Maggio 4th, 2013 Riccardo Fucile
IL BRIGADIERE FERITO RESTA IN PROGNOSI RISERVATA….STRISCIONE DEI COLLEGHI AL POLICLINICO: “GIUSEPPE UNO DI NOI”
Muove leggermente la testa e le spalle il brigadiere dei carabinieri Giuseppe Giangrande, ferito dai colpi di pistola esplosi da Luigi Preiti davanti a Palazzo Chigi e ricoverato al Policlinico Umberto I di Roma.
A quanto riferito da un parente, ci sarebbero piccoli segnali di mobilità anche alle braccia per il carabiniere.
In particolare, a quanto si apprende dai sanitari, la situazione del carabiniere sta avendo «un decorso normale» e non ci sarebbero novità¡ di rilievo da ieri a oggi.
La prognosi, però, resta riservata.
Il prossimo bollettino dell’ospedale sarà diramato lunedì prossimo.
I COLLEGHI
E sabato al Policlinico sono arrivati i colleghi di Giangrande.
«Giuseppe uno di noi»: questa la scritta che campeggia sullo striscione esposto sulla terrazza dell’ingresso dell’Umberto I. .
Ideatori dell’iniziativa sono due carabinieri in congedo, fondatori del gruppo Facebook in onore di Giangrande.
«La nostra vuole essere la risposta a chi inneggia ad un gesto folle come quello di domenica – dicono il pisano Alberto Bertolini ed il romano Gabriele Nicoletti -. Vogliamo dimostrare che c’è un’Italia buona, bella, che è sempre al fianco di eroi come Giuseppe».
FORZA MARTINA
Loro Giangrande non lo hanno mai conosciuto, ma da «uomini di Stato, seppur in congedo» non ci stanno alle pagine inneggianti a Preiti comparse sui social network.«La vera Italia è questa – sottolineano -, dove esistono ancora i valori veri».
I due colleghi di Giangrande lasciano il Policlinico lanciando un messaggio di solidarietà alla famiglia, ma soprattutto alla figlia del brigadiere: «Forza Martina».
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Maggio 3rd, 2013 Riccardo Fucile
“IO MINACCIATA DI MORTE OGNI GIORNO NON HO PAURA, MA BASTA ALL’ANARCHIA DEL WEB”… “IN ITALIA LE DONNE CONTINUANO A MORIRE, MA PER MOLTI E’ SEMPRE E SOLO UN FATALITA'”
Laura Boldrini, seduta alla sua scrivania di Presidente della Camera dei deputati, legge attentamente i
messaggi che la sua giovane assistente Giovanna Pirrotta le porge.
Sono minacce di morte, di stupro, di sodomia, di tortura. Accanto al testo spesso ci sono immagini.
Fotomontaggi: il suo volto sorridente sul corpo di una donna violentata da un uomo di colore, il suo viso sul corpo di una donna sgozzata, il sangue che riempie un catino a terra.
Centinaia di pagine stampate, migliaia di messaggi. A ciascuna minaccia corrisponde un nome e un cognome, un profilo Facebook, l’indirizzo di una pagina Internet.
Le minacce – tutte a sfondo sessuale, promesse di morte violenta – si sono moltiplicate nel giro di due settimane con il tipico effetto valanga che la Rete produce: al principio erano una decina, qualche sito le ha riprese e rilanciate, i siti più grandi le hanno richiamate dai siti più piccoli con la tecnica consueta: dichiarare in premessa l’intenzione di denunciare l’aggressione col risultato, in effetti, di divulgarla ad un pubblico sempre più ampio.
In principio, quasi all’indomani della sua nomina, aveva preso a circolare una foto che a questo punto della vicenda pare addirittura innocente: una donna nuda, in spiagga, indicata come Laura Boldrini e affiancata da commenti machisti.
Poi le prime minacce, altre e altre ancora sempre più gravi fino ad arrivare alle ultime, pochi giorni fa: una donna sgozzata, uno stupro.
Siti di destra, razzisti e xenofobi, pagine Facebook, di seguito l’effetto macchia d’olio, incontrollabile.
Dunque cosa fare?, è l’intatto quesito che si ripropone ogni volta che ci si trova di fronte a messaggi, comunicati, rivendicazioni di una minoranza violenta.
Dar loro visibilità e amplificarli, facendo il loro gioco, o tacere, subire, reagire sul piano della denuncia individuale senza offrire un più largo palcoscenico a quelle miserevoli gesta.
«Io non ho paura», mormora la presidente della Camera mentre ascolta questa discussione, i suoi collaboratori attorno a lei.
«Nel senso che certo, sì. Ho paura quando i fotografi inseguono mia figlia di 19 anni in motorino, ho paura che possa spaventarsi e avere un incidente, mi si gonfia in cuore. Ho paura quando si appostano sotto casa di mio fratello Enrico, il più piccolo dei miei fratelli, che soffre di una forma grave di autismo. Non capisco come possano farlo, e ho paura per lui. Ma non ho paura io, adesso, di aprire un fronte di battaglia, se necessario. Daremo visibilità a un gruppo di fanatici? Sì, è vero. Ma non sono pochi, sono migliaia e migliaia, crescono ogni giorno e costituiscono una porzione del Paese che non possiamo ignorare: c’è e dobbiamo combatterla. Non posso denunciarli tutti individualmente: è un’arma spuntata, la giustizia cammina lentamente al cospetto della Rete, quando arriva la minaccia è già altrove, moltiplicata per mille.
E poi non è una questione che riguarda solo me. Ci sono due temi di cui dobbiamo parlare a viso aperto. Il primo è che quando una donna riveste incarichi pubblici si scatena contro di lei l’aggressione sessista: che sia apparentemente innocua, semplice gossip, o violenta, assume sempre la forma di minaccia sessuale, usa un lessico che parla di umiliazioni e di sottomissioni. E questa davvero è una questione grande, diffusa, collettiva. Non bisogna più aver paura di dire che è una cultura sotterranea in qualche forma condivisa. Io dico: un’emergenza, in Italia. Perchè le donne muoiono per mano degli uomini ogni giorno, ed è in fondo considerata sempre una fatalità , un incidente, un raptus. Se questo accade è anche – non solo, ma anche – perchè chi poteva farlo non ha mai sollevato con vigore il tema al livello più alto, quello istituzionale. Dunque facciamolo, finalmente».
Sul tavolo della presidente le pagine in cui uomini con nome e cognome, dati a cui corrispondono persone reali, scrivono «ti devono linciare, puttana», «abiti a 30 chilometri da casa mia, giuro che vengo a trovarti», «ti ammanetto ti chiudo in una stanza buia e ti uso come orinatoio, morirai affogata», «gli immigrati mettiteli nel letto, troia». Accanto alla foto della donna sgozzata: «Per i Boldrini in rete ecco l’Islam in azione».
La seconda questione è se possibile ancora più delicata, riguarda i reati commessi via web. Ogni volta che si interviene a cancellare un messaggio, ad oscurare un sito – dice Roberto Natale, portavoce della Presidente – c’è una reazione fortissima della rete che invoca la libertà e parla di censura.
Valentina Loiero, responsabile comunicazione: «Al principio abbiamo individuato un sito, di cui è titolare Antonio Mattia, che aveva diffuso la foto di una nudista spacciandola per Laura ed aveva dato il via ai commenti sessisti. Abbiamo informato la polizia postale. La reazione dell’uomo alla visita delle forze dell’ordine stata una denuncia di violazione della privacy a cui hanno fatto seguito in rete accuse di abuso di potere, subito riprese da esponenti politici della destra».
Boldrini: «Abbiamo due agenti della polizia postale, due, che lavorano alla Camera, distaccati qui a vigilare sulle moltissime violazioni di cui un luogo istituzionale come questo può essere oggetto. C’è stato il caso della parlamentare del Movimento Cinque Stelle di cui è stata violata la posta personale. C’è il caso di una deputata oggi ministra che non ha più potuto accedere ai suoi social network e teme che a suo nome si possano divulgare messaggi non suoi. Poi ci sono le minacce di morte nei miei confronti. Tutte donne, lo dico come dato di cronaca. So bene che la questione del controllo del web è delicatissima. Non per questo non dobbiamo porcela. Mi domando se sia giusto che una minaccia di morte che avviene in forma diretta, o attraverso una scritta sul muro sia considerata in modo diverso dalla stessa minaccia via web. Me lo domando, chiedo che si apra una discussione serena e seria. Se il web è vita reale, e lo è, se produce effetti reali, e li produce, allora non possiamo più considerare meno rilevante quel che accade in Rete rispetto a quel che succede per strada».
C’è in questi giorni la discussione sulla scorta. «Io ho chiesto di non essere scortata. Non ho paura di camminare per Roma, non ho paura di andare da casa in ufficio. Può accadere qualsiasi cosa in qualsiasi momento, certo, ma questo vale per chiunque. Piuttosto mi pare molto più grave, molto più pericoloso che si diffonda in rete una cultura della minaccia tollerata e giudicata tutt’al più, come certi hanno scritto, una “burla”.
Mi sento molto più vulnerabile quando penso che chiunque, aprendo un computer, anche mia figlia, anche i suoi amici, anche i ragazzi giovanissimi che vivono connessi al computer possono vedere il mio volto sovrapposto a quello di una donna sgozzata. Mi domando che effetti profondi e di lungo periodo, fra i più giovani, un’immagine così possa avere».
La campagna contro Laura Boldrini si è impennata all’indomani della sua visita alla comunità ebraica, il 12 aprile scorso.
In quell’occasione, incontrando i dirigenti della comunità , ha parlato della necessità di «ripristinare il rigore della legge Mancino» a proposito dell’incitamento al razzismo e all’odio razziale su web.
È infatti dell’8 aprile la sentenza di condanna dei quattro gestori di Stormfront, sito web neonazista, condannati per antisemitismo. È la prima sentenza che riconosce un’associazione a delinquere via web: a quella si richiamava Boldrini nel suo discorso alla comunità . Da quel giorno è partita la valanga.
Il sito “Tutti i crimini degli immigrati” associa il volto del presidente della Camera alle notizie di reati commessi da cittadini stranieri. “Resistenza Nazionale”, “Fronte Nazionale”, “MultiKulti” e altri indirizzi web diffondono. Poi i fotomontaggi, e le minacce.
Dal 28 aprile, dopo la sparatoria davanti a palazzo Chigi, hanno iniziato a circolare centinaia di messaggi che dicono «Dovevano sparare a te», «la prossima sei tu», «cacati sotto, a morte i politici come te».
La magistratura è avvertita, le denunce sono partite.
«Ma è come svuotare il mare con un bicchiere. Credo che ci dobbiamo tutti fermare un momento e domandarci due cose: se vogliamo dare battaglia – una battaglia culturale – alle aggressioni alle donne a sfondo sessuale. Se vogliamo cominciare a pensare alla rete come ad un luogo reale, dove persone reali spendono parole reali, esattamente come altrove. Cominciare a pensarci, discuterne quanto si deve, poi prendere delle decisioni misurate, sensate, efficaci. Senza avere paura dei tabù che sono tanti, a destra come a sinistra. La paura paralizza. La politica deve essere coraggiosa, deve agire».
Concita De Gregorio
(da “La Repubblica”)
.
Il commento del ns. direttore
Diverse cose ci differenziano dalle posizioni politiche di Laura Boldrini, ma una persona appartenente alla destra vera, e come tale attenta alla coerenza dei percorsi personali, non può che nutrire rispetto per questa donna che ha saputo fare scelte coraggiose.
Non so quanti fighetti “pseudo destri” abituati a sparare cazzate nei salottini dei bar avrebbero rinunciato a 19 anni a una vita agiata per partire per il Venezuela senza mezzi allo scopo di aiutare i campesinos.
Altro che inneggiare al “Che” dalle ville di lusso di certi rivoluzionari all’amatriciana, tanto per capirci…
Chi ha vissuto gli anni di piombo ed è stato “costretto a odiare” per sopravvivere, non può che provare disprezzo per coloro che hanno ridotto ideologie a macchiette da Bagaglino, magari lucrando anche poltrone in parlamento.
Il fenomeno migrazione è un problema di flussi dei poveri del mondo che già trent’anni fa la destra più colta e intelligente aveva analizzato, auspicando di aiutare queste popolazioni nei loro Paesi di origine.
E ricordando i viaggi dei nostri immmigrati di inizio Novecento verso le Americhe o quelli del dopoguerra verso Germania e Svizzera: come è facile passare da vittime a carnefici…
A fronte di una becerodestra che cerca consenso seminando odio e istigando alla violenza, occorre contrapporre una destra sociale che chiede il rispetto dei diritti e dei doveri, ivi compresi il rispetto del diritto internazionale e delle convenzioni che l’Italia ha firmato.
Il governo italiano, con la prassi dei respingimenti in mare, non solo ha violato tali norme, subendo molteplici condanne, non solo ha fatto accordi con un assassino giustiziato dal suo popolo, ma si è reso responsabile di veri e propri assassini di profughi affogati in mare.
Sulle minacce via web alla Boldrini qualcuno si chiede “che fare”?
Sul web nessuno deve censurare opinioni, ma i reati sono definiti dal codice penale e dalla civiltà giuridica.
Noi non metteremmo nessuno in galera: la pena va tramutata in due anni in campi di lavoro nei Paesi africani per aiutare a costruire strade, scuole, ospedali.
Frequentare persone normali e sudare dodici ore al giorno è sempre stato un ottimo viatico.
Anche contro la stupidità .
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Maggio 1st, 2013 Riccardo Fucile
QUANDO SAPREMO DARE SPAZIO ALLE FORMICHE DI TALENTO?
Laura ha 24 anni e scrive dal cantiere di un palazzo del Cinquecento dove presta gratis la sua opera di
restauratrice, in attesa di un contratto che chissà quando arriverà .
Il suo sogno era lavorare con la Maestra che firma il restauro.
Ha scoperto una donna insensibile e una professionista approssimativa, abile solo nel conoscere la «gente giusta»: alla sua ombra spocchiosa faticano tecnici formidabili.
Poi ci sono i muratori impegnati nella ristrutturazione del palazzo, in maggioranza non italiani. Ogni tanto si perdono nei gesti precisi di Laura: «Ma non fai prima a buttare quel pezzo e a rifarlo daccapo?».
Lei spiega che si tratta di un reperto rinascimentale e i muratori arretrano di un passo, intimiditi dal peso della Storia.
Un giorno uno di loro, un egiziano dal volto solenne, ha sgridato due colleghi albanesi: «Parlate italiano! Se qui ognuno usa la sua lingua, come facciamo a capirci?».
E lì, dice Laura, «nella mente mi si è srotolato un mondo di pensieri: la torre di Babele e la nostra lingua che ci legava tutti in quella stanza, un cantiere multietnico che costruisce il nuovo sulla nostra storia, dove i padroni non si accorgono della competenza e dell’umanità di chi lavora per loro, delle tante piccole formiche che rimettono insieme i pezzi del passato e vedono nell’Italia un’occasione per vivere, la nazione più emozionante che il Mediterraneo abbia generato».
Buon Primo Maggio, Laura, lavoratrice senza stipendio e sognatrice coi piedi saldamente appoggiati alle nuvole.
Anche se il Primo Maggio tornerà a essere una festa soltanto quando saremo riusciti a dare certezze alle formiche di talento come te.
Massimo Gramellini
(da “La Stampa“)
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Aprile 30th, 2013 Riccardo Fucile
MARIO SBERNA (SCELTA CIVICA) MANTIENE LA PROMESSA FATTA IN CAMPAGNA ELETTORALE… IL PRIMO GIORNO ALLA CAMERA CON I SANDALI
Detto fatto.
Come annunciato in campagna elettorale, Mario Sberna ha mantenuto la promessa.
Parte del suo stipendio in beneficenza.
Bresciano, cinque figli, deputato di Scelta Civica, Sberna è quel deputato che appena eletto, si presentò alla Camera con ai piedi dei sandali.
Novità : un «onorevole francescano» proprio nei giorni dell’elezione del papa Francesco. Sembrava uno auto-spot.
Lui spiegava: «In quaresima indosso sempre i sandali» e svelava anche che nella Capitale aveva scelto un convento di suore (le Pie operaie) come dimora.
Ora torna si torna a parlare di lui perchè sabato scorso ha ricevuto il primo stipendio da deputato: 7.268,53 euro per il mese di marzo e 11.657,24 euro per il mese di aprile.
E cosa fa Sberna?
Trattiene per sè solo 2.500 euro mensili, ovvero lo stipendio percepito prima che entrasse in politica, oltre alle spese vive sostenute per il soggiorno a Roma, variabile da mese a mese e comunque tutto documentato.
E il resto della cifra?
Tutto devoluto in beneficenza.
Sberna in una nota precisa che tutta la lista dei movimenti del conto corrente è pubblicata sul suo sito (www.mariosberna.it).
Tra i maggiori destinatari: il conto dedicato dall’Associazione nazionale famiglie numerose all’aiuto diretto alle famiglie in difficoltà , di cui era presidente (ha inviato 4000 euro).
Dom Pedro Josè Conti, vescovo missionario in Amazzonia (cui ha inviato 1.500 euro), la Medicus Mundi Attrezzature, cooperativa sociale Onlus che realizza ospedali e posti di salute nel sud del mondo (destinataria di 1.000 euro).
Alcune spese sono già state anticipate, destinate a famiglie bisognose che non sapevano come pagare l’affitto o bollette per utenze domestiche.
Forse cambieranno i destinatari ma sarà così tutti i mesi. I
nfine, una curiosità : Mario Sberna tiene con sè tante monete da due euro, per fare elemosina di strada: «Roma è una città che impressiona per il numero di poveri che dormono e vivono in strada».
Nino Luca
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Aprile 29th, 2013 Riccardo Fucile
“SONO FIERA DI MIO PADRE CHE HA DEDICATO TUTTA LA SUA VITA ALLE ISTITUZIONI”… “HO LASCIATO IL LAVORO PER SEGUIRE MIO PADRE, LA STESSA COSA AVEVO FATTO PER MIA MADRE CHE E’ MANCATA TRE MESI FA”
«Sono fiera e orgogliosa di mio padre che ha dedicato tutta la sua vita alle istituzioni»: Martina , la figlia
23enne di Giuseppe Ciangrande, il carabiniere ferito al collo domenica, durante la sparatoria davanti a Palazzo Chigi, parla alla stampa in una sala del Policlinico Umberto I di Roma dove è ricoverato il padre.
È provata, gli occhi cerchiati, la voce rotta dal pianto.
Ma le sue parole trasmettono una grande forza: «Ho lasciato il lavoro per seguire mio padre. La stessa cosa ho fatto per mia madre, che è morta tre mesi fa. Mi sembrava e mi sembra doveroso – spiega – I nostri progetti di vita sono cambiati: prima la nostra famiglia era un esercito sgangherato, ora siamo un mezzo esercito e pure tanto sgangherato».
E sull’uomo che ha sparato, Luigi Preiti, aggiunge con grande maturità : «Non so se riuscirò mai a perdonarlo. Non lo so, non ci voglio pensare, non mi interessa».
SOCIETA’ MIGLIORE
«Spero che questo incidente a papà possa far capire tante cose, possa migliorare la società , spero in un mondo migliore» ha aggiunto Martina.
BOLDRINI
«Ringrazio l’Arma dei carabinieri che ha assistito me e tutti i miei parenti come una grande famiglia – aggiunge Martina – Anche i rappresentanti delle istituzioni che mio padre stava con orgoglio difendendo mi hanno fatto dimostrato la loro vicinanza. In particolare, visto che oggi sono tre mesi che ho perso la mia mamma, mi ha colpito l’affettuosità della Presidente della Camera, la signora Boldrini, che vorrei presto incontrare nuovamente».
BOLLETTINO MEDICO
Il quarto bollettino medico comincia a delineare i danni al midollo riportati da Ciangrande.
«Le condizioni del paziente rimangono stazionarie nella gravità , la sedazione farmacologica è stata progressivamente sospesa per verificare lo stato di coscienza del paziente».
Il carabiniere rimasto ferito nella sparatoria davanti a Palazzo Chigi «si è dimostrato risvegliabile, vigile, lucido, orientato e in grado di respirare autonomamente per un breve periodo».
Ma soprattutto, il bollettino conferma l’ipotesi peggiore: «Sono presenti segni di danno midollare ai quattro arti» e che «il paziente è stato nuovamente posto sotto sedazione e supporto ventilatorio».
«La prognosi permane riservata», conclude il l direttore sanitario del Policlinico Umberto I di Roma, Amelia Allocca.
HA TENTATO DI PARLARE
«Ha trascorso la notte tranquillamente, ha riconosciuto la figlia Martina, l’ha vista. Ha mosso le palpebre» così racconta Pietro il fratello di Giuseppe Ciangrande .
L’uomo è sedato e intubato, ma quando i medici diminuiscono i farmaci è lucido.
«Ha cercato di parlare, ha tentato di rassicurare la figlia come a dire ‘vai a casa nulla è accaduto’» aggiunge il fratello.
«L’arma dei Carabinieri ci sta dando un grande sostegno. E Martina sta con tutti noi, con gli zii e i cugini, persone che la circondano e che le vogliono bene. Non viene lasciata mai sola, io sono il suo padrino e le starò vicino» aggiunge l’altro fratello di Giuseppe, Ciro.
TANTA RABBIA
«Sento parlare di perdono. Io non nutro odio per Preiti ma tanta rabbia. Ho rabbia per questo suo gesto folle. Mio fratello è un ragazzo forte, speriamo reagisca bene» spiega ancora il fratello Pietro dopo la lettura del quarto bollettino medico sulle condizioni del fratello.
72 ORE DI PRUDENZA
Nel suo letto del Policlinico Umberto I il brigadiere «è sedato e intubato» come ha dichiarato il direttore del Dea Claudio Modini. «Le sue condizioni sono stazionarie. Ha trascorso la notte come era prevedibile vista la gravità delle sue condizioni». Ma ci vorranno ancora ore prima che la prognosi possa essere sciolta, almeno 72 ore.
Ancora non è chiaro quali danni ha provocato la pallottola e se l’uomo resterà paralizzato. Si tratta di un «danno midollare importante» alla colonna cervicale.
È andata molto meglio al suo collega, il 30enne Francesco Negri, che se l’è cavata con una tibia fratturata da uno dei proiettili sparati dal disoccupato Luigi Preiti.
«L’IMPORTANTE È NON ABBATTERSI»
Giangrande – in servizio al Battaglione Toscana e domenica dislocato a difesa della sede del governo – è originario di Monreale (Palermo), ma da tempo viveva e lavorava a Firenze.
Aveva partecipato alla missione in Emilia per il terremoto e spesso svolgeva servizi allo stadio Olimpico di Roma, trasferte che gli consentivano di arrotondare lo stipendio.
Ha un fratello poliziotto a Milano e un altro che gestisce un bar a Monreale: entrambi si sono messi in viaggio per Roma, dove era subito giunta la figlia, sconvolta.
Lei e papà , due mesi fa avevano perso la madre e moglie: «A volte la vita ti riserva delle brutte sorprese che ti fanno pensare a tante cose – scriveva il brigadiere -, l’importante è non abbattersi e ricominciare tutto da capo».
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Aprile 24th, 2013 Riccardo Fucile
TEODORO AVEVA SENSE OF HUMOR: PAGO’ PER MANTENERE UN OVINO DI NOME TEODORA (IN FOTO)
Tanti ricordano la sua onestà e il senso delle istituzioni, la passione politica e il suo impegno mai
scemato nel consigli dei Municipi e in consiglio comunale.
Pochi hanno sottolineato con il dovuto rilievo l’ironia e il senso dell’umorismo di Teodoro Buontempo.
Ci ha pensato – dall’Abruzzo, sua terra natia – una coppia di studiosi che da molti anni si occupa di pastorizia tra le montagne di Anversa degli Abruzzi: «Buontempo era così capace di autoironia che un giorno, nel 2011, in omaggio al soprannome di “er Pecora” decise di adottare, su proposta di un nipote, una pecora in carne ed ossa», racconta Nunzio Marcelli, del bioagriturismo La Porta dei Parchi.
E per completare lo scherzo, il nipote suggerì di chiamare il quadrupede «Teodora».
L’animale – che oggi ha 7 anni – gode di buona salute, come le altre 850 pecore adottate con il programma «Adotta una pecora difendi la natura» (con tanto di pagina Facebook), che è stato lanciato da Marcelli e Manuela Cozzi nel 2000.
Un programma di tutela ambientale che ha guadagnato perfino le pagine del New York Times.
Il «contratto», che dura un anno ed è rinnovabile, garantisce ai genitori adottivi la fornitura di lana extravergine (o calzettoni fatti a mano), 5 chili di pecorino e 4 di ricotta, oltre naturalmente alla fotografia e «carta di identità » della bestiola.
Luca Zanini
(da “il Corriere della Sera”)
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Aprile 24th, 2013 Riccardo Fucile
TEODORO BUONTEMPO SI E’ SPENTO A 67 ANNI… DIRIGENTE DEL MSI E AN, DEPUTATO PER 5 LEGISLATURE, E’ STATO CONSIGLIERE COMUNALE A ROMA
Un politico di razza, sempre a destra, che non mollò mai.
Teodoro Buontempo, 67 anni, era nato a Carunchio, in provincia di Chieti.
Ha cominciato l’attività politica sin da giovane ad Ortona a mare, sempre in Abruzzo, dove ha diretto le organizzazioni giovanili dell’Msi.
A 22 anni si trasferisce a Roma dove partecipa alle lotte studentesche.
Dirigente della Giovane Italia, nel 1970 diventa il primo segretario del Fronte della Gioventù di Roma.
È stato deputato in cinque legislature, sempre nelle file di An e poi della Destra, nonchè per 16 anni consigliere comunale di Roma dal 1981 al 1997.
Dal dicembre 1993 al settembre 1994 ha ricoperto anche l’incarico di presidente del consiglio comunale.
Nonostante la vicinanza a Gianfranco Fini, di cui in passato fu braccio destro, il 26 luglio 2007 annuncia la sua uscita da Alleanza Nazionale e partecipa alla fondazione della Destra di cui è presidente.
Nel 2008 è stato candidato alla presidenza della provincia di Roma, di cui però poi divenne solo consigliere.
Dal 2010, invece, è stato assessore alle politiche per la casa durante la giunta Polverini alla Regione Lazio.
«La politica – disse molto tempo fa durante la presentazione di un suo libro sui 16 anni di vita politica in Campidoglio – per valere deve lasciare un segno tangibile, da consegnare alla storia».
E lui, di segni tangibili, ne ha lasciati tanti con le sue battaglie politiche.
Come quando, nell’estate del 1994 durante la giunta Rutelli, tenne un discorso di 28 ore filate in consiglio comunale durante una seduta sull’assestamento al bilancio.
«Er pecora», come era soprannominato, parlò ininterrottamente dalle 10 del venerdì alle 14:30 del giorno successivo, intervenendo su ogni singolo emendamento: quel giorno ne erano in programma 335.
«Per la voce mangio acciughe», informava i cronisti stupiti della sua maratona oratoria.
O quell’altra, nel 1993, in cui si rifiutò di lasciare l’Aula in seguito all’ennesima espulsione. Uscito dall’emiciclo si ancoro’ all’orologio a pendolo nel settore della stampa.
Nel 1991, quando era segretario provinciale dell’Msi-Dn, aiutato da altri missini stacco’ nottetempo la targa stradale di Palmiro Togliatti a Cinecittà , sostituendola con una con su scritto «viale vittime del comunismo».
Da deputato, nel 1995 conquistò il maggior numero di giorni di sospensione dall’attività parlamentare, quindici, per aver occupato l’emiciclo.
Nel 2008, insieme a Daniela Santanchè, si fece chiudere dentro per protestare con Prodi dopo le dimissioni di Mastella da ministro della Giustizia.
Per fare politica, ricordava, «venni a Roma e vivevo in una 500».
La politica vera, quella di base, tra la gente e nelle sezioni.
Buontempo per questo era stimato da tutti, camerati o compagni, amici o detrattori. Era considerato un «pezzo» di politica romana, un pezzo di valore, che coniugava passione e onestà .
Un politico d’altri tempi.
(da “La Stampa“)
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Aprile 23rd, 2013 Riccardo Fucile
ANCHE GIORGIA MELONI APRE A UNA COLLABORAZIONE CON RENZI: “LA NOSTRA E’ UNA GENERAZIONE POST-IDEOLOGICA”…”RENZI DICE COSE INTERESSANTI”: QUALI NON CI E’ DATO SAPERLO
Se Matteo Renzi diventasse premier – come viene sempre più insistentemente ipotizzato -, una collaborazione quantomeno «anomala» potrebbe essergli garantita anche da Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia e già alla guida dei giovani di An e del Pdl.
È stata lei stessa, ministro del governo Berlusconi, a spiegarlo ai microfoni di Pierluigi Diaco a «Onorevole Dj», su Rtl102.5.
«Se fosse eletto come esponente di una maggioranza di centro-sinistra presumibilmente non parteciperei al suo governo, perchè io sono una persona di centro-destra – precisa l’esponente ex An – ma questo non vuol dire ciò che abbiamo visto fino ad oggi in politica. Secondo me quello che può fare di diverso una nuova generazione è anche saper dialogare in un altro modo. Non siamo più la generazione ideologica o post ideologica del “ti devo odiare se la pensi in maniera diversa da me perchè sei un mostro”, noi possiamo essere quella generazione che, pur rappresentando visioni diverse del mondo, poi cerca comunque un terreno sul quale mettere gli interessi del popolo italiano prima del bisogno di dividersi per lucrare consenso».
E ancora: «Non potrei mai andare al governo con lui, ma potrei fare un patto generazionale con lui».
«SCELTA CORAGGIOSA»
Nell’intervista, andata in onda in mattinata, Giorgia Meloni sottolinea che «proporre Renzi premier sarebbe una scelta molto coraggiosa per la direzione del Pd, perchè sappiamo che Matteo Renzi all’interno del Pd è molto amato ma anche abbastanza osteggiato per il suo coraggio, perchè è una persona abituata a dire quello che pensa. Sicuramente sarebbe un bel segnale da parte del centro-sinistra raccogliere quella domanda di rinnovamento, di ricambio, che arriva dagli italiani e che la politica stenta a raccogliere”.
«DIMOSTRIAMO DI ESSERE MIGLIORI»
«Io credo che noi siamo in un tempo nel quale la nostra generazione deve dimostrare che è meglio delle precedenti – dice ancora l’ex ministro -. Può essere migliore delle precedenti nella sua capacità di parlare, di dialogare, di trovare un terreno comune di soluzioni ai problemi su cui la gente si aspetta un impegno comune. Noi non abbiamo il problema che hanno avuto le passate generazioni che, se stavi dall’altra parte della barricata, dovevi essere un mostro. Per me Matteo Renzi non è un mostro: è una persona che dice cose interessanti che, in alcuni casi condivido, in altri no. Ma su alcune cose che dice Renzi sono pronta a collaborare».
Il commento del nostro direttore
Un caro amico, commentando tempo fa un intervento pubblico di un notabile di partito, un giorno mi disse: “Non ha detto nulla, ma l’ha detto bene”.
L’eloquio facile è una dote che in politica ha sempre pagato, come quello di cambiare discorso a secondo della platea che ti trovi davanti: dichiararsi liberisti di fronte agli imprenditori, per lo Stato sociale di fronte agli operai, sensibili alla terza età dinanzi ai pensionati, rockettari se parli ai giovani.
Chi la chiama “diversificazione programmatica”, chi presa per fondelli, ma il prodotto non cambia: sempre un Matteo Renzi ti ritrovi davanti.
Che si faccia ritrarre in bici o con la De Filippi, ammiccante o con la bocca aperta da ebete, scattante o sornione, versione sindaco o premier, rimane sempre un omogeneizzato scremato: nato dal nulla e che rappresenta il nulla ( e pure pessimo amministratore, vista la condanna della Corte dei Conti).
Apparterrà anche alla “generazione post-ideologica” come ricorda (e nella quale si identifica) la Meloni, ma non è necessaria tale nobilitazione di termini per definire quelli che una volta si chiamavano semplicementi “fighetti”.
Renzi viene dai giovani Dc, è entrato per caso nel Pd (causa fusione coi popolari), è stato eletto per caso sindaco di Firenze (scelta di ripiego dopo solite lite tra maggiorenti) e ha una caratteristica che ha ben ricordato Marini: ha un’ambizione sfrenata.
Ha cavalcato meglio della Meloni il tema “rottamazione” e “ricambio generazionale”, ha curato solo la sua immagine di “piacione” rincorrendo ogni telecamera, ha sparato a zero sulla “croce rossa” cui le correnti hanno ridotto il Pd, adottando in parte i metodi di comunicazione del leader del Pdl.
Ma almeno Berlusconi qualche proposta concreta (giusta o sbagliata che sia) ogni tanto la fa, Renzi è lo Zanichelli della banalità , del vuoto a rendere, dei luoghi comuni.
Al netto della bandiera del “fatevi da parte, io sono giovane”, non c’è un concetto o una sua proposta che gli italiani abbiano memorizzato, solo riciclaggio di concetti altrui e spesso poco di sinistra.
Non credo sia rilevante che uno “dica quello che pensa” (come cita la Meloni) se quello che dice sono cazzate.
Tanto che la stessa Meloni non ricorda quali idee di Renzi sarebbero “interessanti”.
Forse la “sorella d’Italia” dovrebbe più pensare a “innovare” all’interno del suo gruppo d’appoggio a Silvio: capisco che sia passata (come da tempo anche per Alemanno) la fase della “destra identitaria” dei convegni estivi, ma una destra moderna forse dovrebbe cercare di non affettare mortadelle in piazza Montecitorio o fare da ruota (sgonfia) di scorta altrui.
Mai sentito parlare di visione del mondo e di idee da contrapporre al vuoto pneumatico della sinistra?
O preferiamo “giovani per età anagrafica” ma senza idee a “cervelli pensanti senza confini generazionali”?
Che una destra si riduca a coccolare un bamboccione non è un destino: è solo ammettere la propria sconfitta.
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Aprile 23rd, 2013 Riccardo Fucile
CHI HA AVUTO LA FORTUNA DI CONOSCERLO NON PUO’ DIMENTICARE UNA VITA DEDICATA ALLA SUA COMUNITA’ POLITICA E A RAPPRESENTARE I CETI PIU’ POVERI
Versa in gravi condizioni di salute Teodoro Buontempo, storico esponente dell’Msi, poi di An e ora
presidente de La Destra, originario di Carunchio, provincia di Chieti.
Teodoro sta affrontando in queste ore la sua ultima battaglia terrena, circondato dall’affetto dei suoi familiari e della comunita’ politica che ha servito nella sua vita.
Ha al suo fianco la moglie Marina e i figli Maria, Gianni e Michele.
Buontempo ha 67 anni: nel 1970 diventa il primo segretario del Fronte della Gioventù di Roma, dopo essere già stato dirigente della Giovane Italia.
Nel 1981 viene eletto consigliere comunale di Roma, venendo puntualmente rieletto sino al 1997.
Malgrado gli vengano contestati comportamenti intemperanti, la sua popolarità è molto forte e varca i confini della città .
Nel 1992 è eletto alla Camera dei deputati nelle liste del Movimento sociale italiano-Destra nazionale.
Nel 1994 è rieletto alla Camera, nelle liste di Alleanza nazionale nelle quali, nel frattempo, era confluito l’MSI-DN.
Nel 2001 e nel 2006 è di nuovo deputato con il ruolo di vice capogruppo di Alleanza Nazionale alla Camera ed assume la carica di segretario dell’Ufficio di presidenza della Camera dei deputati, con i presidenti Casini, (governo Berlusconi) e Bertinotti (Governo Prodi).
Il 26 luglio 2007 Teodoro Buontempo aderisce al movimento La Destra nel quale riveste il ruolo di presidente della nuova formazione.
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