tuttavia aveva sì parlato di «gradualizzazione» ma solo in «forme circoscritte» per consentire «l’accesso con 3-4 anni di anticipo al pensionamento con una penalizzazione proporzionale ».
Un riferimento implicito alla questione “esodati” (privi di pensione e reddito), lungi dall’essere risolta dopo la copertura dei primi 130 mila casi, costata 10 miliardi.
Il ministro del Lavoro ha incaricato l’Inps di preparare una «mappa concettuale» per una «quantificazione precisa» degli “esodati” che distingua tra «casi variegati».
Meno spazi invece per una modifica all’altra legge Fornero, quella sul lavoro.
La riforma «sta finalmente producendo una serie di effetti voluti» ha detto ieri Giovannini, riferendosi ai risultati del monitoraggio Isfol secondo cui diminuiscono i contratti precari a favore di quelli a tempo.
«Modifiche limitate e puntuali» sono possibili, ma «bisogna essere molti attenti prima di toccarla». D’altronde è «irrealistico », per il ministro, «pensare che interventi normativi, fiscali o contributivi possano generare lavoro».
«Se la produzione non cresce — ha aggiunto — impossibile riassorbire la disoccupazione ».
Nel breve si punterà sul piano europeo per i giovani (6 mi-liardi), semplificazioni per le imprese che assumono, impostazione della staffetta generazionale («costosa, ma dai vantaggi evidenti»).
Lo «smottamento preoccupante» di posti alla fine del 2012 sembra essersi fermato.
Valentina Conte
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 4th, 2013 Riccardo Fucile
NOVITA’ PER GLI INVALIDI TOTALI CONIUGATI: DAL 2013 SE LA SOMMA DEI REDDITI DEI CONIUGI SUPERA I 16.127 EURO, SI PERDE IL DIRITTO ALLA PENSIONE… FINORA IL LIMITE ERA INDIVIDUALE
Il 2013 si apre all’insegna della novità per gli invalidi civili al 100% titolari di una pensione di invalidità .
Se infatti fino a ieri il limite di reddito considerato utile al conseguimento della pensione era individuale, da oggi viene considerato anche quello del coniuge.
Per il conseguimento della pensione di invalidità dunque sarà necessario che la coppia non superi il limite dei 16.127, 30 euro lordi l’anno.
La novità riguarda solo gli invalidi al 100 per con coniuge.
Per gli invalidi parziali, i non vendenti e i sordi il limite di reddito resta personale. Immutata anche la situazione per l’erogazione di indennità di accompagnamento e di comunicazione continua: nessun limite reddituale è considerato.
A dirlo è la Direzione Centrale delle Prestazioni dell’Inps che, con la Circolare n. 149 del 28 dicembre 2012, fissa per il 2013 gli importi per le provvidenze (pensioni, assegni, indennità ) e i limiti reddituali.
Ogni anno vengono infatti ridefiniti dall’Inps a seconda dell’inflazione e del costo della vita non solo gli importi delle pensioni, degli assegni e delle indennità che vengono erogati a invalidi civili, sordi e non vendenti, ma anche i limiti reddituali per accedere ad alcune provvidenze economiche.
Per il 2013 appunto, l’Inps ha deciso di introdurre una grande novità , ovvero procedere con il cumulo dei reddito nei casi in cui la persona con disabilità totale goda della compagnia di un coniuge.
Il cumulo così previsto non deve superare il limite dei 16.127, 30 euro lordi l’anno, pena la perdita del diritto alla pensione di invalidità (275, 87 euro al mese).
La decisione dell’Inps, su cui tante associazioni a difesa dei diritti delle persone con disabilità stanno già promettendo battaglia, non si basa su un dettato normativo, ma su una Sentenza della Corte di Cassazione del 2011 (n. 4677).
In data 25 febbraio 2011, infatti, la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione ha respinto l’impugnazione di una cittadina contro Inps e ministero delle Finanze che in precedenza le avevano respinto la domanda di inabilità civile.
A sostegno della decisione presa, la Corte rilevava infatti che, cumulando i redditi del coniuge, la signora superava i limiti di redditi previsti per il requisito economico.
(da “Redattore Sociale“)
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