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MORTA ANNA, LA MADRE DEI FRATELLI MATTEI

Luglio 4th, 2013 Riccardo Fucile

DAL 16 APRILE 1973 UNA VITA TRASCORSA A CHIEDERE GIUSTIZIA PER I FIGLI VIRGILIO E STEFANO

Nella serata di martedì è morta a Roma, all’età  di 82 anni, Anna Mattei, la madre di Virgilio e Stefano, arsi vivi nel rogo di Primavalle il 16 aprile del 1973: avevano rispettivamente 8 e 22 anni.
I due fratelli, figli del segretario di una sezione del Msi, fecero una morte orribile, tra le fiamme del rogo appiccato da tre componenti di Potere Operaio (che, sia pure condannati in secondo grado per omicidio preterintenzionale, ottennero i benefici della prescrizione anche grazie a un periodo di latitanza in Sudamerica).
IL ROGO
Le fiamme divamparono, appiccate dalla benzina gettata dai tre, sotto la porta dell’appartamento abitato dalla famiglia composta da Mario Mattei, dalla moglie Annamaria e dai figli, al terzo piano delle case popolari di via Bernardo da Bibbiena, quartiere Primavalle.
Mattei era allora il segretario della sezione «Giarabub» del Movimento sociale italiano, in via Svampa.
Un’enclave nera in un quartiere tradizionalmente rosso.
L’incendio distrusse rapidamente l’intero appartamento.
La madre Annamaria e i due figli più piccoli, Antonella di 9 anni e Giampaolo di soli 3 anni, riuscirono a fuggire dalla porta principale.
MILITANTI MISSINI
Altre due figlie si salvarono: Lucia, di 15 anni, aiutata dal padre Mario si calò nel balconcino del secondo piano e da lì si buttò, presa al volo ancora dal padre.
Silvia, 19 anni, si gettò dalla veranda della cucina e riportò incredibilmente solo qualche frattura.
Due dei figli, Virgilio di 22 anni, militante missino nel corpo dei Volontari Nazionali, e il fratellino Stefano di 8 anni morirono carbonizzati, non riuscendo a gettarsi dalla finestra.
Il dramma avvenne davanti a una folla che si era raccolta nei pressi dell’abitazione, e assistette alla terribile morte di Virgilio, rimasto appoggiato al davanzale, e di Stefano, scivolato all’interno dell’abitazione in fiamme dopo che il fratello maggiore che lo teneva con sè perse le forze.
I FUNERALI
I funerali di Anna Mattei saranno celebrati venerdì 5 luglio, alle ore 10.00 presso la chiesa di Santa Croce in via Guido Reni, nel quartiere Flaminio.
Il sindaco Ignazio Marino ha appreso «con dolore della morte di Anna Mattei, una donna che ha sofferto molto nella sua vita e che è stata vittima, insieme alla sua famiglia, di una stagione molto difficile della storia italiana che ha segnato profondamente anche la vita politica e sociale di Roma. Alla famiglia – ha concluso il primo cittadino – vanno le più sentite condoglianze della capitale».

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AMERICHE E ITALIA: DONNE A CONFRONTO

Luglio 2nd, 2013 Riccardo Fucile

DILMA, CRISTINA, MICHELLE, CAMILA: UN PASSATO DI LOTTE PAGATE CON CARCERE E TORTURE… MENTRE LE GRANDI DONNE D’AMERICA CHIEDONO ALLA MAGISTRATURA DI RIPULIRE I PROPRI PAESI DALLA CORRUZIONE, IN ITALIA C’E’ CHI CHIEDE AL PAESE DI LIBERARSI DELLA MAGISTRATURA

Quattro signore governano o si preparano a governare le democrazie che fanno la storia delle Americhe: Dilma Rousseff presidente del Brasile, Cristina Kirchner, Argentina, mentre Michelle Bachelet torna alla Moneda in Cile probabilmente al primo turno di novembre.
Signore più o meno della stessa età , 60-70 anni, in politica da mezzo secolo: non sempre rose e fiori.
Quand’era ragazza Dilma Rousseff volta le spalle alla famiglia agiata: guerrigliera contro la dittatura.
Catturata, torturata, liberata in uno scambio di prigionieri si forma nell’Avana del Che, ma ritrova la concretezza appena la vita diventa normale.
Laurea in Economia, erede politica di Lula, guida un benessere dalla crescita disuguale: ricchi sempre più ricchi anche se la sinistra al governo strappa alla povertà  30 milioni di diseredati.
Sotto i riflettori di calcio e Olimpiadi adesso chiedono la fine della corruzione e la dignità  negata.
Dilma affida ai magistrati di tagliare le mani lunghe che umiliano il Brasile. Ministri in prigione, ma la folla non si accontenta: pretende riforme strutturali.
E la presidente sta trattando.
Anche Cristina Fernandez Kirchner è sfuggita ai militari P2 che avevano espugnato la Casa Rosada.
Vent’anni dopo marito e moglie si riaffacciano mentre la democrazia precipita nel default.
È impegnata nel braccio di ferro con le grandi famiglie dell’informazione. Controllano giornali, radio, Tv, dall’impero Clarin al monopolio dell’unica cartiera del paese. Cristina vorrebbe un’informazione equilibrata: Stato, privati, Ong o associazioni culturali. I privilegiati resistono.
Da qualche mese Michelle Bachelet è tornata da New York dove dirigeva il dipartimento donne delle Nazioni Unite.
Il passato è un lungo dolore. Torturata assieme alla madre, il padre non esce vivo dalle segrete di Pinochet.
Espulsa dal Cile, si laurea in Medicina a Berlino Est. Simpatica, socialmente impegnata nella quotidianità , sentimentalmente disponibile ad amori che non nasconde.
Nel 2005 eredita dal presidente Lagos la poltrona della Moneda; adesso ricomincia allargando il centrosinistra (sfinito da una democrazia cristiana alla deriva) al radicalismo dei movimenti studenteschi.
Agitano le strade per pretendere scuole gratuite e un sistema sanitario accessibile ad ogni cittadino.
Movimenti guidati da un bella ragazza cresciuta in una famiglia comunista: Camila Vallejo.
Dogmatica e radicale, fino qualche mese fa respingeva la candidatura Bachelet e all’improvviso non solo l’abbraccia ma ne diventa la bandiera: “Cambieremo il paese”, i sondaggi volano.
Più tranquille le proiezioni italiane.
L’impegno di Laura Boldrini ed Emma Bonino, buonsenso della Serracchiani, ambizioni di Daniela Santanchè guida spirituale delle spreafiche berlusconiane.
Non si capisce come mai la signora Garnero (“già  coniugata Santanchè” ) vent’anni dopo il divorzio ancora si avvolga nel cognome dell’ex marito.
Carriera senza traumi a parte l’amicizia col faccendiere Bisignani, trascorsi politici con La Russa, precipizio nella Destra di Storace.
Affari e politica sempre a braccetto: gestione della pubblicità  del Giornale di Paolo Berlusconi diretto da Sallusti, ultimo compagno.
Affari notturni nel Billionaire di Briatore e la voglia della vicepresidenza della Camera.
Se le grandi donne d’America chiedono alla magistratura di ripulire il Paese, la Santanchè chiede al paese di liberarsi della magistratura.
Possiamo capire perchè.

Maurizio Chierici

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PER UNA NUOVA, MODERNA DESTRA SENZA PADRINI E SENZA PADRONI

Giugno 30th, 2013 Riccardo Fucile

NON SERVE LA” COSA NERA” DEI COLONNELLI TROMBATI: GLI EX AN SI GODANO LA PENSIONE E NON FACCIANO PIU’ DANNI… E’ ORA CHE CHI CREDE IN UN SOGNO FACCIA SCATTARE UNA RIVOLTA IDEALE, VALORIALE E GENERAZIONALE

Una caratteristica accomuna i partecipanti alla convention leccese di quella che i media hanno definito “la cosa nera”: non sono solo tutti ex An, ma sono anche tutti trombati nelle varie competizioni elettorali.
Viene naturale una prima domanda: questa improvvisa esigenza di “ricostruire una destra” perchè non l’hanno sentita prima? Ben altra valenza avrebbe avuto il loro appello al richiamo alle armi se fosse stato lanciato dal campo di battaglia e non dalle retrovie o peggio durante la rovinosa ritirata.
Risulta facile ora pensare alla strumentalità  di una iniziativa portata avanti da colonnelli degradati sul campo a caporali di giornata e in cerca di ricollocazione lavorativa.
Se poi dovessimo prendere alla lettera il concetto espresso oggi dalla Poli Bortone per cui «non siamo qui per scegliere un leader, bisogna prima partire dalla base» verrebbe spontaneo rilevare, a giudicare dalle poche decine di persone presenti alla due giorni di convention (ovviamente abbiamo visionato i filmati)   che la base ha già  dato la sua risposta.
Perchè la “presunta” base ne ha scatole piene di essere utilizzata come taxi per portare qualcuno a destinazione e poi essere scaricata alla stregua di un bagaglio superfluo.
E poi per quale finalità  questa base dovrebbe sentirsi motivata?
Lo spiega Alemanno: “Berlusconi ha deciso di rifare Forza Italia, diversificando l’offerta, noi ex An non possiamo che prenderne atto (ovvero la subiamo) e reagire alla novità “.
Reagire come? Riacquistando autonomia e prendendone finalmente le distanze?
No, creando per necessità  un “nuovo soggetto politico nella prospettiva di un percorso comune con il centrodestra di Berlusconi”.
A rendere ancora più patetico questo tentativo di ricompattare le truppe, sono poi le divisioni su a chi spetterebbe la leadership: Crosetto, a nome di Fratelli d’Italia, ha rivendicato al suo partitino la guida della mini-coalizione dei colonnelli degradati, “disposti ad accettare aggregazioni, nulla di più”.
Se una cosa è ancora più chiara, dopo questa convention, è che solo la base variegata della destra italiana potrà  far rinascere un sogno, non certo coloro che hanno contribuito a distruggerlo.
I rottamati si godano la pensione e non creino più danni.
E i militanti di base facciano uno sforzo: non è più tempo di attese messianiche, lamenti perpetui e divisioni.
Riprendano in mano il timone e organizzino la rivolta ideale, organizzandosi città  per città : la destra italiana ha bisogno di una nuova classe dirigente, autonoma, partecipativa e valoriale.
Partendo dalle periferie, dal confronto sul web, dalla modernizzazione della destra, dall’impegno nel sociale, dalla lotta alla casta, non dall’aspirare a diventarlo.
Senza padrini e senza padroni.

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LA DESTRA STORICA SI RIUNISCE A LECCE, ALEMANNO: “SPAZIO PER UN NUOVO SOGGETTO POLITICO”

Giugno 30th, 2013 Riccardo Fucile

GLI EX AN APPIEDATI SI RITROVANO A LECCE PER DISCUTERE SUL LORO FUTURO: POLI BORTONE, NANIA, STORACE, MENIA, SELVA, ALEMANNO, URSO, CROSETTO, LANDOLFI… FRATELLI D’ITALIA DISPONIBILE SOLO AD ACCETTARE AGGREGAZIONI… LO SCARSO PUBBLICO IN SALA NON PROMETTE NULLA DI BUONO

Con il ritorno di Forza Italia, cosa faranno gli ex An? Chi resta? E chi va via?
Se da una parte Maurizio Gasparri e Altero Matteoli sembrano restare con Silvio Berlusconi in una riedizione 2.0 del suo vecchio partito, dall’altra ci sono altri nomi che si preparano a occupare quello spazio lasciato a destra dalla crisi del Pdl.
Riunita a Lecce in una convention, la destra storica getta le basi e il cantiere per una rifondazione che si legge tutta nelle parole di Gianni Alemanno.
L’ex sindaco di Roma,   chiarisce che ora, si deve prendere atto della proposta di Berlusconi “di riorganizzare il centrodestra sulla base di piu’ soggetti partitici. Siamo in una fase di transizione dalla seconda Repubblica alla terza ed e’ necessario definire nuovi modelli organizzativi e politici per rispondere in modo vincente a questi cambiamenti”.
Lo spazio che si è aperto deve essere occupato da un nuovo soggetto politico che deve partire dai valori della destra, essere “proiettato verso il futuro e ancorato nel popolarismo europeo”.
“E’ un percorso che dobbiamo fare insieme, valorizzando tutte le potenzialita’ che si sono espresse dentro e fuori il Pdl, non per dividere, ma per unire in modo nuovo il centrodestra italiano”.
Anche Francesco Storace è convinto della nascita di questa nuova compagine: ”’Nasce eccome il nuovo progetto politico di destra, ormai c’e’ una consapevolezza comune e nonostante qualche resistenza ce la faremo”.
‘Se si ricostruisce Forza Italia con quel simbolo, e rappresenta il nuovo, perche’ non dovrebbe essere lo stesso anche per una destra che conservi il simbolo di Alleanza nazionale. Si tratta di un’operazione di igiene politica”.
”Rivolgo un appello — ha aggiunto Storace — per creare una nuova formazione politica attorno ai contenuti della sovranita’ e della tradizione che guardi agli ultimi per ritrovare la destra”.
Ma a Lecce ci sono da Adriana Poli Bortone a Roberto Menia, da Gustavo Selva, a Domenico Nania e Adolfo Urso che spiega: ”Ci vuole un grande progetto inclusivo e davvero riformatore”.
Mario Landolfi, invece, lancia il prossimo appuntamento: ”Alle ultime politiche il Pdl ha perso 6 milioni di voti, sono tutte quelle persone che hanno perso i valori di riferimento della destra”.
Il ”cantiere della nuova destra” vedra’ la sua prossima tappa ad Orvieto, il 13 e il 14 Luglio

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L’ITALIA NON MERITA IL BERLUSCONISMO

Giugno 26th, 2013 Riccardo Fucile

L’ANALISI DI UN GIOVANE DI DESTRA CHE RIMANE IN ITALIA PERCHE’ HA ANCORA VOGLIA DI INSEGUIRE IL SOGNO DI UN PAESE NORMALE

Molte immagini stanno scorrendo nella mia testa, immagini dell’Italia dei furbetti di quartiere, delle macchiette, della mafia-spaghetti-pizza-mandolino.
Mi chiedo come possa essersi ridotta così la Patria di Dante, di Leonardo e di Caravaggio.
Ho nella testa l’immagine di Giuliano Ferrara che si mette il rossetto per pubblicizzare la sua iniziativa “Siamo tutti puttane” con alle spalle un ritratto di Gesù Cristo.
Vedo Ferrara agitarsi in piazza “contro il moralismo”, per difendere un individuo condannato per prostituzione minorile e mi viene in mente quel ritratto di Gesù e Sodoma e Gomorra.
Il Dio iracondo dell’ Antico Testamento avrebbe forse riservato ad Arcore la stessa fine di quelle due città .
Mi viene in mente un uomo entrato in politica solo a tutela dei propri interessi e per il suo enorme ego.
Voleva essere ricordato per opere improbabili come il Ponte sullo Stretto, passerà  alla Storia come il Premier puttaniere, il Premier che in momenti di crisi raccontava le barzellette e faceva campagna elettorale comprando Mario Balotelli, il Premier che è riuscito a farsi interdire dai pubblici uffici.
E il mondo ci guarda sconcertati.
Riccardo, nel suo blog Destra di Popolo, al quale va riconosciuta la coerenza di aver sempre lottato contro ciò che ha rappresentato questo individuo, anche quando noi non ci eravamo accorti del male che ha sempre rappresentato per il Paese (si sa, da giovani, i proclami gridati fanno colpo e se si è di Destra si vedono comunisti dappertutto), ci fa notare come in Inghilterra un politico del genere sarebbe finito.
Basta seguire attentamente la politica estera per avere conferma come in ogni Paese “normale” sarebbe stato così.
Berlusconi, dopo aver ucciso la Destra italiana, sta uccidendo l’Italia, mettendola in ridicolo davanti a tutti.
Un Capo di Governo non fa le corna nelle foto, un Capo di Governo non ne definisce un’altra “culona inchiavabile” (per quanto antipatica e deleteria sia), un Capo di Governo non fa schifare la Regina d’Inghilterra mettendosi a gridare “Mr. Obama” (forse per dargli spiegazioni sul suo concetto di abbronzatura).
Un Capo di Governo non si fa beccare con delle prostitute, sia maggiorenni (la D’Addario e chissà  quant’altre) che (soprattutto) minorenni.
Un Capo di Governo che ha a cuore il destino del suo Paese non fa leggi a suo uso e consumo, non fa proclami pericolosi contro la Magistratura.
Un Capo di Governo serio non dà  questi pessimi esempi ai giovani.
No, l’Italia, per quanto sia caduta in basso, non merita il berlusconismo.
Non merita un Ministro degli Interni che solidarizza con un condannato, non merita “L’Esercito di Silvio” e baracconate varie, non merita le Amazzoni, non merita la politica diventata avanspettacolo e cronaca rosa (lo so, ho pescato da Renato Zero, ma credo di aver reso bene l’idea).
L’Italia merita di essere in prima fila grazie al suo genio, ai suoi ricercatori costretti a scappare in altri posti per non vivere le umiliazioni che subiscono in questo paese berlusconizzato, dove un tronista è più rispettato di un biologo.
L’Italia merita di essere in prima fila grazie al made in Italy, invidiatoci in tutto il mondo, grazie alla sua cucina (non sottovalutiamola, mai), alla sua arte e ai suoi paesaggi.
Bisogna conservare tutto questo e spingerlo in alto per modernizzare il Paese.
Lo dobbiamo alla nostra dignità .
Dobbiamo tornare a sognare, dobbiamo rialzare la testa: solamente così ci libereremo di questo tumore che ci affligge da quasi vent’anni rendendo questo paese un eterno scontro tra due fazioni opposte di ultrà , rendendolo una barzelletta mondiale e , purtroppo, un bordello a cielo aperto.
Sono un giovane che vive ancora in questo Paese solamente perchè ho ancora voglia di sognare.
Aiutatemi a crederci.

Tomaso Ardi

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ALTRO CHE GRILLINI, IN SICILIA LA SORPRESA E’ ACCORINTI, IL PROF-SANTONE CHE HA CONQUISTATO MESSINA, DALL’8,2% ALLA VITTORIA

Giugno 24th, 2013 Riccardo Fucile

IL “SOGNATORE DI COSE CONCRETE” : LA BATTAGLIA DI UNA VITA CONTRO IL PROGETTO DEL PONTE DI MESSINA… IN SEI MESI HA CREATO IL SUO MOVIMENTO: “CAMBIAMO MESSINA DAL BASSO”

“Adesso sono in questo Palazzo dove qualche volta ho avuto difficoltà  pure ad entrare e sono stato spesso cacciato come un appestato”. Renato Accorinti, tra i fondatori del comitato “No Ponte”, ha vinto il ballottaggio a Messina, con il 52 per cento dei consensi.
Il superfavorito Felice Calabrò, candidato del centrosinistra, si è fermato al 48 per cento.
E’ un risultato che ha dell’incredibile per Accorinti, il “prof” di educazione fisica, il volto anni ‘ 60 del movimento “No ponte”, con quel suo aplomb da santone pacifista, candidato mancato del Movimento cinque stelle.
Lo avrebbero voluto loro ma Accorinti, uomo senza telefonino e allergico alle regole, era troppo poco “grillizzato” e così alla fine il “prof”, “un sognatore di cose concrete” come si definisce, nel giro di sei mesi ha messo su il suo movimento “Cambiamo Messina dal basso”, che al primo turno ha ottenuto un lusinghiero 8,2 per cento. Mentre i Cinque stelle avevano polverizzato il 30 per cento delle Politiche e il 14 delle Regionali racimolando poco più di 2000 voti con Maria Cristina Saija.
Messina, la città  “palude”, da sempre ostaggio di massoneria e poteri forti, alla prese con i drammi quotidiani di una cinghia sempre più stretta dalla voragine da 392 milioni di euro nel bilancio del Comune, si scopre dunque “movimentista” e soprattutto boccia il candidato forte del centrodestra, quell’Enzo Garofalo, parlamentare alla seconda legislatura, ex presidente dello Iacp e dell’Autorità  portuale che ha mancato clamorosamente il ballottaggio rimanendo dietro Accorinti di ben 4000 voti e fermandosi al 15 per cento dei consensi.
Troppo poco per una coalizione che negli ultimi anni, prima del commissariamento, ha sempre governato la città  e che ha finito per pagare anche il divorzio tra Pdl e gli ex colonnelli di An che al primo turno hanno pilotato sul loro candidato Gianfranco Scoglio il 2,9 per cento dei consensi.
Personaggi rispetto ai quali Accorinti sembra un alieno e a rimarcarlo basta qualche episodio del passato: il 25 giugno 2002 si arrampicò sul pilone di Torre Faro: per un giorno e una notte espose a circa 220 metri di altezza due striscioni contro il progetto di costruzione.
Pacifista convinto, negli anni ’70 e’ a Berlino per manifestare contro il Muro.
Nel 1979 partecipa alla carovana per il Disarmo Bruxelles-Varsavia, manifestando, nelle città  europee maggiormente militarizzate.
Dopo aver incontrato Poetto Pinna a Perugia, nel 1979 fonda, insieme a altri attivisti, il Movimento Nonviolento messinese, e nel 1981, promuove una campagna informativa in favore dei 5 referendum radicali.
Nel 1982, a Comiso, manifesta contro l’installazione della base Nato.
Nel ’91 era stato rinviato a giudizio perche’ durante lo svolgimento di una manifestazione contro l’intervento italiano nella Guerra del Golfo consigliava ai militari di disertare nel caso fossero inviati a combattere nel Golfo.
Nel ’92, a Messina, in un Tribunale colmo di studenti e concittadini solidali, la sentenza lo assolve: il fatto sussiste ma non costituisce reato.

Alessandra Ziniti
(da “La Repubblica”)

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LE VORAGINI DELLA DEMOCRAZIA ITALIANA

Giugno 20th, 2013 Riccardo Fucile

L’ILLUSIONE CHE LA QUESTIONE DEMOCRATICA SI RISOLVA TAGLIANDO IL NUMERO DEI DEPUTATI E CAMBIANDO LA FORMA DEL PARLAMENTO

La democrazia italiana sta male non solo perchè ci sono due Camere invece di una o perchè i parlamentari sono 1000 e non 500.
Ma perchè le si sono aperte dentro due immense voragini.
Una è quella che ormai separa le istituzioni rappresentative dalla cittadinanza concreta, l’altra è quella che si è creata tra il principio di maggioranza politica e il principio di competenza tecnica.
La prima scollatura ha determinato la crisi del rapporto tra i mondi vitali (interessi, speranze, volontà ) della gente qualunque e la rappresentanza collettiva che se ne ha nelle istituzioni.
L’altro vuoto, quello tra maggioranza elettorale e competenze, ha portato alle varie storture: la necessità  di governi tecnici senza vere basi politiche, l’egemonia di una amministrazione pubblica autoreferenziale, la formazione di gruppi parlamentari “per caso”.
Alla radice di questi aspetti di dissesto democratico vi è la fine del partito politico di massa: collettore di bisogni, organizzatore sociale, promotore e animatore delle conoscenze tecniche intorno a progetti di progresso comunitario.
È accaduto che, ad un certo punto, l’andamento del mondo è stato più rapido della capacità  culturale del partito politico, uscito dalla storia dell’800, di adeguarsi ai mutati orizzonti.
Rattrappito su se stesso, non ha più capito niente e si è fatto sommergere dalla società  com’era diventata.
Il suo posto è stato preso da non-partiti, i partiti “personali”.
Oppure da qualcuno che si è appropriato dell’antico marchio come bene pubblicitario utilizzabile nel mercato elettorale.
In altri casi sono nati partiti elettorali programmati per “non essere partiti”.
In un unico caso — quello del Pd — è sopravvissuta la trama di un insieme a cui con straordinario sforzo di memoria e di fiducia ancora si reggono “militanti” in attesa di parole e tempi nuovi di ritrovamento.
Se così stanno le cose, il problema italiano di più difficile soluzione non è la nuova conformazione della rappresentanza istituzionale ma la ricostruzione della vertebratura della società  rappresentata.
La validità  di progetti istituzionali si deve misurare tutta sul loro grado di compatibilità  con nuovi modi di essere e di esprimersi della comunità  di riferimento, modi che devono essere “ordinati” per avere efficacia politica.
Come “inventare”, allora, un partito capace di ristrutturare la società ?
O, il che è lo stesso: come si può ristrutturare la società  mediante l’opera di un partito?
Come un partito (“dopo” i partiti) può ora raccogliere, coordinare e riordinare le domande di una società  complicata e senza idee unificanti?
E fare in modo che esse possano rivitalizzare, seguendo una linea di bisogni e di orientamenti reali e attuali, le istituzioni rappresentative?
La Costituzione usa parole forti per definire la funzione dei partiti politici (“concorrere a determinare la politica nazionale”, articolo 49). Ma non indicagli strumenti e le procedure.
Il problema è dare sostanza a quella formula, e non basta trincerarsi dietro alternative che non dicono niente: partito “leggero”/partito “pesante”.
In un documento che sta suscitando dibattiti, Fabrizio Barca tenta una risposta, convincente.
Per dare sostanza alla formula della Costituzione occorre fare del partito politico e dei suoi “quadri” i promotori – territorio per territorio e dal territorio locale al territorio nazionale — di nuovi modi di deliberazione democratica.
Che significa? Significa che la cittadinanza del “cittadino” qualunque non può esaurirsi, di tanto in tanto, e sempre più svogliatamente, nel momento elettorale.
Essere cittadino ogni giorno vuol dire farsi carico dei problemi concreti che quotidianamente lo coinvolgono e che le istituzioni rappresentative sempre più fanno fatica a risolvere, da sole.
Dalle minute questioni di prossimità  (la scuola, la strada, il decoro urbano, la sicurezza del quartiere. ..) a quelle grandi della comunità  più larga ( l’opera pubblica interregionale, il rapporto tra fabbrica e ambiente, la bioetica, persino: come nella Francia del dèbat public. ..).
Per risolvere questioni come queste non bastano neppure i referendum.
Lavarsene le mani con un sì o un no, darla vinta, senza motivazioni, sempre e in ogni caso ad una maggioranza, può essere, semplicemente “poco democratico”.
Questioni complesse hanno bisogno di una procedura ponderata: in cui le argomentazioni pro e quelle contro si misurino in condizioni di assoluta parità .
Il conflitto programmato è sempre meglio del divorzio (dalla politica).
Le istituzioni rappresentative, locali e nazionali, tireranno le somme finali del dibattito pubblico.
Ma è importante che questo dibattito, in ogni caso, avvenga secondo procedure “vere”, fissate in leggi e regolamenti (a cui già  si dovrebbe cominciare a porre mano): che si avvalgono anche della Rete come strumento virtuale per arrivare a luoghi reali, e non come spugna assorbente e incontrollabile di ogni passaggio.
Dando impulso a questo metodo, il partito rientra, attraverso i problemi, nel tessuto sociale.
La scommessa è cercare di avvicinare, di porre su basi di legittimazione più larghe e continue, le istituzioni rappresentative.
Di far fruttare il capitale sociale di cui l’Italia è già  così ricca (i volontari, le associazioni, i “saperi”) e di collegarlo al rarissimo capitale politico esistente.
Di diminuire i forti “costi di intermediazione” e di una burocrazia pubblica che spesso risponde solo a se stessa.
Un partito che si proponesse questa molecolare opera di rianimazione politica e culturale avrebbe già , di per sè, quel che si chiama un “programma”.
E anche un modo di essere.

Andrea Manzella

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LA PROTESTA IMMOBILE CONTRO LA REPRESSIONE DEL PREMIER ERDOGAN.

Giugno 19th, 2013 Riccardo Fucile

SIAMO TUTTI “DURAN ADAM”: GIOVANI TURCHI CHE RESTANO IN PIEDI

È un inno alla resistenza, alla forza delle idee, al confronto pacifico, all’essenza del significato di cittadinanza.
Contro la forza bruta di Erdogan e l’arroganza del suo inner circle, mostrato con la repressione fisica e l’arresto di almeno cinquecento cittadini che volevano evitare la distruzione di Gezi park e della democrazia turca, il coreografo turco Erdem Gunduz ha realizzato una performance inedita quanto potente: “Duran Adam”, l’uomo che sta in piedi.
In silenzio, immobile, Gunduz ha fissato per quasi 8 ore l’enorme stendardo con il volto di Kemal Ataturk appeso alla facciata del palazzo dell’Opera, che costituisce di fatto un lato di piazza Taksim.
All’inizio nessuno ci aveva fatto caso: perchè fare caso a un giovane uomo, vestito come un cittadino qualunque, con una specie di ventiquattr’ore, che si ferma in mezzo alla piazza e fissa gli occhi trasparenti del padre della Turchia moderna, in teoria laica e democratica?
Ma dopo che la polizia ha messo le manette a circa 500 persone che “hanno sostenuto i terroristi di Gezi”- come hanno spiegato sui media di regime, praticamente tutti, i vari vice premier, governatori e il portavoce del partito islamico Akp, di cui il premier turco Erdogan è leader indiscusso— molti turchi liberi hanno capito che la protesta immobile e silenziosa di Gunduz rappresentava meglio di qualsiasi altra la loro attuale situazione sotto l’aspetto razionale quanto emotivo.
Nonchè una forma inedita di protesta.
Zittito, arrestato, piegato ma non di certo sconfitto, il popolo di Occupygezi non si rinchiude dunque in salotto, anche se il governo ha dato il via a una vera e propria caccia alle streghe nei confronti dei militanti dei partiti laici, dei medici che hanno curato i feriti durante l’assalto della polizia, degli architetti e dei lavoratori del servizio pubblico che l’altro ieri avevano indetto uno sciopero nazionale per protestare contro l’uso sproporzionato della forza per punire una protesta che è sempre stata ed è rimasta pacifica, disarmata.
“Erdogan ci ha accusati di qualsiasi devianza. Ma ai suoi sostenitori portati a pagamento al suo comizio di domenica scorsa, non ha solo detto che noi siamo degli alcolizzati, depravati, omosessuali, maniaci, ha piuttosto insinuato che noi di Gezi siamo contro l’Islam. Questo significa incitare alla guerra civile. Significa voler spaccare in modo cinico e spietato la società  pur di mantenere il potere”, spiega uno studente universitario di 23 anni, Cem, da 3 ore in piedi con un gruppo di amici davanti allo sguardo fiero di Ataturk.
Anche ad Ankara e in altre città  ci sono stati raduni di uomini che rimangono in piedi per difendere la libertà  d’espressione.
Duran Adam è diventato in poche ore l’hashtag (#Duranadam) più seguito su twitter, il social network che Erdogan ha definito “la cancrena della società ”.

Roberta Zunini
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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L’UOMO ALBERO

Giugno 19th, 2013 Riccardo Fucile

QUANDO UNA SCELTA SILENZIOSA GENERA UN RUMORE PAZZESCO

Alle sei della sera il coreografo e ballerino Erdem Gunduz è arrivato in piazza Taksim a Istanbul, si è fermato davanti al ritratto del padre della Turchia laica Atatà¼rk ed è rimasto lì.
Immobile e muto come un albero.
La sua scelta silenziosa ha fatto un rumore pazzesco.
Prima di mezzanotte intorno all’Uomo Albero era cresciuta una foresta. Giovani, adulti, vecchi, bambini: tutti immobili e muti, le braccia rilasciate lungo i fianchi ma lo sguardo alto, persino fiero, a testimoniare una resistenza che rifuggiva la violenza, anche quella verbale.
I poliziotti del governo sembravano spiazzati.
Li avevano addestrati a combattere proteste fatte di urla e di pietre.
Si ritrovavano in mezzo a una foresta di corpi silenziosi.
Ma come si disperde una foresta, se non dandole fuoco?
Quale reato commette chi si blocca in mezzo a una piazza, davanti a un ritratto, e rimane lì, immobile e muto come un albero?
Qualche albero è stato preso e portato via con l’accusa di intralcio del traffico e adunata sediziosa.
Ma altri ne spuntavano da ogni angolo, rispondendo al richiamo dell’emulazione che attraversava la città .
Arrivavano in piazza di corsa e lì sì bloccavano. Immobili e muti.
Quel silenzio diceva cose molto più grandi di quante ne possa contenere qualsiasi parola.
E rendeva improvvisamente vecchio il rito stanco e sterile degli slogan ritmati, dell’indignazione a comando, della rabbia che attira solo altra rabbia.
Finchè, intorno a mezzanotte, a Erdem Gunduz è scappata la pipì.
La natura vince sempre.
La prossima notte tornerà  in piazza, con Erdem e i suoi amici, immobili e muti: un ottimo modo, forse l’unico, per andare lontano e farsi sentire.

Massimo Gramellini
(da “La Stampa“)

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