Agosto 8th, 2012 Riccardo Fucile
DAI TAGLI DELLA P.A. AGLI AIUTI PER IL SISMA DELL’EMILIA, I PROVVEDIMENTI VARATI DAL GOVERNO
Tagli alla spesa pubblica che toccano, tra l’altro, ospedali, statali e province.
Con il via libera definitivo da parte della Camera diventa legge la ‘cura dimagrantè dello Stato che consentirà di evitare l’aumento dell’Iva ad ottobre, ma anche di ampliare le tutele ad altri 55.000 esodati, e di aiutare i comuni colpiti dal sisma dell’Emilia.
Un intervento non solo di tagli, ma anche di aggravi fiscali, dall’Irpef di 8 regioni con i conti in rosso per la sanità alle università .
Ecco le misure principali.
STOP AUMENTO IVA
Il temuto aumento dal prossimo ottobre di un punto delle due aliquote dell’10% e del 21% slitta a luglio 2013. Costa 3,28 miliardi nel 2012. –
ESODATI
Altri 55.000 privi sia di lavoro che di pensione potranno accdere a questa con le vecchie regole.
SISMA EMILIA
Arrivano risorse per 6 miliardi per le zonec colpite dal sisma nell’Emilia. Possibilità per i comuni e per il commissariato regionale di fare assunzioni a tempo determinato per affrontare le emergenze. Risorse anche per l’Abruzzo (23 milioni) per la raccolta dei rifiuti
PROVINCE
Saranno «riordinate» in modo da averne solo con almeno 350.000 abitanti e un territorio di 2.500 chilometri quadrati. Avranno per il 2012 un contributo di 100 milioni per la riduzione del debito. –
ORGANICI P.A.
riduzione del 20% dei dirigenti pubblici, -10% del personale non dirigente. Buono pasto non oltre 7 euro.
OSPEDALI
Entro novembre le Regioni dovranno tagliare circa 7mila posti letto arrivando a 3,7 ogni 1000 abitanti (oggi è 4). Tagli anche alle remunerazioni che ricevono i convenzionati.
ADDIZIONALE IRPEF
Le 8 regioni in disavanzo sanitario (Piemonte, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia) potranno anticipare al 2013 la maggiorazione dell’addizionale regionale Irpef, dallo 0,5% all’1,1%.
TASSE UNIVERSITARIE
Aumentano quelle per gli studenti fuori corso: +25% per redditi sotto 90.000 euro, +100% oltre 150.000 euro. Stop aumenti per chi è in regola e sotto i 40.000 euro
MINISTERI
Risparmi di 1,7 mld nel 2013,1,5 nel 2014 e 2015.
REGIONI
sforbiciata ai trasferimenti: -700 milioni nel 2012; – un miliardo i successivi due anni.
TAGLI ACQUISTI P.A
Le amministrazioni centrali dovranno ridurre dall’anno in corso le spese per acquisti di beni e servizi. Tra i tagli, 5 milioni in meno per le intercettazioni.
PREFETTURE
Risparmi dagli uffici statali sul territorio. Accorpati nelle Prefetture.
AUTO BLU
tutte le amministrazioni, compresa Bankitalia, taglieranno la spesa del 50%. –
SCUOLA
Dal prossimo anno le iscrizioni alle scuole statali avverranno solo on line; pagelle, registri e comunicazioni alle famiglie e agli alunni saranno in formato elettronico.
ENTI SOPPRESSI
Prima tagliati, poi salvati: tra loro il Centro sperimentale di cinematografia e la Cineteca nazionale.
800 MLN A COMUNI
Arrivano attraverso le Regioni. Le risorse verranno prese da quelle destinate ai Comuni virtuosi (300 mln) e ai rimborsi fiscali (500).
VIA FARMACI GRIFFATI
Nella ricetta dopo la prima diagnosi va indicato il principio attivo del farmaco. Il medico può indicare anche la marca, accompagnata da spiegazione, che diventa vincolante per i farmacisti.
FARMACIE
Gli sconti a carico delle farmacie vengono fissati al 2,25, mentre quelli a carico delle aziende al 4,1% per l’anno in corso. Dal 2013 arriverà il nuovo «sistema di remunerazione della filiera»
STIPENDI MANAGER
Tetto di 300.000 euro per la retribuzione a manager e dipendenti delle aziende partecipate dallo Stato, non quotate, Rai compresa. Ma dal prossimo contratto.
CITTà€ METROPOLITANE
Arriva una Conferenza in ciascuna delle dieci province trasformate in Città metropolitane.
SOCIETà€ IN HOUSE
Saranno chiuse ma non automaticamente. Regioni, Province e Comuni non saranno obbligate a sopprimere o accorpare i propri enti ed agenzie, a patto che realizzino un risparmio del 20% per la loro gestione.
CARABINIERI E GDF
Dal primo gennaio 2013 sono rideterminati gli organici degli ufficiali di ciascuna forza armata ed è ridotto il numero delle promozioni, esclusi Carabinieri, Gdf, Capitanerie di porto e Polizia penitenziaria.
MINISTERI INTERNI E ESTERI
Sei mesi in più per la riduzione dei dirigenti e del personale sia per il personale dell’amministrazione civile dell’Interno sia per i diplomatici in servizio all’estero del ministero degli Affari esteri.
AFFITTI UFFICI PA
Slitta di due anni l’obbligo del taglio del 15% degli affitti per immobili in uso alle amministrazioni.
CASE ENTI
Gli inquilini che vogliono comprare la casa dell’ente previdenziale in cui abitano hanno un tempo che non può essere inferiore a 120 giorni dal ricevimento dell’offerta
PENSIONI PROF
Gli insegnanti che entro il 31 agosto di quest’anno matureranno i requisiti per andare in pensione dal 1 settembre 2013 vanno in pensione con regole pre-Fornero.
INDENNITà€ PROFESSORI UNIVERSITARI
Stop al trascinamento di indennità per i professori universitari che, dopo un incarico in un ente o in una istituzione, tornano ad insegnare.
MULTE SCIOPERI SERVIZI PUBBLICI
Raddoppiano, nel passaggio dalle vecchie lire all’euro, le sanzioni comminate dalla Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali.
CONSIP
Le amministrazioni pubbliche potranno fare i loro approvvigionamenti di energia, gas, carburanti e telefonia anche al di fuori delle convenzioni Consip a condizione che siano previsti corrispettivi inferiori a quelli indicati.
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Agosto 6th, 2012 Riccardo Fucile
VIAGGIO NELLA STRUTTURA CHE DOVEVA OSPITARE IL G8 E LASCIATA INVECE IN ABBANDONO… LA SOCIETA’ DELLA MARCEGAGLIA ALLA QUALE ERA STATO DATA IN GESTIONE CHIEDE 10 MILIONI DI DANNI
No, non può essere questa la “casa di vetro” di Obama.
Conciata così, con pezzi di tetto volati via, i muri strappati dalle onde e dal vento, gli escrementi degli uccelli che l’hanno colonizzata, cristalli rotti, erba che spunta dai piastrelloni di cemento.
E invece è proprio lei, che impressione.
Giri le spalle allo specchio d’acqua che è ancora pieno di veleni, percorri le banchine dove hanno lasciato a mo’ di monumento alla vita (in effetti ce n’è bisogno) il nero scafo di Mascalzone Latino. Il triste colpo d’occhio prosegue verso ovest: gli scheletri di ferro che sorreggono i padiglioni sono divorati dalla ruggine. Il sole, la salsedine, gli schiaffi del maestrale hanno fatto il resto sgretolando le pareti, distruggendo le coperture, lasciando al suolo lamiere e sporcizie.
Come diavolo siano riusciti a ammazzare per la seconda volta un luogo costruito per ospitare i grandi della Terra – le cose del mancato G8 sono andate come si sa, e pure le inchieste e gli arresti dentro e attorno alla Protezione Civile – , più che un mistero è uno scorno.
La casa di vetro è morta. Come tutto dentro l’area dell’ex Arsenale militare della Maddalena. Il padiglione del mare. Lo spazio dei delegati. L’hotel cinque stelle lusso. La “stecca”. I moli.
Lo specchio d’acqua intorno che, nonostante interventi farsa, è ancora abitato da una fanghiglia imbevuta di inquinanti di ogni genere (arsenico, idrocarburi, piombo, zinco, rame, mercurio).
È tutto chiuso per inagibilità e per motivi di sicurezza. Abbandonato da un anno. Centocinquantacinquemila metri quadrati di vergogna nazionale.
Una delle più scriteriate operazioni di Stato che, dopo avere bruciato 460 milioni di euro – tanto ci è voluto per rimettere a nuovo l’arsenale – , anzichè giungere finalmente a un capolinea o a una soluzione, continua a fare danni.
Il 9 giugno 2009 il governo ha dato in gestione questa landa deserta per 40 anni a prezzi di saldo alla Mita (società dell’ex presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia).
Il nuovo Porto Arsenale doveva diventare il nuovo polo di attrazione turistica dell’isola.
Per due stagioni il Porto apre al pubblico (hotel, ristorante, porticciolo).
Poi, come in una gigantesca sabbia mobile, tutto si impantana, e finisce di nuovo a scatafascio.
Colpa di un pasticcio all’italiana chiamato bonifiche, un’ignobile tarantella ballata dalla Cricca di Guido Bertolaso e costata già 72 milioni di soldi pubblici (alla fine si arriverà a 85).
È andata così.
L’ex capo della Protezione civile affida l’opera al cognato Francesco Piermarini, ingegnere e “esperto in bonifiche ambientali”, già supervisore dei lavori alla Maddalena.
Talmente esperto che a maggio 2011 i carabinieri del Noe, su disposizione della Procura di Tempio Pausania, mettono sotto sequestro 60mila metri quadri di acque e fondali prospicienti l’ex Arsenale.
Un anno dopo le perizie della Procura (l’inchiesta è in mano al pm Riccardo Rossi) accertano che la bonifica affidata a Piermarini (per complessivi 72 milioni) è stata disastrosa: rimuovendo la fanghiglia velenosa si è in realtà allargata la zona inquinata. Da 6 ettari contaminati si è passati a 12.
Un capolavoro.
La competenza sulle operazioni di ripristino passa al ministero dell’Ambiente. Che se la prende comoda. Intanto la struttura inizia a appassire.
In conferenza dei servizi, la Protezione civile ha assicurato che a settembre sarà finalmente pronto il progetto per il completamento delle bonifiche (costo: 10 milioni).
Mita resta alla finestra, sempre più scettica.
Pronta a mollare tutto. “Se non si sbloccano le cose è chiaro che non saremo più disposti a buttare, come stiamo facendo, 700 mila euro l’anno solo per tenere chiusa una struttura – dice il procuratore speciale Donato Rossi.
La battaglia legale in realtà è caldissima: la società della Marcegaglia, dopo il “pacco” che le è stato rifilato, ha promosso un arbitrato nei confronti della Protezione Civile.
La richiesta di risarcimento danni complessiva, tra mancato completamento delle opere, difetti vari, mancati ricavi e danni di immagine, supera i dieci milioni di euro.
Un quarto di quello che lo Stato, attraverso la Corte dei Conti, ha chiesto a Bertolaso (40 milioni, danno erariale).
Per che cosa? Proprio per avere affidato la gestione dell’ex Arsenale alla Mita, con un bando di gara contestatissimo.
Paradossale? Abbastanza.
Ma è tutta la vicenda che è contorta.
Repubblica raccontò il flop della Maddalena (dal G8 all’abbandono) il 28 gennaio 2010. Pochi giorni dopo scoppiò lo scandalo della cricca che gestì gli appalti per il vertice sull’isola (poi trasferito all’Aquila terremotata).
Da allora a oggi tutto quello che poteva andare storto, per le sorti dell’ex Arsenale e della Maddalena, è andato proprio in quella direzione.
Risultato: tra bugie, battaglie legali e rimpalli di responsabilità , a due anni dall’inaugurazione post-Cricca, Porto Arsenale cade di nuovo a pezzi.
“Il riflesso sociale è enorme – dice l’assessore all’urbanistica Mauro Bittu – . Penso ai maddalenini, ai posti di lavoro (un paio di centinaia), all’immagine dell’isola”.
Già . Un tempo, dopo lo smantellamento della base americana che per 35 anni ha sfamato Maddalena, la chiamavano l'”isola usa e getta”.
“Adesso siamo diventati l’isola che chiude – commenta amaro il sindaco Angelo Comiti – . Spero che col 2013 si possa tornare ad aprire qualcosa… “.
La lista del “chiuso per negligenze altrui” è lunga: oltre all’ex Arsenale ci sono il mastodontico ospedale militare trasformato in hotel (sempre per il G8 fantasma, costo 75 milioni, 742mila euro a stanza e nessuno lo vuole), l’enorme villaggio Trinità (un tempo abitato dagli americani, proprietario Ligresti attraverso la Seis), e, da quattro stagioni, il mitico Club Med (la proprietà vuole ristrutturare ma non ci sono ancora i permessi).
In attesa di buone nuove quest’anno sull’isola che chiude sono sbarcati la metà dei turisti che c’erano lo scorso anno.
Sergio Roland, il giardiniere che con la sua Roland Garden tiene in vita le poche piante rimaste dentro l’ex Arsenale, usa la metafora che gli è più congeniale.
“Se a un albero gli togli l’acqua muore”.
Per un’isola nell’isola è davvero il colmo.
Paolo Berizzi
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Luglio 17th, 2012 Riccardo Fucile
IL VIMINALE: DA NOI AVRANNO SOLO IL PERSONALE ARMATO, AL RESTO PENSINO CAMERA E SENATO
I parlamentari con la scorta si procurino auto e autista, il Viminale metterà a
disposizione solo il personale armato addetto alla sicurezza.
La spending review non risparmia la “casta”.
E ora il ministero dell’Interno dà un taglio ai costi della politica, in particolare a quelli per la tutela di senatori e parlamentari.
Va detto che i senatori scortati, a oggi, sono 26, i deputati 44.
Tra tutti questi settanta, 20 tutele sono dedicate ancora a ex ministri e sottosegretari del dimissionario governo Berlusconi che avevano beneficiato delle misure di protezione per gli incarichi istituzionali che avevano ricoperto.
Fra questi, ad esempio, l’ex ministro dell’Interno Maroni e l’ex Guardasigilli Alfano.
Ma settanta parlamentari da scortare sono davvero troppo onerosi per il bilancio dello Stato, oltretutto nel momento in cui il ministro dell’Interno Cancellieri ha in programma una riduzione entro il 2015 di 7 mila agenti.
Taglio che, sommato all’attuale carenza di personale, farà crescere il vuoto di organico della Polizia – stando ai dati dell’Associazione Funzionari – a meno 22 mila uomini. E così, per far fronte alla doppia emergenza (scarsezza di risorse finanziarie e umane) il titolare del Viminale ha deciso di estendere anche a Camera e Senato una circolare che prevede che auto e autista siano messi a disposizione o dall’interessato, oppure dall’amministrazione di appartenenza dello “scortato”.
Nel caso dei parlamentari, dunque, l’onere dovrebbe spettare a Montecitorio e a Palazzo Madama.
Il presidente Fini ha fatto sapere, tuttavia, che la Camera può mettere a disposizione solo cinque vetture con relativi autisti, tra queste, in particolare, per la stessa Presidenza, per l’Antimafia e per il Copasir.
Per i restanti 39 deputati, i costi rimbalzano alla competenza dei rispettivi Gruppi politici di appartenenza.
Ma qui la spending review s’è imbattuta in un improvviso quanto imprevisto ostacolo: le casse vuote dei partiti.
«È sacrosanto – dichiara Emanuele Fiano, responsabile sicurezza per il Pd, uno dei deputati sotto scorta – che in tempi di razionalizzazione della spesa pubblica, il Viminale, che ha sopportato negli ultimi anni ingenti riduzioni di risorse (tagli per 2 miliardi e 400 milioni,ndr), chieda un aiuto ad altre amministrazioni ».
«Nel caso delle scorte – ha aggiunto – mi auguro che, a partire dal sottoscritto, i prefetti e il ministro rivedano tutti i casi degli scortati nel dettaglio, per verificare se sussistano ancora per tutti i parlamentari le condizioni per essere scortati».
Per quanto riguarda il contributo dei Gruppi, tuttavia, Fiano precisa, almeno per quanto riguarda il Pd, che «non ci sono più risorse per finanziare auto blindate e autisti. Tutti i soldi infatti vengono spesi per il personale del Gruppo, pubblicazioni e ricerche».
Stessa situazione, per gli altri partiti.
Come uscire da questa impasse? Il Viminale, sul punto, ha una posizione politica di fermezza.
Ove venga acclarata da parte dei Prefetti l’impossibilità di Camera e Senato di provvedere, il servizio di scorta continuerà ad essere assicurato dal Viminale.
Sempre, ovviamente, a spese del contribuente.
Alberto Custodero
(da “La Repubblica”)
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Luglio 15th, 2012 Riccardo Fucile
AZIENDE, FONDAZIONI, CONSORZI: ECCO LA CASTA DEGLI ENTI LOCALI, LA META’ NON SERVONO AI CITTADINI…GIRO D’AFFARI DA 25 MILIARDI E DEBITI PER 34, CRESCIUTI IN DUE ANNI DELL’11%
La mannaia della spending review cala sulle società partecipate dagli Enti
locali.
Non su quelle che si occupano di fornire servizi di utilità ai cittadini, ma sulle roccaforti create per soddisfare logiche di spartizione dei partiti.
Una vera e propria giungla: su un totale di circa 5mila società nel mirino, ci sono aziende, consorzi, fondazioni, istituzioni che al pari di scarpe di cemento rischiano di far affogare gli enti locali a cui sono legati a doppio filo.
Si tratta in particolare di creature, o meglio, mostri giuridici, dai bilanci costantemente in rosso: delle oltre 3mila spa o srl almeno un terzo ha depositato negli ultimi tre anni dei bilanci col segno meno.
Una casta nella casta, che con l’applicazione del decreto subirà ridimensionamenti, accorpamenti, fino a tagli secchi e definitivi che metteranno un freno a debiti per 34 miliardi, in crescita dell’11% tra 2008 e 2010.
Come recita l’articolo 4 del decreto «le società controllate che abbiano conseguito nel 2011 un fatturato da prestazione di servizi a favore della P.a. superiore al 90%» potranno essere «sciolte entro il 31 dicembre 2013» o subire «l’alienazione» entro il 30 giugno 2013.
Se nessuna di queste strade dovesse essere percorsa il colpo d’ascia sarà profondo e dal 1 gennaio 2014 le roccaforti dello spreco non potranno più ricevere affidamenti diretti di servizi «nè potranno usufruire di rinnovi».
In ogni caso, l’intero pianeta delle aziende partecipate dovrà provvedere ad una rigida cura dimagrante alla scadenza degli attuali organi di amministrazione: i cda saranno infatti composti da non più di tre membri, due dei quali «dipendenti dell’amministrazione titolare della partecipazione o di poteri di indirizzo e vigilanza» per risparmiare sui gettoni di presenza e stipendi.
Unica concessione quella relativa al terzo membro, che svolgerà le funzioni di amministratore delegato. Stop quindi ai cda affollati e alla distribuzione di poltrone facili.
Anche i contratti, i servizi acquistati dalle partecipate, già dal prossimo anno ricadranno sotto le procedure previste dalla normativa nazionale conforme alla disciplina comunitaria.
La stretta proseguirà sulle limitazioni previste per le assunzioni – pari a quelle già in vigore nel resto delle amministrazioni – e i contratti a tempo determinato o contratti di collaborazione che saranno concessi «nel limite del 50% della spesa sostenuta per le rispettive finalità nell’anno 2009».
Tutti i compensi, tra l’altro, subiranno un blocco che si protrarrà fino al 31 dicembre 2014.
Infine Regioni, Province e Comuni dovranno sopprimere o accorpare «riducendone in tal caso gli oneri in misura non inferiore al 20%, enti, agenzie e organismi comunque denominati e di qualsiasi natura giuridica».
Entro marzo prossimo, gli stessi Enti locali che non avranno attuato la stretta si vedranno sopprimere d’autorità società e poltrone inutili ancora in vita.
Lucio Cillis
(da “La Repubblica”)
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Luglio 4th, 2012 Riccardo Fucile
PER GLI UFFICI DI PRESIDENZA DEL CONSIGLIO PREVISTA SOLO UNA RIDUZIONE DI 5 MILIONI NEL 2012 E 10 PER IL 2013 A FRONTE DI UN FONDO CHE CON BERLUSCONI LIEVITO’ IN ANNO DA 363 A 616 MILIONI
C’è un’unica voce, nella bozza circolata ieri sulla spending review, che riguarda direttamente Palazzo Chigi.
È la diminuzione, di 5 milioni nel 2012 e di 10 per il 2013 del “fondo di funzionamento” della Presidenza del Consiglio.
Una miseria se pensiamo che, quando al governo c’erano i Berlusconi, i Brunetta e le Brambille, quel fondo lievitò in un solo anno da una previsione di 363 milioni di euro a un consolidato quasi doppio di 616.
Per “pesare” la misura basti pensare che solo sul capitolo “auto blu” il palazzo di governo segna in un anno la cifra di 9 milioni di euro, e nulla è cambiato nemmeno con le “severe” norme varate da Brunetta.
Come prima, infatti, i capi dipartimento della Presidenza dispongono di due autisti dedicati e di una macchina.
L’unica differenza formale è che l’auto è in capo al dipartimento e non più al dirigente.
È per l’appunto una formalità .
Oggi come allora infatti , quell’automobile serve che è a capo del dipartimento.
Non è l’unica anomalia di una macchina che non riesce a riformare se stessa.
Bruno Stramaccioni, sindacalista Usb a Palazzo Chigi, ne cita diverse altre: “Hanno esternalizzato i servizi informatici. Sa quanto costano? Undici milioni di euro nel triennio. Hanno azzerato un comparto che funzionava, con professionalità che si erano formate con anni di lavoro, per fare cosa? Per darlo alla Selex?”.
Il problema delle auto blu, poi, è strettamente connesso alla presenza di forze di polizia all’interno del Palazzo.
All’ultimo censimento ce n’erano oltre 500 sui circa 4100 impiegati della Presidenza. “Tra questi 259 — spiega Stramaccioni — scadevano al 30 giugno. A quella data sarebbero dovuti tornare nelle loro amministrazioni di provenienza: polizia, gdf, penitenziaria. Il dipartimento invece ha chiesto la proroga per tutti. Resteranno qui: a guidare le auto, a vigilare sull’ufficio passi, ma anche a stare negli uffici, cosa che non dovrebbero poter fare”.
Pazienza. Tutto resta immobile nei corridoi del Palazzo.
Ricordate la struttura di missione per i 150 anni dell’Unità d’Italia? A un anno dalla sua scadenza naturale, è ancora lì.
A guidarla è sempre Giancarlo Bravi, pensionato da diversi anni, rimasto in Presidenza con una consulenza.
Anche questa struttura di missione dovrebbe andare a scadenza, ma pare già pronta la soluzione: verrà trasformata in una struttura di missione per gli Eventi. Niente taglio.
A fronte di spese che continuano ad essere fuori controllo, di dirigenti arrivati per diretta collaborazione di politici, e poi rimasti, senza nè arte nè parte, nei posti direttivi dell’amministrazione di governo (o anche a non far niente), tra i dipendenti serpeggia il malumore.
“Vogliono mandare a casa il 10% dei dipendenti della pubblica amministrazione? Inizino da questi raccomandati che ricoprono posti di responsabilità senza aver sostenuto concorsi e senza titoli adeguati”.
Nei meandri di questa amministrazione pietrificata ci sono anche due curiosità .
La prima: Mario Monti non ha compiuto nessun atto formale per rinunciare al proprio compenso (ovviamente non l’ha ritirato e non lo farà , ma non c’è nessuna regola perchè non lo faccia in futuro).
La seconda: il ministro Moavero non ha dato i propri ferimenti bancari all’ufficio del personale. È lì da mesi ma non sanno come pagarlo.
Eduardo Di Blasi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Giugno 28th, 2012 Riccardo Fucile
COSI’ MANTENIAMO IL CARROZZONE: NELL’ULTIMO ANNO HANNO SPESO 15 MILIONI DI EURO IN CONSULENZE
Nell’ultimo anno le comunità montane hanno speso quasi 15 milioni di euro in consulenze. Dall’Anci assicurano che gli incarichi esterni sono necessari perchè manca il personale. Spesso però i profili ricercati sono inutili: dal difensore civico al tutor per la creatività .
C’è anche chi ha chiesto aiuto per realizzare un progetto di “taglio piante”
Comunità fantasma o meno, nonostante l’esercito di dipendenti tutte continuano a mantenere un parco di 1.146 auto blu, pagare singoli direttori 80 mila euro l’anno e a garantire incarichi esterni a 1.944 persone, per una spesa complessiva di 14,9 milioni di euro solo tra il 2010 e il 2011.
«Alcuni di questi incarichi sono obbligati, perchè per appalti con fondi europei le Comunità spesso non hanno il personale idoneo e, con il blocco del turn-over imposto dallo Stato, non possono assumere», dicono dall’Anci.
Certo, ma perchè la Comunità Vestina in Abruzzo deve spendere 8 mila euro per il non proprio necessario difensore civico?
Perchè l’ente Forlivese deve spendere 8.100 euro per pagare una persona che «aggiorni la banca dati»?
Per non parlare di quella dell’Appennino reggiano che ha speso 13.400 euro per affidare all’esterno la progettazione, non certo complessa di un canile, o della Comunità Valle Imagna che per 10 mila euro ha dato all’esterno l’incarico di «tutor dello spazio creatività ».
Mentre la Valle Camonica, nel Bresciano, ha speso 3 mila euro per l’acquisto di poster sui «funghi epigei» e nelle Marche si chiede una consulenza perfino per il progetto preliminare di «taglio piante», al costo di 2.744 euro.
Colpisce poi come in Piemonte la Comunità del Biellese abbia speso quasi 10 mila euro per materiale promozionale «destinato al turismo religioso, arte e devozione», mentre quella di Cuneo per far fare le foto di una manifestazione abbia speso 1.200 euro.
Il colmo lo raggiungono la Comunità Graffignana, che, per fare estrapolare i dati chiesti dall’Istat per il censimento, si è rivolta all’esterno pagando una ragazza 576 euro, o la Comunità Feltrina che ha speso 10 mila euro per una mostra fotografica.
Pure per ampliare degli uffici si fa ricorso ad esterni pagati ben 65 mila euro, come nel Bresciano, dove tra l’altro in Val Camonica si pagano 152 mila euro per il servizio Informagiovani.
E se nelle Regioni a Statuto ordinario dal 2010 sono stati aboliti i compensi per gli amministratori, proprio nel 2010 la Provincia di Bolzano ha incrementato del 7 per cento quelli delle sue Comunità montane: qui ai presidenti spetta un’indennità mensile lorda fino a 4.395 euro se sono contestualmente sindaci di un Comune, mentre se i presidenti non sono sindaci l’indennità può salire fino a 5.127 euro mensili, e ai membri dei consigli comprensoriali spetta un gettone di 50 euro lordi per ogni seduta.
Così in Trentino i politici, spesso già retribuiti da Province e Comuni, costano a questi enti 761 mila euro all’anno.
I buchi di bilancio
In alcuni casi gli sprechi del passato tornano a galla improvvisamente e con una forza degna di uno tsunami.
Come sta accadendo in Toscana, dove c’è chi tira in ballo perfino uno scandalo in salsa leghista, che questa volta travolge i rossi ex comunisti.
«Diciamo che una gestione dei conti come questa non sarebbe andata bene neppure nell’ultima salumeria d’Italia», ha detto Luca Eller Vainicher, il consulente inviato dalla procura di Pistoia per dare un’occhiata alle casse della Comunità Appennino Pistoisese, dove mancano all’appello 10 milioni di euro.
Soldi scomparsi in venti anni di gestione allegra e adesso nella valle pistoiese i sospetti su chi ha incassato questi soldi si estendono a macchia d’olio arrivando anche a ipotizzare finanziamenti illeciti ai partiti.
Ma quanto accade a Pistoia non è un’eccezione.
La Corte dei conti ha condannato decine di amministratori di Comunità montane d’Italia, da Massa Carrara dove in tre dovranno pagare 55 mila euro per aver affidato una consulenza esterna a un non laureato, a Perugia dove è stato accertato un danno da 300 mila euro per l’acquisto da parte dell’ente locale di macchinari «mai utilizzati».
In Friuli, poi, i giudici contabili hanno condannato alcuni amministratori perchè avevano garantito uno stipendio d’oro, da oltre 300 mila euro, a un dirigente, mentre nel Lazio i magistrati indagano ancora sui mega investimenti fatti dalla Comunità di Terni per il progetto Agrobioforest, che ha causato una perdita di 1 milione di euro per un impianto in serra mai utilizzato.
Sprechi di ieri, che continuano anche oggi in nome della montagna, sempre più abbandonata e con una superficie boschiva che non si riesce a tenere in ordine, moltiplicando così il rischio di dissesto idrogeologico: ma tant’è, oggi i soldi finiscono tutti in consulenze e stipendi.
(da “La Repubblica“)
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Giugno 26th, 2012 Riccardo Fucile
BONDI: LOTTA AGLI SPRECHI PER RECUPERARE 4 MILIARDI
Oggi il riordino degli enti vigilati dal ministero, dall’Istituto superiore di Sanità , all’Agenas
(agenzia per i servizi sanitari regionali), alla Croce Rossa, poi, la prossima settimana, il «decretone».
Prende corpo la manovra sulla Sanità : il 2 luglio il Consiglio dei ministri dovrebbe varare un unico provvedimento nel quale confluirebbero sia i tagli suggeriti dal commissario alla spending review, Enrico Bondi, che i provvedimenti messi a punto dal ministro della Salute, Renato Balduzzi: la revisione della filiera del farmaco, la responsabilità professionale dei medici, il regime intramoenia
Il pacchetto Bondi si concentra sulle procedure delle Asl per l’acquisto di beni e servizi, che assorbono ogni anno una spesa di 34 miliardi di euro.
«Non tagli, nè manovre, ma un sistema per ridurre gli sprechi e rendere più efficiente la spesa pubblica» spiegano a Palazzo Chigi, anche se l’effetto concreto sarà un risparmio strutturale sulla spesa sanitaria che, secondo gli esperti, potrebbe arrivare a 4 miliardi all’anno.
Ai quali si aggiungerebbero i risparmi previsti dal piano Bondi applicato agli acquisti di beni e servizi delle altre amministrazioni pubbliche.
L’obiettivo del governo è di definire entro l’inizio di luglio un pacchetto di misure che porti un risparmio di almeno 6-7 miliardi da qui a fine anno (12-14 miliardi a regime) per evitare l’aumento dell’Iva, finanziare alcune esigenze scoperte (come le missioni di pace e il 5 per mille dell’Irpef) e i primi interventi per la ricostruzione dell’Emilia-Romagna dopo il terremoto.
Tra le altre misure attese in Consiglio dei ministri per la Sanità ci sarebbe anche la proroga del regime intramoenia per i medici, l’aumento della quota della spesa farmaceutica ospedaliera dal 2,4 al 3,6% della spesa complessiva per i farmaci, con la contestuale riduzione del tetto alla spesa territoriale (attraverso le farmacie) dal 13,3 al 12,1% del totale.
Col nuovo meccanismo per la compartecipazione delle imprese al ripiano degli eventuali sforamenti.
Mario Sensini
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Giugno 11th, 2012 Riccardo Fucile
OGNI ANNO PREVISTE USCITE PER 283 MILIARDI, LA META’ SERVE SOLO PER FARLI FUNZIONARE
Spese dei ministeri ancora sotto pressione per garantire il successo della prima fase della spending review , quella che dovrebbe assicurare risparmi non più per 4,2 bensì per 5 miliardi.
La correzione, resasi necessaria per i danneggiamenti del terremoto in Emilia, dovrebbe essere varata nella riunione di lunedì del Comitato interministeriale, guidato dal premier Mario Monti.
In questa sede saranno abbozzate le linee guida del decreto legge che
dovrebbe essere varato a fine mese e che punta a scongiurare l’aumento delle aliquote Iva, a ottobre, di almeno un punto, oltre a garantire risorse per il dopoterremoto.
Ma come si recupereranno queste cifre?
Ridurre la spesa pubblica di 5 miliardi tra giugno e dicembre del 2012 equivale ad avere circa 8,5 miliardi di risparmi strutturali dal 2013.
Tre miliardi dovrebbero derivare dal taglio della spesa di cui si sta occupando il commissario Enrico Bondi.
Il resto dovrebbe essere recuperato da ulteriori tagli alla spesa corrente dei ministeri.
Il Servizio del bilancio del Senato ne ha analizzato tutte le voci di
spesa, pari a 283 miliardi (comprensivi di stipendi) sui 779 complessivi spesi dallo Stato.
Metà delle risorse, cioè 108 miliardi, servono al semplice
funzionamento della «macchina», rispetto ai 36 miliardi che vanno in conto capitale.
Il servizio studi ha segnato con un cerchietto gli stanziamenti più
consistenti rispetto al totale previsto dai vari ministeri per il 2012.
Ad esempio sui 79 miliardi spesi dal ministero dell’Economia si evidenziano i trasferimenti a società pubbliche: 1,8 miliardi a Ferrovie, Anas e Enav; 4,3 miliardi all’Inps a copertura del disavanzo fondo pensioni per il personale Fs. Curioso il dato dei versamenti alle confessioni religiose, pari a 1,1 miliardi. Tra le spese di funzionamento, spiccano quelle legate al potenziamento della lotta all’evasione fiscale: 1,4 per l’attività della Guardia di finanza e 2,6 per la repressione di frodi e violazioni fiscali.
Il ministero dello Sviluppo che costa 7 miliardi, ne spende 6,6 in spesa in conto capitale.
Il servizio studi segnala alcune spese di funzionamento: 17 milioni di trasferimenti all’Autorità per la concorrenza e i mercati, 122 milioni trasferimenti all’Ice, 158 milioni dotazione capitale Enea.
Il ministero del Lavoro che esprime una spesa da 100 miliardi ne versa ben 98 in interventi di politica sociale; 300 milioni vanno al funzionamento degli uffici territoriali.
Sui 7 miliardi spesi dalla Giustizia, 3,2 servono al funzionamento dei Tribunali, un cerchietto segnala una spesa di 848 milioni in spese per intercettazioni.
Sul miliardo e sette speso dagli esteri pesa per 579 milioni il funzionamento delle sedi estere e per 461 milioni i contributi a organismi internazionali.
Sui 44 miliardi per l’Istruzione 40 vanno alle spese per l’istruzione scolastica e 444 milioni alle università : si segnalano 269 milioni per il sostegno alla scuola paritaria e 84 milioni alle università private.
Sul conto da 11 miliardi dell’Interno, 486 milioni sono da addebitare al funzionamento delle Prefetture.
Si evidenziano 54 milioni per la protezione collaboratori di giustizia e 200 milioni per i servizi di accoglienza a stranieri.
Costa 7,5 il ministero delle Infrastrutture e trasporti, di cui 5,5 in investimenti, tra gli interventi, 581 milioni di sgravi per le imprese armatoriali.
La Difesa pesa 19 miliardi, 17 dei quali per il suo funzionamento, tra gli investimenti più cospicui, 1,9 miliardi per la costruzione e l’acquisizione di impianti e servizi.
Antonella Baccaro
(da Il Fatto Quotidiano“)
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Giugno 5th, 2012 Riccardo Fucile
PREVISTO TRA ALTAMURA E GRAVINA, DOVEVA APRIRE NEL 1990 ED ESSERE UN POLO SANITARIO D’ECCELLENZA… TRA CONDOTTE DELL’ACQUEDOTTO DA RIFARE E DANNI DA MALTEMPO, VENTI ANNI SPRECATI DALLA BUROCRAZIA
Nell’atto che ne decretava la nascita — nel 1990 — era scritto che si candidava ad essere il polo di eccellenza di una sanità all’avanguardia, il meglio che si potesse offrire.
Non lo è mai stato. Non a causa della malasanità . Ma perchè le sue porte, in 22 anni, non si sono mai aperte.
E’ la storia del Nuovo Ospedale della Murgia in provincia di Bari: nel suo nome la prima contraddizione.
Era nuovo 22 anni fa, quando ne fu approvata la costruzione. Non lo è più oggi visto che quella è la più grande struttura incompiuta della sanità del sud Italia e, forse, del Paese intero.
110 milioni di euro spesi in 22 anni per non entrare mai in funzione.
Un lasso di tempo incredibile, nel quale si sono alternati sei presidenti di Regione, è cambiata la moneta in circolazione, sono cambiati i partiti ma la storia del polo sanitario no. E’ come fosse congelato.
L’ospedale si trova a metà strada tra il comune di Altamura e quello di Gravina, nel mezzo dello splendido parco dell’Alta Murgia, tra paesi nei quali le comunità vivono prevalentemente di agricoltura.
La struttura è divisa in tre lotti, due edifici gemelli da sette piani e uno centrale da cinque. Trecento i posti letto previsti.
Doveva servire una intera zona alla quale non era stato offerto molto. La sua storia è un groviglio di problemi burocratici e politici.
I primi finanziamenti sono stati approvati dal Consiglio regionale nel 1990: 8 miliardi nel primo triennio, 53 miliardi nel secondo, per un totale di 61 miliardi di lire.
Nel 1996 arriva dal Parlamentino pugliese un nuovo stanziamento: altri 30 miliardi di lire. Il primo lotto viene bandito nel 1997 e consegnato sette anni dopo.
Siamo al 2004, la moneta è cambiata; si stanziano nuovi fondi, 23 milioni 750 mila euro. Ma i lavori del secondo edificio non procedono più speditamente del primo.
Bandito nel 2004 viene realizzato dopo un estenuante stop and go, durato anni. Non è la volontà politica a bloccare i lavori quanto piccoli e penetranti problemi di ordine burocratico.
Ci si ferma per un mese per le condotte dell’acquedotto da rifare, 150 giorni per attendere la prima variante, altri tre mesi per attendere la variante che non arriva e quando finalmente c’è, ci si riferma per sette mesi per la perizia di assestamento; altri quattro mesi per il maltempo e poi una pausa per richiedere i danni causati dal maltempo che si sono tradotti in un risarcimento alla ditta costato 140 mila euro dopo un accordo bonario. Si potrebbe continuare all’infinito. Il terzo lotto vive, invece, il passaggio di consegne tra l’allora presidente di Regione Raffaele Fitto e il suo successore Nichi Vendola.
All’inizio si propende per snellire la pratica e accontentarsi di due edifici; ma poi si sceglie di andare avanti per dare un senso a quel progetto che parlava di “un grande ospedale all’avanguardia”.
Il terzo lotto viene bandito nel 2008; arrivano altri 21 mila 470 euro. Non è finita.
Nel 2010 la Giunta regionale ricava dal bilancio 10 milioni di euro per poter mettere riparo al deterioramento dei materiali che nel corso dei 15 anni di lavori, ha inevitabilmente colpito gli edifici.
La struttura ha una sua forma; si inizia a parlare di inaugurazioni e di porte che si aprono. Ma dietro l’angolo c’è un altro ostacolo.
L’esperienza del terremoto dell’Aquila insegna che un ospedale è all’ avanguardia anche quando resiste a qualsiasi scossa. Quello di Altamura non lo è.
Una beffa; una struttura ancora da inaugurare è già vecchia al punto che bisogna correre ai ripari e procedere agli adeguamenti sismici e antincendio.
Questo significa una nuova emorragia di denaro pubblico: 3 milioni e 500 mila euro per il primo intervento, 5 milioni previsti per il secondo.
Quando saranno ultimati i lavori, si dovrà bandire la gara per l’acquisto delle forniture costate 10 milioni di euro. I cittadini sembrano non far più caso alla struttura che col suo silenzio è entrata ormai a far parte del paesaggio.
Pochi chiedono quando aprirà perchè, del resto, la risposta è la stessa da 20 anni: “Forse a fine anno”.
Mary Tota
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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