Gennaio 20th, 2011 Riccardo Fucile
IL VERBALE DI CATERINA PASQUINO, LA DONNA CHE HA CONOSCIUTO E FREQUENTATO LA RAGAZZA MAROCCHINA…I COMPITI DI ROBERTA, LE RICHIESTE DI FEDE A LELE MORA
«Ruby mi disse di aver fatto sesso» con Silvio Berlusconi. 
È quanto racconta Caterina Pasquino, la donna che ha denunciato la giovane marocchina per il furto di tremila euro e di alcuni oggetti in oro, in uno dei verbali contenuti nell’invito a comparire spedito al premier dalla procura di Milano.
Alla Pasquino gli inquirenti chiedono di dire se, durante il periodo in cui ha conosciuto e frequentato Ruby, la minorenne marocchina le avesse raccontato di alcune sue amicizie con gente famosa.
«Ricordo che diceva – risponde la donna – di essere molto amica del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi con il quale, a suo dire, è stata spesso a casa del premier dove ha cenato, ballato e fatto sesso con lui, il quale le dava molto denaro».
Nuovi particolari continuano a emergere dagli atti che i pm di Milano hanno allegato alla richiesta di autorizzazione a procedere alla perquisizione degli uffici di Giuseppe Spinelli.
Molto materiale è composto da trascrizioni di intercettazioni (mentre il ministro della Giustizia Angelino Alfano fa sapere che il governo intende «andare avanti sulla strada della riforma della normativa sulle intercettazioni»).
Dalle 389 pagine che compongono l’invito a comparire nei confronti del premier, in cui i magistrati di Milano elencano le «fonti di prova» che secondo la procura proverebbero i reati di concussione e prostituzione minorile contestati a Berlusconi, emerge tra le altre cose, per esempio, che il Cavaliere ha effettuato due bonifici da diecimila euro ciascuno a favore di Alessandra Sorcinelli, una delle ragazze che, secondo la procura di Milano, frequentavano le feste ad Arcore.
Sul conto corrente della ragazza presso il Banco di Sardegna di via Solferino a Milano «si rilevano due bonifici in entrata, il 16 luglio 2009 e il 17 settembre 2009 entrambi dell’importo di 10 mila euro».
Entrambi, scrivono gli agenti di polizia giudiziaria, riportano la descrizione dell’operazione: «Bonifico o/c Berlusconi Silvio….favore di Sorcinelli Alessandra….prestito infruttifero».
Dagli accertamenti eseguiti è emerso che i bonifici sono partiti da due filiali del Monte dei Paschi di Siena di Segrate, una delle quali si trova «nelle immediate vicinanze degli uffici della Spa “Dolcedrago”, dove risulta operare Spinelli Giuseppe».
Nel frattempo, parla ma senza prendere posizione Melania Tumini, l’amica riminese di Nicole Minetti, intercettata al telefono mentre raccontava a un’altra conoscente di una serata passata ad Arcore assieme a Berlusconi. Conversazione finita nel faldone inviato dai pm milanesi a Roma per chiedere alla Camera l’autorizzazione a procedere contro il premier.
«Parlerò nelle sedi opportune. Aspetto anche di vedere come si porrà Berlusconi. Io ho solo partecipato a una cena, non sapevo nemmeno fosse una festa» ha detto la Tumini.
La giovane ha frequentato il liceo classico Giulio Cesare a Rimini insieme alla Minetti. Poi si è laureata in legge e ora sta studiando economia. Raggiunta al telefono dall’Ansa, non ha voluto approfondire la vicenda in attesa degli sviluppi giudiziari
E intanto ha ridimensionato l’amicizia con la consigliera del Pdl lombardo: «Anche sull’amicizia con la Minetti – ha precisato – ci sarebbero cose da chiarire. Un conto è l’amicizia del liceo, lasciata nel dimenticatoio, eravamo quasi bambini e poi i rapporti si erano molto allentati. Abbiamo fatto il liceo insieme. Questo sì, basta».
Dagli atti che i pm di Milano hanno allegato alla richiesta di autorizzazione a procedere alla perquisizione degli uffici di Giuseppe Spinelli emerge inoltre che era anche Silvio Berlusconi a contattare le ragazze e a invitarle direttamente alle serate nella sua villa ad Arcore.
Inquirenti e investigatori nelle carte ricostruiscono, tra le tante, anche la serata del 26 settembre scorso a Villa San Martino alla quale hanno partecipato 12 ragazze e un giornalista di Mediaset.
«L’invito a partecipare alla cena – si legge nel documento – è giunto da Silvio Berlusconi che contatta o viene contattato dalle ragazze, invitandole direttamente o tramite alcune di loro (nel caso specifico gli inviti sono stati formalizzati nel corso di una cena svoltasi il 25.09.2010 ad Arcore)».
In un’intercettazione riportata negli atti della procura di Milano Roberta Bonasia, una delle ragazze che hanno frequentato i festini del premier (da alcuni indicata come la fidanzata del Cavaliere), riferisce che Berlusconi le chiese di procurargli numeri di telefono di giovani che partecipavano a Miss Italia. Bonasia è entrata tra le 60 finaliste del concorso nel settembre scorso. Parlando il 20 settembre al telefono col fratello Stefano, lo informa della richiesta di Berlusconi. «…Poi mi fa “me l’hai preso allora qualche numero di telefono”?
“Guarda te ne ho presi un paio ma non è che c’era questo granchè di fighe”, gli ho detto».
Successivamente, sempre parlando al telefono con il fratello, la ragazza torna sull’argomento. «Mi devi aiutare, devo trovare delle ragazze da portargli perchè adesso sabato e domenica..lui adesso va a Roma oggi pomeriggio..poi sabato e domenica deve tornare, torna su. Siccome mi aveva chiesto alcune ragazze…gli ho detto che i numeri ero riusciti a prenderli». Continuando a parlare del premier, Roberta Bonasia racconta: «E poi lui mi fa: “eh ti avevo detto di occuparti delle ragazze, non sei riuscita a fare niente!” Sai, mi ha trattata un po’ così; gli faccio: “non è vero, te li ho presi i numeri, no? Te li ho presi di tre ragazze, ma perchè le altre facevano schifo. Sono tre ragazze, ma di alto livello”.
Lui fa: “sabato portamele”. Perchè quindi le vuole sabato e domenica. Mi ha detto: “tu digli che si paghino il viaggio fin qua, no digli che”, mi ha detto, “digli che gli paghi tu il viaggio fin qua e poi ci penso io”».
«Volevo dirti una cosa, c’è una persona?… che valga la pena?».
Così Emilio Fede lo scorso 10 agosto si rivolge a Lele Mora per l’organizzazione di una delle tante serate nelle residenze di Silvio Berlusconi. Nella telefonata, una delle tante nelle carte inviate dai pm di Milano alla Camera, Fede chiede a Mora se ha nella sua scuderia una ragazza speciale, «che valga la pena.. che non gli voglio portare troppe persone, una sola!»
Il giorno successivo Fede, sempre al telefono con Mora, commenta, scrivono gli inquirenti, «che, nonostante non siano piaciute hanno avuto “due sottoscrizioni due mila a ciascuno”».
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Gennaio 19th, 2011 Riccardo Fucile
PER LA CHIAMATA NOTTURNA IN QUESTURA SCATTA LA CONCUSSIONE: ABUSO NON DI POTERE, MA DI FUNZIONE… L’ATTENZIONE DEI GIUDICI MILANESI PER EVITARE CONFLITTI DI COMPETENZA… ALLEGATE CARTE, RICEVUTE BANCARIE, FOTOCOPIE DI BANCONOTE, CANONI DI LOCAZIONE, REFERTI MEDICI, INTERROGATORI, RAPPORTI DI POLIZIA
Forse è rimasto deluso chi si aspettava di trovare tra gli atti allegati dell’invito a comparire per Silvio Berlusconi, fotografie imbarazzanti e registrazioni in diretta dei «bunga bunga parties» di Arcore.
Ma in realtà le 389 pagine del documento inviato alla Camera raccontano un’indagine ben più rigorosa del colpo ad effetto, consono magari a un settimanale di gossip ma non a una procura.
E allegano carte, ricevute bancarie, fotocopie di banconote da 500 euro, canoni di locazione, rapporti di polizia, referti medici, interrogatori e, infine, intercettazioni inequivocabili che spiegano meglio di qualche fotografia scollacciata, quanto avveniva ad Arcore e quanto successe la sera tra il 27 e 28 maggio scorso alla questura di Milano per la «liberazione» di Karima-Ruby Rubacuori.
La cui fragilità di ragazzina randagia appena diciassettenne, accecata dallo sberluccichio delle feste di Arcore, non passa tanto dalle vanterie con amici e genitori («Gli ho chiesto 5 milioni per sistemarmi») ma emerge da una decina di telefonate pietose e piene di timore al gelido cassiere del presidente, il ragionier Giuseppe Spinelli, per ottenere alla fine 5000 euro: «Pronto signor Spinelli, sono la Ruby…». Spinelli: «Sì, eeeeh, non ancora nessuna notizia, forse stasera…». Ruby: «Sì, sì, no, no, lo so, lo so. Gli volevo dire di non scordarsi di parlare con lui…».
E’ «nella merda» Ruby Rubacuori, perchè è già stata interrogata dai pm e nell’entourage del presidente lo sono venuti a sapere.
Non è più «la nipote di Mubarak» con cui prendere in giro i poliziotti, ma soltanto una figura imbarazzante, da tenere lontana.
E lei, per la quale Emilio Fede si commosse in pubblico quando la conobbe nel 2009 a un concorso di bellezza a Taormina (gli investigatori allegano persino il suo discorso: «’Sta ragazza di 13 anni non ha più i genitori… e allora mi sono impegnato, e lo farò senza pubblicizzarlo, per aiutarla») non sa più a chi rivolgersi.
I rapporti, le telefonate e i versamenti bancari di «Spin», come lo chiamano le ragazze di via Olgettina tra loro, valgono più di mille foto: se anche Ruby sapeva a chi rivolgersi per ottenere dei soldi è perchè per un certo periodo, da febbraio a maggio, è stata tra le favorite dell’harem del Cavaliere.
E a Spinelli è stata indirizzata da Nicole Minetti che gestisce capricci e appartamenti per le ragazze del «Boss of the bosses».
«Spin» paga tutte ma solo se lo dice «il Presidente».
In contanti, ovvio.
Ma anche con versamenti bancari: risultano persino due bonifici da 10 mila euro ciascuno, presso la filiale del banco di Sardegna di via Solferino, fatti a nome di Silvio Berlusconi come prestito infruttifero a favore della starlette Sarcinelli, una delle più assidue ad Arcore.
«Spin» paga persino Lele Mora in una riffa con Emilio Fede (come il Gatto e la Volpe: «800 mila a te, 400 mila a me»).
E soprattutto paga Ruby: non solo con le buste alla fine dei 9 o 10 incontri ad Arcore, ma altri 5000 euro in contanti all’inizio di ottobre, quando poi a Genova Ruby verrà fermata dalla polizia e dovrà giustificare quei soldi con una bugia: «Me li ha dati Lele Mora».
Invece la ragazza è già sotto controllo e le modalità di consegna del denaro vengono captate in diretta dagli inquirenti: «Signor Spinelli, sono qui a Milano 2 davanti all’hotel Jolly, ma non riesco a trovare il suo ufficio…».
Basterebbe questo per sostenere in aula l’accusa di aver avuto «rapporti sessuali con una minorenne».
Ma poi ci sono le telefonate in cui Ruby si vanta di aver «appena parlato con Lui», «con Papi», o anche «con il presidente».
Dove dice che il Cavaliere «la ricoprirà d’oro» e che le consiglia «di fare la pazza», di non raccontare.
Lei si eccita persino dopo la votazione per la fiducia al governo del 14 dicembre («Finchè c’è lui, io mangio!»).
E se ci sono le telefonate con gli amici, ci sono evidentemente anche le telefonate con Berlusconi visto che il cellulare della minorenne era costantemente controllato.
Registrazioni che però i magistrati, in ossequio alle nuove leggi, hanno deciso di non utilizzare. Almeno in questa fase.
Una mole di riscontri: per supportare l’accusa di concussione, il reato più grave e «blindato», ma anche per dimostrare che per indagare sul presidente del Consiglio si è proceduto con lo scrupolo dovuto a una alta carica istituzionale, andando financo a rintracciare le registrazioni delle prime conversazioni tra il magistrato del tribunale dei Minori, Fiorillo, e la pattuglia che fermò KarimaRuby il pomeriggio del 27 maggio scorso in corso Buenos Aires a Milano.
Dove le parole degli agenti e le indicazioni del magistrato sono chiare: «Quindi non la rilasciamo per niente, va in una comunità di pronto intervento».
O in alternativa, aggiunge il pm, va trattenuta in questura fino all’indomani.
E i poliziotti si attivano in questo senso fino a quasi mezzanotte, quando la telefonata di Berlusconi, che chiederà «l’affidamento» della giovane Karima al «Consigliere della Presidenza», Minetti, in quanto la ragazza «risulta essere parente o nipote del presidente egiziano Mubarak», non ingarbuglierà la procedura.
Una burla, se non fosse che proprio questo telefonare di Berlusconi perfeziona il reato di concussione per un abuso non di potere (che avrebbe portato il reato dritto davanti al tribunale dei ministri e sarebbe esistito se Berlusconi invece di chiamare direttamente la questura avesse esercitato le sue pressioni sul ministro degli Interni) ma di una «funzione», quella di primo ministro, per indurre la polizia a rilasciare al più presto Ruby ed evitare che potesse raccontare le sue serate ad Arcore.
Paolo Colonnello
(da “La Stampa“)
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Gennaio 19th, 2011 Riccardo Fucile
ARTICOLI E CORRISPONDENZE SU TUTTI I PRINCIPALI GIORNALI DEL MONDO, DI VARI ORIENTAMENTI….LA BBC: “I MAGISTRATI MILANESI HANNO MORSO IL FRENO”
Il caso Ruby continua a conquistare spazio sulle pagine dei quotidiani e i siti web di mezzo mondo.
A seguire le vicende del premier con maggiore attenzione è in particolare la stampa britannica.
Aggiornamenti sulle novità emerse dal deposito degli atti giudiziari alla Camera dei deputati, corredate da gallerie di immagini delle donne che sono solite accompagnare Silvio Berlusconi, sono presenti sulle edizioni online di Finacial TImes, Guardian e Daily Mail , con tanto di dettagli sulle più scabrose conversazioni intercettate dagli inquirenti.
The Independent interviene invece anche con un commento di Peter Popham nel quale l’editorialista sostiene che “stavolta neppure Silvio se la può cavare”.
Altro editoriale sul sito della Bbc .
“Un premier miliardario di una grande nazione europea nasconde prostitute e fornisce loro appartamenti gratis o elargisce denaro? In un mondo socialmente collegato, iper-controllato e senza segreti potrebbe sembrare bizzarro che si scherzi con queste cose, come Berlusconi suggerisce. Eppure – scrive Duncan Kennedy – si ha la sensazione che i magistrati milanesi abbiano morso il freno sulla questione”.
Restano accesi i riflettori sul presidente del Consiglio anche negli Stati Uniti. Se il Washington Post si limita a pubblicare un breve articolo ripreso dall’agenzia Ap, va invece in profondità il Wall Street Journal che arricchisce la sua corrispondenza da Roma con una mappa interattiva della carriera politica di Berlusconi, delle sue disgrazie giudiziarie e dei ripetuti tentativi di sottrarsi alle inchieste attraverso leggi ad personam.
Spazio alla difesa del premier anche sul sito della Cnn .
Molto seguito lo scandalo Ruby pure In Germania, nazione abituata a dimissioni di politici e uomini delle istituzioni per molto meno.
La Sudduetsche Zeitung titola: “Prove contro Berlusconi”, mentre la versione web del settimanale Spiegel sottolinea che ieri “nuovi dettagli hanno messo in imbarazzo” il Cavaliere.
Il tabloid popolare Bild nel titolo di un breve articolo, si chiede: “Berlusconi e Putin si sono incontrati nell’affare sexy?”.
In Francia l’edizione online di Le Monde parla di una situazione che “si fa più e più imbarazzante per Berlusconi”.
In Spagna articolo sia sull’edizione cartacea che su quella telematica per El Pais . Secondo il corrispondente da Roma Miguel Mora “la vicenda ha assunto dimensioni enormi”, e quelle attuali sono “ore decisive per la sopravvivenza politica di Berlusconi”.
Il catalano La Vanguardia si concentra invece sulla possibile “fidanzata” del Cavaliere e sostiene – indicando Nicole Minetti – che “potrebbe essere la sua igienista dentale e consigliera regionale lombarda”.
Ma il caso Ruby balza alle cronache anche in Sud America, ed è riportato dall’argentino El Clarin e dal messicano El Milenio, mentre il foglio brasiliano La Folha de Sao Paulo titola in prima pagina: “Secondo la procura, Berlusconi ha indotto alla prostituzione diverse giovani ragazze”.
Lo sputtanamento del nostro Paese continua.
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Gennaio 18th, 2011 Riccardo Fucile
DURO EDITORIALE DEL QUOTIDIANO FINANZIARIO BRITANNICO SULLE VICENDE GIUDIZIARIE CHE COINVOLGONO IL NOSTRO PREMIER… “IL LEGITTIMO IMPEDIMENTO ERA UN INSULTO AL PRINCIPIO DI UGUAGLIANZA DI FRONTE ALLA LEGGE”
Gli sviluppi della nuova indagine giudiziaria su Silvio Berlusconi continuano a essere al
centro dell’attenzione dei media internazionali.
Fra le corrispondenze da Roma di giornali e telegiornali, oggi spicca un editoriale non firmato, dunque espressione dell’opinione della direzione, sul Financial Times, il più influente quotidiano finanziario d’Europa.
“Verdetto a Roma”, si intitola l’editoriale, e il sottitolo chiarisce: “Le strategie legali di Berlusconi degradano il dibattito politico in Italia”.
Il commento del Financial Times parte ricordando che nel marzo 2010 il governo Berlusconi passò una legge per proteggere “colui che si autoproclama l’uomo più perseguitato della storia” dall’essere processato nelle corti italiane.
Il 13 gennaio, continua l’articolo, la Corte Costituzionale ha parzialmente cancellato questo provvedimento, “e ha fatto bene a cancellarlo”.
La legge sul “legittimo impedimento”, spiega il quotidiano della City, esentava i ministri dall’apparire in tribunale sulla base del fatto che essi erano troppo occupati dal loro lavoro pubblico per poterci andare, ma “tale affermazione era un insulto al principio di eguaglianza di fronte alla legge. Nessuno, nemmeno miliardario magnate dei media che fa anche il primo ministro, è al di sopra della legge. La Corte dovrebbe essere applaudita per avere difeso questo principio”.
L’editoriale prosegue avvertendo tuttavia del pericolo che la sentenza della Corte, messa insieme all’indagine giudiziaria che accusa Berlusconi di avere fatto pressioni per far liberare di prigione una “ballerina di night-club” 17enne (la giovane marocchina per la quale Berlusconi è anche accusato di sesso con una prostituta minorenne), “può giocare a favore del premier, permettendogli di continuare a sostenere di essere vittima di una cospirazione di giudici di sinistra contro di lui”, e di protrarre tale giustificazione fino alle prossime elezioni, che “avranno luogo probabilmente in primavera”.
Questa, conclude il Financial Times, “è una profonda vergogna per l’Italia”. Prima delle elezioni, il paese necessita un onesto dibattito sulla litania di problemi con cui deve confrontarsi.
“La settima maggiore economia mondiale ha bisogno di riforme: un giovane su quattro è disoccupato, la crescita economica è anemica, gli investimenti stranieri declinano, il debito nazionale ha raggiunto i 1800 miliardi di euro, il cancro della criminalità organizzata andrebbe reciso, e la lista potrebbe continuare”, osserva il giornale londinese.
“Ma invece di soluzioni a questi problemi, gli italiani rischiano di assistere a un’altra puntata di Berlusconi-contro-i-giudici. L’Italia merita di meglio”.
Tra gli altri articoli che la stampa britannica dedica al caso Berlusconi, il Times pubblica una corrispondenza da Roma in cui si riferisce che, in base a una telefonata intercettata dalla polizia tra Nicole Minetti e il premier, Berlusconi “ha ammesso di sapere che Ruby Rubacuori era minorenne”. L’Independent pubblica un commento dell’ex corrispondente da Roma Peter Pophan, secondo cui questa volta “nemmeno Silvio può farla franca”.
E il Guardian ha un articolo sulle lamentele del regista Marco Bellocchio, che afferma di non potere fare un film ispirato agli scandali di sesso del premier perchè i produttori hanno paura e di fatto censurano il progetto.
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Gennaio 17th, 2011 Riccardo Fucile
I MEDIA DI TUTTO IL MONDO DEDICANO AMPIO SPAZIO ALL’ENNESIMA VICENDA GIUDIZIARIA CHE VEDE PROTAGONISTA IL NOSTRO PREMIER
Silvio Berlusconi torna al centro dell’attenzione dei media internazionali, con giornali, siti internet e
telegiornali di mezzo mondo che dedicano ampio spazio alla nuova inchiesta giudiziaria sul primo ministro italiano.
I titoli si assomigliano, da “Berlusconi sotto indagine per la prostituzione” sul Financial Times a “Silvio e la prostituta di 17 anni” sul Sun fino a “Ruby Rubacuori e le accuse di sesso che potrebbe far cadere Silvio” sul Daily Mail. E perfino la stampa russa, per la maggior parte strettamente controllata dal Cremlino, parla oggi per la prima volta della vicenda, nonostante i noti legami di amicizia fra Berlusconi e il primo ministro Putin, che secondo le indiscrezioni circolate fino ad ora sarebbe stato ospite del leader del Pdl proprio in occasione di una delle serate in cui anche la minorenne marocchina si trovava nella sua villa.
“Ilda la Rossa segnala grossi guai per Berlusconi” è il titolo dell’Observer, edizione domenicale del Guardian di Londra.
“Per un uomo che dice di amare le donne, Ilda Boccassini può essere un’eccezione”, scrive il corrispondente Tom Kingstone da Roma, ricordando che il procuratore milanese, “soprannominata la Rossa per il colore dei capelli e le sue simpatie progressiste”, veniva descritta come “una tigre che non si ferma davanti a niente” dai mafiosi su cui ha condotto numerose inchieste.
Le accuse ora rivolte a Berlusconi, con la richiesta di un processo rapido, saltando la fase preliminare, reso possibile dalla decisione della Corte Costituzionale di eliminare l’immunità giudiziaria di cui godeva il primo ministro, nota l’Observer, può risultare in “un duro colpo” per il leader italiano: “Abbandonato dalla moglie a causa di precedenti scandali sessuali con giovani donne, il premier è sopravissuto a un voto di fiducia in parlamento alla fine dello scorso anno, ma il suo governo sta in piedi per un pelo e difficilmente può permettersi un nuovo dramma a base di sesso”.
“La polizia perquisisce le case delle show-girls ospitate da Berlusconi” a Milano 2, è il titolo del Sunday Times, secondo cui è verosimile che il caso “complicherà il tentativo di Berlusconi di costruire una forte maggioranza parlamentare dopo avere vinto di un soffio il voto di fiducia del mese scorso”. Un altro quotidiano inglese, l’Independent, titola sulla “scoperta di un harem di 14 donne tenuto da Berlusconi” nel complesso di appartamenti di Milano 2 che fu la sua prima iniziativa immobiliare.
“Le donne vivevano in quegli appartamenti senza pagare l’affitto e ricevevano grosse somme di denaro in contanti dall’uomo politico miliardario in cambio di sesso”, scrive il giornale londinese, sottolineando che anche fra gli alleati di Berlusconi cresce la convinzione che, se le accuse rivolte al premier dai magistrati milanesi si riveleranno vere e se essi hanno effettivamente in mano una “pistola fumante”, ossia una prova schiacciante, come la loro determinazione lascia credere, allora “Berlusconi sarebbe nei guai come non gli è mai capitato prima”.
Il Guardian parla della “devastante possibilità per Silvio Berlusconi di essere messo sotto processo per un reato sessuale”.
E il Times, titolando a tutta pagina sul fatto che “i magistrati investigano Berlusconi per sesso con una prostituta minorenne”, un reato – nota il quotidiano – che comporta una pena carceraria di 3 anni, afferma in un editoriale a parte che le nuove accuse “possono rivelarsi problematiche anche per un politico dalla incredibile capacità di resistere come Berlusconi”. Il giornale di proprietà di Rupert Murdoch elogia nell’editoriale Ilda Boccassini, definendola come un magistrato “molto ammirato per il suo coraggio, la sua professionalità e la sua indipendenza”, che è stata amica personale di Giovanni Falcone, “il giudice assassinato dalla mafia” e ha affrontato sia Cosa Nostra che la Ndrangheta calabrese nella sua lunga carriera.
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Gennaio 15th, 2011 Riccardo Fucile
DE BENEDETTI E CONFALONIERI SI TROVANO D’ACCORDO NEL CHIEDERE SACRIFICI AI GIORNALISTI…SU 108.000 ISCRITTI ALL’ALBO, SOLO MENO DELLA META’ PERCEPISCE UNO STIPENDIO, APPENA 22.000 SONO DIPENDENTI A TEMPO INDETERMINATO… NETTO CALO DELLE VENDITE: IL SOLE 24 ORE -14%,1%, CORRIERE DELLA SERA -12,9%, REPUBBLICA -7,9%, LA STAMPA -7,2%
“De Benedetti ha ragione: i giornalisti devono lavorare in tutte le piattaforme dell’azienda editoriale senza chiedere soldi in più. A patto però che in cambio venga loro riconosciuta una partecipazione agli utili di tutte le attività dell’ingegnere, non solo del gruppo Espresso”.
A Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine dei Giornalisti, le parole dell’Ingegnere editore di Repubblica non sono piaciute.
Invitato insieme a Fedele Confalonieri (Mediaset) e Pier Gaetano Marchetti (Rcs) ad aprire il congresso della Federazione Nazionale della Stampa (Fnsi) a Bergamo, Carlo De Benedetti ha invitato i giornalisti a non lamentarsi della multimedialità .
“Invece di chiedere aumenti i giornalisti dovrebbero ringraziare gli editori, che gli danno la possibilità di essere visibili su una pluralità di piattaforme. Chiedono più soldi per la multimedialità , ma loro interesse è avere la maggior visibilità possibile”.
Secondo Roberto Natale, presidente della Fnsi, l’ingegnere “ha un’idea particolare della nostra professione, la visibilità di cui parla non serve a nulla. Gli imprenditori devono mettersi in testa che devono essere riconosciuti compensi adeguati e guardare con realismo all’enorme problema del precariato”…
Dice Natale: “Abbiamo pubblicato uno studio dal quale emerge che di 108 mila iscritti all’albo professionale 49mila hanno un reddito, di questi 22 mila sono dipendenti, a termine o a tempo indeterminato, altri 27 mila sono autonomi e tra loro appena la metà percepisce un reddito superiore a 5 mila euro lordi annui. Cosa se ne fanno della visibilità …?”, si chiede Natale.
Lo stupore della stretta di mano tra De Benedetti e Confalonieri, rivali nella vicenda Lodo Mondadori, è passato presto.
E’ bastato sentirli parlare per capire che sono d’accordo anche nella gestione del lavoro giornalistico.
I rispettivi gruppi, così come Rcs e altri, hanno goduto di uno stato di crisi che ha permesso una riduzione dell’ organico e dei costi.
Uno studio pubblicato dal Sole 24 Ore, traduce in freddi numeri i pesanti tagli fatti, nonostante i forti incentivi economici da parte del governo (come finanziamento pubblico) che garantiscono ai gruppi di rimanere in attivo.
Due gruppi continuano ad avere il margine operativo netto negativo: Il Sole 24Ore (-29 milioni ) e Class (-3 milioni).
Solo Cairo e l’Espresso hanno margini rispetto al fatturato a due cifre: 14,9 per cento e 11,9 per cento.
Mondadori al 7,5 per cento.
Mentre Caltagirone e Rcs sono sotto alla media con, rispettivamente, il 3,4 e il 2,5 per cento.
Eppure, complessivamente, nel 2008 gli editori hanno spesato 46 milioni di esodi incentivati, nel 2009 ben 176 milioni, pari all’11 % dei costo totale del lavoro.
Con finanziamenti pubblici, rimborsi e aiuti, stato di crisi concordate con le redazioni per ridurre i giornalisti assunti (vicino ormai al 20 per cento in meno di due anni fa), tagli draconiani degli investimenti materiali, crollati del 75 per cento, i conti rimangono quasi in perdita.
E le copie vendute diminuiscono.
Tra agosto 2009 e lo stesso mese 2010 (ultimi dati disponibili) il quotidiano di Confindustria ha perso il 14,1 %, Il Corriere della Sera segna un meno 12,9 %, La Repubblica e La Stampa, perdono rispettivamente 7,8 e 7,2 per cento. Persino De Benedetti ha riconosciuto che i livelli di vendite “sono tornati al 1939, con un fatturato in dieci anni diminuito del 40 per cento”.
Natale gli suggerisce di “cominciare a cercare la qualità , ad avvicinarsi ai giovani e riconoscere ai giornalisti compensi adeguati”.
Anche perchè la categoria ha già dato.
Davide Vecchi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 12th, 2011 Riccardo Fucile
SE LE VOGLIA FARE ORIZZONTALE O PRONA NON E’ ANCORA DATO SAPERE, MA NELLA GUERRA DEI KILLER TRA FELTRI E SALLUSTRI, ORA MEL MIRINO FINISCE ANCHE L’EX PASIONARIA…”DOPO SILVIO UNA DONNA PREMIER”: MA LA “MODESTA” DANIELA NON PENSA CERTO A SE STESSA
“No, ma quale attacco? Va tutto bene, Feltri è un mio grande amico”. 
Se fosse stato un nemico allora, oltre a definirla “voltagabbana” e accusarla di “voler fare le scarpe” a Berlusconi, che cosa avrebbe potuto pubblicare, sul sul “suo” Libero, contro Daniela Santanchè?
Perchè lei, che si finge inconsapevole, è invece una delle cause scatenanti della fuga di Feltri dal Giornale. E della rottura dei rapporti con Alessandro Sallusti.
Tutto è cominciato quando la signora Garnero da Cuneo è rientrata nelle grazie di Silvio Berlusconi.
Dopo aver indossato senza successo la casacca storaciana ( e aver preso per i fondelli migliaia di persone n.d.r.) è tornata a casa da figliol-prodiga, e per lei sono state spalancate tutte le porte: quelle economiche prima, quelle del governo poi.
Infatti la Santanchè è entrata a pieno titolo, con la sua concessionaria di pubblicità “Visibilia”, sia al Giornale che a Libero.
Ma dal secondo ha divorziato dopo una serie di problemi con gli Angelucci, proprietari della testata e soci a metà della stessa concessionaria pubblicitaria.
Accusata di trascuratezza nei confronti della creatura di Belpietro, la sottosegretaria si è dedicata completamente al Giornale e al suo direttore, a cui sarebbe legata anche sentimentalmente.
“Sono una coppia non un’accoppiata” ha dichiarato ieri Feltri in un’intervista, ricordando che Berlusconi (col quale lui non ha rapporti quotidiani) gli aveva detto “il Giornale è roba tua”.
Totale fiducia dal premier, quindi, e mani libere.
Ma poi è arrivata Daniela. La sua pubblicità e il suo rapporto con Sallusti (che dichiara di avere colloqui continui con Berlusconi) ha rotto l’incantesimo decennale che legava i due giornalisti.
E l’impossibilità di agire liberamente ha portato Feltri lontano dal quotidiano di famiglia.
Il giorno dell’annuncio dell’ennesimo passaggio verso Libero, testata che lui ha fondato, Feltri parafrasò una famosa battuta cinematografica per confessarsi col sorriso: “sono andato via cinque minuti fa dal Giornale e già mi sta sui coglioni”.
Detto, fatto: Sallusti lo accusa di essere un traditore e di aver voltato le spalle a Berlusconi. Feltri fa lo stesso con la Santanchè: “Perfino lei cambia bandiera” ha scritto ieri Libero, “e non è la prima volta. L’ultima occasione le aveva fruttato addirittura un posto di sottosegretario al ministero per l’Attuazione del programma di governo. E, a forza di dietrofront, potrebbe ritrovarsi piroettata sulla poltrona di Palazzo Chigi”.
Il chiaro riferimento è alla dichiarazione della Santanchè “l’erede non lo sceglierà Berlusconi e sarà una donna”.
Lei ha incassato il colpo con eleganza: “Feltri è un grande amico, nessun problema. Io ho detto che fra 30 anni mi piacerebbe un presidente donna” . Quindi non subito?
“Macchè, lunga vita a Berlusconi”.
E dopo di lui?
“Dopo di lui mi auspico ci sia una donna”.
E quella donna potrebbe essere lei?
“Ma la mia non era un’autocandidatura, non ho mai preso in considerazione me stessa. Tanto che ho detto che la sinistra ha perso un’occasione non portando al Quirinale Anna Finocchiaro. Poi io fra 30 anni spero di fare la nonna e occuparmi dei nipoti”.
E nel frattempo?
Caterina Perniconi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 12th, 2011 Riccardo Fucile
L’INTERVISTA DI FINI A “REPUBBLICA”: “MI APPELLO A MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE, SE LA MAGGIORANZA RITERRA’ DI NON POTER GOVERNARE SI ASSUMERA’ LE RESPONSABILITA’ DELLE ELEZIONI, IO E CASINI STAREMO INSIEME”…. “SUL FEDERALISMO IL FISCO MUNICIPALE NON E’ IL CUORE DEL PROBLEMA, CONTERA’ LA SCELTA SULLE REGIONI”
Un patto di salvezza nazionale. Per tirare fuori dalle secche un Paese “fermo e sfiduciato”.
Gianfranco Fini esce dal silenzio in cui si era trincerato dopo la “sconfitta” del 14 dicembre. È appena tornato dalle vacanze nei mari delle Laccadive. Abbronzato, seduto nel suo studio a Montecitorio descrive le incapacità di Silvio Berlusconi nell’affrontare le emergenze: un governo “paralizzato”.
Ma il presidente della Camera vuole superare lo scontro dei mesi scorsi. “Per il bene dell’Italia”, dice. E rivolge la sua proposta a tutti: “maggioranza e opposizione”.
Al centro del suo ufficio c’è la foto di Napolitano, quella del Papa e le immagini delle tre figlie. Sulla scrivania un posacenere. E un pacchetto di sigarette. Segno che gli scossoni politici hanno forse fatto naufragare il tentativo di smettere di fumare.
L’Italia è sul punto dell'”asfissia” e ha bisogno di “convergenze tra maggioranza e opposizione”. Una proposta da sottoporre a “tutti, non solo al governo”: al Pdl, alla lega e al Pd.
Le elezioni ora sarebbero “una prospettiva rischiosissima”. “Perchè la situazione, rispetto al 14 dicembre, non è tanto cambiata”.
Quella giornata è ancora una ferita aperta per lei?
“Ho preso atto di una sconfitta politica”.
Anche di alcuni tradimenti?
“Il tradimento è una categoria che non dovrebbe appartenere alla politica. Comunque alcuni hanno fatto delle scelte che vanno rispettate anche se non ne colgo le ragioni politiche”.
Ora, però, sembra essere tornati al punto di partenza.
“Nel voto del 14 c’è sicuramente la conferma che Berlusconi gode della maggioranza al Senato e alla Camera. Ciò che oggi si può fare seriamente è avanzare proposte per il prossimo futuro. Io vorrei iniziare l’anno con un auspicio: spero che nei prossimi mesi si compia un salto di qualità complessivo nel dibattito e nell’azione politica. E questo deve riguardare le forze della maggioranza e quelle dell’opposizione”.
In che senso?
“Ci si può dividere nel dire che gli ultimi sei mesi del 2010 non hanno rappresentato un successo per nessuno? Non credo. Sarebbe invece molto pericoloso continuare a pensare che i prossimi sei mesi saranno come i precedenti. Il rischio è che si ampli la frattura con l’opinione pubblica. Si percepisce il senso di repulsione nei confronti della politica. Questo accade perchè il Paese è fermo e sfiduciato. C’è l’incubo dell’abisso”.
Pensa a una sorta di patto di salvezza nazionale?
“faccio notare che la ripresa economica è lontana. La metafora di Tremonti è stata felice: un videogame in cui se uccidi il mostro, ne compare subito un altro. Noi non riusciamo a innestare la marcia. E questo determina una sfiducia complessiva, non solo nel governo. Molti degli interventi del capo dello Stato – che io condivido e con il quale c’è sempre stata sintonia – hanno sottolineato proprio questo aspetto”.
Le proteste dei giovani contro la riforma Gelmini ne erano un’espressione?
“Certo. Ma la sfiducia nel domani va al di là della riforma. Nell’insicurezza scattano i meccanismi di autodifesa individuale. Ad aggravare la situazione ci sono alcune conflittualità storicamente irrisolte: quella tra nord e sud, tra le parite iva e i lavoratori dipendenti, tra precari e garantiti, tra giovani e anziani. O la politica, complessivamente, comprende che stiamo affrontando un tornante difficilissimo oppure i fossati si acuiranno”.
Ma lei e Fli siete usciti dal governo per questo. Ora cosa pensate di fare?
“Se si condivide questo approccio di sano realismo, allora ci possono essere convergenze per le forze di maggioranza e opposizione. Le opposizioni non si possono riparare dietro la logica del tanto peggio, tanto meglio. Sarebbe una logica sfascista. Così come per la maggioranza la logica dell'”andiamo avanti, non c’è alternativa””.
Ma lei pensa davvero che Berlusconi lo possa accettare? O pensa ad un altro governo?
“Questo non mi compete, lo decide il premier. La mia riflessione è rivolta a tutti e non solo al governo. Vivacchiare è negativo per tutti. Fermo restando i ruoli, della maggioranza e dell’opposizione, è un dovere proporre soluzioni per evitare l’asfissia”.
Ha pensato di dire queste cose direttamente al presidente del consiglio?
“Io faccio un’intervista a un importante giornale per parlare con tutti. Voglio uscire da quello che proprio Berlusconi chiama il teatrino della politica. E non userò nei confronti del premier una sola espressione polemica”.
I giornali del Cavaliere, però, non sono stati teneri. Le hanno attribuito anche una relazione con una escort.
“È solo fango. Non so da chi diffuso. Non ho mai conosciuto quella signora e chiunque affermi il contrario ne risponderà in tribunale”.
Le hanno chiesto anche le dimissioni.
“Mai prese in considerazione. Mi si possono contestare posizioni politiche ma non l’incapacità di rappresentare la Camera e l’imparziale gestione dei lavori d’Aula”.
L’asse con Casini è saldo?
“Certo. L’ho visto anche stamattina
Lei si rivolge anche al Pd?
“Io parlo a chi è in Parlamento. Opposizione e governo”.
Bersani e D’Alema, però, le hanno chiesto qualcosa di più. Immaginano un cartello per sconfiggere Berlusconi.
“Le alleanze non si fanno in ragione delle sommatorie di sigle. Ma sulla condivisione di alcuni progetti. E comunque le elezioni non sono vicine”.
Se non ci fosse la consapevolezza generale di cui parla, l’alternativa sarebbero le elezioni anticipate?
“Una prospettiva rischiosissima per l’Italia. In campagna elettorale non si fanno le riforme. Se poi la maggioranza riterrà di non poter governare, spiegherà il perchè agli italiani e se ne assumerà la responsabilità . Ma sia chiaro che Futuro e libertà e il Polo della nazione non temono le urne”.
Più che il voto a Palazzo Chigi stanno cercando di strappare qualche deputato per andare avanti e qualcuno chiede ai centristi di “entrare” in squadra.
“È tempo sprecato. Certo, c’è il tentativo di guadagnare dei singoli, ma non ci riusciranno. E se poi lo scarto anzichè di tre parlamentari diventasse di cinque, cosa cambierebbe? Continuerebbero a vivacchiare. Ma in questa situazione non si può vivacchiare e l’opposizione non si può limitare a dire valuteremo di volta in volta. Sarebbe un gioco di rimessa, e invece bisognerebbe disegnare un impianto di regole condivise”.
Regole condivise in due anni di legislatura?
“Siamo entrati nel 2011, il 150. mo anno dell’Unità d’Italia. Si può fare una riflessione su cosa significa essere italiani? Sui vizi del nostro sistema bipolare – di cui resto un convinto sostenitore e su questo Casini sarà d’accordo – che ha reso possibile l’alternanza ma non ha innovato sul piano della cultura politica?”.
Ma l’emergenza sembra soprattutto economica in questa fase.
“E infatti ridurre le spese e tenere sotto controllo i conti pubblici è necessario ma non sufficiente”.
Un limite di Tremonti?
“Di tutto il governo. Sarebbe ingeneroso dire che è colpa di Tremonti o pensare che si diverte a tenere sotto schiaffo i ministri. È il deficit di dibattito interno al Pdl che ho denunciato un anno fa. Anche l’Ue ha chiesto politiche riformatrici, che rilancino l’economia. Siamo in ritardo”.
Il ministro dell’Economia la accuserà di essere uno spendaccione.
“Non ci si può dividere tra chi vuole la spesa facile e i rigoristi. Sarebbe più lungimirante individuare progetti strategici. Cito sempre la Germania, non per la Grosse Koalition ma per la cultura politica condivisa che indica gli investimenti nella ricerca e nella tecnologica come strategici”.
Quindi i tagli lineari sono stati un errore?
“Sono l’esatto opposto. Sarebbe più utile una “Grande Assise” dell’economia e del lavoro con 100 teste pensanti in grado di trovare soluzioni. Nel nostro Paese c’è una miscela esplosiva: la giusta flessibilità nel mercato del lavoro si unisce però a un tasso di precarietà altissimo e a un livello retributivo tra i più bassi d’Europa. L’Italia è impoverita. Il ceto medio sta scomparendo. Il 45% della ricchezza delle famiglie è in mano al 10% degli italiani”.
Tutto questo con il governo in carica?
“Noi cerchiamo di farlo. Avanziamo soluzioni, proposte. Il mio auspicio è che non sia solo un’iniziativa di parte. Poi, certo, non si risolve tutto dalla sera alla mattina”.
Intanto vi aspettano delle scelte da cui dipende la sopravvivenza dell’esecutivo. Come il voto sul federalismo.
“Quel decreto è importante, ma il prossimo – quello sulle Regioni – è la vera sostanza. Il fisco municipale non è il cuore del problema. Le scelte sulle regioni saranno determinanti. Non dobbiamo perdere il complesso dei problemi”.
Ma voi cosa farete?
“Vedremo. In quel testo ci sono degli aspetti non so se voluti. I comuni, ad esempio, avranno meno entrate. L’Ici si paga solo nei luoghi dove non si risiede. Verificheremo alla fine se Calderoli troverà un’intesa con Tremonti sui saldi”.
E la mozione di sfiducia a Bondi?
“Non è una questione cruciale, ma deciderà il coordinamento del Polo della Nazione”.
L’alleanza con Casini è strategica?
“Se si votasse, staremmo insieme. Ci sarebbe una competizione con tre soggetti e non con due. Fli comunque farà un congresso a febbraio. Abbiamo un’idea del centrodestra diversa da Berlusconi e Bossi. Senso delle Istituzioni, dello Stato, dell’etica pubblica, della legalità . Fli si muoverà con la sua identità insieme all’Udc, all’Api, all’Mpa e ai Liberaldemocratici. E anche nel Pdl tanti condividono questi ragionamenti”.
Molti dicono che il leader di questo schieramento è Casini e non lei.
“Mi fanno ridere. Qualcuno – soprattutto nel Pdl – ha una scarsa considerazione di me e di Casini. Pensano di farci litigare”.
Sui temi etici una qualche differenza, però, c’è.
“Quando si presenterà il problema, lo risolveremo con un solo principio: la libertà di coscienza. Questa è la regola nei partiti democratici. Questa è una vera concezione liberale che altri ignorano”.
Lei si sente un uomo di destra o di centro?
“I valori restano quelli di destra. Servirebbe però un libro per spiegare cosa si intende nel 2011 per destra, centro o sinistra. Sono categorie del secolo scorso. Se poi per destra si intendesse il prevalere della finanza sull’economia reale, allora non sarei di destra… altri ci si riconoscerebbero più facilmente”.
C’è chi usa il caso Fiat come bussola.
“Marchionne è il segno di quanto l’Italia è in ritardo. Ho tirato un sospiro di sollievo quando ho sentito il segretario della Cisl Bonanni dire che senza le fabbriche non ci sono nemmeno i diritti dei lavoratori”.
Se fosse un operaio di Mirafiori lo voterebbe l’accordo?
“Senza dubbio. Il problema è che la politica è assente. ha delegato tutto alle parti sociali anche sulla rappresentanza. Bersani ha fatto bene a dire che si discute e poi l’esito del referendum si rispetta. Nessun paese occidentale si trova in questa condizione”.
Claudio Tito
(da “la Repubblica“)
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Gennaio 9th, 2011 Riccardo Fucile
ORA SI SPARANO COLPI DAI TETTI CONTRAPPOSTI: “BERLUSCONI NON SI DOVREBBE RICANDIDARE”, “FINI E DI DI PIETRO HANNO TROVATO UN NUOVO ALLEATO IN FELTRI”, “SALLUSTRI HA FATTO UNA CAROGNATA CONTRO CHI NON PUO’ DIFENDERSI”, “VOTO BERLUSCONI SOLO PERCHE’ E’ IL MENO PEGGIO”,”SALLUSTRI DIMENTICA DI QUANDO TRAFFICAVA CON LE PROCURE”… A QUANDO LA LUPARA BIANCA E LO SCIOGLIMENTO NELL’ACIDO?
Guerra totale tra Il Giornale e Libero, fra Vittorio Feltri e Alessandro Sallusti. 
È una guerra politica, ma anche una guerra personale.
à‰ una questione di feeling, ma anche una questione di marketing.
à‰ una sfida a due ma anche un triangolo a tre che ha la base a via Negri e il vertice a palazzo Grazioli.
Insomma, un bel pasticcio: anche lui, anche tu, tu quoque, Vittorio, un altro traditore.
Tutto accadde in un sabato apparentemente tranquillo con un fulmine a ciel sereno, con un editoriale di Sallusti che apparentemente parla di Giorgio Napolitano e che nelle ultime righe, invece, contiene una rasoiata contro l’ex compagno di mille battaglie.
Un passaggio che consente al giornale questo titolo chock: “Napolitano e Feltri cambiano bandiera”.
Occorre dunque rileggere riga per riga quel passaggio di Sallusti: “A cambiare bandiera – scrive il direttore de Il Giornale – è anche Vittorio Feltri. Il giornalista, fino a ieri tra i più autorevoli sostenitori del premier, in un incontro pubblico a Cortina, ha detto che Silvio Berlusconi non ha i numeri per candidarsi a capo dello Stato e che sarebbe addirittura meglio che non si ricandidasse neppure a premier.
“Fini, Bocchino e Di Pietro – conclude concedendosi l’ultimo sberleffo – possono contare su un nuovo alleato?”.
La beffa consiste nell’accostare il peggiore nemico di Vittorio Feltri al suo nome, e per di piຠnel ruolo di alleato.
Ma dietro l’operazione di Sallusti, clamorosa nello stile e nei toni si celano due retroscena.
Il primo è politico ed è la collera – nota anche ai sassi – che Silvio Berlusconi prova verso il suo ex direttore.
Il secondo è un calcolo piຠraffinato di Sallusti. Visto che la criticità di Feltri verso il Cavaliere era rimasta (per ora) confinata nei circuiti degli addetti ai lavori, l’editoriale costringe Libero ad uscire allo scoperto, nella speranza che il concorrente sia costretto ad appiattirsi sul suo uomo-simbolo, perdendo i lettori piຠberlusconiani, sconcertati per il voltafaccia .
La risposta arriva a stretto giro di posta e non è meno dura.
Maurizio Belpietro, al telefono è furibondo: “È stata una carognata. Anzi, una vigliaccata. Anzi, una vera e propria infamia, perchè commessa contro un uomo che non puà³ difendersi perchè l’ordine gli ha imposto di non scrivere”. E le differenze di linea? Belpietro le nega.
Anzi, le riposiziona così: “Noi, che siamo berlusconiani da sempre non abbiamo bisogno di sdraiarci acriticamente sul Cavaliere, e possiamo onestamente dire quello che non ci piace della sua politica, come abbiamo fatto sul caso Tremonti, quando ne ravvisiamo gli estremi. Sallusti – aggiunge caustico Belpietro – forse perchè si vuole far perdonare di quando trafficava con le procure per gli avvisi di garanzia a Berlusconi (era capo della redazione del Corriere della Sera che diede quella notizia, ndr) oggi resta ottusamente e acriticamente sdraiato sul Cavaliere”.
Anche Feltri, non potendo scrivere, attacca sia in video che sul suo nuovo quotidiano (oggi) intervistato da Belpietro: “Il direttore Sallusti scrive il falso. Forse è dovuto al fatto che Libero con me ha già guadagnato 10mila copie? Se le ho prese, significa che Il Giornale le ha perse e questo”, sottolinea il direttore, “dà fastidio”.
Ma Feltri rincara la dose, bollando il comportamento di Sallusti come “non da gentiluomo” poichè sta sparando “su un uomo disarmato, visto che lo sono perchè non posso scrivere”.
Il direttore di Libero si mostra poi sorpreso per la retromarcia operata dal suo ex quotidiano.
“Sono stupito, non capisco il senso. Fino a ieri sul Giornale per me si raccoglievano migliaia di firme di solidarietà , e ora viene tutto cancellato”. Feltri entra poi nel merito delle accuse mosse dal direttore del Giornale. “Basta leggere l’intervista pubblicata oggi su Libero su quanto ho detto a Cortina”, ovvero “esattamente il contrario di quanto Sallusti afferma: io voto ancora Berlusconi, non perchè lo considero il migliore ma perchè è il meno peggio. Ho detto e ribadisco”, ha continuato Feltri, “che non lo vedo al Quirinale ma più come presidente del Consiglio”.
Il fatto è che “non lo si può ingabbiare” al Colle, “anche perchè poi”, prosegue il direttore con una battuta, “lì Silvio come fa con le escort?”.
Feltri conclude infine con un parallelismo da storia del giornalismo. “Ma sì, Sallusti tenta di ripetere quanto accaduto a suo tempo con Montanelli, quando lasciò Il Giornale e venne messo sotto protezione dalla sinistra . Pensano di ripetere questa operazione così i lettori rimangono. Ma Sallusti si sbaglia, perchè io resto con Berlusconi”.
Perà³ anche Feltri ha la sua nemesi per il paragone che lui stesso ha evocato: nel febbraio 1994, quando Feltri prende il posto di Montanelli messo alla porta da Berlusconi, il suo nuovo Giornale comincia a tambureggiare sulla conversione senile del “compagno Montanelli” al comunismo.
Il ritornello feltriano contro il “compagno Indro” riecheggia nel 2001, in campagna elettorale, dopo che Montanelli, in un’intervista a Biagi e in una telefonata a Santoro, ha messo in guardia gli italiani dal pericolo Berlusconi. Stavolta Feltri spara al grande giornalista dalle colonne del neonato Libero. Come il 25 marzo 2001. Titolone di prima pagina: “La commedia di Montanelli. Il giornalista e il Cavaliere: ecco chi davvero ha voltato gabbana” (risposta implicita: Montanelli).
Svolgimento: “Ecco come sono andate davvero le cose e chi è stato il voltagabbana” (idem come sopra). Feltri tratta Montanelli come un vecchio rimbambito: “Non è elegante nè gradevole”, scrive, “polemizzare con un anziano signore che ammiri e stimi. Se necessario, lo fai ma solo un po’. Ti trattieni. E io mi sono rispettosamente trattenuto venerdì sera chez Santoro”. Montanelli è colpevole, ai suoi occhi, di essersi trasformato in uno dei tanti avversari dell’inerme Cavaliere “disposti a qualsiasi abiezione pur di massacrarlo”.
Insomma, un traditore ingrato.
La stessa accusa che ora Sallusti rinfaccia a Feltri. Come passano i tempi… Oggi dal compagno Montanelli siamo passati al compagno Feltri.
Luca Telese
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