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LA PATACCA DEL GIORNALE SULL’AUTO DI FINI COSTRINGERA’ FINALMENTE IL PDL A FARE COME I COMUNI CITTADINI: PAGARE L’AFFITTO DELLE SEDI

Novembre 27th, 2010 Riccardo Fucile

FINI, INVECE CHE USARE L’AUTO BLU CUI AVREBBE DIRITTO, PREFERISCE UTILIZZARE L’AUTO DI PROPRIETA’ DI AN, D’INTESA CON IL COMITATO DI GESTIONE…I KILLER DE IL GIORNALE SOLLEVANO LA SOLITA POLEMICA MA SI FANNO AUTOGOL: FINI RINUNCIA ALL’AUTO, COSI’ ORA GRAVERA’ SUI CONTRIBUENTI… MA GI EX AN ORA RECLAMANO GIUSTAMENTE IL PAGAMENTO DELL’AFFITTO DELLE SEDI CHE IL PDL OCCUPA SENZA VERSARE UN EURO DA ANNI: SONO CLANDESTINI O OCCUPANTI ABUSIVI?

“Gianfranco Fini restituisce l’auto del partito che aveva in uso al posto dell’auto blu, ma ora il Pdl paghi l’affitto degli immobili che erano di An e che ha finora utilizzato gratuitamente”:
Donato Lamorte, presidente del Comitato dei garanti di Alleanza nazionale, interviene per «bloccare» una nuova campagna stampa contro il leader di Fli sull’utilizzo della «auto blu» da parte del presidente della Camera.
«I solerti segugi del Giornale, di proprietà  della famiglia Berlusconi, non ce ne vogliano – afferma Lamorte – se roviniamo il presunto scoop scandalistico cui si stanno da qualche tempo dedicando. L’autovettura di servizio utilizzata dal presidente Gianfranco Fini non è di proprietà  della Camera dei deputati bensì di An, e al riguardo il Comitato di gestione dei beni del partito non ha avuto fino ad oggi alcunchè da obiettare».
«Così come – sottolinea – non risulta abbia mosso alcun rilievo circa il fatto che numerose proprietà  immobiliari di An siano utilizzate dal Pdl senza versare alcun canone di affitto. Poichè è doverosa la massima trasparenza, l’autovettura torna oggi stesso (per espressa volontà  dell’onorevole Fini) nella disponibilità  esclusiva del Comitato di gestione che, siamo certi, provvederà  sollecitamente a stipulare regolari contratti di affitto ai prezzi correnti di mercato per gli immobili che ospitano il Pdl».
Siamo dinanzi a un’ulteriore tappa della controversia sulle proprietà  di An, terreno fertile evidentemente per trovare spunti utili ad alimentare il gossip su Fini e ad invelenire i rapporti tra Fli e Pdl.
Una guerra che rischia di deflagrare con toni da campagna elettorale anticipata e che forse era meglio risolvere nel reciproco rispetto evitando che i giornali berlusconiani si divertissero a costruire altre spy story.
Ma stavolta i futuristi, fiutando l’aria, hanno giocato d’anticipo sul Giornale aprendo il contenzioso sulle sedi nella disponibilità  del Pdl che appartenevano ad Alleanza nazionale e chiudendo il capitolo dell’auto di servizio che è stata restituita alla fondazione An.
Ma quante sono le sedi di An concesse al Pdl?
Ebbene sono in totale 60 appartamenti, molti dei quali situati in quartieri storici delle principali città  d’Italia.
In Lombardia, feudo di La Russa, ce ne sono almeno undici, tutte controllate da uomini del Pdl.
Tre in Emilia Romagna.
A Roma ci sono sedi storiche del Msi oggi usate dal partito di Berlusconi: quella di via Sommacampagna, già  sezione principale del Fronte della Gioventù, e quella di piazza Bologna, situata in un quartiere capitolino dove la destra raccoglie numerosi consensi.
A Palermo c’è la sede di piazza Politeama, a Catania un’altra sede storica, quella di Corso Italia.
In Toscana le sedi sono quattro.
Nelle Marche sette. In Umbria tre.
A Salerno l’unica sede ex An è diventata un circolo controllato da Edmondo Cirielli, il presidente della Provincia che ha scatenato la guerra con Mara Carfagna, additandola come “nemica” per i suoi rapporti con i finiani.
In Calabria ci sono altre tre sedi.
In sostanza questi appartamenti sono una fetta consistente dell’ex patrimonio del partito di Fini, sul quale fino a ieri valeva una sorta di patto di non belligeranza non scritto.
Adesso tutto sembra cambiare: oltre alla guerra del simbolo scoppia anche il duello sulle sedi.
Chi ha diritto a farne uso e, soprattutto, l’utilizzazione deve essere gratuita? Visto che gli immobiliaristi si sono scatenati sulla casa di Montecarlo, sarebbe bene che qualche agenzia valutasse affitti congrui anche per le ex sedi di An. Le eredità  immateriali non si devono svendere, figuriamoci quelle materiali.
Abbiamo un paese allo sbando, ministri della Repubblica che sistemano parenti, amici e amanti senza alcun ritegno, abbiamo un premier che costringe (in verità  senza insistere troppo) il ministro della Cultura ad inventarsi un premio per una modesta attrice bulgara, abbiamo una città  al collasso, sommersa dalla “munnezza”, abbiamo una città  distrutta dal terremoto e abbandonata a se stessa, abbiamo cricche di affaristi senza scrupoli che saccheggiano le nostre risorse, abbiamo “mafie” che controllano territori sempre più vasti e fatturano cifre superiori a quelle della finanziaria, abbiamo un sistema politico incapace di rinnovarsi e reagire, abbiamo aziende che chiudono o espatriano, abbiamo un’economia che stenta a riprendersi e l’incubo di un collasso dietro l’angolo e dovremmo stare a preoccuparci di quante volte Fini usi una BMW?
Ma andate a zappare la terra.

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NEL MIRINO DEI KILLER DEL PARTITO DELL’AMORE ORA C’E’ NAPOLITANO

Novembre 24th, 2010 Riccardo Fucile

INIZIA LA NUOVA CAMPAGNA DI STAMPA DEI GIORNALI DI REGIME, OBIETTIVO IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA: “E’ UN GRILLO PARLANTE SENZA SOBRIETA'”…”CON FINI PUGNALA ALLE SPALLE IL GOVERNO”… MA IL VILE ATTENTATORE DI BELPIETRO CHE FINE HA FATTO?

Per capire che aria tira basta vedere la prima pagina di Libero di oggi. “Napolitano grillo parlante a spese nostre” titola il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro.
Che critica il capo dello Stato perchè “ultimamente ha abbandonato la misura sobria e contenuta della prima ora e non passa giorno che non abbia qualcosa da dire e lo dica con tono sostenuto”.
Verrebbe già  da scompisciarsi dal ridere a queste considerazioni, se solo si pensa alle stronzate giornaliere che escono dalla bocca di certi esponenti del centrodestra.
Ma andiamo avanti.
All’interno, un articolo a firma di Franco Bechis rincara la dose.
‘Il vizietto di Giorgio, giocare al premier con i voti altrui’, è il titolo di un articolo in cui si sottolinea come più volte negli ultimi mesi Napolitano abbia preso “le distanze da Berlusconi anche su cose che non gli competono”, dai precari della scuola, al processo breve al ministro dello Sviluppo economico.
Un cambio di rotta rispetto all’inizio del mandato, scrive Belpietro, quando Napolitano manteneva “uno stile asciutto”.
Atteggiamento “forse dettato dall’esigenza di farsi perdonare un passato di cui non andar fieri” a cominciare “dalla difesa dell’invasione sovietica dell’Ungheria”, visto che poi “giudicando forse di aver fatto abbastanza penitenza” è diventato “più disinvolto e meno attento alla forma”.
Qualcuno che invece finanziava il Psi non avrebbe invece ragione di vergognarsi, ovvio.
Ma adesso, ammonisce Belpietro, le cose sono cambiate.
“Se c’erano dubbi sulla necessità  di rivedere il ruolo del presidente della Repubblica, immaginando un’eleggibilità  diretta che lo sottoponga a e un giudizio degli elettori, l’abuso fatto dal capo dello Stato li ha fugati”.
Si schiera all’unisono anche “il Giornale”.
Stavolta tocca a Salvatore Tramontano firmare un pezzo in cui parla dei “profeti della spesa coi soldi altrui”.
Nel mirino Fini e Napolitano, ovviamente, non certo i ministri dell’attuale governo.
Al Giornale non sono piaciute le critiche del Colle ai tagli alla cultura. “Facile fare l’indignato con il portafoglio del governo” tuona Tramontano.
Dimenticando un particolare: i soldi sono degli italiani, non di Berlusconi.
E poi continua: “Non è un comportamento da uomo di Stato”.
Fini e Napolitano “colpiscono il governo alle spalle mentre cerca di mettere toppe al Paese” e “non sanno resistere agli applausi della sacra corte degli intellettuali”.
La marcia verso il voto è cominciata e i tentativi di condizionare Napolitano allontanando un possibile governo tecnico pure.
A proposito: qualcuno ci farebbe sapere a che punto sono le indagini per individuare il presunto vile attentatore di Belpietro sparito nel nulla?
Magari i due giornali potrebbero così fare un’inchiesta seria.

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UN FINIANO DENUNCIA: “MI HANNO OFFERTO 500.000 EURO PER TRADIRE FINI, HO RISPOSTO CHE NON SONO IN VENDITA”

Novembre 17th, 2010 Riccardo Fucile

SCATTATA LA VERGOGNOSA CAMPAGNA ACQUISTI SUI DEPUTATI DI FUTURO E LIBERTA’ DA PARTE DELLA COSCA DEI TRADITORI DELLA DESTRA… UN ARTICOLO DE “LA STAMPA” NE ANTICIPA MOSSE   E STRATEGIE.. COSA NON SI E’ DISPOSTI A SPENDERE PER EVITARE LA GALERA

Nella sala conferenze di Montecitorio Denis Verdini e Daniela Santanchè stavano presentando con molta goduria il ritorno nel Pdl del deputato estero Giuseppe Angeli strappato a Gianfranco Fini.
«Il primo di altri ritorni», garantiva su di giri la Santanchè, che aveva ricevuto la telefonata da Silvio Berlusconi.
«Brava Daniela, sei riuscita a rompere il fronte di Futuro e libertà . Vedrai che ne arriveranno altri alla Camera e poi ci facciamo delle belle risate… Pensa alla faccia che farà  quello lì…».
Che sarebbe il presidente della Camera, per il Cavaliere sempre e comunque «un traditore».
Voleva andarlo a dire agli italiani, a Matrix, questa sera.
Aggiungendo che con lui «si è rotto un rapporto personale» e che «i finiani si accorgeranno quanti pochi voti avrà  il loro leader».
Avrebbe voluto aggiungere che è pronto a respingere le «manovre di palazzo», poi ci ha ripensato: l’intervento è rinviato al 14 dicembre, dopo il dibattito alle Camere, per rispetto al Capo dello Stato che si è speso a lungo nel tentativo di trovare un accordo tra le parti.
A «quello lì» Berlusconi sta cercando di sfilare deputati per rimandare al mittente la mozione di sfiducia anche con uno, due voti di scarto (sono sette i deputati su cui si sta lavorando alacremente).
«Magari pochi voti all’inizio – spiega Ignazio La Russa – che diventeranno dieci in pochi giorni».
Il perchè è presto spiegato: il premier ha una decina di posti da assegnare tra viceministri e sottosegretari lasciati vuoti da Fli e da precedenti dimissioni di esponenti del Pdl.
E poi, sempre che il governo ce la faccia a mantenere la maggioranza alla Camera, ci sono tante nomine pubbliche da fare entro la fine dell’anno.
A questo si aggiunge pure un presunto lato ancora più prosaico della campagna acquisti: un deputato finiano confidava ieri che gli sarebbero stati offerti 500 mila euro per «tradire» Fini.
«Non sono in vendita», è stata la risposta orgogliosa.
Comunque, mentre Verdini e Santanchè mostravano lo scalpo di Angeli, fuori dalla sala conferenze si aggirava Saverio Romano, l’ex segretario dell’Udc siciliana che ha abbandonato Casini per mettersi in proprio con i suoi amici e schierarsi con il Cavaliere.
«Vedrete che Berlusconi alla Camera avrà  la maggioranza. Bastano 5-6 assenze in aula al momento del voto… Non credo che tra i deputati ci sia molta voglia di andare a casa».
Una pausa, poi una «profezia».
«Abbiamo davanti quasi un mese di tempo e può succedere di tutto. Può succedere pure che Napolitano, di fronte a una tempesta finanziaria che si potrebbe abbattere in Europa nelle prossime settimane, possa decidere di non sciogliere le Camere e affidare l’incarico di formare un nuovo governo al governatore di Bankitalia Draghi».
E’ il governo tecnico la bestia nera di Berlusconi, ma per il momento non è alle viste.
Ma dopo la soluzione salomonica presa ieri al Quirinale sul voto di fiducia/sfiducia in Parlamento, il Cavaliere è convinto che lo spettro del governo tecnico sia stato archiviato.
Ora, spiegano a Palazzo Grazioli, l’alternativa è tra Berlusconi e le elezioni.
Insomma lo scenario sarebbe cambiato: i deputati dubbiosi e coloro che non vogliono lasciare lo scranno di Montecitorio sanno qual è il rischio che corrono se affossano il Cavaliere.
Ad esempio, Fini è in grado di rieleggere i suoi 35 seguaci, dovendo concorrere nella spartizione delle candidature con Casini, Rutelli e Lombardo?
Berlusconi, ad ogni modo, è soddisfatto della soluzione trovata dal Quirinale. Se avesse votato prima la Camera, in caso di sfiducia, sarebbe stato costretto a dimettersi e non avrebbe potuto incassare il voto favorevole del Senato.
Così invece a Palazzo Madama i senatori, che sono la metà  dei deputati, potranno finire di votare prima dei loro colleghi di Montecitorio.
I quali sapranno in tempo reale che l’unico modo per non andare a casa è quello di sostenere il governo.
Potranno sembrare alchimie, sottili giochi di Palazzo, tuttavia il Cavaliere gioca colpo su colpo.
Con la sicurezza di chi ha blindato l’asse con Bossi e si prepara la campagna elettorale se non riuscirà  a riconfermare la maggioranza nei due rami del Parlamento.

Amedeo La Mattina
(da “la Stampa“)

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IL “GUARDIAN”: BERLUSCONI COME PUO’ ANCORA ESSERE AL POTERE IN ITALIA ?”

Novembre 17th, 2010 Riccardo Fucile

“ADESSO IL PROBLEMA NON E’ PIU’ POLITICO O GIUDIZIARIO, E’ PSICHIATRICO”… “HA TRASFORMATO IL PAESE IN UNA BARZELLETTA”… “ALTROVE, PER UNO SOLO DEI SUOI SCANDALI, SAREBBE STATO COSTRETTO A DIMETTERSI”

Il quotidiano britannico attacca frontalmente il premier e riassume le ultime vicende in cui è rimasto coinvolto.
“Come può quest’uomo essere ancora al potere?”.
A tutta pagina c’è una foto di Silvio Berlusconi, composto e serissimo.
La cover story dell’inserto quotidiano del Guardian, G2, picchia duro sul presidente del consiglio italiano, i suoi scandali, le sue gaffe, la sua incapacità  di mettere il bene del Paese al primo posto.
Nello stesso giorno anche il settimanale americano Newsweek dedica la copertina al nostro premier e titola: “Berlusconi e il problema ragazze”. All’interno un reportage che viene riassunto così: “La sua cultura dell’harem sta minando l’economia italiana e il suo governo”.
Due stoccate in pieno petto.
Che vanno ad aggiungersi al coro unanime della stampa internazionale.
Ma il Guardian stavolta ci va pesante.
Seguendo le orme dell’ormai celebre copertina dell’Economist del 2001 dove B. era definito “unfit to lead”, inadatto a governare.
Quasi dieci anni dopo il concetto è lo stesso.
L’autore del reportage, Tobias Jones, è una vecchia conoscenza del premier. Quando si era permesso di criticare il berlusconismo nel libro Il cuore oscuro dell’Italia, uno dei magazine di casa Mondadori lo aveva screditato con un ampio pezzo definendolo il “Pinocchio inglese”.
Ma il Pinocchio non ha mollato la presa.
Per i lettori del Guardian riassume tutti i recenti scandali che hanno visto B. protagonista: dal caso Mills al presunto coinvolgimento con la mafia, da Noemi Letizia al bunga bunga fino ai festini a base di droga.
“Che altro potrà  fare Berlusconi per essere cacciato? — si domanda Jones — Nella maggior parte dei Paesi solo uno di questi numerosi scandali sarebbe stato sufficiente a ucciderlo politicamente”.
“Adesso il problema non è più politico o giudiziario, ma psichiatrico”, avrebbe commentato un membro dell’opposizione che vuole rimanere anonimo. Secondo il giornalista inglese il problema è che molti italiani invidiano e ammirano il premier per il suo successo con le donne, “sempre che si possa parlare di successo quando paghi 10.000 euro per un amplesso”, commenta.
Ma per lo scrittore l’atteggiamento sta finalmente cambiando: “Gli italiani sono molto meno puritani di noi quando si parla di sesso, ma sanno riconoscere l’ipocrisia — osserva — Per esempio recentemente il governo ha annunciato che la prostituzione sulle strade diventerà  illegale. E’ come se un preside alcolizzato dicesse ai suoi alunni che non possono bere Coca Cola”.
La descrizione poco lusinghiera del premier continua: “Gli italiani ammirano lo stile, ma il primo ministro viene ormai percepito come un pomicione, un malfermo e vecchio bigotto “, critica Jones.
“Durante una visita all’Aquila, dopo il terremoto, ha chiesto a un assessore: ‘Posso palpare un po’ la signora?’ Questo spiega come lui davvero creda al droit de seigneur, un rito medievale secondo il quale il signore doveva avere il primo assaggio delle vergini del suo regno”.
E mentre l’Italia è in rovine (vedi Pompei), continua il Guardian, l’unica cosa cui pensa B. sono le donne.
“Ha trasformato il suo Paese in una barzelletta”, è il commento lapidario. Purtroppo condiviso un po’ da tutta la stampa britannica, sia di destra che di sinistra.
Ma Jones riserva qualche strale anche per l’opposizione “notoriamente divisa e debole”. Prodi, D’Alema, Amato, Rutelli Fassino, Veltroni, Bersani: non sono riusciti a liberarsi di B.
“Mi dispiace dirlo, ma la sinistra è abbastanza patetica”, è il verdetto finale. Povera Italia, dunque.
Per il Guardian ci sono solo due vie per strappare a B. la poltrona: “La sua morte o una programmatica deberlusconizzazione che faccia tornare il Paese alla realtà  dopo 20 anni di lavaggio del cervello.
La prima, credo, è più probabile della seconda”.

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IL SETTIMANALE AMERICANO NEWSWEEK: “LA CULTURA DELL’HAREM STA MINANDO L’ECONOMIA ITALIANA E IL SUO GOVERNO”

Novembre 16th, 2010 Riccardo Fucile

“VERGOGNA BERLUSCONI”: L’ENNESIMO SPUTTANAMENTO DEL NOSTRO PAESE ALL’ESTERO… “ESCORT, MINORENNI E BALLERINE CHE SALTELLANO INTORNO A UN 74ENNE”… “NESSUNA ATTENZIONE A UN PAESE CHE SI SBRICIOLA”… BONDI DEFINITO “MINISTRO SENZA VERGOGNA E RESPONSABILITA”

“Berlusconi’s girl problem”, Berlusconi e il problema-donne.
Ecco il titolo che campeggia sulla copertina del numero del 22 novembre del settimanale americano Newsweek.
Illustrato da un paio di gambe femminili con scarpe dal tacco a spillo.
Quattro pagine dedicate alle vicende italiane.
E un ritratto impietoso dell’Italia berlusconiana, di quella che viene definita “la cultura dell’harem che sta minando l’economia italiana e il suo stesso governo”.
Le donne, gli scandali, la televisione, l’incuria nei confronti dei beni culturali del Paese.
Una serie di vergogne, quelle passate in rassegna dal settimanale americano. “Per Berlusconi, l’eguaglianza di genere è una barzelletta”, titola l’articolo di Barbie Nadeau; “Silvio si fa buttare giù, ma l’ultimo scandalo sessuale è solo uno dei suoi problemi” è invece il pezzo firmato da Jacopo Barigazzi.
In un articolo si ripercorrono le recenti vicende italiane, partendo dal crollo di Pompei.
“Il ministro in carica, quando gli hanno chiesto se si sarebbe dimesso, ha risposto che non era responsabile. E’ così che funziona il governo in italia. Nessuna responsabilità . Nessuna vergogna. Nessuna attenzione a un paese che si sbriciola”.
E ancora: “Per quasi vent’anni l’Italia praticamente non è cresciuta e nessuno accetta la colpa”.
Un altro articolo del Newsweek è invece dedicato al ruolo delle donne nel nostro Paese.
Con una paginata fotografica di ragazze seminude in televisione e la descrizione – imbarazzante – di Striscia la notizia:
“Due uomini di mezz’età  in piedi sotto i riflettori, uno fa penzolare da una cintura una treccia d’aglio dalla forma vagamente fallica. Una ragazza striscia sul pavimento, indosso ha un costume di paillette, la scollatura a V profondissima e un perizoma. Prende la treccia d’aglio in mano e se la strofina sul viso mentre l’altro conduttore – si legge sul settimanale – le dice ‘dai, girati, fammi dare un’occhiata’, e le tocca il sedere. Questo è il prime time in Italia. Una parata di temi pruriginosi, un’espressione del marciume evidente proprio ai vertici del governo, un riflesso del problema più profondo della società  rispetto al ruolo delle donne. Una storia senza fine di modelle minorenni, escort a pagamento, ballerine del ventre marocchine che se la spassano con un 74enne presidente del Consiglio”.
E ancora, osserva l’articolo di Newsweek: “Proteste e lamentele sono rare, e se ci sono, pochi le ascoltano”.
Una situazione che Berlusconi “potrebbe aver creato” grazie al fatto che “il 95% del mercato televisivo è sotto il suo controllo” e per questo “è difficile fare una stima di quanto gioco abbia la sua influenza nel modo in cui le donne sono viste e vedono loro stesse. E mentre altri Paesi europei promuovono attivamente l’uguaglianza di genere come un pilastro della prosperità  nazionale, Berlusconi ha guidato la carica nella direzione opposta, relegando le donne con la creazione di un modo di vederle solo come oggetti sessuali”.
E conclude: “E’ chiaro che la caduta di Berlusconi, se avverrà , indebolirà  la commistione negativa fra politica, media e discriminazione di genere. Ma perchè ci siano reali progressi bisognerà  riprogrammare il modo di pensare degli italiani, uomini e donne. E non basterà  cambiare canale”.

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FELTRI, SOSPESO DALL’ORDINE, PENSA A MOLLARE SILVIO E A FARE UN NUOVO GIORNALE

Novembre 12th, 2010 Riccardo Fucile

DAI 15 MILIONI DI EURO DI INGAGGIO AL CASO BOFFO E ALLA CASA DI MONTECARLO: ORA FELTRI   HA CAPITO CHE E’ TEMPO DI CAMBIARE ARIA, SALLUSTI E’ PIU’ AZIENDALISTA… IL PROGETTO DI UN NUOVO GIORNALE: NELL’IMPRESA CI SAREBBERO ANCHE BELPIETRO E MULE’…L’ARTICOLO DI LUCA TELESE

Aveva detto, solennemente: “Se l’ordine mi condannerà  per me sarebbe una grande delusione. E in questo caso potrei lasciare Il Giornale”.
Ebbene: ieri, dopo una seduta incredibilmente lunga e battagliata, l’Ordine dei giornalisti, riunito all’Hotel D’Azeglio di Roma ha confermato quella condanna. Ridotta da sei a tre mesi, certo, ma pur sempre confermata nella sua conseguenza più dura: non poter firmare un quotidiano.
Quindi da domani Vittorio Feltri potrebbe davvero lasciare il giornale per fondarne un altro, “Un fatto anarchico e di centrodestra”, per usare le sue parole.
Un’ipotesi a cui, come vedremo, sta lavorando da tempo, in grande segretezza.
Chi sentendo questa notizia pensasse che si tratti solo di una nota per addetti ai lavori sbaglia.
L’addio di Feltri e la nascita di un nuovo quotidiano sarebbero, per il berlusconismo, l’equivalente di una bomba atomica.
Perchè la rappresentazione del potere in questi anni è stata tutta giocata sull’edificazione dei simboli e, soprattutto, perchè le grandi scelte politiche sono state prese tutte sull’onda di grandi campagne giornalistiche.
Infine, perchè il ritorno di Feltri a Il Giornale segnò l’apertura dell’ultima (se non altro in ordine di tempo) resurrezione comunicativa del Cavaliere dopo il baratro sfiorato del Noemi gate.
Adesso Feltri se ne va, senza sbattere la porta con polemiche fratricide, ma distinguendosi nettamente dal suo compagno di battaglie Alessandro Sallusti. Se ne va e lo fa marcando il territorio sul nodo incandescente (per i media di centrodestra) del giudizio sul berlusconismo: “Arrivo al giornale e mi dicono: ‘Bisogna difendere Berlusconi…’. Bisognerà  pure difenderlo, ma anche dire che non ha mantenuto le sue promesse e che ci si può rompere le balle delle sue veline”.
Non è un caso quindi che ieri, dalla lontana Seul, letta l’intervista a Feltri, Berlusconi abbia tramutato il possibile addio del direttore in un affare di Stato, dettando ai suoi referenti politici italiani, allo stesso Sallusti e al gruppo di comando della società  Europea edizioni (quella che controlla il quotidiano di famiglia) una parola d’ordine sorprendente: “Bisogna tenere Vittorio a tutti i costi!”.
Facile a dirsi, meno da realizzare.
Il retroscena di questo dissidio, infatti, è il logoramento del rapporto Sallusti-Feltri che non è avvenuto sul piano dei rapporti personali (“Io con Alessandro ci sono andato a cena anche la settimana scorsa, come professionista lo stimo”).
Ma proprio sul nodo decisivo della gestione del giornale.
Qualcuno aveva pensato che Feltri approfittasse della sentenza di primo grado (la sospensione di sei mesi e l’obbligo di togliere il suo nome dal colofon) per trasformarsi in un editorialista di peso, come era accaduto tra Mario Cervi e Belpietro, senza conflitti.
Invece Feltri non aveva mollato il campo, siglando per giunta un editoriale di critica dopo il caso Ruby.
Un altro test sulla differenza tra i “due” direttori c’era stato nel giorno del giro di Berlusconi in Veneto.
Con il Giornale che spende un titolo tranquillizzante per la corrispondenza dell’inviato Stefano Filippi, e Libero che invece si smarca con un resoconto del suo cronista Francesco Specchia in cui la musica è tutt’altra: il Cavaliere ha subito micro-contestazioni, e ha deciso di non incontrare gli imprenditori alluvionati del nord est temendo l’incidente fatale per la sua immagine.
Fatte le debite proporzioni, è come se Totti andasse a Trigoria ma si rifiutasse di salutare i tifosi giallorossi.
Pesa su tutto questo l’asimmetria del rapporto con il Cavaliere: Berlusconi parla tutti i giorni con Sallusti, Feltri non lo fa mai.
Tutti pensavano fosse un gioco delle parti o una divisione di ruoli.
Ma strada facendo è diventata una differenza: “Non sono mai andato a una sua festa — spiega ai suoi Feltri — non solo perchè non mi ha invitato, ma perchè non sono il tipo da feste con Papi. Una volta ho accettato di prendere il suo aereo privato. Volevo andare a vedere il mio cavallo correre, e fare lo sborone con mia moglie…”.
Sallusti al contrario è molto più risoluto: “I lettori de Il Giornale ci chiedono di fare quadrato nel momento della difficoltà ”.
Insomma, partendo da questa situazione, dentro la testa di Feltri prende forma un progetto che il fedele amministratore delegato Di Giore traduce in numeri: un nuovo giornale per andare in pareggio dove avere massimo 25 redattori e vendere minimo 25 mila copie.
Con prudenza circospetta si sono persino registrati dei possibili nomi: Libero Giornale, Il giornale libero (notare il doppio gioco di parole concorrenziale su due fronti).
E infine un’altra ipotesi: Fuori dal coro.
Ma il colpo di scena è un altro. Feltri, anche se sospeso, potrebbe firmare il sito.
Lui nella sua intervista aveva parole solo per un altro fratello-coltello di sempre, Maurizio Belpietro: “Ha dato due mazzate a Berlusconi”.
Citazione non casuale.
In una ipotesi clamorosa, Belpietro (che ci sta pensando) potrebbe lasciarsi coinvolgere nel progetto. Il che creerebbe una battaglia fra due sole testate nel campo del centrodestra: il nuovo giornale “corsaro”, e quello ortodosso, controllato da Sallusti.
Una ipotesi che mette i brividi visto gli scontri fra titani che si sono celebrati questi anni: Feltri (a Libero) contro Belpietro (al Giornale), Belpietro Sallusti e Feltri (al Giornale) contro Belpietro (stavolta a Libero).
Di certo c’è che Feltri è uno dei pochissimi giornalisti in Italia che dispone di un pacchetto di mischia: ventimila lettori che lo seguono anche in capo al mondo.
E per di più al giornale ci fu un’avvisaglia: migliaia di lettori che telefonavano e scrivevano inferociti quando circolò la voce che potesse dimettersi per le polemiche con Fini.
Anche su questo retroscena che era rimasto coperto, non a caso, Feltri ha ricordato in queste ore la sua verità : “Scrissi una lettera a Berlusconi. Se ti sono d’impiccio basta che me lo dici e mi dimetto senza scrivere una riga. Lui mi chiamò e — in una delle nostre rare conversazioni e mi disse: Resta”. Come dire: la campagna contro Fini era gradita al premier.
L’ultima stoccata: affettuosa e ferocissima.
Ma l’altra notizia clamorosa è che anche il direttore di Panorama, Giorgio Mulè, potrebbe essere interessato all’impresa.
Praticamente, uno scisma dentro la Chiesa berlusconiana.

Luca Telese
(da “il Fatto Quotidiano“)

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STAMPA ESTERA: IL DESTINO DI BERLUSCONI APPESO A UN FILO, DOPO L’ULTIMATUM DI FINI

Novembre 8th, 2010 Riccardo Fucile

SUI GIORNALI STRANIERI, AMPIO SPAZIO AL NUOVO AFFONDO DI FINI: “L’INIZIO DELLA FINE DI BERLUSCONI”…”PREMIER SOTTO PRESSIONE”… “ATTACCANDOSI ALLA CORDA DI FINI, IL PREMIER POTREBBE SALVARSI”…”LEADER COLPITO DAGLI SCANDALI”… “BERLUSCONI OGNI GIORNO PIU’ FRAGILE”

“Un ultimatum che potrebbe segnare l’inizio della fine per Silvio Berlusconi”. Questo il giudizio del quotidiano Guardian di Londra sul discorso di ieri di Gianfranco Fini e la possibilità  che i suoi sostenitori si ritirino dal governo.
Il primo ministro, scrive il Guardian, appare “sotto pressione”.
Che Berlusconi stesso dia le dimissioni, come gli ha chiesto di fare Fini per formare un nuovo governo con un nuovo programma, o che il governo venga sfiduciato in parlamento nel prossimo futuro, la decisione su come proseguire la crisi, nota il quotidiano londinese, spetterà  al presidente della Repubblica Napolitano, che potrebbe ridare il mandato a Berlusconi, ma potrebbe anche affidarlo a un altro leader, se questi apparirà  in grado di poter formare una maggioranza, oppure potrà  convocare elezioni anticipate.
Secondo il Financial Times, l’ultimatum di Fini contiene tuttavia anche una corda attaccandosi alla quale Berlusconi potrebbe salvarsi, almeno per un po’.
Sebbene ufficialmente il premier abbia respinto con sdegno la richiesta del suo ex alleato, osserva il quotidiano finanziario, vari uomini politici “sono convinti che il premier stia considerano un rimpasto di governo”.
Resta da vedere se questo basterebbe a Fini per continuare a far parte dell’esecutivo, o almeno a sostenerlo dall’esterno.
Anche il Times di Londra e l’Independent dedicano servizi alla sfida di Fini a Berlusconi: “L’ex alleato chiede a Berlusconi di dimettersi, rinnovando i suoi attacchi su un leader colpito dagli scandali”, titola il quotidiano di proprietà  di Rupert Murdoch.
Nella pagina degli editoriali, il Financial Times pubblica anche una recensione di John Lloyd all’ultimo libro di Bill Emmott, l’ex direttore dell’Economist, intitolato “Forza, Italia: come ripartire dopo Berlusconi”, già  pubblicato in Italia e in corso di stampa nei prossimi mesi in Gran Bretagna.
Lloyd nota che Emmott guarda con ottimismo alla possibilità  che il nostro paese possa uscire dalla stagnazione e fare le riforme necessarie a rimettersi in sesto, grazie a un rinnovamento generazionale e alla creatività  di imprenditori privati e uomini di stato, una volta che sarà  riuscito a liberarsi di Berlusconi.
Anche il New York Times dedica un articolo al discorso di Fini, intitolato “L’ex alleato esorta Berlusconi a dimettersi”.
Una mossa che, seppur non implicherà  la caduta automatica del governo, “di certo lo indebolisce”.
“Fini chiede a Berlusconi di dimettersi”, è il titolo in prima pagina del quotidiano francese Le Figaro, con un lungo articolo sullo scontro istituzionale tra il presidente della Camera e il premier.
La richiesta di dimissioni a Berlusconi è sul sito del Nouvel Observateur e del Parisien.
Anche Libèration dedica un articolo a tutta pagina alla sfida del leader di Fli. “Dopo lo scandalo di Ruby e ora le parole di Fini – commenta il corrispondente del giornale francese – il destino del Cavaliere è appeso a un filo”.
Dalla Spagna, La Vanguardia sostiene che “Il paese è a una svolta”.   “Berlusconi ogni giorno un po’ più fragile” scrive l’argentino La Nacion.
“Crisi di governo in Italia – Fini chiede a Berlusconi di dimettersi”. Così stamane la Sueddeutsche Zeitung, il più diffuso quotidiano di qualità  tedesco, annuncia in prima pagina le notizie da Roma.
All’Italia dedica poi due servizi.
Uno sull’attualità , in cui spiega che secondo Fini è necessaria una nuova fase, e che ciò crea una nuova difficoltà  al premier.
Uno in fogliettone della terza pagina, titolato ‘Smettiamola!’. In cui si scrive: “Niente di nuovo, il 74enne trasforma gli affaire in uno show, pronuncia scherzi sul suo debole per le belle donne, ammicca al macho che si annida negli uomini in Italia. Egli è la misura di tutte le cose, e cerca di fornire all’opinione pubblica solo quanto gli serve personalmente. Anche da imprenditore aveva lo stesso metodo”, scrive la corrispondente Andrea Bachstein.
“Il suo programma è la ripetizione. Dal 1994… Berlusconi promette sgravi fiscali, un’Italia con un’economia fiorente, un’amministrazione più snella, una giustizia riformata. E’quanto tutti si auspicano, e tutti ancora aspettano”. “Questo è l’elemento per lui pericoloso dello scandalo Ruby. Berlusconi non ha notizie di successi da fornire, che suonino più forte di quelle notizie. E la pazienza di molti è alla fine. La gente vede la stagnazione economica dell’Italia, l’aumento della disoccupazione, il calo del prodotto interno…. l’Italia non versa insomma in buone condizioni, e il governo è azzoppato dai problemi personali di Berlusconi. La sua stessa maggioranza è divenuta incerta”.
Eppure molta gente non guarda all’opposizione, ma piuttosto riflette se non sia il caso di non andare a votare.
“Il Silvio-show si mostra efficace”, conclude l’articolo.
Secondo Der Tagesspiegel di Berlino, adesso, con la sfida di Fini, per Berlusconi la situazione si fa più difficile.
E lo scontro tra i due sembra aver passato il punto di non ritorno: Berlusconi deve decidersi, se dimettersi o no.

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SPROFONDO AZZURRO: LA VICENDA ESCORT DEL PREMIER NEI COMMENTI DELLA STAMPA ESTERA

Novembre 3rd, 2010 Riccardo Fucile

DALL’AMERICA ALL’EUROPA, AMPIO SPAZIO E DURE CRITICHE PER LO SCANDALO RUBY E LA FRASE SUI GAY… DURI COMMENTI ANCHE DAI GIORNALI CONSERVATORI…FINANCIAL TIMES: “IL SUO DESTINO NON E’ PIU’ NELLE SUE MANI”

I media anglosassoni riportano con ampio rilievo la battuta di Silvio Berlusconi sui gay e le reazioni che ha provocato.
Ed è da notare il risalto che la notizia assume anche su giornali di orientamento moderato o conservatore, come la tedesca Frankfurter Allgemeine che le dedica una ampia foto in prima pagina. “Questa volta, lo sberleffo si ritorce su Berlusconi”, è anche il titolo di una corrispondenza dall’Italia del New York Times.
“Il successo del premier italiano viene attribuito in larga misura alla sua capacità  di connettere con la gente, talvolta raccontando barzellette spinte, ma in questo caso la sua abilità  lo ha tradito”, scrive Elisabetta Povoledo.
La frase pronunciata dal primo ministro, “meglio guardare belle donne che essere gay”, ha suscitato “un’ondata di sdegno e rinnovate richieste di sue dimissioni”, continua l’articolo, citando in particolare le proteste dell’Arcigay e del governatore “gay” della Puglia, Nichi Vendola.
“Berlusconi sta attraversando un periodo particolarmente difficile”, osserva il quotidiano newyorchese. “Ha rotto con uno dei suoi alleati chiave e la sua vita personale è diventata materiale da tabloid”.
Anche il Washington Post dedica spazio al caso, notando che “perfino i commentatori di testate sotto il controllo di Berlusconi hanno criticato” il comportamento del leader del Pdl.
In Gran Bretagna praticamente tutti i giornali parlano della gaffe del premier sui gay. “Berlusconi cerca di metterla in ridere”, è il titolo del Financial Times sugli ultimi sviluppi della vicenda, “ma il caso della minorenne marocchina   potrebbe risultare uno scandalo di troppo”, commenta il più importante quotidiano finanziario europeo.
La battuta “omofobica” su donne e gay, continua la corrispondenza da Roma di Guy Dinmore, sembra diretta non solo ai suoi avversari politici ma anche ai suoi alleati del centro-destra, “che secondo fonti ufficiali e indiscrezioni di stampa hanno concluso in privato che Berlusconi è un handicap per il governo e che dovrebbe dimettersi per permettere una ordinata transizione di potere senza convocare nuove elezioni”.
In ogni caso, conclude il Financial Times, “il suo destino non sembra più essere nelle sue mani”, bensì in quelle di Umberto Bossi e Gianfranco Fini, che avrebbero il potere di far cadere la coalizione di governo.
“Berlusconi cerca di mettere lo scandalo in ridere con una battuta sui gay” titola il Times di Londra, commentando che tuttavia il suo umorismo “non ha divertito molto”.
Il quotidiano di proprietà  di Rupert Murdoch nota le proteste dell’ArciGay e di numerosi esponenti del mondo politico e civile, sottolineando che perfino “alleati politici del premier si sono sentiti imbarazzati”, come il ministro delle Pari opportunità  Mara Carfagna, che ha ammesso che “certe battute oscurano il buon lavoro fatto dal governo per fare avanzare i diritti degli omosessuali”. Il Times riporta anche la scoperta di nuove indagini “su uso di droga e call-girls a feste nelle residenza private del primo ministro”, alludendo alle rivelazioni di una escort in Sicilia.
In un ampio articolo, il Daily Telegraph definisce la battuta di Berlusconi “un insulto anti-omosessuali”.
Il Guardian riporta la reazione dell’attrice Julianne Moore, impegnata a presentare al Festival di Roma il suo nuovo film “The kids are all right”, storia di due lesbiche che adottano un bambino, secondo cui la battuta di Berlusconi è “spiacevole, arcaica e scema”.
Il Sun, più diffuso tabloid britannico, scrive che la battuta ha messo ulteriormente nei guai il primo ministro, scatenando una vampata di polemiche.
E il Daily Express afferma che con le sue parole Berlusconi ha “provocato sdegno” e condanne.
In Germania, dicevamo, al caso è eccezionalmente dedicata prima e l’intera terza pagina della liberalconservatrice Frankfurter Allgemeine, il più influente e autorevole quotidiano di qualità  tedesco, dedicate alla “inarrestabile fine dell’èra Berlusconi”.
E sulla Sueddeutsche Zeitung, il prestigioso quotidiano di Monaco, un ampio servizio sul Rubygate.
Stamane il coverage delle vicende del presidente del Consiglio sui media tedeschi ha fatto un significativo salto di qualità . Segnale apparente del crescente allarme e fastidio dell’establishment della Repubblica federale.
La Frankfurter pubblica in prima pagina, con pesante ironia, la foto di una sala con molti monitor. Su tutti appare Berlusconi in diretta.
Il quotidiano sottolinea il suo invito a non leggere più i giornali, e ironizza, “peccato, perchè la nostra terza pagina di oggi è veramente appassionante”. All’interno un articolo a piena pagina del corrispondente Joerg Bremer. Secondo cui finora Berlusconi si è sempre dimostrato un grande manager delle crisi. “Ora, dicono molti, Berlusconi è stanco”.
Possibili sbocchi? Un 8 settembre: una caduta di Berlusconi è possibile se Casini e Fini si alleano con il Pd.
Oppure un “24 luglio”, perenne vigilia della crisi.
La Sueddeutsche “il premier irrita anche il suo partito con i suoi affaires amorosi e rischia una crisi di governo”. L’articolo mette in evidenza anche la battuta anti-gay, che qui è stata uno shock per il grande pubblico.
In Francia, Libèration in prima, a tutta pagina, ha una foto di Berlusconi che ride, con titolo sullo scandalo Ruby.
Per Le Parisien quella sugli omosessuali è la frase del giorno.
La nuova battuta è tra le notizie più lette sui siti di Le Monde e Nouvel Observateur.
Radio Europe 1 si chiede: “La fin du regne pour Berlusconi?”.
L’olandese De telegraf titola invece “Berlusconi affonda negli scandali e nella volgarità “.
Mentre lo spagnolo El Mundo tratta l’argomento raccontando di Julienne Moore, l’attrice che ieri al Festival di Roma ha dato dell’idiota a Berlusconi difendendo la paternità  omosessuale.
E poi un lungo reportage titolato “Sexo, drogas y dinero en las bunga bunga de Berlusconi”.
Il commento sul portoghese Estadao parla di “solita volgarità “, in Belgio il De Morgen dedica a Berlusconi un’intera pagina e pubblica una antologia delle sue boutade più famose.
Un immenso “sprofondo azzurro” per il nostro Paese.

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SULLA STAMPA ESTERA, ALTRO SPUTTANAMENTO DEL PAESE: “IN ITALIA LA POLITICA E’ COME IL CINEMA”

Ottobre 29th, 2010 Riccardo Fucile

“LE RIVELAZIONI DELLA MINORENNE MINACCIANO DI TRAVOLGERE BERLUSCONI”, “UOMO MALATO CHE FREQUENTA MINORI”, “SOLDI IN CAMBIO DI SESSO CON UNA TEEN AGER”….IL NUOVO SCANDALO SULLE PAGINE DEI GIORNALI E DEI SITI STRANIERI DIVENTA L’ENNESIMA OCCASIONE PER METTERE IN CATTIVA LUCE IL NOSTRO PAESE

“Come al cinema”, scrive Libèration. Del caso Ruby, delle rivelazioni della minorenne ai magistrati sui festini a casa di Silvio Berlusconi, bunga-bunga incluso, si occupa anche la stampa estera fra quotidiani e siti di informazione. “Silvio Berlusconi e le donne, capitolo secondo”: in Francia, Rue 89 descrive il nuovo scandalo sessuale raccontato dalla ragazza, le serate a casa del premier e il rito sessuale “copiato” da Gheddafi.
Sul sito francese si ripercorrono le frequentazioni del premier a partire da Noemi Letizia, il divorzio da Veronica Lario e le accuse della moglie a Berlusconi, “uomo malato che frequenta minori”.
E poi Patrizia d’Addario, per arrivare alla novità  del bunga bunga: “Fino a ieri era sconosciuto alla maggioranza degli italiani, oggi si scopre che nel giro ristretto del premier vuol dire sesso anale di gruppo”.
Il quotidiano Libèration si chiede se “Berlusconi e la piccola ladra” si trasformerà  in un nuovo scandalo sessuale. Di certo, il resoconto è tra il farsesco e il grottesco. “In Italia la politica è come il cinema”, si conclude. Mentre il Courrier International titola: “La vita privata di Berlusconi di nuovo in prima pagina”.
Del nuovo “scandalo legato alla prostituzione che investe Berlusconi” scrive anche l’influente blog americano Huffington Post, ricostruendo la vicenda dai giornali italiani.
In Gran Bretagna, il Guardian dà  conto dei “legami del presidente del Consiglio con la minorenne marocchina” e delle reazioni furiose di Silvio Berlusconi alla “spazzatura mediatica”.
“Soldi in cambio di sesso con una teenager”, riporta il Telegraph.
La ragazza racconta di essere stata alcune volte ospite nella residenza di Berlusconi quando cercava di entrare nel mondo della moda, scrive il corrispondente da Roma Nick Squires, legando Ruby al caso D’Addario e agli altri festini del premier.
Sul sito del giornale britannico c’è anche una foto-gallery dedicata alle donne di Berlusconi.
Di Ruby e bunga-bunga si occupa anche l’Hindustan Times: per il quotidiano asiatico il presidente del Consiglio è minacciato da un altro scandalo sessuale. Si precisa che Berlusconi minimizza il caso, ma si ricorda il divorzio da Veronica Lario e le accuse della moglie sulle frequentazioni di minorenni. E si legge: “Berlusconi dice di non essere un santo, ma nega di aver mai pagato per prestazioni sessuali”.

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