Gennaio 2nd, 2011 Riccardo Fucile
LO HA AMMESSO LO STESSO BOSSI: “VENGONO DA FAMIGLIE LEGHISTE, I MIEI FIGLI LI CONOSCONO”…ORA IL SENATUR SI ARRAMPICA SUGLI SPECCHI: “MAGARI HANNO VOLUTO CHIUDERE IL CASO”: FORSE DIMENTICA CHE IL MINISTRO DEGLI INTERNI E’ IL SUO AMICO MARONI… MA NON ERANO ANTAGONISTI? ORA SONO PADANI? E CHI LI AVREBBE MANDATI ALLORA A SPARARE DUE PETARDI DI CAPODANNO PER POI MONTARE IL “GRAVE ATTENTATO”?
Gli uomini sospettati di essere i responsabili dell’attentato contro la sede leghista di Gemonio sono figli di militanti padani.
Lo ha ammesso Umberto Bossi, parlando con i giornalisti a Ponte di Legno.
Il leader leghista si è mostrato scettico sul fermo e la denuncia.
“Mia moglie pensa che abbiano voluto chiudere subito il caso”, ha spiegato. “Gli uomini coinvolti – ha aggiunto – “vengono da famiglie leghiste: i miei figli li conoscono”.
“La cosa non era tanto grave – ha concluso – quanto il messaggio inaccettabile”.
Il senatùr mostra quindi molte perplessità sul fatto che le persone fermate e denunciate siano effettivamente gli autori dell’attacco alla sede del Carroccio a Gemonio.
Gli elementi a carico dei due sono i materiali ritrovati nelle loro abitazioni. Materiali adatti a fabbricare esplosivi, armi da taglio e una pistola elettrica.
E’ comunque ancora da chiarire se siano effettivamente loro gli esecutori materiali dell’attentato e se vi siano altre persone coinvolte.
Elementi utili potrebbero emergere dalle analisi delle impronte digitali sui resti dei petardi artigianali, dai filmati delle telecamere di videosorveglianza in paese e dalle analisi del materiale esplosivo sequestrato durante la notte.
Ma a questo punto le cose non appaiono affatto chiare.
Bossi insinua che le forze dell’ordine abbiano voluto chiudere il caso in questo modo?
Ma se il ministro degli Interni è il suo amico Maroni, suvvia, siamo seri.
E quanto avrebbe dovuta durare la farsa del “grave attentato” alla sede della Lega, consistente in due petardi e nella semplice rottura di un vetro?
Bossi dovrebbe sapere che un attentato serio a una sede politica spesso la fa saltare per aria, altro che petardi di capodanno.
Seconda osservazione: i due fermati avevano in casa materiali adatti a fabbricare esplosivi, se sono figli di militanti leghisti, i genitori padani ne sapevano nulla?
Terza osservazione: o questi due ragazzi sono antagonisti, come hanno voluto farci credere fin dall’inizio, o sono padani, figli di militanti padani.
A questo punto chi li avrebbe mandati a sparare due petardi contro una sede leghista per poi guadagnare le prime pagine dei media, neanche avessero fatto saltare un ponte strategico in tempo di guerra?
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Dicembre 31st, 2010 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA VIVE DELLA VERITA’, LA DIFFAMAZIONE DELL’ILLEGALITA’: NON DIMOSTRA, INSINUA…CASO BELPIETRO: CHI VUOLE UNA MEZZA VERITA’, SE LA FALSITA’ TOTALE SUONA MEGLIO?… L’ANALISI DI LUCIA ANNUNZIATA
Maria Antonietta non ordinò mai la famosa collana di diamanti, e non disse mai di dare da mangiare al popolo brioche.
Ma per ristabilire queste verità sono stati necessari almeno un paio di secoli, e nel frattempo, come dire, Maria Antonietta, dal suo aldilà , di questa verità non sa esattamente più che farsene: non saranno un po’ di storici a recuperarle una reputazione che i libelli anti regime le hanno in ogni caso rovinato in eterno.
La macchina del fango è una cosa seria, e quella che abbiamo visto al lavoro, indefessamente, negli ultimi anni in Italia, è ancora ben poca cosa.
Ha dunque ampiamente tempo e occasione per crescere, se i suoi apprendisti stregoni lo vorranno.
Una certezza infatti abbiamo su questo strumento: la macchina della delegittimazione è straordinariamente efficace, ed è sicuramente irreversibile.
E’ una tesi, d’altra parte, già sostenuta in un libro scritto un po’ di anni fa, nel 1996 (nel 1997 pubblicato in Italia da Mondadori), e che val la pena rileggere nel clima che si respira oggi in Italia.
In «Libri proibiti. Pornografia, satira e utopia all’origine della Rivoluzione francese», il noto storico di Harvard, Robert Darnton (autore di un altro libro culto degli Anni Ottanta, «The Great Cat Massacre and Other Episodes in French Cultural History», 1984) racconta come la libellistica settecentesca francese, con le sue opere erotiche e di diffamazione politica, abbia contribuito a preparare la Rivoluzione tanto quanto il possente lavoro intellettuale degli illuministi.
Anzi, sottolinea Darnton, il lavoro filosofico dei Lumi diventa tanto più efficace perchè reinterpretato e popolarizzato attraverso la letteratura erotico-diffamatoria. Il più alto esempio di questa commistione è, secondo lo studioso, «Les Bijoux indiscrets», uscito dalla penna di Denis Diderot, il più libertario dei grandi illuministi francesi.
L’accostamento fra il clima prerivoluzionazio francese e gli schizzi italiani odierni sembra – mi rendo conto – pretenzioso oltre che forzato.
In realtà , se è vero che la diffamazione è sempre stata, nei secoli – dall’impero romano ai regimi autoritari del Novecento, quali fascismo e comunismo -, uno strumento politico per eccellenza, è durante la rivoluzione francese che assume i caratteri di quel mix tutto a noi contemporaneo di sesso, politica e comunicazione di massa.
Un esempio che parla bene al nostro orecchio è il best seller prerivoluzionario «Anecdotes sur Mme la Comtesse Du Barry», del 1775, in cui si racconta l’ascesa di Marie-Jeanne Bèen, contessa Du Barry, dal bordello dove esercitava la sua professione di prostituta al letto del re di Francia, e dunque al potere.
Una scalata che fa leva sulle debolezze del corpo del re, sessuali o meno che esse fossero.
Un corpo concepito nella tradizione come sacro, e che viene invece materialmente avvilito dai suoi stessi bisogni, al punto da far risultare un’associazione imperdibile, secondo Darnton, cioè che lo scettro «non è più solido del pene del re».
Il libro contribuì così a creare una forte impressione, il luogo comune che «una masnada di farabutti si era impadronita dello Stato, aveva dissanguato il Paese e trasformato la monarchia in dispotismo».
Naturalmente, osserva Darnton, la verità storica è ben lontana da tutti questi racconti; ma la verità , appunto, arriva troppo tardi.
Detto questo, va aggiunto che è ovvio (e anche lo storico non intende sostenere nulla di diverso) che la rivoluzione francese è un evento più grande della libellistica che aiutò a prepararla; ma lo studio sull’efficacia della manipolazione pubblica vale, si è visto poi, per altre cause, altri travolgimenti storici, di segno anche perfettamente contrari tra loro.
Molto rilevanti dunque per l’oggi sono le conclusioni che Darnton trae in merito: «Le nostre fonti ci consentono di stabilire un nesso tra la circolazione della letteratura illegale da un lato, e la radicalizzazione dell’opinione pubblica dall’altro».
Frase, quest’ultima, che è la chiave giusta per capire la distinzione fra denuncia e diffamazione: la prima vive della verità , ed è dunque provabile e provata, la seconda vive dell’illegalità , e dunque non solo può ma deve vivere di falsità , di mancanza di prove.
La forza d’impatto della diffamazione è proprio nella sua capacità di insinuare, non di dimostrare.
Come si vede, che abbiano o meno letto i libri citati, gli operatori a tempo pieno della macchina del fango del nostro Paese hanno delle ottime ascendenze, e sanno cosa fanno.
Una denuncia funziona tanto più se non ha certezza, è tanto più efficace se non provata.
La scelta del direttore di Libero, Maurizio Belpietro, di scrivere storie sentite e non verificate, di dare voce a sospetti come se fossero verità , è perfettamente allineata con queste regole.
Eppure, nello scrivere queste parole, non tutto torna.
Maurizio Belpietro non è l’ultimo arrivato del giornalismo italiano. Sa bene cosa scrive, ne calcola gli effetti, e conosce meglio di chiunque, essendo da tanti anni direttore, le regole della verifica delle fonti.
Se un giornalista di questo livello passa al prossimo stadio del «senza fonti», ci dobbiamo chiedere non tanto perchè lo fa, ma cosa registra.
In effetti, la sua scelta registra per tutti noi, non tanto una nuova fase nella battaglia politica interna al centrodestra, quanto la presa d’atto che si è entrati in nuove condizioni politico-temporali: se è vero che la delegittimazione funziona perchè offre un’immagine, dà un suggerimento, solleva, come si sarebbe detto una volta, in un’altra sinistra, «un’emozione», allora forse non vale nemmeno più la pena di mascherarla con prove posticce o servizi giornalistici sbilenchi.
Insomma, chi vuole una mezza verità se la falsità totale suona tanto meglio?
La nuova fase della macchina del fango è questa: ce la segnala Belpietro con il suo solito andare alla «sostanza» delle cose, com’è nel suo stile sincero.
Il suo editoriale di due giorni fa è il «next step», il futuro prossimo venturo del clima in cui vivremo.
Lucia Annunziata
(da”La Stampa“)
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Dicembre 30th, 2010 Riccardo Fucile
PER LA PROSTITUTA CHE SOSTIENE DI AVER INCONTRATO FINI, GRANDE RISALTO SULLA STAMPA BERLUSCONIANA: GIA’ PRONTO UN CALENDARIO E VARIE INTERVISTE… NON HA ALCUNA PROVA A SOSTEGNO, LA POLIZIA LOCALE NON LA RITIENE CREDIBILE, MA PER IL MANDANTE DELL’OPERAZIONE VA BENE LO STESSO… FINI HA QUERELATO CON AMPIA FACOLTA’ DI PROVA
“Non voglio parlare, chiama il mio agente”. 
Mentre si scatena la caccia al video dell’intervista che stando agli annunci di Libero e il Giornale getterebbe fango sul presidente della Camera Gianfranco Fini, la escort più amata dai berluscones lascia delusi clienti, fan e curiosi che da due giorni la stanno cercando al telefono e nel suo appartamento di Reggio Emilia. “
Oggi è scesa a Roma a trovare amici e domani sarà a Milano” rispondeva ieri uno dei suoi agenti, riferendo dei prossimi impegni, “tra cui quello di un calendario”…
Rachele, nome d’arte di questa misteriosa escort sui 30 anni che adesca clienti tramite Internet e sogna il Grande Fratello, dosa le dichiarazioni per far crescere l’attenzione su “rivelazioni” al momento prive di alcuna pezza d’appoggio.
E gli ingredienti per dettare l’agenda mediatica ci sono tutti: le idee di destra e la scelta di farsi chiamare come la moglie di Mussolini, l’ambientazione a Reggio Emilia, cuore della regione rossa in cui esercitava l’antico mestiere Nadia Macrì, la escort che ha fatto scoppiare lo scandalo del “Bunga Bunga” di Berlusconi.
Con una sostanziale differenza: Macrì ha già parlato coi magistrati che indagano per favoreggiamento della prostituzione, fornendo più di un riscontro.
Ed è proprio quando le notizie dei festini del premier avevano già fatto il giro del mondo che, una quindicina di giorni fa, Rachele ha registrato il videotape di 13 minuti in cui sostiene di aver trascorso tre notti con il presidente della Camera.
La prostituta, che secondo gli stessi megafoni a mezzo stampa non prova le sue parole, riferisce di incontri con Fini a Reggio Emilia nel novembre 2009, lo scorso maggio e in settembre.
L’alcova sarebbe nella zona del Tribunale, un appartamentino ad hoc per ricevere i clienti agganciati sul Web. «Ciao sono Rachele, si legge nell’annuncio online, italiana, giovane, elegante, molto sexy e provocante, sono una modella pronta ad esaudire ogni tuo più particolare desiderio, posso riceverti o raggiungerti con un po’ di preavviso”.
Nel messaggio in favor di telecamera invece, sempre secondo quanto riporta Il Giornale, ci sono anche i dettagli di uno degli incontri col presidente della Camera, che “arriva su un’Audi blu accompagnato da quella che sembra essere una guardia del corpo”.
Si parla di iniziali 500 euro e di un totale di duemila che sarebbero comprensivi di un extra “per pagare il suo silenzio”.
La rottura del patto…?
Quando Fini non si sarebbe più fatto vivo e non sarebbero arrivati segnali da chi le avrebbe promesso una partecipazione al programma televisivo “Grande Fratello”.
Le reazioni degli ambienti vicini al presidente della Camera sono state durissime.
Ieri il capo della segreteria politica di Futuro e Libertà Carmelo Briguglio, cogliendo l’occasione delle dichiarazioni del premier sul presunto complotto che ostacolerebbe la rimozione dei rifiuti a Napoli, ha replicato: ”L’unico complotto ormai chiaro a tutti è quello ordito dalla stampa controllata dal premier contro Gianfranco Fini, di cui unico beneficiario è Berlusconi”…
Martedì il capogruppo Italo Bocchino aveva sottolineato che “prima di sparare fandonie sulla escort si doveva verificare attraverso la prefettura se Fini era stato lì nei periodi indicati da chi l’accusa. Invece ecco l’ansia di tirar fuori queste fandonie”.
La Prefettura di Reggio Emilia, contattata ieri dal Fatto Quotidiano, non ha rilasciato dichiarazioni su presenze istituzionali nei periodi indicati dalla escort, che tuttavia non viene ritenuta credibile dalle forze dell’ordine locali. In questa storia con troppi condizionali, dunque, l’unica cosa certa è la querela annunciata da Gianfranco Fini.
Se a Reggio Emilia non sono in corso accertamenti la Procura di Milano, competente territorialmente per l’ipotesi di reato di diffamazione a mezzo stampa, ascolterà probabilmente, oltre a Rachele, tutti coloro che hanno raccolto le sue confidenze.
“Non siamo stati convocati dall’autorità giudiziaria, ha risposto ieri uno dei collaboratori dell’agenzia milanese B&G production che cura l’immagine di Rachele, lei si è rivolta a noi circa un mese fa, poi ha girato il video. Si assume tutte le responsabilità di quanto afferma. Dai dettagli che ha fornito ci ha fatto credere che fosse vero ma non avendo foto degli incontri… Al momento è impegnata ma non si negherà a interviste. Noi ci occupiamo di spettacolo e televisione: Rachele ha già fatto dei backstage, vuole fare un calendario”…
Stefano Santachiara
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Dicembre 30th, 2010 Riccardo Fucile
INTERROGATI PERSONAGGI LEGATI ALLA CRIMINALITA’ PUGLIESE…SI CERCA LA FONTE DELLA PRESUNTA INFORMAZIONE DATA A BELPIETRO CHE NON NE HA RIVELATO IL NOME E SI INDAGA SUI RAPPORTI DI FREQUENTAZIONE DI COSTUI CON IL DIRETTORE DI LIBERO
Le prime verifiche sull`agenda di Gianfranco Fini.
Una raffica di audizioni di personaggi legati alla criminalità organizzata del Nord Barese.
Infine un lavoro meticoloso di intelligence per individuare il fantomatico Mister X che avrebbe raccontato al direttore di Libero, Maurizio Belpietro, i particolari sull`organizzazione di un attentato al presidente della Camera per la prossima primavera ad Andria.
Tassello su tassello, gli investigatori della Digos di Bari, incaricati dal capo della Procura Antonio Laudati, stanno cercando di ricostruire il mosaico del mistero, per svelare i contorni di un possibile complotto oppure di un allarme incauto.
L`ipotesi di reato alla base del fascicolo di inchiesta dell` antimafiadi Bari è “attentato perfinalità terroristiche o di eversione”, essendo il bersaglio la terza carica dello Stato, ma al momento non ci sono nomi iscritti nel registro degli indagati.
Il primo passo è stato l`acquisizione dell`agenda del presidente della Camera allo scopo di monitorarne gli spostamenti futuri, e dalla prima verifica è stato già possibile escludere che fosse stata programmata una sua visita ad Andria, nel mese di aprile.
I dati saranno confermati ufficialmente nelle prossime ore. In ogni caso, assicurano in Questura, saranno intensificati i controlli durante le visite dei politici in Puglia.
Il secondo step degli inquirenti è stato incontrare, ieri mattina, alcuni informatori: pregiudicati che gravitano nel mondo malavitoso della zona di Andria, potenzialmente in grado di stanare il presunto esecutore materiale dell`attentato.
Colui cioè che, nel racconto di Belpietro, avrebbe intascato 200 mila euro per fingere l`agguato aFinà, allo scopo di far ricadere la colpa sul premier Berlusconi.
E ancora. Si riparte dalle dichiarazioni di Belpietro, rese durante il lungo interrogatorio di lunedì scorso a Milano.
Al procuratore aggiunto Armando Spataro non ha fornito il nome della sua fonte, ma ha dato alcune indicazioni utili a identificarlo.
Seguendo i pochi elementi in possesso, gli investigatori in cerca della fonte si muovono su più fronti, spaziando dal Milanese alla Puglia.
E, a supporto della caccia alla talpa, si indaga sui rapporti di frequentazione che lo legherebbero al direttore di Libero.
Gli agenti della Digos, chelavorano in collaborazione con i colleghi di Milano, vogliono infatti capire se l`incontro avuto «prima di Natale», come scritto da Belpietro nell`editoriale, sia avvenuto nella redazione del quotidiano o in circostanze private.
La delega di indagine data dal procuratore Laudati è infatti molto ampia e comprende anche la ricerca del presunto mandante dell`attentato, partendo proprio dalle indicazioni fornite da Maurizio Belpietro.
Mara Chiarelli
(da “Repubblica“)
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Dicembre 29th, 2010 Riccardo Fucile
I PARERI DI LUCIA ANNUNZIATA, ENRICO MENTANA, PINO CORRIAS, MICHELLE PADOVANI, PIERO OTTONE, MIGUEL MORA, CURZIO MALTESE SUL KILLERAGGIO MEDIATICO ALLA BELPIETRO… PROPAGARE NOTIZIE SENZA ALCUNA VERIFICA E POI RIFIUTARSI DI INDICARE LA FONTE DEL PRESUNTO SCOOP O NOTIZIA TAROCCO
Le novità nell’atteggiamento di Maurizio Belpietro, autore dell’ultimo “scoop” sul
presidente della Camera Gianfranco Fini, sono due: ammette che la notizia del presunto auto-attentato che dà potrebbe essere falsa e rivendica il diritto di pubblicarla comunque.
Un’accelerazione rispetto al neo direttore editoriale di Libero Vittorio Feltri, che per riconoscere sul Giornale la bufala del caso Boffo da lui montato ci mise tre mesi (e ancora sconta la sospensione decisa dall’ordine dei giornalisti).
Belpietro scrive che, secondo una fonte mai conosciuta prima ma “che non mi è sembrato un matto”, era in preparazione un finto agguato contro Fini per poi far ricadere la colpa su Berlusconi.
“Ha ragione Belpietro, le notizie vanno date. Se le catastrofi del 2012 poi si verificassero io prenderei un bel buco a non annunciarle”, ironizza Pino Corrias, giornalista e dirigente di Rai Cinema.
Poi si fa serio: “Questo è un esempio di giornalismo barbarico, senza regole nè perimetro”.
L’operazione, spiega Corrias, è chiara: “Bisogna delineare un contesto lugubre in cui Fini si muove tra prostitute, case trafugate e personaggi dal passato losco. Il messaggio è che sono tutti uguali, quindi tanto vale tenersi Berlusconi”.
Se si abbattono le regole allora “anche io posso raccontare qualsiasi cosa, per esempio che Belpietro sta per sposarsi con un muratore tunisino. Me l’ha detto una fonte certa, e non potevo certo farmi scippare lo scoop da Chi”.
Se fosse vero. Ammettendo invece che la notizia ci sia davvero, l’unica prova resta comunque la parola di Maurizio Belpietro. “Se le tre inchieste della magistratura stabilissero che in Puglia si stava preparando qualcosa di serio, Belpietro avrebbe fatto bene a dare la notizia”, sostiene il direttore del Tg La7 Enrico Mentana.
Tutto dipende quindi dall’autorevolezza della fonte.
“Il problema è che non so chi sia questa persona — spiega Mentana — ma se un giornalista esperto la reputa credibile è normale che pubblichi l’articolo, anche senza ulteriori riscontri. D’altronde cosa poteva fare, chiamare l’attentatore?”.
Tutti i giornali ora parlano della escort, che giura di essere “nipote di un camerata di partito”, che Fini avrebbe comprato per duemila euro a notte, e di 200mila euro promessi a due criminali per ferire lievemente il leader di Fli lasciandosi dietro l’ombra del Cavaliere.
Un accostamento, quello tra le due vicende, che secondo Mentana “contamina già in partenza la percezione dell’articolo, rendendo quasi obbligatorie reazione negative. Ma se fosse un bluff, il primo a perderci sarebbe proprio Belpietro, visto che lui stesso è stato bersaglio di un controverso attentato. O il direttore ha ragione, o si è appena lanciato un doppio boomerang”.
E proprio nel precedente di Belpietro, suggerisce l’editorialista di Repubblica Curzio Maltese, si celerebbe una perversione psicologica (poco originale) del direttore di Libero: “Hitler, com’è noto, ha fatto suicidare la nipote con cui aveva rapporti sessuali. E, guarda caso, accusava i suoi nemici proprio di andare a letto con ragazzine o con parenti. Belpietro ora scrive di un falso attentato e di una escort: quest’ultima professione è diventata politicamente celebre grazie a Berlusconi, e sugli attentati fasulli il caposcorta di Belpietro potrebbe tenere lezioni. Perchè il direttore non indaga sul tizio che avrebbe sparato sulle scale di casa sua e che poi, neanche fosse un caccia americano a prova di radar, è svanito nel nulla?”.
Il complotto. “Girano strane storie…”: ecco come, l’altroieri, cominciava la ricostruzione di Libero.
E, almeno su questo aspetto, è d’accordissimo la conduttrice di In mezz’ora, Lucia Annunziata: “La vicenda è troppo strana per essere stata completamente inventata, va oltre ogni limite. Penso che dietro ci sia un gioco oscuro”.
Secondo l’ex presidente della Rai “gira un’intercettazione, o un video, in cui un camorrista immagina di attaccare Fini per compiacere Berlusconi. Penso che da qualche parte ci sia un documento che ha aperto una nuova serie di ricatti. E credo che Belpietro abbia costruito questa storia solo per smontare preventivamente quella vera che potrebbe presto uscire. Però ha esagerato, segno che il gruppo di fuoco della macchina del fango è in grande difficoltà ”.
La deriva. Vera o falsa, una notizia data così suscita comunque qualche perplessità in chi ha la giusta memoria storica della professione per cercare analogie.
L’ex direttore del Corriere della Sera e del Secolo XIX Piero Ottone, ammette che “non ricordo precedenti simili nella mia lunga carriera da giornalista. Sul caso specifico non ho niente da dire, mi dispiaccio invece che in Italia il giornalismo abbia preso proprio una brutta piega”.
Nessuna condanna invece da un altro ex direttore del Corriere, Paolo Mieli: “Io faccio un altro mestiere, ha domande editoriali da farmi?”.
Il presidente della Federazione nazionale della Stampa, il sindacato dei giornalisti, Roberto Natale, è più esplicito: “Dare dignità di notizia a chiacchiere non verificate significa eliminare il compito del giornalista”.
I corrispondenti esteri hanno gioco facile a denunciare la pochezza del giornalismo italico: per Miguel Mora di El Paìs “in Spagna una notizia come questa non sarebbe mai stata pubblicata, in caso contrario l’autore sarebbe poi finito sotto inchiesta. Se le fonti sono anonime, senza riscontri o rumors semplicemente non è giornalismo”.
Non è più benevola la corrispondente francese Marcelle Padovani: “Queste persone non fanno il nostro mestiere. Sono ricattatori al servizio di un padrone: niente a che fare con il giornalismo”.
Beatrice Borromeo
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Dicembre 29th, 2010 Riccardo Fucile
NESSUN RISCONTRO ALLA VERSIONE DEL CAPOSCORTA CHE SPARO’ TRE COLPI DICENDO DI AVER SOPRESO UN ATTENTATORE SULLE SCALE… ORA POTREBBE ESSERE INCRIMINATO PER SIMULAZIONE DI REATO… COME MAI E’ ANCORA DI SCORTA A BELPIETRO?
Era il 30 settembre: nel condominio di via Monte di Pietà , nel centro di Milano, dove risiede il direttore di “Libero”, Maurizio Belpietro, il suo capo scorta, Alessandro M., denuncia di aver messo in fuga, sparandogli, un terrorista.
Tre i colpi che partono dalla sua pistola d’ordinanza, ma che si infrangono in una vetrata dello stabile e sul muro.
Nelle ore successive viene anche diffuso un identikit.
Nessun testimone, nessuna immagine utile dalle telecamere di sicurezza posizionate sul retro del palazzo.
Il presunto terrorista si è volatilizzato.
Resta solo la versione dell’agente scelto.
Ieri, il Giornale ha rilanciato l’ipotesi secondo cui l’uomo di scorta si sarebbe inventato tutto, tesi peraltro che girava da tempo negli ambienti della Procura,
E che per lui sia pronto un avviso di garanzia per simulazione di reato e procurato allarme.
L’inchiesta è alle battute finali, e per quel poco che trapela dalla Procura, l’archiviazione sembra la conclusione più plausibile.
Decisivo sarà l’ultimo interrogatorio, al quale l’agente sarà sottoposto dopo le feste. Occasione per raccontare la verità e per capire se ha agito da solo o su suggerimento di qualcuno.
In questi tre mesi sono stati svolti tutti gli accertamenti possibili.
Ai primi di ottobre è stato anche ricostruito, alla stessa ora, l’agguato secondo il racconto dal capo scorta.
Oltre alla sua parola, non ci sono altri elementi.
Dopo una settimana di riposo, nei giorni successivi al presunto agguato, l’agente scelto è tornato al servizio scorte.
Come primo incarico era stato assegnato a un magistrato di Corte d’assise, ma subito dopo, per evitare polemiche o imbarazzi, aveva avuto una normale turnazione, a seconda delle esigenze dell’ufficio.
In verità le prime notizie avevano dato l’agente trasferito ad altri compiti.
In ogni caso successivamente avviene un fatto strano, anche alla luce delle perplessità crescenti sulla veridicità della ricostruzione fatta dallo stesso caposcorta che avrebbe dovuto invitare quindi alla prudenza.
Accade che o su richiesta o in ogni caso con l’assenso dello stesso Belpietro, l’agente viene riassegnato alla tutela dello stesso direttore di Libero.
Come è possibile, a questo punto, che Belpietro si fidi ancora di questo agente, che molti suoi stessi colleghi ritenevano “si fosse inventato tutto”?
O forse è legato a lui da qualche motivo particolare e vuole tutelarlo?
In attesa che le conclusioni dell’inchiesta facciano definitivamente chiarezza su questa vicenda non del tutto limpida.
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Dicembre 29th, 2010 Riccardo Fucile
IL DIRETTORE DEL “SECOLO D’ITALIA” SUGLI ATTACCHI DI LIBERO: “L’EFFETTO E’ LO STESSO, MA TUTTO E’ MOLTO PIU’ PULITO”… E FINI QUERELA SIA “LIBERO” CHE “IL GIORNALE”
L’editoriale con cui il direttore di “Libero”, Maurizio Belpietro, annunciava un attentato
futuro contro il presidente della Camera Gianfranco Fini volto a screditare il premier Silvio Berlusconi che nella ricostruzione del giornalista (ed editore) del quotidiano sarebbe poi stato indicato come mandante, continua a far discutere.
Soprattutto dopo che arricchendo la storia di particolari in un secondo editoriale Belpietro racconta anche di una misteriosa escort che girerebbe per le redazioni raccontando di aver avuto rapporti con il presidente della Camera.
«Quest’attacco di Libero è una cosa pazzesca. Affermazioni di cui è inutile cercare la coerenza. Siamo al ventilatore acceso, al fango che schizza in ogni direzione».
In una intervista all’«Unità », il direttore del «Secolo» Flavia Perina e deputato di Fli, reagisce così alla tesi di Belpietro.
Secondo Perina, mentre «una volta nei passaggi politici più delicati scoppiavano le bombe, oppure venivano rapiti gli statisti, oggi si videoregistrano non meglio identificate escort: il salto di qualità democratico è evidente. Niente vittime, niente sangue, niente dispendiose operazioni di depistaggio, rischi penali bassissimi: l’effetto è lo stesso, ma tutto è molto più pulito, economico, light. E se era difficile giustificare la liceità costituzionale di una P38 o di un timer – conclude – ora si può dire con leggerezza commentando la nuova offensiva di “Libero” e del “Giornale”: è libertà di stampa, perchè vi offendete?».
«Siamo oltre la categoria della disinformatia. Quella – dice ancora la deputata finiana – prevede che si parta da un fatto, lo si distorca, e lo si trasformi fino a farlo diventare un elemento a danno dell’avversario. Qui, invece, manca il fatto da cui partire. Il dato di realtà . C’è una voce, un sentito dire, idee del tutto folli”.
“Tutto questo – osserva ancora Perina – ci dovrebbe fare interrogare su due cose. Una è il dato di un Paese imbarbarito nel quale la politica non reagisce a cose del genere, si fa sopraffare, si fa dominare dallo spirito di fazione e dalla logica tribale. L’altra è un dato politico. Dal 14 dicembre tutti vanno dicendo che Fini è distrutto, che non ha prospettiva: evidentemente qualche incidenza politica ce l’ha e qualche rischio lo presenta, altrimenti non si spiegherebbe quest’accanimento».
«Ho diversi elementi – aggiunge Perina – per pensare a una riaccensione della campagna contro Fini. Spero di sbagliarmi, e certo le ipotesi fatte dal Belpietro sono talmente folli che è possibile restino come atto isolato di follia, per riempire i giornali nei giorni sotto Natale, quando non si sa che scrivere».
Intanto il presidente della Camera Gianfranco Fini ha deciso di querelare “Libero” e “il Giornale”.
A darne notizia è stato il portavoce di Fini, Fabrizio Alfano. “In relazione a quanto pubblicato ieri e oggi dai quotidiani Giornale e Libero, il presidente della Camera Gianfranco Fini ha dato mandato di adire le vie legali a tutela della propria onorabilità “, si legge in una dichiarazione di Alfano.
“La campagna di annientamento politico che i giornali vicino al premier hanno nuovamente scatenato contro Gianfranco Fini non fermerà Futuro e Libertà che anzi realizzerà il proprio Congresso a Milano chiamando a raccolta chi nel centrodestra e nel paese non intende chinare la testa”, ha detto il coordinatore di Fli Adolfo Urso.
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Dicembre 28th, 2010 Riccardo Fucile
PERSINO A DETTA DEL VIMINALE QUELLA DI BELPIETRO E’ UNA PATACCA… BOCCHINO DENUNCIA “IL GIORNALE” PER STALKING… SI VUOLE COLPIRE IL TERZO POLO PER RIPORTARE CASINI VERSO BERLUSCONI
“La macchina del fango si è rimessa in moto, ormai hanno superato ogni limite”.
In partenza per le vacanze, Fini viene colpito a freddo dalla prima pagina di “Libero”.
Al di là di una scontata querela per diffamazione, la reazione del presidente della Camera è di grande fastidio per una “notizia demenziale” e filtra la sua preoccupazione per quello che ancora potranno “inventarsi” la coppia Feltri-Belpietro: “Se qualsiasi fandonia, pur di attaccarmi, viene pubblicata senza verificare nulla, cos’altro faranno uscire?”.
Che di una fandonia, anzi di una patacca, si tratti, sono convinti del resto anche al Viminale, dove non viene dato peso alla notizia pubblicata dal quotidiano.
Secondo Fini la staffetta Feltri-Belpietro è funzionale proprio al disegno di colpire gli avversari politici di Berlusconi.
Senza più l’impaccio di poter riferire direttamente al premier la regia politico-editoriale degli attacchi.
Dentro Fli qualcuno già pensa di sfidare Belpietro a rendere pubblica la sua dichiarazione dei redditi, per dimostrare quanta parte delle entrate del direttore sia dovuta a Mediaset (dove conduce la trasmissione Mattino Cinque) e quanto invece a Libero.
La certezza di Fini è che gli attacchi provengano da Arcore e che sia Silvio l’ispiratore della strategia.
Non è un caso che Della Vedova rispoveri il conflitto di interessi.
Italo Bocchino intende invece denunciare per stalking la direzione de “il Giornale”: “lo stalking non va riferito solo alle molestie sessuali, ma è un reato che riguarda una persecuzione frutto di molestie insistenti che generano ansia nelle vittime: è il caso mio e di mia moglie”.
E tramite l’avvocato, Bocchino annuncia: “stavolta mi voglio divertire, chiederò alla Procura di Milano di verificare la responsabilità dell’editore occulto, Silvio Berlscuoni, negli attacchi alla mia persona. Hanno violato il mio diritto alla libertà di pensiero e la libertà d’impresa di mia moglie”.
Quanto alle notizie pubblicate su “Libero” Bocchino commenta: “Lasciamo perdere la storia dell’attentato che fa soltanto ridere, ma pensare che Fini possa andare con una prostituta è ridicolo. Se è vero io mi faccio prete. Ma andiamo! La terza carica dello Stato che si infila in un portone e pensa di passare inosservato. E gli uomini della scorta? E la prefettura?”.
Nei commenti dei finiani, prevale una lettura politica degli eventi.
Certo, c’è la pressione crescente su Fini per indurlo alle dimissioni da presidente della Camera.
E qualcuno ricorda che un anno fa il premier accennò a “cinque” motivi per cui Fini avrebbe dovuto lasciare quella carica,
Sapeva forse il premier del contenuto dell’articolo?
Inoltre c’è la sensazione che si possa puntare a un obiettivo più ambizioso: colpire il Terzo polo”, puntando a indebolire uno dei due leader del raggruppamento, per poi riportare Casini vicino al governo.
E Briguglio sostiene apertamente che la nascita del terzo Polo sarà acccompagnata dai dossieraggi della stampa padronale.
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Dicembre 28th, 2010 Riccardo Fucile
“ATTENTATO A FINI AD ANDRIA? NON ESISTE ALCUN APPUNTAMENTO CON IL PRESIDENTE DELLA CAMERA”: PDL E FLI SMENTISCONO “LIBERO”…STUPORE E INDIGNAZIONE PER AVER ACCOSTATO IL NOME DELLA CITTA’ A UN IPOTETICO EPISODIO CRIMINOSO… LA DIA DI BARI CONVOCHERA’ BELPIETRO PERCHE’ FACCIA IL NOME DEI SUOI PRESUNTI INFORMATORI
“Più che un fatto serio mi sembra la stravaganza di un mitomane”. 
Non usa mezzi termini l’europarlamentare di Bisceglie del Pdl Sergio Silvestris nel commentare la notizia, riportata nell’editoriale del direttore di “Libero” Maurizio Belpietro, secondo la quale qualcuno avrebbe dovuto preparare un attentato al presidente della Camera Gianfranco Fini durante una sua visita ad Andria nella prossima primavera.
Il popolo della libertà fa quadrato intorno al leader Berlusconi chiamato in causa nel pezzo perchè secondo quanto riportato nell’articolo chi vorrebbe colpire Fini “si sarebbe rivolto a un manovale della criminalità locale, promettendogli 200mila euro”.
E il prezzo, riporta Libero, comprenderebbe “il silenzio sui mandanti, ma anche l’impegno di attribuire l’organizzazione dell’agguato ad ambienti vicini a Berlusconi, così da far ricadere la colpa sul presidente del Consiglio”.
Silvestris dice che “non è possibile accettare che la dialettica politica, pur segnata da asprezze e contraddizioni, sfoci in atti criminali”.
Interdetto il sindaco di Andria Nicola Giorgino, anche lui esponente del Pdl, che parla di “una boutade, un fatto del tutto inverosimile” spiegando che “non è previsto alcun arrivo di Fini ad Andria in primavera”.
Gli fa eco il presidente del consiglio comunale di Andria, nonchè consigliere regionale del Pdl Nino Marmo il quale bolla la vicenda come “ridicola e inventata”.
Anche Marmo, ex An, sostiene che la visita di Fini ad Andria non è prevista, “io di certo non l’ho invitato”.
A dire la sua anche il presidente della nuova provincia Francesco Ventola, Pdl: “Come esponente politico e rappresentante delle istituzioni voglio non credere a quello che ho letto”, dicendosi dispiaciuto per l’immagine di Andria.
Sul fronte Futuro e Libertà sono intervenuti l’onorevole Francesco Divella e il vice coordinatore pugliese del movimento, Giammarco Surico, secondo i quali “supera ogni fantasia arrivare a formulare teoremi su falsi attentati che dovrebbero ferire Fini per danneggiare Berlusconi”.
“Con il fondo di oggi”, proseguono, “il direttore di Libero ha toccato…il fondo. Adesso ci aspettiamo di tutto”.
Intanto la procura di Trani di Andria ha aperto un’inchiesta conoscitiva dopo la lettura dell’articolo.
Nelle prossime ore il fascicolo sarà trasmesso alla Direzione distrettuale antimafia di Bari che già in passato si è occupata di reati di criminalità organizzata sul territorio di Andria.
Non è escluso che i magistrati possano decidere di sentire il direttore di Libero Maurizio Belpietro già ascoltato nelle ultime ore dalla procura di Milano.
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