Dicembre 28th, 2010 Riccardo Fucile
LA PRIMA STORIA NASCE A MILANO, NELLA ZONA DI PORTA VENEZIA: GIRA VOCE DI UN ATTENTATO AL DIRETTORE DI “LIBERO” DI CUI ATTRIBUIRE POI LA RESPONSABILITA’ AI CENTRO SOCIALI…LA SECONDA VICENDA NASCE A BANGKOK DOVE UNA PERSONA UGUALE IN TUTTO E PER TUTTO A BELPIETRO SI SAREBBE ACCOMPAGNATO PER MILLE EURO AD UN RAGAZZINO, NIPOTE DI UN VECCHIO ABBONATO DI “LIBERO”
Girano strane voci a proposito di Belpietro.
Non so se abbiano fondamento, se si tratti di invenzioni oppure, peggio, di trappole per trarci in inganno.
Se mi limito a riferirle è perchè alcune persone di cui ho accertato identità e professione si sono rivolte a me assicurandomi la veridicità di quanto raccontato e, in alcuni casi, dicendosi addirittura pronte a testimoniare di fronte alle autorità competenti.
Toccherà quindi ad altri accertare i fatti.
La prima storia è ambientata a Milano, anzi, per la precisione nella zona di porta Venezia. Qui qualcuno avrebbe progettato un brutto scherzo contro il direttore di Libero.
Non so se sia giusto parlare di attentato, sta di fatto che c’è chi vorrebbe colpirlo e per questo si sarebbe rivolto a un manovale della criminalità locale, promettendogli 200 mila euro.
Secondo la persona che mi ha fatto la soffiata, nel prezzo sarebbe compreso il silenzio sui mandanti, ma anche l’impegno di attribuire l’organizzazione dell’agguato ad ambienti vicini ai centri sociali, così da far ricadere la colpa sulla sinistra.
Per quel che ne ho capito, l’operazione punterebbe al ferimento di Belpietro e dovrebbe scattare in primavera, in prossimità delle elezioni, così da condizionarne l’esito. Vero, falso? Non lo so.
Chi mi ha spifferato il piano non pareva matto. Anzi, apparentemente sembrava un tizio con tutti i venerdì a posto: buona famiglia, discreta situazione economica, sufficiente proprietà di linguaggio.
In cambio dell’informazione non mi ha chiesto nulla, se non di liberarsi la coscienza e poi tornare da dov’era venuto.
Perchè si è rivolto a me e non è andato dai carabinieri?
Gliel’ho chiesto e mi ha risposto che era in imbarazzo a giustificare come fosse venuto in possesso della notizia e temeva che la spiegazione potesse arrivare alle orecchie dei suoi familiari.
Per cui ha voluto vuotare il sacco con me facendosi assicurare che non avrei svelato il suo nome, ma mi sarei limitato a riferire le sue parole.
È quel che faccio, pronto ad aggiungere qualche altro particolare, se qualcuno me lo chiederà .
La seconda storia invece è ambientata a Bangkok.
Qui lo scorso anno, un tizio uguale in tutto e per tutto a Maurizio Belpietro si sarebbe presentato a un ragazzino che esercita il mestiere più vecchio del mondo.
Il suo nome, il numero di telefono al quale contattarlo e le sue fotografie compaiono su un sito in cui decine di gigolò di tutto il Sudest asiatico offrono i loro servigi.
Il ragazzo, che giura di essere nipote di un vecchio abbonato a Libero, in cambio delle prestazioni avrebbe ricevuto mille euro in contanti.
Tutto ciò lo ha raccontato a me condendo la storia con una serie di altri particolari piccanti e acconsentendo alla videoregistrazione della sua testimonianza. Mitomane? Ricattatore? Altro? Boh!
Perchè mi sono deciso a scrivere delle due vicende?
Perchè se sono vere c’è di che preoccuparsi: non solo qualcuno minaccerebbe l’incolumità del direttore di Libero al fine di alimentare un clima di tensione nel Paese, ma il noto giornalista dopo aver fatto tanto il macho sarebbe inciampato in una vicenda a sfondo erotico peggiore di quelle rimproverate a Marrazzo.
Che un femminiello giri le redazioni distribuendo aneddoti a luci rosse sull’ex caporedattore bresciano di Capital non è bello.
Se invece è tutto falso, attentato e gigolò, c’è da domandarsi perchè le due storie spuntino pochi giorni dopo il nuovo assetto proprietario della testata di Belpietro.
C’è qualcuno che ha interesse a intorbidire le acque, diffamando il direttore di Libero?
Oppure si tratta di polpette avvelenate che hanno come obiettivo quello di intaccare la credibilità di Facebook? La risposta non ce l’ho.
Quel che sapevo ve l’ho raccontato e, se richiesto, lo riferirò al magistrato, poi chi avrà titolo giudicherà .
Alessandro Gilioli
(da “L’Espresso“)
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Dicembre 28th, 2010 Riccardo Fucile
POVERETTI, DATO CHE LA COMPRAVENDITA DEI DEPUTATI LANGUE E IL FACCENDIERE MOFFA NON RIESCE A FARE PROSELITI, ORA SI SONO INVENTATI PURE L’AUTO-ATTENTATO… IN UN PAESE CIVILE QUALCUNO SAREBBE GIA’ INTERDETTO O IN TRATTAMENTO SANITARIO OBBLIGATORIO, IN ITALIA GIRA ANCORA A PIEDE LIBERO
Meno male che Silvio c’è, ma soprattutto meno male che c’è “mascella volitiva” Belpietro
che anche il giorno di Natale ne ha pensata una delle sue. Ovviamente non dice chi, ma si limita a sostenere il “gira voce”, la stessa per la quale si potrebbe far circolare qualsiasi diffamazione: che Tizio è un noto puttaniere, che un altro ha rubato nella cassetta dell’elemosina durante la messa di Natale, che Caio ama andare a trans travestito da Befana, che Sempronio fa l’infamone di professione, che qualcuno in alto sniffa coca. Tutto è permesso, tanto è la “voce che gira”.
E pensare che gira anche la voce che l’attentato a un noto giornalista sia stata una patacca costruita ad arte: d’altronde alle voci come si fa a dare credito? Ci pensa invece Belpietro che ci rende edotti della ultima “voce che gira”, forse nei cessi della Stazione Centrale di Milano.
Ovvero che Fini stia cercando ( che abbia messo un’inserzione su Secondamano?… verificare prego) uno che attenti alla sua persona, pure ferendolo per rendere realistica la cosa, per la modica cifra di 200.000 euro esentasse.
Non avrà ancora trovato l’apprendista attentatore, ma ha già fissato l’attentato per primavera ad Andria.
L’importante a questo punto che il Gianfri si ricordi la data, altrimenti addio effetto elettorale.
Belpietro spiega infatti che Fini paga l’attentatore, ma la colpa deve ricadere su Berlusconi, perchè verrà lasciata una traccia per accusare il premier del vile attentato.
Che sia una copia aggiornata del colbacco usato in Russia, la bandana sarda, o l’intimo usato di qualche escort non ci è dato sapere da Belpietro: si vedrà in seguito.
L’importante è che il ferimento di Fini sia riconducibile a Silvio e che lo danneggi elettoralmente.
Magari basterebbe anche lasciare una copia di “Libero” sul luogo dell’attentato, sperando che non sia scaghazzato prima dai locali piccioni, altrimenti addio prova certificata dai Ris.
Ma Belpietro, raccolta “la voce che gira”, non è andato stranamente in Questura a denunciare la cosa, forse perchè la Ronzulli non ha potuto accompagnarlo: l’ha scritto sul suo giornale di bordo.
Ma una domanda sorge spontanea, vedendo uno che gracchia ogni giorno contro i finiani che “non contano nulla”, che “sono morti”, che hanno il 3% a malapena di consensi, mentre lui viaggia al 101, 2%, e l’altro che ogni giorno si dedica a criticare Fini per quattro pagine sottratte alle foreste amazzoniche. Se “Fini è fallito” come titola “Libero”, di che cazzo si preoccuperanno mai?
Si è mai vista una persona sana di mente preoccuparsi di chi è fallito?
O forse stanno solo facendosela sotto perchè è già passato a trovarli il frate per l’estrema unzione, ricordando loro che la resa dei conti con la giustizia divina si avvicina?
E con quella non vale il legittimo impedimento e neanche il lodo Alfano e neppure il processo breve, miei cari.
Suvvia state sereni, Fini non conta nulla, no?
Andate avanti a governare e a scrivere come sapete, vedrete che l’esecutore fallimentare saprà trovare l’indirizzo giusto di chi ha portato politicamente il Paese alla bancarotta..
E se decidete eroicamente di spararvi un colpo prima della fine, mi raccomando non ditelo in giro.
Le voci girano, meglio essere prudenti.
Non vorrete guastarci la gioia dell’effetto sorpresa.
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Dicembre 27th, 2010 Riccardo Fucile
SECONDO IL QUOTIDIANO PSICHIATRICO, QUALCUNO OFFRIREBBE 200.000 EURO PER COLPIRE FINI AD ANDRIA IN PRIMAVERA E FAR RICADERE LA RESPONSABILITA’ SU BERLUSCONI… FINI DOVREBBE USCIRNE FERITO PER POTER COSI’ CONDIZIONARE LE ELEZIONI…. MA BELPIETRO, ESPERTO DI BALLE, PERCHE’ NON CI CI SPIEGA PIUTTOSTO CHE FINE HA FATTO IL SUO MISTERIOSO ATTENTATORE?
La procura presso il tribunale di Trani aprirà un’indagine conoscitiva (senza ipotesi di
reato) dopo l’editoriale firmato dal direttore di Libero, Maurizio Belpietro, secondo il quale vi sarebbe un progetto per colpire il presidente della Camera, Gianfranco Fini, durante una visita istituzionale ad Andria, grosso comune della neo provincia Barletta-Andria-Trani.
Lo si apprende da fonti giudiziarie.
Secondo il direttore di Libero, chi vorrebbe colpire Fini «si sarebbe rivolto a un manovale della criminalità locale, promettendogli 200mila euro».
Il prezzo – riporta Libero – comprenderebbe «il silenzio sui mandanti, ma anche l’impegno di attribuire l’organizzazione dell’agguato ad ambienti vicini a Berlusconi, così da far ricadere la colpa sul presidente del Consiglio».
Secondo il quotidiano, «l’operazione punterebbe al ferimento di Fini e dovrebbe scattare in primavera, in prossimità delle elezioni, così da condizionarne l’esito».
Il procuratore di Trani Carlo Maria Capristo in mattinata dovrebbe esaminare l’articolo di stampa e affidare alla polizia giudiziaria una delega di indagine, all’esito della quale deciderà come procedere.
L’editoriale di Belpietro ha intanto suscitato la dura reazione dei finiani. «Maurizio Belpietro non deve preoccuparsi: la credibilità di “Libero”, il quotidiano da lui diretto, è già perduta da tempo, non c’è bisogno di metterla in discussione. Difatti, l’ultimo suo delirio su un possibile attentato a Gianfranco Fini, a scopo propagandistico, la dice lunga sulle condizioni psichiche di questo giornalista che ha fatto dell’ingiuria e della calunnia il leitmotiv della sua carriera», ha dichiarato Nino Lo Presti, segretario amministrativo di Futuro e libertà .
Secondo Lo Presti, «l’instabilità di Belpietro è ormai un dato acquisito, così come è acclarata la sua totale mancanza di coraggio nell’accettare un confronto con il sottoscritto, che ancora attende soddisfazione dopo essere stato definito insieme agli altri colleghi finiani “traditore”. Il vero traditore di quella che dovrebbe essere la regina delle professioni intellettuali è proprio lui – continua il deputato finiano – che ha ridotto il giornalismo ad un suk di pettegolezzi e falsità ».
Da parte nostra vorremmo solo sollecitare l’esperto in attentati tarocco a comunicarci piuttosto l’esito delle indagini circa il misterioso personaggio che avrebbe mesi fa attentato alla sua vita e di cui si è persa ogni traccia e notizia sula rampa delle scale di casa sua, essendosi volatilizzato in giardino.
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Dicembre 17th, 2010 Riccardo Fucile
“NEW YORK TIMES” E “FINANCIAL TIMES” PUNTANO IL DITO CONTRO IL PREMIER: “SCONFITTA PERSONALE, E’ DISCREDITATO”…”E’ ORMAI AGGRAPPATO AL POTERE CON LE UNGHIE”…”GLI INVESTITORI SONO NERVOSI SULL’ITALIA”… “SERVONO NUOVI LEADER E UNO STILE DI GOVERNO PIU’ ONESTO”
Non basta la fiducia.
Perchè, nonostante sia ancora in sella il governo, Berlusconi è “discredidato, non ha più una maggioranza in grado di funzionare. Non è una situazione che l’Italia può tollerare a lungo. Servono, e con urgenza, nuovi leader, nuove elezioni e uno stile di governo più onesto”.
Berlusconi ha fallito e il suo è “un fallimento personale”.
Questo il giudizio, sintetico e impietoso dei un editoriale del New York Times sulla situazione italiana.
Il quotidiano ricorda che “gli investitori sono nervosi sull’Italia”.
Certo il paese “non è la Grecia o l’Irlanda e il suo deficit è ancora gestibile” ma “anche prima della crisi finanziaria” la crescita economica era molto indietro rispetto a quella degli altri Stati europei “affondata da una corruzione pervasiva e da una pesantissima burocrazia ad ogni livello di governo”. Berlusconi sinora ha sempre sostenuto di essere una scelta obbligata, cioè di essere l’unico “capace di tenere insieme le varie e disparate fazioni del centro-destra. Ora è incapace di fare persino questo”.
Considerato che dall’altra parte resta un centrosinistra “fratturato” al suo interno, “incapace di unirsi e formare un governo”, il “fallimento di Berlusconi è personale”.
Dopo una serie di scandali personali o giudiziari, “si è alienato anche i suoi alleati politici più stretti”.
Il suo “restare in carica ha estenuato l’italia, indebolito il discorso pubblico, indebolito il governo della legge”.
Duro anche l’affondo del Financial Times. Berlusconi deve avere delle “unghie resistenti”, scrive oggi il quotidiano, riferendo su come il presidente del consiglio italiano sia riuscito, “tra la violenza nelle strade di roma e le risse in parlamento”, a rimanere “aggrappato al potere” con il minimo scarto.
Berlusconi può presentarsi come il vincitore, ma la sua “non è altro che una vittoria di Pirro – sottolinea il Ft – perchè ha perso la maggioranza assoluta alla Camera e molti suoi ex colleghi sono oggi all’opposizione”.
Tuttavia, sebbene il governo sia in difficoltà , i suoi oppositori hanno poco da festeggiare, continua il quotidiano economico: “Il loro fallimento a trarne vantaggio serve solo a illuminare il loro scompiglio”.
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Dicembre 15th, 2010 Riccardo Fucile
IL VOTO DI IERI: L’ANALISI DI MARCO TRAVAGLIO
Nell’estate del 1994, la prima di Berlusconi al governo, Montanelli scrisse sulla Voce: “Oggi, per instaurare un regime, non c’è più bisogno di una marcia su Roma nè di un incendio del Reichstag, nè di un golpe sul Palazzo d’Inverno. Bastano i cosiddetti mezzi di comunicazione di massa: e fra di essi, sovrana e irresistibile, la televisione. Il risultato è scontato: il sudario di conformismo e di menzogne che, senza bisogno di leggi speciali, calerà su questo Paese riducendolo sempre più a una telenovela di borgatari e avviandolo a un risveglio in cui siamo ben contenti di sapere che non faremo in tempo a trovarci coinvolti”.
Sette anni dopo, l’ultima volta che s’incontrarono in tv, nel 2001, Biagi gli chiese una previsione.
E lui: “Berlusconi, se vince, governerà senza quadrate legioni, ma con molta corruzione” (il direttore di Rai1, Maurizio Beretta, censurò la frase e fece subito carriera in Confindustria).
Ecco, quel che è accaduto ieri nel regno dei morti — Montecitorio, l’unico posto al mondo dove Berlusconi ha ancora la maggioranza — è una mirabile sintesi del regime Tv & Corruzione denunciato fin dall’inizio da Montanelli. Anche ieri era scontato il risultato: e non perchè si prevedesse che le signore Siliquini e Polidori sarebbero state colte da crisi di coscienza last minute alla toilette o dalla manicure, in perfetta simbiosi con i Calearo, i Cesario, gli Scilipoti e i Razzi; ma perchè chi si proponeva di abbattere il regime non l’ha mai, in cuor suo, considerato un regime e dunque s’è comportato come se dovesse rovesciare un normale governo.
Come se bastasse chiudere una parentesi aperta nel ’94 per riportare il paese alla normalità .
L’Italia, specie ai piani alti, non è più un paese: 16 anni di berlusconismo l’hanno trasformata in quella “telenovela di borgatari” avvolta in un “sudario di conformismo e di menzogne senza bisogno di leggi speciali” profetizzata dal vecchio Indro.
Non c’è più arbitro, a regolare la contesa.
La Corte costituzionale se la dà a gambe perchè “il clima politico è surriscaldato” (dice il neo-presidente De Siervo, noto cuor di leone, che l’altra notte era da Marzullo).
Il Tribunale dei ministri e la Procura di Roma si palleggiano l’indagine su Berlusconi per il complotto anti-Annozero e, nel tragitto, spariscono le intercettazioni.
Il capo dello Stato, noto anestesista, somministra cloroformio e bromuro, intanto mentre tutti dormono la Banda Berlusconi svaligia il paese.
Un mese fa Berlusconi era politicamente morto: bastava votare subito la mozione di sfiducia dei finiani ed era fatta.
Invece la cosiddetta “moral suasion” del Colle ha regalato al grande corruttore un mese di tempo per comprarsi quei pochi che ancora non teneva sul libro paga.
Fini poi ha sottovalutato l’avversario e selezionato male le truppe d’assalto. Errore tanto più imperdonabile in quanto lui il nemico lo conosce meglio degli altri: avendoci convissuto per tanti anni, avrebbe dovuto reclutare uomini di provata fede e incorruttibilità , col coltello fra i denti, non le Moffe e le Sdilinquini.
Ha preferito la quantità alla qualità , mettendosi in casa infiltrati che, al segnale convenuto del mandante, sono usciti allo scoperto.
Stesso errore dall’altra parte ha commesso Di Pietro: non contento dei Carrara e dei De Gregorio, ha imbarcato i Razzi, gli Scilipoti e i Porfidia, gente che non occorre il curriculum per tenerla a debita distanza: basta la faccia. Del Pd, che è riuscito a perdere per strada 18 deputati e un terzo dei voti in due anni e mezzo, inutile parlare.
Fini almeno ha ammesso la sconfitta.
Invece dai perditori piddini, che han collezionato più fiaschi di una cantina sociale, mai un cenno di autocritica.
Come disse Violante nel 2002 alla Camera, “Berlusconi sa per certo che gli è stata data la garanzia piena nel 1994 che non sarebbero state toccate le televisioni. Lo sa lui e lo sa Letta. Non abbiamo fatto la legge sul conflitto d’interessi, abbiamo dichiarato eleggibile Berlusconi nonostante le concessioni e durante i governi di centrosinistra il fatturato di Mediaset è aumentato di 25 volte!”.
Gli hanno venduto l’Italia e se ne vantano pure.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Dicembre 8th, 2010 Riccardo Fucile
TRADISCE CHI INFANGA UN PAESE NEL NOME DEI SUOI INTERESSI… IL CORSIVO DI FILIPPO ROSSI SU FAREFUTUROWEB
Vogliamo ancora giocare con la categoria del tradimento? 
È quello che sembra voler fare lo stato maggiore del Pdl insieme ai suoi mazzieri a mezzo stampa.
Un articoletto apparso oggi sul quel foglio sporco di propaganda che corrisponde indecorosamente al nome di Libero racconta di quando il deputato finiano Enzo Raisi tradì per la prima volta all’età di… quindici anni. Quindici anni, avete letto bene.
Sicuramente la puzza rancida di questo articolo non è la stessa delle foto sbattute in prima pagina, ma dimostra comunque quanto il berlusconismo “culturale” sia arrivato a un punto di non ritorno, di quanto stia rimestando nelle fogne dell’animo umano, nella putrida melma di biechi sentimenti che si fingono idee.
Tradimento, allora. Accettiamo la sfida.
Perchè solo i cani sono fedeli a qualsiasi padrone, brav’uomo o delinquente che sia.
Perchè solo gli schiavi hanno l’obbligo di fedeltà , senza se e senza ma.
Solo i sudditi devono giurare fedeltà a un sovrano assoluto.
Per il resto, l’obbligo di fedeltà a un uomo, a un capo, a un duce, finisce qui. La politica, invece, è materia per uomini liberi.
È materia per uomini che decidono di volta in volta se dare o no fiducia a un leader.
E se di tradimento si può parlare, non è certo quello di cui gli ascari berlusconiani vanno cianciando in questi giorni.
Il tradimento politico è piuttosto quello perpetuato da chi chiede eterna fedeltà ai suoi compagni di strada.
Da chi cerca di farsi gli affari suoi; da chi supera ogni confine del decoro e del vivere civile; da chi pretende di impartire ordini.
Ma non è finita.
Perchè se di tradimento bisogna per forza parlare, allora vero traditore è chi distrugge il buon nome della propria patria nel mondo; chi, ancora, esalta la propaganda invece del buon senso.
Vero traditore è chi fa del suo ruolo pubblico un affare privato.
E chi non sa rappresentare un intero popolo.
Chi non è in grado di fare un passo indietro.
Chi si crede inamovibile.
Vero traditore è chi calpesta le regole in nome del suo infinito narcisismo. Vero traditore è chi tratta i suoi alleati come se fossero dipendenti.
E chi non ha il senso del limite.
Se di tradimento ci costringete a parlare, l’unico vero traditore si chiama Silvio Berlusconi.
Filippo Rossi
Farefuturoweb
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Dicembre 7th, 2010 Riccardo Fucile
I LEGALI: CHIEDEREMO I DANNI PER INGIUSTA DETENZIONE.. NONOSTANTE LA TESTIMONIANZA DEL SUO DATORE DI LAVORO E A CAUSA DI UNA TRADUZIONE SBAGLIATA, IL GIOVANE E’ STATO INDICATO SUI MEDIA COME UN ASSASSINO PER GIORNI: SAREBBE SUCCESSA LA STESSA COSA PER UN ITALIANO?…. ORA LE ISTITUZIONI BUSSINO ALLA SUA PORTA E GLI CHIEDANO PERDONO…E PER CHI FOMENTA ODIO RAZZIALE SI APPLICHI LA LEGGE MANCINO
Mohamed Fikri, il marocchino accusato di aver sequestrato e ucciso Yara Gambirasio,
torna in libertà .
Lo ha deciso il gip di Bergamo, Vincenza Maccora, che ne ha disposto la scarcerazione.
L’inchiesta sulla scomparsa della 13enne promessa della ginnastica ritmica di Brembate deve quindi praticamente ripartire da zero.
A determinare la decisione del giudice, il venir meno dei ‘gravi indizi di colpevolezzà .
In particolare, cinque periti nominati dal giudice, hanno verificato la cattiva traduzione di una frase intercettata del magrebino.
Inizialmente, si era detto che Fikri aveva pronunciato le parole: «Allah mi perdoni, non l’ho uccisa io».
A una seconda, più attenta valutazione, la frase è risultata essere: «Allah mi protegga».
Secondo quanto accertato dal gip, il giovane stava parlando con un uomo al quale doveva 2mila euro.
Questa persona è stata sentita dagli inquirenti e ha confermato la circostanza, avvalorando la seconda e corretta traduzione della frase.
Il fermo è stato convalidato, pur con la disposizione della scarcerazione, perchè viene riconosciuto, nel provvedimento di cinque pagine del Gip, che, al momento della misura cautelare, esistevano i ‘gravi indizi di colpevolezza’, poi venuti meno.
Accertato inoltre che non vi era alcun pericolo di fuga, dal momento che Fikri si stava recando a Tangeri, in Marocco, per le ferie, come ha confermato anche il suo datore di lavoro.
Sono stati sette i consulenti che, in momenti diversi, hanno tradotto la frase di Mohammed Fikri, indagato in relazione alla vicenda della scomparsa di Yara Gambirasio, dalla quale in un primo momento si è ritenuto che lo straniero fosse coinvolto nei fatti.
Fikri, indagato in relazione alla vicenda della scomparsa di Yara Gambirasio, nel corso dell’udienza di convalida ha categoricamente negato di conoscere la ragazza.
In particolare, secondo quanto si evince dall’ordinanza di convalida del fermo e di liberazione di Fikri, l’uomo oltre a negare «ogni suo coinvolgimento nelle ipotesi di reato contestategli», ha affermato «di non conoscere Gambirasio Yara ma di averla vista solo nella fotografia mostratagli dai carabinieri in occasione del provvedimento di fermo».
Gli avvocati di Mohammed F. stanno valutando di chiedere un risarcimento per l’ingiusta detenzione del loro assistito, scarcerato qualche ora fa dopo essere stato recluso nel carcere di Bergamo lo scorso sabato sera con l’accusa di aver rapito e ucciso la 13enne Yara Gambirasio e di averne occultato il cadavere.
Lo ha spiegato ai giornalisti Giovanni Fedeli, uno dei legali dell’operaio.
A quanto sembra, oltre alla telefonata mal tradotta, sarebbe caduto un altro elemento che aveva portato i carabinieri ad accusare l’immigrato.
Mohammed F. avrebbe infatti spiegato di essersi liberato della scheda del telefono cellulare della fidanzata perchè la giovane subiva delle molestie telefoniche su quel numero e lui, dovendo rientrare in Marocco, non voleva che la fidanzata continuasse a subire le molestie.
«Nel momento in cui Yara è scomparsa Mohammed Fikri era con me in cantiere» ha dichiarato Roberto Benozzo datore di lavoro del marocchino indagato per la scomparsa della tredicenne bergamasca.
Benozzo non ha dubbi sulle mosse del giovane extracomunitario il 26 e 27 novembre: «Eravamo in cantiere e su di lui non ho certo sospetti lo conosco da quattro anni».
In pratica, nonostante la testimonianza del suo datore di lavoro e grazie a una intercettazione mal tradotta, un uomo è stato additato all’opinione pubblica per due giorni come un feroce assassino.
Chiediamoci se sarebbe successa la stessa cosa se il sospettato fosse stato italiano.
E che ora qualche rappresentante delle istituzioni si rechi dal giovane e gli chieda scusa: è il minimo che un Paese civile dovrebbe fare.
E a quei mentecatti che, strumentalizzando il fermo del giovane, volevano istigare alla cacciata di tutti gli stranieri, sarebbe ora che qualcuno ricordasse che esiste la legge Mancino per i reati di istigazione al’odio razziale.
E che qualcun’altro rammentasse che non è stata promulgata per non applicarla.
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Dicembre 7th, 2010 Riccardo Fucile
LA RUSSA SMENTISCA “LIBERO” O NON POTRA’ PIU’ PARLARE CON I NOSTRI SOLDATI IN MISSIONE.. IL FINIANO PAGLIA HA PERSO L’USO DELLE GAMBE IN SOMALIA DURANTE LA MISSIONE DI PACE ITALIANA E ORA VIENE INSULTATO DAI MISERABILI DISERTORI DELLA DESTRA AFFARISTICA-XENOFOFA… LA RUSSA DISONORA L’ITALIA COPRENDO I PENNIVENDOLI DI REGIME
Il disperato tentativo di Berlusconi e del residuo Pdl di additare i finiani come traditori
sta raggiungendo punte di imbarazzante bassezza.
Nei giorni scorsi le grida scomposte dei pennivendoli di regime stanno creando un clima da caccia alle streghe, tanto falso nei contenuti, quanto pericoloso ed irresponsabile.
La scorsa settimana alcuni attivisti del Pdl romano hanno aggredito Beatrice Scibetta, una giovane militante di Fli di ritorno da un gazebo di Roma.
Libero, da par suo e non volendo apparire meno ardito di altri, uno dei giornali che non a caso Fini ha definito “fogli d’ordine”, si è prodotto nella pubblicazione dell’elenco, con tanto di foto e indirizzi, dei nostri parlamentari, additandoli come traditori e aizzando i lettori a tempestarli di insulti e, chissà , magari qualcuno, più realista del re, non si limiterà all’insulto.
Le liste di proscrizione le ricordiamo tristemente usate da “Lotta Continua”, quando per settimane inserì il nome del Commissario Calabresi tra i suoi nemici da abbattere, poi abbiamo visto che è stato “abbattuto” realmente.
Proprio nella lista di Libero possiamo trovare la foto del’On Gianfranco Paglia, ufficiale della Folgore, il quale in missione di pace in Somalia, nel famigerato assalto al Chec point Pasta del 1992, rimase seriamente ferito e perse l’uso delle gambe.
Con lui morirono altri giovani militi Italiani.
Da quel giorno Paglia continuò non solo la sua personale sfida contro la disabilità , riuscendo a farsi reintegrare nelle forze armate e rilanciandosi addirittura col paracadute dopo una durissima riabilitazione, ma con la sua storia, riuscì a squarciare, all’interno delle forze armate, ogni pregiudizio verso i disabili, aprendo loro la possibilità di essere utili e di servire la Patria con una divisa, qualora ne avessero la volontà .
Ecco, il fatto che Gianfranco Paglia venga definito “traditore” da certi loschi figuri ci illustra la disperazione di chi sta perdendo il potere e farebbe di tutto per mantenerlo.
Col potere si perderebbero anche le mille immunità dietro le quali si vuole sfuggire al proprio giudice naturale, per questo non ci si risparmiano i colpi bassi e le invettive più violente.
Se questi irresponsabili avessero un briciolo di senso dello Stato si fermerebbero qui, ma non lo faranno.
Se Gianfranco Paglia per loro è un traditore allora, per pudore e dignità personale, almeno non si riempissero più la bocca di retorica verso i nostri militari impegnati all’estero, retorica vuota perchè poi gli tagliano i fondi per le missioni, per il materiale ed i mezzi in dotazione.
Il ministro della Difesa, uso a incursioni coi pantaloni del pigiama nei territori dove sono presenti i nostri soldati, dica chiaramente se considera o meno Paglia un traditore.
Abbia il coraggio o di farsi complice dei mandanti della squallida operazione o ne prenda le distanze e tuteli l’immagine di chi rappresenta un coraggioso esempio di sacrificio per il nostro Paese.
Altrimenti, dopo aver lui sì tradito gli ideali di una destra non affaristico-xenofoba, sarà additato come un volgare disertore, non un ministro, nella difesa dei nostri soldati che rischiano la vita per onorare i nostri impegni internazionali di pace.
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Dicembre 4th, 2010 Riccardo Fucile
L’ARROGANZA DEL POTERE DEI MISERABILI SI ESPRIME CON L’INVITO A “MANIFESTARE LA PROPRIA RABBIA” CONTRO CHI HA IDEE DIVERSE… COME MAI BELPIETRO NON CI HA PIU’ FATTO SAPERE NULLA DEL SUO MISTERIOSO ATTENTATORE?… PUBBLICHIAMO LA RISPOSTA DI FAREFUTURO
«Cari traditori, qui sotto trovate la vostra foto e il vostro indirizzo e-mail della Camera». Mancava solo l’indirizzo dell’appartamento.
E gli orari di entrata e uscita da casa.
E qualche consiglio su come “agire”.
Così su Libero di oggi Maurizio Belpietro “commenta” la presentazione della mozione di sfiducia al governo presentata ieri da Casini, Fini, Rutelli e gli altri.
La commenta con la pubblicazione in prima pagina dei profili e degli indirizzi di posta elettronica dei deputati di Futuro e libertà e del gruppo misto che hanno sottoscritto il documento.
L’obiettivo? A parole, un invito ai lettori a scrivere, a “manifestare” in caso di sfiducia la propria rabbia contro questi.
In realtà la lista di proscrizione è bella e servita.
Presentata come letterina ma inquietante come un avvertimento.
E che ciò possa comportare qualcosa di “diverso” dalla semplice indignazione, al direttore di Libero non sembra preoccupare più di tanto: «A noi importa un fico secco».
Già in fondo, calata giù la maschera, è questo il vero aspetto di un’intera classe dirigente. L’arroganza mista all’incoscienza.
Ma anche un disprezzo sempre più malcelato per le istituzioni e per i contrappesi.
Lo si è visto con l’intemerata del coordinatore del Pdl Denis Verdini contro il presidente della Repubblica, recitata come un coro da stadio: di Napolitano? «Politicamente ce ne freghiamo».
O con il “trattamento” che è stato riservato a chi, come Fini, si è permesso di dissentire dalla linea del partito.
O con la magistratura, denigrata come un agente affiliato alla sinistra.
O con chi, facendo il proprio mestiere di giornalista cattolico, ha solo osato criticare la condotta morale del capo dell’esecutivo.
Di tutto questo nulla viene detto in questa “letterina”.
Nè sui problemi irrisolti come quello dei rifiuti di Napoli, sulla crisi economica, sui crolli dei monumenti storici, sui retroscena emersi da WikiLeaks.
Nè sul fatto, ad esempio, che intere categorie sociali siano in piazza.
No, la colpa di tutto questo è dei “ribaltonisti”, dei “traditori” (che tra un po’ diventeranno “badogliani”).
Nessun contenuto, nessuna analisi sul perchè ciò sia accaduto.
Solo richiami irrazionali a categorie politiche che appartengono al peggiore Novecento.
Solo emotività laddove invece sarebbe opportuno un’assunzione (magari minima, solo un accenno) di responsabilità .
E cosa c’è di meglio di una bella lista, con tanto di facce, per addossare agli altri la promessa che si è disattesa?
Cosa c’è di più semplice che indicare nel “prossimo tuo” il colpevole del fallimento politico di un quindicennio?
«Molti di loro erano sconosciuti», spiega Libero riferendosi ai deputati finiani.
Ancora una volta, rispetto al vincolo con il programma, viene anteposto quello personale con il premier.
Quasi che siano state esclusivamente le proprietà taumaturgiche di Berlusconi a legittimare un intero mondo.
Una concezione feudale dei rapporti politici, che è ontologicamente altra dal principio democratico di responsabilità personale.
I risultati di tutto questo? Iniziano a essere drammaticamente reali: una ragazzina aggredita in pieno centro a Roma perchè sulla giacca esibisce una spilletta di Generazione Italia, un ex Pdl adesso esponente di Fli picchiato a Riccione dai militanti del partito dell’Amore e in generale un imbarbarimento del confronto politico che preoccupa categorie produttive e partner internazionali.
Che cosa dimostra questo?
Che siamo dinanzi a un potere in scadenza di contratto che si contorce nella stessa rete che ha creato e che, come un grosso tonno in affanno, per la disperazione si agita e ferisce a morte tutti gli altri pesci.
Perchè, è chiaro, quando non si ha davvero più nulla da dire ciò che rimane è cercare di tappare la bocca agli altri.
A questo servono le liste di proscrizione.
Anche quelle che celate “letterine”.
È successo proprio questo, quando si chiama Libero ma in realtà è un manganello…
Antonio Rapisarda
Farefuturoweb
argomento: Berlusconi, Costume, denuncia, Fini, Futuro e Libertà, governo, PdL, radici e valori, Sicurezza, Stampa | Commenta »