Novembre 5th, 2010 Riccardo Fucile
SI PENSA A UN COLLEGAMENTO CON L’INDAGINE SUL CASO DELLA MINORENNE MAROCCHINA: NON E’ STATO PORTATO VIA NULLA… I DOCUMENTI ERANO CUSTODITI ALTROVE, ORA SONO SEMPRE VIGILATI E “SCORTATI”
Qualcuno ha scassinato prima l’ufficio del presidente dei Gip, poi quello del magistrato
titolare delle indagini. Secondo la procura le due effrazioni sono collegate all’inchiesta sulle escort di Berlusconi
Assume connotati inquietanti e misteriosi il caso nato dalla vicenda di Karima El Mahroug, in arte Ruby, la giovane marocchina fermata per furto a fine maggio e rilasciata dopo le telefonate del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Ci sono state, infatti, due misteriose effrazioni in due giorni negli uffici dei giudici titolari dell’inchiesta milanese sul giro di escort in cui sono indagati Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti.
I fatti risalgono alla seconda metà di agosto.
In un primo tempo è stato preso di mira l’ufficio del presidente dei giudici delle indagini preliminari di Milano: la porta è stata trovata forzata e l’unico armadio chiuso a chiave era scassinato.
Nell’ufficio non mancava niente, come se l’obiettivo fosse stato non un furto ma un’operazione di spionaggio.
Due giorni dopo l’incursione si è ripetuta, questa volta proprio nell’ufficio del giudice, una donna, che in quel momento era e che è tuttora titolare dell’inchiesta su Ruby.
Secondo quanto ha verificato oggi ‘L’espresso’ la Procura ha immediatamente collegato le due effrazioni al fascicolo su Karima El Mahroug e sul presunto sfruttamento della prostituzione. E da quel momento il fascicolo in questione è stato sottoposto a una “sorveglianza speciale”: anzichè passare per le normali cancellerie è stato sempre scortato fisicamente da un ufficiale di polizia giudiziaria in tutti i passaggi tra i diversi uffici dei Gip e della Procura.
L’ultimo caso di allarme spionaggio per le inchieste milanesi aveva riguardato l’indagine sul sequestro Abu Omar, quando la Procura decise di far sorvegliare di notte l’ufficio del pm Spataro che stava indagando sui servizi segreti.
La nuova inchiesta sul giro di escort di lusso era iniziata alla fine del 2009. Il nome di Silvio Berlusconi è comparso solo il 27 maggio di quest’anno quando il premier ha telefonato in questura per chiedere il rilascio dell’allora minorenne Ruby, fermata per furto: del fermo e del successivo intervento di Berlusconi però, la procura è stata informata solo con un’annotazione di polizia di fine luglio.
E adesso si scopre che in agosto qualcuno ha spiato i giudici.
Chi l’abbia fatto e con quali scopi è ancora un mistero.
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Novembre 5th, 2010 Riccardo Fucile
LA TESTIMONIANZA DI RUBY ALLA FESTA AD ARCORE: COME SI PUO’ PERMETTERE CHE, A CASA DI UN PREMIER, LE INVITATE SCATTINO FOTO E GIRINO FILMATI COL CELLULARE?…. RAGAZZE CHE AVEVANO GIA’ IN MENTE DI SFRUTTARE QUELLE FOTO NEL CASO NON AVESSERO OTTENUTO QUELLO CHE SI PROPONEVANO
Perchè la Roma politica ha così paura che nell’inchiesta milanese sul favoreggiamento della prostituzione dietro le feste di Arcore esistano fotografie o filmati, se anche ieri il procuratore della Repubblica Edmondo Bruti Liberati ha ribadito che agli atti non ve ne sono?
E quante sono le giovani donne che possono imbarazzare o mettere nei guai il presidente del Consiglio con immagini e video?
E quanto sono permeabili i controlli di sicurezza alle residenze del premier? Sono gli interrogativi suggeriti da un passaggio delle deposizioni rese come testimone al procuratore aggiunto Pietro Forno e al pm Antonio Sangermano dalla 17enne marocchina accompagnata il 27 maggio in Questura dopo essere scappata dalla comunità per minorenni nella quale era stata collocata dal Tribunale dei Minorenni di Messina, aver trovato asilo a Milano nella cerchia dell’impresario tv Lele Mora, ed essere stata fermata per un sospetto furto di 3 mila euro.
È infatti proprio la ragazza nordafricana, che dice di non aver avuto incontri sessuali a pagamento con il premier ma che afferma di aver assistito ad ardite performance sessuali nelle occasioni in cui fu ospite di feste a casa Berlusconi ad Arcore, a fare presente nei suoi verbali che alcune altre ragazze, partecipanti con lei a quelle occasioni mondane nel 2010, avrebbero praticato la tendenza all’autoscatto già inaugurata a Palazzo Grazioli (ad onta dei dispositivi di sicurezza del premier) da Patrizia D’Addario, Barbara Montereale e Lucia Rossini la notte dell’elezione di Obama nel 2008.
Ora la ragazza marocchina, che solo da pochi giorni ha compiuto 18 anni e i cui interrogatori sono al vaglio dei pm che ne soppesano sia talune conferme sia molte incongruenze, giura di non aver effettuato nè conservato foto o filmati: ma racconta che alle feste a casa di Berlusconi circolavano ragazze che invece fotografavano, eccome.
Anzi, quel che più conta, se si presta credito al racconto della giovane, è che a suo dire le altre scattavano foto o giravano video con i telefoni cellulari avendo già in mente un utilizzo futuro di quelle immagini (non è chiaro se ritraenti solo gli interni di Arcore o anche eventuali scene hard) nel caso in cui – dicevano – non avessero ottenuto ciò che si proponevano di ricavare da queste feste.
Se ciò fosse vero, suonerebbe cupi rintocchi per l’entourage del premier, esposto alla circolazione (se non commercializzazione) di numerose immagini in mano ad ancor più numerose ragazze.
Luigi Ferrarella Giuseppe Guastella
(da “Il Corriere della Sera“)
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Novembre 4th, 2010 Riccardo Fucile
NEL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA IL COMMOSSO RICORDO DEI CADUTI CHE HANNO COMBATTUTO PER REALIZZARE L’ITALIA UNITA… LA VOLONTA’ DI ONORARE I GIOVANI SOLDATI SACRIFICATISI PER DIFENDERE LA PACE NEL MONDO E L’IMMAGINE PULITA DEL NOSTRO PAESE
«Il 4 novembre di 92 anni fa – scrive il capo dello Stato nel messaggio inviato alle Forze
Armate – aveva termine il primo conflitto mondiale e si completava il grande disegno dell’Italia unita. Oggi, all’Altare della Patria, a nome di tutti gli italiani, renderò il mio deferente omaggio a tutti coloro che sono caduti per costruire un’Italia libera, democratica e prospera. In quel momento di commosso raccoglimento – sottolinea Napolitano – il mio pensiero andrà in particolare ai tanti giovani che, anche recentemente, hanno perso la vita mentre assolvevano il proprio compito nelle missioni di pace. Il loro ricordo così vivo e doloroso in tutti noi ci deve indurre non a desistere ma a persistere nel nostro impegno, a moltiplicare gli sforzi, anche per onorare la memoria di quei ragazzi e dare il significato più alto al loro sacrificio, che altrimenti sarebbe stato vano».
“Nella ricorrenza del 4 novembre, che quest’anno, nel quadro delle Celebrazioni per il 150 anniversario dell’Unità d’Italia, assume significato ancor più profondo, rendiamo onore ai soldati, ai marinai, agli avieri, ai carabinieri e ai finanzieri che operano nelle aree di crisi con perizia, abnegazione ed entusiasmo. Riconosciamone l’impegno e la professionalità e ringraziamoli per i progressi che ci hanno permesso di compiere verso un mondo più stabile, pacifico e sicuro».
«Siamo orgogliosi di quanto essi fanno ogni giorno, in nome del nostro paese e della comunità internazionale. Viva le Forze armate, viva la Repubblica, viva l’Italia», conclude Napolitano.
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Novembre 4th, 2010 Riccardo Fucile
“SIAMO COSTRETTI A SCORTARE NON SOLO ESCORT, MA ANCHE GENTE IMPUTATA DI MAFIA”…”NOI, SE FREQUENTIAMO PER AMICIZIA UN PREGIUDICATO, SIAMO PUNITI, MA SIAMO COSTRETTI A SCORTARE CHI, SOTTO I NOSTRI OCCHI, VA A TRANS O A MINORENNI”…”LA SCORTA SERVE A MOLTI PER PAVONEGGIARSI: GLI AGENTI SIANO IMPIEGATI PER DIFENDERE I CITTADINI”
La denuncia è di Franco Maccari, segretario del sindacato di polizia Coisp, area di destra: “Non solo le scorte alle escort siamo costretti a subire con riluttanza. Ma anche quelle a gente imputata di mafia o a persone (come la Pivetti) che non hanno più nulla a che fare con la politica”.
Di fronte a quanto dichiarato ieri alla stampa da alcuni carabinieri sulla crescente insofferenza da parte dei tutori dell’ordine nel fare servizio di scorta ad accompagnatrici di politici per feste varie, il segretario del Coisp è netto: “Se è così, sarebbe encomiabile un sussulto di dignità da parte dei nostri colleghi costretti a volte a svolgere servizi che rasentano la decenza. O costretti a vedere cose ai limiti della legalità . I festini, per fare un esempio, si svolgono a un passo dalle scorte.Se davvero si rifiutassero, guadagnerebbero un po’ meno, ma almeno potrebbero guardarsi allo specchio”.
Maccari poi aggiunge: “Siamo al paradosso: noi per regolamento siamo puniti quando frequentiamo pregiudicati, anche solo a titolo di amicizia. Ma come la mettiamo con quelli che siamo costretti a scortare che hanno precedenti penali? O che, sotto i nostri occhi, vanno a transessuali o a minorenni? Non mi sembra molto edificante.”
Il segretatrio del Coisp tira le somme: “Le scorte in molti casi sono usate dalle “personalità ” per pavoneggiarsi. E’uno status symbol. Bisognerebbe avere il coraggio di metterci mano con serietà , recuperando personale da mettere a disposizione dei cittadini.Ma non c’è nulla da fare, non lo fa nessuno. E noi non abbiamo neanche i soldi per riparare le macchine o per pagare la benzina”.
Ricordiamo che attualmente sarebbero 570 i soggetti protetti, con un impiego di 2.500 uomini impegnati nel servizio e una spesa di 100 milioni di euro l’anno.
Con agenti che arrivano a sommare persino 120 ore mensili di straordinario di cui vengono pagate per regolamento al massimo 30 ore.
Una vergogna.
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Novembre 4th, 2010 Riccardo Fucile
IL COMITATO DI CONTROLLO SUI SERVIZI SEGRETI PROVA A CONVOCARE PER L’ENNESIMA VOLTA IL PREMIER ANCHE ALLA LUCE DELLE ESIGENZE DI SICUREZZA … IL FORUM DELLE ASSOCIAZIONI FAMILIARI GIUDICA IMBARAZZANTE UNA EVENTUALE PRESENZA DEL PREMIER AL CONVEGNO…. E ALTRI DUE DEPUTATI PDL SONO PASSATI CON FINI
Il Copasir ha chiesto al premier Silvio Berlusconi di riferire al Comitato di controllo sui
servizi segreti sul tema della sua sicurezza.
Lo ha detto il presidente Massimo D’Alema al termine della riunione di oggi.
«Come è noto il Copasir ha chiesto fin dalla sua costituzione di incontrare il Presidente del Consiglio – ha spiegato D’Alema – ma fino adesso ciò non è stato ancora possibile».
E dunque, anche alla luce delle ultime vicende riguardanti la giovane Ruby «abbiamo confermato questa richiesta».
«Ad occuparsi della sicurezza del presidente del Consiglio – ha concluso D’Alema – sono i servizi segreti e noi intendiamo tornare su questo tema e riteniamo che sarebbe giusto sentire, su questo e altri temi, il presidente del Consiglio».
Intanto una nuova grana per il premier arriva dal Forum delle associazioni familiari.
Il presidente Francesco Belletti, in vista dell’ appuntamento governativo in programma a Milano dall’8 al 10 novembre prossimi dice no alla presenza del premier che «ci imbarazza».
«La sua presenza – ha precisato Belletti – era prevista fin dall’inizio ed era un fatto che abbiamo sempre giudicato come un segno di grande attenzione alla famiglia».
Ma alla luce degli ultimi eventi «questa presenza ci imbarazza, è un fatto delicato. Il dibattito sui comportamenti pubblici e privati del premier non ci vede in sintonià ».
Tuttavia – ha proseguito Belletti – «se Berlusconi sarà capace di proteggere il valore della famiglia, sarà sostenuto da noi».
«Non ce la sentiamo di dire “non si deve presentare” ma da qui a lunedì mattina, quando è in programma il suo intervento, deve mandare un segnale diverso da quanto ha fatto finora. Deve fare una dichiarazione di impegno forte di distinzione fra la vita privata e l’impegno pubblico».
Farefuturo annuncia intanto in una conferenza stampa due nuovi deputati del Pdl passati con Fli, adesioni alle quali «tra breve seguiranno altre» ha detto il capogruppo Fli alla Camera, Italo Bocchino.
Entrano in Fli alla Camera Daniele Toto e Roberto Rosso.
Toto non ha nascosto che «fino all’ultimo… abbiamo ricevuto tante e tali pressioni».
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Ottobre 28th, 2010 Riccardo Fucile
SONO 128 CLANDESTINI, DI CUI 48 BAMBINI, SBARCATI SULLE COSTE SICILIANE: SAREBBERO DI ORIGINE PALESTINESE…SU ORDINE DEL GOVERNO SONO STATI CHIUSI AL PALASPORT: NONOSTANTE IL PARERE FAVOREVOLE DEL MAGISTRATO CHE STA SVOLGENDO I DOVUTI ACCERTAMENTI, E’ STATO VIETATO L’INGRESSO ALLE ORGANIZZAZIONI UMANITARIE…. MARONI VUOLE NASCONDERLI?
Il prefetto di Catania, Vincenzo Santoro non sente ragioni: quei 128 immigrati (48 sono bambini) che si dichiarano palestinesi, sbarcati ieri sera sulla costa siciliana devono restare chiusi nel Palanitta del capoluogo etneo, “in attesa di indagini”.
Inutili, dunque, sono risultate le richieste di diverse organizzazioni umanitarie come l’Unhcr (l’alto Commissariato per i rifugiati dell’Onu) l’Arci, Save The Children e lo IOM (International Organization Migration) per poter entrare nella struttura sportiva con l’unico scopo di assistere le persone, molte delle quali potrebbero chiedere asilo politico.
Il prefetto ha negato l’accesso a tutti, sostenendo che erano in corso indagini di polizia giudiziaria.
Le organizzazioni non hanno però desistito e sono andate dal sostituto procuratore della Repubblica, Agata Consoli, che sta facendo gli accertamenti proprio su questo gruppo di persone, per chiederle spiegazioni sul divieto imposto dal prefetto.
La pm ha però risposto – per iscritto – che non esisteva alcun ostacolo all’ingresso delle organizzazioni umanitarie.
Ma non è bastato.
In Prefettura, infatti, si continua ancora ad impedire l’accesso a chiunque. Anzi, a chi ha sottoposto le affermazioni scritte del magistrato titolare delle indagini, secondo le quali non esistono ragioni che possano giustificare l’ingresso di persone per scopi umanitari, è stato risposto che quell’atto scritto non ha nessun valore.
Il risultato è che i profughi continuano a restare rinchiusi nella struttura alla periferia di Catania, con il rischio di essere rimpatriati probabilmente senza avere la possibilità concreta di esercitare il diritto – previsto dalla nostra Costituzione – di chiedere asilo politico.
L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati esprime preoccupazione per non aver avuto finora la possibilità di entrare in contatto con i 128 migranti – fra i quali 48 minori – trattenuti da ieri nell’impianto sportivo Palanitta di Catania, dopo essere stati intercettati a largo delle coste. Fin da ieri l’UNHCR ha cercato di ottenere informazioni in merito a questa situazione chiedendo di poter incontrare le persone sbarcate, senza però ricevere alcuna delucidazione riguardo ai tempi di attesa.
Nonostante le indagini di polizia in corso richiedano misure di riservatezza, l’Alto Commissariato per i Rifugiati auspica che venga consentito l’accesso delle organizzazioni facenti parte del progetto Praesidium e degli enti di tutela prima che siano presi provvedimenti sullo status giuridico dei migranti ed eventuali misure di allontanamento dal territorio italiano.
L’ UNHCR, assieme all’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), alla Croce Rossa Italiana (CRI) e a Save the Children, opera in Sicilia nell’ambito del progetto Praesidium, finanziato dal Ministero dell’Interno, con l’obiettivo di fornire informazioni e orientamento a coloro che arrivano sulle coste siciliane e di rafforzare le capacità di accoglienza.
Il mancato accesso ai 128 migranti risulta quindi non conforme alle modalità operative dello stesso progetto.
In cinque anni di attuazione, il progetto Praesidium ha contribuito ad una gestione trasparente dell’accoglienza dei migranti e dei richiedenti asilo giunti in Italia attraverso il Mediterraneo consentendo a chi ne aveva bisogno di richiedere la protezione internazionale.
Un conto è non concedere, a ragion veduta ed esaminati i singoli casi, asilo politico, altra cosa è “nascondere” i profughi e impedire loro di fare la richiesta cui hanno diritto.
Il lupo perde il pelo ma non il vizio: nonostante le condanne piovute sul nostro Paese per violazione delle convenzioni internazionali dagli organismi europei, qualcuno si ostina a volere fare il furbo.
Senza capire che così si sputtana il Paese perchè le leggi vanno rispettate: prima dell’avvento leghista al governo, l’Italia era considerata non a caso la patria del diritto.
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Ottobre 26th, 2010 Riccardo Fucile
L’IMPIANTO SI BLOCCA PERCHE’ DOVREBBE BRUCIARE CDR E INVECE E’ ALIMENTATO CON SPAZZATURA NON TRATTATA… DAL 1999 AL 2009: 10 ANNI PER COSTRUIRLO, POCO PER ROVINARLO…ORA LA REGIONE DOVREBBE PAGARE 355 MILIONI PER RILEVARE UN IMPIANTO PER IL QUALE RIUSCIAMO A PAGARE 60.000 EURO AL GIORNO DI AFFITTO
Secondo Bertolaso l’inceneritore di Acerra “funziona e funzionerà sempre meglio”, ma in
realtà ha sempre funzionato poco e male., visto che brucia immondizia “tal quale”, quando invece è stato progettato per il cosiddetto cdr, il combustibile da rifiuti trattati.
La storia dell’impianto è il simbolo dell’emergenza rifiuti in Campania, una storia che inizia nel 1999, quando l’appalto è assegnato alla Fibe, nonostante non ci sia ancora la disponibilità dell’area su cui costruire l’impianto, riservandosi di individuarla suiccessivamente proprio ad Acerra.
Per l’acquisizione di quei suoli trascorrono ben 4 anni e poi, a rallentare ancora l’opera, ci si mettono i comitati locali che non lo vogliono.
Dopo un anno iniziano i lavori e in località Pantano, appena si scava, si trova l’acqua.
Alltri mesi, altre proteste, altre varianti.
La Fibe è esposta con le banche che hanno finanziato l’impresa in virtù del cfr stoccato da contratto: nel 2006 interviene in suo soccorso il governatore Bassolino con una ordinanza che autorizza lo stoccaggio in ecoballe.
Se ne producono tra 5 e 8 milioni: sono ancora ammucchiate nel guglianese e ci vorranno 20 anni a smaltirle.
Per ora sono intoccabili perchè sono l’unica garanzia in mano alle banche.
Nel 2007 la magistratura indaga l’impresa per frode in appalto pubblico e le sequestra, in via cautelativa, 250 milioni di euro.
Nel frattempo l’inceneritore non va avanti e le ecoballe si accumulano.
Prodi autorizza l’uso del “tal quale” e si arriva all’emergenza 2008 con il piano delle nuove discariche.
L’inceneritore alla fine viene inaugurato il 26 marzo 2009: la prima linea entra in funzione, le altre due entro maggio.
Dovrebbe bruciare 250 tonn di rifiuti al giorno, ma funziona a singhiozzo: il sistema di espulsione delle scorie s’intasa e le linee si fermano perchè non reggono le temperature elevate necessarie a bruciare il “tal quale”.
Ora si aspetta che un ente pubblico (Regione o Protezione civile) acquisti l’impianto valutato dall’Enea 355 milioni, per il quale attualmente vengono versati alla Fipe la bellezza di 60.000 euro al giorno di affitto.
L’inceneritore si è rivelato un affare, ma non certo per i cittadini campani.
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Ottobre 19th, 2010 Riccardo Fucile
IN UNA INTERVISTA A “REPUBBLICA” LA VERSIONE DI FRANCO SERVELLO, SEGRETARIO DI MILANO DEL MSI DEGLI ANNI ’70…”IL DOPPIO GIOCO DEI CARABINIERI PORTO’ ALL’UCCISIONE DI GIANCARLO ESPOSTI”…”ACUIRE LA TENSIONE TRA DESTRA E SINISTRA ERA LA STRATEGIA DELLA DC PER MANTENERE IL POTERE”
“Avevo sempre avuto l’impressione che i servizi segreti, e anche i carabinieri, seguissero ogni nostro movimento. E che cercassero contatti non sempre corretti per sollecitare l’attività dei nostri giovani che individuavano nella mia persona (e anche nel partito di allora), un elemento di conservazione rispetto ai progetti rivoluzionari che loro sognavano”.
Franco Servello, 89 anni, già federale milanese dell’Msi negli anni Settanta (“Mio zio, il giornalista Franco De Agazio, fu ucciso dalla “volante rossa” il 14 marzo ’47 mentre dalle colonne del Meridiano d’Italia stava conducendo un’inchiesta sulla sparizione dell’oro di Dongo e sulla fucilazione di Mussolini e Claretta Petacci), avvalora quanto contenuto nelle veline del Sid inviate a Moro alla fine degli anni Sessanta.
Sì, conferma Servello, “anche l’Msi era spiato dagli 007”.
“Quando mi accorsi che i carabinieri tentarono di infiltrarsi tra di noi – ricorda – chiesi dei chiarimenti al servizio investigativo dell’Arma. Li sollecitai a smetterla con quel doppio gioco che facevano. Ero talmente esasperato che mandai una lettera di protesta al comandante generale della Lombardia”. Quel doppio gioco, secondo Servello, “costò la vita a Giancarlo Esposti, un giovane molto sognatore del nostro ambiente”.
Era il 1974.
Violenze e aggressioni e culminarono il 28 maggio con la strage di Brescia di piazza della Loggia.
Due giorni dopo, a Rieti, a Pian del Rascino fu scoperto un campo paramilitare (secondo la versione ufficiale)
Un drammatico conflitto a fuoco si svolse tra fascisti e carabinieri.
Rimase ucciso un giovane di Avanguardia Nazionale, Giancarlo Esposti.
“Fui io a cacciare dal partito quel giovane, Esposti – racconta oggi l’ex federale Msi di Milano – quando mi accorsi che era un elemento di quelli a contatto con l’ambiente dei carabinieri o dei servizi. Ed era stato in un certo senso convinto che scattasse prima o poi una specie di rivoluzione nell’ambito delle istituzioni”.
Il gioco degli 007 allora era “era di mettere la destra contro la sinistra in maniera che prevalesse la scelta politica democristiana. Ci sono riusciti in molte situazioni estremamente difficili perchè era facile stimolare i giovani sul terreno rivoluzionario. Ma io ero quello che li frenava e cercava di salvarli, anche se non sempre mi hanno ascoltato tanto che qualcuno ci ha rimesso la vita”.
Noi dell’Msi “eravamo esposti a tutti i venti e le procelle perchè avevamo contro la magistratura, i servizi e la stampa. Non era facile sopravvivere a quegli eventi. Io me la cavai brillantemente perchè rimasi sempre fuori da tutte le trame”.
Alberto Custodero
(da “la Repubblica“)
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Ottobre 19th, 2010 Riccardo Fucile
TRE DOCUMENTI INEDITI INDIRIZZATI A MORO E TROVATI DELL’ARCHIVIO CENTRALE DI STATO DOCUMENTANO L’ATTIVITA’ DI SPIONAGGIO DEL SID NEI CONFRONTI DEI DUE PARTITI…I SERVIZI ANCOR OGGI SVOLGONO LA STESSA ATTIVITA’? IL CASO DEL PEDINAMENTO DI BOCCHINO E LE DOMANDE DEL COPASIR DI D’ALEMA… LA DEMOCRAZIA DEI DOSSIERAGGI E’ NATA NEL 1946: A QUANDO LA VERITA’ SULLE STRAGI?
I servizi segreti spiavano il Pci e l’Msi.
Le prime prove documentali spuntano dalle carte di Aldo Moro conservate all’Archivio
centrale dello Stato di Roma.
Sono tre documenti inediti con la classifica di “segreto” datati 19 giugno ’67, 5 maggio ’69 e 3 marzo ’70 giudicati di grande interesse storico sia da Armando Cossutta, esponente di spicco dell’Ex Pci, sia dall’ex senatore An Franco Servello, ex federale del Movimento sociale a Milano.
In quel periodo il servizio segreto era unico, si chiamava Sid (fondato sulle ceneri del Sifar dopo lo scandalo De Lorenzo), era diretto dall’ammiraglio di squadra Eugenio Henke.
E spiava con regolarità comunisti e missini.
Queste tre “veline” confermano i sospetti dell’attuale presidente del Copasir, Massimo D’Alema, sollevati di recente durante l’audizione del direttore del servizio segreto militare Aise, generale Adriano Santini, sull’attività spionistica dell’intelligence rivolta alla politica.
Al generale Santini, D’Alema ha chiesto se i servizi svolgano ancora oggi attività di spionaggio nei confronti di partiti o di politici.
La questione è diventata di stringente attualità alla luce della denuncia pubblica fatta dal capogruppo Fli alla Camera, Italo Bocchino, di essere stato pedinato in primavera dal controspionaggio dell’Aise nella centralissima piazza romana di San Silvestro.
Ma altre presunte attività di spionaggio sarebbero avvenute – tra conferme e smentite – nei confronti di numerosi politici.
Durante l’audizione del generale Santini, il presidente del Copasir lo ha invitato ad interrompere, se in corso, ogni attività di “sorveglianza” nei confronti di esponenti di partiti.
“Dalla mia esperienza politica passata – aveva detto al direttore dell’Aise D’Alema, alludendo al suo trascorso nel Partito comunista – so che attività di spionaggio avvenivano nei confronti del Partito comunista. Sappia quindi che oggi, se ci fosse qualcosa che non va nei servizi, me ne accorgerei”.
Le prove dei sospetti di D’Alema, almeno per quanto riguarda l’intelligence tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, riemergono ora dal passato fra le carte dell’archivio dell’esponente democristiano rapito e ucciso dalle Brigate Rosse.
La prima “velina” è datata 19 giugno 1967 e fu consegnata dall’ammiraglio Henke a Moro allora presidente del Consiglio nel suo terzo esecutivo di centro-sinistra.
Il Sid, stando a quelle carte, monitorava “l’azione propagandistica dell’estrema sinistra e dell’estrema destra che ha colto spunti offerti da episodi scandalistici per creare fermenti e correnti di opinione contro le pubbliche istituzioni”.
A proposito del Pci, il Sid scriveva che “in tempo di pace tende ad acquisire il controllo delle masse attraverso una costante alimentazione dell’odio di classe, e attivizzando le organizzazioni di base politiche e sindacali per raggiungere una piattaforma comune per l’azione insurrezionale”.
“In tempo di guerra”, si legge ancora nell’appunto segreto, il Partito comunista mira a “realizzare l’immediato condizionamento psicologico della Nazione e del Governo contro un conflitto armato attraverso l’esasperazione della piazza e, quindi, la strumentalizzazione dei moti popolari per conquistare il potere o, in caso di impossibilità , per iniziare la guerriglia”.
Gli 007 conoscono tutto dell’organizzazione territoriale del Pci. Sanno che può contare su “organismi fiancheggiatori quali l’Anpi”, che “si avvale del supporto della Cgil”, che ha la sua forza maggiore “nelle Regioni rosse”.
Quantificano il suo bilancio annuale in “15 miliardi” di vecchie lire.
Ma soprattutto sono al corrente che all’interno del partito “esiste un apparato clandestino dei quadri predesignati a sostituire gli organi centrali in caso di emergenza con compiti politico-militari”.
Una sorta di servizio segreto del Pci che – scrive il Sid a Moro – “può inquadrare non meno di 300 mila unità tratte dalle leve più giovani degli iscritti e godere dell’appoggio degli altri militanti nell’attività eversiva”.
Tutti fatti, questi, confermati da Armando Cossutta, allora responsabile proprio di quel “servizio d’ordine clandestino del Pci”.
Ma i servizi di Henke spiavano anche a destra. In particolare, l’Msi di Giorgio Almirante.
Che, però, non destava allarme “ai fini di una seria azione eversiva, sia per la scarsa consistenza numerica, sia per le finalità nazionali che si propongono nonchè per l’attuale assenza di legami con potenze straniere”.
“L’Msi – è l’analisi del Sid – rilanciando tematiche ispirate a ideologie nazionaliste, ha potuto raccogliere oltre ai superstiti quadri del fascismo, qualche migliaio di giovani influenzati da possibilità di controbattere il comunismo”.
Anche dell’Msi gli 007 conoscono tutti i segreti.
Una curiosità : fra le organizzazioni giovanili come l’Asan-Giovane Italia e il Fuan, il Sid segnala pure “i Volontari Nazionali, utilizzati sporadicamente in compiti di vigilanza interna”.
La “velina” si concludeva con una chiosa politica tutta filogovernativa.
“Oggi – scriveva il Sid – non sussistono le premesse che facciano ritenere possibile un grave attentato alla sicurezza dello Stato. Peraltro un evento di pericolo si potrebbe determinare in conseguenza di un mutamento delle presenti condizioni di equilibrio interno, sostenuto dalla formula di centrosinistra in atto”.
Il secondo documento è del 5 maggio 1969 e arriva a Moro nonostante in quel periodo non avesse incarichi: era stato messo in minoranza nella Dc dopo la fine dell’esperimento del centro-sinistra organico.
E dopo le elezioni del 1968 che avevano sancito una consistente diminuzione di suffragi per i partiti della coalizione.
Ma l’esponente Dc seguiva attraverso le “veline” degli 007 ogni passo dei comunisti, visto che cominciava a pensare all’allargamento al Pci, la cosiddetta “strategia dell’attenzione”.
Di lì a poco (il 5 agosto 1969), sarebbe rientrato nel governo come ministro degli Esteri nel secondo gabinetto Rumor e avrebbe conservato quella carica quasi ininterrottamente fino al novembre 1974.
“Erano quelli – ricorda Cossutta – anni dal tintinnar di sciabole surriscaldati dalla strage di Piazza Fontana, dal tentato attentato a Rumor davanti alla Questura di Milano. E dallo scoppiare della guerra del Vietnam con le maninfestazioni e i cortei antiamericani a Roma”.
E il Sid di Henke che faceva?
Il 5 maggio ’69 un appunto intitolato “la costituzione di Brigate capeggiate da ex comandanti partigiani” svelava a Moro che “il Pci, d’intesa con i comunisti dell’Anpi”, avrebbe deciso di costituire gruppi segreti nell’ambito delle sezioni del partito delle principali città del Nord.
Queste “Brigate composte di 20-30 elementi di assoluta fiducia” avevano il compito di assicurare “il servizio d’ordine in occasione di manifestazioni del Pci”. “La difesa delle sedi del partito comunista da attacchi condotti da elementi di estrema destra”.
“Eventuali azioni contro sedi di partiti e gruppi di attivisti di estrema destra”. E “azioni contro le forze di polizia e le Forze Armate nel caso di interventi in ordine pubblico ritenuti eccessivi”.
“Queste Brigate – aggiungeva il Sid – dovrebbero rappresentare i primi nuclei intorno ai quali verrebbero rapidamente costituiti più grossi reparti per reagire a un eventuale “colpo di Stato” concordato tra le FF. AA. e le correnti di destra dei partiti di Governo”.
Il terzo documento è un appunto telegrafico del 3 marzo 1970 e fa riferimento a una spia interna al partito comunista.
“Fonte fiduciaria solitamente attendibile – così il Sid avvertiva Moro – riferisce che la Direzione Centrale del Pci, in coincidenza della rinuncia dell’incarico dell’onorevole Rumor, ha disposto il piantonamento delle sedi regionali, provinciali e di zona del partito, per tutto il periodo della durata della crisi governativa. Ha inoltre chiesto la segnalazione della presenza, fuori ordinaria residenza, di ufficiali dei carabinieri e della Ps”.
Il Pci temeva un colpo di Stato, ma i servizi segreti spiavano ogni loro mossa. E Moro sapeva tutto.
Alberto Custodero
(da “la Repubblica“)
argomento: Costume, denuncia, emergenza, governo, Politica, polizia, Sicurezza | 1 Commento »