Ottobre 19th, 2015 Riccardo Fucile
RENZI INAUGURERA’ L’AIRBUS 340-500 DI ETIHAD CON IL VIAGGIO IN SUDAMERICA
Parcheggiato in un hangar di Abu Dhabi, adesso è atteso a Roma a Fiumicino.
Questione di giorni, forse di ore.
Eccolo il nuovo aereo ammiraglia della Repubblica Italiana, il nuovo “Air Force One” di Matteo Renzi.
Si tratta di un Airbus 340-500 (preso a leasing da Ethiad) con la scritta “Repubblica Italiana” e una bandiera tricolore che corre lungo la coda del velivolo.
Le foto sono state scattate da filippomartinix98 e pubblicate sul forum del sito Aviazionecivile.it.
L’aereo sostituirà l’Airbus 319 attualmente in uso.
Secondo il sito Flyorbitnews una volta arrivato in Italia il nuovo Airbus verrà immatricolato con la registrazione italiana: al momento c’è ancora la matricola degli Emirati, A6-EHA.
Sempre secondo il portale, l’equipaggio a bordo dell’Airbus sarà inizialmente arabo: il personale del 31° stormo sta infatti finendo l’addestramento necessario.
Nel primo volo dell’Airbus Matteo Renzi non sarà sicuramente solo.
Il Fatto ha riportato nei giorni scorsi che, a bordo del nuovo aereo da 50 milioni di euro l’anno, il premier effettuerà il suo viaggio istituzionale in Cile, Perù, Colombia e Cuba accompagnato da decine di giornalisti e imprenditori italiani.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 24th, 2015 Riccardo Fucile
IL FLOP DELLA BRESCIA-BERGAMO-MILANO E DELLA TANGENZIALE EST ESTERNA A MILANO…SONO COSTATE TRE VOLTE IL PREZZO PREVISTO MENTRE LE AUTO CHE LE PERCORRONO SONO SOLO UN QUARTO DI QUELLE PREVENTIVATE
Non si gioca più a calcio sulla Brebemi. Ma volendo nelle ore di scarsissimo traffico – scenario non infrequente – i burloni del web (ricordate il video dei palleggi caricato su YouTube un anno fa?) potrebbero azzardare una partita a carte: tavolino da campeggio in corsia, e occhi aperti per cogliere i primi segnali di transito di intrusi su gomma.
Perchè per ora gli unici a sfrecciare, sulla A35, sono gli sprechi di denaro: 800 milioni che sono diventati 1420 che sono diventati 2400: 2,4 miliardi di euro. Già .
Avercene di automobilisti su questi 62 chilometri e 100 metri di asfalto non proprio rovente. Tranne che in estate, certo, ma solo perchè picchia il sole, e infatti tra le battute più gettonate sui social a agosto ne girava una di una crudeltà assoluta: “Su Brebemi la partenza è sempre intelligente”.
In Italia si snodano 53 autostrade (tangenziali e trafori compresi). Alcune pure poco battute, ma mai come questa A35, soprattutto se rapportata alle aspettative e all’investimento: quei 2,4 miliardi (il triplo del costo iniziale previsto).
Capitale in teoria inizialmente solo privato, in pratica poi anche, a sorpresa, pubblico.
In compenso nessuno ha mai potuto finora affermare che la A35 – meglio nota come Brebemi (Brescia-Bergamo-Milano, alternativa alla ” Serenissima” A4) – presenta delle criticità . Z
ero code, auto al lumicino. Si va che è una meraviglia, fuor di dubbio.
Infatti sul sito Brebemi spa (controllata al 79% da Autostrade Lombarde, che a sua volta ha come soci una serie di altre Autostrade, aziende multiservizi, associazioni industriali, camere di commercio e enti locali) la chiama così: “Collegamento autostradale direttissimo tra Brescia e Milano, la via più veloce e sicura tra le due città “.
Sul veloce non ci piove. Sulla sicurezza nemmeno. Ma per non perderci lungo il percorso andiamo subito sui costi. Perchè sono i costi il problema.
È per via dell’obolo imposto all’automobilista, come vedremo, che Brebemi – come la sua sorellina, per data di nascita e per collegamenti, Teem (Tangenziale est esterna di Milano o autostrada A58) – si è rivelata sin qui un mezzo flop.
A tal punto da stimolare domande sulla sua effettiva utilità .
Paolo Berizzi
(da “La Repubblica“)
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Settembre 16th, 2015 Riccardo Fucile
“LA SPESA NON VALE L’IMPRESA, TANTO VALE USARE I BOING 767 DELL’AERONAUTICA: SONO NUOVI DI ZECCA E HANNO UN’AUTONOMIA ILLIMITATA”
Non c’è pace per gli “aerei blu. Questa volta si tratta dell’Airbus A330, l’aereo che secondo un’insistente voce di stampa la Presidenza del Consiglio vorrebbe prendere in leasing”.
Il generale Leonardo Tricarico scrive sul giornale on line Formiche.net la sua analisi sulla scelta del premier di prendere in leasing un nuovo aereo di Stato per evitare gli scali nelle trasferte lunghe.
L’opinione di Tricarico è particolarmente rilevante perchè il generale, oggi alla presidenza della Fondazione Icsa, è stato a lungo capo di Stato maggiore dell’aeronautica e consulente di vari governi.
“La spesa, come suole dirsi, non vale l’impresa”, è il commento.
Questa l’analisi di Tricarico: “La flotta della Presidenza è da sempre ampiamente ridondante rispetto alle effettive esigenze di trasporto e persino alle norme molto restrittive che la stessa Presidenza si è data da tempo. Grazie a questo, ogni anno migliaia di ore di volo potenziali non vengono sfruttate, diventando uno spreco”. Inoltre l’Aeronautica Militare, che gestisce la flotta della presidenza del Consiglio, “anticipa tutte le spese di esercizio — dal carburante alla manutenzione fino alle tasse di atterraggio — attingendo ai capitoli di bilancio dell’attività operativa, girando il costo alla presidenza per il rimborso a pie’ di lista”.
Ma palazzo Chigi restituisce solo in parte queste spese.
Tricarico poi ha dubbi sulla scelta di ricorrere al leasing: “Un’operazione finanziaria poco vantaggiosa come dimostrano i precedenti. Il costo del noleggio di quattro trasporti C-17 per sette anni costò al Regno Unito poco meno del loro acquisto, come evidenziarono prima la stampa e poi il National Audit Office. (…) Quanto verrebbe usato il super-Airbus? L’attuale A319 può già portare fino a 50 persone fino a 8.500 km senza scalo, quante volte sono necessarie prestazioni maggiori? L’esperienza suggerisce pochissime. E allora perchè non utilizzare i quattro Boeing 767 dell’Aeronautica? Sono aerei nuovi di zecca e hanno un’autonomia illimitata”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 18th, 2015 Riccardo Fucile
AUTOSTRADA INUTILE E NON FREQUENTATA, I CONTRIBUENTI ORA PAGANO LE PATACCHE PADANE…LEGA AMBIENTE DENUNCIA: “LA GARA E’ DA RIFARE”
“Distorsione della concorrenza”, “violazione dei principi comunitari”. L’esposto di Legambiente inviato a Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, è un dossier corredato di riferimenti normativi e regolamentari contro Brebemi.
La A35 venne inaugurata un anno e un mese fa dal presidente del Consiglio Matteo Renzi con toni trionfali, “la prima autostrada costruita coi soldi dei privati”.
Peccato che per tenere in piedi il collegamento tra Milano e Brescia, visto un piano economico che non ha retto l’urto del poco traffico e quindi dei minori introiti, pochi giorni fa il pubblico ci ha dovuto mettere sopra 320 milioni di euro: 260 dallo Stato, 60 dalla Regione.
Allungando (gratuitamente) la concessione alla società di progetto, da 19 anni e 6 mesi a 25 anni e 6 mesi.
“La modifica delle condizioni contrattuali approvata dal Cipe, se prevedibile in sede di gara di aggiudicazione – si legge nel documento spedito anche a Corte dei conti e al direttore generale della Concorrenza della Commissione europea – avrebbe potuto comportare un maggior numero di partecipanti alla gara ed una diversa strutturazione delle offerte potendo portare a valori di aggiudicazione inferiori a vantaggio dell’interesse pubblico “.
E ancora, “la modifica ex post delle condizioni stringenti poste a base della gara di aggiudicazione della concessione (durata minima e assenza assoluta di contribuzione pubblica) altera i presupposti fondamentali della gara di concessione introducendo elementi radicalmente distorsivi della procedura svolta e della concorrenza e violi i principi comunitari in materia”.
Secondo gli ambientalisti, a questo punto, la disponibilità del pubblico “non deve essere riconosciuta passivamente all’operatore concessionario bensì posta eventualmente a base di una nuova gara ( per la gestione , ndr), che prevedendo tali ulteriori elementi potrebbe vedere una maggiore partecipazione. Consentendo di valutare in regime di correttezza e trasparenza la disponibilità di un diverso miglior offerente”.
La storia di questa autostrada lunga 62 chilometri finora è stata decisamente tormentata. Costruita con il cosiddetto project financing , è partita subito con il piede sbagliato: le previsioni parlavano di 800 milioni di euro di spesa.
Il conto finale si è triplicato: 2,439 miliardi di euro, interessi compresi.
Con ogni chilometro di asfalto che alla fine è costato 38 milioni di euro.
Per ripagare il costo la società di progetto (composta da banche con Intesa in primis, società autostradali, costruttori con Gavio in testa, camere di commercio, comuni e province) aveva puntato tutto su una concessione ventennale e relativi introiti del pedaggio con un ipotetico guadagno dalla vendita alla fine del periodo.
Le stime per rientrare almeno dai costi furono di 40mila transiti nei primi sei mesi, 60mila dal gennaio scorso.
I numeri dicono altro: ad oggi la punta – quindi non è la media – tocca i 38mila accessi.
E questo nonostante una vasta campagna pubblicitaria e di sconti sul pedaggio per attirare clienti.
“Il punto è che di questa colata di cemento non c’era neanche bisogno – dice Dario Balotta, responsabile Trasporti di Legambiente – e come sempre il pubblico arriva in soccorso del privato. Così fare gli imprenditori diventa una passaggiata…”.
L’alternativa al mancato riequilibrio, secondo Brebemi, sarebbe stato il recesso dalla convenzione con la conseguente somma che lo Stato avrebbe dovuto versarle: 2,44 miliardi di euro.
Insomma, per le tasche dei contribuenti sarebbe stato pure molto peggio che il contributo di 320 milioni.
Matteo Pucciarelli
(da “La Repubblica“)
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Agosto 17th, 2015 Riccardo Fucile
SOGGETTO A INFILTRAZIONI, NESSUNO HA I FONDI PER SISTEMARLO… INAUGURATO NEL 2011 E GIA’ SEQUESTRATO
Era stato inaugurato in pompa magna dopo un investimento da 8 milioni e duecentomila euro. Una spesa importante per costruire a Cefalù, in provincia di Palermo, un palazzetto dello sport su un’area da ben 21mila metri quadrati.
Eppure ad appena quattro anni dal taglio del nastro, quel palasport è inagibile.
Il motivo? La struttura è soggetta alle infiltrazioni d’acqua da un tratto del tetto scoperchiato dal vento e a un processo di degrado.
“Si rischia di perdere una struttura progettata come il secondo impianto sportivo della provincia di Palermo” denuncia il sindaco di Cefalù Rosario Lapunzina. Il problema è che nessuno ha i fondi necessari per sistemare le infiltrazioni.
Il palasport, infatti, è di proprietà della provincia regionale di Palermo ora trasformata in Città metropolitana dopo l’ultima riforma dell’Assemblea regionale siciliana.
Ma cambiare nome agli enti intermedi non ha influito minimamente sulle casse degli stessi che continuano a rimanere in rosso fisso: la città metropolitana di Palermo non infatti ha i fondi per gli interventi di manutenzione e di conservazione, esattamente come accadeva quando si chiamava semplicemente provincia.
La situazione è talmente grave che il tratto del tetto danneggiato è stato coperto solo da un telo. In queste condizioni l’impianto non può essere ovviamente utilizzato per gli eventi sportivi e le squadre locali sono quindi costrette a disputare le gare di campionato in altre strutture.
“Siamo di fronte a una situazione simile a quella che ha messo fuori uso il palasport di Palermo. Bisogna intervenire — afferma il sindaco — prima che anche qui sia tutto compromesso”.
Anche il palasport di Palermo, infatti, era stati dichiarato inagibile nel novembre del 2014.
E lo stesso palazzetto dello sport di Cefalù era stato già sequestrato dalla procura di Termini Imerese nell’aprile del 2014.
Anche in quel caso mancavano le condizioni per concedere l’agibilità .
Più di un anno dopo niente è cambiato: e adesso la Sicilia rischia di perdere un’opera da più di otto milioni a quattro anni dall’inaugurazione.
Come dire che la Regione più a sud d’Italia non è solo l’isola delle opere incompiute, ma anche di quelle che rischiano di finire inutilizzate anche dopo essere state completate.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 14th, 2015 Riccardo Fucile
NEANCHE SOTTO FERRAGOSTO CIRCOLANO AUTO… UNO SPRECO DI 2,4 MILIONI DI EURO PUBBLICI… E POI TAGLIANO LA SANITA’
E’ costata la bellezza di 2,4 miliardi di euro, ma tanti si chiedono se questo non sia stato un gigantesco spreco di denaro.
Questo perchè la Brebemi, l’autostrada che collega Brescia e Milano, inaugurata solamente un anno fa, è spesso deserta.
Persino nei giorni da bollino rosso, nei quali venivano segnalati traffico intenso e possibili code, lungo il tratto non si vedeva un veicolo.
E così c’è voluto poco: lo sfottò contro l’autostrada, accompagnato dall’hashtag #Brebemi è subito diventato sui social, con tanto di immagini a testimoniare la situazione.
E si sprecano i commenti sulla lungimiranza di una operazione inutile.
(da “il Secolo XIX”)
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Agosto 10th, 2015 Riccardo Fucile
PER STAMPARLI TUTTI MOBILITATA UNA TASK FORCE: 150 ADDETTI PER CATALOGARLI E 80 TONNELLATE DI CARTA SPRECATA
Elisabetta Serafin è il segretario generale del Senato dal 2011 e per la prima volta ha dovuto chiedere a funzionari, ingegneri, impiegati, addetti alle segreterie delle commissioni, tipografi e informatici di Palazzo Madama di modificare in corso d’opera il piano ferie di agosto per selezionare e catalogare i 513.449 emendamenti presentati al testo della riforma costituzionale del bicameralismo paritario: «In realtà – si lascia sfuggire la dottoressa Serafin prima di ribadire che preferirebbe non commentare in prima persona – si poteva rimandare il lavoro ai primi di settembre ma i nostri funzionari hanno inteso prendere il toro per le corna. E devo dire che c’è stata molta disponibilità da parte di tutti».
Così, se il senatore Roberto Calderoli (Lega) ha assoldato un esperto informatico per sfornare dal computer oltre 500 mila emendamenti (altri 6,5 milioni in preparazione per l’aula), gli uffici del Senato hanno allestito una task force in 48 ore composta dal vicesegretario generale Federico Toniato, dal funzionario della I commissione Affari costituzionali Alessandro Goracci e dall’ingegnere del servizio informatico Giampaolo Araco.
Sono state allestite nuove postazioni speciali di lavoro per chi ha ricevuto l’ingrato compito di catalogare e selezionare 513.449 emendamenti: due schermi collegati a un solo computer per trascinare «a pettine», da un file all’altro, gli emendamenti di tutti i gruppi (circa 3 mila) nell’indice naturale costituito da 15 cd consegnati alla commissione da Calderoli con mezzo milione di proposte emendative.
Il presidente del Senato Pietro Grasso, che ha voluto ringraziare per lo sforzo tutti gli uffici coinvolti, è stato tenuto al corrente dell’operazione «ferie di agosto» con una serie di dati impressionanti.
Una sola copia cartacea degli emendamenti (100 tomi da 1.000 pagine ciascuno) pesa 2,5 tonnellate e costerebbe solo di stampa 2.900 euro.
Bene, a norma di regolamento (del 1971) il Senato dovrebbe «di regola» stampare almeno 321 fascicoli degli emendamenti, uno per ogni senatore.
Così ragionando, però, i tomi da stampare diventerebbero 32.100, le pagine impiegate 32 milioni e 100 mila per un peso complessivo di 80.290 chili (insopportabili dai solai antichissimi di Palazzo Madama) e un costo stratosferico di 930.900 euro.
Il segretario generale Elisabetta Serafin ha dunque preso i dati sul budget annuale concesso per la stampa degli atti (681 mila euro già largamente corrosi dai 50 mila emendamenti presentati da Calderoli e dagli altri gruppi al testo dell’Italicum) e si è fatta due conti.
Il punto sullo stato dell’arte verrà fatto domani quando la task force si riunirà al Senato: l’obiettivo di produzione dei 150 addetti coinvolti è quello di arrivare 50 mila emendamenti catalogati.
Se sarà raggiunto c’è un certo ottimismo nel rispettare la tabella di marcia e arrivare così preparati all’appuntamento dell’8 settembre.
Ma potrebbe essere tutto inutile se la mancanza di un accordo politico facesse slittare il ddl direttamente in aula.
Ma un milione di euro sarebbe in ogni caso andato in fumo
Dino Martirano
(da “La Stampa”)
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Agosto 2nd, 2015 Riccardo Fucile
PER I CONTI DELL’OSPEDALE DI ALESSANDRIA SCELTO UN COMMERCIALISTA CHE VIVE AD AVOLA
«Tagli? Macchè, sono sprechi evitati». Diceva così la ministra Beatrice Lorenzin. Illustrava il nuovo piano di spesa sanitaria: 10 miliardi in meno in 5 anni. Ma niente paura, va via il superfluo.
Diceva così e intanto procedeva in direzione opposta, perchè proprio nelle stesse ore dal suo ministero partiva la nomina, quale revisore dei conti dell’azienda ospedaliera di Alessandria, in Piemonte, non già di un valente e disponibile professionista scelto secondo il criterio solitamente valorizzato della prossimità , ma di Luca Cannata.
E chi è Cannata? È anche, se non soprattutto, il sindaco di Avola, in Sicilia.
È un commercialista, certo, ma ha pur deciso, riuscendoci, di dedicarsi all’amministrazione del suo piccolo seppur noto Comune.
Chi, anche tra i sobri, non ha mai sentito parlare del Nero d’Avola?
Ma una cosa è il vino, la sua promozione come risorsa locale, un’altra è il controllo della spesa pubblica. Si può far tutto, contemporaneamente, e bene?
Alfredo Monaco, il puntiglioso consigliere regionale del Piemonte che ha sollevato il caso, ha fatto qualche calcolo geo-amministrativo.
Avola dista da Alessandra 1.500 chilometri. E di mezzo c’è anche il mare.
Un viaggio in auto, andata e ritorno, con annesso attraversamento dello Stretto, può durare anche 30 ore, e tra le spese bisogna calcolare almeno 110 litri di carburante e 200 euro di pedaggi autostradali.
Un biglietto aereo, invece, costa 550 euro, ma da Catania a Genova, Torino o Milano, poi bisogna calcolare le prime e le ultime miglia, quelle da e per gli aeroporti. Insomma, perchè tutto questo giro d’Italia?
Anche a voler pensar male, e cioè a uno scambio elettorale o a un favore ricambiato, non si poteva trovare una soluzione meno «movimentata»?
La Sanità regionale, dalla ministra di recente censurata in polemica con l’ex assessore Borsellino, non necessita di bravi revisori?
«Sprechi evitati», dice il ministro. Come no.
Marco Demarco
(da “il Corriere della Sera“)
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Luglio 1st, 2015 Riccardo Fucile
L’AEREO “AVVENERISTICO” CHE GLI USA CI HANNO APPIOPPATO IN 90 ESEMPLARI A PESO D’ORO CONTINUA A PRESENTARE PROBLEMI
Nuove imbarazzanti rivelazioni per quello che in teoria dovrebbe essere il piu’ sofisticato caccia-
bombardiere del mondo, lo statunitense F-35 di Lockheed Martin.
A gennaio – ma la notizia e’ trapelata solo oggi – un F-35 e’ stato ‘abbattuto’ in uno scontro diretto con un vecchio ma affidabilissimo F-16 il cui progetto risale agli anni ’70.
Si tratta di un eventualita’, quella dello scontro diretto ravvicinato a vista, in teoria remota per un F-35 che essendo invisibile ai radar, a differenza dell’F-16, puo’ abbattere quest’ultimo parando un missile senza essere neanche avvistato da grandissima distanza.
Ma un aereo da guerra – come scoprirono gli americani a loro spese in Vietnam – sempre essere in grado di difendersi in un combattimento ravvicinato.
Secondo quanto riferisce il britannico Daily Mail, “la piu’ costosa arma della storia americana” (il programma completo costera’ 350 miliardi di dollari), in un cosiddetto ‘dogfight’ (combattimento aereo a vista testa a testa) sull’oceano Pacifico vicino alla base Edwards in California si e’ rivelato troppo lento rispetto al piu’ maneggevole F-16, impiegato da decine di anni da decine di Paesi oltre gli Usa.
Nel test, si voleva verificare le capacita’ di sopravvivenza dell’F-35 (di cui l’Italia e co-partner con Finmeccanica e che intende ordinarne 90 esemplari) in un combattimento a distanza ravvicinata tra i 3.000 e i 10.000 metri di quota in cui entrambi i piloti – senza ovviamente spararsi addosso – hanno cercato di farsi fuori.
Secondo il rapporto di 5 pagine del pilota dell’F-35 il jet si e’ dimostrato “completamente inadatto al combattimento ravvicinato”.
Il pilota ha riferito che l’F-35 ha “problemi aerodinamici inclusa un ‘insufficiente rateo di beccheggio’ (alza troppo lentamente il muso, aspetto chiave in uno scontro) rivelando che il jet e’ troppo ingombrante per evitare di farsi colpire”.
Il pilota si e’ anche lamentato dell’avveniristico casco da mezzo milione di dollari a pezzo che concede al pilota una visuale a 360 gradi con i dati di volo ed il mirino per le armi che appare direttamente sulla visiera.
Il casco si e’ rivelato “troppo ingombrante per muoversi agilmente nell’abitacolo”, consentendo all’F-16 di avvicinarsi da “ore sei” (alle spalle) senza essere notato.
(da “La Repubblica”)
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