Luglio 15th, 2015 Riccardo Fucile
UN ISTITUTO SU CINQUE NON AVRA’ UN DIRIGENTE DI RUOLO… ALLARME ROSSO IN LOMBARDIA E IN CAMPANIA
Finora la discussione si è incentrata sui poteri dei dirigenti scolastici. 
Ma a settembre di “presidi-leader educativi”, o presunti tali, rischiano di essercene davvero pochi: in assenza infatti dell’annunciato concorso per oltre 2mila posti (che doveva bandirsi entro marzo) gli istituti scolastici che il prossimo anno avranno bisogno di un dirigente “reggente” sono oltre 1.700, e precisamente 1.738 secondo i primi calcoli dell’Anp, l’Associazione nazionale presidi.
Nel complesso sono 8.123 le scuole autonome (8.123) e 385 le scuole sottodimensionate (che per legge dovranno essere rette necessariamente da un reggente), per un totale di 8.508 istituti da portare avanti nella gestione.
Il che significa, nei fatti, che una scuola su cinque non avrà un preside di ruolo.
La situazione è lentamente sfuggita di mano al ministero dell’Istruzione.
Il 1° settembre cesseranno dal servizio 767 presidi, riducendo così l’organico dirigenziale a 6.896 persone.
Sempre a settembre, partiranno i nuovi Centri per l’istruzione degli adulti (i Cpia), che hanno bisogno di 126 dirigenti.
Senza considerare, poi, gli strascichi della vecchia selezione Profumo del 2011, che non si è ancora chiusa in alcune regioni.
«In Lombardia siamo all’allarme rosso – sottolinea il numero uno dell’Anp, Giorgio Rembado – la magistratura amministrativa, di recente, ha nuovamente cassato la prova, e sono in ballo circa 500 posti. Qualora non si trovasse in tempi rapidissimi una soluzione avremmo un’anomalia assoluta con almeno una reggenza per ciascun dirigente in servizio».
La questione è delicata anche in Campania: «Qui l’Ufficio scolastico regionale ha bloccato l’assunzione di 206 presidi sempre per controversie giudiziarie – aggiunge Rembado – e pure qui servono risposte veloci»
Per la Lombardia, spiegano dal ministero dell’Istruzione, potrebbe aprirsi uno spiraglio visto che è stata accolta la sospensiva richiesta dal Miur (ora le commissioni d’esame dovrebbero completare celermente i colloqui)
Il punto è che la nuova procedura concorsuale è sparita dai radar e, considerato il tempo necessario per l’espletamento della selezione (variabile ricorsi a parte), si rischia di non fare in tempo a immettere in ruolo i vincitori per settembre 2016 (con la conseguenza di allargare ancor di più il numero di reggenze).
A settembre le regioni più in sofferenza saranno quelle del Nord (Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna), tenendo presente che un dirigente reggente si può trovare a gestire contemporaneamente 4/5 istituti, anche di gradi diversi
A complicare la situazione c’è poi la questione dell’esonero dei vicari.
Oggi la riforma Renzi-Giannini sarà pubblicata in Gazzetta Ufficiale (ieri non sono mancate le polemiche di studenti e opposizioni per la firma del Capo dello Stato), ma il provvedimento non si coordina con la legge di Stabilità 2015 che ha previsto l’abolizione dell’esonero dall’insegnamento per i collaboratori del preside, in considerazione dell’attuazione dell’organico dell’autonomia.
La «Buona Scuola» tuttavia sposta al 2016-2017 la costituzione di questo organico funzionale. Si rischia pertanto di avviare l’anno scolastico senza copertura degli esoneri: «Ho scritto al ministro Giannini – evidenzia Rembado -. Le scuole stanno predisponendo in questi giorni il piano per l’avvio del prossimo anno e devono avere la certezza circa l’esonero dei vicari».
Claudio Tucci
(da “il Sole24ore“)
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Luglio 11th, 2015 Riccardo Fucile
IL SINDACATO ANIEF: “LO STATO HA RISPARMIATO 2,5 MILIARDI SULLA PELLE DEGLI INSEGNANTI”
Dopo nove anni di precariato, un’insegnante torinese cinquantenne si è presa la rivincita: ha fatto causa al ministero e ha ottenuto più di 20 mila euro di risarcimento.
Il tribunale di Torino le ha infatti riconosciuto il diritto a “ricostruire” la sua carriera in modo completo e non solo in parte, come invece prevedrebbero le regole.
E la sentenza potrebbe (è il caso di dirlo) fare scuola e spalancare la porta dei rimborsi a migliaia di altri ex precari.
La docente è stata assistita dall’Anief, rampante sindacato che negli ultimi anni ha ottenuto un successo crescente grazie alla sua capacità di ricorrere alla giustizia su pressochè qualsiasi tema scolastico.
L’insegnante era stata assunta nell’anno 2007-2008 dopo ben nove anni di precariato.
In quel momento la carriera le era stata “ricostruita”, cioè lo Stato le aveva riconosciuto l’anzianità di servizio e in questo modo le aveva permesso di ottenere gli scatti di stipendio previsti dal contratto nazionale.
Solo che una normativa interna prevede pure il “raffreddamento” della carriera: “Il riconoscimento per intero avviene solo nei primi quattro anni, per il resto vengono considerati validi solo i due terzi del periodo di servizio pre-ruolo”, spiega il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico.
Per il sindacato questa norma contrasta con una direttiva europea (la 70 del 1999), che prevede invece un principio di non discriminazione.
Insomma, l’anzianità di servizio va riconosciuta tutta e non solo in parte.
Di qui, il motivo del ricorso, che il giudice ha ritenuto fondato.
La sentenza ha infatti riconosciuto all’insegnante 20 mila euro di arretrati: 13.458 per il periodo in cui avrebbe dovuto maturare il primo scatto e 7.622 euro per il secondo scatto. In più, spiega Pacifico, “da questo momento in più passa al gradino superiore, dunque guadagnerà 200 euro in più al mese”.
Quello torinese è uno dei primi ricorsi presentati dall’Anief su questo tema ed è anche il primo che è arrivato a sentenza.
Il sindacato è convinto che la decisione del giudice diventerà un grimaldello per consentire a una marea di insegnanti di recuperare il denaro negato in passato: i possibili ricorrenti sarebbero infatti 400 mila, tra i 300 mila percari assunti dal 1999 in poi e i futuri 100 mila che verranno stabilizzati grazie alla riforma della Buona scuola.
Il danno per il ministero sarebbe enorme: “Con questo sistema – accusa Pacifico – lo Stato ha risparmiato più di 2,5 miliardi sulla pelle dei lavoratori”
Stefano Parola
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 10th, 2015 Riccardo Fucile
SE TUTTI I DOCENTI “SONO FANNULLONI” PERCHE’ NON DOVREBBE ESSERLO ANCHE IL PRESIDE-MANAGER?… SE PENSANO CHE LA SCUOLA PUBBLICA SIA UN CESSO, PERCHE’ NON ISCRIVONO I PROPRI FIGLI ALLE SCUOLE PRIVATE PAGANDO DI TASCA PROPRIA?… SI ADEGUINO GLI STIPENDI DEI DOCENTI AI LIVELLI EUROPEI E POI SI AVRA’ DIRITTO A PARLARE DI RIFORMA
La patacca spacciata per riforma della scuola è legge e i giornali di regime slinguano beati sull’ennesima truffa.
Problemi del premier: se la lezione delle Regionali non gli è bastata, la prossima sprangata elettorale farà ancora più male al Pd.
D’altronde vale un vecchio detto: “dai a un cretino una divisa e si sentirà un padreterno”, in grado di impartire ordini a capocchia.
Quello che ci preme sottolineare in queste note non è tanto la vocazione tafazziana della sinistra italiana, quanto la subalternità culturale della pseudodestra nostrana che ha capacità reattiva in politica di un pungiball.
Il mondo evolve e certa destra resta legata a una valutazione ideologizzata di qualsiasi accadimento: è la destra dell’ordine e disciplina, dell’uomo solo al comando, della parola magica “meritocrazia”, incapace di comprendere che è proprio questa a essere negata in un sistema corrutivo come il nostro.
La patacca della scuola è il tipico esempio di una sinistra che fa una pseudo-riforma di destra e di una destra che è la macchietta di se stessa: come se il tempo si fosse fermato al maestro di Vigevano.
Mettiamo alcuni paletti, così qualcuno magari capisce qualcosa.
1) Renzi non ha assunto nessuno di sua iniziativa: una sentenza della corte di Giustizia europea ha condannato l’Italia ad assumere perchè da anni sfruttava gli insegnanti precari senza immetterli in ruolo e privandoli degli stipendi di luglio e agosto.
O l’Italia si adeguava o avrebbe dovuto pagare stipendi e danni.
La patacca nasce da qua: l’obbligo di assumere.
E Renzi ha barato pure qua: gli assunti veri non sono 150.000, neanche 100.000, solo 38.000, gli altri 50.000 negli anni a venire.
2) A sentire il tintinnare di autoritarismo del preside-manager molti pseudo-destri hanno raggiunto l’orgasmo.
Finalmente qualcuno che fa lavorare gli “insegnanti fannulloni”: ma se i presidi provengono dalle stesse file, nessuno si è posto il problema che anche loro potrebbero essere degli incapaci?
E perchè mai se nel mondo pubblico civile esistono delle graduatorie, in Italia un preside può scegliersi l’amante, l’amica o la figlia del collega per chiamata diretta?
Perchè se una ha più titoli dovrebbe essere scavalcata dall’ultima scelta per nepotismo?
3) La concezione della scuola azienda è frutto di allucinogeni: se uno vuole dirigere un’azienda si rivolga al settore privato, l’istruzione non è una merce in vendita sul libero mercato.
Lo Stato deve finanziare solo la scuola pubblica: chi vuole iscriversi a una privata lo faccia e paghi di sua tasca. Lo dice la Costituzione.
Gli sponsor li cerchino le squadre di calcio, la scuola pubblica deve essere finanziata solo dallo Stato, senza ricatti e interessi sottobanco.
4) L’unica riforma della scuola necessaria è quella di adeguare gli stipendi alla media del livello europeo: gli insegnanti italiani lavorano più della media europea e guadagnano il 20% in meno.
Questi sono i fatti.
Nessuna azienda privata si sognerebbe di malpagare un proprio dirigente perchè se ne andrebbe, questo è l’unico esempio consono da suggerire ai nostalgici dell’ordine e disciplina fine a se stesso.
Ultimo suggerimento politico: si allarga il fronte dei delusi e degli astensionisti, cadono molti steccati.
Quanti anni ci vorranno ancora perchè questa destra demenziale capisca che deve cambiare registro se un domani vorrà governare l’Italia?
O pensa di farlo con il voto di quattro cazzari che passano la giornata ai Parioli giudicando gli altri tutti fannulloni?
Si comincino a studiare carte e problemi, si interpretino sentimenti e passioni. con i paraocchi ideologici ci si schianta solo alla prima curva.
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Luglio 10th, 2015 Riccardo Fucile
“BLOCCHEREMO GLI ISTITUTI”
Stefano D’Errico, segretario dell’Unicobas, una delle sigle più agguerrite contro la Buona Scuola, e
anche quella che ha il maggior numero di aderenti nella scuola della moglie di Renzi: in che modo questa riforma non migliorerà le scuole italiane?
«Per tutti i motivi per cui è incostituzionale. Per la disparità di trattamento sulla titolarità d’istituto tra docenti e personale Ata, per la violazione dell’obbligo della parità di trattamento nei confronti degli amministrati. Tutti hanno un posto fisso, anche chi è impiegato su di una linea di autobus, mentre con questa riforma della scuola gli insegnanti verrebbero inseriti in un organico funzionale, senza scuola fissa, per coprire le assenze dei colleghi o per piccole supplenze. E saranno a disposizione su un territorio che nei casi delle scuole superiori di molte zone d’Italia, potranno essere anche di oltre venti chilometri di ampiezza».
Quali insegnanti saranno a disposizione dei presidi?
«Innanzitutto i neo-assunti, con un incarico triennale: costoro moriranno davvero di “supplentite” e saranno licenziabili in questa fase (dopo essere stati reclutati tramite il sistema pubblico, potrebbero quindi venire liquidati secondo la mera discrezionalità del dirigente). Ma in realtà saranno sottoposti a questo trattamento tutti quelli che faranno domanda di trasferimento».
Avete promesso di bloccare le scuole dal prossimo anno scolastico: come pensate di riuscirci?
«La scuola si regge sul volontarismo e la buona fede dei docenti. A questo punto diciamo basta: abbiamo già dato indicazione di prendere tutti le ferie da subito, così mancherà il numero legale nei Collegi dei Docenti che verranno presto chiamati a votare sul nuovo organico funzionale. E, poi, nessuna collaborazione con i nuovi dirigenti: non è obbligatorio assumere ruoli come quello di vicepreside o di collaboratore. Non parteciperemo ad attività aggiuntive, ai progetti, non sostituiremo i colleghi assenti, non parteciperemo alle gite e non adotteremo testi dell’industria libraria».
Flavia Amabile
(da “La Stampa”)
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Luglio 9th, 2015 Riccardo Fucile
DEI 100.000 PROMESSI 52.000 NON VEDRANNO UN EURO… IN COMPENSO AVREMO UN PRESIDE MANAGER DEL NULLA… E IN AUTUNNO FARA’ MOLTO CALDO
Nel caldo torrido della Roma di luglio i deputati sciamano dall’ingresso principale di Montecitorio.
Hanno appena trasformato “la buona scuola” in legge.
Ad accoglierli, al di là delle balaustre, una musica che potrebbe essere dei Modena City Ramblers, e un gruppo di insegnanti che fischia, e urla, e inveisce: “Ma ve la siete letta la legge o avevate troppa fretta di partire per il weekend?”.
È solo un preludio di quello che succederà ad ottobre.
Perchè uno strano incrocio tra scelte ponderate e alchimie parlamentari ha permesso l’approvazione della riforma quando anche gli ultimi maturandi avevano sostenuto l’orale. Ma quando i cancelli si riapriranno, la musica sarà diversa.
Dalle slide di Palazzo Chigi ad oggi la strada è stata accidentata. E ha percorso parallelamente la strada di tutto l’anno scolastico appena trascorso.
I 12 punti presentati lo scorso settembre avevano scatenato proteste e dissenso. Una protesta che si è allargata a macchia d’olio negli ultimi mesi, e che aveva portato Matteo Renzi ad annunciare uno stop e un momento di riflessione con una grande assemblea pubblica.
I tempi e le ragioni della politica hanno prevalso su quelle dell’ascolto, come dicono i critici. O, a dar retta ai sostenitori, si rischiava di bucare l’inizio dell’anno e dover rimandare tutto al 2016-2017.
Fatto sta che il governo ha accelerato, e chiuso la partita ben prima della pausa estiva, anche grazie ad un contestatissimo voto di fiducia posto al Senato.
Da settembre a oggi di sostanziale è cambiato che dei 100mila precari che dovevano essere assunti solo 48mila avranno l’agognato posto di lavoro.
Una circostanza, tra l’altro, dovuta in gran parte al fisiologico turnover, il saldo tra chi esce e chi entra nel mondo del lavoro (in questo caso nei posti di ruolo).
Gli altri 52mila dovranno aspettare. Quanto, non si sa.
Arriverà certo la nomina “giuridica”, ma sul reale percepimento dello stipendio consequenziale all’entrata in classe la partita rimane aperta.
Molto sarà in mano ai presidi. Perchè, sia pure aggiustato e limato, il caposaldo della riforma rimane l’autonomia scolastica, consegnata in larga parte all’autorità dei dirigenti scolastici.
Un eccessivo accentramento di poteri che non ha convinto nemmeno una fetta del Pd.
Al dirigente scolastico saranno assegnati compiti di direzione, gestione, organizzazione e coordinamento, oltre che di responsabilità nella gestione delle risorse, finanziarie e strumentali, e dei risultati del servizio, nonchè della valorizzazione delle risorse umane.
Insomma, la gestione di tutta la comunità scolastica. Dall’anno prossimo, inoltre, avrà la responsabilità di proporre gli incarichi ai docenti di ruolo assegnati all’ambito territoriale di riferimento.
Una mattinata vissuta alla Camera in un clima surreale.
Solo 277 i sì, con i vertici del Partito democratico che non hanno fatto lavoro di “cammellaggio” dei peones, sicuri di incassare il via libera.
Eppure i quasi 40 voti sotto la maggioranza assoluta spingono i pompieri a gettare acqua sul fuoco prima che divampi l’incendio. Interviene perfino il ministro Stefania Giannini: “Numeri dovuti alle assenze più che al dissenso”.
Dissenso che però c’è stato. Pier Luigi Bersani e Gianni Cuperlo non hanno partecipato al voto. Pallottoliere alla mano, altri 37 colleghi hanno disertato il voto come scelta politica, tra cui l’ex capogruppo Roberto Speranza.
Il Movimento 5 stelle annuncia appelli al presidente della Repubblica, la Rete degli studenti iniziative a partire dal primo giorno di scuola.
Se per il Palazzo il caldo di luglio è quello dell’afa romana, a settembre a scottare sarà la protesta.
(da “Huffingtonpost“)
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Giugno 25th, 2015 Riccardo Fucile
“VERGOGNA, MAI PIU’ UN VOTO AL PD”… SUPERSCORTA PER LA GIANNINI…E RENZI NON HA PIU’ LA MAGGIORANZA AL SENATO
“Basta! Qui ci vuole la guerra civile! La rivoluzione!!”. Giacca blu, barba, furioso fino al midollo, comincia a battere con le mani sul primo banco che si trova davanti.
E’ uno degli insegnanti appena usciti dalla tribuna del Senato, da dove hanno assistito al voto di fiducia sulla ‘Buona scuola’. “Resistenzaaaa!”.
Dalla tribuna non se ne volevano andare. I commessi riescono a fatica ad accompagnarli fuori.
Ma lì nel corridoio, è putiferio. “Vergogna! Mai più un voto al Pd!”. Scene di isteria collettiva, lacrime e urla.
“Occupiamo il Senato! Noi non ce ne andiamo da qui!”. I commessi non sanno che pesci prendere. I ‘rivoltosi’ non se ne vanno.
Dalla tromba delle scale si affaccia qualche dipendente del palazzo: il clima peggiora. Dopo un brutto quarto d’ora, si convincono a scendere, uscita laterale su via del Salvatore.
E intanto agli uffici Pd di Palazzo Madama arriva una telefonata di alert della polizia: “Il ministro Giannini, la relatrice Puglisi e il presidente della commissione Cultura Marcucci facessero attenzione all’uscita dal Senato”.
Dallo sciopero del 5 maggio, dalla piazza pur piena davanti a Palazzo Madama, la protesta contro la ‘Buona scuola’ arriva direttamente in aula.
Lì in tribuna, per assistere e contestare in diretta, mentre davanti al tavolo della presidenza scorrono i senatori che votano la fiducia, sì e no, contestazioni e applausi. Negli scranni senatoriali, intanto, il M5s è scatenato: applausi con sarcasmo per gli ex grillini che votano a favore, applausi compiaciuti per il Dem Roberto Ruta che vota no. Corradino Mineo e Walter Tocci invece non partecipano al voto.
Fischi per Sandro Bondi ed Emanuela Repetti, gli ex berlusconiani che invece votano sì. Fischi per il senatore a vita Giorgio Napolitano.
E poi magliette e striscioni, lumini da cimitero, fasce nere al braccio: fin dal mattino, da quando il ministro Maria Elena Boschi annuncia in aula la scelta deI governo di porre la questione di fiducia.
Pietro Grasso, serafico, si trova di nuovo a gestire il caos in aula. “Con quella maglietta non può parlare”, prova a dire alla senatrice Maria Mussini, del Misto. “Che faccio mi spoglio?”, replica lei con la t-shirt ‘Diritto allo studio’.
E si spogliano i senatori di Sel per mostrare anche loro le magliette che indossano sotto le giacche. Il leghista Paolo Arrigoni se la prende con il ministro Giannini, che in aula non prende mai la parola sul provvedimento che pure porta il suo nome. “Ministro commissariato”, urla.
Intanto i professori in tribuna cercano di mantenersi calmi durante il voto. Non sempre ci riescono. Grasso li redarguisce. Loro si rimettono in riga per non essere espulsi.
Ma non si tengono quando Centinaio, prima di votare, li provoca: “Che voto?”. “Noooo!”.
Poi si tengono per mano durante il conteggio dei voti e quando arriva il 159 finale contro i 112 no, urla e strepiti.
Una giovane docente si aggrappa alle colonne: “Non ce ne andiamo da qui!!”. Il commesso è costretto a strattonarla per strapparla all’abbraccio con un pezzo di architettura del Senato.
E poi il delirio, nel corridoio del guardaroba.
Il capogruppo di Forza Italia Paolo Romani sentenzia che “il governo non ha più la maggioranza assoluta al Senato. Solo 159 i voti alla fiducia, al di sotto della soglia di 161, cioè la metà più uno degli aventi diritto”.
(da “Huffingtonpost“)
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Giugno 25th, 2015 Riccardo Fucile
APPROVATA LA PATACCA SPACCIATA PER RIFORMA DELLA SCUOLA… MA IL CAPO DEI KILLER HA POCO DA RIDERE: PERDE I PEZZI PER STRADA E ALTRE CENTINAIA DI MIGLIAIA DI VOTI
L’Aula del Senato con 159 sì e 112 no ha approvato la richiesta di fiducia avanzata dal Governo sul maxi-emendamento interamente sostitutivo del Ddl di riforma della scuola.
La chiama si è svolta tra le contestazioni dell’opposizione e con presenti 271 senatori su 320 totali.
Non hanno partecipato al voto, non esprimendo la fiducia al Governo, i senatori del Pd, Corradino Mineo, Walter Tocci, Roberto Ruta e Felice Casson.
Il provvedimento, con le modifiche contenute nel nuovo testo, torna ora alla Camera.
Numeri comunque bassi: mancano infatti due voti per la maggioranza assoluta.
“Ce l’abbiamo fatta”. La ministra Stefania Giannini ha mandato questo messaggio al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, appena uscita dall’aula del Senato che aveva approvato la fiducia.
Intanto, sia dentro l’aula sia fuori, un gruppo di insegnanti ha protestato contro la riforma.
Momenti di tensione si sono registrati soprattutto in corso Rinascimento, di fronte all’accesso principale di palazzo Madama. Qui una ventina, tra insegnanti e personale della scuola, ha rumorosamente contestato l’approvazione del ddl. Si sono sentite urla, si è visto qualche spintone e qualcuno ha tentato di avvicinarsi al portone del palazzo. La strada è stata anche chiusa al traffico per precauzione.
“Questa fiducia — sostiene Stefano Fassina — serve a rendere ancora più distante la società dalla politica. E’ un atto sbagliato nei confronti del popolo che ha chiesto di dialogare e intervenire su un testo che non funziona. E’ un grave errore sul piano della democrazia e sul piano della politica”.
Su una linea d’onda simile la grillina Paola Taverna, secondo cui quello ad ddl è “un sì alla morte della scuola pubblica, un sì per una scuola azienda, un sì a capo chino per garantirsi una poltrona e qualche anno ancora fino alla pensione”.
Il giudizio di Beppe Grillo invece, è categorico: “Hanno ucciso la scuola pubblica”.
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Giugno 22nd, 2015 Riccardo Fucile
RENZI VORREBBE PORTARE IL TESTO SUBITO IN AULA, GRASSO RICORDA CHE DEVE PRIMA PASSARE IN COMMISSIONE
Tra Matteo Renzi e la ‘Buona scuola’ c’è Pietro Grasso. 
Raccontano al Senato che sia stato il presidente a dare un freno all’impeto del giovane premier, fortemente tentato di portare in aula il testo di riforma della scuola, saltando il voto in commissione, dove pesano i duemila emendamenti presentati da opposizione e minoranza Dem.
“Noi stiamo al regolamento”, segnalano dalla presidenza del Senato.
E il regolamento impone che i testi collegati alla manovra di bilancio – come la scuola, che prevede voci di spesa e non a caso è stata sottoposta a parere della commissione Bilancio — debbano essere presentati in commissione, dove si deve anche riaprire il termine dei subemendamenti, e solo dopo in aula.
Non è possibile saltare, come è successo prima di Natale con la legge elettorale. Domattina i relatori di maggioranza Francesca Puglisi del Pd e Franco Conte di Area Popolare faranno l’ultimo tentativo in commissione per cercare un accordo politico che riduca gli emendamenti.
Ma tra i renziani nessuno scommette sul successo della manovra.
Quindi? Sarà braccio di ferro con Grasso?
Per ora, agli atti, c’è solo l’avvertimento arrivato dagli uffici della presidenza.
Un cartellino giallo piuttosto normale nelle dinamiche parlamentari, che però va ad intralciare l’idea del premier di saltare del tutto il voto in commissione, come è successo sull’Italicum.
E poi a Palazzo Chigi non è piaciuto quel richiamo a Grasso contenuto nella nota diffusa ieri da Miguel Gotor, senatore di minoranza.
“Spero che il governo e la maggioranza del Pd abbiano la sensibilità politica di ascoltare le parole del presidente del Senato Pietro Grasso — dice Gotor — il quale ha auspicato che su un provvedimento significativo come quello sulla scuola non sia mesa la fiducia, ma il Parlamento sia lasciato libero di esprimersi e di migliorare la legge”.
Ora, la fiducia è una decisione che spetta al governo.
E il premier resta convinto che quella sia la strada obbligata per superare le difficoltà della maggioranza in Senato e ottenere l’ok sulla ‘Buona scuola’.
Quanto a Grasso, sabato scorso, alla festa dell’Unità a Roma si è solo limitato ad auspicare che non si arrivi alla fiducia, come di solito fanno tutti i presidenti di Camera e Senato, in difesa delle prerogative del Parlamento, e dunque “Se si potesse evitare, certamente…”, ha detto Grasso rispondendo a domanda.
Ma dalle parti di Renzi non si nasconde un certo fastidio.
Come è successo quest’estate, quando la bolgia scatenata da opposizione e minoranza Pd sulla riforma costituzionale, diede adito ai renziani di diffondere veleni sul presidente. Veleni, appunto, che sulla scuola potrebbero riproporsi.
A Palazzo Madama le sentinelle renziane tengono le antenne dritte, gli uffici parlamentari studiano il regolamento, si cerca una via d’uscita dignitosa per tutti, ma certo la questione resta complicata.
Renzi se la cava così: “Decide il Parlamento. Se passa, ci saranno 100mila assunzioni, se non passa o se non passa in tempo per le assunzioni, ci saranno solo quelle del turn over, che sono circa 20-22mila persone”.
Perchè, anche a voler aprire il termine dei subemendamenti, il governo in Commissione Cultura rischia di non avere la maggioranza.
Oggi è venuto allo scoperto Walter Tocci, componente di minoranza Pd in commissione, di solito parco di dichiarazioni stampa.
Sulla ‘Buona scuola’ invece ha scritto un lungo post sul suo blog, smontando pezzo per pezzo la riforma di Renzi.
“L’unica novità è l’applicazione ossessiva di uno solo al comando anche nel mondo della scuola — scrive Tocci – Nessuno dei veri problemi viene affrontato, nè la riforma dei cicli, nè l’abbandono degli studenti, nè il neo-analfabetismo degli adulti. I centomila sono utilizzati come una clava per imporre scelte inutili o dannose. Uno, nessuno e centomila, è il titolo di un dramma che racconta lo smarrimento del protagonista”.
Con Tocci anche Corradino Mineo, che pure critica l’idea di porre la questione di fiducia sul testo.
E in commissione pesano poi le perplessità del senatore a vita Carlo Rubbia. Sono tre voti in dissenso possibili: bastano per mettere a rischio una maggioranza di 15 a 12 in commissione.
A sera, dopo riunioni fiume con i tecnici del Miur per comporre il ‘testo di sintesi’ di Puglisi e Conte, dalla cerchia parlamentare del premier arrivano rassicurazioni: “Ci atterremo al regolamento”.
Di uno scontro con Grasso non si sente il bisogno. Ma va superata l’impasse, in qualche modo.
“Pd andrà avanti su #labuonascuola, Una legge per valorizzare autonomia, merito e assunzioni. Domani alle 10,30 seduta 7 commissione”, twitta Andrea Marcucci, presidente della Commissione Cultura.
I relatori dovrebbero proporre cambiamenti sul tetto di 100mila euro per lo ‘School bonus’ e sulla commissione di valutazione dei docenti, che nella nuova formulazione dovrebbe comprendere anche due professori in più e un membro esterno.
Quindi, da regolamento, il testo verrà depositato in commissione.
Le opposizioni diranno la loro. Lo stesso vale per la minoranza Dem.
Ma se la mole di emendamenti resterà ancora lì a spiaggiare il testo sulla scuola, già domani – prevedono i renziani – potrebbe riunirsi una conferenza dei capigruppo per discutere della possibilità di inviare il testo direttamente in aula.
Accadrà ?
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 18th, 2015 Riccardo Fucile
IL SINDACATO ANIEF: “IL DECRETO PER LE ASSUNZIONI C’E’ GIA'”
Class action, ricorsi singoli, manifestazioni. L’Anief è uno dei sindacati più giovani e agguerriti nella difesa dei diritti dei precari: il suo presidente Marcello Pacifico, annuncia una battaglia ancora più dura da oggi in poi
Matteo Renzi sostiene di voler assumere, in realtà . Se le immissioni non dovessero esserci la colpa sarebbe delle opposizioni.
«Il governo ha illuso i precari per dieci mesi. Ci sono persone che hanno fatto scelte di vita sulla base delle sue promesse e delle parole scritte nella riforma. Il ddl ha superato l’esame di una Camera, sempre sulla base di annunci sembrava tutto fatto e ora si scopre che le assunzioni non sono più possibili? Ma che cosa pensa Renzi? Che la scuola sia sua? La scuola è di tutto il Paese, di tutti i cittadini»
Il premier ha detto che se si è convinto di aver ragione ma si ha l’opinione pubblica contro si organizza una conferenza nazionale per raccontare la propria proposta, si ascoltano le critiche e, quindi, si decide.
«Il Governo deve capire che farebbe meglio a emanare in fretta il decreto legge per autorizzare le 150 mila assunzioni nella scuola previste e già finanziato da sei mesi. Dal 23 dicembre 2014, una legge dello Stato autorizza l’assunzione di 150 mila precari della scuola inseriti nelle Graduatoria ad esaurimento e nelle Graduatorie di merito. E lo stesso Governo italiano aveva informato la Commissione Europea di stare per approvare un piano straordinario di assunzione dei precari per rispondere alle procedure d’infrazione in corso, aggravate dalla sentenza della Corte di giustizia europea del 26 novembre scorso. Ci sono 50mila posti liberi certificati, a cui aggiungere l’assegnazione di altri 50 mila posti in organico funzionale alle scuole, in base allo scorrimento delle graduatorie -, per approvare un semplice decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri. E cominciare a fare quello che ci dice l’Europa e lo stesso Parlamento italiano».
E se le assunzioni venissero bloccate?
«Citeremo la Presidenza del Consiglio non davanti al Tar questa volta ma chiederemo risarcimenti milionari al tribunale civile di Roma. E siamo pronti a offrire patrocinio gratuito per tutti i precari traditi dal Governo. Sarà la più grande class action contro lo Stato italiano».
(da “La Stampa“)
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