Gennaio 7th, 2010 Riccardo Fucile
A VENEZIA, SEI MINORENNI PADANI HANNO COSPARSO DI BENZINA IL GIACIGLIO DI UN SENZATETTO…. FOSSERO STATI STRANIERI, CHISSA’ QUANTI LEGHISTI OGGI SAREBBERO IN PIAZZA PER INVOCARE LA FORCA…. E’ IL FRUTTO DEL CLIMA DI ODIO VERSO I DIVERSI E GLI EMARGINATI: SI CERCHINO I MANDANTI MORALI
Hanno tentato di dare fuoco a un clochard veneziano di nome Marino, 61 anni, che ormai vive
in una scatola di cartone in corte Badoera, a due passi dalla basilica dei Frari.
Due sere fa, un gruppo di giovani si è presentato con liquido infiammabile e accendini.
Ragazzini sotto i 18 anni, in che rende la cosa ancor più inquietante, hanno versato il liquido prima tra i cartoni, poi nella corte, fino alla calle d’uscita.
Quasi per segnarsi una via di fuga, da veri criminali.
A quel punto hanno acceso la miccia e il fuoco ha iniziato a svilupparsi tra i cartoni ricoperti di plastica, dietro cui si riparava l’uomo.
Le fiamme hanno intaccato il giaccone dell’uomo che è riuscito fortunatamente a spegnerle, mentre i giovani fuggivano.
Abitanti della zona confermano che si trattava di quattro maschi e due femmine, tutti giovanissimi: dalle finestre hanno assistito all’orrore dell’uomo con l’abito in fiamme, alla stradina di fuoco.
Una tragedia sfiorata, un tentato omicidio che lascia pesanti interrogativi su come dei giovani possano arrivare a tanto.
Si tratterebbe di giovani che da tempo lo avevano preso di mira, che frequentano la zona.
Giovani di pura razza padana, come confermato sia dal clochard che da numerosi testimoni.
Gente conosciuta che nessuno ha mai provveduto a fermare prima e che, ancora oggi, non risultano arrestati o fermati.
Marino stazionava in quei cartoni da ben otto anni, da quando venne sfrattato dalla casa in cui abitava a Cannaregio, un colpo da cui non si è mai più ripreso.
Ha iniziato così la sua povera vita da clochard: sotto il porticato si è costruito la sua casa di cartoni, si lava alla fontana, mangia quello che trova tra i rifiuti, svuota vasi di urina e di feci nei tombini vicini.
Gli abitanti della corte ne parlano bene, non aveva mai dato fastidio a nessuno: qualcuno sostiene che i servizi sociali del Comune lo seguivano, altri che sarebbe bastato dargli una casa e un po’ di aiuto, invece che ignorare il problema.
Anche alla luce del fatto che un gruppetto di giovani lo aveva preso di mira.
Ma nessuno ha fatto qualcosa, fino al tentato omicidio di qualche sera fa.
Se gli autori del gesto fossero stati stranieri, oggi ci sarebbe la feccia leghista in piazza a reclamare la forca per quei delinquenti. Continua »
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Dicembre 31st, 2009 Riccardo Fucile
MENTRE L’ITALIA HA PERSO OTTO ANNI, GERMANIA E FRANCIA SONO ARRETRATE SOLO DI TRE… LA PRODUZIONE INDUSTRIALE E’ CROLLATA DEL 25%, TORNANDO AI LIVELLI DI 25 ANNI FA, NESSUN ALTRO GRANDE PAESE EUROPEO HA NUMERI COSI’ NEGATIVI….E IL 2010 INIZIA CON AUMENTI DI AUTOSTRADE, GAS E ASSICURAZIONE CHE COSTERANNO 600 EURO A FAMIGLIA
Finisce un anno difficile per le famiglie italiane e sta per iniziare un 2010 in cui si annuncia un lenta ripresa per l’economia mondiale.
Tanti uomini e donne del nostro Paese stanno vivendo un serio momento di difficoltà .
Una ricerca Ires, resa nota stamane, certifica che il 10% delle famiglie italiane detiene il 44,5% della ricchezza nazionale, mentre aumenta la distanza tra ricchi e poveri.
Sull’altro lato della scala sociale, infatti, il 50% delle famiglie ha a disposizione solo il 9,8% della ricchezza.
Accanto all’11% delle famiglie italiane che vivono al di sotto della soglia di povertà , c’è ormai un altro 7,9% di quasi poveri, quelli che vivono sull’orlo del precipizio, quelli che si vergognano e quasi lo nascondono.
Aumentano le richieste di anticipo sulla liquidazione, i pignoramenti e le cessioni di un quinto dello stipendio, i prestiti richiesti a finanziarie per fronteggiare non solo le emergenze, ma le quotidiane spese alimentari.
Facile lanciare lo slogan “nessuno sarà lasciato indietro”, quando ormai di tanti italiani indigenti si sono perse le tracce nei tornanti delle difficoltà della vita.
Facile trincerarsi dietro falsità come “nessun Paese europeo ha reagito così bene come il nostro alla crisi economica internazionale”: sono slogan che possono garantire qualche voto in più, in regime di monopolio dei media televisivi, ma son ben lungi sia dalla verità che dalla risoluzione dei problemi reali.
L’Italia ha attravervato la crisi meglio di altri? Non è vero.
I dati ufficiali della Banca d’Italia dicono che, dal 2007 ad oggi, il Pil italiano è tornato ai livelli del 2001, mentre Germania e Francia hanno perso solo tre anni, assai meno dei nostri otto e mezzo. Continua »
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Dicembre 28th, 2009 Riccardo Fucile
TANTI GIOVANI HANNO TRASCORSO IL NATALE COME VOLONTARI AI PRANZI PER I POVERI DELLE COMUNITA’ DI ASSISTENZA….A GELA NON VIENE SOCCORSA UNA BIMBA PER UN CONFLITTO DI COMPETENZA TRA DUE SQUADRE DI ELICOTTERI DEL 118
Le festività natalizie sono, per la quasi totalità degli italiani, un momento di serenità da trascorrere con i familiari più cari, un recupero delle tradizioni, una pausa di meditazione nella frenetica vita quotidiana.
Per molti meno fortunati rappresentano invece un periodo in cui si acuisce la solitudine, l’emarginazione, il sentirsi un corpo estraneo della società .
Da qualche anno, per tanti clochard, poveri senza tetto, indigenti ed emarginati, il pranzo di Natale organizzato da comunità religiose o laiche, rappresenta un momento di concreta solidarietà umana.
A Genova la comunità di Sant’Egidio ne ha organizzati diversi, in differenti punti della città : sono stati oltre 2.100 i bisognosi che hanno potuto trascorrere così una giornata al caldo, con un pranzo “ricco”, grazie alla solidarietà di questa associazione che opera in tutta Italia.
La sorpresa da un lato è stata nell’alto numero di indigenti che vi hanno partecipato, segno che la soglia di povertà si sta sempre più abbassando nel nostro Paese e colpisce ormai anche ceti fino a ieri esclusi dal precipitare della crisi, dall’altro lato dalla straordinaria partecipazione di volontari per servire a tavola e preparare l’evento.
A Genova sono accorsi in 900 per dare una testimonianza concreta di solidarietà umana e di vicinanza ai più sfortunati: di questi ben 400 erano studenti liceali e universitari.
Tanto da far dire a un docente: “Faccio l’insegnante e spesso coi miei colleghi facciamo discorsi rassegnati sulle nuove generazioni, poi però vediamo che su questi temi sono i primi a rispondere”.
Il Natale con i poveri non è un gesto folkloristico, ma la risposta alle attese di tutti, l’attesa di chi è fragile e cerca un sostegno e una compagnia. Continua »
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Dicembre 28th, 2009 Riccardo Fucile
LO DICE L’ART. 5 DEL TESTO UNICO SULL’IMMIGRAZIONE CHE FISSA 20 GIORNI DALLA PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA….. PERCHE’ ALLORA SI FANNO ASPETTARE GLI IMMIGRATI TRA I 7 E I 15 MESI PER IL RINNOVO?… SONO MILIONI DI PERSONE CHE LAVORANO IN ITALIA MA CHE QUALCUNO VUOLE FAR VIVERE IN LIBERTA’ VIGILATA
Anche i diritti sanciti dalla legge italiana attualmente vengono negati dalla classe politica per instillare quotidiane paure tra i cittadini, da sfruttare a fini elettorali.
L’obiettivo sono sempre loro, gli immigrati regolari che vivono nel nostro Paese, lavorano nelle nostre fabbriche, assistono i nostri anziani, studiano nelle nostre università , mandano i propri figli regolarmente nelle nostre scuole.
Quegli immigrati a cui il governo ricorda ogni giorno i loro doveri, ma ai quali si dimentica sistematicamente di riconoscere i relativi diritti.
L’art. 5 del Testo unico sull’immigrazione prevede che il permesso di soggiorno venga rilasciato, rinnovato o convertito entro 20 giorni dalla presentazione della domanda.
Allo stato attuale invece che accade?
Che circa 4 milioni di immigrati regolari debbano attendere dai 7 ai 15 mesi per un semplice rinnovo del permesso di soggiorno della validità di un anno. Ovvero, da un lato lo Stato ha emanato una legge che prevede il termine di 20 giorni per una semplice procedura burocratica, poi di fatto è il primo ad evadere la normativa da lui stesso fissato.
I media non ne hanno dato notizia, ma dal 13 dicembre Gaussou Outtarà , esponente dei Radicali italiani, immigrato dalla Costa d’Avorio, da 29 anni in Italia, è in sciopero della fame proprio per denunciare il problema dei “tempi legali utili per il rilascio dei permessi di soggiorno”.
“La quasi totalità degli immigrati in Italia non solo non ha alcuna speranza di poter ottenere la cittadinanza italiana, ma si trovano spesso privi anche di un semplice permesso di soggiorno, pur avendone diritto”, ricorda Gaussou. Sono infatti oltre 700.000, secondo una rilevazione del “Sole 24ore”, gli immigrati che attendono il rinnovo del permesso. Continua »
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Dicembre 27th, 2009 Riccardo Fucile
I PREZZI ALLA PRODUZIONE SONO IN CADUTA LIBERA E I GUADAGNI DI CHI LAVORA LA TERRA SI RIDUCONO….MA AL SUPERMERCATO GLI ALIMENTARI CONTINUANO A RINCARARE…NELLA UE IL CALO E’ STATO CONTENUTO AL 12,2%, SOLO L’UNGHERIA PEGGIO DI NOI
Lasciamo parlare come sempre i numeri, che ben danno l’idea della crisi agricola
italiana: i contadini italiani nel 2009 hanno perso il 25% del proprio reddito.
Gli altri in Europa non stanno molto meglio, ma certamente noi stiamo peggio di tutti. Secondo l’Istituto di Statistica europeo, nel 2009, la diminuzione nella Ue a 27 Paesi è stata del 12,2%, circa la metà di quella italiana che si è attestata esattamente al meno 25,3%.
Il calo del reddito, dovuto alla diminuzione dei prezzi alla produzione, ha colpito 22 Paesi della Ue, mentre in soli 5 Stati membri c’è stato un incremento.
Il calo più netto è stato quello dell’Ungheria (-35,6%), seguito da quello dell’Italia (-25,3%), dalla repubblica Ceca (-24,1%), dall’Irlanda (- 22,3%), dalla Germania (meno 21%), dalla Francia (- 19,8%) e altri Paesi.
In aumento invece il reddito degli agricoltori inglesi (+14,3%) di Malta e della Finlandia.
Se consideriamo il peso che l’agricoltura ha nei singoli Paesi, rispetto al Prodotto interno lordo, risulta evidente che un calo del 25% per gli agricoltori italiani è ben più grave rispetto a quelli con ridotta vocazione agricola.
Siamo secondi solo dietro agli ungheresi, reduci da decenni di “socialismo reale”.
Il 2009 ha visto il valore della produzione agricola all’origine diminuire in media del 10,9%: la contrazione più rilevante ha riguardato i cereali (-27,5%), il florovivaismo (- 15,6%), l’olio d’oliva (- 14,7%) e la frutta (- 12,3%). Continua »
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Dicembre 27th, 2009 Riccardo Fucile
SALITI DEL 60,5% NEGLI ULTIMI TRE ANNI, ASSOMMANO ORMAI A 130.000 UNITA’….IL PAGAMENTO DEL MUTUO ASSORBE IL 33% DEL REDDITO FAMILIARE: BASTA UNA CASSA INTEGRAZIONE PER FAR SALTARE I PAGAMENTI…A RISCHIO INSOLVENZA 350.000 FAMIGLIE
E’ ormai un incubo ricorrente degli italiani: non riuscire a pagare le rate, non rispettare un debito e dunque perdere la casa, a seguito di un pignoramento e della successiva vendita all’asta.
Nel triennio 2007-2009, i pignoramenti sono aumentati di ben il 60,4%, raggiungendo quota 130.000 case messe all’asta, nel solo 2009 l’incremento è stato del 15%.
A guidare la classifica dei pignoramenti è MIlano dove le procedure giudiziarie hanno riguardato 2.733 case (+15,5%), poi Roma con 2.157 esecuzioni (+18,1%).
Saltano le rate e salta anche la casa data in garanzia: onorare i debiti è diventato sempre più difficile, nonostante i mutui meno cari rispetto al passato.
Il pagamento del mutuo ormai assorbe fatalmente il 33% del reddito familiare medio: basta una cassa integrazione o qualche mese di stipendio saltato per gettare nel panico i bilanci familiari.
Secondo Bankitalia, il flusso di nuove sofferenze per le famiglie sui mutui è salito nel terzo trimestre del 2009 a quota 1,5% contro lo 0,9% dello stesso periodo del 2008.
E anche la Caritas, in un rapporto sul credito diffuso, alcuni giorni fa aveva messo in guardia: una famiglia su quattro tra quelle che acquisterà casa con un mutuo nel corso del prossimo anno rischia di scivolare sotto la soglia di povertà . Continua »
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Dicembre 23rd, 2009 Riccardo Fucile
INVECE CHE IL DIRITTO ALLA CITTADINANZA, IL PDL ALLA CAMERA, SU IMPUT DELLA LEGA, VUOLE NEGARE PERSINO I DIRITTI MINIMI…. FATE UNA LEGGE CHE CONSENTA SOLO DI SFUTTARLI IN NERO E POI DI AFFOGARLI IN MARE, COSI’ FATE PRIMA… UN PARTITO VECCHIO E REAZIONARIO, VENDUTO ALLA LEGA, INVECE CHE PER 30 DENARI PER DUE PROCESSI
Esordiamo limitandoci a riportare i fatti. Se non fosse stato per l’ottima iniziativa del finiano
Granata che aveva firmato una proposta bipartisan per concedere, dopo 5 anni, la cittadinanza agli immigrati regolari che vivono onestamente in Italia, lavorano, pagano le tasse, rispettano le leggi e si sono integrati nel tessuto sociale del nostro Paese, questa specie di monocolore leghista, con l’appoggio del Pdl, che governa il Paese, non avrebbe mosso un dito per cambiare la normativa vigente.
Serve manodopera per le imprese del nord e braccia per l’agricoltura al sud? Ben vengano gli immigrati dalle 6 del mattino alle 19 di sera, ben venga il loro sudore, i proventi delle loro tasse, gli introiti dell’Inps sulle loro trattenute. Dopo le 19 e fino alle 6 del mattino però che stiano chiusi in casa, magari in 10 sotto lo stesso tetto, o meglio magazzino, che una “generosa” carogna padana mette a loro disposizione.
Meno si fanno vedere in giro e meno creano turbativa allo shopping di qualche signora snob della padagna del magna magna, a qualche ragazzotto fatto di alcol e fumo che per fortuna ogni tanto si schianta contro un guard rail la notte a 180 km orari, a qualche rincoglionito che vive di paure e scarica sui più deboli il fallimento della propria vita malvissuta.
La proposta di Granata era semplicemente di buon senso, non regalava nulla, imponeva anche precisi doveri agli immigrati, in linea con la legislazione vigente negli altri Paesi europei “civili”.
Ma ecco che il prestanome della Lega, ovvero il Pdl, decide di stopparlo e presenta, in nome e per conto del Xu Xlux Xlan dei forcaioli, un disegno di legge alternativo che ieri ha iniziato il suo corso ala Camera e che fissa solo doveri e nessun diritto, inasprendo ancora di più le condizioni degli immigrati regolari (ripetiamo regolari).
Il testo è firmato da Isabella Bertolini e mantiene invariate una parte delle norme vigenti, altre le rende più restrittive.
Per avere il passaporto italiano un immigrato deve risiedere in Italia per almeno dieci anni, dopo otto dovrà fare domanda di frequenza e corsi obbligatori di storia e cultura italiana, di educazione civica e sulla Costituzione.
Ovvero quei corsi e quel rispetto verso l’Unità d’Italia che certa feccia leghista non ha mai fatto e assimilato.
Lo pretendiamo dagli immigrati, mentre certi personaggi italici posso sputare sulla bandiera.
Andiamo avanti: lo straniero dovrà poi dimostrare un buon grado di integrazione sociale e il rispetto delle leggi italiane ( forse deve frequentare le osterie dei beoni leghisti per socializzare?). Continua »
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Dicembre 16th, 2009 Riccardo Fucile
META’ DEI CONTRIBUENTI ITALIANI DICHIARA REDDITI INFERIORI AI 15.000 EURO L’ANNO, SOLO IL 2% SOPRA I 70.000 EURO…. CHI HA PERSO IL LAVORO SONO IN MAGGIORANZA DIPENDENTI (83,9%), UOMINI (56,4%), RESIDENTI AL NORD (42,8%) E AL SUD (37%)… .ALTRI 715.000 LAVORANO A ORARIO RIDOTTO
Gli italiani non hanno un buon rapporto con il fisco: l’ultimo rapporto Censis rivela come solo il 2,2% dei contribuenti, 893.706 persone in totale, dichiari un reddito superiore ai 70.000 euro annui.
I benestanti insomma sarebbero pochi, mentre quelli sull’orlo della povertà paiono un esercito: la metà dei contribuenti italiani dichiara infatti allo Stato un reddito inferiore ai 15.000 euro l’anno.
Un altro 31% paga invece la tassa sui redditi dichiarati compresi tra 15.000 e 26.000 euro.
La pressione fiscale italiana è al di sopra della media europea, ma il probema sembra riguardare un numero limitato di contribuenti, a giudicare dall’evasione in costante crescita.
In Italia il reddito medio dichiarato è di 18.373 euro pro-capite: si va da un massimo di 20.851 euro nel Nord-ovest a un minimo di 14.440 euro al Sud. La provincia con il valore più alto è Milano, con una dichiarazione media di 24.365 euro, l’ultima è Vibo Valentia con 12.199 euro per contribuente. Secondo le stime del Censis, l’economia sommersa nel nostro Paese si aggira intorno al 19% del Prodotto interno lordo.
Con la crisi, tale quota potrebbe essere aumentata, raggiungendo un valore pari a 275 miliardi di euro.
Sempre secondo i dati Censis, la crisi ha mandato in fumo 763.000 posti di lavoro: sono coloro che, a causa della recessione, sono rimasti senza occupazione perchè licenziati, messi in mobilità , per interruzione dei contratti o per chiusura dell’azienda. Continua »
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Dicembre 13th, 2009 Riccardo Fucile
INDAGINE DI LEGAMBIENTE: A MILANO IN RITARDO IL 57% DEI TRENI LOCALI, A ROMA IL 54%, A PALERMO IL 41% …..SITUAZIONE TRAGICA ANCHE A SALERNO, TORINO E MESSINA …RITARDI MEDI DI 11 MINUTI PER TRATTE ANCHE BREVI….CARROZZE SPORCHE E INCURIA: LA RABBIA DEI LAVORATORI
Sono arrivati puntuali i dati di Pendolaria 2009, l’indagine annuale di Legambiente che
monitorizza lo stato di salute del trasporto regionale italiano. Una indagine effettuata in 13 stazioni di 11 città italiane capoluogo di provincia, a fine novembre, nella fascia oraria tra le 7 e le 9 del mattino, per tre giorni di seguito.
Ne emerge un quadro disastroso: un treno su tre è in perenne ritardo, percentuale che aumenta al 57% a Milano e al 54% a Roma e che vede nelle prime posizioni anche Salerno, Torino e Messina.
Dietro gli aridi numeri si nasconde però il disagio e la rabbia di tanti lavoratori che ogni giorno sono costretti a servirsi delle ferrovie per raggiungere il posto di lavoro.
Sono stati monitorati 1.216 treni: ben 430 hanno registrato un ritardo superiore ai 5 minuti, 410 convogli sono arrivati con un ritardo tra 1 e 4 minuti, solo 374 sono giunti in orario.
Il ritardo medio registrato è di 11 minuti, con punte del 16% a Messina e del 15% a Salerno e Genova.
A Roma , Palermo, Bari e Torino il ritardo medio è di 9 minuti.
Dopo MIlano e Roma, c’è Palermo: solo il 16% dei treni viaggia in orario, il 41% in ritardo di pochi minuti, il 43% in ritardo oltre i 5 minuti.
A Genova viaggia in ritardo il 44% dei treni locali.
I pendolari denunciano l’incuria dei vagoni e l’odore nauseabondo delle carrozze, la mancata pulizia e i bagni fuori uso. Continua »
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