Aprile 11th, 2015 Riccardo Fucile
LA TRAGEDIA DI MILANO E IL SOLITO INDECOROSO GIOCO DELLE PARTI, TRA FINZIONI E DIVISIONI… EMERGE SOLO L’INCAPACITA’ DI SENTIRSI FIGLI DI UNA STESSA PATRIA
Ci sono eventi dei quali è davvero difficile “parlare”. Quando si verificano ti attanaglia un
profondissimo senso di vuoto. Nei film certe cose succedono sistematicamente. Dovresti essere quasi abituato “alla follia”, singola e collettiva. Eppure, quando dalla fiction si passa alla tragica realtà , cambia radicalmente tutto. Quello che è successo nelle aule di giustizia del Tribunale di Milano, con morti che non ci dovevano assolutamente essere e che nessun “ragionamento” potrà mai spiegare, lascia davvero un profondissimo senso di vuoto.
Ancor di più lo trasmette l’indegna pantomima della pseudo-dialettica consumata tra fazioni, esponenti “di settore” e soliti, “finti eroi”.
In certi casi, il dolore, il senso di sgomento, la stessa, legittima rabbia, dovrebbero abbattere barriere e confini.
Dovrebbero essere così travolgenti da spingerci tutti “gli uni verso gli altri”, e invece… E’ vero che la mente umana è un mondo ricco di milioni di sfumature. Crea, scompone, rielabora e ricompone. Gli scienziati la studiano da sempre.
Ma questa è solo una premessa, perchè ciò che davvero rileva, anzi, l’unico dato davvero rilevante, non è certo la complessità della mente umana, la sua struttura o il suo specifico funzionamento, ma quella variegata e multiforme articolazione delle dinamiche dei gruppi, “l’un contro l’altro armato”… Magistrati contro Avvocati. Classe “togata” in genere contro i politici. Politici contro tutti. Popolo assopito, incredulo, tradito.
Davvero non si riesce più a provare – nemmeno per “un attimo” – il senso dell’appartenenza alla stessa storia?
Davvero nemmeno una tragedia è capace di unirci e farci sentire figli della stessa Patria?
Davvero nemmeno le assurdità riescono a scaldare i cuori facendoli battere all’unisono?
A quanto pare, la risposta è tristemente no. Il nostro è un “sistema/Paese” tristemente e “follemente” alla deriva.
Quanto successo a Milano, è sì il tragico gesto di una persona che ha perso progressivamente il senno (anche se certe cose è sempre meglio che le stabiliscano gli esperti nell’iter giudiziario che sarà !), ma esplicita e rinforza l’immagine decadente di un Paese che “quasi, quasi”, davvero “non c’è più”
Non è ammissibile che all’ingresso di un Pubblico Ufficio, anzichè le Forze dell’Ordine o delle Guardie Giurate (i quanto tali, armate), vi siano dei semplici vigilantes/portieri.
E’ vero che la divisa, di per sè, può essere un potenziale deterrente ma l’esperienza insegna che la stessa, “da sola”, soprattutto in certi casi, non risolve e non lo farà mai. Comunque la si voglia “leggere” o vedere, nelle valutazioni preliminari sul tipo di strumento preventivo da adottare nello specifico caso, certe leggerezze sono davvero inammissibili.
Il mercato delle “security preventiva” – anche per ciò che concerne le aziende eroganti servizi di portierato – è ricco di aziende di qualità , ma la qualità , l’efficienza e l’efficacia non si misurano soltanto dall’addestramento.
Esse vanno strettamente commisurate e valutate anche sulla scorta delle specifiche esigenze da soddisfare. Altrimenti detto, i siti “sensibili” vanno tutelati come si deve: farlo a mezzo di semplici vigilantes/portieri è colpa parecchio grave.
Ma questo nel “mondo dei sogni”, purtroppo, perchè quando la situazione diventa così drammatica da dover operare tagli in tutte le direzioni, la qualità , l’efficienza e la stessa efficacia delle decisioni assunte se ne vanno chiaramente “a quel Paese”.
E il dramma è totale, ampio, senza nessuna sorta di confine. Sanità , Istruzione, Pubblica Amministrazione. Difesa del territorio. Non si salva nulla.
In ogni caso, al di là di questo — che già “dice” comunque “tutto” su quel che resta della nostra Italica sostanza — la cosa che rende ancora più profondo il senso della sconfitta, è quella recita, quel gioco delle parti, quella sistematica contrapposizione “sistemica”, sempre più ampia e sempre più tracotantemente dirompente, alla quale non si riesce proprio più a contrapporre la ben che minima barriera, nemmeno il dolore collettivo.
Non bisogna essere un sociologo o uno “scienziato” sopraffino per avere contezza del fatto che il “sistema”, da un lato ci vuole “speculari” e funzionali a sè stesso, dall’altro ci vuole divisi, disuniti e contrapposti.
E’ proprio quel “gioco” che asseconda gli orticelli, le clientele, le fazioni e finanche le assurdità d’area.
Dire “basta”, gridarlo forte, non contro l’Europa, ma contro chi sta continuando a giocare sulla nostra “pelle”, con la nostra vita e coi nostri stessi sogni, dovrebbe unirci e renderci appassionatamente e “dannatamente” consapevoli, e invece…
Oggi è “solo rumore”.
Un “rumore” continuo, che frastorna, disorienta e confonde.
Un “gioco” nel “gioco”. Una iattura nella iattura.
Una “sistemica” e ignobile menzogna quotidianamente consumata nella persistente e inaccettabile finzione di un Popolo che, a ben vedere, proprio non c’è più…
Salvatore Castello
Right BLU- La Destra Liberale
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Aprile 6th, 2015 Riccardo Fucile
SOCIAL TRA SFOGATOIO ED EGOCENTRISMO DI MASSA… E’ DIVENTATA LA PATRIA DELLA DESTRA DEI PIAGNONI
Mi chiedo sempre più spesso se i “social”, se “le piazze virtuali”, siano davvero un possibile punto
di ritrovo e di comunicazione, anche di qualità , o non siano, piuttosto, un mero “sfogatorio” o una sorta di “ribalta” per un diffuso egocentrismo di massa.
Nella società della moderna comunicazione, certi strumenti dovrebbero essere fondamentali per “arrivare in ogni dove”.
Anzi, una “massa critica”, una collettiva “coscienza pulsante”, dovrebbero trovare un canale preferenziale anche in “siti del genere”, perchè puoi raggiungere tutti “fisicamente parlando”.
Ma questo nel mondo dei sogni, evidentemente, perchè se l’iper-attivismo diventa motivo di “noia” o, per meglio dire, una “rottura di scatole”, fino al punto da disattivare “le notifiche” ovvero togliere “i like” alle pagine che cercando di “fare”, allora davvero siamo ben oltre il mondo dei disillusi e di quelli che se ne fregano. Siamo molto più semplicemente – ma non per questo non meno devastantemente – nel “regno degli indifferenti”, di quelli che si lagnano e basta, di quelli che si lasciano vivere, senza darsi un senso e senza darlo nemmeno a ciò che li circonda.
Chi ci crede va ovviamente avanti. Ci mette passione e investe pure.
Già perchè se vuoi fare, devi far fronte anche ai costi promozionali essendo di palmare evidenza che “se aspetti la solidarietà “, il sostegno o l’appoggio – a mezzo dei “mi piace” o della “condivisione” dei post – da parte dei fantomatici, pseudo-compagni d’area, “stai fresco”.
Il potenziale successo di un’idea costa “lacrime e sangue”, ivi compresi quei maglioni che non ti comprerai mai e quelle scarpe che comprerai forse un giorno, perchè quando ci si batte, fosse anche “nel piccolo”, certe rinunce sono necessarie.
E quando lo fai, lo fai per amore delle cose nelle quali credi, per conservarti ribelle e per dimostrare coi fatti che ci credi e che non smetterai mai di farlo.
La nostra area – e parlo chiaramente dell’area di destra – è un vero “letamaio”: indifferenza e menefreghismo a frotte.
Ma questo solo se pongo la mente agli “speudo-tecnici”, perchè se rivolgo l’attenzione alla “gente comune”, quella gente che è esattamente come me, il desiderio di testimonianza e di “battaglia autentica”, lo ritrovi tutto.
Ed è per quella gente che si va avanti.
Un solo uomo non potrà mai cambiare il mondo.
La speranza crescente, si…
Salvatore Castello
Right BLU – La Destra Liberale
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Aprile 3rd, 2015 Riccardo Fucile
SE SONO DAVVERO “DIVERSI” NON POSSONO ACCETTARE SOLDI DA CHI HA RAPPORTI CON LA CAMORRA
Le carte dell’inchiesta di Napoli rivelano due fatti.
1) La coop rossa Cpl Concordia finanziava partiti e politici di ogni colore, da Renzi (e questa è una novità ) alla fondazione di D’Alema, giù giù fino a FdI.
2) I manager della stessa coop non disdegnavano rapporti indiretti con i clan della camorra tramite imprenditori amici.
Fino a prova contraria, nessun politico era a conoscenza di queste liaisons dangereuses quando ha ricevuto i finanziamenti, peraltro regolari anche se non trasparenti grazie alla legge italiana, fatta apposta per agevolare condotte opache.
Ora però quei rapporti emergono da numerosi verbali e i politici non possono attendere l’esito dei processi (tra chissà quanti anni) per decidere che fare dei soldi: li devono restituire oggi stesso alla coop Cpl.
I suoi vertici, ora arrestati, hanno donato solo 40 euro per la lotta alla sclerosi multipla e ben 6o mila euro alla Fondazione di D’Alema che secondo il responsabile relazioni istituzionali della Cpl è uno che “mette le mani nella merda”.
D’Alema e gli altri dovrebbero dimostrare che sono diversi e non vogliono avere a che fare con questo schifo restituendo i soldi alla Cpl per vere iniziative di liberalità . Renzi dovrebbe essere il primo a farlo perchè è “recidivo”: due mesi fa ilFatto lo invitò a restituire i soldi ricevuti dalla coop rosso-nera 29 Giugno di Salvatore Buzzi, arrestato per Mafia Capitale.
Stiamo ancora aspettando.
Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 2nd, 2015 Riccardo Fucile
EX AN, EX PDL, EX NCD, ORA” BARBARA SALTAFOSSI” E’ APPRODATA “COERENTEMENTE” DA SALVINI
Pubblichiamo l’intervista rilasciata da Barbara Saltamartini a “il Tempo” in
data 28 luglio 2014, appena otto mesi fa. Potete constatare cosa diceva della Lega di Salvini, partito a cui ha aderito ieri con squilli di fanfare.
Barbara Saltamartini, portavoce nazionale del Nuovo Centrodestra, si gode l’unità ritrovata sabato dal partito e piazza i paletti per il rilancio del dialogo con Forza Italia: «La Lega di oggi è su posizioni antieuropeiste e lucra sugli immigrati per qualche voto in più: il futuro del centrodestra, invece, va costruito sulla responsabilità ».
Onorevole Saltamartini, Ncd è tornata compatta o è solo una tregua di facciata?
«Ncd è unita sulla linea indicata da Alfano. Una linea chiara, che non lascia spazio ad ambiguità : costruire un altro centrodestra, non un centro, con tutte le forze popolari-riformiste che guardano al bene del Paese e poi agli interessi di parte».
Per alcuni la condizione sine qua non per il dialogo è il passo indietro di Berlusconi.
«Il tema della leadership è sicuramente importante e sono fermamente convinta che lo strumento migliore sia quello delle primarie di coalizione affinchè siano i cittadini a scegliere. Ma accanto a questo c’è la necessità di individuare il progetto e capire chi può rappresentarlo. Per noi il punto centrale è capire se FI vuole continuare sulla linea, perdente, dello scorso autunno cedendo agli estremismi, o se crede alla linea della responsabilità e credibilità che ha scelto Ncd. E se Berlusconi vuole contribuire alla costruzione di un altro centrodestra, perchè il vecchio non esiste più. E io rivendico, a 41 anni, il dovere di una generazione di prendere con orgoglio in mano il destino di questa aggregazione e guardare finalmente al futuro».
In teoria ci sono mille giorni di tempo. Credete davvero che il governo duri tanto?
«La durata è quella indicata da Renzi per portare a termine le riforme. Che poi sono il motivo per cui noi siamo in maggioranza: dare il via libera a una grande stagione di riforme per far ripartire l’Italia. Peraltro, il nostro apporto è decisivo, come dimostra il voto al senato sul dl competitività ».
Non è che Alfano, col richiamo all’articolo 18, pensa già alla campagna elettorale?
«No, risponde alla necessità di rimarcare sempre di più la nostra identità nel governo. Che si basa sui quattro punti tracciati sabato: choc fiscale, superamento del tabù articolo 18, burocrazia zero e riforma della giustizia. Su questi temi vogliamo essere la spina nel fianco del governo».
Come terminerà la partita delle riforme istituzionali?
«Non è dirimente che vengano approvate ad agosto o settembre. L’importante è che si facciano, perchè gli italiani col voto alle Europee ci hanno chiesto un segnale di cambiamento. Spero che gli esponenti di Pd e FI che hanno espresso perplessità non usino il voto segreto per bloccare il processo».
(da “il Tempo”)
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Marzo 23rd, 2015 Riccardo Fucile
CRONACHE NAPOLETANE: TRA APPUNTAMENTI MANCATI E SALDI DI STAGIONE
Lo scorso dicembre, dopo una delusione parecchio cocente, fui invitato da un amico a ‪PiazzaBellini‬
per incontrare alcuni esponenti di quel che rimaneva di una certa ‪destracampana‬ e di alcuni giovani pseudo-rampanti.
L’idea era quella di ragionare – insieme – su un’ipotesi programmatica ed operativa sul territorio che potesse essere foriera di una nuova, auspicabile “storia” (una storia di ‪‎destra‬, ovviamente).
Quel giorno, però, con la scusa “ufficiale” della pioggia battente, non si presentò proprio nessuno, salvo un medico di indiscutibile valore professionale che, comunque, non ebbi modo di salutare (pare che fosse in zona, seduto in un caffè, ma non avendolo mai visto prima e non avendo il suo recapito telefonico, non ebbi modo di interagire con lui).
Quello che è successo dopo ha dato comunque un senso “al tutto”…
Altro che nuova storia da provare a scrivere: quasi tutti quegli “attori” sono attualmente impegnati nel sostenere il PD alle prossime “regionali” in Campania.
Il che è tristemente coerente, sia con chi è abituato a vendersi pur di avere un briciolo di potere, sia con chi sostiene l’indecente “motto” a tenore del quale basterebbe avere “uno di loro” nelle Istituzioni per avere un senso: le idee ed i “colori” sarebbero solo dei meri orpelli.
Insomma, tra venduti e pseudo-sofisticati scribacchini da salotto, anche quel poco che rimaneva è stato definitivamente annientato e dilaniato, svenduto al miglior offerente, in un caso, e alle ragioni del nulla, nell’altro…
Non smetterò mai di avere passione per la politica, ma lo farò sempre e soltanto a modo mio, da scugnizzo irriverente, idealista, imperituramente indisponibile ai compromessi perchè, almeno per quanto mi riguarda, vendersi al miglior offerente non sarà mai cosa ammissibile.
Salvatore Castello
Right BLU – La Destra liberale
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Marzo 21st, 2015 Riccardo Fucile
CI HA CREDUTO, CI HA PROVATO, HA PERDUTO
Il cortile di un pronto soccorso californiano.
E un medico, appena uscito dalla sala operatoria dove ha provato invano a salvare un ragazzo ricoverato in condizioni disperate, che si appoggia al muretto con la testa china.
La foto, scattata da un collega forse coinvolto nel medesimo intervento, è l’istantanea di una sconfitta, il momento in cui ogni persona si ritrova sola con i propri fantasmi. Eppure in poche ore l’emozione catturata da questa immagine ha fatto il giro del mondo.
Deve avere toccato qualche corda viva che le dosi quotidiane di cinismo non sono ancora riuscite ad anestetizzare.
Racconta la storia drammatica e purtroppo comune di un medico che voleva risolvere un caso disperato e non c’è riuscito.
Ci ha creduto, ci ha provato, ha perduto.
Per lui quel ragazzo era uno sconosciuto. Però era lo sconosciuto che la vita gli aveva affidato, assegnandogliene la responsabilità .
La foto rubata compie il miracolo.
Cogliendo la dimensione umana in un’intimità quasi pornografica, trasforma la tragedia in riscossa.
Il dolore di questa persona dà improvvisamente un senso a tutto quello che fa. Dovrebbero farne un poster e appenderlo nelle facoltà di medicina.
Massimo Gramellini
(da “La Stampa”)
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Marzo 19th, 2015 Riccardo Fucile
A FIANCO DEL POPOLO TUNISINO
Pour ceux qui en doutaient, les pays du Maghreb ne sont pas une menace!
Ils sont confrontès aux màªmes drames et aux màªmes questionnements que notre vieille France.
Nous sommes tous dans le màªme bateau et c’est seulement ensemble que nous ferons triompher le camp qui aime, tout simplement, la vie.
Mon cÅ“ur saigne aujourd’hui, et je ne suis pas le seul, pour cette Tunisie à qui on ne semble pas pardonner ses èclatants succès dèmocratiques.
La Tunisie montre la voie depuis des annèes, de ce que doit àªtre une renaissance dèmocratique dans un pays arabe moderne.
Manifestement, les fanatiques veulent faire payer dans le sang tout rayon d’espoir.
Je n’ai pas encore lu cette phrase aujourd’hui, mais je n’en ai pas d’autre en tàªte.
JE SUIS TUNISIEN.
Joann Sfar
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Marzo 18th, 2015 Riccardo Fucile
IL RICORDO DELLA MOGLIE DEL MARESCIALLO MARASCO
E poi, e ancora, e per fortuna, ci sono quelli come il maresciallo dei carabinieri in pensione che ha dimenticato un medicinale in farmacia.
Mentre rientra a prenderlo, si imbatte in un bandito che sta scappando con la cassa. Letteralmente. L’ha appena sradicata con un coltello da macellaio.
Il maresciallo in pensione monta in macchina e si mette all’inseguimento.
Fossimo dentro un romanzo, potremmo immaginare che l’adrenalina gli scateni nella mente una serie di associazioni e di ricordi.
La missione in Iraq, l’agguato terrorista, gli spari, il ragazzo di vent’anni morto tra le sue braccia, la medaglia d’argento al valore.
Ma la realtà , adesso, è quel pregiudicato a piede libero — da noi le sentenze sono solamente uno stato d’animo — che corre davanti a lui con la cassa della farmacia in una mano e un coltellaccio nell’altra.
Anche il maresciallo in pensione ha le mani occupate.
La sinistra per guidare e la destra per digitare sul telefonino il 112.
E’ quando completa il rapporto ai suoi ex commilitoni che avverte la fitta al cuore.
Il telefonino gli cade in grembo, la testa sul volante.
Si chiamava Luigi Marasco e viveva a Oviglio, in provincia di Alessandria.
Il bandito è stato arrestato dai carabinieri grazie alle sue indicazioni.
Un eroe? Un uomo, di sicuro.
Mestiere eroico, specie in questo tempo da Lupi.
Più di tutte le altre parole del mondo si è meritato quelle di sua moglie: «Sei stato un grande. Ti amerò fino a raggiungerti».
Massimo Gramellini
(da “La Stampa”)
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Marzo 15th, 2015 Riccardo Fucile
IL FRATELLO: “L’ASSASSINO POTEVA ESSERE ITALIANO, OLANDESE O AMERICANO, CHIEDIAMO GIUSTIZIA NON VENDETTA”
Per ritrovare un po’ d’umanità , dopo quanto è successo giovedì notte, bisogna salire questa rampa di
scale, in via Irma Bandiera 24, Villaggio Matteotti, primo piano, suonare alla porta di Valter Raggi, 59 anni, il padre di David, e fermarsi semplicemente ad ascoltare le sue parole, mentre in casa la tv è accesa e già risuonano fortissime le polemiche politiche intorno alla tragedia assurda di suo figlio: «Il morto di Terni è figlio di Mare Nostrum – annuncia il leader della Lega, Matteo Salvini -. Noi raccoglieremo le firme dei cittadini per una class action contro Renzi e Alfano, li denunceremo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina…».
«Mio figlio non vorrebbe altra violenza”
Valter Raggi scuote la testa e spegne il televisore.
Parla col figlio Diego, il suo primogenito, l’unico figlio che gli è rimasto: «Aggiungere violenza ad altra violenza sarebbe completamente inutile e sbagliato. Mio figlio stesso, David, non lo vorrebbe – dice il signor Raggi, ex operaio delle acciaierie oggi in pensione, uomo religiosissimo -. Adesso sono preoccupato per il mio amico Mohamed, l’ambulante all’angolo, e per tutti gli altri marocchini di Terni: sono appena venuti da me in delegazione col loro rappresentante (Abderrahim Maarouf, ndr ) a farmi le condoglianze, sono spaventati, temono vendette, ma io li ho già invitati tutti al funerale di David (fissato per martedì in Duomo alle ore 15, ndr ). So che la rabbia sta montando su Facebook, girano parole di fuoco, io dico invece che adesso non dobbiamo chiuderci nell’odio, ma piuttosto tornare fuori e imparare a stare bene insieme agli altri. Noi non vogliamo vendetta, ma giustizia».
Al posto sbagliato nel momento sbagliato
David Raggi avrebbe compiuto 27 anni il 4 luglio. Giovedì sera, mentre si godeva con i suoi amici il primo annuncio di primavera, in piazzetta dell’Olmo, il destino gli ha teso l’agguato più feroce, per mano di Amine Assaoul, 29 anni, giovane marocchino ubriaco e probabilmente anche drogato, che dopo una furiosa colluttazione con due poliziotti fuori servizio ha avuto uno scatto verso di lui («Tu che cosa hai da guardare?») e con un collo di bottiglia gli ha reciso la carotide, fuori dal pub «People». Amine Assaoul era sbarcato a ottobre scorso a Lampedusa, dopo che era stato già espulso a maggio dall’Italia per i suoi tanti reati tra Fermo – dove aveva picchiato e rapinato un sacerdote – e Terni, dove vive ancora sua madre, Fatiha, che lavora come badante.
Ma Assaoul non era un clandestino. Quando l’hanno arrestato, aveva in tasca un permesso temporaneo di soggiorno: era in attesa, infatti, della decisione finale dello Stato italiano sul ricorso da lui presentato contro il rigetto della domanda per ottenere lo status di «rifugiato politico».
Comportamenti violenti
Smaltita la sbornia, sabato l’uomo ha subito nominato il suo avvocato di fiducia, Giorgio Panebianco, che lo è andato a trovare in carcere.
Nelle ultime settimane aveva già seminato il terrore nella discoteca «Stardust» e nella pizzeria «Lo Strabacco» e aveva cacciato di casa («Un giorno di questi t’ammazzo») pure il secondo marito di sua madre, Omar.
David Raggi, invece, studiava Biotecnologie farmaceutiche e faceva l’infermiere volontario sulle ambulanze del 118. Giovedì sera ha capito lui stesso che non c’era scampo e così è morto tra le braccia dei suoi amici, raccomandandosi solo di portare un saluto ai genitori e a suo fratello («Dite loro che gli voglio bene»).
Il fratello: «Non siamo razzisti»
Anche Diego lavora per la grande acciaieria, ma in passato ha fatto pure il buttafuori e il pugile: «Io non sono mai stato troppo bravo a porgere l’altra guancia – confessa -. E infatti ora dico che chi ha ucciso mio fratello non dovrà più uscire dal carcere. Perchè se esce, allora sì che m’arrabbio. Noi non siamo razzisti, l’assassino poteva essere italiano, olandese, americano. L’importante è che ci sia giustizia».
Anche la mamma di Diego e David, la signora Bruna, si dà da fare come volontaria, all’Actil, una cooperativa che aiuta disabili fisici e psichici.
È una famiglia così, la loro.
Una famiglia che ha ancora dei valori.
Ai funerali, martedì, metteranno una cassetta per le offerte fuori dalla chiesa. Il ricavato andrà in beneficenza.
Fabrizio Caccia
(da “il Corriere della Sera”)
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